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Era meglio se continuava a tacere

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Che vi siano regole che condizionano la discrezionalita' di un impresa su come impiegare i propri proventi non e' che uno dei molti esempi in cui lo stato condiziona il mercato, compromettendo di fatto la sua intrinseca natura di regolatore.

Un imprenditore che opera in un ambiente sano non evita di sperperare perche' vi e' una legge che gli vorrebbe insegnare che i profitti vanno usati nell'impresa, ma lo fa perche' e' perfettamente consapevole che altrimenti non potra' competere sul mercato, e sa anche che se va in rosso quello stesso ambiente sano non gli regalera' nessun ammortizzatore.

Ancora, non capisco come si sia arrivati a dedurre che pubblico=schifo e privato=ganzo, non e' assolutamente quello che ho detto. 

A far chiudere o prosperare un'impresa deve essere il mercato, non lo stato. A determinare i costi e l'efficienza dello stato invece tutti i cittadini hanno diritto e dovere di concorrere.