This is America, baby

25 ottobre 2009 andrea moro

Propago una notiziola letta ieri sera sul New York Times perché rivela il brutto ed il bello d'AmeriKa, nello stesso fatto. Riassumo per chi sia troppo pigro per leggersi l'inglese: la Walt Disney Company rimborserà gli acquirenti dei DVD col marchio "Baby Einstein", fino ad un massimo di 4 DVD a persona, $15.99 ciascuno, anche senza ricevuta. La decisione è stata presa per evitare un'azione collettiva minacciata da un gruppo di difesa dei consumatori. Il nodo della questione è il supposto valore educativo dei video. A me la cosa fa pensare e ripensare.

Non c'è famiglia americana con bimbi inferiori ai 6 anni che non possieda uno di questi prodotti, ma una nota di spiegazione per gli altri è necessaria. Si tratta di produzioni audio-visive mirate a bambini sotto i 2 anni. Anche noi ne abbiamo due o tre. Niente di fantascientifico, si tratta perlopiù di riprese di giocattoli in movimento associate ad una colonna sonora composta da musica classica edulcorata per i baby-orecchi.

Da un punto di vista di marketing è un'idea geniale. Quale genitore non vuole avere un piccolo Einstein? Che male può fare ascoltare Bach, Mozart e Handel a sei mesi di eta? Nessuno ovviamente. Ma, altrettanto ovviamente, non è proprio detto il bimbo diventi un Bach, un Mozart o un Einstein solo perché ascolta musica classica edulcorata. Tantomeno è probabile che la visione sul piccolo schermo di palline che rotolano su un piano inclinato abbia anche un effetto minimamente marginale sulle capacità intellettive di chi guarda.

La Disney sosteneva che questi video fossero "Educativi". Dopo il 2006 tolse la parola Educational dalle copertine su sollecitazione della Federal Trade Commission, che non ritenne opportuno procedere con misure più incisive. Un gruppo di consumatori non si ritenne soddisfatto e un anno fa minacciò una class-action.

La minaccia ha funzionato. Il livello di litigiosità di questo paese e gli sprechi che ne comportano è tale che il sistema produce soluzioni extra-legislative ed extra-giudiziarie. Che questa sia la soluzione efficiente non sono proprio sicuro. La notizia del rimborso sta producendo una discreta battaglia fra due fazioni di neuroni nel mio cervello.

Da un lato, è folle l'idea che un adulto, responsabile di aver acquistato dei video con immagini semi-demenziali, debba essere rimborsato per essere stato buggerato nel credere che queste immagini abbiano valore educativo. Il valore di questi DVD, al massimo, è di dare 20 minuti di respiro a genitori esausti che, magari questo sì, dopo un meritato riposo sono più efficienti a giocare e stimolare il loro bimbo di otto mesi. Chiunque creda il contrario, con o senza l'input della Walt Disney Company, merita di essere punito, non rimborsato, perché è destinato a fare danni ben più gravi ai suoi figli.

Dall'altro lato, la Disney, con o senza la parola "Educational" sulla copertina, ha marciato alla grande sull'immagine del baby-einstein, e sulla vulnerabilità degli esausti genitori moderni che vogliono tutto, ma proprio tutto, per i loro bambini. Che la soluzione scaturita sia equa o meno per la Disney non lo so, ma nel piatto positivo della bilancia dobbiamo certamente anche metterci l'effetto dinamico di scoraggiare futuri comportamenti ugualmente scorretti da parte della Disney o di altre compagnie.

Insomma, da un lato sorrido ironicamente alla notizia: queste cose succedono solo qui. Dall'altro ne sono soddisfatto. Good or Bad, this is Amerika.

21 commenti (espandi tutti)

Anche i giornali italiani (certamente Repubblica con Rampini, ma mi pare anche il Corriere) riportavano questa notizia oggi. In effetti la class action è molto americana. Quella italiana mi pare si sia totalmente impanatanata in Parlamento.

This is America, baby

dd 25/10/2009 - 18:30

Oltre al danno economico, comunque, la beffa:

Il colpo di grazia lo ha sferrato uno studio della Washington University. Per ogni ora trascorsa a guardare quei video "educational", gli esperti hanno misurato che un bambino fra 8 e 16 mesi anziché diventare un futuro Einstein accumula ritardi. Apprende dalle sei alle otto parole in meno, rispetto alla media dei suoi coetanei. La parola-chiave per spiegare un risultato così disastroso è "passività". I genitori si mettono la coscienza a posto piazzando il pupo davanti al gadget elettronico, lo abbandonano alla mercè di un mezzo digitale, e riducono il loro contatto col bambino. 


University of Washington, in Seattle. Not Washington University, in St Louis (which is where I am).

Troppe "university" e "washington" in coppia negli USA, la gente si fa sempre casino.

Questo studio l'avevo letto riportato nel NYT tempo fa, l'ho trovato ora qui. E' la solita storia: possibile che solo gli economisti pensino ad effetti come, in questo caso, selection, che potrebbero viziare le interpretazioni dei risultati che si vogliono suggerire? Possibile che non venga il dubbio che proprio i genitori che piazzano il bimbo di 18 mesi davanti a Baby Einstein per 4 ore al giorno sono anche quelli che non fanno un grosso sforzo nelle ore rimanenti? 

A onor del vero, alla fine l'articolo spiega in una frase che "the study’s correlational nature precludes drawing causal inferences", ma non spiega perche', non c'e' una riflessione seria dei limiti dello studio, nemmeno semplice semplice come quella fatta sopra dal sottoscritto.  La frase si nota a malapena nel contesto retorico del'articolo, che vuole suggerire tutt'altro. Studi del genere in Economia si relegano a riviste di terza categoria. Questo invece e' sul Journal of Pediatrics, secondo questa classifica la seconda rivista di pediatria.

A onor del vero, Andrea, il problema che dici è in parte corretto dal fatto che nello studio ci sono diverse variabili di controllo che dovrebbero associarsi alla tipologia genitori

che piazzano il bimbo di 18 mesi davanti a Baby Einstein per 4 ore al giorno [e (...)] non fanno un grosso sforzo nelle ore rimanenti

 

E d'altronde gli autori esplicitamente spiegano (sez. COVARIATES, terzo paragrafo)

The demographic control variables were chosen because they are known to be associated with both television viewing and with language acquisition.

 

Mi è chiaro che questo non elimina il problema della "selection", però anche sparare ad alzo zero mi sembra ingiustificato. Gli autori dello studio avevano pensato al problema ed hanno posto correttivi che, anche se non eliminano il problema alla radice, molto probabilmente ne riducono parecchio le dimensioni.

Visto che ti eri interessato di linguistica (e recensito il libro di un tuo omonimo) ti segnalo, a questo proposito, che, tra le evidenze del fatto che gli audiovisivi hanno probabilmente efficacia nulla sull'apprendimento, c'è un bellissimo studio che dimostra l'impressionante "istinto" per la parola anche a 9 mesi (relativamente tardi per l'apprendimento della fonetica).

In pratica dice che avere una educatrice cinese che interagisce con bimbi di 9 mesi in un asilo americano consente ai piccoli di discriminare suoni di quella lingua (che altrimenti avrebbero già perso la capacità di discriminare). Vedere un DVD omologo non sortisce alcun effetto.

Paper qui, press release qui.

Ho notato le covariates, ma includerle nella regressione non fa granche' per ridurre il problema della selezione. Ci vogliono altre metodologie, che in Economia si sono scoperte e si usano sin dagli anni settanta o anche prima: instrumental variables, heckman correction, etc... Non che siano la panacea, ma si tratta di cose elementari. Io sono completamente perplesso quando vedo questi studi che sono fermi, metodologicamente, a 40 anni fa. 

Ma questa cosa bisogna che me la spieghiate bene.

Insomma, i pediatri usano metodologie statistiche arcaiche che inficiano  le scelte di prevenzione/cura che propongono per i nostri figli? E tu, Andrea, leggi quel vecchiume di metodi anche in riviste con ranking particolarmente alti?

Ma è preoccupante, o no? Per me lo è.

Io non leggo riviste non economiche, quindi non posso sapere. Ho voluto pero' andare a controllare il ranking di quel particolare journal su cui si trovava lo studio. Non vorrei dare un giudizio definitivo su intere discipline senza conoscere in dettaglio cosa fanno, ma l'impressione che ne ho e' questa, sarei ben felice di sbagliarmi. Ci sono numerosi health economists che conoscono i metodi in economia, immagino che un po' di trasmissione di metodi esista, ma non so quanto pubblichino su riviste mediche.

Io sono sempre più propenso a non riconoscere diritti di risarcimento sotto alcuna forma a coloro i quali si vogliono far prendere in giro.

Io, come sempre, vado a spanne. Allora, chi compra quei giocattoli della Disney ha certamente un'attenzione particolare verso l'educazione dei suoi figli, che certamente esprimerà leggendo riviste di psicologia infantile, manuali pre-post mamman and so on...ebbene, gente simile non sa che la genialità è multifattoriale e discende da una combinazione di fattori che non è del tutto prevedibile? Non ci credo...e se davvero lo credessero, allora il buon Andrea avrebbe ragione: la Disney dia loro tre DVD e il governo federale porti via loro i figli, chè sono dei cretini.

Rimane da capire fino a che punto l'uso di aggettivi come "educational" possa essere considerato come ingiustificato: il gioco in questione era educativo, o sbaglio? Io mi chiedo sempre se, fatte salve le condizioni di trasparenza che devono valere per le informazioni relative al prodotto in vendita, non si limiti la "libertà di espressione" delle aziende ad utilizzare strumenti di marketing efficaci...certo alle volte Altroconsumo fa battaglie giuste sulla correttezza delle etichette, ma solo quando sono in discussione fatti obbiettivi: dichiarare che il succo di frutta x è "succo d'arancia" anche se in realtà è solo un intruglio di acqua e zucchero è certo reato...ma su cose come la effettiva capacità educativa di un prodotto destinato ai bambini, ecco le cose si fanno complicate.

Ma difendere il marketing delle aziende puzza sempre...alle volte vorrei davvero leggere un saggio di filosofia politica che sostenga questa tesi: "il marketing presuppone le stesse competenze cognitive della democrazia (capacità di scelta, autonomia ecc ecc), pertanto il marketing va difeso, anche perchè parte della libertà di parola, infatti non è che una forma di quella..." e invece, in genere il marketing è sempre screditato, anche con esempi come quello riportato da Andrea.

Io sono sempre più propenso a non riconoscere diritti di risarcimento sotto alcuna forma a coloro i quali si vogliono far prendere in giro

Permettimi di non essere d'accordo: mi sembra troppo semplicistico e molto italiano: "se quelli sono fessi che s'arrangino".

Le leggi servono proprio per proteggere chi è più debole fisicamente e culturalmente.

Certo, che nel 2009, esista ancora chi cade nella truffa nigeriania fa cadere le braccia. Ma consideriamo che questi fessi spendono anche soldi della famiglia, degli eredi ed, almeno loro, è giusto abbiano la possibilità di adire le vie legali.

Personalmente preferisco la situazione USA (eccessi compresi) a quella italiana. La quale presenta comunque i suoi eccessi. Ad es:   che Altroconsumo possa fare iniziative come questa. senza giocarsi la credibilità.

PS

Sono molto affascinato dal marketing ma è solo una tecnica, anzi il nome che si da ad una serie di tecniche. Il paragone che mi viene è con l' arte retorica può essere usata allo stesso modo per sostenere tesi giuste e sbagliate. Di per sè ha valenza neutra.

giusto per curiosità, ma in amerika una class-action è mai andata in prescrizione?

Quando sento storie cosi', quasi capisco le etichette ridicole che specificano 'serving suggestion'. Chissa' magari hanno paura della class action perche' qualcuno si senta truffato che il pacchetto di biscotti non contiene la tazza di te' fotografata sopra. O la mia preferita in assoluto, la bottiglia di aceto con la foto di un'insalata sull'etichetta, e ovviamente 'serving suggestion'.

rivela il brutto ed il bello d'AmeriKa, nello stesso fatto

il brutto e' che comandano gli avvocati (con grande spreco di $$$ e tempo per tutti)

il bello e' che quando una ditta seria come la Disney si mette a fare un marketing semi truffaldino da baraccone si prende la batosta che (forse) si merita

the current offer, allowing parents to exchange their video for a different title, receive a discount coupon, or get $15.99 each for up to four returned DVDs, requires no receipt, and extends until next March 10.

insomma.. a sto giro hanno rischiato la bancarotta!

Se rinunciare ad una class action per 15,99$*4 (42,644€ al cambio attuale) o peggio per un coupon per altri prodotti Disney rivela il bello dell'Amerika non siam messi poi così male eh...

Di solito questi tipi di class action non hanno esiti diversi. Ricordo qualche anno fa che una class action aveva prodotto un rimborso di un paio di dollari sul costo dei cd da parte delle maggiori case discografiche. Direi che si sono risparmiati i litigation cost, che sarebbero stati probabilmente considerevoli, a guadagnarci di solito sono gli avvocati. 

Comunque non so se il tuo commento fosse ironico, ma se lo fosse hai torto, siamo messi infinitamente meglio qui in AmeriKa, e questo tipo di eccessi secondo me ne sono la conferma. In Italia si vedono porcherie impunite. Per fare un semplice esempio, durante il periodo in cui venne introdotta la riforma sul TFR, sul sito del sole 24 ore c'erano links a fondi d'investimento mascherati da informazione sulla scelta pensionistica in modo veramente vomitevole. Ho salvato gli screenshots da qualche parte. 

Si ma in questo modo non si è confermato di fronte alla legge il comportamento scorretto di Disney, qualora comunque fosse stato ritenuto tale.

60$ a rimborso potrebbero essere anche una cifra consistente per l'azienda, quel che trovo paradossale è organizzarsi per una class action... e spuntare solo un buono omaggio.

Il  commento era serio: fare causa contro chi deliberatamente ha marciato sulle ansie\ignoranze di milioni di genitori, quindi sui bambini, forte del trust del suo nome ed accettarne l'elemosina beh: è una vittoria tutta per Disney che questo mercato forse* truffaldino lo ha creato.

Che succederà adesso? Disney e le altre aziende smetteranno di spacciare i loro giocattoli per strumenti educativi o eliminare il termine, lasciandone inalterato il marketing, è stato sufficiente?

Pare che abbiano ridisegnato il web site e fatto altre cose simili. Comunque io credo ti sbagli, $60 sono anche tanti in confronto ad altri casi in cui le class action hanno vinto. Io direi che ai consumatori è andata benissimo, e non hanno speso niente in lawyering, di solito si prendono il 40% della vincita. 

Mah, che sia scoppiato tutto sto putiferio per la parola educational mi sembra veramente troppo. Allora in Italia (e nel resto del mondo) cosa si dovrebbe fare contro la Ferrero (per citare la più grande) che propina merendine a tutti i bambini (e non), con conseguente aumento dell'obesità infantile? Questi video (che non ho visto e forse non avrei fatto vedere alle mie figlie) non penso possano turbare più di tanto lo sviluppo cognitivo dei pargoli, c'è ben altro che li turba nella vita delle famiglie e in tutto il resto dei contenuti che passano alla TV senza filtri.

Ma l'Amerika è un grande paese, anche negli eccessi come questo, e forse proprio perciò ci affascina

La Ferrero per caso nelle merendine scrive che fanno bene alla salute? O che fanno crescere bene? Questo sarebbe il paragone rilevante. 

Insomma, non facciamo i sofisti. Tutta l'attività di marketing pubblicitario di Ferrero (potremmo dire anche di Mulino Bianco) è incentrata sull'idea che i loro prodotti sono sani e fanno crescere bene i bambini. Magari non dicono esplicitamente che "fanno bene alla salute", ma il messaggio che passa è che sono adatti alla crescita dei bambini. Basta vedere qui.

Beh non so qui il caso specifico è difficile da giudicare: è vero che il cioccolato (in misura appropriata) aiuta a crescere, così come le banane, la carne, l'acqua e l'aria. Nel caso dei DVD invece esiste un pronunciamento dell'American academy of pediarics che raccomanda la non fruizione di TV/Video fino ai 2 anni di età. Giusta o sbagliata che sia questa raccomandazione, ha un'autorevolezza che non si può ignorare. 

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