Il 'test di impairment' e il valore delle banche

14 febbraio 2009 mario morino

I valori di borsa delle principali banche italiane risultano essere, analizzando i bilanci infrannuali al 30 settembre 2008, largamente inferiori rispetto ai valori dei patrimoni netti contabili. Il mercato è sotto shock e svaluta eccessivamente i titoli, oppure nell'attivo delle banche vi sono delle poste contabili che rischiano di dover essere pesantemente ridimensionate?

Un semplice esempio per spiegare come funziona il test di impairment.

Supponiamo che io sia il proprietario di una gelateria il cui patrimonio netto contabile è di 100.000 euro, costituito da alcuni cespiti (120.000 euro), dai crediti (20.000 euro) ed al netto di qualche debito (-40.000 euro). Riesco però a vendere la mia gelateria ad una grande catena di distribuzione per 1.000.000 di euro, prezzo giustificato dal fatto che alcune attrezzature sono state contabilmente già ammortizzate ma continuano ad avere un valore, e dal fatto che il mio "parco clienti" e la qualità del mio gelato garantiscono un reddito interessante. Il compratore inoltre ha considerato che l'acquisizione della mia gelateria elimina un concorrente, che il mercato del gelato è in continua crescita, che le dimensioni della sua società aumenteranno e, perchè no, anche i bonus ed il valore delle stock option, considerato che il mercato vede con estremo favore tali operazioni di "merger". Insomma, soldi ben spesi.

Pagato il milione, il compratore deve "allocare" il maggior valore pagato rispetto a quello contabile (ossia i 900.000 euro pagati in più rispetto al patrimonio netto) in una qualche voce dell'attivo. Supponiamo che le mie attrezzature abbiano un valore di 50.000 euro superiore rispetto a quello di bilancio (dunque 170.000 e non 120.000 euro) e che per crediti e debiti i valori di bilancio corrispondano al "fair value". La differenza, ovvero i residui 850.000 euro, verrà considerata "avviamento" (goodwill).

Con i vecchi principi contabili, il valore dell'avviamento veniva ammortizzato lungo un determinato periodo di tempo, mediamente compreso tra 5 e 10 anni. Classico metodo "ragioneristico" che non si poneva il problema di valutare, di anno in anno, la "bontà" di questo avviamento ma che, per converso, garantiva la riduzione costante del suo valore, avendo come contropartita il costo dell'ammortamento.

I nuovi principi contabili internazionali (IAS-IFRS), obbligatori per le società quotate in borsa, trattano invece l'avviamento in modo diverso e concettualmente più corretto. Se i flussi di cassa futuri ed attualizzati della CGU (Cash Generating Unit, la ex-mia gelateria) danno un valore superiore alle componenti del capitale che è stato investito, non si ha motivo di ridurre il valore dell'avviamento (non è peraltro consentita la sua rivalutazione). Se viceversa le condizioni del mercato, la crisi, il peggioramento della qualità del gelato fanno ritenere che i flussi finanziari futuri non compensino il valore del capitale investito, l'avviamento deve essere ridotto, o azzerato, fino a ristabilire l'equilibrio. La verifica della "sostenibilità" dell'investimento, che la società di revisione deve certificare nel bilancio è chiamato impairment test, che (semplifico un pò ma in sostanza è così) deve essere svolto per tutte le CGU che compongono l'attività della società sulle quali sono state allocate delle poste attive "immateriali" come appunto l'avviamento. Ovvio che gli "interessanti scenari futuri", le "mirabolanti prospettive di crescita", le "magnifiche sorti e progressive". sono tutti elementi che tendono ad escludere riduzioni dell'avviamento. Quando però si sbatte il naso contro una crisi come quella attuale, le conseguenze, almeno per i bilanci, sono serie.

Analizziamo ora alcuni dati relativi alle 5 principali banche italiane:

BANCA

PATRIMONIO

NETTO

al 30.9.08

UTILE

NETTO

al 30.9.06

AVVIAMENTO

IN BILANCIO

al 30.9.08

PATRIMONIO

NETTO SENZA

AVVIAMENTI

CAPITALIZZAZIONE

DI BORSA

AL 13.2.2009

VALORE

AZIONE

al 13.2.09

GRUPPO INTESA 50.809 3.778 17.587 (*) 33.222 27.845 2,35
UNICREDIT 56.620 3.424 22.162 34.458 17.650 1,32
MONTE PASCHI SIENA 14.185 641 7.633 6.552 5.635 1,02
UBI BANCA 11.470 620 4.360 7.110 5.350 8,37
BANCO POPOLARE 10.635 522 5.706 4.929 2.550 3,98

(*) valore al 31.12.2007. Non ho trovato il dato al 30.9.2008

In pratica pare che la capitalizzazione di Borsa dei principali gruppi bancari abbia già scontato l'azzeramento degli avviamenti (ed anche qualcos'altro, perchè non c'è solo il rischio avviamento, ma ad esempio quello legato alla valutazione delle partecipazioni non consolidate). Nella nota integrativa del Gruppo Intesa, a commento del risultato al 30 settembre 2008 (che evidenzia un utile netto "ante impairment" di 3.778 milioni di euro), si legge:

Inoltre, il bilancio 2008 potrebbe essere anche influenzato dai tests di impairment su asset partecipativi e immateriali il cui esito dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari e dall’evolversi dello scenario macroeconomico, ma anche dai piani d’impresa e dai budget delle entità interessate

Non invidio gli amministratori che dovranno approvare il bilancio di queste banche al 31.12.2008.

13 commenti (espandi tutti)

E' interessante notare anche che, mentre le due banche maggiori, BI e Unicredit (soprattutto Unicredit) scontano scostamenti percentuali fra valore di borsa e valore di bilancio significativi (l' Unicredit addirittura il 50% in meno), così non è per le altre due banche della tabella. Il MPS, ad esempio, pur avendo un valore di patrimonio al netto degli avviamenti molto basso, ha uno scostamento del 10 % fra patrimonio e valore di borsa. Non includo il Banco Popolare, perchè la normativa bancaria sulle popolari (a memoria) è diversa, nonostante la quotazione in borsa, per cui le banche popolari sono sempre sottostimate, essendo poco attraenti da un punto di vista di ritorno sull'investimento (a memoria).

Questo, secondo me, indica soprattutto che il mercato pensa che nel bilancio Unicredit ci sia qualcosa di "nascosto" (qualche bella "salsiccia" avvelenata, avendo l'Unicredit giocato molto sui derivati), mentre, forse, le altre banche ne sono meno coinvolte, secondo il mercato.

Tra l'altro, oserei dire, alcune banche potrebbero offrire rendimenti per azione molto interessanti. Forse è il momento di fare qualche puntatina sulle banche, oltretutto hanno cominciato a salassare la clientela in maniera indegna, per cui qualcosina di utile la tireranno fuori, anche in questi tempi bui.

Questo, secondo me, indica soprattutto che il mercato pensa che nel bilancio Unicredit ci sia qualcosa di "nascosto" (qualche bella "salsiccia" avvelenata, avendo l'Unicredit giocato molto sui derivati), mentre, forse, le altre banche ne sono meno coinvolte, secondo il mercato.

Unicrdit e' anche piu' esposto in Europa centro-orientale, un'area che non promette nulla di buono per i prossimi mesi.

Proprio all'esposizione all"Europa dell"Est, come diceva Michelangeli, e' attribuita la reazione di oggi dei mercati:

Feb 17, 2009 8:12 Bloomberg

Swedbank AB and UniCredit SpA declined more than 4 percent and the euro fell to a 10-week low after Moody’s Investors Service said it may downgrade banks with units in eastern Europe.

Stockholm-based Swedbank, the biggest bank in the Baltic states, dropped 4.2 percent to 29.50 kronor.

Italy’s UniCredit, which owns Poland’s Bank Pekao SA as well as operations in Ukraine, Kazakhstan and Russia, declined 6 percent to 1.14 euros. Bank Pekao, Poland’s biggest lender, slid 9.2 percent to 78.05 zloty.

 

Contributo molto ben strutturato che pone chiaramente in evidenza le problematiche delle banche italiane e che contraddice giustamente il sentimento comune che le banche italiane rappresentino un'isola felice nel settore del sistema bancario internazionale, in particolare europeo.

Non è assolutamente così, infatti nella direzione della maggiore trasparenza si muove l'invito del Governatore Draghi alle banche maggiori (e non) ad estrarre dal proprio attivo i titoli (o posizioni hedged) "tossici", cosa che è avvenuta finora, a mio avviso, solo in parte.

D'altro lato, va evidenziato che con l'impairment test vengono evidenziati i valori di avviamento delle realtà consolidate negli ultimi anni: dall'analisi riportata potrebbe sembrare che il valore dell'avviamento è pari a zero. In realtà, sappiamo che non sarà certo uguale al valore riportato in bilancio, ma sicuramente non si azzera. Esistono poi le partecipazioni non di maggioranza, quindi non consolidate, e su queste importanti svalutazioni dovranno essere apportate. Cito ad esempio la partecipazione minoritaria di BI in Natixis che ha visto il suo valore di borsa diminuire ad un ventesimo del valore di carico.

Non si tratta di aver a che fare con "salciccie" nascoste nei bilanci, come definite in un recente contributo, ma con l'atteggiamento tipico delle banche italiane a far affiorare il reale valore del loro attivo con lentezza, pur rimanendo nel rispetto delle direttive di vigilanza e dei criteri universalmente accettati di valutazione di bilancio.

D'altra parte il sistema creditizio Italia è stato sempre stato abbastanza chiuso, "protetto" e poco esposto alla concorrenza internazionale con un livello di fluttuante ancora contenuto rispetto ad altri paesi europei. Grandi fette del capitale dei princiapli players del settore sono nelle mani delle Fondazioni bancarie, che sono un'espressione dell'apparato politico del nostro Paese.

Forse sarebbe interessante chiedersi se gli azionisti "Fondazioni" che dovranno approvare i bilanci al 31.12.2008 oltre ad essere sorpresi delle situazioni che troveranno, provvederanno loro stessi a fare gli stessi aggiustamenti di bilancio che saranno richiesti dal minore valore di mercato delle loro partecipate. Dovrebbe essere così, non tanto in adesione all'impairment test, essendo le Fondazioni non quotate, ma in adesione a sani principi di trasparenza nei confronti del pubblico. Poichè si può discutere su tutto, ma non sul fatto che questi colossi, totalmente autoreferenziati, gestiscono denaro pubblico, nel senso vero della parola e cioè di proprietà del contribuente italiano.

 

Sarebbe interessante confrontare questi dati con quelli di altre importanti banche Europee e Amerikane. Molto interessante. Qualcuno che ha tempo e conoscenze per farlo?

Segnalo la seguente ricerca di Mediobanca.

Aggiungo alla tabella i dati delle due principali banche spagnole, Santander e BBVA, precisando che si tratta dei dati relativi alla chiusura del 4° trimestre 2008 (che da informazioni più sintetiche rispetto alla chiusura del bilancio annuale, anche se ovviamente i valori indicati rimangono gli stessi).

La voce "avviamento" comprende, per il Santander, sia attività materiali ed immateriali: il solo avviamento sarà dunque inferiore rispetto al dato che ho indicato, ma non ho trovato il valore puntuale.

I valori di Borsa paiono peraltro più omogenei ai valori contabili rispetto a quelli delle banche italiane. Per il BBVA la capitalizzazione è praticamente uguale al Patrimonio netto (senza alcuna rettifica), per il Santander la valutazione di Borsa è inferiore al patrimonio netto ma in misura non esagerata che probabilmente terrà conto del fatto che sarà dura fare 8/9 miliardi di utile netto nei prossimi anni.

Ricordo che le fusioni che hanno originato Santander e BBVA sono avvenute da ormai quasi una decina d'anni, al contrario delle assai più recenti operazioni che hanno coinvolto gli istituti italiani (Unicredit con Banca Roma / Intesa con San Paolo, MPS con Antonveneta / Popolare di Lodi con Popolare di Verona) e sono state probabilmente digerite meglio e pagate meno.

BANCA

PATRIMONIO

NETTO

al 30.9.08

UTILE

NETTO

al 30.9.06

AVVIAMENTO

IN BILANCIO

al 30.9.08

PATRIMONIO

NETTO SENZA

AVVIAMENTI

CAPITALIZZAZIONE

DI BORSA

AL 13.2.2009

VALORE

AZIONE

al 13.2.09

GRUPPO INTESA 50.809 3.778 17.587 (*) 33.222 27.845 2,35
UNICREDIT 56.620 3.424 22.162 34.458 17.650 1,32
MONTE PASCHI SIENA 14.185 641 7.633 6.552 5.635 1,02
UBI BANCA 11.470 620 4.360 7.110 5.350 8,37
BANCO POPOLARE 10.635 522 5.706 4.929 2.550 3,98
SANTANDER 66.555 8.876 10.289 56.266 46.650 5,72
BBVA 26.679 5.414 8.440 18.239 25.860 6,90

 

Ciao mario, articolo interessante ma segue domandina. L'impairment test riguarda l'avviamento, e si applica quindi a tutti i soggetti che hanno effettuato operazioni straordinarie negli ultimi anni (vero è che non mi viene in mente un solo major player che non abbia effettuato operazioni di questo tipo negli ultimi 5 anni...) Non ho capito quindi perche' nella intro parli anche di "titoli"; l'impairment per la parte relativa ai titoli credo riguardi solo le posizioni held to maturity, e non so quale sia la reale incidenza di questa categoria nei bilanci delle banche. O forse ti riferivi alle sole partecipazioni?

provo a leggergli nel pensiero: credo si riferisca a quelle posizioni che a s.p. figurano come immobilizzazioni finanziarie, per le quali in effetti ha senso pagare un sovrapprezzo (che poi viene contabilizzato come "avviamento" o, come secondo me sarebbe meglio tradurlo, "buoni propositi per il futuro"), vista l'intenzione di detenerle stabilmente in attivo. Insomma, le posizioni finanziarie "non di trading"...

Confermo, parlavo di partecipazioni.

Il problema è che prima ancora dei titoli tossici ed altre diavolerie, bisognerebbe fare le "pulizie ordinarie" della casa, buttando via le sedie rotte ed i divani sfondati. Se poi ci sono anche i travi (a Venezia) marci, questo è un ulteriore (piccolo o grande, dipende dal marciume) problema.

Con riferimento all'impairment leggo che l'Organismo italiano di contabilità (Oic) ha reso disponibile per la consultazione un documento in materia: tutti possono commentare.

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