Una semplice analisi econometrica del voto a Più Europa del 2019

Analizziamo le possibili determinanti del limitato aumento del voto a Più Europa avvenuto tra il 2018 e il 2019 per stabilire quanta parte è attribuibile alla politica delle alleanze e quanta parte a un aumento di consenso. L'incremento dei consensi non sembra essere dovuto a una minor propensione all'astensionismo degli elettori di Più Europa nelle elezioni europee rispetto alle politiche. Il principale risultato che otteniamo è che l'alleanza con Italia in Comune sembra aver aiutato mentre quella con il Partito Socialista no.

Introduzione

In questo post analizziamo la variazione del voto a Più Europa (in breve, +E) tra le elezioni politiche del 2018 e le elezioni europee del 2019. Alle elezioni politiche del 2018 tale formazione ha ricevuto 841.468 voti, pari al 2,56% dei voti validi. Alle elezioni europee del 2019 i voti sono stati 822.764, ossia quasi gli stessi, ma data la minore affluenza che contraddistingue le elezioni europee tali voti si sono tradotti nel 3,09% dei voti validi. Anche se questo non è certo stato l'evento più significativo delle elezioni europee, vale lo stesso la pena provare a capire meglio le fonti di tale incremento. Si possono formulare tre ipotesi.

1. L'elettorato di Più Europa ha uno scarto minore di partecipazione tra elezioni, ossia l'elettore medio di +E tende ad astenersi meno della media nelle elezioni a partecipazione relativamente bassa, come le Europee. In particolare, il risultato è compatibile con l'ipotesi che tutti coloro che hanno votato +E alle politiche si sono recati alle urne, senza cambiare il voto, anche alle Europee. Questa ipotesi renderebbe pessimisti sulle future sorti elettorali del partito. Implica che non c'è stata alcuna espansione del consenso e che, qualora tale stato di cose durasse, la percentuale di +E è destinata a scendere in elezioni con più alta partecipazione, come probabilmente saranno le prossime elezioni politiche.

2. L'elettorato di +E ha una propensione al voto pari a quella media, per cui l'aumento (pur contenuto, poco più di mezzo punto) della percentuale di voto è il risultato di un genuino aumento del consenso. Si dovrebbe quindi traslare in un aumento simile alle prossime elezioni politiche. In particolare, con tutte le dovute cautele del caso e assumendo una legge elettorale invariata, permetterebbe di superare la soglia del 3% per l'accesso alla ripartizione seggi nella parte proporzionale.

3. L'elettorato di Più Europa ha una propensione al voto pari a quella media, però l'aumento non è dovuto a una espansione del consenso ma all'alleanza elettorale con alcune forze che alle politiche erano separate. In particolare, in queste elezioni Più Europa ha stretto alleanze formali con il Partito Socialista e con Italia in Comune, la formazione politica guidata dal sindaco di Parma Pizzarotti. Questo è un caso intermedio tra quello pessimista del primo punto e quello ottimista del secondo punto. Permetterebbe, sempre se le circostanze non cambiano, a +E di mantenere il progresso fatto nel 2019, nel caso fosse in grado di confermare l'alleanza con socialisti e Pizzarotti. Non sarebbe comunque una posizione comoda, dato che la soglia del 3% è superata solo per lo 0,09%. Questo significa che socialisti e Pizzarotti avrebbero notevole potere di negoziazione al momento della scelta dei candidati da mettere nei seggi  `sicuri'.

Dati e metodologia

Per cercare di gettare una qualche luce su quale sia la spiegazione più probabile, abbiamo costruito un database con i voti per ciascuna provincia italiana, un totale di 106, alle elezioni politiche del 2018 e alle elezioni europee del 2019. Il database contiene anzitutto i voti a Più Europa per provincia, da cui possiamo calcolare la variazione per ciascuna provincia del voto a +E. Contiene inoltre i dati sulla partecipazione al voto in ogni provincia, sia nel 2018 sia nel 2019, da cui si può calcolare la variazione in ogni provincia.

Per catturare il possibile apporto dell'alleanza con il Partito Socialista osserviamo che nelle elezioni del 2018 tale partito si presentò in una lista di coalizione chiamata Italia Europa Insieme (in breve, Insieme), con i Verdi e il movimento Area Civica. La lista non si è presentata nel 2019: i Verdi hanno presentato una loro lista separata mentre i socialisti hanno appoggiato +E, che ha accolto alcuni loro candidati (non sappiamo cosa sia successo ad Area Civica, un movimento descritto come "prodiano"). Useremo il peso elettorale di Insieme nel 2018 come misura dell'apporto che i socialisti hanno dato all'aumento del voto di +E. L'ipotesi è che nelle province in cui Insieme risultò relativamente più forte nel 2018, il voto a +E dovrebbe aumentare di più.

Il movimento Italia in Comune non ha precedententemente partecipato ad alcuna competizione nazionale, per cui è difficile trovare una misura quantitativa della sua influenza. Abbiamo optato per usare una variabile dummy che prende valore 1 per la provincia di Parma e zero altrimenti.

Per valutare le varie ipotesi effettueremo tipicamente 2 tipi di regressioni. Una in cui ogni provincia ha lo stesso peso (metodo dei minimi quadrati ordinari, o OLS) e una in cui le province vengono pesate in base alla popolazione, in modo che province con più elettori abbiano maggiore peso (che chiameremo OLS pesato).

Risultati

Abbiamo in primo luogo provato a verificare se l'aumento percentuale del voto a +E possa essere in qualche modo spiegato dalla minore partecipazione al voto. Se questo è il caso allora l'incremento della percentuale di +E dovrebbe essere più elevato nelle province in cui il calo della partecipazione è stato più forte. La regressione prende quindi la forma:

yi = a + bxi + ui

dove yi è la differenza tra la percentuale ottenuta da +E alle Europee del 2019 e la percentuale ottenuta alle politiche del 2018 nella provincia i, xi è la differenza tra la percentuale di votanti nella provincia i alle Europee del 2019 e la percentuale di votanti alle politiche del 2018. Se è vero che gli elettori di Più Europa hanno una maggiore tendenza a partecipare al voto europeo della media allora il coefficiente b dovrebbe risultare negativo: tanto più è alta la partecipazione al voto alle europee rispetto alle politiche, tanto minore dovrebbe essere l'aumento percentuale di Più Europa.

I risultati sono abbastanza chiari: l'ipotesi non sta in piedi.   

  a b R quadro
OLS

0.517

-0.006 0.001
OLS pesato 0.294 .-0.019 0.008

In entrambe le regressioni il coefficiente b ha il segno corretto, ossia negativo, ma il valore non risulta essere significativo. Sia la regressione OLS standard sia quella con differenti pesi hanno valori di R quadro bassissimi, indicando che la regressione spiega meno dell'1% della variabilità del voto. Appare quindi improbabile che l'aumento dei consensi sia dovuto principalmente a una differenza di propensione all'astensione, se non in minima parte. Anche se limitato, l'aumento di consenso sembra essere effettivo e non il risultato di astensione differenziale.

Il prossimo passo è cercare di capire il ruolo giocato dalle alleanze nell'incremento del consenso. In altre parole, vorremmo capire se il mezzo punto percentuale di crescita è dovuto all'apporto di Italia in Comune e del PSI, e in che misura. In questo caso la regressione prende la forma

yi = α + βzi + λdi + εi

dove yi è la differenza tra i voti a +E alle europee del 2019 nella provincia i e i voti nella stessa provincia nel 2018, zi sono i voti ottenuti dalla lista Insieme nella provincia i nel 2018 e di è una variabile dummy che assume valore 1 se la provincia è Parma e zero altrimenti.
Se le alleanze sono risultate irrilevanti per l'aumento dei consensi allora β=λ=0. Se invece il cambiamento di consenso è dovuto alla alleanza con il PSI allora β>0, ossia l'incremento dei voti a +E è stato maggiore nelle province in cui il risultato della lista Insieme è stato migliore. Analogamente, λ>0 significa che il voto è più alto a Parma, presumibilmente per l'alleanza con Italia in Comune. Casi misti sono ovviamente possibili (la crescita del consenso è in parte dovuto alle alleanze e in parte è autonoma), così come è in principio possibile che le alleanze abbiano sottratto voti. I risultati sono i seguenti

  α β λ R quadro
OLS 0.572*** 0.048 1.588*** 0.013
OLS pesato 0.444* 0.272 1.551*** 0.011

Il coefficiente relativo a Parma risulta fortemente significativo. È un risultato ovvio e immediatamente visibile anche solo confrontando le percentuali ricevute da Più Europa in provincia di Parma. La lista prese il 4,68% nel 2018 e il 5,80% nel 2019, ossia l'incremento è stato doppio di quello nazionale. Il coefficiente relativo alla lista Insieme ha l'atteso segno positivo ma risulta non significativo, ossia l'effetto è molto debole. In altre parole l'alleanza con il PSI sembra aver beneficiato solo limitatamente Più Europa. In ogni caso è doveroso osservare che anche queste regressioni mostrano valori molto bassi del coefficiente R quadro. Questo conferma che la politica delle alleanze ha inciso poco sul miglioramento del risultato elettorale di Più Europa.

Discussione

Quanto sono credibili questi risultati e come vanno interpretati? Probabilmente il risultato più chiaro è che l'aumento del consenso a +E non è dovuto a un minor astensionismo dei suoi elettori, che si comportano invece come la media della popolazione. Non ci sono in effetti ragioni a priori per pensare il contrario. Anche se fosse vero che gli elettori di +E appartengono a gruppi demografici con una maggior propensione al voto questo NON implica che ci sia anche un minor differenziale di astensione tra elezioni di tipo diverso.

Siamo meno certi dei risultati sugli effetti delle alleanze. Purtroppo le variabili da noi usate non sono una misura molto fedele delle grandezze che vogliamo misurare, ossia la forze degli alleati. Non c'è alcuna buona misura a livello nazionale dell'apporto di Italia in Comune. I voti della lista Insieme sono solo in parte ascrivibili ai socialisti e quindi si tratta di una misura molto indiretta e con molto errore di misurazione dell'effetto che ci interessa stimare. Abbiamo quindi provato a fare alcuni controlli di robustezza.

a) Il Partito Socialista è relativamente più forte in alcune zone del meridione. Abbiamo provato a inserire i voti di Insieme solo per le regioni Basilicata e Calabria. I coeeficienti continuano a essere non significativi.

b) Lo stesso succede se mettiiamo una variabile dummy che assume valore 1 per le province della Basilicata e della Calabria. Anche in tal caso il coefficiente non è significativo.

c) Abbiamo infine considerato una regressione in cui, oltre alla dummy Parma e all'interazione di Insieme con basilicata e Calabria, abbiamo aggiunto il differenziale di partecipazione al voto. L'unica variabile significativa continua a essere quella di Parma.

Riteniamo quindi di poter concludere che la politica delle alleanze non ha avuto un grosso peso nel limitato aumento del consenso a +E, che invece appare dovuto a una piccola espansione del consenso. Ovviamente non abbiamo alcuno strumento per dire se tale espansione verrà confermata nelle elezioni future, data in particolare l'estrema mobilità manifestata recentemente dall'elettorato italiano

7 commenti (espandi tutti)

... riguarda la consistenza del consenso elettorale che +E avrebbe ottenuto se il recente congresso non fosse stato teatro delle consuete - e ben note - manovre di bassa politica volte ad ottenere il controllo del partito, messe in atto dai vecchi e un po' squallidi habitués che ben conosciamo.

Peccato che sia anche una domanda inutile, giacché così è stato e non vi è modo di rispondere con supporto di dati ...

Come dici tu non possiamo rispondere con i dati, quindi la discussione resta un po' di lana caprina. Fatto questo grosso disclaimer, la mia opinione è la seguente:

1) Pochissima gente fuori dalla nostra bolla segue vicende come quella dei pullman di Tabacci o le liti congressuali. Stimerei sulle migliaia di persone, al più poche decine di migliaia. In elezioni dove partecipano milioni di persone l'impatto è minimo.

2) +E, ma bisogna dire l'opposizione in generale, non ha brillato in questo anno di governo. Mettiamoci pure tutte le scusanti possibili sull'occupazione dei media da parte governativa (che però è roba che fanno tutti) ma resta il fatto che l'iniziativa non si è vista gran ché. Sia +E sia il PD hanno perso una quantità enorme di tempo a risolvere questioni interne. Vedremo in futuro. Al momento non ci sono molte ragioni per essere ottimisti.

... +E si rivolge proprio ad un elettorato meno ignorante e più consapevole, che in (buona?) parte coincide "at large" con la nostra bolla e che non appezza certamente quelle manovre, anzi tende a rifiutare chi le metta in atto.
Un po' come quando noi di FARE/FiD ci presentammo non solo come più competenti - cosa che nessuno, peraltro, ci ha mai negato - ma anche come più trasparenti e corretti ... e poi è uscita la storia delle frottole di Oscar 

Ma i dati con cui è stata fatta l'analisi sono pubblici? in caso affermativo, dove è possibile reperirli?

amici!

dragonfly 7/6/2019 - 16:10

oggi il mio muratore di fiducia, che per fortuna:-) non vedevo da un paio di anni, nelle pause del martello demolitore mi ha chiesto  "quei ragazzi di fermare il declino, fanno ancora qualcosa?"

ho risposto che avrei provato a portarvi i suoi saluti.

Aspetto che mi chiami. Mi piacerebbe divertire con te i to aspeto da me o posso venire io da te
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