Un volgare despota medievale

16 giugno 2007 michele boldrin
Parlo del signor D'Alema Massimo, che impedisce l'accesso ad aerei di stato ai giornalisti che riportano notizie a lui sgradite. Non solo barava giocando a ping-pong trent'anni or sono, bara su cose molto più serie: sulle acquisizioni di banche e su chi ha o non ha il diritto di informarci sulle sue malefatte.

Ecco perchè mai e poi mai darò il mio appoggio a questa gentaglia.

Perchè sono fatti della stessa pasta medievale di cui era fatto il loro eroe, il criminale che si fece chiamare Lenin. Odiano e temono la verità, e disprezzano la democrazia, ossia quella strana regola di governo per cui comanda l'uomo medio, mediano, massa, mediocre. Ebbene sì, caro lettore di Togliatti, che ti piaccia o no comandano quelli normalini e persino mediocri, quelli che in Normale forse non li avrebbero mai ammessi e che, se li avvessero ammessi, avrebbero fatto il possibile per laurearsi e trovarsi un lavoro sudando sui libri, invece di correre a Botteghe Oscure a portar la borsa a Berlinguer Enrico, amico di famiglia. Comandano, insomma, quelli che la battuta rapida e mordace non ce l'hanno ma che qualcosa sanno fare, tipo produrre cose utili per gli altri essere umani, invece di parlare a vanvera fingendo di saper tutto quando invece non si sa assolutamente niente di niente perchè, appunto, si è letto solo Togliatti e si è così mal ridotti da pensare (e dire) che uno che si chiama "Consorte" e di professione fa il ladro possa far sognare ... diomiochepenachepateticapena!

Il tutto non ti va? Emigra nella Corea del Nord, ti accoglieranno a braccia aperte.

 

16 commenti (espandi tutti)

Episodio allucinante e purtroppo sintomatico di come i politici italiani trattino la stampa con un misto di arroganza e stupidità. L'arroganza è manifesta. La stupidità deriva dal fatto che D'Alema sembra veramente credere che se non fosse stato per La Stampa la notizia non sarebbe stata divulgata. L'industria dei media italiana è ovviamente bel lontano dall'essere concorrenziale, ma veramente pensa D'Alema che Libero o il Giornale non ci si sarebbero buttati a pesce sulla notizia se non l'avesse fatto La Stampa?

A destra le cose non vanno meglio. Tra i tanti esempi, guardate questo video, trasmesso un paio di mesi fa a Striscia la notizia, in cui Fede si lamenta dei suoi giornalisti che  'non capiscono un cazzo politicamente'. L'antefatto è che il padrone di Fede aveva appena elogiato Putin come grande democratico, e si era fatto fotografare con lui. Fede riteneva quindi ovvio e opportuno censurare le immagini della polizia russa che menava i manifestanti pro-democrazia. I suoi redattori sono sicuramente preparati a ossequiare il padrone, ma essendo poco attenti non avevano immediatamente capito che Putin era stato arruolato in Forza Italia. Di nuovo, veramente questa gente si aspetta che le notizie non girino solo perché non le trasmette il TG4?

È tutto veramente molto triste. I maggiori schieramenti producono personaggi di punta che sono ethically challenged e intellettualmente mediocri. Boh... 

quoto: ma veramente pensa D'Alema che Libero o il Giornale non ci si sarebbero buttati a pesce sulla notizia se non l'avesse fatto La Stampa?


Io penso che D'Alema avesse ragione a pensarlo... la piaggeria dei nostri giornalisti verso il potere è praticamente illimitata (e, appunto, nessuno ha difeso il povero inviato de La Stampa). Del resto, la stampa di "destra" (ma che differenza fa?) non si è mai accanita particolarmente contro D'Alema fino a tempi relativamente recenti, quando le responsabilità di governo ne hanno fatto un bersaglio troppo facile per essere evitato. Non dimentichiamo che rimane "il politico di centrosinistra più stimato dal centrodestra" e ti ho detto tutto.

 

quoto: È tutto veramente molto triste. I maggiori schieramenti producono
personaggi di punta che sono ethically challenged e intellettualmente
mediocri.

Però rappresentano bene l'Italia. La nostra democrazia ha questo di buono, che c'è una buona saldatura tra società civile e classe politica. Anticipo l'ondata di sdegno: se così non fosse, già da 15 anni sarebbe nata una nuova forza politica davvero diversa che avrebbe conquistato la maggioranza in Parlamento, la visione economica di stampo anglosassone si sarebbe affermata. Invece, dopo Tangentopoli è nata Forza Italia, e il suo liberalismo economico che si concretizza nella libertà di evasione fiscale. Dall'estero ci studiano come un caso; però il modello Berlusca piace ai politici stranieri, che ne imitano le parti più efficaci. Alla fine abbiamo fatto un danno planetario...

 

 

Di nuovo, veramente questa gente si aspetta che le notizie non girino solo perché non le trasmette il TG4

Probabilmente no....il concetto è che un conto è se una certa notizia la da il TG3, un conto se una certa notizia la da il TG4.

Purtroppo ormai i media sono talmente catturati, e molti elettori sono talmente accecati dalla fede politica (oramai pari alla fede calcistica, dato che è ugualmente irrazionale) che le notizie date da alcuni organi di stampa sono sistematicamente ignorate o viste con sospetto.

In quest'ottica, non mi stupirei ad assistere a un counterfacutal in cui è Il Giornale o Libero a far uscire lo scandalo, e la reazione di massimino nostro assume toni meno schizofrenici e più misurati

in effetti era necessario che nel primo commento si mettesse il grande satana al fianco del peccatore...

proprio in italia non si riesce a resistere...

 

Be', anch'io detesto D'Alema, ma per la sua incapacità unita ad una notevole supponenza, non perché si ispira a Lenin (personaggio, qualunque cosa si possa pensarne, di ben altro talento). Anche a destra ci sono dei D'Alema, ma sono più bravi a non farsi scoprire.

D'Alema è incapace anche perché si fa beccare, si fa scoprire, non è simpatico, crede di essere migliore. Ma non è un uomo del medioevo: personaggi così potevano uscire soltanto dalle fonderie di classe dirigente comuniste italiane degli anni '70.

Detesto D'Alema perché è il principale responsabile dell'avvento al governo di Berlusconi - lui sì, espressione della parte medioevale della società italiana. Sono responsabilità politiche e storiche enormi, le cui conseguenze peseranno per decenni sui destini del Paese. E di cui c'è il rischio che i libri di storia non parlino affatto.

Del resto, Berlusconi e D'Alema rappresentano bene l'Italia. Tenetevela.

 

 

 

E no, qua si dà per vero che D'Alema abbia barato a ping pong trenta anni fa! Michele, che prove hai di questa gravissima affermazione? Dì la verita: hai perso contro di lui tanti anni fa a ping pong e non hai ancora digerito la sconfitta. 

Ok, D'Alema s'è comportato come un Chavez qualsiasi, ma veramente siamo qui a difendere i giornalisti italiani?!? Non credo che questo sia il primo post in cui si è parlato della piaggeria, della partigianeria e del pressapochismo della categoria (e del suo suo inutile ordine, aggiungerei).

Certo, la libertà di stampa è importante, e giustamente sancita dalla Costituzione, ma la situazione che si sta venendo a creare in questi ultimi mesi sembra ricordare l'inizio di Tangentopoli. Così come allora c'era il "tintinnare di manette" annunciato a mezzo-stampa da giornali compiacenti (ricordiamo l'avviso di garanzia a Berlusconi durante il G8 di Napoli, e la figuraccia internazionale che l'Italia fece in quell'occasione), oggi abbiamo le intercettazioni e i report di un'agenzia investigativa americana.

I giornali, nascondendosi dietro la libertà di stampa, sono diventati teste di ponte della lotta per il potere, con l'aggravante di punzecchiare la becera curiosità del popolo bue e un pericoloso qualunquismo di terza classe (e lo dico da fiero qualunquista).

Mi viene quasi voglia di stare dalla parte di Baffo di Ferro, certe volte...

Non si tratta di difendere i giornalisti italiani, spesso indifendibili e quasi sempre servili ed asserviti. Tanto poco da difendere che non sanno nemmeno difendere se stessi: in un altro paese, di fronte al volgare comportamento di D'Alema, tutti gli altri giornalisti accreditati si sarebbero probabilmente rifiutati di salire sull'aereo per solidarietà con il collega censurato. Non l'hanno fatto, da quanto mi risulta, nemmeno quelli del Manifesto e di Liberazione, dando prova una volta ancora della loro statura morale di rivoluzionari dei miei stivali.

Ma il punto NON è quello. Non è che se il Ministro degli Esteri si comporta da despota con i giornalisti, allora i giornalisti debbono essere considerati "buoni", o viceversa. I giornalisti italiani fanno spesso un pessimo lavoro, ma questo non elimina per nulla la gravità dell'atto in questione, e la sua natura anti-democratica e despotica. Anzi, come mi sembra abbastanza ovvio, le due cose sono parte dell'equilibrio fra il potere politico italiano che controlla, manipola, foraggia, minaccia, blandisce, possiede, vende, presta, violenta, umilia, utlizza, e finalmente distorce l'informazione, e coloro che tale informazione producono. Ad una classe politica del genere può solo accompagnarsi un giornalismo cialtrone e servile come quello che sperimentiamo nove volte su dieci [insisto sul distinguo, perchè nell'informazione, al contrario della politica, i buoni o persino eccellenti giornalisti ci sono], e viceversa.

Su Lenin, permettetemi di dissentire: che fosse intelligente, non ho dubbi. A modo suo lo è anche l'attuale Ministro degli Esteri. Questo non toglie che, in entrambi i casi, l'intelligenza sia sottodimensionata rispetto alle ambizioni e all'autostima dei due soggetti. Inoltre, cosa più grave, entrambi palesano un'ignoranza del mondo e di come funzionano i sistemi sociali che fa paura: ignoranza vera e profonda, tipica di gente che non ha mai studiato il problema seriamente e che, se lo ha fatto, non ha capito nulla. Per questo il defunto volle costruire il socialismo nella Russia zarista a colpi d'assalti al Palazzo d'Inverno, collettivizzazioni delle campagne e poi NEP, mentre il tuttora fra noi presente ha fatto quello che ha fatto dai tempi in cui (in pantaloncini corti) leggeva le odi socialiste al signor Togliatti Palmiro sino alla grande esperienza da Presidente del Consiglio a fine anni 90.

 

Che poi, vogliamo sfatare il mito dell'intelligenza di D'Alema? È stato presidente della Commissione Bicamerale che doveva cambiare la Costituzione, e ha brigato talmente tanto con Fini che è riuscito a fare arrabbiare Berlusconi, che ha fatto saltare il tavolo; andato al governo, la riforma del mercato del lavoro che aveva proposto è stata immediatamente boicottata e stoppata dai sindacati; poi, s'è fatto cacciare da un Mastella qualunque per le solite elezioni regionali perse; dopo essere stato il grande elettore di Fassino alla segreteria DS, ha assistito a Fassino stesso che allontanava tutti i suoi uomini dai centri di comando; vinte le elezioni 2006, voleva fare il presidente della Camera (eletto Bertinotti), il presidente delle Repubblica (eletto Napolitano), s'è ritrovato agli esteri; durante una votazione al Senato, dice che se il governo perde si va tutti a casa, e il governo effettivamente perde.

Non è che siccome uno c'ha la faccia da str... allora deve essere per forza una mente superiore!

Re(2): Certe volte

Ja 18/6/2007 - 01:49

e' che d'alema e' cosi' intelligente che si fa prendere per i fondelli dalla sua stessa intelligenza.

Segnalo un'altro episodio recente su D'Alema: dopo la consultazione blindata delle intercettazioni Unipol, col testo (penalmente irrilevante) trapelato nonostante

Mai capitato di andare a consultare atti che non si possono
fotocopiare, di doverlo fare tirando fuori i documenti e, per giunta,
d' essere guardato a vista da un ufficiale di polizia giudiziaria...».
Pensa questo, uno degli avvocati di uno degli 84 indagati nel processo
per la scalata Antonveneta e Unipol a Bnl.

 Il nostro ha attaccato i magistrati dal TG5 in perfetto stile Berlusca:

Oggi non c' è Tangentopoli, c' è l' arrogante illegalità dell' uso
illegittimo di materiali riservati e di indagini illegali. Questo c' è
ed è cosa diversa da Tangentopoli». Lo «spettacolo indecente» della
pubblicazione dei verbali del caso Unipol-Antonveneta, insiste il
ministro degli Esteri, «è avvenuto sotto lo sguardo trascurato della
magistratura».

 Ovviamente da questa bagarre sta nascendo un raro esempio di accordo bipartisan per evitare che la cosa si ripeta.

Dear Michele,

D'Alema ritiene che la stampa italiana debba essere asservita alla politica. Why? Perche' la stampa italiana vive di contributi pubblici. Quindi, la politica paga e si aspetta un certo tipo di servizio.

Se la stampa non si comporta di conseguenza viene punita. Ovviamente non tagliando i fondi: altrimenti la politica perderebbe il suo inseparabile cagnolino.

Mesi fa, avevo riassunto la questione.

saluti, aa.

Ottimo punto, Andrea, che condivido in pieno. I sussidi ai giornali, come i sussidi a qualsiasi altra cosa, servono solo a mantenere in piedi aziende inefficienti ed incapaci di svolgere il proprio lavoro (il che, nel caso di giornali e televisioni in Italia e' palese) oltreche', ovviamente, servili al potere politico che li foraggia.

I sussidi creano anche barriere all'entrata, visto che per ottenerli occorre essere "dentro" e quindi chi volesse entrare nel mercato dell'informazione con un prodotto di qualita' di troverebbe a dover sopportare, per qualche tempo, uno svantaggio concorrenziale.

Ma non e' solo questo: l'Italia ha l'informazione che il cittadino medio chiede, ed il cittadino medio sembra capace di chiedere solo distorsioni, ideologie, pressapochismi, incompetenza, servilismo ideologico. Ogni qual volta leggo i grandi quotidiani nazionali mi chiedo come sia possibile che la gente li compri, eppure li comprano. Gli italiani - tutti: a cominciare dai politici e scendendo sino all'ultimo barista di provincia - vivono in una bolla informativa ridicola. A causa del fatto che, sino a circa 500 anni orsono, il medesimo territorio fu culla e testimone della rinascita culturale europea, gli attuali residenti vivono nella pia illusione d'essere tutti gli eredi di Leonardo, Pico, Bruno o Macchiavelli. Trattasi, appunto, di pia illusione da provincialotti; molto difficile da distruggere perche', fra le altre cose, l'italiano medio non viaggia per conoscere altre culture ed altri sistemi sociali, viaggia per raccontarlo agli amici quando poi ritorna.

Questo gli impedisce di capire come funzionino gli altri paesi, leggendone per esempio i giornali o ascoltandone la televisione, parlando con la gente del posto, o anche solo leggendo qualche libro scritto all'estero. Non ne ha comunque bisogno: l'italiano medio ha gia' capito tutto e sa perfettamente come funziona il mondo, son gli altri ad essere ingenui perche', si sa, "tutto il mondo e' paese". Questa bolla nazional-demenziale ha creato e sostiene un'opinione pubblica fra le piu' gonze del mondo civile, se non esattamente la piu' gonza. Un'opinione pubblica che si beve tutto ed il contrario di tutto, dandosi il tono di averne oramai viste di tutti i colori e di non sorprendersi di nulla. Neanche della propria, ridicola, ignoranza.

La stampa ed i politici italiani sono solo gli specchi in cui si riflette, tronfia e ridicola, l'ignoranza nazionale.

 

Una chicca: ieri mi son sorbito la presentazione dell' ultimo libro di TPS presso il corriere; ad un certo punto TPS, seduto in parte a Mieli riferisce ciò che aveva detto ad una platea stranieri pochi giorni fa, cito a memoria:

"Se siete confusi sull' Italia, vuol dire che l'avete capita.Voi avete
il vantaggio di non capire la nostra lingua, e di conseguenza non
seguite la nostra stampa e la nostra tv ma solo il poco che trapela
sulla stampa internazionale, altrimenti sareste molto più confusi"

Non aggiunge nulla all' articolo di Andrea, ma è stato divertente sentirlo dire da TPS in quel contesto.

Il ministro degli esteri non e' un despota (en passant la differenza rilevante con V.I.U. detto Lenin, e' appunto che non ha nessuna possibilita' di metter in prigione o in manicomio il personale della stampa.)

Piu' seriamente le osservazioni sui sussidi ai giornali indicano semmai una classe politica ai bordi della crisi di nervi. Essi si ritrovano incapaci di spiegare quel che fanno, quando lo fanno, e piu' spesso che mai di indicare, fosse anche vagamente le ragioni di quel che non fanno, dopo averlo annunciato tra trombette e mortaretti.

Tre esempi:

1. l'abolizione delle provincie venne annunciata da Ugo La Malfa (prego, non Giorgio La Malfa.) Perche' non vengo eliminate?

2. La Rai va privatizzata (non si e' ancora visto chi ha giustificato il fatto assai rude che le Signore e Signori del CdA hanno dichiarato di aver prodotto un "buco" deficit di 40 milioni di Euros. Lo recuperano dichiarano, "col canone", il quale e' illegale, come da referendum etc. La somma e' equivalente a rubare ad ogni persona in Italia un caffe'. Lascio ai miei colelghi e amici econometrici dirmi dove sbaglio il conto. Perche'?

3. I due personaggi che si sono dimessi (per ragioni legate alla non-negoziabile, di natura morale, etc. opposizione alle politiche militari del governo di sinistra), non si sono dimessi affatto. Ambedue sono parlamentari. Dopo aver fatto tanto baccano (esibizione del tesserino parlamentare lasciato sul banco, interviste sulla assoluta impossibilita' di sedere asseme e nella stessa maggioranza che manda i carri armati a Kabul, etc.) .... tanto tuono' che *non* piovve. Qualcuno ha mai preso la pena di spiegare, ad esempio, ai propri elettori, il motivo?

La situazione e' triste e non dipende, mi sembra, da particolari difetti di carattere. Mancano incentivi ai politici per comportarsi da persone oneste.

 

Una delle modeste idee del sottoscritto e' semplicemente diminurne il numero, il che da solo aumenta la competizione. Il tutto assume che le cittadine e i cittadini sappiano meglio selezionare che gli organismi dei vari partiti, composti da quarantenni, ultra quarantenni, und so weiter.

 

 

Sarebbe interessante vedere che impatto abbia, come suggerisce Michel Boldrin, la formazione "scolastica" dei politici sulla loro condotta politica. E ho dubbi che si possa tirare un qualche dato interessante: e' avvocato Nelson Mandela e Cesare Previti, ingegnere Bordiga e perito elettronico Bertinotti.

Esiste, domanda seria, una formazione al nulla (cioe' al tutto) inclusivo di come rispondere alle ovvie emergenze della Campania sommersa dalla spazzatura, a decidere se l'Italia vuol esser una Norvegia della virtu' o una piccola porta-aerei degli Usa nel Mediterraneo, come certo, a come scrivere le leggi fiscali o elettorali.

 

Che gli autori del "porcellum" (termine loro) non abbiano letto Gibbard mi irrita, ma non so davvero se farglielo leggere, cambi molti i dati del problema.

 

Una delle --sagge-- osservazioni di Nozick (negli "indovinelli socratici" qui citati da Michelangeli, non so perche', dal webpage di Cato institute) e' che noi --in maggioranza universitari, tendiamo a vedere il mondo in termini universitari. Uno degli effetti, sani all'universita', forse irrilevanti altrove, e' che pensiamo --io per primo- che spiegare quel che la scienza mostra aiuti la gente a vederci chiaro.

Stiamo attenti, io e tutti noi, a non farci abbagliare dall'illusione perspettica prodotta dall'avorio (materiale della famose torre.) Mi scuso e vado a insegnare.

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