Quando il PCI affonderà

30 marzo 2010 michele boldrin e michele boldrin

Trattasi di uno sconsolato dialogo, se si vuole esser pomposi di un'analisi storica, o di un'autopsia su un corpo morto, il glorioso partito di Bordiga, Gramsci, Togliatti e molti altri.

Tutti sono invitati ad esser impietosi.

Ciò che segue è una discussione che ... viene da lontano. I due che discutono, sine ira ac studio, vorrebbero farsi una ragione del perché la (presente) opposizione in Italia sia così imbelle. Tutti sono invitati ad usare rodente critica o lasciare il dialogo alla critica dei roditori. Anche se ad alcuni una discussione di questo tipo potrà sembrare tempo perso, abbiamo l'ardire d'opinare che non lo sia, ma proprio per niente.

QUANDO IL PCI AFFONDERA', VERRANNO A GALLA TUTTI GLI... STRONZI

... disse, apparentemente, Alfredo Reichlin, anni fa (quando il PCI esisteva ancora, evidentemente). Poiché la previsione del vecchio Alfredo sembra essersi avverata e poiché riteniamo d'avere una certa conoscenza sia degli stronzi in questione (sin dal tempo in cui erano al più delle scorregge) sia dei meccanismi che li hanno selezionati, proviamo a discutere di questa jattura.

Michele. Allora, da che lato vuoi partire? Andiamo a ritroso e rifacciamo la storia di questi imbarazzanti funzionari di partito dagli anni '70 in poi? O non facciamo né l'una né l'altra e discutiamo a ruota libera? Il tema mi sembra chiaro: com'è possibile che a gestire la "sinistra" italiana siano ancora D'Alema, Veltroni, Bersani, Fassino, Bettini, Franceschini, Bindi, Follini e via andando, ossia, la FGCI degli anni '70, i giovani DC (di sinistra) del tempo e qualche scheggia di provenienza FGSI? Non hanno mai vinto nulla, non hanno mai fatto un'analisi politica corretta, non hanno mai azzeccato una previsione, non hanno mai "conquistato" nulla per il loro "popolo" o elettorato, insomma sono un fallimento sul piano politico ed uno zero assoluto su quello intellettuale e progettuale. Han passato circa 40 anni, qualcuno un pelo di più, qualcuno un pelo di meno, a "fare politica", perdendo sempre ed arrivando in ritardo a tutti gli appuntamenti. Eppure la loro base non li mette ancora in discussione né, tantomeno, li caccia a pedate. Anzi, o se ne vanno volontariamente come la nostra vecchia conoscenza il Doge di Venezia (vedremo se mantiene la parola, almeno lui -- al 30/3/2010, sembra averla mantenuta, la parola; Nota di Palma --) o nessuno li manda via.

Com'è possibile? In Spagna, per esempio, sono spariti dalla scena sia quelli degli anni '70, che quelli degli anni '80, che quelli degli anni '90! Idem in Francia, in Inghilterra, in Germania. In Italia no: una metà circa dell'elettorato si fa rappresentare e dirigere dalle stesse persone da 40 anni a questa parte, nonostante queste persone abbiano collezionato solo insuccessi! Com'è possibile che siano completamente bloccati non solo i meccanismi collettivi di decisione politica, quelli attraverso cui si elegge il parlamento, ma addirittura i meccanismi di selezione interni a ciascun partito? Quale anomalia italiana genera tutto questo?

Palma Prima i fatti. Il PCI, che veniva "da lontano", non andò molto lontano. Visse 68 anni esattamente, meno del PCUS. Generò dopo il 1945 un ircocervo bizzarro: un partito resistenziale e un partito bolscevico fusi in una baracca in cui le tensioni erano difficilmente sostenibili. Per chi ha la memoria corta quello era il partito in cui convivevano Secchia e Tafuri, Rodano e Luporini, Cossutta e Trentin. Il partito lo gestivano i primi, la politica e le sezioni erano loro, ma l'orizzonte intellettuale veniva definito dai secondi. Come i due gruppi potessero stare insieme lo spiega solo la presenza, come unica alternativa, della DC e l'immediato svuotarsi d'ogni forma di liberalismo indipendente dalla medesima. Il fatto è che la compresenza di queste due anime "socialdemocratizza" il PCI sin dall'inizio, nel senso che alla dittatura del proletariato ci credono solo quattro gatti (alcuni dei quali finiscono nel primo troncone delle BR): a partire dagli anni '50 il PCI parla nei fatti la stessa lingua dei partiti socialisti europei. Ma la struttura interna del partito e la selezione dei "quadri" rimane in mano, sempre e comunque, agli amici di Mosca, agli uomini dell'apparato, profondamente togliattiani e, spesso, stalinisti. Questo determina una realtà bicefala. All'esterno, fra gli elettori, fra molti militanti, hanno successo gli Ingrao ed i Trentin, persino i Cacciari ... all'interno, la classe dirigente la selezionano Secchia, Rodano, Cervetti, Cossutta, Napolitano, Angius ...

Michele. Ti seguo e provo ad anticipare dove vai, perché coincide con la mia esperienza del PCI e con la mia lettura degli ultimi 50 anni. Cosa teneva insieme queste due anime? A mio avviso l'esperienza antifascista e la concezione del mondo che questa implicava. L'essersi formati nel periodo tra le due guerre permetteva loro di stare dallo stesso lato di uno steccato erettosi allora e che è venuto progressivamente crollando a partire dagli anni '60: quello del fascismo/antifascismo, dittatura/democrazia, stato autoritario/stato liberale, stato religioso/stato laico. Quindi la comune aderenza partitica, perché era la maniera per stare dallo stesso lato dello steccato. Ma una diffidenza intellettuale totale, la quale richiedeva quindi che l'apparato si autoselezionasse in base a puri criteri interni, criteri di apparato. Ed i criteri di apparato, specialmente se dell'apparato togliattian-stalisnista del PCI si tratta, sono quelli della fedeltà, dell'obbedienza, della mediocrità, del lavoro di corridoio. Niente voli pindarici, niente rischi intellettuali, niente sperimentazioni, niente critica, niente contaminazioni culturali: allineati e coperti, che presto o tardi si occupa la stanza dei bottoni (perché in quei termini pensavano e pensano). Ricordo uno di questi personaggi (tal Marucci, te lo ricorderai) paragonare il 20 Giugno del 1976 alla conquista del palazzo d'inverno ... L'innovazione politico-intellettaule viene quindi penalizzata sempre, la mediocrità burocratica sempre premiata. E questo processo di selezione dura dal 1950 al 1990, instancabile.

Palma. Negli anni del tramonto e dell'implosione si affaccia una generazione nuova davvero, quella selezionata completamente all'interno del partito, quella che nulla ha a che fare né con la resistenza né con i movimenti sociali e culturali degli anni '50-70. Arriva al potere agli inizi degli anni '90 il nuovo gruppo dirigente del PCI. Essi sono il nulla allo stato puro. Personaggi, dubbi che fossero, alla Pugno e Garavini tanto per dirne due, vennero affiancati da personaggi alla Adornato e Velardi.

[Per la cronaca (e contro i possibili conflitti di interesse) il sottoscritto fu comunista dal 1972 al 1977, prima gravitava in aree assai più estreme, mai uccise nessuno e ebbe nessuna simpatia per le insurrezioni e il terrorismo. Ha votato, da quando maggiorenne al 1982, PCI. Nel 1983 esattamente alla morte di E. Berlinguer, mi venne l'astio guardando i funerali peronisti alla televisione (ero immobilizzato su una sedia a rotelle) e non riuscii più a far prevalere sull'astio disciplina e antiche lealtà.]

Quando arriva il tracollo arriva troppo tardi. A modesto avviso del sottoscritto il PCI doveva diventare titoista (anti-sovietico) nel 1953 e non lo fece per tante ragioni. Quando arriva il tracollo il PCI ha in mano una rete vastissima di governo locale ed è questo il modo in cui si forma il suo ceto politico. Ridicolo che adesso sia, il PCI era una partito della classe operaia, capì nulla dei suoi mutamenti (della sua scomparsa) guidato come era da teorie imbelli, e si trovò ad essere un immenso cervello sociale la cui unica area di competenza era l'intrigo politico interno a quella che adesso chiamiamo casta. Qui sta il nocciolo della vicenda. Il (mio e tuo) collega economista conterraneo, Antonio Pesenti, prima di fare il burocrate del PCI fece il detenuto, il cospiratore, GL, e così via. Longo sapeva fare il generale (neanche male pare), D'Alema no, fece il politico per genetica. Apprese tutto da stanze fumose (all'epoca si fumavano Turmac) e da nessun altro.

Quando arriva il tracollo questo ceto politico è al governo ed è in un governo non totalitario: nessuno avrebbe trattato Imbeni come fu trattato Ceausescu. Per questo a mio avviso questi sopravvissero, non sopravvisse il PCF e il Partito Comunista Inglese è un oggetto più interessante per le storie di spionaggio che per le politiche che propone. Quando arriva il tracollo il meccanismo di formazione del ceto politico in Italia è fermo (in effetti le due vere novità, il partito del MILAN Football Club sotto i suoi vari nomi e la Lega della Padania verde-e-indipendente sono esterne al ceto politico), la DC subisce una eutanasia e, astutamente, i fascisti capiscono bene che bisogna cavalcare nuove selle.

Quando arriva il tracollo il meccanismo di autosalvaguardia dei "giovani" (hanno tutti 60 anni ora) della sinistra democristiana (Franceschini) della FGCI (tutti quanti) degli "enti" locali (Bersani) prende il sopravvento e il potere, il poco che c'è da prendere, facendo scemenze strabilianti e dovendo cedere su punti non banali che si rivelano fatali, la principale fu quella di allearsi a cretini (Pecoraro Scanio), venditori di fumo (Bertinotti), demagoghi (Di Pietro) e arrivisti (Mastella). Questi sono i fatti.

Michele. Ottima sintesi, permettimi di fermarti qua. Se capisco tu dici: i dirigenti della sinistra pre-1980 (tanto per mettere una data più o meno ragionevole) erano "atti alla bisogna". La bisogna, al tempo, consisteva prima nel fare il lavoro clandestino e la resistenza, poi le lotte (più o meno ragionevoli o giustificate, o tutto il contrario, il punto ora non è questo) operaie e contadine degli anni '50 e '60 e forse financo '70 (qui comincio ad avere i miei dubbi, che articolo nel prossimo paragrafo) e queste cose la classe dirigente del PCI e della sinistra democristiana antiche sapevano fare e fecero con relativo successo. Tanto che non sparirono immediatamente, come il PCF ed il PCE, al crollo del muro e del comunismo dell'Est perché avevano una base sociale che in esse si riconosceva e che dalla loro guida qualcosa aveva ottenuto. Capisco bene? Non importa se capisco bene, alla fin fine, perché sono d'accordo sul punto di fondo: visto che "lottare", stando all'opposizione o addirittura in clandestinità, era il ruolo che la storia aveva assegnato a costoro, lottare essi sapevano fare e fecero. Quindi ebbero "successo", almeno se misuriamo il successo con la metrica del seguito popolare. Infatti, a giugno del 1976 il PCI ottiene il voto di più di un terzo dell'elettorato, il PSI quasi un dieci per cento e la sinistra DC controlla almeno un altro terzo e forse più del suo partito. Sommando hai ben più del 51% dell'elettorato italiano. Insomma, i padri di quelli che ora sono il PD avevano, circa trent'anni fa, il supporto della maggioranza degli italiani.

Ok, ma poi le cose cambiano. A mio avviso già cambiano durante la seconda metà degli anni '70 e non serve attendere la fine anni '80 e gli anni '90 per vedere il problema. Dopo il 1976 succedono, a mio avviso, alcune cose che spiazzano quell'antico gruppo dirigente e creano i presupposti per l'impasse attuale. Provo ad elencarle.

  1. La sinistra diventa maggioranza nel paese (qui per sinistra intendo i tre raggrupamenti elencati due paragrafi più su). Questo significa che dovrebbe governare e che la maggioranza degli elettori italiani vuole che governi. Però non governa. Da un lato non governa perché esistendo ancora l'URSS e non essendosi il PCI staccato dall'URSS in niente e per niente, vale il veto USA. Ma non governa anche perché non vuole e non sa governare. Ricordo cosa si proponeva allora: la riconversione industriale ed i sacrifici, più il compromesso storico e la difesa dello stato democratico dalla "grave minaccia" (metto fra virgolette, perché non era una grave minaccia, era solo un problema di polizia) del terrorismo nero e, soprattutto, rosso. Non era un programma di governo, era una foglia di fico tesa a legittimarsi di fronte ... di fronte a chi? Non lo capii mai. Mai intesi perché non avessero la capacità di dire: alternanza, governo ed opposizione. Noi vogliamo fare A, B, C e voi volete D, E, F, lasciamo che gli elettori decidano. A mio avviso era perché, proprio in quanto capaci solo di lottare ed esperti solo in quello, di governare non avevano voglia perché non ne avevano la capacità.
  2. Risposta al terrorismo ed all'autonomia. Scelta dello stato di polizia e dell'arroccamento a fronte d'un grande rischio invece di dire: nessun problema, la democrazia è solida, facciamola funzionare.
  3. Struttura interna: il centralismo democratico e la cultura che lo regge seleziona, di per se, solo "yes men". La selezione dei grandi uomini (dai Longo aiTerracini ai Trentin) non avviene all'interno del partito, ma nei fatti, nella clandestinità, nella lotta partigiana. Questi emergono perché sono meglio degli altri, ossia perché hanno gli attributi - uno come Veltroni, che attributi avrebbe? Una volta che non ci sia più la selezione sul campo ed essa avvenga tutta nelle federazioni dei partiti e nelle riunioni del CC, allora il centralismo democratico sa selezionare, in Italia come in Cecoslovacchia come in URSS, solo dei mediocri portaborse che fanno il lavoro tutto interno appoggiando i leaders giusti, eccetera. Non contribuiscono idee, non discutono, non propongono: si allineano per far carriera. Il personale politico che esce dalla FGCI-PCI del Tri-Veneto degli anni '70 ed '80, e che ben conosciamo, è il peggiore possibile. Tutti i più svegli, tutti quelli che sanno far qualcosa se ne vanno. Rimangono e sopravvivono e fanno carriera solo i mediocri. O mi sbaglio? C'è un'eccezione?

Palma Provo a rispondere. Dunque.... le vittorie degli anni '70 (sono gli anni in cui, dopo un esperimento a Venezia durante l'amministrazione di Giorgio Longo, nascono le regioni rosse, i comuni rossi, in seguito alle avanzate elettorali del giungo del 1975 di comunisti e socialisti) sono la capitalizzazione di una, sia pur modesta, modernizzazione della società stretta come era dalle maglie ferrate del governo democristiano. Sono gli anni in cui i fascisti e democristiani perdono il filo della storia. Pensano davvero che non si possa aver l'aborto in ospedale pubblici, che le coppie non possano divorziare, e così via: due referendum li spazzano via. A mio avviso il difetto genetico (almeno del PCI) è di non esser in grado di districarsi dal suo DNA. Se non fosse stata la collocazione geografica e i carri armati, il suo destino era quello di essere una SED. SED era il partito della Germania Democratica che rimase al governo fino al periodo di Perestroika. Non avvenne e tutta la loro cultura politica fu quella di un partito di opposizione, fatte le debite misure un grande partito, ma un partito confuso, dovendo adattare dottrine e pensieri politici affatto totalitari ad un sistema dove bisognava convincere a votarli gente che aveva tutto meno che voglia di vivere in Ucraina.

  1. Questo fu (ed è la mia risposta) il motivo del loro non saper dire nulla di diverso da sacrifici e riconversione industriale. In breve, forme abborracciate di statalismo. L'idea stessa di "Noi vogliamo fare A, B, C e voi volete D, E, F, lasciamo che gli elettori decidano." era aliena ad una cultura in cui si prese sul serio l'ipotesi che un colpo di stato fosse imminente (si vedano le celebri considerazioni dopo i fatti del Cile, di Berlinguer) e che non si "potesse" o "dovesse" governare con una maggioranza (doveva essere una "stragrande maggioranza" da cui le teorie del compromesso storico.) Il loro sistema immunitario diceva e ripeteva che il fascismo era dietro l'angolo, era l'anima profonda della borghesia italiana e la decisione fu di blindare il sistema politico, incarnato dalla trimurti DCPSIPCI. Perché questo fu il cammino deciso? Credo principalmente perché abbandonata la nave sovietica, l'unica scialuppa era quella di un papocchio inenarrabile che eliminasse un'opposizione forte ed un sistema alternativo. I comunisti (italiani) erano sinceri democratici, e pensavano proprio che la democrazia fosse una istituzione talmente debole da doverla "ricoprire" di preservativi formati da maggioranze "bulgare" (questo era il vero piano: dc+pci+psi al governo, fuori di esso rompiballe e noiosi rivoluzionari, fascisti impenitenti, e liberali saccenti.)
  2. Il terrorismo italiano fu senza dubbio un problema di polizia ed un pensiero totalitario non è in grado di rispondere se non in termini da CEKA. Ho adesso (e avevo allora) nessuna simpatia per gli insurrezionalisti. Perché il PCI non seppe reagire? Perché non aveva strumenti per capire che cosa stava succedendo. E quando li aveva capiva che il problema era tragico: vi erano davvero frange (di dementi, ma non solo) che presero sul serio le minacce di militarizzazione dello stato, di golpe in stile "greco", e queste non erano così lontane da settori di opinione che erano "coperti" dal PCI. Nei gruppi dirigenti nessuno mai fu cretino al punto di pensare che Curcio e Piperno potessero diventare Pol Pot, ma il terrore era perfettamente ben presente. Di fronte al terrore, reagirono terrorizzati, come i proverbiali cervi accecati dal bagliore. Quindi, errore di giudizio (la democrazia era più solida di quanto pensarono) ed errore di tattica. Nessuno diede loro medaglie per la sconfitta del terrorismo e il diluvio prossimo venturo avrebbe sepolto le diatribe imbecilli in cui si impegnarono tanto. Per chi non è di quella generazione: vi fu un periodo in cui le discussioni erano tra chi stava "né con lo stato, né con le BR" e chi stava con lo stato; le BR non dibattevano granché dato il loro contenuto cerebrale da facoltà di sociologia. La scelta, rivelatasi suicida e legata all'inamissibilità anche teorica di un distacco dalle prospettive socialiste, fu di legittimarsi come partito d'ordine. Al momento di ritirare le vincite al casinò della politica, non c'era più il banco. Mentre il mondo (quasi tutto) pensava a telefoni cellulari e computers, questi pensavano a come salvare l'Italsider.
  3. Meccanismi interni. Penso siamo d'accordo. Esauriti i meccanismi di selezione interni al lavoro clandestino e alla lotta di classe (per usare l'esempio che porti, Bruno Trentin fu chiamato da Di Vittorio direttamente da GL, l'università di Padova e Harvard) si inseriscono migliaia di portaborse, tra cui persone di belle speranze, largamente uscite dai tumulti studenteschi (la generazione del "Vietnam" o i "ragazzi di Berlinguer"), che vennero immessi in un tritacarne che doveva produrre funzionari (era il termine usato, non si diceva nemmeno più "quadri") e questi erano premiati dall'assegnazione di posti amministrativi in una miriade di assessorati a questo e a quello. Di quelle persone di cui tratti, penso nessuno sia rimasto a fare il "rivoluzionario [sic] di professione." Le carriere che vennero fatte (D'Alema primo ministro è solo il più indicativo degli esempi) sono sintomo della reale decadenza del ceto politico. Data l'invadenza assurda della politica in Italia si occupano di troppo e di troppo poco. Di troppo perché devono continuamente pagar il pedaggio ai valvassini (bisogna pur trovar un posto a Marrazzo), di troppo poco, perché di fronte ad un qualsiasi problema (la spazzatura a Napoli o riformare le Università) mancano di qualsiasi idea sul che fare. A mio avviso esser circondati da signorine-buonasera-del-sì (tanto per evitar il tono sessista di yes-man) ha un effetto poco osservato: la vuotezza di pensiero. Mi fermo su un aneddoto, credo illuminante. Biagio De Giovanni (figura napoletana storica del pci-pds-ds etc.) scrisse l'anno scorso un libro in cui notava l'ovvio (che l'unico spazio che non venne esplorato dalle sinistre è la libertà, il liberalismo, etc.) Ad un dibattito con D'Alema (del settembre 2009) l'autore venne rimbrottato per esser "più liberale della destra liberale" e che se questo fosse il caso, se questa diventasse la famosa "linea generale" che ci stava a fare un ex-bolscevico? Si noti la fallacia logica: la destra italiana liberale non lo è (vedasi le filippiche di quasi tutti, anche su nFA) il problema è che questo ceto politico ha nessuna ragione di abbandonare i propri giudizi e pregiudizi (la RAI pubblica, l'aiuto al mezzogiorno, il "primato" della politica etc. per chi è più maligno, anche i propri privilegi.) Ed hanno per le ragioni sovraesposte nessuno che glielo dica o nel modo giusto o con le parole che comprendono, perché sono anche assai ignoranti. (De Giovanni per la cronaca, se vi fosse bisogno di un altro esempio s'è rotto i cosidetti e non "partecipa")

Esitono eccezioni o opposizioni? Non sorprendente, se l'analisi di cui sopra è un'approsimazione della verità, l'unica opposizione viene da persone esterne sia alle cricche che al passato. Si tratta di amministratori locali. Per questo credo che la mini oligarchia abbia sempre represso non solo tutte le opinioni "federaliste" ma le modeste idee di rendere l'opposizione medesima un sistema democratico (e non monocratico, come lo è di fatto con l'imposizione dei candidati, etc.. - vedasi e.g. l'affaire Berlinguer nel Veneto.) Queste sono le eccezioni, minoritarie ed assai represse.

La domanda difficile da te posta: perché il loro elettorato non li caccia? La mia prima risposta, ma attendo violente repliche, è che il loro elettorato ha nessuna alternativa. Mi spiego: la mia impressione (ripeto, vivo da talmente tanto e talmente lontano dall'Italia, che adoro prender lezioni sul tema da chi ci sta) è che la composizione di classe (termine di CLASSE OPERAIA, le cui valenze mistiche esaminerò prima di ... Natale) è tale che: il popolo vota per Lega. Caveat: Gramsci, buonanima, chiamò l'UNITA' il giornale degli operai e dei contadini, ecco, quelli votano Lega. [Tutto questo è stato scritto mesi prima del 29/3/2010. NdR] La classe medio alta, formata da amministrazione e micro borghesia vota a sinistra con in più qualche brandello di contesse "rosse" e "rose'". Questi sono i milioni di statali che temono oscuramente che una svolta "liberale", "liberista", "brunettista" li renda ipso facto disoccupati, e sono intensamente anti Berlusconi come hell or high water.

L'anomalia, se così la si vuole chiamare, è che gli italiani sono più lenti. Si consideri ad esempio, quanto rapida sia stata la trasformazione del partito repubblicano da partito di gestione senza scosse dell'esistente (Ike) a partito reazionario di massa (contro l'aborto, il sesso, etc.) negli USA. I meccanismi di selezione "interni" ai partiti sono bloccati, su questo hai ragione (considera: chi pensa a sostituire Berlusconi? Attendono che muoia, chi con paura, chi con speranza) ed il motivo principale per cui sono bloccati è il declino reale dell'Italia. A qualcuno con un QI sopra il 99 fa voglia fare il bortaborse di ... Nicola Latorre? Se si trova quella persona, allora rivedo il mio giudizio.

Debbo notare pure che con tempismo imbattibile il neori-(non so quanti prefissi si possano mettere)-neo-nato partito democratico ha ben deciso di selezionare varie portaborse con la maturità e grandi esperienze in nulla di utile (viz. Ranieri sul progetto del Mezzogiorno o Fassino sulla politica estera del partito democratico.)

Michele. Nulla da aggiungere. Le urne, guarda caso, hanno parlato chiaro ancora una volta e la cricca degli inutili ha provato ancora una volta la propria inutilità. Un terzo d'Italia non vota più, il resto preferisce il figlio di Bossi ai loro lacché locali. Nel Nord da cui tu ed io trent'anni fa ce ne andammo, la "sinistra è morta". Vediamo se, ora, i due terzi d'Italia che non si fidano né di Bossi né di BS sgombreranno il campo del suo cadavere. O se invece, come è più probabile, gli zombi romani si daranno nuovamente appuntamento a Capalbio per iniziare l'ennesima profonda riflessione. La nostra l'abbiamo fatta.

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apro il dibattito con una domanda su un punto marginale.   Palma ad un certo punto scrive:

 

Palma Prima i fatti. Il PCI, che veniva "da lontano", non andò molto lontano. Visse 68 anni esattamente, meno del PCUS. Generò dopo il 1945 un ircocervo bizzarro: un partito resistenziale e un partito bolscevico fusi in una baracca in cui le tensioni erano difficilmente sostenibili. Per chi ha la memoria corta quello era il partito in cui convivevano Secchia e Tafuri, Rodano e Luporini, Cossutta e Trentin. Il partito lo gestivano i primi, la politica e le sezioni erano loro, ma l'orizzonte intellettuale veniva definito dai secondi. Come i due gruppi potessero stare insieme lo spiega solo la presenza, come unica alternativa, della DC e l'immediato svuotarsi d'ogni forma di liberalismo indipendente dalla medesima. Il fatto è che la compresenza di queste due anime "socialdemocratizza" il PCI sin dall'inizio, nel senso che alla dittatura del proletariato ci credono solo quattro gatti (alcuni dei quali finiscono nel primo troncone delle BR): a partire dagli anni '50 il PCI parla nei fatti la stessa lingua dei partiti socialisti europei. Ma la struttura interna del partito e la selezione dei "quadri" rimane in mano, sempre e comunque, agli amici di Mosca, agli uomini dell'apparato, profondamente togliattiani e, spesso, stalinisti. Questo determina una realtà bicefala. All'esterno, fra gli elettori, fra molti militanti, hanno successo gli Ingrao ed i Trentin, persino i Cacciari ... all'interno, la classe dirigente la selezionano Secchia, Rodano, Cervetti, Cossutta, Napolitano, Angius ...

 

 

Questa descrizione mi stupisce. La divisione, nel PD-PDS, fra le "due anime" degli "intellettuali" e  dello "apparato" e' un leitmotiv della cronaca politica degli ultimi 10 anni almeno, e io ho sempre pensato che fosse una cosa del dopo Occhetto o giu' di li' (culminata nella telenovela  D'Alema  vs. Veltroni).   Mai ho sentito dire che quella fosse la frattura fondamentale nel PCI anni 50-70, per dire. La situazione allora, per come l'ho capita io leggendo libri, era un bel po' piu' variegata; altre erano le divisioni politiche e ideologiche principali.  Insomma, mi stupisce trovare Napolitano e Cossutta elencati uno dopo l'altro dalla stessa parte della barricata. Pensate davvero che quella fra "intellettuali" e "apparato" fosse una divisione tanto chiara gia' nel PCI "storico"?

E' difficile rispondere in maniera apodittica, tuttavia rimango della mia iniziale opinione.

All'interno del PCdI forse quella non era una distinzione (Gramsci era in tutti i sensi sia un cervello da fermare -- secondo B. Mussolini-- e un quadro.) nel PCI, no, vi e' una sostanziale differenza tra quel che pensavano e persino dicevano i funzionari e que che dicevano intellettuali. Mentre qualche pazzo seguiva Zdanov nelle campagne per la "biologia socialista" (Lysenko) o la musica "realista", Bruno Maderna, per non citare amici privati sapeva benissimo che l'URSS era.. quel che era....

Cossutta e Napolitano, e Ingrao, erano dalla stessa parte. Ingrao (in seguito seguace di varie sinistre, interne ed esterne) scrisse nel 1956  

Da una parte della barricata, sollecitando la solidarietà verso «i compagni ungheresi vittime del bestiale terrore nazifascista». 

Questa e' una citazione letterale. No, persino individui come Di Vittorio (che era CGIL e non un quadro PCI) ebbero ben chiaro di che cosa il problema era fatto. Vennero schiacciati dall'apparato, gli intellettuali si scocciarono, ma fecero molto rumore per nulla, mentre l'apparato funzionarial-politico fu affatto monolitico.

 


Si e si'.

palma 7/4/2010 - 10:42

Ho zero dubbi sul merito.

Di fronte a Secchia, B. Maderna funzionava in modi completamente diversi.

Per la cronaca, nelle sezione "avvisi ai naviganti" consiglio la lettura di

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2467162

 

 

per veder un po' come discutono i personaggi in questione.

Brunetta non è leghista, anzi Brunetta (che io sappia) agli amici miei che votano Lega non piace. Brunetta è un ex-veneziano emigrato da tempo a Roma, e perfettamente romanizzato.

Quindi m'arrischio: Brunetta non sarà il sindaco di Venezia, graziaddio.

M'arrischio ancor più: Orsoni al primo turno.

Se sbaglio, m'avrete già scorreggiato quando mi sveglierò!

mattinale

palma 30/3/2010 - 10:36

pare che boldrin prevedesse correttamente (gli esiti dell'elezione del doge)

La domanda difficile da te posta: perché il loro elettorato non li caccia? La mia prima risposta, ma attendo violente repliche, è che il loro elettorato ha nessuna alternativa. Mi spiego: la mia impressione (ripeto, vivo da talmente tanto e talmente lontano dall'Italia, che adoro prender lezioni sul tema da chi ci sta) è che la composizione di classe (termine di CLASSE OPERAIA, le cui valenze mistiche esaminerò prima di ... Natale) è tale che: il popolo vota per Lega. Caveat: Gramsci, buonanima, chiamò l'UNITA' il giornale degli operai e dei contadini, ecco, quelli votano Lega. [Tutto questo è stato scritto mesi prima del 29/3/2010. NdR] La classe medio alta, formata da amministrazione e micro borghesia vota a sinistra con in più qualche brandello di contesse "rosse" e "rose'". Questi sono i milioni di statali che temono oscuramente che una svolta "liberale", "liberista", "brunettista" li renda ipso facto disoccupati, e sono intensamente anti Berlusconi come hell or high water.

La mia risposta è che per l'italiano di destra o di sinistra, di oggi o di ieri la fonte di un comportamento legittimo è sempre altrove. Per fare una cosa giusta ci dev'essere sempre qualcuno che me lo deve dire, qualcun-altro.

Anche i c.d. "grillini", che io conosco bene e con cui talvolta collaboro, non si discostano dalle direttive del leader carismatico. Il successo della Lega consegue alla eliminazione di ogni opposizione interna. Il politico in Italia attende ordini.

Esiste la paura, ma allo stesso tempo l'incapacità di formulare piani di azione alternativi rispetto a quelli dati. La politica come adesione, non come azione.

 

Forse i mali della "sinistra" affondano le radici in quella che fu l'ideologia, ovvero la dottrina del PCI. Ma a partire dalla metà degli anni 70 il PCI divenuto oramai partito "di governo" legge il proprio ruolo in funzione spesso di partito d'ordine ,da un alto, e di partito morale dall' altro. Il partito d' ordine si prende la briga di ridimensionare le pretese della classe operaia. L'idea del nuovo modello di sviluppo assume spesso il tentativo di entrare (senza per altro riuscirci minimamente) in un sistema di cogestione dell'econimia provata, dall' altro il PCI si assume un ruolo primario nella repressione del terrorismo (e questo passi) ma anche spesso della stessa sua piazza.

Berlinguer richiama la "questione morale". MA in parte questa investe pure il suo partito, specie quella parte del partito che è legato al cooperativismo e che occupa ruoli importanti nelle pubbliche ammiistrazione (ma nel '75/80 città come Venezia, Napoli, Roma danno un notevole impulso ad un ruolo nuovo degli enti locali)... e la corruzione non è ancora così diffusa come lo sarà invece negli anni 80..

Secondo me è quando il pci entra pesantemente nelle pubbliche amministrazioni che cambia anche la capacità di cogliere le modificazione della società. Non è più partito di lotta e interpreta la sua attività di governo non riuscendo a caratterizzare la differenza innovativa (ad eccezione appunto del periodo dal 75 all'80) Negli enti locali crescono  le "segreterie". Ogni assessore che si rispetti si circonda di fedeli "esperti". Alle strutture della pubblica amministrazione si affiancano le "strutture" delle segreterie vero luogo del potere. Il partito in quanto tale trasmigra dalla federazione alle segreterie degli enti locali. Il tessuto politico connettivo  del pci è formato da questo nuovo apparato burocratico politico... Che partecipa tranquillamente al partito degli affari... e che poi, in parte si spargerà un po' dovunque (ivi compresa la grande casa delle libertà) a seguito delle vicende nazionali. 

Il punto è che esisteva ancora una parvenza di cultura che via via è andata sparendo. Fino a pochi anni fa Berlusconi poteva ancora polemizzare con l'egemonia della cultura di sinistra.  Oggi possiamo tranquillamente affermare che un paese in agonia ha molta difficoltà ad elaborare qualcosa di nuovo anche sul piano culturale... ma il punto è che gli stronzi stanno venendo a galla non tanto perchè è affondato il pci, ma perchè questi erano dovunque, e rappresentavano la parte prevalente dello "spirito" della nazione

non sono d'accordo su tutto, ma più a livello di sensazione, non sarei in grado di argomentare in modo ragionevole.

mi interessa invece esprimere i miei due cent sul perché non si riesce a levarsi dalle palle questa generazione di politici falliti. Ci si prova, non crediate: tra amici (trentenni, titolo di studio minimo: laurea) ne abbiamo discusso allo sfinimento. Il punto è che la generazione di politici falliti è la gerontograzia che detiene e gestisce il potere nelle sedi di partito. Il punto è che se si tenta di proporre qualcosa di nuovo, non lo si può fare dentro il piddì, e questo sistema elettorale e contesto culturale -- se non hai le risorse di un grande partito/imprenditore alle spalle -- ti costringe a lottare per il 3% che sai, comunque, ruberai alla sinistra.

tutti gli elettori di sinistra insoddisfatti si sono domandati, domenica mattina: "allora, faccio perdere la sinistra per segnalare al partito che non sono contento e che si deve rinnovare, oppure continuo a premiare questa manica di debosciati?"

  • qualcuno non è andato a votare, annichilito dal dilemma (maledetti!!!);
  • qualcuno ha premiato i debosciati;
  • qualcuno ha preferito il voto di protesta;
  • qualcuno ha approfittato del voto disgiunto per votare un governatore e, come dire, un'"opposizione interna alla sinistra" (se il pd fosse davvero sinistra, s'intende).

e adesso in piemonte abbiamo cota.

dio, un leghista. scusate, non riesco ad andare avanti.

O se invece, come è più probabile, gli zombi romani si daranno nuovamente appuntamento a Capalbio per iniziare l'ennesima profonda riflessione

Altro che riflessione, questi si son rassegnati ad essere perdenti e a non spostare nemmeno un voto, tant' che sembrano  orientarsi verso il modello ligure(Partito democratico (Pd),Italia dei Valori (Idv),Unione di centro (Udc),Federazione della sinistra (Prc+Pdci+Sin. Europ,Noi con Burlando,Sinistra ecologia e libertà (Sel),Verdi,Lista Bertone - Pensionati - All. Democratica), ossia la via politica Unione+Udc invece che cercare consenso fra l' elettorato avversario. La cosa agghiacciante è che c' è chi è soddisfatto dell' andamento del voto:

Lazio e Piemonte che ballano sul filo. Fanno la differenza. Fuori, nella battaglia con il Cavaliere, ma anche Ma fino a ad un certo punto, per Enrico Letta. "Certo, aspettiamo, incrociamo le dita e speriamo. Però, alla fin fine, là vinciamo o perdiamo per una manciata di voti. Il quadro e le tendenze non cambiano. E per me, già ora, già così, le cose si stanno mettendo bene". 

Chissà forse dovranno aspettar a perdere toscana ed emilia per preoccuparsi...

Ma non è vero che il PD sia "gestito" dalle stesse persone che gestivano il PCI (o la sinistra DC) negli anni '70.

C'è un misunderstanding: negli anni '70 costoro erano iscritti e facevano politica in questi partiti (e dove avrebbero dovuto far politica, di centro-sinistra, allora?) ma c'erano altri dirigenti. Certo, molti erano giovani leader, tipo il D'Alema (e poi anche il Vendola) della mitica FGCI, e allora? E' sensato pensare che se questi erano bravini come giovani leader - come tutti (penso anche alla foto di Casini e Follini giovani DC, ma uno può pensare anche al giovane Fini, al giovane La Russa, al giovane Gasparri...) - poi abbiano continuato come middle management e poi come top management, in momenti arrivati peraltro in epoche storiche e politiche diverse, ma che non per questo dovrebbero precludere a quella generazione là, che fece in effetti molta politica, di continuare a farla.

Poi uno dice: quante facce nuove si sono viste nella Lega e nel PdL negli ultimi 20 anni? Cosa è diverso, in generale, altrove?

Abbiamo perfino in giro (in Parlamento, dico) ancora La Malfa Giorgio, da poco "resosi indipendente" dal PdL...

Su altri discorsi connessi al ricambio generazionale, relazione insiders/outsiders, figli, nipoti, ecc. consiglio di guardare pure alla voce impresa privata.

RR

"[Bersani:] «Noi governiamo nella maggioranza delle regioni: un sette a sei è già una bella vittoria. Ma l’inversione di tendenza c’è stata e possiamo dire che il Pd avanza, perché manteniamo la stessa percentuale delle europee, malgrado la presenza di tante liste civiche e dei presidenti che ci assorbono consensi»."

"Massimo D’Alema, alle cinque del pomeriggio, tra una proiezione e l’altra, allarga le braccia: «l’astensione, il boom della Lega e tutti quei voti alle liste di Grillo...Qualcosa non va in questo paese»."

(da La Stampa)

C'e' bisogno di commentare?

"[Bersani:] «Noi governiamo nella maggioranza delle regioni: un sette a sei è già una bella vittoria."

Bersani si conferma un buffone (non che dall'altra parte manchino, per carita').

Prima delle elezioni la sinistra governava a livello regionale 11 regioni su 13 al voto quest'anno, ovvero 34.5 milioni di abitanti contro 14.5 milioni.  Dopo le ultime regionali la destra governa 6 regioni su 13, che corrispondono a 32 milioni di abitanti contro 17 milioni.

Questi sono i conti da fare: la situazione si e' ribaltata rispetto al 2005. Su questi numeri dovrebbero discutere i buffoni che animano il circo mediatico italiano. L'unico che ho sentito parlare appropriatamente in questi termini quantitativi e' stato Minzolini (onore per una giusta che ne fa) nella serata di lunedi': elencava questi numeri (in termini di elettori e non abitanti) nel caso la destra avesse vinto Lazio e Piemonte, come e' avvenuto.

Rimane vero che Piemonte e Lazio sono andati alla destra per un soffio, ma non ricordo che nel 2005 la sinistra avesse stravinto in quelle due regioni.

"[Bersani:] «Noi governiamo nella maggioranza delle regioni: un sette a sei è già una bella vittoria."

Ricordo benissimo (anche se non riesco a trovarla sul web) una dichiarazione pre-voto di Prodi sulle regionali 2005:

"per noi una bandierina in più significherà una vittoria, due una grande vittoria"

Aggiungerei a maggior demerito del csx che in calabria è stato suicida.

Ex post anche sommando i due candidati si va sotto il centro-destra, tuttavia mi pare rilevante la scelta di perdere in partenza andando divisi.

Andrebbe poi anche rilevato l'effetto Grillo in Piemonte.

Ma non c'era un bel post dove archiviare a futura memoria esternazioni tipo quella di Bersani (mi pare fosse qualcosa tipo chiappa destra e sinsitra)?

 

Non sono in grado di dire nulla di rilevante sul Piemonte (e mai credetti alle scemenze del voto "disperso".)

Osservo invece che forse, forse, forse, qualcuno potrebbe pensare che qualcuno poteva dire di aver visto i cassonetti "Petroselli", ma troppi avevano visto lo scempio prodotti dagli scempi che misero tal Marrazzo a far il governatore a Roma...

mai vidi nessuno di questi sepolcri imbiancati dire che forse hanno loro prodotto le pale che han poi scavato la loro fossa.

Vediamo se, ora, i due terzi d'Italia che non si fidano né di Bossi né di BS sgombreranno il campo del suo cadavere

ma come si esce da tutto questo, davvero? qual'è la soluzione? Oggi mi sembra un giorno tristissimo per l'italia, è l'ennesima conferma che tutto si muove per poter restare alla fine immobile...

Quali sono le mosse per mandare tutti a casa, come dice Michele? Io non riesco a vederle.

Votare destra o sinistra è come fare una flebo a tutti i nostri zombies politici, non votare è fargli un favore, anche se non lo ammetteranno mai, dell'astensione se ne fregano, anzi sono contenti, così devono rivolgersi ognuno solo ai propri militanti, che non devono essere convinti di questo o di quello, lo sono già a priori.

Da stamattina ognuno farà i suoi conticini, quelli che hanno vinto hanno vinto, quelli che hanno perso si consoleranno che "poteva andare peggio" e  tutti a tirare a campare fino alle prossime elezioni.

Ma di questo paese non gliene frega un cazzo a nessuno, ne a loro ne a quelli che hanno votato, forse gli unici che si sono accorti che la barca sta affondando sono proprio quelli che sono rimasti a casa, da qui la mia riflessione amara. chi ci salverà? e dove prendiamo gli strumenti per farlo se l'unico possibile (il voto) non serve altro che a scegliere tra la padella e la brace?

Senza pietà: un pessimo gruppo dirigente, senza nè arte, nè soprattutto parte. Non lo dico io.

Da qui in poi la mia analisi: o il PD troverà nei prossimi due anni un leader che scalzi l'attuale gruppo dirigente (accetto scommesse: 100 a 1 che non lo troverà) o alle prossime elezioni politiche nel 2013 il PD diventerà un partito liquido, nel senso che si scioglierà, mentre l'Italia scivolerà verso una autocrazia di stampo peronista (in parte già lo è). Da lì in poi tutto è possibile: lotta interna al PDL per chi dovrà fare Peron,quindi un capo unico, oppure semplice triumvirato in cui BS farà il primus inter pares, molto dipenderà dagli equilibri interni al PDL.

En passant:solo Scoppellitti fra i nuovi governatori è riconducibile direttamente a Forza Italia.

Per tornare al fu PCI-PDS-PD ci vorrebbe semplicemente una rivoluzione interna, impossibile per il sistema di cooptazione che è il sistema di selezione della classe dirigente PD: è come se i figli dei baroni si ribellassero ai padri nel sistema baronale universitario italiano. Deinde la prossima esplosione/liquefazione del PD, il dopo saranno cavoli amari

DDa quanto sopra esposto non capisco perchè mi ostini a far parte della nozione italiana,ma attendo il 2013 fiducioso.

Complimenti per l'articolo! Guardare alla storia è istruttivo per capire il presente, e questa ricostruzione aggiorna anche chi, come me, in quegli anni non era nato.

Effettivamente non c'è da stare molto allegri, dopo questo pezzo. Non sembra che le cose cambieranno presto in Italia. Con questo centro-sinistra il governo può andare avanti a lungo. D'altronde, a differenza del centro-destra, il centro-sinistra cambia capo ogni tanto, ma perde sempre. Il feedback elettorale fa capire che c'è un problema più profondo di questo o quel leader, ma nessuno lo vuola capire.

Così le gente si ritrova sempre le stesse facce e non sa che fare. Certo è anche un pò colpa degli elettori se le cose vanno così. Tuttavia i politici sono stati molto bravi a creare un sistema senza alternative, in modo da auto-perpetuarsi.

Nella vostra discussione manca un pezzo: la parte propositiva. Che dovrebbe fare un elettore Italiano, di csx o cds, per favorire il cambiamento rispetto al presente?

A mio avviso già cambiano durante la seconda metà degli anni '70 e non serve attendere la fine anni '80 e gli anni '90 per vedere il problema. Dopo il 1976 succedono, a mio avviso, alcune cose che spiazzano quell'antico gruppo dirigente e creano i presupposti per l'impasse attuale.

Secondo me, voi lo dite  ma non gli attribuite il peso che in effetti ebbe nel segnare la politica e i passaggi successivi, fu determinante nell'evoluzione della strategia del gruppo dirigente il colpo di stato in cile.  Alcuni genuinamente si ponevano il problema del governo (Berlinguer, Amendola e i suoi miglioristi, il gruppone centrista). Altri, semplifico dicendo Ingrao, ma assieme lui tanti altri e adesso non ho il tempo per ripescare in cantina le ingiallite copie di Rinascita, vedevano gli equilibri più avanzati sempre una spanna oltre il possibile e il realizzabile. L'acuto clone di Bertinotti così sintetizza

Io devo govevnave? Ma mi hai guavdato in faccia? Il nostvo scopo è quello di aveve il più gvande pavtito del Paese senza vesponsabilità di govevno.

Dopo il settembre 1973 nelle loro teste divenne chiaro che si poteva arrivare anche alla maggioranza relativa ma con quei numeri non sarebbero andati da nessuna parte. Sapevano che non sarebbero stati in grado di iniziare (figurarsi portate a compimento) nulla di quello che andavano sbandierando avrebbero fatto. Meglio, molto meglio, incalzare i socialisti e i democristiani (l'odiato centrosinistra). Il potere e poi i contraccolpi della reazione armata dalla mano degli americani, la sicurezza di essere usati come merce di scambio dai governanti dei paesi fratelli, era l'ossessiva tenaglia che vedevano anche quando non c'era. Si convinsero di essere in una trappola dalla quale non sapevano come uscire. Socialdemocratici? Lo erano già, senza confessarlo apertamente per non alienarsi le simpatie dell'elettorato che ancora sperava nel sol dell'avvenire, allora consistente, non i patetici quattro nostalgici di oggi. Erano schiavi della caricatura del mondo che avevano costruito nel loro immaginario. E non potevano essere così disinvolti (e dal loro punto di vista scriteriati) da tagliare i ponti con la rendita di posizione che li aveva portati fino a quel punto. Non furono in grado di risolvere quella contraddizione: si reputavono diversi, e migliori, degli altri. Non avevano torto, ma lo erano anche perché la compromissione con il potere era una malattia che non avevano contratto perché distanti dalla stanza dei bottoni di nenniana memoria.

Si trovarono ad essere come le galline che continuano a camminare anche dopo che qualcuno ha tagliato loro il collo: per una manciata di secondi continuano a stare in piedi. Se uno non sa nulla di come funzionano le terminazioni nervose dei bipedi e le osserva in quell'intervallo di tempo pensa che siano ancora vive. Basta aspettare ancora qualche secondo in più: cadranno a terra belle e pronte per finire in padella.

Lo sport di sparare sulla dirigenza del PD non mi diverte più, sarà perchè l'ho praticato per troppo tempo.

Quindi ne tento una, per quanto improbabile e parziale, difesa....(Ghedini farebbe certamente di meglio)

Non li cacciamo i nostri dirigenti, perchè ci sentiamo tutto sommato rappresentati da loro, perchè quando abbiamo occasione di cambiarli li riconfermiamo, perchè ce li siamo scelti maledizione: Bersani è uscito dal meccanismo delle primarie, mica da qualche comitato centrale del Comintern !

E se ce lo siamo scelti sei mesi fa, durerà almeno come il latte UHT ? O dobbiamo passare tutto il tempo a discutere della leadership (cioè di quanto uno viene bene in televisione, che ormai di quello si tratta, Berlusconi docet) invece che dei problemi di 'sto benedetto paese ?

La democrazia consente di esprimere ciò che un paese è, non ciò che NON è.

 

Lorsignori sembrano sottintendere che una dirigenza più illuminata, più liberal, selezionata con altri meccanismi (ma se non vanno bene le primarie allora quali ?) porterebbe la sinistra verso meravigliosi destini e progressivi. Benissimo si accomodino, vengano loro a discutere con l'elettore quadratico medio del PD di flessibilità del lavoro (dicendo che magari qualcosa va cambiato) di Israele (dicendo che OK avrà fatto degli errori ma ha il suo diritto a esistere) della fedeltà all'alleato USA in Afghanistan (Obama o no è sempre la stessa solfa) e mantengano la calma quando gli viene risposto quel che gli viene risposto. Vengano loro a evocare l'anima liberal della sinistra, possiamo provare con una seduta spiritica, magari invitiamo anche Ichino, il fantasma di Morgando e la Bonino (che NON arriva dalle scuole di partito del PCI, ma mi sembra non riesca a combinare un c... uguale ! Sarà che è un'imbranata anche lei ?)

Venite qui, vedrete che vi togliereste presto dalla testa che ci sia un modo diverso di vincere le elezioni in questo paese che non sia cavalcare le paure della gente, a sx come a dx, che si parli di immigrazione o di articolo 18, gli italiani questo sono e per vincere basta prendere atto di questo ed adeguarsi, non mi pare che Bossi sia Napoleone ma a capire gli umori del suo elettorato è bravissimo e questo gli basta.

Se basta anche a noi, allora accodiamoci a Di Pietro e Beppe Grillo e magari le elezioni le vinceremo pure, per farci poi cosa, sinceramente non saprei dire. Altrimenti rassegnamoci ad essere minoritari per molto, molto tempo ancora. O a fare le valigie, come del resto han già fatto in tempi non sospetti gli autori dell'articolo....

 

 

Quest'estate ho seguito un po' le primarie, soprattutto grazie al lavoro fatto da Zoro. In effetti la situazione è esattamente quella che descrivi: qualsiasi accenno di riforma vagamente liberale viene contrastato dalla base con le solite menate sul mercato incontrollato e via discorrendo. Il carico ce l'ha messo la crisi finanziaria che ha spazzato via qualsiasi velleità liberale avessero i dirigenti del PD. Anche i mariniani, quelli che teoricamente dovrebbero essere più avanti sui temi economici, aprono ogni discorso sull'economia con una frase del tipo: "La crisi finanziaria ha dimostrato come il mercato lasciato a se stesso produca solo disastri/peste/apocalisse etc.".

La democrazia consente di esprimere ciò che un paese è, non ciò che NON è.

Proprio così. D'altra parte, la classe dirigente del PD è stata eletta poco fa. Mica davanti a un caminetto. E ci si poteva candidare: uno dei tre candidati a Segretario non veniva nè dal PCI nè dalla Sinistra DC, e ha preso il 12%.

RR

 

L'articolo è interessante, così come la discussione nei commenti.

Ho qualche dubbio sull'affermazione che negli anni '80 il terrorismo, rosso e nero, fosse solo un problema di polizia che non minacciava una democarzia "solida". Magari è vero, ma non era facile capirlo allora: la demcrazia italiana aveva solo 35 anni, e le credenziali liberali e democratiche della borghesia italiana, semmai ci fossero mai state, erano state seriamente compromesse nel ventennio. E  L'alleanza atlantica non forniva, di per sé, protezione da tentazioni autoritarie (i colonnelli in Grecia). Insomma, non era irragionevole pensare che la democrazia fosse fragile.

O almeno cosi mi sembra.

Sono d'accordo con Aldo Antonelli. Da una parte il terrorismo rosso aveva un vasto bacino di consenso (parlo ovviamente del decennio '60-'70, non della triste epopea delle BR anni '80), dall'altra il terrorismo nero aveva appoggi istituzionali ormai storicamente riconosciuti.

Eravamo a un passo dal golpe? Oggi sappiamo che così non è; verosimilmente la strategia della tensione fioriva in un sottobosco di estremisti politici e criminalità vicino ad alcuni ambienti dei s.s. segreti e dell'esercito, tollerato ed eventualmente sfruttato dagli Andreotti vari ma non certo orchestrato come si credeva allora. Idem per il ruolo della CIA, all'epoca si pensava che il Cile fosse dietro l'angolo, in realtà Langley in Italia si limitò a replicare la pessima politica anti-insurrezionista che attuò da questa (gli OAS in Francia e in Algeria) e dall'altra parte (con l'appoggio ad organizzazioni improponibili fasciste nell'immediato dopo guerrain Albania, in Polonia e chissà dove) della cortina di ferro, finanziando in maniera irresponsabile organizzazioni di estrema destra.

Però in quegli anni in Italia sono morte centinaia di persone, e dato il quadro sopra descritto un certo grado di isteria era più che giustificabile, no?

@Aldo ed Emiliano: l'unica cosa che posso dire, non so cosa ne pensi Adriano, è che a me è sempre sembrato ovvio che non c'era alcun rischio e che i gruppi terroristici erano isolatissimi. Mi rendo conto sia facile dirlo con il senno di poi, ma nel mio caso, visto che facevo politica, c'è evidenza che quella era la mia posizione e che, in parte, è stata proprio quella posizione che mi ha reso parte di una piccola minoranza "proto-anarcoliberale" e fatto uscire dal PCI. Francamente, a me sembrava ovvio. Altrettanto francamente, che Berlinguer, Napolitano, Amendola e Cervetti non lo capissero mi sembrava già allora il segno di quanto poco capissero della società italiana e dei "lavoratori" che pensavano di guidare. Che i funzionari medi di partito, da D'Alema a Marcucci, da Serri a Imbeni, da Fumagalli a Angius, dicessero che aveva ragione il capo, era solo misura del loro sciocco servilismo con cui pensavano di far carriera.

@ luponti: mah, forse esageriamo. Ma per quelli che alcuni commenti hanno identificato come "intellettuali" (non erano soltanto quelli, c'erano molti sindacalisti sino agli anni '70 e persino qualche imprenditore ...) credo che l'adesione alle idee liberali di stato fosse chiara. Che poi costoro non intendessero la contraddizione fra tale adesione e quella al PCI è un altro paio di maniche: essendo passato anche io, seppure molto giovane, per tale confusione logica, posso solo dichiarare che può succedere :-)

@ ne'elam: condivido. La gallina, paradossalmente, continua a camminare oggi. La loro "base" continua ad essere instupidita dalle loro ciarlatanerie. Come altro conciliare il risultato elettorale con le dichiarazioni di vittoria del gruppo dirigente del PD e la mancanza di un'insurrezione della loro base? L'unica spiegazione che trovo è che la loro base, i loro "militanti" sono tuttora schiavi di un'immagine di se stessi e del mondo che si sono costruiti nell'arco di mezzo secolo. Il che implica, ovviamente, che è solo dalla distruzione totale del PD che può nascere, in Italia, un partito di "sinistra" credibile ed in contatto con la società reale. Insomma, occorre scrivere PD: Istruzioni per il disuso.

A me sembra che la loro base si sia semplicemente arresa. Ormai c' è chi spera in vendola, chi in grilo, e chi si astiene. Se guardo alle mie conoscenze in campo giovanile vedo una delusione e disaffezione totale, la base non si arrabbia perchè ormai sente che quello non è il suo partito né il suo riferimento. Punto. Quelli rimasti, se si escludono i pensionati (che il Pd lo votano ancora solo perchè fu PCI), sono in gran maggioranza semplicemente i D'Alema e Veltroni del domani. Uno dei problemi principali del PD è proprio l' essere repellente ad ogni forza fresca e nuova. Chi resiste lo fa troppo spesso per mediocrissima ed allineata attività intellettuale, e così si seleziona la nuova classe dirigente.

Insomma, occorre scrivere PD: Istruzioni per il disuso.

Assolutamente d'accordo. Un pò come sparare con la mitragliatrice su un gruppo di donne anziani e infanti. Non é il massimo, ma per il bene della causa....

Al sottoscritto, sembro' sempre dubbio assai che vi fosse un'insurrezione che invitasse l'entrata dei sommergibili sovietici alla maddalena.

Meno convinto sono che non vi fossero ragioni di pensare che qualcuno non pensare ad alcune barriere di rinforzo anti-sovietiche (di tipo turco, dato che l'Italia aveva lo stesso ruolo) in termini di torsioni autoritarie (di tipo cosidetto "golpe de Lorenzo".)

 

Tuttavia qui il mio mestiere non e' dire cosa pensassi io, le analisi sono tali perche' analizzano, scombinano e dissezionano. Ergo, per quanto uno di possa metter nella testa di chi temeva di finire allo stadio con le mani legate dietro alla schiena, rimane il fatto che la posizione del PCI, che ripeto a mio avviso prese posizioni assurde, perche' e proprio perche' la democrazia era debolissima e fragilissima, era sbagliata allora e come tale rimane sbagliata adesso.

Se qualcuno vuol far le pulci a posizioni passate, i risultati contano. Mi spiace ma qui c'entra nulla affatto il senno del poi. 

Per usare un'analogia, sono affatto convinto che Bronstein/Trockji pensasse davvero di liberare il popolo e chissa chi. Invece massacro' i marinai di Kronstadt. E massacro resta, checche' se ne dica.

Nel caso dei vari Napolitano, Ingrao, etc., per non parlar male dei morti, le loro responsabilita' sono esattamente quelle di non aver compiuto scelte coraggiose, guidando, se necessario con qualche forzatura, anche le cosidette basi "filo-sovietiche". Queste scelte non le fecero. Ergo meritano il giudizio (che ne davo.)

Rimane piu' interessante comprendere i meccanismi per cui nessun fenomeno di rinnovamento si produsse. Rimane la scottante delusione dei limiti culturali di queste persone (appunto non Napolitano etc.) ma i cosidetti giovanotti (dai 60 ai 75 anni)

sono affatto convinto che Bronstein/Trockji pensasse davvero di liberare il popolo e chissa chi.

anch'io lo credo. E tuttavia nella sinistra prolissa e ostinata c'é chi si ostina a sostenere il contrario, sostenendo le ragioni dell'individuo che ha fatto fuori più comunisti di tutta la reazione mondiale messa assieme: Stalin. Ecco quest'eredità, quella staliniana, ha fortemente influenzato la formazione della parte migliore di quel ceto dirigente. Un altro tassello per raccontare quella storia, per capire le titubanze del dopo, le incertezze di chi si ritrovò senza modelli e nel cercare di inventarne uno nuovo (l'eurocomunismo, do you remember?) ebbe il respiro corto. Oggi questa roba é dimenticata nei solai polverosi, per fortuna aggiungo, ma allora era l'illusione di molti. Per chi proveniva da una formazione dei quadri di partito, una cosa era inossidabile e certa: chi stava là era portatore sano di una visione scientifica della società, bisognava elaborare sul presente ma i caposaldi non si discutevano. Quando i ninnoli di vetro si frantumano, alcuni escono di scena, altri pateticamente cercano di riaggiustarli; altri ancora, quelli che vediamo oggi, dicono che non é successo niente e che comunque non si trattava di roba loro.

qui Ne'elam

palma 30/3/2010 - 22:53

osserva un fatto importante. 

Nemmeno va sottovalutato che Stalin-il-terribile (non ho la minima idea di che cosa pensasse lui personalmente perche' disse solo idiozie) ispiro' una reale lotta di classe. Sul tema e su che cosa fosse lo stalinismo, possa solo consigliare il voulmetto "sussusranti" di orlando Figes, che almeno ha ascoltato stalinisti veri e non figure da operetta alla Guttuso.

Purtroppo, credo, non venne mai editato in Italiano.

E' stato pubblicato con il titolo "Sospetto e Silenzio" da Mondadori poco tempo fa.

L'essersi formati nel periodo tra le due guerre permetteva loro di stare dallo stesso lato di uno steccato erettosi allora e che è venuto progressivamente crollando a partire dagli anni '60: quello del fascismo/antifascismo, dittatura/democrazia, stato autoritario/stato liberale, stato religioso/stato laico.

Davvero il PCI era dalla parte dello stato liberale? quando mai, all'epoca, se ne riconobbero e fecero propri i valori? 

In epoche più recenti, qualcuno ci ha provato, ma da posizioni individuali ed isolate. Il partito nel suo insieme è trasmigrato com'era in origine nelle varie "cose" che l'hanno seguito, magari proclamandosi "socialista", ma mantenendo la stessa classe dirigente che per decenni aveva sbeffeggiato il socialismo democratico; di recente, poi, abbiamo sentito un leader FGCI insegnare agli italiani come ci si comporta in una democrazia liberale ... salvo magari sbeffeggiare Biagio di Giovanni!  Quale credibilità hanno questi politici?

In queste condizioni, perché mai gli italiani non schierati pregiudizialmente dovrebbero votare per questo partito? per trovarsi di fronte a liberalizzazioni fasulle come quelle di Bersani nel 2007? per vedersi applicare qualche ulteriore aggravio fiscale?

In qualche commento su ho letto che manca la parte propositiva. Forse dovremmo semplicemente prendere atto che non c'è niente da fare. Questa è l'Italia e questi sono gli italiani che i politici e BS in primis ben rappresentano.

Personalmente non ho mai digerito la storia del 'Piove Governo Ladro'. Non è Berlusconi che è impresentabile (anzi no, lui è impresentabile comunque) sono gli italiani che lo votano, anzi alcuni lo ammirano e lo sostengono, quegli italiani sono indegni.

Non è il PC-PD o chi per esso che è imbelle, sono i suoi elettori che continuano tollerare lo status quo e a permettere che sia quella nullità che vediamo. Quindi mettiamoci l'anima in pace: non c'è niente da fare, ma soprattutto noi italiani non meritiamo che ci si dia pena per noi. Se uno che ha buona volontà volesse candidarsi proponendo quello di cui c'è bisogno (e questo blog testimonia che quello che di cui c'è bisogno è chiaro) quanti voti prenderebbe? Ecco, lasciamo perdere.

Va benissimo analizzare i fatti, sbertucciare e sbuggiardare chi ha la faccia come il culo. Il libro è un ottima cosa e molto bello è pure il sito ; continuiamo a dire tutto quello che si deve e a fare le analisi del caso. Il fare però lasciamolo stare che è meglio.

In qualche momento di ottimismo ho anche pensato: "si potrebbe reagire con sturmenti di carattere privatistico, associazioni, fondazioni, nuove imprese; mettere insieme un pò di gente che ha voglia di fare, e quello che si può, farlo e basta, senza i compromessi che sembrano l'unica lingua comprensibile ai politici." Resta però il quesito di fondo: "chi te lo fa fare?" e anche "è più facile che ti trattino come un marziano o che, non dico ti appogino, ma semplicemente ti lascino fare?"

L'Italia non può essere salvata, perchè l'Italia non vuole essere salvata. Sta bene così.

Amici emigrati, lo dico seriamente, non vale la pena darsi pensiero. Noi Italiani rimasti in patria abbiamo esattamente quello che meritiamo e che ci siamo scelti. Quando non ce la faremo più, sbotteremo un pò più di quanto non facciamo di solito e tutto rimarrà uguale. Se cambiamento ci sarà verrà dalla necessità di adeguarci a quello che succede nel resto del mondo (vivadio se i cinesi fanno cose che costano meno al di là delle chiacchiere le compriamo eccome) quando veramente non potremo più farne a meno.

 

Resta però il quesito di fondo: "chi te lo fa fare?" e anche "è più facile che ti trattino come un marziano o che, non dico ti appogino, ma semplicemente ti lascino fare?"

Qualcuno potrebbe ribattere citando il poeta " if a man isn't willing to take some risk for his opinions, either his opinions are no good or he's no good". Non io comunque. Sono abbastanza d'accordo con quello che scrivi. Solo un punto non mi trova completamente in sintonia: io credo che quando qualcuno di "buona volonta" si candida, dei voti li porta a casa (è capitato, e capita, a livello locale).

Convengo che i casi non sono molti (forse perchè i candidati si scelgono sempre fra gli italiani :-) ) però una piccola speranza mi rimane. Se mai un giorno le nostre elites riuscissero a produrre un leader o un movimento presentabile forse....

Sottoscrivo che l'Italia non vuole essere salvata e rilancio: quanti si rendono conto della situazione? A destra sono tutti convinti che "qui da noi si sta meglio che da altre parti" (su che basi? Mistero), a sinistra sublimano festeggiando ora Obama, ora Zapatero come se la cosa li riguardasse minimamente.

Se vogliamo rimanere ai poeti italiani Petrarca diceva:

Il saggio muta consiglio, ma lo stolto resta della sua opinione

A parte gli scherzi, non vorrei fare la parte del disfattista, però quello che vedo è che raramente i candidati vengono eletti per le loro qualità e quelle rare volte in genere finiscono per non riuscire a fare granche.

Se vogliamo sperare in qualcosa bisogna investire (a lungo termine) nell'educazione. Il problema è che neanche in quel senso le prospettive siano rosee

Se vogliamo sperare in qualcosa bisogna investire (a lungo termine) nell'educazione. Il problema è che neanche in quel senso le prospettive siano rosee

Siamo proprio in sintonia. Aggiungerei che bisogna investire non solo nell'educazione del "popolo" cioè educazione "Primaria" (fino al liceo/istituto superiore) ma anche, se non soprattutto, nell'educazione/formazione delle (cosidette) elites. Il vero problema è li.

bisogna investire non solo nell'educazione del "popolo" cioè educazione "Primaria" (fino al liceo/istituto superiore) ma anche, se non soprattutto, nell'educazione/formazione delle (cosidette) elites. Il vero problema è li.

In realta' le elites italiane sono ristrette ma istruite. Come ogni Paese sottosviluppato l'Italia ha elites ristrette numericamente ma comparativamente anche piu' istruite di quelle dei Paesi avanzati, mentre le masse sono semi-analfabete. Il problema e' che l'istruzione delle elites si concentra primariamente su boiate (tipico degli Stati falliti) e anche quando si istruiscono su scienze empiriche, quantitative e razionali tendono ad applicate la razionalita' esclusivamente nel settore di studio e non nella vita in generale.

L'educazione corretta delle elites e' un problema per sua definizione insolubile, non si puo' fare dall'alto.  C'e' bisogno di una evoluzione della mentalita' delle elites, questa evoluzione si ottiene in genere grazie alla pressione della competizione del "sistema" con altri sistemi, in passato tale competizione era militare piu' recentemente economica. O le elites migliorano, o vengono spazzate via e la societa' riparte da zero selezionandone altre (vedi rivoluzione francese e russa).  L'Italia ha sempre perso dal 1500 in poi la competizione militare, mentre ha avuto un significativo successo nel 2o dopoguerra nella competizione economica.  Ora sta perdendo di nuovo. Il problema e' che quando un sistema e' grande (come lo Stato italiano, e come il sistema comunista dell'Europa dell'Est) puo' andare avanti nella rovina per decenni e anche secoli, fin quando le elites riescono ad ingannare le masse addebitando a qualcun altro il fallimento e la rovina, oppure negandoli (vedi certi discorsi tremontiani sul numero di cellulari per abitante).

Quello che invece sicuramente si puo' fare a livello di Stato e' 1) promuovere l'istruzione di massa 2) promuovere una migliore qualita' dell'istruzione di massa.  Questo e' un compito triviale che solo elites scadenti come quelle italiane non sono in grado di portare a compimento con successo.

In realta' le elites italiane sono ristrette ma istruite. Come ogni Paese sottosviluppato l'Italia ha elites ristrette numericamente ma comparativamente anche piu' istruite di quelle dei Paesi avanzati

Su che basi dici questo? Come lo misuri? Quando le nostre "elites" hanno dimostrato al mondo la loro superiorità (intendo recentemente)?

C'e' bisogno di una evoluzione della mentalita' delle elites, questa evoluzione si ottiene in genere grazie alla pressione della competizione del "sistema" con altri sistemi, in passato tale competizione era militare piu' recentemente economica. O le elites migliorano, o vengono spazzate via e la societa' riparte da zero selezionandone altre (vedi rivoluzione francese e russa).  L'Italia ha sempre perso dal 1500 in poi la competizione militare, mentre ha avuto un significativo successo nel 2o dopoguerra nella competizione economica.  Ora sta perdendo di nuovo. Il problema e' che quando un sistema e' grande (come lo Stato italiano, e come il sistema comunista dell'Europa dell'Est) puo' andare avanti nella rovina per decenni e anche secoli, fin quando le elites riescono ad ingannare le masse addebitando a qualcun altro il fallimento e la rovina, oppure negandoli (vedi certi discorsi tremontiani sul numero di cellulari per abitante).

Completamente d'accordo (ed infatti stiamo commentando un post che di questo parla, anche se relativamente al PCI).

Quello che invece sicuramente si puo' fare a livello di Stato e' 1) promuovere l'istruzione di massa 2) promuovere una migliore qualita' dell'istruzione di massa.  Questo e' un compito triviale che solo elites scadenti come quelle italiane non sono in grado di portare a compimento con successo.

Qui, secondo me, ti contraddici e mi dai ragione. Inalzare il livello dell'istruzione di massa è compito dello Stato; lo Stato è guidato dall'elites. Le nostre elites essendo "scarse" è prosperando grazie ad un sistema chiuso e protezionista non hanno nessun interesse a migliorare l'istruzione "di massa" (mammamia che brutta parola). Quindi si ritorna al mio punto: il problema sta nelle "elites". Ed è anche logico. Avere operai acculturati è sicuramente una gran bella cosa, avere dirigenti lungimiranti e capaci è indispensabile.

Poi non si pensi che, avendo istruendo il popolo, tutti votino in maniera intelligente, risolvendo i problemi dell'Italia. Su questo blog scrivono parecchie persone che io reputo intelligenti e non sanno chi votare o votano turandosi il naso, perchè il problema è solo parzialmente dovuto a chi elegge, è principalmente dovuto a chi/cosa è eleggibile.

Il post è davvero interessante.

La mia esperienza, per quanto piccola, mi porta a pensare che, a livello locale, come qualcuno ha gia scritto, esistono persone brillanti iscritte, (mi chiedo sempre come faccia una persona di quel genere ad iscriversi al PD ma questo è un'altro paio di maniche), al PD e, quelle poche che conosco, mi dicono sempre che non ci tengono affatto a scendere a Roma per essere risucchiate da un sistema che le annullerebbe.

Sul fatto che noi italiani siamo così e tali resteremo, non sono d'accordo, si tratterebbe di caratteristiche genetiche uniche ed indimostrabili.

Resto convinto, forse ingenuamente che certe tematiche: il liberalismo, la responsabilità personale, il dubbio, siano quasi ignote da queste parti e di questo non si può fare una colpa alla popolazione.

La scuola è accentrata con programmi desueti e comunque atta a versare stipendi più che altro? Dico una sciocchezza se penso che l'educazione si potrebbe fare anche altrove, (per esempio su questo blog), rendendo appetibili gli argomenti? Ci vorranno anni, e forse è una pia illusione ma se qualcosa si deve fare sicuramente da qui bisogna ripartire come più di qualcuno ha scritto.

La dico tutta così mi potrete dare del poveretto: Tante volte mi è capitato di rileggere l'Apologia di Socrate ed ogni volta ho pensato che tanti italiani, se conoscessero il valore del "So di non sapere", senza buttarla troppo in filosofia altrimenti non se ne uscirebbe, ne resterebbero, se non altro colpiti.

LA Società libera di Hayek ha spunti comprensibili ed apprezzabili da tanti che manco sanno chi fosse quel vecchio e potrei andare avanti con molti testi che io, da perfetto ignorante, non accademico ma semplice laureato a Bologna con un voto manco splendido, ho amato e trovo utilissimi per tirarci su le maniche e fare qualcosa per quel "povero paese" di cui ha scritto Boldrin.(Magari avrò scritto un treno di banalità ma almeno me lo confermerete...:-))

Dico una sciocchezza se penso che l'educazione si potrebbe fare anche altrove, (per esempio su questo blog), rendendo appetibili gli argomenti?

Forse sì, però non credo sia sufficiente.Ci vogliono le "basi" e quelle deve darle la scuola. Per basi intendo le basi della logica, del metodo scientifico. Sul web puoi trovare nfa ma anche siti dove ti spiegano come tramite il signoraggio le banche controllino il mondo! Se non hai gli strumenti per capire dove il ragionamento falla e per comprendere i dati che ti vengono proposti il web ti è inutile, come un'edicola per un analfabeta.

Quindi: le basi le deve dare la scuola. Nella scuola tutto viene deciso dall'alto e per i prossimi anni-decennio-difficilmente la cosa muterà. la prox genrazione di scolari è belle che cotta non potendo sperare nei miracoli. Quindi perchè non provare ad intervenire sulla generazione intermedia fra i giovani e gli ultra quarantenni per la maggior parte assuefatta o senza più alcun desiderio di darsi da fare per cambiare le cose. Internet offre alcune possibilità ma, come tu affermi,ci puoi trovare tutto ed il contrario di tutto. Allora come fare? Oggi che la cultura va tanto di moda da queste parti,(lezioni di storia tutto esaurito, festival come se piovesse ecc. ecc.) perchè non portare la cultura della libertà, (oddio mi sembra di essere un piccolo pidiellino all'arrembaggio) e del dubbio a questo pubblico? la maggior parte se ne sbatterà ma qualcuno coglierà. L'importante è, credo, usare un linguaggio che permetta la comprensione, (mi viene in mente l'esempio del Dana centre di Londra...va bè, siamo a Londra, Inghilterra: però...). Sarò ingenuo e velleitario ma a parte il piangerci addosso, non vedo altre possibili strade per tentare qualcosa.

Io mi riferivo all'istruzione della cosidetta "massa", li non credo sia possibile raggiungere risultati numericamente validi senza un sistema scolastico efficiente. Con questo non volevo dire che non si possa comunque diffondere cultura con fondazioni, blog o altre iniziative. Io non ti considero velleitario per niente, hai ragione da vendere, le possibilità offerte da internet sono fantastiche, specie se si mastica l'inglese (anche qui, se la scuola insegnasse almeno quello, come dovrebbe). Non solo le possibilità tecniche, anche il cambio di mentalità portato dalla rete è una grossa spinta alla diffusione della cultura (l'open source, la condivisione del sapere, il creative commons). Rimane comunque il fatto che queste possibilità sarebbero sfruttate meglio se i fruitori avessero una formazione scolastica migliore ma, come dici tu, inutile piangersi addosso.

rimane comunque il fatto che queste possibilità sarebbero sfruttate meglio se i fruitori avessero una formazione scolastica migliore

Visto che in un altri due post si è parlato di Socrate a proposito di dotta ignoranza e rispetto della legge direi che manca solo la maieutica:secondo me la chiave di volta è la motivazione. Se anche tutti avessere gli strumenti per attingere alla conoscenza (parecchi ce li hanno), servirebbero a poco senza la voglia di usarli. Io dico che il virus da diffondere è lo spirito critico, il dubbio la voglia di mettere in discussione e di 'partorire il proprio genuino punto di vista'. Quando il morbo della curiosità ti ha preso allora impari l'inglese, cerchi su internet etc.

Soprattuto ascolti le idee degli altri e le metti in discussione, armato di quello che ti è rimasto dopo aver messo in discussione le tue.

Questo virus, chi non lo ha, non potrebbe prenderlo a scuola? Io penso sia possibile, certo bisognerebbe avere una scuola con insegnanti motivati e preparati all'insegnamento (l'ovvietà che: sapere le cose e saperle spiegare siano due cose diverse, non ha mai sfiorato i nostri Ministri dell'educazione). Va bè sono le 23 sto cominciando a sognare...

Potrebbe? Dovrebbe!!

Continuiamo a ripeterlo finchè ce n'è bisogno non vorrei sembrare melenso (è tardi) però il bello delle buone idee è che sono contagiose e che passarsele non costa nulla. Quindi facciamolo semplicemente.

Se e quando la scuola sarà infettata sarà anche meglio.

Sul fatto che noi italiani siamo così e tali resteremo, non sono d'accordo, si tratterebbe di caratteristiche genetiche uniche ed indimostrabili

Io non ho detto questo. Ho detto che abbiamo quello che ci meritiamo e che non c'è da darsi pena per noi. E' facile dire che certi signori sono impresentabili (peraltro è assolutamente vero). Ma chi ce li ha imposti? Quale tiranno? Noi li abbiamo votati prima e continuiamo a votarli. Quindi ce li meritiamo.

Resto convinto, forse ingenuamente che certe tematiche: il liberalismo, la responsabilità personale, il dubbio, siano quasi ignote da queste parti e di questo non si può fare una colpa alla popolazione.

credo che questa tua affermazione sia smentita da quello che dici dopo

potrei andare avanti con molti testi che io, da perfetto ignorante, non accademico ma semplice laureato a Bologna con un voto manco splendido, ho amato e trovo utilissimi per tirarci su le maniche e fare qualcosa

Se noi italiani siamo ignoranti è colpa nostra. Perchè le librerie ci sono e i libri costano meno dei cellulari e soprattutto c'è internet. Mai come oggi la conoscenza è a portata di mano. Sicuramente ci sono carenze di base, di metodo, colpe innegabili nell'educazione e nel sistema educativo. Ma niente da cui una sana curiosità e un pò di senso critico non possano guarire. Ancora  una volta non mi piace dare la colpa al governo ladro quando piove. Siamo ignoranti? Colpa nostra! L'ignoranza è però una malattia che si può arginare (anche se mai curare completamente) riconoscendola, come tu stesso dici richiamando Socrate.

La citazione di questo personaggio semplicemente mi commuove, la "dotta ignoranza" e le teorie fallibiliste di Popper e Hayek sarebbero veramente la cura per molti mali contemporanei (non solo italiani), ma non vorrei scantonare. Mi consento una piccola digressione dicendo che ogni volta che sento di processi schivati e di giustizia piegata ai propri fini mi viene in mente lui

 

Probabilemnte hai ragione, se non fosse che, da vecchio frequentatore di istituti scolastici e con fligli che stanno facendo altrettanto, spesso c'è incapacità da parte delgi insegnanti di far amare una materia.

La matematica in Italia è bistrattata prima di tutto da insegnanti che la spiattellano agli allievi senza un minimo di motivazione, (che poi i bravi matematici preferiscano dedicarsi a lavori più remunerativi dell'insegnamento continuo a crederlo opinabile).

La filosofia è insegnata senza manco citare i grandi empiristi, per non parlare dei libertari e lasciando stare la maieutica che potrebbe apparire un contorno:-)

Capisco che scrivendo questo alla fine descrivo un cane che si morde la coda ma è solo perchè, con tutti i nostri difetti, credo ci sia ancora notevole spazio per persone che abbiano voglia di diffondere una certa cultura e ci sia un gran numero di italiani, (forse gran numero è un pelino esagerato...), che sarebbe predisposta ad accoglierla...senza dare la colpa al governo ladro.

Mi stai veramente invitando a nozze!!! ;)

I cattivi professori sono dannosi quanto la mafia e le restrizioni del mercato e i loro danni si protraggono negli anni. Se la scuola non fa il suo dovere con i tuoi figli tocca a te riparare a casa, io non ho ancora figli, ma se e quando ne avrò farò altrettanto.

La filosofia è insegnata senza manco citare i grandi empiristi, per non parlare dei libertari e lasciando stare la maieutica che potrebbe apparire un contorno:-)

Gia', cosi' poi manca il tempo per studiare colonne del pensiero moderno come il Rosmini e il Gioberti ;-)

Si può essere pro o contro Sartori ma mi sembra che in questa intervista abbia centrato molti punti.

Battaglia navale

palma 31/3/2010 - 11:17

giocavamo da piccoli.

E' ragionevole la seguente analisi.

Il corpaccio della balena bianca (la DC) morto venen squartato in due pezzi.

Uno e', mas o meno, produttivo ed e' al Nord-centro, uno e', mas o meno, parassitario e sta al Sud (isole?)

Per le osservazioni precedenti, manca una qualsiasi opposizione che non sia un prodotto di professori, rompitogne, anti clericali, etc.

Dove sbaglio?

Che noia.

Oltretutto dimenticate alcune cose.

La prima è che l'Italia è (é, non era, è) un territorio centrale militarmente ma marginale politicamente.

La seconda è che l'Italia non aveva, non ha e non avrà (prevedibilmente) una elite dirigente "capitalista" seria, ma solo una borghesia compradora di cui Gianni Agnelli e la Mediobanca di Enrico Cuccia sono stati i camerieri ed i gestori ... ma che ha prodotto sopratutto gente come Cefis e compagnia cantante. L'unico capitalista (persona capace di creare ricchezza a partire dalla distruzione di ricchezza) che l'Italia ha avuto è stato Mattei. Infatti lo hanno ucciso, perché non poteva essere comprato ma voleva comprare ... ma chi si credeva di essere?

La terza è che dimenticate Craxi. Mai dimenticare il torbido imbecille che si crede Mitterrand e che il Pci sia il Pcf.

La quarta è che in Italia c'è stata una strategia fatta di bombe, che sono state messe da .... già, da chi sono state messe le bombe italiane degli anni settanta?

La quinta è la lenta mutazione genetica della Dc e di una parte della gerarchia cattolica italiana nata anche dal disinteresse di Giovanni Paolo II per l'Italia ... e chissà perché, parlando dell'Italia di quegli anni, diventa secondario che Marcinkus fosse, ovviamente, un esponente dei servizi Usa ed uno degli autori centrali dell'attacco al socialismo "quasi" reale esistente a quel tempo e di cui il Pci era uno schermo falso ma efficace.

La sesta è il fatto che non dite come, a partire dal sequestro e dall'assassinio di Aldo Moro, nella politica italiana nessuno parli più la verità, ma emetta solo cumuli di menzogne, sopratutto sulla corruzione crescente e dilagante nel paese, corruzione di cui il Pci è corresponsabili ed ususfruttuario - ormai mi pare chiaro.

La sesta è che non vi chiedete perché il NYT attacca, oggi, un papa così serio, colto, buono, e attento alla chiesa ed alla testimonianza di Cristo come Benedetto XVI ... e non ditemi che è perché il NTY è un giornale libero che vi libero, a voi, nelle acque dove galleggiano, inconsistenti e resistenti, i frutti emersi dalla scomparsa del Pci.

ciao

r

Craxi non ce lo dimentichiamo di sicuro. Qui, quo e qua.

Che noia.

Me ne rammarico: schiaccia il bottoncino con la X in alto a destra ...

P.S. Posso chiedere com'è che uno che ha capito tutto, com'è chiaramente il caso tuo, non ha capito che dopo la "sesta" viene la "settima" e non, di nuovo, la "sesta"?

P.P.S. Non credere che questo commento l'abbia scritto io, o Michele Boldrin, o uno di "noi" ("noi", chi? Ora che lo menziono: chi siamo "noi"?). È stato scritto da una mano oscura, forse la stessa che rapì Moro ...

P.P.P.S. È tutta una trama intricata, viviamo in una stanza a specchi e ciò che sembra non è ... già: chissà chi avrà scritto questo PPPS ...

P.P.P.P.S. Eppoi, Boldrin esiste? E Palma? Forse "palma" è un acronimo e l'intero progetto nFA è un complotto di forze oscure, probabilmente pluto-giudaico-massoniche, intenzionate a mettere in ridicolo un pastore tedesco acculturato e buono, specialmente con i fanciulli ... eh, il diavolo fratello mio, s'annida ovunque. Infatti, come escludere che anche tu non sia altro che il prodotto dell'opera subdola del Malefico?

spiace molto Lei si annoi. Le consiglio vivamente di non leggere, ma di inventare liberamente notizie od opinioni. E' molto piu' interessante. Come Lei ben vede, nel breve dialogo, che indicammo, menzione non vi fu del sospetto bavarese. Lo inseri' Lei, affetto come sia dalla noia, non mi stupisco.

Nel caso Le interessi o La riguardi, la mia congettura sul perche' il New York Times abbia descritto il comportamento del Sig. Ratzinger e' perche' risulta dai verbali dei tribunali, che come Lei ben sa sono sia noiosi che tesi a stabilire alcuni fatti. 

Di certo e' meglio seguire le alterne vicende dell'interesse e del disinteresse delle gerarchie (come Lei acutamente noto' dopo GPII) per l'Italia, e' non solo meglio ma molto meno noioso. Ha tutti gli ingredienti necessari, dall'intrigo agli agenti segreti. Mancano le belle donne. Forse e' uno degli aspetti che salto' agli occhi di osservatori, come Lei annoiati.

La invito a non leggere nulla che disturbi il ritorno all'"amicizia di Gesu' Cristo", che e' certamente piu' interessante dei movimenti delle gerarchie che gestiscono il lascito del (sic) Gesu' Cristo (non si capisce bene perche' abbia un nome ebraico e uno greco.)

non si capisce bene perche' abbia un nome ebraico e uno greco.

Bella Domanda. Come chiedersi "Atene e Gerusalemme" o "Gerusalemme e Atene" ?

Non ho il modem attivo nella casa nuova (e di sicuro non verrà John Travolta a installarmelo o a riparare il guasto)...quindi scrivo una cosa veloce.

Raffaele,

da come parla (borghesia compradora) e da quello che sottintende (la democrazia italiana a rimorchio delle scelte USA e di bombe messe da chissachi) e da quello che scrive nel suo profilo personale, ho come la sensazione, ma mi corregga se sbaglio, che lei sia un ex di sinistra, magari anche comunista, che un giorno ha letto il vangelo, da adulto, e si è avvicinato ad un'altra ideologia, impastando i difetti di quella vecchia con i difetti di quella nuova.

La sesta è che non vi chiedete perché il NYT attacca, oggi, un papa così serio, colto

Questa è un'altra cosa che va per la maggiore. Ratzinger, a differenza del predecessore sarebbe uomo di studio e colto, meno appariscente e così via...Ma lei ne ha mai letto libri di Ratzinger? Me li può segnalare? Sa, io credo che la cultura cattolica, anche nei suoi esponenti più illustri non sia altro che una borra di rimasticature di concezioni tomistiche riviste alla bisogna e che nell'atteggiamento oscurantista e di soffocamento di qualunque deviazione dall'ortodossia Ratzinger (ex Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede: l'ufficio che decide cosa si può leggere oggi e chi, quando si chiamava S. Uffizio, doveva essere arso vivo) rappresenti giusto l'opposto della cultura. Se poi lei per cultura intende lo sparacchiare formule dottrinarie ingiustificabili razionalmente ma proferite senza tema di replica e con voce nasale (vedi Tonini) o con movenze vagamente effeminate (vedi Ratzinger: ma qualcuno ha mai pensato se anche lui ha subito violenze sessuali o se è addirittura gay?)...beh allora si che di cultura la chiesa ne ha tanta.

Scusi sa se sembro livoroso, ma io, che il vangelo l'ho letto da piccolo, ho imparato dal suo amico Gesù (lo diceei che suo amico) a dire sui tetti quello che mi sussurrano all'orecchio e il mio parlare e si si no no, perchè il di più viene dal maligno.

A proposito. Ma Moro, chi l'ha rapito. Dai ci dica tutto lei, se lo sa!

... però da romagnolo quando sento questi "de profundis" per gli eredi PCI sono sempre un po' perplesso

All'inizio erano stalinisti nel senso serio, cioè nel senso che non solo nel 1945, ma ancora nel 1948 facevano fuori fisicamente gli avversari politici (e negli anni 70 da Reggio Emilia nacquero le BR, se non sbaglio, o almeno una loro parte). Negli anni 50-60 crebbero esponenzialmente reclutando gli immigrati ed esercitando un'abile propaganda populista dove non erano al governo (in Romagna allora governava il PRI). Nel 1970 fecero il vero Bingo, conquistando le amministrazioni locali dove ancora non le avevano e occupando la regione, il che significava esercizio del potere e distribuzione di risorse.  

Oggi il presidente di regione, con Formigoni, più solido d'Italia, Errani, è un prodotto della bistrattata FGCI degli anni 70. Avrà pur perso 10 punti, sarà pure palesemente un leader in declino come il modello di amministrazione che incarna, però il fatto stesso che nonostante tutte le sue debolezze sia ancora lì e vince per diritto divino (mentre a Bologna dopo Cofferati e Del Bono il PD prende tranquillamente il suo 40%) vorrà pur dire che il vecchio PCI non le ha sbagliate tutte. Poi oh, sarò io che vivo su un altro pianeta...

vorrà pur dire che il vecchio PCI non le ha sbagliate tutte. Poi oh, sarò io che vivo su un altro pianeta...

In un contesto sano, civile ed avanzato il PCI sarebbe finito nell'immondezzaio della storia da tempo. 

L'Italia e' un paese arretrato, con masse poco istruite ed elites scadenti, per questo il PCI e i suoi discendenti possono entro certi limiti prosperare.  Basta pensare l'immenso aiuto che da' al PCI il centro-destra con il suo mostruoso conflitto di interessi e la sua essenza spesso clientelare e fuorilegge.  In particolare il PCI prospera in Emilia Romagna e Toscana perche' per motivi storici radicati la destra e i vertici clericali di quelle regioni sono particolarmente impresentabili, e allo stesso tempo le tradizioni municipali hanno consentito che le masse prendessero il sopravvento alle elezioni portando al potere le elites partitico-burocratiche del PCI, che hanno il principale merito per gli elettori di amministrare almeno nominalmente a favore delle masse e contro le elites locali destrorse tradizionali.

In ogni caso non mi sembra che l'articolo cui rispondi profetizzi la rottamazione veloce del PCI, piuttosto la auspica.  Per l'Italia complessivamente sarebbe un enorme vantaggio che il PCI venisse completamente rottamato, almeno al livello a cui lo sono stati il PSI e la DC, per poter cercare di creare da zero o quasi una sinistra civile ed europea di cui ci sarebbe bisogno, particolarmente nelle regioni rosse del centro-nord dove la destra fornisce un'alternativa scadente e storicamente squalificata.  Ci sono ottime persone anche dentro il PD ma tutto quel mondo e' avvelenato in maniera irrecuperabile dalla tradizione storica della sinistra massimalista italiana: questa dovrebbe venire azzerata.

senza dubbio, forse mi sono espresso male, il mio non è un giudizio di merito: penso tutto il male possible del PCI, del PD e del sistema para-mafioso con cui governa queste regioni; quello che intendo dire è che dal punto di vista della acquisizione e della conservazione del potere è stato un modello assolutamente vincente ed efficiente.

Poi i motivi storici per la prevalenza del PCI in Emilia sono molteplici, prima fra tutte la prevalenza sociale del bracciantato nelle aree della Bassa (motivo per cui in Emilia sono le campagne a essere più di sinistra delle città), e poi l'abilità nel creare una base di potere a livello municipalistico. Ma qui il discorso sarebbe lungo.

Cari compagni ( nel senso di compsgni di viaggio)                                                    Apro una parentesi…. la Sinistra !   da cittadino qualunque vi informo che gli italiani si sono rotti i ciglioni di andare a votare per punti cardinali, la sinistra, la destra il Nord il sud, a 45° i più sono a 90 gradi e più glielo mettono in quel posto è più  godono.  Ma mi spiegate perché non decidiamo una volta per tutte di chiamarci Progressiti  ….

 Sono un pilota  Dei Canadair della protezione civile,  quelli che vi rompono le scatole d'estate sulle spiagge mentre prendete il sole.

Mi direte…….va beh… è che c'entra….beh   qualcosa c'entra !

Per deformazione professionale io sono un operativo, mi danno un obbiettivo ben preciso, so di poter contare su un mezzo adeguato il Canadair che carica 6500 l di acqua , parto.. e quasi sicuramente spengo l'incendio .

 

Supponiamo, metaforicamente, che l'incendio e’ la partitocrazia.. e non Berlusconi che e’ il prodotto  DOC della partitocrazia.   Parto con il Canadair radicale, perché io sono radicale e quindi anche il canadair e’ radicale. Arrivo in zona di operazioni ... c'è un incendio della madonna…inizio la ricognizione :

 

-C’è il fronte della giustizia…vedo DiPietro e Grillo incazzatissimi che gridano..in Galera!! In Galera!! Dipietro ha la tonaca da magistrato PM ed ha in braccio due mammozzi, un Giudice ed un Avvocato e grida in continuazione..la Giustizia sono io PM !! Obbligatorietà, Obbligatorietà Dell’Azione Penale..incrimino chi mi pare senza assumermi alcuna responsabilità.

 

-più in la c’è il fronte dei Chierichetti e del Vaticano…..c’è la CEI al completo ed il Papa che fanno finta di soffrire insieme ai molti fedeli ..bruciacchiati che hanno perso pure la casa. Ma chi è visibilmente eccitata è la Bonetti insieme alla Moccella che indossano il cilicio e faticosamente cercano di rianimare corpi bruciacchiati con l’alimentazione forzata. Quest’incendio è una benedizione di Dio..! E’ un’occasione insperata per soffrire e redimere i nostri peccati per guadagnare la vita eterna !!

 

-ma il fronte più grande è quello di RAISET…ci sono tutti  da Vespa (vestito da cardinale)..Santoro, Travaglio e tutti i  giornalisti televisivi ed i conduttori di dibattiti….i dibattiti…! Ma cosa sono? Dunque ,dicesi Dibattito,una accozzaglia di minimo 5 invitati sfigati convocati a mezzanotte ,perché prima c’è il grande fratello, moderati da un conduttore televisivo affetto da “Santorite”. Il criterio fondamentale richiesto per la partecipazione è quello di interrompersi reciprocamente e parlarsi addosso . In questo, sono magistralmente aiutati dai conduttori santorici. La Santorite è un’epidemia che si sviluppata in RAISET,il virus è stato individuato e denominato “ruotolo” ma non ancora debellato. Il conduttore contaminato,dopo aver consentito all’ospite di biascicare il Soggetto ed il Predicato Verbale, irresistibilmente chiede il collegamento con “ruotolo” e nonostante l’intelligenza degli italiani, non si capisce un tubo. Non si era mai verificato,sin dal tempo dei Profeti, un attacco più letale al Pensiero Logico.

-ci sono altri fronti ,ma già questi bastano e avanzano.

 

La situazione è drammatica e mi dirigo verso il lago più vicino…sono già allineato per caricare , sto per entrare in acqua (speravo quella di Fiuggi) ed un compagno socialista mi ferma e mi dice :  questo è un lago Socialista e solo i canadair socialisti possono prendere l’acqua qui …altrimenti perdiamo la nostra “Identità”!

Senti, io cambio la scritta sulla fusoliera e ci metto Rosa nel Pugno o meglio ancora Progressisti..ti sta bene? Non ne parliamo proprio..e la nostra Identità dove va a finire..?

Riattacco (aeronauticamente vado via) e mi dirigo verso il lago Verde. Già in lontananza vedo Pecoraro che mi ferma e mi dice : tu sei un canadair radicale,è vero siamo quasi d’accordo su tutto a parte la legge elettorale, ho pure riconsegnato le manette alla Polizia, ma se ti faccio prendere l’acqua qui perdiamo la nostra Identità; Boato che è lì dice che forse sarebbe opportuno ..ma,niente da fare, sono costretto ad andar via.

Sono disperato, mi rimane l’ ultimo lago, quello della Sinistra Radicale e poi il mare del PD ,ma il mare è molto lontano.

Il lago della Sinistra R. è molto grande però se lo sono diviso con delle boe e non è agevole caricare l’acqua. Ho buone speranze in quanto PR e Sinistra Radicale sono quasi sinonimi, mi avvicino fiducioso, già vedo Salvi, Diliberto,Vendola, Ferrero e Bertinotti che con molto garbo mi dice : giovanotto ,lei è un canadair radicale e non può prendere l’acqua qui perché perdiamo la nostra Identità! Ho già detto a Marco che se fossi venuto a Chianciano ,ci sarei venuto solo con la mia Identità.

Ma …siamo entrambi Radicali, dov’è il problema?

Giovanotto, qui c’è un equivoco ! Questi giornalisti, un po’ rincoglioniti, non si sono accorti che da 60 anni esiste il Partito Radicale, unico a non aver mai cambiato nome, e da addetti ai lavori dovrebbero stare più attenti; Diliberto è incazzato come una bestia perché passa per il Radicale di Sinistra.

 

Sconsolato mi dirigo verso il mare PD ; come mi aspettavo trovo Franceschini che con accento romagnolo parlando a raffica mi fa un cazziatone….ma sei matto? Ti presenti qui con un canadair radicale neppure benedetto dal cardinale Bagnasco ?

Ma in parlamento siamo nello stesso Gruppo !

Capisco, sei disinformato, non sai che abbiamo divorziato . Se lo viene a sapere il cardinale Bagnasco, si incavolerà come un picchio perché dovrà attivare l’uffizio della Sacra Rota.

Sono atterrato senza aver fatto uno sgancio, e mi sono reso conto che il problema  non erano le proposte e le battaglie politiche da fare, ma il problema vero era la famigerata “IDENTITA’’

 

Si scambia l’identità personale con quella del Gruppo, Branco o Partito che sia. L’identificazione è quasi totale e una sconfitta del Branco viene vissuta come una sconfitta personale. L’identificazione col Partito  muta il soggetto identitario in un “fedele”qualsiasi cosa faccia il partito, perché altrimenti rinnegherebbe se stesso. In 2000 anni la Chiesa è riuscita a far diventare questo meccanismo quasi antropologico ed infatti ha sempre parlato di Fedeli e non di Credenti.

Cari compagni socialisti,repubblicani, liberali, verdi, della sinistra in tutte le sue sfumature, se vi ostinate a fare i Fedeli e non i Credenti ed a mettere sulla vostra Carta D’Identita’,non il vostro nome , ma il nome del Partito, ho il timore che al prossimo rinnovo della C.I. al comune ,troverete la scritta : DECEDUTO.

Perciò ,dateve una mossa ! Facciamo un Contenitore e non una Chiesa ; chiamatelo come volete…io suggerisco  Partito Progressista, o Riformatore e entriamo nell’ordine di idee che il Partito è un mezzo per portare avanti idee e battaglie condivise ,anche solo a maggioranza, se volete qualificata.

-

 

Caro Troll-air, io direi che prima di venire a manifestare il tuo urlato programmino del piffero avresti bisogno di una eccellente ripassata all'italiano, inteso come la lingua ufficiale della Repubblica Italiana.

Mai titolo di un post fu più azzeccato...

D'accordo su quasi tutto, ma mi preme puntualizzare alcuni dettagli:
1. Nel Mezzogiorno, dove non c'era stata guerra partigiana od altro, nel dopoguerra molti fascisti in cerca di rilegittimazione entrarono nel PCI - e vi furono benvenuti, nel concetto che tutto faceva brodo.
2. Quando il PCI cercò di impostare maggioranze larghissime e non di cercare un'alternanza legislarura per legislatura, fu non solo per il timore di un colpo di stato (non del tutto impossibile, v. "Paino Solo"), ma in gran parte per la sua storica diffidenza ed autopercepita estraneità al sistema vigente, che lo portavano a cercare maggioranze enormi (impossibili) tali da poter modificare le regole. La convinzione, poi che il fascismo sia l'anima profonda della borghesia italiana si vede tuttora nella reazione al berlusconismo, appaiato al fascismo e sentito come quasi inevitabile.
3. Più importante di tutti, la grande differenza nella situazione italiana, che evitò al PCI la progressiva evanescenza di PCF e PCE, fu la "craxizzazione" (mentale prima che operativa, e non dovuta al solo Craxi) del partito socialista e la sua conseguente implosione durante Tangentopoli: così il PCI si trovò - oltre ad essere legittimato come "onesto" - ad occupare, praticamente da solo, uno spazio che in altri paesi era occupato da partiti socialisti. Così poté, durante e dopo i governi Craxi e CAF, espandersi in prestigio e potere, specie locale; e dagli anni Novanta tentò, goffamente, di "socialistizzarsi" (entrata nell'Internazionale Socialista e poi nel PSE, etc.). Non solo non vi è mai riuscito bene, come dimostra la successiva evoluzione recente col ridistanziarsi dal PSE, ma ancor più interessante è il percorso di coloro che allora erano nel PSI, a dimostrare la portata della svolta "craxiana"; mentre pochissimi, come Amato, si acccostarono all'ex-PCI in viia di "socialistizzazione", da loro è costituito il nucleo dell'organizzazione di Forza Italia, poi PdL: Tremonti, Cicchitto, Frattini, Sacconi, Brunetta, il neoeletto in Campania Caldoro, e molti altri da lì provengono - in certo senso Berlusconi stesso.
P.S. Ho avuta, nel corso di una seduta spiritica, la rivelazione che P.A.L.M.A. è effettivamente un acronimo, sta per Pluto-Anarco-Liberal-Massonica Associazione (l'originale è in inglese, ovvio; i giudei ci sono ma non si dichiarano, ovvio anche questo).

Puntualizzazioni tutte perfettamente condivisibili, almeno sulla base di quanto mi è dato conoscere.

Rilevante, in particolare, l'osservazione 3. sulla "craxizzazione" ed il destino politico, e personale, dei fedeli di Craxi sopravissuti a Mani Pulite.

In tempi recenti, per circostanze fortuite, ho seguito con attenzione i loro scritti "teorici" e le loro attività. Mi sembra ora chiara una cosa: il PdL, che prima era solo il contenitore in cui avevano trovato rifugio, sta sempre di più diventando il loro partito, il PSI che sognavano. Ne conseguono varie cose, alcune interessanti. Fra di esse il fatto che Fini ed altri ne siano sempre di più estranei, i "liberisti" del PdL ne siano sempre di più un'utile brufolo usato per far finta che vi sia dibattito sulle questioni "morali", e la Lega cresca, lentamente ri-distaccandosi (oso prevedere) dal PdL-PSI. Il tema merita una riflessione scritta, alla quale sarà però bene far precedere una riflessione silenziosa più attenta.

P.S. Solo su una cosa ho dei dubbi, "esistenziali" in un certo senso: se "Palma" è un acronimo, chi era quello che (15 anni fa circa) fumava saporiti sigari cubani nel mio appartamento di Madrid, tirandoli dalla finestra, con graziosa parabola, sul marciapiede della Calle de Felipe IV all'arrivo di mia moglie, che non sopporta l'odor di sigaro?

il PdL, che prima era solo il contenitore in cui avevano trovato rifugio, sta sempre di più diventando il loro partito, il PSI che sognavano. Ne conseguono varie cose, alcune interessanti. Fra di esse il fatto che Fini ed altri ne siano sempre di più estranei

In fondo Fini viene da una costola socialista più vecchia :-) Non è per caso che il Movimento Sociale (e prima la Repubblica omonima) si chiamasse "sociale"...

 

Non intendo certo dire che repubblica e movimento di cui sopra avessero più nulla a che vedere col socialismo - il problema è che neanche i personaggi di cui sopra (tra i quali avevo trascurato Bertolaso), pur in modo più soft, hanno più qualche cosa a che vedere col socialismo.

E come è vero che il peronismo non è fascismo, ne è comunque una componente necessaria ma non sufficiente; daltronde, il fascismo proprio è fenomeno storicamente legato ad una serie di fattori difficilmente ripetibili. Detto in altri termini, non penso proprio che lo rischiamo, ma la cialtroneria c'è tutta (come c'è, troppo simile, nel PD, per percorsi diversi ma paralleli, come è stato qui da altri abbondantemente detto). Confido affondino entrambi i gruppi, son legati, e spero piombati, dalla cialtroneria (anche Fini & c.) - intanto affondano il paese.

riguardo al punto 1, ti posso garantire che anche nel nord, dove c'era stata la guerra partigiana, molti fascisti (almeno molti fascisti del 24 luglio) entrarono a far parte del PCI: fra gli altri il "superpartigiano" Arrigo Boldrini e il padre di D'Alema

mah, il tutto e' dubbio.
Persino Togliatti mise in pubblico un appello
ai "compagni in camicia nera."
Il fenomeno ha nulla di patologico in un paese che fascista era davvero e bisognava produrre consenso.

c'erano anche affinità sostanziali; c'è un articolo del padre di d'Alema sul settimanale fascista ravennate dell'autunno del 1940 in cui si esalta la guerra fascista e nazista contro le democrazie plutocratiche, il quale, una volta tolti gli accenni antiebraici, si potrebbe trasportare pari pari in una qualunque polemica antiamericana e terzomondista del dopoguerra

Certo, questo e' fenomeno poco compreso (adesso.)

I movimenti di massa anti-governativi (Nsdap, KPD, i fasci) furono uniti nel loro  assoluto odio per la democrazia (assai debole) di marca liberaloide degli anni dal primo novecento agli anni '30.

Ergo si troveranno articoli di questo genere un pochino ovunque.

 

Ho avuta, nel corso di una seduta spiritica, la rivelazione che P.A.L.M.A. è effettivamente un acronimo, sta per Pluto-Anarco-Liberal-Massonica Associazione (l'originale è in inglese, ovvio; i giudei ci sono ma non si dichiarano, ovvio anche questo).

Colti con le mani nel sacco. In realtà Palma, altrimenti noto come פלמ, é l'italianizzazione di Palmach.

PALMA

palma 6/4/2010 - 09:45

(dice Google) e' soprattutto un'isola in Spagna.

Ma Pugliese Caratelli e' il mio professore? il figlio?

 

Re: PALMA

Janko 6/4/2010 - 21:47

Professore dove e quando? Potrebbe essere stato mio padre (che non è più...)

Re(1): PALMA

palma 7/4/2010 - 09:22

Penso sia suo padre dunque, (sns, anni '70, del secolo scorso)

La Ringrazio.

Re(2): PALMA

Janko 7/4/2010 - 23:24

Luogo e tempo coincidono. Grazie a Lei del ricordo.

“Per chi non è di quella generazione: vi fu un periodo in cui le discussioni erano tra chi stava "né con lo stato, né con le BR" e chi stava con lo stato; le BR non dibattevano granchè dato il loro contenuto cerebrale da facoltà di sociologia.”

La battuta è splendida, purtroppo. Da sociologo devo riconoscerlo. Ma voi restate degli stronzi!

ciao

http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/religiosi/3973-massoni-ed-ebrei-contro-il-papa-sbagliato-chiedere-perdono-di-che-cosa-gli-ebrei-da-sempre-nemici-della-chiesa-e-deicidi-omosessuali-misericordia-ma-gli-animali-sono-piu-ordinati-di-loro-caso-claps-sconsacrata-la-chiesa

 

 

 

 

 

Il link (qui sopra) e' vero e non e' uno scherzo. Riassume il pensiero (di non so bene chi) su un tema decisivo: se gli ebrei siano o  meno "deicidi". La risposta del sig. G. Babini e', senza dubbio alcuno, positiva. Non sto a tediare il lettore con la ripetizione della nozione dello strangolamento dell'economia della germani Guglielmina e Weimariana da parte degli "ebrei" (di certo abbiamo ora prove inconfutabili che dei miserabili viventi in ghetti in Bielorussia ebbero capacita' che nemmeno.... Bill Gates si sogna di avere.)

Non sto nemmeno a tediare il lettore con l'osservazione che se il piano, cosidetto "divino", era di far crocifiggere il sig. in questione, non si capisce bene se bisogna "obbedire" gli ordini (ergo crocifiggerlo) o "disobbedire" (ergo andando contro il "padre", il "figlio del padre" e avendo effetti deleteri su tutto il piano salvifico che, appunto, mi dicono, segui' all'esecuzione che mise a morte, ma per settantadue ore, il "figlio".)

Non sto nemmeno a discutere su che cosa sia la "morte" di un "dio" immortale (non capii mai bene come si svolge la vicenda per aver alcuna opinione in merito.)

Forse, se i rappresentanti (o no? sono i prelati individui che parlano per dar aria ai denti?) delle istituzioni ecclesiali dei cristiani, imparassero a star un po' zitti, non vi sarebbe almeno il tempo di lasciare che le magistrature di molti paesi, individuino colpevoli e li trattino nel modo richiesto dalla legge?

 

 

Tra le altre perlacee scoperte del sig. Babini vi e' anche la bizzarra idea che gli animali (non umani) obbediscano agli "ordini della natura" e non copulino gli uni con gli altri per ragioni meno che riproduttive e strettamente eterosessuali, che appare persino in un (celebre, ma davvero) caso (Lawrence vs. Texas, del 2003, in cui vennero dichiarate incostituzionali le leggi contro la sodomia, vedasi

http://www.law.cornell.edu/supct/html/02-102.ZS.html)

L'idea, che esista un "metodo naturale" della vita sessuale (tra gli animali, umani e non) e' l'oggetto della discussione celebre di Bagemihl.......

Ma questi dove vivono?

 

Un alto prelato (V. Paglia) disse tuttavia a AJC (comitato ebraico negli Stati Uniti che e' un pochino puntiglioso sulel questioni dello sterminio, avendo adottato l'interpretazione che le vittime di Shoah erano innocenti massacrati, non cospiratori, finanzieri, etc.) che le opinioni del Sig. Babini sono opposte a quelle delle "linea ufficiale" della "chiesa dei cattolici."

 

Viz. 

http://www.ajc.org/site/apps/nlnet/content2.aspx?c=ijITI2PHKoG&b=849241&ct=8162481

E' bello, che questa vicenda della pedofilia, faccia saltare i nervi a questi "sant'uomini" consentendogli di esprimere i concetti a loro cari che solitamente, in tempi di politically correct, erano costretti a tenersi per se.

PS

E' un dettaglio (fra le varie idiozie), ma trovo stupefacente come il ritrovamento del corpo di una minorenne, violentata ed uccisa in chiesa e ivi nascosta (dal 1993!), susciti in questi bravi cristiani solo la preoccupazione di sapere se la chiesa è stata o meno sconsacrata dal gesto.

Pare abbia smentito le dichiarazioni attribuitegli.

E come meravigliarsi? In Italia le auto-smentite sono d'obbligo...

 

Non mi meraviglio! Con quel "pare" volevo essere sarcastico :-(

L'avevo capito...invece io volevo esprimere rassegnazione... :-(

Altri emeriti, oltre quello di grosseto, si sono lasciati andare a smodate dichiarazioni di affetto nei confronti dei fratelli maggiori. I quali, da buoni conoscitori dei testi di riferimento, compreso Paolo di Tarso, hanno buone ragioni per non amare questa denominazione

 l'emerito di foligno

Davanti a queste cose, alla verità, al rifiuto del relativismo,si scatenano ... ... senza ritegno le forze del male, i demoni che non dormono mai e sono sempre in agguato,pronti a colpire". Chi sono oggi questi demoni?: " in questa campagna di odio vedo senza ombra di dubbio la mano della massoneria americana, che é molto più forte, agguerrita e violenta di quella italiana che come sempre accade é blanda anche nella persecuzione. Poi direi le forze ebraiche da sempre ostili alla Chiesa cattolica". Ecco gli ebrei: " io non sono anti semita e tanto meno nutro risentimenti con loro. Ma su certe cose bisogna parlar chiaro e in modo franco". Ovvero?: " la Chiesa deve cercare il dialogo, indubbiamente e con tutti, ma nel reciproco rispetto. Ora mi sembra che questo rispetto da parte loro stia venendo meno". Poi la stoccata: " Cristo li ha perdonati, ma storicamente non é sbagliato definirli deicidi. Loro hanno rinnegato, nella loro durezza del cuore, il Figlio di Dio e un mio vecchio maestro diceva che se Cristo fosse vissuto a Napoli non sarebbe morto in croce, a Gerusalemme sì".

l'emerito di catania

Gli attacchi più forti arrivano dall' estero, ma anche in Italia le cose non vanno bene: " spesso i media  sono faziosi e tendenziosi e mirano a distruggere invece che costruire, sbagliano". Ora ci si mettono anche gli ebrei: " loro hanno sempre aspettato le occasioni giuste per attaccare la Chiesa e non é una cosa nuova.

l'emerito di cosenza

 ...Detto questo  va affrontato il problema ebraico". Avanti: " io ho grande stima degli ebrei e sicuramente non mi considero anti giudeo o antisemita e valuto una cosa insensata l' antisemitismo, ma in tutta sincerità non comprendo per quale motivo il mondo ebraico ogni tanto debba fare invasione di campo nelle cose della Chiesa cattolica". Da che cosa dipende?: " probabilmente dal fatto di non avere smaltito un complesso di colpa relativo alla inconsapevole uccisione di Dio da parte loro. Accusarli di deicidio é esagerato, ma certamente se leggiamo le scritture, loro, in modo inconsapevole, misero Dio a morte e dunque sono inconsapevoli deicidi". Non hanno saputo capire la verità: " ecco, appunto, e la cosa strana é che ancora oggi si rifiutino. Cristo non li ha mai disturbati o attaccati e loro lo rinnegano, mi colpisce questa loro chiusura e nutro perplessità verso coloro che vivono nelle certezze. Ecco il motivo per il quale occorre pregare per la loro conversione e per quella di tutti".

e l'emerito di Telese, Cerreto e Sant' Agata

Gli ebrei?Il loro Messia é arrivato da tempo". Eccellenza, il Messia degli ebrei sarebbe arrivato? :"certo. Il denaro, il potere, la ricerca del successo tecnologico nel quale trionfano. Dunque sia gloria al loro messia. Per la verità un idolo comune anche a noi cristiani. Il suo fascino riguarda anche noi e non solo loro". Lei ordinato Vescovo da Pio XII come giudica le invasioni di campo degli ebrei nella sua causa di beatificazione?: " Ma si occupino dei fatti loro. Mi domando, che cosa ne sanno della sensibilità di quell'uomo santo? Che cosa capiscono loro della idea stessa della santità che gli é del tutto estranea? Nessun vescovo cattolico si é mai intromesso nelle loro cose e quindi facciano la stessa cosa". ...

 

Loro hanno rinnegato, nella loro durezza del cuore, il Figlio di Dio e un mio vecchio maestro diceva che se Cristo fosse vissuto a Napoli non sarebbe morto in croce, a Gerusalemme sì".

Questa e' fantastica: immagino, al posto della Via Crucis, una processione da Piedigrotta al Vesuvio al coro di "Funiculi' funicula'"... E se non fosse morto in croce, che ne sarebbe stato dei piani divini per la redenzione del genere umano? Avrebbe dovuto ripetere il tentativo finche' gli fosse capitato di nascere nel posto giusto, cioe' sbagliato? Ma dove li scelgono gli emeriti, tra quelli scartati alle selezioni per il Grande Fratello?

e la nozione di questa "combriccola" che vuol "colpire" il papato e' connessa, guarda mai, alle industrie che producono pillole abortiste....

Il blog, che in teoria dovrebbe essere a favore di un'economia di mercato, mi sembra un po' silente sulla volontà dell'attuale governo di tornare indietro su una delle (poche) cose buone fatte dal precedente governo, in particolare dal vituperato Bersani, ossia l'abbozzo di liberalizzazione delle attività professionali. E' da imputare a mancanza di tempo, a partigianeria o alla notoria preferenza dei sinistri, o ex-sinistri, di criticare la propria parte più che l'avversario?

Signor Bigioni, ma suvvia!

Ma le paiono cose da dire?

EX?

palma 16/4/2010 - 08:40

Dottor Bigioni, EX lo dice a Roberto Zaccaria, io sono uomo di mondo sa, non feci tre anni di militare a Cuneo ma tre di Turchia, cinque di Cina e infiniti anni IN AOI!

 

E se cosi' fosse, quandanche? E' molto meglio criticare cio' che potrebbe (con forti dosi di ingiustificato ottimismo) anche aver qualche effetto. Il governo e la sua maggioranza e' divisa su immettere o la comunione obbligatoria o il gagliardetto delle giovani italiane,c he vuole che io  critichi?

NON E' UN POST BREVE: L'HO SCRITTO A BRACCIO. CERCHERO' DI EVITARE PER IL FUTURO.

Buonasera a tutti.

Intervengo per la prima volta. Sono un architetto, quindi estraneo al mondo dell'economia, se non per il poco che se ne studiava ai miei tempi in materie come Urbanistica e Pianificazione territoriale (Ricardo, von Thunen, Dunn, Isard, Haig, Alonso ...). Meno estraneo a quello della politica, sia perché in Italia è difficile non averci a che fare proprio per nulla, professionalmente, sia per passione civile: specialmente chi, come me, è cresciuto nella regione forse -all'epoca- tradizionalmente più malconcia del sud, già dagli anni del liceo aveva più di qualche ragione per vedere nella progettualità politica una grande occasione di riscatto.  Non personale, ovviamente. In campo politico i miei principali riferimenti sono (oltre, in senso assai più lato,  a Benedetto Croce) Luigi Einaudi, Piero Gobetti, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi e, a braccio, molti ne ometto.

Detto questo, premesso che se mai ci sarà occasione di intersezioni economia-urbanistica nel mio piccolo non mancherò di intervenire. il tema PCI-PDS-DS-PD mi interessa, anche se non è mai stata la mia parte politica, a eccezione del periodo Luglio-Dicembre 2009, quando mi sono iscritto al PD per sostenere la mozione e la candidatura di Ignazio Marino. Sono molto in dubbio, però, se rinnovare l'iscrizione 2010.

Ho visto dall'interno -è un punto di osservazione molto interessante-  un partito senza identità e paralizzato da lotte di fazioni che spesso hanno poco o nulla da spartire con ragioni di "ispirazione" politica, di provenienza culturale e quant'altro. Dilanianti, come tutte le lotte interne motivate da ragioni di potere piuttosto che di governo, sia pure solo di governo di un partito.

 

Vado un po' a flash.

Penso che nel PCI fosse ancora assai radicato e forte il mito leninista che, però, non riuscì mai a calarsi nella nostra realtà per dar vita a un'autentica spinta riformatrice. E' vero solo in parte, secondo me, che il PCI fosse rivoluzionario nella propaganda e nella predicazione e di fatto socialdemocratico nell'azione politica. La tradizione leninista, per lo meno nella sua versione italiana, mi pare abbia sempre perseguito il patteggiamento sui principi: Parigi val bene una messa, insomma. E Parigi, tra le righe, era il sol dell'avvenire. Gli stessi uomini di cultura  del PCI, che pure  hanno dato un grande contributo alla cultura italiana (penso ad Angelo Tasca, Emilio Sereni, Paolo Spriano, allo stesso Gramsci) sono stati messi alla porta o nel dimenticatoio quando non strumentali alla causa politica del partito: penso ancora, da Gramsci a Pasolini, passando per Ignazio Silone ed  Elio Vittorini.

4 nodi, in particolare, rimangono, nella mia mente senza spiegazione plausibile:

1. l'arrivo di Togliatti in Italia e il suo immediato accordo con la monarchia e con Badoglio per  sfasciare il fronte antifascista;

2. tiepida adesione alla lotta per la Repubblica, un po' più decisa da parte dei socialisti, combattuta senza mezze misure solo dal Partito d'Azione;

3. art. 7 della Costituzione;

4. costituizione della CGIL sulla base di un patto tra social - comunisti e democratici- cristiani, escludendo dal mondo della lotta sindacale il Pd'A.

Al di là di altro, questi quattro episodi, secondo me indifendibili, hanno condizionato a lungo l'azione politica del PCI.

C'era altro, al contorno: l'eredità del sistema di corporazioni, leggi, potentati, monopoli e protezionismi proveniente dal fascismo, lasciata intatta e moltiplicata da parte dei principali partiti italiani. Alla quale la sinistra (PCI incluso) non mi pare si preoccupasse troppo di offrire un'alternativa convinta a supporto di un'efficace azione riformatrice, che non fu mai realmente delineata.  Condizioni che contribuirono non poco al consolidarsi di un'economia protetta, para-statale e parassitaria: il contrario esatto di una di mercato. Probabilmente il PCI e il PSI preferivano pensare a quella struttura burocratizzata perché più facilmente avrebbe costituito una sorta di Palazzo d'Inverno?

La selezione delle classi dirigenti del PCI e soprattutto dei "quadri" interni, che hanno spesso avuto un potere enorme proprio perché "grigio" e incontrollabile,  per me resta tuttora un mezzo mistero.

Il mito dela classe operaia e della proletarizzazione del ceto medio, poi, giocò un brutto scherzo a tutta la sinistra. Da un lato le lotte operaie e contadine promosse in prima fila dal PCI contribuirono  moltissimo ad emancipare le classi subaltenre e ad inserirle nella vita politica e sociale italiana. Dall'altro, però, l'idea di esserne la guida per "elezione della storia" probabilmente contribuì a uno scarso esercizio del ricambio della dirigenza comunista: era logica conseguenza, visto che  il cammino da fare era lungo. Ricordo che quando nella seconda metà degli anni '80, mi pare, uscì il "Saggio sulle classi sociali" di Paolo Sylos Labini, su  Rinascita. ottimo periodico peraltro, si aprì un lungo e serratissimo dibattito tra Gerardo Chiaromonte, che sosteneva fosse in atto la "proletarizzazione" del ceto medio, e Sylos che invece sosteneva esattamente l'opposto: che le classi sociali stessero mutando composizione, sfaccettandosi in modi assai più  duttili ed articolati. Non saprei dire nel frattempo che era andato accadendo negli anni all'interno del PCI e dei suoi organigrammi. C'erano, tra i giornalisti,  vaticanologi e  PCI-ologi: esperti osservatori di questioni interne di 2 mondi tra i più imperscrutabili dell'Italia repubblicana. 

In tutto questo, forse -lo dico molto a naso- la sinistra italiana è stata forse e quasi l'unica in Europa  a non riuscire a lanciare efficaci raccordi tra individuo e società. La dirigenza, soprattutto PCI ma non solo,  aveva capito poco e male i diritti civili: spesso li considerò un optional, una faccenda "sovrastrutturale". Penso, poi, che Sylos avesse molte ragioni, sulle classi sociali.

Come sia, ai prodromi della cosiddetta "rivoluzione informatica" c'è un PCI, o i suoi eredi,  dopo la "terza via"  che non s'è mai capito cosa fosse, benché propagandata nel disprezzo più totale delle socialdemocrazie europee, che sotto sotto forse pensa ancora allla catena di montaggio come a un modello centrale, nel vivo della società. Le domande, invece,  si fanno sempre più individuali, le risposte delle forze politiche cercano di interpretare questo fenomeno prima con la vecchia arma del clientelismo e poi, travolte, col populismo leghista e berlusconiano. Che, però, secondo me nel suo percorso complessivo non può essere liquidato solo con la formula del populismo.

Il PCI-PDS-DS, a mio giudizio,è stato assai estraneo a corruttele e logiche clientelari, ma si è chiuso progressivamente nel recinto rassicurante delle sue antiche certezze ideologiche. Salvo poi chiedersi come mai gli scioperi non riescono più tanto bene, come mai tanti operai votano Lega ecc.

La Bindi, al pari di D'Alema (e sono solo 2 esempi) ragionano ancora al vecchio modo piramidale e antiliberale proprio delle tradizione cattolica (antirisorgimentale), la prima, benché sia una cattolica "adulta", e tecnicamente togliattiano il secondo, quindi altrettanto antiliberale. E mentre a destra risorge l'altra tradizione illiberale dei post-fascisti e dei post-piduisti, il mondo e la vita vanno avanti.

Intanto molta parte del popolo del PD, che al pari di quello del PCI e della DC mi pare assai migliore dei suoi dirigenti, diffida del mercato, del "liberalismo" e del liberismo perché così gli è stato predicato per decenni e perché lo identifica, probabilmente, con Tanzi, Berlusconi e con la crisi finanziaria. Con smarrimento e vuoto di idee, perché cosa c'è da fare se non aprire il paese alle libertà civili ed economiche? Invece c'è ancora chi pensa di convincere gli elettori con la "solidarietà",   il "radicamento sul territorio" e di risolvere i propri problemi interni con le "sintesi" tra istanze  opposte e inconciliabili, invece di votare su priorità e progetti scelti in modo democratico e liberale. E stendo un velo pietoso sui Congressi del PD e, un po' meno, sulle c.d. primarie.

Mi sono dilungato e me ne scuso.

G.C.

 

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