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PISA 2012: c'è davvero qualcosa di nuovo?

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Posso capire come leggendo l'articolo ci si possa sentire in pena per il sistema scolastico italiano, che non riesce a preparare il 25% degli studenti italiani ad affrontare un problema di matematica da scuola elementare come quello riportato qui sopra. Ma avendo vissuto da poco l'esperienza delle medie e delle superiori, penso di poter offrire il mio feedback per l'utente medio di questo sito (che suppongo sia già adulto affermato, per il quale la maturità è un ricordo lontano e con un interesse per l'economia, qualcuno mi corregga se sbaglio). Il problema con la scuola italiana non è didattico, è pedagogico. Gli studenti saprebbero benissimo risolvere la maggior parte di queste domande, il problema è che non pensano di esserne in grado. E mettetevi comodi, che adesso racconto la mia esperienza. (premessa: provengo dal nord-est, "campioni d'europa" come ci ha definiti il Corriere)

 

Dopo la scuola elementare fatta in un istituto inglese, fu deciso che mi sarei cimentato nell'esperienza della grande scuola pubblica italiana. Andavo abbastanza bene, a parte qualche iniziale problema con la matematica. La professoressa in questo non mi aiutò affatto, preferendo invece sfottere me e i miei simili della classe con le stesse difficoltà. Ovviamente quando hai 11, 12 anni non te ne freghi e ti impegni comunque, ti convinci che sei proprio negato per la materia. A parte questo, le cose andavano decentemente. I problemi ci sono in tutte le famiglie: nel mio caso questi portarono a un divorzio, che non riuscii a gestire benissimo. Il trasferimento in un'altra città (sempre nella patria dei "più bravi del mondo") ancora peggio. Fatto sta che in terza media nella scuola nuova i voti collassarono. I professori si convinsero che non avevo molto cervello, e nei test della terza media su cosa vuoi fare nella vita (molto stupidi, considerato che la maggior parte dei miei coetanei ha deciso cosa voleva fare all'università l'ultimo anno delle superiori - figuriamoci il lavoro) mi fu consigliato di frequentare una "scuola a medio termine". Un tecnico, professionale e poi via con 1200 euro al mese. Mi fu sconsigliato il liceo.

Fortunatamente per me, ero (e sono) una persona molto testarda. Decisi di fare il liceo classico (perchè "non c'era matematica") dato che in italiano ero bravo a scrivere. Fu un errore, non ero quella persona in grado di studiare latino e greco come veniva richiesto a un classico. Dopo due mesi e quasi tutte le materie già insufficienti, ultima sponda: il trasferimento a un linguistico per sfruttare la mia abilità di bilingue inglese. Un linguistico privato, peraltro, ma non uno che aveva la fama di regalare i voti agli studenti. Piccola parentesi prima di continuare: nei primi tempi del trasferimento al linguistico mi furono offerti alcuni colloqui statali con una psicologa. Era esattamente quello di cui avevo bisogno, peccato che questa "professionista" preferì concentrarsi sul fatto che mia madre non mi dava la paghetta e che mi prendevo i soldi quando ne avevo bisogno. Il "merito".

Cominciò la mia avventura al linguistico, e a parte un professore lunatico e una professoressa non brava le cose sembrarono migliorare. La matematica continuò a rimanere un problema, al quale riuscii a sopravvivere solo facendo ripetizioni per tutti e cinque gli anni delle superiori. Rischiai il debito ogni anno fino alla terza in spagnolo (la professoressa non brava pretendeva imparassimo a memoria, cosa che ho sempre odiato con il cuore). Tuttavia gli altri professori erano bravi, persino bravissimi. Alcuni fecero anche una cosa che mai successe prima: persero tempo con me. Quando feci rissa con un compagno di classe, il preside non mi diede una nota da far firmare a casa: mi diede un libro da leggere, e io lo lessi (Erich Fromm, Fuga dalla Libertà, vivamente consigliato). E dopo ne parlai con lui. Quando mi chiese se avessi rifatto quello che avevo fatto, gli risposi candidamente di sì. Lui sembrò contento. Gli chiesi come mai era contento se non mi ero pentito. Lui rispose che ci avevo riflettuto molto sopra, e questo gli bastava. La scuola aveva anche un servizio di consulenza psicologica (non statale), e decisi di riprovare. Stavolta andò molto meglio: mi aprii, superai il divorzio e il cambiamento improvviso di città. Instaurai un bellissimo rapporto con alcuni professori (loro non lo instaurarono solo con me, peraltro, ma anche con altre persone della classe).

Dalla terza in poi le cose cominciarono a migliorare esponenzialmente, fino a quando si arrivò alla maturità. Dal "sufficiente" che avevo preso all'esame di terza media passai a un 85 all'esame di maturità, con i complimenti della commissione d'esame (ricordo: tre esterni, tre interni) per l'originalità della tesina. Con relativi saluti alla scuola di medio termine. Se mi fossi arreso, oggi sarei probabilmente stato quel 49% che non riesce ad andare oltre il livello 2 di matematica. Forse forse, oggi a 4 ci arriverei. Comunque, il preside di quel linguistico fu uno di quelli premiati da Zingales nell'iniziativa "vota il tuo eroe". In questi cinque anni, un po' il mio lo è diventato, perché chissà dove sarei oggi senza quella scuola. Probabilmente adesso a 19 anni non starei studiando alla LUISS Guido Carli. E con questa vi saluto, perché martedì ho un esame di statistica. E forse forse, stavolta al 30 senza ripetizioni ci posso arrivare.

Grazie mille per l'esperienza interessante che hai raccontato. Per il poco che posso notare dai pochi mesi che sono in Italia e ho contatto personale con la scuola, sono d'accordo con la tua osservazione che esitano carenze organizzative e di metodo nella scuola. Sulle cause dei risultati deficitari, posso rimandare al sito della Fondazione Giovanni Agnelli, dove diversi studiosi cercano di analizzare i dati disponibili. Uno degli ultimi studi per esempio, nota come i dirigenti scolastici siano selezionati con criteri che poco hanno a che fare con le capacita' di gestire la scuola. Altro discorso andrebbe fatto poi sulla preparazione e l'aggiornamento degli insegnanti. 

Il tuo commento mi era sfuggito.
Storie simili la mia e la tua, veramente, io nel mio commento sopra ho tralasciato il mio trascorso famigliare, ma è simile al tuo.
Temo che ogni storia di ''malascuola'' si trascini dietro turbolenze del tipo che descrivi.
Cercami su fb se ti va, non si sa mai che un giorno si possa parlarne di persona (se ti va).
Gli studenti italiani non sono scemi, semplicemente alcuni dormono un sonno funzionale alla quiete personale: non hanno coraggio di guardare il casino che abbiamo attorno.
Cominciamo noi, a parlarne, cosa dici?
A presto.

Spero che abbia superato brillantemente il suo esame: ancora parlando di statistica vedo con piacere che lei considera la LUISS come punto di arrivo didattico, mentre io considero la mia laurea in codesto ateneo come un disastro formativo senza eguali; ancora una volta la scuola italiana dimostra di essere qualitativamente sempre molto a sinistra o molto a destra della curva a campana, cioè un' istituzione artigianale approssimativa, con poca affidabilità statistica sulla qualità del suo prodotto. Venghino siori, vendiamo fiammiferi accesi, quelli lunghi da sigaro o quelli corti di carta cerata: lei ha preso il primo, io il secondo; quand' è che vedremo la vendita affidabile degli Zippo ?