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Nibor Dooh: prendere ai poveri per dare ai ricchi, ovvero lo strano caso del Dottor INPS.

9 commenti (espandi tutti)

Bell’articolo, pienamente condivisibile.

Volevo domandarti se nel bilancio INPS hai trovato qualche dato “scorporato” sulle le “pensioni ai superstiti” comunemente dette di reversibilità.
Sarebbe interessante sapere come queste vengano contabilizzate e quanto incidano sulle uscite INPS, dato che a occhio dovrebbe essere una somma abbastanza cospicua. Semplificando ai massimi, si può dire che con la reversibilità il deceduto (se lascia un coniuge) continui a percepire il 60% della pensione per tot anni dopo il suo decesso. Viene quindi da pensare che il numero di 19mln rappresenti solo i “riscossori” ma i pensionati reali siano molti molti di più.
L’INPS dice qualcosa in proposito?

In ogni caso, nella tua proposta come considereresti questi tipi di trattamento pensionistico? Grazie.

No, a parte la curiosità della gestione n°9, che è tutta per i superstiti, e lo dichiara l'INPS, non ho trovato dati chiari sulle pensioni di reversibilità, però ti posso dire che nelle entrate il fondo GIAS (che sono erogazioni dello Stato) è dichiarato a coprire le pensioni appunto di reversibilità (in parte),  ma non essendoci il dato di quante sono possono scrivere quello che vogliono.
Sulla seconda risposta posso essere preciso al decimo: i pensionati sono 18.567.000, ma le pensioni sono 22.180.000, ovvero ogni pensionato ha, di media, più di una pensione.

Marco, se mi permetti ti spiego (e quindi anche a tutti gli altri) come in Svizzera hanno risolto il problema della reversibilità. Per prima cosa la pensione (AVS) va o al singolo oppure alla coppia sposata.  Questo indipendentemente dal fatto che entrambi abbiano lavorato. Basta che uno dei due abbia lavorato e l'altro abbia fatto da sostegno domestico (classica casalinga) e questo comporta comunque una sorta di rimunerazione sociale.

Questa pero' è legata alla persona. Metti per esempio che 5 anni prima di andare in pensione, due divorzino (dopo 35 anni di matrimonio) e lui si risposa con una ventenne.  L'anno dopo essere andato in pensione lui muore. Nel regime italiano la ventenne prende subito la reversibilità, alla morte di lui. E la prende come minimo per 60 anni, se vive fino ad 80. Confermate? Nel regime svizzero si fa uno splitting della pensione e la prima moglie prende 35 quarantesimi della pensione individuale, mentre la ventenne si prende solo 1/40.  La prima moglie in CH prende l'importo appena ha l'età di vecchiaia (anche se l'ex marito è vivente) e la seconda deve aspettare anche lei l'età di vecchiaia, quindi almeno 45 anni, se lei è ventenne. Capite che in questo caso il sistema non solo è piu' giusto (in un epoca in cui la metà dei matrimoni finisce con un divorzio) ma anche piu' corretto, perché non trasferisce rendite di vecchiaia a chi non ha l'età per riceverle.

Il mio è un riassunto, una spiegazione piu' tecnica è qui.

Anche in Italia funziona così , niente favoritismi alla badante giovane, e comunque mai a 20 anni.

Se leggo bene il tuo link, la moglie vent'enne del 70'enne italiano deceduto si becca il 60% dell'assegno (magari da 8000 E/mese).
Per tutta la (sua) vita.
Mi sbaglio?

 

La domanda che surge spontanea al cristiano semplice: perché?

Solo dal 63° ano di età. E' scritto che per accedere alla pensione di reversibilità si deve aver conseguito i requisiti anagrafici (ad oggi, per le donne, 63 anni).

Sinceramente non trovo da nessuna parte questo requisito, anche perchè conosco vedove cinquantenni che incassano una pensione di reversibilità e quindi la cosa mi sembra strana, comunque il caso citato da Cacciari è regolato da questa legge

http://www.altalex.com/index.php?idnot=53109#capo#art18 che dice:

 

Con effetto sulle pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2012 l'aliquota percentuale della pensione a favore dei superstiti di assicurato e pensionato nell'ambito del regime dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive o sostitutive di detto regime, nonche' della gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e' ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad eta' del medesimo superiori a settanta anni e la differenza di eta' tra i coniugi sia superiore a venti anni, del 10 per cento in ragione di ogni anno di matrimonio con il dante causa mancante rispetto al numero di 10

In ogni caso, nella tua proposta come considereresti questi tipi di trattamento pensionistico?

Basta usare il buon senso e del banale calcolo attuariale.

Contributivo e reversibilitá possono convivere benissimo.

Io sinceramente non riesco a capire chi ritiene impossibile passare tutti alla contributiva perché infrangerebbe i diritti acquisiti, e nello stesso tempo magari vorrebbe abolire la reversibilitá. Non mi stupirei che tra i politici ci sia la percezioni che le vedove di una certa etá non vadano piú a votare.

Grazie

Lorenzo Fresi 13/3/2014 - 00:42

Grazie Marco per le risposte chiare.

Alessandro, non sono per l’abolizione della reversibilità, chiedevo lumi per interpretare meglio i dati pubblicati nell’articolo.

Che si passi al contributivo sono pienamente d’accordo, e condivido la tua critica alla cosiddetta “perdita di diritti acquisiti”.
Anzi sul lungo periodo sarei forse ancora più propenso ad un sistema che non tenga solamente conto di quanti contributi si sono versati durante la carriera lavorativa, ma che faccia anche un’analisi del reddito globale del soggetto (o meglio ancora del nucleo familiare) al momento del pensionamento, e su questi parametri basi l’erogazione.
In altre parole sarei per una trasformazione, graduale quanto si voglia, dell’attuale pensione in una sorta di “fondo integrativo” per la vecchiaia.