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Le quote di bankitalia: un approfondimento

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Incidentalmente quasi tutte le banche sistemiche hanno quote della banca d'Italia. Vero si può pensare ad un altro meccanismo, ma la libertà d'azione del governo del governo è limitata senza andare ad innescare i meccanismi del salvabanche. Inoltre quello che conta è che non si vada, contabilmente, ad incidere sul bilancio statale.

Insomma a me un meccanismo che permetta un limitato margine di intervento al governatore della banca d'Italia (tenendo conto che la BdI è oggi una istituzione realmente indipendente da banche e politica) per sostenere delle banche sistemiche che incontrano una difficoltà transitoria (e sottolineo transitoria, perchè se una grande banca è cotta di certo non bastano qualche decina di milioni di euro per tirarla fuori dai guai) mi sembra una misura corretta.

Poi ovvio che politicamente non si può dire. Ma allo stesso modo non si può dire che quella in Afghanistan è una guerra controinsurrezionale e quindi si racconta che distribuiamo caramelle. Quello che conta è quello che si fa alla fine, non quello che si dice che si fa.

La BnS ha un capitale costituito per 2/3 da partecipazioni pubbliche e d 1/3 da privati.
Distribuisce utili annuali anche di vari miliardi e questi vanno per legge in parte alla Confederazione ed in parte ai Cantoni (oltre ai privati).  Ai tempi della crisi del 2008 ha aiutato UBS, piena di titoli tossici con prestititi (obbligazioni convertibili) e creando anche una bad bank sui cui far confluire i tossici. Anni fa UBS ha reso il prestito e la BNS ci ha guadagnato mi pare un miliardo (o forse 800 milioni). Alla fine del 2013 UBS ha riacquistato anche i titoli tossici ed il ricavo della BnS è stimato in 1.2 miliardi. Utili che saranno ridistribuiti alle finanze federali e cantonali e serviranno quindi a diminuire le imposte dei cittadini.

Direi che è un altro modo di gestire la cosa pubblica ed aiutare chi vale la pena di essere aiutato.