A New York si torna al passato

22 novembre 2013 gian luca clementi

L'elezione di Bill De Blasio a sindaco di New York segna il ritorno al passato, un passato non proprio edificante.

Immaginatevi una studentessa all'ultimo anno della scuola superiore che si addentra in un quartiere malfamato di New York, con le strade sporche e frequentate a tutte le ore da perditempo, le facciate dei palazzi annerite, le finestre sbarrate, e un paio d'ore dopo ne esce commiserando la sua insegnante, da cui si è appena accomiatata, perché non si può permettere di abitare in un quartiere migliore. La studentessa era mia moglie, il quartiere era Soho, e si trattava della fine degli anni Ottanta. È solamente una, tra le tante immagini della sua giovinezza trascorsa a New York, che mi ha voluto trasmettere.

Chi ha visitato New York negli ultimi anni, anche quelli della recessione, è tornato a casa con la veritiera impressione di una città vibrante, funzionale, e con un tasso di criminalità molto basso. Solamente venti anni fa, avrebbe avuto un'esperienza radicalmente diversa. Si era alla fine dell'amministrazione Dinkins, spesso segnalato come il peggiore sindaco della storia della città. La città era sciatta, la metropolitana imbrattata di graffiti, il tasso di criminalità elevatissimo, le finanze del Comune dissestate. Esasperati e disposti a tutto pur di migliorare la propria esistenza, i cittadini si affidarono al repubblicano Rudy Giuliani, nonostante la stragrande maggioranza simpatizzasse per il Partito Democratico.

Ai due mandati consecutivi di Giuliani, seguirono i tre di Mike Bloomberg. Come è facile immaginare, molte sono state le discontinuità tra queste amministrazioni e quelle che le hanno precedute. A mio modo di vedere, la più importante fu il venir meno di un elemento fondamentale -- il sindaco, appunto -- nel sistema di potere legato al partito democratico che aveva governato la città per decenni. Per molti versi, tale sistema seguiva un protocollo simile a quello adottato dal PCI-DS-PD in Emilia-Romagna e da DC-FI-PDL in Molise, concretizzandosi in una pressoché totale occupazione dei centri decisionali e in una gestione della cosa pubblica ad esclusivo vantaggio dei propri accoliti. Le parole chiave erano cooptazione, corruzione, e inefficienza. A prescindere dalle loro posizioni politiche, un fattore determinante del successo di Giuliani e Bloomberg è stata la loro estraneità a tale sistema.

Poche settimane fa, gli elettori hanno individuato in Bill De Blasio, candidato del Partito Democratico, il nuovo sindaco della città. Visto che risiedo a New York ininterrottamente da dieci anni, molti amici italiani mi hanno chiesto se condividessi i giudizi largamente positivi che la maggior parte dei media italiani ha espresso a proposito del neo-sindaco. Ebbene, non li condivido affatto. Secondo me, c'è un forte rischio (la certezza?) che l'elezione di De Blasio riconsegni la città allo stesso gruppo di potere che rischiò di affossarla definitivamente non più di venti anni fa.

Non dovrebbero esserci soverchi dubbi circa la contiguità tra De Blasio e quel gruppo, che fa capo al partito democratico e alle maggiori sigle sindacali dell'impiego pubblico. La campagna elettorale di De Blasio ha beneficiato enormemente dell'appoggio dei sindacati, i quali gli hanno assicurato finanziamenti e volontari. Una volta in carica, De Blasio si troverà a negoziare il rinnovo del contratto di lavoro per decine di migliaia di dipendenti comunali. Dall'altra parte del tavolo si troverà i sindacalisti che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua elezione e che tra quattro anni dovranno decidere se appoggiarne la rielezione. Come credete che si comporterà?

Dal curriculum pubblicato sul suo sito personale, si evince che il prossimo sindaco di New York non ha mai lavorato.  Finiti gli studi post-universitari, ha cominciato la classica trafila del politico professionista. Staffer (attacchino) per il famigerato sindaco Dinkins, poi all'agenzia federale dell'edilizia popolare (chiamatovi dall'attuale governatore Cuomo), quindi al provveditorato agli studi (altro organo politico, ahimè) a Brooklyn, direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2000, per approdare infine al consiglio comunale di New York e, ultimo incarico in ordine di tempo, a quello di public advocate, una sorta di ombudsman presso il Comune.

Vorrei sapere cosa, in questo profilo professionale, qualifica Bill De Blasio a condurre un'organizzazione complessa come quella del Comune di New York, responsabile per assicurare una miriade di servizi a circa 8 milioni e quattrocentomila abitanti. Il ruolo primario di sindaco non è quello di perseguire ambiziosi obiettivi di politica sociale, attività per la quale non ha gli strumenti. Bensì, il sindaco deve adoperarsi affinché si raccolga l'immondizia, le strade siano in buono stato, i lampioni funzionino, ... Per questo servono competenze manageriali che né De Blasio né i suoi più stretti collaboratori, elencati dal New York Times lo scorso 8 novembre, hanno accumulato.

L'unica indicazione incontrovertibile che si può ricavare dalla carriera di De Blasio è la sua contiguità e familiarità con praticamente tutti i gangli del trust di potere che ho menzionato sopra. Non sorprende, peraltro, che queste semplici considerazioni, che lo squalificano ai miei occhi, lo rendano così appetibile alla sinistra italiana, soprattutto quella organica al vetusto ed anacronistico Partito Democratico (Italiano). Il profilo di De Blasio non è molto diverso da quello di molti politici sinistrorsi italiani. Ad esempio, prendete quello del mio conterraneo Vasco Errani. Iscritto al PCI da bambino, consigliere comunale a Ravenna a 28 anni, quindi assessore comunale, poi in consiglio regionale, assessore regionale, e infine presidente della regione. Una vita al servizio della collettività... la loro.

Prima di chiudere, un paio di note in calce su due temi che sono stati fondamentali nella vittoriosa cavalcata elettorale di De Blasio: la scuola materna e la cosiddetta strategia di "stop and frisk." La campagna elettorale di De Blasio è stata un mix di visioni mistico-vendoliane -- ''Un posto di lavoro per tutti," ''Crescita economica per tutti i quartieri," ''Case sicure e confortevoli per tutti"... -- e promesse concrete ma irrealizzabili. Per esempio, ha promesso che il Comune pagherà la scuola materna per tutti i bambini, facendone pagare il conto ai ricchi mediante nuove tasse.

Al momento, con l'eccezione di pochi quartieri (in cui l'istruzione pubblica inizia al quarto anno di età), non v’è scuola materna comunale per i bimbi di età inferiore ai 5 anni. Da un lato, né il Comune né le strutture private esistenti hanno la possibilità fisica di incrementare il numero di studenti. Il boom demografico degli ultimi anni non ha visto un parallelo incremento dell'offerta, con il risultato che le scuole esistenti sono sovraffollate. Certo, se ne possono costruire di nuove... ma a che prezzo, e in quanto tempo? Dall'altro lato, la costituzione dello Stato di New York non dà né al sindaco né al consiglio comunale il potere di modificare le tasse. Bensì, legiferare in materia fiscale spetta al Parlamento dello Stato. Con un Senato controllato dal Partito Repubblicano e un governatore (Cuomo) con ambizioni di candidarsi per la presidenza degli Stati Uniti, la possibilità che le tasse aumentino è pressoché nulla.

Infine, eccoci allo ''stop and frisk." È risaputo che negli ultimi due decenni il crimini negli Stati Uniti è diminuito fortemente. È diminuito anche a New York, e ad un tasso maggiore rispetto a qualsiasi altra area urbana del Paese. Per esempio, nel 2012 il numero di omicidi a Chicago è stato superiore rispetto a quello registrato a New York, nonostante la città dell'Illinois abbia meno di un terzo degli abitanti della Grande Mela. Il dibattito sulle cause di questo miglioramento ha individuato molti fattori, sull'importanza relativa dei quali ancora si discute e si discuterà per molto tempo. Molti indentificano un fattore determinante nell’attività della polizia, che è alle dirette dipendenze del sindaco.

Giuliani e Bloomberg hanno investito molto nelle forze di polizia, dotandole di strumenti a volte controversi ma palesemente efficaci. L'utilizzo di uno di tali strumenti, che l'attuale capo della polizia ritiene imprescindibile, verrà fortemente ridimensionato da De Blasio. Si tratta proprio della cosiddetta tattica di "stop and frisk', che altro non è se non l’attività di controllo e perquisizione delle persone basata unicamente su caratteristiche personali associate statisticamente all’attività criminale, senza che vi sia un sospetto specifico. Gli scienziati sociali chiamano questa pratica discriminazione statistica: quando si cerca un rapinatore a mano armata, è inutile fermare le vecchiette col bastone. Meglio provare con i giovanotti con il passamontagna.

De Blasio diminuirà il ricorso a "stop and frisk" perché viene rivolta a giovani uomini di colore in misura ben superiore al loro peso nella popolazione. Sulla scorta di questa osservazione, il neo-sindaco, e con lui molti altri, accusano la polizia di razzismo. Non dovrebbe sfuggire, però, che l'elemento fattuale determinante per le decisioni della polizia è che, per motivi che nulla hanno a che fare con la razza e molto con le condizioni socio-economiche, circa il 95% dei crimini violenti sono perpetrati da persone di colore o di origine ispanica. Si badi anche che la polizia di New York non è una forza di bianchi che agisce in difesa di altri bianchi. Circa metà dei poliziotti fanno parte delle cosiddette minorities, e la stragrande maggioranza delle vittime sono anch'esse di colore.

46 commenti (espandi tutti)

Ecco, ieri una mia amica ispanica e' arrivata a New York. Tempo poche ore ed e' stata fermata dalla polizia. Io ho pensato: beh, americani; invece, leggo ora che la cosa e' sistematica.

Ci sono dati seri sull'effettivita' di questo strumento? Che tipo di domande fanno? A me fermarono in Danimarca (all'aereoporto) e mi chiesero cose veramente irritanti (tipo perche' ero andato spesso in Cina). 

Alessio, e' sistematica perche' la decisione di fermare si basa unicamente su correlazioni tra caratteristiche osservabili e tassi di criminalita'. Il colore della pelle rientra tra queste caratteristiche. Occhio: sappiamo che, una volta considerate le condizioni socio-economiche, colore della pelle e criminalita' non sono correlati. Il problema, per il poliziotto, e' che non osserva la condizione socio economica.

Ti segnalo questo rapporto. Anche se un po' datato, da' una buona idea di cosa sia stop and frisk e come sia condotto a NYC.

http://www.nyc.gov/html/nypd/downloads/pdf/public_information/TR534_FINALCompiled.pdf

Certo che se una donna viene fermata dopo poche ore solo perche' un po' scura di carnagione, il sistema mi sembra troppo invasivo per un paese liberale.
Avra' anche i suoi vantaggi, ma sembra quasi una forma di stalking autorizzato. Un giovane adulto afroamericano, di media quante volte al mese viene fermato? Credo che sarebbe giusto avere un indennizzo per ogni volta che si viene perquisiti inutilmente o almeno delle scuse.

Per fortuna sono biondo con gli occhi azzurri !!!

Alessandro

non conosco la situazione di NY, per cui non ho un'opinione precisa.

A leggere questo lo s&f è quanto meno discutibile.

cito:

Nearly 150,000 stops over the last six years are facially unconstitutional and lack any legal justification. All together, 30 percent of all stops are unconstitutional, underlining a severe lack of adequate officer oversight in the NYPD.

e

 

 Yet, only 1.9 percent of frisks in 2011 turned up weapons and interestingly, according to the NYCLU, "a weapon was found in only 1.8 percent of blacks and Latinos frisked, as compared to a weapon being found in 3.8 percent of whites frisked.

... ma se trovano cosi' pochi casi è proprio perché funziona.  Se uno sa di poter essere perquisito, tende a non girare armato. 

Homer: Ah, neanche un orso in vista: la pattuglia orsi sta funzionando alla meraviglia
Lisa: Questo è un ragionamento capzioso, papà
Homer: Grazie tesoro
Lisa: Secondo la tua logica, questo sasso potrebbe tenere lontano le tigri
Homer: Oh, e come funziona?
Lisa: Non funziona. E' solo uno stupido sasso, comunque non vedo nessuna tigre, e tu?
Homer: Ah!
Lisa: E' solo uno stupido sasso...
Homer: Ah
Lisa: Comunque non vedo nessuna tigre, e tu?
Homer: Lisa, voglio comprare il tuo sasso 

Ho riportato il pezzo soprà per fare l'avvocato del diavolo... ma senza convinzione,  come siano le cose a NY esattamente non lo so ma è molto probabile tu abbia ragione. 

E' certo che il fatto di avere la polizia in giro a fare controlli in maniera sistematica (che siano secondo una logica o a caso) ha sicuramente un impatto sulla sicurezza (vera e percepita). Nelle città italiane un utilizzo così "intelligente" delle forze dell'ordine è ormai fantascienza.

non mi permetto assolutamente di dare giudizi su una materia che non conosco, ma se quei numeri sono corretti, vuol dire che circa 1 intervento su 3 rischia di causare un danno alle casse comunali visto che violano la legge, e che è più probabile trovare armi addosso ai bianchi che addosso ai neri ed ispanici, per cui dovrei ritarare il target.

Il New York Times, che non si può certo accusare di essere pregiudizialmente contro De Blasio, ha pubblicato un paio di interessanti articoli dopo la sua vittoria elettorale. La situazione di bilancio è questa: c'è attualmente un buco di 2 miliardi e i sindacati vorrebbero 7 miliardi in compensazione per il mancato rinnovo del contratto negli ultimi anni. Più, naturalmente, gli aumenti per il futuro.  In un altro articolo il NYT suggerisce che De Blasio non sarà ostaggio dei sindacati del settore pubblico, dato che tali sindacati alle primarie hanno appoggiato altri candidati, Mi sembra wishful thinking; qualunque sia stata la decisione alle primarie, alle elezioni di novembre De Blasio ha enormemente beneficiato dei soldi e dello sforzo militante dei sindacati del settore pubblico. E se non succedono cose inattese De Blasio sarà il candidato democratico alle prossime elezioni a sindaco, senza rilevanti avversari alle primarie, per cui dei sindacati avrà bisogno.

La mia esperienza conferma quanto detto dal Prof. Clementi. I migliori sindaci di NY degli ultimi decenni sono stati quelli che hanno idee chiare, un piglio di "manager" e rimangono indipendenti rispetto ad organizazzioni locali. I peggiori (e ne ho visti peggiori di Dinkins) sono quelli che si fanno eleggere con l'appoggio dei sindacati municipali (insegnanti, netturbini) etc. e in cambio elargiscono favori a questi ultimi una volta eletti (per cui in pratica comandano gli impiegati della citta e non gli abitanti); e si attaccano a problemi che esulano dalle loro competenze ([Lindsay:] "sono contro la guerra del Vietnam" ed altra demagogia). Sono preoccupato dell'arrivo di Deblasio e mi sto quasi quasi domandando se non potrebbe convenire trasferirmi altrove.

Certo, e' bello che Manhattan sia piu pulita oggi di ieri. Il problema e' che viverci oggi senza essere milionari e' difficile se non impossibile, mentre, nell'era Bloomberg, il numero dei senzatetto e' aumentato a livelli mai visti prima della grande depressione:

http://talkingpointsmemo.com/cafe/let-s-face-it-bloomberg-s-legacy-is-te...

 

In queste circostanze, nel bene o nel male, il discorso di DiBlasio sulle "two cities" e' piaciuto molto di piu dell'atteggiamento di Bloomberg, che ha apertamente detto "if you cant afford it don't live here". Diblasio avra' anche conflitti di interessi, ma l'idea che i suoi conflitti di interesse superino quelli di un multimiliardario i cui investimenti privati si concentrano sulla stessa citta' che amministra e' ridicola (le Charter school, sostenute finanziariamente da una schiera di amici e colleghi di Bloomberg sono l'ultimo esempio.  ).

In quanto al Stop and Frisk, e' un'eufemismo per "se sei scuro puoi essere fermato senza motivo". Una pratica indegna di un paese civile, che finalmente verra' abolita. Semmai, ci sarebbe un discorso da fare su quanto una cosa del genere esista, piu o meno ufficialmente,in Italia.

Lun, sono genuinamente curioso: in che modo Bloomberg ha tratto profitti, o avrebbe potuto trarre profitti, dalle Charter Schools (che, se non sbaglio, erano e restano scuole pubbliche)? Qual è la fonte del conflitto di interesse?

Charter schools

Lun 22/11/2013 - 20:07

Vedi qui per esempio http://www.salon.com/2013/03/11/getting_rich_off_of_schoolchildren/ O qui http://www.alternet.org/education/who-profiting-charters-big-bucks-behin... Rispetto a questo il limitato sostegno dei sindacati a di blasio Sono bruscolini.

l'articolo di Sirota ti sembra convincente? Bloomberg finanzia le campagne pro charter school a Los Angeles perché un giorno le charter schools avranno tutte un Bloomberg terminal ... E la ragione per cui, anziché perder tempo con le charter schools che sono una minoranza, Bloomberg non fa lobbying direttamente perché tutte le scuole pubbliche in America abbiano i suoi terminal (che sarebbe molto più lucroso) è che le charter school hanno ridotti standard di controllo, come dmostra il fatto che .... pagano in modo differente gli insegnanti.  Va bene arrampicarsi sugli specchi, ma qua siamo al ridicolo ...

Comunque adesso attendo di sapere da Sirota quali oscure motivazioni hanno spinto Bloomberg a finanziare le campagne a favore di gun control. Sembra che sui siti della destra cospirativa non siano ancora riusciti a trovarle, per cui si limitano a lanciare invettive contro il ''liberal billionaire'', ma sono sicuro che un professionista come Sirota se vuole ci riesce. 

Beh, ridi se vuoi. Come si mostra qui
http://dianeravitch.net/2012/08/20/the-big-business-of-charter-schools/
numeri alla mano, le Charter sono viste come un'appetibilissima
fonte di investimento da Wall Street. Il legame di Bloomberg con questi interessi
e infinitamente piu forte di quella fra de Blasio e i sindacati.

Puoi anche fare dell'ironia sul conflitto di interesse.
Lo facevano anche da noi nel '94, quando il Bloomberg di noantri si fece
"presidente operaio" che portava metodi imprenditoriali in politica.
C'era il conflitto di interesse li e c'e anche qui.
Tale che preferisco il "politico di professione" di Blasio.

Uff

sandro brusco 23/11/2013 - 22:34

che palle sti toni cospirativi. Comunque, son contento che hai trovato almeno una forma di spesa pubblica che non ti piace.

Scusate ma avete presente cosa fa un BBG terminal? Non vedo mezza ragione per cui dovrebbe "entrare nelle scuole" che non siano specializzate in mercati finanziari, e chiunque la vede diversamente dovrebbe farsi vedere da uno bravo. Come dire che Buffett dona i soldi alle charities perche' cosi' si comprano le assicurazioni sanitarie.

Ma si sa, i kapitalisti sono perfidi... da essi bisogna sempre aspettarsi il peggio. Sono convinto che Bloomberg abbia anche una partecipazione in Luxottica -- utilizzando i suoi terminali nelle scuole, i bimbi potrebbero dover anticipare l'acquisto di occhiali :-)

Guarda che la maggior parte delle politiche associate con Giuliani furono iniziate proprio da Dinkins. Anche i risultati, sebbene vengano di solito associati con Giuliani, sono iniziati prima della sua elezione (e del resto la diminuzione del crimine e' successa, contemporaneamente, in diverse citta' USA, con politiche sulla law enforcement molto diverse). Vedi
http://www.nytimes.com/2009/10/26/nyregion/26dinkins.html?_r=1&

L'elezione di Giuliani nel '93 c'entrava poco con differenze politiche, ma e' stata a causa
dei Crown Heights riots, in cui Dinkins e' stato accusato di essere stato troppo conciliatorio. La sua dichiarazione che, nell'assolvere Lemrick Nelson, "the justice system operated fairly" molto probabilmente gli costo' la rielezione.

Era da tempo che volevo riprendere questa bio di William Bratton, l'articolo me ne fornisce l'occasione.

http://www.amazon.com/The-Turnaround-Americas-Reversed-Epidemic/dp/06794...

Mi ha colpito l'affermazione che

Dall'altro lato, la costituzione dello Stato di New York non dà né al sindaco né al consiglio comunale il potere di modificare le tasse. Bensì, legiferare in materia fiscale spetta al Parlamento dello Stato.

Non conosco nulla su come funzionino le cose nello stato di N.Y. ma qui in svizzera (e nel caso statale specifico, nel Ct. Ticino) un comune ha le sue imposte, le alza e le abbassa a seconda delle necessità di gettito sia per la gestione ordinaria sia per gli investimenti. Poi il livello di autonomia in alcuni cantoni prevede che il comune possa solo modificare aliquote (per adeguare il gettito alle necessità di spesa) ma ci sono casi in cui l'autonomia si spinge fino alla possibilità per un comune di legiferare in materia tributaria.  Comunque vada è chiaro che un comune nell'ambito del suo bilancio puo' decidere di aumentare le imposte (e sono imposte sulle persone fisiche e giuridiche, non bruscolini).

Mi interessa quindi capire (per curiosità federalista) come stanno le cose a NY (city).
Ho visto la pagina dello stato qui e della città qui e mi pare che la città abbia a disposizione le property taxes ed a meno che non possa modificare le aliquote, forse a queste pensa chi vuole tassare di piu' i ricchi.

Supponendo come mi pare di capire dal testo citato di gian luca clementi che non si possano modificare le tasse (quindi anche le aliquote) come fa una città a modulare il gettito (in + o in -) in funzione della spesa pubblica?

Questo documento illustra il quadro normativo e la prassi consolidata

http://www.ibo.nyc.ny.us/iboreports/understandingthebudget.pdf

In breve: il Comune non puo' modificare le aliquote. Puo' rivalutare gli estimi catastali, ma ad un ritmo limitato per legge statale.

Le spese in conto capitale sono le uniche che possono essere finanziate emettendo debito. Le spese correnti devono essere coperte in toto da entrate correnti. Quando c'e' un deficit di bilancio, deve essere ripianato dallo Stato -- questo avviene attraverso un complesso processo di bargaining tra Comune e Stato.

Grazie della documentazione, che leggero'.
Intanto una reazione a freddo.
Deficit cittadino ripianato dallo Stato?
Scusate ma senza offesa, è peggio dell'Italia!

In pratica le aliquote di N.Y. City sono le stesse di ogni città dello stato?

Io spero che se riusciremo a costruire il federalismo italiano (anche partendo da piccoli eventi come questo [scusate l'autopromozione]) faremo un po' meglio.

Io ritengo, non so voi, che una città deve poter alzare ed abbassare la sua pressione fiscale in funzione della spesa che è decisa democraticamente con gli elettori e non dovrebbe ricevere fondi esterni se non eventualmente per investimenti, se la città è finaziariamente debole.

New York City e' la sola citta' dello stato ad avere una tassa municipale sui redditi. Le aliquote sulle rendite catastali sono diverse da citta' a citta'.

New York City

valerio 24/11/2013 - 16:26

Ma come fa ad avere così poca autonomia finanziaria, una città che ha 325.000 persone alle sue dipendenze?

e mi chiedo anche come siano le cose negli altri states.

magari come appunto per un futuro articolo qui su NFA.

Comunque, dal link fornito:

the Council also has formal responsibility for setting property tax rates

 

the Mayor determines the non-property tax revenue forecast on which the City Council relies in setting the property tax rates for adopting a balanced budget.

Quindi sembra che le compartecipazioni sono fissate dallo Stato, mentre le aliquote della property tax vengono fissate dalla Città (le property tax costituscono il 27% delle entrate totali, 27% trasferimenti statali/federali, 10% entrate non fiscali, compartecipazioni il rimanente).

Curriculum DiBlasio

nr 25/11/2013 - 15:29

mi risulta difficile capire perche un impiegato comunale o di un' agenzia federale debba essere considerato meno di un impiegato nel settore privato. E non considerare lavoro un servizio svolto al pubblico mi sembra esagerato, se non insultante per chi quel lavoro lo fa.  

"Dal curriculum pubblicato sul suo sito personale, si evince che il prossimo sindaco di New York non ha mai lavorato. Finiti gli studi post-universitari, ha cominciato la classica trafila del politico professionista. Staffer (attacchino) per il famigerato sindaco Dinkins, poi all'agenzia federale dell'edilizia popolare (chiamatovi dall'attuale governatore Cuomo), quindi al provveditorato agli studi (altro organo politico, ahimè) a Brooklyn, direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2000, per approdare infine al consiglio comunale di New York e, ultimo incarico in ordine di tempo, a quello di public advocate, una sorta di ombudsman presso il Comune."

Il datore di lavoro privato si trova a competere con altre aziende sul mercato. Pertando, per continuare a stare sul mercato, non puo' fare altro che cercare di assumere gli individui piu' capaci a disposizione. 

Il datore di lavoro pubblico non ha praticamente alcuna disciplina che lo obblighi ad assumere le persone piu' capaci. Anzi, visto che il suo successo si basa sulle relazioni con i politici, ha incentivi ad assumere persone care a questi ultimi. 

Ovviamente ci sono tutta una serie di eccezioni. Per esempio, le emazioni del pubblico che competono con i privati, che hanno vincoli simili a questi. 

Vi sono eccezioni anche tra i privati, per esempio le aziende che agiscono in regime di monopolio sancito per legge.

Stop and Frisk

nr 25/11/2013 - 15:46

dettaglio che  e sfuggito all autore: sullo stop and frisk c'e anche da dire che la pratica e stata dichiarata non costituzionale.

http://www.cnn.com/2013/08/12/justice/new-york-stop-frisk/

 

La vicenda e' ancora in via di definizione. Il giudice che ha emesso quel pronunciamento e' stato assegnato ad altro incarico.

Lo stesso De Blasio, in campagna elettorale, ha asserito che intende continuare con la strategia di 'stop and frisk', seppure frequenza ridotta e modalita' diverse.

quindi su questa base,

nr 26/11/2013 - 15:44

quindi su questa base, riduzione di stop and frisk, sarebbe da dedurre che di blasio riportera NY agli anni 70, con bryant park paradiso dei pusher e la soho del primo paragrafo? non sembra di esagerare un tantino? d altronde diblasio era fra i sostenitori dell atlantic yards, che fra i tanti difetti ha avuto il pregio di rendere piu sicura (e, per i critici, piu omologata e bianca) una fetta di brooklyn fra ft greene e park slope.

prova empirica

massimo 26/11/2013 - 16:01

Di Blasio ha vinto le elezioni e porterà avanti le sue politiche: nella fattispecie potrà fermare o no la pratica dello "stop & frisk" (dopo tutto Obama non ha chiuso Guantanamo) e noi potremo in qualche anno osservare se New York somiglierà o no a quella della fine degli anni '80. I cittadini di New York osserveranno anch'essi e voteranno di conseguenza. E sono sicuro che i "fat cats" di Wall Streets troveranno un accomodamento del tipo "noi ti lasciamo costruire gli asili, ma tu ci copri le spalle a Washington per lasciarci continuate a giocare con i derivatives, i subprime loans e tutti i nostri giocattoli preferiti".

Chiedo scusa a Gian Luca Clementi in anticipo per il mio commento, ma onestamente non capisco ove questo articolo voglia andare a parare. Mi sembra una critica abbastanza sterile perchè:
1) Non ha ancora fatto nulla Di Blasio
2) L'analisi è quantomeno faziosa
Non sono a favore di Di Blasio né contro, vivendo in Italia con sindaci corrotti e presienti pluri-indagati, leggo le questioni USA comunque con invidia.
Però la cosa più interessante dell'articolo è quanto afferma sulle tasse, anche se non capisco se è propri così, come mai gli altri elettori non se ne renano conto. Sullo stop and frisk, oltre i dubbi di costituzionalità che avrebbe fatto bene a citare per onestà intellettuale (e le sentenze Florida v. Royer // United States v. Corte, trovate su internet sia chiaro non sono un legale, ma qualcuno che analizza dovrebbe riportare le cose per come sono o diventa fazioso) ci sono anche dubbi a parer mio non molto ben espressi nel rapporto di Greg Ridgeway (e quindi il dubbio che tenda a mascherare dovrebbe quanto meno emergere).
Ho trovato l'esplicazione dei dubbi tramite questi dati della USCCR che mostrano secondo me un evidente necessità di "controllare" almeno questa procedura. Riporto:
stop and frisk report”—(or UF-250 form) is only required under the following circumstances: (1) a person is stopped by use of force, (2) a person stopped is frisked or frisked and searched, (3) a person is arrested, or (4) a person stopped refuses to identify him or herself[...] The number of UF-250 forms completed by NYPD officers has increased significantly over the past 10 years. According to information received from the department, the number of UF-250s filed by officers increased from 42,805 in 1989 to 114,825 for 1998
E' quasi il 300% di aumento con la criminalità in discesa, forse anche per via di questa misura. Può nascere qualche dubbio che ci sia un così alto aumento delle pericolosità prima citate?
e ancora "The NYPD’s Brooklyn units logged the largest number (37,825, or approximately 27 percent) of stop and frisk reports in 1998. Of these reports, 64.6 percent were for black subjects, 22.7 percent were for Hispanics, 11.9 percent were for whites, and 0.7 percent were for Asians. Approximately 88 percent of all stop and frisk subjects in Brooklyn were members of ethnic minorities. The population of Brooklyn is approximately 41 percent black, 35 percent white, 17 percent Hispanic, and 6.7 percent Asian". più generale
The Commission had access only to the department’s computerized UF-250 data for 1998.[95] This information demonstrated that during that year, NYPD officers completed 139,409 UF-250 forms.Of these, 52.3 percent of the data subjects were identified as black, 32.9 percent Hispanic, 13.17 percent white, and 1.7 percent Asian. The population of New York City is approximately 31.7 percent black, 20.3 percent Hispanic, and 9.7 percent Asian. Non le sembrano un po' strani come dati? Magari no, magari mi dice che sono coerenti. Ma certo pensare che il 31.7% della popolazione porti al 52.3% degli UF-250... beh è curioso e onestamente mette abbastanza in dubbio le modalità di controllo. E questo senza le testimonianze "Officer Hiram Monserrate provided the following testimony before the Commission:

These quotas vary from unit to unit, but precinct officers on patrol are given specific goals, like 25 summonses a month and at least 2 arrests per quarter. . . . [I]n the Street Crime Unit, 2 felony arrests and a 15 stop, question, and frisk report per quota are the mandate"
oppure
Lieutenant Eric Adams estimated that in “1 out of 30 [stop and frisks] . . . a UF-250 [is] prepared.”[70] Moreover, he testified that the UF-250s on file are “mere child’s play on the number of people who have been harassed by [the NYPD]"
Infine le chiedo la cortesia di analizzare i rischi legati alla produzione delle statistiche secondo le quali dovrebbero essere eseguiti tali controlli. la statistica è bella come scienza matematica, ma basarci delle azioni di polizia, anche se efficaci alla fin fine sembra quanto meno discutibile... non è proprio come cercare una signora anziana contro un incappucciato per fermare un furto. Non voglio sostenere né cose né persone su cui non sono ferrato, i dati della commissione citati sono vecchi, quindi presumibilmente, e speriamo, le cose sono cambiate oggi. Ma certo i dubbi sulla trasparenza dei dati proposti resta e quindi anche la critica suona più come una campagna volta a screditare. Era forse più indicato rimanere nel campo della tassazione a parer mio. Mi scuso per la prolissità

Stop&Frisk

Andrea 28/11/2013 - 11:24

Magari se ci si impegnasse a combattere le disuguaglianze e il disagio, la correlazione fra colore della pelle e delinquenza sarebbe minore. La popolazione carceraria negli USA e' vergognosamente grande e polarizzata in quel senso.

Magari nel suo quartiere bianco, professore, le scuole sono belle e tutto e' pulito; ma quali opportunita' per il mondo circostante? Dove sono oggi le opportunita'? E' tutta un'illusione, secondo me, ben confezionata dai fat cats, per trovare schiavi che lavorino per loro.

La disuguaglianza di reddito e' la cosa peggiore che ci sia oggi. E c'e' una tecnologia bellissima per combatterla: le tasse.

è molto peggiore della disuguaglianza di reddito. i capaci e meritevoli esclusi dall'istruzione sono il problema, non la busta paga di Ibrahimovic. solo nel mondo superfisso le due questioni coincidono.

Sono d'accordo. Il problema e' l'accesso all'istruzione, il volano principale di mobilita' sociale. Purtroppo pero' e' condisione necessaria ma non sufficiente. E' necessario l'input dei genitori. Molti dei bambini che frequentano le scuole nei quartieri poveri di NY, per esempio, hanno situazioni molto difficili a casa. Sostenere che magicamente, mandandoli a scuola a 3 anni di eta' piuttosto che a 5, i loro problemi si risolvano, e' demagogia pura.

Andrea, per cortesia non includere accenni personali nel messaggio. Dove abito io non interessa a nesssuno. In ogni caso, la tua congettura e' sbagliata. Vivo a Brooklyn e ho un complesso di case popolari a 100 metri dalla mia porta. Alcune scuole pubbliche del quartiere non sono male, ma sono sovraffollate, con piu' di 30 bambini per classe.

Oggi l'insegnante potrebbe ancora abitare nel suo quartiere ripulito e piu' sicuro? Non conoscendo bene New York, non lo chiedo in senso retorico. Ma a Londra la gentrificazione della inner city e' avvenuta (e continua) in gran parte a spese del ceto medio-basso. Queste fasce di popolazione, se non avevano comprato casa nella zona, o se arrivate troppo tardi, sono state spinte piu' fuori e non hanno beneficiato per niente del fenomeno. Puo' anche darsi che si raggiunga un punto critico in cui la maggioranza non sia piu' tanto contenta dell'andazzo.

Guardi che non e' mica obbligatorio vivere a New York. 

Sulla scorta di quanto scrive Andrea, la Costituzione degli Stati Uniti non mi pare riconosca il diritto di vivere a Soho. Io, per esempio, Soho non me la posso permettere. E allora?

Veramente e' l'articolo che iniziava con la storia dell'insegnante costretta ad abitare in un ghetto, presumibilmente per far vedere come si viveva male in citta' ai tempi. Volevo solo far presente che per la medesima insegnante, appunto come cittadina media, le cose potrebbero non essere migliorate tanto - magari sua moglie oggi si dovrebbe fare un'ora di treno e 20 minuti di autobus per andarla a trovare. Non mi e' parso di suggerire loft a soho per il proletariato. Indipendentemente dalla mia opinione personale su New York e De Blasio, che non e' molto positiva.

Riguardo a questo, vorrei porre una questione. Vero che nessuno è obbligato a tentare di vivere in posti dove non può permettersi il costo e lo stile di vita, ma come fare ad impedire che, soprattutto nelle città, si creino dei quartieri di soli poveri o immigrati con la conseguenza di disincentivare ancora di più l'integrazione nella società e molto probabilmente aumentare la criminalità dato il contesto sociale che si creerebbe? Lo Stato dovrebbe sostenere costoro con dei sussidi o altri mezzi simili oppure è meglio attivare dei finanziamenti per l'edilizia pubblica (a questo sono fortemente contrario)? O trovare altre soluzioni?

A New York sono state attuate tutte le politiche abitative che menzioni nel tuo commento. Ci sono circa un milione di appartamenti ad equo canone, sparsi ovunque nella citta'. Ci sono decine di migliaia di appartamenti in case popolari (di proprieta' del Comune), anch'essi sparsi ovunque. C'e' un sistema di vouchers finanziato dal governo federale riservato ai meno abbienti. Non e' questo il foro per valutare questi interventi -- un' opera complessa. Mi limito and una considerazione ovvia: obbligando due persone a vivere accanto non implica affatto che avranno interesse a conoscersi.

Voucher

Andrea Grenti 29/11/2013 - 21:41

Mi limito and una considerazione ovvia: obbligando due persone a vivere accanto non implica affatto che avranno interesse a conoscersi.

Infatti ritengo le case popolari e gli appartamenti ad equo canone dei fallimenti, perché accentuano ancora di più le differenze da quartiere a quartiere ed inoltre la gestione delle prime da parte delle istituzioni ed amministrazioni locali e statali ha sempre lasciato a desiderare per i noti motivi. Meglio decisamente i voucher: almeno uno può decidere dove andare e come preferisce stabilirvi.

Voucher come?

massimo 30/11/2013 - 11:31

Voucher pagati con fondi comunali, statali o federali (come foodstamps, medicare & medicaid)?

Voucher da utilizzare esclusivamente per l'alloggio o per un paniere più ampio di beni e servizi? All'estremo ci sono quei graziosi voucher vedi con stampati sopra le facce dei presidenti.  O, per restare in Italia, la "social card" uno strumento suscettibile di interessanti evoluzioni, soprattutto se un giorno si riuscirà ad accertare con maggiore precisioni i redditi degli italiani. 

scusate il ritardo

Berto 10/1/2014 - 23:02

Scusate il ritardo, non frequento molto. In Molise ein Emilia, la supposta identica "gestione della cosa pubblica ad esclusivo vantaggio dei propri accoliti" ha dato, in termini di sviluppo economico e sociale, efficienza delle amministrazioni, gestione della finanza pubblica, isultati radicalmente diversi.  come mai?

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