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Era meglio se continuava a tacere

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Reato

Andrea Grenti 22/3/2014 - 19:27

E' un problema perché non essendo assimilato il principio, non essendo cioè la distrazione societaria percepita come un reato, quale è, ma come una cosa regolare, viene perpetrata comunemente e diffusamente, aggirando la legge con vari camuffi, ed appesantisce il tessuto delle imprese ed il tessuto sociale.

Anche se fosse percepita come un reato, pensi che certe situazioni non accadrebbero comunque? Probabilmente se vi fossero pene e sanzioni gravi il fenomeno potrebbe diminuire, certo.
E' utile ricordare comunque che molti attingono alla cassa societaria per tentare di salvare la ditta dalle troppe imposte e debiti verso lo Stato.
Sul fatto di appesantire il tessuto delle imprese e quello sociale sono d'accordo in parte perché non ne è la causa principale.

il pagamento virtuale, che la Cassazione precisa rientrare a pieno titolo tra i reati societari, integrando la bancarotta faudolenta, nella sua mentalità è cosa lecita.

Dipende come è stata utilizzata la cassa. Se viene stabilito l'utilizzo per fini non fraudolenti le cose cambiano.

in altri luoghi virtuali che ho frequentato si veniva alle mani per molto meno.

Dialogando con calma di solito si scopre che una volta chiarite le posizioni si è d'accordo più di quanto sembrasse. Io non sostengo che servirebbero sanzioni più gravi. Per scoraggiare un comportamento fraudolento serve se mai la certezza della pena, la durezza è inutile. Ma non era questo il punto, io puntavo il dito contro il difetto culturale. Non possono essere le leggi e la magistratura a insegnare cultura d'impresa, il difetto è valoriale. Tra l'altro nel caso dei reati societari, e in particolare dei pagamenti virtuali e della distrazione societaria, è molto difficile individuare la fattispecie di reato. All'atto pratico questi comportamenti, ahimé ampiamente diffusi a tutti i livelli nelle PMI italiane, finiscono nel mirino dei giudici solo quando c'è in corso un fallimento o un concordato, e un perito nominato dal curatore va a spulciare i flussi di cassa. Ma come si vede dalla sentenza della Cassazione, che ho riportato proprio per questo, non è necessario che ci sia dissesto d'impresa perché la distrazione sia illecita per la giurisprudenza: lo è sempre, a priori. Il principio che viola è quello ribadito più volte (e così mal-digerito dall'imprenditoria italiana, fatta da ex bottegai). I fondi societari non possono essere utilizzati per scopi personali, ma devono essere destinati esclusivamente alle finalità dell'impresa, fissate dallo statuto. Questo è un principio etico, poi anche giuridico. E' un principio cardine dell'etica d'impresa, che dovrebbe stare nel DNA degli imprenditori come le tre leggi della robotica di Asimov negli automi. Purtroppo in Italia è carente.

Mi ero inserito per dire che è falso l'assunto che mentre nel pubblico le super-retribuzioni dei grandi dirigenti e manager sono frutto di rapporti clientelari, e sono scorrelate dalla produtttività, nel privato se uno gadagna molto.. beh, deve essere per forza perché è bravo. Equivoco: nel privato, in italia, fatte salve le debite eccezioni ovviamente (ma quelle ci sono anche nel pubblico) le retribuzioni a cinque zeri sono quasi sempre frutto di pagamenti virtuali, e distrazioni societarie, a beneficio di figli, parenti, amici e ganze del padrone o dei soci o dei soci stessi, piuomeno parziali e piuomeno mascherate, al limite della legalità; e sono un prodotto di questa carenza di cultura d'impresa, e dell'inestirpabile familismo italiano.

Etica

Andrea Grenti 23/3/2014 - 22:23

Questo è un principio etico, poi anche giuridico. E' un principio cardine dell'etica d'impresa, che dovrebbe stare nel DNA degli imprenditori come le tre leggi della robotica di Asimov negli automi. Purtroppo in Italia è carente.

E' un pensiero che condivido ma utopistico. Sarebbe come pretendere che le persone a priori debbano rispettare la libertà altrui e l'ambiente in comune. E' necessario e vitale uno stato di diritto in una democrazia, invece.

mentre nel pubblico le super-retribuzioni dei grandi dirigenti e manager sono frutto di rapporti clientelari, e sono scorrelate dalla produtttività, nel privato se uno gadagna molto.. beh, deve essere per forza perché è bravo

No certo, hai ragione, ma non deve essere lo Stato a decidere quanto devono guadagnare e quanti profitti possono fare le imprese. Ci può provare per una finalità etica, ma non otterrebbe nient'altro.