PISA 2012: c'è davvero qualcosa di nuovo?

3 dicembre 2013 andrea moro

Sono usciti oggi i risultati dei PISA 2012, i test che confrontano internazionalmente le competenze degli studenti delle superiori, corredati di rapporto INVALSI contenente i dettagli dei risultati regionali per l'Italia. A una prima, rapida, lettura non c'è molto di nuovo rispetto agli anni precedenti. La performance degli studenti italiani delle scuole superiori rimane in media decisamente al di sotto di quella dei principali paesi di riferimento. La stampa nazionale, in cerca di elementi di novità, si sta soffermando su due aspetti con il rischio di disinformare: i segnali di miglioramento, e la performance delle scuole del nord-est. 

Non riporto il riassunto dei risultati - il sito dell'invalsi contiene una eccellente sintesi. Mi soffermo invece sugli aspetti evidenziati dai primi commenti della stampa.

Esistono davvero dei miglioramenti?

Versione breve: l'OCSE fa il confronto con il 2003; in base a questo confronto numericamente esistono sì miglioramenti, ma sono avvenuti per la maggior parte con la rilevazione del 2009. Dal 2009 i miglioramenti sono così lievi che quantitativamente non mi pare il caso di esultare e i titoloni rischiano di creare l'impressione sbagliata. I risultati sono in generale un po' altalenanti, come si può evincere dalla tabella sotto, che ho ricavato spulciando dagli altri rapporti (l'Italia ha cominciato a partecipare in tutti i settori solo dal 2006).

Anno 2000 2003 2006 2009 2012
Matematica   466 462 483 485
Scienze     475 489 494
Lettura 488 476 469 486 490

Si consideri, per valutare la rilevanza quantitativa delle differenze, che i punteggi sono calibrati in modo da ottenere (per i paesi che hanno partecipato alla rilevazione nel 2003) una media di 500 ed una deviazione standard di 100 punti. Variazioni di una ventina di punti quindi corrispondono a differenze della misura di una frazione di deviazione standard. Per fornire un termine di paragone più descrittivo, l'OCSE definisce in modo descrittivo sei livelli per ogni categoria. I primi due livelli (1-2) corrispondano a risultati mediocri, e gli ultimi due (5-6) a risultati eccellenti, secondo criteri e definizioni che potete controllare da soli nei rapporti. Ebbene, le differenze di punteggio fra ciascuno questi livelli sono di circa 70-80 punti. La differenza fra le medie italiana e tedesca in matematica è di 30 punti (ed era di 39 nel 2003).

Comunque sia, i miglioramenti esistono, ma sono stati ottenuti principalmente nel periodo 2006-2009. Sulla fonte di questi miglioramenti non mi risulta esista alcun tipo di analisi dettagliata.

Le differenze regionali

Storia già sentita, basta scorrere il mio post sul tema di 3 anni fa (lo trovate nel riquadro degli articoli collegati): la performance degli studenti italiani è correlata in modo impressionante con la latitudine, i risultati nel Sud Italia e in particolar modo nelle isole sono a dir poco penosi. La stampa però si sofferma sui risultati delle scuole del Nord-est, con un clima da high-five con musica dei Queens in altoparlante ("tra i più bravi del mondo" secondo la Stampa, "campioni d'Europa", secondo il Corriere, per prendere due testate a caso). 

Anche in questo, caso, anche se formalmente le rilevazioni sono (quasi) corrette, non posso non segnalare l'improprietà di confrontare medie regionali italiane con medie nazionali tedesche, austriache, ... dove, presumo, esisteranno pure differenze geografiche o secondo altri tipi di stratificazione. Anche la distribuzione dei dati non aggiunge molto: i top-performers (livelli 5 e 6), per esempio, in matematica, nel Nord Italia sono circa il 15% degli studenti (contro una media italiana del 10%); numero uguale o inferiore al numero di  top-performers NAZIONALI in Germania, Austria, Polonia, Canada, ..., evitando di andare troppo ad Est nel mappamondo. 

I tipi di scuola

Il rapporto INVALSI ci fornisce anche i dettagli per tipo di scuola. I risultati sono quelli previsti: gli studenti del liceo conseguono punteggi considerevolmente superiori a quelli degli studenti degli istitituti tecnici, che fanno meglio di quelli degli istituti professionali, con differenze quantitativamente notevoli. Ovviamente c'è un effetto selezione: gli studenti migliori vanno più frequentemente al liceo, quelli scarsi vanno più frequentemente all'istituto professionale. Basta spostare questi ultimi al classico per migliorarne i risultati? Non è detto ma io azzardo una congettura eroica: non basta ma qualcosa aiuterebbe, e sono convinto che occorre avviare nel paese una riflessione sul ruolo dell'istruzione professionale (soprattutto quella impartita al livello degli istituti tecnici), e sul timing della specializzazione degli studenti. In Italia. A mio parere, gli studenti sono costretti a specializzarsi troppo presto. Oramai non è inconsueto in altre parti del mondo, ed è comune negli USA, avviare la specializzazione tecnico-professionale della maggioranza dei giovani DOPO la laurea, a circa 22 anni. Magari a 22 anni è troppo tardi, ma a 14 è davvero troppo presto.

Difficile trovare dati a supporto di questa congettura, ma alcune riflessioni posso sollecitarle riportando sotto la tabella dei risultati suddivisi per tipologia di istituto e per regione. Invito a confrontare gli istituti tecnici del nord-est con i licei del sud. La tabella riporta i risultati in Matematica, ma i risultati per le scienze e la lettura sono simili: le medie degli istituti tecnici nel nord-est sono simili, se non superiori, a quelle dei licei meridionali; potrebbero pertanto esistere peer-effects di dimensione significativa che inducono gli studenti a far meglio (o peggio) non tanto per i contenuti curricolari, ma perché si trovano a fianco di studenti che fanno meglio (o peggio) per altri motivi. Ovviamente studi più dettagliati sono necessari per supportare questa mia congettura (ma esiste qualcosa, almeno riguardo ai peer-effects), ma la tabella rivela che le differenze regionali esistono in tutte le tipologie scolastiche; non so cosa si faccia in altri paesi ma non è impossibile che parte del gap italiano derivi da una impropria allocazione degli studenti in tipologie di istituto con minori opzioni curricolari per gli studenti eccellenti.

È a mio parere evidente che i contenuti professionali specifici impartiti da un Istituto Tecnico per Geometri o da un Istituto Tecnico Commerciale potrebbero essere assimilati facilmente (e più efficientemente) in un corso post-diploma di un anno (o anche meno); si potrebbe così risparmiare il tempo impiegato ad imparare l'estimo rurale o i rudimenti di partita doppia, o, peggio, dattilografia (che andrebbe fatta al doposcuola delle medie per tutti), per fornire invece un'educazione tecnico-scientifica generica che serva a formare delle persone che sappiano distinguere una media da una mediana. 

pisa 2012 risultati per scuola e regione

Le domande

Concludo con alcuni estratti di quelle che ritengo siano le parti più interessanti del rapporto, gli esempi delle domande impartite. Per chi legge l'inglese il sito dell'OCSE fornisce alcune pagine specifiche per provare le domande e approfondire la metodologia dei test. Servono un po' a smentire il mito sindacale anti-valutazione, secondo cui la tendenza è verso una scuola che "prepara a fare il test" ma non forma le persone. La mia risposta, conoscendo anche solo marginalmente le domande è: magari la scuola riuscisse a preparare a questi test! Un po' serve anche a capire (guardando alle domande più semplici) quanto male facciano così tanti ragazzi italiani, l'aspetto più triste dei risultati. 

Come ho scritto sopra, L'OCSE classifica i risultati in base a 6 livelli, considerando "eccellenza" i livelli 5 e 6. Generalmente, paesi con medie inferiori alle medie di altri paesi hanno anche meno studenti di livello eccellente e più studenti con punteggi corrispondenti ai primi livelli. Per esempio, in matematica, solo il 9.9% consegue un risultato a livello 5 o superiore, mentre il 25% circa ha un livello inferiore a 2. Un altro 24% consegue risultati pari al livello 2. Una domanda a livello 2 è la seguente (tralascio di tradurre il testo completo per brevità, ma spero di riuscire a dare un'idea):

(foto con ciclista e nota descrittiva: Elena ha un contachilometri nel manubrio). Domanda. Nel suo tragitto, Elena ha pedalato 4km nei primi 10 minuti, e 2km nei successivi 5 minuti. Quale delle seguenti frasi è corretta
a. La velocità media di Elena è stata maggiore nei primi 10 minuti che nei 5 successivi minuti
b. blah blah.. [la stessa velocità]
c. [velocità inferiore]
d. [non possono trarre conclusioni sulla la velocità media di Elena dalle informazioni date].

Quindi quasi metà dei nostri ragazzi arriva appena a rispondere a domande di questo tipo, e non supera difficoltà maggiori. 

Nelle scienze, il 44% circa di italiani consegue un risultato corrispondente al livello 2 o inferiore. Una domanda di livello 2 (484 punti o meno) è la seguente:

[sempre riassumendo] Un esperimento verifica gli effetti sull'ambiente del mais GM rispetto agli effetti del mais convenzionale. L'esperimento consiste [riassumendo la descrizione del testo] nel piantare mais in 200 campi e dividere ciascun campo in due, piantare i due tipi di mais in ciascuna delle metà e confrontare i risultati. Domanda: Perché gli scienziati hanno piantato i due tipi di Mais in più di un sito?
A. Per fare in modo che molti contadini potessero provare il nuovo tipo di mais.
B. Per vedere quanto mais potesssero far crescere
C. Per coprire più terra possibile con il nuovo mais GM.
D. Per includere svariate condizioni di crescita per il mais.

Invece, un buon 19 per cento di studenti non raggiunge nemmeno il livello 2. Di questi, il 4% non riesce nemmeno a rispondere a domande del livello 1, cioe a domande di questo livello di difficoltà: 

[Figura con due persone che corrono col testo "esercizio fisico moderato ma regolare fa bene alla salute"]. Domanda: cosa succede quando si esercitano i muscoli? Rispondere si/no:
a) i muscoli ottengono un maggiore flusso di sangue [si/no]
b) i muscoli formano grassi [si/no]

Triste.

49 commenti (espandi tutti)

Attento...

cetax 4/12/2013 - 10:37

...Andrea che fra un po' arriveranno le osservazioni di FSL :o

Concordo con quanto scrivi, in particolare sul fatto che la formazione professionale e tecnica andrebbe spostata a corsi post-diploma e le risorse andrebbero sfruttate molto meglio. Si pensi anche al fatto che spostare la formazione tecnico-professionale a corsi post-diploma consentirebbe di razionalizzare (e per una volta non nel senso di tagliare ma di razionalizzare dando più spazi agli alunni e riducendo i tempi - ed i km - di percorrenza*) sia la rete scolastica che la selva di classi di concorso delle scuole secondarie di 2' grado (circa 200 oggi, e nella migliore delle ipotesi circa 70-80 a modifica compiuta - spostando la formazione tecnico-professionale al post diploma si potrebbero ridurre a meno di 20).

*La molteplicità d'indirizzi nella scuola secondaria di 2' grado rende necessario spostare le scuole secondarie in centri più grandi costringendo molti alunni a percorre decine e decine di km cosa che non si verifica per la scuola primaria e secondaria di 1' grado

Mismatch

andrea moro 4/12/2013 - 13:19

solo osservare quanto si sovrappongono le distribuzioni dei risultati di licei e scuole professionali (gli estremi degli intervalli in verde sono il quinto e 95esimo percentile) dovrebbe far capire che una moltitudine di ragazzi sta nella scuola sbagliata. Ci fossero piu' percorsi nella stessa scuola sarebbe piu' facile e meno costoso reindirizzarli. 

Fra le cause dei risultati un po' deludenti che si osservano nelle matematiche, potrebbe forse esserci un fenomeno che ho spesso osservato intorno a me: ovvero il fatto che la 'Cultura' sia classica per antonomasia.

Io, in quanto una mente scientifica (anche un po' nerd) mi sono sempre sentita un po' discriminata da amiche/professori (spesso donne) che, quasi come un vezzo, dicevano "No, ma io di matematica non ci capisco nulla".

E poi giù con la metrica latina e tutti i piedi fino al minimo dettaglio. Queste persone non vogliono nemmeno conoscere la differenza tra media e mediana (o tra precisione e accuratezza), ciononostante sono considerate "colte".

Invece, l'ingegnere di turno o il matematico o lo scienziato che dicesse "No, per favore, io con congiuntivi e apostrofi proprio non ci riesco", ecco, sarebbe considerato un ignorante.

Non trovate?

come no, e' un nostro vecchio cavallo di battaglia...

E' tutta colpa di Benedetto Croce che vinse la disputa con Federigo Enriques... da allora nel nostro bel paese, cultura significa solo e semplicemente spiaccicare qua e la un po' di latino. Qualche tempo fa qualcuno (non ricordo chi) ne fece un commento proprio qui su NFA.

A chi fosse interessato alla questione da un punto di vista storico consiglio

Lucio Russo Emanuela Santoni - Ingegni Minuti- Feltrinelli

Dall'ultima di copertina:

" La tradizione che a lungo ha emarginato la scienza da importanti settori della cultura italiana è bene esemplificata dall'epiteto "ingegni minuti", attribuito ai cultori della scienza esatta da Giambattista Vico in un brano fatto proprio da Benedetto Croce. Quali sono le radici di questa tradizione e quali sono state le realtà culturali di diverso segno presenti nel paese? Qual è stato il contributo del Rinascimento italiano al sorgere della scienza europea? Perché, dopo i successi della scuola galileiana, la ricerca italiana entrò rapidamente in una profonda crisi?"

ciao.

Perché, dopo i successi della scuola galileiana, la ricerca italiana entrò rapidamente in una profonda crisi?

Al riguardo di questa domanda direi che il fatto che Galileo abbia rischiato il rogo possa aver avuto una certa qual influenza. :-)

Riguardo ai PISA: ma è vero che siamo i primi per quanto riguarda i tentativi di evitare il test. Insomma che, come si dice a Milano, siamo il paese dove ci sono state più bigiate il giorno del test (notizia sentita per radio) ?

immagino sia perchè dopo galileo arriva il 600 e il declino dell'italia.

anvedi

valerio 4/12/2013 - 23:45

Se l'ebreo fosse stato Croce, adesso della Germania ce ne faremmo un baffo!

Probabilmente conoscere la realtà degli istituti tecnici non solo per sentito dire, non porterebbe a trarre conclusioni di questo tipo:

 

È a mio parere evidente che i contenuti professionali specifici impartiti da un Istituto Tecnico per Geometri o da un Istituto Tecnico Commerciale potrebbero essere assimilati facilmente (e più efficientemente) in un corso post-diploma di un anno (o anche meno); si potrebbe così risparmiare il tempo impiegato ad imparare l'estimo rurale o i rudimenti di partita doppia, o, peggio, dattilografia (che andrebbe fatta al doposcuola delle medie per tutti), per fornire invece un'educazione tecnico-scientifica generica che serva a formare delle persone che sappiano distinguere una media da una mediana.

Lo scopo dell'istituto tecnico é (dovrebbe essere) proprio quello di preparare quell'educazione tecnico scientifica e al contempo fornire i contenuti professionali in un tempo più ragionevole della "full immersion" di un anno (o anche meno)

Come sarebbe a dire in un tempo piu' ragionevole? Ci mettono 5 anni, io propongo di farlo in un anno, ed usare i 5 per formare delle persone.

Guarda, io ho fatto il Geometri, qualcosa ne so. Oramai nessuno prende il diploma per poi progettare case. Quando succedeva, non era certo la scuola a fornire le competenze.

Passavamo ore e ore a fare il giro dell'istituto con il tacheometro per disegnare poligoni attorno alla pianta dell'istituto. Ho imparato qualcosa? Poco, e una persona motivata lo avrebbe imparato in una settimana, capendo a cosa serve. Per non parlare degli aspetti grotteschi della "stima analitica" di una azienda rurale, argomento su cui si spende un anno e piu' di una delle materie fondamentali. Di esempi cosi' te ne trovo a decine. 

Certo, studiare la chimica del cemento serve a qualcosa, cosi' come servono l'anno di trigonometria, quello di calcolo (che del resto si fanno allo scientifico), e i due di diritto (che non si fanno neanche al classico). Guarrda caso, si tratta di conoscenze generiche, che hanno solo per caso a che fare con la professione del geometra, ed infatti si acquisiscono anche nei licei; il diritto, no, ma si potrebbe integrare (magari fornendo qualche possibilita' di scelta) in un percorso liceale.

Le competenze specifiche del settore finiscono per essere una  perdita di tempo per la maggioranza degli studenti, compresi quelli che finiscono per fare davvero i geometri, una professione che non puo' essere scelta a 14 anni. 

Ora, qualcuno obiettera' che se la scuola funzionasse, si potrebbero davvero formare i "geometri", whatever that means, all'ITG. La risposta e' no, non si puo' imparare a fare il direttore dei lavori a scuola a 17 anni, ne' a stimare coerentemente il valore di un'immobile. Al massimo si acquisiscono alcuni rudimenti senza capire bene; quello si puo' fare, peccato che nessuno capisce il costo-opportunita', cioe' quello che si sarebbe potuto imparare  in quelle ore in termini di conoscenze generali, per non parlare del mismatch per chi poi decide di fare dell'altro (che non e'  il mio caso, tutto sommato diritto, matematica, trigonometria, matematica finanziaria mi sono poi serviti molto all'universita')

Come sarebbe a dire in un tempo piu' ragionevole? Ci mettono 5 anni, io propongo di farlo in un anno, ed usare i 5 per formare delle persone.

Mi hai fatto ricordare che, a 17 anni, avevo calcolato di fronte a 2 professori che i 5 anni di l'ITIS si sarebbero potuti condensare in 1 beccandomi del presuntuoso dagli stessi, che magari era vero, ma non toglie che pensavo e penso di aver ragione e sono contento di non esser il solo. Dunque, premesso che sono completamente d'accordo, esiste un qualche paese in cui si fa veramente così ? Qualcuno ne è a conoscenza?

Gli istituti tecnici non sono esclusivamente l'ITG che lei ha frequentato. Negli istituti tecnici industriali ad esempio la scelta è spostata ai 16 anni (se non è cambiato nulla nel frattempo) e la specializzazione è ridotta a tre anni, dopo due anni di "cultura tecnica generale".

Onestamente trovo molto riduttivo (e molto poco scientifico) prendere un singolo esempio come assiomatico e da lì trarre conclusioni così perentorie su tutti gli istituti tecnici... Ma probabilmente parto io dal punto di vista sbagliato

Ho anche un fratello che ha fatto un ITI, ma certo,  e' riduttivo parlare aneddoticamente, pero' anche i dati parlano chiaro: esiste un numero enorme di studenti di IT con abilita' in lettura, matematica e scienze che si sovrappongono a quelli degli studenti liceali. In buona misura, sappiamo che questi andranno all'universita' o andranno occupati in lavori in settori diversi da quello di studio. Questo significa che il tempo perso per apprendere materie specifiche e' stato perso del tutto, e sarebbe stato piu' appropriatamente impegnato in acquisizione di conoscenze scientifico-matematiche e logico/argomentative generiche. 

La mia esperienza non sarà la media, ma la racconto ugualmente. Ho 21 anni ed ho fatto ITIS, specializzazione meccanica. Ora studio economia all'università e confermo (ahimè) quello che dice Andrea Moro, in toto, anche se ovviamente come dice lui le nostre sono opinioni personali.

Non è preoccupante che la non-riflessione sulla specializzazione e la scuola duri da così molti anni? Cosa manca ancora per cominciare a parlarne? Una disoccupazione a che tasso?

Per me è fondamentale questo passaggio:

Passavamo ore e ore a fare il giro dell'istituto con il tacheometro per disegnare poligoni attorno alla pianta dell'istituto. Ho imparato qualcosa? Poco, e una persona motivata lo avrebbe imparato in una settimana, capendo a cosa serve. Per non parlare degli aspetti grotteschi della "stima analitica" di una azienda rurale, argomento su cui si spende un anno e piu' di una delle materie fondamentali. Di esempi cosi' te ne trovo a decine.

Le ''competenze professionali''  erogate da scuole come la mia finiscono buttate se vai all'università e, cosa più grave, sono poco utili anche nel mercato del lavoro. Ovviamente lo dico in base al feedback datomi dagli ex compagni di classe e scuola. Quello che ci insegnano è poco utile, perchè sconnesso con la vera pratica lavorativa, è insegnato in troppo tempo, e necessità di continui aggiornamenti che (a mio avviso) se li può permettere solo un vero professionista, che ricava un surplus dall'avere quella specifica competenza nella pratica.

E DAI, è anche insegnato male. Salvo ottime eccezioni, di cui ho beneficiato, a livello di capacità di ragionamente generale intendo.

Credo bisogni anche tener conto del fenomeno overeducation nel nord-est di oggi, nel settore che ho studiato io (metal-meccanica), in relazione con la PMI classica veneta, in cui ho lavorato: a cosa serve insegnare il carico di punta ad un futuro operario (ex studente ITIS) su una sega a nastro non lo so; è sbagliato che vada a fare l'operaio perchè trova solo quello o è sbagliato che sappia il carico di punta?

Non finiranno tutti così, ovvio, ma una grossa parte si, e ripeto, la mia è un' inferenza fatta su dati personali e un piccolo campione.

Sicuramente non basta un commento per riassumere quello che penso, e non so se riesco a rendere l'idea, quindi vorrei far presente che sono sinceramente preoccupato.

Chiedo perdono per il marasma di argomentazione che ho fatto, ma mi tocca da vicino e l'emozione mi frega.

Nella discussione potremmo pure aggiungere un punto: le competenze linguistiche, all'infuori dei licei linguistici o corsi di ragioneria che prevedono un ''esercizio'' più consistente, con un monte ore di insegnamento maggiore, come sono?

''Ragazzi siete la prima classe della scuola in cui si farà qualche ora di meccanica in inglese'', diceva in quinta, qualche anno fa, un mio professore.

Triste, si.

Anche se racconti "solo" la tua esperienza personale è comunque un racconto interessante. Mi conferma l'impressione che l'ITIS non sia cambiato molto in 25 anni (oddio...magari è aumentato il programma di storia :-) ).

Penso che il problema fondamentale dell' ITIS sia il suo essere "ibrido". Vorrebbe creare tecnici per il mondo del lavoro ma allo stesso tempo preparare alle facoltà ingegneristiche (si dice così?). Non riuscendo bene in nessuna delle due cose.

Secondo me la "soluzione" proposta da Andrea Moro sarebbe la migliore, se si vuole mantenere questo doppio scopo, ma c'è  qualche paese che lo fa?

Da quel che so (parlo solo sulla base di conoscenze perlopiù con tedeschi/austriaci) in altri paesi il problema è "risolto" orientando massicciamente l'Istituto tecnico ad istituto propedeutico al mondo del lavoro. Da quel punto di vista per chi cerca uno sbocco professionale è sicuramente più utile dei nostri ITIS, ma altrettanto sicuramente è penalizzante per chi desidera procedere negli studi. Questo rende la scelta del tipo di istituto (scelta che si affronta in giovane età) molto importante perchè scegliere un istituto tecnico è, parzialmente, "ghettizzante".

Non so se e' ghettizzante, dalla figura sopra i tecnici del nord-est fanno meglio dei licei al sud, quindi le porte restano aperte. Pero' chiaramente non e' un'istruzione efficiente ne' per chi va a fare il tecnico, ne' per chi prosegue, e soprattutto per chi cambia idea e fa a fare il fisioterapista. 

La scelta possibile e' trasformare gli istituti tecnici nell'equivalente dei community college americani, lasciare la possibilita' di frequentare per chi vuole gli istituti professionali, ma facendo in modo che ci vada davvero poca gente, ed espandere i licei in modo da offrire durante il percorso l'opzione di frequentare corsi piu' difficili col sistema del tracking che e' in voga nelle high school statunitensi. 

Posso mostrare la mia perplessità ad una riforma se quest'ultima non tocca il punto ''incentivo al professore''?

Nel senso: noi a scuola facevamo pressione a volte, perchè ci venissero impartiti alcuni insegnamenti piuttosto che altri, ma sostanzialmente il nostro interlocutore era un muro.

Non ho mai capito veramente con chiarezza come sia l'assetto della scuola superiore, chi decida come e cosa fare durante gli anni, ma ho capito che le obiezioni sollevate(ovviamente quelle argomentate con serietà diciamo) dagli studenti in merito ai programmi non vengono nemmeno prese in considerazione. Non mi si dica che serve andare a Roma per sostituire le ore di ''laboratorio a bordo macchina'' con qualcosa di più utile ed aggiornato. Non credo si usino residuati bellici come quelli che ho visto io in aziende produttive che trattano le lavorazioni meccaniche.

Tuttavia, memmeno un dibattito, un ''uhm, la tua critica è interessante'' e, ad un ITIS ad esempio, lo studente si accorge palesemente che alcune cose insegnate sono inutili. I prof no? Non ci crederò mai.

Come si fa a cambiare la scuola se quest'ultima poi è distante dall'unica ricchezza che genera, o meglio, non si interessa della distanza? Che incentivo serve dare ai professori perchè diventino loro i ''coach'' (non so come definire questo ruolo) degli studenti, accorgendosi se uno studente rende poco perchè ha sbagliato corso, o proprio non ha le capacità? Che meccanismo andrebbe creato?

Preciso che "ghettizzante" non era mica riferito ai nostri ITIS ma ai loro equivalenti tedeschi, dove credo sia una cosa voluta. Il sistema dei community college non lo conosco (cioè: so cos'è ma non mi sono mai preoccupato di capire come funzioni...mi informerò). Comunque mi piace molto la prima proposta di "riforma". Sarebbe una cosa anche semplice (relativamente semplice) da attuare.

Questo significa che il tempo perso per apprendere materie specifiche e' stato perso del tutto, e sarebbe stato piu' appropriatamente impegnato in acquisizione di conoscenze scientifico-matematiche e logico/argomentative generiche.

Le materie scientifco-matematiche e argomentative dei tecnici non sono dissimili da quelle dei licei normali. I programmi teorici sono gli stessi. Anzi molti tecnici (industriali e agrari) hanno programmi con più ore di scienze degli scientifici. Sono gli studenti che si auto selezionano e da qui le diverse performance.

Per quanto riguarda le meterie specifiche, anche nel caso si ricorresse al modello delle high school americane, le migliori (compreso quelle che contano diversi premi nobel tra i propri alumni) hanno comunque corsi in materie molto specifiche non dissimili da quelle che si fanno nei ns tecnici. La Thomas Jefferson di Alexandria (considerata tra le top d'America e molto selettiva) ha una lista di corsi che sembra da istituto professionale industriale e vanno dalla robotica alla CAD;  la Stuveysant HS (5 premi nobel hanno studiato lì) ha corsi di biologia che vanno da quelli che da noi si trovano ai professionali per agraria a quelli da studenti universitari di genetica.Gli esempi sono tantissimi, senza nemmeno ricorrere agli istituti più blasonati.

L'approccio da noi è forse troppo lontano da "hands on" e lab, che riteniamo da classe inferiore. Forse, sono i licei che dovrebbero diventare come dei tecnici, meglio ancora se fosse data la possibilità agli studenti di personalizzare il proprio portafolio di corsi in relazione agli interessi specifici e alle abilità (perché uno che fa greco non deve fare anche matematica avanzata?), o chimica organica e filosofia? Alla fine il 40% degli studenti liceali si presenta alla maturità con debiti nelle lingue classiche, in altri termini molti studenti senza particolare passione per i classici scelgono il liceo per evitare gli istituti tecnici (qui per dettagli). Ciò farebbe venire meno l'attuale distinzione forte tra tipologia di scuole, e permetterebbe di avere un uso più effiiciente degli edifici scolastici e una maggiore concorrenza tra scuole. è più facile scegliere tra tipo di scuola (scientifico vs agrario) che all'interno dello stesso percorso (scientifico vs scientifico). Se il mio liceo è gestito male, per trovarne un altro bisogna pedalare diversi chilometri in più rispetto al caso in cui il modello fosse unico e flessibile. Qui a Roma vedo un maggiore ricorso al  foot voting per le elementari e le medie rispetto ai licei e agli istituti tecnici (nonostante l'offerta sia molto ampia). Nei centri minori il foot voting è di fatto impossibile per mancanza di alternative, o il liceo cittadino o l'istituto tecnico. Prendere o lasciare.

 

 

 

Avendo fatto il liceo cosiddetto "scientifico" (benché in una delle peggiori regioni italiane) posso dire, sempre aneddoticamente, che anche al liceo si potrebbero eliminare un po' di materie o parti di materie inutili (tipo il latino, l'analisi letteraria anche pluriennale di singoli libri, la religione, ecc.) per sostituirle con materie più formative (diritto, economia, "antibufala") e aumentare le ore dedicate alle lingue straniere e alle scienze.
Una scuola dove solo da 5 a 9 ore su 30 sono dedicate alle materie scientifiche (includendo la matematica che non è propriamente una scienza) faccio fatica a definirla una scuola "scientifica", per quanto preceduta dalla brutta parola "liceo".

Il fatto che i test PISA-OCSE abbiano registrato un miglioramento per gli studenti italiani, senza che nulla sia cambiato nella scuola, dovrebbe far riflettere sull'affidabilità dei test come misura delle competenze e misura indiretta della qualità dell'insegnamento. I miglioramenti ed ancor più le differenze tra nord e sud d'Italia (con identici programmi scolastici ed insegnanti di pari competenza) sono probabilmente causati, in gran parte, dalla diversa importanza che studenti ed insegnanti davano e danno ai test stessi. Si misura cioè la cosiddetta "compliance" e non la competenza.

Alessandro Figà Talamanca

Il professor FT non e' l'unico matematico ad avere qualche dubbio sulla validita dei test PISA. Secondo David Spiegelhalter The Problems With PISA statistical methods, l'intervallo di incertezza intorno ai risultati e' maggiore di quanto si pensi, e percio' i confronti tra un paese ed un'altro che si discosta poco, o tra un paese e lo stesso paese qualche anno dopo non sono validi: "the rankings are less reliable than claimed".

Magari mi piacciono le soluzioni semplici, ma se gli alunni cambiano i professori rimangono gli stessi, e vista la crescente importanza attribuita ai PISA ci sta che si stia diffondendo il concetto di preparare gli studenti ai test.

Come ho scritto nel post, magari preparassero per questi test!

Andrea non parlo di programma sull'anno, parlo di qualche simulazione. Ti posso confermare che almeno due adolescenti che conosco hanno fatto nelle settimane precedenti delle prove propedeutiche, ed era la prima volta che sentivo qualcosa di simile. Poi ci sta che sia semplice noise.

non ci vedo nulla di male a provare a fare test simili, che poi non mi pare siano tanto diversi dai compiti in classe, salvo la varieta' di domande e la standardizzazione

Mi sa che non ci capiamo! Non dico ci sia niente di male, tutt'altro! Dico solo che parte del miglioramento e' imputabile al fatto che all'inizio i test PISA erano snobbati dagli insegnanti che si limitavano alla normale routine scolastica; mi risulta invece che da qualche anno ci siano insegnanti che cercano di preparare gli studenti al tipo di domande che troveranno nei test (un minimo di preparazione specifica aiuta anche su domande banli) quindi la mia tesi e' che parte del miglioramento dipenda da quello. Del resto l'ho visto preparando certificazioni di matrice amerikana: prima volta segato per averle preparate all' "italiana", volte successive sempre promosso per aver dato piu' attenzione a casi pratici, comprensione della domanda e eventuali opzioni a trabocchetto.

si e' possibile

L'invalsi usa tecniche sofisticate per rilevare casi di cheating ed eventualmente segnalare e correggere i risultati anomali, ma sospetto che non si parli di questo. Se non capisco male le differenze nord-sud sarebbero originate da un presunto maggiore impegno che gli studenti del nord darebbero nel superare il test. Se cosi' fosse sarebbe perlomeno indicatore del senso di responsabilita' degli studenti, ma certamente e' un'ipotesi da approfondire. 

Ma in realta' l'assunto e' deficitario: non e' vero che ci siano sti gran miglioramenti, e non e' nemmeno vero che non stia cambiando niente nella scuola. Un po' di attenzione al risultato credo ci sia. Lo vedo, a macchia di leopardo, fra molti insegnanti con cui parlo (nella mia zona, che e' nel Nord-Est). Qualcosa si muove, ma certamente mancano incentivi e la disorganizzazione e' endemica. 

Non è il solo caso di maggiore indisciplina tra i giovani meridionali. Basta contare quanti ragazzi girano senza casco in motorino in una città meridionale.

Se cosi' fosse, basterebbe mettere in palio alcuni punti del punteggio dell'esame di stato e del test di ammissione all'universita' e legarli ai risultati degli esami invalsi. 

E un altro paio di punti toglierli se ti trovano in motorino senza casco. 

Però a quel punto non mi spiegherei perché i risultati " geograficamente orizzontali"nei vari tipi di scuole di una macroregione (Nord, Sud, Centro) siano coerenti negli anni: tutti i vari tipi di scuole del Sud hanno lo stesso livello di compliance uniformemente più basso di quelle del Nord, tale per cui i dati sono uniformemente più bassi anche senza testimoniare un livello più basso (o così più basso) di competenze?
Quand'anche fosse, in ogni caso, i dati a bassa compliance dovrebbero rimanere validi, almeno in senso relativo, in tutte le zone omogenee per compliance. Dico bene?
E poi la cosa si ripresenta anche nelle rilevazioni Invalsi, dove la compliance dovrebbe essere abbastanza alta, visto che le prove INVALSI, ora, influiscono sui voti finali degli esami.

 

D'altra parte, mi sembra invece di ricordare che a livello di nazioni un po' di ottovolante tra un'edizione e l'altra ci fosse, con Francia e Germania in netto recupero in tre soli anni di differenza, cosa che mi fa davvero pensare che si siano dati una svegliata con la compliance.

La verità, cmq, è che, per quanto mi riguarda, non ho la competenza per avere delle idee precise. 

Purtroppo nessuno ha le competenze per avere idee precise.

Spiritoso. Mi riferivo alla scienza statistica in particolare...

Il fatto che i test PISA-OCSE abbiano registrato un miglioramento per gli studenti italiani, senza che nulla sia cambiato nella scuola, dovrebbe far riflettere sull'affidabilità dei test come misura delle competenze e misura indiretta della qualità dell'insegnamento.

è vero che negli ultimi dieci anni non è cambiato nulla nell'insegnamento, ma sono cambiate le condizioni culturali dei genitori. Secondo i dati Istat, dal 2003 al 2012 la quota di popolazione adulta con un diploma è cresciuta di almeno 5 punti percentuali, sopratutto tra le donne, e di altrettanto la quota di popolazione adulta con laurea, anche qui in particolare tra le donne.  E' notoria la relazione causale tra condizioni culturali dei genitori e performance scolastica dei figli. Se continua così, e al netto della inevitabile variabilità statistica di simili rilevazioni, ci dovrebbero essere incrementi nella performance dei quindicenni italiani anche nei prossimi dieci anni senza muovere un gessetto.

Posso capire come leggendo l'articolo ci si possa sentire in pena per il sistema scolastico italiano, che non riesce a preparare il 25% degli studenti italiani ad affrontare un problema di matematica da scuola elementare come quello riportato qui sopra. Ma avendo vissuto da poco l'esperienza delle medie e delle superiori, penso di poter offrire il mio feedback per l'utente medio di questo sito (che suppongo sia già adulto affermato, per il quale la maturità è un ricordo lontano e con un interesse per l'economia, qualcuno mi corregga se sbaglio). Il problema con la scuola italiana non è didattico, è pedagogico. Gli studenti saprebbero benissimo risolvere la maggior parte di queste domande, il problema è che non pensano di esserne in grado. E mettetevi comodi, che adesso racconto la mia esperienza. (premessa: provengo dal nord-est, "campioni d'europa" come ci ha definiti il Corriere)

 

Dopo la scuola elementare fatta in un istituto inglese, fu deciso che mi sarei cimentato nell'esperienza della grande scuola pubblica italiana. Andavo abbastanza bene, a parte qualche iniziale problema con la matematica. La professoressa in questo non mi aiutò affatto, preferendo invece sfottere me e i miei simili della classe con le stesse difficoltà. Ovviamente quando hai 11, 12 anni non te ne freghi e ti impegni comunque, ti convinci che sei proprio negato per la materia. A parte questo, le cose andavano decentemente. I problemi ci sono in tutte le famiglie: nel mio caso questi portarono a un divorzio, che non riuscii a gestire benissimo. Il trasferimento in un'altra città (sempre nella patria dei "più bravi del mondo") ancora peggio. Fatto sta che in terza media nella scuola nuova i voti collassarono. I professori si convinsero che non avevo molto cervello, e nei test della terza media su cosa vuoi fare nella vita (molto stupidi, considerato che la maggior parte dei miei coetanei ha deciso cosa voleva fare all'università l'ultimo anno delle superiori - figuriamoci il lavoro) mi fu consigliato di frequentare una "scuola a medio termine". Un tecnico, professionale e poi via con 1200 euro al mese. Mi fu sconsigliato il liceo.

Fortunatamente per me, ero (e sono) una persona molto testarda. Decisi di fare il liceo classico (perchè "non c'era matematica") dato che in italiano ero bravo a scrivere. Fu un errore, non ero quella persona in grado di studiare latino e greco come veniva richiesto a un classico. Dopo due mesi e quasi tutte le materie già insufficienti, ultima sponda: il trasferimento a un linguistico per sfruttare la mia abilità di bilingue inglese. Un linguistico privato, peraltro, ma non uno che aveva la fama di regalare i voti agli studenti. Piccola parentesi prima di continuare: nei primi tempi del trasferimento al linguistico mi furono offerti alcuni colloqui statali con una psicologa. Era esattamente quello di cui avevo bisogno, peccato che questa "professionista" preferì concentrarsi sul fatto che mia madre non mi dava la paghetta e che mi prendevo i soldi quando ne avevo bisogno. Il "merito".

Cominciò la mia avventura al linguistico, e a parte un professore lunatico e una professoressa non brava le cose sembrarono migliorare. La matematica continuò a rimanere un problema, al quale riuscii a sopravvivere solo facendo ripetizioni per tutti e cinque gli anni delle superiori. Rischiai il debito ogni anno fino alla terza in spagnolo (la professoressa non brava pretendeva imparassimo a memoria, cosa che ho sempre odiato con il cuore). Tuttavia gli altri professori erano bravi, persino bravissimi. Alcuni fecero anche una cosa che mai successe prima: persero tempo con me. Quando feci rissa con un compagno di classe, il preside non mi diede una nota da far firmare a casa: mi diede un libro da leggere, e io lo lessi (Erich Fromm, Fuga dalla Libertà, vivamente consigliato). E dopo ne parlai con lui. Quando mi chiese se avessi rifatto quello che avevo fatto, gli risposi candidamente di sì. Lui sembrò contento. Gli chiesi come mai era contento se non mi ero pentito. Lui rispose che ci avevo riflettuto molto sopra, e questo gli bastava. La scuola aveva anche un servizio di consulenza psicologica (non statale), e decisi di riprovare. Stavolta andò molto meglio: mi aprii, superai il divorzio e il cambiamento improvviso di città. Instaurai un bellissimo rapporto con alcuni professori (loro non lo instaurarono solo con me, peraltro, ma anche con altre persone della classe).

Dalla terza in poi le cose cominciarono a migliorare esponenzialmente, fino a quando si arrivò alla maturità. Dal "sufficiente" che avevo preso all'esame di terza media passai a un 85 all'esame di maturità, con i complimenti della commissione d'esame (ricordo: tre esterni, tre interni) per l'originalità della tesina. Con relativi saluti alla scuola di medio termine. Se mi fossi arreso, oggi sarei probabilmente stato quel 49% che non riesce ad andare oltre il livello 2 di matematica. Forse forse, oggi a 4 ci arriverei. Comunque, il preside di quel linguistico fu uno di quelli premiati da Zingales nell'iniziativa "vota il tuo eroe". In questi cinque anni, un po' il mio lo è diventato, perché chissà dove sarei oggi senza quella scuola. Probabilmente adesso a 19 anni non starei studiando alla LUISS Guido Carli. E con questa vi saluto, perché martedì ho un esame di statistica. E forse forse, stavolta al 30 senza ripetizioni ci posso arrivare.

Grazie mille per l'esperienza interessante che hai raccontato. Per il poco che posso notare dai pochi mesi che sono in Italia e ho contatto personale con la scuola, sono d'accordo con la tua osservazione che esitano carenze organizzative e di metodo nella scuola. Sulle cause dei risultati deficitari, posso rimandare al sito della Fondazione Giovanni Agnelli, dove diversi studiosi cercano di analizzare i dati disponibili. Uno degli ultimi studi per esempio, nota come i dirigenti scolastici siano selezionati con criteri che poco hanno a che fare con le capacita' di gestire la scuola. Altro discorso andrebbe fatto poi sulla preparazione e l'aggiornamento degli insegnanti. 

Il tuo commento mi era sfuggito.
Storie simili la mia e la tua, veramente, io nel mio commento sopra ho tralasciato il mio trascorso famigliare, ma è simile al tuo.
Temo che ogni storia di ''malascuola'' si trascini dietro turbolenze del tipo che descrivi.
Cercami su fb se ti va, non si sa mai che un giorno si possa parlarne di persona (se ti va).
Gli studenti italiani non sono scemi, semplicemente alcuni dormono un sonno funzionale alla quiete personale: non hanno coraggio di guardare il casino che abbiamo attorno.
Cominciamo noi, a parlarne, cosa dici?
A presto.

Spero che abbia superato brillantemente il suo esame: ancora parlando di statistica vedo con piacere che lei considera la LUISS come punto di arrivo didattico, mentre io considero la mia laurea in codesto ateneo come un disastro formativo senza eguali; ancora una volta la scuola italiana dimostra di essere qualitativamente sempre molto a sinistra o molto a destra della curva a campana, cioè un' istituzione artigianale approssimativa, con poca affidabilità statistica sulla qualità del suo prodotto. Venghino siori, vendiamo fiammiferi accesi, quelli lunghi da sigaro o quelli corti di carta cerata: lei ha preso il primo, io il secondo; quand' è che vedremo la vendita affidabile degli Zippo ?

Domanda: i ragazzini di 16 anni negli istituti tecnici devono ancora studiare il diritto? Ai miei tempi si studiava il diritto, per poi dimenticarselo totalmente due mesi dopo gli esami di maturita'.  Parlo per esperienza diretta personale e dei miei amici, un campione statisticamente significativo di diciottenni. Mi viene il sospetto che l'insegnamento del diritto alle superiori (ITC, ITG, ITA) sia stato o sia ancora motivato dalla esigenza di dare lavoro a quelle migliaia di avvocati che non riescono ad avere un reddito sufficiente con la libera professione (non ho nulla contro la categoria). Alternative al diritto o ad altre materie tipo dattilografia? Piu' ore di inglese, informatica, matematica.

si', si fa diritto. Io non me lo sono dimenticato dopo la maturita', e mi e' servito molto per poi affrontarlo seriamente ad Economia e Commercio. Io la trovo una materia fondamentale per la formazione culturale di una persona e la metterei in tutte le scuole. 

francamente non sono d'accordo. Per i diplomati di istituti tecnici che dopo la "maturita'"vogliono procedere a studiare economia e commercio o giurisprudenza o lavorare in un ambito dove nozioni di diritto potrebbero servire (comunque stiamo parlando di una minoranza di tutti i diplomati degli istituti dove si insegna il diritto che credo siano ancora ITC ITG ITA e qualche ITP) basterebbe un anno di integrazione post-diploma (mi sembra di averlo letto su qualche post sopra). Questo a maggior ragione se si ridurra' di un anno la durata complessiva del ciclo di educazione primaria+secondaria. Ho qualche amico tra i commercialisti ed i piccoli imprenditori commerciali che sono datori di lavoro di ragioneri e tutti mi dicono che preferirebbero dai neoassunti ragioneri piu' conoscenze pratiche di contabilita' e software utili (ed in qualche caso di lingua inglese) che non qualche nozione di diritto commerciale o amministrativo. Per me il costo opportunita' dell'insegnamento del diritto a 16-17 anni supera largamente i benefici. In ogni caso ho apprezzato molto il  post e la discussione.

Si invoca vedo una maggiore preparazione come argomento per mettere in dubbio la validità del testing.

A dispetto dei fatti:

1) L'autore ha argomentato efficacemente come il cambiamento sia quasi negligible (e ci sta con una maggiore preparazione tecnica al test)

2)I trend sono chiarissimi e non mutano minimamente, specchio fedele della condizione di preparazione e della qualità dell'insegnamento nelle varie zone. 

3)La preparazione alle domande costituisce un minimo incentivo all'acquisizione della mentalità/preparazione atta a superare i quesiti. Cioè un minimo di mente analitica.

Quindi prepararsi al test in effetti migliora i risultati (come è noto a chiunque abbia fatto i compiti dalla prima elementare ) ma non cambia i risultati di base (a metodi cattivi corrispondono risultati mediocri anche in presenza di uno sforzo maggiore )

Disperante vedere le reazioni italiane : i soliti soloni della "diversità" scolastica (come se non si fosse andati tutti a scuola a testare sul campo) , i difensori dell'italianità (tipo quella di Alitalia), quelli che non capiscono che se la lettura era a 488 nel 2000 ed è a 490 nel 2013 non è che ci siano grandi cambiamenti.

Mi rivolgo a chi viene dal nordest : non è la vostra area quella a maggior densità di scuole private? Son sicuro di si per gli asili, per la scuola non so.

 

PS Andrea CAMBIA IL BOTTONE DI EDIT! 

Mi rivolgo a chi viene dal nordest : non è la vostra area quella a maggior densità di scuole private? Son sicuro di si per gli asili, per la scuola non so.

Quindi?

A quanto pare i risultati delle scuole private, in italia, sono anche peggio di quelli delle pubbliche:

https://www.facebook.com/notes/mila-spicola/ocse-pisa-rendimenti-scolastici-italiani-nelle-scuole-private-imbarazzanti-nelle/10151673978203217

Nota: ho messo il primo link che ho trovato stamattina, per sottolineare un dato. Questo non significa che condivida l'articolo scritto dal proprietario del profilo.

Quindi nulla;

E' una domanda.

Abbiamo appena visto che il dato medio non è particolarmente rilevante e mi interessa il dato disaggregato per regione e tipologia di scuola, per capire come la strategia di servizi di formazione erogati influenzi i valori.

Lombardia    184
Lazio    108
Veneto    69
Piemonte    61
Campania    49
Emilia-Romagna    42
Sicilia    39
Toscana    31
Liguria    30
Trentino-Alto Adige    15
Puglia    15
Friuli-Venezia Giulia    11
Trento    8
Abruzzo    8
Calabria    8
Bolzano/Bozen    7
Marche    7
Sardegna    6
Umbria    5
Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste    1

Numero scuole private secondarie in Italia per regione (dati ISTAT del 2008)

Non ne ricaverei nessuna conseguenza speciale. Le scuole private in italia sono spesso un'anomalia: servono a recuperare anni persi, quindi non e' strano che i loro studenti conseguano risultati scarsi. 

Piuttosto, in altre parti del rapporto, risulta che l'italia e' un outlier per il numero di bocciature (credo sia il secondo o terzo paese in questa metrica). Altro dato su cui riflettere.

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