Venexia nostra abandonada - I

18 febbraio 2007 michele boldrin

Avendo speso un mesetto a Venezia, m'ero riproposto due riflessioni sulla sua vera o presunta decadenza. Il PassaParola di Palma mi ha convinto. La questione è complicata. Infatti sono alquanto confuso, per cui lo faccio a puntate ... per oggi solo alcuni fatti.

Decade inesorabilmente Venezia? Meglio, decade visibilmente più di quanto non faccia il paese che le sta attorno? L'impressione, comune a chiunque ci vada, sembra essere quella. È l'impressione che uno riceve anche dall'articolo di Maltese che Adriano ha messo in evidenza. Gli stranieri ti chiedono sempre "is it true it is sinking?" e non sai cosa rispondergli ...

Chiariamoci, quando la gente dice "Venezia" non intende dire il Comune di Venezia, ma il Centro Storico (CS). Io invece mi riferisco al Comune di Venezia, chiamando i suoi quartieri per nome. Nell'immagine pubblica il Centro Storico è l'intera città. Basta andare alla pagina italiana di Wikipedia su Venezia: i dati sono per l'intero comune, ma nel testo sembra esista solo il Centro Storico, Mestre non c'è proprio, ma nemmeno il Lido. Wikipedia, l'abbiamo sottolineato già, non è il massimo della precisione, ma dà una buona misura di cosa sia la visione popolare di Venezia.

Tempo fa Francesco Giavazzi, in un editoriale sul Corriere ha argomentato che non un soldo di più dovrebbe essere dato a questa Venezia, perché amministrata da gente che non sa decidere e non fa le cose più ovvie. Le sue osservazioni hanno creato un certo parapiglia, seguito da dibattiti vuoti ma infuocati (qui, quo, qua, e quaquaraqua) e ben pochi interventi sensati. La reazione è stata abbastanza isterica e provinciale, condita con difese d'ufficio della "nostra giunta" e vaghezze trite e ritrite sulla natura speciale di Venezia, la sua fragilità, e via dicendo. Dai dettagli dell'articolo si capisce che l'autore non è di Venezia - nessun veneziano affermerebbe mai che "le decisioni si prendono a Mestre ed i problemi sono a Venezia", perché è vero l'opposto: basta guardare la composizione di questa e delle precedenti giunte comunali - ma la sostanza rimane: le accuse che Giavazzi ha fatto alla classe dirigente locale sono fondate o no?

Neanche Maltese è di Venezia, credo, ed anche questo si nota: a leggere il suo articolo sembrano esistere solo il Sindaco ed il Patriarca. A Mestre non ha messo piede, se non per parlare con Bettin che, nella fantasia del giornalista, diventa lo "storico leader della battaglia contro il Petrolchimico"! Da come la descrive Maltese, Mestre è una mini metropoli moderna, con terziario avanzato, grande crescita, servizi e cose nuove ovunque, inclusi i cinema ed i pubs dove vanno gli adolescenti veneziani (quest'ultima essendo una balla che solo un giornalista può arrischiarsi di raccontare) ... Dai cenni di Francesco è una specie di centro del potere economico "bottegaro e parassita", dove si prendono le decisioni e dove finiscono le risorse succhiate al CS. Nessuna di queste due immagini stilizzate sembra corrispondere alla realtà, per cui provo ad elencare un po' di fatti usando in negativo le affermazioni contenute nei due articoli.

Bettin sembra essere la fonte dei fatti per Maltese e, siccome gli anni passano ma le cattive abitudini restano, parla a caso: lo faceva trent'anni fa all'intergruppi, perché mai avrebbe dovuto cambiare? Comunque, lasciamo stare lo scrittore di Marghera, al quale magari Maltese ha fatto dire cose che non intendeva dire, e consideriamo invece la veridicità delle affermazioni in se e per se.

È vero, l'aeroporto Marco Polo è il terzo per traffico in Italia, ma lo era anche 30 anni fa. Lo è sempre stato, per effetto del turismo diretto in CS e perché era l'unico aeroporto vero che servisse il Triveneto. Quello di Trieste fa ridere, quello di Verona piangere e quello di Treviso se ti distrai lo salti. Di certo, l'aeroporto Marco Polo non è il terzo d'Italia per merito della classe dirigente locale: ci son voluti più di vent'anni a costruire quello nuovo (quello precedente era di prefabbricati) che appena finito è già obsoleto. Inoltre è tutto fuorché un modello d'efficienza. Credo abbia il record mondiale nel ritardo gestione bagagli, nel mal disegno dei parcheggi, nella mancanza di servizi e collegamenti, non è "hub" di nessuna compagnia, è già troppo piccolo e nei giorni di punta collassa, eccetera. Il porto di Venezia è il secondo d'Italia? I grandi scrittori ed i numeri, evidentemente, non vanno molto d'accordo ... ma forse si riferisce alla particolare categoria dei turisti da crociera, dove effettivamente Venezia è seconda solo a Civitavecchia. Guarda caso: effetto turismo in CS una volta ancora, niente a che fare con qualche altro tipo di attività economica o con iniziative di sviluppo guidate delle amministrazioni locali. Anche qui, tutto paralizzato per trent'anni da polemiche inutili sulla gloriosa Compagnia dei Portuali, la relazione fra porto e Laguna ... Prendere nota, prego: o turismo, o ciccia.

Per quanto riguarda poi "l'enorme bacino autostradale e ferroviario" ... la prima parte è purtroppo vera, e chi vive lì sa cosa intendo. Per puro caso (il crollo del comunismo e l'apertura all'Est Europa) le autrostrade che s'incrociano a Mestre sono diventate gli assi attraverso cui il commercio su gomma fra il Sud e l'Est dell'Europa scorre (scorre, non si ferma). A questo evento, ovvio a partire dal 1990 per chiunque avesse un cervello funzionante, gli amministratori locali (comunali, provinciali e regionali) non hanno reagito se non molto recentemente, quando la paralisi del traffico aveva trasformato il muoversi in macchina nella terraferma veneziana in autentico incubo. Immaginatevi una cittadina di provincia con 200mila abitanti in cui gli ingorghi in tangenziale, o sulle statali limitrofe, vi ricordano la Interstate 94 a Chicago o la 405 a Los Angeles, solo con più camion. Sedici anni dopo, e mentre la gente vive quotidianamente fra code ed incidenti, sono ancora lì che discutono se fare o non fare il passante, se fare o non fare la tangenziale sopraelevata o sotterranea, e via cretineggiando. Fra dieci anni, forse, qualcosa avranno costruito, quando forse non servirà più o non sarà più sufficiente. Dove sia il grande, scordatevi "enorme", bacino ferroviario, lo sanno solo Bettin e Maltese, visto che le due stazioni ferroviarie fanno pietà quantitativamente e qualitativamente.

Il VEGA "grande parco tecnologico" fa ridere i pollastri che lo visitano, fra i quali si conta il sottoscritto. Che sia il "più grande d'Italia" non so cosa significhi, suppongo dipenda dalla definizione di "parco tecnologico". Di certo c'è molto più terziario avanzato non a Milano o Bologna, ma a Padova, trenta chilometri più in là. Idem per il grande polo universitario, che sta a Padova da settecentottantacinque anni, e ci sta sempre di più. In Venezia esistono due università, Ca' Foscari e lo IUAV (Architettura ed Urbanistica) le quali anziché crescere in dimensione e qualità sono andate o ben costeggiando in sovrana mediocrità (Economia e Commercio, Aziendale, Scienze), o ben scivolando lentamente verso l'irrilevanza (Lingue, Lettere e Filosofia) o decadendo tragicamente (IUAV). Questo è avvenuto per tre ragioni specifiche (oltre alle solite, comuni a tutte le università italiane): (i) provincialismo accademico e rifiuto di qualsiasi confronto-competizione con realtà internazionali, (ii) rifiuto di smuoversi dal CS ed usare la Terraferma per poter dotare studenti e docenti di strutture adeguate, (iii) incompetenza o colpevole inerzia nell'adattamento degli spazi disponibili nel CS. Mi rendo conto queste affermazioni possano sembrare ingiustificate, le giustificherò nella seconda puntata. A chi conosce Venezia devono sembrare ovvie.

L'università sta tutta in CS, assieme a tutte le istituzioni culturali di una qualsiasi rilevanza, dalla Fenice alla Biennale, dalle grandi biblioteche, ai musei. La Terraferma è, per chiara ed eplicita scelta di tutte le amministrazioni comunali (cinque su sei di sinistra, dal 1975 in poi) un deserto culturale terrificante su cui l'unica erba che cresce è una dignitosa stagione teatrale al Teatro Toniolo. Questa è TUTTA la vita culturale "alta" con cui i 180mila abitanti della terraferma (che fanno rapidamente 300mila contando i comuni limitrofi) debbono arrangiarsi. Ovviamente ci sono le feste dell'Unità, le sagre di quartiere, i banchetti ed i films in piazza, oltre a qualche concerto estivo di qualche gruppo di quarta categoria.

Insomma, se il CS implode, Mestre non esplode, al più vivacchia in una povertà culturale ed urbanistica irraggiunta nel Centro-Nord Italia. Urbanisticamente è leggermente migliorata rispetto a trent'anni fa, anche se è tutt'ora paralizzata dalle macchine neanche fosse una città con il triplo di popolazione. Il grande bosco di cui parla Bettin è una sonora balla, trattasi di quattro campi dalle parti di Dese (tuto el mondo se paese, fora che Marcon, Gagio e Dese) che son lì incolti da quando avevo dieci anni, e che ora chiamano bosco perché vi hanno piantato sette alberelli e fatta una manifestazione di propaganda. Il "Parco" di San Giuliano, che si progettò nel 1975-76, ha visto la cosidetta luce un paio di anni fa, è raggiungibile attraverso un vistoso ponte pedonale sempre vuoto ed è tutto fuorché un parco visto che, per ritardi, incompetenze e risparmi da miserabili, gli alberelli che v'hanno piantato faranno ombra alle mie ceneri, se muoio in età da record.

Veniamo alla demografia. A me sembra che la distribuzione per gruppi di età contraddica l'adagio di un CS pieno di vecchi con i giovani tutti in Terraferma. Quel poco che c'è lo trovate qua, e vi confermerà quanto dico. La popolazione di Venezia sta calando alla grande, è vero. Basti confrontare i dati riportati sopra sul link di Wikipedia con gli analoghi per Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza, Udine, e financo Trieste, oltre che per il complesso della regione dove la popolazione invece cresce. Forse più cogente, però, è il confronto con Firenze, piccola città d'arte invasa da turisti: all'improvviso Venezia non è più così anomala. Dal 1971 al 2001 Venezia perde 90mila abitanti su 363mila, mentre Firenze ne perde 101mila su 457mila, ossia -25% verso -22%! Guarda caso, anche qui il turismo massificato ed un po' cialtrone. Prendere nota.

Vi è però una diversità fra CS e Terraferma che questi dati non colgono e che invece è chiara a chi a Venezia ci vive. Per metterla brutalmente, il CS è una testa senza corpo ma con le le interiora, mentre la Terraferma ha gambe e braccia, mani e piedi, cuore e polmoni, ma sembra mancare di testa pensante. Le "elites" (professori universitari, artisti ed aspiranti tali, vari residuati bellici con titoli nobiliari o cognomi dogali, politicanti d'ogni appartenenza e credo, oltre ai grandi ricchi di passaggio) vivono nel CS, in un'adiacenza che è spesso simbiosi con il "popolino minuto" che del turismo vive e s'arrichisce con metodi d'un levantino inimitabile. In Terraferma vivono quelli che hanno qualcosa a che fare con attivita' produttive "moderne" (ossia, createsi dopo il 1900 circa) siano essi operai, impiegati, imprenditori, dirigenti d'azienda o professionisti, oltre ad una minoranza che si reca in CS tutte le mattine o per riempire di impiegati (NB: impiegati) gli uffici pubblici (Regione, Provincia, Comune, Enti di tutti i tipi, Università, ...) o per lavori legati al turismo. Brutalmente, ma non troppo, il CS ha una composizione sociale da città medievale: aristocrazia, potere politico, clero ed intellettuali, da un lato, plebe bassa e diseredata dall'altro, con qualche rarissimo "grande borghese", possibilmente banchiere, a far da ciliegina. La Terraferma rassomiglia a qualsiasi altra città di provincia italiana, però senza elite politico-intellettuale e senza "grandi ricchi". Qui passa, per strana che possa apparire, una delle discriminanti fondamentali che determinano l'intera diatriba a cui stiamo assistendo, e molti dei problemi di cui la città soffre. E che forse può aiutare a spiegare la "decadenza" della stessa, se di decadenza si tratta.

Anche se nei dettagli i due articoli che sto usando come punto di partenza differiscono alquanto, essi convergono nell'irritazione, abbastanza trasparente, nei confronti della classe dirigente della città, e della regione che la circonda (che si chiama Veneto, per chi non lo sapesse). Sia Giavazzi che Maltese sottolineano l'inerzia amministrativa, il provincialismo e l'incapacità di decidere delle amministrazioni locali e della classe dirigente veneziana, il gran ciarlare accompagnato ad una lenta svendita, de facto, del CS al turismo di massa volgare e "mordi e fuggi", la profonda sudittanza a poteri che risiedono di fatto altrove, la mancanza di qualsiasi progettualità capace di attirare o di far crescere, a Mestre o nel CS, delle entità solide di "terziario avanzato", la totale assenza di opere pubbliche che possano permettere al complesso urbano CS+Terraferma d'adattarsi al cambio socio-economico o anche solo di resistere all'azione della natura (l'eterno Mose).

Su questi punti mi viene facile, troppo facile, essere d'accordo con Maltese, e soprattutto con Giavazzi. Si da il caso che coloro i quali amministrano Venezia oggi io li conosca troppo bene, e non ho alcun dubbio che così sia (per essere certo sono appena andato a controllare la composizione di Giunta e Consiglio). Però, e qui sta il però, so anche che, nella loro provinciale incompetenza, costoro sono praticamente il meglio che questa città sa fornire. Almeno fra coloro che son disposti a fare politica a livello locale (o anche nazionale: il Veneto è, in termini relativi, la regione con la più miserrima rappresentanza politica nazionale). Così mi confermano tutti quelli che conosco e che eccelgono in ciò che fanno, e ne conosco abbastanza per esser certo che non erro. Prendere nota anche di questa osservazione.

Mi rendo conto di sembrare inconcludente. Venezia, come sempre, confonde e rende troppe parabole possibili e fra loro consistenti e convergenti, oscurandone gli assiomi e financo sovrapponendoli, dando la sensazione di girare in tondo o di finire in un punto morto, in una corte chiusa. Come nell'Andrea di von Hoffmanstal, con tutte quelle calli strette e quelle maschere sfuggenti, e quegli angoli oscuri nei pressi di palazzo Grassi, dove c'era un teatro una volta, circa quarant'anni fa ...

Va bene così, lasciamo passare el marti graso, digeriamo la scorpacciata de fritole e gaeani e risentiamoci fra un po' di giorni, in occasione delle ceneri ...

7 commenti (espandi tutti)

[...] coloro i quali amministrano
Venezia oggi io li conosca troppo bene, e non ho alcun dubbio che così
sia (per essere certo sono appena andato a controllare la composizione
di Giunta e Consiglio). Però, e qui sta il però, so anche che, nella
loro
provinciale incompetenza, costoro sono praticamente il meglio che
questa città sa fornire. Almeno fra coloro che son disposti a fare
politica a livello locale [...]

Sembra un quadro comune anche a livello nazionale e in altri contesti locali: quella che abbiamo e' la migliore classe politica che ci possiamo permettere, visto che le persone in gamba e competenti stanno lontane dalla politica.

io pero' ricordo Venezia a meta' anni 90 molto, ma molto, "piu' morta"  di adesso. Ricordo che se uno voleva mangiare un po' tardi, o era il Paradiso Perduto o ciccia. E nessun bar aperto tardi, tantomeno con attivita' "in campo", tipo quello che succede adesso a Campo Santa Margherita e immagino altrove. Giusto per dire, non sono certo del declino, forse questo e' solo un blip nel trend...

Credo sia un blip.

Campo Santa Margherita e' l'eccezione, non la regola. Ora c'e' qualche posto aperto la sera, in particolare al mercato di Rialto, dietro al tribunale (Campo Battisti, se non ricordo male il nome ...). La "vita" notturna in pubblico rimane scarsetta, ma cosi' era anche 30 anni fa. Il Veneto e' un posto dove la gente va a dormire presto, e Venezia non fa eccezione.

Non mi sembra quello il segnale piu' allarmante. Il segnale allarmante, per quanto riguarda il CS, e' che davvero sembra un baraccone per orde di turisti, senza molta vita economica e culturale propria, fatta eccezione per cio' che ha a che fare con il turismo. Anche molte delle attivita' culturali "alte" sono in realta' sostenute da e mirate a la domanda turistica. Per quelle piu' di lusso (Fenice, Biennale, Mostra del Cinema) c'e' un pubblico, mondiale o quantomeno italiano, di "ricchi e potenti" per cui queste istituzioni producono. Le attivita' culturali meno lussuose, dal Carnevale che in questi giorni impazza - ecco il commento via Skype di un quindicenne (il miglior "Gran-Risista che abbia mai conosciuto) figlio d'un amico mio e che vive ai Frari: Il carnevale ....io lo odio!!! Ci metto mezz'ora in piu' ad andare ovunque!! C'e' troppa gente!!! - sino alle dozzine di concerti da camera estivi in chiese e scuole, anch'esse esistono molto poco per i "veneziani" (inclusi quelli della Terraferma) e molto per le orde di turisti, piu' o meno sofisticati.

Soprattutto, il CS non ha gambe, non ha imprenditoria autoctona, non ha nessuno che provi ad usare la citta' per qualcosa di diverso dal vendere servizi turistici. E la Terraferma ha poca testa, produce cose standard (nulla di innovativo) nel suo tran-tran provinciale. Non decade, relativamente al resto d'Italia, ma nemmeno migliora, e vive in un vero ghetto politico-culturale. Le decisioni politiche o di grande rilevanza economica (esempi: la maledetta tangenziale, il Mose, il riutilizzo delle aree industriali di Marghera) sono prese tutte o da elites "dogal-universitario-patriarcali" che vivono nel CS, o da politici basati a Roma. La vita culturale in Terraferma proprio non c'e', non c'e'. Credo sia difficile, se non ci vivi per un po', anche solo immaginare la poverta' di offerta culturale della Terraferma veneziana. Non riesco a pensare ad una citta' italiana con piu' di 200mila abitanti ed un reddito per capita paragonabile che offra cosi' mostruosamente poco. 

 

Consiglio la lettura dell'articolo (di A. Cazzullo del 27 di luglio sul Corriere della Sera) sui piani che si stanno di gia' preparando per la Reconquista. Scusa alla casa reale d'Ispagna.

Ti riferisci all'apertura della campagna elettorale per BR sindaco dea Dodesona?

claro que si...

l'articolo e' affascinante nel suo celare e svelare (Aufhebung?) il piano di prendere il potere, appena Berlusconi muoia o si trasferisca alle cliniche del dr. messgue' (sp.?)

quindi tutto si basa su affermazioni del genre "non sono nazionalista, ma.... sono nazionalista" "bernard Pinault e' una merda e nessuno doveva dargli la punta della dogana, ma Pinault e' un uomo d'onore e quindi lo ringrazio per aver messo i suoi Cattelan in esibizione"...

Evidentemnet il ministro della pubblica amministrazione ha appreso bene il modo di esprimersi dei politici.

p.s. il pedica (sp.?) che si vide alla Pietra passo' agli onori della cronaca per impedire al ministro gelmini di fare una conferenza stampa......

Poro Renato, che vita da sfigà!

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