Ricercatori, una proposta: chi ci sta?

23 settembre 2010 giulio zanella

I ricercatori universitari stanno protestando contro il DDL Gelmini. La protesta ha un merito e un demerito. In questo post descrivo il merito, il demerito, e faccio una proposta chiedendo, in particolare ai ricercatori che la condividono, di aderire inviando un commento.

Riassunto dei fatti rilevanti

I ricercatori universitari sono da mesi mobilitati contro il DDL Gelmini per la riforma dell'università e contro la riduzione dei trasferimenti del governo alle università pubbliche (i "tagli", insomma). La protesta ha raggiunto il culmine in questi primi giorni del nuovo anno accademico: i ricercatori hanno scelto dare esecuzione alla minaccia messa sul tavolo da tempo, ovvero il rifiuto di insegnare i corsi che gli sono stati affidati -- in Italia i ricercatori non possono essere "titolari" di corsi (peculiarità dei professori, associati e ordinari) e quindi ne diventano "affidatari".

Dettagli sulla protesta si trovano sul sito della Rete 29 Aprile, che mette appunto in rete i gruppi dei vari atenei, e in particolare nel documento del coordinamento nazionale dello scorso 10 settembre.

Uno dei motivi che hanno originato la protesta è la nuova disciplina dei ricercatori contenuta nel DDL. Questo prevede infatti l'istituzione dei ricercatori a tempo determinato (RTD), una figura che andrebbe pian piano a sostituire del tutto quella dei ricercatori a tempo indeterminato (RTI), un ruolo che il DDL mette "ad esaurimento". La carriera dei RTD procederebbe secondo il modello della "tenure-track" di origine anglosassone: i nuovi ricercatori inizierebbero con un contratto di 3 anni, con possibilità di rinnovo per altri 3 (come avviene adesso per i RTI, che sono soggetti a conferma dopo i primi 3 anni). Dopo 6 anni il RTD è soggetto a un giudizio di "tenure": se ha raggiunto certi obiettivi (primariamente in termini di pubblicazioni scientifiche) viene promosso al ruolo di professore associato (senza bisogno di un concorso), con impiego a tempo indeterminato; se non li ha raggiunti deve trovarsi un altro lavoro. Per una volta, inoltre, il trattamento economico seguirebbe una logica economica: i RTD sarebbero pagati significativamente più dei RTI. I primi infatti accettano un rischio (essere fuori dopo 6 anni) che i secondi non corrono. Si può pensare che pagarli di più aiuti anche ad attrarre ricercatori migliori, visto che gli attuali stipendi all'ingresso della carriera accademica sono miserrimi rispetto a quelli oltre qualunque confine nazionale che non sia quello a sud. Ma le grandezze di cui stiamo parlando non sono purtroppo sufficienti a questo scopo, anche se la direzione è quella giusta. Ho semplificato brutalmente, ma più o meno dovrebbe funzionare così nelle intenzioni degli estensori, anche se c'è ancora grande incertezza sui dettagli del testo finale che, dopo essere stato approvato dal Senato, deve ora passare dalla Camera.

Un altro motivo della protesta, come detto, è la riduzione del finanziamento pubbico alle università. Il governo ha infatti progettato tagli uniformi (nella stessa proporzione per tutti, cioé) che vengono definiti "lineari" -- con pessimo senso geometrico: se tracci una qualunque linea sulla distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario non otterrai mai una decurtazione uniforme del Fondo, no?

Che il DDL sia complessivamente demenziale io non ho dubbi: se devi (come governo) fare tutto 'sto casino fallo almeno per riformare per bene il sistema. Quello che dev'essere fatto è fin troppo noto. C'è dissenso sui dettagli ma la direzione non può che essere quella: legare i finanziamenti a indicatori di quello che le università sono lì per fare, cioé ricerca e didattica di elevata qualità, secondo i migliori standard internazionali, e lasciarle libere di assumere e promuovere chi vogliono, pagandolo quanto vogliono, rimuovendo la pachidermica burocrazia che va dai concorsi alle mille regole e vincoli sull'utilizzo delle risorse. Di questo si è già discusso su nFA. Però la disciplina dei RTD ha molti pregi. Il più importante, secondo me, è che permette di stabilire chiaramente i risultati che ci si attende da loro nei sei anni successivi per ottenere la promozione e l'assunzione a tempo indeterminato. Se la barra non viene fissata troppo in basso (cioé se non si fissano obiettivi che tutti possono facilmente raggiungere impegnandosi al minimo) questo non può che avere effetti positivi sulla qualità della ricerca. Una riforma di questo tipo è stata recentemente introdotta per le scuole primarie e secondarie a Washington (District of Columbia) dalla chancellor locale, Michelle Rhee. Come lei stessa spiega in questo documento (in inglese), dopo anni di declino delle scuole pubbliche la Rhee e il suo staff hanno preso il toro per le corna iniziando a riformare l'istruzione pubblica dagli incentivi degli insegnanti: chiari messaggi sulla performance attesa, un nuovo metodo di valutazione all'avanguardia tra tutti gli stati americani, un nuovo sistema di supporto all'insegnamento, e stipendi più alti assieme a contratti che permettono di non confermare gli insegnanti con valutazioni al di sotto dello standard prefissato. Questi nuovo sistema di incetivi ha consentito alle scuole pubbliche a DC di migliorare enormemente la qualità dell'insegnamento. Di conseguenza, i tassi di iscrizione che erano in declino negli anni precedenti sono oggi in aumento.

Ma queste sono distrazioni: torniamo all'oggetto del post.

Il merito

La protesta ha il merito di evidenziare un'anomalia dell'università italiana: la didattica, soprattutto quella di base, viene svolta in buona parte da soggetti, i ricercatori, che per contratto non sono tenuti ad insegnare. Questa anomalia, che riflette il doppio vizio italico di far lavorare la gente gratis e accettare di farlo, andrebbe rimossa modificando i contratti dei ricercatori. Se si vuole che insegnino li si deve trasformare in professori di terza fascia (come l'assistant professors in USA, il lecturer in UK, il profesor ayudante in Spagna, il juniorprofessor in Germania, eccetera) e li si deve pagare di più per questa funzione aggiuntiva che svolgono rispetto a quanto stabilito nel contratto nazionale vigente. Spiace dirlo, ma questo merito è non intenzionale. Infatti, da quanto capisco, i RTI non chiedono questo -- se fossero stati interessati a riscrivere i contratti in questo senso avrebbero protestato ben prima del DDL Gelmini e si sarebbero resi indisponibili all'insegnamento negli ultimi 20-25 anni, non solo quest'anno.

Il demerito

La protesta ha però un demerito, anzi due. Primo, sulla questione del RTD. Vi sarete chiesti, un po' più sopra: che cosa importa ai RTI che protestano se vengono istituiti i RTD? Questo non intacca la loro posizione. In realtà, sostengono, lo farà con elevata probabilità: la carriera dei RTI potrebbe essere influenzata dalla presenza dei RTD perché questi ultimi avranno una corsia a scorrimento veloce per la carriera (dopo 6 anni o li promuovi o gli dici che devono cambiare istituzione se vogliono continuare a fare ricerca) mentre i primi dovranno passare per le strettoie e le lungaggini di un concorso da associato, col rischio che le facoltà impieghino gran parte delle risorse per gli avanzamenti di carriera dei RTD: se sono bravi non vuoi perderli, mentre i RTI li avrai comunque. Non sono sicuro di capire del tutto la logica di questa preoccupazione (che sembra ignorare il fatto che le facoltà orientate alla ricerca hanno interesse a far avanzare la carriera dei migliori ricercatori indipendentemente dal tempo al quale sono declinati), la riporto per come la capisco -- correggetemi se l'ho capita male.

Da questa preoccupazione deriva la richiesta al Ministero di prevedere, contestualmente all'approvazione del DDL, lo stanziamento di fondi per bandire un sufficiente numero di posti da associato. Per i più maliziosi il numero "sufficiente" sarebbe quello che permetterebbe, di fatto, una sorta di promozione ope legis di gran parte degli attuali RTI. I leader della protesta ci tengono a precisare che non è così. Nel documento linkato sopra si legge, ad esempio, della

necessità di uno stanziamento straordinario nel transitorio che consenta di reclutare giovani per adeguare il rapporto studente‐docenti alla realtà europea e di permettere ai ricercatori, su valutazione e non via ope legis, di progredire verso il livello del ruolo unico corrispondente a quello degli attuali professori associati.

Questo naturalmente dipende da quanti posti da associato vengono richiesti. Se la richiesta fosse pari, che so, ai 2/3 dei RTI e fosse accordata, voi capite che ci sarebbe pure una valutazione ma si tratterebbe, di fatto, di promozione ope legis.

Secondo, sulla questione dei tagli la protesta è di retroguardia. In questo paese le risorse scarseggiano, e il governo, qualunque governo, ha pochi soldi per fare le troppe cose di cui c'è bisogno. Una protesta che guarda avanti invece che indietro è una protesta che chiede a gran voce, fornendo adeguato supporto politico: (a) di liberare risorse da altre voci di spesa pubblica (nessuno può avere la botte piena e la moglie ubriaca), e (b) di fare tagli, se tagli devono essere, non "lineari" ma differenziati, e ben differenziati, in base a indicatori di performance: piuttosto che affamare la migliore e la peggiore università italiana meglio premiare la prima e chiudere la seconda.

La proposta

Vengo alla proposta. Si tratta di un'alternativa alla richiesta dello "stanziamento straordinario" di cui alla citazione sopra, e che se introdotta farebbe un ottimo servizio alla qualità della ricerca. L'idea è questa: consentire ai RTI la scelta del regime. Chi vuole può optare per il regime RTD, avere da subito uno stipendio più alto, e giocarsela dopo 6 anni: se ci sono i requisiti si diventa associati, se no si cambia istituzione o mestiere. Chi non vuole prendersi questo rischio resta RTI e aspetta i concorsi per avanzare la propria carriera (senza concorsi riservati, straordinari, e simili), come si è fatto fino a adesso. In questo modo, per forza di cose, nessun RTI potrà ritenersi svantaggiato.

La ratio della proposta è evidente e si chiama self-selection. Questa, rivelando i "tipi" altrimenti inosservabili, a volte può portare miracolosi miglioramenti nel grado di efficienza delle istituzioni.

Vuoi aderire alla proposta?

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179 commenti (espandi tutti)

Giulio, non per ripetermi, ma il problema della mancanza di una norma sull'accantonamento dei fondi non mi pare secondaria...

 

 

Non sono ricecatore, quindi il mio intervento può sembrare fuori luogo, ma lo sono stato e qualcosa ne so.

Mi sembra che Lorenzo centri il punto. La proposta che fai ha come prerequisito necessario la certezza dell'accontamento dei fondi per la "Tenure Track" da parte dell'Università. Troppe volte abbiamo assistito a vane promesse fatte ai ricercatori e ai precari, mai realizzate perché poi "non ci sono i fondi" oppure peggio "non è ancora il nostro turno". Se non ci sono fondi, dimmelo prima, e non dopo N anni di precariato o sciacquinaggio (e questo indipendentemente dal merito). 

Per cui: finché non si definisce questa faccenda della Tenure Track, la proposta che fai non ha senso. Supponi che l'università X abbia tanti fondi su progetti e apre N posizioni di tenure track (molto allettanti, come dici). Tu prendi la posizione, fai 300 pubblicazioni, h-index pari a 50. Poi dopo 6 anni ti dicono che andresti anche bene, ma devi aspettare un altro po' che adesso non c'è possibilità, tanti saluti e avanti il prossimo fesso. Credi non sia possibile? E' già successo troppe volte.

Chi dei TI si metterebbe a TD senza la certezza che alla fine del "tunnel" ci saranno i soldi e i punti organico per assumere l'eventuale associato? Tu lo faresti? Io no. Per cui, tanto torto ai ricercatori non mi sento di dargli. E a quelli che vogliono cominciare adesso, consiglio di andare all'estero dove c'è una vera tenure track.

Mi sembra però che non si colga il punto: l'Università ha bisogno di Docenti, per coprire tutta la didattica che si è creata, e la protesta dei ricercatori ha le sue ottime ragioni se aiuta a fare chiarezza sulla insostenibilità del "caporalato accademico" e della sia "conscia accettazione" che si è evoluto attorno alla copertura delle supplenze e dei vari corsi e corsetti anche aggratis in questi anni.

Bisogna decidere: o i Docenti sono in 2 Fasce, o in 3. Se hai deciso che sono in due, è giocoforza mettere in opera una promozione spinta di ricercatori ad Associato (fatta nel miglior modo possibile, si intende). Inutile girarci attorno ed evitare di prendere decisioni, che sono comunque in ritardo di 20 anni, e devono poter mettere fine all'errore della fascia di "ricercatore a vita".

RR

Non si può dire meglio. Aggiungerò che per diventare prof. associato è esplicitamente richiesta una prova didattica, in cui i candidati devono dimostrare di saper tenere una lezione. Ovviamente, a causa del proliferare dei corsi, i ricercatori sono stati buttati dentro a far lezione senza che nessuno si preoccupasse se sapessero insegnare o meno e senza che fossero retribuiti per questo impegno non previsto. Hanno sbagliato ad accettare questa situazione di fatto? Naturalmente si, ma conoscendo i meccanismi del caporalato accademico, come lo chiama Renzino, in molti casi non hanno davvero avuto scelta. Ora la situazione è così incancrenita, come sempre accade in questo paese, che immaginare soluzioni asettiche è diventato davvero difficile.

Per cui: finché non si definisce questa faccenda della Tenure Track, la proposta che fai non ha senso. Supponi che l'università X abbia tanti fondi su progetti e apre N posizioni di tenure track (molto allettanti, come dici). Tu prendi la posizione, fai 300 pubblicazioni, h-index pari a 50. Poi dopo 6 anni ti dicono che andresti anche bene, ma devi aspettare un altro po' che adesso non c'è possibilità, tanti saluti e avanti il prossimo fesso.

ok, vedo il problema, ma se il punto e' che non ci sono fondi per le carriere non ci sono nemmeno per far avanzare i RTI. questi chiedono 10-15mila posti da associato? bene, se io fossi il governo gli direi: stanzio fondi equivalenti per le progressioni dei RTD e vi do' la possibilita' di passare a quel regime. ci state?

 

Lorenzo, mi ero perso completamente il tuo commento precedente in cui mi chiedevi anche cosa ne pensavo di quella che chiami "ritorsione" a Bologna, scusami. Ti rispondo qui, per far prima e legare le due discussioni.

A me personalmente però disturba il fatto che nel testo del ddl licenziato dal Senato non vi sia (o almeno, io non vi abbia trovato) alcuna indicazione riguardo l'obbligo di accantonare i fondi necesserari per l'assunzione, in qualità di associati, dei ricercatori TD che risultassero corrispondenti ai desiderata della facoltà e/o ai (vaghi) requisiti ministeriali. Concorderai che, così come è scritta, questa norma definisce una fattispecie alquanto distante dalla tenure-track, o sbaglio?

In parte si. Di sicuro se non ci sono fondi per dare tenure la tenure-track si basa su una promessa vuota. In questo non sbagli. Ma chi l'ha detto che il modo per garantire che la promessa non sia vuota sia quello di obbligare all'accantonamento di fondi? Se una facolta' vuole tenersi i migliori ricercatori trovera' nel proprio interesse avere fondi tali da rendere la tenure-track credibile. Un ricercatore che sa di avere talento e che riceve un'offerta 3+3 da un'universita' in dissesto finanziario si insospettira' e dira' no grazie. Oppure se arrivato in fondo al 3+3 ha i requisiti ma non puo' essere promosso perche' la propria universita' non ha fondi potra' persuadere un'altra universita' con fondi che farebbe un buon affare ad assumerlo. Cosa impedisce di far questo?

Sulla "ritorsione" di Bologna, a me il termine non e' mai sembrato appropriato. Ritorsione di cosa? Che danneggerebbe chi? I fatti sono questi: uno doveva iniziare un corso la settimana prossima. Ha detto no, non lo inesgno piu'. C'e' una classe di 100 studenti che deve fare quel corso. Studenti del primo anno, tipicamente. Cosa deve fare l'universita'? Dire agli studenti che ci dispiace se avete speso soldi e avete anche preso casa a Bologna un mese fa ma non c'e' piu' il professore quindi il corso non si fa e vi dovrete laureare con 6-12 mesi di ritardo perche' tutto slitta in avanti? Hanno quindi deciso di assumere last-minute professori a contratto. Dov'e' lo scandalo? Dov'e' l'abuso? Hanno tutelato gli studenti, i propri utenti (o chiamateli "clienti" se preferite) che hanno pagato per un servizio. Non vedo ripercussioni negative per chi non ha voluto insegnare. Io negli anni passati mi sono rifiutato spesso di insegnare corsi gratuitamente. Sono sempre qui.

Giulio vado per punti. Dici:

Un ricercatore che sa di avere talento e che riceve un'offerta 3+3 da un'universita' in dissesto finanziario si insospettira' e dira' no grazie. Oppure se arrivato in fondo al 3+3 ha i requisiti ma non puo' essere promosso perche' la propria universita' non ha fondi potra' persuadere un'altra universita' con fondi che farebbe un buon affare ad assumerlo. Cosa impedisce di far questo?

Mi sembra che tu stia descrivendo (ancora una volta) una situazione "ideale" molto distante dalla realtà italiana. I motivi di questa distanza mi sembrano così ovvi che ho quasi la sensazione che tu stia scherzando :) Stanti le ipotesi di i) bassi ritorni per la facoltà dall'avere un buon ricercatore (lettera della legge alla mano) e di ii) assenza di un vincolo all'accantonamento dei fondi,  l'"hold-up" problem che ne vien fuori mi sembra difficile da negare. Ma evidentemente dissentiamo...

Rimane inoltre il punto che a protestare non sono (per quanto ho avuto modo di vedere) gli sfaccendati o quelli che il ricercatore lo fanno come secondo lavoro (sic). Specifico - sperando sia superfluo - che certo non credo che chi come te è contrario alla protesta lo sia... ma a me questo sembra comunque un fatto su cui riflettere.

PS: Sulla questione della "ritorsione" (le mie virgolette non erano casuali) la tua risposta è chiara. Grazie.

 

 

 

 

Oppure se arrivato in fondo al 3+3 ha i requisiti ma non puo' essere promosso perche' la propria universita' non ha fondi potra' persuadere un'altra universita' con fondi che farebbe un buon affare ad assumerlo. Cosa impedisce di far questo?

Il sistema attuale in cui l'università NON riceve fondi in relazione alla bontà degli esiti di ricerca e formazione! O il disegno di legge scatena veramente una competizione tra gli atenei per accaparrarsi le menti migliori (e non mi pare sia il caso) o pochissimi tra gli attuali RTI sceglieranno liberamente il sistema RTD, anche perché a conti fatti la convenienza economica è molto poca: dopo la conferma un RTI prende decisamente più di quanto prendeva appena assunto. 

Per un attuale precario il sistema RTD può essere un'ottima cosa: incertezza per incertezza meglio un sistema che ti pone direttamente lo sbocco in associato, anche se non ne hai la certezza. Per un RTI attuale rischiare il posto (convertendosi in RTD) per un futuro posto (sicuro?) da associato è chiaramente una scelta che richiede una notevole propensione al rischio, proprio perché non c'è nulla nel disegno di legge che prefiguri qualcosa come una serie competizione tra atenei.

 

Hanno quindi deciso di assumere last-minute professori a contratto. Dov'e' lo scandalo?

Lo scandalo è il contratto che prevede rimunerazioni che vanno dallo zero ad un massimo di circa 2000 euri TOTALI, cioè per tutto il corso più gli esami successivi, ossia il lavoro per il quale qualcuno è pagato 2000 al mese (parlo sia per esperienza personale, sia per quel che sento raccontare da amici e colleghi).

Lo scandalo, cioè, è che quando gli schiavi sottopagati scioperano gli schiavi a titolo gratuito sono lì pronti a fare il lavoro.

Per quello che posso dire, guardando da spettatore, è che la tua proposta ha fin d'ora il plauso incondizionato dei ricercatori precari. Per quanto riguarda i ricercatori di ruolo, beh, puoi sperare in qualche sostegno ideologico-personale isolato, ma le dinamiche della "vertenza", anche con riferimento agli sviluppi di questi ultimi giorni e dei prossimi, fanno piuttosto tendere verso un accoglimento "sostanziale" delle ragioni della protesta, con la promessa di posti da Associato per i prossimi 6 anni, cioè prima che il primo Tenure Trash all'italiana possa arrivare a fare concorrenza per l'immissione in quel ruolo.

RR

Credo che tu abbia ragione. Però una proposta del genere da parte del ministro metterebbe la protesta dei ricercatori al muro.

Il punto di vista dei ricercatori precari però un po' mi sfugge. Se gli RTI optano per posizioni RTD, che posto resterà a loro?

 

L'idea è questa: consentire ai RTI la scelta del regime. Chi vuole può optare per il regime RTD, avere da subito uno stipendio più alto, e giocarsela dopo 6 anni

 

i ricercatori che conosco io ormai hanno una età che al regime RTD non ci pensano proprio. A parte che tra sei anni dio solo sa se ci sono i soldi per la loro tenure track, se non vengono assunti non hanno altre prospettive lavorative. Il mio amico che passati i quaranta o i quarantacinque continua a tenere i corsi di base di paleografia e diplomatica, se non lo ammettono ad associato dopo i sei anni (in cui farà sicuramente più didattica che ricerca... pubblicare un fondo di documenti medievali è time-intensive) che fa, manco ha l'abilitazione per le scuole superiori...

 

forse sarà un commento stupido ed errato...ma a proposito di fondi...ma in questi anni si dice che andranno in pensione almeno diecimila docenti,alcuni dicono di piu' o sbaglio?E cosi' non si libererebbero fondi e posti?

Si', se non ci fosse il blocco del turn-over.

Tra l'altro l'anno prossimo, con queste regole, sforiamo (quasi) tutti il 90%, quindi blocco totale.

O sbaglio?

 

Si tratta di un intervento interessante, ma come altri commentatori ti hanno fatto notare presenta numerosi problemi (e te lo dico da precario della ricerca a cui questa riforma non dispiacerebbe poi troppo):

1. Nel sistema legale italiano la scelta di passaggio da RTI a RTD non puo' essere che volontaria. Quindi solo i piu' bravi si prenderebbero il rischio. Diciamo che aderisca solo il 50% migliore. Dopo 6 anni arriva la selezione e non ne facciamo passare piu' del 50% (se no e' una promozione ope legis). Ergo, abbiamo il peggiore 50% che restera' ricercatore ad esaurimento, il migliore 25% che passa associato e quel dignitoso 25% di bravi ma non bravissimi che viene espulso. Non mi sembra un bel risultato.

2. Tu dici

In realtà, sostengono, lo farà con elevata probabilità(...). Non sono sicuro di capire del tutto la logica di questa preoccupazione (che sembra ignorare il fatto che le facoltà orientate alla ricerca hanno interesse a far avanzare la carriera dei migliori ricercatori indipendentemente dal tempo al quale sono declinati)

Questo e' vero se un bravo ricercatore RTI che viene superato dai RTD se ne andasse sbattendo la porta per approdare associato in un'altra sede. Ma in un paese a bassa mobilita' scientifica come l'Italia questo non mi sembra molto plausibile. Per eliminare il problema bisognerebbe PRIMA aumentare meritrocazia e mobilita' (che vanno a braccetto). Insomma, capisco i RTI che non si fidano.

3. E' vero che i ricercatori si sono bovinamente prestati per anni alla didattica non pagata. L'hanno fatto come prezzo da pagare per aumentare le chance di carriera futura. Sbagliato o giusto che sia accettare e non sfanculare tutti ed andarsene all'estero, of course. Se pero' ora arriva una riforma che gli brucia le possibilita' di carriera e' logico che non ci stiano piu' a fare lezione gratis e ad avere stipendi sensibilmente piu' bassi della media europea (per di piu' se confrontati con baroni che alla fine se la passano bene).

4. Infine, ma questo vale sia per gli RTI passanti in RTD che per gli RTD ex-novo. Che garanzie fornisce la riforma che allo scadere dei 6 anni un congro numero di meritevoli sia trasformato in associati? In Francia, ad esempio, c'e' una reale programmazione scientifica. OGNI ANNO viene aperto un numero relativamente costante di posizioni CNRS e di maitre de conf (i nostri ricercatori universitari, ma con obblighi formali di didattica). I concorsi sono ben scadenziati e vengono regolarmente espletati nel cosro della prima meta' dell'anno solare. La situazione italiana (ed i precedenti dei cervelli rientranti) mi fa dubitare.

5. La maggior parte dei sistemi europei prevede 3 livelli per i membri faculty. L'eccezione e' la Germania dove infatti si tende a restare precari fin verso i quarant'anni. Pero' in Germania i migliori tendono a diventare molto ben pagati professori, e molti dei mediocri quasi altrettanto ben pagati ricercatori del settore privato. Insomma, in Germania c'e' la ragionevole speranza di non restare fregati se verso i quaranta si viene espulsi dall'accademia. In Italia non mi sembra esista un settore privato pronto ad assorbire ex post doc quarantenni.   

6. Contrariamente a quanto si creda, il ruolo di ricercatore neo-assunto non e' a vita:

Come precisato all'Art. 31, I ricercatori universitari, dopo tre anni dall'immissione in ruolo, sono sottoposti ad un giudizio di conferma... Se il giudizio è favorevole, il ricercatore è immesso nella fascia dei ricercatori confermati. Il giudizio, se sfavorevole, può essere ripetuto una sola volta. Se anche il secondo giudizio è sfavorevole, il ricercatore cessa di appartenere al ruolo... e può avvalersi, a domanda, della facoltà di passaggio ad altra amministrazione.

Ora, a parte il problema che per la legge i poco meritevoli continuerebbero comunque a pesare sulla pubblica amministrazione, il problema e' che di fatto la conferma e' automatica. Che bisogno c'e' di fare una riforma? Non basterebbe iniziare ad applicare questo meccanismo non confermando i peggiori dopo 3 o 6 anni?

Questo fermo restando che la situazione italiana e' disperante e qualcosa andrebbe fatto. Pero' cercando di migliorare e non di peggiorare le cose.

La maggior parte dei sistemi europei prevede 3 livelli per i membri faculty.

Il modello su cui si stanno assestando, con questa riforma è pero quello francese [con l'aggiunta più strutturale del Tenure Trash dei nuovi RTD]

Francia

Glielo scrissi anch'io che dal punto di vista amministrativo, e della sociologia docente, è quello il sistema più simile da guardare.

Contrariamente a quanto si creda, il ruolo di ricercatore neo-assunto non e' a vita:

Come precisato all'Art. 31, I ricercatori universitari, dopo tre anni dall'immissione in ruolo, sono sottoposti ad un giudizio di conferma... Se il giudizio è favorevole, il ricercatore è immesso nella fascia dei ricercatori confermati. Il giudizio, se sfavorevole, può essere ripetuto una sola volta. Se anche il secondo giudizio è sfavorevole, il ricercatore cessa di appartenere al ruolo... e può avvalersi, a domanda, della facoltà di passaggio ad altra amministrazione.

Ora, a parte il problema che per la legge i poco meritevoli continuerebbero comunque a pesare sulla pubblica amministrazione, il problema e' che di fatto la conferma e' automatica. Che bisogno c'e' di fare una riforma? Non basterebbe iniziare ad applicare questo meccanismo non confermando i peggiori dopo 3 o 6 anni?

Il problema principale individuato dalla riforma è l'esistenza dei ricercatori "a vita", che di fatto non puoi usare come docenti se non schiavizzandoli, non tanto il Tenure Trash fasullo. Per avere un Penured Trek serio devi comunque togliere il neo assunto dalla situazione giuridica in cui si trova adesso, che è già quella di funzionario pubblico a tempo indeterminato.

RR

 

 

Grazie, Francesco, sono tutte obiezioni molto serie. Inizio a rispondere. Il mio post e' evidentemente provocatorio, ma l'effetto e' quello che speravo, cioe' la provocazione ci fa riflettere ed elaborare idee.

Quindi solo i piu' bravi si prenderebbero il rischio. Diciamo che aderisca solo il 50% migliore. Dopo 6 anni arriva la selezione e non ne facciamo passare piu' del 50% (se no e' una promozione ope legis). Ergo, abbiamo il peggiore 50% che restera' ricercatore ad esaurimento, il migliore 25% che passa associato e quel dignitoso 25% di bravi ma non bravissimi che viene espulso. Non mi sembra un bel risultato.

Piano, piano, perche' deve essere cosi'. La barra e' assoluta, non relativa. Se il miglior 50% alla fine dei 6 anni ha i requisiti, il contratto tenure-track prevede (o dovrebbe prevedere) la promozione. Punto. Se la University of North Dakota assume 4 nuovi assistant professors e gli dice che la tenure si da' dopo 6 anni se hanno almeno 3 top-5 e 5 top-field e alla fine del sesto anno tutti e 4 hanno centrato l'obiettivo non e' che gli dice ah no, scusate do tenure solo a 2 di voi. Tutti e quattro ricevono la tenure.

Lo so che la questione della disponibilita' dei fondi pesa come un macigno su questo ragionamento. Il fatto gl'e' che se ci fosse volonta' di creare un sistema tenure track meritocratico i fondi si troverebbero eccome.

Questo e' vero se un bravo ricercatore RTI che viene superato dai RTD se ne andasse sbattendo la porta per approdare associato in un'altra sede. Ma in un paese a bassa mobilita' scientifica come l'Italia questo non mi sembra molto plausibile. Per eliminare il problema bisognerebbe PRIMA aumentare meritrocazia e mobilita'

Tu dici: aumentiamo la meritocrazia e aumenteranno mobilita' e concorrenza. Io vedo anche la possibilita' inversa. Se rendiamo il sistema competitivo aumenteranno sia la mobilita' sia il grado di meritocrazia.

6. Contrariamente a quanto si creda, il ruolo di ricercatore neo-assunto non e' a vita:

Come precisato all'Art. 31, I ricercatori universitari, dopo tre anni dall'immissione in ruolo, sono sottoposti ad un giudizio di conferma... Se il giudizio è favorevole, il ricercatore è immesso nella fascia dei ricercatori confermati. Il giudizio, se sfavorevole, può essere ripetuto una sola volta. Se anche il secondo giudizio è sfavorevole, il ricercatore cessa di appartenere al ruolo... e può avvalersi, a domanda, della facoltà di passaggio ad altra amministrazione.

Ora, a parte il problema che per la legge i poco meritevoli continuerebbero comunque a pesare sulla pubblica amministrazione, il problema e' che di fatto la conferma e' automatica. Che bisogno c'e' di fare una riforma? Non basterebbe iniziare ad applicare questo meccanismo non confermando i peggiori dopo 3 o 6 anni?

Esatto, questo e' un punto importante. Perche' la conferma dei ricercatori (o degli associati, o degli ordinari) e' solo pro-forma e non viene usata come occasione per una seria valutazione della ricerca? Perche' dovrebbe essere diverso per i RTD? Sinceramente non lo so, perche' il meccanismo sarebbe lo stesso, come la tua citazione dimostra. Una differenza importante pero' e' questa, anzi sono due: primo, la "conferma" dei RTD sarebbe una decisione locale e non presa da una commissione nazionale come per i RTI. Secondo, la barra per la conferma sarebbe ben nota per i RTD, mentre non c'e' nessun criterio chiaro per i RTI, il giudizio e lo standard sembrano essere puramente soggettivi.

 

Grazie a te per la risposta Giulio. Una cosa:

La barra e' assoluta, non relativa. (...)

Perche' la conferma dei ricercatori (o degli associati, o degli ordinari) e' solo pro-forma e non viene usata come occasione per una seria valutazione della ricerca? Perche' dovrebbe essere diverso per i RTD?

Perche' nel primo caso (RTI) la combinazione fondi per confermare tutti + sistema italiano posizionano una barra assoluta ma al livello del suolo. Nel secondo caso invece la scarsita' dei fondi rischia di determinare una barra relativa.

Davvero, per quanto ne ho capito io, in questa riforma non c'e' alcuna garanzia che vengano stanziati fondi adeguati per passare ad associato tutti i RTD davvero meritevoli. Questo e' il nodo essenziale. Se la barra e' assoluta, con un congruo numero di posti, sarebbe un'ottima riforma. In caso contrario (come credo) una schifezza destinata ad affossare ulteriormente l'universita'.

Tu dici: aumentiamo la meritocrazia e aumenteranno mobilita' e concorrenza. Io vedo anche la possibilita' inversa. Se rendiamo il sistema competitivo aumenteranno sia la mobilita' sia il grado di meritocrazia.

Dio voglia che tu abbia ragione, ma le mie previsioni sono fosche. Soprattutto perche', mi dispiace, ma non credo alle riforme a costo zero. I tagli sono tagli, per migliorare qualcosa bisogna si' tagliare i rami secchi, ma anche investire nel resto. Intenzione che proprio non vedo.

Detto questo, davvero, mi piacerebbe che tu avessi ragione. Io in Italia con un RTD serio (e qualche fondo per portare avanti la mia ricerca), ci tornerei di corsa. Se poi in sei anni non riesco a ottenere dei risultati validi sarei probabilmente io il primo a concludere che la passione e' finita, e' inutile insistere e ad avere voglia di fare qualcosa d'altro, tipo andarmene in campagna a fare il vino o aprire un bar gourmand di leccornie francesi.

Edit: aggiungo che per la situazione italiana la sola chance di ottenere una valutazione onesta dei RTD sarebbe quella di affidarsi a commissioni di valutazione interamente composte da professori stranieri. Un'utopia. In altro ambito Mussi aveva proposto di far effettuare una prima scrematura con liste di idoneita' compilate da commissari stranieri (cosi' almeno i giochi di potere i baroni se li sarebbero fatti con candidati tutti sopra al limite della decenza), ma ovviamente neanche questa proposta e' passata.

 

Esatto, questo e' un punto importante. Perche' la conferma dei ricercatori (o degli associati, o degli ordinari) e' solo pro-forma e non viene usata come occasione per una seria valutazione della ricerca? Perche' dovrebbe essere diverso per i RTD? Sinceramente non lo so, perche' il meccanismo sarebbe lo stesso, come la tua citazione dimostra. Una differenza importante pero' e' questa, anzi sono due: primo, la "conferma" dei RTD sarebbe una decisione locale e non presa da una commissione nazionale come per i RTI. Secondo, la barra per la conferma sarebbe ben nota per i RTD, mentre non c'e' nessun criterio chiaro per i RTI, il giudizio e lo standard sembrano essere puramente soggettivi.

 Ma allora non basterebbe fissare dei criteri  oggettivi? Oppure  prevedere che la procedura di conferma sia locale, e che in caso di non conferma i fondi rimangano locali?

Il problema e' la precarieta' dei fondi: io non metterei *mai* a rischio il mio posto se poi ci sono elementi esterni che influiscono. Da noi, a Pisa, ci son stati ricercatori che sono stati rottamati (loro malgrado) semplicemente per far cassa, senza nemmeno che venissero interpellati i rispettivi Dipartimenti.

La regola e' sempre quella: in Italia chi e' meno tutelato (= non e' ben avvitato ad una sedia) e' il primo a prendersela in quel posto.

E, coi figuri che ci troviamo al governo, non c'e' molto da fidarsi.

 

 

Io dico sì

kaapitone 24/9/2010 - 13:52

Giulio, grazie di questo post.

Sono d'accordo con te, questo è esattamente quanto mi aspetto per fare un passo indietro dalla protesta.

Capisco che per i miei colleghi questa non sia una opzione appetibile, e anche per me sarebbe un bel rischio, ma come sottolinei, è un rischio pagato con un meccanismo di mercato (stipendio più alto). Io mi piglierei i soldi e mi giocherei i miei numeri, e come bonus mi sentirei moralmente più a posto. Se va male, vabbè, avrò dei soldi da parte.

Quindi aderisco.

E' un po' che non seguo il percorso della legge, c'è un aspetto cruciale che ora mi sfugge: quali sono i compiti didattici dei RTD? Ci sono degli obblighi o la didattica obbligatoria è meno che per un RTI o un associato?

Re: Io dico sì

stef 24/9/2010 - 15:12

> quali sono i compiti didattici dei RTD?

saranno gli stessi degli associati

> Ci sono degli obblighi o la didattica obbligatoria è meno che per un RTI o un associato?

Gli attuali RTI non sono obbligati a fare didattica, se non didattica di supporto (esercitazioni, laboratori in presenza del docente, seguire studenti laurea e dottorato etc) ma NON didattica frontale, come recentemente chiarito da una nota del CUN.

I nuovi RTD, per quanto capisco dall'ultima versione della legge, avranno gli stessi obblighi degli associati, mentre nessun cambio e' previsto dalla legge per gli RTI (ovviamente nessun RTI accetterebbe di firmare un nuovo "contratto" con piu' obblighi e stesso stipendio ...).

Ovvero i RTD avranno si' piu' stipendio ma anche piu' obblighi rispetto ai RTI ...

Ciao Giulio,

non sono completamente d'accordo con la tua proposta/provocazione. Ma non per il motivo che sono contrario alla "liberalizzazione" del "mercato" della ricerca/docenza, anzi proprio perche' la tua proposta limita questa liberalizzazione solo ai ricercatori. Perche' aprire (solo) l'ennesima lotta tra poveri (ricercatori TD vs ricercatori TI) ???

Ti faccio un esempio ... io sono ricercatore in italia da tre anni (dopo aver fatto 9 anni di ricerca all'estero: Spagna, USA, Svizzera, mi domanderai perche' mai sono tornato ... e me lo sto domandando pure io !!!). Ma perche' mai dovrei fare una "competizione" al ribasso con i RTD ?? E senza nessuna possibilita' di avanzamento ?? Io la competizione la vorrei fare con associati ed ordinari ... non con i RTD !!! Se ci deve essere una competizione aperta ... allora si aprano alla competizione tutte le posizioni ... e i ricercatori meritevoli possano competere per le posizioni di associato/ordinario. Troppo facile adesso per quelli che sono entrati 30 anni fa a 24-25 anni (molti dei quali hanno a tutt'oggi meno titoli dei RTD o RTI che vogliono assumere) farsi propugnatori della bellezza della precarieta' (senza che loro la abbiano mai sperimentata) ed arbitri di questa lotta tra poveri (senza che loro debbano mai rischiare qualcosa). 

Credo che la protesta di (molti) ricercatori non sia tanto (o solo) per la paura dell'arrivo dei nuovi RTD rampanti ... quanto per la paura che pseudo-riforme e mega-tagli compromettano qualsialsi possibilita' di avananzamento ...

Per chi è già nel sistema da un po' di tempo la differenza di stipendio è negativa o non sufficiente ad accettare un posto a TD. Il nodo è quello della carriera. Credo che aumentando la quota di finanziamento per il dipartimento (o il super-dipartimento che originerà dalla riforma) distribuita sulla base della qualità della ricerca incentiverebbe ad assumere il ricercatore migliore indipendentemente dal fatto che sia a TD o meno.  

 

 

Condivido la tua proposta ma il problema principale che vedo é la completa incertezza sui metodi di valutazione. Non si sa se l'asticella sará posta in alto o in basso (basta un AER dopo sei anni? Bastano tre Rivista di Politica Economica? I requisiti sono gli stessi a Bologna e a Cagliari?) e non si sa chi valuterá (commissioni di facoltá, di universitá o nazionali?). Addirittura non si capisce se l'asticella sará fissata in anticipo oppure se dovrai aspettare la fine dei 6 anni per sapere come ti valuteranno. La mia previsione é che alla fine i criteri non saranno ben definiti e la maggior parte passerá (esattamente come la conferma attuale dopo il primo triennio). E credo che questo sia il motivo principale per cui i ricercatori attuali vedono la posizione di RTD come "corsia preferenziale". 

Condivido i dubbi di Alessio sulla discrezionalita' delle "tenure decision" nell'ambito accademico in Italia.

Sono convinto (e qui potranno piovere critiche) che l'accademia italiana necessita di importare il concetto di ranking dall'estero. Certo, si puo' intuire per vie informali che l'univerisita' X fa ricerca in maniera piu' seria che l'universita' Y, ma 1) dal punto di vista dello studente e del mondo del lavoro (con le dovute eccezioni) due lauree conseguite a X e Y sono equivalenti e 2) dal punto di vista dell'attrazione di nuovi ricercatori... beh, finche ci sono i concorsi non e' che il "ranking" possa influenzare molto.

Durante il mio jobmarket le universita' con cui ho fatto i colloqui (nessuna italiana) mi hanno subito detto cosa si sarebbero aspettate da me nei primi 6 anni per ottenere tenure. E la correlazione tra la richiesta e il ranking dell'universita' nel panorama internazionale era molto alto.

Secondo me tenure decision, ranking, salari, fondi disponibili per la ricerca sono tutti concetti molto legati tra di loro. Che purtroppo sono lontani anni luce dal mondo accademico italiano. Per questo introdurne anche uno sulo (in questo caso la tenure track position) senza gli altri presupposti e' come cercare di aggiustare la barca che affonda con un cerotto.

 

Alessio (spero il tu non ti dispiaccia), sono pienamente d'accordo con te e in disaccordo con Giulio Zanella sulla tenure track. Sembrerebbe una cosa buona ...ma prima bisognerebbe avere il sistema americano in Italia. In realta' quello che si fara' e' che si cerchera' di dare la posizione TI a tutti i RTD. Su questo i timori dei RTI credo siano fondati.

Sono perfettamente d'accordo invece con l'autore del post sul fatto che dopo che si e' alzato tutto questo polverone con la riforma tanto valeva farla bene ...che e' come tutti sappiamo.

Quando si parla di ricerca in Italia non posso fare a meno di riflettere sul fatto che l'Italia e' l'unico posto dove una persona con contratto a tempo determinato si considera precario: puo' sembrare un formalismo ma e' implicita l'aspettativa che debba seguire una posizione a TI che ancora non c'e e quindi si e' in una situazione di precariato.

All'estero in una posizione a TD non c'e' nulla di precario si sa quando inizia e quando finisce e non c'e' nessuna aspettativa di posizione permanente. All'estero quelli che in Italia si chiamano ricercatori precari, si chiamano post-doc.

 

 In realta' quello che si fara' e' che si cerchera' di dare la posizione TI a tutti i RTD. Su questo i timori dei RTI credo siano fondati.

scusate (alessio e marco), ma se pensate questo non potete non aderire alla mia proposta: se i RTD sono avvantaggiati, dare la possibilita' a chi lo vuole di diventare RTD elimina tutti i timori.

Giulio, se fossi ricercatore TI e bravissimo (men che meno se fossi scarso) non aderirei alla tua proposta perche' rimane per i nuovi ricercatori TD l'incertezza sulla disponibilita' di fondi nell'universita' di appartenenza e tengo famiglia. Personalmente credo che i TD se la vedranno peggio dei TI. La posizione dei TI sara' comunque influenzata negativamente dalla riforma e l'introduzione dei ricercatori TD. Il fatto che i TD, i nuovi ricercatori, stiano peggio dei vecchi ricercatori TI (che gia' se la passano male) e' il motivo per cui credo che questa modifica sia negativa. Con le nuove regole solo i disperati d'amore per l'Italia, i ricchi di famiglia e i meno produttivi proveranno a restare e si incentivera' la fuga dei cervelli in un sistema che i cervelli degli altri continua a non attrarli. Ovviamente questo per la consuetudine Italiana del volemose tutti bene che non da garanzie ai bravi perche' altrimenti funzionerebbe bene come negli USA. Penso che se si aspettasse che la valutazione della ricerca penetri nella cultura accademica Italiana allora questa riforma funzionerebbe bene anche in Italia.

L'unica riforma positiva secondo me e' stata il sorteggio dei commissari tutti ordinari ...insomma come hai detto si poteva fare molto, molto meglio dopo aver scatenato l'ra dei dinosauri ed avere la simpatia del pubblico con le riforme accennate e quasi annunciate ma mai fatte. Riciclo quanto gia' detto su NfA sulla Gelmini: she talks the talk but doesn't walk the walk.

 

L'unica riforma positiva secondo me e' stata il sorteggio dei commissari tutti ordinari ...insomma come hai detto si poteva fare molto, molto meglio dopo aver scatenato l'ra dei dinosauri ed avere la simpatia del pubblico con le riforme accennate e quasi annunciate ma mai fatte. Riciclo quanto gia' detto su NfA sulla Gelmini: she talks the talk but doesn't walk the walk.

 

A quanto ne so, la roulette dei commissari non ha cambiato nulla.

Il Ministro-burattino (manovrato da Giulietto) sta in realta' facendo uno scambio: uno strizzamento complessivo dell' Universita' (taglio di FFO, blocco turnover) in cambio della concessione di tutto il potere ai baroni (col DDL). Poi quelle sulla meritocrazia sono effettivamente solo chiacchiere ornamentali.

Che della meritocrazia a MSG non  freghi una cippa e' evidente: i nostri stipendi, infatti, son stati massacrati in maniera uguale per tutti (anche se i danni pesano piu' sui giovani, come al solito).

Che della meritocrazia a MSG non  freghi una cippa e' evidente: i nostri stipendi, infatti, son stati massacrati in maniera uguale per tutti (anche se i danni pesano piu' sui giovani, come al solito).

Esatto. Nulla ostava a che quella della necessità di ridurre risorse fosse l'occasione per differenziale ed introdurre un sistema premiante per chi avesse lavorato. Non lo si è fatto. Non è una novità in questo paese. Ecco perché trovo la proposta-provocazione di Giulio irrealizzabile: come fa una persona dotata di un minimo di senno e (magari) con il mutuo da pagare e (magari) i figli da mandare a scuola, etc a fidarsi di questa gente e a convertire un contratto TI in TD?  Non ci dimentichiamo che, come ricora FSL nel suo blog, i ricercatori italiani:

non sono più “giovani” ma persone di mezza età: se nel 1980 l’età media dei ricercatori era di 31 anni, quella degli associati di 40 anni e quella degli ordinari di 46 anni, nel 2006 questi valori sono passati rispettivamente a 44 anni, 53 anni e 61 anni.

 

Esatto. Nulla ostava a che quella della necessità di ridurre risorse fosse l'occasione per differenziale ed introdurre un sistema premiante per chi avesse lavorato. Non lo si è fatto.

Scusate, ma dove vivete? Ma avete un'idea, almeno vaga di come funziona l'università italiana?

Ostava l'opposizione feroce da parte dei  sindacati e della stragrande maggioranza dei professori, oltre che dei burocrati ministeriali.

I burocrati non vogliono rogne e temono che una valutazione, a cura di un'agenzia indipendente, tolga loro potere. Un tempo distribuivano tutte le risorse (le cattedre venivano assegnate arbitrariamente dal ministero). Con l'autonomia il ruolo si è ridotto, ma comunque esiste sempre un margine di discrezionalità.

Ai sindacati dei  professori importa poco o nulla, ma non vogliono che passi il principio che i dipendenti pubblici possano avere stipendi differenziati secondo il merito. Un simile principio metterebbe in pericolo il loro ruolo. Se io posso guadagnare di più perchè sono più bravo, perchè devo scioperare quando mi dicono i sindacati per avere un aumento eguale per tiutti, compreso il mio vicino fannullone?.

La stragrande maggioranza dei professori, soprattutto ordinari, non vuole la valutazione perchè, se fatta bene, mette in discussione le gerarchie accademiche. Infatti, certificare che X (ricercatore) è più bravo di Y (ordinario) implica che X conti più di Y o comunque che siano comparabili. Aggiungo che, data l'attuale struttura di potere, la valutazione individuale può non funzionare: infatti l'ordinario fannullone Y può imporre al ricercatore geniale X di mettere il suo nome come co-autore, risultando quindi comunque attivo. Serebbe molto meglio una valutazione per dipartimento

E veniamo alla Gelmini. Lei ha provato a distribuire qualche fondo sulla base di una valutazione di  qualità degli atenei. La formula era ampiamente discutibile, ma perlomeno utilizzava almeno in parte il CIVR, l'unica valutazione finora fatta della ricerca in Italia. Come ampiamente prevedibile, ha trovato una fortissima opposizione da parte delle università. Hanno utilizzato  i difetti (innegabili) del metodo usato per mettere in discussione il principio. Ora la Gelmini ha promesso di aumentare la quota del FFO distribuita secondo la qualità, nella sua famosa conferenza stampa. Vediamo

 

PS per i professori senza problemi cardiaci, allego il testo di un articolo sul Sunday Times di oggi, che anticipa i contenuti di un rapporto di una commissione governativa sul finanziamento dell'università. Non so se le raccomandazioni verranno approvate - almeno nella forma radicale che il giornale suggerisce. Certo però il governo ha promesso tagli terrificanti

 

Tuition fees will rise to £10,000

 

Universities will be able to charge fees of up to £10,000 a year in the face of savage cuts to teaching budgets. Under far-reaching proposals, ministers may slash money for teaching by two-thirds and remove state funding altogether for arts and humanities degrees.

The expected fee reforms — among Lord Browne’s suggestions for a shake-up of university funding — could come into effect as early as 2012. This will require universities to set the prices of their degrees by next February or March.

The changes will be unveiled in two weeks’ time when Browne, the former BP boss, publishes his review of university finance.

Ministers will detail the cuts in the comprehensive spending review a few days later, on October 20. The package will bring a decisive move away from state-funded higher education towards degrees mainly paid for by students from their future earnings.

While teaching budgets may be slashed by as much as two-thirds, research will suffer much smaller cuts. The overall reduction in state funding for universities is likely to be about 37%.

Browne now seems certain to recommend raising the £3,290 annual fee cap. It is probable that universities will be allowed to charge £7,000 or a higher figure of £10,000 if they agree to pay the government to cover the risk of students failing to repay the extra £3,000 of state-backed loans.

The financial burden is expected to rise with a further series of stealth charges:
— Middle-class students will lose much of their entitlement to grants and cheap loans to cover living costs, with support concentrated on the poor and extended to part-time undergraduates.
— The subsidies on interest rates paid on loans will go, meaning a rise of at least 2%.
— In addition to extra interest, graduates who go into high-paying careers will be expected to pay back more than they borrowed. This premium may be capped at 20% and will cover the smaller repayments made by those in lower-paid jobs.

The premium idea is intended to meet the pledge by Vince Cable, the business secretary, that well-paid graduates will pay more for their degrees than those on low incomes.

Some families who can afford to do so may decide to pay their fees in advance; this would avoid the extra interest and the premium for high-earning graduates.

A source close to Cable said: “Any deal must be fair and progressive. He will be minded not to accept the recommendations if the package does not have these characteristics.”

The reforms are intended to protect spending on a few key subjects, with the remnants of state teaching money used to subsidise priority areas such as maths, science, engineering and medical degrees.

The current figure under discussion by ministers including David Willetts, the universities minister, and Danny Alexander, the chief secretary to the Treasury, is a cut of £3 billion, 64% of the £4.7 billion teaching budget.

State spending on research is also expected to be hard hit, with about £1 billion of the £6 billion funding removed.

Universities are worried that this carefully calculated package — in which cuts are balanced by fee rises — could be shattered by political compromise.

Before the election, the Liberal Democrats promised to vote in parliament against any fee increase and many backbenchers are expected to stand by this commitment.

Steve Smith, president of Universities UK (UUK) and vice-chancellor of Exeter University, said: “Browne is doing a fantastic job coming up with a technical solution, but UUK’s major worry is that it may not get through parliament.

“We face a valley of death with big cuts, which the Treasury assumes will be replaced by Browne. But his reforms could be delayed or whittled away because the Lib Dems are so solidly opposed. It’s a major, major worry.”

One result could be that some universities, particularly among those created since 1992, abandon research. Those whose reputations also do not allow them to charge high enough tuition fees to replace lost government teaching cash could find themselves in severe financial trouble.

Smith said: “Browne’s [scheme] might work at the sector-wide level, bringing in enough income to replace the loss of government money, but that doesn’t mean it works for every institution. Somewhere like, say, Oxford, might be able to charge £7,000, no problem. Others won’t be able to recoup what the state takes away. A lot of institutions will be in difficulty at that point.”

Browne has not yet completed his report and is understood not yet to have ruled out the possibility of recommending the full abolition of the cap on fees. This would lead to an unfettered free market in higher education, although this is likely to be strongly opposed by many Lib Dems.

Leading universities — including most of the 34 English members of the Russell Group and 1994 Group — are expected to charge close to the £7,000 figure for their degrees. A smaller number, including Oxford and Cambridge, Imperial College London and University College London, may decide to charge the full £10,000.

Many post-1992 institutions are expected to compete on price, offering cheaper degrees. However, those which offer highly regarded courses in particular areas may charge more for those subjects.

The cuts are expected to put as many as 30 universities into severe financial difficulties. The government is likely to allow some to fail and be broken up or taken over. Those in the greatest difficulty include Gloucestershire, Cumbria and London Metropolitan.

Both ministers and Browne have ruled out the graduate tax proposal widely discussed earlier in the summer, in which graduates would not repay a fixed sum tied to the cost of their degree, but would instead see their income tax increased by a set percentage.

Cable admitted at the Lib Dem annual conference that the idea was “unworkable” and the graduate tax will also be dismissed by Browne.

The tax idea is unpopular with universities as it does not allow them to charge different prices based on the cost of their degrees.

It could also lead to a brain drain abroad by highly paid graduates who could otherwise face having to pay extra tax amounting to several times the cost of their university education.

One clinching argument for Browne is that it would be impossible to levy the tax on graduates working abroad.

This would mean that any European Union student could gain a degree in England and be educated without paying fees as long as they did not pay income tax in this country.

The National Union of Students (NUS) organised an anti-tuition fees pledge signed before the election by numerous by Lib Dem MPs including Cable and Nick Clegg.

Aaron Porter, president of the NUS, said: “As far as we are concerned the pledge still stands and politicians risk breaking a pledge at their peril.

“We will be looking to rely on politicians to reject the creation of a market in undergraduate fees, either through the Commons or the Lords. We want Browne rejected.”

 

 

Scusate, ma dove vivete? Ma avete un'idea, almeno vaga di come funziona l'università italiana?

Ostava l'opposizione feroce da parte dei  sindacati e della stragrande maggioranza dei professori, oltre che dei burocrati ministeriali.

I burocrati non vogliono rogne e temono che una valutazione, a cura di un'agenzia indipendente, tolga loro potere. Un tempo distribuivano tutte le risorse (le cattedre venivano assegnate arbitrariamente dal ministero). Con l'autonomia il ruolo si è ridotto, ma comunque esiste sempre un margine di discrezionalità.

Ai sindacati dei  professori importa poco o nulla, ma non vogliono che passi il principio che i dipendenti pubblici possano avere stipendi differenziati secondo il merito. Un simile principio metterebbe in pericolo il loro ruolo. Se io posso guadagnare di più perchè sono più bravo, perchè devo scioperare quando mi dicono i sindacati per avere un aumento eguale per tiutti, compreso il mio vicino fannullone?.

 

Siamo seri, appunto. Prendi il meccanismo previsto nel DDL (blocco degli scatti ai fancazzisti): bastava annunciarlo nel 2008, per il 2010 poteva essere pronto l'ente di valutazione, nel 2011 i primi scatti condizionati al merito.

Certo, qualcuno avrebbe potuto aversene a male: ma chi avesse provato a provato a protestare si sputtanava da solo.

La stragrande maggioranza dei professori, soprattutto ordinari, non vuole la valutazione perchè, se fatta bene, mette in discussione le gerarchie accademiche. Infatti, certificare che X (ricercatore) è più bravo di Y (ordinario) implica che X conti più di Y o comunque che siano comparabili. Aggiungo che, data l'attuale struttura di potere, la valutazione individuale può non funzionare: infatti l'ordinario fannullone Y può imporre al ricercatore geniale X di mettere il suo nome come co-autore, risultando quindi comunque attivo. Serebbe molto meglio una valutazione per dipartimento

Vero. Ma almeno l'ordinario pigro sarebbe incentivato a prendere i migliori, e non le capre.
Valutazione individuale e per ddipartimento si complementano.

E veniamo alla Gelmini. Lei ha provato a distribuire qualche fondo sulla base di una valutazione di  qualità degli atenei. La formula era ampiamente discutibile, ma perlomeno utilizzava almeno in parte il CIVR, l'unica valutazione finora fatta della ricerca in Italia. Come ampiamente prevedibile, ha trovato una fortissima opposizione da parte delle università. Hanno utilizzato  i difetti (innegabili) del metodo usato per mettere in discussione il principio. Ora la Gelmini ha promesso di aumentare la quota del FFO distribuita secondo la qualità, nella sua famosa conferenza stampa. Vediamo

 

Il difetto principale di quella valutazione e' che considerava il dato aggregato per ateneo. Questo, in Italia, non e' un criterio sensato (negli USA e' diverso, concorderete): nello stesso ateneo possono convivere punte di eccellenza ed abissi di indecenza, mediare corrisponde ad ottenere una brodaglia mediocre. Pensa a Roma-la sapienza, che ha un  Dipartimento di fisica al top ed una buona facolta di SMFN, ma sta in un ateneo che compare nella lista dei "cattivi", secondo MSG.

Quello della Gelmini e' un errore talmente pacchiano da far sorgere il sospetto che foss voluto.

MSG e' la caricatura della meritocrazia. Ma purtroppo non fa ridere.

Non capisco la risposta. Io  dico che esiste un'opposizione sorda  e molto efficicace alla valutazione. COncordi o no?

 

A domanda diretta, risposta diretta: non concordo.

Certamente c'e' una opposizione alla valutazione, ma sulla sua forza e sulla sua capacita' di imporsi ho dei dubbi. Di fronte ad una valutazione seria, basata su criteri convivisi, l'opposizione sarebbe (anche mediaticamente) molto debole.

Ovviamente se MSG spaccia per valutazione meritocratica le classifiche dell'anno scorso concede ai nemici della valutazione di esercitarsi al tiro al piccione.

E questo e' -forse- uno dei motivi per cui la proposta di Giulio e' poco realistica: finche' non si conoscono con esattezza le regole del gioco, difficile trovare qualcuno disposto a fare una grossa puntata.

Mi auguro che tu abbia ragione - ma permettimi di esprimere il mio scetticismo. In primo luogo, servono criteri pre-definiti - p.es. sul luogo di pubblicazione (riviste con IF) o sul numero di citazioni (h-index) etc. Altrimenti qualsiasi valutazione diventa impossibile o arbitraria. Ho l'impresisone che tali criteri siano accettati nelle materie scientifiche e che questo fatto distorca la percezione del resto della professione In molti settori criteri simili non esistono e viene messa in dubbio la stessa possibilità della loro esistenza (in buona o malafede). Posso dartene testimonianza avendo partecipato allo sforzo di creare dei criteri "oggettivi" per Storia per conto del CUN. Il tentativo è  abortito di fronte alla furibonda reazione degli altri settori disciplinarei del comitato

In secondo luogo nelle materie professionali, tipo Medicina o Legge il potere accademico si traduce in soldi, tanti soldi - e i professori non vogliono mollarlo. 

Quanto all'impatto mediatico, l'offensiva è in corso da tempo, con un crescendo di articoli sulla degenerazione dei concorsi, parentopoli etc. Non mi sembra abbia dato molti effetti: i professori si sono chiusi a riccio sostenendo che si tratta di poche mele marce.

Mi auguro che tu abbia ragione - ma permettimi di esprimere il mio scetticismo. In primo luogo, servono criteri pre-definiti - p.es. sul luogo di pubblicazione (riviste con IF) o sul numero di citazioni (h-index) etc. Altrimenti qualsiasi valutazione diventa impossibile o arbitraria. Ho l'impresisone che tali criteri siano accettati nelle materie scientifiche e che questo fatto distorca la percezione del resto della professione In molti settori criteri simili non esistono e viene messa in dubbio la stessa possibilità della loro esistenza (in buona o malafede).

Della difficolta' (in alcune aree) ad individuare indicatori predefiniti   ero al corrente, me lo aveva detto un amico grecista (che aveva anche partecipato al referaggio dei PRIN): se non capisco male e' un problema reale perche' in alcuni casi bisogna partire davvero da zero per tarare il sistema di valutazione.

Pero' non possiamo skippare questo passo se vogliamo andare verso un sistema meritocratico. Le valutazioni improvvisate son peggio di nessuna valutazione. Cosa possiamo noi pensare dell'idea di valutazione del Ministro quando leggiamo pagine come questa:
http://www.governoberlusconi.it/detail.php?id=222&idf=512&ids=494

Una domanda: sbaglio o i criteri del CUN dovevano servire all'ammissione ai concorsi? In quel caso la questione era molto piu' delicata, pertanto posso capire il sospetto...

 

Quanto all'impatto mediatico, l'offensiva è in corso da tempo, con un crescendo di articoli sulla degenerazione dei concorsi, parentopoli etc. Non mi sembra abbia dato molti effetti: i professori si sono chiusi a riccio sostenendo che si tratta di poche mele marce.

Insisto. Esattamente come una valutazione fasulla nuoce alla valutazione, un'offensiva mediatica strumentale, che non individua correttamente i problemi ma si limita a sparare nel mucchio, e' in definitiva controproducente: il mondo accademico la prende come un tentativo gratuito di denigrazione e, visto che non aiuta a cambiare i rapporti di forza all'interno degli atenei, alla fine non cambia nulla, e la gente si convince che non c'e' nulla da fare.
Curiosamente proprio i giornali piu' ferocemente anti-baroni sono poi quelli che si alleano a loro, pur di sedare la protesta (qui trovi un esempio).

 

 

In primo luogo, servono criteri pre-definiti - p.es. sul luogo di pubblicazione (riviste con IF) o sul numero di citazioni (h-index) etc. Altrimenti qualsiasi valutazione diventa impossibile o arbitraria.

Il criterio non è solo un numero. La valutazione non è impossibile, o arbitraria, sol perchè i criteri non sono numerici. Anche i medici devono saper fare diagnosi attraverso giudizi professionali, pur potendosi appoggiare a misure cliniche. E, comunque, dalla valutazione qualitativa non si scappa: la fate sempre anche voi (basta saperla fare).

RR

 

 

I burocrati non vogliono rogne e temono che una valutazione, a cura di un'agenzia indipendente, tolga loro potere.

Sì ma non ricominciamo a fare di nuovo i gargarismi con la parola "valutazione": discutiamone, invece.

Sulle tuition fees, ricordo che in Finlandia - presa a modello in un altro post su nFA - non si paga nulla. Zero, sia a scuola, sia all'Università. Nada de nada. Si vede che la qualità dipende da altri fattori...

RR

Giulio, intendiamoci, io appoggio la tua proposta. Ritengo peró che, per non farla rimanere una pura provocazione, la proposta vada modificata in modo che esista almeno un ricercatore in Italia disposto ad accettarla. Allo stato attuale, credo che il set di ricercatori disposti a fare questo sia rappresentato dall'insieme nullo.

La differenza tra un nuovo TD e un vecchio TI che passasse a un regime di TD starebbe nelle condizioni iniziali. Il secondo (a paritá di bravura) avrá piú pubblicazioni e sará piú anziano. Quindi il costo di aspettare sei anni e avere l'incertezza di non essere confermato é piú alto per il secondo, soprattutto perché manca un criterio chiaro di valutazione dopo i sei anni. Dunque insisto, se i criteri di valutazione non vengono definiti, dare la possibilitá ai RTI di diventare RTD non genera nessuna self selection.

Una nota sull'accantonamento dei fonti, che mancherebbe per i RTD che ricevano tenure. E' vero, ma per la sicurezza sociale, le pensioni, credo anche la Cassa Integrazione....

Non si puo' richiedere che il contribuente tratti i ricercatori con i guanti che non usa per nessun altro. 

E' solo parzialmente vero, Alberto. D'accordo, nessuno mette via i soldi per le pensioni ma è conventional wisdom che se a un certo punto il governo non le paga o le riduce drasticamente scoppia la rivoluzione. Se invece l'ateneo XY dice a 10 ricercatori che non ci sono i soldi ci sarà un po' di mugugno ma niente di terribile. Vista questa banale realtà di political economy a me non pare così strano che i potenziali ricercatori a tempo determinato siano più preoccupati dei potenziali pensionati.

Concordo con Bisin,
in Italia chi ha lavorato e pagato i contributi non puo' aspettarsi una pensione,
chi pubblica e vince un concorso non puo' aspettarsi che la sua universita' abbia i soldi per dargli
la tenure, per contro chi porta i capitali all'estero puo' senz'altro aspettarsi di godere di uno scudo
fiscale (pagando pure meno del poco dovuto), o chi construisce abusivamente di usufruire di un condono. Evidentemente qualcuno c'e' che viene trattato con i guanti dal "contribuente". Ma stiamo ancora a parlare di incentivi? Ciao.

 

 

Giulio, se la tua proposta venisse applicata in un mondo ideale penso che forse potrebbe funzionare, ma vedo comunque delle criticità che non hai considerato perché sei un inguaribile idealista.

Ma facciamo un esempio chiaro e concreto. Ci sono molti RTI che hanno accumulato anni di esperienza e hanno ottime pubblicazioni, ma che a causa dei continui blocchi ai concorsi e del fatto che la maggior parte dei concorsi sono pilotati si trovano ancora ricercatori. Per quale ragione queste persone dovrebbero passare a RTD e aspettare altri 6 anni per FORSE diventare associati quando già allo stato attuale hanno un profilo da associato? Oltre tutto chi garantisce che tra 6 anni a valutare quello che i RTD hanno pubblicato ci sia una commissione formata da persone competenti? Sappiamo benissimo, per esperienza, che spesso capita che le valutazioni dei commissari vengano fatte secondo ranking del tutto irrazionali e slegati da qualunque validità accademica....avremmo moltissimi esempi da fare, ma per comodità rimando al sito di Roberto Perotti.

Io sono dell'idea che la miglior riforma sia quella di attribuire i fondi alle università sulla base dei risultati in termini di pubblicazioni utilizzando ranking internazionalmente riconosciuti. Lasciamo agire il mercato...ogni università potrà assumere chi vuole...riempire le facoltà di parenti e amici (a proposito interessante l'articolo su La Repubblica di oggi), ma puoi dovrà rispondere di chi ha assunto.

Perché dovrei passare a RTD oggi senza avere la certezza che le mie pubblicazioni tra 6 anni verranno valutate secondo criteri corretti e senza sapere se tra 6 anni ci saranno i fondi per la mia eventuale assunzione a professore associato? Se vivessimo in un mondo perfetto non avrei problemi ad aderire alla tua proposta, ma viviamo in Italia...

 

 

paolo, una volta eri idealista anche tu: sono sicuro che a un certo punti avevi i capelli piu' lunghi di ora, barba incolta, e cantavi "be the world you want to see" :-)

Per quale ragione queste persone dovrebbero passare a RTD e aspettare altri 6 anni per FORSE diventare associati quando già allo stato attuale hanno un profilo da associato? 

se hanno gia' un profilo da associato entrano in un contratto che gli garantisce la promozione con molta meno burocrazia e con tempi certi.

Io sono dell'idea che la miglior riforma sia quella di attribuire i fondi alle università sulla base dei risultati in termini di pubblicazioni utilizzando ranking internazionalmente riconosciuti. Lasciamo agire il mercato...ogni università potrà assumere chi vuole...riempire le facoltà di parenti e amici (a proposito interessante l'articolo su La Repubblica di oggi), ma puoi dovrà rispondere di chi ha assunto.

Su questo non ho dubbi. Il DDL Gelmini mette una serie di pezze (i RTD sono una di queste) a un vestito che va buttato e rifatto nuovo. Riformare un pezzo di sistema (assumete e promuovete facilmente chi volete) senza fare la riforma complementare (i finanziamenti vanno in base alla performance) e' nonsense.

 

E' vero...i capelli li taglio piu' spesso e mi rado anche due volte alla settimana...ma rimango sempre stonato.

Dalla tua risposta emerge un ottimismo a mio parere eccessivo. Ci sono ricercatori che hanno ad oggi un'anzianita' di 4/5 anni e hanno pubblicato su riviste molto importanti (i.e. Econometrica, JPE, AER, etc.). Per quale ragione queste persone dovrebbe decidere di passare da RTI a RTD e dover aspettare 6 anni per diventare associato senza sapere come verranno valutate le pubblicazioni e se ci saranno i fondi per il passaggio di fascia. L'incertezza mi sembra molta.

Non e' un esercizio di stile. Molti concorsi banditi nel 2008 sono stati conclusi, ma molte universita' non chiamano i vincitori perche' non hanno le risorse economiche sufficienti nonostante le avessere all'epoca del bando. Chi puo' escludere che la stessa cosa succeda anche per i RTD?

domanda

Wellington 24/9/2010 - 17:19

le modalità di assunzione dei RTD all'inizio dei sei anni come avverrebbe? per chiamata diretta? in base ai titoli?

Giulio, sarei abbastanza d'accordo con la tua proposta, che, tuttavia, è soltanto uno dei numerosi aspetti che andrebbero riformati. Ai miei tempi, una cosa del genere era stata iniziata con i borsisti e i contrattisti ed è andata come sappiamo. Temo che l'università italiana, così come la società sia irriformabile. Come sarebbe possibile, senza una "rivoluzione" dell'intera società, mettere le università italiane in reale concorrenza tra loro, lasciando decidere al "mercato" per la raccolta dei finanziamenti, pubblici e privati, per la valutazione della qualità e per la scelta delle università migliori da parte di studenti che ottengono un titolo con valore legale uniforme? Altro che protesta dei Ricercatori, scoppierebbe, appunto, la rivoluzione.

Io ci sto. Mi piace la fantascienza ;)

 

Scherzi a parte, guarda che leggo sul Sole24Ore (!):

http://intranews.sns.it/intranews/20100924/MI25010.PDF

Dove si dice che nei prossimi 5/6 anni verranno banditi 9.000 posti da PA

(a fronte di 26.000 ric) perche'

" ... pensiamo che questa sia la reale platea dei ricercatori con i

requisiti per essere stabilizzati (sic!)" visto che dei 26.000 ricercatori

esistenti "una parte sono sulla via della pensione, una parte sono

troppo giovani".

W la meritocrazia!

Quando leggo queste cose, mi vengono i capelli bianchi (il che, potrebbe rappresentare un vantaggio evolutivo, ora che ci penso ;)

Cheers,

c

PS: io ci sto davvero. Comunque, affinche' la proposta fosse attraente per una fascia ampia, sarebbe bene avere maggiore chiarezza su come viene condotta la valutazione. E' per questo che mi sembra fantascienza.

Visto che t'e' piaciuto il link, te ne mando altri due:

un articolo comparso sul tempo

un mio commento al sopracitato articolo

 

riguardano entrambi l'usanza "tribale" del lavorare gratis.

A me la proposta di Giulio sembra molto intelligente e ben fondata da un punto di vista di 'giustizia' astratta.

Corrisponde grosso modo al principio del no-envy di Duncan Foley: un allocazione e' envy free se nessuno giudica, secondo i propri gusti, di essere in una situazione peggiore di quella di un altro. In altre parole, se siamo seduti a tavola e ho l'opzione di scambiare il piatto con un commensale a piacere, preferisco (debolmente) tenermi il mio piatto.

Secondo la proposta di Giulio, i TD non potrebbero invidiare i TI perche' l'essere TD rientrerebbe nel loro insieme di scelta, quindi gli unici a rimanere TI sarebbero quelli che preferiscono esserlo (rispondo all'obiezione che i due gruppi hanno storie disomogenee nell'ultimo paragrafo).

C'e' il problema che alcuni TI potrebbero invidiare i TD. Forse i piu' avversi al rischio e i piu' scarsi preferirebbero avere basse remunerazioni e basso status (TI) in cambio della pratica certezza del posto.

Si potrebbe dire che per ragioni di efficienza queste persone dovrebbero essere comunque tenute fuori dal sistema, e quindi e' giusta la riforma che tende ad esaurire i TI. In realta', pero', in linea di principio potrebbe essere desiderabile un meccanismo che garantisse la sopravvivenza nel sistema dei piu' avversi al rischio che fossero pero' sufficientemente talentuosi. Lascio la soluzione del problema di trovare questo meccanismo come facile esercizio per il lettore (altrimenti chiedete a Sandro Brusco :)).

Nel sistema US, e pur con mille bastoni fra le ruote in parte anche negli UK, mi sembra che il mercato funzioni come meccanismo senza bisogno di avere i TI, nel senso che chi non prende tenure nella propria universita' ma e' sufficientemente dotato trovera' comunque posto in un'universita' un po' peggiore (o se proprio gli va storta in Europa...) per cui non c'e' un vero rischio di salto nel buio (conditional on being sufficiently talented).

Un'ultima considerazione: simpatizzo con tutti quelli che dicono: ma come! io ho lavorato cosi' sodo e ora mi trovo, se volessi passare a TD, ad aspettare altri anni senza criteri chiari la cui soddisfazione garantisce la promozione. Pero', ragazzi, questa e' l'Italia, lo sapevate, e voi avete scelto di starci, in questo sistema marcio. Avrete avuto sicuramente tutte le vostre buone ragioni, la famiglia, l'amor di patria, la fidanzata e quant' altro. Pero' avete anche risparmiato i costi (che ci sono) di trapiantarsi all'estero. Quindi...

Caro Giulio,

                rileggendo il tuo post, mi sembra che nell'analisi inverta i termini della questione. Mi spiego meglio.

Personalmente (ma parlo per me) io protesto innanzitutto per i tagli, e per come sono stati fatti: la norma sui RTD non mi tocca (se va bene ai precari, e' affar loro). Io vedo un problema di prospettive (il mio punto di vista l'ho espresso qui); il nodo principale non e' certo il DDL di un governo perennemente sull'orlo  di una crisi di nervi.

Anzi, il problema e' che questo DDL non arrivera' mai a compimento (non basta che passi, visto che in molti punti rimanda a regolamenti successivi - e conosciamo tutti i tempi della burokrazia Gelminiana).

Inoltre, nel DDL accanto a parti abbastanza positive (valutazione delle performance - quando ci sara') ci son parti controverse: la messa ad esaurimento dei ricercatori (un pretesto per l'ope-legis?) ma, soprattutto, pericolosi cambiamenti sul lato della Governance.

Mi direte che la struttura ricalca quella degli USA (ma negli USA  la struttura e' imposta dall'alto?).  Se dobbiamo adottare il sistema amerikano, allora pretendo che ci siano anche le stesse condizioni al contorno: non mi sembra che questo sia il caso.

Faccio alcuni esempi:

1) negli USA gli esterni che siedono in CdA puntano al rendimento; in Italia gli esterni saranno politici trombati (scommettiamo?) che useranno la poltrona in CdA per distribuire favori;

2) negli USA i funzionari  puntano a rendere efficiente il sistema; in Italia il burocrate punta innanzitutto a cercare di giustificare la propria esistenza producendo procedure bizantine (noi ne sappiam qualcosa riguardo al recente regolamento delle missioni all'estero);

3) negli USA qualcuno con un curriculum come quello di Mariastella Gelmini non potrebbe mai accedere ad un posto di responsabilita'; negli USA una come Mariastella Gelmini farebbe un altro lavoro. Non so quale ma, credete a me, farebbe un altro lavoro.

3) negli USA qualcuno con un curriculum come quello di Mariastella Gelmini non potrebbe mai accedere ad un posto di responsabilita'; negli USA una come Mariastella Gelmini farebbe un altro lavoro. Non so quale ma, credete a me, farebbe un altro lavoro.

 

Sarah Palin? George W Bush?

La Palin e' stellare rispetto a MSG.

A Bush, ci avevo gia' pensato, ed avevo avuto un momento di incertezza prima di scrivere. Dipende se si pensa in termini relativi o assoluti: in termini assoluti mi sembra molto meglio di MSG (certo, la responsabilita' non e' la stessa).

Certo: Bush probabilmente era stato messo li' a far da controfigura proprio perche' era (relativamente) poco capace (governava Cheney), pero' dietro c'era una squadra che funzionava (anche se son estremamente critico su quello che tale squadra ha combinato).

Mi dirai che anche Mariastella e' stata messa li' perche' e' capace solo di dar aria alla bocca, le cose serie le decide Giulietto. OK, pero'  le manca una squadra e, nonostante l'Aprea le faccia da maestra di sostegno, produce solo danni.

L'unica consolazione e' che, per ora, i danni non si contano in migliaia di morti.

PS: se me lo avessero detto, non avrei mai creduto che avrei mai dovuto prendere le difese di GWB e del sistema amerikano :)

Giovanni io ne riparlerei quando MSG avrà preso il suo MBA ad Harvard. Sulla Palin non mi esprimo, certo a vedere come ha chiamato i figli il dubbio si pone...

domande

crav 25/9/2010 - 13:16

Vorrei chiedervi un paio di cose. A quel che si sa ad oggi:

1) nei prossimi anni il numero di RTD sarà

- significativamente superiore a chi verrà confermato professore in quanto c'è un'esigenza di didattica

oppure

- tendenzialmente uguale a chi verrà confermato? e quindi la valutazione del merito scientifico di fatto avviene al momento dell'assunzione RTD, ossia - al meno in principio - più sul potenziale (che è più opinabile) che su risultati concreti, se i candidati sono neo phd/post-doc.

 

2) con gli RTD si chiude di fatto la possibilità di rientrare in Italia come associato per chi fa ricerca all'estero?

Grazie mille.

Re: domande

kaapitone 28/9/2010 - 14:42

con gli RTD si chiude di fatto la possibilità di rientrare in Italia come associato per chi fa ricerca all'estero?

...domandone!

Non ho le risposte, mi dispiace, ma questa tua è davvero una domanda ficcante. Immagino che sia relativamente più semplice per un estero accedere alla tenure track (cioè ottenere un posto da RTD), ma molto più difficile accedere a una posizione permanente. Non mi pare terribile, ammesso che l'accesso alle posizioni di RTD diventi meno drogato di quanto avviene oggi per i RTI.

1) nei prossimi anni il numero di RTD sarà

- significativamente superiore a chi verrà confermato professore in quanto c'è un'esigenza di didattica

oppure

- tendenzialmente uguale a chi verrà confermato? e quindi la valutazione del merito scientifico di fatto avviene al momento dell'assunzione RTD, ossia - al meno in principio - più sul potenziale (che è più opinabile) che su risultati concreti, se i candidati sono neo phd/post-doc.

be', direi la seconda.  gran parte dei commenti al post sottolineano, giustamente, che il problema potrebbe essere avere risorse per promuovere un numero sufficienti di RTD dopo il sesto anno.

2) con gli RTD si chiude di fatto la possibilità di rientrare in Italia come associato per chi fa ricerca all'estero?

Perche' mai? Gli altri canali per diventare associato (inclusa la chiamata diretta dall'estero) restano intatti.

be', direi la seconda.  gran parte dei commenti al post sottolineano, giustamente, che il problema potrebbe essere avere risorse per promuovere un numero sufficienti di RTD dopo il sesto anno.

Non la metterei cosi'.  In un contesto civile e onesto, dove vige la tenure track e dove la tenure e' condizionata ad un buon rendimento dopo 5-6 anni di tenure-track, chi assume gli assistant professor in tt dovrebbe 1) scegliere bene persone che con buona probabilita' avranno successo 2) programmare il numero di tt in base alle risorse disponibili in modo da poter offrire a chi ha fatto bene la tenure.

E' probabile che nel contesto italiano invece numerosi professori universitari preferiscano tradire lo spirito del sistema tt assumendo troppi assistant tt in rapporto alle risorse disponibili per la tenure, per poter avere loro sottoposte persone in posizione debole utilizzabili come portaborse e nei luoghi piu' soleggiati anche come produttori di limoncello artigianale. Se chi e' al governo e in Parlamento capisce qualcosa dell'Italia e della sua universita', dovrebbe cercare di anticipare questo genere di degenerazioni e introdurre opportuni incentivi e penalizzazioni, eventualmente anche limiti all'assunzione in tt condizionati al bilancio. Non mi risulta che qualcosa del genere sia stato fatto, ma non conosco tutti i dettagli (il tempo libero e' limitato...).

E' probabile che nel contesto italiano invece numerosi professori universitari preferiscano tradire lo spirito del sistema tt assumendo troppi assistant tt in rapporto alle risorse disponibili per la tenure, per poter avere loro sottoposte persone in posizione debole utilizzabili come portaborse e nei luoghi piu' soleggiati anche come produttori di limoncello artigianale. Se chi e' al governo e in Parlamento capisce qualcosa dell'Italia e della sua universita', dovrebbe cercare di anticipare questo genere di degenerazioni e introdurre opportuni incentivi e penalizzazioni, eventualmente anche limiti all'assunzione in tt condizionati al bilancio. 

Concordo, Alberto, ma c'e' un altro lato in questo mercato. Immagina di essere un potenziale RTD motivato e research-oriented: andresti a lavorare nel posto che descrivi?

E' probabile che nel contesto italiano invece numerosi professori universitari preferiscano tradire lo spirito del sistema tt assumendo troppi assistant tt in rapporto alle risorse disponibili per la tenure, per poter avere loro sottoposte persone in posizione debole utilizzabili come portaborse e nei luoghi piu' soleggiati anche come produttori di limoncello artigianale. Se chi e' al governo e in Parlamento capisce qualcosa dell'Italia e della sua universita', dovrebbe cercare di anticipare questo genere di degenerazioni e introdurre opportuni incentivi e penalizzazioni, eventualmente anche limiti all'assunzione in tt condizionati al bilancio. 

Concordo, Alberto, ma c'e' un altro lato in questo mercato. Immagina di essere un potenziale RTD motivato e research-oriented: andresti a lavorare nel posto che descrivi?

Giulio, il potenziale RTD non ha praticamente scelta, in Italia, almeno nella area di universita' e ricerca che conosco meglio, Fisica sperimentale.  Anche dove in Italia si fa ricerca ai vertici mondiali, secondo le classifiche di Dipartimento, anche dove si vincono i premi internazionali, non c'e' stata empiricamente alcuna programmazione sensata sulle assunzioni a termine (assegni di ricerca, post.doc., ricercatori a termine).  Man mano che si rendevano disponibili forme malpagate di contratti a termine, praticamente tutti hano assunto a piene mani fino al massimo consentito dal bilancio, pagando il minimo entro la forchetta stabilita dalle norme (parlo specificamente di Pisa, e ovviamente la giustificazione per pagare il minimo e' stata: cosi' si assume piu' gente, poco importa se con compensi miserabili e senza speranze future, statisticamente). Quando si sono fatti i conti, e' risultato evidente che quasi tutte le attivita' di ricerca, specie quelle piu' recenti, erano seriamente sbilanciate, con pochi senior a ti e una moltitudine di td giovani senza alcuna realistica possibilita' di carriera, statisticamente, sia localmente sia in tutta Italia, perche' ovviamente tutti si sono comportati in maniera simile. Per fortuna almeno a Pisa non ho visto assegnisti occupati a fare il limoncello artigianale. Ma in questo contesto e' nata la altrettanto sciagurata stabilizzazione programmata dei ricercatori a termine fatta da Mussi.

Io ne ho discusso con molti, anche con ordinari ai vertici mondiali della loro disciplina, ma quanto e' avvenuto e' esattamente quanto corrisponde alla cultura italiana riguardo a giovani e in generale alle risorse umane: una cultura di sfruttamento finche' si puo', che assegna poco valore al singolo individuo, considerato sempre rimpiazzabile senza perdita alcuna attingendo da un serbatoio demografico illimitato, che da quando la natalita' italiana e' crollata si e' semplicemente esteso alle masse del terzo mondo.

Probabilmente dipende dal fatto che siamo un paese da sempre congestionato demograficamente e storicamente soggetto ad eccessiva pressione demografica dall'interno, e in aggiunta a cio' spesso dominato da elites straniere e anche locali che non si identificavano con le masse. Tuttavia questa e' la situazione di partenza di cui e' necessario almeno rendersi conto per cercare di ammodernarla. Gli indicatori numerici di questa condizione sono innumerevoli: assenza di meritocrazia, gerontocrazia, progressione stipendiale gerontocratica vs. meritocratica, salari miserabili di ingresso, e cosi' via.

Anche io ho qualche domanda.

In questi anni sta arrivando alla pensione il picco degli assunti negli anni '70, per cui col blocco del turn over (ed i perenni problemi finanziari) e' realistico prevedere che il numero di docenti si contragga considerevolmente.

In questo contesto gli attuali RTI diventerebbero ovunque essenziali per fare didattica, il che potrebbe essere una fortissima spinta verso una sorta di ope legis (specialmente con le elezioni dietro l'angolo).

Secondo voi ho ragione?

Altro dubbio: non mi e' chiaro come, secondo il DDL Gelmini, verra' determinato lo stipendio (e la ricostruzione delle carriere) dei PA.

 

Sono un ricercatore all'inizio del terzo anno, in una facolta' che non mi sfrutta, non mi fa insegnare piu' di un corso all'anno e mi lascia libero di passare periodi di ricerca all'estero. 

La formula RTD ha mille motivi validi per essere accettata....Grazie Giulio per esserti fatto promotore di questa iniziativa. 

 

 

Typo

Carlo Carminati 28/9/2010 - 14:33

Giulio, c'e' un typo nel tuo testo: la Rete 28 Aprile non esiste, pero' c'e' la Rete 29 Aprile!

Si tratta di un piccolo refuso, ma e' meglio evitare di aumentare la confusione.

 

A proposito di confusione (mentale), leggete cosa dice il Tempo a proposito di R29A e Cnru:

http://www.iltempo.it/roma/2010/09/26/1204106-studenti_tornati_casa.shtm...

 

Re: Typo

giulio zanella 28/9/2010 - 14:42

ohps! corretto, grazie :-)

Volevo solo postare il link al documento completo. Lo trovate qui.

Per chi non avesse voglia di leggersi il documento, chiedono

a) un unico ruolo docente, con un solo concorso di entrata e progressioni di carriera automatiche indipendentemente dalle esigenze didattiche

b) che i ricercatori attuali entrino nel ruolo ed abbiano un aumento di stipendio per insegnare (meno dei professori)

c) un sacco di soldi per pagare a) e b)

 

 

Grazie della semplificazione, ma mi sembra che tu ti sia perso un po' di roba per strada.

a) un unico ruolo docente, con un solo concorso di entrata e progressioni di carriera automatiche indipendentemente dalle esigenze didattiche

Nella proposta le progressioni sarebbero legate a valutazione triennale (o biennale): non molto diverso da quanto prevede il DDL. Non capisco poi cosa dovrebbero aver a che fare le esigenze didattiche  con le progressioni di carriera (semmai delle esigenze didattiche bisogna tener conto in fase di reclutamento); le progressioni son  legate piu' che altro all'attivita' di ricerca.

b) che i ricercatori attuali entrino nel ruolo ed abbiano un aumento di stipendio per insegnare (meno dei professori)

Anche questo, nel documento, mi sembra sia legato ad un processo di valutazione. Sbaglio?

c) un sacco di soldi per pagare a) e b)

Se si vuole che l'Italia sia competitiva nella ricerca bisogna cominciare a pensare ad investirci di piu' e meglio. Da noi finora la logica e' stata: "vi diamo meno soldi, cosi' eliminerete gli sprechi". Non mi sembra che cio' abbia finora sortito effetti positivi: i tagli non han colpito gli sprechi ma solo le voci piu' facili da tagliare (tipo i contratti a tempo determinato), indipendentemente dalla loro utilita'.
I tagli son stati uguali per tutti anche per un motivo molto semplice: il MIUR non ha ancora mandato a regime un'attivita' valutativa seria. Anche su questo bisogna investire.

Comunque non preoccuparti: vedrai che alla fine la spunteranno le proposte CNRU.

ma siamo sicuri che con le solite leggi e leggine si possa risolvere una situazione strutturale?

Possiedo una azienda che ha il suo cuore in un piccolo laboratorio di ricerca. Se siamo vivi è perchè produciamo annualmente un paper regolarmente accettato in congressi internazionali (IEEE, Associazioni internazionali di ingegneria, etc) da cui poi discendono i nuovi prodotti software. Non a caso dalla Cina e dalla Corea mi scrivono per avere posizioni Post-Doc nel laboratorio.

Questo è raggiunto perchè chi ci lavora quando va al gabinetto (scusate l'esempio non fine ma calzante) si porta sul tablet qualche proceeding di congresso. Se un piccolo risultato scientifico è raggiunto con così poche risorse, perchè organizzazioni di massa che totalmente non producono molto (escluse anomalie di pochi santi) devono sopravvivere?

Io penso che la riforma sia tutta lì, se la facciano i ricercatori da soli la riforma sito per sito, si vadano a cercare i fondi  soprattutto all'estero, rifiutino la gestione dei fondi statali dati ai baroni per scopi clientelari, escano dalla logica burocratica statalista dei livelli: junior, senior, .... Poi si sà che i giovani sono più produttivi quindi loro dovrebbero comandare, non gli anziani. Basta con i contratti nazionali collettivi e le leggi per tutti. La ricerca è anarchica e senza regole: parola di imprenditore.

Facciano i ricercatori una sana rivoluzione dal basso e non puniscano gli studenti bloccando i corsi.

Prima ti risolvo il dubbio

non capisco poi cosa dovrebbero aver a che fare le esigenze didattiche  con le progressioni di carriera (semmai delle esigenze didattiche bisogna tener conto in fase di reclutamento)

La Rete 29 Aprile chiede che i "ricercatori" (o comunque vengano chiamati) insegnino meno dei professori. QUindi una promozione implica un aumento del monte-ore complessivo - indipendentemente dalle esigenze didattiche

E poi veniamo al punto. Vedo che sei un ricercatore a Matematica - presumo abbastanza giovane. Io ho 56 anni e mi occupo di legislazione universitaria dal 1974, come studente attivo nell'allora sezione universitaria del PCI. Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare - ma tre leggi sono rimaste sempre valide

a) le valutazioni comparative a numero predeterminato (vulgo concorsi)  sono "truccati" nel 99% dei casi (nel senso che vincono i candidati appoggiati dai "baroni" di turno)

b) alle valutazioni individuali non comparative (come quelle per la conferma in ruolo) passa il 99% dei candidati

c) l'aumento della spesa ha aumentato il numero e/o gli stipendi dei professori, senza alcun chiaro miglioramento della qualità della ricerca

Se la proposta della rete 29 Aprile passasse, gli attuali associati e ricercatori avrebbero la via spianata per diventare ordinari (o prima fascia o comunque sarebbero  chiamati) - ed il reclutamento continuerebbe ad essere "truccato". Solo invece dei baroni, deciderebbe l'assemblea dei docenti. Si chiama ope legis.

La proposta CNRU è solo più furba: invece di chiedere subito un aumento di stipendio, suggerisce ai ricercatori di "accontentarsi" di essere chiamati associati di serie B, salvo poi far partire ricorsi ed azioni politiche per farsi riconoscere anche lo stipendio

Se i ricercatori volessero  veramente la valutazione (e non l'ope legis) dovrebbero chiedere una valutazione degli atenei (o anche meglio dei dipartimenti) basata sulla performance scientifica con incentivi  finanziari seri. Ma, guarda caso, ogni volta che si parla di valutazione, i professori e ricercatori trovano mille scuse per rinviare, ripensare, ridiscutere etc

Concordo, e' un ottimo riassunto della situazione.  Comunque a me sembra che almeno Universitas Futura abbia proposto una valutazione seria focalizzata sui Dipartimenti (vedi documento programmatico).

francamente non mi sembrano al centro del dibattito... come nFA del resto

Sono conscio, come Matematico, di vivere un po' in un mondo a parte: comprendo quindi il tuo punto di vista.

Puo' darsi che le proposte della R29A, senza ulteriori modifiche, non siano ottimali; tuttavia non mi sembrano incompatibili con una riforma seria. R29A mi sembra abbastanza aperta al dialogo: p.es. alla recente assemblea parlo' anche C.Procesi (un altro matematico! - ma forse con una visione un po' piu' ampia di quella che posso aver io ;)

Se i ricercatori volessero  veramente la valutazione (e non l'ope legis) dovrebbero chiedere una valutazione degli atenei (o anche meglio dei dipartimenti) basata sulla performance scientifica con incentivi  finanziari seri.

Su questo sono totalmente d'accordo. Tanto che la parte del DDL che riguarda la valutazione mi sembra abbastanza positiva. Il problema e' che finche' non si sa quali siano i criteri per valutare (e la cosa -obiettivamente- presenta alcuni problemi reali) non si muovera' mai un solo passo avanti. Anzi: io trovo che con le classifiche arrafazzonate della Gelmini si siano mossi passi indietro, dando alibi ai nemici della valutazione.

 

Ricercatori, una proposta: chi ci sta?

Pare che avrai più tempo per raccogliere adesioni alla tua proposta; però ti consiglio di riformularla perché con quella non andrai lontano comunque.

UNIVERSITÀ: POLEMICA IN CAPIGRUPPO CAMERA SU DL UNIVERSITÀ, GELMINI
RESTA FUORI = FINI MEDIA, DISCUSSIONE IL 14 E VOTO DOPO SESSIONE
BILANCIO Roma, 30 set. (Adnkronos) - La calendarizzazione della
riforma dell'Università è stata oggetto di un dibattito tra
maggioranza e opposizione nel corso della conferenza dei capigruppo di
Montecitorio. Un dibattito cui, però, non ha assistito Maria Stella
Gelmini. Il ministro dell'Istruzione si era presentata alla riunione
per partecipare ma non è stata fatta entare, ed è rimasta alla porta.
Come è stato spiegato al termine della capigruppo, il governo è
rappresentato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, presente
alla discussione, e non può essere rappresentato da più ministri. «Noi
abbiamo chiesto di non soffocare i tempi di discussione di una riforma
così importante e di non portarla in aula il 4 ottobre», ha spiegato
il capogruppo del Pd Dario Franceschini al termine della riunione
replicando ad una ipotesi di calendario avanzata dalla maggioranza.
Fini, tra due fuochi, ha deciso di fissare la discussione generale il
14 ottobre, ma per il voto bisognerà attendere la fine della sessione
di bilancio. «Una scelta obbligata», ha detto il presidente della
Camera. Pur riconoscendo come «comprensibili le ragioni del governo»,
Fini ha infatti ricordato che durante la sessione di bilancio non è
possibile esaminare provvedimenti onerosi. UNIVERSITÀ: GELMINI, RAMMARICATA SLITTAMENTO TEMPI RIFORMA
POL S0A QBXB UNIVERSITÀ: GELMINI, RAMMARICATA SLITTAMENTO TEMPI
RIFORMA (RIPETIZIONE DA ALTRA RETE) (ANSA) - ROMA, 30 SET - «Sono
rammaricata, ma rispetto qualunque scelta farà il Parlamento». Lo ha
detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, dopo il suo
intervento in Commissione Istruzione alla Camera e alla luce della
decisione presa oggi dalla riunione dei capigruppo di rinviare al 14
ottobre la discussione del ddl di riforma dell'università in Aula. «Il
governo - ha spiegato il ministro - più che proporre un testo di
riforma e trovare le risorse altro non può fare. Per mesi mi sono
sentita dire che non si possono fare le riforme senza risorse, che non
si fanno le nozze coi fichi secchi. Oggi abbiamo la riforma e le
risorse. Questo pare non bastare. Ha determinato comunque un rinvio
dei lavori. E ripeto - ha concluso il ministro - sono rammaricata, ma
rispetto le decisioni del Parlamento».

Dichiarazione del Presidente della CRUI, Enrico Decleva

La calendarizzazione in Aula per il 14 ottobre del DDL di riforma dell’Università, alla vigilia cioè dell’inizio della Sessione di Bilancio, se confermata, equivale molto probabilmente, nella situazione politica che stiamo attraversando, alla rottamazione del provvedimento. Forse non ci si rende conto degli effetti che ne verrebbero anche rispetto alla protesta dei ricercatori in quel che essa ha di legittimo e di giustificato, ma che può trovare soddisfazione all’interno della legge in discussione, modificata nei termini condivisi ampiamente emersi, non certo nel suo tracollo. Il conseguente vuoto legislativo potrebbe per contro prolungarsi di nuovo per anni, bloccando, tra l’altro, le procedure sul reclutamento che interessano tanti giovani studiosi meritevoli. E’ indispensabile un atto di responsabilità; è indispensabile che si ritorni sul calendario dei lavori in Aula garantendo lo spazio per la discussione in tempo utile del provvedimento.

 

Qualcuno avra' notato la notizia. Quante sono le probabilita' che a questo punto il DDL Gelmini venga risucchiato dal nulla eterno? Secondo me sono molte.

Insomma, molto rumore per nulla. O meglio, quando c'e' molto rumore le riforme finiscono nel nulla.

Nel caso specifico forse meglio cosi'. La parte triste e' pero' la conferma della quasi irriformabilita' dell'universita' italiana. Tutto e' affidato alla buona volonta' dei volenterosi.  Ma gli incentivi restano sballati dal primo all'ultimo :-(

Sono d'accordo al 90%.

Il 10% mancante si riferisce al fatto che, per quanto ne so, sembra che l'ANVUR sia sul punto di nascere (non mi sembra sia piu' in balia delle paturnie della politica - ministro permettendo).

Sono troppo ottimista?

sembra che l'ANVUR sia sul punto di nascere (non mi sembra sia piu' in balia delle paturnie della politica - ministro permettendo).

Sull'ANVUR e sulla valutazione ho aperto un blog, comunque. Vediamo.

RR

 

Uno dei 2 vincitori del Nobel per la fisica, Konstantin Novoselov, è un collega precario.

E' titolare di un ERC Starting Grant, e conduce le proprie ricerche a Manchester.

Stamattina eravamo, qui a Bruxelles, ad un evento organizzato da EURAXESS, il servizio di assistenza alla mobilità dei ricercatori che ha la forma di rete di uffici nazionali, e ad un certo momento, verso l'una, arrivata trafelata una funzionaria dell'ERC a prendere il microfono dalle mani di Quentin Cooper, il presentatore-divulgatore della BBC che era stato ingaggiato per condurre l'evento, e annunciare che "avevamo il primo Nobel con Grant ERC" (e tra l'altro eravamo i primi a saperlo, perchè la notizia non era ancora stata resa pubblica).

Grandi applausi, tutti contenti, e poi, più tardi, comunicato stampa dell'ERC per suonare la tromba.

Che Novoselov sia un collega precario se n'è accorto Sylos Labini nel suo blog (anche se è un po' fuori luogo affermare che abbia "una borsa di studio").

Amen

RR

"Collega" di chi ed in che senso?

Ok, lasciamo stare.

E "precario", in quale altro misterioso senso?

Io capisco che il bisogno disperato di apparire ciò che non si è riusciti ad essere e di appropriarsi di meriti altrui tu non riesca a contenerlo, ma davvero delle volte passi il limite del ridicolo.

Sul commento di Francesco SL all'intera vicenda, poi, stendiamo un pietoso velo ... è meglio.

E "precario", in quale altro misterioso senso?

I tuoi interventi di commento sui miei interventi sono sempre impastati di un tale livore che non ti accorgi neanche di quando faccio un post a "sostanziale" sostegno di qualche tesi o idea degli articoli di nFA, come è il caso in oggetto - che ho messo apposta qui, come commento.

Novoselov è Fellows della Royal Society, cioè è titolare di una University Research Fellowship (che ha una durata iniziale di 5 anni - non sappiamo a che punto sia, peraltro) con la quale è finanziato il suo stipendio da Research Associate presso l'Università di Manchester.

Il senso dell'intervento era quindi quello di far notare che non si deve pensare che per fare ottima ricerca si debbano avere i "ricercatori a vita", sulla cui vicenda, nel caso italiano, ho sempre espresso un forte disappunto.

Se vuoi dire che quella non è una "situazione precaria", posso essere d'accordo, nel senso che ho appunto espresso. Infatti i contratti da ricercatore in UK sono tipicamente contratti di lavoro dipendente, non esistendo i co.co.co.co.co. quali sono intesi nello zoo giuridico italiano (ed a cui si ispirano anche gli "assegni di ricerca" nostrani). L'impiego del termine "precario" può anche voler marcare un contrasto con l'uso "universale" che se ne fa Italia, una polemica peraltro giustificata se si vuole segnalare la sostanziale differenza con il contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, che non è proprio lo standard usato dal datore di lavore italiano (e universitario, in questo caso) quando vuole impiegare personale a termine.

Francamente non so cosa tu intenda quando scrivi che "vorrei appropriarmi di meriti altrui".

Però fammi dire questo: posso considerare il successo di un ERC grantee con piacere? All'epoca dell'istituzione dell'ERC (periodo 2004-2005), quale agenzia indipendente per il finanziamento di progetti di ricerca individuali, il Governo Italiano si mise di traverso, rischiando di far bloccare l'idea. Non si vide uno straccio di persona che manifestò una opposizione a quella posizione, nell'empireo accademico italiano, refrattario a quel tipo di competizione (basta vedere come è gestita la peer-review in Italia, o come funzionano i PRIN). Solo un articolo di Giovanni Bignami (che peraltro all'epoca stava in Francia) pubblicato a pag. 22 del Corriere della Sera, e un trafiletto di Pietro Greco sull'Unità. Dovetti organizzare, con l'ADI, una petizione di protesta che ottenne in pochi giorni più di 2.500 firme, e solo in prossimità della quale (avendo io preso contatti preventivi con un po' di gente e di giornalisti) l'Accademia dei Lincei approntò una propria dichiarazione sul merito. Il testo della petizione è ancora visibile, come è disponibile il resoconto dell'incontro con il MIUR, che dovette rapidamente convocarci, evidentemente preoccupato dal successo dell'iniziativa. Poi, con la circolazione dell'informazione, iniziarono a manifestarsi anche altre prese di posizione, e si aprì una storia diversa.

Ho voluto raccontare estesivamente questa vicenda perchè almeno tu possa accusarmi di appropriarmi di qualche merito in modo consistente. Se vuoi informazioni dirette sulla storia dell'ERC e dell'Italia puoi scrivere direttemente alla Presidente dell'ERC (o al predecessore Kafatos). Oppure anche chiedere a Mas-Colell. Perchè poi non si pensi che bandi come quello di Futuro in Ricerca che il MIUR fa adesso siano piovuti dal cielo, e non ci sia niente dietro. Cheers.

RR

 

 

 

Ah, era questo che volevi dire? Non si era capito ...

Livore? Ti confondi: trattasi d'umana compassione.

Davvero, RR, davvero ed una volta per tutte: di chi fa del politicare fanfaronando una professione a vita, buone o cattive che ne siano le intenzioni, io ho solo compassione.

Invece di tirare in ballo Andreu, imitalo: è stato lì 9 mesi, ed è già tornato a casa. Lo que tenia que hacer alli lo hice; puedo volver al trabajo, m'ha commentato il mese scorso.

È da coloro che, fanfaronando, politicano a vita che escono i D'Alema, i Veltroni, i La Russa ed i Brunetta ... Se ti interessa la scienza, falla. Altrimenti smettila di sentenziarne a sproposito; almeno qui.

Umanamente fa tristezza; socialmente, è l'esistenza di "politicanti professionali della scienza" come te che la massacra.

Ormai sulla soglia del dormiveglia, ben oltre la mezzanotte ho partorito questa riflessione che vi espongo (sperando che non sia il frutto di un delirio da carenza di riposo)

Premessa: il nuovo status a me pare molto più rischioso di quello vecchio per diversi motivi

    -1 rischio di non essere confermati al termine dei sei anni perché non si viene giudicati bravi (rischio "endogeno")

    -2 rischio di non venire confermati (in alcune discipline) perché nel frattempo è morto il tuo barone di riferimento (rischio "esogeno")

    -3 rischio di non essere confermati perché nel frattempo sono intervenuti nuovi tagli di bilancio che bloccano le conferme ("rischio sistemico"), o è cambiato il governo, o è cambiato drasticamente il meccanismo di promozione, o per via di una qualunquea altra follia tipicamente italiana di vostra scelta.

Se non sono troppo in errore, all'atto della scelta fra il vecchio e il nuovo regime il ricercatore non deciderà solo sulla base della propria bravura (valore atteso della propria produzione scientifica da quì a sei anni) ma anche sulla base una qualche misura del rischio "esogeno/sistemico". In tal caso è probabile che un ricercatore, anche se bravissimo potrebbe mantenere il vecchio status se è molto avverso al rischio.

Scenario/Ipotesi 1:
assumiamo una correlazione negativa fra bravura e avversione al rischio "esogeno/sistemico". In questo caso la tua proposta, Giulio, (quantomeno in media) fornisce un meccanismo di separazione fra buoni e cattivi ricercatori: i bravi opterano per il nuovo status, i meno bravi rimarrano a t.d.

Scenario/Ipotesi 2: l'avversione al rischio è indipendente dalla bravura ma ha una forte (e positiva) correlazione col fatto di avere figli (o con l'idea di farne). In questo caso col meccanismo suggerito, in equilibrio, coloro che hanno figli (o che pensano di farne) opteranno per rimanere a t.i. indipendentemente dalla bravura e passeranno a t.d. i single. In questo caso l'idea di Giulio fornisce un meccanismo di separazione fra coloro che tengono ad avere figli (o già ne hanno) e coloro a cui non interessa (o non pensano di farne da quì a 8-10 anni). Per inciso osservo che, pur non avendo dati precisi, ho l'impressione che in media le donne sviluppino il desiderio di avere figli ad un'età più bassa degli uomini per cui mi aspetto che, se non son troppo in errore, dovrebbero optare per il nuovo regime (t.d.) più gli uomini che le donne, le quali rimarrebbero sovrarappresentate fra i ricercatori a t.i., con tutti i rischi di ulteriore segregazione delle donne nell'accademia italiana che questo comporta.

Scenario/Ipotesi 3: l'avversione al rischio è indipendente dalla bravura ma ha una correlazione negativa con la ricchezza della famiglia di origine. In questo caso col meccanismo proposto da Giulio opterebbero per il t.i. i figli degli "operai" e per il t.d. i figli dei "liberi professionisti". Sarebbe de facto un meccanismo di autoselezione sulla base del censo della famiglia di origine.

Probabilmente nessuna delle ipotesi succitate (o delle loro possibili varianti) è una corretta rappresentazione della realtà per cui per capire se la proposta risolve il problema forse sarebbe prima utile capire empiricamente con cosa è correlata l'avversione al rischio del ricercatore "tipo".

Ok, questi son i miei 2 cent.

 

Non so se il seguente "commento" è già stato riportato prima, forse è fuori tema (opzione per i ricercatori), ma.... ed i PA e PO? Non sarebbe bene, anche per loro, cioè per tutti, che ci fosse un meccanismo di rischio (economico o altro) legato alla produttività? Un incentivo?

Fra le n cose che chiedono i ricercatori non vi è l'ope legis, ma una cosa molto semplice: meritocrazia. Ma perchè è così difficile implementarla in Italia?

Perché siamo il paese del Gattopardo, dove quando si fa una riforma devono sempre pagare gli "ultimi" perché i primi possano conservare i propri privilegi. In università i ricercatori pagano per conservare i privilegi degli ordinari.

Io, naturalmente sono a favore di un sistema meritocratico generalizzato, senza distinzione di rango. Non condivido quindi la tua analisi, PdF: in che modo

In università i ricercatori pagano

? Forse insegnando e subendo carriere rallentate? Ma non e' esattamente questo il prodotto di un sistema non meritocratico? Le loro carriere sono rallentate perche' ci sono periodi in cui diventano associati e ordinari cani e porci. E dopo non ci sono le risorse per promuovere quelli bravi. E' capitato molto spesso agli ultimi concorsi che un ricercatore avesse piu' pubblicazioni (di valore) dell'ordinario che lo stava giudicando. Se non si inizia dalla prima fase della carriera questo sistema continuera' a perpetuarsi.

Ho da poco finito di ascoltare Oscar Giannino su Radio24. Sara' pure un buon economista, ma di universita' non ci capisce una cippa (anche se tromboneggia proprio come un Professore ;)

Pero' e' arrivato a far credere che il DDL contenga la proposta di Giulio (lo potete risentire in streaming o podcast).

Una cosa giusta pero' l'ha detta: siamo un paese di buffoni.

B.Oscar

Come dargli torto?

 

PS: e' intervenuto anche Valditara che, tra tutti gli invitati (Giannino, Frassinetti, ma anche Augello...), giganteggiava.

Giannino fa confusione su punti di dettaglio, ma nella sostanza ha TOTALMENTE ragione. Basta confondere gli  investimento nella ricerca con il benessere dei professori (come continua a dire il tuo eroe Valditara). E nessun finanziamento sarà mai sufficiente se l'obiettivo dell'università è assumere tanti più docenti possibile e farli fare più carriera possibile.

Finora ho tentato di difendere la legge Gelmini, sperando che potesse essere un inizio di  un percorso di riforma, nonostante tutte i suoi difetti. Ma l'emendamento Valditara sarebbe uno spreco assoluto, solo per contentare i ricercatori. E data la situazione finanziaria, l'affossamento totale di ogni possibilità di miglioramento. A questo punto, gli aspetti negativi prevalgono su quelli positivi.

Se il governo ha soldi da spendere propongo che tutti i fondi disponibili siano allocati in un fondo per progetti di ricerca - da assegnare con peer review con referee esclusivamente stranieri - e che i percettori dei fondi abbiano diritto ad uno stipendio aggiuntivo pari al doppio di quello di un ordinario agli inizi della carriera, per la sola durata del progetto. Magari con un meccanismo di pagamento differito di parte della somma sulla base dei risultati scientifici. Così i ricercatori e gli associati bravi avranno uno stipendio molto alto per quattro anni - rinnovabili se vincono due, tre progetti di fila. E poi avranno i titoli per vincere la cattedra (se proprio vogliamo

I ricercatori si sentono e sono docenti? Giusto, si dia a tutti quelli che fanno richiesta il titolo di professore di III fascia. Si oppongono solo pochi baroni di alcune facoltà per ragioni, temo, poco nobili.

Mancano i soldi? Faccio un'altra proposta. Riesumiamo i criteri CUN sui requisiti minimi per vincere i concorsi, abilmente nascosti non appena pubblicati, e applichiamoli a tutti i professori e ricercatori e prepensioniamo (o licenziamo) tutti quelli che non li superano.

 

Giannino fa confusione su punti di dettaglio, ma nella sostanza ha TOTALMENTE ragione.

Caro GF, 

far credere che i ricercatori (RTI)  siano precari, non mi sembra un dettaglio. Poi, dire che i ricercatori vogliano una ope legis e' una boiata, anche perche' "i ricercatori" non sono una corporazione unita e compatta (converrai che un ricercatore giovane ed uno anziano hanno prospettive molto diverse).

Certo, ci sono quelli che vogliono qualcosa di molto simile all'ope legis (i Merafina's boys corteggiati dal Governo), ma mi sembrano una minoranza.

Finora ho tentato di difendere la legge Gelmini, sperando che potesse essere un inizio di  un percorso di riforma, nonostante tutte i suoi difetti.

I difetti della Gelmini?
;)

Ma l'emendamento Valditara sarebbe uno spreco assoluto, solo per contentare i ricercatori.

Anche perche' non contenterebbe tutti i ricercatori: io vorrei solo che ci fosse una quantita' normale di concorsi assolutamente  aperti (come ho scritto qui).

Comunque ormai e' tardi: se il Governo con la maggioranza piu' granitica del dopoguerra non e' riuscito a cavare un ragno dal buco finora, figurati cosa ci riserva il futuro. Siamo in disaccordo  su molte cose, ma sul fatto che per riformare l'universita' si debba intaccare delle rendite di posizione nessuno ha dubbi. E questo, per un Governo perennemente sull'orlo di una crisi di nervi e' una mission impossible.

Se mai riusciranno ad approvare una riforma (magari con aiutino dal PD), sara' certamente un pateracchio: poi rimarra' per anni senza regolamenti e decreti attuativi, finche' verra' archiviata dalla successiva riforma. Scommettiamo?

Mancano i soldi? Faccio un'altra proposta. Riesumiamo i criteri CUN sui requisiti minimi per vincere i concorsi, abilmente nascosti non appena pubblicati, e applichiamoli a tutti i professori e ricercatori e prepensioniamo (o licenziamo) tutti quelli che non li superano.

Ganzo! Anche a te piace la fantascienza...

far credere che i ricercatori (RTI)  siano precari, non mi sembra un dettaglio.

 

Si, ma retoricamente serve ai ricercatori RTI. Se avesse detto "questi sono dipendenti statali di ruolo, che guadagnano da un minimo di 1800 (dopo conferma) ad un massimo di 2700 euro netti al mese" e vogliono ancora una promozione", sarebbe stato molto più efficace.

 

I difetti della Gelmini?

 

E' scritta coi piedi come tutte le leggi universitarie e lascia molto a decreti attuativi. I principali difetti (cito a memoria)

i) non stabilisce una percentuale minima e crescente di FFO legata alla valutazione ed è molto vaga nelle procedure di valutazione

ii) introduce una inutilissima valutazione nazionale: passeranno tutti, e sicuramente tutti i protetti dei baroni

iii) non obbliga le università a stanziare i fondi per la promozione dei TD ad associato - di fatto creando un nuovo precariato che poi inizierà ad agitarsi  per la stabilizzazione

iv) aumenta il controllo del MIUR sulle università

v) non introduce disposizioni transitorie per favorire il pre-pensionamento dei professori ordinari ed associati (dead wood)

Più in generale è un centauro: tenta di mettere una testa moderna su un corpo antico. Io speravo che la testa moderna servisse a qualcosa. A furia di emendamenti il corpo antico ha prevalso e la testa moderna è diventata piccola piccola. Il colpo finale è l'emendamento Valditara.

Anche perche' non contenterebbe tutti i ricercatori: io vorrei solo che ci fosse una quantita' normale di concorsi assolutamente  aperti (come ho scritto qui).

Ma non l'hai ancora capito che i concorsi aperti NON esistono, salvo forse due o tre discipline scientifiche hard? Possono inventare tutti i meccanismi di  controllo più astrusi, ma saranno sempre aggirati ed i concorsi saranno chiusi, finchè i commissari potranno usare i soldi  degli altri (lo stato) senza essere penalizzati se si comportano male (scelgono i locali).  L'unica soluzione è starve the beast - costringere i professori a comportarsi bene (scegliere i migliori) colpendoli nei loro stipendi. E se i professori vogliono  comportarsi bene il concorso  non serve a niente.

 

Se mai riusciranno ad approvare una riforma (magari con aiutino dal PD), sara' certamente un pateracchio: poi rimarra' per anni senza regolamenti e decreti attuativi, finche' verra' archiviata dalla successiva riforma. Scommettiamo?

No perchè vinceresti tu.

Ganzo! Anche a te piace la fantascienza..

Io vorrei riformare l'università per renderla degna di un paese civile. So benissimo che è una missione impossibile e mi dispiace che i "giovani" (si fa per dire) si allineino supinamente all'esistente in cambio di piattini di  lenticchie.

 

 

 

mi dispiace che i "giovani" (si fa per dire) si allineino supinamente all'esistente in cambio di piattini di  lenticchie.

Eddài mica tutti!

"Grazie" per il "giovane" comunque... ;-)

mi dispiace che i "giovani" (si fa per dire) si allineino supinamente all'esistente in cambio di piattini di  lenticchie.

Eddài mica tutti!

 Quelli che si agitano - il gruppo di Merafina e la Rete 29 aprile, si. Gli altri non so, stanno zitti. Magari stanno a studiare

 

Molti ricercatori si agitano, ed alcuni lo fanno in modo diverso. Ma l'ondata di cambiamento DEVE arrivare anche e soprattutto da chi al momento ha nelle mani la conduzione del sistema universitario, vale a dire gli ordinari. Cosa vogliono fare i PO? A molti (sentito dire) il DDL Gelmini interessa poco o nulla (causa vicinanza alla pensione?). I cambiamenti, quando sono imposti dal basso, spesso hanno l'aria di una rivoluzione con certe ondate distruttrici.

E' la classe dirigente attuale che avrebbe i mezzi per imporre un certo cambiamento, a partire dalla selezione nei concorsi. E' purtroppo colpa anche di una parte della classe dirigente attuale se la situazione universitaria italiana e' quella che e'...

Si, ma retoricamente serve ai ricercatori RTI. Se avesse detto "questi sono dipendenti statali di ruolo, che guadagnano da un minimo di 1800 (dopo conferma) ad un massimo di 2700 euro netti al mese" e vogliono ancora una promozione", sarebbe stato molto più efficace.

Bah, a me continua a sembrare cialtronaggine (merce un po' inflazionata ultimamente).

Invece, a proposito del vil denaro, che mi dici di questi dati (farina del vostro sacco, I suppose):

http://www.eui.eu/Documents/MWP/AcademicCareers/SalaryComparisonEUreport... pag.23

Direi che non siam certo nababbi...

Ma non l'hai ancora capito che i concorsi aperti NON esistono, salvo forse due o tre discipline scientifiche hard?

Purtroppo il mio punto di vista e' condizionato dall'essere immerso in una di queste due o tre discipline hard.

E, avendo dimestichezza coi numeri, non riesco a farmi una ragione della gran quantita' di professori che, con sdegno, affermano che il 99%  dei concorsi e' truccato in maniera indecente: quell'1% rimanente sembra essere tremendamente affollato.

Io vorrei riformare l'università per renderla degna di un paese civile. So benissimo che è una missione impossibile e mi dispiace che i "giovani" (si fa per dire) si allineino supinamente all'esistente in cambio di piattini di  lenticchie.

Non e' una missione impossibile. O meglio, non lo era, in principio.

Se i "giovani" non si fidano di questo Governo e' proprio perche' proprio i giovani son stati quelli piu' mazzolati (a cominciare da quelli che non avevano una posizione a TI ) mentre i baroni responsabili dello sfascio son stati trattati coi guanti di velluto e, se passasse la riforma, avrebbero ancora piu' potere.

E ti assicuro che (almeno tra le persone che conosco) sono proprio i piu' validi ad essere piu' incazzati.

Come dargli torto? Tu ti fideresti di qualcuno che ti ha appena inculato 100.000 euro? Io no.

PS: riguardo al mio giudizio su Valditara, mi riferivo alla competenza e all'efficacia dialettica, non alla bonta' della sua proposta. Del resto il DDL e' da tempo in coma irreversibile: se si vota a primavera non c'e' piu' niente da fare. Valditare lo sa e si dedica alla campagna elettorale (quando Oscar se n'e' accorto, e lo ha stoppato).

 

(anche in risposta a Carminat qui sotto, o sopra, dove uscirà questo commento non so prevederlo...)

Riesumiamo i criteri CUN sui requisiti minimi per vincere i concorsi, abilmente nascosti non appena pubblicati, e applichiamoli a tutti i professori e ricercatori e prepensioniamo (o licenziamo) tutti quelli che non li superano.

Ok questa proposta è un po' estrema ma come mai questi criteri sono spariti? Non è che fossero niente di trascendentale, almeno nel mio settore, insomma erano proprio minimi... non dico licenziare, ma bloccare gli scatti di stipendio, limitare l'accesso ai fondi in favore di chi si è dimostrato più produttivo, farne derivare una correzione del FFO al dipartimento a cui questa gente afferisce...

è fantascienza perché siamo in Italia, ma quando finiranno i soldi qualcosa bisognerà pur fare. Partire dai criteri minimi non sarà il massimo ma è WAY BETTER del nulla di adesso. E nel resto del mondo, come on, è la norma.

Ok questa proposta è un po' estrema ma come mai questi criteri sono spariti? Non è che fossero niente di trascendentale, almeno nel mio settore, insomma erano proprio minimi... non dico licenziare, ma bloccare gli scatti di stipendio, limitare l'accesso ai fondi in favore di chi si è dimostrato più produttivo, farne derivare una correzione del FFO al dipartimento a cui questa gente afferisce...

Quando parlo di fantascienza mi riferisco appunto alla licenziabilita' dei docenti.

Sui punti che citi son perfettamente d'accordo. Aggiungerei:

1) eliminare immediatamente l'idoneita' multipla (occasione di un indecente mercato delle vacche);

2) imporrei requisiti minimi (anzi, no: piuttosto esigenti) a tutti coloro che vogliono partecipare ad una commissione (in modo da castrare tutti i gruppi di ricerca numerosi ma scientificamente irrilevanti);

3) regolamenterei i criteri con i quali viene concessa la conferma dei ricercatori, rendendo cosi' questa una vera e propria tenure track;

 

4) last but not least: farei il massimo sforzo per varare un'agenzia di valutazione in assenza della quale i punti 1-4 sono piu' fantascientifici del mio incipit.

Sono tutti cambiamenti minimi, ma i punti 1-3 hanno il pregio di poter essere varati molto velocemente, il punto 5 forse e' piu' delicato, ma comunque non penso sia una mission impossible.

Tutte queste sono modifiche che, all'inizio della legislatura, sarebbero state facili da fare (ora molto meno); pero' se qualcuno facesse una proposta cosi', minimalista ma concreta,  io la sosterrei.

Ma a me sembra che i nostri politici siano piuttosto interessati a far dei CdA degli atenei territorio di spartizione come le USL, pertanto son pessimista.

Ma a me sembra che i nostri politici siano piuttosto interessati a far dei CdA degli atenei territorio di spartizione come le USL, pertanto son pessimista.

Concordo. Si fa per discutere, of course

eliminare immediatamente l'idoneita' multipla

yeah

imporrei requisiti minimi (anzi, no: piuttosto esigenti) a tutti coloro che vogliono partecipare ad una commissione

oh, yeah...

massimo sforzo per varare un'agenzia di valutazione

...yeah!

 

Eccola lì, siamo d'accordo.

A parte l'agenzia di valutazione (ma ci si sta dietro da anni, qualcosa sarà stato pur fatto), è così facile da sembrare banale. E sai una cosa? E' davvero banale. E' inutile girarci intorno, qui la riforma non la vuole nessuno, altrimenti qualcosa farebbero. Che ci vuole a togliere la doppia idoneità? E' una legge che si scrive in 2 minuti e si approva in mezza mattinata.

Mi domando che protestano a fare i ricercatori (che protestiamo a fare dovrei dire). Tanto la legge non passava lo stesso.

Mi domando che protestano a fare i ricercatori

 

33% perchè sono di sinistra e la Gelmini è berlusconiana

33% (i vecchi) perchè protestare è bello e ricorda la nostra giovinezza

34% perche non si sa mai - che non ci scappi una bella idoneità ad associato?

 

Ecco. Ho fatto una domanda un po' retorica e giustamente mi becco una risposta sarcastica...

...e il punto è che sui punti 1 e 2 magari hai anche ragione (non sulle percentuali, ma che ci sia un po' di sinistra di maniera e nostalgia, questo mi sembra possibile).

Però no, che protestare aiuti la carriera questo no, dài. Un ricercatore che non insegna costringe un professore a lavorare di più, quando sarà ora di promozioni, quel professore se ne ricorderà immagino.

Ma Giovanni, sant'iddio, la possibilita' che questa riforma faccia schifo invece non la vuoi proprio prendere in considerazione?

Dov'e' il tant sbandierato merito? Io non lo vedo, sai.

Questa riforma era mediocre all'inizio, è peggiorata col tempo e potrebbe essre diventata pessima con l'emendamento valditara. Mi sembra di essere chiaro. Solo che la situazione attuale è pessima - forse non te ne rendi conto quanto. Stiamo decadendo mentre il resto del mondo si sviluppa e cresce.

Solo che la situazione attuale è pessima - forse non te ne rendi conto quanto

Me ne rendo conto perfettamente. Ma questa riforma non risolve nessun problema e ne peggiora alcuni. Se sei sull'orlo del precipizio saltare di sotto non serve a nulla.

Ma se hai dei dati concreti per dimostrarmi il contrario ti ascolto.

33% perchè sono di sinistra e la Gelmini è berlusconiana

qui sei troppo ottimista.

33% (i vecchi) perchè protestare è bello e ricorda la nostra giovinezza

Qui a Pisa i piu' anziani son quelli che si sono esposti di meno.

34% perche non si sa mai - che non ci scappi una bella idoneità ad associato?

Hai ragione: se siamo liberi dalla didattica avremo piu' tempo per fare ricerca, cioe' maggior possibilita' di diventare docenti con tutti gli attributi (probabilmente non in Italia).

By the way: li' all' EUI non e' che vi puo' servire un matematico?

;)

 

Sentito. Quelli che negano che i 9mila nuovi posti da associato non sarebbero promozione ope legis degli attuali RTI (inclusa Paola Frassinetti) o mentono sfacciatamente o non conoscono i fatti (caliamo un velo pietoso sulla giornalista che interrogando Tremonti ha definito i RTI "precari": se questo e' il livello della comprensione dei fatti di chi deve informare stiamo freschi).

Mi spiego. In Italia ci sono 23mila ricercatori e di questi il 42% ha tra 35 e 44 anni (tabelle 1.4.1 e 1.4.2 qui). Pochi di quelli sotto i 35 anni sono competitivi in concorsi da associato. E se uno e' ancora ricercatore a 45 anni e' molto probabile che non abbia piu' interesse a una promozione (potete immaginare perche'). Quindi i veri candidati ai posti di associato sono quelli in questo 42% tra 35 e 44 anni.

Guardacaso 23000*0,42 = 9660, cioe' quei 9mila posti sarebbero sufficienti a promuovere pressoche' tutti in questo gruppo. Come si fa a negare che sarebbe una promozione ope legis?

A questo punto e' meglio non farne di nulla (che era comunque l'esito piu' probabile gia' da diverse settimane, dopo il primo annuncio di rinvio): se passa questa cosa dei 9mila nuovi associati in 6 anni (che guardacaso e' il tempo sufficiente a escludere i nuovi RTD dalla competizione) non ci saranno mai le risorse per far funzionare il sistema dei RTD.

Rimarco, senza alcuna pretesa che qualcuno laggiu' all'Eur la trovi interessante, che la mia proposta avrebbe disinnescato questa miccia.

La morale di questa vicenda (cioe' il completo naufragio della Gelmini, perche' questo e' il fatto), per come la vedo io, e' che l'universita' italiana e' irriformabile con riforme fatte a pezzetti, come quella della Gelmini oggi, quella del suo predecessore Gui 50 anni fa e tutte le altre naufragate in mezzo. L'unica riforma possibile e' quella che rivolta il sistema come un calzino e sostituisce tutte le inutili leggi, leggine, regolamenti e procedure in materia universitaria con pochi incentivi piazzati al posto giusto. Non c'e' neppure da faticare tanto, basta copiare i posti dove funziona: se lo facessimo non metteremmo in discussione il ruolo pubblico dell'universita' ed eviteremmo che le persone restino intrappolate in carriere senza sfondo -- un evidente spreco di risorse umane prima ancora che finanziarie.

L'hanno fatto in Inghilterra, ad esempio, com'e' che non si puo' fare da noi? Se ci sono soldi da spendere spendiamoli per far questo.

E se uno e' ancora ricercatore a 45 anni e' molto probabile che non abbia piu' interesse a una promozione (potete immaginare perche').

A cosa ti riferisci, esattamente? Forse alle regole della ricostruzione della carriera? Io in verità sentivo un po' di puzza di ope legis, ma nel senso che giocando sulle regole dei concorsi speciali (p.es. assegnando punteggio all'anzianità di carriera) avrebbe potuto privilegiare i piu' vecchi. In effetti avevo sentore che questo fosse un messaggio diretto ai Merafina's boys (che dai giornali conservatori venivano dipinti come moderati, mentre R29A sarebbero i cattivi filo CGIL)...

L'unica riforma possibile e' quella che rivolta il sistema come un calzino e sostituisce tutte le inutili leggi, leggine, regolamenti e procedure in materia universitaria con pochi incentivi piazzati al posto giusto. Non c'e' neppure da faticare tanto, basta copiare i posti dove funziona: se lo facessimo non metteremmo in discussione il ruolo pubblico dell'universita' ed eviteremmo che le persone restino intrappolate in carriere senza sfondo -- un evidente spreco di risorse umane prima ancora che finanziarie.

L'hanno fatto in Inghilterra, ad esempio, com'e' che non si puo' fare da noi? Se ci sono soldi da spendere spendiamoli per far questo.

Quindi, in pratica?

 

A cosa ti riferisci, esattamente?

Dopo i 45 anni (con 15-20 di anzianita', diciamo) un ricercatore non ha alcun incentivo a sbattersi per diventare associato. Il salario marginale (che all'inizio puo' addirittura essere negativo) e' solo uno di questi disincentivi. In generale se hai perso il treno (o non ne sono passati) per 10-15 anni ti sei messo a fare altro, non piu' prevalentemente ricerca. Ci sono le eccezioni, naturalmente.

Quindi, in pratica?

L'ha spiegato Perotti ne "l'universita' truccata", l'ha spiegato Giovanni Federico (col quale sono in disaccordo rispetto ad alcuni dettagli ma la big picture e' quella), l'ho accennato rapidamente nel post e lo diciamo a ogni occasione su questo blog. Non mi pare il caso di ripetere.

Quindi, in pratica?

L'ha spiegato Perotti ne "l'universita' truccata", l'ha spiegato Giovanni Federico (col quale sono in disaccordo rispetto ad alcuni dettagli ma la big picture e' quella), l'ho accennato rapidamente nel post e lo diciamo a ogni occasione su questo blog. Non mi pare il caso di ripetere.

Caro Giulio,

ho letto il libro del Perotti e (nella parte delle proposte) l'ho trovato abbastanza convincente: non e' la mia bibbia, ma e' una proposta sensata e coerente. Confesso che non ho letto tutti i post e commenti su nFA (sono un umano, non un bot) ma un'idea me la son fatta.

Quando chiedo "Quindi, in pratica?" intendo davvero cosa bisognerebbe fare "in pratica": quale potrebbe essere il percorso parlamentare che possa portare ad una tale riforma? Chi potrebbe appoggiare tale proposta?

Si riesuma (in parte) il DDL Gelmini? Si scrive qualcosa ex novo? La mia era davvero una domanda.

Dopo i 45 anni (con 15-20 di anzianita', diciamo) un ricercatore non ha alcun incentivo a sbattersi per diventare associato. Il salario marginale (che all'inizio puo' addirittura essere negativo) e' solo uno di questi disincentivi. In generale se hai perso il treno (o non ne sono passati) per 10-15 anni ti sei messo a fare altro, non piu' prevalentemente ricerca. Ci sono le eccezioni, naturalmente.

Sei sicuro che -mediamente- si diventi ricercatori a 30 anni? Se dovessi scommettere, direi che -mediamente- un ricercatore di 45 anni ha circa 10 anni di anzianita'. Ma se hai qualche tabella di dati, sarebbe interessante studiarla (non ho mai ben capito il target che avevano in mente Frassinetti&Valditara).

 

caliamo un velo pietoso sulla giornalista che interrogando Tremonti ha definito i RTI "precari": se questo e' il livello dell'informazione stiamo freschi

Lo è, lo è. Forse non ti sei fatto un giro sufficiente per l'informazione di questi 2-3 giorni. Per un breve tour c'è il post sul blog dell'APRI. Il Tapiro d'Oro, però, secondo me, lo guadagna questo editoriale di Carlo Scarpa per il Giornale di Brescia, tutto costruito attorno alla critica di qualcosa che non è così. Per non dire della sua descrizione delle attuali carriere Universitarie.

quella del suo predecessore Gui 50 anni fa

Affossata dal '68. Fosse stata fatta, avrebbe quantomeno mosso un passo nella giusta direzione.

RR

 

 

 

 

Mi spiego. In Italia ci sono 23mila ricercatori e di questi il 42% ha tra 35 e 44 anni (tabelle 1.4.1 e 1.4.2 qui). Pochi di quelli sotto i 35 anni sono competitivi in concorsi da associato.

 

Qui si parla di concorsi per un periodo di (almeno) 6 anni: quindi non mi sembra sensato porre una soglia inferiore di età (se vai a dire negli USA che una persona di 35 anni non è competitiva per accedere alla docenza, immagino ti prenderebbero a pernacchie)

E se uno e' ancora ricercatore a 45 anni e' molto probabile che non abbia piu' interesse a una promozione (potete immaginare perche').

Anche qui non son d'accordo: un fringe-benefit dello status da associato è che non ti possono rottamare. E' vero che nella mia generazione nessuno arriverà ad avere 40 anni di contributi prima dei 65 (il riscatto era un salasso) per cui la cosa riguarda la fascia degli over 50, ma comunque mi sembra che ormai sia passata l'equazione l'equazione ricercatore=inculabile;

Quindi i veri candidati ai posti di associato sono quelli in questo 42% tra 35 e 44 anni.

 

Mi sembra che, per i motivi esposti sopra, sottostimi i possibili candidati.

Comunque, se i concorsi andassero agli strutturati che descrivi tu, questa promozione non sarebbe quel gran macello che si dice (vedi questo post al riguardo)


sono RTI da 8 anni a Milano-Biocca. Settore CHimica Generale ed Inorganica.

L'analisi fatta è corretta tranne che in un punto: mentre concordo che 2/3 rappresenterebbe un'ope legis mascherata, ricordo che l'emendamento Valditara presentato nell'ultima versione alla Camaera, parla di 9000 posti. Ora, essendo i RU (o RTI) in Italia 25000, si fa presto a capire che stiamo parlando di circail 36%, ovvero poco più di 1/3. Non è un'ope legis, è lo sarà tantomeno qualora i criteri d'idoneazione nazionale saranno stringenti.

La proposta: la proposta sarebbe ottima in un mondo a mercato del lavoro DAVVERO (sottolineo "davvero) liberalizzato...in cui...se esci da una posizione e dimostri di valere non hai problemi a rientrare in altre collocazioni. NON è l'Italia di oggi (e di ieri). Non nascondiamoci ipocritamente dietro un dito. Forse sul mercato anglosassone è così. Non da noi in Italia. Se applichiamo la proposta ad un 45enne RTI, post-periodo-di-6-anni (=51enne) questi non troverà lavoro, qualora dovesse andargli male solo perchè, magari, l'Ateneo non ha fondi (e non dimentichiamo che NON è il non merito -non solo perlomeno- a determinare la "non-tenure" del singolo Ricercatore...ma anche la presenza o meno di fondi, e il testo anche emendato del ddl parla chiaro in merito). Sto banalmente dicendo che, anche se meritevole, il ns 51enne, una volta non promosso ad Associato per "semplice mancanza di fondi, in Italia...(e secondo me anche altrove) si troverebbe eufestimicamente "messo in una brutta posizione".

saluti

Mi permetto di rispondere due cose da collega (RTI in dipartimento italiano)

circa il 36%, ovvero poco più di 1/3. Non è un'ope legis, è lo sarà tantomeno qualora i criteri d'idoneazione nazionale saranno stringenti.

Boh. Non voglio addentrarmi nella definizione di cosa sia una ope legis. Però i soldi o ci sono o non ci sono. Perché prevedere a livello nazionale quante progressioni di carriera? Ogni struttura dovrebbe fare il proprio progetto di sviluppo ed eventualmente decidere di non assumere per i prossimi 20 anni se necessario. Quei soldi preferirei andassero in fondi di ricerca (valutati come Dio comanda, se possibile).

la proposta sarebbe ottima in un mondo a mercato del lavoro DAVVERO (sottolineo "davvero) liberalizzato...in cui...se esci da una posizione e dimostri di valere non hai problemi a rientrare in altre collocazioni. NON è l'Italia di oggi (e di ieri)

Al terzo anno del mio PhD ho imparato che il mio mercato del lavoro non era Italia ma Mondo. In particolare Europa, nord America e Giappone. No, questo argomento non mi pare corretto: quando uno vuole fare ricerca se la mette via che si viaggia. Questo in alcune nazioni è formalizzato in leggi (es. Spagna: per accedere a una posizione permanente bisogna avere fatto 3 anni di estero), ed in ogni caso la mobilità è un valore positivo nel mondo della ricerca ovunque al di là dei confini nazionali.

Mi rendo conto che questo stride con una nostra concezione della famiglia. Ma accidenti, fare ricerca non è come ogni altro lavoro, si suppone che una nazione selezioni tra il meglio del meglio i propri ricercatori, a costo di sacrificare un po' di politiche della famiglia. Poi chi ha i soldi riesce a fare entrambe le cose, ma da noi che siam poverelli non pretendo tanto.

 

Detto questo resta il fatto che in questa proposta di riforma i ricercatori T.I. sono rimasti tra incudine e martello, e questo non è giusto. Alcuni dei precari nel nostro ateneo si sono accorti che non sono loro quelli che restano "fregati", e infatti si sono smarcati dalla protesta dei ricercatori. A loro la riforma Gelmini tutto sommato conviene.

Ma in fondo, che ci potrà mai succedere? Di certo non perderemo il lavoro, e nessuno ci chiederà mai di timbrare un cartellino. Un operaio della FIAT non se la passa altrettanto bene.

Detto questo resta il fatto che in questa proposta di riforma i ricercatori T.I. sono rimasti tra incudine e martello, e questo non è giusto. Alcuni dei precari nel nostro ateneo si sono accorti che non sono loro quelli che restano "fregati", e infatti si sono smarcati dalla protesta dei ricercatori. A loro la riforma Gelmini tutto sommato conviene.

Aspetta, e perche' non sarebbero fregati i precari? Se non aumentano i finanziamenti, sara' tanto difficile diventare RTD quanto RTI in passato. Solo che diventare RTD ora non sarebbe piu' decisivo per la tua carriera. Quindi la differenza la farebbe ancora una volta la garanzia della disponibilita' di fondi per aprire posti di associati a fine RTD. Che non c'e', e visti i precedenti italiani non ci sara' mai.  Se poi passa l'ope legis, come e' gia' stato fatto notare, si impegnano le poche risorse e si fa terra bruciata per un bel pezzo.

I problemi dell'universita' Italiana mi sembrano essere sia l'imbreeding accademico e l'opacita' dei concorsi che la mancanza di fondi. Qualcuno puo' spiegarmi in che modo la riforma contribuirebbe a risolvere questi problemi?

 

 

Qualcuno puo' spiegarmi in che modo la riforma contribuirebbe a risolvere questi problemi?

 

Se la riforma fosse fatta bene, introducendo un sistema di valutazione della produttività scientifica. Con un buon sistema di valutazione all'inglese il dipartimento/università che assumo una serie di capre, che non riescono a pubblicare neanche sul bollettino parrocchiale, non avrebbe più fondi e dovrebbe licenziare o spingere al pre-pensionamento (da qui il mio punto sulle disposizioni transitorie). Questa sarebbe la testa moderna sul corpo antico. Il problema è che la riforma è fatta male e gli elementi innovativi sono sempre meno rilevanti rispetto a quelli tradizionali (concorsi, disposizioni ad hoc per piccoli gruppi, complicazioni  burocratiche etc.).

L'Uovo di Giavazzi non esiste - e poi se volesse fare come dice dovrebbe cominciare prima dalla testa (valutazione e licenziabilità de Professori e dei Ricercatori) che dalla coda (valutazione all'inglese dei Dipartimenti, che in Italia non ha alcuna base).

RR

Re(3): Ricercatori, una proposta: chi ci sta?

Se la riforma fosse fatta bene, introducendo un sistema di valutazione della produttività scientifica.

Eh, ma grazie al cazzo, che in Italia serva una riforma siamo d'accordo tutti. Il mio punto e': c'e' mai stato in questa riforma Gelmini un qualcosa che andasse in questa direzione? A me non sembra, quindi non capisco in cosa possa essere utili. Ripeto, non voglio una lista di desiderata, voglio sapere se c'e' qualcosa di buono in questa di riforma.

Aggiungo che e' inutile prenderci per il culo. Le buone riforme a costo zero non esistono. Al meglio, si puo' fare una riforma che, a fronte di un investimento iniziale di risorse, produca risparmi e/o maggiore efficienza sul medio/lungo periodo.

 

Aspetta, e perche' non sarebbero fregati i precari?

Beh, perché una posizione da precario costa meno di una posizione permanente, per cui a parità di spesa si possono assumere più RTD che RTI. Almeno ragionando sul lungo periodo e ammettendo che non tutti i RTD verranno poi assunti come associati. C'è un problema che non ho colto?

I problemi dell'universita' Italiana mi sembrano essere sia l'imbreeding accademico e l'opacita' dei concorsi che la mancanza di fondi. Qualcuno puo' spiegarmi in che modo la riforma contribuirebbe a risolvere questi problemi?

Già, agree. Questa riforma è (sarebbe) debole debole, però prevede l'anvur, le cui valutazioni dovrebbero pesare sulla distribuzione del FFO e se ricordo bene la progressione economica è condizionata alla produttività. Qualcuno obbietterà che alla agenzia di valutazione di aveva già pensato Mussi - vero - e che l'anvur ancora non c'è - vero. Però è sempre meglio del nulla o no?

Lo so che ci vorrebbe ben altro, ma sta andando a finire che non solo non avremo ben altro, ma ci teniamo l'università come sta e con i tagli ai finanziamenti. Persino la riforma Gelmini era meglio di questo. E lo dico da RTI, (quasi) nessuno la pagherebbe più di me.

una posizione da precario costa meno di una posizione permanente, per cui a parità di spesa si possono assumere più RTD che RTI. Almeno ragionando sul lungo periodo e ammettendo che non tutti i RTD verranno poi assunti come associati. C'è un problema che non ho colto?

Si'. Prima di tutto penso che un anno di un RTD costi quanto un anno di RTI (entrambi neoassunti), in termini di stipendio, contributi, tasse, etc. Almeno era cosi' quando cercavo di farmene aprire uno in Italia per rientrare. E non e' che ci sia molto da tagliare, vista la miseria degli stipendi dei ricercatori neoassunti. Hai dei dati per smentirmi?

Ma cerco di seguirti. Tu ragioni che pero' un RTI e' a vita, un RTD no, visto che poi non passeranno tutti associato. Insomma, tu dici, se la commissione ha "sbagliato" a assumere un ricercatore (o se questo ottenuto il posto si impigrisce/rincoglionisce), l'errore non pesera' sul bilancio universitario a vita, ma solo per 5 o 8 anni. Saprai meglio di me che le commissioni non si sbagliano, pero'. Se eleggono un candidato non all'altezza non lo fanno per errore, lo fanno per precisi giochi di politica universitaria. E tu pensi che una volta eletto un candidato immeritevole i suoi ordinari di riferimento lo lascino senza un lavoro dopo 8 anni di servitu'? Suvvia, a quel punto lo faranno associato. Questo per quanto riguarda il merito.

Oppure stai pensando che un sistema in cui (diciamo) il 50% dei ricercatori viene espulso dall'universita' ogni 5 o 8 anni offre piu' prospettive ai precari? Se la matematica non mi inganna, gli offre solo piu' prospettive di farsi altri 5 (malpagati) anni nel mondo accademico, ma non piu' prospettive di diventare a tempo indeterminato e costruirsi una carriera dignitosa. E cosa fa di grazia in Italia un fisico teorico ultra-quarantenne espulso dall'universita'? Guarda che non siamo in Germania o negli US dove il privato ti accoglie. Qui sei abbastanza fottuto. Allora e' meglio espellere la gente verso i 35, cosi' magari si riconverte ancora.

Guarda che io non sarei per nulla contrario ad un sistema piu' lineare, in cui uno fa il dottorato, 2-3 anni di post doc e poi concorre per dei posti tenured track di ricercatore a TD. Pero' per fare marciare un sistema del genere serve la certezza che (come in Francia) ogni anno si aprano tot posti TD, che i concorsi si fanno nei tempi stabiliti, che i soldi a bilancio ci sono e che non arriva un governo che con la finanziaria blocca le assunzioni un anno si' ed un anno no. Soprattutto ci vuole la certezza di avere una track gia' a bilancio verso la tenure. Perche' con la riforma attuale non c'e', e magari tu sei  bravo, ma poi non aprono i posti da associato perche' i fondi non ci sono...

Io tutte queste garanzie sui fondi nella legge non li vedo. Me li potresti indicare per favore?

Questa riforma è (sarebbe) debole debole, però prevede l'anvur, le cui valutazioni dovrebbero pesare sulla distribuzione del FFO e se ricordo bene la progressione economica è condizionata alla produttività. Però è sempre meglio del nulla o no?

Prima di tutto i criteri di valutazione per la progressione economica fissano l'asticella talmente in basso (cos'e', una pubblicazione ogni due anni?) che ad esempio a fisica e' come non metterla, Poi quale parte del FFO dovrebbe essere distribuita in base al merito (con criteri ancora da stabilire)? Siamo al 5%? Ridicolo. E tu per questi due rimedini omeopatici ti beccheresti tutto il resto, ope legis e precariato? Che poi se questa riforma passa lo sai meglio di me, per altri vent anni non si tocca piu' nulla. Meglio nulla e ricominciare a discutere di una riforma vera. Ti faccio anche umilmente notare che il potere dei baroni non lo combatti aumentando il precariato, ma semmai il contrario. Se e' vero che un ricercatore quarantenne vorrebbe comunque far cariera, e' altrettanto vero che un precario quarantenne e' molto piu' ricattabile, visto che lui rischia direttamente la disoccupazione sfanculando le baronie.

Caro Francesco

il potere dei baroni lo combatti con la valutazione e basta. Il precariato in se non è affatto cattivo, se ben pagato - anzi è uno stimolo a lavorare Il problema è come si valuta il lavoro scientifico, e quindi se i baroni hanno un incentivo o no  ad assumere i migliori. Ora l'incentivo non c'è e quindi assumono chi vogliono e possono ricattare precari, ricercatori e associati. Se un incentivo (serio) ci fosse, non potrebbero  e dovrebbero disputarsi i "precari" bravi per far sopravvivere i loro dipartimenti. Nel mondo (o almeno nella parte di esso che conosco)  succede, in Italia no. Ai baroni le ope legis ed i concorsi riservati non piacciono, ma possono sopportarle in quanto non mettono in discussione la gerarchia. Al massimo, aumentano il numero di posti alla tavola che conta, ma non che ci sia una high table e sopratutto che chi si  è seduto a quella tavola ci rimanga fino alla pensione. Quindi il modello della Rete 29 Aprile (che riproduce stancamente quello che dicevano i sindacati negli  anni Settanta) è del tutto sbagliato. Va nella direzione opposta. Mette un filtro all'inizio, gestito dai baroni e poi garantisce a tutti la carriera, come al catasto. Il potere assembleare è ancora peggio  di quello baronale. Almeno qualche barone "buono" si può trovare. L'assemblea porta inevitabilmente al todos caballeros, che è la morte dell'università.

 Sono d'accordo sulla valutazione negativa del disegno Gelmini (+Valditara), ma perlomeno parla di valutazione e di collegare una parte del FFO ai risultati. Poco, certo, ma è un inizio. I requisiti CUN sono facili da superare (a parte che non è vero per fisici e chimici). Almeno si stabilisce un principio - che esista una produttività minima. Avrebbe potuto essere un punto di partenza. Ma i professori  non vogliono la valutazione perchè mette in discussione la gerarchia. Ha provato la Moratti (CIVR), ha fatto il ranking (male) e lo hanno nascosto. Modica ha provato a fare l'ANVUR e lo hanno  sabotato e si sono persi due anni. La Gelmini ha tentato di distribuire il 5% sulla base del FFO e l'hanno crocifissa. Lo ha messo nella legge e si vede cosa sta succedendo. Io ho fatto parte del gruppo di lavoro della SISSCO (gli storici contemporanei) che ha messo a punto quelli per il settore per il CUN. Resistenze violentissime, dentro e fuori. E' impossibile valutare sulla base della rivista/casa editrice, bisogna leggere, ma poi si privilegiano i figliocci dei direttori delle riviste etc. Penso sia successo qualcosa di simile anche in altri settori. Risultato: i requisiti si sono impantanati al CUN.

  L'alternativa al DDL non è una mitica riforma (scritta da chi? appoggiata da chi in parlamento? dal PD?) è lo status quo. Almeno la Gelmini aveva un grande vantaggio - una maggioranza parlamentare  i) dove i professori contano lievemente meno (lievemente) ii) che ha bisogno come il pane di qualche riforma da vendere al popolo iii) che controlla i media da cui scatenare una campagna contro i professori. Eppure sta fallendo, per una serie di ragioni, che comprendono la necessità di  visibilità politica del FLI (ma anche Tremonti è un barone - a pensar male...).. Non ci sarà una seconda occasione per almeno vent'anni. Il movimento dei ricercatori si è preso una bella responsabilità - non so se coscientemente o no

Passo e chiudo

PS io scrivo contro il mio interesse. Alla high table ci sono e c'è anche mia moglie, e ci sono il 60% dei miei amici più stretti. Io fino alla pensione sono a posto. Ma voi che state in giro per il mondo, come pensate di rientrare?

 

L'alternativa al DDL non è una mitica riforma (scritta da chi? appoggiata da chi in parlamento? dal PD?) è lo status quo. Almeno la Gelmini aveva un grande vantaggio - una maggioranza parlamentare  i) dove i professori contano lievemente meno (lievemente) ii) che ha bisogno come il pane di qualche riforma da vendere al popolo iii) che controlla i media da cui scatenare una campagna contro i professori. Eppure sta fallendo, per una serie di ragioni, che comprendono la necessità di  visibilità politica del FLI (ma anche Tremonti è un barone - a pensar male...)

Ecco, esatto, questo è il punto! Non si poteva chiedere di meglio della riforma Gelmini, ne sono convinto. La ragione principale è il contingente di professori che siedono in parlamento. Che poi è anche la ragione per cui, in scarsità di risorse, a pagare sono soprattutto i ricercatori (che in parlamento non hanno rappresentanza)

Il movimento dei ricercatori si è preso una bella responsabilità - non so se coscientemente o no

No, non credo coscientemente. Ma anche si fosse stati coscienti (e alcuni lo sono di sicuro), che cosa sarebbe cambiato? Il governo ci ha messi in una situazione senza uscita, forse la riforma sotto sotto non la volevano pure loro, altrimenti una soluzione la trovavano. Ad esempio quella di questo post, non certo il massimo ma avrebe scoperto degli altarini per lo meno.

(...) ma perlomeno parla di valutazione e di collegare una parte del FFO ai risultati. Poco, certo, ma è un inizio.

Io penso che abbiano messo due norme in croce sulla valutazione che si riveleranno completamente inefficaci, ma grazie alle quale per i prossimi 10 anni potranno dire che "ora nell'universita' c'e' il merito, quindi cosa volete ancora?".

Il precariato in se non è affatto cattivo, se ben pagato - anzi è uno stimolo a lavorare.

Santo iddio, ma io non sono certo contrario al precariato. Solo che questo sarebbe pagato malissimo (circa la meta' di uno stipendio equivalente all'estero) e senza prospettive certe anche per chi lavora bene: 1. queste posizioni non sono tenure track (che sarebbero super benvenute) 2. Il privato in Italia non e' in grado di assorbire i ricercatori espulsi dall'accademia. Dai, e' una presa per il sedere.

Ma voi che state in giro per il mondo, come pensate di rientrare?

Onestamente non lo so. Ma non siete ancora riuscito a dimostrarmi che questa riforma migliorerebbe le cose. Di fatto il merito non c'e'. In base a cosa sperate che futuri concorsi di RTD saranno piu' aperti degli attuali RTI? O che tra un quattro-cinque anni il meccanismo di questa riforma mi permettera' di concorrere direttamente ai posti di associato (che tra ope legis ora e precari da piazzare in futuro non vedo dove possa restare lo spazio per gli esterni).

Caro Francesco

scusa se te lo dico, ma mi fai cascare le braccia. Chi c... ha mai detto che i concorsi RTD saranno migliori degli altri. Ho sempre detto che i concorsi sono tutti truccati e che l'unico sistema per renderli più aperti è costringere i baroni a cambiare regole di reclutamento colpendoli nell'unico punto debole, il finanziamento, cioè i loro stipendi. E che questo è possibile solo con una valutazione seria. Quella proposta dalla legge sarà inefficace? Possibile, anzi probabile, ma il movimento dovrebbe chiedere di renderla più efficace. Almeno se si vuole la riforma. Ma questo non lo chiede nessuno o almeno non si vedono. Le rivendicazioni dei ricercatori (e degli associati ?) puntano a rendere più facile la carriera. La rete 29 aprile vuole il Docente unico. Cioè chi inizia (o è già ricercatore) ha diritto a diventare ordinario con una serie di giudizi di idoneità. Quindi all'inizio sceglie il barone, e poi carriera automatica. [NB chi dice "questa volta è diverso, saranno giudizi seri" o è un ingenuo o è in malafede]. Io li capisco. In ogni caso voi outsiders sarete fregati - perchè i 9000 posti ora saranno altrettanti posti in meno in futuro. E comunque, anche se Tremonti in una botta di follia, decidesse di dare 10,20,30000 posti nuovi, sarebbero sempre gestiti dai baroni con le loro logiche. Invece di un allievo ne metteranno due, o tre Veramente, non capisco. Me lo spieghi, per favore?

Giovanni

[...] colpendoli nell'unico punto debole, il finanziamento, cioè i loro stipendi

Professore,

Le faccio umilmente notare che con il sistema da Lei propagandato, il c.d. "Uovo di Giavazzi", in base al quale un magico sistema di valutazione determina una magica distribuzione di finanziamenti che, a sua volta, agirebbe come magica spinta per questi Professori pavloviani a produrre di tutto e di più, non si ha affatto questo "colpo". Infatti i docenti italiani devono essere pagati in base a tabelle fissate per legge, e il loro status è quello di purissimi funzionari pubblici, e inamovibili.

Chi viene colpito dai tagli ai finanziamento dell'Università, è invece tutto ciò che il Rettore potrà giuridicamente tagliare, ma che nessun manager assennato taglierebbe, se volesse davvero far funzionare l'impresa per svolgere le attività necessarie al conseguimento dei risultati: dai soldi per le biblioteche ai laboratori, dai fondi di ricerca di Ateneo agli assegni di ricerca, dai soldi per le missioni ai soldi per il dottorato. Chi sarà colpito sarà l'Ateneo nella sua capacità stessa di funzionare, gli studenti che frequenteranno un'istituzione sempre più degradata, il territorio che si vedrà depauperato di una primaria fonte di sviluppo economico-sociale.

I Professori, con il Suo schema interpretativo e con l'Uovo di Giavazzi, saranno gli unici a non essere colpiti.

RR

 

Qui va dato atto a RR che finanziamenti e stipendio dei professori non sono affatto la stessa cosa. E' vero che i rettori saranno forzati a tagliare sui servizi agli studenti e - ahi ahi - alla ricerca.

Nell'elenco di chi paga fatto da RR metterei anche i precari (e aspiranti tali, soprattutto), visto che per attivare posizioni come assegni e borse di ricerca ci saranno sempre meno soldi. Per i dottorati non so, ma così a sentimento la vedo male anche lì (BTW ottima strategia per chi volesse un futuro di sviluppo per la propria nazione... sono sarcastico, spero si sia colto)

kaapitone, ovvio che quando parlavo di tagli ad assegni di ricerca e tagli ai soldi per il dottorato mi riferivo in primis alle persone che verranno perse - chiamiamoli precari se vuoi, anche se qui su nFA mi sono già preso gravi rimbrotti per questo. Tuttavia, esprimendolo in quella forma, volevo indicare più in generale la funzione, l'attività di ricerca che ne subirà il danno.

Questi tagli sono realtà già quest'anno, vai a vedere come sono messi i bandi. E in uno degli emendamenti che sono stati velocemente approvati dalla Commissione nei 3 giorni di lavoro alla Camera, c'è anche l'abolizione dell'obbligo di bandire il 50% di posti con borsa, per ciascun dottorato. Quindi è stato rimosso un obbligo, direi, con l'idea che le Università tenteranno di attrarre dottorandi senza borsa essendo quelli con borsa tagliati drasticamente. L'unico che se ne è accorto, scrivendolo pubblicamente, è stato Giorgio Parisi nel suo articolo per il Manifesto. Mentre tanti altri articoli fanfalucavano d'altro, e dando anche notizie false confondendo precari e ricercatori (RTI), si veda e.g. questo scandaloso editoriale di carlo scarpa sul Giornale di Brescia.

RR

 

Caro Kaapitone

non a caso, visto che io, a differenza di RR,  so come funziona l'università, ho aggiunto come clausola essenziale una forma di prepensionamento anticipato per i professori con pubblicazioni insufficienti negli ultimi anni (non per tutti a 65 anni, come proposto da quelli del PD, tanto per fare i giovanilisti a capocchia). Questo dovrebbe liberare molte risorse - almeno nel mio SSD con criteri minimi internazionale, non passerebbe almeno da metà ad un terzo degli ordinari. Se poi si adottassero i criteri dei posti seri, sarebbe un massacro. Faccio anche notare che in un post precedente ho suggerito di non usare i fondi disponibili a pioggia, ma di concentrarli nel finanziamento di progetti di ricerca individuali da valutare con peer review di esperti internazionali (non italiani, che senno vincono gli amici degli amici)- e di includere nel finanziamento un congruo assegno aggiuntivo per i vincitori, come nell'ERC. In questa maniera, quelli bravi, di qualsiasi livello accademico, potrebbero guadagnare di più - cosa molto utile specie per i precari ed i ricercatori giovani. Invece, lasciando i soldi alle università, e quindi ai baroni, si perpetuerebbe il sistema attuale. Vincerebbero sempre quelli protetti dai baroni. Forse qualcuno di loro potrebbe non essere questa gran perdita per la ricerca

SAluti

Giovanni Federico

PS un aneddoto sui posti seri. Al Dipartimento di Economia di Copenhagen hanno costretto al prepensionamento una mia amica, che negli ultimi hanni ha pubblicato nelle riviste internazionali più del 90% dei professori italiani di prima fascia nella stessa disciplina. Ma per loro era poco, e lei aveva uno stipendio elevato....

G.F., che ti devo dire? Sfondi una porta aperta...

Ho la sensazione che in queste colonne giriamo tutti attorno agli stessi concetti, sui quali siamo tutti d'accordo. Ma in quanti siamo? Abbastanza da fare pressione su qualcuno per portare una proposta di legge in parlamento?

Le faccio umilmente notare che con il sistema da Lei propagandato, il c.d. "Uovo di Giavazzi", in base al quale un magico sistema di valutazione determina una magica distribuzione di finanziamenti che, a sua volta, agirebbe come magica spinta per questi Professori pavloviani a produrre di tutto e di più, ...

E' fastidioso questo modo di argomentare dileggiando le persone con discutibile umorismo invece di criticare sul merito le loro proposte.

Non so bene quello che propone Giavazzi, ma io sono completamente d'accordo con chi propone una valutazione seria sui risultati aggregati dei Dipartimenti, con effetti incisivi su stipendi specie dei vertici, e anche su risorse per assunzioni e promozioni.  Probabilmente in Italia mancano le risorse culturali, intellettuali e di onesta' per farlo in maniera seria, ma e' cio' che si dovrebbe almeno cercare di fare.

... non si ha affatto questo "colpo". Infatti i docenti italiani devono essere pagati in base a tabelle fissate per legge, e il loro status è quello di purissimi funzionari pubblici, e inamovibili.

E qui sbagli, come e' dimostrrato dal fatto che in tempi recenti i governi hanno affondato le loro mani voraci proprio negli scatti di anzianita' di docenti e ricercatori universitari, e nessuno ha fiatato e la corte costituzionale non e' intervenuta.  Gli scatti di anzianita' sono una componente rilevante degli stipendi specie ad anzianita' elevate, anzi in Italia sono di importo abnorme rispetto agli altri Paesi, producendo salari miserabili per i giovani e i compensi lordi ai vertici mondiali per i salari medi degli ordinari con anzianita' 30ennali.

Quindi non c'e' nessun divieto di alcun tipo di agire sugli scatti di anzianita', come anche sulle ricostruzioni di carriera (come fra l'altro fa la riforma Gelmini) e se governo e Parlamento avessero un minimo di competenza potrebbero usare questo elemento per introdurre incentivi economici per nulla trascurabili.

La posizione che non si possono toccare gli stipendi e' una posizione corporativa, poco onesta e stupida, che trova l'unica ragione difendibile nel fatto che i riformatori che dovrebbero metter mano ad una modifica sono a loro volta poco competenti e poco onesti.

Chi viene colpito dai tagli ai finanziamento dell'Università, è invece tutto ciò che il Rettore potrà giuridicamente tagliare,

Ma cosa c'entra i Rettore con quanto proposto???  Il Rettore - sia quello elettivo di oggi ma anche quello quasi autocratico della riforma Gelmini - dovrebbe essere il primo ad avere lo stipendio tagliato se non rispetta i vincoli di bilancio e se il suo Ateneo e' improduttivo.  Cio' di cui c'e' bisogno e' una valutazione quanto piu' possibile esterna ai diretti interessati, che dia incentivi economici a fare produzione scientifica e didattica di buon qualita' secondo gli standard internazionali.

E' fastidioso questo modo di argomentare dileggiando le persone con discutibile umorismo invece di criticare sul merito le loro proposte.

A dire il vero ho impegnato parecchi Kbytes di commenti sul tema, su nFA. Non intendo dileggiare nessuno, anche se molto più spesso dileggiati sono i miei commenti.

io sono completamente d'accordo con chi propone una valutazione seria sui risultati aggregati dei Dipartimenti, con effetti incisivi su stipendi specie dei vertici, e anche su risorse per assunzioni e promozioni. 

Ad esempio, la valutazione fatta dal CIVR nel triennio 2001-2003, con base di dati costituita da un numero di prodotti pari al 50 % dei FTE strutturati, per tutti i 3 anni (e.g.: 20 pubblicazioni per un Dip. di 40 FTE), scelti in modo libero, sarebbe "una valutazione seria dei risultati aggregati"?

E perchè ci dovrebbero essere "effetti incisivi su stipendi specie dei vertici"? Cos'è la ricerca scientifica, una produzione di una fabbrica sotto la direzione di un Top Management che sarebbe la Giunta del Dipartimento? E perchè - anche se fosse così - si dovrebbe accettare socialmente una eventuale sanzione sulla fabbrica dipartimentale nel suo complesso con effetti sulle risorse per assunzioni, che a quel punto sarebbero una delle possibili strade per "cambiare" (ed eventualmente tornare a fare meglio)? Chi le ha stabilite quelle certezze manageriali, mi sai indicare un esempio dove si comportano come dici tu?

in tempi recenti i governi hanno affondato le loro mani voraci proprio negli scatti di anzianita' di docenti e ricercatori universitari, e nessuno ha fiatato e la corte costituzionale non e' intervenuta

Infatti è stato il Parlamento a decidere, e sono state solo "cambiate le tabelle" nella loro interezza. Sarebbe questo il tuo modello di intervento?

La posizione che non si possono toccare gli stipendi e' una posizione corporativa, poco onesta e stupida, che trova l'unica ragione difendibile nel fatto che i riformatori che dovrebbero metter mano ad una modifica sono a loro volta poco competenti e poco onesti.

Io ho scritto che con questo quadro normativo nessuno può intervenire sui singoli stipendi dei singoli docenti/ricercatori, che per me è il pre-requisito per poter poi eventualmente agire a livello dei singoli, mentre i sostenitori dei modelli Giavazziani non ci sentono da quest'orecchio. O vorresti forse dire che se ci fosse un massiccio uso delle valutazioni (qualunque siano) per determinare i trasferimenti, poi il Rettore dell'Università penalizzata potrebbe bloccare gli stipendi della propria istituzione (o dei Dipartimenti che fossero andati male)?

Chi viene colpito dai tagli ai finanziamento dell'Università, è invece tutto ciò che il Rettore potrà giuridicamente tagliare,

Come sarebbe a dire "cosa c'entra"? Qui stiamo parlando di atti e azioni da fare subito, hic et nunc, anzi già anni fa, secondo i suddetti Giavazzi et al. Vorresti forse disconoscere il fatto che, per dire, il Rettore della Università di Pisa di fronte a dei tagli (che gli incombono) non va a tagliare a sua volta assegni di ricerca, borse di dottorato, nuove assunzioni, fondi di ricerca, di missione? Secondo te cosa fa, taglia il proprio stipendio e quello dei docenti "colpevoli"?

RR

 

io sono completamente d'accordo con chi propone una valutazione seria sui risultati aggregati dei Dipartimenti, con effetti incisivi su stipendi specie dei vertici, e anche su risorse per assunzioni e promozioni. 

Ad esempio, la valutazione fatta dal CIVR nel triennio 2001-2003, con base di dati costituita da un numero di prodotti pari al 50 % dei FTE strutturati, per tutti i 3 anni (e.g.: 20 pubblicazioni per un Dip. di 40 FTE), scelti in modo libero, sarebbe "una valutazione seria dei risultati aggregati"?

Ho scritto "con chi propone" non "con la pressoche' unica valutazione fatta su larga scala in Italia".

La valutazione CIVR e' stata un'operazione di scadente qualita' perche' e' stato valutato solamente un piccolo campione della produzione scientifica, selezionato dalle sedi senza conoscere i criteri della futura valutazione.  Sarebbe stato piu' corretto e onesto valutare l'intera produzione scientifica degli ultimi anni, o comunque raccogliere degli indicatori che campionassero piu' pervasivamente l'insieme di docenti e ricercatori.  Nonostante cio', meglio il CIVR che niente, ed e' stato anche appurato che la valutazione CIVR e' ben correlata con valutazioni complessive sull'intera produzione scientifica secondo google scholar.

Ovviamente non propongo di ripetere la scadente valutazione CIVR ma semmai propongo di evitare di dare spazio all'inventiva italica e piuttosto andare a studiare dove la valutazione la fanno con qualche successo, come in UK, cercando di imparare qualcosa.

E perchè ci dovrebbero essere "effetti incisivi su stipendi specie dei vertici"? Cos'è la ricerca scientifica, una produzione di una fabbrica sotto la direzione di un Top Management che sarebbe la Giunta del Dipartimento?

Per introdurre degli incentivi che inducano i dipendenti universitari, particolarmente i vertici, a indirizzare le loro indubbie energie e abilita' a massimizzare la produzione scientifica piuttosto che stare al cellulare a discutere coi colleghi su come far vincere il candidato peggiore ma a loro infeudato (fatto aneddotico emerso dalle intercettazioni della magistratura su un concorso per un Ateneo pisano).

E perchè - anche se fosse così - si dovrebbe accettare socialmente una eventuale sanzione sulla fabbrica dipartimentale nel suo complesso con effetti sulle risorse per assunzioni, che a quel punto sarebbero una delle possibili strade per "cambiare" (ed eventualmente tornare a fare meglio)? Chi le ha stabilite quelle certezze manageriali, mi sai indicare un esempio dove si comportano come dici tu?

Non conosco a sufficienza i dettagli ma mi risulta che in UK almeno i fondi di ricerca siano dati in funzione dei risultati. Non so se ci siano conseguenze sui salari, dal RAE.  In sistemi universitari di elevata qualita' come quello inglese e olandese mi risulta che salari e carichi didattici siano contrattati dai singoli docenti con le rispettive amministrazioni universitarie. Negli USA poi il dean decide gli stipendi del suo Dipartimento, almeno nelle universita' migliori, con l'ottica di massimizzare il rendimento delle risorse a disposizione, quindi pagando bene ed eventualmente meglio di altre universita' i docenti migliori.  Se ricordo bene M.Boldrin ha riportato un caso estremo indicativo di differenza di salario di un fattore 4 negli USA tra un ottimo docente attivo nella ricerca e un buon docente specializzato unicamente nella didattica, con una differenza addirittura pari a 12 in termini di costo per ora di insegnamento.  Il sistema di universita' e ricerca USA produce buoni risultati, migliori di quelli italiani.  Questi livelli di meritocrazia appaiono impensabili per l'Italia, ma agire sul 10-30% del salario appare del tutto plausibile.  Gia' oggi in Italia esistono ordinari che prendono salari lordi doppi di ricercatori piu' produttivi di loro, semmai questo e' uno scandalo.

in tempi recenti i governi hanno affondato le loro mani voraci proprio negli scatti di anzianita' di docenti e ricercatori universitari, e nessuno ha fiatato e la corte costituzionale non e' intervenuta

Infatti è stato il Parlamento a decidere, e sono state solo "cambiate le tabelle" nella loro interezza. Sarebbe questo il tuo modello di intervento?

Ovviamente no.  Semmai il modello puo' essere (elemento della riforma Gelmini) condizionare gli scatti di anzianita' alla valutazione dell'attivita' scientifica, una parte del riconoscimento di anzianita' potrebbe essere fatto in base alla valutazione aggregata del Dipartimento.

La posizione che non si possono toccare gli stipendi e' una posizione corporativa, poco onesta e stupida, che trova l'unica ragione difendibile nel fatto che i riformatori che dovrebbero metter mano ad una modifica sono a loro volta poco competenti e poco onesti.

Io ho scritto che con questo quadro normativo nessuno può intervenire sui singoli stipendi dei singoli docenti/ricercatori, che per me è il pre-requisito per poter poi eventualmente agire a livello dei singoli, mentre i sostenitori dei modelli Giavazziani non ci sentono da quest'orecchio.

Ma scusa ti ho gia' detto che non e' vero: la riforma Gelmini, forse e' addirittura un pezzo gia' in vigore, prevede proprio che gli scatti di anzianita' siano condizionati all'esistenza di produzione scientifica.  Se fatto seriamente cio' conduce a salari differenziati a livello dei singoli.

O vorresti forse dire che se ci fosse un massiccio uso delle valutazioni (qualunque siano) per determinare i trasferimenti, poi il Rettore dell'Università penalizzata potrebbe bloccare gli stipendi della propria istituzione (o dei Dipartimenti che fossero andati male)?

Se c'e' una valutazione esterna dovrebbe essere lo stipendio del Rettore ad essere variato in funzione dei risultati, per primo.  Preso atto della cultura e delle inclinazioni italiane non mi sento molto favorevole a dare al Rettore discrezionalita' sui salari. Se l'avesse ci dovrebbero essere meccanismi veloci ed efficaci per capire se le decisioni del Rettore siano sensate e aiutino la produttivita'. Qualcosa di accettabile potrebbe essere dare indennita' di funzione, decise a livello di Dipartimento, forse.  Un altro elemento accettabile potrebbe essere un aumento ma limitato di stipendio e/o diminuzione del carico didattico proporzionale ai fondi di ricerca ottenuto (probabilmente normalizzando alla media della disciplina, per evitare distorsioni a favore delle discipline che per la ricerca hanno bisogno di risorse piu' elevate.

Chi viene colpito dai tagli ai finanziamento dell'Università, è invece tutto ciò che il Rettore potrà giuridicamente tagliare,

Come sarebbe a dire "cosa c'entra"? Qui stiamo parlando di atti e azioni da fare subito, hic et nunc, anzi già anni fa, secondo i suddetti Giavazzi et al. Vorresti forse disconoscere il fatto che, per dire, il Rettore della Università di Pisa di fronte a dei tagli (che gli incombono) non va a tagliare a sua volta assegni di ricerca, borse di dottorato, nuove assunzioni, fondi di ricerca, di missione? Secondo te cosa fa, taglia il proprio stipendio e quello dei docenti "colpevoli"?

Che il Rettore tagli il proprio stipendio, in Italia, e' quasi fantascienza.  Una volta che il finanziamento statale assume carattere un minimo predicibile e diventa meno erratico e cialtronesco del passato, lo Stato dovrebbe fissare delle previsioni di finanziamento pluriennali, e dovrebbe in seguito automaticamente tagliare gli stipendi di tutti i dipendenti universitari, partendo dai vertici, per tutti gli Atenei con bilanci in dissesto.

 

Ovviamente non propongo di ripetere la scadente valutazione CIVR ma semmai propongo di evitare di dare spazio all'inventiva italica e piuttosto andare a studiare dove la valutazione la fanno con qualche successo, come in UK, cercando di imparare qualcosa

Sul principio (studiare l'UK) sono d'accordo, però bisogna, appunto, imparare. E' qualcosa che mi pare finora sia rimasto fuori dalla portata dei nostri volonterosi. Studiare vuol dire studiare il sistema, capire le istituzioni, il contesto giuridico e sociale.

Non conosco a sufficienza i dettagli ma mi risulta che in UK almeno i fondi di ricerca siano dati in funzione dei risultati. Non so se ci siano conseguenze sui salari, dal RAE. 

Il metodo del finanziamento ordinario del sistema universitario (inglese) è spiegato in un opuscolo dell'apposita Agenzia, l'HEFCE (qui una brochure). Se trovi troppo lungo o complicato l'opuscolo ne possiamo riparlare, ma ribadisco che studiare è necessario - e studiare il finanziamento dell'HEFCE è solo un capitolo dello studio.

Poi, il finanziamento (statale) del sistema universitario britannico è detto duale, perchè il finanziamento per progetti è un elemento sostanziale, cioè strutturale e non marginale, e viene gestito attraverso i 7 Research Councils.

Il Governo dà i soldi alle HEFCE (e alle sue 3 sorelle regionali scozzese, gallese e nordirlandese) e ai 7 Research Councils, e queste/i li distribuiscono alle singole istituzioni. Si tratta quindi di Enti pubblici non Ministeriali che hanno il ruolo di buffer bodies per tenere il Governo at arm's lenght in questo delicato compito, secondo il Principio di Haldane.

Gli stipendi tabellari del personale accademico sono determinati attraverso una contrattazione nazionale fra datori di lavoro e sindacati. Solo i Professori (Ordinari) hanno una sostanziale componente individuale a livello di contrattazione istituzionale/individuale, che quindi si svincola dalla tabella.

Va infine ricordato che tutte le Università britanniche sono Fondazioni, quindi non Pubbliche Amministrazioni, e, di conseguenza, nessuno dei dipendenti è un funzionario pubblico. Trattasi di una major difference rispetto al sistema italiano, e anche (seppur minore a causa della comune concezione del diritto) di quello statunitense, che è fatto da istituzioni statali e non statali. il Finanziamento delle Università britanniche va quindi pensato, per aiutare il lettore italiano a capire/concepire la cosa, come il finanziamento dei famosi 230 Enti culturali del Ministero di Bondi (tipo la Fondazione Arena di Verona o la Fondazione Craxi).

Apostilla - per il 2011 ci saranno grandi cambiamenti a causa dei tagli annunciati per il settore: si prega di ripassare dopo il 20 ottobre, e ci farò un altro post.

la riforma Gelmini, forse e' addirittura un pezzo gia' in vigore, prevede proprio che gli scatti di anzianita' siano condizionati all'esistenza di produzione scientifica.  Se fatto seriamente cio' conduce a salari differenziati a livello dei singoli

Stai parlando del c.d. "emendamento Valditara" al d.l. 180, eccolo:

Art. 3-bis

Anagrafe nazionale dei professori ordinari e associati e dei ricercatori

1. A decorrere dall'anno 2009, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sono individuati modalità e criteri per la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso il Ministero, di una Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l'elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. L'Anagrafe e' aggiornata con periodicità annuale.

Art. 3-ter

Valutazione dell'attività di ricerca

1. Gli scatti biennali di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, destinati a maturare a partire dal 1° gennaio 2011, sono disposti previo accertamento da parte della autorità accademica della effettuazione nel biennio precedente di pubblicazioni scientifiche.

2. I criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni sono stabiliti con apposito decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su proposta del Consiglio universitario nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.

3. La mancata effettuazione di pubblicazioni scientifiche nel biennio precedente comporta la diminuzione della metà dello scatto biennale.

4. I professori di I e II fascia e i ricercatori che nel precedente triennio non abbiano effettuato pubblicazioni scientifiche individuate secondo i criteri di cui al comma 2 sono esclusi dalla partecipazione alle commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento rispettivamente di professori di I e II fascia e di ricercatori.

Infatti io sono d'accordo con quell'emendamento e quel principio. Ma è altra cosa rispetto ai concetti di Giavazzi; qui l'ANVUR e il CIVR non c'entrano nulla. Diversi obiettivi, diversi strumenti. Consentimi comunque di dire che: (1) è una misura molto blanda, per ora, (2) in quanto meccanismo automatico pass/fail si presta ad un gioco opportunistico di chi vuole rispettare la norma apponendo la propria firma su un paper di qualche sottoposto schiavizzato all'uopo, o con pubblicazione minor (ancorchè certificata), e (3) non è ancora in piedi l'Anagrafe della Ricerca, a tutt'oggi...

Però spero che ci siamo intesi: questa è cosa diversa dall'altra...

RR

 

 

 

 

Caro Giovanni, sta diventando un dialogo tra sordi.

Se il tuo punto e' che la rete 29 aprile nella sua protesta dovrebbe insistere anche per innalzare la quota di finanziamento legato alla valutazione scientifica, beh, hai ovviamente ragione.

Ma se stai dicendo che in virtu' di un ridicolo 5% da distribuirsi secondo non ancora precisati criteri di valutazione scientifica (se ne esiste una bozza me la sono persa) questa riforma e' meglio che niente, beh allora mi dispiace ma sono convinto che ti sbagli. A fronte di una valutazione per finta (e nei paesi seri i criteri si fissano prima, non dopo), la riforma introduce un'ulteriore precarizzazione. Precarizzazione che sarebbe cosa buona nel contesto del sistema anglosassone, ma che nel nostro contesto (con o senza il 5%) sarebbe disastrosa. Per tutta una serie di motivi che ho cercato di spiegare in millemila commenti qua sopra. Perlomeno lo sarebbe per le facolta' scientifiche, che -- fidati -- hanno ancora uno standard comparabile alla media internazionale.

Infatti, Meglio smetterla. Solo due precisazioni

a) il mio punto è che la Rete 29 Aprile non deve chiedere il docente unico - o sono ingenui e non capiscono che è una ope legis o sono in malafede e lo capiscono sin troppo bene e vogliono l'ope legis. Ciò detto, se qualcuno creasse un movimento per la valutazione sarei pronto a dare una mano. Come ti ho detto, ho fatto il possibile, nel mio ambito.

b) francamente questa storia delle facoltà scientifiche mi sembra una foglia di fico. In primo luogo, non mi sembra che nei  ranking internazionali facciamo grande figura. Nei miei  files ho trovato solo l'ARWU del 2007 per le facoltà scientifiche e non ci sono università italiane nelle prime 50. Al 51-75 c'è Pisa, fra 76 e 100 Bo, PD e Roma. Insomma, non mi sembra una performance stellare per un paese di 60 milioni di abitanti facente parte del G7. Magari da allora c'è stato un miracolo - fammi sapere. Ma in ogni caso, anche ammettendo che tutti gli scienziati siano eccezionali, sono una minoranza. Al 31 luglio 2008 erano 5531 biologi, 3302 chimici, 3410 matematici e informatici  2602 fisici  e 1264 scienziati della terra (CNVSU, Rapporto  sul sistema universitario 2009). Totale 15909 - il 25% dei docenti. E gli altri?

francamente questa storia delle facoltà scientifiche mi sembra una foglia di fico. In primo luogo, non mi sembra che nei  ranking internazionali facciamo grande figura. Nei miei  files ho trovato solo l'ARWU del 2007 per le facoltà scientifiche e non ci sono università italiane nelle prime 50. Al 51-75 c'è Pisa, fra 76 e 100 Bo, PD e Roma. Insomma, non mi sembra una performance stellare per un paese di 60 milioni di abitanti facente parte del G7.

Le facolta' scientifiche italiane non sono per nulla mediamente ai vertici mondiali come qualche incompetente e/o disonesto sostiene. Oltrettutto, con l'eccezione di Matematica, il sistema accademico italiano dopo i decenni d'oro di Fermi e' noto per aver efficacemente espulso dall'accademia italiana  praticamente ogni scienziato italiano da Nobel (infatti praticamente tutti hanno preso il Nobel per lavori svolti per istituzioni straniere), e ovviamente il sistema accademico italiano non ha nemmeno preso praticamente nessuno scienziato da Nobel in cambio dal vasto mondo.

Tuttavia i dipartimenti di scienze italiani sono frequentemente dignitosi, e ci sono anche dipartimenti buoni o ottimi, disciplina per disciplina, come testimonia questa ricerca tedesca gia' citata http://chimera.roma1.infn.it/PDF/CHE_ExcellenceRanking_AP99.pdf.  Concordo peraltro non non ci sia alcuna performance stellare, complessivamente, di cui qualcuno favoleggia.

Giusto per precisare la ricerca citata nel working paper si riferisce alla sola Europa, il sito ARWU al mondo.

Le facolta' scientifiche italiane non sono per nulla mediamente ai vertici mondiali come qualche incompetente e/o disonesto sostiene. Oltrettutto, con l'eccezione di Matematica, il sistema accademico italiano dopo i decenni d'oro di Fermi e' noto per aver efficacemente espulso dall'accademia italiana  praticamente ogni scienziato italiano da Nobel (infatti praticamente tutti hanno preso il Nobel per lavori svolti per istituzioni straniere), e ovviamente il sistema accademico italiano non ha nemmeno preso praticamente nessuno scienziato da Nobel in cambio dal vasto mondo.

Del resto sara' difficile che l'Albinoleffe batta il Milan. Anche perche', anche se l'Albinoleffe scoprisse un fenomeno, il Milan lo comprerebbe subito.

Le facolta' scientifiche italiane sono presenti in classifica, e forse i piazzamenti sono migliori nei settori dove i soldi sono meno determinanti (p.es. per la Jiao Tong Pisa e' al 49 posto per matematica).

Tuttavia nei settori di punta, quelli che hanno anche ricadute a breve termine sul versante dell'innovazione tecnologica, non e' possibile pretendere di essere competitivi se si deve gareggiare senza soldi e con la zavorra di una burocrazia demenziale.

Io, per fortuna, sono un matematico, e se gli amministrativi del mio ateneo pretendono di controllare direttamente come spendo i miei fondi di ricerca quando vado in missione all'estero, io posso anche far spallucce, tanto mi cambia poco (al massimo non riusciro' a farmi rimborsare un taxi); se la mia biblioteca, per risparmiare, non  rinnova l'abbonamento on-line a Nonlinearity o disdice del tutto l'abbonamento ad altre riviste, questo e' piu' scocciante, ma ancora si rimedia: c'e' arxiv, posso chiedere l'articolo direttamente all'autore, oppure rompo le scatole ad un collega che sta ad Harvard, dove han praticamente tutto). Ma chi deve tenere in piedi un laboratorio ed e' costretto a pagare sui fondi di ricerca perfino le bollette di luce e gas? O che non riesce a far venire un dottorando dall' India o dal Pakistan a causa di una legge demenziale sull'immigrazione? Come si fa a primeggiare nella competizione internazionale se si deve correre col freno tirato?

  Poi, se un Dipartimento o Facolta' riesce per miracolo ad emergere ... non preoccupatevi, c'e' la meritocrazia modello Gelmini: la quota di FFO distribuita su base premiale si calcola mediando (con parametri improvvisati) sugli interi atenei, per cui capita che Fisica (o anche tutta Scienze MFN) della Sapienza venga penalizzata appunto per il fatto di essere in un ateneo considerato non virtuoso. Figo, vero?

Comunque penso sia poco utile spararsi grandi seghe sulle statistiche internazionali: esse vanno tenute in considerazione ma non possono essere il principale strumento di analisi (anche se piacciono tanto al Ministro,  ai giornalisti, e a tutti quelli che non ci capiscono una cippa).

Provo a proporre un'altra chiave di lettura, che mi pare piu' interessante:

Pole l'universita' italiana primeggiare nella competizione internazionale pur rimanendo immersa in un sistema dove vige la mignottocrazia? No!

Il dibattito e' aperto.

 

 

Pole l'universita' italiana primeggiare nella competizione internazionale pur rimanendo immersa in un sistema dove vige la mignottocrazia? No!

Ovviamente la risposta è no. E allora perchè vogliamo sprecare risorse per creare 9000 posti gestiti dalla mignottocrazia solo perchè 9000 ricercatori si possano fregiare di una stella in più? Distribuiamo questi soldi alla ricerca con criteri internazionali fra tutti i docenti, investiamo in biblioteche ed accessi on line etc. etc. Usiamo i soldi per aumentare lo stipendio ai più bravi

E poi scusa tu non sei a Matematica a Pisa? Qualcuno ha scritto che è il 49 dipartimento di matematica del mondo: Dovrebbero piacerti le classifiche. Dovreste piacervi una distribuzione del FFO a seconda del merito - e dovreste battervi perchè la distribuzione sia a livello di SSD (in modo tale da non essere penalizzati da altri dipartimenti meno bravi) e sia tutta basata sulla qualità delle pubblicazioni, piuttosto che su parametri assurdi come la percentuale di studenti che si laurea

Perchè quelli bravi non si battono  per questo? MAgari perderannno (perderemo) ma almeno è una battaglia giusta

 

Perchè quelli bravi non si battono  per questo? MAgari perderannno (perderemo) ma almeno è una battaglia giusta

Ok, va bene. Come si fa? Io non aspetto altro. La domanda non è sarcastica, davvero: proposte concrete?

dovreste battervi perchè la distribuzione sia a livello di SSD (in modo tale da non essere penalizzati da altri dipartimenti meno bravi) e sia tutta basata sulla qualità delle pubblicazioni, piuttosto che su parametri assurdi come la percentuale di studenti che si laurea

Perchè quelli bravi non si battono  per questo? MAgari perderannno (perderemo) ma almeno è una battaglia giusta

Non e' detto che sia necessario essere bravi per questo, basta essere onesti e/o interessati  che i soldi dei contribuenti siano spesi bene e utilmente per la societa'. E in ogni caso almeno i colleghi di Universitas Futura hanno proposto piu' o meno quanto scrivi, come anche piu' modestamente io in un passato articolo su nFA dove integravo le proposte di UF con alcune proposte mie personali. Cito dal documento programmatico di UniRA:

(1) La struttura universitaria deve imperniarsi sui Dipartimenti, trasformando contestualmente la composizione e il ruolo del Senato Accademico e abolendo o trasformando  profondamente  il ruolo delle facoltà.
[...]

(3) La valutazione deve influire in modo rilevante sull’attribuzione del fondo di funzionamento ordinario alle Università e di conseguenza ai Dipartimenti, Laboratori e Dottorati.

(4) I criteri di valutazione devono dipendere dai macrosettori. Il metodo valutativo deve basarsi sulla peer review da parte di valutatori esterni di comprovato livello scientifico, con un importante contributo da parte di colleghi stranieri qualificati. Una base di partenza potrebbe essere quella dei raggruppamenti disciplinari in macrosettori esistenti, abolendo la divisione in settori scientifico-disciplinari e incoraggiando le interazioni interdisciplinari.

(5) La valutazione deve influire sulla progressione salariale in modo sensibile, garantendo livelli minimi e commisurabili ai livelli retributivi medi europei. In particolare, ciò implica un aumento significativo della retribuzione a inizio carriera.

Alberto, il disegno di legge Gelmini prevede l'abolizione delle facoltà e il passaggio ai dipartimenti delle loro competenze.

Qualcosina - non molto in verità - c'è anche sulla distribuzione delle risorse e degli scatti stipendiali in funzione della produttività.

Mi è chiarissimo che l'Università avrebbe bisogno di essere rigirata come un calzino, e non di "qualcosina", mi è anche chiaro però che non siamo mica in un paese del tutto civile, e questo è quello che il convento può passare.

Quindi, per come la metti giù, sembra che la riforma Gelmini sia (fosse) più buona che cattiva.

Non so bene che pensare. Avrei preferito che la riforma venisse approvata, preferibilmente senza 9000 posti di associato succhia-risorse, per vedere come sarebbe andata a finire. Tanto a me ormai chi mi licenzia? Non corro poi chissà che rischi.

 

Alberto, il disegno di legge Gelmini prevede l'abolizione delle facoltà e il passaggio ai dipartimenti delle loro competenze.

Qualcosina - non molto in verità - c'è anche sulla distribuzione delle risorse e degli scatti stipendiali in funzione della produttività.

Lo so e sono proprio questi elementi positivi che diversi riconoscono. UniRA ha fatto avere le sue proposte ai consulenti della Gelmini, una piccola parte di queste proposte per caso o per fortuna sono contenute nell'ossatura della riforma. Ma non basta qualche elemento positivo a costruire una buona riforma.  Se - come fa l'emendamento Possa sottolineato nell'intervento di G.Piga su nFA di in passato - si limita il finanziamento premiale al 3% del totale, allora la riforma diventa l'usuale buffonata all'italiana.

Mi è chiarissimo che l'Università avrebbe bisogno di essere rigirata come un calzino, e non di "qualcosina", mi è anche chiaro però che non siamo mica in un paese del tutto civile, e questo è quello che il convento può passare.

Sarebbe giusto rigirare l'Universita' come un calzino, ma non e' realistico. Inoltre in un Paese come l'Italia caratterizzato da demagogia, populismo, basso livello di istruzione, disonesta' e corruzione delle elites, ritengo impossibile che una rivoluzione con elementi di radicalismo possa avere un esito postivo.

Quindi, per come la metti giù, sembra che la riforma Gelmini sia (fosse) più buona che cattiva.

Certo, lo ripeto, ci sono elementi positivi.  Ma alla fine di tutto bisogna fare un bilancio, se c'e' un 3% positivo, un 90% neutro e un 7% negativo la riforma o meglio l'operato complessivo di questa maggioranza sara' complessivamente dannoso.  Cio' che vedo io oggi e' che la riforma ha elementi positivi, ma le restrizioni di bilancio si abbattono praticamente solo sulla parte metabolica e almeno in linea di principio meritocratica dell'univerista' (vedi limitazioni del turnover, riduzione dei fondi di ricerca) quindi la combinazione tra riforma e altri atti del governo e' complessivamente nettamente negativa, oggi.

Non so bene che pensare. Avrei preferito che la riforma venisse approvata, preferibilmente senza 9000 posti di associato succhia-risorse, per vedere come sarebbe andata a finire. Tanto a me ormai chi mi licenzia? Non corro poi chissà che rischi.

L'evoluzione migliore consisterebbe nel migliorare un po' la riforma, migliorando la pressione della valutazione sui risultati ottenuti spendendo i soldi dei contribuenti negli Atenei, ripensando certi elementi nocivi come la creazione di Rettori tendenzialmente autocratici e sostenzialmente irresponsabili nell'impiego di risorse pubbliche, di nomina pericolosamente influenzabile dalla politica e da elementi piu' o meno marci della societa' italiana a livello locale.

Il punto focale e' introdurre una competizione un minimo onesta sia tra Dipartimenti diversi della stessa disciplina, per i fondi di Dipartimento, e tra ricercatori e docenti, per fondi di ricerca da ottenere in maniera competitiva da agenzie nazionali, internazionali ed estere.  Ci vorrebbero poi misure per colpire le rendite "relazionali" cioe' di chi fa carriera tramite relazioni personali, parentali, massoniche, politiche invece che basate sulla produzione scientifica e didattica.  Il problema di base e' che in Italia proprio queste persone sono ai vertici della societa', sia dell'universita' sia della politica.

Concordo - poi si può discutere sui dettagli, anche nello spirito dell'intervento del prof. Figà Talamanca. Ma il problema è che Universitas Futura è un piccolo gruppo di scarso peso e gli  interlocutori del ministro e delle commissioni parlamentari sono Merafina e la rete 29 Aprile. E quindi passa l'idea che quelle siano le rivendicazione dei professori

E poi scusa tu non sei a Matematica a Pisa? Qualcuno ha scritto che è il 49 dipartimento di matematica del mondo: Dovrebbero piacerti le classifiche.

Ottima osservazione. Comincio da qui, cosi' ho l'occasione di fare outing: io delle classifiche internazionali non ci capisco una cippa. Pero' parlavate di quella di Jiao Tong e sono andato a vedere come stavamo messi noi ...

Scerzi a parte, mi rendo perfettamente conto che variando i parametri si possono ottenere risultati  mooolto diversi (nel ranking 2010 di THE non c'e' alcun ateneo italiano, secondo Jiao Tong ce ne sono quattro). Poi la classifica andrebbe fatta almeno per area ... ma non voglio ritornare su argomenti triti e ritriti.

Penso che queste classifiche possano essere utili per individuare delle best practices (la top ten e' abbastanza univoca)  e per cominciare a pensare quali di questi modelli potrebbero essere implementati da noi.  Ma, per analizzare quali e dove siano concretamente i margini di miglioramento dei nostri atenei, penso che le classifiche servano abbastanza a poco.

Inoltre ritengo assolutamente sbagliato innamorarsi di una qualche classifica solo perche' dice che siamo bravi: anche da profano son certo che questo sia il modo migliore per fare un cattivo uso dei dati statistici.

Dovreste piacervi una distribuzione del FFO a seconda del merito - e dovreste battervi perchè la distribuzione sia a livello di SSD (in modo tale da non essere penalizzati da altri dipartimenti meno bravi) e sia tutta basata sulla qualità delle pubblicazioni, piuttosto che su parametri assurdi come la percentuale di studenti che si laurea

Perchè quelli bravi non si battono  per questo? MAgari perderannno (perderemo) ma almeno è una battaglia giusta

 Su questo, concordo. Il problema e': dove ci si arruola? chi e' il nostro Generale?

Mi sembra che quello su cui non c'e' accordo sia non tanto l'obbiettivo finale in se' (chiamala -se vuoi- meritocrazia), quanto piuttosto la strategia migliore per raggiungerlo. E trattare alla stregua di traditori  quelli che credono in strategie che non condividiamo non giova alla causa comune.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Del resto sara' difficile che l'Albinoleffe batta il Milan. Anche perche', anche se l'Albinoleffe scoprisse un fenomeno, il Milan lo comprerebbe subito.

Attento che cosi' stai ragionando dentro il modello superfisso... l'analogia infatti non tiene proprio.

 

Del resto sara' difficile che l'Albinoleffe batta il Milan. Anche perche', anche se l'Albinoleffe scoprisse un fenomeno, il Milan lo comprerebbe subito.

Attento che cosi' stai ragionando dentro il modello superfisso... l'analogia infatti non tiene proprio.

 

Non son sicuro di aver capito la tua obiezione. Io sto descrivendo il sistema come e' ora: inutile stracciarsi le vesti perche' non siamo campioni del mondo se non facciamo nulla per diventarlo.

E mettere MSG al Ministero non mi sembra una mossa particolarmente azzeccata: non avevano nessuno di un po' piu' credibile (o almeno capace)? Mr. B. uno scherzo  del genere al Milan non lo avrebbe mai fatto (se non altro perche' i tifosi lo avrebbero linciato).

Ma agli italiani interessa piu' il calcio che la ricerca.

 

francamente questa storia delle facoltà scientifiche mi sembra una foglia di fico. In primo luogo, non mi sembra che nei  ranking internazionali facciamo grande figura. Nei miei  files ho trovato solo l'ARWU del 2007 per le facoltà scientifiche e non ci sono università italiane nelle prime 50

questa una classifica differente. Qua un sunto dei risultati a riguardo dei dipartimenti d'eccellenza italiani.  Aggiungo che la classifica di Shangai a mio parere lascia abbastanza il tempo che trova.

Per quanto riguarda l'ambito che conosco meglio, la fisica teorica, ti assicuro che i ricercatori formati in Italia fino al conseguimento del PhD sono ben accetti in tutti i laboratori del mondo e che il dipartimento di Fisica della Sapienza e' un eccellenza a livello mondiale.

Inoltre sono pronto a scommettere che la totalita' dei vincitori di un posto da ricercatore a FIS02 negli ultimi 10 anni vantno cv ben al di sopra dei fantomatici limiti del CUN per gli ordinari (10 pubblicazioni e 100 citazioni), e che lo stesso si possa dire della maggioranza dei candidati ad uno qualsiasi di questi concorsi (mi basta dare un'occhiata agli iscritti ai concorsi a cui sto partecipando ora).

Caro Francesco

la classifica CHE si riferisce solo all'Europa. Come dire che il Lione è (stato) fortissimo perchè ha vinto 6 o 7 campionati francesi. Peccato che in  Champions non sia andato mai oltre le semifinali. I fisici teorici italiani saranno anche bravissimi, ma sono 344 su 62000. Come già detto, tutti gli scienziati (compresi geologi e biologi, non solo matematici e fisici) sono il 25% del totale dei docenti. E gli altri?

Cordiali saluti

la classifica CHE si riferisce solo all'Europa. Come dire che il Lione è (stato) fortissimo perchè ha vinto 6 o 7 campionati francesi.

No non e' cosi'.  I Paesi europei sono un sottoinsieme rappresentativo per fare confronti di produttivita' scientifica a livello mondiale. La qualita' delle ricerche di alcuni Paesi europei supera, come citazioni di qualita', anche tutti i Paesi anglosassoni avvantaggiati dalla lingua, inclusi quindi gli extra-europei USA, Canada, Australia, vedi la tabella 2 di David A. King, The scientific impact of nations, 2004, citato anche nel mio articolo nFA La_produttivita'_scientifica_dell'Italia. Anche dalla produzione scientifica complessiva, quando si tiene conto che gli USA sono piu' ricchi e investono piu' nella ricerca, risulta che i migliori Paesi europei condividono i vertici mondiali con gli USA, vedi la tabella 1 del medesimo lavoro. Realisticamente poi l'Italia non puo' ambire a molto piu' che avvicinarsi ai migliori d'Europa, e sarebbe gia' un ottimo risultato, che vedo irraggiungibile nel breve-medio termine. Simili risultati in termini di citazioni a parita' di spesa pubblica li puoi trovare su questo link (purtroppo necessario abbonamento o pagamento)  R.P.May, The scientific wealth of the nations.

 

No non e' cosi'.  I Paesi europei sono un sottoinsieme rappresentativo per fare confronti di produttivita' scientifica a livello mondiale.

Ma perchè volete prendermi in giro? La classifica è solo fra paesi europei. La lessi a suo tempo, ho il PDF e l'ho controllato.  Il ranking si basa su tre criteri di ricerca e mezzo (pubblicazione di papers, citazioni, numero di outstanding researchers - più citazioni di libri, che al massimo funziona in political science), e quattro sulla mobilità di studenti e professori all'interno dell'Europa, che ha un rapporto indiretto con la qualità. Ginelli citava quella classifica. Il lavoro che tu citi è diverso, non parla di università ma di  sistemi di ricerca e risale al 2004 e quindi fotografa la situazione dlla fine anni Novanta/inizio XXI secolo. Francamnete non vedo molto il nesso. Se ti leggi le classifiche di ora, l'Europa nel suo complesso non fa una grande figura. Aggiungo che la proprietà transitiva sarebbe discutibile in sè. Anche La Ligue è un sottonsieme rappresentativo delle migliori squadre francesi (anzi forse la totalità) che manda le sue migliori squadre nella Champions League. E la migliore in assoluto (fino a due anni fa) perde di brutto.

No non e' cosi'.  I Paesi europei sono un sottoinsieme rappresentativo per fare confronti di produttivita' scientifica a livello mondiale.

Ma perchè volete prendermi in giro? La classifica è solo fra paesi europei.

La ricerca tedesca CHE e' ristretta alla sola Europa e non ho visto nessuno che l'abbia negato.

l lavoro che tu citi è diverso, non parla di università ma di  sistemi di ricerca e risale al 2004 e quindi fotografa la situazione dlla fine anni Novanta/inizio XXI secolo. Francamnete non vedo molto il nesso. Se ti leggi le classifiche di ora, l'Europa nel suo complesso non fa una grande figura.

I sistemi di ricerca nazionali hanno una grande componente universitaria. In generale non vedo perche' non si possa presumere che la qualita' della ricerca universitaria non debba essere paragonabile alla qualita' della ricerca complessiva prodotta da un determinato Paese.  Non sono a conoscenza di stravolgimenti che abbiano cambiato i rapporti di forza tra UE e USA dalla fine degli anni '90 ad oggi.  Nel mio campo, fisica delle particelle, gli USA hanno diminuito complessivamente i finanziamenti rispetto a quegli anni, e la ricerca di punta ha spostato progressivamente il suo baricentro dagli USA verso Europa e Giappone, per fare un esempio.

Leggero' classifiche piu' aggiornate, ma dubito che possano stravolgere i dati di King 2004, May 1997 e il confronto USA-UE di questo recente studio doi:10.1016/j.techfore.2007.02.013 (Hugo Horta,  and Francisco M. Veloso, Opening the box: Comparing EU and US scientific output by scientific field).

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Puo' essere poi che nelle scienze sociali e in generale nelle discipline meno "dure" di matematica, fisica, chimica e biologia, il vantaggio degli USA sia abissale rispetto alla vecchia Europa.  Ma almeno nelle discipline scientifiche, per quello che conosco io, i migliori Stati europei competono degnamente per i vertici mondiali, ovviamente in proporzione alle proprie risorse (gli USA hanno pur sempre ~5 volte la popolazione di un grande Stato europeo).

Caro Ginelli

ma chi vuoi prendere in giro? La classifica CHE è limitata all'Europa. Se qualcuno dicesse che il Lione, tanto per stare in Francia, è una squadra fortissima perchè ha vinto 6 o 7 campionati di fila, io potrei rispondere che non è vero perchè in Champions non ha mai  superato le semifinali (una sola volta se mi ricordo bene). Comunque non è questo il punto. Ammettiamo che tutti i fisici teorici italiani (FIS02), non solo quelli  della Sapienza, siano di livello mondiale. So what? Sono 344 su 62000. Ammettiamo che tutti gli scienziati italiani siano di livello mondiale - e già questo è più difficile a credersi. Sono il 25% E gli altri?

Ma vi rendete conto che il sistema danneggia quelli bravi? Capisco che per una serie di ragioni personali ed oggettive, già da me speigate in un altro post [http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1962]. non possano mettersi a denunciare i colleghi

Cordiali saluti

Chi c... ha mai detto che i concorsi RTD saranno migliori degli altri. Ho sempre detto che i concorsi sono tutti truccati e che l'unico sistema per renderli più aperti è costringere i baroni a cambiare regole di reclutamento colpendoli nell'unico punto debole, il finanziamento, cioè i loro stipendi.

Caro GF,

            a questo punto siamo curiosi: ora devi raccontarci tutti i trucchi e i giochi di prestigio dei concorsi che hai vinto tu ...  ;)

Mi sembra di capire che l'argomento del simpatico Oscar (che tu condividi nella sostanza) sia il seguente: dato che i concorsi sono tutti truccati, allora non facciamo piu' concorsi.

In questo modo si cristallizza la situazione attuale, dove chi e' ordinario (fosse anche per ope legis o concorso truccato - visto che son tutti truccati) rimane ordinario; l'associato (anche se ope legis o concorso truccato) rimane associato, il ricercatore, ricercatore (e non rompa tanto i coglioni, perche' c'e' anche chi sta peggio di lui).

Se a tutto cio' aggiungi il fatto che,  per i noti vincoli di bilancio, i passaggi di fascia saranno molto pochi (e  strettamente sorvegliati)...  deh! vuol dire che avremo l'universita' delle caste, un sistema medioevale al quale  manca solo lo ius primae noctis (per ora i baroni si contentano dello ius primae lecturae ;)

Questa e' la riforma Gelmini, vista dal basso.

Insomma: sono stufo e arcistufo di sentirmi dire, magari proprio dai baroni, che questa e' una riforma contro i baroni. Vabbe' che noi ricercatori siam degli sfigati, ma non per questo dobbiamo lasciarci prendere per il culo dal primo trombone che passa e parla a vanvera.

 

 

Caro carminat

se tu ti avessi preso  la briga di leggere i miei numerosi post sull'argomento su questo sito non avresti scritto questa mail. Ha perfettamente ragione Zanella. Riforme parziali non sono possibili. Il sistema di concorsi è non riformabile. Bisogna rivoltare l'università come un calzino - e l'unico strumento è la valutazione. Sono a questo punto sicuro che non sarà fatto.

Quello che mi rattrista di più sono le tue ultime parole

Insomma: sono stufo e arcistufo di sentirmi dire, magari proprio dai baroni, che questa e' una riforma contro i baroni. Vabbe' che noi ricercatori siam degli sfigati, ma non per questo dobbiamo lasciarci prendere per il culo dal primo trombone che passa e parla a vanvera.

 Il messaggio è chiarissimo: noi dobbiamo fare carriera, è nostro diritto. Non come studiosi perchè io Carminat sono bravo (ambizione perfettamente lecita ed anzi commendevole) ma perchè parte di una categoria. Auguri. Può anche darsi che vinciate e che alla fine otteniate il vostro piattino di lenticchie ed il vostro posticino di associato o magari anche da ordinario (non c'è limite all'ambizione). Non è l'università che mi piace, ma che ci posso fare.

Tristi saluti

PS se vuoi un rapido  resumè della mia carriera:

i) sono diventato ricercatore ope legis con la 382/80. Fra l'altro mi ricordo perfettamente il movimento degli allora precari e colgo delle interessanti somiglianze. 

ii) sono rimasto ricercatore dal 1983 al 2002 - e mi ricordo perfettamente il movimento degli allora ricercatori per avere il diritto  di tenere corsi. Ovviamente salutato come una grande conquista sindacale

iii) ho vinto il concorso a prima fascia nel 2002, da esterno e senza il posto chiamato perchè uno dei commissari si è battuto per me. Non era il mio professore (a quel tempo fuori ruolo dall'università e comunque di altro SSD) e non era neppure dell'università di Pisa. Era un compagno di corso di qualche anno più vecchio di me che era convinto che mi meritassi la cattedra. E' riuscito a convincere le persone più influenti del SSD che era opportuno che io vincessi. Se mi mandi una mail personale, ti dico anche nome e cognome. Del resto il fatto che X abbia "portato" Federico è notissimo nell'ambiente.

iv) contestualmente e da ricercatore ho vinto il posto all'EUI (concorso aperto a tutti  - nella shortlist eravamo due italiani, due tedeschi, una norvegese un libanese) che ora occupo fino a dicembre

 

 

se tu ti avessi preso  la briga di leggere i miei numerosi post sull'argomento su questo sito non avresti scritto questa mail. Ha perfettamente ragione Zanella. Riforme parziali non sono possibili. Il sistema di concorsi è non riformabile. Bisogna rivoltare l'università come un calzino - e l'unico strumento è la valutazione. Sono a questo punto sicuro che non sarà fatto.

Quello che mi rattrista di più sono le tue ultime parole

Insomma: sono stufo e arcistufo di sentirmi dire, magari proprio dai baroni, che questa e' una riforma contro i baroni. Vabbe' che noi ricercatori siam degli sfigati, ma non per questo dobbiamo lasciarci prendere per il culo dal primo trombone che passa e parla a vanvera.

 Il messaggio è chiarissimo: noi dobbiamo fare carriera, è nostro diritto. Non come studiosi perchè io Carminat sono bravo (ambizione perfettamente lecita ed anzi commendevole) ma perchè parte di una categoria. Auguri. Può anche darsi che vinciate e che alla fine otteniate il vostro piattino di lenticchie ed il vostro posticino di associato o magari anche da ordinario (non c'è limite all'ambizione). Non è l'università che mi piace, ma che ci posso fare.

Mi riesce difficile capire questa tua risposta, ma forse mi son spiegato male io, prima. Provo a riformulare

1) trovo contradditorio che chi afferma (esagerando, a mio avviso) che tutti i concorsi sono truccati, sostenga poi di fatto la riforma Gelmini, la quale finirebbe per cristallizzare un sistema rigido di caste basato proprio su quei concorsi che si ritengono truccati (la rigidita' del sistema non e' scritta esplicitamente nel DDL ma e' conseguenza dei vincoli di bilancio). Come dire "chi ultimo arriva, male alloggia".

2) tralascio l'accusa di volere carriera garantita a prescindere: son troppo stanco per argomentare, e temo che non servirebbe a molto.

3) quando parlavo del "primo trombone che passa e parla a vanvera" mi riferivo ovviamente a Oscar Giannino.

A me sembra che finche' si parla della teoria (valutazione!) siamo a parole tutti d'accordo. Il problema e': praticamente, come possiamo ottenerla? Come fare in modo che le progressioni di carriera sian determinate solo dal merito e non da vincoli di bilancio (e dal fatto che chi e' arrivato per primo ha mangiato troppo)?

Non penso di avere la soluzione in tasca, ma son convinto che la riforma Gelmini non produrra' nulla di buono (c'e' odore di elezioni, ma forse non avrebbe prodotto nulla comunque). A questo punto, meglio un aborto piuttosto che un parto deforme.

 

 

I requisiti CUN sono facili da superare (a parte che non è vero per fisici e chimici).

Ma dici questi qua? Guarda che per FIS02 sono una barzelletta...

FIS 02

Per i ricercatori:    

Possedere un dottorato di ricerca o un titolo post- lauream equivalente

Essere autore o coautore di almeno 5 lavori originali pubblicati su riviste ISI (o comunque
su riviste con referee) pubblicati negli ultimi 5 anni;

Per i professori associati: 

Essere autore o coautore di almeno 7 lavori originali pubblicati su riviste ISI (o comunque
su riviste con referee) pubblicati negli ultimi 7 anni. -   

Avere almeno 50 citazioni della propria produzione scientifica globale.

Per i professori ordinari:   

Essere autore o coautore di almeno 10 lavori originali pubblicati su riviste ISI (o comunque
su riviste con referee) pubblicati negli ultimi 10 anni. -   

Avere almeno 100 citazioni della propria produzione scientifica globale.

c'e' mai stato in questa riforma Gelmini un qualcosa che andasse in questa direzione? A me non sembra

 

Nell'articolo 5.2 del testo approvato al Senato si parla esplicitamente di attribuire "una quota non superiore al 10%" del FFO sulla base della valutazione da parte dell'ANVUR di una serie di criteri, compresa la  produttività dei professori e ricercatori. Ripeto, sarebbe un inizio molto  modesto, quasi impalpabile - ma c'e'. Fra l'altro è logicamente sbagliato per tre motivi

a) ci sono troppi criteri - oltre alla produttività altri quattro, molto meno rilevanti o molto discutibili, tipo l'internazionalizzazione del corpo docente (comprese le amanti straniere dei baroni?)

b) meno del 10% è poco

c) la valutazione è individuale. Come tutti quelli che sono all'università sanno (ma i burocrati no), i baroni, col ricatto, possono costringere i brillanti ricercatori a co-firmare i papers - e quindi avere una buona valutazione personale anche se non hanno fatto nulla. Con una valutazione di dipartimento, il potere si sposta, almeno in parte dai  baroni ai membri produttivi del dipartimento stesso.

Aggiungo che e' inutile prenderci per il culo. Le buone riforme a costo zero non esistono.

 Non so in altri campi anche se la sua sicurezza mi sorprende. All'università esisterebbero, anzi si potrebbe risparmiare - se ci fosse la volontà politica. Ma non c'è, perchè i baroni (ed i docenti universitari in genere) trovano sempre un Valditara di turno che presenta gli emendamenti giusti, sempre in nome della ricerca, of course.

 

 

 

Non so in altri campi anche se la sua sicurezza mi sorprende. All'università esisterebbero, anzi si potrebbe risparmiare - se ci fosse la volontà politica. Ma non c'è, perchè i baroni (ed i docenti universitari in genere) trovano sempre un Valditara di turno che presenta gli emendamenti giusti, sempre in nome della ricerca, of course.

Per non parlare del mitico Mario Pepe!

Scherzi a parte, perche' ce l'hai con Valditara?

La situazione e' trasparente: dopo gli screzi di quest'estate, tutti quelli che sono migrati in FLI hanno chiara una cosa: ne restera' soltanto uno. Quindi elezioni a primavera, riforma a puttane, e guerra di logoramento (anche se ad intensita' variabile). Se l'emendamento Valditara e' risultato fatale alla riforma, non si tratta di omicidio ma di eutanasia.

I baroni -stavolta- non c'entrano: finche' c'era fiducia nella maggioranza Valditara era un vero panzer. Forse, tra i politici, e' una delle poche teste pensanti - poi c'e' Schiesaro che pero' e' (ancora) un tecnico.

 

 

Scherzi a parte, perche' ce l'hai con Valditara?

perchè è il relatore della legge, oltre che professore ordinario di diritto a Torino. I professori di Legge sono fra i peggiori difensori dell'ordine vigente

OK, risposta chiarissima.

Pero' suona un po' come "gli zingari rubano" (ma forse e' meglio non parlar di zingari, senno' generiamo un flame bestiale ;)

Beh, vero, ma bisogna anche dire che la categoria professionale dei professori universitari (che non è un'etnìa, mentre potrebbe essere vista come una lobby - fa una bella differenza) non ha fatto nulla per farsi ben volere. Se oggi paga in termini di popolarità sottoterra, non è certo colpa di chi giudica.

Aggiungo che e' inutile prenderci per il culo. Le buone riforme a costo zero non esistono.

 Non so in altri campi anche se la sua sicurezza mi sorprende. All'università esisterebbero, anzi si potrebbe risparmiare - se ci fosse la volontà politica. Ma non c'è, perchè i baroni (ed i docenti universitari in genere) trovano sempre un Valditara di turno che presenta gli emendamenti giusti, sempre in nome della ricerca, of course.

Ma dai, e come si puo' fare nel mondo reale? Lo so anche io che bisognerebbe bastonare i casi di corruzione e malgestione del patrimonio universitario e mettere gli ordinari di diritto, medicina e architettura con studio privato davanti all'opzione a) Versi il 50% del tuo reddito privato all'universita' che ti assume o b) Diventi professore a contratto pagato (molto bene) per le tue ore effettive di lezione. Parimenti potremmo licenziare in tronco gli strutturati non all'altezza. Ma questo in Italia e' impossibile (e comunque questa riforma non lo fa).

Nel mondo reale non resta che legare gran parte dei finanziamenti a valutazioni sulla produzione scientifica dei dipartimenti, assicurarsi che queste funzionino bene e non vadano solamente a vantaggio dei temi "alla moda" (come se fosse facile), garantire un afflusso sicuro di fondi per la ricerca ed un rate costante di assunzioni per i giovani, magari con stipendi iniziali a livello europeo per poter minimamente competere sul recruiting. Tutto questo, capirai, ha un costo. Poi magari, tra un decennio, si inizieranno a vedere anche i risparmi.

Ma dai, e come si puo' fare nel mondo reale?

Per esempio si potrebbe abolire la seconda idoneità nei concorsi. Costo zero (o ridicolo), sforzo intellettuale zero, tempo richiesto in parlamento due ore.

Il problema è che nel "mondo reale" il parlamento non è in buona fede (to say the least). Il problema è che il nostro "mondo reale" italiano è una farsa, una specie di videogioco dove le cose che accadono a livello decisionale hanno poco a che vedere con le esigenze del mondo reale, quello senza virgolette.

Per esempio si potrebbe abolire la seconda idoneità nei concorsi.

Che e' un'ottima idea, ma che tanto per cambiare non mi sembra ci sia in questa riforma.

Come ho gia' detto a me piaceva la proposta Mussi. Il meccanismo ideale sarebbe commissioni abilitatrici straniere + reclutamento locale + valutazione della produttivita scientifica dei dipartimenti che condiziona una parte rilevante del finanziamento.

Per esempio si potrebbe abolire la seconda idoneità nei concorsi.

Che e' un'ottima idea, ma che tanto per cambiare non mi sembra ci sia in questa riforma.

Beh, per essere onesti col ministro, questa riforma introduce (reintroduce) i concorsi nazionali, che senso avrebbe che eliminasse la seconda idoneità? Anche se a mio parere sarebbe stato meglio togliere l'idoneità e lasciare i concorsi dove stanno.

Resta certo il fatto che questa è una riforma timida, che non ha potuto fare a meno di non pestare i piedi agli ordinari. Su questo concordiamo.

Però resto dell'idea che meglio questa che nulla, anche perché o passa(va) stavolta o mai più. 10% del FFO su base di valutazione è pur sempre qualche cosa. Qualche scatto di stipendio su base di valutazione è poco poco, ma pur sempre meglio del niente che abbiamo ora.

Per esempio si potrebbe abolire la seconda idoneità nei concorsi.

Che e' un'ottima idea, ma che tanto per cambiare non mi sembra ci sia in questa riforma.

Non capisco di cosa stiate parlando. Puo' darsi che mi sia perso qualche atto recente della tragicommedia sulla riforma dei concorsi ma a me torna quanto segue:

  1. la doppia idoneita' e' stata eliminata dalla Moratti, prima di terminare il suo altrimenti inconcludente mandato di 5 anni, oppure al piu' tardi all'inizio del mandato di Mussi nel governo Prodi 2006-2008
  2. la doppia idoneita' e' stata reintrodotta - ma solo per un periodo limitato di ~6 mesi - come misura elettorale negli ultimi mesi del governo Prodi nei primi mesi del 2008, per comperare qualche voto dagli universitari presumibilmente
  3. scaduto il periodo temporaneo di ~6 mesi di inizio 2008 non e' piu' possibile bandire posti con doppia idoneita'
  4. il governo Berlusconi ha ostacolato con dilazioni e dispetti i concorsi con doppia idoneita' e ha bloccado bandi ulteriori, che se fossero possibili a norma di legge avrebbero singola idoneita' come gli ultimi posti banditi prima dell'ultimo blocco

Se avete informazioni circostanziate diverse vi prego di commentare, a me pare che la doppia idoneita' non esiste ne' oggi ne' nella riforma Gelmini ed e' una perdita di tempo discuterne.

Come ho gia' detto a me piaceva la proposta Mussi. Il meccanismo ideale sarebbe commissioni abilitatrici straniere + reclutamento locale + valutazione della produttivita scientifica dei dipartimenti che condiziona una parte rilevante del finanziamento.

Sono in totale disaccordo.  Mussi stava cercando di far funzionare un sistema statal-centralista assolutamente demenziale come struttura di incentivi.

Probabilmente l'Italia e' irriformabile nel settore universita' e ricerca, ma il meglio che si puo' tentare e' piu' o meno quello che ha scritto G.Federico. Come diversi di Universitas Futura ritengo si debba lasciare liberta' di reclutamento e promozione ai Dipartimenti, entro vincoli severi di bilancio, facendo poi una valutazione seria per Dipartimento, e modulando i fondi e anche gli stipendi di tutti i docenti e ricercatori, partendo dai vertici, in corrispondenza dei risultati scientifici e didattici aggregati per Dipartimento.  E' necessario un non breve e delicato periodo di transizione per impedire ai baroni gerontocrati di assumere amanti. amici e parenti contando di andare in pensione a stipendio pieno prima che possano agire gli effetti della valutazione.

Non capisco di cosa stiate parlando. Puo' darsi che mi sia perso qualche atto recente della tragicommedia sulla riforma dei concorsi ma a me torna quanto segue:

No, sicuramente mi sono perso io qualcosa stando all'estero... chiedo venia

un sistema statal-centralista assolutamente demenziale come struttura di incentivi.

Ogni tanto tu usi parole un po' vuote. Le commissioni di docenti esteri servirebbero a eliinare almeno i casi piu' evidenti di incompetenza.

ritengo si debba lasciare liberta' di reclutamento e promozione ai Dipartimenti, entro vincoli severi di bilancio, facendo poi una valutazione seria per Dipartimento, e modulando i fondi e anche gli stipendi di tutti i docenti e ricercatori

Si guarda che siamo tutti d'accordo. Io cosa avevo scritto?

Il meccanismo ideale sarebbe commissioni abilitatrici straniere + reclutamento locale + valutazione della produttivita scientifica dei dipartimenti che condiziona una parte rilevante del finanziamento.

E non mi dire che il 5% di questa riforma va in questa direzione, ti prego. Tra l'altro se non mi sbaglio non hanno ancora definito i criteri con precisione, che ammetterai e' la solita buffonata italiana.

un sistema statal-centralista assolutamente demenziale come struttura di incentivi.

Ogni tanto tu usi parole un po' vuote. Le commissioni di docenti esteri servirebbero a eliinare almeno i casi piu' evidenti di incompetenza.

Siamo seri, quale sistema universitario decente affida la valutazione a "commissioni di docenti esteri"?
Fammi un caso, uno solo.  Il RAE in UK lo fanno commissioni di docenti esteri?

Docenti esteri possono essere utili consulenti per una commissione rappresentativa di chi paga (lo Stato, in Italia) che in teoria, se la societa' e la politica italiana non fossero cosi' marce, dovrebbe cercare di spendere bene i soldi dei contribuenti.

Il meccanismo ideale sarebbe commissioni abilitatrici straniere + reclutamento locale + valutazione della produttivita scientifica dei dipartimenti che condiziona una parte rilevante del finanziamento.

E non mi dire che il 5% di questa riforma va in questa direzione, ti prego. Tra l'altro se non mi sbaglio non hanno ancora definito i criteri con precisione, che ammetterai e' la solita buffonata italiana.

L'idea di assegnare una parte del finanziamento in base al merito, in questa riforma, esiste.  Qualcosa e' stato anche fatto, malamente, usando i dati CIVR. Le buone intenzioni esistono, va dato atto.  Purtroppo mi pare che il risultato che sta venendo fuori sia un pastrocchio ben poco difendibile, anche per il modo demenziale con cui la riforma viene combinata con le restrizioni di bilancio.

Siamo seri, quale sistema universitario decente affida la valutazione a "commissioni di docenti esteri"?

Nessuno, certo. Però ammetterai che il caso italiano è un po' particolare. Quindi l'idea che la valutazione sia affidata a non-italiani merita almeno di essere discussa.

Mi è capitato di essere coinvolto nella valutazione dei progetti di ricerca nazionale PRIN, e mi sono fatto una idea abb. precisa di cosa farei se dovessi decidere io. Terrei da parte un 5% dei fondi per pagare meglio i referee e manderei tutto all'estero. Perché, purtroppo, in media il professore italiano è un poco di buono, piuttosto di affidargli una valutazione meglio pescare a caso a chi dare i fondi.

Caro Alberto,

                     si fa presto a dire "dipartimenti" ma che cosa è un dipartimento? Siamo ben lontani oggi da dipartimenti scientificamente omogenei che possano ragionevolmente assumersi la responsabilità delle assunzioni e che possano essere valutati per la loro produzione scientifica. A Roma1 accanto ad un dipartimento di matematica, un dipartimento di fisica e un dipartimento di chimica prospera e dispone delle maggiori possibilità di espansione un dipartimento di scienze di base dell'ingegneria, dove ci sono naturalmente matematici, fisici e chimici (in genere meno bravi). La stessa cosa si presenta in altre discipline, ad esempio giuristi della stessa specie (mettiamo diritto commerciale) in dipartimenti arroccati presso facoltà diverse (giurisprudenza, economia, ...) letterati della stessa specie che fanno capo a dipartimenti diversi. Se la valutazione non è fatta all'interno di un'area che ha i propri standard e le proprie abitudini (ad esempio numero di coautori di un lavoro scientifico, numero delle citazioni, numero di articoli pubblicati normalmente da un ricercatore attivo) essa non può che avere risultati basati sui rapporti di forza politica, accademica e di opinione pubblica. Come potrà un risultato profondo, e poco citato attribuibile ad un solo ricercatore di teoria dei numeri competere con i modesti risultati di una una ricerca policentrica di medicina cui partecipano decine di ricercatori di tutto il mondo (le ricerche policentriche sono sempre ben pubblicate)? Valutare la ricerca scientifica non è facile. La dimostrazione è data dall'esito dei nostri "concorsi" che spesso viene messo in discussione. Siamo sicuri che se le valutazioni dei dipartimenti avessero effetti paragonabili a quelli degli attuali concorsi non sarebbero soggette alle stesse critiche?

si fa presto a dire "dipartimenti" ma che cosa è un dipartimento? Siamo ben lontani oggi da dipartimenti scientificamente omogenei che possano ragionevolmente assumersi la responsabilità delle assunzioni e che possano essere valutati per la loro produzione scientifica.

Sono d'accordo che la valutazione non e' facile e mi metto le mani nei capelli quando penso a Fisica dove convivono teorici, strutturisti e fisici delle particelle che hanno standard ben diversi come numero di autori e citazioni.  Pero' vedo che in Inghilterra, sia pure con molta fatica e non senza critiche sono riusciti a metter su una valutazione statale efficace, che rende UK lo Stato europeo che di gran lunga ottiene i migliori risultati scientifici a parita' di spesa, facendo i conti su grandi aggregati.  Pertanto sono convinto che persone oneste e competenti siano in grado di fare una valutazione ragionevole sull'aggregato, ripartendo eventualmente docenti e ricercatori in sottogruppi decentemente omogenei e calibrando sui dati aggregati a livello nazionale e internazionale.  Queste valutazioni avranno non trascurabili incertezze ma se le si applicano su una parte (10-30%) dei fondi dovrebbero essere accettabili.  Il punto importante e' stimolare una vera competizione, quanto piu' possibile onesta e orientata a spendere bene i soldi dei contribuenti.

Inoltre ritengo che la valutazione per Dipartimento vada complemetata dall'aggiudicazione dei fondi a gruppi composti di 1 o pochi docenti-ricercatori, come avviene in USA per i fondi DOE e NSF, in base ad una review competitiva come quella che fa l'NSF.  Dando come overhead parte dei fondi di ricerca al Dipartimento si dovrebbe aumentare l'incentivo a cooptare i migliori per un'altra strada indipendente dalla valutazione aggregata di Dipartimento.

Sono cosciente che il materiale umano italiano per far funzionare tutto cio' e' refrattario a meritocrazia e concorrenza leale e onesta, ma non vedo cosa altro di meglio si possa cercare di fare.  Cio' di cui sono abbastanza sicuro e' che abilitazioni o concorsi nazionali possono forse sbarrare la strada ai peggiori casi di nepotismo, ma non potranno mai far eccellere universita' e ricerca italiana, almeno finche' le commissioni nazionali saranno espressione piu' o meno democratica o comunque determinata dalle relazioni personali degli insider.  Quello che osservo sempre e' che tali commissioni nazionali di interni non hanno praticamente mai l'obiettivo di scegliere i migliori ma hanno primariamente l'obiettivo di bilanciare il consenso dei maggiorenti sulle scelte, e praticamente tutto il meccanismo alla fine si fonda su relazioni personali e quindi produce una gerontocrazia che spende molto tempo al cellulare e fa poca ricerca attiva (se non sfruttando i portaborse).

Sono anch'io convinto che una valutazione periodica (ogni cinque anni?) come quella degli RAE inglesi farebbe molto bene alla ricerca italiana. Ma non possiamo aspettarci effetti simili. In particolare in Inghilterra è stato possibile distribuire circa il 30% del FFO sulla base della valutazione della ricerca, perché si è partiti da una situazione molto differenziata, perché circa la metà (in termini di numero di Bacheloris degrees annui) del sistema era costituito da ex polytechnics ai cui docenti non era richiesto di svolgere ricerca scientifica e che prevedevano compiti didattici molto più onerosi e pertanto costavano meno.

In altre parole la distribuzione "premiale" come conseguenza dei RAE ha riprodotto in gran parte le differenze di finanziamento tra polytecnics e università. Non dobbiamo nemmeno dimenticare che molto velocemente i RAE hanno riguardato macroregioni diverse (England, Scotland, Wales, Irlanda del Nord). Gli standard erano nominalmente gli stessi, ma la somma da spartire da parte dei diversi Higher Education Funding Councils erano stabilite a priori. Questo ha impedito o per lo meno ostacolato l'affossamento di storiche università scozzese che non erano proprio competitive con le università inglesi. Questo corrisponderebbe in Italia ad una decisione a priori di divisione del FFO tra, mettiamo, le tre macroregioni, e a posteriori una divisione tra le università delle diverse macroregioni in parte legata alla ricerca scientifica.

In definitiva non credo che si possa arrivare a distribuire il 10% dello FFO sulla base dei risultati di una valutazione della ricerca scientifica senza un cospicuo aumento dello FFO, un aumento che mi sembra impossibile nelle condizioni attuali. Ricordo che i RAE sono un compito degli Higher Education Funding Councils e non dell'organismo di valutazione (Quality Assurance Agency). Ci sono buone ragioni per tenere distinti i compiti di questi due organismi. Da noi invece si pensa che la famosa ANVUR sia una specie di toccasana automatico.

Vorrei anche  ricordare che le aree di valutazione, che in Italia si pretende siano 14, erano più di 80 per i RAE.

Ripeto però che una valutazione perioidica simile a quella dei RAE mi sembra indispensabile in Italia. Penso però che non possiamo aspettarci effetti miracolistici. In particolare il problema principale del reclutamento che è il localismo che dà luogo a "file di attesa" ed impedisce la creazione di un mercato nazionale ed internazionale per le assunzioni, non sarà sanato dalla valutazione. E' invece importante rivedere le scale stipendiali (come dovrebbe consentire il DDL Gelmini) e fornire forti incentivi e disincentivi che scoraggino il localismo. Ad esempio prevedere borse per il dottorato riservate a chi si è laureato in una sede diversa, distribuire incentivi per il reclutamento di persone che hanno fatto il dottorato di ricerca in sedi diversa (togliendo le risorse dallo FFO  totale).

Insomma alla fine non credo nei miracoli e quindi credo di più a piccoli provvedimenti reversibili, quasi tutti possibili con una ferma volontà politica senza bisogno di riforme.

In definitiva non credo che si possa arrivare a distribuire il 10% dello FFO sulla base dei risultati di una valutazione della ricerca scientifica senza un cospicuo aumento dello FFO, un aumento che mi sembra impossibile nelle condizioni attuali. Ricordo che i RAE sono un compito degli Higher Education Funding Councils e non dell'organismo di valutazione (Quality Assurance Agency). Ci sono buone ragioni per tenere distinti i compiti di questi due organismi. Da noi invece si pensa che la famosa ANVUR sia una specie di toccasana automatico.

Vorrei anche  ricordare che le aree di valutazione, che in Italia si pretende siano 14, erano più di 80 per i RAE.

Sono d'accordo su tutte le osservazioni, riguardo al 10% premiale io ritengo che sia possibile partire con quello, ed aumentarlo progressivamente di 1% all'anno. Adottando restrizioni sul turnover simili a quelle temporanee oggi in vigore (assunzioni al ~50% del turnover) dovrebbe essere possibile ridurre a regime i costi dell'universita' del 1.5% annuo in termini reali (frazione del PIL) e queste risorse potrebbero essere attribuite meritocraticamente, anche per assumere, fino ai limiti del 100% del turnover.

Ovviamente se le valutazioni devono essere serie i settori disciplinari devono essere in numero adeguato a garantire ragionevole omogeneita' interna.  Chi vede una panacea nella pura e semplice riduzione numerica dei settori disciplinari fa probabilmente solo demagogia disinformata.

Ripeto però che una valutazione perioidica simile a quella dei RAE mi sembra indispensabile in Italia. Penso però che non possiamo aspettarci effetti miracolistici. In particolare il problema principale del reclutamento che è il localismo che dà luogo a "file di attesa" ed impedisce la creazione di un mercato nazionale ed internazionale per le assunzioni, non sarà sanato dalla valutazione. E' invece importante rivedere le scale stipendiali (come dovrebbe consentire il DDL Gelmini) e fornire forti incentivi e disincentivi che scoraggino il localismo. Ad esempio prevedere borse per il dottorato riservate a chi si è laureato in una sede diversa, distribuire incentivi per il reclutamento di persone che hanno fatto il dottorato di ricerca in sedi diversa (togliendo le risorse dallo FFO  totale).

E anche su queste osservazioni sono d'accordo.  Esattamente il localismo e la molto collegata struttura baronale, gerarchica, gerontocratica e feudale dell'Accademia italiana andrebbero disarticolati e combattuti.  Proprio per questo nella mia riforma ideale includerei divieto di totale di reclutamento interno (esteso alla provincia per evitare trucchetti) per dottorato, post-doc e assistant professor (e poi carriera potenzialmente interna dopo assistant, come negli USA), aumento considerevole dei salari di ingresso a partire dal dottorato, per consentire la mobilita' dei giovani, come standard nei Paesi avanzati.  Inoltre, come negli USA, tendenzialmente i finanziamenti devono essere individuali o avere una forte componente individuale a partire dalla posizione di assistant professor, e assegnati da Agenzie nazionali o internazionali (come ERC).  Infine dovrebbero essere sostanzialmente azzerati i fondi indivisi di Ateneo e Dipartimento, tipicamente preda e fonte di potere per le gerarchie relazionali locali.  Tutte queste proposte risultano purtroppo troppo radicali anche per un gruppo piccolo ed evoluto come quello di Universitas Futura, pur essendoci una minoranza a favore.  Ma questo genere di misure sono necessarie, e non sono nulla di fantascientifico, possono anche essere introdotte gradualmente (la stessa riforma Gelmini impone una parte di reclutamento esterno, ma bisignera' vedere dettagli ed efficacia nel testo finale) per esempio in Spagna stanno introducendo il reclutamento esterno riservato a stranieri eccellenti per almeno una parte dei posti permanenti, e perfino in Portogallo studiano gli effetti perversi dell'imbreeding. Se non si agisce con onesta' competenza e decisione l'Italia si avviera' ad essere sempre piu' ultima anche rispetto all'Europa meridionale, e gia' ora lo Stivale ha meta' del grado di internazionalizzazione del personale universitario rispetto alla Spagna.

distribuire incentivi per il reclutamento di persone che hanno fatto il dottorato di ricerca in sedi diversa (togliendo le risorse dallo FFO  totale)

Bene, ecco una cosa semplice da mettere giù. Anche più semplicemente vietare l'assunzione di chi ha fatto il dottorato nella sede che bandisce il posto. Nessuna spesa aggiuntiva, regola che capirebbe un bambino.

Credo di più a piccoli provvedimenti reversibili, quasi tutti possibili con una ferma volontà politica senza bisogno di riforme.

Anch'io. Cosa bisogna fare IN PRATICA per proporre una cosa del genere? Per farsi sentire da qualcuno che mi/ci vuole sentire?

Ho un bisogno di fare qualcosa che mi fa star male. L'Università italiana sta evidentemente andando -scusate se son candido- a puttane, io ci sono dentro e dovrei fare qualcosa, ma le proteste in atto ora come ora non mi vanno, sono sbagliate. Qui (nFA) qualcuno almeno la pensa come me. Possiamo FARE qualche cosa? Non che mi aspetti risultati, ma davvero al momento ho un problema con la mia coscienza. Fatemi firmare una petizione, scrivere a un ministro, qualcosa.

Oops... chiedo venia. Scrivevo tenendo a mente i concorsi celebrati di recente, che però giustamente furono banditi nel lontano 2008. Beh, se la doppia idoneità non c'è più, tanto meglio e complimenti a chi l'ha tolta.

la doppia idoneita' e' stata reintrodotta - ma solo per un periodo limitato di ~6 mesi - come misura elettorale negli ultimi mesi del governo Prodi nei primi mesi del 2008, per comperare qualche voto dagli universitari presumibilmente scaduto il periodo temporaneo di ~6 mesi di inizio 2008 non e' piu' possibile bandire posti con doppia idoneita' il governo Berlusconi ha ostacolato con dilazioni e dispetti i concorsi con doppia idoneita' e ha bloccado bandi ulteriori, che se fossero possibili a norma di legge avrebbero singola idoneita' come gli ultimi posti banditi prima dell'ultimo blocco

Caro Alberto,

                   mi sa che hai davvero ragione tu (e grazie per la precisazione).

Se non capisco male l'equivoco  deriverebbe da un effetto simile a quello a causa del quale vediamo ancora oggi stelle scomparse migliaia di anni fa: data la velocita' delle procedure concorsuali (che non e' quella della luce) abbiamo ricordi recenti di concorsi con doppio idoneo, anche se da un bel pezzo la normativa vigente e' un'altra.

Tra l'altro mi sembra di rammentare che il condizionamento degli scatti stipendiali ad una valutazione sia gia' legge (primavera 2009?); ma affinche' la legge diventi operativa dovrebbero mancano alcuni adempimenti (ANVUR et cetera). Sbaglio?

Sono completamente d'accordo con Giulio,  fino a che le opposizioni saranno strumentali e lasceranno spazio a personalismi eccessivi,  anche la protesta sarà poco credibile.

La ratio della proposta è evidente e si chiama self-selection.

Stavo facendo una ricapitolazione della situazione della protesta dei ricercatori per il mio blog, e mi sono imbattuto in questo articolo del periodico Università-Notizie dell'USPUR, il maggiore sindacato dei Professori Universitari, dove si dà conto della proposta enunciata qui a pag. 11 [Sesta proposta. L'idea, formulata da G. Zanella su noise-FromAmerika (24-09-2010), è questa: consentire ai ricercatori a tempo indeterminato (RTI) la scelta del regime...].

RR

 

... ma non avete mai osato chiedere.

Vi segnalo che il coordinamento dei ricercatori dell'universita' di Pisa ha aperto un blog 'collettivo' che vuole essere uno spazio di discussione (locale, ma non solo) tra colleghi (ricercatori, ma non solo): http://unipiblog.wordpress.com/

Inoltre abbiamo in programma un incontro con alcuni membri della Commissione Cultura della Camera, se volete potete anche suggerire qualche domanda da fare agli esponenti
politici che incontreremo il 12 novembre:
http://unipiblog.wordpress.com/2010/11/09/12-nov-incontro-con-i-politici/

 

Ciao,

Carlo

PS: chi sta a Pisa puo' approfittare e venire a fare le domande in diretta.

 

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