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PISA 2012: c'è davvero qualcosa di nuovo?

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Anche se racconti "solo" la tua esperienza personale è comunque un racconto interessante. Mi conferma l'impressione che l'ITIS non sia cambiato molto in 25 anni (oddio...magari è aumentato il programma di storia :-) ).

Penso che il problema fondamentale dell' ITIS sia il suo essere "ibrido". Vorrebbe creare tecnici per il mondo del lavoro ma allo stesso tempo preparare alle facoltà ingegneristiche (si dice così?). Non riuscendo bene in nessuna delle due cose.

Secondo me la "soluzione" proposta da Andrea Moro sarebbe la migliore, se si vuole mantenere questo doppio scopo, ma c'è  qualche paese che lo fa?

Da quel che so (parlo solo sulla base di conoscenze perlopiù con tedeschi/austriaci) in altri paesi il problema è "risolto" orientando massicciamente l'Istituto tecnico ad istituto propedeutico al mondo del lavoro. Da quel punto di vista per chi cerca uno sbocco professionale è sicuramente più utile dei nostri ITIS, ma altrettanto sicuramente è penalizzante per chi desidera procedere negli studi. Questo rende la scelta del tipo di istituto (scelta che si affronta in giovane età) molto importante perchè scegliere un istituto tecnico è, parzialmente, "ghettizzante".

Non so se e' ghettizzante, dalla figura sopra i tecnici del nord-est fanno meglio dei licei al sud, quindi le porte restano aperte. Pero' chiaramente non e' un'istruzione efficiente ne' per chi va a fare il tecnico, ne' per chi prosegue, e soprattutto per chi cambia idea e fa a fare il fisioterapista. 

La scelta possibile e' trasformare gli istituti tecnici nell'equivalente dei community college americani, lasciare la possibilita' di frequentare per chi vuole gli istituti professionali, ma facendo in modo che ci vada davvero poca gente, ed espandere i licei in modo da offrire durante il percorso l'opzione di frequentare corsi piu' difficili col sistema del tracking che e' in voga nelle high school statunitensi. 

Posso mostrare la mia perplessità ad una riforma se quest'ultima non tocca il punto ''incentivo al professore''?

Nel senso: noi a scuola facevamo pressione a volte, perchè ci venissero impartiti alcuni insegnamenti piuttosto che altri, ma sostanzialmente il nostro interlocutore era un muro.

Non ho mai capito veramente con chiarezza come sia l'assetto della scuola superiore, chi decida come e cosa fare durante gli anni, ma ho capito che le obiezioni sollevate(ovviamente quelle argomentate con serietà diciamo) dagli studenti in merito ai programmi non vengono nemmeno prese in considerazione. Non mi si dica che serve andare a Roma per sostituire le ore di ''laboratorio a bordo macchina'' con qualcosa di più utile ed aggiornato. Non credo si usino residuati bellici come quelli che ho visto io in aziende produttive che trattano le lavorazioni meccaniche.

Tuttavia, memmeno un dibattito, un ''uhm, la tua critica è interessante'' e, ad un ITIS ad esempio, lo studente si accorge palesemente che alcune cose insegnate sono inutili. I prof no? Non ci crederò mai.

Come si fa a cambiare la scuola se quest'ultima poi è distante dall'unica ricchezza che genera, o meglio, non si interessa della distanza? Che incentivo serve dare ai professori perchè diventino loro i ''coach'' (non so come definire questo ruolo) degli studenti, accorgendosi se uno studente rende poco perchè ha sbagliato corso, o proprio non ha le capacità? Che meccanismo andrebbe creato?

Preciso che "ghettizzante" non era mica riferito ai nostri ITIS ma ai loro equivalenti tedeschi, dove credo sia una cosa voluta. Il sistema dei community college non lo conosco (cioè: so cos'è ma non mi sono mai preoccupato di capire come funzioni...mi informerò). Comunque mi piace molto la prima proposta di "riforma". Sarebbe una cosa anche semplice (relativamente semplice) da attuare.