I numeri della docenza universitaria: considerazioni a partire da una storia straordinaria

25 novembre 2010 paola potestio

Cosa mostrano i dati su ingressi e uscite dai ruoli della carriera universitaria negli anni 2000-2008, ed il danno di non disporre di una valutazione della ricerca

I dati sugli ingressi e le uscite dai singoli ruoli della carriera universitaria negli anni 2000-2008 chiariscono bene la portata della rivoluzione aperta dai concorsi locali della riforma Berlinguer (1999). La Tabella acclusa li mostra insieme alle consistenze di fine anno 1999 e 2008. [Un caveat: vi sono alcune discrepanze all’interno dei dati dalle fonti MIUR-CNVSU, ma il loro ordine è modesto e riguarda soprattutto i primi anni 2000]. Gli ingressi nei ruoli di ordinario ed associato sono distinti in “passaggi” dai/dal ruolo inferiore e “nuovi ingressi” (di persone cioè precedentemente esterne all’università). Le “uscite” includono i passaggi ai ruoli più elevati e le cessazioni (esplicitate in apposita colonna) del rapporto con l’università (pensionamenti, etc).  Dunque: alla rilevante crescita complessiva (+ 25% , nonostante la flessione del 2007-08) si è unito uno straordinario processo di ricambio, concentrato  nei primi anni della applicazione della riforma e alla vigilia del ritorno al vincitore unico nel terzo bando 2005. Gli ingressi sono il risultato di 23 tornate concorsuali svoltesi dal 1999 al 2005. La riforma stabiliva 3 idoneità su ciascun concorso nel primo biennio e 2 successivamente. Alle 3  idoneità del primo biennio si deve la particolare crescita degli anni 2000-02. Gli ingressi tornano poi a crescere quando il timore di un mutamento delle regole concorsuali – ossia il passaggio al vincitore unico – fa riesplodere il numero dei bandi. Il ministro Moratti passa effettivamente (dopo 4 anni dal suo insediamento al ministero!) al vincitore unico nella terza tornata concorsuale 2005, i bandi crollano e comunque i concorsi per ordinari e associati sono fermati alla prima tornata 2006, nella attesa di una revisione di tutta la materia. Gli ingressi di ordinari e associati nel 2007-08 sono residui da problemi-lungaggini di concorsi precedenti.

Professori Ordinari - PO

Ingressi

Uscite

Passaggi da PA  a PO

Passaggi da RU a PO

PO nuovi ingressi

Ingressi totali PO

PO Usciti

2000

2435

79

47

2561

443

2001

2185

87

47

2319

458

2002

1598

42

101

1741

499

2003

351

3

14

368

541

2004

575

10

22

607

486

2005

1614

33

40

1687

494

2006

1089

11

43

1143

574

2007

360

8

33

401

626

2008

150

3

13

166

858

totali

10357

276

360

10993

4979

Professori Associati - PA

Ingressi

Uscite

Passaggi da RU a PA

PA nuovi ingressi

Ingressi totali PA

PA Usciti

PA Cessati

2000

1688

367

2055

2867

432

2001

2741

516

3257

2645

460

2002

2164

488

2652

2034

436

2003

384

33

417

825

474

2004

804

191

995

991

416

2005

2286

623

2909

2056

442

2006

1386

326

1712

1600

511

2007

424

136

560

917

557

2008

182

80

262

743

593

totali

12059

2760

14819

14678

4321

Ricercatori RU

Ingressi

Uscite

RU Nuovi ingressi

RU Usciti

RU Cessati

2000

1847

1932

165

2001

3365

2997

169

2002

3173

2363

157

2003

174

645

258

2004

1804

1044

230

2005

3366

2528

209

2006

2747

1710

313

2007

1367

856

424

2008

2593

566

381

totali

20436

14641

2306

Docenti per ruolo

PO

PA

Ru

Totale Docenza

1999

12911

17780

19627

50318

2008

18939

18261

25569

62769

Fonte : MIUR-CNVSU

 

La mole delle promozioni di questi anni ha modificato radicalmente la composizione di ordinari e associati, nelle cui categorie la componente dei vincitori dei concorsi locali diventa assolutamente (associati) o nettamente (ordinari) prevalente. Se si considera poi che nel 2009 4.202 ordinari e 1.227 associati erano di età compresa tra 66 e 75 anni [ordinari: 3.328 tra 66-70 e 874 tra 71-75; associati: 1.193 tra 66-70 e 34 tra 71-75], è facile affermare che i concorsi Berlinguer domineranno nel prossimo triennio la docenza universitaria e, vale aggiungere, la sua governance. Su cosa si è sviluppata la massiccia ope legis di questi anni? Temo che non tutto risulti ancora chiaro.

Tre fattori hanno cooperato. Le triple, doppie idoneità hanno costituito un incentivo perverso a concorsi preconfezionati (sia su candidati ottimi che su candidati indecenti) e a ingressi in ruolo al di fuori di ogni vero piano di crescita. Ma la pessima regola concorsuale, da sola, non spiega per intero ciò che è avvenuto. Di pari importanza nel decennio è stato il ruolo e il potere che l’autonomia ha dato alle corporazioni che popolano la nostra università. L’autonomia ha  avviato una competizione tra le corporazioni assolutamente nuova,  estesa ad ogni snodo della vita universitaria. La enorme quantità di bandi di concorso di questi anni, come peraltro la quantità di nuove lauree o la frammentazione degli insegnamenti, sono il risultato esattamente di questo. Con l’aiuto di una regola concorsuale fasulla, buona parte della mole dei bandi ad personam è stata creata per finalità solo corporative, di affermazione e di espansione del territorio delle singole corporazioni. Esattamente così sono nati bandi per vincitori programmati a cui nessuno avrebbe mai pensato prima e che nessuno avrebbe mai osato richiedere nella prospettiva di una reale competizione nazionale; ed esattamente così sono entrati a far parte di commissioni di concorso persone che nessuno si sarebbe sognato di votare in una commissione nazionale.  Infine, una autonomia senza incentivi e senza penalizzazioni ha privato di remore i calcoli corporativi e gli interessi personali e ha offerto il contesto più favorevole alla irresponsabilità delle decisioni.   Ricercatori sostanzialmente scelti da un singolo professore, il “professore di riferimento”, e una quantità di ordinari ed associati creati, senza competizione,  nelle modalità sopra accennate sono il complessivo risultato del decennio.

A questo scenario occorre oggi riparare e con questo scenario occorre oggi fare i conti. Riparare e fare i conti significa soprattutto tagliare e premiare, ossia ridurre e far crescere. Purtroppo manca la sola arma per realizzare ciò: un operante sistema di valutazione della ricerca, un sistema che possa dirci cosa c’è oggi nell’università italiana. L’esercizio CIVR commissionato dal ministro Moratti con l’obiettivo di graduare i finanziamenti è fermo – come è stranoto – al triennio 2001-03. Quali che siano stati i limiti di quel primo esercizio, o anche eventuali errori, il danno di non averlo proseguito , ampliato, messo a punto, è enorme. Ed è enorme soprattutto se si tengono presenti le patologie con cui si è largamente affermata nell’ultimo decennio la selezione della docenza. Non voglio qui perorare la necessità di valutazione, ma sottolineare inconsistenze, problemi e danni del non disporne.

Mi soffermo su tre aspetti. La Finanziaria per il 2009, accanto a consistenti tagli programmati al FFO, ha posto un fortissimo vincolo al turnover per il triennio 2009-2011. Il vincolo è modificato nel gennaio 2009: è attenuato al 50 % del personale docente cessato nell’anno precedente ma con l’ulteriore imposizione di un vincolo sul restante, disponibile 50%: il 60% almeno di questa somma deve andare a ricercatori a tempo indeterminato e  determinato e non più del 10%  all’assunzione di ordinari. Ora, è evidente che vincoli al turnover possono essere uno strumento per penalizzare. Realisticamente è l’unica via per “ridurre”, ove si sia valutato che vi sono motivi per ridurre.  La non disponibilità di aggiornate valutazioni non ha nemmeno posto il problema di impostare tagli ai finanziamenti dell’università in modo selettivo. (Naturalmente qui sto prescindendo dalla adeguatezza o meno dei finanziamenti complessivi). Un vincolo indiscriminato, che penalizza tutti nella stessa misura, politicamente può forse costar meno  ma è terribilmente inefficiente in un sistema la cui eterogeneità è diventata profonda e talora abissale.

Il secondo aspetto riguarda l’apertura del ministro Gelmini all’inserimento di quote premiali nel FFO. Nel FFO 2009 la quota premiale è stata il 7% e il 50% di essa è stato ancorato ai risultati CIVR. Risultati, però, vecchi di 6 anni. Quanto varrà il CIVR nella quota premiale del FFO 2010? Il decreto FFO di quest’anno non vi è ancora, ma alcuni bene informati parlano di un 33% da attribuire ai risultati CIVR. E cosa sarà per il 2011, chiunque sia il ministro? E’ ovvio che il peso della valutazione 2001-2003 non può che tendere a zero se ad essa si rimane.

Ma la conseguenza forse ora più grave della non disponibilità di una aggiornata valutazione della ricerca si lega alle attuali tensioni sulla riforma Gelmini. Mi riferisco alle forti proteste dei ricercatori, proteste espresse peraltro in modo e con obiettivi alquanto differenziati. Alcune di queste proteste hanno ricevuto appoggi da segmenti o persone di grande valore dell’università italiana. Ora, che il lavoro di ricerca, e di didattica, di valenti ricercatori sia gratificato in termini di avanzamenti di carriera e di retribuzione non è solo una sacrosanta aspirazione dei valenti ricercatori, ma è un requisito necessario di un sistema universitario che funzioni, che sia in grado di attirare valenti ricercatori. Abbiamo letto, si è parlato del progetto di uno stanziamento, legato in qualche modo alla riforma, per concorsi che rispondano alle proteste dei ricercatori. Nulla si sa, o nulla ho colto, sulle modalità cui si pensa per questi concorsi (riservati? sarebbe terribile!) o sulla entità dello stanziamento. Il punto che voglio sottolineare è che l’assenza di una valutazione della ricerca priva di una essenziale base informativa ragionevoli decisioni su un investimento di questo tipo. Il pericolo è che la sua dimensione e le sue caratteristiche siano solo il risultato di una contrattazione politica. Attenzione poi: il fatto che la legislatura si chiuda , non elimina per nulla il pericolo. Il tema si riproporrebbe esattamente in una nuova legislatura.

Una ultima considerazione. L’attività valutativa del CIVR è stata assai breve e priva di una significativa incidenza sui finanziamenti all’università. In questi anni si è perso tempo prezioso, abbozzando un organismo onnivalutativo, l’ANVUR, dalla cui concreta operatività rimaniamo ancora alquanto lontani. Qualunque sia l’organismo operante, di valutazione ce ne sarà proprio bisogno, considerato anche che l’abilitazione a lista aperta – la nuova regola sulla quale tutte le parti politiche sono d’accordo – promette di mantenere una competizione concorsuale non dissimile da quella dell’ultimo decennio.

151 commenti (espandi tutti)

Qualunque sia l’organismo operante, di valutazione ce ne sarà proprio bisogno, considerato anche che l’abilitazione a lista aperta – la nuova regola sulla quale tutte le parti politiche sono d’accordo – promette di mantenere una competizione concorsuale non dissimile da quella dell’ultimo decennio.

Sulle forme di reclutamento con l'uso dell'abilitazione ho scritto qui.

Per il resto mi dispiace che si riduca tutto alla solita manfrina delle promozioni di massa (sul merito delle scelte è un altro discorso). Con chi vogliamo fare i corsi, dati gli obblighi giuridici esistenti? Avevo tracciato un quadro storico parlando della protesta dei ricercatori qui.

Sulla parte della ripartizione "premiale" dell'FFO 2010 relativa alla ricerca tornerò presto.

RR

 

Attenzione poi: il fatto che la legislatura si chiuda , non elimina per nulla il pericolo. Il tema si riproporrebbe esattamente in una nuova legislatura.

Certo. Pero' se il DDL non passa salta anche l'anticipazione della messa ad esaurimento dei ricercatori. Si avrebbe quindi almeno un po' di tempo per preparare una transizione basata sulla valutazione (fino al 2013, non e' poco).

Invece proprio la necessita' di arrivare alle due fasce con una marcia a tappe forzate (come vorrebbe MSG per presentarsi alle elezioni con una dote - per quanto farlocca) rappresenta il principale fattore di rischio ope legis.

 

Qualche altro numero

ET 26/11/2010 - 09:51

Un'analisi piu' dettagliata su reclutamento e carriera fatta da Paolo Rossi, con anche dati disaggregati per macroaree, si puo' trovare qui:

Le dinamiche di reclutamento e di carriera del personale docente

 

 

 

 

grazie. interessante e ben fatto

I dati sulla crescita dei singoli ruoli della docenza nelle 14 aree CUN, a seguito dei concorsi Berlinguer,  segnalano potere e operosità delle corporazioni niente affatto uniformi. Io non ho toccato questo aspetto, anche nella convinzione che la lettura delle notevolissime differenze nei tassi di crescita delle 14 aree e soprattutto le conseguenze di queste differenze meritano una apposita riflessione.

Per ora, aspettiamo cosa accade domani.


Per qualche sofisticato gioco politico (sofisticato nella loro testa, a me sembra demenziale oltre che banale) quelli di FLI stanno giocando ad essere partito di lotta e di governo.

Ragione per cui salgono sui tetti ma poi cercano di spiegare a quelli sui tetti che la loro condotta parlamentare è buona [come foto e video linkati qui sopra provano]; votano con l'opposizione su emendamenti alla riforma però sostengono che è una buona riforma senza dirci perché. E via così ...

Ecco, a me piacerebbe capire non tanto quale sia l'impianto strategico di FLI (sono realista e NON chiedo l'impossibile) ma almeno quale sia la loro posizione concreta sulla riforma e cosa ritengano occorra fare con l'università.

Lo stesso vale, ovviamente, per gli altri partiti.

L'impressione è che si sia alla demagogia più generalizzata e che non solo questa riforma sia una cosa ambigua e fondamentalmente non risolutrice ma che NESSUNO abbia la più vaga alba di cosa fare, altro che rincorrere i vari gruppi d'interesse quando iniziano a protestare ... ed intanto Voltremont taglia, perché è alla frutta e non ha più una lira. Ma questo è un altro discorso ...

Per qualche sofisticato gioco politico (sofisticato nella loro testa, a me sembra demenziale oltre che banale) quelli di FLI stanno giocando ad essere partito di lotta e di governo.

Più o meno quel che ha fatto (con profitto) la Lega: centrali nucleari sì (ma non in Veneto), lotta alla partitocrazia marcia romana (ma quando c'è da incassare ...) etc. I futuristi hanno imparato, e si muovono ormai con disinvoltura.

Ragione per cui salgono sui tetti ma poi cercano di spiegare a quelli sui tetti che la loro condotta parlamentare è buona [come foto e video linkati qui sopra provano]; votano con l'opposizione su emendamenti alla riforma però sostengono che è una buona riforma senza dirci perché. E via così ...

D'accordo al 100%.

Ecco, a me piacerebbe capire non tanto quale sia l'impianto strategico di FLI (sono realista e NON chiedo l'impossibile) ma almeno quale sia la loro posizione concreta sulla riforma e cosa ritengano occorra fare con l'università.

Quello strategico, non so. Quello tattico è certamente quello di continuare a rosolare il Berlusca. Mary Star ha portato la pattuglia di governo in un pantano, e i vietkong futuristi ne hanno approfittato per tendere imboscate a raffica.

Temo però che poi i futuristi finiranno per far passare un DDL pateracchio, se non altro per assecondarele pressioni di Confindustria. Se Fini si è smarcato quest'estate, è anche perché è discretamente spalleggiato da Confindustria, che ritiene Mr. B inaffidabile e ormai bollito (e vorrei vede').

Lo stesso vale, ovviamente, per gli altri partiti.

Il PD è un mistero glorioso. Vendola probabilmente era a suo agio. Tonino passa all'incasso (giustamente). Comunque, che volete farci: è questo il magico mondo mediatico in cui viviamo.

L'impressione è che si sia alla demagogia più generalizzata e che non solo questa riforma sia una cosa ambigua e fondamentalmente non risolutrice ma che NESSUNO abbia la più vaga alba di cosa fare, altro che rincorrere i vari gruppi d'interesse quando iniziano a protestare ...

Anche qui sono d'accordo, ma i tetti c'entrano poco. La prima spacciatrice di demagogia è l'ineffabile Mary Star, che cerca di farci credere che questa sia una riforma meritocratica (anche se in tutti i punti che riguardano merito e valutazione il DDL rimanda a decreti e regolamenti di là da venire).

ed intanto Voltremont taglia, perché è alla frutta e non ha più una lira. Ma questo è un altro discorso ...

Le lire per le scuole private (anzi, paritarie - sennò Bagnasco s'inkazza) ci sono, mi sembra. E anche per le università private. E si parla pure di trasformare le università telematiche (tipo quella del signor CEPU) in università vere (alla faccia di proclami di non proliferazione). Quando ci penso mi viene quasi il sospetto che ci sia dietro un lucido piano che ha l'unico scopo quello di farci incazzare ;)

E comunque, se i soldi scarseggiano, è anche perché sono stati gestiti male, talvolta in contiguità col malaffare (ma questo, per l'appunto, è un altro discorso).

Il problema è sempre il solito: questa legge è pessima, ed è stata molto peggiorata nel corso del dibattito parlamentare. Ma almeno parla di valutazione. Le alternative sono i) lo status quo ii) una legge condivisa dalle componenti del mondo universitario (politically correct per dire quello che vogliono i sindacati ed i gruppi di professori organizzati). Il primo è un casino che non funziona, come tutti dicono. La seconda non può funzionare.

La prof Potestio, da persono saggia ed esperta, ha usato un linguaggio molto cauto. Io sono brutto, sporco e cattivo e quindi uso un linguaggio brutale. Il blog dimostra chiaramente che la riforma Berlinguer è stata usata dai professori per aumentarsi lo stipendio (promozioni interne) e per assumere i propri allievi (aumento di un quarto del loro numero a parità del numero di studenti). Qualsiasi riforma condivisa etc. sarà primariamente finalizzata ad aumentare lo stipendio (attraverso promozioni semi-automatiche) e/o il numero dei professori. Il tutto, come dice Napoilitano, per l'investimento in ricerca. Un aumento degli stanziamenti non è molto probabile e comunque nessun aumento possibile (dell'ordine di qualche centinaia di milioni di euro) sarebbe sufficiente per soddisfare tutti. Il meccanismo è semplice: ipotizziamo che ciascun professore ordinario abbia nel corso della sua carriera, n allievi che vuole piazzare. Per mantenre la spesa rale per stipendi costante (trascurando amenità come gli scatti automatici e ipotizzando che l'aumento ISTAT serva solo a coprire l'inflazione - ed è stato superiore), bisognerebbe che solo 1/n degli allievi diventassero ordinari. Se anche n=2, solo metà dei ricercatori potrebbe fare carriera.

non capisco

a me pare che se si vuole mantenere costante la spesa per stipendi pur con avanzamenti di carriera occorra semplicemente mantenere costanti gli organici per livello.

Un P.O. esce ( pensionamento o altro ) un ricercatore diventa P.O. ed un nuovo ricercatore viene assunto.

Se invece si vuole aumentare il numero di P.O. e diminuire quello dei ricercatori , sempre a spesa costante , non si assume il nuovo ricercatore e se il suo costo è del ricercatore  k quello di un P.O. ogni P.O. che esce permette la promozione di 1+K ricercatori 

Poiché il costo medio di un ricercatore confermato è circa la metà di quello di un P.O. TP ( QUI ) due P.O. che escono lasciano  il posto a 3 ricercatori. ( se mantengono la stessa classe di stipendio )

Se si vogliono accelerare gli avanzamenti a risorse costanti ( solo nell'ambito dell'Università ) bisogna ridurre l'età di pensionamento dei P.O. ma i costi totali per la P.A. aumentano per il > numero di pensioni erogate.

Se si vogliono accelerare gli avanzamenti a risorse costanti ( solo nell'ambito dell'Università ) bisogna ridurre l'età di pensionamento dei P.O. ma i costi totali per la P.A. aumentano per il > numero di pensioni erogate.

Giusta osservazione. Qualcuno dovrebbe spiegarmi allora qual'è la razio dei prepensionamenti indiscriminati (prima dei 65 anni!) dei ricercatori con più di 40 anni di contributi. Mistero glorioso.

Comunque penso che un investimento per un programma di prepensionamenti mirati sarebbe, in ultima istanza, una cosa conveniente.

PS: riguardo questo ultimo punto, ho trovato molto interessante questo commento sul blog di FSL.
      Varrebbe la pena indagare oltre.

 

 

a me pare che se si vuole mantenere costante la spesa per stipendi pur con avanzamenti di carriera occorra semplicemente mantenere costanti gli organici per livello.

E' esattamente questo il punto. Finora non è stato così: gli organici per livello sono stati determinati in base al merito assoluto (si fa per dire) dei singoli studiosi. Non si è scelto il miglior candidato dato un posto esistente in organico. Si sono creati posti per assumere o promuovere persone ritenute meritevoli, creando se necessario ex post nuovi corsi di laurea e/o università. Un sistema che va avanti dai provvedimenti urgenti del 1973 (almeno). Infatti, come dimostra il post, nel periodo successivo al 1998 sono aumentati sia il numero di docenti sia la proporzione di ordinari sul totale. Ora i ricercatori e gli associati chiedono  che il loro merito individuale sia riconosciuto ed i precari che sia riconosciuto il lavoro svolto con una assunzione a tempo indeterminato. E quindi, ulteriori assunzioni e/o promozioni.

Il meccanismo è semplice: ipotizziamo che ciascun professore ordinario abbia nel corso della sua carriera, n allievi che vuole piazzare. Per mantenre la spesa rale per stipendi costante (trascurando amenità come gli scatti automatici e ipotizzando che l'aumento ISTAT serva solo a coprire l'inflazione - ed è stato superiore), bisognerebbe che solo 1/n degli allievi diventassero ordinari. Se anche n=2, solo metà dei ricercatori potrebbe fare carriera.

L'ipotesi della spesa reale costante (come frazione del PIL) e' effettivamente l'ipotesi che appare piu' realistica per il futuro.  Per enti di ricerca come l'INFN mi pare che valga gia' da un decennio, ma dovrei controllare. Con questo vincolo, non si possono pagare piu' dei ricercatori e docenti oggi esistenti, con gli stipendi attuali soggetti ad aumenti reali paragonabili agli aumenti del PIL, che significa un taglio del 7% reale nel 2009, seguito da un incremento medio forse dell'1% medio reale nei prossimi anni. Al lordo dell'inflazione, quindi in termini di euro correnti, va aggiunto un ~2% di inflazione per ogni anno.

Premesso questo, tuttavia, ci sono diversi modelli che consentono di rispettare i vincoli finanziari.

Ad un estremo si puo' mettere il modello in cui il 41% viene assunto come ricercatore e rimane tale fino al pensionamento (non correggo qui per il fatto che i ricercatori vanno in pensione a 65 anni), il 29% viene assunto a 35 anni come associato e vi rimane fino alla pensione, il 30% viene assunto come ordinario e vi rimane fino alla pensione.

All'estremo opposto si puo' mettere il modello piu' o meno comune nelle universita' USA, specie quelle statali, in qui quasi tutti gli assistant professor fanno carriera, e in questo caso la carriera media in Italia potrebbe essere ricercatore a 35 anni, associato a 49.3 anni, ordinario a 59.4 anni.

Rimane il fatto che in media ogni ordinario non puo' ambire a portare ad ordinario piu' di un allievo.  Ma mi pare che questo sia lo standard medio dei sistemi universitari maturi dei Paesi avanzati dove c'e' universita' di massa da ~10-30 anni e il numero di docenti universtari e' in prima approssimazione stabile nel medesimo periodo.

E' esattamente questo il problema. Se non si vuole aumentare all'infinito la spesa o molti non fanno carriera del tutto o tutti fanno  carriera lentissima

Prova a convincere i tuoi colleghi che devono scegliere una delle due opzioni (o una combinazione delle due) ed i miei colleghi che possono avere un solo  allievo nella loro vita accademica e poi ne riparliamo

E' esattamente questo il problema. Se non si vuole aumentare all'infinito la spesa o molti non fanno carriera del tutto o tutti fanno  carriera lentissima

Prova a convincere i tuoi colleghi che devono scegliere una delle due opzioni (o una combinazione delle due) ed i miei colleghi che possono avere un solo  allievo nella loro vita accademica e poi ne riparliamo

Purtroppo e' impossibile, il 99% degli italiani inclusi gli universitari vive nel mondo delle favole in cui tutto e' possibile, lo Stato deve garantirlo, e non ci sono vincoli determinati dalle risorse, dal PIL, dal debito e cosi' via. Peccato perche' anche all'interno delle risorse disponibili si potrebbe migliorare e di molto il sistema universitario esistente, avvicinandolo ai livelli dei Paesi civili e avanzati.

Il problema qui, per come lo vedo io, è che su 10 ordinari ce n'è uno che produce allievi capaci di diventare poi ordinari e 9 che producono allievi che dovrebbero andare a lavorare fuori dell'università.

Una delle follie assurde dell'Italia è che ogni panzone con il titolo da ordinario ha diritto ad un suo "allievo" in qualche dipartimento entro n anni! Ma dove? Ho conosciuto decine di colleghi che non hanno prodotto un singolo professore universitario ma centinaia di ottimi managers, ricercatori di bance centrali, WB, IMF, etcetera!

Non solo non siamo nati tutti uguali, ma nemmeno gli ordinari son nati tutti uguali.

 

Il problema è sempre il solito: questa legge è pessima, ed è stata molto peggiorata nel corso del dibattito parlamentare. Ma almeno parla di valutazione.

Parole, parole, parole.
[ooops! ho sbagliato bottone, come la Gelmini ... che vergogna! questo post è in risposta a quest'altro, di GF]

Secondo te, quale probabilità ha il DDL di cambiare effettivamente qualcosa? (In meglio, intendo)

Le alternative sono i) lo status quo ii) una legge condivisa dalle componenti del mondo universitario (politically correct per dire quello che vogliono i sindacati ed i gruppi di professori organizzati). Il primo è un casino che non funziona, come tutti dicono. La seconda non può funzionare.

Non sono d'accordo. Se si vuole fare una  riforma (qualunque riforma sia), non si può rimandare le parti qualificanti ad un futuro così incerto.

Di riforma si potrà ricominciare a parlare seriamente, ma solo dopo la notte dei lunghi coltelli.

Farlo prima vuol dire approvare un testo monco, che non risolve nulla ma aggrava i problemi che vorrebbe risolvere.

 

Di riforma si potrà ricominciare a parlare seriamente, ma solo dopo la notte dei lunghi coltelli.

 

Bene. Allora sfido te e tutta la Rete 29 Aprile ad un dibattito. Dimentichiamo la legge Gelmini. Voi portate la vostra riforma ideale e la discutiamo. A Pisa dove volete e quando volete. Ma voglio un testo vero, non le solite tre banalità retoriche sul merito e la valutazione che avete sul vostro sito. Come si valuta, chi valuta, come si promuove, chi decide, come si finanziano le università, come si passa dal sistema attuale etc  E voglio una riforma a costo zero o almeno una quantificazione plausibile dei costi aggiuntivi.

Se lo fate, mi invitate?

Anzi, ora che ci penso ... la organizzate non più a sud di Firenze il 15 Dicembre? Ho mezza giornata libera tra una conferenza e l'altra.

Ci vengo pure io....

Va detto che se la riforma Gelmini passa e' un dramma per l'universita' pubblica. Che confindustria, per voce della Marcegaglia, voglia far approvare la riforma il prima possibile e' un dato di fatto. Ma quale interesse ha confindustria nell'universita' se non farsi fare la ricerca a costo zero? (o peggio...). Fondi alle private, etc. etc. insomma, continuo ad essere piu' che convinto che il ddl Gelmini sia un serio tentativo di distruzione dell'universita'. Sarebbe bene prendere quei pochi punti contenuti nel ddl che condivido e da li' sviluppare un discorso serio...

Va altresi' detto, pero', che non e' che se torniamo al pre-Gelmini tutto va bene...anzi....

Non so, ormai la faccenda - che mi pareva poco chiara prima - adesso mi appare totalmente confusa. Passi il decreto o non passi, non so più se sia meglio o peggio.

In tutti questi mesi di bagarre c'è una cosa che mi è mancata. Una proposta concreta. Una proposta che vada da qualche parte, e allo stesso tempo tenga conto che in parlamento siedono schiere di professori ordinari.

Comincio a sospettare che la proposta non esce perché non esiste, è una riforma impossibile.

Che disastro. Che tristezza.

Non ti preoccupare, il dibattito non ci sarà. La Rete 29 Aprile non ha nessuna voglia di discutere con i pazzi di nfA, e sopratutto non ha nessuna idea sull'università e sul suo futuro. Le proposte concrete

  (http://www.rete29aprile.it/FILES_UPPAT/Documento%20R29A%20no%20sinopsi%2...)

riprendono quelle del movimento dei  precari del 1978 quasi alla lettera (docente unico, progressione automatica etc.). L'unica differenza è che, bontà loro, suggeriscono che le assunzioni in ruolo siano regolate una commissione sorteggiata "all'interno della comunità scientifica" invece che dell'Assemblea di Dipartimento. Per evitare scherzi (magari arrivasse qualche genio dall'AmeriKa, che rompe le scatole o magari ci fosse qualcuno all'interno che contesta) il Dipartimento deve mandare una relazione sull'attività dei docenti già in ruolo, che rappresenta un documento essenziale per la valutazione. I nuovi assunti devono integrarsi nell'attività di ricerca. Per il resto è retorica e richiesta di soldi pubblici, assunzioni etc.

E non ti preoccupare per i privati nell'università. Al massimo potrebbero essere interessati a poche facoltà di ingegneria e forse medicina - diciamo il 5%-10% del totale. Del resto non se ne fanno nulla (la FIAT butta i soldi in Scienze Politiche?). In ogni caso, io li accoglierei con la banda e le majorettes se volessero. Purtroppo il rischio è che gli "esterni" siano le regioni e gli enti pubblici che riempiono il CdA di politici trombati e spingono per far assumere i loro amici come professori. Già in Toscana ci stanno provando con Medicina, sfruttando il fatto che Siena è in bancarotta e Firenze piena di debiti. Poi, ovviamente, parlano di razionalizzare l'offerta didattica e la ricerca nei poli di eccellenza. Naturalmente, all'italiana (ed alla francese), si decide a priori chi è il polo di eccellenza...

E non ti preoccupare per i privati nell'università. Al massimo potrebbero essere interessati a poche facoltà di ingegneria e forse medicina - diciamo il 5%-10% del totale. Del resto non se ne fanno nulla (la FIAT butta i soldi in Scienze Politiche?). In ogni caso, io li accoglierei con la banda e le majorettes se volessero. Purtroppo il rischio è che gli "esterni" siano le regioni e gli enti pubblici che riempiono il CdA di politici trombati e spingono per far assumere i loro amici come professori. Già in Toscana ci stanno provando con Medicina, sfruttando il fatto che Siena è in bancarotta e Firenze piena di debiti. Poi, ovviamente, parlano di razionalizzare l'offerta didattica e la ricerca nei poli di eccellenza. Naturalmente, all'italiana (ed alla francese), si decide a priori chi è il polo di eccellenza...

Per una volta mi trovo perfettamente in sintonia con Giovanni: in Italia il rischi non e' tanto la privatizzazione quanto la lottizzazone. Qui in toscana ne sappiamo qualcosa: dopo ogni elezione c'e' il cosiddetto valzer delle poltrone con cui i politici appena trombati vengono ricollocati, tra una ASL ed un'azienda del latte, tra la concessionaria riscossione tributi e l'azienda del gas.
Aggiungere una dozzina di poltrone di CdA accademici renderebbe il tutto piu' coreografico.

Poi, certo, potrebbe anche darsi che un industriale appena un po' meno miope dei colleghi prenda il controllo, a prezzi di saldo, di qualche polo di eccellenza (che so, qualche politecnico per esempio). E' la solita storia che si ripete: good company privata, bad company  pubblica.

 

Non è che confindustria stia tanto meglio in quanto a "pulizia" e "rigore". <<Truffa all'Europa, in manette vice di Confindustria Cuneo>>. Per cui non sono convinto che l'entrata dei privati nell'Università risolva magicamente i problemi dell'università. Li sposta. E' chiaro che se ai privati interessa entrare nell'università è perchè pensano di trovare dei vantaggi economici. Non sono convinto che l'istruzione sia una merce barattabile da parte di uno stato. Semmai bisogna trovare il modo di far sì che, pur nella libertà e autonomia che da sempre contraddistingue l'università (cosa alla quale credo), vi siano dei forti meccanismi di incentivazione a far sì che l'intera macchina universitaria produca dei prodotti validi (cultura, informazione, ricerca e ricaduta a lungo termine...).

Giovanni, mi pare che su questo punto siamo d'accordo, tu stesso (se ben ricordo) hai più volte auspicato di trovare un meccanismo tale per cui i docenti siano forzati ad ottenere dei risultati validi sotto il profilo universitario...

Cari tutti,

             esco giusto ora da una cura disintossicante contro la iperconnessione.

Non mi dispiacerebbe l'idea di un dibattito in cui si incontrino visioni diverse (ma probabilmente non diametralmente opposte) anche se non mi sembra di facilissima realizzazione (se poi si finisce ad essere  solo una mezza dozzina, piu' o meno pazzi, meglio trovarsi al caffe').

Pero' se si riuscisse ad invitare qualcuno che conta, le cose  potrebbero esser diverse: any idea?

Ovviamente gli scenari sono molto diversi a seconda che passi o non passi il DDL: aggiorniamoci a fine settimana.

Ciao,

c.

PS: ovviamente la proposta di trovarsi al caffe' e' sempre valida, in ogni caso. Offro io.

 

Offro io.

Hey, parliamone!

Scherzi a parte. Un dibattito per arrivare dove, a una proposta di legge? Ma davvero esiste una proposta di legge che un parlamento pieno di ordinari potrebbe digerire? Però sì, parliamone, never give up, never surrender.

Scherzi a parte. Un dibattito per arrivare dove, a una proposta di legge? Ma davvero esiste una proposta di legge che un parlamento pieno di ordinari potrebbe digerire? Però sì, parliamone, never give up, never surrender.

Certo, la presenza di ordinari (e non solo) rende piu' complicato il cammino di qualsiasi riforma, visto che una riforma vera non potrebbe evitare di mettere in discussione certe rendite di posizione (e questa, per inciso, non lo fa).

Ed e' proprio per questo fatto che, io credo, sia folle pensare che un governo in bilico possa approvare una riforma coraggiosa: verra' fuori il solito pateracchio destinato a rimanere incompleto (per le note vicissitudini, ma non solo); il DDL stratifichera' sulle altre riforme "epocali" che l'han preceduto, in attesa della prossima.

Ma non vorrei che questa storia dei baroni diventi un alibi per non far nulla: due anni fa, quando il governo si e' insediato, una riforma era possibile. Ma il testo e'  rimasto fermo mesi perche' le camere erano troppo occupatissime con altro: lodo Alfano, legge anti-intercettazioni, processo breve ed amenita' simili. Al governo, dell'universita', gliene fregava nulla. Del resto, il fatto che il comparto dell'istruzione sia stato affidato nelle mani di un ministro inetto come MSG, tradisce non solo disinteresse ma anche un pizzico di disprezzo.

A me la questione interessa, anche se, parlando di produttività, recentemente con 'sta storia della protesta la mia (di produttività) ne ha risentito e parecchio... E' comunque un tema che merita di essere discusso adesso, perchè come ho scritto più su, se 'sto DDL è una legge-porcata (non sarebbe la prima...) è altrettanto vero che le cose come sono ora non vanno niente bene...

LA mia offerta rimane. E guarda che l'obiettivo non è quello di preparare un progetto di riforma. Quello lo faccio da solo in due ore. Ma poi rimarrà nel cassetto per sempre

L'obiettivo è convincere qualche ricercatore bravo (come presumo siano i ricercatori di Matematica di Pisa) che la proposta della Rete 29 Aprile

a) culturalmente vecchia

b) finanziarmente assurda

c) scientificamente disastrosa

Così tornerebbero a studiare invece che a perdere tempo, lasciando a protestare i mediocri corporativi (che tanto non sanno studiare comunque). Se poi riuscissi a convincerli che esiste un'alternativa possibile e ad iniziare un movimento serio per la riforma, sarei molto contento, ma è un plus

Guarda, io credo ancora nella collaborazione fra mondi diversi come i nostri. Se non altro ciascuno porta il bagaglio di esperienze e conoscenze della propria area, e quindi credo nella interdisciplinarieta' delle cose e nell'apertura mentale che porta il confrontarsi con altre realta'. Unico requisito la voglia di far bene e la consapevolezza di non essere i depositari della verita' assoluta immodificabile. Io non sono "dentro" la R29A, ma ho parecchi amici e colleghi, tutti aperti alle proposte (almeno credo).

Ci sono, e' vero, constrain di cui tener conto e con i quali mi sono scontrato tempo fa, ma si possono ignorare per il momento.

Io vedrei bene una proposta sulla quale discutere. Una base dalla quale partire punto per punto, e sulla quale si possa ragionare e modificare. Che sia quella della R29A o la tua poco importa. Cio' che e' importante e' dare una prospettiva seria lungimirante tenendo conto delle condizioni al contorno. Ne parliamo?

LA mia offerta rimane. E guarda che l'obiettivo non è quello di preparare un progetto di riforma. Quello lo faccio da solo in due ore. Ma poi rimarrà nel cassetto per sempre

Perche'? Perche' il problema non e' tanto quello di individuare un modello, ma convincere un numero sufficiente di persone che il modello proposto e' desiderabile (ovvero che i vantaggi sopravanzano gli svantaggi).

L'obiettivo è convincere qualche ricercatore bravo (come presumo siano i ricercatori di Matematica di Pisa) che la proposta della Rete 29 Aprile

a) culturalmente vecchia

b) finanziarmente assurda

c) scientificamente disastrosa

Così tornerebbero a studiare invece che a perdere tempo, lasciando a protestare i mediocri corporativi (che tanto non sanno studiare comunque). Se poi riuscissi a convincerli che esiste un'alternativa possibile e ad iniziare un movimento serio per la riforma, sarei molto contento, ma è un plus

Temo che, mediamente, le persone non si convincano a suon di lectio magistralis:  la tattica che vorresti adottare mi sembra poco promettente.

Inoltre -forse non te ne sei accorto- cio' che e' sul tappeto e' il DDL Gelmini e non la bozza R29A. Chi protesta e' contrario ad un DDL che, per i modi coi quali procede prima ancora che per i contenuti, rischia di provocare disastri (le proposte di R29A, invece, sono ancora tutte da discutere).

Pretendere di approvare il DDL prima di aver fatto passi significativi per quanto riguarda il capitolo "valutazione" ed "incentivazione del merito" e' come mettere il carro davanti ai buoi: cosi' com e' il DDL concentra il potere nelle mani degli ordinari (ovvero coloro che, nel bene come nel male, hanno gestito l'universita' finora).

Senza contare che proprio accelerando il passaggio dalle tre alle due fasce (in una situazione peraltro instabile) si crea un forte rischio ope legis (eventualita' che -immagino siam concordi- sarebbe una disgrazia) ed una forte conflittualita' tra categorie diverse (precari, ricercatori, associati).Questi per me sono i problemi fondamentali.

Ma adesso, meglio che torni a lavorare!

Convegno

Carlo Carminati 29/11/2010 - 20:50

Segnalo questo convegno il 3.12.2010 in zona Firenze:

Università Toscana - Presentazione del Rapporto 2010<em>

Potrebbe essere un occasione interessante: non solo perche' si svolge "the day after" ma anche perche' partecipa anche A.Schiesaro e D.Checchi.

Io temo di non riuscire ad andarci, purtroppo.

 

Re: Convegno

Carlo Nervi 29/11/2010 - 22:00

Potrebbe essere interessante. Il primo per quanto ne so e' uno dei fautori (autori?) della riforma insieme a Valditara (che e' qui di Torino), almeno nella sua forma iniziale. Purtroppo non credo di poter lasciare la sede in quanto oberato da lezioni (e che dovro', fra l'altro, cercare di recuperare se la protesta finisce...)

Schiesaro ha scritto la prima versione della riforma, Valditara l'ha distrutta per far favore alle varie lobby e corporazioni universitarie

Sono venuto a sapere che Valditare insegna anche a Roma, nelle universita' private gestite dal clero...

Valditara è quello che, due anni fa, venne a Villa la Pietra a cercare di venderci i cioccolatini, pensando di stare a parlare con i suoi colleghi parlamentari?

Niente di buono può venire da uomini così, palesemente in mala fede. 

Ma l'idea di un'iniziativa trasversale non è cattiva.

Occorrerebbe, più che altro, farsi ascoltare da altri players ...

La gente di alta qualita' e' smovibile? Gli Ambrosetti, per dire, o i Tabellinii, o persino gli Eco ...

Michele, non ho conoscenze altolocate, semmai di gente che la ricerca scientifica la fa per davvero e molto seriamente e produttivamente. Solo che questi, fra scrittura di progetti, impegni in giro per il mondo, impegni locali e molto altro, sono difficili da coinvolgere anche solo localmente, figuriamoci per convegni/congressi che parlano di politica e non di scienza...

Nel nostro piccolo noi di APRI a fare delle proposte concrete ci avevamo provato. Erano tutte cose relativamente piccole così che ci fosse qualche possibilità di essere ascoltati. Però sul "come si valuta, chi valuta, come si promuove, chi decide, come si finanziano le università, come si passa dal sistema attuale etc" abbiamo sempre avuto le idee abbstanza chiare (vedi qui, soprattutto il manifesto e la parte sulle proposte). Peccato solo che, fatta la tara delle mail piene di belle parole, ai piani alti se ne siano sempre sbattuti.

Se qualcuno ha veramente voglia di discuterne ben venga. Io nel prossimo periodo ho qualche difficoltà a tornare in Italia ma di APRIsti ben preparati e pronti al dibattito non dovrei aver problemi a trovarne.

Sto ascoltando lo streaming dal parlamento.

Una chicca: attualmente stanno discutendo un emendamento riguardante i concorsi futuri. Sorpresa: c'e' una cifra ma non c'e' il numero delle promozioni previste.

Cosa vuol dire? Che quei soldi verranno usati per fare quanti piu' posti di associati possibile, utilizzandoli quindi per passaggi da ricercatore ad associato.

Se mi volevi convincere che far passare i ricercatori in massa ad associati senza alcuna valutazione di merito sia un abominio sfondi una porta apertissima ;-)

 

Ma l'idea di un'iniziativa trasversale non è cattiva.

Occorrerebbe, più che altro, farsi ascoltare da altri players ...

La gente di alta qualita' e' smovibile? Gli Ambrosetti, per dire, o i Tabellinii, o persino gli Eco ...

L'ennesimo convegno di vecchi baroni? Non fa per me, grazie.

Ok, ok, non prendetevela, mi sono espresso male.

Stavo solo pensando in modo concreto a come, se fate una controproposta, si potrebbe farla rendere visibile attraverso la grande stampa. Ho messo tre nomi a caso in tre aree diverse che, se firmano una proposta forse il Corriere la nota ... beh, più Eco che gli altri due ed Ambrosetti meno degli altri, temo ...

Anyhow, come non detto. Idea del piffero effettivamente!

Pero' il problema di come forzare chi decide a confrontarsi con proposte serie rimane. L'intero dibattito nel mondo politico e' incastrato dentro parametri folli, totalmente folli.

Corriere?

Carlo Carminati 30/11/2010 - 10:30

Il Corriere sta a sentire solo Giavazzi; ed il dibattito attorno all'universita', sul Corriere, e' di livello infimo (o meglio: piu' che un dibattito e' una messa cantata). Meglio lesciar perdere.

Ci sono molte persone, mediaticamente piu' defilate rispetto ai nomi fatti da Michele, che pero' penso sian serie, provo ad elencare qualcuno: Claudio Procesi, Francesco Sylos Labini, Giuseppe De Nicolao (OK: son tutti di SMFN, proponete voi altri nomi).

Mi sembra comunque che ci sian in circolazione proposte diverse, bisognerebbe ragionarci.

 

Ci sono molte persone, mediaticamente piu' defilate rispetto ai nomi fatti da Michele, che pero' penso sian serie, provo ad elencare qualcuno: Claudio Procesi, Francesco Sylos Labini, Giuseppe De Nicolao

Segnalo Giuseppe Catalano, economista del Politecnico di Milano.  L'ho sentito ad un recente incontro sulla riforma dell'universita', organizzato dal forum degli allievi della SNS a Pisa,  e ho constatato che e' una persona molto preparata sui fatti dell'universita' italiana e piu' che disposta  a discuterne.

Segnalo Giuseppe Catalano, economista del Politecnico di Milano.  L'ho sentito ad un recente incontro sulla riforma dell'universita, organizzato dal forum degli allievi della SNS a Pisa,  e ho constatato che e' una persona molto preparata sui fatti dell'Universita' italiana e piu' che disposta  a discuterne.

Ah! Ecco chi era il terzo partecipante al convegno che ho segnalato poco sopra!

 

Pero' il problema di come forzare chi decide a confrontarsi con proposte serie rimane. L'intero dibattito nel mondo politico e' incastrato dentro parametri folli, totalmente folli.

Questo è il vero nocciolo della questione, in assoluto. Vi prego, non abbandonate l'idea di mettere insieme un progetto serio, se non lo fate voi (io non sono in grado, ma mi ci metterei volentieri) non vedo chi altri.

Michele Boldrin himself non è esattamente un signor nessuno. Quei "comunisti" del Fatto Quotidiano magari poi ti stanno ad ascoltare e ti danno un minimo di visibilità.

Cominciate con un post, tipo "proposta di legge sull'università - work in progress". Uno di voi o tutti assieme mettete giù una bozza e la postate per sottoporla a "peer review". Attorno al post si raggruma un nocciolo di gente interessata alla riforma, che intanto propone ritocchi qua e là nel draft che proponete. Questo gruppo di gente interessata magari poi costituisce il nocciolo di partecipanti a un eventuale convegno.

Mi domando quanti di quelli veramente preoccupati dell'Università italiana, e con delle idee non folli o non inconcludenti, sono attualmente all'estero e farebbero fatica ad apparire in Italia nei prossimi mesi.

A lanciare altri nomi era stato Michele himself: non mi sembra affatto una cattiva idea.

Un dibattito e' interessante se si confrontano punti di vista diversi.

 

Ma sì ma sì neanche a me pare una cattiva idea... volevo solo dire che forse i grandi nomi non sono per ora indispensabili...

Vediamo cosa si riesce a combinare senza che sia un buco nell'acqua.

Certo che con l'atmosfera che c'è in giro oggi ...

Intanto mi avete motivato e sto scrivendo un editoriale non troppo incazzoso per Il Fatto, vediamo se Padellaro me lo mette per Giovedì 2/12 ...

Poi gli faccio la proposta di un forum sul giornale. ma il giornale on line è un vero casino illeggibile ...

  L’articolo di Paola Potestio è molto interessante, e documenta molto bene il disastro avvenuto a seguito dei concorsi “locali”, voluti dal Ministro Berlinguer. E’ necessario chiedersi se il DDL che oggi verrà approvato alla Camera, è in grado di modificare il reclutamento. La risposta è no, almeno fino a quando non sarà operante una valutazione efficace.    

  Le parti apprezzabili del DDL, lo spiraglio aperto sulla meritocrazia, la valutazione degli Atenei e dei Docenti, sono tutte di là da venire, richiedendo per l’attuazione un grandissimo numero (forse 27) di decreti. A quando? Vi è poi il problema della valutazione: le modifiche introdotte dal DDL possono essere ragionevoli in presenza di una penetrante valutazione: degli Atenei, dei Dipartimenti e dei singoli docenti. Tutto ciò è molto lontano dall’essere realizzato.    

   Con la legge si pretende di combattere immediatamente il malaffare ed il nepotismo, elevati a sistema di gestione  dai “baroni”.    Peccato che questi ultimi non esistono più da molti anni: ai baroni di una volta si sono sostituiti mediocri politicanti, che, pur appartenendo alla numerosa schiera dei professori universitari, trovano la politica accademica, lo scambio di favori, ed i vantaggi del potere più gratificanti della didattica e della ricerca. Si tratta di una vera “nomenklatura”, che i meccanismi elettivi e  gli astuti compromessi rendono inamovibile.

   Paradossalmente, il DDL amplifica i poteri di questi politicanti. Le pallide modifiche introdotte nella governance aumentano i poteri  del Rettore; poteri già oggi eccessivi, e che sono  una delle principali cause del degrado dell’istituzione. Restringendo poi il numero dei componenti gli organi decisionali, senza peraltro modificare i meccanismi della loro formazione, diverrà più appetibile il potere, che potrà essere esercitato con maggiore arroganza.

   L’altro aspetto rilevante, il reclutamento, non fa che peggiorare l’esistente. L’idoneità, come insegna l’esperienza di mezzo secolo, non verrà negata ad alcuno; la selezione verrà demandata alle scelte locali, ricostituendo  - in pratica – una situazione che sembrava superata, quella dei vituperati  “concorsi locali”. Così, anche qui si potrà esplicare nella forma più brutale il potere delle nomenklature che reggono gli atenei.

 

La protesta contro il ddl Gelmini si fa' sentire. Solamente di oggi (fino alle 13:42) vi sono 74 news flash che riguardano le manifestazioni in tutta italia, consultabili qui. Riporto qualche flash sotto... spero che non andranno a dire che solo 1% degli studenti protesta o che questa riforma "la vogliono gli italiani"....

(Aggiornato alle 13:42 del 30 novembre 2010)

13:42 Padova, bloccata la stazione
13:38 Bologna, manifestanti lasciano autostrada
13:31 Montecitorio, ortaggi, uova e bottiglie contro polizia
13:27 Milano, chiuse e riaperte tre stazioni metro
13:26 Roma, studenti al Pantheon con caschi e sciarpe
13:18 Genova, occupata Sopraelevata
13:12 Vendola: "Gelmini annuncia un miliardo, ma fondi 2010 dove sono?"
13:08 Catania, bloccata per un'ora la stazione
13:05 Trieste, occupati binari della stazione
13:04 Milano, ricercatori sul tetto della Bicocca. Occupata stazione Greco
13:01 Roma, studenti di nuovo verso Montecitorio
12:58 Bologna, trenta chili di letame davanti a sede Pdl
12:56 Cagliari, corteo blocca il traffico
12:53 Studenti a piazza Venezia: "Siamo tutti nipoti di Mubarak"
12:51 Bologna, occupata A14
12:47 Palermo, chiusi i varchi al porto
12:44 Campobasso, occupata facoltà di Agraria
12:41 Occupata autostrada Salerno-Reggio Calabria
12:35 Sacconi: "Studenti pensino a studiare"
12:34 Bari, occupato il Petruzzelli
12:26 Bologna, studenti occupano ingresso autostrada
12:25 Governo battuto su emendamento Fli
12:22 Napoli, uova e immondizia contro portone Unione degli industriali
12:19 Studenti lasciano Montecitorio e vanno verso Piazza Venezia
12:18 Diliberto: "Blindare Roma è offesa e provocazione"
12:16 Milano, tensione tra forze dell'ordine e studenti
12:14 Teramo, studenti occupano radio Ateneo
12:11 Milano, studenti tentano blitz al Comune
12:08 Palermo, tensione tra automobilisti e manifestanti
12:06 Di Pietro: "Gelmini è dama salva-baroni"
11:58 Pisa, traffico in tilt. Studenti verso stazione
11:55 Chiti: "Gelmini avrebbe dovuto ascoltare i rettori"
11:53 Studenti occupano scalinata San Pietro in vincoli
11:48 Brevi scontri a Genova
11:46 Roma, studenti su Campidoglio: "Via la polizia"
11:44 Camera, passa emendamento anti parentopoli
11:43 Napoli, in testa a corteo striscione per Monicelli
11:38 Udine: "Atenei come Pompei"

 

Ho appena inviato al Corriere della Sera una lettera di commento al fondo di oggi sulla riforma Gelmini firmato da Giavazzi. So, per esperienza, che le lettere che criticano uno scritto di un commentatore non sono pubblicate se non c'è l'autorizzazione del commentatore criticato. Perciò trascrivo la lettera qui di seguito.

L'appassionata difesa del DDL Gelmini da parte del prof. Giavazzi (Corriere 30 novembre) merita qualche commento. Ha ragione Giavazzi quando afferma che se sarà confermato per i prossimi anni un finanziamento equivalente a quello del 2010, i costi non indifferenti del DDL potranno essere affrontati (sfruttando i pensionamenti). Tuttavia le università saranno costrette a spendere male la loro dotazione ed il Ministero sarà costretto a distribuire male i fondi tra le diverse sedi. I fondi disponibili infatti saranno spesi per promuovere a professore associato tra 15.000 e 20.000 ricercatori di ruolo, e saranno spesi, quindi, per le sedi e le facoltà dove ci sono più ricercatori. La legge prevede infatti una "abilitazione nazionale" alle funzioni di professore associato che sarà meritatamente conseguita da almeno 15.000 ricercatori, non essendo previsto nessuno incentivo per le commissioni ad essere men che generose. I ricercatori abilitati faranno pressione nelle loro sedi per essere promossi ad un ruolo per il quale risultano abilitati da una commissione nazionale e del quale già svolgono attualmente le funzioni. Sarà impossibile per le €sedi resistere a queste pressioni, ed impossibile per il Ministero riallocare i fondi risparmiati con i pensionamenti per tener conto degli attuali forti squilibri nella distribuzione del personale. Nella sostanza questi squilibri saranno peggiorati. Molto meno costosi sarebbero i pochi cambiamenti nello stato giuridico dei ricercatori necessari per adeguarlo ai compiti effettivamente svolti dai ricercatori. I fondi recuperati dai pensionamenti potrebbero allora essere spesi per reclutare giovani dove esistono effettive esigenze didattiche, tenuto conto che recenti cambiamenti nella formazione dei concorsi a ricercatore (cambiamenti promossi proprio dal prof. Giavazzi) hanno reso questi posti accessibili anche a persone esterne all'ambiente scientifico della sede che bandisce il concorso. E' ben strana l'opinione secondo la quale se si aboliscono i concorsi le scelte "in sede" delle persone da assumere eviteranno il localismo che affligge il sistema universitario italiano. Abbiamo già l'esperienza del comportamento del "membro interno" delle commissioni di concorso. Non si capisce perché una commissione formata esclusivamente da "membri interni" dovrebbe comportarsi meglio.

Infine il Ministro già dispone (dal 1994) del potere di distribuire il Fondo di Finanziamento Ordinario secondo criteri "di merito". Non c'è bisogno di confermare questo potere con una nuova disposizione di legge, che a causa del suo ingente costo, finirà invece per diminuire la disponibilità di fondi che possono essere distribuiti con criteri di "merito". Persino l'autonomia finanziaria delle facoltà di medicina, auspicata da Giavazzi, è possibile nell'attuale cornice legislativa, promuovendo ad esempio "fondazioni" sul modello della "Fondazione Policlinico di Tor Vergata", che possano evitare il trasferimento ad altre facoltà dei costi delle facoltà di medicina (che, invece, per i loro servizi sanitari di alta qualificazione dovrebbero assicurare addirittura profitti alle sedi universitarie come spesso avviene negli Stati Uniti).

AFT

Sandro, condivido.

L'articolo di Francesco sul Corriere di oggi è francamente umiliante. Per la sua intelligenza, intendo. Molto più on the point Roberto Perotti sul sole. Temo proprio che FG, avendo deciso quasi tre anni fa di scommettere su MSG, Schiesari e, soprattutto, questo Rocca che è il convitato di pietra dell'intero DDL, abbia deciso che deve comunque difendere questa cosa anche se ciò che il parlamento sta partorendo è un aborto di riforma ...

Se non dispiace ti cito (ho anche cambiato le tue fonts, che rendevano la lettera invisibile all'occhio umano ... usare il bottoncino HTML, professò! :-))

Non ho mai capito (anche se ho molti sospetti) come mai non abbiano dato ai ricercatori la qualifica di professori di terza fascia (o aggregati o qualcos'altro). Sarabbe bastata una leggina e sarebbe stata una soluzione giusta, logica e a costo zero. Temo che ora sia troppo tardi. 

Non so se la riforma sarà approvata al Senato. Il centrodestra ha i  numeri ma potrebbe esserci la crisi di governo prima. Se fosse approvata, comunque, avrebbe bisogno di numerosi decreti delegati. Quindi, piuttosto che immaginarsi leggi ideali alternative, sarebbe opportuno premere per evitare ulteriori disastri. In particolare bisognerebbe insistere perchè l'ANVUR sia costituito subito e -sopratutto- perchè i commissari siano persone ragionevoli (non diciamo "brave"...) e non vecchi baroni e/o politici trombati. Il rischio giustamente paventato da Figà Talamanca sarebbe tanto minore quanto più efficace la valutazione. In questo senso l'attuale carenza di fondi è utile. Meno soldi disponibili, meno promozioni a pioggia ora. In futuro i pensionamenti della generazione più anziana aumenterebbero comunque i fondi - ma con un sistema di valutazione efficiente forse il tasso di spreco sarebbe minore. Non ci credo molto :-)

Non ho mai capito (anche se ho molti sospetti) come mai non abbiano dato ai ricercatori la qualifica di professori di terza fascia (o aggregati o qualcos'altro). Sarabbe bastata una leggina e sarebbe stata una soluzione giusta, logica e a costo zero. Temo che ora sia troppo tardi.

Scusa, ma chi la vuole una patacca in piu' sulla mostrina, se non c'e' amche un aumento di stipendio? E a cosa serve (in realta' lo so a cosa serve: pare che in certe regioni i professionisti che vanno per la maggiore si fregino anche del titolo di "prof"). Personalmente preferisco 10 euro in piu' ed il titolo di "bidello", di poter aggiungere "prof" sul mio campanello non me ne frega nulla.

 

In primo luogo ai professionisti, come dici tu. Ma non solo a loro: Il cosidetto Coordinamento dei Ricercatori (quello di Merafina) ha fatto una proposta per una promozione ad associato di serie B a stipendio invariato. E mi ricordo bene (non so se tu c'eri allora) la forte pressione dei ricercatori per insegnare prima del 1990, ed il senso di trionfo quando venne riconosciuta la possibilità di fare supplenze.

In primo luogo ai professionisti, come dici tu. Ma non solo a loro: Il cosidetto Coordinamento dei Ricercatori (quello di Merafina) ha fatto una proposta per una promozione ad associato di serie B a stipendio invariato. E mi ricordo bene (non so se tu c'eri allora) la forte pressione dei ricercatori per insegnare prima del 1990, ed il senso di trionfo quando venne riconosciuta la possibilità di fare supplenze.

Qui hanno ragione sia Giovanni che Gilberto. Non c'e' contraddizione: attualmente nel ruolo di ricercatore sono inquadrate persone di tutte le eta', che hanno punti di vista spesso inconciliabili (e non solo per via dell'eta').

La trattativa (e l'emendamento Frassinetti) miravano a dare un contentino (con spesa minima) alla platea dei ricercatori piu' anziani (che non hanno ottenuto assolutamente nulla in tutti questi anni e sono anche un po' stanchi di far battaglie), i quali potevano cosi'   ottenere almeno un riconoscimento (minimo) e la garanzia di non essere rottamati anzitempo.

Io ora mi trovo d'accordo con Gilberto, ma so che ci sono colleghi che si accontenterebbero anche solo della terza fascia (il che, nel sistema vecchio, poteva anche avere un senso - adesso molto meno). E qui mi trovo nuovamente d'accordo con Giovanni quando dice che sarebbe stato molto piu' facile fare una riforma che manteneva un sistema a tre fasce: almeno si sarebbe evitato di aggiungere il problema della transizione. Tuttavia la decisione di passare alle due fasce e' stata presa tempo fa, dalla Moratti: la Gelmini ha solo accelerato il processo.

Certamente puoi citarmi.Grazie per il cambiamento di fonts. Quelle microscopiche erano dovute ad un "copia e incolla" evidentemente mal riuscito, cui non riuscivo a rimediare. In queste cose sono proprio incompetente. Aspetto che la legge sia pubblicata prima di esaminarla con cura. Ma cercherò intanto l'articolo di Perotti su Il Sole 24 ore.

Dal Sole 24 ore...

Poco dopo solo i no e le astensioni di diversi deputati del Pd, che si sono spaccati, hanno evitato che il governo venisse battuto per la seconda volta su un emendamento dell'Api, che ha raccolto il sostegno anche di Futuro e libertà. Il testo, proposto da Marco Calgaro e Bruno Tabacci, mirava a a finanziare contratti di ricercatore a tempo indeterminato ricorrendo ai fondi per il finanziamento pubblico ai partiti.

..siamo alle solite. Non ho idea se l'emendamento fosse buono o cattivo (devo ammettere che ormai non ci capisco più niente), ma è chiaro che l'aver toccato il finanziamento ai partiti ha fatto scattare un dissenso bipartisan.

Considerando che i finanziamenti ai partiti in Italia sono esorbitanti l'emendamento era evidentemente positivo.

Mi permetto di allegare anche un bel "bravi coglioni" ai deputati PD... Tra qualche mese probabilmente si vota e questi geni non perdono occasione per perdere potenziali consensi... Patetici.

Mi permetto di allegare anche un bel "bravi coglioni" ai deputati PD... Tra qualche mese probabilmente si vota e questi geni non perdono occasione per perdere potenziali consensi... Patetici.

Troppo buono. A sentire Franceschini non erano nemmeno determinanti (il poerino pensa che sia una scusa), ché l' UDC avrebbe votato contro (strano no?), quindi avrebbero fatto campagna a costo zero. Ma si sa, su certe cose è meglio non rischiare, che non si sa mai.

Seguo con interesse i dibattiti su noisefromamerika e ultimamente mi sono soffermato a lungo a riflettere sulle opinioni espresse in questo sito (e, da alcuni di voi, sulla stampa) in merito alla riforma universitaria.

Credo sia irrituale per questo sito, ma vi pongo una questione personale, anche se penso abbia ampie connessione con il dibattito generale sullo stato dell'università italiana.

La questione, senza farla troppo lunga, è la seguente: faccio il ricercatore (confermato, quindi con tanto di contratto sine die) ma da alcuni anni pubblico poco o niente. Sto lavorando ad alcuni progetti, probabilmente interessanti, ma promettenti da troppo tempo. In buona sostanza, secondo criteri meritocratici sono, professionalmente parlando, un mediocre. Intendiamoci, faccio con coscienze, e credo discretamente bene, didattica (circa 130 ore l'anno); prendo seriamente anche l'attività di ricerca, ma sto girando a vuoto da troppo (tralascio, perché non rilevanti qui, le mille interpretazioni possibili sul motivo per cui sono giunto a una situazione di stallo).

Ora, accade che io sia d'accordo con la necessità che ci siano meccanismi che premino i migliori e, da quanto capisco, la riforma Gelmini approvata ieri alla Camera non va propriamente in questa direzione. Probabilmente, in futuro potrei far parte dell'ampia schiera dei beneficiati dall'ope legis, senza essere il più impresentabile.

Ma, per come vedo le cose, non mi pare giusto.  

Ad oggi, quindi, ho due alternative:

1) Mi dimetto (un buon lavoro lo posso trovare piuttosto rapidamente. Avrebbe ovviamente un costo elevato, per me, lasciare l'università); creerei qualche difficoltà alla Facoltà per la copertura dei miei insegnamenti (non ci sono altri nel mio raggruppamento disciplinare), ma per queste cose non è mai morto nessuno...;

2) Continuo a provarci (con la ricerca intendo), "sperando" che prima o poi qualche risultato arrivi, che lo stallo passi. Bastano gli attestati di stima di alcuni colleghi o sapere che c'è "di peggio"? E' serio? Lo dubito fortemente.

La terza alternativa, mi pare al momento non ci sia: ossia la presenza di una quota di personale impegnata prevalentemente nella didattica.

In sintesi, la meritocrazia, come ha scritto Boldrin sul Fatto tempo fa, ha un costo, ossia stanare i mediocri. Eccomi qui: che fare?

 

 

La proposta piu' sensata che ho letto negli ultimi tempi e' questa.

Penso inoltre che il grado di successo di una qualsiasi riforma dipende anche da quanto riesce a valorizzare il proprio personale.

Se posso rispondere, devi decidere tu. In fondo il posto di Ricercatore non è poi così male. E' sicuro,  pagato discretamente (un RUC alla fine della carriera arriva a 2700-2800 netti, che non sono poi così male) offre una libertà notevole (senza cartellino, senza una gerarchia ufficiale etc. Non so se puoi trovare di meglio nel privato.  Ma sei così sicuro di essere un mediocre in rapporto alla media dei tuoi colleghi italiani (non a quelli di Harvard)?

Più in generale, credo che tutti i "riformatori" siano d'accordo sulla possibilità di diversificare le università ed i compiti all'interno di esse - fra professori più impegnati nella didattica, nell'amministrazione e nella ricerca.  Servono molto anche le prime due categorie. Nulla vieta di pagarle anche bene e di dare loro un potere notevole (un buon direttore di Dipartimento è utilissimo anche se non produce papers geniali). Solo che le scelte di promzione dovrebbero essere esplicite e guidate dalla logica della competizione fra atenei per migliorarsi, non dal caso (c'erano dei soldi e abbiamo promosso X che ci sta simpatico) o dai meccanismi baronali (il mio allievo deve fare carriera perchè io sono il barone) o dalla logica pan-sidacalista (tutti devono fare carriera e diventare ordinari).

Non la conosco e per questo mi sento di dirle il punto 1.

Ha un costo enorme mi rendo perfettamente conto, ma perché rimanere nel mediocre tutta una vita?

Ci ha provato ed è andata male, la vita è una sola, provi da un'altra parte che poi sono le vacanze al mare con la famiglia quelle che contano! (e si sa che costano)

In ogni caso buona fortuna.

Hey che abbiamo qui? Un ricercatore con una morale! Se ti vede Giavazzi gli viene un colpo...

Io la penso così. Ogni sistema universitario del mondo ha avuto una transizione da un sistema con dei clientelismi a uno più razionale in cui viene premiato il merito. In Italia siamo in attesa di questa transizione... forse con questa riforma la vedremo cominciare? Dubito molto, ma come diceva un Guglielmo, ci sono più cose in terra e in cielo di quante possiamo immaginare.

Quindi la figura del ricercatore che non sfonda ma non si può licenziare la si è vista ovunque nel mondo. Che fine hanno fatto? Semplicemente non hanno fatto carriera, sono rimasti ricercatori a vita (o l'equivalente).

Io al posto tuo farei così: eviterei di tramacciare per avere una promozione e lascerei agli altri giudicare se me la merito. Se arriva, bene. Se non arriva, forse non ero all'altezza, o forse non ero abbastanza ammanicato. Ma il sistema non l'hai creato tu, non l'ho creato io! E la responsabilità delle scelte gestionali (tipo, cosa facciamo dei ricercatori che no sfondano) non è mia, non è tua. C'è gente pagata per risolvere questi problemi, non farò io questo lavoro per loro, non gratis comunque.

Io al posto tuo farei così? Più di preciso, io al posto tuo STO facendo così. In bocca al lupo, secondo me le cose più importanti sono le gite con la famiglia e la coscienza pulita. Licenziati solo se puoi vivere di rendita!

con le poche informazioni disponibili io mi sono fatto la seguente idea di "RICERCANDO"

--- è impegnato in una ricerca scientifica

--- scopo della ricerca è dimostrare la consistenza di una intuizione , tesi magari proposta da altri

--- non tutte le intuizioni o tesi sono vere o dimostrabili : se così non fosse a cosa servirebbe la dimostrazione ( mi ricorda quelli che tacciano di incompetenza o peggio malafede un PM perché qualcuno da esso rinviato a giudizio è stato poi assolto ; ma se tutti i rinviati a giudizio dovessero essere condannati non si chiedono a cosa serva il processo? ) 

--- in questa situazione RICERCANDO non può produrre una pubblicazione per cui appare mediocre mentre non è detto che lo sia.

Probabilmente è sfigato e  sicuramente  onesto ( non addomestica i dati )

Non interessa che questa sia la situazione di RICERCANDO ma è una situazione possibile per cui a mio avviso se si giudicasse il merito solo dalle pubblicazioni ciò potrebbe a volte essere ingiusto.

Il problema tutto italiano è che un ricercatore mediocre (anche se il concetto di mediocrità è relativo) non ha molti sbocchi lavorativi.

Se sei uno che ha passato 3 anni a fare ricerca economica, è difficile che tu possa trovare un lavoro in cui applicare le tue conoscenze. Conosco bene il settore della consulenza economica (Concorrenza, Regolazione etc etc.), è un settore in espansione e sarebbe uno sbocco naturale per chi ha una preparazione post-graduate in economics. Il problema è che in Italia nessuna delle socità del settore oserebbe mai aprire un ufficio (troppo rischio e approccio troppo orientato sul legale) mentre in Inghilterra, Spagna e Francia il mercato tira molto.

Molto han già detto gli altri commenti in risposta, ma due cose o tre vorrei aggiungere.

Anzitutto, mai confondere i problemi sistemici con quelli individuali. Per la medesima ragione per cui non è il caso di suicidarsi donando tutto ciò che si possiede e guadagna ai celebri bambini del Biafra, nemmeno è il caso di licenziarsi solo perché il sistema universitario italiano è organizzato male. Cosa fare è una scelta tua, dipende dalle alternative e, anzitutto, da ciò che ti appassiona ed interessa.

In secondo luogo è perfettamente possibile tu sia uno bravissimo. Se il sistema italiano fosse basato sulla concorrenza fra università e dipartimenti sarebbero i tuoi colleghi più senior, motivati a migliorare la qualità del dipartimento, a decidere sulla base dell'info a loro disposizione (parleranno con te, andrai a seminari, eccetera) se vali o meno. Senza far nomi, conosco molte persone che scrivono poco ma sono altamente considerate dai loro colleghi. Magari non sono famose nel mondo come altre che scrivono un paper al mese, ma chi le conosce sa cosa valgono. In un sistema decentrato e di mercato, come quello americano, queste persone vengono apprezzate e trovano il loro posto ed il loro dipartimento e le loro soddisfazioni ed anche il loro ben lauto stipendio. Una ragione, fra le tante, per cui la follia del tutti uguale, valutazioni pubbliche, concorsi, classifiche, conte di pubblicazioni ed impact factors e troiate del genere fa solo male all'università ed alla ricerca.

In terzo luogo, magari non sei Lord Kahn (uno morto, quindi menzionabile, che scriveva pochissimo ma che gli economisti di Cambridge (UK) tenevano in high esteem per i suoi commenti, critiche, eccetera) ma sei uno scienziato decente ed un ottimo insegnante. In un sistema libero, stile USA, diventi un lecturer o un senior lecturer o vai in un liberal arts college. E ti passi la vita facendo quella poca ricerca che ti va di fare, pubblicando ogni tanto, divertendoti comunque ad insegnare ad alto livello e, se hai fortuna, a studenti motivati. Guadagnando, ad occhio e croce, ciò che Giovanni calcola un ricercatore confermato guadagni in Italia con una certa anzianità. O anche di più.

Ecco, queste sono le ragioni "umane" ed "esistenziali", se così vogliamo chiamarle, per cui la concorrenza, che i sistemi aperti e liberi inducono, fa bene alla gente e che i sistemi chiusi, burocratici e formalmente meritocratici invece non possono replicare. Anzi, come mostri tu, pongono la gente per bene in situazioni addirittura di conflitto morale. Avevo proprio scritto, credo, in quel articolo su Il Fatto che la concorrenza è molto più "buona" ed "umana" della meritocrazia. Tu me lo confermi.

i sistemi chiusi, burocratici e formalmente meritocratici [...] pongono la gente per bene in situazioni addirittura di conflitto morale.

Esatto! Sottoscrivo.

 

Non sono sicuro che il ricercatore "ricercando" stia esponendo il suo caso reale o un caso ipotetico. Sono però d'accordo con Michele quando dice

" Senza far nomi, conosco molte persone che scrivono poco ma sono altamente considerate dai loro colleghi. Magari non sono famose nel mondo come altre che scrivono un paper al mese, ma chi le conosce sa cosa valgono. In un sistema decentrato e di mercato, come quello americano, queste persone vengono apprezzate e trovano il loro posto ed il loro dipartimento e le loro soddisfazioni ed anche il loro ben lauto stipendio. Una ragione, fra le tante, per cui la follia del tutti uguale, valutazioni pubbliche, concorsi, classifiche, conte di pubblicazioni ed impact factors e troiate del genere fa solo male all'università ed alla ricerca."

Purtroppo non saprei proprio da dove cominciare per rendere il sistema universitario italiano meno rigido, e più capace di valorizzare doti e capacità che non si traducono nella produzione di "papers". Noto soltanto che persone stimate che scrivono poco o nulla esistono anche in Italia, almeno in matematica.

Vi ringrazio molto per i commenti: come spesso mi accade qui, ho trovato suggerimenti e argomenti da "portare a casa", per lavorarci su o, come diceva quel tale, per imparare da me stesso quello che ancora non so (lo so, questa potevo risparmiarmela...).

 

La tua situazione assomiglia molto a quella in cui mi sono trovato io qualche anno fa. Per questo, mi permetto di darti un (unico) consiglio diretto e mostrarti un esempio. Il consiglio e`: agisci. Da una situazione di stallo si esce in un unico modo: facendo qualcosa. Cosa fare puoi deciderlo solo tu, se continuare come ricercatore o dedicarti alla didattica o cambiare mestiere. Se non lo decidi tu, qualcun altro lo fara`per te e l'esito finale sara` pessimo. Se decidi di continuare a fare ricerca,  un piccolo segreto (che nel mio caso ha funzionato) e` questo: scegli le persone non gli argomenti, gente di qualita` che faccia cose che ti sembrano interessanti, ed inventati un modo per lavorarci insieme (qualcosa saprai pur fare, immagino). E tieni sempre presente questo esempio. Su wiki non c'e' tutta la storia, la trovi qui. Pur dimostrando talento fin da piccolo, questo signore a 35 anni aveva pubblicato un solo paper, e neppure troppo interessante. Dopodiche`, con John von Neumann, Alan Turing, Leslie Fox, e qualcun altro ha inventato l'informatica.

In attesa del testo completo, emendato e licenziato dalla Camera , c’è qualche paradosso di contorno alla riforma Gelmini che merita di essere richiamato.

 

Le proteste degli studenti. Diffusissime, forti, talora con accenni di sommossa e comunque sempre con grande passione. Riflettendo con un amico su queste proteste (in particolare su un telegiornale Rai3 che con solennità mandava immagini della protesta senza illustrazione o commento e quando poi si inseriva il giornalista nessuna chiarezza in più su quelle immagini si aggiungeva), ci è venuta spontanea una domanda: ma per cosa sono scesi in piazza migliaia di studenti? Qual è il legame tra questa agitazione e la riforma Gelmini? In realtà nessuno ce lo ha fatto capire, a iniziare dagli studenti. E nessun giornalista ha anche solo tentato una spiegazione. Per nostro conto, non abbiamo trovato risposte, e la situazione ci è sembrata alquanto paradossale. Tanto più paradossale, aggiungo  io, se la si confronta con l’assenza di reazioni al 3+2 e alle sue applicazioni, valutati molto male dalle centinaia di studenti che ho avuto modo di incontrare.

 

L’opposizione del PD. La fiera opposizione del PD alla riforma, con finale ascesa sui tetti, ha anch’essa del paradossale. Non aveva il PD elaborato un progetto di riforma del tutto analogo al progetto Gelmini?

 

Il presidente di Confindustria. Il Sole di oggi informa : “..la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha rivolto ieri un nuovo appello per varare al più presto la riforma”. Ella in effetti, in tante occasioni, ha pressato il Governo perché chiudesse sulla riforma. Anche qui c’è un aspetto paradossale.  Io non ho mai letto critiche prese di posizione della Presidente Marcegaglia sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Non escludo che mi sia sfuggito qualcosa. Se così fosse, rimarrebbe indubitabilmente il fatto che la riforma Gelmini è stata molto più presente nelle sue dichiarazioni dell’art. 18. Né peraltro ho mai letto dichiarazioni della Presidente sulle professionalità richieste dall’industria e non soddisfatte dal nostro sistema formativo. Di nuovo, se mi è sfuggito qualcosa, non si tratta comunque di cavalli di battaglia della Presidente. Al di della propensione, così diffusa, a far qualcosa di diverso dal proprio lavoro, non è paradossale tutto questo? Per quanto riguarda poi le convinzioni della presidente Marcegaglia, non stupiscono affatto: in fondo la conoscenza di come ha funzionato e funziona l’università pubblica italiana è sicuramente piuttosto limitata anche in chi ha partorito il progetto.

Io con gli studenti ci ho parlato, anche in assemblea.

Penso che il timore di fondo sia quello di andare verso un sistema dove le rette sono piu' alte, dove non ci sono piu' borse di studio per merito ma prestiti d'onore. In poche parole un sistema simile (almeno nella struttura) a quello USA ma con le condizioni al contorno italiane.

Certo: ci sono molti studenti che contestano in maniera estremamente ideologica (si lamentano della "privatizzazione del sapere" quando in realta' il rischio piu' immediato e' la lottizzazione politica dei CdA), e questo e' un punto di debolezza della protesta.

Modi e tempi di questa riforma fanno inoltre sospettare che ci sia della malafede da parte del Governo; sospetto che cresce quando sentiamo Maria Stella Gelmini che, come un disco rotto, ripete la solita favola degli sprechi accertati (mi dicono che ieri sera a porta-a-porta ha riesumato l'asino dell'Amiata).

Il sospetto arriva all'apice quando sentiamo che il Ministro, dopo essersi stracciata le vesti per la proliferazione degli atenei, ora apre la porta al riconoscimento degli atenei telematici.

Insomma, i paraddossi sono molti, e non tutti di contorno: non capisco quale sia il vantaggio di approvare un DDL che sulle parti che dovrebbero essere qualificanti (merito, valutazione) e' desolantemente vuoto. A me sembra tutto un grande imbroglio, anche se non riesco a trovare una risposta convincente alla domanda: cui prodest?

nsomma, i paraddossi sono molti, e non tutti di contorno: non capisco quale sia il vantaggio di approvare un DDL che sulle parti che dovrebbero essere qualificanti (merito, valutazione) e' desolantemente vuoto.

 

Proprio perchè è vuoto e quindi si potrebbe riempire con proposte serie - e non ci vorrebbe neanche molto, almeno in teoria.

L'alternativa è lo status quo baronal-sindacale e la continua decadenza dell'università italiana, a livelli da Africa (non si può più dire da Asia, dati i risultati dei rankings). Non ti illudere: se non passa il DDL,  non si avrà una riforma alternativa. Non esiste alcun consenso politico, e, sopratutto il 90% dei professori apprezza il sistema attuale. Infatti il suo principale, se non unico, scopo  è la riproduzione allargata del corpo docente - più posti e diritto alla promozione semi-automatico per tutti. Purtroppo, la giostra può funzionare solo se la spesa reale cresce in continuazione. Infatti ha funzionato benissimo dal 1970 al 2000, ma ora i soldi  sono finiti.

Proprio perchè è vuoto e quindi si potrebbe riempire con proposte serie - e non ci vorrebbe neanche molto, almeno in teoria.

In teoria? Scusami, Giovanni, ma non ti seguo. Dimmi se sbaglio: se il DDL passa, quelli che stanno nella stanza dei bottoni (e decidono come si riempiono i vuoti) sono il Ministro o i suoi burocrati (e sinceramente non saprei dire quale delle due cose sia peggio).

A DDL passato, non vedo molta possibilita' di orientare l'iter della riforma, anche perche' negli equilibri politici del prossimo futuro un qualsiasi  Mario Pepe contera' piu' di dieci legioni di ricercatori eccellenti.

Sono troppo pessimista?

L'alternativa è lo status quo baronal-sindacale e la continua decadenza dell'università italiana, a livelli da Africa (non si può più dire da Asia, dati i risultati dei rankings). Non ti illudere: se non passa il DDL,  non si avrà una riforma alternativa. Non esiste alcun consenso politico, e, sopratutto il 90% dei professori apprezza il sistema attuale. Infatti il suo principale, se non unico, scopo  è la riproduzione allargata del corpo docente - più posti e diritto alla promozione semi-automatico per tutti. Purtroppo, la giostra può funzionare solo se la spesa reale cresce in continuazione. Infatti ha funzionato benissimo dal 1970 al 2000, ma ora i soldi  sono finiti.

Non son sicuro che tu abbia ragione (ovvero che l'alternativa sia solo lo status quo). Inoltre considera che lo status quo baronale potrebbe  essere peggiorato  dall'ennesimo pastrocchio.

Dimmi se sbaglio: se il DDL passa, quelli che stanno nella stanza dei bottoni (e decidono come si riempiono i vuoti) sono il Ministro o i suoi burocrati (e sinceramente non saprei dire quale delle due cose sia peggio).

 

Sbagli: Schiesaro (consigliere principe della Gelmini) e Giavazzi sono MOLTO meglio di Valditara - almeno dal mio punto di vista. Loro sanno cos'è una università moderna, Valditara pensa solo a raccattare voti.

 

Dimmi se sbaglio: se il DDL passa, quelli che stanno nella stanza dei bottoni (e decidono come si riempiono i vuoti) sono il Ministro o i suoi burocrati (e sinceramente non saprei dire quale delle due cose sia peggio).

 

Sbagli: Schiesaro (consigliere principe della Gelmini) e Giavazzi sono MOLTO meglio di Valditara - almeno dal mio punto di vista. Loro sanno cos'è una università moderna, Valditara pensa solo a raccattare voti.

Allora: Giavazzi e' quello della trovata del metodo elezione+sorteggio, che ha bloccato tutti i concorsi per circa un anno senza risolvere nulla. Un genio assoluto.

Schiesaro ha fama di persona preparata  (il che vale anche per Valditara).
Il problema, per entrambi e':  possiamo fidarci?

E comunque mi sa che chi ha il coltello dalla parte del manico e' Valditara (gli agguati al DDL servivano a ribadire la posizione di forza di FLI, e non a raccattare voti).

Il DDL ora come ora e' solo una cornice (e anche bruttina): personalmente ne farei volentieri a meno. In questo mi trovo abbastanza daccordo con l'articolo di oggi di Michele sul FQ.

Mi dispiace. Non sono uguali. Valditara è competente ma è un politico che cerca voti titillando i corporativismi.Schiesaro e Giavazzi sono professori che dipendono dal ben volere della Gelmini. Poi chi avrà il coltello dalla parte del manico dipenderà dall'evoluzione della situazione politica.

Mi dispiace. Non sono uguali. Valditara è competente ma è un politico che cerca voti titillando i corporativismi.Schiesaro e Giavazzi sono professori che dipendono dal ben volere della Gelmini. Poi chi avrà il coltello dalla parte del manico dipenderà dall'evoluzione della situazione politica.

Di Giavazzi, ho gia' detto.

Schiesaro non e' un politico? Certo: il PD non lo candido' a Savona, e cosi' lui e' passato -tecnicamente- a fare il ghost-writer del ministro Gelmini. No: non mi fido.

Comunque a decidere quel che succedera'  non saranno ne' Giavazzi, ne' Schiesaro e nemmeno la Gelmini. Scommettiamo?

Schiesaro e Giavazzi hanno avuto esperienza personale all'estero - avendo insegnato rispettivamente a Londra (UCL) ed al MIT. Giavazzi ha anche un PhD in USA. Quindi sanno come funziona l'università nel mondo.

Valditara ha fatto una fulminante carriera acccademica in Diritto Romano (http://www.costituzioniregionali.it/costituzioniregionali/valditara.htm) in Italia, senza alcuna esperienza all'estero. Quindi ha una visione parrocchiale e puramente legalistica dell'università, che coincide perfettamente con quella della maggioranza dei docenti.

Sono quasi certo  che il DDL morirà perchè il governo non otterrà la fiducia. E che la MSG non sarà mai più ministro dell'Università. E che non ci sarà mai una riforma vera. Capisco di essere una minoranza ma mi dispiace.

Valditara è un buon lavoratore, da quello che mi dicono, ma ha anche interessi in Università private (l'europea di Roma, Coordinatore di Didattica in Giurisprudenza) oltre a cercare voti politici....

In questa Italia siamo tutti allenatori di calcio e tutti vogliamo dire la nostra in settori che non conosciamo.... Confindustria  e studenti. Non sarà che "La riforma Gelmini come la Protezione civile SpA" ha solleticato e spazientito tutti, sopratutto gli studenti che saranno gli utenti prossimi venturi e che a forza di dire cose palesemente e grossolanamente fasulle s'è persa ogni stima?

Consiglio di leggere questa lettera di una studentessa rivolta a SB che spiega una parte della protesta degli studenti.

Interessante lettera. Si basa su  puttanate teorie storiche obsolete (Thompson scriveva nel 1973, la teoria del proletariato come classe rivoluzionaria per eccellenza risale a Marx), oltretutto senza capirle (le due ipotesi sono in contraddizione palese). Spero che gli studenti siano meglio, anche se temo di  no

Da buon scienziato definisco teoria un modello che applicato mi sappia riprodurre l'esperimento. Quando applico certe "teorie" a realtà che evolvono e si modificano in continuazione e non sono in grado di riprodurre esattamente l'esperimento da una volta all'altra, allora per me non è una teoria, ma un'osservazione. Ed in quanto tale soggetta ad interpretazioni più o meno personali.

Non entro nel merito, ché di queste cose avvezzo non sono, ma esprimo un'osservazione "a pelle" sul comportamento umano (che di scientifico e riproducibile ha poco): mi sento più dalla parte degli studenti che "sentono che c'è qualcosa di grosso che non va", che protestano e che se ne stanno al freddo ed al gelo nella scomodità delle strade e delle vie cittadine piuttosto che dalla parte di confindustria che da una posizione comoda di potere cerca di dettare regole in un campo non suo.

 

Le proteste degli studenti.

Io ho provato a chiedere un po' in giro ed ho ricavato qualche informazione dalle varie email che ho ricevuto e dai discorsi che ho sentito. In generale gli studenti protestano contro i "tagli" (che ci siano stati o meno) alle spese per l'Universita', senza sapere esattamente in cosa consistano e dove vadano a colpire. Alcuni parlano di 8 miliardi di euro di tagli alle universita'.Altri ce l'hanno con la "privatizzazione" dell'universita' che questa riforma comporterebbe.

Ho assistito alla manifestazione di ieri in centro a Bologna e non e' che i manifestanti mi siano sembrati degli studenti, ma le solite "facce da corteo". Un passante sconosciuto mi ha guardato e letta un'espressione di disgusto sulla mia faccia mi ha detto "studenti? Di quelli li' non ce ne e' uno che sappia cos'e' un congiuntivo".

Ho provato a chiedere agli studenti che conosco perche' non protestano perche' i corsi universitari non li preparano al lavoro, per cui prima di essere produttivi per chi li assume passano alcuni mesi, se non anni e sono quindi pagati una miseria perche' sono un costo molto alto (oltre a non produrre, necessitano di un addestramento, che implica spostare qualcuno che gia' produce ad insegnargli per qualche mese) e non si ripagano se non nel lungo periodo (ma spesso, una volta imparato a lavorare, cambiano azienda/studio, magari portandosi via dei clienti). A quanto ho capito pochissimi studenti si rendono conto di quanto gli costa l'investimento in universita' e del tempo che impiegano in seguito a imparare a lavorare e non hanno idea di quello che troveranno fuori dalle facolta', per cui non sono in grao di giudicare la qualita' e l'utilita' dell'istruzione ricevono.

Se si prova a dire ai docenti che stiamo formando dei disoccupati e che bisogna cambiare la preparazione degli studenti, anche da colleghi giovani mi sento rispondere "ma i miei studenti trovano lavoro subito". Il che puo' anche essere vero, ma con paghe da miseria.

Il clou l'ho raggiunto quando mi e' stato risposto da un altro docente con cui mi lamentavo della preparazione che forniamo agli studenti: "come non si trova lavoro nel mio settore, l'anno scorso uno dei miei studenti e' stato assunto da una importante compagnia". Uno. Allora siamo tranquilli che stiamo lavorando bene, continuiamo cosi', che non ci sono problemi.

Altra obiezione che mi sento fare e' che in nostri studenti che vanno nelle universita' estere primeggiano, senza tenere conto che chi va all'estero ha motivazioni molto forti, per cui primeggia non grazie all'istruzione ricevuta ,ma perche' ha voglia di sbattersi piu' degli altri.

Infine una nota di malinconia: un amico che lavora in Svizzera mi ha chiesto uno stagista che parlasse tedesco. Non l'ho trovato. Ma nell'occasione ho saputo che uno studente stagista che fa 6 mesi presso la sua compagnia riceve l'equivalente di 18.000 euro (che sono un pacco di soldi anche in Svizzera). Perche' lavora ed e' produttivo da subito. Mi spiace solo che io non parlo tedesco, senno' ero gia' la'.

Ci sono in giro dei corsi accelerati di tedesco che siano validi?


Mi sembra ovvio che la legge Gelmini sia il detonatore per una protesta più generale, contro il governo, la politica dei tagli (solo annunciati peraltro), la crisi etc.  E non solo fra gli studenti. D'altra parte è sempre stato così nella storia, dalla rivoluzione USA al Sessantotto (si parva licet).  Piuttosto mi sembra che le continue dichiarazione della Marcegaglia siano mediaticamente disastrose, in quanto rafforzano l'idea che la legge sia stata scritta sotto dettatura della Confindustria e per gli esclusivi interessi degli industriali (quali industriali e quali interessi non si è capito)

Altra obiezione che mi sento fare e' che in nostri studenti che vanno nelle universita' estere primeggiano, senza tenere conto che chi va all'estero ha motivazioni molto forti, per cui primeggia non grazie all'istruzione ricevuta ,ma perche' ha voglia di sbattersi piu' degli altri.

Questo e' uno dei tanti falsi miti che circolano in Italia.  Gli italiani vanno all'estero come numero e competono all'estero come qualita' come i giovani degli altri Stati, non c'e' nessuna eccellenza italiana nelle statistiche sul "brain drain" cioe' giovani qualificati che vanno all'estero.  Cio' che caratterizza l' Italia, ovviamente in negativo, e' che a fronte di un numero di italiani qualificati che va all'estero, mentre nei Paesi avanzati arriva in cambio dall'estero un numero paragonabile di giovani qualificati dal resto del mondo, in Italia non arriva praticamente nessun giovane qualificato dal resto del mondo, per la chiusura corporativa di universita' e ricerca (salvo poche eccezioni), e per la mediocrita' e il piccolo numero delle imprese private, particolarmente quelle grandi rispetto agli altri Paesi.

Gli italiani vanno all'estero come numero e competono all'estero come qualita' come i giovani degli altri Stati, non c'e' nessuna eccellenza italiana nelle statistiche sul "brain drain" cioe' giovani qualificati che vanno all'estero.

Ti credo, ma hai anche dei dati quantitativi? Ad ogni modo penso che, in quanto a formazione di base, non siamo peggio degli altri (ma qui, ovviamente, il mio orizzonte non va al di la' della facolta' di Scienze MFN).

Pero' forse il problema centrale e' un altro: i ragazzi brillanti che restano in Italia hanno un futuro poco promettente, e su questo punto il DDL non mi sembra migliori le cose (tra l'altro sembra che i posti per professore associato siano destinati a promozioni interne: per i giovani, si vedra').

Gli italiani vanno all'estero come numero e competono all'estero come qualita' come i giovani degli altri Stati, non c'e' nessuna eccellenza italiana nelle statistiche sul "brain drain" cioe' giovani qualificati che vanno all'estero.

Ti credo, ma hai anche dei dati quantitativi? Ad ogni modo penso che, in quanto a formazione di base, non siamo peggio degli altri (ma qui, ovviamente, il mio orizzonte non va al di la' della facolta' di Scienze MFN).

I dati sono difficili da reperire su web e mi baso sui miei ricordi di presentazioni fatte 1-2 anni fa al S.Anna in un convegno su brain drain e brain gain organizzato dalla fondazione Rodolfo De Benedetti.

Avevo dei dati molto vecchi su uno studio della NSF sull'immigrazione negli SU. Il "brain drain" italiano risultava addirittura inferiore a quello della Francia, e assolutamente non paragonabile a quello dei paesi scandinavi, per non dire della GB. Il problema come hai già detto è la difficoltà di reclutare fuori dell'Italia. Inoltre per la Fisica, da molti decenni, produciamo laureati non disponibili ad attività diverse dalla ricerca scientifica in eccesso delle possibilità di assorbimento in Italia. Il problema è che il sistema delle "file di attesa" ha invaso anche la fisica, impedendo un ragionevole mercato nazionale del reclutamento, per cui non possiamo essere certi che chi se ne va non sia decisamente migliore di chi resta.

Confermo. Ho queste fonti per una ricerca che ho tentato di fare: mi pare che per tutti il database sia OECD, credo 2005 0 2006. Ho provato a cercare info all'AIRE ma con poca fortuna.

Un riassuntino, scritto molto ma molto male, è qui.

Anyway:

A) qualche paper

Beltrame, L. [2007], Realtà e retorica del brain drain in Italia. Stime statistiche,
definizioni pubbliche e interventi politici, Quaderno N. 35 del Dip. di Sociologia e Ricerca
Sociale, Università degli studi di Trento.
Bertoli, S., Brucker, H., Facchini, G., Mayda, A.M., and Peri, G. [2009], The Battle of Brains:
How to Attract Talent, mimeo.
Caritas – Fondazione Migrantes [2008], Rapporto Italiani nel mondo.
Docquier, F. and Rapoport, H. [2009], Quantifying the Impact of Highly-Skilled Emigration
on Developing Countries, mimeo, CEPR project, Fondazione Rodolfo Debenedetti.
Dumont, J-C. and Lemaitre, G., Counting Immigrants and Expatriates : A New Perspective
(forthcoming), OECD, Social, Employment and Migration Working papers.

B) qualche database

AIRE: http://infoaire.interno.it/statistiche2005/stat.html
ISTAT: http://demo.istat.it/
OECD: http://www.oecd.org/document/51/0,3343,en_2649_33931_34063091_1_1_1_1,00...
http://stats.oecd.org/index.aspx

Devo dire però che i giovani Ph.D. students italiani in matematica erano preferiti ai cinesi perché imparavano abbastanza velocemente l'inglese in modo da poter svolgere le funzioni di Teaching Assistant senza suscitare troppe proteste da parte degli studenti. Poi c'è il caso di WU St Louis (dove insegna Michele) il cui programma di dottorato in matematica reclutava sistematicamente italiani e spagnoli. Sembra che gli italiani fossero meglio preparati... Anche in questo caso non sono molto aggiornato. E' molto tempo che non mi occupo più di aiutare i laureati italiani ad iscriversi a programmi di dottorato negli SU e di aiutarli poi a tornare... (sto parlando naturalmente di laureati in matematica)

pochissimi studenti si rendono conto di quanto gli costa l'investimento in universita' e del tempo che impiegano in seguito a imparare a lavorare e non hanno idea di quello che troveranno fuori dalle facolta', per cui non sono in grao di giudicare la qualita' e l'utilita' dell'istruzione ricevono

Concordo: anche nella miaesperienza di insegnare ad Ingegneria Gestionale a Pd-Vi ho notato e toccato con mano i guasti di una gestione autocratica (insita nel dna dell'università italiana) dei curricula, che distacca dalla formazione per il lavoro. Persino qui dove il lavoro te lo danno subito.

Ma già sin dal momento della laurea, ho trovato che gli studenti (O una loro elite?) sapevano abbastanza bene perche' i 2\3 dei corsi eran da gettare o mal impostati, e cosa invece mancava loro (TUTTE le discipline non ingegneristiche, e molte applicative). Un sistema non-autocratico e cogestionale potrebbe porre i già laureati come RAPPRESENTANTI DELLA DOMANDA.


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riforma aumenta i professori e diminuisce i ricercatori,
la piramide rovesciata.riforma aumenta i professori e diminuisce i ricercatori, la piramide rovesciata.

Se le conferme realistiche sono 80% il rapporto prof/ric diventa 35yn / 8n = 35/8 * 80% = 3.5 mentre il valore attuale è circa 2. Questa riforma aumenta i professori e diminuisce i ricercatori, la piramide rovesciata.

Negli USA in media funziona proprio cosi', gli assistant e anche gli associate sono meno dei full professor, piu' o meno in rapporto al numero di anni medio di permanenza nel ruolo.  La riforma va nella direzione corretta secondo me, ma non e' chiaro ancora quale sara' il rapporto dei confermati ad associato.

In ogni caso questi sono piu' dettagli formali che altro, cio' di cui ci sarebbe bisogno veramente e' concorsi e progressioni meritocratiche, valutazione stringente e con conseguenze economiche sui risultati dei Dipartimenti, insomma incentivi reali a far bene, e se possibile bastonate a chi promuove familiari e portaborse servizievoli ma incapaci.

Per quanto riguarda la spesa totale, si puo' mantenerla costante diminuendo il numero totale di assunti, tenendo anche conto che la maggior parte di essi avra' obblighi didattici per un numero maggiore di anni rispetto ad oggi (e mi pare anche al livello di ricercatore) mentre ora i ricercatori non hanno alcun obbligo di insegnare.  Va tenuto anche presente che non ci sara' automatismo come in passato sugli scatti stipendiali e il disegno di legge delega prelude ad una revisione della scala stipendiale, che in Italia e' particolarmente ripida sia tra un ruolo e l'altro e sia per la componente di anzianita'.

Ho letto l'articolo di Michele sul fatto insieme ad alcuni commenti. Il lettore medio del fatto quotidiano è un misto tra Vendola e Beppe Grillo.

Si può trovare l'articolo da qualche parte online? stando all'estero non riesco a comprare il fatto

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/una-fetta-ampia-forse-maggior...

 

vista la valanga di merda che alcuni commentatori gli hanno tirato addosso, mi domando chi glielo faccia ancora fare...

Perle ai porci si direbbe dalle mie parti.

vista la valanga di merda che alcuni commentatori gli hanno tirato addosso, mi domando chi glielo faccia ancora fare...

Vero, ma ci sono anche attestazioni di stima... io lo ho trovato un ottimo pezzo. Forse dovrei scriverlo sul Fatto e non solo qui!

Se è vero che il lettore medio del Fatto pala mrd sul povero Boldrin, e quindi evidentemente non è d'accordo con lui, bisogna allora dare atto alla redazione che sono davvero liberali nel concedere i loro spazi anche a nFA, a garantire la pluralità dell'offeta informativa nonostante il loro lettore medio. Bravi Padellaro e Travaglio! Mò vediamo quanto dura...

 

Durerà, se non mi stanco io e mi rassegno a scrivere solo su El Pais ed ABC :-)

Padellaro è una persona per bene ed io ho la pelle piuttosto dura.

Quando invece sostengo che il popolo di sinistra italiano è senza speranza, credo di sapere cosa dico.

La cosa che più spaventa, di costoro, è la violenza che manifestano immediatamente e l'odio ideologico per chiunque non sia in accordo con loro. È uguale o peggiore a quello di quarant'anni fa. Fanno chiaramente percepire che, nella sinistra italiana, il brodo di coltura delle BR non è ancora evaporato e continua ad essere cucinato da dei nuovi cattivi maestri.

 

 

Mi ricorda molto l'ultima esperienza a Villa la pietra. In quell'occasione ci fu qualcuno (VB) che si espose (e cosi' fu) ad una platea che con tutta probabilita' era ostile. Oggi vedo un articolo di Michele su "Il Fatto", un  articolo controcorrente e che era facilmente prevedibile essere soggetto a forti critiche da una parte dei suoi lettori.

Cosi' come apprezzai lo sforzo e l'apertura mentale di VB, oggi apprezzo lo sforzo ed il tentativo di Michele. Ci servono queste cose. Cosi' come a Villa la pietra alcune delle (eufemisticamente parlando) forti critiche erano dovute alla non comprensione, cosi' vedo che alcune delle forti critiche su "Il Fatto" sono dovute alla non comprensione o alla incapacita' o riluttanza a cercare di capire.

Ma ci sono dei segnali positivi. Dopo decenni di esasperazione delle relazioni voluta da una certa parte politica e che ha portato allo stato attuale in cui semplicemente ci si insulta in maniera acostruttiva, spero ancora che la volonta' di confrontarsi con le idee prevalga, che si lasci spazio e che si faccia uno sforzo per comprendere ragioni diverse dalle proprie. Ci sono dei segnali positivi. Deboli, ma ci sono. Forza Michele!

Quindi tu ritieni che le critiche rivolte a Villa la Pietra alla relazione di VB (e di FB, che era uguale ma contraria) fossero della medesima qualità?

No, non ho detto questo. Non si puo' mettere sullo stesso piano un convegno come quello di Villa La Pietra ed un forum accessibile (per definizione) anche ad ogni specie selvaggia di "animali da rete". Ritengo che da parte della platea in Villa La Pietra ci fu in qualche caso uno scarso desiderio di capire il senso dell'intervento di VB che non era da intendersi come un "attacco personale". Su questo abbiamo gia' scritto (molto o poco) ed abbiamo pareri discordanti. Ma l'incontro di Villa La Pietra ha avuto il pregio di farmi pensare e di aprire una porticina ed un modo di "approcciarmi" diverso da quello a cui ero abituato (chiamiamolo di sinistra, come dici tu... anche se in passato da neolaureato mi ero volutamente immerso nell'anno del militare in un mondo prettamente, decisamente e fortemente di destra, con risultati positivi...).

Sul forum, analogamente, vi sono posizioni "per partito preso" che non vogliono cercare di capire che le cose non sono tutte nere o tutte bianche e cercano di lasciare poco spazio al dialogo costruttivo.

Bah, io non confonderei il lettore generico dagli infoiati che commentano. A questi non ci si rivolge per farli ragionare, perchè non vogliono farlo. Anche se dovessero rendersi conto di essere dalla parte del torto non accetterebbero mai le ragioni degli altri.

Lo spiegava bene Paolo Attivissimo parlando dei complottisti che hanno sposato la causa e sono pronti a immolarsi nel suo nome. Se di tanto in tanto si rivolge a loro lo fa perchè al lettore curioso, quello che è interessato a capire, siano mostrate le fallacie, le incoerenze e le bugie e possa discernere le buone ragioni dalle cattive. Non si convertono i fondamentalisti ma forse qualche credente non praticante...

Concordo al 100%: io sono un lettore (anzi, abbonato) del Fatto, e in genere faccio molta fatica a riconoscermi  nella media dei commenti della versione online (e non solo nel caso di quelli in coda all'articolo di Michele).

Penso ci sia una sostanziale differenza tra i lettori del cartaceo ed i lettori online, e questo non vale solo per il Fatto, ma anche per gli altri quotidiani: avete presente i commenti che si leggono in coda a certi articoli del "Giornale"? Be', non li ha certo scritti il vostro vecchio zio che legge il cartaceo, ma qualcuno per cui sfogarsi nei commenti e' l'alternativa moderna alla rissa da bar.

 

 

Forse non li ho visti tutti i commenti sul Fatto, ma un po' li ho visti - e tradotti a un amico di Michele che stava nel mio ufficio  :) 

Devo dire che mi aspettavo di peggio. Mi e' parso anche che qualcuno provasse a ragionare. Cercavano di difendersi, argomentando che non erano scesi in piazza solo contro Gelmini, ma anche contro Moratti... Se mai il problema e' che sono tonti - non capiscono che la difesa fa peggio (manca Mussi). 

Insomma, io non ci vedo le BR, nei commenti; ci vedo giovani confusi e un po' tonti, ma non cattivi. 

Insomma, io non ci vedo le BR, nei commenti; ci vedo giovani confusi e un po' tonti, ma non cattivi.

Concordo, ed aggiungerei impauriti ed esasperati, due stati emotivi che non aiutano certo a ragionare. Poi i violenti ci sono, ovviamente, ma io terrei di conto anche del fatto che su quel blog i commentatori (che non rappresentano necessariamente i lettori) raramente usano il loro spazio per discutere e si limitano a lodare/scagliare ananatemi, e che in generale su internet l' aggressività spunta facilmente (basti pensare a youtube...).

PS: Mi sembra che i commenti offensivi stiano lasciando spazio a quelli di "dialogo".

a cosa che più spaventa, di costoro, è la violenza che manifestano immediatamente e l'odio ideologico per chiunque non sia in accordo con loro. È uguale o peggiore a quello di quarant'anni fa. Fanno chiaramente percepire che, nella sinistra italiana, il brodo di coltura delle BR non è ancora evaporato e continua ad essere cucinato da dei nuovi cattivi maestri.

 

non esageriamo. Alcuni commenti erano aggressivi (ma erano di due o tre persone in tutto), altri pesantemente sarcastici e un pò fuori centro ("fan di Ayn Rand" e "uguale a Giavazzi"), ma insomma, non c'erano inviti alla pronta e inflessibile giustizia proletaria contro il nemico del popolo complice delle forze oscure della reazione in agguato or such, in fondo chi è senza peccato...cfr.

 

Trent'anni fa la frase "Forza Etna" potrei averla scritto anche io su qualche muro. Non lo feci, ma certamente simpatizzavo con la metafora politica che tale slogan (abbastanza demenziale: la comunicazione politica popolare spesso tale è) voleva inviare.

.trent'anni dopo la comunicazione demenziale la fanno altri e the receiving end è sempre un posto scomodo. Tra trent'anni pure quelli che cazzeggiano sui forum del Fatto avranno (hope springs eternal) cambiato idea...

PS sull'odio uguale o peggiore, vent'anni di sdoganamento della feccia che risale il pozzo hanno fatto male e lasciato il segno, e non solo qui: vedi il materiale a http://dneiwert.blogspot.com/ 

.trent'anni dopo la comunicazione demenziale la fanno altri e the receiving end è sempre un posto scomodo.

La differenza, ma evidentemente non la si nota se non la si vuole notare, è che io quello slogan NÈ l'ho detto, NÈ l'ho scritto. Simpatizzare con la "metafora politica" è ben altra cosa.

Chi lo vuole capire lo capisce. Gli altri, appunto, fanno i cattivi maestri manipolando il discorso altrui.

Per quanto riguarda il "receiving end": non è proprio quello il problema. Essendo stato per tre anni al receiving end dell'Autonomia Operaia veneta degli anni '70, t'immagini l'effetto che mi fanno i grillini e gli scalatori di torri del 2010!

Bah, meglio lasciar perdere. Non ne vale proprio la pena. Il PS ti qualifica da solo.

 

Chi lo vuole capire lo capisce. Gli altri, appunto, fanno i cattivi maestri manipolando il discorso altrui.

a parte che il mio post esprimeva un sostegno critico ai suoi articoli sul Fatto, grazie per il cattivo maestro, però io ci starei attento alle metafore.

Il PS citava Montanelli, e dopo vent'anni che il discorso pubblico è stato inquinato ("comunisti!" ecc. ecc.), qualcuno (non io) è iperreattivo anche alle critiche oneste. 

Nel merito, la riforma ha degli aspetti condivisibili sulla governance (ma allora chiamassero le cose col loro nome, riforma della "governance" universitaria, non dell'università), ma è poco più di una lustra per coprire tagli, altro che riforma epocale.

 

 

 

Non ho capito perché non si deve essere capaci di rispondere sul merito e di prendersi la responsabilità di ciò che si scrive

Ti ho fatto notare che v'è differenza fra pensare una cretinata e dirla o scriverla. E che quindi il tuo paragone era perfettamente inappropriato. Che fai? Ignori.

Critiche oneste: quali? Non ne vedo né nel commento tuo né nei commenti che qui qualcuno si è messo a discutere (non certo io, non li avevo nemmeno notati sino a che non sono stati linked). Menzioni quindi una cosa inesistente per dipingermi come incapace di ascoltare critiche oneste.

Il tuo PS poteva essere interpretato in una sola maniera: stabiliva un'analogia fra me, le cose che scrivo e quella destra fanatica USA. L'uso della parola "feccia", nel medesimo, a chi era diretto? Era lì per caso? Le citazioni, di Montanelli o di Gesù Cristo, si scelgono e non ci si nasconde dietro al cognome dell'autore originale.

Poi ti offendi perché ti chiamo "cattivo maestro" e mi inviti a stare attento alle metafore? Io starei attento alle parole ed agli attacchi personali, se fossi te. Ti ho forse attaccato io mai in forme del genere?

P.S. Dove sia il sostegno critico, nel post in questione, lo sai solo tu. Non che lo chieda, per carità, ma anche qui l'uso ipocrita della parola "esprimeva" mi sembra sintomatico.

P.P.S. Vedo che svariati, incluso Alberto, s'affrettano a sminuire, che son solo bravi ragazzi confusi ed un po' emozionati ed incazzati. Guardate, non ho proprio bisogno di solidarietà e me ne sbatto del vittimismo, ho visto davvero ben altro. Non leggo mai i commenti ai miei articoli su Il Fatto che, mi viene detto, son sempre dello stesso tenore. Ho guardato questi perché alcuni lettori li hanno notati. Scordiamoci tranquillamente l'aspetto personale, dunque, del quale non me ne può importar di meno. Ma sul brodo di coltura vi sbagliate alla grande. Non so se c'eravate negli anni '70, io c'ero e le analogie ci sono. Che poi questo produca violenza effettiva o solo frustrazione e qualunquismo, dipende da altri fattori, ma l'atteggiamento ed i discorsi non sono dissimili. E non sono dissimili neanche le giustificazioni comprensive che arrivano ora, come arrivavano allora, dalla sinistra intellettuale alternativa e per bene ...

 

Michele, magari e' solo gente un po' frustrata che approfitta di internet per sfogarsi e rompere le balle. 

Internet ha avuto l'effetto di azzerare le inibizioni e il senso di responsabilita' (c'e' ancora chi crede che su Internet si debba poter fare di tutto),  tutti si sentono in diritto di dire la loro persino adottando toni violenti senza che cio'  li renda  brigadisti o  potenziali molestatori dell'ordine pubblico. 

E' una prosa simile a quella di Grillo,  piu' che dire idiozie o far perdere le elezioni  al PD, non credo possano fare,  la situazione da te descritta mi sembra un'esagerazione.

nFA e' una piccola oasi abbastanza pulita,   commenti come quelli del Fatto Quotidiano nell'Internet italiano e di  massa  rappresentano il nuovo stilnovismo, che siano tutti  bruti in divenire e' sinceramente improbabile.

Potrebbe essere interessante  una ricerca che campioni gli utenti della Rete in Italia per preferenza elettorale ed eta', ancora meglio, una ricerca che renda conto dell'attuale frammentazione sociale, magari stavolta il problema lo risolvono   senza far crescere il debito pubblico.

 

A vedere il bicchiere mezzo pieno: intrigando anche solo un  2% di quei  signori  hai raggiunto un risultato.

 

Come sai Michele, io negli anni '70 c'ero.

Si, credo che come non-idee, violenza implicita ed esplicita ci siamo: il brodo di cultura c'e' e l'assenza o irrilevanza di Buoni Maestri lo facilita. Basterebbe un poco di disperazione ed avvitamento, e qualcosa di soversivo uscirebbe.

E' che mancani i Cattivi, di Maestri. Quindi questi sono SOLO allo sbando. Mancano i burattinai, i Toni. Potrebbe essere meglio o anche peggio, ma comunque fa la differenza. Certo sti qui, come i Viola e Grilli e TUTTE le monnezze in giro, non faranno facilmente massa critica.

Come contesto, teniamo presente che la gestione Tremonti della crisi ha tirato la croce addosso a flessibili, giovani, outsider e precari in genere. SENZA PIETA'. Ma questi han già studiato e van poco in piazza.

Si', quello è vero Fabio, i leaders con la "visione" mancano: i cattivi maestri di ora sono quattro ordinari falliti che per qualche ragione vedono in questo pateracchio di riforma una perdita del potere che non hanno. Questo l'avevo notato e va tenuto in conto per valutare dove vadano e cosa producano.

Manca probabilmente la capacità organizzativa necessaria a creare non tanto un centro di fuoco ma anche un "servizio d'ordine militante" ... Per cui è molto probabile che questa cosa finisca in ribellismo, violenza episodica e tanta frustrazione. Lo sbando sembra il destino di questa ennesima eruzione d'incazzatura sociale.

Sull'analisi delle cause condivido, ovviamente, quanto suggerisci: Voltremont ha molto abilmente scaricato i costi sulla parte meno protetta della popolazione, che sono soprattutto i giovani. La connivenza di PD e sindacato, in questo caso, mi sembra totale. Quando sento Franceschini fare discorsi del genere in parlamento ... me gira i cojoni! Questo è lo stesso partito che ha fatto mettere in cattedra Valeria Termini, tanto per capirsi.

Ma sul brodo di coltura vi sbagliate alla grande. Non so se c'eravate negli anni '70, io c'ero e le analogie ci sono. Che poi questo produca violenza effettiva o solo frustrazione e qualunquismo, dipende da altri fattori, ma l'atteggiamento ed i discorsi non sono dissimili.

Visto che ci sei già passato una volta: perché queste persone arrivano a sviluppare questo atteggiamento?

leggo solo ora, e realmente con profondo dispiacere la sua replica.

So che non ama le scuse, ma temo che ci sia stato un grossolano malinteso di cui mi assumo io la  responsabilità. Mi spiego:

Critiche oneste: quali? Non ne vedo né nel commento tuo né nei commenti che qui qualcuno si è messo a discutere 

ecco, nel mio commento non c'erano "critiche oneste" mie, volevo dire che lei faceva delle critiche oneste al movimento degli studenti e dei ricercatori, che però venivano prese per un attacco "filo-berlusconiano aynrandista" da alcuni lettori del Fatto che intervenivano, lettori purtroppo abituati a subire insulti NON da lei ma dai media berlusconiani; da cui consegue:

Il tuo PS poteva essere interpretato in una sola maniera: stabiliva un'analogia fra me, le cose che scrivo e quella destra fanatica USA. L'uso della parola "feccia", nel medesimo, a chi era diretto? Era lì per caso? 

<em>

assolutamente no, e a questo punto sono io che devo seguire un remedial course in writing: NON STABILIVA NESSUNA ANALOGIA, diceva che , NON LEI, ma I MEDIA DI DESTRA italiani e americani hanno contribuito a un degrado del discorso politico in cui le critiche oneste e fuori del coro vengono aggredite, e che questo stile ha condizionato anche la sinistra che comunque non ne era immune del suo.

La parola "feccia" era in una notissima citazione di Montanelli sul BERLUSCONISMO che nel discorso politico viene citata comunemente senza indicare l`autore, tipo "la notte in cui tutte le vacche sono nere", proprio per esemplificare questo degrado del discorso pubblico.

mi inviti a stare attento alle metafore? Io starei attento alle parole ed agli attacchi personali, se fossi te. Ti ho forse attaccato io mai in forme del genere?

e invece era detto con atteggiamento autocritico, lo so io quali metafore demenziali, ho strillato io nei cortei, e per me erano ancora metafore di esasperazione, ma altri le hanno poi prese a valore nominale come programma di azione e ci sono scappati i morti. 

di nuovo, scuse per il malinteso. 

<em>

 

 

 

 

 

 

 

Ah, bon.

Allora ci siamo capiti, meglio così. Case closed e grazie dei chiarimenti che mi rincuorano.

Due morali, mi vengono da questo quiquoqua.

Anche se non ho tempo meglio mi sforzi di continuare a leggere i commenti che rispondono ai miei (ti avevo già messo nella lista mentale "saltare a pié pari" :-))

La comunicazione "telegrafica" crea decisamente casini ... ma qui non ci si può far nulla, temo.

Mi rimane una domanda, residua. Ed un'osservazione. Prima questa: i media di destra fanno schifo, è vero. Ma devo dire che quelli di sinistra mi sembrano cooperare, La Repubblica per prima.

Domanda: "Lei", chi è? Io capisco che qui negli USA mi prendano tutti per una gnoccolona francese, ma anche in Italia ora?

 

Ma devo dire che quelli di sinistra mi sembrano cooperare, La Repubblica per prima.

ecco perché gli articoli sul Fatto sono utili, il problema dei media è che cercano di fidelizzare i lettori/utenti confermandone le idee.

Domanda: "Lei", chi è? Io capisco che qui negli USA mi prendano tutti per una gnoccolona francese

o per la First Lady?

:-) Capito. "Tu" d'ora in poi

 

 

 

Quando invece sostengo che il popolo di sinistra italiano è senza speranza, credo di sapere cosa dico.

Su questo non sono molto d' accordo. O meglio, quelli senza speranza credo siano molti meno di quel 15-20% dell' elettorato di cui lei parla in un altro post prendendo spunto dalle preferenze espresse dai fan di NV su FB. Prendo in considerazione la parte giovane di questo insieme, ché credo sia lì che si misura la speranza.

Secondo me bisogna fare molta attenzione a non confondere le idee di chi ha un ruolo attivo nella politica (compresi coloro che passano il loro tempo a riempire di commenti FB o i vari siti) con la generalità. C' è una maggioranza silenziosa anche a sx alla quale di Negri Marx e Brancaccio, ammesso che sappia chi siano, non gliene importa nulla (ché ha ben altri problemi a cui pensare...), ma per la quale la sinistra è più che altro un sentimento di giustizia sociale.

Lo vedo nella realtà universitaria: non si riesce mai a trovare nessuno che sia disposto a fare il rappresentante, neanche per le liste che prendono percentuali bulgare. Inutile dire su cade quindi la scelta, chi all' interno di questo gruppo solitamente avrà il ruolo più attivo, e quali siano le analisi e i linguaggi nei volantini che verranno prodotti. Eppure nelle serate durante l' occupazione non si discute del socialismo del domani, ma c' è chi preferisce giocare a poker, chi a worms sfuttando il proiettore, o chi accendende ceri alla foto di Leslie Nielsen appiccicata su un vassoio di carta. E gli eventi organizzati dai collettivi universitari che hanno più successo sono le feste con bevute "a prezzi popolari", molto più attraenti dei dibattiti sui pipponi di KM dopo una giornata di studio. Edit:  E queste persone, che son la maggioranza, quando discutono (e discutono) lo fanno in maniera molto più pragmatica ed aperta di quanto ci si possa aspettare.

PS: Anche su musica e cinema per fortuna i settari son veramente pochi. Internet ha dato la possibiltà di essere onnivori, e le persone l' hanno sfruttata alla grande. Gli Inti Illimani poi...han già detto tutto Vecchioni e Dalla -)

 

 

A livello di cazzeggio cronachistico-sociologico, quindi senza voler esser preso troppo sul serio (solo un pochino).

- Le scelte politiche e le tendenze le determinano sempre gli attivi. Quel 20% di militanti agitati, appunto. Il resto segue, si adegua, magari non vota. Ma non determina le scelte, le evoluzioni, gli slogans, i parlamentari, le leggi. Triste, ma è così.

- Non ti sorprenderà sapere che ho fatto la prima occupazione a 14 anni. Era così anche allora, solo che si giocava a tresette o poker e c'erano meno alcolici e meno sballo. Ma il resto rimane tale e quale. Nulla di nuovo: una volta che cresci ti rendi conto che sono rituali ormonali e la politica c'entra poco. Ovviamente sotto c'è un disagio reale, ma le forme in cui questo si esprime (l'occupazione, il corteo, i blocchi stradali, e via enumerando) sono solo frutto dell'età e del ribellismo vitalistico che la caratterizza. Se davvero l'obiettivo fosse l'agire per un cambio reale della situazione ci si organizzerebbe per fare cose completamente diverse ... se ci pensi, è ovvio.

- Si' è vero, gli Inti Illimani non vanno più di moda. Il Che, a giudicare dalle magliette, sembra andare ancora forte ...

- Sul fatto che la "leadership" di questa roba si ispiri, pateticamente, agli anni '70, persino nel linguaggio stantio che usano, ho veramente pochi dubbi. Li ascolti/leggi e sembrano davvero quelli de "gli operai, gli studenti, i contadini ed i soldati ...". L'intero insieme di richieste esplicite di questo movimento (in contrapposizione al discorso politico istintivo, che è di incazzatura nera perché siamo delle generazioni fottute, basically) è stantio e chiaramente eterodiretto: contro la meritocrazia, contro l'università che "costa", contro la "privatizzazione", per una conoscenza libera tanto rivendicata quanto mai acquisita, contro la "precarietà" e per il posto garantito a questo ed a quello e, soprattutto, soldi.

- Insomma, un movimento corporativo e reazionario, ricoperto di slogan da anni '70 e motivato dalla frustrazione/disperazione di gente che non ha un futuro e non riesce a capire come guadagnarselo perché non riesce ad uscire dagli schemi culturali del rivendicazionismo straccione che chiede allo stato garanzie, soldi, lavoro sicuro ... Roba da sinistra italiana post 1977, insomma.

Da sottoscrivere al 100%. Sigh....

 

Le scelte politiche e le tendenze le determinano sempre gli attivi. Quel 20% di militanti agitati, appunto. Il resto segue, si adegua, magari non vota. Ma non determina le scelte, le evoluzioni, gli slogans, i parlamentari, le leggi. Triste, ma è così.

Ok, sono d' accordo. Il punto è che secondo me, almeno all' universtità e fra i giovani, gli "attivi" non sono il 20% ma molti meno ( non ho dati, ma direi piuttosto qualcosa dell' ordine del 2%, e di questi ancora meno gli irriducibili senza se e ma) ed inoltre non hanno ( ancora ) alcun potere "clientelare" diretto per convincere gli altri, ossia si è su un piano di consenso d' opinione. Per dare una speranza al "popolo di sinistra"  quindi credo sia sufficiente convincere un' analoga percentuale di persone che porti idee diverse nelle discussioni. Certo, la partita è in salita e bisogna giocarsi bene le proprie carte (magari cercando di rivolgersi in primis a chi ha una formazione scientifica e sarebbe più sensibile ad argomentazioni fatte di logica e dati), però non la vedo così impossibile...

Sui rituali ormonali sono ben consapevole, piuttosto dubito che l' ormone c' entri poco con la politica e che la sua influenza in quel campo si possa limitare all' età giovanile.

Sul discorso leadership e linguaggio sono totalmente d' accordo, probabilmente la mia sintassi non lo aveva reso chiaro. Anzi, aggiungerei che quest' aspetto del ricalcare slogan e modi vecchi di 40 anni mi fa molta tristezza anche da un punto di vista "artistico"..ma questa è un' altra storia...

o chi accendende ceri alla foto di Leslie Nielsen appiccicata su un vassoio di carta

Questo dimostra che ci sono giovani che hanno i maestri giusti e che quindi c'è speranza per il futuro! :-)

 

La cosa che più spaventa, di costoro, è la violenza che manifestano immediatamente e l'odio ideologico per chiunque non sia in accordo con loro. È uguale o peggiore a quello di quarant'anni fa. Fanno chiaramente percepire che, nella sinistra italiana, il brodo di coltura delle BR non è ancora evaporato e continua ad essere cucinato da dei nuovi cattivi maestri.

 

un commento del genere rende del tutto palese che non hai la minima idea dell'ambiente di cui parli.

ps: a questo giro, prof. MB, non fare manco la fatica di rispondere velenosamente come sei solito, che neanche ci ripasso a raccogliere la dose.

La cosa che più spaventa, di costoro, è la violenza che manifestano immediatamente e l'odio ideologico per chiunque non sia in accordo con loro. È uguale o peggiore a quello di quarant'anni fa.

E infatti, per apripre una parentesi, proprio le parole di quei primi '70 suonano molto, ma molto attuali: 

"in tutta questa vostra storia antifascista non so dove sia il guasto maggiore: se nel recupero.. d'una cultura violenta, antilaica... per cui l'avversario deve essere ucciso o esorcizzatto come il demonio...; o se nell'indiretto, immenso servizio pratico che rendete allo stato oggi ed ai suoi padroni, scaricando sui loro sicari...la forza... dell'antifascismo vero." - Marco Pannella, 1973

E poi, è vero che molti postano commenti un po' deliranti, però guarda che audience! Più di cento commenti in un giorno, e la maggior parte di queste persone probabilmente gira al largo da nFA e legge questi argomenti per la prima volta.

Secondo me Boldrin fa bene a tenere duro, chissà, magari un 2% di questi lettori ideologizzati del Fatto sta già cominciando a farsi delle domande, a cambiare idea...

Se le cose che scrive MB venissero accolte con applausi probabilmente in Italia non ci troveremmo in questo stato comatoso. Penso che uno scoglio molto difficile da superare sia quello della legittimazione dell' interlocutore (in questo caso addirittura uno sporco economista che parla dal paese turbocapitalista per eccelenza!), superata quella qualcuno inizia a ragionare e magari inizia a far ragionare qualcun altro e così via...

Con la più classica delle frasi: "è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo". Io lo ringrazio.

PS: Dubito, ma se mi legge...

       Non molli!

 

Edit: la grammatica!

 

Evidentemente, ti (ci) legge. Vedi commento sopra...

Abbastanza d'accordo. Il diritto al disaccordo e' sacrosanto ma deve onestamente manifestarsi con una critica nel merito, e mai sul piano personale. Quando leggo frasi:

"ma cosa dici, sei pazzo? Lui lavora in the USA, oh! Uoscinton universyty in saintlouis, oh!"

(notare l'ironia tipica di quella del bambino di 6 anni che ride alla barzelletta del fantasma formaggino)

"mi chiedo sinceramente se “ci fai” o “ci sei”, anche se propendo per entrambe. [...] A volte mi vergongo di aver colleghi cosi’."

"A lei probabilmente sentir parlare di diritto allo studio fa venire i brividi, ma questo è un suo problema."

"Temo sia piü facile andarsene all’estero e giudicare da fuori piuttosto che rimanere e provare a cambiare le cose."

(questo e' uno che ha capito tutto... andarsene all'estero e' facile e non ci sono piu' le mezze stagioni.... Fortuna che ci ha risparmiato la valigia di cartone)

"Quello che i sedicenti economisti liberisti fanno finta di non capire e’ che sono scesi in piazza non per difendere l’ esistente a oltranza [...]. L’ autore si informi meglio al riguardo. Forse pero’ queste idee non fanno comodo a chi deve propagandare ideologie di comodo del merito squattrinato o a carico degli utenti."

"perché l’articolo di Boldrin le sembra intellettualmente onesto?"

Quando leggo queste frasi, dicevo, perdo fiducia nel genere umano (o forse solo in quello "italico"?).

Una ipotesi che non riesco a valutare.

che effetto avrebbe la celebrata eliminazione del valore legale dei titoli (lauree, dottorati, etc.)?

dur articoli di oggi la presentano come toccasana (ad esempio su "espresso")

Quasi nullo. Mi spiego.

 Per il pubblico: l'eliminazione del valore legale non andrebbe a modificare la disciplina dell'ammissione ai singoli concorsi (non ho dati, a naso direi che e' nel pubblico che si riversa una buona parte dei laureati italiani). 

 

Nel privato:  la situazione rimarrebbe tale e quale.

E' molto probabile che un  datore di lavoro attento  sia aggiornato  sui programmi e quindi sia ben capace di  discernere un beota da uno in gamba senza che lo Stato debba stare li' a puntare il dito. Senza dimenticare l'eventuale colloquio.

Orpo se avrebbe conseguenze: gli esami di ammissione per titoli vedono assegnare lo stesso punteggio a votazioni prese in universita' a cui cirrspondono livelli di preparazione ben differenti.

Non varebbe iu' la pena i trasferirsi presso universita' dal voto alto facile (mentre oggi ne vale pienamente la pena, se uno vuole andare a lavorare nel pubblico).

Sarebbero piu' pesanti i concorsi, piu' approfonditi.

Nel privato gia ora una laurea presa al politecnico di Torino ha un peso diverso di quella presa alluniversita' Kore di Enna. SI sancirebbe ufficialmente questa differenza, in  modo da premiare le universita' che insegnano qualcosa e punendo i laureufici, esattamente il contrario di quanto sta accadendo ora.

 

SI sancirebbe ufficialmente questa differenza, in  modo da premiare le universita' che insegnano qualcosa e punendo i laureufici, esattamente il contrario di quanto sta accadendo ora.

Quote

No e ti spiego perche'.

Orpo se avrebbe conseguenze: gli esami di ammissione per titoli vedono assegnare lo stesso punteggio a votazioni prese in universita' a cui cirrspondono livelli di preparazione ben differenti.

Non varebbe iu' la pena i trasferirsi presso universita' dal voto alto facile (mentre oggi ne vale pienamente la pena, se uno vuole andare a lavorare nel pubblico).

Sarebbero piu' pesanti i concorsi, piu' approfonditi.

 

 

Si tratta di un problema legale. Palma parla di  "eliminazione del valore legale" e non di "modifica delle procedure concorsuali".


Il primo intervento  potrebbe anche non presentare problemi da un punto di vista giuridico,  una Legge Ordinaria e via. Il secondo desterebbe non pochi problemi, in primis non credo ci si riesca con una sola legge, in secundis  la non irrilevante questione della legittimita' costituzionale di una tale norma. 

Chi si trasferisce in un'universita' facile con l'intenzione di entrare nel settore pubblico lo fa anche per risparmiare tempo, il concorso "stuorto o muorto" come si dice a Napoli, lo dovra' sostenere. Per fare l'uditore giudiziario ad esempio non occorre neanche una votazione minima, la situazione puo' ovviamente variare.

In conclusione:  in assenza di una revisione completa del sistema, con la sola eliminazione del valore legale  del titolo non ci fai tanto.

 

Nel privato gia ora una laurea presa al politecnico di Torino ha un peso diverso di quella presa alluniversita' Kore di Enna. SI sancirebbe ufficialmente questa differenza, in  modo da premiare le universita' che insegnano qualcosa e punendo i laureufici, esattamente il contrario di quanto sta accadendo ora.

 

Il tuo " sancire ufficialmente la differenza" e' una ridondanza. Io parlo di effetti, Palma (un omonimo :P) che vuole un ingegnere "azzuto" avra' molte probabilita' di   trovarlo a Milano o a Torino, idem con Napoli, Statale, Roma o  Padova  laddove avesse bisogno di  un avvocato (stroking e-penises).

Palma, volgarmente parlando, se ne sbattera' del dato ufficiale, non gli serve, compie le proprie scelte gia' adesso senza dover ricorrere alla classifica ufficiale per giunta  proveniente  da uno Stato ipocrita come il nostro, considerando  poi l'inverosimiglianza dell' ipotesi, una hall of fame di tal genere richiederebbe una dose di autocritica  ben rara in Italia.

Ferma restando  la necessita' di una valutazione avente ad oggetto il merito individuale piuttosto che la provenienza dell'esaminato, i colloqui servono a questo. Meglio mettersi gli occhialetti speciali e giudicare la gente per le medagliette e le mostrine che porta altrimenti.

 

Si tratta di un problema legale. Palma parla di  "eliminazione del valore legale" e non di "modifica delle procedure concorsuali".

Se i titoli non avessero piu' valore legale, non potrebbero piu' essere considerati ai fini del punteggio, esattamente come gia' ora non hanno valore i diplomi delle scuole sci.

 

 


sperando poi che il concorso di Milano abbia le stesse difficoltà di quello a R.C.

Il problema non e' che i concorsi siano uguali in tutta italia, ma che non ci siano personaggi che a parita' di preparazione partano avvantaggiati da un punteggio piu' elevato in tutta Italia. Poi se in un posto gli serve uno specialista di un settore e fanno un concorso per prendere uno che non sa nulla di quel settore, e' un problema loro. E' quando lo specialista che hai preso ha dei titoli che lo qualificano come esperto ed invece esperto non e', che e' un problema.

 

insaziabilita' e' un gran romanzo di un filosofo-pittore-logico e "mattarello"  (Nienasycenie  di Stanislaw_Ignacy_Witkiewicz)

In esso si narrano grandi storie di come si ottenga sottomissione tramite una pillola del murti-bing -- legger per credere.

come mai il Prof. Frati figlio non si vergogna, magari sia per se stesso che per  il prof. Frati padre, o la prof. Frati madre?

di certo la facolta' di medicina ha la ricetta del murti bing-

Gentile prof. Palma,

Dal suo punto interrogativo deduco che lei non ha mai incontrato il prof. Luigi Frati. 

deduca, deduca, epistemizzi a volonta', no mai ebbi cotanto onore, ho la macchina piena di bagaglio di solito e poco posto per l'allegra famiglia.

Questa famiglia è particolarmente tracotante, se lo avesse anche soltanto incontrato ne avrebbe esperienza diretta, ma, soltanto nella mia disciplina, ce ne sono decine.

oggi al dibattito al Senato Quagliarello , fra le varie positività della riforma ,ha citato l'entusiasmo per la stessa del Rettore della Sapienza , più grande Università d'Europa.

Forse non era al corrente del golpe consumato in settimana o forse era ammirato per tanta spregiudicatezza e furbizia.

E Tor Vergata non vuole essere seconda alLa Sapienza

ROMA (22 dicembre) - Il presepe dei Baroni si popola di altre statuette. Spuntano parenti veri o presunti promossi o assunti e comunque agganciati all’ultimo istante al grande carrozzone prima del varo della riforma. Succede a Roma, a Tor Vergata, dove il rettore Renato Lauro, ex preside di Medicina e Chirurgia, ha imbarcato in extremis la nuora Paola Rogliani come professore associato di Malattie dell’Apparato respiratorio. Dove insegna anche suo figlio Davide, marito della Rogliani. E ora spuntano altri due nipoti ricercatori di Roma 2.

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Sa, vien voglia di scherzare. E' riso amaro pero'. Una persona si dovrebbe porre la domanda di perche' esistano come nel caso universitario, delle istituzioni che attirano i tracotanti, i cretini, gli imbelli. Che ne so, sarei molto perplesso se scoprissi una foret percentuale di pompieri che di diverte molto a torturar le tortore. Il che, visto che i lettori hanno scarso senso del leggere, e' FALSO, ma appunto sarebbe stupefacente se non lo fosse. 

Cosi' e' falso affatto che tutti gli universitari in Italia sian imbelli, cretini, malintenzionati, e tracotanti. 

Ma la percentuale e' molto piu' alta che tra i becchini, i pescatori di perle, gli affitta pedalo'.

Chi ha lumi sociologici, li esponga.

Senza voler fare sociologia d'accatto, azzardo che sia un problema di "accountability". Questi, gestiscono in proprio beni di altri e non ne rendono conto, mai, né a regolatori né al mercato. Chiaro che attira.

ipse dixit

 

Se riuscirà a portarla a casa sarà una riforma che farà entrare il ministro Gelmini nella storia dei ministri più coraggiosi del nostro paese
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Sul Corriere della Sera di ieri 22 dicembre appare un articolo di Francesco Giavazzi che contiene il seguente passo:

"Anche aver trasformato le università telematiche in normali università private non è necessariamente uno scandalo. L'open university inglese è un'istituzione seria ed utile. Le nostre telematiche sono per lo più delle truffe: promuovere un insegnamento a distanza qualificato sarà uno dei compiti della valutazione"

In effetti una valutazione delle università telematiche c'è già stata. E' contenuta nel Decimo rapporto sullo Stato del Sistema Universitario redatto dall'attuale organismo di valutazione delle università e cioè il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario e disponibile in rete (www.cnvsu.it)  dal dicembre 2009. La Parte IV del rapporto, da pag.139 a pag. 147 è dedicata alle università telematiche. Il titolo di questa parte è appunto "Focus sulle università telematiche". Le conclusioni raggiunte da questa valutazione sono vicine a quelle di Francesco Giavazzi anche se non si parla esplicitamente di truffe. Il risultato della valutazione è stato però l'inserimento delle università telematiche tra le università non statali che godono di un finanziamento statale (in virtù di una leggina dei primi anni novanta appoggiata da tutti i partiti. Votò contro se ben mi ricordo solo il sen. Edoardo Vesentini della sinistra indipendente).  C'è ragione di ritenere che conclusioni analoghe eventualmente raggiunte dalla fantomatica ANVUR avrebbero conseguenze diverse? Vorrei ricordare che per quanto autonoma possa essere lo ANVUR è il ministro alla fine che dispone i finanziamenti.

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