Lo stop alla riforma Gelmini

3 ottobre 2010 paola potestio

Si ferma la riforma Gelmini. Nulla di male (anzi!), se questo stop offrirà l’occasione per accogliere qualche suggerimento e per qualche correzione di rotta. Certo però che la dialettica politica in Italia non smette di stupire.

L’opposizione all’attuale governo ha fortemente premuto e il presidente Fini ha accettato lo slittamento dal 4 al 14 ottobre della presentazione in aula alla Camera della riforma Gelmini. La discussione in aula sarebbe stata troppo sacrificata, causa l’avvio il giorno successivo della sessione di bilancio. No a baratti legge-finanziamenti: questi sono stati gli argomenti vincenti della pressione del presidente dei deputati PD Franceschini all’interno della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L’ampio fronte di consenso alla riforma si è naturalmente subito risentito. La CRUI si è molto dispiaciuta. La stampa ritenuta più qualificata, in particolare il quotidiano vicino a Confindustria, ha espresso analogo rammarico. In effetti, data la disponibilità di un solo giorno dell’aula, la riforma non sarà approvata e i tempi di approvazione slittano a un futuro incerto.

Avendo sollevato molti dubbi sulla forza innovativa di questa riforma (si veda qui e qui) e avendo sottolineato i nuovi pericoli a cui essa apre la strada, considero questo stop un’occasione guadagnata, non un’occasione persa. Coltivare grandi speranze sull’occasione guadagnata è difficile, considerati la storia e l’iter della riforma, ma oggettivamente una ulteriore possibilità di denunciarne i limiti e di suggerire miglioramenti si è creata.

Ma, ciò che colpisce sempre è lo spettacolo della politica italiana. Le idee e i progetti di legge che l’opposizione ha espresso in tema di università non sono affatto distanti da questa riforma. La documentazione dell’iter parlamentare e il varo del testo del Senato lo mostrano chiaramente (con un suggello di particolare significato: “le università – si legge all’art 1 del testo uscito dal Senato – sono luogo di apprendimento ed elaborazione critica delle conoscenze...”). Del resto poi, il responsabile PD Università e Ricerca, nel festeggiare il “bel giorno per l’università italiana”, avanza solo e ancora la vera, unica richiesta dell’opposizione: “prima il parlamento decida di passare dalle parole ai fatti, con l’attribuzione di risorse adeguate nel bilancio dello Stato…”. Insomma, viene un sospetto, malizioso. Non sarà che l’opposizione, la quale condivide l’impianto della riforma, salvo poi votarle contro, frena la riforma perché vuole impedire ciò che sarebbe considerato un successo del governo?

Naturalmente nessuno può dirlo, e non vale la pena insistere oltre sul gioco delle parti, sempre dominante nella nostra politica. Una preoccupazione emerge d’altro lato anche dalle dichiarazioni del ministro. Esprimendo il proprio disappunto, ella ha sottolineato la possibilità di un emendamento alla riforma che offra una soluzione ai ricercatori. Si tratta di un particolare stanziamento per concorsi di professore associato, a favore degli attuali ricercatori. Sicuramente tanta gente validissima e assolutamente meritevole di riconoscimento esiste nella categoria, ma che l’operazione si risolva in una sostanziale ope legis è un rischio, da scongiurare. Sarebbe un passo iniziale piuttosto deludente per una riforma che, nel commento del Sole24Ore “legava l’autonomia universitaria al merito della produzione scientifica...”. Che lo volesse fare è indubbio; che lo faccia davvero è alquanto dubbio; che non lo faccia, imboccando la strada delle promozioni di massa, è certo.

49 commenti (espandi tutti)

Segnalo all'interessato lettore di nFA che sono in corso pressioni e simili maneggi politici per ri-calendarizzare l'arrivo in Aula del ddl all'11. In ultima analisi la decisione spetterebbe a Fini, se volesse.

Comunque entro domani, lunedì, alle 19, si possono presentare emendamenti che almeno la Commissione farà in tempo a discutere la settimana prossima. Se uno legge tutto il testo del ddl (come uscito dal Senato) e i carteggi preparati dal Servizio Studi della Camera si rende conto che si tratta di un provvedimento complesso che un Legislatore serio dovrebbe studiare con più attenzione, anche per non fare errori e pasticci vari.

Per parte nostra, abbiamo tratteggiato qui qualche spunto di riflessione e approfondimento (come suggerito nel post) in materia di valutazione.

RR

 

dubbi

Alberto D.I. 3/10/2010 - 21:59

 

Premessa: l'ope legis sarebbe una porcata. Tuttavia c'è chi è più autorizzato a dirlo e chi forse lo è un po' meno.

In questo post si legge:

''....Si tratta di un particolare stanziamento per concorsi di professore associato, a favore degli attuali ricercatori. Sicuramente tanta gente validissima e assolutamente meritevole di riconoscimento esiste nella categoria, ma che l’operazione si risolva in una sostanziale ope legis è un rischio, da scongiurare....''.

Ho qualche dubbio sulla legittimità politica di questa affermazione. Tutti conosciamo il tasso di crescita della spesa universitaria per avanzamenti di carriera che si è registrato in passato, soprattutto tra il 1996 e il 2003. Tutti sanno che, A PARITA' di competenze e di pubblicazioni del personale ricercatore e docente, il successo delle carriere dipende in larga misura da quel tasso di crescita: cioè dipende dall'epoca in cui uno si trova a fare carriera.

Allora chiedo: in che misura gli attuali Ordinari possono ritenersi politicamente autorizzati a insistere sul rischio di ''sprechi e di ope legis'' se e nella misura in cui intere fasce generazionali dei medesimi hanno goduto delle allegre spese del passato? Questo non trascurabile dettaglio rende alquanto ipocrita l'attuale posizione della CRUI e della Conferenza dei Presidi.

 

 

Una domanda per i bene informati.

Quando il governo parla di 10.000 bandi di PA nei prossimi 5 anni, pensa a bandi riservati ai RTI? Temo che la risposta sia si', nel qual caso avrebbe ragione Paola.

Comunque il clime pre-elettorale si fa sentire; il vento che tira non e' favorevole alle riforme. Ora si comincia a parlare di dare un contentino ai ricercatori, in cambio di didattica:
http://www.corriere.it/cronache/10_ottobre_04/universita-riforma-a-risch...

 

Che la riforma si sia arenata e rischi di morire non è una bella notizia. Per quanto (molto) imperfetto, questo testo è stato l'unico tentativo sincero di girare dalla parte giusta, da sempre. Lasciatemelo dire visto che, come ricercatore T.I., da questa riforma avrei ricevuto solo bastonate. Però amo dire pane al pane. Se la riforma si arena è un male per l'università.

parlar d'altro

Marcello 6/10/2010 - 19:40

Continuiamo a parlare d'altro. Lo sconcio vero sta nell'art. 6 (stato giuridico dei professori e dei ricercatori). Paola- prima di seguirti su eventuali scambi e promozioni di massa, il merito, l'ope legis etc.- rispondi (non qui magari, nei tempi che vuoi) ad alcune semplici  domande sullo stato giuridico dei professori?

1. Cosa ci fanno nella "sede primaria di libera ricerca e approfondimento delle consocenze... bla bla" soggetti che fanno un altro mestiere ? Come è possibile che- in deroga ad ogni buon senso-  si permetta che

(Art. 6 comma 8)

"I professori e i ricercatori a tempo pieno possono
altresı` svolgere, previa autorizzazione
del rettore, funzioni didattiche e di ricerca,
nonche´ compiti istituzionali e gestionali
senza vincolo di subordinazione presso enti
pubblici e privati, purche´ non si determinino
situazioni di conflitto di interesse con l’universita`
di appartenenza e purche´ cio` sia compatibile
con l’adempimento dei loro obblighi
istituzionali."

2. Ma che deve fare un dipendente che va a lavorare per un altro prendendosi lo stipendio per stare in conflitto di interessi con il datore? Quali sarebbero gli obblighi istituzionali (didattica e ricerca) garantiti da un ricercatore o un professore a tempo pieno che se ne va a fare il consigliere comunale?  Quante autorizzazioni di questo genere può dare un rettore? Sulla base di quali criteri? Prima di prendere una decisione così importante e confermare queste rendite qualcuno sa quanto ci costano? Qualcuno tira fuori  dati anche solo sulla frequenza di questo andazzo? Non chiedo un paper. Che ne so un articolo sul Corriere della Sera di Stella già mi andrebbe bene.

 

Art. 6 comma 10:

"I professori e i ricercatori a tempo definito
possono svolgere attivita` libero-professionali
e di lavoro autonomo anche continuative,
purche´ non determinino situazioni di
conflitto di interesse rispetto all’ateneo di appartenenza.
"

3. Quale sarebbe l'allineamento degli interessi di un ateneo con "il docente a tempo definito" che gestisce uno studio di avvocato, notaio, commercialista, radiologo?

 

Per quanti decenni dobbiamo continuare a permettere ai professori di iscriversi agli ordini professionali ed esercitare continuativamente- direttamente o per interposta persona- attività professionali che con la ricerca e la didattica non c'entrano nulla? Stravolgendo contemporaneamente il mercato delle professioni e quello accademico.   Ma ci si rende conto di quello che si sta facendo passare come riforma non è altro che il mantenimento degli equilibri esistenti salvaguardando la facciata? Che l'attuale governo presenti una legge in cui permette qualcosa a qualcuno salvo nel caso in cui si configuri conflitto di interessi è di per sè una barzelletta. Che questo abbia l'appoggio (tiepido condizionati etc. etc.) di persone colte intelligenti e perbene e' una tragedia.

Credo che questo articolo della legge (in origine, peraltro, la questione era stata delegata a decreti successivi, guarda caso al Senato siamo voluti andare sul sicuro, giusto qualcuno avesse avuto intenzioni di affrontare seriamente la questione in tempi ancora peggiori di quelli correnti) e voi mi continuate a parlare dei ricercatori e ope legis?

Per banalizzare, ma neanche tanto: Chi glielo deve fare il corso e gli esami all'ordinario che va in tribunale o in consiglio comunale? Il ricercatore immagino. In cambio di cosa? di un ope legis immagino. Immagino male? E ci meravigliamo che i ricercatori italiani non accettano la proposta di Giulio Zanella nell'altro intervento di qualche giorno fa?

Ho la forte impressione, direi- a questo punto- la certezza, che tutto il dibattito a cui ho assistito in questi mesi abbia nei casi migliori  inavvertitamente invertito la causa con gli effetti, l'ordine di importanza delle posizioni da tutelare. Ha collocato le rendite da abbattere nel posto sbagliato. Nella peggiore delle ipotesi si è solo trattato di un giochino di chiacchiere per riaggiustare vecchi equilibri minacciati da qualche scomodo entrante, prontissimo peraltro a trovare un punto di accordo sul nuovo (NUOVO?) stato giuridico dei professori e dei ricercatori. Se c'è un progetto illuminato in questa legge è il seguente:  le nuove procedure di reclutamento dissuaderanno in futuro incentivi e comportamenti volti a riprodurre le rendite attuali. E' programmata (per lo meno nelle intenzioni degli illuministi che hanno contribuito) per essere una riforma con il timer: dovrà avere effetto sulla prossima generazione di professori, salvaguardando un minimo di decenza ove possibile in questa generazione. Ammesso che nel frattempo la barca non affondi. 

 

Arrivo alla domanda cruciale:

4. Perchè le nuove procedure di reclutamento dovrebbero essere sufficienti a produrre professori  diversi da quelli che hanno prodotto questo stato di cose (almeno nei settori dove questo accade in misura così spropositata, che sono poi quelli che governano gli atenei) se nel frattempo gli stiamo dando il modo di salvaguardare le rendite? Credete davvero che ci rinunceranno? Ma cosa mi avete raccontato per mesi?

 

 

 

Secondo me hai ragione da vendere.

Questa è una delle tante ragioni per cui questa riforma non è progressiva ma regressiva: legifera e santifica il conflitto d'interesse ed il lenocinio (le prostitute, forzose, sono ricercatori ed affini) che impera nell'università italiane.

Ma come, diranno i liberali de noantri, ma se quanto introducono i due commi citati dell'articolo 10 vale nelle università USA, inclusa la tua, da sempre? Ed infatti tu ne approfitti facendo consulenze in giro per il mondo oltre che negli USA?

Certo, cari i miei liberali de noantri, qui è così. Ma qui io non sono un dipendente pubblico e nemmeno i miei colleghi che insegnano nelle università di stato lo sono. Il mio salario non è fisso e determinato per anzianità ma variabile e determinato a seconda di quanto produco. Il mio carico d'insegnamento è controllato dal chairman e dal Dean e se sgarro sono cavoli amari. Ed a far lezione per me non posso mandarci l'assitente, neanche se ho la febbre.

Insomma, signora Gelmini liberale dei miei stivali: vuole riformare l'Università imitando l'Ammerikka? Bene, cominci dall'inizio. Cominciare dalla fine, permettendo alle baronie italiane di fare ancor meno di quanto già facciano è una presa per i fondelli, altro che riforma dell'università.

Personalmente sono, come tutti sanno, convinto che l'università italiana ha bisogno di riforme molto più radicali del DDL Gelmini. Ha bisogno di un cambiamento radicale degli incentivi per i professori e con ogni probabilità di un massiccio ricambio di personale, partendo da un prepensionamento massiccio degli attuali ordinari (ma non solo di loro). Ciò detto, il DDL è comuque un tentativo di riforma. Se non passa, la situazione continuerà a peggiorare. E qualsiasi emendamento approvato, contrariamente alle speranze, francamente ingenue, dell'autore del post, non può non essere peggiorativo. Infatti gli emendamenti sono sempre seriviti, e servono anche ora, ad accontentare almeno in parte l'opposizione dei docenti danneggiati (o che si ritengono tale). In questo caso specifico, hanno strillato di più i ricercatori). Non a caso, si parla di 9000 posti di associato - in pratica una promozione in massa degli attuali ricercatori (circa 17000). Quindi, spero che la legge, pur chiaramente imperfetta e per molti versi dannosa, sia approvata. Come si dice, piuttosto che niente, meglio piuttosto

 

Infatti gli emendamenti sono sempre seriviti, e servono anche ora, ad accontentare almeno in parte l'opposizione dei docenti danneggiati (o che si ritengono tale).

A onor del vero, me risulta che ci siano stati diversi emendamenti significativamente migliorativi. Tuttavia se invece intendi dire che gli emendamenti che passeranno ora (praticamente siamo gia' in campagna elettorale) rischiano di produrre un pateracchio, sono d'accordo con te.

 

[...] In questo caso specifico, hanno strillato di più i ricercatori.

Attenzione, non confondiamo i piani. Se i ricercatori strillano e' principalmente per via del fatto che tu-sai-chi gli ha fregato un bel po' di soldi col blocco degli scatti (che vale per tutti i docenti, ma data la curva della progressione  salariale colpisce in maniera abbastanza odiosa proprio coloro che sono ad inizio carriera)

Non a caso, si parla di 9000 posti di associato - in pratica una promozione in massa degli attuali ricercatori (circa 17000).

Dove hai preso questo numero (17000)? La Frassinetti (relatrice) parlava di 26000 (e non 17000) ricercatori: vabbe' che i nostri  politici son dei cialtroni, ma non penso fino a questo punto. Comunque il fatto che si parli dei posti di associato e' legato ai numeri: con i pensionamenti prossimi venturi la didattica collassera' senza l'impegno degli attuali ricercatori.

Quindi, spero che la legge, pur chiaramente imperfetta e per molti versi dannosa, sia approvata. Come si dice, piuttosto che niente, meglio piuttosto

 A me sembra che se la legge venisse approvata ora, le uniche norme ad entrare subito in vigore sarebbero quelle sulla governance (decisamente le piu' discutibili), le parti buone della riforma rimarranno lettera morta in attesa di decreti, regolamenti, ANVUR, etc. E, visto che il governo e' ormai un dead man walking, la parte sulla valutazione rimarra' lettera morta, punto e basta.

Altro che piuttosto.

Attenzione, non confondiamo i piani. Se i ricercatori strillano e' principalmente per via del fatto che tu-sai-chi gli ha fregato un bel po' di soldi col blocco degli scatti (che vale per tutti i docenti, ma data la curva della progressione  salariale colpisce in maniera abbastanza odiosa proprio coloro che sono ad inizio carriera)

 

Nei documenti della rete 29 Aprile (http://wpage.unina.it/apezzell/sito/unidoc/documenti/Mozione%20Assemblea...) non si parla di scatti ma di progressione di carriera e ruolo unico. Nel CNRU di Merafina chiede addirittura di  trasformare i ricercatori in associati di serie B senza aumento  di stipendio. In ogni caso il blocco degli scatti è  già approvato - e quindi non si capirebbe l'agitazione ora.

Dove hai preso questo numero (17000)?

Errore mio - citando a memoria. Sono in effetti 26000. In ogni caso, se fosse necessario colmare i vuoti didattici, si dovrebbero reclutare nuovi ricercatori. Si potrebbe dare finalmente loro lo status di docenti di terza fascia (mai capito perchè non è stato fatto da dieci anni: penso si oppongano per motivi egoistici piccoli gruppi di ordinari di settori professionalizzanti). Ma non è questo il problema: il totale dei docenti (ricercatori ed associati) è comunque al massimo storico rispetto al numero degli studenti, come già ho dimostrato in un precedente post - a seguito di una politica da ASL (creiamo posti di insegnamento per mettere a posto i nostri allievi). Quindi un calo del numero dei docenti non è una sciagura. Molti dei corsi possono essere tranquillamente accorpati e/o parecchie sedi locali chiuse. Questo risolverebbe immediatamente il problema dei finanziamenti, che invece è aggravato dall'emendamento Frassineti, che aumenta nel lungo periodo gli oneri. Permetterebbe di aumentare i soldi alla ricerca, ora scandalosamente scarsi, ed anche gli stipendi ai docenti migliori.

A me sembra che se la legge venisse approvata ora, le uniche norme ad entrare subito in vigore sarebbero quelle sulla governance (decisamente le piu' discutibili), le parti buone della riforma rimarranno lettera morta in attesa di decreti, regolamenti, ANVUR, etc. E, visto che il governo e' ormai un dead man walking, la parte sulla valutazione rimarra' lettera morta, punto e basta.

Non è vero: le norme sulla governance prevedono che tutte le università si dotino di statuti, mi pare entro sei mesi. Quindi un ritardo analogo a quello dell'ANVUR. In ogni caso, non ho sentito nessuno (a parte pochi pazzi isolati come me) chiedere che l'ANVUR venga istituto subito e/o che il reclutamento dei suoi commissari e dei valutatori sia trasparente e/o che i risultati della valutazione determinino i finanziamenti alle singole università (o dipartimenti) in maniera significativa etc. Tutti a chiedere che siano riconosciuti i propri diritti e legittime aspirazioni, il ruolo docente già svolto etc.

A me sembra che se la legge venisse approvata ora, le uniche norme ad entrare subito in vigore sarebbero quelle sulla governance (decisamente le piu' discutibili), le parti buone della riforma rimarranno lettera morta in attesa di decreti, regolamenti, ANVUR, etc. E, visto che il governo e' ormai un dead man walking, la parte sulla valutazione rimarra' lettera morta, punto e basta.

 

Mi fa piacere leggere che Lei oggi si faccia soldato della causa dell'ANVUR. Qualche altro "pazzo" ci aveva pensato già prima; ad esempio la prima proposta di legge in questa direzione fu quella del Sen. Luciano Modica sul finire della legislatura 2001-2006, che fu elaborata anche con il contributo di un dibattito promosso dal suo partito (i DS), di cui era Responsabile Università & Ricerca - sul sito che ho indicato ci sono testi e frammenti di quel lavoro.

Il patrimonio così sviluppato costituì la base per l'attività che nella legislatura 2006-2008 il Sen. Modica portò avanti per la realizzazione dell'ANVUR dalla posizione di Sottosegretario. Al termine di quel periodo era stato adottato anche il Regolamento di funzionamento, sicché la successiva legislatura avrebbe potuto cominciare con la messa in opera dell'Agenzia. Invece che ti dice il nuovo Ministro? Che non je va bene. E che ti fa? Una commissione di saggi, ovviamente. Con dentro il più saggio per antonomasia, il Francesco Giavazzi. La commissione lavoricchia e conclude i suoi lavori, pare, in ottobre 2008. Ma il "nuovo" Regolamento viene portato in Consiglio dei Ministri solo il 24 luglio 2009. Si vede che i saggi non avevano contribuito a chiarire granché. O forse le idee non ce le aveva chiare il Ministro. O forse al Ministero. Que sape? Forse i saggi non erano così saggi, l'ho sempre scritto io.

Comunque sia, il "nuovo" Regolamento fa la sua trafila da un palazzo romano all'altro, e viene finalmente pubblicato in Gazzetta a fine maggio. Come forse Lei saprà, i lavori per la selezione del Consiglio Direttivo sono in corso, ché sono giunte (al 20 settembre) fanterie di candidati - c'è chi dice 150, chi 300. E siccome l'esperto di concorsi è Lei, può immaginare che la Commissione ci stia mettendo un po' per svolgere i suoi lavori.

Ma confermo che si poteva fare tutto prima, diciamo 2 anni fa.

Sarà che tutti parlano di valutazione senza sapere cosa sia, ma gargarizzandosi da mane a sera che fa una bella impressione.

RR

 

 

Be', se ai dinosauri del MIUR ci son voluti quattro mesi per partorire le regole per i concorsi (sempre su ispirazione del vulcanico Giavazzi) con il risultato che conosciamo (stallo dei concorsi in attesa della definizione dei raggruppamenti, votazioni infinite, etc), non dovrebbe stupire che per (ri)fare l'ANVUR (cosa infinitamente piu' seria) i buro-sauri se la siano presa comoda.

Inoltre non c'e' solo l'ANVUR da mandare a regime: son necessari svariati altri decreti e regolamenti attuattivi.

Cosa succedera' quando la riforma Gelmini andra' a regime? Questa mi sembra che una questione puramente accademica: questa riforma finira' seppellita da quelle successive, come tutte quelle precedenti. Sic transit gloria mundi

Inoltre non c'e' solo l'ANVUR da mandare a regime: son necessari svariati altri decreti e regolamenti attuattivi.

Sì, ma il punto è anche sapere cosa si sta facendo, o se per caso si è andati a farfalle per qualche anno. E provare a diminuire la confusione.

Ho descritto qui cosa succede quando non ci si capisce un'acca di valutazione universitaria, magari pensando che l'unica cosa che conti sia il calcolo dell'acca.

RR

 

Renzino, io sulla valutazione ho perso un po' il filo (tendo sempre ad abbandonarmi al pessimismo).

Tuttavia non mi dispiacerebbe  confrontare quello che aveva stabilito il governo precedente con quello che ha fatto questo, a partire dai documenti.

Potresti postare un paio di link utili per rendere questo confronto agevole per chiunque voglia farlo?
(Poi, se vuoi  commentare le differenze, anche meglio)

 

 

Renzino, io sulla valutazione ho perso un po' il filo (tendo sempre ad abbandonarmi al pessimismo). Tuttavia non mi dispiacerebbe  confrontare quello che aveva stabilito il governo precedente con quello che ha fatto questo, a partire dai documenti. Potresti postare un paio di link utili per rendere questo confronto agevole per chiunque voglia farlo?
(Poi, se vuoi  commentare le differenze, anche meglio)

Caro Carlo, ho aperto il blog Anvur Cronaca (unitamente al sito www.anvur.it) proprio per diffondere informazioni e documenti altrimenti sconosciuti al popolo di questo regime italico.

E' una specie di Radio Londra, se vuoi, sulla valutazione. Quindi non ti resta che seguirci.

RR

 

 

 

 

 

Caro RR,

             poco sopra tu dici:

Il patrimonio così sviluppato costituì la base per l'attività che nella legislatura 2006-2008 il Sen. Modica portò avanti per la realizzazione dell'ANVUR dalla posizione di Sottosegretario. Al termine di quel periodo era stato adottato anche il Regolamento di funzionamento, sicché la successiva legislatura avrebbe potuto cominciare con la messa in opera dell'Agenzia. Invece che ti dice il nuovo Ministro? Che non je va bene. E che ti fa? Una commissione di saggi, ovviamente. Con dentro il più saggio per antonomasia, il Francesco Giavazzi. La commissione lavoricchia e conclude i suoi lavori, pare, in ottobre 2008. Ma il "nuovo" Regolamento viene portato in Consiglio dei Ministri solo il 24 luglio 2009. Si vede che i saggi non avevano contribuito a chiarire granché. O forse le idee non ce le aveva chiare il Ministro. O forse al Ministero. Que sape? Forse i saggi non erano così saggi, l'ho sempre scritto io.

I tuoi giudizi sono abbastanza netti, e proprio per questo  le affermazioni andrebbero accompagnate da "dati di fatto" (i.e. link a documenti, in primis) che le supportino.

Visto che le affermazioni sono su nFA i link dovrebbero essere su nFA (ovviamente puoi sempre linkare un post dedicato su ANVUR-cronaca).

Un'ultima osservazione: sono un po' scettico quando sento dire che quel che aveva fatto Modica era tutto buono, e poi sarebbe arrivata la Gelmini con una squadra di minus habens. Il problema e' che ogni nuovo ministro si crede investito della missione di realizzare la riforma epocale (ripensando tutto quel che era stato fatto prima) ma poi nessuno porta nulla a compimento e questi aborti di riforma si stratificano un sull'altro aumentando la confusione.  

A tal proposito, ricordo  che sul libro del Perotti c'erano dei rilievi critici (che, quando li lessi, mi parevano plausibili) alla struttura dell'ANVUR di Modica-Mussi, e soprattutto c'era una forte critica del fatto che il MIUR di Mussi non utilizzo' da subito almeno i dati CIVR (riguardavano solo la ricerca, che e' l'aspetto che certamente va giudicato centralmente).

 

l MIUR di Mussi non utilizzo' da subito almeno i dati CIVR (riguardavano solo la ricerca, che e' l'aspetto che certamente va giudicato centralmente).

A voler essere buoni,  Mussi non usò il CIVR perchè era stato fatto dalla Moratti, come la legge 205 (un raro  esempio di legge ufficialmente mai applicata). A voler essere realistici, si inventò l'ANVUR per non dover distribuire i fondi in base alla qualità della ricerca - seppur imperfettamente misurata. E la stessa Gelmini ha usato i risultati del CIVR (fra l'altro ormai invecchiati) molto prudentemente, come uno solo dei criteri di distribuzione di una percentuale esigua dei fondi. Secondo me, la maggioranza dei professori universitari italiani (e tutti quelli che contano) vede con orrore qualsiasi valutazione - in parte per motivi egoistici (farebbero una brutta figura) in parte per motivi ideologici.

l MIUR di Mussi non utilizzo' da subito almeno i dati CIVR (riguardavano solo la ricerca, che e' l'aspetto che certamente va giudicato centralmente).

A voler essere buoni,  Mussi non usò il CIVR perchè era stato fatto dalla Moratti, come la legge 205 (un raro  esempio di legge ufficialmente mai applicata). A voler essere realistici, si inventò l'ANVUR per non dover distribuire i fondi in base alla qualità della ricerca - seppur imperfettamente misurata.

Ma vi rendete conto che le Università italiane devono pagare il personale e lo devono fare in modo fissato da leggi nazionali? Non possono scaricare niente in modo individuale sui professori/ricercatori. Non possono licenziarli, e per di più sono eletti da loro!

Vi rendete conto che la realtà giuridico-istituzionale delle Università Italiane è completamente diversa da quello del Regno Unito (che, lo voglio dire e ridire qui - ma l'ho già scritto - a me sta pure bene, e anzi vorrei avvicinarmi a quello)? Cosa succederebbe il giorno dopo una decisione "singola", fatta sic e simpliciter senza considerare il resto delle condizioni oggettive, e sociali, in cui sono amministrate le Università?

Io parlo perchè sono interessato alle cose concrete, ai progetti fattibili, ai testi normativi da produrre qui ed ora.

RR

 

I tuoi giudizi sono abbastanza netti, e proprio per questo  le affermazioni andrebbero accompagnate da "dati di fatto" (i.e. link a documenti, in primis) che le supportino.

Un momento, io sono intervenuto su un commento precedente nel quale si affermava che "[...] In ogni caso, non ho sentito nessuno (a parte pochi pazzi isolati come me) chiedere che l'ANVUR venga istituto subito [...]" ed ho fornito alcune informazioni, dati di fatto, in merito alla "storia dell'ANVUR". Ho fornito link circa un pezzo di storia antecedente all'introduzione per legge dell'ANVUR, che ho invece scritto per esteso nella pagina ANVUR di Wikipedia. Ma non ho scritto affatto che "quello che aveva fatto Modica era tutto buono", e nemmeno lo penso, tra l'altro. Il mio era un servizio molto più basico: evitare di assecondare la storiografia che fa partire l'ANVUR con il Ministro Gelmini, che invece ha ritardato di 2 anni la sua effettiva messa in opera avendo voluto modificare il Regolamento di funzionamento in forma che poi è risultata tutto sommato marginale.

Qui ci sta ovviamente un mio giudizio, cioè penso che la Gelmini ci capisca poco di valutazione del sistema universitario, e ho adombrato pure l'idea che i saggi che ella ha chiamato a sé non ne sapessero poi così tanto, o non hanno chiarito granchè, o comunque il loro contributo effettivo sulla natura dell'ANVUR non è stato essenziale, visti i testi. E del resto il fatto stesso che fra la fine di ottobre 2008 (data di chiusura del lavoro dei "saggi") e 24 luglio 2009 (data di presentazione in CdM del "nuovo" testo) siano passati mesi ne è un elemento di prova, e quindi non è neanche chiaro come siano andate le cose e a chi attribuire le modifiche.

Comunque è vero che ritengo valida la relazione d'ordine

Gelmini < Giavazzi < Modica

in termini di competenza sul tema. Il fatto è che di Modica conosco l'impegno che egli ha svolto su questo tema durante il suo periodo nella CRUI - sia come Rettore che come Presidente della stessa (fine anni '90) -, documentabile anche con pubblicazioni CRUI qui rinvenibili, e la partecipazione a progetti europei, e al progetto nazionale CAMPUS. 

Di Giavazzi conosco gli editoriali sul Corriere, ma non vedo altri testi a disposizione (o progetti, o Conferenze) dai quali giudicare la sua conoscenza della valutazione dell'istruzione superiore e della ricerca (dal punto di vista delle politiche pubbliche e istituzionali, sto parlando).

A tal proposito, ricordo  che sul libro del Perotti c'erano dei rilievi critici (che, quando li lessi, mi parevano plausibili) alla struttura dell'ANVUR di Modica-Mussi, e soprattutto c'era una forte critica del fatto che il MIUR di Mussi non utilizzo' da subito almeno i dati CIVR (riguardavano solo la ricerca, che e' l'aspetto che certamente va giudicato centralmente).

Rilievi critici di Perotti? E anche il Perotti è messo come il Giavazzi. E' chiaro che c'è un problema di fondo qui, perché per me "introdurre la valutazione" significa usare una cassetta degli attrezzi che esiste ed ha un suo corso politico nel resto d'Europa, Perotti e Giavazzi introducono invece un ordine di idee solamente economico, legato al trasferimento di risorse, ma lo fanno in modo che giudico del tutto incorente e comunque scollegato dalla realtà istituzionale e giuridica su cui sono fondate le nostre Università.

Nota: non puoi pensare che in un breve post ti possa fare un saggio sull'intera questione, ma io riassumo situazioni, do' indicazioni, fornisco link praticamente in ogni mio intervento.

RR

 

Comunque è vero che ritengo valida la relazione d'ordine

Gelmini < Giavazzi < Modica

in termini di competenza sul tema.

Penso non sia corretto paragonare la Gelmini a Modica e Giavazzi. Al piu' puoi confrontarla con Mussi.

Il problema, comunque, non e' il fatto che la Gelmini fosse totalmente incompetente in campo di valutazione (come, probabilmente, anche Mussi). Anzi, il fatto che fosse del tutto estranea all'accademia poteva essere un punto di forza.

Quel che invece mi fa arrabbiare e' che una battaglia giusta, quella per un sistema meritocratico, sia stata strumentalizzata a fini politici, nuocendo -in definitiva- alla causa.

E i tagli -anche agli stipendi- han colpito tutti in maniera uguale.

 

Sono d'accordo. I politici (Mussi e la Gelmini) devono stabilire l'obiettivo (migliorare l'università con un sistema efficiente di valutazione) e far approvare le relative leggi contro la presumibile reazione delle lobbies (nel caso concreto, il 90% dei professori). Poi sta ai tecnici (Giavazzi e Modica, il direttore generale del ministero) definire quale è il sistema di valutazione più efficace e, sopratutto, quali incentivi costruire per far cambiare il comportamento dei professori. La discussione sui due punti è aperta. Si deve valutare solo la produttività scientifica o anche la didattica? In quale misura la prima deve essere misurata (h-index, impact factor) o anche valutata (CIVR, RAE)? Bisogna misurare la produttività per docente (versione DDL Gelmini) o per dipartimento/settore (RAE) o per ateneo (distribuzione FFO 2009)? Si deve colpire il singolo fannullone (levandogli gli scatti) o l'intero ateneo (riducendogli il FFO)? Etc etc. Sono cose complesse, come gli addetti ai lavori veri (chi all'università sta e fa ricerca vera) sanno bene. Naturalmente, i politici ed i burocrati pensano che si risolva tutto con una conferenza stampa e formando un comitato.

Penso non sia corretto paragonare la Gelmini a Modica e Giavazzi. Al piu' puoi confrontarla con Mussi.

Non mi è ignota la differenza fra obiettivi politici generali e direzione di un organo tecnico-scientifico (in ambo i casi distinta dall'Amministrazione degli stessi).

Anzi, lo sappiamo meglio in Europa che in Italia. Però rilevo che in Europa facciamo una distinzione fra rappresentante politico (parlamentare) e Ministro (che è pur sempre un Executive), non per niente il parlamentare lo paghiamo 7.000 EUR e il Commissario lo paghiamo 15.000 (e gli facciamo un ulteriore scrutinio individuale - hearing in Commissione Parlamentare - e collettivo - voto di fiducia politico - per metterlo alla prova).

Qundi io considero Gelmini al più un discreto MP, in quanto effettivamente rappresenta una tendenza politica esistente e numerosa nel Paese (e segnatamente nella sua Regione), ma inadeguata come Ministro, in quanto per fissare gli obiettivi politici generali di competenza del Suo Ministero (e non farsi guidare da Capi di Gabinetto, Direttori Generali, e consigliori alla Straguadagno) deve poter disporre di una autonoma capacità di giudizio, e quindi di una competenza specifica nel settore molto maggiore di quanto le sue forze abbiano mostrato di sopportare. Poi si può discutere se vi fosse qualcuno meglio, nel CentroDestra, oppure no, ma questo è ancora un discorso secondario rispetto a quello che veniva in rilievo nel discorso precedente.

Il discorso era che c'era chi aveva lavorato attorno a codesta Agenzia, e non poco, e degli incompetenti (= più incompetenti) come Gelmini e Giavazzi hanno ritardato il tutto. Ecco qua.

RR 

 

 

In ogni caso, non ho sentito nessuno (a parte pochi pazzi isolati come me) chiedere che l'ANVUR venga istituto subito e/o che il reclutamento dei suoi commissari e dei valutatori sia trasparente e/o che i risultati della valutazione determinino i finanziamenti alle singole università (o dipartimenti) in maniera significativa etc. Tutti a chiedere che siano riconosciuti i propri diritti e legittime aspirazioni, il ruolo docente già svolto etc.

Questa e' l'Italia.  Tuttavia diversi almeno nel forum di Universitas Futura hanno proposto una valutazione "incisiva" anche sui salari, incentrata sul confronto di dipartimenti diversi della stessa disciplina. Le proposte di UF sono arrivate ai consulenti del ministro, poi non so che fine abbiano fatto.

Purtroppo quando si arriva alla protesta di massa prevale la cultura corporativa anti-meritocratica abbastanza connaturata con la cultura e la tradizione storica italiana.

Le proposte di UF sono arrivate ai consulenti del ministro, poi non so che fine abbiano fatto.

 

Cestino, I suppose

 

Quali sarebbero gli obblighi istituzionali (didattica e ricerca) garantiti da un ricercatore o un professore a tempo pieno che se ne va a fare il consigliere comunale? 

nei casi di cariche elettive è prevista l'aspettativa. Un professore della mia facoltà è stato eletto al parlamento (primo dei non eletti in un collegio, l'eletto era eletto anche in un altro collegio dove ha optato...) e adesso è in aspettativa, i corsi li fa, con decisione pubblica e verbalizzata del consiglio di facoltà la sua assistente. L'attività libero-professionale, è un altro discorso

 

Infatti ho parlato di consiglieri comunali. Sulle altre cariche elettive (e sono tante, nel bacino d'un ateneo i consigli comunali sono diverse migliaia, aggiungi assessorati etc.)   in alcuni casi si contratta con il rettore, in altri è obbligatorio. Il tuo collega onesto, colto e intelligente sarà andato in parlamento per certo a contribuire a migliorare la classe dirigente in Italia o a fare una battaglia civilissima per riformare l'università. Il problema sono gli altri- quelli cinici come me- che usano le norme che ha usato il tuo collega per fare il furbo i.e. l'università per fare carriera politica (in genere lo fanno quelli che non appartengono agli ordini professionali).

Per semplificare:

Se devo correre al pronto soccorso in circostanze eccezionali bisogna permettere che si vada in corsia preferenziale anche a costo di intralciare gli autobus. Ma bisogna definire bene queste circostanze e impedire tutto il resto.  Se con questa scusa permetto di farlo a tutti, anche per andare a prendere i figli a scuola blocca i trasporti pubblici. La difficoltà di riformare l'università o qualunque altra cosa è tutta qui. Per questo motivo esistono le leggi e per questo motivo tiriamo su il baraccone che le applica.

Marcello chiede:

Cosa ci fanno nella "sede primaria di libera ricerca e approfondimento delle consocenze... bla bla" soggetti che fanno un altro mestiere ?

Rispondo come è evidente egli risponde: Niente. La presenza, in alcuni settori temo maggioritaria, di persone che sono sostanzialmente dei professionisti e il cui rapporto con l’università sta solo nel mantenimento di un presidio di potere è uno dei tratti più negativi della nostra università. Sia chiaro, però: non sto affatto obbiettando a rapporti, detto genericamente, con l’esterno (consulenziali, di docenza, di ricerca). Sto obbiettando alla diffusa circostanza che dietro il tempo parziale si sono celate e si celano posizioni di pressoché esclusiva attività professionale e di nessun legame con un’attività di ricerca. Questa diffusa circostanza solleva diversi, formidabili problemi e imporrebbe scelte pesanti. Realisticamente oggi, con qualunque governo, non c’è alcuna possibilità che la questione sia affrontata. Sulla stampa che conta temo che non vi sia neppure la possibilità che la questione sia sollevata. E certo la riforma Gelmini non l’affronta. E’ una questione lontanissima dall’interesse e dalle sensibilità che le forze politiche hanno mostrato sui temi dell’università. Il punto, oggi, è che la riforma Gelmini va in modo troppo timido verso condizioni che aprirebbero la strada ad affrontarla e a porre sul tappeto le scelte che essa richiede. Collaudare un sistema di valutazione efficiente, legare corposamente i finanziamenti ai risultati della valutazione, adottare regole che non disegneranno il concorso perfetto ma che danno maggiori garanzia di una competizione nazionale , sono le condizioni per creare un contesto diverso nel quale quella questione diventerebbe ineludibile. Rispetto a queste condizioni, la riforma Gelmini è oscura, fa ben poco o fa male. Il sospetto che proprio nulla cambi è forte, e le ultime notizie lo rafforzano ancor di più.

No Paola non è vero che non fanno niente. Fanno molto invece, sono i primi ad alzare il telefono e ad affollare i corridoi quando bisogna votare qualche carica.  Avvocati, medici e ingegneri in genere -nella  mia esperienza  ma sono pronto a scommettere che il modello vale ovunque- votano i rettori.

In altre parole, Paola, la domanda cruciale era la 4 ovvero:

Perchè le nuove procedure di reclutamento dovrebbero essere sufficienti a produrre professori  diversi da quelli che hanno prodotto questo stato di cose (almeno nei settori dove questo accade in misura così spropositata, che sono poi quelli che governano gli atenei) se nel frattempo gli stiamo dando il modo di salvaguardare le rendite? Credete davvero che ci rinunceranno? Ma cosa mi avete raccontato per mesi?

Te la ripropongo. Con qualche aggiunta. Se non ho fatto male i conti a chiunque converrebbe mettersi a tempo definito e aprire un negozio di frutta e verdura (strano ma questo non si può fare mentre l'avvocato o il consigliere comunale addetto all'annona che prende in nero dai fruttivendoli si). La vera domanda è perchè non lo fanno tutti. Ma davvero si pensa di tenere in piedi il baraccone in questo modo? 

Ovviamente neanche io sono contrario ai rapporti dell'accademia con l'esterno etc. ma a tutto c'è una misura e va regolato per bene. Questo è semplicemente il punto. Non so se basterebbero, ma certamente aiuterebbero tre quattro regole per mettere un po' di ordine:

1. qualunque docente  iscritto a un'ordine professionale non può assumere cariche nè essere nominato nelle commissioni dei concorsi.

2. All'interno di ciascuna struttura  non è possibile superare un certo rapporto tra iscritti agli albi professionali e il totale del personale docente.

3. All'interno di ciascuna struttura   non è possibile superare un certo rapporto tra docenti a tempo definito e docenti totali.

 4. Al di sotto delle soglie di cui sopra  l'FFO è funzione decrescente del numero di docenti iscritti agli ordini di quelli  a tempo definito, e della loro somma in rapporto al totale del personale docente di un ateneo.

Discutiamo di aggiungere questi criteri alla valutazione e anche io comincio a parlare di valutazione. Altrimenti stiamo facendo chiacchiere: la valutazione nei settori dove non la vogliono l'hanno già affossata (è vero o è falso che per un passaggio di carriera una traduzione o un commentario al codice vale come qualunque media rivista estera di chimica o di biologia molecolare?)

Arrivo alla domanda finale:

a quanto lavori di (media?) qualità in biologia siamo disposti  a rinunciare per un centinaio di ricorsi al Tar scritti da un assistente di un professore che fa pratica presso lo studio e gli tiene i corsi? (Il ragazzo è sveglio prima o poi ne prenderà il posto. Come li scrive lui i ricorsi non li scrive nessuno. A parte gli altri dieci come lui che stanno facendo lo stesso gioco).

Con questa legge, Paola, tra dieci anni staremo a contare esattamente questo numero e la mia previsione è che sarà troppo alto, by any standard. E che sarà troppo tardi per ogni rimedio. Stiamo solo rafforzando gli incentivi delle persone ad entrare nei settori protetti. Questo è quello che dovrebbero capire gli illuministi che illuminano i ministri. Qui è dove stanno affossando l'università pubblica.

 

 

 

 

Collaudare un sistema di valutazione efficiente, legare corposamente i finanziamenti ai risultati della valutazione

Avviso ai naviganti: volete sapere cosa pensano delle Università italiane dei Rettori o ex-Rettori Europei, e farvi allo stesso tempo un'idea più precisa di cosa sia una valutazione?

Leggete qui nel mio ultimo post, e lo scoprirete. Buon viaggio.

RR

 

 

Temporaneamente rompo la promessa di non parlare di valutazione prima di aver capito chi e cosa si vuole valutare nella proposta di riforma. Chiarisco che ovviamente non penso che gli esercizi di valutazione siano inutili (non me li comprerei a qualunque prezzo in ogni caso). Pero' quando leggo frasi tipo:

"Se l’Università affronta con lo spirito giusto questa attività, ne può ricavare benefici non irrilevanti dal punto di vista della crescita di una cultura della qualità, da radicare nel proprio sistema di governo ma anche diffondere nelle proprie articolazioni strutturali."

penso che neanche a Ignazio de Loyola è venuto in mente di costruire un'organizzazione sulla base della buona volontà delle persone (e se lo sarebbe potuto permettere, dal momento che il suo reclutamento pare fosse molto più efficiente rispetto a quello delle organizzazioni di cui parliamo noi).

 

Pero' quando leggo frasi tipo: "Se l’Università affronta con lo spirito giusto questa attività, ne può ricavare benefici non irrilevanti dal punto di vista della crescita di una cultura della qualità, da radicare nel proprio sistema di governo ma anche diffondere nelle proprie articolazioni strutturali."

penso che neanche a Ignazio de Loyola è venuto in mente di costruire un'organizzazione sulla base della buona volontà delle persone (e se lo sarebbe potuto permettere, dal momento che il suo reclutamento pare fosse molto più efficiente rispetto a quello delle organizzazioni di cui parliamo noi).

No? Uhm, c'è qualcosa che non mi è chiaro nel tuo giudizio. Questa non è un'Organizzazione di Volontariato, delle Dame di S. Vincenzo (cosa che comunque non impedirebbe all'organizzazione di riflettere su stessa e sulla propria organizzazione). Le persone di cui stiamo parlando - docenti, amministratori dell'Università - ricevono tutte uno stipendio. Vengono pagate per il lavoro che fanno, e qui stiamo discutendo di come lo stanno facendo, e come lo potrebbero fare meglio.

Cosa vorresti dire, che a fronte dello stipendio che ricevono, non devono metterci buona volontà? E che non ci sono doveri precisi, o anche meno precisi, ma comunque buone prassi da seguire, affinare - consigli da utilizzare? O che non ci si dovrebbe mettere in testa di analizzare, orientare e promuovere il miglioramento della propria organizzazione?

Insomma ripeto che non mi è chiarissimo il tuo giudizio.

RR

 

 

 

 

 

Ho letto le tre valutazioni italiane, e devo che - soprattutto una - sono impietose. Pienamente d'accordo sui punti critici, sebbene non abbia mai frequentato le tre accademie in questione; ma sono punti critici facilmente mutuabili ad altre realtà. E credo che la riforma Gelmini non sposterà di un centimetro queste criticità.

Tra l'altro non conoscevo neanche il programma IEP dell'UEA; mi ero limitato qualche volta a leggere le raccomandazioni della AAHEA (American Association for Higher Education and Accreditation).

WOW, che rilflessi!
(alle 7 del mattino, poi).

In ogni caso il blocco degli scatti è  già approvato - e quindi non si capirebbe l'agitazione ora.

Sbaglio, o c'e' in arrivo anche una finanziaria, di qui a poco? Basterebbe almeno che stabilissero che i tre anni non vanno persi per sempre ...

Non è vero: le norme sulla governance prevedono che tutte le università si dotino di statuti, mi pare entro sei mesi. Quindi un ritardo analogo a quello dell'ANVUR.

Non esageriamo: le universita' saranno certamente piu' veloci del MIUR.

In ogni caso, non ho sentito nessuno (a parte pochi pazzi isolati come me) chiedere che l'ANVUR venga istituto subito e/o che il reclutamento dei suoi commissari e dei valutatori sia trasparente etc. Tutti a chiedere che siano riconosciuti i propri diritti, il ruolo docente già svolto etc

Be', allora adesso siamo in due ... (anche se non per questo rinuncio a chiedere che mi venga restituito il maltolto)

Pare che ieri sera si sia raggiunto un accordo: seimila posti per prof associati, il ritorno degli scatti di merito, e la cancellazione del blocco del turn-over.

Fonte: qui

Gli scatti sono importanti per i più giovani. Non mi è ancora chiaro se i 6000 PA sono una pseudo semi-ope-legis oppure no...

Cosa vuol dire "semi-ope-legis"? Intendi concorsi riservati?

I ricercatori sono 26000, se ci saranno 6 o 9 mila posti, non ce n'e' comunque  per tutti: dovranno fare una scelta.

Certo: potrebbero scegliere usando l'anzianita' come criterio. Ma c'e' un limite a tutto.

La mia stima è che gli attuali ricercatori che nel giro di qualche anno otterranno l'abilitazione a professore associato saranno almeno 15.000. Saranno, tra l'altro, promozioni meritate se si paragonano gli abilitati agli attuali professori associati (quali altri standard sono possibili?). A questo punto per le sedi universitarie sarà difficile negare la promozione a chi fa già il lavoro dell'associato ed è stato "abilitato" a questa posizione da una commissione nazionale (e, soprattutto, vota per rettore, preside e direttore di dipartimento). Senza risorse almeno uguali a quelle del 2010 le università bloccheranno quindi le nuove assunzioni (di ricercatori a tempo determinato) per promuovere tutti i ricercatori abilitati a professore associato.

Ale', un'altra infornata stile tutti dentro e poi il deserto?

Comunque una cosa non ho mai capito. Come mai in Italia esiste la figura anomala del ricercatore universitario, ovvero un dipendente dell'universita' (non di un ente di ricerca) che non ha obblighi formali d'insegnamento ma esclusivamente di ricerca? Ruoli analoghi in Francia, UK, US (mcf, assistant professor, lecturer...) mi sembra abbiano hanno tutti compiti d'insegnamento.

Sono copiati dalla figura dei vecchi assistenti, divenuti associati con la 382/80. E comunque tecnicamente hanno obbligo di svolgere didattica integrativa ("sentito il ricercatore") - esercitazioni etc.

Come mai in Italia esiste la figura anomala del ricercatore universitario, ovvero un dipendente dell'universita' (non di un ente di ricerca) che non ha obblighi formali d'insegnamento ma esclusivamente di ricerca? Ruoli analoghi in Francia, UK, US (mcf, assistant professor, lecturer...) mi sembra abbiano hanno tutti compiti d'insegnamento.

Questo te lo spiego facilmente io. Per un inquadramento storico generale, va bene questa ricostruzione di Giovanni Federico, sulla quale innesto la mia. Si tratta di capire come si arrivò a concepire ed attuare la struttura di PO, PA, RU, a partire dalla situazione degli anni '70, che vedeva una pletora di borsisti, assegnisti e contrattisti aggirarsi per le Facoltà universitarie, e che premevano per vedere riconosciuto il loro ruolo nella costituenda nuova architettura accademica.

Le forze più responsabili ritenevano che dovesse essere accettata l'idea di costruire un percorso di carriera lineare e trasparente, con, innanzitutto, il dottorato di ricerca - ricordiamo che non esisteva ancora, all'epoca! - e poi con l'introduzione di un'unica figura pre-ruolo che facesse piazza pulita della giungla di posizioni testè ricordata. Il ruolo docente sarebbe stato articolato nelle due fasce di Professore Ordinario e Professore Associato. Il Ministro che si trovò a gestire pro-tempore la nuova fase legislativa, in quel periodo tormentato, era il liberale Salvatore Valitutti.

La proposta era di istituire la posizione di ricercatore universitario, apponendovi una durata temporale limite di 7 anni, giacchè il dottorato sarebbe durato normalmente 3 anni, e si voleva riprodurre un arco decennale post-laurea come periodo complessivo per la maturazione scientifica dei futuri Professori (concetto esistente già allora per gli assistenti). Tuttavia quando la proposta arrivò in Commissione (parlamentare), le forze sindacali non furono soddisfatte dall'inquadramento come lavoratore dipendente [che oggi diremmo a tempo determinato] ma premettero per l'abbattimento del limite temporale, di fatto creando una terza fascia accademica a tempo indeterminato. Viste le circostanze politiche (ricordiamo che il PCI era pienamente associato all'elaborazione e al sostegno di questa riforma, anche se nel 1979-80 non era più nella maggioranza politica che sosteneva il Governo), Valitutti cedette alle pressioni, e barattò tale concessione con l'istituzione del triennio di "prova", il tenurino (s)tracchino all'italiana. Si pensava così che in futuro ci sarebbe stata non solo la selezione all'ingresso del dottorato e quella data dal conferimento del titolo, ma anche selezioni serie all'ingresso della posizione di ricercatore e per la sua conferma nel ruolo dopo il primo triennio.

Sappiamo come è andata dalle cronache degli anni '80. I Professori, che si ritrovarono a gestire la carriera dei novelli dottorandi, fecero subito a gara per accaparrare per i propri diletti le posizioni di ricercatore (dopotutto se avevano fatto un buon dottorato, perchè non farli continuare?) e le 16.000 caselle previste per questo ruolo furono riempite molto prima del previsto non solo dagli stabilizzati in quella posizione con le tornate abilitative dei primi anni '80, ma anche dai nuovi dottori di ricerca che, presa la rincorsa, non trovarono grandi ostacoli neanche a passare il giudizio di conferma dopo il triennio. Ecco che si ricrearono le condizioni, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, per aprire nuove posizioni precarie per quegli "sfortunati" che non arrivarono in tempo all'appuntamento con la Storia, che aveva riservato un sorriso benevolo solo per quella fascia anagrafica che potè sfruttare le condizioni favorevoli degli anni '80.

Il resto è storia più recente, con l'ingrossamento delle file di un nuovo precariato, e la trasformazione de facto della figura di ricercatore a quella di quasi-terza fascia docente, con l'affidamento della titolarità di corsi a molti di essi (soprattutto in certe Facoltà) oltre che della didattica integrativa dovuta per legge. Ecc. ecc.

RR

 

Grazie dell'informazione. E' solo un accordo tra capigruppo davanti alla Gelmini, mi pare. La decisione di finanziare 6000 posti deve passare per un altro Ministero. La mia interpretazione e' che si tratti solo di una promessa di finanziare la nuova versione del titolo terzo (art. 15 e ss.) della riforma. Ovvero chiacchiere. Si promette di bandire un sacco in modo che nel sacco entrano molti. Al momento mi pare che, ammesso che il Ministero competente finanzia qualcosa se sarà o meno un ope legis dipenderà da 1. come viene attuata l'abilitazione nazionale (art.16) e 2. dalla procedura di chiamata (art.17) regolamentata e gestita dal singolo ateneo. Insomma per ora vogliono andare tutti in televisione dicendo che hanno cambiato l'università. Di fatto è un rinvio della questione. Il punto di equilibrio è quello di cui sopra.

Quello che si capisce è che non ci hanno le pezze giustificative per la coperture di parecchi punti di spesa aggiunti con gli emendamenti, fra cui quello dei famosi 9.000 Associati.

Quindi pare avesse ragione chi gridava al tarocco. Certo che c'è da essere ingenui parecchio a gestire la partita politica in questo modo, dalle parti del Governo.

RR

 

Quindi pare avesse ragione chi gridava al tarocco.

Purtroppo, anche questa volta, il governo non si è smentito. Impreparazione, superficialità o malafede? Forse tutte e tre...

E ora chi lo sente Panebianco? Si srtapperà anche gli ultimi capelli strillando al complotto ...

;)

La riforma Gelmini, oltre a molte parole, contiene principalmente il passaggio da "tre fasce" a "due fasce" di docenti. Non c'è dubbio che i ricercatori universitari siano docenti, prima di tutto perché avendo ereditato lo stato giuridico degli assistenti fanno parte del corpo insegnante, poi perché nella stragande maggioranza dei casi svolgono compiti di insegnamento "ufficiale" (e non solo didattica integrativa) infine perché le loro qualificazioni scientifiche sono, in molti casi, superiori a quelle che si richiedevano venti fa ai professori associati (e trenta anni fa agli ordinari). I "vecchi" ricercatori entrati con le idoneità degli anni ottanta sono ormai meno del 10% e sono vicini al pensionamento. Il fatto che non abbiano compiti didattici chiari è un anomalia che bisognava correggere. C'erano due strade per correggerla. La prima era quella di modificare leggermente lo stato giuridico dei ricercatori, dando loro compiti didattici analoghi a quelli degli altri docenti, compensando i nuovi obblighi con un modestissimo aumento stipendiale (in modo che fosse possibile per alcuni rifiutare assieme ai nuovi obblighi anche l'aumento). Questa era la strada meno costosa. Il DDL Gelmini ha invece scelto la seconda strada che è quella di innescare un procedimento di fatto molto poco selettivo per "promuovere" tutti  ricercatori ragionevolmente  attivi nella ricerca (e solo essi) al ruolo di professore associato. Questa strada era ed è costosa, anche se si è fatto finta che essendo la "promozione" un atto dicrezionale delle università fosse a costo zero. Nella realtà come ho avuto modo di ripetere anche in questa sede, non sarà facile negare una promozione a chi è stato dichiarato scientificamente idoneo alla promozione, e che per di più già svolge i compiti propri del professore associato, e, come ho detto e ripetuto, vota per il rettore, i presidi e i direttori di dipartimento. Senza un ritorno ai finanziamenti del 2010 (che dovrebbero bastare, tenuto conto dei pensionamenti) la "riforma" costringerà le sedi a impegnare tutte le risorse per promuovere i ricercatori "abilitati". Questo significa che sarà interrotto il reclutamento dei giovani. Io avrei scelto la strada meno costosa. Ma la strada che è stata scelta almeno ha il merito di essere tecnicamente percorribile (con il fondo di finanziamento ordinario del 2010), perché le "promozioni" dei ricercatori avverranno prima che i ricercatori "a tempo determinato" maturino il diritto di passare dalla "tenure track" alla "tenure". La legge Moratti che prevedeva la messa ad esaurimento dei ricercatori nel 2013 e che resterebbe invariata se non passasse il DDL Gelmini era ed è tecnicamente non percorribile (per questo hanno dovuto rinviare tutto al 2013).

C'erano due strade per correggerla. La prima era quella di modificare leggermente lo stato giuridico dei ricercatori, dando loro compiti didattici analoghi a quelli degli altri docenti, compensando i nuovi obblighi con un modestissimo aumento stipendiale (in modo che fosse possibile per alcuni rifiutare assieme ai nuovi obblighi anche l'aumento). Questa era la strada meno costosa.

A Gino Nicolais è stato attribuita da alcuni giornali un'idea simile con una quantificazione di 150 €/mese, anche se lui ha smentito. Però anch'io ho sempre pensato che una possibile via d'uscita dall'"emergenza" didattica - posto che la si volesse vedere e capire - era la costituzione di una fascia di Lettori (nel senso inglese di Lecturers) con stipendio lievemente più alto di quello da Ricercatore, e su cui far transitare coloro che avessero voluto sobbarcarsi una didattica frontale da 120 ore PO/PA-style. Penso tuttavia che i suddetti PO e PA non gradiscano questa soluzione (questa è la mia impressione).

RR 

 

Parecchi anni fa era stato istituito un fondo speciale per i ricercatori che effettuavano didattica oltre un certo limite orario. I ricercatori che superavano questo limite potevano far domanda e ricevevano un compenso "extra" proporzionale anche al numero di ore di didattica. Fui uno di quelli che fecero domanda, e ricordo che la cosa non era malvagia, circa 2500 euro/anno. Questa proposta fu operativa (almeno a Torino) solo per un anno. Non fu mai piu' ripetuta.

Peccato.

 

Questo significa che sarà interrotto il reclutamento dei giovani.

 

Nella speranza che questo DDL devastante si sia arenato per sempre, quindi, gli interventi urgenti sarebbero:

  1. Aggiornare la figura del Ricercatore, trasformandolo in Lecturer.
  2. Abrogare la messa in esaurimento del ruolo nel 2013.
  3. Rendere definitive le regole “moralizzatrici” per i concorsi, istituite all’inizio del 2009 e in scadenza il 31 dicembre 2010.

E si potrebbe discutere serenamente di organizzazione e governance.

 

Rendere definitive le regole “moralizzatrici” per i concorsi, istituite all’inizio del 2009 e in scadenza il 31 dicembre 2010

...o mammamia come sarebbe a dire che scadono? Ti riferisci a cose come l'abolizione della seconda idoneità, un certo grado di sorteggio nella formazione delle commissioni?

BTW sono mai stati banditi concorsi in questo intervallo di tempo?

Scusa le domande n po' ingenue, sono cose che dovrei sapere ma ammetto di non essermi sempre informato a fondo. Scoprire che il poco di decente che è successo potrebbe scadere mi traumatizza.

L'estrazione a sorte nelle commissione dei concorsi e' stata una cosa positiva, che spero venga mantenuta... Non vorrei dire stupidaggini, ma ci si riferiva alla figura del ricercatore: si potra' assumere ricercatori a tempo indeterminato solo ancora per poco....

ma ci si riferiva alla figura del ricercatore

Sì, mi riferivo a quelle. Mi dispiace per non averlo specificato chiaramente.

si potra' assumere ricercatori a tempo indeterminato solo ancora per poco

Ma un Governo avveduto trasformerebbe i Ricercatori in Lecturer e, a questo punto, la messa in esaurimento perderebbe di senso.

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