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PISA 2012: c'è davvero qualcosa di nuovo?

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Gli istituti tecnici non sono esclusivamente l'ITG che lei ha frequentato. Negli istituti tecnici industriali ad esempio la scelta è spostata ai 16 anni (se non è cambiato nulla nel frattempo) e la specializzazione è ridotta a tre anni, dopo due anni di "cultura tecnica generale".

Onestamente trovo molto riduttivo (e molto poco scientifico) prendere un singolo esempio come assiomatico e da lì trarre conclusioni così perentorie su tutti gli istituti tecnici... Ma probabilmente parto io dal punto di vista sbagliato

Ho anche un fratello che ha fatto un ITI, ma certo,  e' riduttivo parlare aneddoticamente, pero' anche i dati parlano chiaro: esiste un numero enorme di studenti di IT con abilita' in lettura, matematica e scienze che si sovrappongono a quelli degli studenti liceali. In buona misura, sappiamo che questi andranno all'universita' o andranno occupati in lavori in settori diversi da quello di studio. Questo significa che il tempo perso per apprendere materie specifiche e' stato perso del tutto, e sarebbe stato piu' appropriatamente impegnato in acquisizione di conoscenze scientifico-matematiche e logico/argomentative generiche. 

La mia esperienza non sarà la media, ma la racconto ugualmente. Ho 21 anni ed ho fatto ITIS, specializzazione meccanica. Ora studio economia all'università e confermo (ahimè) quello che dice Andrea Moro, in toto, anche se ovviamente come dice lui le nostre sono opinioni personali.

Non è preoccupante che la non-riflessione sulla specializzazione e la scuola duri da così molti anni? Cosa manca ancora per cominciare a parlarne? Una disoccupazione a che tasso?

Per me è fondamentale questo passaggio:

Passavamo ore e ore a fare il giro dell'istituto con il tacheometro per disegnare poligoni attorno alla pianta dell'istituto. Ho imparato qualcosa? Poco, e una persona motivata lo avrebbe imparato in una settimana, capendo a cosa serve. Per non parlare degli aspetti grotteschi della "stima analitica" di una azienda rurale, argomento su cui si spende un anno e piu' di una delle materie fondamentali. Di esempi cosi' te ne trovo a decine.

Le ''competenze professionali''  erogate da scuole come la mia finiscono buttate se vai all'università e, cosa più grave, sono poco utili anche nel mercato del lavoro. Ovviamente lo dico in base al feedback datomi dagli ex compagni di classe e scuola. Quello che ci insegnano è poco utile, perchè sconnesso con la vera pratica lavorativa, è insegnato in troppo tempo, e necessità di continui aggiornamenti che (a mio avviso) se li può permettere solo un vero professionista, che ricava un surplus dall'avere quella specifica competenza nella pratica.

E DAI, è anche insegnato male. Salvo ottime eccezioni, di cui ho beneficiato, a livello di capacità di ragionamente generale intendo.

Credo bisogni anche tener conto del fenomeno overeducation nel nord-est di oggi, nel settore che ho studiato io (metal-meccanica), in relazione con la PMI classica veneta, in cui ho lavorato: a cosa serve insegnare il carico di punta ad un futuro operario (ex studente ITIS) su una sega a nastro non lo so; è sbagliato che vada a fare l'operaio perchè trova solo quello o è sbagliato che sappia il carico di punta?

Non finiranno tutti così, ovvio, ma una grossa parte si, e ripeto, la mia è un' inferenza fatta su dati personali e un piccolo campione.

Sicuramente non basta un commento per riassumere quello che penso, e non so se riesco a rendere l'idea, quindi vorrei far presente che sono sinceramente preoccupato.

Chiedo perdono per il marasma di argomentazione che ho fatto, ma mi tocca da vicino e l'emozione mi frega.

Nella discussione potremmo pure aggiungere un punto: le competenze linguistiche, all'infuori dei licei linguistici o corsi di ragioneria che prevedono un ''esercizio'' più consistente, con un monte ore di insegnamento maggiore, come sono?

''Ragazzi siete la prima classe della scuola in cui si farà qualche ora di meccanica in inglese'', diceva in quinta, qualche anno fa, un mio professore.

Triste, si.

Anche se racconti "solo" la tua esperienza personale è comunque un racconto interessante. Mi conferma l'impressione che l'ITIS non sia cambiato molto in 25 anni (oddio...magari è aumentato il programma di storia :-) ).

Penso che il problema fondamentale dell' ITIS sia il suo essere "ibrido". Vorrebbe creare tecnici per il mondo del lavoro ma allo stesso tempo preparare alle facoltà ingegneristiche (si dice così?). Non riuscendo bene in nessuna delle due cose.

Secondo me la "soluzione" proposta da Andrea Moro sarebbe la migliore, se si vuole mantenere questo doppio scopo, ma c'è  qualche paese che lo fa?

Da quel che so (parlo solo sulla base di conoscenze perlopiù con tedeschi/austriaci) in altri paesi il problema è "risolto" orientando massicciamente l'Istituto tecnico ad istituto propedeutico al mondo del lavoro. Da quel punto di vista per chi cerca uno sbocco professionale è sicuramente più utile dei nostri ITIS, ma altrettanto sicuramente è penalizzante per chi desidera procedere negli studi. Questo rende la scelta del tipo di istituto (scelta che si affronta in giovane età) molto importante perchè scegliere un istituto tecnico è, parzialmente, "ghettizzante".

Non so se e' ghettizzante, dalla figura sopra i tecnici del nord-est fanno meglio dei licei al sud, quindi le porte restano aperte. Pero' chiaramente non e' un'istruzione efficiente ne' per chi va a fare il tecnico, ne' per chi prosegue, e soprattutto per chi cambia idea e fa a fare il fisioterapista. 

La scelta possibile e' trasformare gli istituti tecnici nell'equivalente dei community college americani, lasciare la possibilita' di frequentare per chi vuole gli istituti professionali, ma facendo in modo che ci vada davvero poca gente, ed espandere i licei in modo da offrire durante il percorso l'opzione di frequentare corsi piu' difficili col sistema del tracking che e' in voga nelle high school statunitensi. 

Posso mostrare la mia perplessità ad una riforma se quest'ultima non tocca il punto ''incentivo al professore''?

Nel senso: noi a scuola facevamo pressione a volte, perchè ci venissero impartiti alcuni insegnamenti piuttosto che altri, ma sostanzialmente il nostro interlocutore era un muro.

Non ho mai capito veramente con chiarezza come sia l'assetto della scuola superiore, chi decida come e cosa fare durante gli anni, ma ho capito che le obiezioni sollevate(ovviamente quelle argomentate con serietà diciamo) dagli studenti in merito ai programmi non vengono nemmeno prese in considerazione. Non mi si dica che serve andare a Roma per sostituire le ore di ''laboratorio a bordo macchina'' con qualcosa di più utile ed aggiornato. Non credo si usino residuati bellici come quelli che ho visto io in aziende produttive che trattano le lavorazioni meccaniche.

Tuttavia, memmeno un dibattito, un ''uhm, la tua critica è interessante'' e, ad un ITIS ad esempio, lo studente si accorge palesemente che alcune cose insegnate sono inutili. I prof no? Non ci crederò mai.

Come si fa a cambiare la scuola se quest'ultima poi è distante dall'unica ricchezza che genera, o meglio, non si interessa della distanza? Che incentivo serve dare ai professori perchè diventino loro i ''coach'' (non so come definire questo ruolo) degli studenti, accorgendosi se uno studente rende poco perchè ha sbagliato corso, o proprio non ha le capacità? Che meccanismo andrebbe creato?

Preciso che "ghettizzante" non era mica riferito ai nostri ITIS ma ai loro equivalenti tedeschi, dove credo sia una cosa voluta. Il sistema dei community college non lo conosco (cioè: so cos'è ma non mi sono mai preoccupato di capire come funzioni...mi informerò). Comunque mi piace molto la prima proposta di "riforma". Sarebbe una cosa anche semplice (relativamente semplice) da attuare.

Questo significa che il tempo perso per apprendere materie specifiche e' stato perso del tutto, e sarebbe stato piu' appropriatamente impegnato in acquisizione di conoscenze scientifico-matematiche e logico/argomentative generiche.

Le materie scientifco-matematiche e argomentative dei tecnici non sono dissimili da quelle dei licei normali. I programmi teorici sono gli stessi. Anzi molti tecnici (industriali e agrari) hanno programmi con più ore di scienze degli scientifici. Sono gli studenti che si auto selezionano e da qui le diverse performance.

Per quanto riguarda le meterie specifiche, anche nel caso si ricorresse al modello delle high school americane, le migliori (compreso quelle che contano diversi premi nobel tra i propri alumni) hanno comunque corsi in materie molto specifiche non dissimili da quelle che si fanno nei ns tecnici. La Thomas Jefferson di Alexandria (considerata tra le top d'America e molto selettiva) ha una lista di corsi che sembra da istituto professionale industriale e vanno dalla robotica alla CAD;  la Stuveysant HS (5 premi nobel hanno studiato lì) ha corsi di biologia che vanno da quelli che da noi si trovano ai professionali per agraria a quelli da studenti universitari di genetica.Gli esempi sono tantissimi, senza nemmeno ricorrere agli istituti più blasonati.

L'approccio da noi è forse troppo lontano da "hands on" e lab, che riteniamo da classe inferiore. Forse, sono i licei che dovrebbero diventare come dei tecnici, meglio ancora se fosse data la possibilità agli studenti di personalizzare il proprio portafolio di corsi in relazione agli interessi specifici e alle abilità (perché uno che fa greco non deve fare anche matematica avanzata?), o chimica organica e filosofia? Alla fine il 40% degli studenti liceali si presenta alla maturità con debiti nelle lingue classiche, in altri termini molti studenti senza particolare passione per i classici scelgono il liceo per evitare gli istituti tecnici (qui per dettagli). Ciò farebbe venire meno l'attuale distinzione forte tra tipologia di scuole, e permetterebbe di avere un uso più effiiciente degli edifici scolastici e una maggiore concorrenza tra scuole. è più facile scegliere tra tipo di scuola (scientifico vs agrario) che all'interno dello stesso percorso (scientifico vs scientifico). Se il mio liceo è gestito male, per trovarne un altro bisogna pedalare diversi chilometri in più rispetto al caso in cui il modello fosse unico e flessibile. Qui a Roma vedo un maggiore ricorso al  foot voting per le elementari e le medie rispetto ai licei e agli istituti tecnici (nonostante l'offerta sia molto ampia). Nei centri minori il foot voting è di fatto impossibile per mancanza di alternative, o il liceo cittadino o l'istituto tecnico. Prendere o lasciare.

 

 

 

Avendo fatto il liceo cosiddetto "scientifico" (benché in una delle peggiori regioni italiane) posso dire, sempre aneddoticamente, che anche al liceo si potrebbero eliminare un po' di materie o parti di materie inutili (tipo il latino, l'analisi letteraria anche pluriennale di singoli libri, la religione, ecc.) per sostituirle con materie più formative (diritto, economia, "antibufala") e aumentare le ore dedicate alle lingue straniere e alle scienze.
Una scuola dove solo da 5 a 9 ore su 30 sono dedicate alle materie scientifiche (includendo la matematica che non è propriamente una scienza) faccio fatica a definirla una scuola "scientifica", per quanto preceduta dalla brutta parola "liceo".