Storie di ordinaria... giustizia penale

14 maggio 2011 sabino patruno

Ovvero, come i PM aiutano Berlusconi a vincere le elezioni.

Questa è una piccola e banale storia di ordinaria giustizia penale, che però ci aiuta a capire il successo del nostro Presidente del Consiglio. Un mio amico e collega notaio, che per comprensibili ragioni chiameremo col nome di fantasia di "Romolo Romani", ha avuto l’onore di ritrovarsi imputato in un processo penale per circonvenzione di incapace.

Questi i fatti.

Nel 2009 il nostro Romolo Romani stipula l’atto di vendita di un appartamento. A vendere è una elegante signora di poco meno di sessanta anni, che rivende una casa che ha acquistato due anni prima, a comprare sono due coniugi, a mediare il tutto ci sono due agenzie immobiliari. Un atto del tutto ordinario, senza nessuna particolarità: prezzo interamente pagato e dichiarato in atto, assegni circolari tutti intestati alla venditrice, atto stipulato senza alcuna fretta sospetta ed anzi preceduto da un prolungato scambio di e-mail con gli acquirenti per questioni collegate alla tassazione.

Insomma, un atto come se ne fanno tanti, senonchè, tre mesi dopo la firma, il mio amico riceve una telefonata da un avvocato che gli comunica di essere stato nominato tutore della venditrice, dato che la stessa, un mese dopo aver sottoscritto l’atto, è stata interdetta, perchè incapace di intendere e di volere in quanto schizofrenica. Il povero Romolo Romani casca dalle nuvole, perchè la signora non manifestava nessun sintomo apparente di incapacità e del resto nessuno, nè gli agenti immobiliari, nè gli acquirenti, nè gli impiegati dello studio, ha avuto sospetti. La cosa sembrerebbe finita lì, ma a maggio dello scorso anno due carabinieri si presentano nello studio del notaio, per sentirlo come “persona informata sui fatti”, dato che il figlio della signora ha presentato denuncia per la circonvenzione della madre, avanzando sospetti verso il di lei commercialista, che si sarebbe fatto pagare parcelle ingiustificate e, forse, appropriato di parte del prezzo incassato.

A quel punto il mio amico commette un errore fatale. Invece di fregarsene bellamente e dire che, dato il tempo trascorso non ricordava bene nè la signora, nè i fatti avvenuti al momento dell’atto di vendita, decide di aiutare la Giustizia (con la G maiuscola) e quindi fornisce ai Carabinieri una copia di tutto il materiale in suo possesso, risponde il più dettagliatamente possibile alle domande e, tra le altre cose, afferma che “la venditrice, al momento dell’atto di vendita, appariva del tutto presente a sè stessa”. Soddisfatto per aver dato il suo contributo di bravo cittadino, se ne sta per andare in vacanza, quando a luglio gli arriva una lettera dalla procura delle repubblica, con la quale il Procuratore gli comunica che lo ha sottoposto a indagini assieme al famigerato commercialista (che lui non sa neanche chi sia). La motivazione per la quale è indagato (tecnicamente il capo di imputazione) è proprio la famosa frase detta ai Carabinieri.

La notizia è di quelle che tolgono il sonno, anche perchè il mio amico è uno di quei notai precisi e prudenti in maniera quasi maniacale e non riesce a capacitarsi di essere visto come complice in un reato - dal suo punto di vista - infamante. Poichè è comunque un uomo di legge, sa che l’azione penale è obbligatoria e quindi, con rassegnazione e fiducia nella Giustizia (sempre con la G maiuscola) si difende: nomina non uno, ma due avvocati, dato che, per ragioni procedurali che non è il caso di spiegare in questa sede, la procura competente è a trecento chilometri da casa sua; scrive un lungo memoriale, raccoglie le testimonianze degli agenti immobiliari e degli impiegati del suo studio, deposita il tutto in Procura e chiede di essere sentito dal PM. In una calda giornata di agosto, mentre l’Italia è al mare, si fa un viaggio di trecento chilometri e viene sentito, come indagato, da un colonnello dei Carabinieri (delegato a raccogliere le dichiarazioni), il quale candidamente gli dice: “notaio, non so proprio cosa chiederle, dato che è evidente che lei non c’entra nulla con questa faccenda”.

A questo punto Romolo Romani è sollevato, pensa di essersi preso solo un bello spavento e attende fiducioso l’archiviazione, ma le cose non sono così semplici, dato che a febbraio di quest’anno gli arriva un’altra comunicazione, con la quale viene informato del fatto che il Procuratore della Repubblica chiede il suo rinvio a giudizio per la complicità nella circonvenzione della famosa signora. La situazione gli appare davvero inverosimile, anche perchè, dopo aver preso visione del fascicolo del PM, scopre che su di lui, a parte la famosa dichiarazione fatta ai carabinieri (“la signora era presente a sè stessa”) non c’è stato nessun atto di indagine. Anzi, il famoso colonnello dei Carabinieri, nel trasmettere gli atti al Procuratore, ha evidenziato, addirittura in neretto, che a suo parere il notaio è del tutto estraneo ai fatti. In generale, poi, sono proprio le indagini che sembrano fare acqua da tutte le parti, dato che si procede per circonvenzione senza aver fatto nessuna verifica, in fondo banale, su chi ha incassato gli assegni, su chi si è appropriato dei soldi, sui rapporti effettivi tra il commercialista  e la sua cliente, su cosa ha fatto la signora dopo la vendita e cose del genere. Invece non c’è nulla di tutto ciò, se non la denuncia originaria del figlio (peraltro poco circostanziata), le testimonianze raccolte dai Carabinieri, del tutto generiche, e i documenti che il mio amico si è premurato di fornire.

Nient’altro, nicht, nada, nothing.

A questo punto arriviamo ad aprile di quest’anno, data in cui è fissata l’udienza preliminare davanti al G.U.P. Il mio amico, dopo avermi raccontato la sua avventura, ringrazia la fortuna perchè la vicenda sta venendo trattata lontano da casa sua, altrimenti la notizia di un notaio indagato sarebbe certamente uscita sul giornale locale, con tutte le conseguenze del caso e mi chiede di accompagnarlo anche perchè in passato sono stato magistrato  e il Tribunale è vicino a dove io abito. L’udienza preliminare, che dovrebbe filtrare i giudizi inutili da quelli che hanno un minimo di fondamento, è una esperienza grottesca. Il giudice è seduto dietro una scrivania, sommerso da una trentina di fascicoli, gli avvocati con i clienti stazionano nel corridoio ammassati l’uno a l’altro, in attesa che venga il loro turno, il tutto in un’atmosfera che appare lontanissima dall’ideale di Giustizia. Il PM - per tutti i processi che precedono quello del mio amico - chiede il rinvio a giudizio "a prescindere" e il GUP, per tutti tranne uno, si adegua alla richiesta. L’avvocato del luogo ci fa infatti sapere che questo giudice tende ad appiattirsi sulle richieste del PM e quindi, a questo punto, la prospettiva di un rinvio a giudizio si fa concreta.

Perciò, quando arriva il suo turno, il mio amico chiede di essere giudicato col rito abbreviato, vale a dire che il giudice deve decidere esclusivamente sulla base delle carte che stanno nel fascicolo del PM che, come abbiamo visto, era decisamente lacunoso. Dopo che l’avvocato del nostro Romolo Romani presenta la richiesta per l’”abbreviato”, la situazione si fa comica. Il PM, che un attimo prima stava per chiedere il rinvio a giudizio, dice testualmente "un attimo signor giudice, che mi devo leggere le carte". Sfoglia il fascicolo per cinque minuti, forse anche meno, e quindi chiede la assoluzione del mio amico, dicendo "il notaio non poteva essere a conoscenza dello stato mentale della signora", oltre a richiamare altre motivazioni contenute nella memoria già presentata al Procuratore. La richiesta viene ovviamente accolta dal giudice, che assolve con formula piena. In sostanza, la richiesta di rinvio a giudizio era stata fatta - se perdonate il tecnicismo giuridico - a cazzo di cane, dato che è bastato sfogliare le carte per meno di cinque minuti per accorgersi della evanescenza dell'accusa.

Romolo Romani, oltre alla comprensibile preoccupazione e ad aver passato mesi con l'incertezza di un processo penale pendente sulla sua testa, si è dovuto pagare due avvocati per una vicenda che, dall'inizio, era palesemente inconsistente nei suoi confronti. Al termine dell’udienza, il mio amico, che tutto è tranne che un berlusconiano, ha pronunciato la seguente frase: “ma allora Berlusconi non ha tutti i torti quando parla male dei PM!”. Ed in effetti c'è da chiedersi cosa sarebbe successo al suo lavoro se la richiesta di rinvio a giudizio fosse stata pubblicata sui giornali e, più in generale, quale può essere la condizione di un cittadino sprovveduto di fronte ad un meccanismo che decide così superficialmente delle sue cose. Oltretutto, anche la povera signora interdetta - vittima di un possibile reato - non sarà minimamente tutelata, perchè se è vero che il notaio non c’entra nulla coi fatti, è altrettanto vero che la posizione del commercialista appare molto più torbida e sospetta. Solo che l’indagine è stata fatta talmente male che, con ogni probabilità anche lui sarà assolto nel processo che continua, dato che lui è stato rinviato a giudizio.

Ora, io sono perfettamente cosciente della difficoltà e complessità del lavoro dei magistrati e del fatto che molti sono costretti a lavorare in condizioni inaccettabili, tuttavia i fatti accaduti spiegano perchè, quando Berlusconi attacca i giudici, guadagna voti. L’esperienza vissuta dal mio amico è probabilmente condivisa da centinaia di migliaia di italiani i cui amici e parenti si fanno una precisa idea della magistratura. Su queste persone BS ha gioco facile nel dipingere i magistrati come una "casta di fancazzisti ed incompetenti, borderline criminali", approfittandone però per proporre e/o far approvare soluzioni ben peggiori del male, il cui elenco è troppo lungo per riproporlo qui.

Oltretutto, gli attacchi di Berlusconi spingono per reazione i magistrati ad arroccarsi ancora di più, con ciò facendo perder loro di vista quello che dovrebbe essere un obiettivo primario, ovvero è l’efficienza dell’azione giudiziaria. Magari il Procuratore che ha così malamente gestito l’inchiesta ha da smaltire un numero X di fascicoli superiore a quello che consente di leggere e valutare con un minimo di raziocinio gli atti. Nel qual caso, non è a lui che si dovrebbe dare la colpa, bensì alla corporazione che, per esempio con il sistema di carriera economica per anzianità, si mangia tutte le risorse economiche mantenendo un numero di giudici inadeguato alle necessità (in Germania ad esempio sono circa 22.000 per 80 milioni di abitanti, in Italia neanche 9.000 per 60 milioni). Insomma, la soluzione non sono le pseudo riforme di Berlusconi, che a tutto mirano, tranne che a migliorare realmente le cose, nè il mantenimento dello status quo dell’attuale sistema di valutazione e carriere per i magistrati, perchè garantisce l’immobilismo. In definitiva, e tornando al titolo del post, si potrebbe dire che, se Berlusconi ha torto, i giudici non per questo hanno ragione.

71 commenti (espandi tutti)

Ho avuto qualche contatto con la magistratura (per fortuna solo come "persona informata dei fatti")verso la metà degli anni '80, quando io lavoravo in banca e SB non si occupava di politica. All'epoca me ne feci un'opinione non troppo diversa da quella descritta nel penultimo paragrafo del post.

Nello stesso periodo coloro che adesso sono gli avversari politici di SB raccontavano che l'URSS era il paradiso in terra.

Oggi in una disputa fra SB e "i magistrati" io credo a SB. Eppure non ho mai commesso un reato, non evado il fisco, non frequento prostitute minorenni etc.

Io, per principio, tendo a non credere a qualcuno di default e, in generale, mi pare alquanto improbabile che le ragioni stiano solo da una parte ed i torti dall'altra.

Quel che posso testimoniare in prima persona - fortunatamente solo per quanto riguarda la giustizia civile, e limitatamente ad un paio di episodi - mi ha fatto, da tempo, completamente perdere la fiducia nell'operato della magistratura. A prescindere da Berlusconi, le cui parole - che ultimamente hanno raggiunto straordinari vertici di follia - mi appaiono solo il sintomo di un Paese in sfacelo.

Anche questo racconto testimonia una costante della cultura italiana, specie quando c'e' lo Stato di mezzo: la bassa considerazione dell'individuo e del suo tempo. Gli insegnanti delle scuole vengono aggiogati a mettere le palline nella correzione dei test Invalsi, quando l'operazione potrebbe essere automatizzata con uno scanner, una persona che con un minimo approfondimento sarebbe risultata completamente estranea ai fatti viene costretta a spendere tempo e soldi per difendersi in un processo penale, "gli avvocati con i clienti stazionano nel corridoio ammassati l’uno a l’altro, in attesa che venga il loro turno" di udienza dal giudice.

Credo guadagnerebbe un vasto consenso una forza politica che fosse determinata a combattere questa cultura scadente in tutte le sue manifestazioni, e non solo episodio per episodio dalla particolare corporazione che ne patisce un effetto, spesso contemporaneamente angariando il cittadino comune in altri campi.

Quello che dici è semplice e ragionevole!

Tuttavia la domanda interessante è: perché in tutti questi anni in Italia non è riuscita a crearsi tale forza?

perché in tutti questi anni in Italia non è riuscita a crearsi tale forza?

Credo che siano necessarie doti di visione ampia e di lungo termine, intelligenza nel comprendere come il proprio egoistico interesse nel lungo termine beneficia da una societa' meglio funzionante, anche progresso culturale, che purtroppo la maggioranza degli italiani non ha, in parte per arretratezza, in parte per la cattiva qualita' delle classi dirigenti.

Ci sono molte storie che fanno capire come una riforma del sistema giudiziario sia indispensabile e molti di noi sono rimasti vittime di un meccanismo che sfugge alla logica e, soprattutto, alla giustizia, ma da qui a ritenere, per estensione, che il Sig. BS abbia ragione il passo è, più che lungo, improponibile.

Ci sono sicuramente molti provvedimenti da prendere e modifiche da apportare e la prima è quella di dedicare maggiori risorse ad un sistema al collasso non per incapacità o malafede del personale addetto ma proprio per la consapevolezza dei danni che subirebbe una classe politica che ha molto da temere da un sistema giudiziario efficiente.

Non ci sono scuse al comportamento di BS se non la volontà, comprensibile da parte sua, di non pagare il prezzo di tutto quello che ha fatto (e continua a fare).

 

Se ha letto in questo articolo una qualche apologia di BS, temo ne abbia completamente frainteso il senso.

Spiegare perche' certi argomenti hanno seguito e' ben diverso dal condividerli.

Con il nuovo codice di procedura penale dell'89 il PM ha la direzione delle indagini preliminari. Prima, invece la direzione era nelle mani della polizia giudiziaria, i cui atti andavano a finire direttamente nelle mani del giudice.

Ora, si è riformato il codice, ma non si è riformata la formazione dei Pm, che è prevalentemente giuridica, niente criminologia ne tecniche investigative. Questo da origine a degli evidenti problemi, anche perchè nel nuovo sistema la polizia giudiziaria deve attenersi al pm per tutte le autorizzazioni e ha solo una limitata attività ad iniziativa.

Se si da ad un soggetto tutto questo potere bisogna anche dargli una formazione adeguata. In secondo luogo, non capisco perchè nell'89 si sia andati così contro la polizia giudiziaria... a quanto ne so in altri stati ha molto più potere investigativo (e lo aveva anche da noi prima)

Non ho mai avuto a che fare con la giustizia, ma non stento a credere che sia... beh, come il resto del paese, messa malaccio.

Quindi, come tutto il resto, ha bisogno di essere riformata. Mi pare però che l'ostacolo maggiore a una riforma sia Berlusconi, prima di tutto, e la classe politica tutta, che in uno stato di diritto più.. diritto, avrebbe problemi con la giustizia.

Non se ne esce. Quello che c'è da cambiare in Italia è una cultura, la cultura corrente che prevede di essere "furbi" e corporativi, col risultato che non funziona più nulla e il sistema diventa sempre più ingiusto.

Ho appena finito di (ri)leggere la "Questione Privata" di Fenoglio. E mi viene da pensare che questo nostro popolo i numeri ce li avrebbe... Credo che, metaforicamente, sia più o meno ora di tirare fuori il moschetto e tornare in collina.

Ma come si fa? Si parte da dentro di sé suppongo. Si smette di essere indulgenti con sé stessi, si cambia l'ordine dei propri valori, si spostano giustizia e onestà davanti ad altre cose importanti come il benessere nostro e dei nostri familiari, davanti alle amicizie e al senso di appartenenza al clan-comunità-corporazione-azienda che ci danno un senso si protezione.

Con tutte le rinuncie che questo comporta: meno carriera, meno favori dagli amici, meno incassi in nero. Tocca pagare tutte le tasse. Chiedere fattura all'idraulico. Tocca allontanarsi da persone care che oggettivamente dobbiamo riconoscere non sono oneste. Il nostro amico leghista che brucerebbe i campi degli zingari (non me ne vogliate, la maggioranza dei potenziali brucia-zingari che conosco è leghista. L'esempio, a partire dal mio personale database aneddotico, è corretto) dobbiamo dirgli che no, non siamo più amici se non cambi idea.

Dall'alto delle colline, dopo un paio di inverni all'addiaccio, dopo che dei PM, dei politici, di mezza nazione (intendo: delle sue istituzioni) non saranno rimaste che macerie, forse qualcuno potrà finalmente poi scendere a valle e fare pulizia, e ricomiciare a tirar su le città.

E mi viene da pensare che questo nostro popolo i numeri ce li avrebbe...

Il nostro popolo i numeri li da.

In quel libro si parlava della generazione che aveva ventanni negli anni 40, non siamo noi e forse anche loro non erano così.

Non voglio fare il disfattista, ma da troppo tempo sento genericamente dire che gli italiani hanno le capacità e le risorse per cavarsela sempre nelle situazioni difficili e che, in qualche modo, ce la caveremo anche stavolta e che "noi la qualità della vita", "il cuore degli italiani brava gente" ecc ecc

La realtà è che siamo un paese dove qualcuno nega la patente agli omosessuali, dove il 20% degli abitanti della capitale abbandona la città perchè un tizio ventanni prima aveva previsto un terremoto (cosa nemmeno esatta), dove i magistrati trovano normale ascoltare un pentito a ventanni di distanza che dice che la mafia a messo bombe per influenzare un partito che sarebbe stato fondato due anni dopo (e non sono berlusconiano), dove si fanno indagini come nel caso Claps.

Ripeto non voglio fare il disfattista, magari la "sfangheremo" alla grande anche stavolta ma dobbiamo renderci conto che i numeri non li abbiamo, che siamo messi male (non malissimo, ma male) e che bisogna tirarsi su le maniche e sudare.

Mah... non è che sia ottimista, intendiamoci. E neanche penso che gli italiani di quella generazione fossero dei santi (credo che sia proprio questo il messaggio centrale di Fenoglio btw). Erano italiani anche i fascisti e i repubblichini di Salò, per fortuna hanno perso loro e hanno vinto i partigiani-alleati.

Dico che a un certo punto nel '44 qualcuno degli italiani decise che era ora di finirla con i compromessi e lo stare in parte aspettando, e per affermare una loro idea di giustizia e di stato ci hanno rimesso del proprio, morendo, mettendo in pericolo la famiglia o a volte sparando sul fratello arruolato fascista.

Oggi i fascisti non ci sono più... ehm... o almeno hanno riposto il moschetto. Però mi chiedo se gli italiani con una loro idea, diversa dal mainstream, della giustizia e dello stato, non dovrebbero proprio adesso cominciare a rimetterci in proprio - rompere amicizie, rinunciare a un po' del loro benessere, metterci la faccia almeno - per poter affermare una loro posizione netta, tanto netta quanto la fu quella dei partigiani nei confronti del fascismo.

Penso che il paese si avvii pian piano a essere tanto diviso quanto lo fu nel '44, e fintanto che ci sarà un pezzo del paese sulla sponda giusta, direi che il nostro popolo ha i numeri.

Capisco quel che vuoi dire e non voglio esser disfattista, voglio solo mettere in guardia perchè a me sembra che al "mainstream" si contrappongano due correnti entrambe molto poco promettenti:

1. un gruppo di demagoghi, con idee economiche e sociali pateticamente comunistoidi e con modi comunque da fascistelli.

2. gente la cui unica ragione d'essere è che "loro son contro BS", con il risultato che fanno arrivare gente come Scilipoti in parlamento

Io, questo "pezzo di paese" sulla sponda giusta, fatico a vederlo!

Capisco quel che vuoi dire, anche troppo bene.

Il "pezzo di paese sulla sponda giusta" secondo me però c'è. E' Napolitano che difende (praticamente da solo nell'arena politica) le istituzioni, sono i molti che si impegnano nel volontariato, i giornalisti come quelli del Fatto che scelgono la verità e il rischio. Sono - per non andare fuori tema - la Bocassini che persegue la prostituzione minorile ma anche sventa gli attentati al premier, ed erano Falcone e Borsellino, e sono decine di magistrati che al sud lavorano tutti i giorni per arginare la mafia nell'indifferenza o nello sprezzo della parte politica. Sono pochi e poco pubblicizzati. D'altro canto, se fosse facile fare gli eroi lo saremmo tutti. Anche i partigiani erano una minoranza. Quella che ha contato, però. Speriamo che il paese che conta siano oggi questi qui sulla sponda che a me pare quella giusta.

Se uno dice che in Italia molti giudici vivono in un universo parallelo diventa automaticamente un seguace di Berlusconi?

Alcuni anni (1994) fa ci fu una retata strombazzata sui giornali come "un grande colpo contro la piateria informatica" (si trovano informazioni cercando "italian crackdown 1994", compiuta dalla GDF su mandato di un giudice che non aveva idea di cosa stava trattando. Un mio amico si trovo indagato per contrabbando e associazione per delinquere perche' un personaggio che vendeva copie pirata di programmi e giochi lo aveva chiamato facendo una telefonata di 27 secondi con un modem (all'epoca chi aveva un modem a 9600 o 14.400 baud era un eccentrico e la Telecom in una conferenza presso Ingegneria a Bologna aveva affermato che era impossibile trasmettere a piu' di 2400 baud sui loro cavi. Vennero sequestrati tutti i "supporti magnetici", comprese i dichetti di installazione di un mouse ancora chiusi ed incellofanati nella loro scatola e le microcassette della segreteria telefonica. Nessuno degli inquirenti aveva idea di cosa stava facendo e di cosa stesse cercando. Gran clamore sui giornali, dicevo. A distanza di qualche anno, ovviamente, tutto si sgonfio' e vennero archiviate tutte le posizioni senza che nessuno desse la notizia. E nel frattempo gli indagati furono costretti e rivolgersi a degli avvocati che dovettero pagare di tasca propria e subirono danni economici non da poco, in quanto erano per lo piu' persone che lavoravano nell'informatica e gli avevano sequestrato tutto quello che poteva assomigliare ad un computer, per cui non poterono piuì' lavorare fince' non si ricomprarono tutto nuovo (il dissequestro arrivo' a distanza di mesi, se non anni).

Da quella vicenda (da cui scampai per il rotto della cuffia) che ho seguito da vicino, io mi sono fatto un'idea non molto generosa dei magistrati. Certo l'argomento era nuovo per l'epoca, il magistrato in questione era prossimo alla pensione e probabilmente non aveva molta preparazione sui modem e sulla telematica, la GDF, a parte qualche singolo personaggio che si stava specializzando sull'argomento, proprio non capiva la faccenda che si potavano trasferire dei programmi via cavo telefonico.

Pero' non potevano informarsi, prima di lanciare una bomba del genere?

Ovviamente non si puo' generalizzare e pensare che tutti i magistrati siano degli incompetenti, ma anche per i magistrati, come per ogni sottogruppo di esseri umani, vale la prima legge di Cipolla e non mi sembra che ci sia alcuna possibilita' di difendersi dall'operato di questi peronaggi e su un argomento cosi' delicato come la giustizia, non sono per nulla tranquillo che tutto possa sempre risolversi per il meglio (anche se nel frattempo si e' dovuto buttare stupidamente tempo e denaro).

Insomma, la fiducia nella magistratura e' bassa, ho visto casi di giudici che rispondono ad interessi differenti da quelli della Giustizia e non vedo come potersi difendere se si finisce invischiati dentro una inchiesta per i piu' assurdi motivi, pur non avendo fatto nulla.

Sono per questo da inquadrare tra i "seguaci di Berlusconi"?

 

Il problema evidenziato dall'articolo è chiaro. Come dice Marcello Urbani in un commento sopra:

Spiegare perche' certi argomenti hanno seguito e' ben diverso dal condividerli.

Il fatto che qualcuno voglia inquadrarti tra i seguaci di BS è dovuto alle limitate capacità di alcuni nostri compatrioti che non riescono a concepire i dibattiti se non come contrapposizione tribale. Se BS parla male dei magistrati allora i magistrati sono perfetti, se BS vuole cambiare la costituzione allora questa diventa perfetta e così via. Ovviamente la cosa vale anche al contrario (vedi lenzuolate di Bersani, dove i "liberisti" del PDL hanno dimostrato il loro valore).

Persino i tifosi calcistici sono più evoluti.

Faccio grazia del racconto di mie vicende dicendo solo che neppure denunce a magistrati, anzi a PM e giudici hanno sortito effetti pur disponendo di prove per tabulas di omissioni ed altro.Non basta certo un concorso pe uanto difficile a fare un buon giudice o un buon PM ma competenze non solo giuridiche e skills diversi da quelli tipici di un qualunque burocrate. E poi studiare, studiare e studiare non tanto e non solo codici e pandette ma la realtà che poi il caso li porterà ad indagare e giudicare. Chiamiamola meritocrazia, chiamiamola valutazione ma una magistratura così è inaccettabile.

Che siamo messi male non c'e' dubbio. Sarei solo un pochino attento a non fare di tutta l'erba un sol fascio. Non basta un esempio negativo per screditare un'intera categoria. Se ci sono le mele marce, togliamole dal cesto o facciamo in modo di renderle evidenti. Quali altri elementi vi sono per poter etichettare una intera categoria in maniera negativa?

Non credo si voglia fare di tutta l'erba un fascio. Al contrario evidenziare come i problemi del "sistema giustizia" esistano, siano importanti e di come in questa situazione peschi chi vuole screditare tutto per i propri interessi.

Spella alle "mele sane" di eliminare le "mele marce" dal cesto. Se alle "mele marce" viene permesso di rimanere nel cesto (cioè non sono espulsi o quantomeno severamente sanzionati) è assolutamente legittimo "etichettare una intera categoria in maniera negativa". Vale per i magistrati, ma anche per qualsiasi altra categoria: se ad un professore pedofili viene permesso di continuare a fare il professore, è legittimo etichettare tutti i professori come pedofili; se un poliziotto fa il magnaccia e gli viene permesso di continuare a fare il poliziotto è legittimo etichettare tutti i poliziotti come magnaccia etc.

Giusto, ma non tutte le categorie hanno gli strumenti per poter fare pulizia.... Certe categorie che avrebbero gli strumenti non vogliono applicare. Gli esempi arrivano soprattutto dall'alto...

... e inevitabilemente il discredito si estende all'intera categoria.

Sono assolutamente in accordo, ma ci sono categorie che non possono "far pulizia". E nel pubblico impiego sono la maggior parte (i politici possono e dovrebbero, ma vista la qualita' attuale ed il meccanismo autoreferenziale/autovalutativo... e chi sta sotto non vuol essere da meno...)

Strauss-Kahn dice addio all'Eliseo... e per quello che riguarda i nostri scandali?

DSK è accusato di sequestro di persona, violenza sessuale e tentato stupro, e chi lo accusa è la presunta vittima. Premesso che io credo davvero che tutti sono innocenti fino a condanna definitiva, perfino i socialisti, mi sembra un caso ben più grave di qualche palpatina verso fanciulle pienamente consenzienti.

Del resto che a DSK piacessero le donne era cosa già risaputa da tempo, e questo non gli aveva impedito di divenire il favorito per le prossime elezioni presidenziali prima ancora di essersi ufficialmente candidato.

...e allora ci teniamo cio' che ci meritiamo, che ovviamente screditano tutta la categoria come detto nel caso discusso sopra. Solo che in questo caso l'intera categoria che va a marcire e' l'intera popolazione.

P.S.: qualche palpatina? ...ma se in europa siamo diventati una barzelletta...

Sono assolutamente in accordo, ma ci sono categorie che non possono "far pulizia".

Tra tutte le categorie esistenti in Italia pero' ce n'e' una che per diritto costituzionale e' sostanzialmente auto-referenziale: la Magistratura.  La Magistratura si auto-amministra (e se non erro le nomine politiche nel CSM sono 1/3 del totale dei membri) e quindi ha tutti gli strumenti per promuovere chi merita, emarginare chi non lavora, punire fino al licenziamento chi sgarra o anche solo non ha un livello minimo di produttivita'.  Quindi se c'e' in Italia una categoria che - se vuole - puo' fare pulizia al proprio interno questa e' proprio la Magistratura.

E nel pubblico impiego sono la maggior parte (i politici possono e dovrebbero, ma vista la qualita' attuale ed il meccanismo autoreferenziale/autovalutativo... e chi sta sotto non vuol essere da meno...)

Non capisco questa difesa del pubblico impiego.  Nel pubblico impiego italiano c'e' secondo me maggiore auto-referenzialita' (pur non totale come nella Magistratura) che nel settore privato.  I docenti universitari per es. in larga misura si auto-gestiscono, secondo me molto piu' della media dei Paesi OCSE.  I lavoratori del pubblico impiego sono generalmente piu' sindacalizzati, credo, e poi spesso sindacalisti o ex-sindacalisti sono insediati ai vertici. E' un vero peccato che la grande autonomia di cui godono molti settori del pubblico impiego italiani non sia stata sfruttata per migliorare efficienza e qualita' ma ... per altri fini che credo siano ben conosciuti anche se generalmente omessi e taciuti.

La Magistratura è uno dei poteri che dovrebbe essere indipendente. Va bene. L'impressione "a pelle" è però che i casi di "malagiustizia" ci siano, è vero, ma che la sommatoria (gravità dei casi) x (percentuale di malagiustizia) non sia ad un livello estremamente preoccupante come per la politica. Sarà solo una mia impressione, ma questa è.

Non sto difendendo il pubblico impiego, ma quella parte che cerca di fare onestamente il proprio lavoro. I dirigenti "coscienziosi" del pubblico impiego, poi, soffrono l'impossibilità  di poter intervenire per sanare situazioni anomale, non dico di scarsa produttività, ma addirittura di omissioni nel lavoro. Quali strumenti _realmente efficaci_ ha un direttore di dipartimento per poter intervenire sui colleghi docenti, sul personale amministrativo e/o ausiliario? Quasi nessuno... Per tacere poi dei casi in cui i dirigenti non sono all'altezza, perchè arrivati li' per caso o appositamente piazzati per ragioni politiche.

Quali strumenti _realmente efficaci_ ha un direttore di dipartimento per poter intervenire sui colleghi docenti, sul personale amministrativo e/o ausiliario?

Quasi nessuno strumento, perche' siamo in uno Stato malfunzionante.

Pero' per fare un esempio i docenti universitari come categoria sono sostanzialmente autonomi per quanto riguarda il reclutamento: possono scegliere i piu' bravi, come consigliato dalla Costituzione, invece di portaborse e parenti, se lo vogliono. I magistrati oltre (credo, se non e' cosi' accetto correzioni) ad essere 100% autonomi sul reclutamento, possono arrivare a licenziare un collega anche se non commette alcun illecito ma semplicemente non e' sufficientemente produttivo. Credo siano anche autonomi in tutto per l'allocazione del personale nelle sedi, e per l'assegnamento degli incarichi direttivi.

Quindi secoli di esistenza di quel concetto che si chiama "separazione dei poteri" o anche solo il concetto popperiano di "impedire che chi ha un potere possa fare troppi danni" sono solo baggianate.

Il punto è proprio che la pretesa che un potere qualsiasi, economico , politico o altro che sia, abbia in sè la capacità di rimanere immacolato e "cacciare le mele marce" mi sembra un utopia di scarsa utilità pratica.

Come la politica non ha nessun diritto di ritenersi ad un livello superiore alle leggi, così anche è compito di chi ne è estraneo, come il potere legislativo ed esecutivo, e quindi la politica, di scrivere leggi e attuare provvedimenti che "facciano pulizia".

QUindi sono convinto che il pessimo stato della giustizia italiana sia da addebitare sopratutto ad una classe politica che non ha nessun interesse al suo buon funzionamento, anche se poi di fronte a Maroni che si scandalizza della cancellazione di una norme aberrante come quella che imponeva l' obbligo della detenzione per gli accusati di omicidio, buttando nella spazzatura così tutti i bei discorsi sulla presunzione di innocenza che sento fare ogni santo giorno , il dubbio che ci si trovi di fronta a semplici incompetenti che essendo falliti in ogni altro campo si sono dati alla politica è forte....

 il dubbio che ci si trovi di fronta a semplici incompetenti che essendo falliti in ogni altro campo si sono dati alla politica è forte....

non e' un dubbio, e' una certezza...  qui, per esempio...

Mi sono riletto con attenzione ciò che hoi scritto e, francamente, non mi pare proprio di aver detto che per me "Berlusconi ha ragione", ho però detto, perchè e la verità, che una gestione pasticciata della giustizia non fa altro che portare acqua al mulino di SB e a far pensare a molti che Silvio abbia ragione.

La verità è che nel campo della giustizia, come in altre situazioni, l'enorme conflitto di interessi di Berlusconi causa la paralisi, dato che anche riforme di buon senso non necessariamente epocali, vengono paralizzate da una resistenza che sorge automaticamente, perchè comunque, in qualche maniera diretta o indiretta, finiscono per andare a vantaggio di SB in una delle sue mille vesti: imprenditore, imputato, editore ecc..

E' questa la vera essenza del conflitto di interessi: la paralisi sui grandi temi, per cui non si riforma nulla a fondo, ma ci si ritaglia leggi di convenienza.

 

Per questo problema la colpa è mia: sono io che ho detto che SB ha ragione (per quanto riguarda le sue dispute con la Procura di Milano) ma questo pensiero è stato attribuito a te.

Per quanto riguarda la resistenza che sorge automaticamente ad ogni riforma per pura avversione a SB (vedi per esempio qui) credo che più ancora che il conflitto di interessi la colpa sia della vera e propria ossessione antiberlusconiana che affligge moltissimi italiani. Mi è capitato spesso vedere versone intellettualmente evolute che al solo sentire pronunciare il suo nome si trasformano in trogloditi urlanti perdendo da un momento all'altro qualsiasi facoltà di raziocinio. Comincio a pensare che SB sia dotato di poteri sovrannaturali...

Sinceramente senza entrare nel merito delle critiche fatte qui sopra al funzionamento della magistratura sulle quali sono decisamente d'accordo il problema della regressione a trogloditi mi sembra sia molto presente anche tra i sostenitori di Berlusconi, per cui chiunque non si allinei all'adorante ammirazione nei confronti di qualsiasi azione del loro adorato è un pericoloso comunista traditore della patria, nei confronti del quale è giustificata qualsiasi bassezza.

Questo dico per esperienza personale, considero Berlusconi un politicante come tanti altri che non merita nè ammirazione nè un particolare astio, ma se mi premetto di usare come sarebbe normale la stessa intransigenza che ho per i politicanti di sinistra nei confronti del SIlvio vengo normalmente accusato di "OSSESSIONE ANTIBERLUSCONIANA" il conflitto di interessi ha un suo peso nello stato della giustizia italiana non fosse altro per l'evidente impossibilità logica di una riforma che abbia come fine il buon funzionamento della giustizia da parte di un politico che ha sempre dichiarato la propria convinzione che la magistratura sia un male in sè, e comunque non mi sembra che chi parla di magistrati come esseri antropologicamente tarati sia molto meglio di un troglodita.

Volevo solo limitarmi a far presente che le mele marce ci sono dappertutto. L'importante e' sabilire il grado generale della salute della giustizia italiana. Dell'argomento non so molto, sono sincero, ma mi sono spesso domandato se "l'accanimento" verso SB della magistratura non sia semplicemente dovuta alle "attivita'" del nostro PdC che, mi pare di ricordare, sia entrato in politica per proteggere i suoi interessi privati.

Non solo il conflitto di interessi paralizza i grandi temi, ma il caso Ruby ha dimostrato come si sia paralizzato per un certo tempo _TUTTA_ l'attivita' politica, con ripercussioni decisamente negative sull'intero sistema produttivo./economico nazionale, come del resto DoktorFranz ha evidenziato qui. (Mi fa piacere questa nota di DoktorFranz)

Giusto. Quando le priorità sono personali, l'inazione sui temi importanti per tutti gli altri è conseguenza logica e va evidenziata. Inoltre, sembra alquanto probabile che le misure proposte dall'esecutivo non siano esattamente in grado di risolvere i numerosi problemi che indubbiamente sono presenti, appunto perché affrontano la questione a partire da ciò che interessa evidenti specificità.

Però, sicuramente non è corretto attribuire la responsabilità del malfunzionamento solo al governo attuale: gli episodi che a me han fatto perdere completamente (non sto esagerando, è davvero così) la fiducia nell'amministrazione della giustizia italiota risalgono a prima che l'uomo di Arcore salisse al trono, e sono certo che moltissime altre persone - tra cui amici vari, delle cui vicende ho conoscenza - possono dire altrettanto. Il che significa che non ha alcun senso - come ormai quasi sempre avviene - ragionare (parola grossa, per lo più ...) sul tema in base all'appartenenza di schieramento. Tutto bianco o tutto nero è semplicemente puerile.

Quindi, non ci si può esimere dall'accettare la realtà: vi è una molteplicità di fattori che incidono, assolutamente non ultimi la resistenza al cambiamento e l'autoreferenzialità della casta in oggetto, che non accetta valutazioni del proprio operato, a meno che non provengano da un organismo controllato dai controllati stessi in un'ottica evidentemente corporativa. Fingere che non sia così - perché bisogna combattere "il mostro" - non risolverà alcunché, e non è dichiarando che sia solo una questione di rimuovere le "mele marce" - ovviamente presenti in qualunque categoria - che si otterrà un risultato apprezzabile. Quello che manca prima di tutto - ma non solo - è proprio la cultura della valutazione, come spesso avviene in questa landa desolata ed in particolare in ambito PA.

mi sono spesso domandato se "l'accanimento" verso SB della magistratura non sia semplicemente dovuta alle "attivita'" del nostro PdC che, mi pare di ricordare, sia entrato in politica per proteggere i suoi interessi privati.

Per piacere non cominciate a scannarvi su queste cose.

perchè e la verità

"perché è la verità"... questi accenti birichini ;-).

L'articolo e' evidentemente un aneddoto, ma immagino che se ci si mettesse al lavoro sarebbe possibile dimostrare un enorme spreco di risorse nella magistratura (spreco inteso in senso generale). L'inefficienza della magistratura italiana e' una delle cause principali dell'arretratezza del "sistema Italia", anche dal punto di vista strettamente economico.

Negare che sia un problema perche' e' IL cavallo di battaglia del presidente del consiglio e' indice di cecita' verso le cause sistemiche del degrado italico.

beh, Berlusconi è furbo negli slogan.

ma invece perché non ci si chiede come si possono gestire 30 fascicoli al giorno?

ovviamente è impossibile quindi il problema non è dei PM.

e un'altra cosa: i PM quando studiano le situazioni dei cavaliere sono molto precisi... ma lasciamo perdere sul suo comportamento (con tutti i tipi di corruzione che vanta lui e il suo entourage..).

 

Insomma.. chiamasi MIOPIA!

Recentemente, l'informatizzazione della giustizia ha avuto un'accelerazione interessante:

http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2011/marzo/1403201...

resta da vedere quanta parte è hype e quanta andrà davvero a regime.

Altrove la cosa è partita "dal basso":

http://www.padovanet.it/allegati/C_1_Allegati_10921_Allegato.pdf

e i diretti interessati dicono che funziona.

In realtà quest'ultima più che informatizzazione è automazione (o digitalizzazione, come la chiamano loro), ossia l'uso delle tecnologie informatiche rimpiazza le fasi di lavorazione, ma il loro funzionamento rimane quello di sempre. Approccio interessante, perché sappiamo bene che l'elemento più inerte (da non confondere con "rigido") in questi casi è quello umano.

CYA

va bene informatizzare ma bisogna anche cambiare leggi e regolamenti perchè l'informatizzazione possa dare i suoi frutti.

Un esempio le notificazioni a testimoni ed avvocati da parte dei P.M.: oggi devono essere fatte dall'Ufficiale Giudiziario o dalla Polizia Giudiziaria.

Avvocati e testimoni possono avere il domicilio in posti diversi sul territorio nazionale per cui la procedura attuale costa molto e puo generare errori (abbastanza frequenti) che provocano rinvio del processo (altri costi). Se la legge permettesse l'uso della posta elettronica certificata si potrebbero risparmiare costi ed errori: ma il legislatore latita. Tutto sommato l'attuale procedura spesso nella sostanza corrisponde ad una riduzione dei tempi di  prescrizione.

Altro aspetto, rilevato con chiarezza da T.P.S. nel suo libro verde sulla P.A. di quattro anni fa, la dimensione degli uffici:

Un aspetto importante per il perseguimento di maggiore efficienza ed efficacia nella spesa per

la giustizia, riguarda la dimensione degli uffici giudiziari. L’analisi dei dati evidenzia l’esistenza

nell’organizzazione giudiziaria di rilevanti economie di scala non sfruttate e rivela che un

importante elemento di inefficienza dell’offerta di giustizia in Italia risiede nella dimensione

troppo limitata degli uffici giudiziari.

• 848 Uffici del Giudice di Pace

• 165 Tribunali e relative Procure

• 220 Sezioni distaccate di Tribunale

• 29 Tribunali per minorenni

• 29 Corti di Appello (di cui tre sezioni distaccate) e relative procure generali

• Corte di Cassazione e relativa Procura Generale

• Tribunale Superiore delle acque pubbliche.

 

Numero magistrati per

10.000 abitanti

Nord 0,81

Centro 1,04

Sud e isole 1,33

Italia 1,04

 

rapporto cancellieri e

amministrativi/magis

trati in %

Bolzano 110 Sassari 164

Milano 124 Ancona 169

Brescia 132 Genova 170

Torino 135 Cagliari 171

Napoli 140 Perugia 172

Catanzaro 146 Trento 175

Roma 148 Palermo 177

Caltanissetta 148 Reggio Calabria 177

Salerno 151 Bari 177

Trieste 152 Firenze 182

Taranto 156 Lecce 183

Potenza 160 Messina 190

Venezia 161 l'Aquila 192

Bologna 162 Campobasso 221

Catania 164 Italia 155

sopprimere uffici inutili puo irritare le clientele locali per cui non se ne fa nulla: Angelino, anzicchè a riorganizzare la macchina, preferisce fare l'avvocato del premier.

Perchè Bossi non impone anche i "numeri standard" per la Giustizia?

Sembrerebbe che il mal funzionamento interessi a tutti. 

 

 

 

Mi sembra che Lallo abbia (come al solito) centrato un punto interessante.

Tra l'altro non e' vero che la magistratura sia una casta che compattamente osteggia le riforme: ho un amico giudice (civile) che, ogni volta che si parla del suo lavoro, non manca mai di lamentarsi delle inefficienze dovute all'eccessiva frammentazione degli uffici giudiziari. Non penso sia un caso isolato: sono in molti a rendersi conto che unita' operative piu' grosse permetterebbero non solo economie di scala ma anche una migliore distribuzione dei carichi di lavoro.

Comunque il post di Sabino mostra chiaramente che i difetti della magistratura non sono quelli della leggenda berlusconiana (una struttura simile alla STASI egemonizzata dalle toghe rosse) ma piuttosto rispecchiano  i mali italici: disorganizzazione, cialtronaggine e sciatteria.

Anzi: le riforme proposte da SB rischiano davvero di minare ulteriormente una giustizia gia' malconcia. Accorciare la lunghezza dei processi "per decreto" vuol dire negare giustizia a chi e' stato danneggiato;  rendere compicate le intercettazioni telefoniche vuol dire  non solo rinunciare a perseguire numerosi reati (specie quelli piu' complessi), ma anche aumentare il rischio di clamorosi errori investigativo-giudiziari (con innocenti che finiscono in galera).

Questi due ultimi commenti centrano perfettamente  lo spirito del post.

Il "sistema giustizia" è parte integrante del "sistema Italia" ed è solo la delicatezza delle materie trattate che ce lo fa sembrare diverso. In realtà le necessità della giustizia non sono differenti da quelle di altri settori della nostra economia e pubblica amministrazione e la cura non può che ssere un generale recupero di efficienza, solo che per farlo in molti devono rinunciare a qualcosa: i magistrati a un pianificazione di carriera che non premia adeguatamente i meritvoli, gli avvocati a perdere i piccoli feudi dei tribunali di provincia (punto che era presente in tutti i programmi elettorali e - non a caso - rimasto inattuato), i cancellieri a riorganizzare il modo di lavorare e gestire gli uffici e così via.

Non siste LA riforma, esistono invece numerose piccole riforme che però devono essere portate avanti con coerenza e progressivamente e costantemente nel tempo.

La scelta è stata invece quella di iniziare una guerra di religione, spararando alto (interecettazioni, separazione carriere ecc.) per raccattare in basso (prescrizione strisciante per numerosissimi reati).

 

Questo è il punto del post:

la giustizia italiana ha bisogno di riforme perchè, così com'è, non non funziona. Ovviamente BS non è il più indicato a farle e quelle che ha in mente non sembrano quelle che servono (anzi). Il problema è che, data l'estremizzazione del dibattito, siccome BS vuole riformare la magistratura automaticamente la magistratura diventa perfetta ed intoccabile per l'opposizione. Con il risultato di buttare chi ha sperimentato l'inefficienza della giustizia tra le braccia di BS.

PS

en passant: il problema della giustizia è un punto nodale, la mancata possibilità di far valere i propri diritti in tempi ragionevoli è alla base di vari problemi che frenano anche la crescita economica italiana.

Magari il Procuratore che ha così malamente gestito l’inchiesta ha da smaltire un numero X di fascicoli superiore a quello che consente di leggere e valutare con un minimo di raziocinio gli atti. Nel qual caso, non è a lui che si dovrebbe dare la colpa, bensì alla corporazione che, per esempio con il sistema di carriera economica per anzianità, si mangia tutte le risorse economiche mantenendo un numero di giudici inadeguato alle necessità (in Germania ad esempio sono circa 22.000 per 80 milioni di abitanti, in Italia neanche 9.000 per 60 milioni). Insomma, la soluzione non sono le pseudo riforme di Berlusconi, che a tutto mirano, tranne che a migliorare realmente le cose, nè il mantenimento dello status quo dell’attuale sistema di valutazione e carriere per i magistrati, perchè garantisce l’immobilismo.

Premesso che non tutte le storie raccontate nei commenti sono responsabilità dei magistrati, direi che Sabino ha centrato il problema.

La giustizia è un servizio fondamentale in qualsiasi paese. Il malfunzionamento di quella italiana è una tra le tante cause di perdita di competitività del paese. Per renderla più efficiente sarebbero necessari una serie di interventi radicali che si scontrano con interessi corporativi e/o campanilistici, interessi personali di qualcuno che non c’è bisogno di nominare, incapacità di inquadrare correttamente i problemi e di affrontarli.

L’efficienza della giustizia penale (ed anche civile) passa per:

a) una semplificazione delle procedure, togliendo tutti quei meccanismi che incentivano la domanda di giustizia anche e soprattutto quella inutile. Nel settore penale ciò significa disincentivare in maniera seria la scelta di andare a dibattimento. La cosa si scontra con gli interessi corporativi degli avvocati.

b) Chiusura di una serie di tribunali piccoli ed inutili (da Pinerolo a Tolmezzo, passando per Cassino fino a Barcellona Pozzo di Gotto) che impediscono di utilizzare bene le poche risorse umane a disposizione (tra i primi oppositori di simili progetti, oltre agli ordini locali degli avvocati: la Lega efficientista);

c) Una radicale depenalizzazione;

d) Una radicale informatizzazione e semplificazione delle procedure amministrative, al fine di aumentare la produttività del sistema in generale;

e) Last but not least: una riforma della carriera della magistratura in senso meritocratico. Il nostro sistema di carriera che separa l’avanzamento economico dalle funzioni e responsabilità rivestite, non trova riscontro da nessuna parte del mondo (almeno a quanto mi risulta). L’argomento per cui le poche mele marce vanno isolate è un tipico argomento per consentire il mantenimento dello status quo. Oltretutto, per come è attualmente il sistema, non vengono eliminate nemmeno le mele marce. Se il dirigente di un ufficio, che è il primo conoscitore del suo collaboratore, non deve fare una scelta tra i magistrati Tizio, Caio e Sempronio, perché solo ad uno di essi potrà dare la promozione, farà per tutti, e sempre, un parere positivo. Chi glielo farebbe fare di scrivere un pareRe negativo, con tutte le rogne, anche in termini di rapporti umani, che una simile scelta gli comporterebbe?

A fronte di queste priorità che sono di una solare evidenza, l’unica cosa sulla quale il Governo, quanto meno fa dei tentativi (anche se puerili) è quello dell’informatizzazione. Per il resto:

a) nella legislatura 2001-2006, ha riformato la carriera dei magistrati, lasciando inalterato il meccanismo di carriera automatica. E’ veramente stupefacente come un governo presieduto da un imprenditore che, in linea puramente teorica, per diventare ricco, dovrebbe essersi circondato da collaboratori validi e, quindi, aver applicato criteri meritocratici, non si sia nemmeno posto la questione. Direi che, a prescindere da tutto, si tratta di un indizio significativo della mentalità perversa diffusa nel paese.

b) ha introdotto e vuole introdurre nuovi meccanismi di incentivazione al dibattimento (v. riduzione dei termini di prescrizione e processo breve), con ciò aggravando lo stato comatoso del sistema.

A prescindere da qualsiasi considerazione su altri scopi nemmeno tanto reconditi, per quanto mi riguarda, questa è la misura diretta della completa inettitudine dei governanti.

Insomma, la c.d. “politicizzazione” della magistratura è un finto problema. La rivendicazione della magistratura della propria indipendenza non è certo, come si vuol far credere al popolo bue, la tutela di un interesse corporativo. Sono altri gli interessi corporativi della magistratura, che nessuno si sogna di toccare, come giustamente evidenziato da molti dei commenti.

Oltretutto, una riforma della carriera in senso meritocratico risolverebbe, per ragioni che richiederebbero un apposito post e non possono essere esplicitate in questa sede, molti dei problemi dei rapporti tra magistratura e politica, altro che “riforme epocali”.

Speravo in un tuo intervento per capirne di più!.

Due domande per quando avrai tempo (e voglia;-) ):

1 effettuare i cambiamenti indicati nei punti da a) ad e) troverebbe favorevoli tutti i magistrati? (domanda implicità: se sì, perchè non siete riusciti a"spingere" in tal senso?)

2 "depenalizzare" esistono confronti sulle pene tra i vari paesi o altri studi dove un profano possa farsi una idea di quel che intendi?

Grazie

1) da a) a d) si tratta di proposte che la magistratura fa da anni. Sul sito dell'ANM trovi numerosi documenti in tal senso.

2) sulla proposta e) sono l'unico magistrato italiano che la sosterrebbe (forse perchè sono mezzo tedesco :-).

3) perchè la magistratura non trovi ascolto sulle proposte da a) a d) è, in parte evidente (modifica delle procedure e chiusura dei piccoli tribunali), in parte inspiegabile anche per me se non con il totale disinteresse dei politici italiani ed, in generale, della classe dirigente del paese, per la ricerca di soluzioni ai problemi reali che affliggono il paese.

4) su questo non ti saprei rispondere. Certo è che in Italia ci sono numerosissime fattispecie di reato anche abbastanza ridicole che hanno un effetto a livello di deterrenza pari a 0. Alcune delle fattispecie di reato che davano più da lavorare e costavano un sacco di quattrini al contribuente, senza alcun effetto deterrente, erano quelle connesse alla legge sugli stranieri che, per fortuna, adesso sono state, di fatto, abolite dall'UE ed, involontariamente, dallo stesso Governo con il pacchetto sicurezza del 2009. 

Grazie!

PS

Potreste evitare, ogni volta che avete un pensiero o atteggiamento positivo, di ascriverlo all'essere mezzi tedeschi? Penso anch'io che sia per quello, ma è frustrante sentirselo dire ;-)

sul tema segnalo i libri di Bruno Tinti, dove l'autore formula le stese proposte per migliorare l'efficienza della giustizia, insieme ad altre più radicali (eliminazione di udienza preliminare e appello, elezione del csm per sorteggio, ed altre)

Dott. Bisignano, non incominciamo a scaricare il problemi sugli "interessi corporativi degli avvocati", perché questo è il solito modo di dare la colpa agli altri. Quando si propone di disincentivare il dibattimento, si intende elevare la soglia per l'applicazione concordata della pena? si può sostenere, su dati empirici, che questa forma di definizione dei processi sia poco usata? ma non si pone anche un problema etico-politico nella sua estensione, in un paese in cui si augura il carcere a tutti i rivali?

Chiusura delle sedi minori: che io sappia, prima ancora degli ordini locali si oppongono gli enti territoriali. In ogni caso, sarebbe opportuna qualche gradualità: la sezione distaccata del Tribunale di Pavia a Corteolona (dista 16 km.) è un relitto di un'epoca passata, non credo lo sia quella del Tribunale di Busto Arsizio a Gallarate. 

Una radicale depenalizzazione sarebbe una scelta liberatoria se eliminasse divieti ingiustificati. Il rischio è che, invece, si tratti solo del loro mantenimento, previa conversione in illeciti amministrativi: si sposta il peso dai giudici ordinari a quelli di pace o a quelli amministrativi (sono forse più efficienti?).

 

 

 

Dott. Bisignano, non incominciamo a scaricare il problemi sugli "interessi corporativi degli avvocati", perché questo è il solito modo di dare la colpa agli altri.

Luciano, prima di tutto diamoci del tu. Mi sembra che tu non abbia letto attentamente ciò che ho scritto. Rileggi il punto e). Ho detto, che vi sono colpe di tutti, anche dei magistrati che non si rendono conto quanto esiziale sia il nostro sistema di carriera. O credi veramente che la magistratura si ponga il problema? Ti garantisco che la corporazione dà per scontato questo sistema, manco si rende conto dell’anomalia. E se anche lo facesse, sarebbe assolutamente contraria ad un cambiamento del meccanismo in nome dell’indipendenza del singolo magistrato. Senonchè l’indipendenza sarebbe comunque garantita dal CSM.

 Quando si propone di disincentivare il dibattimento, si intende elevare la soglia per l'applicazione concordata della pena? si può sostenere, su dati empirici, che questa forma di definizione dei processi sia poco usata? ma non si pone anche un problema etico-politico nella sua estensione, in un paese in cui si augura il carcere a tutti i rivali?

No, anche qui, mi sembra tu ti sia perso una serie di puntate precedenti. In un articolo del 2008 ho spiegato quali sono i meccanismi perversi del nostro sistema penale. In sostanza, affinché il nostro sistema processuale all’amerikana possa funzionare, l’80% dei processi dovrebbero essere definiti con riti alternativi. Gli stessi avvocati, ai quali il sistema piace così com’è tranne l’invocazione della separazione delle carriere, in un loro studio affermano che la percentuale è esattamente inversa (80% dibattimenti e 20% riti alternativi). Tra le cause la magistratura indica gli incentivi ad andare a dibattimento anche se si è palesemente colpevoli. Prendiamo la prescrizione. In Italia, ed anche questa è un’anomalia, la prescrizione continua a correre anche a processo già instaurato, e quindi molti scelgono il dibattimento anche se sono colpevoli per il semplice fatto che porteranno a casa la certa prescrizione. Ci sono tribunali in Italia dove gli avvocati fanno proprio questo discorso ai loro clienti: “se hai soldi e vuoi investire, portiamo a casa la certa prescrizione”. Il patteggiamento lo lasciano ai poveracci che non hanno i mezzi finanziari.

Chiusura delle sedi minori: che io sappia, prima ancora degli ordini locali si oppongono gli enti territoriali. In ogni caso, sarebbe opportuna qualche gradualità: la sezione distaccata del Tribunale di Pavia a Corteolona (dista 16 km.) è un relitto di un'epoca passata, non credo lo sia quella del Tribunale di Busto Arsizio a Gallarate.

E perché non chiudere il Tribunale di Busto Arsizio e farlo assorbire dal Tribunale di Varese? Quali sarebbero le controindicazioni secondo te? In questo caso non vi sarebbero nemmeno problematiche di lontananza. A parte ciò, basterebbe, fare degli studi per verificare l’utilità di questi piccoli tribunali, per decidere quali chiudere quali tenere aperti.

Una radicale depenalizzazione sarebbe una scelta liberatoria se eliminasse divieti ingiustificati. Il rischio è che, invece, si tratti solo del loro mantenimento, previa conversione in illeciti amministrativi: si sposta il peso dai giudici ordinari a quelli di pace o a quelli amministrativi (sono forse più efficienti?).

Il meccanismo delle sanzioni amministrative funziona diversamente. Sono pochissimi i casi che sfociano in sede giurisdizionale, in quanto implicano un’opposizione alla sanzione. Prendiamo le multe stradali. Quante sono quelle impugnate secondo te? Garantisco che si tratta di un’esigua minoranza. Il punto semmai, è, successivamente, come incassare la sanzione. Ma, del resto, cosa è peggio: una sanzione amministrativa che viene sicuramente irrogata e, magari, non incassata, o una sanzione penale che viene solo minacciata e poi nemmeno applicata perché va in un armadio o in prescrizione?

 

Il problema dell’eccessiva numerosita’ dei Tribunali e’ abbastanza evidente. In Italia abbiamo 1.292 tribunali contro ad esempio i 1.136 della Germania che ha molti piu' magistrati rispetto all’Italia (595 tribunali in  Inghilterra, 703 in Spagna e  773 in Francia secondo i dati del CEPEJ). Indicazioni circa l’opportunita’ di chiudere sedi minori erano state gia’ presentate nel libro verde sulla spesa pubblica del 2007 (pagine 24 e seguenti) ; sono indicazioni generali, nel senso che non dicono quali Tribunali chiudere,  pero’ sembrerebbe pacifico che il ridurre il numero di Tribunali avrebbe un impatto positivo sull’efficienza della giustizia e non dovrebbe comportare costi esorbitanti. 

Non so se la magistratura si ponga il problema: mi è parso corretto reagire ad un'accusa generalizzata agli avvocati.

Io non mi occupo di processi penali, ma spesso mi capita di affrontare il risvolto civile di situazioni penalmente rilevanti: vale a dire, di assistere soggetti imputati di reati finanziari o economici, per quanto riguarda le pretese al risarcimento dei danneggiati. Nella mia esperienza, appena ciò era possibile, il collega penalista perseguiva il patteggiamento, non mirava al dibattimento, benché si trattasse di processi complicati, nei quali si sarebbe potuto anche mirare alla prescrizione. Ovvio, si tratta di un'esperienza limitata, ma dal mio punto di vista l'affermazione che patteggino i poveracci non trova conferma. In ogni caso, mi sembra improprio rinviare a un articolo di tre anni fa, non stiamo sostenendo un dibattito accademico!

Non ho particolari ragioni per suggerire la conservazione del Tribunale di Busto Arsizio, tanto meno della sua sezione a Gallarate; volevo semplicemente suggerire una soluzione empiricamente fondata, che mi sembra condivisa. Poi, naturalmente, possono darsi situazioni ambientali in cui anche un piccolo Tribunale dovrebbe essere mantenuto in funzione, data la sua lontananza da quello a cui si potrebbe accorpare: per esempio, non mi sembra proponibile la soppressione di quello di Sondrio e la sua incorporazione a quello di Como o a quello di Lecco (magari l'unificazione di questi due, sì).

Non so quante multe per violazione del CdS siano impugnate; qualche Giudice di Pace che conosco dice di trattarne molte. In ogni caso, se la situazione fosse quella da Lei proposta, si verificherebbe una riduzione della tutela dei cittadini che non so quanto sia auspicabile (PS: sono abituato a dare del Lei alle persone che non conosco e, avendo una certa età, sono refrattario ai cambiamenti).   

A fronte di queste priorità.... l’unica cosa sulla quale il Governo, quanto meno fa dei tentativi (anche se puerili) è quello dell’informatizzazione.

Caro Giudice Axel, vorrebbe togliermi una curiosità: a che punto è l'introduzione del c.d. "processo civile telematico"?

Frequento saltuariamente i Tribunali come CTU, ne sento parlare da tanto, ho partecipato a numerosi convegni con Giudici, Cancellieri, Avvocati, Professionisti, fornitori di software etc. ma tuttora di certo non pare ci sia molto.

Eppure, almeno in teoria, l'idea di informatizzare tutta la procedura civile, abolendo i passaggi di carte-carte, riducendo a zero le notifiche, all'indispensabile le udienze personali etc. etc. sembra formidabile e neppure troppo costosa. E allora? Cosa si aspetta? Grazie

GD

 

 

 

So che è in via di sperimentazione. Dalle informazioni che ho, a Milano si è sperimentato il decreto ingiuntivo telematico, con confortanti risultati in termini di miglioramento del sistema, senonchè pare, che abbiano esaurito il fondi per portare l’esperimento fino in fondo ed estenderlo agli altri tribunali.


 

<em>Giustizia: presto dl per atti on line<em>

24 Maggio 2011 13:23 CRONACHE e POLITICA

(ANSA) - ROMA - Sono 386, pari all'81% del totale di 477, gli uffici giudiziari che hanno aderito al piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia varato dal governo per garantire il passaggio on-line di atti, notifiche e pagamenti. I primi 58 kit con scanner, pc e lettori saranno installati entro giugno e cosi' sara' di mese in mese in altrettante sedi fino a una copertura che i ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, confidano sara' totale.

sperem!

Aggiungo: una persona onesta npn sbandiera severità d' accatto per compensare il lavoro che non ha fatto/non ha potuto fare: se non conosco gli atti assolvo sempre tutti. In più: quanto raccontato è simbolo di efficienza scandinava rispetto alla vigente giurisdizione (in)civile.

Ho letto l'articolo e i commenti.

Tutto è vero, perché tutto ha un vissuto personale che non può essere tralasciato.

Berlusconi e il Pdl hanno perso consensi, non certo per merito dell'opposizione e non certo a causa dell’informazione. Quello che l’articolo paventa non si è verificato. 

Mi piace pensare che la cultura (non solo quella sociale, ma anche quella scolastica) abbia dato i suoi frutti. Non ne faccio tanto una vittoria politica quanto una vittoria etica. Una presa di posizione non collocabile in siti parlamentari o ecclesiali, ma un rigurgito di dignità e orgoglio. Potrà anche essere vagale, questo rigurgito, ma c'è ed è un sintomo positivo.

Riconoscere l’Istituzione a prescindere dalle sue falle è raro esempio di democrazia e coscienza sociale. Speriamo che si continui così.

 

Ho cercato di sintetizzare al massimo, con una certa "scontatezza" diacronica.

Partendo dal titolo del post e, soprattutto dall'occhiello, per associazione ho pensato:

1- esperienze come quella descritta fanno, ahimé, parte della nostra realtà.

2- esperienze simili e la loro interpretazione dipendono strettamente dal vissuto di ognuno. (per es. io mi sentirei umiliata a morte, altri incazzati ecc)

3- non si è verificato il fatto che "  i PM aiutano Berlusconi a vincere le elezioni." Cioè ciò che l'articolo, per come io l'ho interpretato, temeva possibile.

4- questo fatto, ( la caduta a picco del Pdl), abbastanza singolare, se pensiamo a quanto sia stata accanita la battaglia per, contro e su l'informazione, mi piace farlo derivare, appunto dal senso, ben sedimentato nella società italiana, del concetto di democrazia. Quello che abbiamo imparato nei nostri tanto vituperati studi e che si conferma nel rispetto delle Istituzioni, a prescindere dalle falle e storture di cui siamo tutti consapevoli.

Ecco, spero di essere riuscita a spiegarmi meglio, anche se in modo didascalico e antipatico, ma non so fare di meglio. Visto che mi piace tanto questo sito e che molto raramente sono in grado di esprimere le mie idee, visto l'alto livello degli argomenti, non sono riuscita a trattenere la mia felicità nel vedere che quella che si temeva come deriva etica, forse, è in fase di correzione e il voto lo confermerebbe.

Grazie per avermi insegnato che bisogna essere in grado di farsi capire se si vuole comunicare.

 

A me il commento sembrava chiaro. Condivido anche il senso: finalmente un sussulto di etica. C'è solo da sperare che si incomninci a fare qualcosa di costruttivo per il paese, venga pure da destra o da sinistra non fa molta molta differenza, basta che si faccia e si faccia bene e presto. Spero che sia chiaro a chi ha vinto: non ha vinto l'opposizione (che non c'è), ma la voglia di dire basta alle schifezze, al non-fare, all'incapacità. E si aprono spazi politici a chi sa cogliere anche le note negative verso la magistratura..

Grazie a Lei per il chiarimento del suo pensiero.

Temo, però, che sia troppo ottimista. La verifica se i PM aiutino o no SB  a vincere le elezioni si potrà fare, in maniera convincente, alle politiche, quando vi saranno: nel frattempo, i processi avranno il loro svolgimento e magari una conclusione, ancorché provvisoria. Non è neppure detto che nel 2013 sia ancora Berlusconi il candidato a guidare il CDX.

Il senso dell'articolo, però, era un altro - almeno mi pare: troppe volte la giustizia è negata, arriva tardi, o si trasforma in ingiustizia. Questo problema resta, sopravviverà alle vicende personali di SB se non interviene una riforma radicale della law-in-action e, per quanto occorre, anche delle black rules. Si può discutere se basti introdurre meritocrazia negli uffici giudiziari, come ritiene Alex Bisignano, o si debba andare oltre, e di quali riforme legislative si debba trattare: ma mi sembra che l'articolo e la maggior parte dei commenti manifestino un bisogno di cambiamento.

P.S. - ho usato, per abitudine, termini inglesi che credo di dover spiegare: con il sintagma black rules si indicano le norme ricavabili da leggi scritte (si parla anche di law-in-the-books); law-in-action designa le pratiche necessarie per l'applicazione del diritto, che comportano attività di interpretazione delle regole e di valutazione dei fatti che possono portare a risultati inattesi (talvolta stravolgendo le attese dei cittadini).

Questi casi sono più frequenti di quanto pensiamo. I pm chiedono rinvii a giudizio a raffica (per mancanza di tempo? Carichi troppo elevati? Per procedure troppo macchinose?), poi ci penserà il processo a fare selezione, a stabilire danni e colpe. E intanto uno spettatore cosa deve pensare? Che se tizio è stato rinviato a giudizio significa che i pm hanno in mano elementi validi. Spesso è vero, a volte è falso.

 

Oltre a questo, mia moglie mi racconta di giudici che bigiano le udienze perchè devono presenziare all'inaugurazione della nuova caserma della gdf; una udienza in più da pagare per il cliente dell'avvocato. Ci sono i giudici che rinviano le udienze perchè hanno mal di testa. Altra udienza in più da pagare. E nessuno può prendere provvedimenti. E' stato citato Falcone come uno di quelli che sta sulla sponda giusta. Quando il CSM dovette scegliere il nuovo procuratore capo di Palermo, tra il merito (Giovanni Falcone) e l'anzianità (Antonino Meli) cosa scelse?

Questo commento potevi farlo in musica come Vecchioni ;-)

La realtà credo sia che la magistratura ha gli stessi pregi e difetti di parecchi settori del pubblico impiego in questo disastrato Stato:

poca meritocrazia, pochi incentivi a fare (a fronte dei rischi), risorse inadeguate, raramente si viene puniti per gli errori, praticamente mai si viene licenziati ecc..con l'aggravante del potere e delle responsabilità enormi che da l'amministrazione della giustizia.

In questo post sui problemi della giustizia volevo porre una domanda a chi abita all'estero. ilità hanno di godere e ricercare la visibilità "mediatica" i magistrati all'estero?

Esistono paesi che impediscono questi atteggiamenti coprendo con il riserbo il nome dell'inquirente?

Lo chiedo per alcune riflessioni, che mi ha suggerito il recente caso di calcio scommesse.

Abbiamo continue rivelazioni su giocatori e squadre di A coinvolte che non stanno in piedi***e le fantastiche dichiarazioni attribuite da Sky al PM Di Martino: "non abbiamo indizi, nè prove ma sospettiamo che siano state combinate partite di serie A a livello di dirigenti"

Ma su che base lo dice allora? Non c'è nessuna evidenza di reato ma io indago lo stesso, tanto in Italia non c'è niente di più urgente da fare!?  Ho come il sospetto che, se non si finisse in tv, queste inchieste non esisterebbero.

 

PS

***Al momento l'evidenza è di gente che millanta di combinare i risultati più probabili (goleade in Inter-Lecce e Milan-Bari) e quindi meno pagati e che oltretutto non ci riesce o di avere amici giusti in campo (De Rossi che nemmeno gioca) mentre non riescono nemmeno a combinare la partita della squadra, dove uno di loro gioca in porta, senza avvelenare i compagni

anche io trova la visibiltà mediatica del singolo magistrato gravemente controproducente.

In Germania, ad esempio, ogni Procura ha un ufficio stampa che si relazione con i media e di solito, quando si leggono resoconti su indagini, si parla della rispettiva procura e non del magistrato.

In Italia si è fatto un piccolo passo avanti, vietando ai magistrati - se non appositamente delegati dal capoufficio - di dare interviste a partecipare a conferenze stampa.

Personalmente sarei per la soluzione più drastica di vietare e sanzionare la pubblicazione del nome del magistrato da parte dei giornalisti.  

In Amerika alcuni magistrati sono eletti, e quindi molto interessati alla visibilita' mediatica perche' favorisce la rielezione e perche' consente il passaggio dalla magistratura alla politica vera e propria. Per esempio, il governatore dello stato in cui vivo (Pennsylvania) ha una lunga carriera di giudice eletto prima di diventare governatore.

Qualche amerikano mi correggerà ma mi sembra di ricordare che in USA siano eletti i magistrati inquirenti, e non quelli giudicanti.

É un sistema molto diverso e difficilmente paragonabile a quello italiano, tuttavia negli USA l'elezione dei magistrati serve anche da sanzione: se il magistrato fa cilecca non viene rieletto e deve cercarsi un altro lavoro; in italia invece, sebbene in teoria ci sia la responsabilità civile dei magistrati un magistrato che inizia un'inchiesta sballata o addirittura temeraria non rischia niente.

Grazie Alex il sistema tedesco mi sembra interessante e condivisibile.

L' elezione del magistrato stile USA è altrettanto interessante ma è decisamente figlia di un'altra mentalità. Da italiano vedo il pericolo di indagini demagogiche strumentali all'elezione. E' vero che poi, magari, la paghi ma intanto ti sei fatto eleggere!

Però questa è un idea basata sulla mentalità italiana, spesso un sistema (oltre a quanto di buono o sbagliato a in sè) consente di raggiungere risultati migliori perchè più si adatta alla cultura ed alla società in cui viene utilizzato.

Da italiano vedo il pericolo di indagini demagogiche strumentali all'elezione

Sì, però non è che un De Magistris, per dire, appaia esente da una simile critica. E, forse, da queste parti "un'elezione è per sempre".

Dok son d'accordo ma sto cercando un sistema che migliori la situazione rispetto al nostro ;-)

Quello americano ha il vantaggio (notevole) che il magistrato si devi ri-confrontare con gli elettori, per il resto sembra un sistema molto diverso da quello cui siamo abituati.

Sia gli inquirenti che i giudicanti possono essere eletti o nominati. Il magistrato giudicante di solito si chiama "Judge", mentre l'altro tende a chiamarsi "District Attorney".

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