Il prezzo del petrolio e gli speculatori

15 settembre 2008 fausto panunzi
Solo due mesi fa il prezzo del petrolio era arrivato a $150 al barile. Che ruolo avevano giocato gli speculatori?

Quando all'inizio di luglio il prezzo del petrolio è arrivato a $150 dollari al barile, sono stati in molti ad attribuirne la responsabilità agli speculatori. Lo hanno fatto alcuni membri del Congresso americano e anche il nostro Ministro dell'Economia, che ha anche proposto un piano al G8 su come combattere la speculazione. Alcuni giorni fa, come ha segnalato il Wall Street Journal, la Commodity Futures Trading Commission ha pubblicato un rapporto in cui si analizzano le transazioni sul mercato dei futures di diversi beni - tra cui il petrolio - nel periodo gennaio-giugno 2008. Due sono i risultati principali contenuti in questo rapporto.

Il primo è che, mentre in questi sei mesi i prezzi del petrolio salivano fino a toccare il picco l'11 luglio, c'è stata una costante diminuzione della quota di contratti future detenuti dagli "speculatori" (swap dealers).

Il secondo è che, nello stesso periodo, il numero di contratti posseduti dagli "speculatori" che scommettevano su un rialzo del prezzo del petrolio è diminuito dell'11%.

I dati della CFTC, insomma, anche se non risolutivi, non forniscono grande evidenza a favore di chi credeva che gli speculatori avessero giocato un ruolo cruciale nello spingere verso l'alto il prezzo del petrolio.

30 commenti (espandi tutti)

Interessante, attendevo un articolo di questo tipo. In particolare riguardo la speculazione su petrolio, c'è una confusione in internet davvero incredibile (confusione aggravata ancor più da tremonti :_D).

In questa pagina hanno raccolto dati occupazionali USA per il settore finanziario, 1992-2008. Il colpo d'occhio e' notevole.

sec ind employment data

Quindi, appurato che non c'e' stata l'attivita' di "speculatori" o comunque che e' stata di entita' molto ridotta, a cosa sono dovute queste fluttuazioni cosi' elevate del prezzo del petrolio?

Da quanto riesco a capire io, tra la Russiache assume posizioni rigide di politica internazionale e Chavez che "alza i toni" delle sue polemiche con l'espulsione dell'ambasciatore USA dal Venezuela, mi sarei aspettato un ulteriore aumento del costo del greggio.

Quali altri fattori sono entrati in gioco che hanno provocato questo abbassamento dei prezzi?

 

Lo "spettro", ormai sempre piu' concreto, di una lunga recessione in molte zone-chiave del pianeta, e piu' in generale di un rallentamento dell'attivita' economica su scala globale.

si consuma meno petrolio

Ho trovato sul sito dell'IEA una previsione al ribasso, rispetto alle stime precendemente fatte della domanda di olio, ma su una domanda prevista inizialmente di 8.77 x 107 barili/giorno, la nuova stima e' di 8.76 x 107 barili/giorno. Una variazione della domanda cosi' esigua (ed io mi chiedo sinceramente come sia possibile fare una previsione cosi' accurata e se sia attendibile una variazione di una unita' sul secondo decimale) e' in grado di giustificare un ribasso del 30% e piu' del prezzo?

 

Signor Pannunzi mi pare ovvio che gli speculatori si sono ritratti, impauriti dalla campagnia anti speculazione lanciata dal  ministro Tremonti al G8 di Tokio!

Battute a parte grazie per il post che ci da informazioni difficili da trovare altrove (se non si è economisti)

PS

è per post come questi che adoro NFA :-) 

Innanzitutto grazie per il post, stringato, ma con un link molto interessante. La domanda che pongo, dopo aver letto che la speculazione c'entrava come i cavoli a merenda è :cui prodest ? Chi ha veramente tratto profitto dalla folle corsa del greggio, dato che il prezzo pagato dalle compagnie estrattrici dovrebbe essere diverso da quello dello "spot market"? Lavoro nel campo delle materie plastiche, ed i listini delle materie prime (e quello che uso io sono di altissima specializzazione) non hanno risentito in maniera così ampia delle fluttuazioni del greggio, per cui posso dire che la speculazione si è riflessa in massima parte sulla benzina e sull'energia, inoltre vedo che il petrolio scende, il prezzo della benzina no.

Perchè ? cui prodest ?

Fausto hai qualche altro interessante link a tal proposito ? Come si annunciano gli utili delle compagnie petrolifere ?

Il sito con le informazioni più accurate sul mercato del petrolio che io conosca è quello della International Energy Agency. Ci sono poi dei post interessanti, ma spesso troppo tecnici per me, qui

 

Non son sicuro che sia corretto porre la domanda ''cui prodest''. Sembra sottendere l'ipotesi che ci sia stata una manovra orchestrata da uno o pochi manipolatori che hanno tratto profitto dall'aumento della volatilità nel prezzo del greggio. Non c'è nessuna evidenza che questo sia accaduto, o almeno io non la conosco. I produttori di petrolio beneficiano dall'aumento del prezzo, e ovviamente fanno di tutto perché aumenti (con cartelli vari), ma non mi pare affatto chiaro che traggano beneficio dall'aumentata volatilità. Senza ulteriore informazioni dire che non ha beneficiato nessuno. Molti mercati, incluso quello del petrolio, passano periodi di maggiore turbolenza nei prezzi.

Ma la speculazione non dovrebbe servire ad evitare oscillazioni troppo brusche nei prezzi?

da come ne sò io, la speculazione (futures in particolare) fà aumentare la velocità con cui si modificano i prezzi, ma fà anche diminuire il range in cui i prezzi oscillano. In poche parole: prezzi più veloci ma più contenuti. Non sono sicuro se questa mia affermazione sia giusta. Attendo la conferma dagli esperti.

Anzitutto, siccome la parola "speculazione" denota qualsiasi atto di compravendita di un bene (o titolo) durevole motivata (la compravendita) da aspettative di variazioni future del prezzo, quasi tutti gli atti di compravendita sono "speculativi". Meglio quindi non usare la parola. Troppo generica, non chiarisce a quali atti e mercati ci si riferisca, ha connotazioni negative ... insomma, fa solo confusione.

Per quanto riguarda i contratti futures - su petrolio o su tassi d'interesse o su uova ... - essi sono di per se stessi solo strumenti di assicurazioni: comprando/vendendo oggi un contratto futuro sul bene X a tre mesi per il prezzo P ti assicuri di poter comprare/vendere il bene X fra tre mesi al prezzo P. Questo implica che, se fra tre mesi il prezzo di X è diventato P' e tu ti sei impegnato a venderlo a P, ci guadagni se P > P' e ci perdi altrimenti. Viceversa se ti sei impegnato ad acquistarlo ... (possibile che nella fretta abbia invertito tutto ... non si sa mai ... controllate :-)).

Quindi, i prezzi dei futures riflettono solo le aspettative degli operatori riguardo a variazioni future dei prezzi e le loro strategie di assicurazione. Ovviamente, siccome l'opposto dell'assicurazione (la -[assicurazione]) è una scommessa, i contratti futuri possono essere, e sono abbondantemente, usati per fare scommesse (che sono quella cosa che si ha in mente quando si dice "speculazione"). Se indovini la tendenza futura dei prezzi guadagni, se sbagli perdi.

Dovrebbe essere chiaro da questo che il trading su futures può avere tutti i tipi di effetto sui prezzi correnti (o spot), o anche nessuno. Tutto dipende da come gli operatori che agiscono sullo spot market interpretano i movimenti dei prezzi futures, da come usano i due mercati, dalle loro aspettative e via elencando. Nell'aggregato l'esistenza dei mercati futures serve a comunicare una media delle aspettative future sui prezzi di certi beni. Niente di più: né stabilizza né destabilizza, necessariamente, i prezzi spot ma può avere entrambi gli effetti.

La cosa si complica, ovviamente, con beni (come il petrolio) che possono essere "tenuti sotto terra" in attesa di prezzi futuri migliori. Questo permette di "speculare sui prezzi futuri" senza usare futures: invece di comprare futures sul petrolio al prezzo P oggi (nella speranza che il prezzo spot quando la mia future scade sia P'>>P) basta che mi tenga l'olio sotto terra, se ce l'ho, e non lo venda oggi ma attenda il domani, quando il prezzo forse sarà P', per venderlo allora e fare più soldi. Ovviamente, se proprio ci credo che il prezzo crescerà, oltre a tenerlo sotto terra compro anche contratti futures sull'olio, che per ipotesi oggi si commerciano a P << P'. Se ho 100 barili sottoterra guadagno 100(P' -P) al tenerli sottoterra e venderli domani. Se oltre a quei 100 barili che già ho ne compro altri 1000 usando le futures guadagnerò, nel caso abbia indovinato, 1100(P'-P), che son tanti più soldi. Ovviamente, se ho sbagliato perdo tanti più soldi.

Potrei continuare, ma spero aver chiarito che l'unica risposta giusta è: DIPENDE!

Per quanto riguarda i contratti futures - su petrolio o su tassi
d'interesse o su uova ... - essi sono di per se stessi solo strumenti
di assicurazioni

Ma infatti questo e' cio' che scordano i nemici della speculazione per ragioni moralistiche: un'assicurazione (che essi istintivamente reputano "buona") e' sempre l'altro lato della transazione di una speculazione. Questo e' anche piu' vero per strumenti come opzioni e Credit Default Swaps che per le futures.

Il bello e' che per maggior parte tali nemici, sia a sinistra che a destra, si dichiarano ammiratori di J.M. Keynes, che invece era uno speculatore accanito (anche prima del 1919, data presa per buona dai suoi agiografi per dissipare i sospetti che il suo lavoro al Tesoro tra il 1915 a giugno del 1919 gli avesse fornito utile inside information).

Michele, pensavo un paio di giorni fa... questo ragionamento rimane in piedi se si considera la possibilita' che i mercati "si inceppino" o che qualche controparte fallisca con il beneplacito di un governo che congela i diritti dei creditori e/o altre belle cose cui stiamo assistendo adesso?

grazie michele, tutto chiarissimo! :-)

D'accordissimo con Michele..DIPENDE.

aggiungerei solo una nota all'ultimo tuo paragrafetto...dico solo che secondo me nei prezzi dei futures sono comprese anche le informazioni sul fatto che alcune scorte di petrolio siano lasciate "giacere" sotto terra..nel senso che il prezzo sconta il fatto che vi sia questa possibilità, perchè in realtà tutti gli operatori sanno quanto siano le scorte totali di ogni singolo paese e quali siano i contratti di utilizzazione sottostanti.

Credo che una gran parte delle fluttuazioni dei prezzi del petrolio possa essere spiegata semplicemente dalle variazioni delle aspettative sul fabbisogno di greggio nel mondo (pressione dal lato della domanda e basta insomma).

Yup ... concordo pienamente. La mia nota era scritta di fretta, indeed. Se avessi la capacità di spiegare la relazione fra prezzi spot e futures, well ... forse farei ancora nFa (perche' e' una figata parlare con gente intelligente) ma da dopo essermi comprato Place Vendome!

Fausto, ma quel sito che hai segnalato www.theoildrum.com è un'autentica miniera ! Grazie ! Segnalo, en passant, che, secondo alcuni degli estensori del sito, l'attuale crisi finanziaria è figlia dell'esplosione del prezzo del greggio (che strano, secondo loro la "speculazione al rialzo" di alcune compagnie finanziarie ha avuto un ruolo non da poco, mah...più frequento gli economisti più mia moglie mi vede nervoso), e con la corsa di prezzi di benzina e prodotti alimentari la gente ha avuto meno soldi per pagare i mutui, avvitando su se stessa la croisi finanziaria.

Chiudo, per voi amerikani, con l'intervista a GT del TG1 ore 20,30, che ha detto (more or less) : ben gli sta, lo dicevo nel mio ultimo libro che gli USA stavano finanziando la globalizzazione, indebitandosi e comprando merci a basso costo dalla Cina, adesso meno finanza e più cose concrete, dove noi siamo messi molto bene, perchè siamo il secondo paese manifatturiero dopo la Germania(penso si riferisse all'Europa, ma non lo ha detto).

Concludo: lavorando per e con il manifatturiero sono molto contento  di avere un ministro come GT !

Chiudo, per voi amerikani, con l'intervista a GT del TG1 ore 20,30, che
ha detto (more or less) : ben gli sta, lo dicevo nel mio ultimo libro
che gli USA stavano finanziando la globalizzazione, indebitandosi e
comprando merci a basso costo dalla Cina, adesso meno finanza e più
cose concrete, dove noi siamo messi molto bene, perchè siamo il secondo
paese manifatturiero dopo la Germania(penso si riferisse all'Europa, ma
non lo ha detto).

Concludo: lavorando per e con il manifatturiero sono molto contento  di avere un ministro come GT !

Oh bella, e perche'? Anche assumendo che la sua tesi sia corretta (e secondo me e' vero il contrario, vedi piu' avanti), l'attuale stato di turbolenza sui mercati finanziari non dipende certo dalla presenza in via XX Settembre del Commercialista con i Calzini a Pois.

Se poi il suddetto CciCaP davvero vuole il bene del Paese, non vedo come possa rallegrarsi del fatto che l'Italia ha un'industria che compete con quella della Cina, dove i salari sono 20 volte inferiori. Il fatto che competerci sia per l'Italia un'impresa persa in partenza non dipende certo dal fatto che gli USA compravano indebitandosi: anche a pagare c.o.d. quello che conta e' il rapporto qualita'/prezzo; e in ogni caso Wal-Mart non passera' da prodotti made in China a prodotti made in Italy proprio ora che la crisi economica sta cominciando a intaccare i consumi (semmai il contrario).

E se poi vengono messi dazi per proteggere produttori locali inefficienti, chi ci rimette sono i consumatori locali (che numericamente sono molti di piu' dei produttori). Un governo decente che voglia garantire bassa disoccupazione e salari elevati ai propri cittadini dovrebbe semmai cercare di elevare il valore aggiunto della produzione locale, il che richiede una pubblica istruzione funzionante e una buona infrastruttura. Invece quello che l'Italia ha da molti decenni e' esattamente il contrario, frutto di politiche che coccolano produttori inefficienti e corporazioni d'ogni tipo, punendo contribuenti e consumatori. Risultato? Servizi da terzo mondo a prezzi da primo, investimenti stranieri trascurabili (e vorrei vedere: che direbbero poi i Colaninni e Toti vari nel vedere il loro giardinetto calpestato dai barbari?) e prodotti da esportazione sempre meno competitivi.

Marco, sono felice che il sito che ti ho segnalato ti sia piaciuto. E' veramente molto ricco di post interessanti, anche se ti confesso che alcuni sono veramente troppo specialistici, almeno per me.

Sull'intervista al Tg1 del nostro Ministro dell'economia, che dire? Che ho esami tra poco e devo chiudere qui il mio commento. 

Conosco un po' l'argomento. In pratica. 

Mi sembra che qui nessuno lo ha ancora detto ma c'e' una relazione intermarket che se non e' la spiegazione aiuta pero' a capire alcune cose.

Su Keynes concordo con Michelangeli. Era uno speculatore accanito e anche bravo. Da vecchie letture mi sembra di ricordare che seguisse con attenzione l'andamento della soia, pork belly, ecc. informandosi accuratamente sui raccolti Usa e cosi' via. Mi pare che investisse soprattutto fondi dell'Universita, di cui era amministratore. Con ottimi risultati (e' la prima volta che intervengo, spero proprio che la memoria non mi abbia giocato un brutto scherzo). E se la Gelmini...

 

Mi sembra che qui nessuno lo ha ancora detto ma c'è una relazione
intermarket che se non è la spiegazione aiuta però a capire alcune
cose.

Dai, spiegacela che capiamo anche noi. Parché qua no se capise gnente sinò!

Ah, Marco Esposito: vara che la crisi dei mutui in 'merica la ga cominsia un ano bon, anca de più, de prima che cominciase a cresar tanto el preso de la benzina e degli alimentari. E po': saran povareti li americani, ma quanto spendeli in benzina e pan? Tanto come por la casa? Casete picole ...

Non ho detto che il prezzo del petrolio ha innescato la crisi dei mutui, ho detto che (tra le altre cose non secondo me, ma secondo il sito di cui Fausto aveva dato il link) ha fatto in modo che la crisi si  avvitasse su sè stessa. Quanto spendono gli americani in benzina e pane ? Non lo so, ma penso tanto, visto che la loro mobilità è elevatissima, con tragitti casa-lavoro anche di più di 100 km. Case piccole ? Non credo proprio, costose direi.

Provo a indovinare cosa avesse in mente Luciano Priori F., usando un suggerimento che m'è arrivato oggi per posta da un lettore che ha tempo per scrivermi lettere lunghissime ma non per mettere commenti tecnici brevissimi (sei anonimo, quindi non ti scaldare per la battuta ... incarta e porta a casa che me ne devi una :-))

L'argomento, esposto qui sotto, suggerisce che l'evidenza riportata nel rapporto che questo articolo illustra non è sufficiente a concludere che la crescita del prezzo non fosse dovuta a posizioni speculative. Suggerisce, anzi, che proprio l'evidenza menzionata potrebbe spiegare la relazione fra attività speculativa e prezzo spot in ascesa. Sia chiaro che, in questo caso, l'aggettivo "speculativo" ha solo una funzione tecnica: denota coloro che sperano di far soldi scomettendo sul fatto che sanno indovinare le variazioni future dei prezzi di qualcosa.

Ecco l'argomento.

Metti insieme il grafico che mostra 'no arbitrage relation' tra future e spot prices (F/p -1 = r + c, dove F = futures, p = current spot, r = int rate, c = cost of carry/storage) e D = S sullo spot oil mkt, e ti rendi conto subito che non c'è nessuna contraddizione tra riduzione di long positions nei futures (11% decline dei contratti long) e aumento del prezzo spot del petrolio. Infatti, se il prezzo p è troppo basso rispetto alle aspettative (embedded in F), e F/p - 1 > r+c) o se le aspettative sono troppo alte rispetto al prezzo spot, voglio VENDERE futures e comprare spot; ovviamente riduco le mie posizioni long (-11%), e aumento la domanda spot, facendo salire il prezzo spot.

Essendo questi movimenti di compravendita, con conseguente variazioni dei prezzi spot e futures, completamente basati su aspettative, essi possono essere attribuiti sia a 'fundamentals' (qualcuno conosce per certo la domanda futura) che a 'speculation' (qualcuno ha delle aspettative strane e tutte sue sui prezzi futuri).

Inoltre, quel che succede nei mkt dei futures può essere solo una frazione dell'attività di 'speculazioné attraverso storage come hai ricordato tu (sarei io, MB) e hanno fatto notare tanti altri qui (negli US) e altrove: se voglio vendere domani, non tiro fuori il petrolio dal suolo natio. Tra l'altro questo fa pure scendere c a quasi zero, e quindi spinge ancor di più l'operazione di cui sopra (compra oggi e aspetta di vendere domani.

Infine, è ovvio che se mi tagli i fondi propri coi quali sto comprando contratti o petrolio (hyperleveraged, non ho un self-financing portfolio, sono un hdge fund che sta scommettendo long - short e che prende i soldi per lo più da banche che vanno sotto o che, per la scarsezza di liquidità, usano soldi altrove, o vedono il valore dei loro attivi scendere), mi tocca vendere. Se poi 2 gg dopo arriva la Fed e mi butta addosso valanghe di soldi, allora posso riprendere le posizioni che avevo.

Ed ecco la morale (del lettore e collega):

Insomma: elementare Watson, no? Se gente intelligente non capisce che buttar moneta nel sistema serve solo a tenerlo tempraneamente a galla, e che la moneta non è crescita, dovrebbero andare a Minnesota o Chicago. ;-)

Osservazione giusta. Infatti, come ricordavo nel post, l'evidenza riportata non è risolutiva. Un'analisi più dettagliata del mercato del petrolio può essere trovata nell'Interim Report on Crude Oil del luglio 2008 della Interagency Task Force on Commodity Markets. Ecco le conclusioni (temo anch'esse non risolutive):

This study examined whether there is any statistically significant evidence that the trading activity of commercial and non-commercial traders and their sub-categories—commercial producers, commercial manufacturers, commercial dealers, swap dealers, hedge funds, and floor brokers and traders—had a systematic influence on the price of crude oil.
To date, there is no statistically significant evidence that the position changes of any category or subcategory of traders systematically affect prices. This is to be expected in well-functioning markets. On the contrary, there is evidence that non-commercial entities alter their position following price changes. This is also expected because new prices convey information affecting the prospects and the risks of those entities. This being an interim report, the Task Force intends to examine these findings further as it continues its work. However, to this point of the examination, the evidence supports the position that changes in fundamental factors provide the best explanation for the recent crude oil price increases.
Observed increases in the speculative activity and the number of traders in the crude oil futures market do not appear to have systematically affected prices.
Moreover, if speculative activity has pushed oil prices above the levels consistent with physical supply and demand, increases in inventories should emerge as higher prices reduce consumption and investment in productive capacity is encouraged. Although this process may take time to unfold, inventories of crude oil and petroleum products, according to available data, have declined significantly over the past year. The view that financial investors have pushed prices above fundamental values is also difficult to square with the fact that prices for other commodities that do not trade on established futures markets (such as coal, steel, and onions) have risen sharply as well.

Mi dispiace che in tutto questo dibattito abbiate tralasciato la vera causa della caduta del prezzo.

Ma non vi ricordate più che Berlusconi aveva minacciato due mesi fa che se il prezzo non fosse sceso rapidamente avrebbe costruito un sacco di centrali nucleari e gli sceicchi sarebbero morti di fame?

Segnalo questo articolo sugli effetti delle restrizioni sullo short selling decise dalla Sec sul mercato dell'energia

Su Rai Tre sta andando in onda "La Storia siamo noi". E' una puntata registrata, come dice la scritta in sovraimpressione, del 7 maggio 2008. Domanda di Minoli: ma quanto dell'aumento del prezzo del petrolio è dovuto alla speculazione? Incredibile ma vero, ecco la risposta di Tremonti: "Purtroppo molto poco. Basta aprire un atlante e vedere la Cina, l'India per capire che il prezzo del petrolio è elevato perchè la domanda è elevata". Due mesi dopo avrebbe proposto al G8 il piano anti-speculazione.

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