L'intervista di Vendola. Una traduzione.

29 ottobre 2010 sandro brusco

Nichi Vendola ha esposto il suo pensiero economico in una intervista al Sole 24 Ore. Sperando di fare cosa gradita ai lettori, offriamo una traduzione intesa a chiarire le posizioni del governatore pugliese e leader in pectore del centro-sinistra.

Partiamo dalla bufera Marchionne: ha detto che non fa utili per i bassi livelli di competitività. Ma non è una realtà?
Nel processo alle classi dirigenti non è Marchionne che può svolgere il ruolo della pubblica accusa. Il sistema d'impresa è stato complice di una gigantesca pigrizia culturale legata a un'idea leggera e di facili costumi della competitività da guadagnare per intero attraverso la compressione del costo del lavoro e della progressiva semplificazione delle relazioni industriali.

[Traduzione] Marchionne deve solo star zitto. Prima i politici rimpinzano la Fiat di soldi e favori e adesso questo ingrato, quando ci son da restituire i favori, si tira indietro. Ha ragione Fini, ragiona più da canadese che da italiano. Non ha capito che qua da noi politici e industriali si aiutano e si sono sempre aiutati. Invece lui pensa che i soldi si facciano producendo buone auto al costo più basso possibile, questo ingenuo.

È la retorica del comunista nemico delle imprese?
Guardi, nella mia regione, agli imprenditori ho detto: amici miei, c'è bisogno di affrontare la globalizzazione, non abbiate paura, non fatevi incantare dalle sirene che invocano dazi. Ho fatto una legge sui finanziamenti per i distretti industriali di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione. E ho creato distretti tecnologici messi al servizio di apparati produttivi. Sono fattori su cui ho costruito non una politica anti-imprenditoriale ma una nuova politica industriale che porti a un processo di responsabilizzazione del sistema produttivo.

[Traduzione] Ma figuriamoci. Questa è la retorica del politico italiota medio, mica per niente prima ho citato Fini. Ma potevo citare politici di qualunque schieramento. Io, come tanti altri, non ho problemi a levar soldi ai contribuenti per darli alle imprese. No aspetta, così è un po' brutale. Allora diciamo che noi non diamo i soldi alle imprese ma diamo ''finanziamenti per i distretti industriali di filiera che hanno consentito ai diversi attori di cicli produttivi omogenei di mettersi in rete accompagnando processi di internazionalizzazione''. Che è la stessa roba ma suona un saccobbello e di sinistra.

La scarsa competitività di cui parla Marchionne è un dato.
Ma l'Italia è in affanno perché ci sono dei furbi a Pomigliano? O perché, per esempio, la Fiat ha investito pochissimo ed è stata indotta pochissimo a investire in innovazione? I problemi di cui parla Marchionne sono in molti casi oggettivi ma la causa va cercata altrove. Nella fuga dei pubblici poteri dalle responsabilità che non sono, però, quelle di ficcare il naso nel recinto delle imprese.

[Traduzione] Le imprese italiane non sanno far soldi. Devono quindi stare a sentire i politici, lo spieghiamo noi dove costruire gli impianti e in cosa investire. No, aspetta, di nuovo è un po' brutale. Allora diciamo che però i politici non devono ficcanasare nelle imprese. OK, è una palese contraddizione, ma io sono un poeta mica un logico.

La sinistra non teorizzava la presenza pubblica in economia?
Lo Stato non deve diventare imprenditore ma essere il punto di vista dell'interesse globale e su questo indirizzare i finanziamenti alle attività produttive. Non possiamo avere il 90% di microaziende che come lillipuziani faticano a competere con il Gulliver della globalizzazione.

[Traduzione]. Sì, e per quanto mi riguarda continuo a farlo. D'altra parte in Italia lo predica e lo fa anche la destra, vuoi che mi tiri indietro io? Diglielo ai tuoi capoccia di Confindustria, se mi danno una mano ad andare al governo poi arriveranno i ''finanziamenti alle attività produttive''. E, se non avete ancora capito, non sto parlando di dar soldi a quel 90% di aziende piccole piccole. Sto proprio parlando delle imprese dei tuoi capoccia, è chiaro?

E allora cosa propone alle imprese?
Finanziamenti che incentivino la crescita dimensionale, la crescita qualitativa e l'ambientalizzazione degli apparati produttivi, la formazione permanente. Questi sono fattori competitivi nella mia visione: mettere insieme sapere e lavoro, cercare un compromesso avanzato tra economia ed ecologia. E invece qual è la politica del governo?

[Traduzione]. Te l'ho appena detto: ''politica industriale'', si scelgono un po' di imprese che mi stanno simpatiche e le rimpinziamo. Tutto, ovviamente, nel superiore interesse del paese. Fammi aggiungere che l'attuale governo non è che vi abbia dato gran che, in cambio di tutte le figure di palta che ha fatto fare al paese in giro per il mondo.

Ha finanziato gli ammortizzatori: per lei non ha valore?
Ma qual è stata la politica industriale? Non c'è stato per lungo tempo nemmeno un ministro. Quello che è accaduto meritava da parte di Confindustria una reazione ben più forte rispetto a quella timidissima che c'è stata. Per non parlare del ruolo che ha avuto nelle relazioni sociali: il governo da arbitro si è trasformato in parte avversa a una squadra. Mai l'Italia ha avuto un ministro come Sacconi che è entrato nel gioco drogandolo e truccandolo.

[Traduzione]. Ma i soldi degli ammortizzatori mica sono andati ai tuoi capoccia. Dai retta a me, datemi una mano, piantatela di chiedere riforme delle relazioni industriali (che dalle mie parti è come bestemmiare in chiesa) e vedrai che ci si trova d'accordo.

Perché si schiera con una parte minoritaria, quella che ha detto no a Pomigliano, no all'aumento di salari a fronte di incrementi di produttività?
Perché è una frottola, una costruzione ideologica. È dire: stiamo investendo al Sud. Invece chiude Termini Imerese. Oggi Marchionne ha quote impressionanti di cassa integrazione e lavoratori in uscita. Le sue formule assomigliano a un depistaggio. Il salario si conquista con la lotta, non con una generosità unidirezionale.

[Traduzione]. E va bene, qua mi costringi proprio a parlare un po' a vanvera e sparare qualche cazzata ideologica. Allora, vediamo...ecco: ''il salario si conquista con la lotta''. Sai, ogni tanto devo tirare fuori qualcuno di questi slogan, c'è una parte dei miei supporters che va in solluchero appena li dico.

E con la produttività. Perché qui è più bassa che ovunque?
Perché sono asini quelli che non hanno investito in innovazione. Non si poteva pensare che Cina e India avrebbero continuato a produrre mutande e calzini. Lo sa che il gioco più importante dei bambini indiani sono le olimpiadi di matematica? La Cina sforna mezzo milione di ingegneri all'anno e l'India 200mila mentre la maggior parte dei ragazzi italiani di terza media non ha cognizione precisa delle quattro operazioni. Siamo all'analfabetismo di ritorno e Tremonti taglia 8,5 miliardi alla scuola e 1,4 miliardi all'università mentre la competizione sui bassi costi e le scarse tutele sta finendo.

[Traduzione]. Te l'ho già detto, i politici sono più bravi a gestire le imprese. Fate fare a me e vedrete che la produttività va su.

Lei vuole essere l'espressione politica della Cgil?
Non ho messo in piedi il partito della Cgil. Non voglio un partito malato di neo-collateralismo e penso che i sindacati abbiano sbagliato sempre quando l'hanno fatto. Ma il sindacato non può mai essere filogovernativo. Sono grato alla Fiom che a Pomigliano o Melfi non ha fatto battaglie minoritarie e ha continuato a chiedere un negoziato. Ma mettere in discussione il diritto alla salute o allo sciopero con l'alibi dell'assenteismo è insopportabile.

[Traduzione] Giovanotto, mi fai ridere. Dalle mie parti è il sindacato che è cinghia di trasmissione del partito, non viceversa.

Marchionne ha investito mentre mancano i capitali esteri, l'altolà Fiom rischia di allontanarli definitivamente?
Torno da Parigi dove milioni di lavoratori sono in piazza insieme a tutti i sindacati e a tutti i partiti di opposizione. Mi sembra che la conflittualità non sia il problema italiano. Piuttosto, il sito del ministero dello Sviluppo fa sapere che in Italia per fare un'opera dai 100 milioni di euro in su ci vogliono dai 12 ai 20 anni. Cosa risponde Berlusconi che, con brevi pause, governa dal '94?

[Traduzione] Spero che anche all'estero succedano un po' di casini, così le imprese non si lamenteranno troppo dell'Italia. Mi pare che in Francia siano sulla buona strada. Se solo riuscissimo a convincere i tedeschi a far qualche sciopero in più ...

E lei cosa risponde a un mondo del lavoro che vi ha puniti alle elezioni lasciandovi fuori dal Parlamento?
La sinistra ha due limiti: una cultura compatibilista subalterna che, d'istinto, tra Marchionne e gli operai pensa di dover stare con Marchionne. Quella si è suicidata. L'altra sinistra è invece innamorata del minoritarismo, dell'estetica della sconfitta, della sociologia del dolore. Queste due sinistre, una riformista e una radicale, hanno determinato una globale sconfitta culturale.

[Traduzione] Rispondo due cose. Primo, gli italiani avevano visto la nostra opera al governo, e ci hanno mandato a casa. Ma adesso hanno visto come governa la destra, quindi non sembriamo più così male. Secondo, adesso ci sono io che ho carisma, e che gioco questa strana danza tra il fare il comunista ma senza falce e martello ed essere disposto al dialogo con la Confindustria come hanno sempre fatto i riformisti del centro sinistra. Chiaro che il gioco non può durare a lungo, ma basta che duri fino alle prossime elezioni. D'altra parte guarda quanto sono andati avanti Berlusconi e Bossi a promettere tagli delle tasse e federalismo, posso ben tirare avanti io qualche mese.

E il velleitarismo? Quelle promesse che non fanno i conti con il debito pubblico e segnalano che abbiamo vissuto sopra i nostri mezzi?
Questa è una rappresentazione semplificata e fiabesca. Noi siamo in una condizione disatrosa a causa di politiche liberiste. Artefice è Giulio Tremonti, con qualche corresponsabilità di Padoa-Schioppa. Siamo un paese in cui la politica di contenimento del debito è stata fatta come fuga dalla crescita. Siamo di fronte al paradosso che Tremonti taglia la spesa sociale come mai mentre cresce la spesa pubblica come mai: miracoli della finanza post-creativa! Questo è un paese socialmente ridisegnato dalla destra per cui il 10% possiede il 50% della ricchezza. È un paese in cui la rendita si è mangiata la ricchezza prodotta dal lavoro. Lì bisogna andare a bussare.

[Traduzione] Guarda, io di economia non capisco una mazza, ma proprio una mazza. Figurati che sono convinto che Tremonti sia un liberista e che le ''politiche liberiste'' siano alla base della crisi italiana. E' palese che non so di cosa parlo. Vabbuò, anche qui ti devo rifilare una qualche cazzata ideologica. Dunque, vediamo... ah, ecco, bisogna tassare i ricchi, che hanno il 50% della ricchezza. Accidenti, però sa veramente di vecchio. Devo trovarmi uno un po'  meglio per farmi scrivere i discorsi. Per le promesse non mantenibili, dai, non romper le palle. In Italia le fanno tutti, proprio a me mi devi scassare?

C'è ancora il "rischio Unione" per il centro-sinistra?
Il rischio è un altro. Che ci si innamori dell'idea di un governo di transizione che congeli tutto fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma un governo che mettesse insieme centro-sinistra e parti del centro-destra per fare le riforme economiche sarebbe un colpo alla democrazia.

[Traduzione] Per me il rischio è un altro, ossia che facciano un governo con maggioranza alternativa all'attuale e che duri fino al 2013. Ricordati che noi siamo al freddo fuori dal parlamento, senza scranni su cui appoggiare i deretani. Qualche posto da consigliere regionale e comunale mica basta. Vogliamo che si voti subito, non m'interessa con che sistema elettorale e chi vince. Tra l'altro, la danza tra radicale e riformista di cui ti parlavo prima la ballo bene per qualche mese, ma se me la fai fare per tre anni mi logoro.

Parla come Berlusconi...
Ma le ragioni sono opposte. Un tale governo sarebbe contro il lavoro perché sposerebbe il paradigma liberista. E offenderebbe le regole elementari della democrazia. Sarebbe un atto di assoluto degrado della vita politica.

[Traduzione] Infatti abbiamo identici interessi per quel che riguarda impedire la formazione di una maggioranza alternativa in questo parlamento. Ma poi abbiamo interessi opposti su cosa fare: Berlusconi vuole conservare l'attuale maggioranza, io voglio che si voti. Ho già menzionato che siamo fuori al freddo? Però, chiaro, messo così è un po' spudorato. Urge spolveratina ideologica. Dunque vediamo... ah, ecco: il governo di transizione non si può fare perché ''sposerebbe il paradigma liberista''. Forte no? No, in effetti no. Puzza di vecchio pure questo, accidenti, oltre a non aver senso alcuno. Qua veramente devo trovare un altro che scrive i discorsi, porca miseria, la partita si sta facendo troppo importante.

E la "santa alleanza" per il voto fino a Casini e oltre?
La santità poco si addice alla politica. C'è la necessità di una larga alleanza tra culture riformatrici. E per metterla in piedi servono le primarie e una discussione pubblica sulle parole chiave che possano schiudere le porte a un futuro in cui vinca l'Italia migliore.

[Traduzione] Io spero che funzioni il modello pugliese: Casini e un pezzo della destra si dividono dal PdL e la sinistra vince anche se è minoritaria. D'altra parte è la mia sola speranza di diventare primo ministro, non riuscirò mai a essere votato dalla maggioranza degli italiani.

144 commenti (espandi tutti)

Splendido post. Come ha detto Severgnini ieri sera, SB è bravissimo a scegliersi gli avversari e a questo giro si è scelto Vendola

Adesso BS si sceglie anche gli avversari? E come fa di grazia? Non è capace neanche di scegliersi gli alleati.

PS

Ieri Severgnini era proprio in versione tuttologo: sparliamo a ruota libera tanto chi verifica (La piovra prodotta da canale 5? I divorziati non possono fare la comunione?) peccato di solito è uno dei più preparati.

 

Adesso BS si sceglie anche gli avversari? E come fa di grazia? Non è capace neanche di scegliersi gli alleati

Con la televisione, facendo apparire sempre Vendola (o Di Pietro) e mai - per dire- Bersani.

Mah, non so. A me pare che - a prescindere dalla comune incapacità a leggere i problemi e dalla evanescenza propositiva di tutti costoro - il grigiore da funzionario di partito di Bersani non possa competere mediaticamente con gli accesi toni da tribuno in lotta contro la personificazione del male assoluto di Di Pietro e con l'affabulazione "ideologicamente corretta" che si pone nel solco della rassicurante tradizione catto-comunista di Vendola.

Certo, Berlusconi non può che rallegrarsi di avere a che fare con avversari tanto poco credibili, ma direi che abbiano fatto tutto da soli e che le qualità intellettuali in gioco non potevano che portare ad un risultato di questo tipo.

Quote.

Quando la sinistra, pur con tutte le sue contraddizioni, ha proposto qualcosa di "vagamente" presentabile (Prodi) ha vinto le elezioni e per ben 2 volte.

 

 il grigiore da funzionario 

L'eccentricità di Berlusconi temo ci abbia contagiato tutti.

Prima di lui , con l'eccezione forse di Craxi , i nostri primi ministri erano tutti più o meno "grigi"

Più meno "grigi" sono la maggior parte dei capi di governo europei.

Obama è "marrone" perchè abbronzato.

 

 

 

Confondi il grigiore con la serietà.

L'alternativa all'essere grigi e con poco appeal mediatico (Bersani) non è per forza l'essere caricaturali (BS).

Mitterand, Kohl, Reagan o la Tatcher avevano carisma e personalità pur senza sbracare (parlandone come "personaggi mediatici" e lasciando stare il giudizio politico).

Condivido.

Il problema non è proprio che Bersani sia grigio, ma ciò che dice e propone. Quella del grigio funzionario è un'altra di quelle immagini che BS ed i suoi media sono riusciti ad instillare nella testa di chi li ascolta. Idem per il Di Pietro "manettaro", questa espressione odiosa e falsa che sento ripetere continuamente da chi ha simpatia per il PdL o la Lega. Immagini costruite sul nulla ma che il popolo di destra italiano ha fatto proprie. Angela Merkel è grigissima e noiosa, ma dice e fa cose ragionevoli ed il suo grigiore diventa irrilevante.

E BS non è eccentrico, è solo un vergognoso delinquente.

Roberto D'Agostino o Oscar Giannino sono eccentrici e non hanno un Fede(le) magnaccia che procura loro mignotte minorenni da far rilasciare dalla questura mentendo ad un funzionario di polizia sulla loro identità dopo che sono state arrestate per furto!

Non so se vi rendete conto, ma qui siamo letteralmente al comportamento da capo camorra. Ed il paese non insorge. Stavo per scriverci una filippica ieri sera, ma non vale la pena. Il degrado morale degli italiani è spaventoso. Degli italiani, ho detto, non della loro classe politica. Il senso di schifo per gli abitanti di quel paese sta raggiungendo livelli mai visti prima. E tutta questa flemma da popolino romano (ne abbiamo viste tante, una più una meno, non surriscaldiamoci, eccetera) fa ancora più pena.

Vendola è solo il sinistro più adatto a questo degrado morale. È molto più prono alla menzogna ed al basso trucco attuato con faccia di tolla (come abbiamo verificato direttamente quest'estate con la storia del testo sugli eroi ...) mentre la sua gestione della sanità (e del potere più in generale) in Puglia lo rende chiaramente più adeguato al tipo medio dell'imprenditore italico che - con buona pace di quella minoranza che fa cose buone e vendibili sul mercato, magari estero - è uno che fa i soldi gestendo le relazioni con la casta ed il settore pubblico.

Eppoi, basta con questa ipocrisia. Vendola è omosessuale, non lo nasconde (che è un bene), ha l'orecchino (l'unica cosa giusta che ha!) e tutti lo sanno. BS e compagnia sanno perfettamente che in un paese dove 3/4 degli uomini invidiano BS e Fede per le loro orgiette a pagamento e dove una fetta sostanziale del mondo femminile ha accettato che fare la Carfagna o la Minetti è la maniera giusta per far carriera, un omosessuale è perfettamente ineleggibile, dica quel che dica. Vendola, per BS è l'avversario perfetto.

S e compagnia sanno perfettamente che in un paese dove 3/4 degli uomini invidiano BS e Fede per le loro orgiette a pagamento e dove una fetta sostanziale del mondo femminile ha accettato che fare la Carfagna o la Minetti è la maniera giusta per far carriera, un omosessuale è perfettamente ineleggibile, dica quel che dica. Vendola, per BS è l'avversario perfetto.

 

Esatto. In questo senso dicevo che SB si sceglie l'avversario, ogni  volta il più comodo, Aggiungo, per l'ennesima volta, il "popolo di sinistra" non vuole le riforme ragionevoli. Se X (Renzi, Vendola, Bersani, Veltroni, chi volete) dicesse seriamente "bisogna ridurre la spesa pubblica" perderebbe metà dei suoi voti  - probabilmente guadagnandone pochissimi.

 

Scusate Michele e Lallo ma di cosa stiamo discutendo? Nè io nè direi Franz abbiamo sostenuto che Bs non sia da censurare o che Vendola debba nascondersi.

Semplicemente all'affermazione di Giovanni, che BS abbia imposto Vendola come avversario, imponendolo televisivamente grazie ai suoi superpoteri mediatici, Franco ha fatto presente che la spiegazione è semplicemente che Vendola (o Di Pietro) rispetto a Bersani hanno più appeal mediatico.

Che lo abbia per quel che dice o per come lo dice, al fine del successo elettorale non è sempre rilevante (Obama ha detto cose molto diverse da Bush nei comizi dell'ultima campagna elettorale?)

Per il resto sarei anche d'accordo con il tuo commento, tranne sull'omosessualità di Vendola. Io credo che non sarebbe d'impiccio da un punto di vista elettorale, così come non lo è stata nelle elezioni Pugliesi, anzi ricordiamoci che lui è un candidato veramente arrivato dalla base elettorale e non imposto dall'alto.Qualcosa vorrà pur dire.

Corrado, ovviamente andiamo un po' a casaccio. Non credo GF dicesse che l'ha imposto, credo dicesse che se lo è "scelto", che è diverso. Che NV sia un "darling" dei media di BS, mi sembra fuori discussione. Che poi questo sia la chiave di tutto, non lo credo neanche io.

Sul fatto che la sua omosessualità possa essere usata contro di lui, sarei felice fosse vero quanto dici e, in effetti, il caso Puglia contraddice ciò che io ho asserito. Mah ... non credo l'italiano medio sia così liberato da quegli schemetti, ma può darsi e se fosse vero ne sarei contento. Certo che non quadra con la reazione a cui assisto a fronte dei comportamenti di BS e le sue dichiarazioni sullo stile di vita. Ma è possibile io sbagli completamente, vado molto a naso.

Va anche aggiunto che, a guardare ciò che dicono con attenzione, NV dice cose ancora più orrende di Bersani, solo che le dice con una retorica che, per qualche ragione, amalia gli italiani. Boh!

Certo che non quadra con la reazione a cui assisto a fronte dei comportamenti di BS e le sue dichiarazioni sullo stile di vita.

Secondo me nel paese di lele mora l' omosesssualità (maschile) non è in conflitto con un machismo fatto prima di tutto di narcisismo (si pensi ai millanta lifting di BS, tanto per dirne una), non esiste più lo scontro fra "uomini duri" e "checche" insomma. Suggerisco la visione di una puntata di Uomini e Donne per capire cosa va di moda ora in Italia, anche se avviso che l' istinto di sopravvivenza di solito impedisce di portare a termine l' impresa di acculturamento.

Va anche aggiunto che, a guardare ciò che dicono con attenzione, NV dice cose ancora più orrende di Bersani

Da un punto di vista "tecnico" o da quello dello spettatore televisivo medio? Secondo me questo è l' importante. I vari PB SB o UB non prendono la quasi totalità dei voti che prendono per i motivi per cui, travagliatamente, accordano loro la preferenza anche molti frequentatori di questo sito, ma promettendo castelli in aria in salsa cattocomunista, populista o xenofoba.

e dice con una retorica che, per qualche ragione, amalia gli italiani. Boh!

Su questo ho una teoria, non so quanto valida: non è quello che dice ad amaliare, ad amaliare è il suo essere percepito sia come politico (non un tribuno alla Grillo) sia come inviso all'establishment del PD, quindi come il "nuovo" che rinnoverà il centrosinistra. Insomma non è "lui" a piacere ma quello che rappresenta agli occhi del centrosinistra.

Franco ha fatto presente che la spiegazione è semplicemente che Vendola (o Di Pietro) rispetto a Bersani hanno più appeal mediatico.

Certo, questa sola è l'affermazione. E la preciso, dal momento che pare possa esser stranamente travisata.

A me non sembra che l'appeal sia legato a "cosa" i leaders della sinistra dicano (e tutti dicono cazzate, peraltro ....), quanto a come si presentano. Da un lato Di Pietro, i cui toni accesi sono esattamente quanto vuole chi vede l'attuale premier come il male da abbattere, in funzione salvifica. Dall'altro Vendola, il cui fantasioso politichese sta nel solco della tradizione catto-comunista e consente l'identificazione del popolo di sinistra.

In questo senso, entrambi mi paiono più adatti di Bersani ad una campagna elettorale giocata sui media (cosa che non è solo italiana, come ben si sa) in virtù della maggiore capacità di attirare l'attenzione di un vasto elettorato culturalmente poco attrezzato ed incline a votare con la pancia.

Nota a margine: il fatto che anche Berlusconi dica cazzate ed induca elettori culturalmente poco attrezzati a votare con la pancia è del tutto irrilevante in questa trattazione, giacché si sta parlando del modo di porsi dei competitors "sinistri" e non li si sta confrontando con Silviuccio, il quale entra nel discorso solo in quanto ritenuto - a mio avviso erroneamente, per sopravvalutazione del medesimo e sottovalutazione dell'incapacità intrinseca degli altri - in grado di scegliersi gli avversari.

Io non sono uno specialista, ma suppongo che l'appeal mediatico dipenda anche i) dal numero di minuti di apparizione in TV (generalista) e ii) da quale frase la TV decide di trasmettere traendola dalle tue dichiarazioni. Credo sia possibile trovare dati del minutaggio in siti specializzati, ma io ho trovato solo roba a pagamento e commenti ex-post, che segnalano appunto che Di Pietro ha avuto più spazio  di Bersani - molto più spazio della percentuale dell'IDV.

 Poi l'appeal è soggettivo. A parità di cazzate dichiarazioni io preferisco di gran lunga la pacatezza da contabile padano Bersani allo stile immaginifico e poetico di Vendola. Anzi, faccio outing: a me lo stile immaginifico di Vendola mi irrita proprio tanto. Da un potenziale primo ministro mi aspetto provvedimenti concreti e di "sogni" SB ne ha già dati tanti

 

E tutta questa flemma da popolino romano (ne abbiamo viste tante, una più una meno, non surriscaldiamoci, eccetera) fa ancora più pena.

Questo punto é a mio avviso fondamentale. E' vero: a parità di gravità, ogni nuova cosa che fa BS rileva sempre meno.

E questo vale per tutti, compresi gli oppositori che dovrebbero stargli alle calcagna: non si analizza più la gravità del fatto in sé, che consentirebbe di sbugiardare BS e ridurlo istantaneamente a una merda umana, ma si contestualizza il fatto in discorsi generali che consentono a BS e ai suoi sgherri di tirare a campare parlando di violenza mediatica, toghe rosse, etc. etc.

A dire il vero, penso che questo atteggiamento sia"umano" piú che "italico". Ció non toglie che anche se di per sé esso non é sintomo di degrado della società civile italiana, nel contesto attuale ha contribuito terribilmente a portarla al degrado.

Gabriele, non so se è italico o umano ma una vicenda come questa di ruby/minetti qua negli USA (e immagino in qualunque altro paese progredito) avrebbe terminato la carriera di qualunque uomo politico. Lasciami ricapitolare i fatti come ammessi dai protagonisti della vicenda, quindi al di là di ogni ragionevole dubbio:

1) questa Ruby, 17enne avvenente, sembra essersi recata senza genitori a cena a casa di un potente ultrasettantenne, in compagnia di altre donnine.

2) questa ruby, dopo essere stata accusata di furto, è stata tolta dalle grinfie della polizia mediante intervento diretto di questa minetti su richiesta diretta del potente ultrasettantenne sopramenzionato.

3) la minetti, peraltro, è una bellezza 25enne senza esperienza politica che è stata imposta da berlusconi in una posizione sicura per l'elezione a consigliere regionale lombardo.

Questi fatti, ripeto, sono riconosciuti ed ammessi , in primo luogo dall'ultrasettantenne. Beh, dico, che ci vuole a tirar le somme? Sul serio, siamo in grado di indicare comportamenti simili chiaramente comprovati (non sospetti o cose del genere) che in altri paesi non hanno condotto alle dimissioni?

Sandro, é proprio questo il punto.

Io non dico che quindici anni fa questa vicenda avrebbe messo Berlusconi in ginocchio, ma di sicuro l'opinione pubblica (e molti dei suoi *attuali* elettori, ne sono certo) avrebbe reagito molto peggio di come sembra reagire adesso. Ci vuole tanto poco a tirare le somme, ma la gente ormai non vede gli addendi.

Beh, dico, che ci vuole a tirar le somme? Sul serio, siamo in grado di indicare comportamenti simili chiaramente comprovati (non sospetti o cose del genere) che in altri paesi non hanno condotto alle dimissioni?

C'è già chi ha tirato le somme.

Sallusti ha detto che anche a Kennedy piaceva andare a donne, e che però tutti si ricordano di lui perché era un grande statista e ha fatto grandi cose. Ecco, bisogna ricordare tutte le grandi cose che ha fatto Berlusconi invece di fare del moralismo, che viene da una sinistra che per decenni ha adorato esempi di moralità come Togliatti, che si portò l'amante in Parlamento, o si è infatuata di grandi dittatori sanguinari, tipo Stalin...

 

ha detto che anche a Kennedy piaceva andare a donne, e che però tutti si ricordano di lui perché era un grande statista e ha fatto grandi cose

Kennedy aveva giusto un pelo di maggiore discrezione nel gestire le sue intemperanze sessuali, di cui si è saputo per lo più dopo la morte. E come figura politica è tutt'altro che limpida (basti pensare alla gestione personalistica dei servizi segreti da parte sua e del fratello).

Possiamo anche citare Mitterand, o persino Pericle e le sue etere se ci sentiamo in vena di classicismo, se vogliamo, ma per comportamento e stile Berlusconi assomiglia più a un dittatore africano di serie B che non a un grande statista occidentale.

sinceramente a sentire l'intervista della BBC ad Alessio Vinci (conduttore di Matrix)

http://www.youtube.com/watch?v=ohtMuT2ytUo (minuto 07.30)

mi è tornata alla mente l'infatuazione di molti giornalisti occidentali per il figuro qui sotto descritto (ovviamente con tutte le cautele del caso, i.e. il fatto che l'italia si trovi attaccata al continente europeo...):

http://en.wikipedia.org/wiki/Idi_Amin

anche lui era un gran amico di gheddafi e gli piaceva il bunga bunga.

"During Amin's time in power, popular media outside of Uganda often portrayed him as an essentially comic and eccentric figure. In a 1977 assessment typical of the time, a Time magazine article described him as a "killer and clown, big-hearted buffoon and strutting martinet". For focusing on Amin's excessive tastes and self-aggrandizing eccentricities, the foreign media was often criticised by Ugandan exiles and defectors for downplaying or excusing his murderous behavior. Other commentators even suggested that Amin had deliberately cultivated his eccentric reputation in the foreign media as an easily parodied buffoon in order to defuse international concern over his administration of Uganda."

E questa megalomania, non ricorda qualcuno?

Idi Amin si presentò a Londra, al cospetto della Regina Elisabetta con un grande carico di banane, riferendole che servivano a "Sfamare il popolo inglese".

Ed il paese non insorge. Stavo per scriverci una filippica ieri sera, ma non vale la pena. Il degrado morale degli italiani è spaventoso. Degli italiani, ho detto, non della loro classe politica. Il senso di schifo per gli abitanti di quel paese sta raggiungendo livelli mai visti prima. E tutta questa flemma da popolino romano (ne abbiamo viste tante, una più una meno, non surriscaldiamoci, eccetera) fa ancora più pena.

Concordo pienamente.

Il problema è che chi fa (o dovrebbe fare) opposizione non ha capito il livello che ha raggiunto la società italiana in questi anni. Basta parlare con il grillino, dipietrista, finiano, etc... medio e sembra che tutti gli italiani siano contro Berlusconi. Secondo loro gli unici che lo sostengono sono grandi imprenditori truffaldini, mafiosi, ultraliberisti, speculatori e qualunque altra figura che nell'immaginario collettivo è male assoluto.

Allora mi chiedo: queste persone (anche tanti miei amici, non lo nego) sono mai uscite dalle loro università, salotti, ONG e altre torri d'avorio? Forse la mia visione è distorta, ma parlando con parenti ed amici che vivono nel "mondo reale" (operai, impiegati, commercianti, etc..) sembra che ci sia ancora un'ampio popolo di seguaci di Berlusconi (e della Lega). Parliamo di gente che lo ammira anche, che dice "se fossi in lui, farei la stessa cosa" e che crea gruppi su Facebook.

E, a mio modesto parere, se l'opposizione non capisce ciò, è destinata a fallire. Ho la terribile sensazione che i V-Day, No B-Day, gli schiamazzi di Di Pietro, etc... servano a ben poco. E, per ora, mi sembra che nessuno abbia intenzione di innaffiare l'albero della libertà....

Non saprei dirimere la questione se è SB a scegliersi gli avversari: di certo, volendo, potrebbe farlo (o tentare di farlo). Se poi l'ha fatto davvero, beh non sa proprio scegliere: due volte era al potere, due volte avrebbe scelto Prodi e due volte è stato battuto.

Nel 2006 Berlusconi/La Russa scelsero l'anti Moratti a Milano.

In una città dove il leghismo è forte , dove l'antistatalismo pure convinsero la SX a presentare il prefetto pugliese che era di casa ad Arcore.

Ds e Margherita abboccarono e pensare che avrebbero potuto presentare Sarfatti che un anno prima , a Milano città , aveva preso solo 8000 voti in meno di Formigoni sostenuto da truppe efficientissime ( CL , CdO )

Vorrei sapere quale candidato avrebbe sbaragliato la Moratti se non fosse stato per l' astuzia (!) di La Russa ? Il centro destra a Milano non avrebbe perso neanche se avesse candidato un citofono (dico centro destra ma son quelli che si chiamavano PSI DC più MSI e Lega). Albertini ha vinto le elezioni due volte: la prima praticamente da sconosciuto e quasi senza campagna elettorale, la seconda decisamente senza campagna elettorale, prima avevano candidato Formentini (non esattamente La Guardia) e prima dell'avvento del BS vincevano cognati et similia.

l'ho scritto : Sarfatti

e se leggi tutto il mio post ho anche cercato di motivarlo

non ho però mai detto che avrebbe sbaragliato la Moratti

sicuramente avrebbe ottenuto un risultato migliore di Ferrante e , se sconfitto , sarebbe rimasto in consiglio comunale come è rimasto , dopo la sconfitta e prima della prematura tragica scomparsa , in Consiglio Regionale.

Ferrante ha preferito un incarico chez Ligresti che ha però scucito al PD il nuovo candidato a sindaco per il prossimo anno. 

 

L'avevo letto, la frase era ironica. Veramente, secondo te, la candidatura di Ferrante è stata un'abile manovra berlusconiana per impedire la candidatura di Sarfatti? Dai, e come se l'Inter facesse manovre per incontrare il Pergocrema invece del Fanfulla. Mi sembra dietrologia, io ci vedo solo l'incapacità "spontanea" della classe dirigente del centrosinistra a capire la situazione milanese, nessuna manovra.

PS Ad esempio io trovo che farsi dare il candidato "bostoniano" da Ligresti (come giustamente hai scritto) si rivelerà l'ennesima mossa sbagliata.

Ma siete sicuri...

Enrico 30/10/2010 - 06:42

...che non fosse Checco Zalone che ha dato l'intervista al Sole?

http://www.youtube.com/watch?v=y8uKGYwQio8

Esprimendo un grazie a Sandro Brusco, mi chiedo come ai giornalisti non venga mai in mente di tradurre.

http://espresso.repubblica.it/altan/2137209

 

 

Mi pare incredibile notare quanti punti di convergenza con tremonti abbia questo poetastro. Quel che è certo è che ci avviamo ad un periodo nel quale sarà utile tenere il passaporto pronto.

ci avviamo a? mi pare che siamo/siete/sono dentro da parecchi anni.

Si vabbè, ma dove l'avete comprato Vendola???

Alla festa della pizzica?

Mi censuro altrimenti smoccolo pesante.

Un altro giro di Silvione d'annata, grazie.

 

...che avrei voluto sentir fare a Marchionne:

il settore dell'auto non sta dando segnali forti di declino? Dal declino non si esce riconoscendo e coltivando nicchie ancora redditizie (auto di alta gamma, city car superefficienti e, boh, non saprei, io sono certamente nel gruppo di ritardatari/conservatori nell'adozione delle innovazioni in campo automobilistico)? La maggioranza delle aziende comunque ne esce e il mercato si rimpicciolisce, quale futuro pensa per Fiat? La scarsa appetibilità dell'Italia non è dettata, oltre che dalla rigidità del mercato del lavoro e dalla bassa produttività, anche dalla contrazione più accelerata del mercato?

...che avrei voluto sentir fare a Marcegaglia:

l'Italia manifatturiera si esprime in settori in declino, in maturità (avanzata) o in crescita? se la quota di settori in declino è significativa come si può pensare ad una rinascita? oltre a chiedere incentivi e riduzione della tassazione non si dovrebbe chiedere con forza allo Stato di diventare promotore e forse partner con le Università (Marco Livelli ceo Jobs minuto 27 in poi) nella ricerca? Non ci sono buoni esempi neanche troppo lontani da copiare?

...che mi faccio ingenuamente:

Nella molta confusione e contradditorietà del discorso di Vendola (certo un affabulatore) non ci sono anche barlumi di senso: distretti, innovazione es.? (daccordo magari da soli comunque non bastano).

Cercando di riassumere la mia confusione: la politica è inetta, incompetente, corrotta e sprecona ma i soggetti economici stanno veramente giocando il loro ruolo nel modo migliore?

Ringrazio in anticipo se accetterete questo intervento senza bollarlo come una posizione ideologica chiusa e prevenuta.

 

 

Cercando di riassumere la mia confusione: la politica è inetta, incompetente, corrotta e sprecona ma i soggetti economici stanno veramente giocando il loro ruolo nel modo migliore?

 

 La grande differenza è che è problema loro (o almeno lo sarebbe in un paese capitalistico normale). Se Marchionne perde soldi, prima o poi lo cacciano, come successe a Fresco prima di lui e poi a Cantarella e ad un altro di cui mi sfugge il nome (ma aveva un fortissimo accento  piemontese) In Italia, perdere soldi per le grandi aziende è più difficile, perchè lo stato è sempre pronto ad aiutarle, ma alla fine ce la fanno.

Scusi ma crede proprio che Marchionne non sappia che in Occidente si guadagna solo con le auto di lusso, meglio se con grandi brand?

Scusi ma crede proprio che Marchionne non sappia che in Occidente si guadagna solo con le auto di lusso, meglio se con grande brand?

Al contrario, credo che lo sappia benissimo. E allora mi chiedevo se non fosse quanto meno parziale affermare che dei 2 mld di utile nemmeno un euro è prodotto in Italia. Magari c'entra anche la scelta di posizionarsi sul mercato su un certo segmento, e non un altro, che impone certe scelte strategiche. Assolutamente legittimo.

l'Italia manifatturiera si esprime in settori in declino, in maturità (avanzata) o in crescita? se la quota di settori in declino è significativa come si può pensare ad una rinascita? oltre a chiedere incentivi e riduzione della tassazione non si dovrebbe chiedere con forza allo Stato di diventare promotore e forse partner con le Università (Marco Livelli ceo Jobs minuto 27 in poi) nella ricerca? Non ci sono buoni esempi neanche troppo lontani da copiare?

molti argomenti, veramente. se ho capito bene, la prima domanda è da intendere retoricamente, cioè si pensa che certi settori manifatturieri tradizionali italiani SIANO in declino. un "benaltrista" potrebbe aggiungere che la manifattura tutta dovrà ridimensionarsi, e gli argomenti non mancano.

mah, non so.... ma perchè penso che non lo sappia nessuno. chi segue un grafico di un'attività finanziaria, sempre si convince, dopo studi anche raffinati e complessi, di poter vedere non previsioni puntuali, ma almeno  il dispiegarsi di tendenze che nello storico son così evidenti! :-). basta coprire metà monitor con un foglio di carta (un back test molto casareccio delle nostre intuizioni) per capire che sono apparenze prospettiche fatte a posteriori.

ma, si dirà, le attività finanziarie sono oscure ed imprevedibili, gli operatori quasi dei delinquenti, è un mondo irreale eccecc. invece, nel solido mondo delle imprese è ben possibile prevedere, guidare e programmare, specialmente se a indirizzare ci sono persone non devote al solo profitto a breve , ma che tengono conto degli interessi collettivi, tramite la legittimazione politica. del resto, il caotico meccanismo di mercato è pieno di sprechi, di duplicazioni, di superfetazioni...un buon padre, ragionevole e premuroso, potrà ben stabilire circa quante macchine utensili produrre, di quale qualità e a quale prezzo, per servire una certa zona di mercato. non si dovranno più aprire dieci ditte, per poi doverne chiudere sei e altre due affittarle alle vincenti.

peccato che non funzioni, così! io l'ho presa un po' larga, ma anche il tuo secondo link rimanda ad un istituto di ricerca a capitale misto, dal bel nome tedesco (le righe di fraunhofer!) che sicuramente avrà operato bene, in modo produttivo. osservo però che avrebbe potuto opere male o malissimo, per un periodo infinito di tempo, mancando un metro di giudizio certo. se un ente di ricerca interamente pubblico, dedito alla ricerca di base, forse risponde al giudizio della comunità scientifica, e un'ente privato al parere, e anche all'umore , di quello che ci ha messo i soldi, una società mista potrebbbe avere scuse su tutti e due i fronti. una spirale negativa, insomma.

nella tradizione italiana abbondano purtroppo i carrozzoni, grandi e piccoli, nati con le migliori intenzioni di educare e migliorare specialmente la piccola impresa e questo rende diffidenti verso nuovi investimenti pubblici in settori economici.

 

nella tradizione italiana abbondano purtroppo i carrozzoni, grandi e piccoli, nati con le migliori intenzioni di educare e migliorare specialmente la piccola impresa e questo rende diffidenti verso nuovi investimenti pubblici in settori economici.

Se la diffidenza è verso l'effettiva implementazione ed i risultati ottenuti possiamo essere anche d'accordo, ma l'idea che debba esserci una dimensione di rete nella ricerca è condivisibile?

ma l'idea che debba esserci una dimensione di rete nella ricerca è condivisibile?

ammetto di non avere chiaro il concetto di rete di ricerca. normalmente "rete" è una struttura senza centro, collegata da legami mutevoli, adattativi e spontanei ( i famosi distretti non li ha progettati nessuno). un progetto finanziato dal pubblico non può avere questa forma, al massimo si prova con piccole iniziative intelligenti che possano aggregare, pronti a mollare tutto se non quaglia.

mi sa di essere troppo sbrigativo, sentiamo da chi ne sa di più.

 

l'idea che debba esserci una dimensione di rete nella ricerca

quando un politico pronuncia la parola "rete" è meglio tapparsi il naso perchè puzza di letame. Normalmente non sanno cosa sia una rete. Però è figo (che poi, dai, era figo 10 anni fa'!) e copre bene un sacco di pratiche sconvenienti che avrebbero nomi meno belli.

Nel no-profit hanno cominciato ad organizzare convegni surreali sul tema, per poi passare ai fatti: nei bandi c'è scritto ovunque che per prendere i soldi bisogna fare una bella rete. Risultato lombardo:gli amichetti di compagnia delle opere si prestano vicendevolmente il nome per i rispettivi progetti (oddio anche gli altri si prestano il nome- le buone pratiche si diffondono in fretta- ma hanno una "rete" un po' più piccoletta... it's all about connections!).

Va di gran moda anche a livello europeo. Prova a trovare un finanziamento agevolato per ricerca e sviluppo senza essere parte di una rete...

Ma tanto a noi che c'importa dei finanziamenti agevolati? Basterebbe che ci risparmiassero l'onere di finanziarli...

Va di gran moda anche a livello europeo. Prova a trovare un finanziamento agevolato per ricerca e sviluppo senza essere parte di una rete...

Ma tanto a noi che c'importa dei finanziamenti agevolati? Basterebbe che ci risparmiassero l'onere di finanziarli...

eh, non volevo dirlo io, però quanno cè vo', ccè vo'!

il bello delle fortunate sintesi verbali (le parole che "vanno") è che poi si usano meno, ma non si buttano. vedi la voce:  "territorio" o "sinergia". per cui un convegno sulle "prospettive di imprenditoria sinergica alla rete sul territorio" sarà ricchissimo di finanziamenti, anche se riguarda i ristoranti che servono uccellagione.

in altri tempi, si scandiva " alternativo, autoridotto, fuori dall'ottica del sistema..." che però ha una bella metrica.

come dice altan, ognuno si è rincoglionito coi mezzi della sua epoca, e non c'è da essere invidiosi di quelli attuali.

Va di gran moda anche a livello europeo. Prova a trovare un finanziamento agevolato per ricerca e sviluppo senza essere parte di una rete...

Riguardo i finanziamenti alla ricerca scientifica devo aggiugere alcune informazioni in parte constrastanti con l'ipotesi che ovunque prevalga l'idea di rete.

Nel sistema italiano contano come e' noto le relazioni personali, quindi la capacita' di fare rete, mentre meriti personali individuali e responsabilita' rimangono in secondo piano.  In ossequio a questa scadente e nociva impostazione culturale italiana, i progetti PRIN richiedevano anni fa almeno tot. istituti diversi partecipanti, insomma venivano avvantaggiati i progetti di "rete" e svantaggiati i progetti di un unico o pochi proponenti, i cui risultati avrebbero fra l'altro essere potuti valutati meglio a consuntivo, casomai si fosse voluto farlo (di regola la validita' dei progetti in Italia si valuta solo ex-ante, cioe' al momento della proposta.  La' vanno tutti gli sforzi. Poi e' sufficiente rispettare piu' o meno solo dettagli burocratici, nessuno controlla se si e' fatto quanto promesso.).

Ho notizie meno accurate dei progetti europei, ma anche in quelli venivano un tempo favoriti i progetti "a rete", ma li' almeno c'era una giustificazione meno legata alla strategia relazionale, infatti si volevano privilegiare i progetti che coinvolgevano collaborazioni di diversi Stati.

In tempi piu' recenti c'e' stata un'evoluzione che personalmente considero molto positiva, verso una maggiore responsabilizzazione dei proponenti di progetti.  Lo European Research Council ha programmi di finanziamento, in particolare per giovani ricercatori, dove il proponente e il responsabile e' una sola persona.  In generale viene privilegiato il merito rispetto alla capacita' relazionale di fare rete. 

Stranamente perfino il malandato sistema italiano meritofobico ha almeno in parte recepito questa evoluzione e in anni recenti i progetti PRIN hanno un limite massimo di istutuzioni collaboranti piuttosto che un limite minimo.  Poi immagino la selezione sara' avvenuta coi soliti metodi italiani, come segnala qualche studioso estero serio che si e' lamentato delle telefonate ricevute in qualita' di referee nominalmente segreto con richieste pressanti di concedere la massima valutazione positiva.

Pero' alla fine di tutto non e' che - almeno in ambito scientifico - questa idea malsana della rete sia cosi' dominante nel mondo, fuori dall'Italia.

 

In tempi piu' recenti c'e' stata un'evoluzione che personalmente considero molto positiva, verso una maggiore responsabilizzazione del proponenti di progetti.  Lo European Research Council ha programmi di finanziamento, in particolare per giovani ricercatori, dove il proponente e il responsabile e' una sola persona.  In generale viene privilegiato il merito rispetto alla capacita' relazionale di fare rete.

In effetti è così anche per gli anziani (Senior grants).  I finanziamenti ERC sono concessi ad un "Principal investigator" che è l'unico responsabile. I fondi sono anche trasferibili - seguono cioè il titolare se cambia istituzione. Ho esperienza di domande sia nel "vecchio" sistema a rete sia nel nuovo, ERC ed il  salto di qualità è notevole.

Alberto, mi riferivo a R&D aziendale, dove mi pare ancora più assurda la condizione di raggrupparsi con aziende di paesi diversi. Bella in linea di principio, ma dirigista e, secondo me, campata in aria.

La mia ditta ha già buoni fornitori e le attrezzature che mi servono per la sperimentazione sono piuttosto semplici da realizzare. Per quale motivo devo comprarle in Slovenia o in Austria, piuttosto che a Rovigo o Vicenza. o magari sotto casa, con immaginabilissimi risparmi di ogni genere?

Quando ho bisogno di qualcosa di particolare, so benissimo come cercare partner internazionali (già ho fornitori fuori Italia) e non capisco cosa ci guadagni la UE a forzarmi in quel senso.

Perdipiù dopo tutti i discorsi sui fantomatici "distretti"...come se nascessero per qualche spinta dall'alto e non per la maggiore praticità di fare qualcosa di nuovo quando hai tutti i fornitori a 2 passi.

C'è poi un'altra faccenda che il libro di Michele Boldrin sui brevetti (che ho iniziato a leggere) evidenzia bene (qui a pag. 20): le aziende amano mantenere il segreto sulle innovazioni ed è molto più facile mantenerlo con vecchi partner che non con uno sconosciuto abbordato solo per ottenere quattro soldi da Bruxelles.

...che avrei voluto sentir fare a Marchionne:

......................

Bisogna tener conto che nel 2004 FIAT era cadavere. Non è una giustificazione ma un fatto. Non c'era uno straccio di progetto né un soldo in cassa, anzi debiti tanti. Ristrutturare ed usare quello che si poteva è ciò che è stato fatto. Se punto di debolezza presenta il piano FIAT, esso riguarda la presenza nel Gruppo in estremo oriente dove ha commesso errori nell'individuazone del partner cinese. Rimediato all'errore è in costruzione un impianto da 250.000 auto in Cina. Rimane il problema italiano della scarsa produttività e della rigidità dei contratti. Sottolineo infine che sia in Polonia che a Melfi ed a Termoli, la qualità produttiva è nettamente migliorata con gli ultimi prodotti Alfa che sono a livello volkswagen. 

Mah... certo da Vendola io mi sento molto distante. Nondimeno, voi continuate a sostenere che sia sacrilego anche solo parlare di politica industriale, così offrendone una visione parziale e caricaturale. Ma, soprattutto, storicamente falsa. Qualche tempo fa, qui si sottolineava come l'Italia nn abbia vantaggio comparato nell'eolico perchè non è presente nel settore, senza però chiedersi come mai, ad esempio, la Danimarca invece sia tra i (se non il) top player. La storia è nota e non necessita di essere ripetuta,

http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1881646,00.html

Come bene dice Rodrik in questo articolo, "what determines success in industrial policy is not the ability to pick winners, but the capacity to let the losers go",

http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik42/English

E nn occorre essere pericolosi statalisti per sostenere simili cose, o almeno per provare ad avere una visione nn ideologica e granitica,

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001877.html

 

 

Come bene dice Rodrik in questo articolo, "what determines success in industrial policy is not the ability to pick winners, but the capacity to let the losers go",

http://www.project-syndicate.org/commentary/rodrik42/English

bell'articolo, non troppo lungo :-)

condivido in pieno la frase ritagliata, perchè, secondo me, indica al regolatore di occuparsi di pulire il campo, più che di spendere e spandere in molti fantasiosi modi. non è che manchino lo stesso le controversie su come pulire: rimanendo all'intervento di sabrina vezzani, veniva portato l'esempio di un caso di affitto di azienda, che ha consentito di ridurre il personale e di non pagare i debiti pregressi. è un'istituto abbastanza nuovo nell'ambito delle procedure di fallimento, con notevoli aspetti discrezionali, e sarebbe interessante sapere "come va" in pratica, se va corretto e in che senso.

niente di trascendentale, ordinaria manutenzione normativa che può fare molto male se trascurata, però non ha un grande appeal per il pubblico, per cui da noi si strologa di incentivi  a questo e quello...

per inciso, l'eolico danese non va poi così bene.

Mah... certo da Vendola io mi sento molto distante, per molte delle cose sottolineate nella traduzione. Nondimeno, voi continuate a sostenere che sia sacrilego anche solo parlare di politica industriale, così offrendone una visione parziale e caricaturale. Ma, soprattutto, storicamente falsa. Qualche tempo fa, qui si sottolineava come l'Italia nn abbia vantaggio comparato nell'eolico perchè non è presente nel settore, senza però chiedersi come mai, ad esempio, la Danimarca invece sia tra i (se non il) top player. La storia è nota e non necessita di essere ripetuta,

Se per politica industriale vogliamo intendere finanziare le imprese, cosa che tra l'altro mi pare proprio sia proibita dalla normativa UE anticoncorrenza, credo che piu' che sacrilego sia soprattutto vietata. E non è che sostituendo ad "imprese" altri termini come "filiera", "distretto" o combinazioni varie la cosa migliori. Il Commissario alla concorrenza non si fa certo fregare dall'affabulazione dialettica. Credo sia ammesso solo in aree ufficlialmente dichiarate depresse. Le quali, da quanto vedo in rete, non sono intere regioni ma singole località. Non è lecito quindi fare in Italia queste cose. Se invece si tratta di integrare università e ricerca, coordinare attori pubblici e privati per sostenere l'innovazione ed il trasferimenti di tecnologia, ecco che allora le cose cambiano. In Italia basterebbe cominciare dal grantire la sicurezza, avere una rete efficente di trasporti, liberalizzare poste, telefoni, ferrovie, albi professionali (abolendoli) togliere lacci, laccioli, leggi, leggine, burocrazia. Questa è la vera politica per aiutare l'economia.

Ma bisogna stare molto attenti. I paletti UE sono molto chiari:

“sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.”

la politica industriale si fa con le tasse , con le infrastrutture , con l'istruzione e con una amministrazione pubblica moderna.

la politica industriale si fa con le tasse ,...

D'accordo sul resto ma le tasse?
Piu' politica industriale vorrebbe dire più tasse?
ma piu' di così, cosa si puo' fare?
O intendi dire, riducendole?

Francesco

espressione infelice

tasse=politica fiscale

"Ci sono delle best practice a questo proposito che possono ispirarci. Mi viene in mente, ancora una volta, l'esperienza della Germania, dove noi siamo ormai di casa: nella regione della Baviera, a partire dagli anni novanta è stato intrapreso un percorso chiaro per potenziare alcune importanti tecnologie di base (nuovi materiali, biotecnologie, nanotecnologie), promuovendo nel contempo il trasferimento delle competenze acquisite in questi campi dall' accademia all' industria, stimolando la nascita di nuove imprese e sostenendone la crescita e l' internazionalizzazione. Oggi la regione raccoglie i frutti per questa riuscita partnership pubblico-privata. [..] Su queste filiere l' operatore pubblico dovrebbe svolgere un ruolo di regolamentazione - che non implica un esborso di risorse pubbliche - e un ruolo di coordinamento e stimolo - che invece ne richiede, ma non in misura non sostenibile - canalizzando e aggregando le energie e le risorse del settore privato su progetti che hanno ricadute su tutta la filiera. Questo ruolo di coordinamento e aggregazione di capacità che esistono, ma che sono frammentate nel tessuto produttivo, può essere particolarmente fruttuoso in una struttura produttiva parcellizzata come quella italiana".

 

chi l'ha detto? Alessandro Profumo nella prefazione ad un recente libro, uomo noto per essere intriso di vendolismo statalista.  Io dico solo questo: si può discutere di come farla la politica industriale, si può chiamarla in altro modo se nn piace così, ma non negare che si possa in alcun modo fare in modo costruttivo, come mi pare emerga dalle note all'intervista di Vendola. 

 


Qualche tempo fa, qui si sottolineava come l'Italia nn abbia vantaggio comparato nell'eolico perchè non è presente nel settore, senza però chiedersi come mai, ad esempio, la Danimarca invece sia tra i (se non il) top player.

Ma non sarà mica perchè in Danimarca il vento (oltre che il marcio) c'è, e in Italia no? Vedi "Vele e cannoni" del compianto C.M. Cipolla.

Ma non sarà mica perchè in Danimarca il vento (oltre che il marcio) c'è, e in Italia no? Vedi "Vele e cannoni" del compianto C.M. Cipolla.

qui si sostiene qualcosa di differente

Una valutazione recente, a partire da dati CESI, elaborati da SPS Italia si conclude affermando che la superficie occupata dagli impianti eolici potrebbe essere di 1242 Km2 che corrisponde al 0.4% del territorio italiano che permette di generare 60 Twh di energia che sono circa il 20% dell'energia elettrica consumata in Italia.

 

Sono stato troppo sintetico e mi merito la bacchettata. Quello che effettivamente volevo dire non è che in Italia non si possa sfruttare l'energia eolica, ma che le potenzialità, sebbene non trascurabili, siano limitate.

Se dall'articolo da te citato apri il link che conduce a: Un documento dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA), intitolato "Europe's onshore and offshore wind energy potential" e poi vai alle figure 3.2 "Unrestricted technical potential for onshore wind energy up to 2030, based on estimated 80 m average wind speeds 2000–2005" e 3.5 "Unrestricted technical potential for offshore wind energy in 2030 based on average wind speed data" vedrai chiaramente quali paesi sono vocati e quali no (meno vocati). Considera poi che il documento parla di "unrestricted potential"; non sono sicuro di cosa voglia dire, ma a me viene in mente questo (solo un esempio): http://noalcampoeolicoaisarenas.blogspot.com/

Sicuramente in danimarca c'è più vento (mare del nord) e si possono costuire impianti off shore. Là il mare scende dolcemente a decine di km dalla costa il mare è profondo 15 o 20 metri. Pochi problemi quindi ad ancorare stabilmente un impianto eolico e metterlo "fuori dalle palle" rispetto agli abitanti.

Da noi invece il vento c'è solo in alcune zone della sardegna e della sicilia ma li' in quelle zone il fondale scende ripidamente. 200 o 500 metri a pochi km dalla costa. Nel mediterraneo poi ci sono alcuni piccoli problemi di navigazione ed inoltre sulla terra ferma sono gli stessi movimenti ecologisti a non volere le pale (rumore, uccelli) ... quindi alla fine o passiamo all'eolico di altura (tipo kitegen) oppure è inutile prenderci per i fondelli.

Francesco

Evidentemente in Corea il vento c'è: per un impianto eolico non è un dettaglio...

Comunque l'azenzia parla di solo 20 turbina da 5 MW ciascuna: praticamente uno sputo. Poi si vedrà.

 

Comunque l'azenzia parla di solo 20 turbina da 5 MW ciascuna: praticamente uno sputo. Poi si vedrà.

è un po' diverso: indica la produzione di 5 Mwhours per anno ciascuna. se lavora a piena potenza 1 ora al giorno (media) sono 13,7 kw, altro che 5Mw! di potenza installata per ciascuna torre. circa 18 cv. tutto il parco installato vale quindi 360 cv, diciamo non più di tre motori automobilistici di media cilindrata.

occorre sapere cosa costa questo impianto, gli ammortamenti eccc...come ingombro non ci siamo, 20 torri per piccole che siano occupano più spazio di un posto auto occupato dal generatore equivalente. soprattutto, il generatore equivalente, si accende alla bisogna. ma qui, secondo gli entusiasti delle pale, salta fuori la rete, nella versione "grid" che permette di gestire il tutto miracolosamente.

mah, vediamo.

L'articolo di Reuters non è molto chiaro.

Esistono infatti turbine da 5 MW di potenza di picco, altezza 100m, diametro del rotore 90m. Oltre non si può praticamente andare per problemi di aeroelasticità. Mediamente lavorano 2000/2500 ore equivalenti, cioè alla potenza nominale, all'anno. 200/250 milioni di kWh all'anno.

Poca roba rispetto ai 385.1 miliardi di kWh all'anno consumati dalla Corea del Sud (fonte CIA World Factbook) ma possono essere utili ed economicamente non troppo svantaggiosi in particolare per sostituire o integrare la produzione da gas naturale.

 

Mediamente lavorano 2000/2500 ore equivalenti, cioè alla potenza nominale, all'anno. 200/250 milioni di kWh all'anno.

"Mediamente" è fuorviante. Lavorano (generano elettricità) quando c'è vento; se c'è vento per 1000 ore, lavorano 1000 ore,  se c'è vento per 3000 ore, lavorano 3000 ore etc. Ora in quel posto lí non lo so quanto spesso soffi il vento; se è un posto ventoso vanno bene, altrimenti vanno male.

Ora peró smettiamola di parlare di eolico sennó il professore se la prende con me.

"Mediamente" è fuorviante.

Mi dispiace contraddirti ma l'uso delle ore equivalenti è la prassi nella stima dell'elettricità prodotta nell'arco dell'anno. 

Parte del lavoro degli esperti riguarda proprio la stima delle ore in cui mediamente il vento soffia in determinate zone. Nelle stime che ho fatto io siamo tra le 1500 e le 2500 ore equivalenti. Cioè potrebbe benissimo soffiare 8000 ore ma piano in modo che equivarrebbero appunto a 2000 ore alla potenza nominale. Ciò significa che prese due località, una in cui il vento spira a 30 km/h per 6000 ore reali e l'altra in cui spira per 2500 ore a 60 km/h, non è detto anzi tendo ad escluderlo che la prima località sia meglio della seconda. Eppure è "più ventosa", il vento soffia più spesso. Ma la seconda ha la velocità ottimale che massimizza la produzione e il rendimento.

se è un posto ventoso vanno bene, altrimenti vanno male.

Non è così semplice la questione.

 


L'articolo di Reuters non è molto chiaro.

In the first phase of the development, 20 turbines each with annual capacity of 5 megawatt hours of electricity will be built by 2013 for test...

no, è chiarissimo...probabilmente sbagliato, ma chiaro. deduco dai tuoi conteggi che la potenza nominale sia solo di un Mw? una torre alta 50 metri per avere 1300cv di funzionamento "quando gli pare", smorza gli entusiasmi.

 

smorza gli entusiasmi.

Sono assolutamente d'accordo, con eolico e altre renewables si fa solo produzione marginale, ma io ragiono in un contesto liberalizzato. Mi spiego, alla borsa elettrica ognuno contratta il proprio prezzo e l'eolico può non essere così svantaggioso se riesce a produrre potenza per tot ore equivalenti all'anno.

Naturalmente ne produce poca rispetto alla richiesta totale giornaliera e/o annuale, ma quella poca non è antieconomica. Non tantissimo almeno, anche senza incentivi.

 

Si vedrà. Per il momento non mi viene in mente alcun paese dove la generazione eolica non sia assistita da incentivi più o meno pingui, vuoi sotto forma di feed in tariffs, di certificati verdi o altro. In Italia ad esempio sono cosí elevati che la criminalità organizzato ci si è buttata a pesce; in Corea non so.

in ogni caso, il mio punto non voleva essere in particolare sui "mulini a vento", ma sul fatto che liquidare sbrigativamente la seconda risposta di Vendola e sptutto farne elemento caratterizzante del "vendolismo", mi pareva fuori bersaglio. A meno che nn si voglia, poi, fare anche una parodia di Cameron, ad esempio, 

 

The government also plans to provide £200 million ($325 million) in equity finance for businesses with high growth potential and £200 million for new technology and innovation centers. A new entrepreneur visa will round out the package.In a speech to entrepreneurs and investors the prime minister said “We’re not just going to back the big businesses of today, we’re going to back the big businesses of tomorrow".

http://venturebeat.com/2010/11/04/uk-aims-to-recreate-silicon-valley-in-east-london/?source=facebook

 


 

 

Non ho tempo per una analisi articolata, ma questa mi sembra una character assassination degna di Glenn Beck & co, che prendono un discorso di Obama e gli fanno dire che vuole stabilire in USA la dittatura del proletariato, la sharia e il nazismo, tutto in una botta.

Davvero? A me sembrava (molto) divertente e realistica

Mah, dipende. in alcuni tratti è sicuramente una possibile traduzione del probabile pensiero di Vendola, ad esempio qui:

C'è ancora il "rischio Unione" per il centro-sinistra?
Il rischio è un altro. Che ci si innamori dell'idea di un governo di transizione che congeli tutto fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma un governo che mettesse insieme centro-sinistra e parti del centro-destra per fare le riforme economiche sarebbe un colpo alla democrazia.

[Traduzione] Per me il rischio è un altro, ossia che facciano un governo con maggioranza alternativa all'attuale e che duri fino al 2013. Ricordati che noi siamo al freddo fuori dal parlamento, senza scranni su cui appoggiare i deretani. Qualche posto da consigliere regionale e comunale mica basta. Vogliamo che si voti subito, non m'interessa con che sistema elettorale e chi vince. Tra l'altro, la danza tra radicale e riformista di cui ti parlavo prima la ballo bene per qualche mese, ma se me la fai fare per tre anni mi logoro.

è infatti ragionevole pensare che l'opposizione di Vendola al governo di larghe intese sia per motivi poltronistici (voto = poltrone in Parlamento), piuttosto che per la tenuta democratica della repubblica.

In altre parti invece la traduzione non c'azzecca niente ad esempio qui:

E con la produttività. Perché qui è più bassa che ovunque?
Perché sono asini quelli che non hanno investito in innovazione. Non si poteva pensare che Cina e India avrebbero continuato a produrre mutande e calzini. Lo sa che il gioco più importante dei bambini indiani sono le olimpiadi di matematica? La Cina sforna mezzo milione di ingegneri all'anno e l'India 200mila mentre la maggior parte dei ragazzi italiani di terza media non ha cognizione precisa delle quattro operazioni. Siamo all'analfabetismo di ritorno e Tremonti taglia 8,5 miliardi alla scuola e 1,4 miliardi all'università mentre la competizione sui bassi costi e le scarse tutele sta finendo.

[Traduzione]. Te l'ho già detto, i politici sono più bravi a gestire le imprese. Fate fare a me e vedrete che la produttività va su.

E' chiaro che Vendola con "sono asini quelli che non hanno investito in innovazione" non sta "sgridando" gli imprenditori. Egli invece si sta riferendo a chi gestisce il sistema scolastico/educativo italiano (che non promuove lo studio della matematica, dell'ingegeneria e la lettura), cioè al governo che taglia. In questo contesto la "traduzione" è chiaramente forzata e mette in bocca a Vendola una cosa a cui chiaramente non sta pensando.

per inciso, l'eolico danese non va poi così bene.

mah, certo non è immune dalla crisi. resta il fatto che nello stesso articolo linkato si dice anche che

a meno di un anno dalla chiusura della fabbrica di turbine della danese Vestas, c‘è in programma di aprire un altro centro di produzione proprio a pochi metri dal vecchio stabilimento. Con il significativo nome di Sureblades

in un'altro articolo, inoltre, si afferma  che altri giganti europei dell'energia sono interessati ad investire nel settore

Quasi contemporaneamente arriva infatti la notizia di nuovi investimenti in siti produttivi, per un valore di circa 300 milioni di sterline, da parte dei rivali Ge, Siemens e Gamesa, aziende che fanno concorrenza alla danese.

Scusate, perché tutte le discussioni di politica industriale, in Italia, finiscono sui mulini a vento?

Priorità industriale o metafora del paese?

Per Sabrina: non ho proprio capito il senso delle tue domande.

Chi dovrebbe farle a costoro e per conto di chi?

La prima, se legittima, è una domanda che gli azionisti di FIAT dovrebbero fare a Marchionne, magari per suggerirgli di lasciare l'auto ed investire gli assets dell'azienda su qualcosa d'altro. È questo che suggerisci?

La seconda, se fatta a Marcegaglia, sfonderebbe una porta aperta, ma non condurrebbe a molto. Marcegaglia ha poteri solo in azienda sua di fare quanto suggerisci. Le migliaia di piccole e medie aziende italiane mica le gestisce lei direttamente. A parole, in mille documenti Confindustria, Marcegaglia ti direbbe che è d'accordo, ma non fa una grande differenza alla fin fine. Quindi, di nuovo, a chi è rivolta la tua domanda?

Per parte mia, credo che questa seconda domanda andrebbe, più che altro, rivolta all'università italiana ed a chi la gestisce, docenti universitari in primis, non ti pare?

Quelli incapaci di relazionarsi con le aziende attorno a loro e di offrire qualcosa di utile sono loro, mi sembra. Nessuno impedisce loro di farlo e non c'è bisogno né di Marcegaglia né del ministro per fare ricerca utile alle aziende, vicine o lontane che siano. Se gliela offri le aziende, dice la mia esperienza personale, te la comprano la ricerca utile. Ma occorre anzitutto FARLA la ricerca utile!

Più in generale, sul tema NV:

Per quanto riguarda i sound bites che Vendola emette, tali sono appunto: i sound bites di un affabulatore. Distretti, innovazione, rete, creatività, collaborazione pubblico-privato ... soundbites. Come on ragazzi, come on.

Davvero pensate che la soluzione sia ripetere la parola "distretti", o anche (ri)farli? Da un lato NON li ha fatti il pubblico, si SONO FATTI DA SOLI i distretti (parola di uno che ci è cresciuto dentro!) negli anni '70 ed '80. Infatti, si fecero da soli e CONTRO il pubblico, CONTRO il sindacato e CONTRO le politiche ufficiali di riconversione industriale (al tempo i distretti erano il "decentramento produttivo" dalle grandi concentrazioni industriali, specialmente pubbliche, ed erano il "male" agli occhi di ogni buon economista di "sinistra" italico ... ampia documentazione disponibile per chi non ci credesse!).

Poi sono stati scoperti, quanto stavano tenendo in piede il paese, teorizzati come chissà che prodotto di non si sa bene quale interazione fra pubblico e privato (che i comuni e le provincie qualche volta facevano le fognature, asfaltavano le strade e mettevano i lampioni?) e, ultimamente, persino sussidiati ... sulla via del declino.

Innovazione: occorre farla, l'innovazione. E l'innovazione la fanno sempre, solo ed ovunque la concorrenza e la competenza. Quella è la politica industriale: creare concorrenza, creare competenze, creare un regime fiscale attraente, offrire servizi di qualità, offrire ordine e certezza dei diritti, facilitare l'entrata di imprese esterne al sistema, smetterla di tassare e punire i più bravi, quelli che guadagnano di più, quelli che fanno meglio. Smetterla, smetterla, smetterla di proteggere la mediocrità, lasciare che la mediocrità muoia e vinca chi le cose le sa fare. E comandi, pure. Si': comandi chi sa fare, non chi sa cianciare.

Vediamo se la Emma, alla quale la situazione sempre più folle sembra star dando un coraggio ed una chiarezza che sarebbero stati benvenuti anche qualche anno fa ( transeat: son disposto a perdonarla per i peccatucci del passato) si sveglia completamente ed approfitta del piedestallo su cui sta per parlare al paese. Dico Emma Marcegaglia perché, francamente, non vedo molto altro disponibile (gira una favola "Montezemolo": prego gli dei degli inferi che non succeda ...) e NON sto candidando la signora a voler fare il primo ministro. La sto candidando a "rally the troops and lead" i non molti decenti e capaci rimasti sul terreno, ed across the political spectrum. Perché qui o c'è una "levata in armi" morale e di civiltà da parte nostra (sì, mi autoproclamo sia "decente" che "capace") o davvero finisce male fra non molti anni. La combinazione di degrado istituzionale accelerato e crisi economica cominciano a fare spavento e se l'alternativa sono Vendola e Fini, state veramente freschi.

Emma mi sembra una delle poche figure pubbliche ad essersi resa conto che siete veramente alla frutta e che ha cominciato a dirlo. Dovrebbe fare un salto di qualità, parlare forse meno pro-domo Confindustria (anche se, in questa contingenza, gli interessi di Confindustria e del paese sono oggettivamente allineati nel breve e medio periodo) e più pro-domo Italia. E dovrebbe dirlo, un giorno o l'altro, che è davvero tempo di cacciare la marmaglia cianciante sia a destra che a sinistra e far emergere quel poco o tanto di buono che c'è. Dicendo anche COSA di urgente e radicale va fatto, che neanche quello è difficile. E, magari, potrebbe agire per far tornare dall'estero se non quelli come me, che siam vecchi, almeno le valanghe di 30 e 40-enni che se ne sono andati esasperati e che sempre di più si organizzano e scrivono e si agitano impotenti e frustrati.

End of the Saturday rambling ...

un'altra politica industriale corretta sarebbe sostituire la cassa integrazione con ammortizzatori sociali che non mantengano il legame del beneficiario con l'azienda.

Come nel resto dell'Europa.

Questo disinnescherebbe una volta per tutte il ricatto occupazionale che fa sì che una enormità di risorse siano destinate a tenere in vita aziende decotte e compensare managers incapaci.

Chi dovrebbe farle a costoro e per conto di chi?

beh, magari Fazio avrebbe potuto farne qualcuna ma è un desiderio velleitario lo so.

È questo che suggerisci?

Se la Fiat era "cadavere" (stando a Luzo) si, vorrei che fosse più chiaro a tutti (proprio tutti, per il nostro bene) che anche aziende storiche (collaterali alla politica e profondamente radicate nel sistema Italia) ad un certo punto si trovano fuori mercato (espressione corretta?). Che se scelgono segmenti meno redditizi perchè su quelli solo competono, e male, poi ad un certo punto le scelte strategiche tirano in direzioni precise ed inevitabili e la contribuzione all'utile è solo una parte del problema (non ho motivo di non credere che la supertutela del posto di lavoro sia scivolata verso comportamenti opportunistici, scarsa produttività e che il sistema di scambio con la politica abbia solo che peggiorato le cose). Se Marchionne è la rottura con il passato ci sta che sia chiaro che scelte diverse (smarcarsi dalla politica) comportano conseguenza precise: disinvestire dove il lavoro è meno produttivo. Ci starebbe anche che fosse chiaro che la prolungata scelta, in passato, di connivenza con il sistema (da cui ora ci si sta smarcando) ha reso meno necessario competere attraverso investimenti in ricerca, innovazione, sviluppo del service ecc. e questa è stata una scelta Fiat.

Questo è un problema di comunicazione e di "influenza" della pubblica opinione che dovrebbe toccare per primo chi cerca di scuotere questo sistema (dannoso, paralizzato, medievale si può scegliere a piacere) forse però è troppo chiedere ad un manager canadese di farlo ma fra i manager italiani qualcuno? Per questo chiamavo in causa il ruolo di presidente di Confindustria e il desiderio di sentire oltre alle richieste solite anche richieste insolite. Che effetto farebbe sentir chiedere anzichè incentivi e ammortizzatori: "Tremonti investa nella ricerca!"? La comunicazione fra i soggetti invece mi pare parecchio calcificata sui ruoli classici...

Per parte mia, credo che questa seconda domanda andrebbe, più che altro, rivolta all'università italiana ed a chi la gestisce, docenti universitari in primis, non ti pare?

Quella è la politica industriale: creare concorrenza, creare competenze, creare un regime fiscale attraente, offrire servizi di qualità, offrire ordine e certezza dei diritti, facilitare l'entrata di imprese esterne al sistema, smetterla di tassare e punire i più bravi, quelli che guadagnano di più, quelli che fanno meglio. Smetterla, smetterla, smetterla di proteggere la mediocrità, lasciare che la mediocrità muoia e vinca chi le cose le sa fare. E comandi, pure. Si': comandi chi sa fare, non chi sa cianciare.

Grassetto mio.

Sono d'accordo sul ruolo che le Università dovrebbero/potrebbero avere, le Università in Italia sono statali (stragrande maggioranza). Le due cose (e si può rammaricarsene, o no a seconda) al momento non sono districabili.

Senza un indirizzo di "politica industriale" al più si può sperare che localmente enti, università (minuscolo) associazioni si coordino cercando di far fruttare un tessuto locale di competenze, specializzazioni ed economie... vedremo con quali risultati.

Grazie per le risposte.

 

 

.....disinvestire dove il lavoro è meno produttivo. Ci starebbe anche che fosse chiaro che la prolungata scelta, in passato, di connivenza con il sistema (da cui ora ci si sta smarcando) ha reso meno necessario competere attraverso investimenti in ricerca, innovazione, sviluppo del service ecc. e questa è stata una scelta Fiat

mi riferisco alla parte deltuo post che parla di FIAT. Che la FIAT fosse all'obitorio, puoi tranquillamente credermi. Situazione drammatica. Intanto la trasmissione di Fazio ha fatto conoscere Marchionne e le sue opinioni al grande pubbiico. Quello che ha sinteticamente detto nei limiti delle domande e della trasmissione, Marchionne lo va ripetendo da mesi ed in maniera assai più articolata. Credo di poter dire che il suo ragionamento, oltre a rappresentare una rottura radicale con il pessimo passato di FIAT, potrebbe essere un richiamo forte al paese minato dagli stessi mali che affliggono le prospettive italiane di FIAT. In sostanza Marchionne si riferisce non solo alla prodttività del lavoro negli impianti italiani ma, spero di non dire una castroneria, a quella che si definisce Produttività Totale dei fattori che è fatta di sistema paese, di capitale umano, di burocrazia invadente, fisco da rapina, università malmesse ed ingloba in sé gli altri argomenti di cui hai parlato nel tuo primo post. se ci hai fatto caso, in esito a questo discorso di Marchionne Fazio ha fatto una domanda su un eventuale ruolo politico di Marchionne. Questi temi infatti avrebbero dovutoo essere il pane della politica da molti anni.

Che la comunicazione sia calcificata è un fatto sul quale hai ragione ma attenzione: sarebbe malissimo chiedere a Tremonti di investire nella ricerca se non entro limiti. E comunque questa roba la dice Vendola. Ed è la comunicazione calcificata e conformista che rende difficile capire insieme all'assenza del dibattito pubblico che pure sarebbe necessario per tentare di caire come uscire da questa crisi.

--- Una cosa che mi ha stupito del dibattito seguito alle affermazioni di Marchionne , ed in particolare a quella secondo cui non un euro dei due miliardi di margine operativo previsto per il 2010 proviene dall'Italia , è che nessuno si sia chiesto come il risultato "italiano" sia stato isolato. 

Non penso abbia semplicemente considerato i Ricavi netti meno le spese "italiani" : sarebbe stato facile ma considerato che la gran parte delle attività corporate e la ricerca sono concentrate in Italia il risultato mi parrebbe scontato.

A questo punto ho incominciato a chiedermi cosa abbia considerato.

Anzitutto ha considerato solo Fiat Auto ( 57% dei ricavi comprendendo Ferrari e Maserati ) oppure tutto il gruppo?

Ha considerato i ricavi delle produzioni italiane ed il loro costo e gli altri costi in proporzione al ricavo?

Anche in questo caso il risultato non mi stupirebbe sia per i problemi che ha denunciato ma sopratutto per l'assetto produttivo che FIAT ha istallato in Italia e per il suo utilizzo.

Gli stabilimenti sono troppi e troppo piccoli ( < 10000 dipendenti , VW in Germania ne ha due con quasi 50000 ) , la saturazione massima progettata ( 12 turni 57% - 12 turni ) e la saturazione reale ridotta da un 30% di CIG è da bottega artigiana.

In queste condizioni puo fare profitto uno stabilimento di Ferrari o Rolls Royce ma non uno di Panda o anche Stilo.

Gli stabilimenti italiani sono praticamente stabilimenti buffer ( grazie alla CIG ) e difficilmente possono esprimere redditività ( anche se la CIG è pagata da tutto il resto dell'industria )

Questa situazione mi fa credere che per FIAT sia conveniente lasciare l'Italia e che questo sia il vero piano di Marchionne.

 

Se qualcuno puo illuminarmi su cosa si basa l'affermazione di Marchionne sarò molto felice.

 

--- Durante la trasmissione ha anche parlato di un piano di 20 miliardi di investimenti che farebbe in Italia entro il 2014.

A me sembra poco credibili se si considera il livello di investimenti passato per tutto il gruppo FIAT AUTO

Negli ultimi due anni sono stati investiti in hardware worldwide 2,5 miliardi ma come fa a investirne 20 solo in Italia in 4 anni?

Implementare gli investimenti richiede personale qualificato : dove lo trova in così poco tempo.

E dova trova le risorse : raddoppia il debito o aumenta il capitale : in questo caso cosa ne pensano gli Agnelli?.

Notare come FIAT capitalizzi oltre il 70% delle spese di R&D.( perché vuol pagare più tasse? )

Mah?

 

 

 

 

 

Non so, il discorso mi è sembrato con alcuni contenuti condivisibili e dei dati da vergognarsi (le varie classiffiche) ma con un tono piuttosto da verità in tasca ("mah guardi...") e soprattutto alcuni passaggi non molto convincenti (dal "così fan tutti" -prestiti e finanziamenti anche in USA ed EU- all'azienda che ha ripagato il suo debito che però era un'azienda cotta, dalla volontà di cambiare perchè le risorse ci sono all'azienda farebbe meglio senza l'Italia...). Il tema della Produttività (maiuscola) si poteva scorgere ma con grande attenzione e con una predisposizione molto favorevole ad ascoltarlo quindi per tutti gli altri era chiaro che sarebbe emersa la provocazione. Non credo sia stato ingenuo.

I limiti debbono esserci per qualsiasi cosa, identificarli e concordarli fa parte del dibattito pubblico fra i diversi stakeholder. Che il dibattito machi del tutto o sia parodistico siamo daccordo.

chiamavo in causa il ruolo di presidente di Confindustria e il desiderio di sentire oltre alle richieste solite anche richieste insolite. Che effetto farebbe sentir chiedere anzichè incentivi e ammortizzatori: "Tremonti investa nella ricerca!"?

Intendi dire cose come queste?

Per il resto, quoto Michele al 100%. Con un caveat, per quanto riguarda Confindustria, che conosco benino: dobbiamo recuperare la nostra identità e smarcarci da vincoli derivanti dalla presenza di soggetti che nulla hanno a che fare con essa, ed i cui interessi non sono i nostri (né quelli del Paese, ovviamente) perché la proprietà - od anche solo la partecipazione - pubblica influisce pesantemente.

Purtroppo è tutt'altro che facile, per il banale motivo che da tali pseudo-mega-aziende, operanti in condizioni di protezione (talvolta con legislazioni ad hoc, si veda ad esempio Poste Italiane) e collateralità con la politica, provengono ingenti risorse sotto forma di contributi associativi. Ciò consente loro di incidere nelle scelte, talvolta anche in modi che non voglio dire qui, ma che mi bruciano personalmente. Io conto nulla, si sa. Come tutti gli associati che non volevano tale commistione, non posso che dire - anche con una certa rabbia - che si aveva ragione già allora ed ancora oggi l'evidenza è lapalissiana: urge la ridiscussione della rappresentanza, tema che è fonte di tanto mal di pancia tra i "piccoli" e che esce quasi in ogni discussione a porte chiuse.

dobbiamo recuperare la nostra identità e smarcarci da vincoli derivanti dalla presenza di soggetti che nulla hanno a che fare con essa, ed i cui interessi non sono i nostri (né quelli del Paese, ovviamente) perché la proprietà - od anche solo la partecipazione - pubblica influisce pesantemente.

Purtroppo è tutt'altro che facile, per il banale motivo che da tali pseudo-mega-aziende, operanti in condizioni di protezione (talvolta con legislazioni ad hoc, si veda ad esempio Poste Italiane) e collateralità con la politica, provengono ingenti risorse sotto forma di contributi associativi. Ciò consente loro di incidere nelle scelte, talvolta anche in modi che non voglio dire qui, ma che mi bruciano personalmente.

ben detto, fratello!

(ecco un vantaggio certo dell'usare uno pseudonimo scemo: nella normale corrispondenza mai mi sarei permesso un tono simile)

Il finanziamento per la ricerca e l'innovazione, puntualizza il numero uno degli industriali, "puo' avvenire attraverso il credito d'imposta: si tratta di un miliardo di euro e abbiamo condiviso come fondamentale lo stanziamento da parte del governo. Siamo convinti che questo sia lo strumento giusto e automatico e siamo anche disposti a discutere con il governo i controlli contro le truffe"

"un gap significativo del nostro paese ma bisogna fare passi in avanti veloci. Questa rete per l'innovazione - sottolinea - diventerà strutturale. Creeremo competenze sul territorio, borse di studio per i giovani ricercatori e lavoreremo anche con le banche. Definiremo un piano per la ricerca e l'innovazione che si svilupperà a medio termine per stabilire dove investire creando una governance efficace in ogni regione perché oggi ognuna ha un suo regolamento diverso. Nel futuro - prosegue Marcegaglia - dovranno esserci strumenti identici su tutto il territorio nazionale"

Marcegaglia dalle agenzie (grassetto mio).

Riassumendo: uno strumento di finanziamento automatico per colmare un gap in innovazione e ricerca, volontà di costruire una rete con una governance efficace, sensibilità al tema dei controlli contro le truffe, con la prospettiva di omologare gli strumenti nel futuro (medio termine) il tutto attraverso il fondamentale stanziamento del governo tramite il credito di imposta...

Mah, mi suona come un modo di chiedere aiuto (certo per qualcosa che serve...) per poter arrivare a condizioni di operatività minima (si parte da -x e si vuole arrivare a 0) promettendo di fare bene... qualcosa di un po' diverso da un Paese che cerca di investire per costruire un futuro (lungo termine) economico di crescita e sviluppo. Un po' come preoccuparsi di come permette agli aspiranti studenti di azzerare debiti formativi per iscriversi ad una laurea specialistica anziché preoccuparsi di progettare corsi (scuole) di dottorato, e dipartimenti che li ospitano, di eccellenza e competitivi sulla scena internazionale.

Faccio un passo indietro: se si accetta l'idea che gli interessi privati debbono essere in qualche modo coordinati per poter prosperare e non cannibalizzarsi (Confindustria è una struttura di rappresentanza che coordina gli interessi dei singoli?) i giochi che si possono mettere in piede (è parlo proprio di giochi -boardgame- non di teorie perchè non ne so..) restano della categoria della cooperazione: si vince tutti contro il banco (si resta un Paese sviluppato -ammesso che ancora lo siamo).

Le regole e le strutture di gioco implementabili restano un numero indefinito, personalmente credo che ignorare il peso che il sistema di istruzione pubblico, le Università, gli enti locali hanno ed il ruolo di partecipazione che potrebbero svolgere sia come partire in salita lungo una strada sterrata con un convoglio di mezzi pesanti ognuno con un pezzo di treno per poterlo ricostruire dopo il monte...

Senza un indirizzo di "politica industriale" al più si può sperare che localmente enti, università (minuscolo) associazioni si coordino cercando di far fruttare un tessuto locale di competenze, specializzazioni ed economie... vedremo con quali risultati.

ho guardato con interesse il link da te indicato e, a occhio, siamo vicini di casa :-). però del tecnopolo alla manifattura tabacchi di bologna, inaugurato l'anno scorso, per ora si ricorda la gestazione elefantiaca,  almeno una dozzina d'anni, con sostanziali rimaneggiamenti in corso d'opera e la sparizione, al momento del conto, della locale confindustria. l'elenco dei soci pubblici attuali sembra poi fatto "col cappello in mano" a raccogliere l'obolo. l'area sipe-nobel in quel di spilamberto se la passa peggio e probabilmente sarà solo l'occasione di altri fiumi di parole.

una trentina di anni fa, il sindaco (giovane, passabilmente istruito) della mia cittadina ebbe a dichiarare che il futuro anche per noi paesani, dediti ad attività "mature", sarebbe stato nei semiconduttori. così, " a schiocco di dita", bastava pensarci per tempo :-)...ecco, se posso limitarmi a questi bozzetti impressionistici, questo è quello che va evitato: il dirigismo più o meno velleitario, che la dimensione locale rende ancora più grottesco. si spenda cioè il soldo pubblico in istruzione ed educazione, anche civica, e in ricerca di base, ma senza pensare a servire o ad indirizzare i settori economici eccecc

aggiungo solo che non credo affatto all'ineluttabilità del "declino" italiano, per fattori geopolitici o per tare genetiche (le nostre sono cattive abitudini, che si possono anche perdere) non penso  però che la via d'uscita passi per una "politica industriale" attiva e spendacciona.

La cosa più seccante del nostro paese, oltre alla classe politica che sembra senza idee (e Vendola è il Veltroni in salsa comunista, farebbero meglio uno a scrivere poesie e l'altro al cinema a guardare film) è il fatto che non si capiscano mai, e dico mai, i veri termini delle questioni.

Pongo delle domande semplici a MB sperando che almeno lui (visto che ormai è passato alla satira) dia delle risposte chiare.

1) Cosa differenzia il gruppo Fiat dalla Wolkswagen o dalla Toyota?

2) I salari reali degli operai tedeschi e giapponesi sono più bassi? Fanno meno ore di sciopero? Si assentano di meno?

3) Il maggior valore aggiunto degli operai tedeschi e giapponesi dipende dal loro lavorare sodo, dal non assentarsi, o dal valore del prodotto Wolkswagen o Toyota?

4) E' vero che questi marchi hanno investito di più in questi anni rispetto alla Fiat?

5) Questi marchi producono auto più affidabili e tecnicamente più efficienti?

6) In tutto questo cosa centrano il diritto allo sciopero o alla malattia? Veramente la Fiat si trova in difficoltà competitiva per queste ragioni?

7) Questi marchi hanno, al giorno d'oggi, delocalizzato di più della Fiat oppure sono in linea tra di loro?

In sostanza, qual è il problema della bassa produttività dell'industria (e quando si parla di competitività si parla solo di industria, cioè dei beni commerciabili e delle partite correnti) italiana?

 

Non posso conoscere i dettagli, ma qualche problema tipicamente italiano ci deve essere: la Volkswagen produce l'Audi A1 in Belgio, la Nissan in UK etc.

Quindi se la colpa fosse solo dell'incapacità della dirigenza Fiat, l'Italia avrebbe almeno qualche impianto di altri costruttori, e invece ciccia.

Fuori dal settore auto la situazione non deve essere molto diversa, visto che ci sono aziende che delocalizzano in Svizzera: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/5953... e non credo che gli operai svizzeri siano pronti a lavorare per una ciotola di röstli...

Da http://www.doingbusiness.org/rankings un dato al volo per capire perche' l'Italia e' uno Stato arretrato e poco civile che costituisce un handicap per chi ci lavora e compete con imprese tedesche e giapponesi:

Classifica degli Stati per facilita' di far rispettare i contratti di diritto privato (Enforcing contracts Procedures, time and cost to resolve a commercial dispute):

[...]
6 France
7 Germany
8 USA
[...]
18 China
19 Russia
20 Japan
21 Moldova
22 Belgium
23 UK
[...]
155 Madagascar
156 Italy
157 Kosovo
[...]
182 India
183 Timor Leste

Credo che questa classifica spieghi piu' di mille altri discorsi le cause della stagnazione italiana. Penso che sia da qui che si dovrebbe partire.

non mi piace questo modo di fare.

ci sono 10 indicatori e lei prende quello in cui l'italia va peggio, per dimostrare la sua tesi...

prendiamo invece l'indicatore in cui l'italia va meglio: 29° posto mondiale mentre la Germania è solo 35° in "closing a business"...

Ragazzi, vi ringrazio per le risposte (soprattutto per la tabella sugli indicatori economici), ma nessuno ha risposto alle domande.

La minore produttività italiana dipende degli scioperi e dalle malattie oppure da altro?

Oltre alla semplificazione amministrativa, che è ovvio che vada fatta, in Italia sembra esserci sempre uno scontro tra due chiese senza mai sapere chi ha ragione.

Marchionne ha posto la questione del superamento del contratto collettivo nazionale e della messa in discussione del diritto di sciopero e del diritto alla malattia.

La domanda è questa: se questi tre diritti venissero superati (o cancellati, questione meramente linguistica) la produttività, cioè il Pil pro capite per ora lavorata, aumenterebbe o no? Se si, perchè?

 

A spanne (di un metro) mi sembra che sia tutto da rifare, inclusi certi scioperi e certe malattie.

 

La domanda è questa: se questi tre diritti venissero superati (o cancellati, questione meramente linguistica) la produttività, cioè il Pil pro capite per ora lavorata, aumenterebbe o no? Se si, perchè?

diciamo che gli storici dell'antichità, del medioevo e del Sud degli USA prima della guerra civile concordano sul fatto che la schiavitù e la servitù della gleba non sono molto produttivi... :-)

 

 

diciamo che gli storici dell'antichità, del medioevo e del Sud degli USA prima della guerra civile concordano sul fatto che la schiavitù e la servitù della gleba non sono molto produttivi... :-)

diciamo che hai scritto una solenne sciocchezza, almeno per la schiavitù nel Sud degli Stati Uniti, dove è possibile misurare la produttività prima e dopo l'abolizione

Una domanda terra terra: ma è legittimo pensare che anche con la teconologia e i metodi di produzione attuali la schiavitù sarebbe più produttiva?

Dipende dal tipo di tecnologia. Gli schiavi erano molto più produttivi dei lavoratori liberi nella coltivazione del cotone negli Stati Uniti del Sud  perchè era un'attività che si prestava ad una divisione in compiti semplici e facilmente sorvegliabili (in primis la raccolta), con significative economie di scala. Alcune tecnologie moderne hanno queste caratteristiche (forse la catena di montaggio) altre no.

qualcuno c'ha provato in un contesto di storia alternativa:

 

 

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Domination

 

può essere...il paragone non era tra prima e dopo, era con il lavoro libero del Nord

Il paragone è difficilissimo: ci sono troppe differenze. Molti studiosi  ci hanno provato, senza giungere ad una conclusione univoca. Ma il paragone corretto, per giudicare dell'efficienza economica della schiavitù, è fra prima e dopo l'abolizione - le stesse persone che producono la stessa cosa. E' un perfetto natural experiment come dicono gli economisti. E la produttività sotto la schiavitù era molto superiore (dell'ordine del 30-40%). Gli storici hanno dibattuto a lungo, senza giungere a conclusioni accettate, del contributo del maggior numero di ore di lavoro e delle economie di scala (organizzazione del lavoro in gruppi con una rigida divisione del lavoro)

Allora la soluzione ai problemi della Fiat mi pare scontata. Gia' abbiamo Nerone al governo, ripristiniamo anche la schiavitu', la produttivita' aumentera' e la Fiat potra' tornare a fare utili in Italia.

Grazie Severini, i commenti come i tuoi fanno ricordare (nel caso uno se lo fosse scordato) la differenza fra un serio ed onesto intellettuale ed un agit-prop da quattro soldi.

Sono anche molto intelligenti, pieni di conoscenze ed aiutano veramente la gente a capire cosa succeda.

Grazie, di cuore.

Grazie Boldrin, cosi' mi lusinga...

Scherzi a parte, non vorrei passare per un agit-prop di Vendola (niente di piu' lontano, personalmente condivido quasi tutto quello che ha detto Marchionne). So bene di non avere competenze nel campo dell'economia utili ad arricchire il dibattito. Con il mio intervento volevo solo far notare come la discussione avesse preso una china strana: qualcuno (non io) ha collegato provocatoriamente la perdita dei diritti dei lavoratori con la schiavitu', e qualcun altro si e' preso la briga di analizzare l'efficienza economica della schiavitu' e se la produttivita' negli Stati confederati del Sud fosse minore o maggiore prima della guerra di secessione. Ammettiamo che si dimostri che il sistema della schiavitu' fosse piu' produttivo, che risposte ne traiamo ai problemi di oggi? Le sembra quella una discussione utile?

Tutte le discussioni che riportino fatti accertati sono utili.

La ricerca in questione, btw, ha fruttato il premio nobel a Robert Fogel nel 1993 (ed io continuo a protestare perché non lo diedero a Stanley Engerman, suo coautore e mio insegnante, ma quella è un'altra storia). Trattasi di una ricerca di grande rilievo. Ah, prima che lei faccia la stessa figura che fece Beniamino Placido al tempo, Bob Fogel è sposato da sempre con una signora nera, discendente di schiavi ovviamente.

Il punto è che l'osservazione di Giovanni È corretta e chiarisce i fatti. Permette anche, e questo È rilevante per il caso FIAT, di capire e sottolineare che la retorica dello schiavismo che FIOM e compagnia usano è fuori luogo e che il dibattito andrebbe impostato altrimenti, evitando appunto certi toni assurdi e puramente polemici. Se si vuole tirare in mezzo lo schiavismo, meglio almeno farlo a ragion veduta sapendo cos'era, cosa implicava, eccetera.

Il suo intervento mi sembrava iscriversi nel gruppo di quelli che vogliono fare solo polemica con argomenti retorici (vede, BS e' un pessimo figuro ma NON e' Nerone ...) . Se quella non era l'intenzione, meglio e siam contenti tutti. Caso chiuso.

Giovanni Federico ha solo chiarito un fatto storico.

La verità, come diceva qualcuno morto in un carcere fascista, è rivoluzionaria.

Per quello mi piace, sempre e comunque.

tanto per alleggerire l'argomento a me questa discussione ha ricordato il ( GRANDE ) Randy Newman:

We're rednecks, rednecks
And we don't know our ass from a hole in the ground
We're rednecks, we're rednecks
And we're keeping the niggers down

Now your northern nigger's a Negro
You see he's got his dignity
Down here we're too ignorant to realize
That the North has set the nigger free

Yes he's free to be put in a cage
In Harlem in New York City
And he's free to be put in a cage on the South-Side of Chicago
And the West-Side
And he's free to be put in a cage in Hough in Cleveland
And he's free to be put in a cage in East St. Louis
And he's free to be put in a cage in Fillmore in San Francisco
And he's free to be put in a cage in Roxbury in Boston
They're gatherin' 'em up from miles around
Keepin' the niggers down

:-))

Molto acute le parole di Randy Newman. La schiavitu' puo' rimanere anche quando e' stata formalmente abolita.

Sono lieto che questa discussione mi abbia fatto scoprire Fogel. Cercando su wikipedia (che come fonte e' quella che e' ma e' meglio di niente) ho trovato informazioni sull'opera che gli valse il Nobel:

Fogel's most famous and controversial work is Time on the Cross, (1974) a two-volume quantitative study of American slavery co-written with Stanley Engerman. In the book, Fogel and Engerman argue that the system of slavery was profitable for slave owners because they organized plantation production "rationally" to maximize their profits. Due to economies of scale (the so called "gang system" of labor on cotton plantations), they argued, Southern slave farms were more productive, per unit of labor, than northern farms. The implications of this, Engerman and Fogel contended, is that slavery in the American South was not going away on its own (as it had in some historical instances such as ancient Rome) because, despite its exploitative nature, slavery was immensely profitable and productive for slave owners. This contradicted the argument of earlier Southern historians.

A portion of Time on the Cross focused on how slave owners treated their slaves. Engerman and Fogel argued that because slave owners approached slave production as a business enterprise, there were some limits on the amount of exploitation and oppression they inflicted on the slaves. According to Engerman and Fogel, slaves in the American South lived better than did many industrial workers in the North. Fogel based this analysis largely on plantation records and claimed that slaves worked less, were better fed and whipped only occasionally—although the authors were careful to state explicitly that slaves were still exploited in ways which were not captured by measures available from records. This portion of Time on the Cross created a fire-storm of controversy, although it was not directly related to the central argument of the book—that Southern slave plantations were profitable for the slave owners and would not have disappeared in the absence of the Civil War. Some criticisms mistakenly considered Fogel an apologist for slavery. In fact, Fogel objected to slavery on moral grounds; he thought that on purely economic grounds, slavery was not unprofitable or inefficient as previous historians such as Ulrich B. Philips had argued.

Evidentemente nei commenti del dibattito non avevo colto che c'e' differenza tra discutere di schiavitu' 'on moral grounds' e discuterne puramente da un punto di vista economico, e questa e' la ragione prima del malinteso.

Mi e' anche chiaro che in certe circostanze anche quando non c'e' formalmente la schiavitu' e' in pratica come se ci fosse, e anzi le condizioni dei lavoratori possono essere pure peggiori. Infine mi e' chiaro che - quando finche' economicamente vantaggiosa - la schiavitu' tende a permanere - indipendentemente dalle sue implicazioni etiche.

Su queste basi vorrei solo fare una domanda, ma senza alcuno spirito polemico, solo per capire meglio. Assumendo che in un certo contesto storico un certo modello di organizzazione del lavoro massimizzi la produttivita' e la ricchezza globalmente generata, ma che questo modello sia fondato su basi moralmente discutibili, come la schiavitu', dovrebbe essere compito di una societa' quello di deliberatamente imporsi un altro modello meno produttivo, meno economicamente vantaggioso, ma piu' eticamente accettabile anche se questo significa avere un livello globale di ricchezza sub-ottimo? Oppure bisogna cercare di massimizzare questa quantita' in ogni modo?

La domanda è questa: se questi tre diritti venissero superati (o cancellati, questione meramente linguistica) la produttività, cioè il Pil pro capite per ora lavorata, aumenterebbe o no? Se si, perchè?

 

Aumenterebbe, ovviamente, perchè la manodopera sarebbe utilizzata in maniera più efficiente - p.es. adeguando i turni di lavoro alla domanda immediatamente e senza il permesso preventivo dei sindacati. Uno può domandarsi casomai se il gioco valga la candela - se questi diritti valgano di più del possibile aumento del PIL o se è possibile trovare un compromesso, come poi sembra voler Marchionne e così via.

Ma per quello non ci sono già i contratti a termine, che erano, comunque, già previsti dalla disciplina precedente alla liberalizzazione per i "picchi di produzione" o per le "produzioni stagionali"? L'abolizione del contratto collettivo nazionale suona più come un modo per ridurre gli stipendi reali frammentando la forza contrattuale della parte debole del contratto di lavoro che altro.

Nessuno ha dati sui tassi di assenteismo, di sciopero delle aziende concorrenti alla Fiat?

Inoltre nel caso Fiat non mi sembra che la questione dei "turni" sia stata dirimente, essendo tutte le sigle sindacali favorevoli ai 18 turni settimanali.

Infine, l'assenteismo e lo sciopero possono incidere sulla quantità totale della produzione, cioè sull'utilizzazione degli impianti ma non sulla produttività (Pil per lavoratore per ora lavorata).

In Italia si lavora (OECD 2004, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/64/Yearly_working_time_2...) 1523 ore l'anno (in media), più che in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Norvegia, Svezia e Olanda.

Ovviamente in Polonia si lavora 1984 ore l'anno (secondo posto) ed in Corea del Sud 2390 (primo posto), ma se sono questi i paesi con cui confrontarsi, il problema non è solo italiano ma europeo.

E' questo che non risco a capire. Si parla di produttività e si propongono ricette per aumentare la produzione (le ore lavorate). Devo desumere che nessuno, Marchionne compreso, ha proposte sul come aumentare la prima e non soltanto la seconda?

Scusami Nikola, ma non hai ben compreso: Marchionne non parla di aumentare le ore di lavoro, ma di cambiare le turnazioni per usare al massimo gli impianti (far produrre di più a parità di fattori produttivi, ovvero produttività).

Da questo punto di vista uno sciopero, sia pure parziale, all'interno dello stabilimento, può far crollare la produttività dell'intero stabilimento, idem per l'assenteismo. Ti faccio un esempio facile, facile, così capisci: si movimentano le lastre tramite carrelli ("muletti"), c'è uno sciopero,oppure assenteismo elevato nel reparto carrellisti, anzichè 20 muletti se ne usano 10, lo stabilimento praticamente lavora a metà potenziale, la produttività è al 50%. Così e più chiaro ?

 

Marchionne ha posto la questione del superamento del contratto collettivo nazionale e della messa in discussione del diritto di sciopero e del diritto alla malattia.

Proprio per niente. Ha messo in discussione l'abuso di assenteismo motivato su certificati medici falsi e la calusola di salvaguardia che lascia libero ognuno di scioperare a proprio comodo indipendentemente dal suo sindacato.

Ragazzi, vi ringrazio per le risposte (soprattutto per la tabella sugli indicatori economici), ma nessuno ha risposto alle domande.

Io non ho risposto puntualmente alle domande perche' erano indirizzate a Michele Boldrin.

Senza rispondere direttamente alle tue domande, ti riassumo che secondo me la ragione principale del fallimento italiano e' lo Stato che intermedia il 43-47% del PIL distruggendo ricchezza, in modi diversi che si possono esemplificare nel super pagare i parrucchieri in Parlamento che poi producono servizi netti pari ad un parrucchiere pagato 4 volte meno, e pagare per spese di giustizia come o piu' di Germania e Francia, ma provvedendo invece servizi di livello africano sub-sahariano.  Tutto quello che lo Stato italiano corrompe o con cui lo Stato e' in vario modo colluso (le grandi imprese, le piccole imprese che fanno commesse pubbliche) funziona a livelli che sono intermedi tra l'Europa oltre le Alpi e il Nordafrica, in alcuni casi peggio anche del Nordafrica. La parte d'Italia meno contaminata dallo Stato (piccole e medie imprese aperte alla competizione internazionale) sono di qualita' quasi europea, con punte di eccellenza.  Lo Stato a sua volta e' espressione della cultura e della societa' italiana, quindi non sara' per nulla facile trovare una soluzione, e fonda il suo consenso sulla spesa clientelare e sul grande numero di sinecure e quasi-sinecure statali che finanzia pagando tanti salari pubblici (senza dimenticare le consulenze).

Si potrebbe poi sviscerare nei dettagli come e perche' lo Stato spende male i soldi dei contribuenti (che, ripeto, sono pro-capite di importo paragonabile a quanto spendono gli Stati europei civili di oltre le Alpi, quelli che sono al nei primi 25-30 Stati al mondo per garantire i diritti civili economici dei loro cittadini). Ma questo te lo fascio come esercizio da fare a casa...

Non è questione di "prendiamo", come se fosse un giochino di società.

Tu immagina di aver risparmiato qualche euro e di avere un'idea che speri possa diventare un business. Non lo dico così per dire. Mettiti lì, chiudi gli occhi e immagina che per 5-10-15 anni tu hai evitato vestiti costosi, vacanze costose, hai fatto in modo da mettere da parte qualcosa ogni mese e ora, avendo in testa un'idea che ti frulla da mesi o anni e che continua a sembrarti sensata nelle simulazioni che continui ossessivamente a fare dentro il tuo cervello, stai decidendo che sì, vale proprio la pena giocarti tutto, fino all'ultimo euro per provare a metterla in pratica.

Sei pieno di dubbi, con amici e parenti che ti dicono di non lasciare il lavoro da dipendente che stai facendo. Non sai quasi niente di economia e cerchi di immaginarti quante cose potranno andare male.

Posto che la tua idea non dipenda dalla collaborazione di gente che conosci dove hai operato finora (en passant, questo è un fattore che molti tendono a dimenticare quando valutano le ragioni per cui nascono i cosiddetti distretti o non tutte le aziende emigrano da posti come l'Italia...chiusa parentesi) e che tu sappia come muoverti in qualsiasi paese straniero, consideri più rilevante la facilità con cui riuscirai a farti pagare da un cliente imbroglione (che SICURAMENTE  prima o poi ti capita) o quella con cui riuscirai a chiudere la tua bella impresa una volta che scoprirai che hai sbagliato tutto e che come imprenditore fai schifo?

consideri più rilevante la facilità con cui riuscirai a farti pagare da un cliente imbroglione (che SICURAMENTE  prima o poi ti capita) o quella con cui riuscirai a chiudere la tua bella impresa

Credo che Valerio avrebbe dovuto piu' esplicitamente chiarire che il suo commento era puramente umoristico.  Se non lo era, allora lo trovo scontertante anche piu' di quanto lo abbia trovato tu...

sì infatti.

più che altro non capisco quel 165° posto degli svizzeri nella "protezione degli investitori".

mah.

 

prendiamo invece l'indicatore in cui l'italia va meglio: 29° posto mondiale mentre la Germania è solo 35° in "closing a business"...

Perfetto. E' più facile chiudere un'azienda in Italia che in Germania. Molto rassicurante

Vero? Non è inquietante? Si riesce a fare meglio solo nelle cose peggiori...

P.S.

la scarsa facilità nel fare impresa in Italia, non giustifica la cattiva abitudine di andare a scegliersi come esempio, tra tutti quelli disponibili, il dato che più conferma la propria tesi, invece di quello medio o uno preso a caso...

Non è una questione dappoco, verosimilmente è uno dei limiti più gravi all'appetibilità di investimenti in Italia. 

Riprendo il commento già proposto alla stessa notizia in "La Governance conta" in settembre:

"Il dato riguardante enforcement of contracts meriterebbe di essere analizzato, come pure altri: intendo dire, allo scopo di capire quali osservazioni empiriche giustificano le classifiche proposte.

"Suppongo, dopo un rapido sguardo al rapporto Doing Business, che si tenga conto in primo luogo della lunghezza delle procedure giudiziarie o d'insolvenza necessarie per ottenere la soddisfazione di crediti non pagati. Questo è un dato obiettivamente rilevabile, e per certo siamo messi male: in una causa avanti la Corte d'Appello di Milano, da me seguita, i giudici hanno oggi disposto un rinvio della trattazione al 17 settembre 2013, giorno in cui si preciseranno le conclusioni, salvo imprevisti, per poi redigere gli scritti difensivi ed attendere di sapere se la Corte ammetterà la richiesta di consulenza tecnica o deciderà il merito della causa senza fare tali indagini (preciso che la causa è iniziata nel 2007 e che il Tribunale di Milano l'ha decisa con sentenza depositata nei primi mesi del 2010; ovviamente, è un esempio tra tanti, non il peggiore).

"Però possono venire in rilievo altri fattori: dagli abstracts degli studi citati sembra emergere qualche attenzione alla fairness delle decisioni delle corti ed alla corruzione (di chi?). Qui la valutazione è più delicata e controvertibile; qualche anno fa la Banca Mondiale pubblicò un rapporto nel quale si affermava la superiorità, in via generale, dei sistemi di common law su quelli di civil law quanto alla capacità di promuovere lo sviluppo: ne venne l'ira dei giuristi francesi, che si consideravano i primi della classe tra gli ordinamenti continentali, ma poi hanno capito che il loro codice era un po' troppo antico e si sono ingegnati a proporne riforme.

"Il punto critico è proprio quello della fairness delle decisioni: da quale punto di vista si valuta? se da quello del creditore, allora si deve dire che il diritto italiano ha sicuramente fatto grandi passi indietro, nel senso che le procedure d'insolvenza più importanti sono indirizzate in primis al risanamento dell'impresa e si preoccupano della soddisfazione dei creditori solo se quell'obiettivo non è raggiungibile; inoltre, una serie di interventi legislativi di diritto sostanziale - spesso su impulso dell'UE - e la diffusione di correnti interpretative postmoderne hanno reso più problematica la soluzione delle controversie, attribuendo alle corti estesi poteri di manipolazione dei contratti (i progetti europei di armonizzazione del diritto dei contratti, peraltro, ne prefigurano l'ulteriore espansione). Se, per contro, si cerca la fairness dal punto di vista del debitore, allora proprio gli interventi legislativi e le innovazioni interpretative appena ricordati si sono preoccupati di proteggerla: ma il risultato compromette proprio lo enforcement dei contratti".

 

ho guidato un totale di 6 prodotti FIAT. L'unico che mi soddisfa e' ferrari enzo, il resto sono scorregge su materiale rotabile.

Ho guidato 5 prodotti Vw e due2 Porsche, Mai trovato un difetto che fosse uno, solo Porsche antica (preCayenne) fa caldo dentro e fuori, mancando un sistema che elimina i fumi motoristici.

Tutti mi dicono che AMAROK e' supremamente buono, ma voglio vedere come se la cava sulla sabbia.

 

 

Trovo la traduzione
ingenerosa e a volte infedele
per eccesso di vivacità interpretativa,
e persino intenzionalmente un po' sbracata,
quanto basta per ottener consenso all'assalto demolitorio.
Al contrario il testo del "poetastro" (perchè "poetastro"?)
è insieme godibile e chiaro,
proprio di un affabular, se si vuole, non ingannevole,
ma sincero e aperto al dialogo.
A mio avviso, quando, per caso, nel contesto politico italiano,
si intercettano "barlumi di senso" (Vezzani),
specie se di provenienza, fino a prova contraria, eticamente rispettabile,
in un'Italia dal "degrado morale spaventoso (Boldrin)",
a me pare corretto e utile per tutti dibattere con approfondimenti
e non solo combattere sempre.
Ne va della crescita culturale del nostro Paese.
O no?
P.S. sul tema NV
Scrive Boldrin: "Innovazione: occorre farla, l'innovazione. E l'innovazione la fanno sempre, solo ed ovunque la concorrenza e la competenza. Quella è la politica industriale: creare concorrenza, creare competenze, creare un regime fiscale attraente, offrire servizi di qualità, offrire ordine e certezza dei diritti, facilitare l'entrata di imprese esterne al sistema, smetterla di tassare e punire i più bravi, quelli che guadagnano di più, quelli che fanno meglio. Smetterla, smetterla, smetterla di proteggere la mediocrità, lasciare che la mediocrità muoia e vinca chi le cose le sa fare. E comandi, pure. Si': comandi chi sa fare, non chi sa cianciare."
Il discorso è convincente e le parole "innovazione, concorrenza, competenze, qualità, diritti" dovrebbero già essere patrimonio comune, almeno nell'ampio arco dei partiti  aspiranti al governo del paese; eppure mi piacerebbe chiedere perché "i più bravi, quelli che guadagnano di più, quelli che fanno meglio" non debbano pagare di più, senza che questo richiami per forza sensi di punizione; anzi, se più bravi, potrebbero anche essere d'accordo a pagare di più, perché comprendono, anche nel loro interesse, da bravi quali sono, quali buoni argomenti potrebbero avere nelle mani per contribuire a spingere la politica industriale, e non solo, al miglioramento dei "servizi di qualità", a "creare concorrenza", a "creare competenze", a "offrire ordine e certezza dei diritti".
Non sono forse quei "bravi" interessati all'impresa del miglioramento? 
O ad altri dovrà essere affidato quel prezioso per tutti compito?
Per quanto riguarda la "mediocrità" (virtù un tempo, contro la corsa oltre ogni limite!), guai se muore, sia perchè la mediocrità non è sempre permanente, anzi a volte rappresenta fase di futura eccellenza, sia perché è la mediocrità a dar lustro all'eccellenza, sia perchè la vittoria non è tutto e non risolve sempre tutto, anzi spesso  nella vittoria, nel "vincere", ci sono molti che le cose non le sanno fare o sanno di non farle bene. Eppure vincono. E in Italia sono troppi, con il silenzio di ancor di più.
Non avrebbe forse un ottimo giudice terzo un utile ruolo di arbitro nella lotta tra mediocrità e eccellenza?
Per quanto riguarda poi il "comandare" ..., forse sarà meglio, almeno in questo campo semantico, scegliere un termine più adatto al secolo dal vocabolario di NV. Che non è solo il vocabolario di un affabulatore, ma è soprattutto il vocabolario delle persone in carne ed ossa di Sinistra Ecologia e Libertà, di cui NV è semplicemente il Presidente pro tempore.

Posto che "i più bravi" producono e pagano di più già ora e semplicemente non vorrebbero essere saccheggiati all'osso, il problema più grave sarebbe mettere più soldi in mano al Vendola (o al Tremonti) di turno per "spingere la politica industriale, e non solo, al miglioramento dei servizi di qualità, a creare concorrenza, a creare competenze, a offrire ordine e certezza dei diritti".
A quei personaggi, i soldi bisogna toglierli, non darli, perché ne fanno cattivo uso. Starve the beast.

eppure mi piacerebbe chiedere perché "i più bravi, quelli che guadagnano di più, quelli che fanno meglio" non debbano pagare di più, senza che questo richiami per forza sensi di punizione; anzi, se più bravi, potrebbero anche essere d'accordo a pagare di più, perché comprendono, anche nel loro interesse, da bravi quali sono, quali buoni argomenti potrebbero avere nelle mani per contribuire a spingere la politica industriale, e non solo, al miglioramento dei "servizi di qualità", a "creare concorrenza", a "creare competenze", a "offrire ordine e certezza dei diritti".

Perchè fare finta che viviamo in svezia? Dove vanno a finire le maggiori tasse? Chi le amministra? E perchè continuare a pensare che quando si tassa dietro il bancone ci sono dei benefattori prendono il gruzzoletto e lo amministrano come salomone, va beh esagero, mi accontento di quintino sella. E se invece di prendere quattrini si comincia a pensare diversamente? Tanti anni fa, ma proprio tanti (più di trenta), lessi un libretto utile, che mi sento ancora di suggerire: questo. Allora ero intossicato e non lo sapevo: mi aiutò parecchio a togliermi tante fisime regolatorie. Si, perchè, chi suggerisce maggiori tasse poi non è mai molto interessato a sapere chi mette le mani sul malloppo e come lo usa: o meglio lo viene a sapere, depreca i malfattori, ma si consola immaginando che non tutti lo sono (vero) ma non gli viene mai in mente che forse bisogna trovare strade diverse da quelle fallimentari sperimentate fin ad ora. L'evidenza disponibile non lascia scampo ad illusioni: immaginarsi un mondo diverso é da ingenui o da conniventi.

poetastro perche' la grida sull'inclusione che Vendola emette (ad esempio a proposito dei comportamenti sessuali e dei comportamenti fumanti) vengono mal tradotte in sciocchezze.

Le Olimpiadi di matematica servono appunto ad escludere:

 

viz:

E con la produttività. Perché qui è più bassa che ovunque? 
Perché sono asini quelli che non hanno investito in innovazione. Non si poteva pensare che Cina e India avrebbero continuato a produrre mutande e calzini. Lo sa che il gioco più importante dei bambini indiani sono le olimpiadi di matematica? La Cina sforna mezzo milione di ingegneri all'anno e l'India 200mila mentre la maggior parte dei ragazzi italiani di terza media non ha cognizione precisa delle quattro operazioni. Siamo all'analfabetismo di ritorno e Tremonti taglia 8,5 miliardi alla scuola e 1,4 miliardi all'università mentre la competizione sui bassi costi e le scarse tutele sta finendo.

 

Ecco un modo migliore, più arguto, efficace e piacevole di criticare le confusissime idee di Vendola in campo economico: nel senso, da preferire al "Prodondo Rosso" di quel 9 Settembre...

Non dall'inglese in italiano m in un linguaggio logico o piu' lineare.

A parte il fatto che IO non mi aspettavo dall'economist un editoriale così a supporto dell'intervento pubblico per rilanciare la ripresa, la logica dell'articolo non mi convince: puo' pure andare bene che supporti il QE2 a causa della paura di deflazione(anche se tutto il cash detenuto dalle imprese mi fa venire il dubbio che il problema sia più l'incertezza sul futuro che la liquidità), va pure bene se fai qualche accenno a misure strutturali per facilitare il mercato del lavoro(penultimo paragrafo), ma come fai a scrivere nelle stesse 12 righe che va fatto un nuovo stimulus plan a breve e un taglio della spesa pubblica a medio termine(come quello britannico dicono tra l'altro... da quel poco che ho capito in UK tagliano da subito o quasi e non toccano il sistema sanitario grossa fonte di aumenti di spesa futuri per evidenti motivi demografici) per rilanciare l'economia?

Sul serio non capisco la logica. Si aspettano che lo stimulus plan rilanci l'economia nei prossimi 6 mesi e i tagli che avverrano tra 1 anno la faranno correre ancora di più? Poi perchè dovrebbe essere politicamente difficile aumentare la spesa oggi e tagliarla domani? Non è il contrario in genere?

Luca Ravagnani

ps: scusate ma non sapevo con chi condividere la mia ignoranza e/o incomprensione.

Il commento mi è venuto lungo, trasformandosi in un vero e proprio pippone e quindi mi scuso, ma d’altra parte, se non interessa, ci vuol poco a passare oltre.
Dunque, secondo me è molto probabile che Vendola sia il candidato di sinistra alle elezioni prossime venture ed è anche possibile che sia pure il prossimo Presidente del Consiglio.
Provo ad argomentare.
Diventare candidato della sinistra
Vendola non è organico agli apparati del PD e questa circostanza, che in passato poteva essere un limite, è oggi per lui un vantaggio, dato che gli consente di giocare politicamente e mediaticamente da underdog, capace - cioè - di presentarsi come colui che  lotta da solo contro le nomenklature..
Gli è riuscito già due volte in Puglia ed  è probabile che gli riesca anche a livello nazionale. Del resto, come già ricordato anche qui su nFA,  le primarie, se non servono a incoronare un leader designato, hanno proprio l’effetto di sparigliare i giochi.
Inoltre Vendola è portatore di un messaggio fortemente identitario: egli è chiaramente di sinistra, non punta a travestirsi da moderato o ad essere “altro”. Tutto ciò per il popolo della base - che è poi quello che vota le primarie - costituisce motivo di approvazione e di consenso.
Vendola, poi, come ricordato negli altri commenti, è un affubulatore, ossia ha la rara capacità di rendere attraente e convincente il fumo di cui sono fatti i suoi discorsi, tutto ciò conta per le primarie e conta anche per diventare PdC, come provo a spiegare tra poco.
Diventare Presidente del Consiglio
Qui la cosa è ovviamente molto più complicata, anche perchè molto dipende dalla legge elettorale in vigore e quindi da altre variabili indipendenti dalle persone o programmi dei singoli candidati premier, quindi la cosa è solo possibile e non probabile.
Partiamo però da un dato di fatto spesso ricordato da Sandro Brusco nei sui post elettorali: in Italia l’elettorato non è molto mobile, una buona parte dei cittadini vota sempre e comunque per il proprio schieramento, indipendentemente dal candidato che lo guida.
Questa massa statica oscilla intorno al 65/70% (se i miei ricordi dei post di Sandro sono buoni).
C’è poi una massa mobile di elettori che sceglie di volta in volta, spostandosi da uno schieramento all’altro o, sempre più negli ultimi anni, decidendo semplicemente di non andare a votare.
E’ su questi elettori che si gioca la partita.
Cerchiamo di vedere perchè su costoro Vendola potrebbe avere delle carte da giocare.
Intanto partiamo da un dato di fatto:  in elezioni come quelle italiane dove è diventata  preponderante le figura del leader, le scelte elettorali (purtroppo) sono ben raramente determinate da valutazioni rigidamente razionali o basate solo sui numeri. Al contrario, esse sono spesso determinate da aspetti essenzialmente emotivi, di pancia, più che di cervello.
A contare, cioè, è la capacità di leadership, la capacità di vendere al Paese un sogno per il futuro, capacità che Berlusconi ha saputo sfruttare al meglio, ma che oggi lo vede - a mio avviso - perdente per le seguenti ragioni:
a -  decadenza fisica.
Per tutti i leader (o dittatori) che accentrano il proprio potere, le fortune politiche sono legate alle proprie condizioni di salute.
Quando Berlusconi scese in politica, era un ricco e vitale sessantenne, sposato ad una bella donna, con una famiglia ideale e portatore di un messaggio vitalistico e di successo: si presentava come l’italiano che tutti avrebbero voluto essere (ricco e vincente) e che tutti, grazie a lui, sarebbero potuti diventare.
Oggi Berlusconi è un ricco ultrasettantenne, evidentemente afflitto da patologie sessuali, come denunciato dalla ex moglie e come sempre più evidente dalle notizie ripetute.
Insomma una persona  rancorosa e malata, che tenta di apparire giovane agli occhi della sua corte, ben diversa da quella di diciassette anni fa, tranne che per la smisurata ricchezza, che non solo non è diminuita, ma è anzi aumentata.
b - per vizi morali.
I ripetuti scandali sessuali, la sensazione di vivere una politica da basso impero, con ex vallette senza meriti particolari che vengono catapultate a ruoli politici, allontana da Berlusconi una parte degli elettori. Non si tratta del ripudio moralistico in cui sarebbe incorso un politco anglo-sassone, ma di un progressivo scollamento, che rende Berlusconi “alieno” rispetto a parte degli italiani.
c - per la crisi economica.
Dopo due anni passati a sentirsi ripetere che “l’Italia se la cava meglio degli altri” sempre più elementi (l’aumento della disoccupazione, il calo dei consumi, l’inesistente riduzione delle tasse ecc.) fanno capire che le cose non sono affatto come le dipinge il TG1 e che la ricchezza promessa non arriva.
Non a caso la confindustria sta progressivamente prendendo le distanze da SB, cercando sponde diverse
Di fronte a questa crisi, che sogno potrebbe vendere Vendola ?
Ovviamente un sogno molto diverso da quello che piacerebbe a chi scrive o a chi frequenta nFA, tuttavia Vendola sarebbe capace di proporre un sogno.
In primo luogo e soprattutto per il suo non essere Berlusconi.
Vendola è infatti tutto ciò che Berlusconi non è: è (relativamente) giovane, comunista, omosessuale, cattolico praticante e pure con l’orecchino.
Non ha bisogno di trovare una giustificazione, una sponda, un aggancio per apparire “accettabile”: egli ha una sua personalità netta e l’unica cosa in comune con SB è la capacità di vendere la sua aria fritta.
E’ riuscito a farsi eleggere per due volte di seguito governatore della Puglia, senza bisogno di nascondere nulla del suo essere e stiamo parlando della Puglia, una regione tradizionalmente di destra e del sud, che secondo gli schemi mentali a cui siamo abituati avrebbe dovuto rifiutare un candidato “ricchione” e pure cominista.
Vero è che la Puglia non è l’Italia e che i ceti produttivi del nord richiedono altro, però non dimentichiamoci che Vendola non deve convincere tutto il nord, ma solo una quota maggioritaria dell’elettorato mobile e dei delusi che nel tempo hanno smesso di votare.
A costoro cosa può proporre ? Bè la ricetta è quella ben spiegata da Sandro, una confusa riscrittura catto-comunista, con una spruzzata di green economy, allora perchè mai dovrebbe interessare gli elettori o meglio la percentuale maggioritaria dell’elettorato mobile ?
Intanto perchè dal’altra parte dello schieramento è improbabile che arrivino idee innovative: cosa potrà proporre di nuovo il centro destra? l’ennesima promessa di riduzione di tasse? la chimera del federalismo ? Minestre riscaldate, di fronte  alle quali è possibile che una parte maggioritaria dell’elettorato mobile volga lo sguardo altrove.
La crisi poi  si fa sentire e una parte degli elettori ha bisogno di protezione, per cui slogan come "lotta al precariato", "macelleria sociale" e cose simili rischiano di trovare molto più appeal che nel passato.
Tutto ciò ovviamente non basta, occorre anche che alle urne partecipi il terzo polo di centro, al quale si aggreghi anche Fini. Una coalizione che contenga Casini, Fini e Rutelli, drenerebbe voti da destra e sinistra, ma, considerando le storie personali dei suoi leader,  prevalentemente da destra.

E la "santa alleanza" per il voto fino a Casini e oltre?
La santità poco si addice alla politica. C'è la necessità di una larga alleanza tra culture riformatrici. E per metterla in piedi servono le primarie e una discussione pubblica sulle parole chiave che possano schiudere le porte a un futuro in cui vinca l'Italia migliore.

[Traduzione] Io spero che funzioni il modello pugliese: Casini e un pezzo della destra si dividono dal PdL e la sinistra vince anche se è minoritaria. D'altra parte è la mia sola speranza di diventare primo ministro, non riuscirò mai a essere votato dalla maggioranza degli italiani.

Questo scenario è descritto nell'ultima parte dell'analisi di Sandro Brusco, e non è affatto improbabile che si realizzi. E poi? L'Italia "Nichilista" efficaremente (e realisticamente!) descritta da Franco Bocchini e Marco Esposito in "Profondo Rosso" sarà migliore o peggiore del "sultanato" http://www.ibs.it/code/9788842089148/sartori-giovanni/sultanato.html ?

Se posso aggiungere qualcosa all'eccellente analisi di Sabino (dove la definizione di ''eccellente'' è quella standard per un accademico: mi cita), in questo scenario Vendola non può che essere un feroce nemico dell'unica riforma elettorale che al momento si profila all'orizzonte, ossia la reintroduzione del proporzionale con sbarramento alla tedesca.

Possiamo supporre, stando molto larghi, che il range di possibili percentuali per SEL sia tra il 3% e il 10% (credo ottenne il 9% alle elezioni pugliesi), con la massa di probabilità concentrata tra il 4% e il 7%. Con il proporzionale l'unica speranza della sinistra di andare al governo è la costituzione di un governo di coalizione con Fini, Casini e Lombardo. Vendola sarebbe solo il leader di un partito minore collocato all'estrema sinistra, con bassissimo potere contrattuale, quindi addio premiership. Vendola può diventare primo ministro solo con il porcellum. Non è scontato, ma è almeno possibile. Con il proporzionale è impossibile. Questa è una ragione in più, e molto forte, per opporsi con estrema durezza a qualunque ipotesi di governo tecnico.

Ringrazio Sabina per il "papello", che quoto al 95%: laddove dice che Vendola non ha nulla in comune con nFA: ha in comune un orecchino...

Per il resto, senza timore, dico che dopo 17 anni di SB sono personalmente anche stanco di incazzarmi contro sempre lo stesso figuro, per cui ben venga una novità, e se non siamo morti berlusconiani non moriremo neppure vendoliani. Last but not least, il tipo parla bene, ma poi alla fine è un pragmatico, di sicuro non nazionalizzerà la Fiat..

L'unica perplessità è sul voto del Senato, mentre la Camera te la giochi a viso aperto il Senato è un'alchimia contabile (di cui El Brusco ha già parlato), per cui l'esito potrebbe anche essere una non maggioranza, o peggio, dover fare accordi con Casini ogni volta (che poi porrà come primo paletto la non nomina di Vendola, in perfetto stile old DC), quindi fossi in NV farei pressione per una nuova legge elettorale, ma assolutamente maggioritaria, senza doppio turno, all'inglese, solo che poi chi la vota in Parlamento ?

Con il porcellum la vittoria di Vendola non sarebbe affatto scontata, goes without saying, ma comunque gli permetterebbe di presentarsi come leader del centrosinistra anziché come capetto di un partititno collocato all'ala estrema dello schieramento. Sulla legge elettorale è ovvio che non può fare niente; è fuori dal parlamento e anche se ci fosse ha comunque interessi opposti a quelli del gruppo dirigente del PD. Su questo aspetto i suoi migliori alleati sono Berlusconi e la Lega, che non vogliono cambiare nulla. Nulla di strano, specialmente per le leggi elettorali queste bizzarre convergenze di interessi si verificano abbastanza spesso.

aumenti in Italia, ma persino far cambiar di sesso il Sabino Dr. Patruno dell'illustre studio notarile del parco delle Rimembranze (solo gli italiani hanno indirizzi di tale poetica potenza) mi sembra oltrepassare i limiti del buon gusto.

Esposito: chi e' sta 

 

Sabina per il "papello"??????

Sto ridendo a crepapelle per l'errore, un sicuro lapsus freudiano. Adesso lascio a Sabino l'onore di scegliere la risposta che meglio calza e sancirla "notarilmente".

1. La più facile: identifico Sabino con Nichi Vendola e gli attribuisco un genere femminile, poichè sono entrambi pugliesi.

2. Voevo essere "politicamente corretto" e non distinguo fra generi, per cui sabino o sabina uguali sono.

3. Avevo nelle orecchie mie moglie Sabrina e ho scritto a Sabino pensando cosa rispondere a mia moglie.

4. Sono pigro e avevo già il dito sulla "a" e l'ho lasciato andare.

La responsabilità è sempre delle mogli, in assenza del maggiordomo.

Nel caso tu propenda per questa soluzione, peraltro, sei pronto per la carriera politica: è sempre colpa di qualcun altro .....

La verità è che vuoi darti alla carriera politica, ma non sei ancora pronto al 100%:  ricorda che la colpa deve essere sempre di qualcun altro e quindi non può essere che del tuo portavoce, che ha travisato il tuo pensiero ;-)

La prima volta che ho sentito parlare di Vendola come possibile candidato ho fatto una grossa risata e ho pensato che se fosse così, il cdx potrebbe stare tranquillo anche per la prossima legislatura.

Dopo però ci ho ripensato meglio, e non sono più così sicuro. E' ovvio che in condazioni normali uno come lui non avrebbe chances, il problema è sapere in quali condizioni si andrà alle prossime elezioni. Offensiva giudiziaria, più crisi economica (soprattutto questa), più alchimie politiche varie, in effetti potrebbero anche produrre questo deprecatissimo (almeno da me) effetto. Timore rafforzato anche da un esempio storico recente. Chi avrebbe mai pensato che uno come Obama potesse diventare presidente degli USA? E invece, complice appunto il momento storico eccezionale (e comunque, se non fosse esplosa la crisi proprio alla vigilia delle elezioni, resto convinto che avrebbe vinto McCain), è successo. E se gli americani, in un contesto simile, hanno commesso una follia, cosa ci vieta di pensare che non lo possano fare anche gli italiani? tanto più che Vendola, come tipo di personaggio, un po' Obama lo ricorda davvero.

 

resto convinto che avrebbe vinto McCain

 cioè, Sarah Palin "one heartbeat away" viste le condizioni di salutte di McCain dallo Studio Ovale e dalla valigetta con i codici di lancio? La versione femminile del candidato, poi presidente in The Dead Zone di Stephen King, dai...

Sulla eventuale vittoria di McCain si possono avere legittimamente valutazioni diverse, ma io resto convinto che senza l'esplosione della crisi proprio nel momento culminante della campagna elettorale ce l'avrebbe fatta. Del resto una controprova mi sembra anche la dimensione della vittoria di Obama: con l'impopolarità di Bush alle stelle, la crisi e la bolla mediatica a suo favore, Obama, se non ricordo male, a livello generale ha vinto con il 52% dei voti contro il 48 o giù di lì, non proprio un trionfo.

Intanto,obama ha preso il 53% (52.92 per l'esattezza) e Mc Cain il 45.7. Piu' di 7 punti percentuali non sono quisquilie. Ma soprattutto, quel che conta e' che ha preso 365 voti elettorali contro 173. Ti assicuro, era dura per McCain. Per vincere, doveva vincere tutta una serie di stati chiave che non ha vinto (Ohio, Florida, Pennsylvania, ...)

Beh, anche un 7% di differenza (che poi significa che per ribaltare le cose avrebbe dovuto "muoversi" il 3,5%) nel contesto che si è trovato ad affrontare McCain non mi sembra un divario disastroso; in quella situazione sarebbe stato lecito aspettarsi una batosta ben più consistente, secondo me.

Da perfetto ignorante in politica (e non solo) ritengo che NV non possa vincere le elezioni. E non perchè venda dei sogni  :-) anzi questo è un merito, solo un venditore di sogni può battere un SB che a vendere è bravissimo e, nonostante l'età, tirerà fuori tutto il peso dei suoi media e dei suoi soldi per vendere cara la pelle. D'altronde l'attuale legge elettorale (che non credo verrà cambiata) non consente la creazione di 3 poli (il cosiddetto polo di centro con Casini e Fini mi sembra troppo debole per confrontarsi alla pari con gli altri due), per cui alla fine ci sarà una cordata di Cdx ed una di Csx e una candidatura di NV farebbe perdere troppi voti di centro e non garantirebbe, temo, abbastanza voti di "sinistra". D'altronde non vedo neanche Bersani come leader del Csx (non ha abbastanza carisma televisivo, ed oggi senza di quello non si va da nessuna parte), nè ovviamente Casini o Fini.

Ancora una volta il problema del Csx è di trovare un leader carismatico e non troppo connotato politicamente, un "laico" (politicamente parlando) di spessore da contrapporre a SB. Montezemolo ? ma chi glielo farebbe fare? Draghi ? mah ... temo che SB vincerà ancora

Questa persona esiste, si chiama Matteo Renzi e attualmente fa il sindaco di Firenze. É un ragazzo sveglio e nella sua città gode di una popolarità stupefacente.

Siccome peró in Italia, e più ancora nel PD vige una rigidissima regola gerontocratica, credo che dovremo aspettare ancora una trentina d'anni prima che possa essere candidato.

 

Bhe lui fa di tutto per farsi notare in ogni trasmissione possibile, ma a firenze quando ci sta?

Non so. Forse è per questo che è cosí popolare...

parco delle Rimembranze (solo gli italiani hanno indirizzi di tale poetica potenza)

..dev'essere la poetica potenza che ispira i napoletani ad utilizzare il menzionato luogo per le loro attività ri-produttive.

Nota: era un commento scherzoso a palma, sopra.

insomma, insomma, dopo l'inaugurazione delle sezioni poetiche, 'nu poco di creanza verso il gran poeta recanatese

Sarebbe come dire che faranno presto una brutta fine anch'essi? 

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