Sgoop!

29 giugno 2010 franco bocchini (DoktorFranz)

Sergio Rizzo, apprezzabilmente, interpreta il suo ruolo di giornalista quale dovrebbe essere. La funzione di controllo del potere si esercita rivelandone i comportamenti censurabili, ed in questi giorni egli ha scoperto una notizia davvero succulenta. Peccato che, muovendosi nel solco della migliore tradizione dei Woodward & Bernstein "de noantri", abbia considerato superfluo un aspetto fondamentale: la verifica. Il risultato di tanta professionalità non è che l'ennesima dimostrazione della mirabolante qualità che contraddistingue l'informazione in questa landa desolata. Con i principali quotidiani in prima fila.

Non è raro leggere notizie false, distorte, tendenziose, imprecise, superficiali. La cosa non riguarda solo propagandistici bollettini di partito od impresentabili fogliacci che fanno del gossip la ragion d'esistere. Anzi, proprio i frequentatori di nFA hanno costantemente modo di apprezzare il pessimo servizio che la cosiddetta "grande stampa" rende alla sete di conoscenza del Belpaese: solo per citare alcuni episodi - tra i più recenti - si veda qui, quo e qua.

La segnalazione odierna - reo, ancora una volta, il principale quotidiano italiano - riguarda un ambito che abitualmente e giustamente suscita la riprovazione generale: la casta spreca il danaro dei contribuenti. Nel caso specifico, particolarmente esecrabile nel momento della discussione sul federalismo, le regioni si dotano di sedi diplomatiche all'estero. E lo fanno in misura francamente inconcepibile (se si assume che il vantaggio di tali operazioni non debba esser ricercato solamente nella dotazione di poltrone aggiuntive). Di più, le realtà amministrative maggiormente colpevoli - a dispetto del sentire comune - non sono le scialacquatrici regioni meridionali: in testa alla classifica, con distacco incolmabile, svetta - udite, udite - quel Veneto che si picca di dichiararsi virtuoso e che soffre del terribile morbo leghista.

Secondo Sergio Rizzo, sdegnato e sarcastico estensore della denuncia mediatica, dati provenienti dal Dipartimento del Tesoro certificano l'esistenza di ben 61 sedi di rappresentanza all'estero per la terra dei Dogi - circa un terzo delle 178 totali - in luoghi più o meno noti e talvolta apparentemente improponibili.

Di primo acchito pare si tratti di un dato fattuale incontrovertibile, e di uno spreco inconcepibile, dal momento che nessuno può seriamente dubitare della propensione italica allo scialo dei quattrini pubblici. La dovizia di particolari conferisce credibilità, anche in virtù della fonte dichiarata. Dunque, ecco un'altra tacca sull'arma fumante del Grande Giornalista Senza Macchia e Senza Paura. Ed ecco la ripresa della notizia da parte di alcuni altri osservatori - talora un filino grondante di compiacimento - che trovano la possibilità di stigmatizzare l'avversario politico, oppure di  vendicare l'onore territoriale a lungo ferito.

Ma la situazione è davvero quella presentata? Non esattamente.

Non senza imbarazzo iniziale, i presunti responsabili hanno immediatamente cercato riscontri e - sorpresa! - quell'indagine che cotanto Cato Censor avrebbe dovuto premurarsi d'eseguire, prima di lanciarsi all'attacco con furore, dichiara una realtà piuttosto differente: le uniche due sedi di rappresentanza sono a Roma ed a Bruxelles. Ma come, e che fine han fatto "i dieci uffici in Cina, l'irrinunciabile ufficetto in Bielorussia, gli appartamenti in Bosnia ed Uzbekistan, i due punti d'appoggio in Canada con i tre in Romania ed i quattro negli Stati Uniti, il pied-à-terre in Vietnam, la tenda (?) negli Emirati Arabi Uniti, il bungalow a Puerto Rico e finanche il consolato in Turchia"?

Tutto sommato, è stato facile svelare l'arcano. Anche ad un dilettante dell'informazione, pur scrupoloso, è bastato spedire un'e-mail o poco più. Ciò che il professionista ha colpevolmente trascurato di fare. Et voilà: si tratta di "antenne" all'interno di strutture internazionali esistenti, nelle quali non v'è traccia di personale stipendiato dalla regione Veneto, né di attrezzature di proprietà della medesima. Succede che la Comunità europea spinga fortemente un programma di collaborazioni transfrontaliere: la rete Enterprise Europe Network - di cui fa parte Eurosportello Veneto - gode perciò di cospicui finanziamenti comunitari. Essa fornisce un supporto informativo agli operatori economici interessati a specifici mercati, e servizi di secondo livello a pagamento.

Simili accordi di collaborazione esistono con altri Paesi, sempre presso le Camere di Commercio all'estero. Per alcuni specifici servizi di base è previsto un contributo a carico della Regione, che indirizza le imprese, le quali poi pagano prestazioni più mirate. La spesa regionale complessiva è ammontata alla stratosferica somma di euro 37.750 per tutto il 2009: suppergiù 640 euro/anno per ognuna di queste faraoniche sedi.

Dove stia, dunque, lo spreco di danaro del contribuente veneto è mistero senza fine bello. Si potrebbe, anzi, sostenere che l'azione di questa regione costuisca merito e non colpa, dal momento che dimostra di essere il territorio italiano che meglio si è inserito nei programmi di collaborazione europea ed internazionale a più ampio raggio.

Si può, certo, discutere dell'opportunità di prevedere tali "sportelli" e del rapporto costi-benefici. È lecito anche non essere d'accordo sulla necessità di mantenere qualunque tipo di operatività lobbistica a Roma e Bruxelles, luoghi delle decisioni. Soprattutto, è irrinunciabile denunziare comportamenti che antepongano le prebende personali all'interesse comune, nella consapevolezza che troppo spesso quella sia l'evidenza dei fatti. Dalla Vetta d'Italia a Lampedusa, pur se - ça va sans dire - non ovunque in egual misura. Ma il rispetto della realtà rimane essenziale.

Qualcuno dirà che, in fin dei conti, l'errore non sia grave. Non è vero. Perché la cosa è deontologicamente censurabile e perché costituisce un ennesimo esempio di quanto sia claudicante la qualità dell'italica informazione. Ed anche perché un simile approccio - al lupo, al lupo! - mina la credibilità: ciò, almeno, dovrebbe importare a chi di quella vive. Dovrebbe, in un luogo differente dallo Stivale.

Altrimenti, in fondo - ma proprio in fondo - vien tristemente da rivalutare l'inverosimile Biscardi. Anch'egli alla ricerca della notizia purchessia.

Con l'indimenticabile grido di battaglia: sgoop!

12 commenti (espandi tutti)

Che delusione! Stavo cercando da giorni la mitica tenda della Regione Veneto negli UAE sperando di trovarci una rivendita di prosecco o almeno di scroccare un grappino.

Comunque ricordo che il Presidente della Regione Zaia intervistato il giorno dell'uscita dell'articolo sul Corriere su Repubblica TV aveva ammesso di non sapere niente di queste sedi all'estero e che aveva chiesto ai solerti funzionari di appurare l'arcano, ma ancora non era riuscito ad ottenere una risposta.

 

Zaja è stato intervistato oggi a Radio 24 da Sebastiano Barisoni trasmissione Focus Economia. Era un tantino incazzato, con piena ragione, avendo pecisato che uffici di rappresentanza all'estero la regione ne ha zero.

Mi sembra strano siano in tutto solo 37.750 euro ad anno. 

Qua si parla di:

 La sede di Roma, acquistata di recente, è stata pagata 9  milioni 135mila euro Iva esclusa, e compresi i lavori di ristrutturazione. 

E di:

La sede di Bruxelles – spiega Zaia – è stata acquistata nel marzo 2005 al costo complessivo, compresa la ristrutturazione, di 2.730 euro al metro quadrato al netto di Iva. Ha la dimensione di 1100 metri quadrati

Che fanno 3 mln di euro.
C'è un mutuo da pagare? Non c'è il mutuo? Allora l'ammortamento della spesa in diciamo 40 anni di vita dell'immobile non è da calcolare? Le tasse tipo ICI? 
1100 metri quadri possono ospitare un centinaio di impiegati, ci sono? Se si questi non sono anche questi un costo da calcolare? Se non ci sono perchè acquistare un palazzetto dello sport per farci stare che so 1 persona? E il riscaldamento? Il materiale informatico? La donna delle pulizie? ecc.

Quei 37000 euri mi puzzano tanto quanto le 62 sedi all'estero e temo che la verità stia in mezzo.

Quei 37000 euri mi puzzano tanto quanto le 62 sedi all'estero e temo che la verità stia in mezzo.

Dai, non fare come Rizzo ..... leggi meglio, prima di avanzare sospetti e subodorare puzzolenti verità che stiano nel mezzo .... :-)

Riproviamo.

La regione Veneto ha un ufficio a Roma ed uno a Bruxelles - che nessuno dice non esistano - e non anche una miriade di altre sedi immaginarie che dimostrerebbero lo scialo.

Evidentemente, dove ci sono realmente uffici di rappresentanza ci sarà del personale e questo avrà un costo, che ovviamente non può essere solo la modesta somma citata: i 37.750 euro sono, invece, la spesa globale per l'anno 2009 sostenuta per alcuni servizi resi alle imprese nell'ambito di accordi di collaborazione internazionale. La cifra è bassa perchè solo di ciò si tratta, non essendoci dipendenti da retribuire né attrezzature od immobili da acquistare/gestire, che non mancherebbero se di sedi reali si trattasse (come Rizzo scrive, con salace inventiva).

Però, insomma, basterebbe pensarci su un nanosecondo .......

In altri termini, non vedo inverecondi segreti da svelare: si può discutere sulla necessità di regioni od altre entità di avere rappresentanze nei luoghi - Roma e Bruxelles - dove si prendono le decisioni. Meglio, si può discuterne il rapporto costi/benefici, e ritenere - a valle di un'analisi seria - che sia il caso di ridurre gli esborsi relativi, non inventarsi ciò che non esiste.

Altrimenti è solo populismo.

Mi baso su questo:
http://www.regione.veneto.it/Notizie/Primo+Piano/Zaia+scrive+corriere.htm

In questo passaggio dice:

Riguardo alle altre sedi, il Presidente Zaia spiega: “Il costo complessivo a carico della Regione del Veneto dei desk onerosi sparsi in numerosi Paesi esteri risulta, ai documenti ufficiali, di 37.750 euro per il 2009.”

le altre sedi quale sono? dall'articolo risulta tutte meno:

Bielorussia, Bosnia, Romania, Bulgaria, Uzbekistan, Vietnam ed Emirati Arabi Uniti

e quest'ultime sembrerebbero "aggratis" (ho dei dubbi ma ci puo stare)

adesso tu dici:

Evidentemente, dove ci sono realmente uffici di rappresentanza ci sarà del personale e questo avrà un costo, che ovviamente non può essere solo la modesta somma citata:

Personalmente la cosa tanto evidente non mi sembra e al grande pubblico un po disattento l'informazione potrebbe passare per un miracolo d'efficenza capace di far costare 2 uffici in centro a Bruxelles e a Roma grandi centinaia di metri quadri come un piccolo ufficio di provincia.(più svariate sedi sparse... mah!)

PS. mi spieghi che vuol dire:

37.750 euro sono, invece, la spesa globale per l'anno 2009 sostenuta per alcuni servizi resi alle imprese nell'ambito di accordi di collaborazione internazionale.

Quando lui stesso dice:

Riguardo alle altre sedi, il Presidente Zaia spiega: “Il costo complessivo a carico della Regione del Veneto dei desk onerosi sparsi in numerosi Paesi esteri risulta, ai documenti ufficiali, di 37.750 euro per il 2009.”

desk onerosi= servizi resi alle imprese?

La sede di Roma l'avrà ristrutturata Anemone.

Comunque i "Governatori" sono bugiardi e bisognerà vedere alla fine qual'è la verità.

Sgoop!

marco esposito 29/6/2010 - 19:49

Ma dove li hai presi quelli delle Due Sicilie ? Non li conoscevo nemmeno io, guarda che comunque ne hanno anche dopo, anche se da perfetti compatrioti si sono mangiati una vocale..

Sgoop!

teo 29/6/2010 - 23:50

Wasteland. Vabbeh, un colpetto assestato alla Lega per motivi fin troppo ovvi, tanto per gradire e per gonfiare un pò l'edizione. Peccato notare che a farlo sia stato un giornalista il cui nome ha (per me almeno) un'aura in qualche modo positiva. Sui prezzi delle sedi, credo che la coalizione non abbia problemi di affitto, almeno quelli romani.  

Lo aggiungo qui. Non è esattamente il medesimo argomento, ma comunque si parla di stampa:

grazie, Mario ...... è bello iniziare il lunedì lavorativo con un sorriso, pur se amaro.

You're welcome :-)

Appena ho letto le ultime due parole sono rimasto letteralmente basito...

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