Tu chiamale, se vuoi, differenze...

11 agosto 2010 Marcks

Una notizia riportata qualche giorno fa dal Fatto Quotidiano e alcuni commenti.

La notizia. Non poteva e non può passare inosservata: i più alti giudici inglesi, in una sentenza di appello che riguardava la rilevanza penale del comportamento di alcuni parlamentari britannici, hanno comprensibilmente rigettato la tesi della difesa dei parlamentari stessi, secondo i quali presentare richieste di rimborsi gonfiati (tecnicamente: furto) costituisse un atto inerente le attività parlamentari degli imputati, e come tale da assoggettarsi a particolari guarentigie, in particolare l'articolo 9 del Bill of Rights. Una riflessione. La notizia è importante per diversi motivi. Ce ne sono di banali e di meno banali. Cominciamo dai primi. La notizia dimostra che in alcuni paesi europei certe condotte, sanzionate dai tribunali, non generano il tipo di risposte che noi siamo abituati ad associare ad esse (in genere denominate: "interferenze della magistratura"): non risulta che siano all'approvazione in UK norme volte a tutelare specificamente coloro che ricoprono incarichi pubblici; un altro motivo che mostra l'importanza della notizia riguarda la diversa qualità delle opinioni pubbliche europee: per fortuna ci sono paesi che non sono del tutto un parco buoi dove ai politici è permesso di fare quello che invece ai normali cittadini è severamente vietato. Ma queste sono gli aspetti della notizia più facili da riportare. Forse, a mio avviso, la cosa che dovremmo conservare di queste notizie è esattamente la comprensione di come negli altri paesi si affrontino questioni che da noi ricorrono frequentemente. Anche se in genere, coloro che sottolineano episodi come quello riportato, dando loro il giusto rilievo, sono tacciati di esterofilia, in realtà è proprio a queste notizie che dovremmo guardare per poter capire come poter affrontare i problemi in casa nostra. Per comportamenti analoghi a quelli che salgono alla ribalta della cronaca, cosa succede negli altri paesi europei? Come si reagisce? Quale corso di eventi ne segue? Ecco, il mio sogno sarebbe un TG1 dove, dopo l'ennesimo scandalo scoppiato in Italia, si indaga come scandali analoghi siano stati trattati all'estero. E invece, il più delle volte, quando notizie simili giungono in Italia dall'estero, la reazione che si tende a promuovere è quella del dire: "Hai visto! E' così dappertutto..." il tutto accompagnato da ampi sorrisi auto-assolutori. E un post-scriptum. Come accennavo sopra, in genere queste notizie sono rigettate con sdegno da quanti non vi vedono altro che esterofilia. La questione è discussa e controversa: gli italiani amano parlar male del loro paese più di quanto non accada ai cittadini di paesi stranieri? E' forse vero che l'italiano ha maturato un atteggiamento di ostilità diffusa nei confronti dell'Italia in forme polemiche eccessive e gratuite che non hanno riscontro nel modo con il quale, poniamo, inglesi e francesi parlano del loro paese? Ripeto, sono domande vecchie e sempre risorgenti, che alcuni riportano addirittura alla condizione di frammentazione politica pre-unitaria e al suo effetto sull'Italia di oggi. Io ovviamente non so cosa rispondere né sulla frequenza dei lamenti degli italiani, né sulle origini storiche di quegli atteggiamenti. Mi chiedo però sempre se non sia possibile superare quelle domande e la tesi che esse adombrano ("siamo noi italiani che sputtaniamo l'Italia") con la valutazione di come sia riportate in altri paesi le notizie che riguardano l'Italia: forse che nella stampa francese, tedesca, inglese o americana ricorrono servizi giornalistici dove si guarda a come noi in Italia affrontiamo e risolviamo certi problemi o questioni? Se questo non accade che molto di rado, forse l'esterofilia di alcuni non è del tutto ingiustificata.

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Ecco, il mio sogno sarebbe un TG1 dove, dopo l'ennesimo scandalo scoppiato in Italia, si indaga come scandali analoghi siano stati trattati all'estero. E invece, il più delle volte, quando notizie simili giungono in Italia dall'estero, la reazione che si tende a promuovere è quella del dire: "Hai visto! E' così dappertutto..." il tutto accompagnato da ampi sorrisi auto-assolutori.

Anch'io avevo il tuo stesso sogno ... un'acquisizione ostile della BBC alla RAI, con Minzolini sostituito da Jerimy Paxman. Ma dopo anni di discussioni con i miei amici ho capito che e' tutto inutile. Perche' come dici tu, loro sono convinti che tutto il mondo e' paese. Ormai evito di fargli notare che tutti i parlamentari coinvolti nello scandalo dei "rimborsi gonfiati" o non si sono presentati alle ultime elezioni o sono stati cacciati dagli elettori (divertente il fatto che in Italia si possono organizzare festini ed orge senza problemi mentre in UK ti cacciano se tuo marito ha visto due film porno a carico dei contribuenti), che in Inghilterra ti "fanno i fari" per darti la precedenza e non per dirti "stai fermo li' che devo passari prima io", che se all'asilo di mia figlia spariscono 30 pounds dalla borsa di un paio di insegnanti arriva la polizia e prende le impronte digitali su portafogli e borse (... spero che non abbiano preso quelle di mia figlia!!!), .... Che mia mamma mi dica che come si vive bene in Italia non si vive in nessun altro paese, lo capisco anche. Ma i miei amici hanno una laurea, gente che guadagna bene, che ha viaggiato (uno ha anche vissuto tre anni in UK) ma niente da fare, il dogma e' sempre lo stesso "in Italia si vive meglio". Come me, capire tu non puoi, tu chiamali se vuoi ... italiani. 

Diaciamo che qualcuno, in Italia vive meglio perchè gli conviene veramente (sfruttando gli altri). Altri pensano, che sia davvero così per ignoranza. A chi conviene che le cose rimangano come sono ora, è evidente che convenga mantenere un certo grado di ignoranza e non-conoscenza. Sarà anche per questo motivo che si sta tendando di distruggere completamente l'istruzione invece di averci massima attenzione?

Credo che la "soglia di trasgressione" quel limite oltre il quale ci si scandaliza e si decide di reagire protestando o cambiando voto sia andata sempre più in alto aiutata da una voce di fondo mediatica continuamente alimentata e fanaticamente ripetitiva utile a coprire nefandezza, illegalità, scandali ed arbitrio e tutto il marciume che negli ultimi anni si è rovesciato sull'Italia. Il tutto il mondo è paese, ausotassolutoria locuzione che nasconde disinformazione o superficialità continua anche in queste ore di fronte all'emergere di dossieraggi, ricatti incrociati, voci di servizi che spiano avversari e nemici politici. e adesso è passato anche il concetto che chi osserva rispetto alle menzogne che girano sulla crisi da cui "usciremo meglio di altri" è un disfattista anti-italiano. Appare incredibile agli occhi della media delle persone  conosco che di fronte ad episodi come quello sanzionato dalla magistratura inglese nessuno protesti per il banale motivo che quella è la legge. E non c'è altro da aggiungere.

Credo che tu abbia ragione. Decenni di bombardamento mediatico hanno rovinato i timpani di chi ascolta ed autoconvinto certe menti (propaganda alla Goebbels?). Ma c'è di più. Sono anche convinto che a molti convenga, senno' non si spiega come metà degli italiani siano conniventi.

una constatazione che torna ancora utile

L'italiano è un popolo che si fa guidare da imbecilli i quali hanno fama di essere machiavellici, riuscendo così ad aggiungere al danno la beffa, ossia l'insuccesso alla disistima, per il loro paese.

 

Manettari illiberali.

Se volete capirne qualcosa della quistione, vi consiglio la lettura dell'editoriale odierno del grande pensatore liberale italico, Ostellino Piero.

Pregasi notare, in particolare, lo stile sottile (si fa per dire) con cui il nostro passa da:

(a) "chiedendo le automatiche dimissioni di ogni uomo politico indagato, egli metteva nelle mani della magistratura il Parlamento e il governo, vanificando la separazione e distinzione dei poteri della democrazia liberale."

a

(b) L'autorizzazione a procedere era una buona idea (ancorché decaduta).

e poi da (b) a

(c) è da lasciare completamente alla sensibilità del parlamentare inquisito (e, chiedo io, condannato in primo, secondo, finale, grado?) la scelta di dimettersi o meno.

Povero Ostellino,

ormai ha il pilota automatico inserito. Io sono dell'idea che non ci sarebbe neanche da discutere di questo maestro di liberalismo (un maestro ovviamente, come tutti i maestri, superato dagli allievi che leggono i suoi editoriali), ma non ce la faccio a starmi zitto.

Ma ora che Fini è inciampato in una questione immobiliare, sulla quale i magistrati hanno aperto un fascicolo contro ignoti, quegli stessi ne chiedono le dimissioni da presidente della Camera, come se dipendessero da loro e non da lui.

Come possono essere Fini non indagato (almeno al momento) e Berlusconi (plurinquisito, prescritto e quant'altro) essere equidistanti rispetto a una richiesta di dimissioni avanzata reciprocamente, Ostellino non ce lo spiega. Il nostro si accontenta al solito di esprimere equidistanza rispetto a posizioni assai differenti solo per scodellarci le sue lezioni di liberalismo.

Il principio da opporre al teorema di Fini era semplice: chiedendo le automatiche dimissioni di ogni uomo politico indagato, egli metteva nelle mani della magistratura il Parlamento e il governo, vanificando la separazione e distinzione dei poteri della democrazia liberale. Ciascuno nel proprio ambito, i tre poteri dello Stato godono di una autonomia e di una indipendenza che rappresentano un contrappeso agli altri. I costituenti avevano costituzionalizzato questo principio riconoscendo alla politica di autorizzare o meno la magistratura a procedere penalmente contro un parlamentare.

Altro giro, altra fesseria. La separazione dei poteri potrebbe essere salvaguardata valutando i tipi di imputazione per i quali i magistrati intendono procedere (corrompere giudici per ottenere il controllo di una casa editrice [prima dell'ingresso in politica] non è "un atto compiuto nell'esercizio di prerogative parlamentari"); considerando l'arco temporale nel quale si sono svolti gli addebiti (prima e dopo i mandati, le azioni dovrebbero essere oggetto di inchiesta come per qualunque altro cittadino...invece sappiamo che le varie leggi salva-culo sono atemporali, ma tutto questo Ostellino non lo sa...). Di sicuro non aiutano questi schemini da scuola dell'obbligo che leggiamo sul primo quotidiano italiano: si mette tutto nello stesso sacco. Sulle autorizzazioni a procedere, poi bisognerebbe vedere quante volte i nostri padri della patria l'hanno effettivamente concessa e in ragione di quali evidenze giudiziarie: ho il sospetto che si scoprirebbe che il concetto di autonomia che la classe politica italiana si prefiggeva di difendere rispetto alla magistratura era molto, molto lasco. Si vedano le cifre.

Ancorché decaduta, l'autorizzazione a procedere rimane un esempio che dovrebbe valere anche per quanto riguarda le dimissioni di un indagato.

Qui siamo davvero alla confusione. Ostellino ritiene che l'autorizzazione a procedere dovrebbe valere per un imputato. Ma come fa questo a essere tale se, nel caso l' imputato sia un parlamentare, è necessaria prima l'autorizzazione a procedere? Forse sono io che non sono ferrato in procedura penale...se qualcuno sa, mi spieghi.

È evidente che, mentre l'autorizzazione a procedere atteneva agli aspetti procedurali, giudiziari, dell'azione penale, e riguardava i rapporti fra due poteri dello Stato (il Legislativo e il Giudiziario), l'opportunità o meno delle dimissioni attiene, invece, ai risvolti etici dei comportamenti politici e riguarda il giudizio dell'opinione pubblica. Buona regola sarebbe non confondere i due momenti e, allo stesso tempo, rimettere le dimissioni non a un automatismo conseguente a un atto giudiziario, ma all'autonomia della politica o, se vogliamo, al senso di responsabilità di chi le dovrebbe eventualmente dare.

Qui Ostellino chiaramente frena quella deriva tutta italica per cui, al primo accenno di scandalo, i politici corrono a dimettersi e consegnare i mandati. E quanti governi e politici abbiamo visti sfasciati da una montante marea di disapprovazione per le condotte immorali, ma giudiziariamente ineccepibili, delle nostre classi dirigenti? Con tutto questo moralismo italiano nella vita pubblica, non possiamo permetterci automatismi di sorta. Ma dove vive Ostellino? Ah giusto lui vive in Provenza, da dove soffia il maestrale verso l'Italia: probabilmente vivendo sottovento non sente l'odore di fogna dell'Italia che le sue parole non potranno comunque coprire.

Nessun altro può aspettarsi le dimissioni di un uomo pubblico inquisito, o anche solo coinvolto in uno scandalo, che non sia quel giudice supremo della politica che è l'opinione pubblica, che sono gli elettori, il cui giudizio si concreta nella scelta elettorale.

Bella, bellissima questa lisciata populista. I fatti non esistono, esistono i consensi elettorali più o meno assortiti, e siccome oggi BS miete voti, quello è l'ultimo tribunale al quale rimetterci.

Ecco, allora, perché entra in gioco qui - per dirla con Alexis de Tocqueville - l'altro grande pilastro della democrazia liberale: la libera informazione. Non è compito di media indipendenti organizzare, e condurre, campagne pro o contro uomini e partiti politici per delegittimarne il ruolo istituzionale. Dovere dei media è riferire i fatti ed esprimere giudizi verificabili nei fatti. Il resto è militanza politica. Legittima. Ma altra cosa dal giornalismo. 

Eccolo il maestro (di color che ignorano la situazione italiana) fare una bella abluzione pilatesca nel Gange putrido dell'ipocrisia nostrana. Quello che conta è la stampa libera. Non una parola sulla situazione di monopolio nella quale versa la stampa e la televisione italiana a favore di un soggetto politico ben identificato; non una parola su chi stia organizzando certi attacchi...niente di nulla...solo un riferimento ai fatti. Oh Ostellino, ma quali fatti?!! Proprio tu parli di fatti?! Tu che scrive un editoriale in prima pagina sul Corriere e riesci a ignorarli tutti, i fatti?

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