Libertiamo o Scherziamo?

23 marzo 2009 Mario Seminerio e michele boldrin

Mario Seminerio e Michele Boldrin discutono l'operazione "Libertiamo" . Il primo pensa sia una buona idea (infatti ci partecipa), il secondo l'opposto (infatti ha deciso di non aderire).

Michele.
L'idea che il nascituro PdL sia un veicolo dentro al quale dei "liberali" possano giocare un ruolo - altro dall'irrilevante foglia di fico - è insensata. Basata su dei giochi di parole che un liberale dovrebbe comunque osteggiare: il "partito della nazione" è l'anticamera logica della "nazione-partito", ossia l'opposto di quanto un liberale dovrebbe desiderare. Il "partito pluri-composto" è un'altra maniera di dire "DC, ossia partito-stato", di nuovo l'opposto di quanto dichiarate di volere. Se davvero l'obiettivo fosse "essere dentro i partiti che contano" avreste dovuto tirare la monetina: un 50% di voi entrava nel PD e l'altro 50% entrava nel PdL. Invece, guarda caso, avete scelto il peggiore fra i due ma anche quello che sta al governo. Perché? Il PdL è un partito anti-liberale che persegue un progetto politico-sociale di tipo peronista. I "sinceri liberali" che entrano nel PdL mi ricordano i "sinceri democratici" che facevano i "compagni di strada" dell'antico PCI, offrendo al medesimo la foglia di fico democratico-liberale quando il PCI perseguiva tutto l'opposto. I "sinceri democratici" venivano definiti, al tempo, degli "utili idioti". Son cambiati i soggetti, è cambiato il partito, è cambiato il suo padrone, ma l'epiteto (affettuosamente) si addice perfettamente ai "sinceri liberali" che fanno l'entrismo nel PdL. Sono, nel migliore dei casi, degli utili idioti. Nel peggiore sono, ovviamente, gente in cerca di una sedia comoda, stile Capezzone.

Mario

Quanto c'è di liberale nel nascente Pdl? Siamo in molti a chiedercelo, e non da oggi. Anche se, preliminarmente, dovremmo definire cosa è "liberale". Ipotizziamo di saperlo, per assioma. Oggi, un piccolo gruppo di liberisti e libertari, guidato da un ex radicale, ha deciso di confluire nel Pdl, e di cercare di condizionarne l'evoluzione in senso non para-confessionale e non statalista. Come spesso ricorda Benedetto Della Vedova, i partiti che appartengono al Partito Popolare Europeo hanno una posizione molto più "laica" sui temi della bioetica, e l'auspicio sarebbe quello di avere un Pdl più "europeo", in questa accezione. Ci riusciremo? Lo scopriremo solo vivendo. Michele è scettico, fa benissimo ad esserlo, lo sono anch'io. Il Pdl è realmente un "partito aperto e pluricomposto", oppure si tratta di un banale espediente dialettico di basso conio per fare numero dietro il Demiurgo? La verità è che nessuno è in grado di prevedere l'evoluzione del Pdl. Ma quello che differenzia la mia posizione da quella di Michele è che io non vedo il Pdl come un monolite a difesa degli interessi del Capo. Questa è un'immagine che semplifica eccessivamente la realtà. Né io considero il quadro politico italiano come in via di consolidamento irreversibile. Credo invece che, essendo l'Italia un paese in crisi fiscale conclamata (e non ascoltate quanti vi dicono che stiamo meno peggio degli altri, è una sciocchezza), i suoi equilibri politici sono indissolubilmente legati all'evoluzione della sua finanza pubblica. Certo, l'Italia è un paese di poca o nulla tradizione liberale: da noi il conflitto di interesse, ad ogni livello, è vissuto come qualcosa di normale, neppure viene percepito. Ci manca una autentica cultura liberale, la chiave di lettura che, ad esempio, ci fa inorridire quando vediamo un controllato che controlla sé stesso. Se le cose stanno in questi termini, possiamo anche dare la partita per persa. Ma questi sono soprattutto cambiamenti culturali, promossi attraverso la diffusione delle idee.


Michele

Capiamoci: l'affermazione "chi vivrà vedra'" è sempre vera e si applica a tutto. Gli stessi argomenti usati da Mario si applicherebbero ad un'operazione di "entrismo" nel PD, o nell'IdV. Infatti, in entrambi questi casi gli argomenti avrebbero leggermente più credibilità: visto quanto è successo sino ad ora, viste le affermazioni fatte, le politiche attuate e promosse da coloro che dirigono PD ed IdV, la probabilità a priori che costoro ed il loro popolo possano essere convinti d'adottare politiche "liberali" è molto maggiore di quanto lo sia per il costruendo PdL. Sulle questioni etico-morali di libertà individuale le posizioni del PD e quella dell'IdV sono molto più liberali delle follie che girano nel PdL. Questo vale da eutanasia ad aborto, da divorzio a ricerca medica, da libertà di scelta individuale in campo sessuale a trattamento paritario di relazioni di coppia indipendentemente dal sesso dei componenti la coppia, continuando sino a restrizioni che hanno a che fare con la razza. Facciamo un esempio estremo ma attualissimo: una componente non indifferente del PdL, infatti la maggioranza del medesimo ed il governo che il PdL esprime, è favorevole ed intende introdurre il REATO di immigrazione illegale, ossia intende rendere un crimine il libero movimento delle persone e del lavoro! Su tutte le questioni che attingono alla libertà individuale, di pensiero, parola, movimento, proprietà del proprio corpo, eccetera (le libertà "essenziali", diciamo), paradossalmente PD ed IdV sono infinitamente più "liberali" del PdL. Tutto relativo, sia chiaro. Il dibattito NON è sull'opportunità di aderire al PD invece che al PdL! Il dibattito è su quali siano le ragioni per cui ADERITE al PdL! Guarda che non è obbligatorio aderire e, soprattutto, guarda che NON è vero che per avere un impatto sull'opinione pubblica occorre far parte d'una delle due grandi mandrie. È vero il contrario: facendo parte d'una grande mandria in cui non si conta nulla da un lato si offre alla medesima la foglia di fico dell'ipocrisia liberista e dall'altra si corre il rischio d'esserne travolti appena il capo branco della medesima ordina la carica verso il precipizio. Evitiamo di raccontarci balle sull'essere gente pratica invece che teorici astratti: dal 1994 ad oggi COSA hanno ottenuto da BS&Co i vari "liberali" che gli hanno offerto la foglia di fico? Cosa pensate di ottenere nei prossimi dieci anni? Attendo risposta. È MANIFESTATAMENTE falso sostenere che il PdL sia, oggi ed in Italia, la migliore opzione. È la peggiore.

Mario

Non esiste solo il versante della bioetica, c'è anche quello dell'economia. Qui, un liberale può solo mettersi le mani nei capelli, volgendo lo sguardo a destra e a sinistra. Né la congiuntura attuale aiuta, visto che dà fiato al partito della conservazione e dell'immobilismo Sacconi-style da un lato e del tassa e spendi Franceschini-style dall'altro. Sono gli opposti "demagogismi", non estremismi. In occasione delle elezioni politiche dello scorso anno mi somo cimentato in uno di quei passatempi che girano sul web. Il mio posizionamento in una ipotetica mappa politica, avente come assi l'economia ed i diritti civili (in senso lato, includiamoci anche la bioetica e riformuliamoli come libertarismo, per semplicità), il sottoscritto si trova in un quadrante che lo rende equidistante dai due maggiori partiti. Disarmante? Forse, ma poiché dobbiamo accettare di non essere maggioranza nel paese, con questa collocazione dobbiamo convivere. Dobbiamo scegliere di portare un contributo liberale nel Pdl o nel Pd? Per ora proviamo nel Pdl, e lo facciamo perché, pur con le innumerevoli "imperfezioni" di questa aggregazione, dall'altra parte l'impressione che se ricava è quella di un enorme fondale di cartapesta, dove ad alcune figure-gagliardetto, tutte così impeccabilmente liberali e libertarie, e che tanto ci piacciono, si contrappone un corpaccione di partito conservatore su temi sociali (leggasi statalista e corporativo, quanto e più del Pdl) e profondamente innervato di integralismi religiosi, che lo rendono un ibrido a tratti ripugnante. Purtroppo dobbiamo farcene una ragione: i partiti di massa non si addicono a noi elitisti, tutti libri e raffinate teorie politiche, economiche e sociali. Da qualche parte dobbiamo trovare un punto di caduta. Oppure emigrare, anche da "esuli in patria".

Michele

Il tema bioetica non l'ho scelto io, Mario: l'hai proposto tu. Comunque, vedo che siamo in accordo: su TUTTI i temi relativi a QUALSIASI forma di libertà individuale (ossia, sui diritti civili: i diritti civili, cari i miei "liberali"!) il PdL è molto più anti-liberale (meglio: è clericale e fascista) dei suoi antagonisti. Acquisito questo punto, guardiamo alle questioni economiche ed ai fatti concreti. Su QUALE questione economica è il PdL MENO statalista, antiliberale e corporativo-fascista del PD? Ti sfido a tirarne fuori una, solo UNA. Ecco alcuni grandi temi per i quali vale l'opposto, ossia il PdL è manifestatamente MENO liberale del PD: la libertà di movimento del lavoro, la libertà delle banche di dare credito, i servizi professionali, il conflitto d'interessi, Alitalia e le imprese "pubbliche" in generale .... Sia chiaro, è una di quelle gare in cui si riesce a vedere chi vince solo perché esiste la regola di de l'Hopital che permette di comparare fra loro anche degli infinitesimi. Mi sembra sia questo che suggerisci di fare: comparare infinitesimi. Infatti, mi dici, il PD ha solo figure "gagliardetto" (insomma, anche loro hanno degli "utili idioti" come ora, grazie a voi, ha il PdL) ma la sostanza del partito è statalista. Condivido al 100%. Però ora mi devi spiegare perché sono PEGGIO del PdL, non uguali. Perché, se sono uguali sul campo economico, allora io ho già vinto visto che il PdL perde a man bassa su tutti i temi relativi ai diritti civili ed i temi economici elencati prima. Da dove vuoi cominciare? Spesa pubblica? Tasse? Conflitto d'interessi? Separazione dei poteri? Intervento dirigistico dello stato nell'economia? Libero commercio? Assistenzialismo al Sud? Televisione pubblica? Liberalizzazione dei servizi? Ti sembra un gioco futile? A me non pare, anzi tutto il contrario. State ADERENDO ad un partito! Si aderisce ad un partito solo per due ragioni: o perché si condivide buona parte del suo programma e delle sue azioni ("buona parte" vuol dire più del 51%, perché aderire è molto di più di votare), o perché si cercano protezione politica e posti di lavoro. Ti lascio l'ultima parola per spiegarmi dov'è la coincidenza fra il gruppo di Libertiamo ed il programma e le azioni del PdL. Altrimenti io mi tengo l'altra ipotesi per spiegare la vostra scelta di aderire al PdL. E non è una bella ipotesi.

Mario

Lungi da me l'idea di difendere il Pdl su base "organica". Non ho mai fatto nulla del genere nella mia vita, anche perché non ho mai avuto tessere di alcun partito, e continuo a non averne. Esiste una prospettiva di medio termine per una forza liberale, liberista e libertaria all'interno di un partito italiano di centrodestra? Oggi sembra di no. Ma il PD (o meglio, i diesse e la Margherita) li abbiamo visti all'opera entro l'Unione, di cui erano di fatto i non meno utili idioti. Ora sarebbe interessante vederli all'opera in una prospettiva di governo, ma le elezioni sono lontane, ed è molto più facile per loro giocare di rimessa e di demagogia, magari apparendo involontariamente "liberali". Io non so cosa diventerà il PdL, e sono consapevole che in Italia una cultura liberale è relegata allo stato catacombale. Ma sono altrettanto certo che l'evoluzione del quadro economico globale ed il sistema di alleanze e partnership in cui l'Italia è inserita condizioneranno anche l'elaborazione politica. È un po' quello che sta accadendo a Tremonti: retorica mistico-ottocentesca nei convegni e sui giornali, azione fiscalmente ed istituzionalmente responsabile nella gestione dell'economia, pur se non innovatrice. Occorre fare attenzione a questo aspetto, a mio avviso trascurato nelle analisi politiche. Tu hai mai letto di richieste formali di esponenti del PdL in sede europea per misure di restrizione al libero commercio? Quanto all'assistenzialismo al Sud, vorrei farti notare che è un tratto rigorosamente bipartisan; la televisione pubblica resta tale anche quando al governo c'è la sinistra, lo spoils system pure. Chi non ha voluto o potuto risolvere il conflitto d'interessi, quando è andato al governo? Tasse: parliamo della sinistra, e della sua vocazione "tax and spend"? Liberalizzazione dei servizi pubblici locali? Il disegno di legge Lanzillotta è stato affossato nella scorsa legislatura dalla sua stessa maggioranza, ricordi? Libera circolazione del lavoro? Ma l'Italia non ha ristretto Schenghen su Romania e Bulgaria, o sbaglio? E soprattutto non dimentichiamo che è la Lega a menare le danze in senso illiberale e spesso mi pare pure cripto-fascista, e fortunatamente non sempre trova modo di imporre diktat, come dimostra la "carica dei 101 ". Inutile proseguire in questo gioco di società, non è neppure divertente. Le similitudini in negativo tra i due maggiori partiti sono più numerose di quanto si pensi. Sono figlie della (in)cultura politica italiana. Ti prego quindi di non radiarmi d'iniziativa dalla lista degli elitisti, soprattutto dopo aver letto la frase precedente. La situazione più che disperata è disperante, il paese galleggia su un liquame corporativo che è da sempre il suo tratto distintivo. Personalmente, teorizzo da tempi non sospetti un "Big Trauma", e potremmo non distarvi molto, anche se oggi il quadro politico sembra trasmettere un'idea di stabilità che sconfina nella calcificazione. La strada da percorrere è molto lunga, e personalmente non ho mai amato i giuramenti di fedeltà. Libertiamo nasce come progetto culturale, prima che come componente laico-libertaria del Pdl. Credo sarà opportuno tenere a mente questa distinzione. Se Libertiamo è nel Pdl è perché evidentemente ritiene che, malgrado tutto, in quel contesto esistano maggiori possibilità per promuovere, sia pure in una traversata del deserto, un'agenda liberale o almeno alcuni punti qualificanti di essa.

46 commenti (espandi tutti)

Io vedo solo una grande confusione: anima liberale è una cosa, anima liberista ne è un'altra, libertaria un'altra ancora, e queste anime sono come le matrioske, una dentro l'altra.

Non vedo nel PDL nessuna di queste anime, anzi ne vedo l'esatto opposto, come afferma Michele.

Mi piacerebbe, a questo punto, fare il giochetto idiota, cosa succede se...

Poniamo che SB in una delle tornate elettorali vi riservi una quota di poltrone (lo farà, altrimenti non sareste la foglia di fico), voi siete eletti.Poi propone una delle sue follie stataliste, dirigiste, ad esempio il controllo dello stato sulle banche (come sta già facendo). Che fate ? Strillate e votate contro per coerenza ? O chinate il capo  e lo seguite ?

Ovvero fra il dire (siamo liberali) e il fare (votare i singoli provvedimenti) che fate ? Dalla risposta si può capire quanto l'essere liberale è una connotazione, o una foglia di fico, anche per chi aderisce al "sedicente" PDL.

Mario, io la faccio molto semplice. Lasciamo da parte le motivazioni personali che ognuno adduce a sostegno delle mosse poilitiche o delle scelte meditate che fa. Allora, tu e altri entrate nel PDL, come io magari entro nel PD. Quello che conta è il dopo. Ovvero, alle scadenze pubbliche chiedete la parola per dire che quello che il capo fa non è liberale liberista e libertario? Scrivete un documento in cui chiedete, firmandolo uno a uno, che si liberino le frequenze di rete quattro? Contestate che al telegiornale, Capezzone Orfei parli prendendosi così seriamente da parlare a nome anche vostro? Se il punto è fare un sito (a proposito, ma quel Pecorella che ci vedo è forse lo stesso avvocato di Berlusconi?)  nel quale diciamo alla nostra coscienza quanto siamo più liberali degli altri, a me non sembra una cosa utilissima...ma ovviamente siamo nel campo dei gusti personali.

Io ovviamente non approvo la litigiosità del centro-sinistra, e valuto che tutte le trombate che si stanno prendendo se le meritano. Però non capisco tutta l'unità di intenti che il PDL ha sempre, in ogni frangente. Dico, Berlusconi propone il piano casa? Subito a difendere quel progetto! Interviste, comparsate livide a spiegare che c'è ne bisogno, che è una grande misura e così via...io non dico che nel caso specifico non possa essere così, ma mi chiedo com'è che c'è sempra questa immediata conciliazione tra quello che dice il capo e tutti i deputati e senatori PDL, o quasi tutti... Abolizione dell'ICI, tirata fuori dal cappello all'ultima giornata di campagna elettorale, quando nessuno lo sapeva, nessuno, forse nemmeno lo stesso proponente? Nessuno ne aveva mai parlato prima? Pazienza! Adesso tutti in televisione a difendere la scelta. Ma è mai possibile una cosa del genere? Decreto Englaro: stessa spiaggia stesso mare.

Secondo me il problema sono gli imprenditori italiani. Se ci fosse una elites di liberisti veri dotati di risorse, comincerebbero a sovvenzionare cose tipo Nfa, e a trasformare movimenti di idee in veri e propri partiti; alla loro morte, creerebbero fondazioni per la promozione del pensiero liberale, evitando che la gente seria debba andare a fare il liberista da ornamento, o il liberale immagine, sotto il palco di Franceschini o di Berlusconi.

Tu hai seguito la posizione presa da BDV sul caso Englaro? Credo di no, altrimenti non scriveresti quello che hai scritto. Come ho cercato di spiegare (vedo con scarsa fortuna), in questo paese non c'è posto per i liberali, o ce n'è assai poco. Ciò premesso, ci sono due possibilità: o si cerca di segnalare tematiche liberali nel dibattito pubblico, con vocazione eroicamente missionaria, oppure ci si ritira nella torre d'avorio e/o si espatria. Poi, ribadisco, se qualcuno ora vede l'attuale opposizione come un destriero bianco e rigorosamente liberale, sappia che questo è il tipico effetto che caratterizza le opposizioni in Italia (e non solo).

Su Capezzone: è il portavoce di Forza Italia, se non erro.

Ma dai, Benedetto Della Vedova, l'avevo anche elogiato su questo blog! Il punto è che azioni come le sue sono davvero rare, infatti parlavo di un quasi unanimismo e, credimi, quel quasi era proprio riferito a posizioni come quelle di Della Vedova.

Sull'opposizione, più che un destriero mi sembra un brocco testardo...

Bene, allora su quel "quasi" cercheremo di costruire qualcosa, senza soverchie illusioni...

Ma certo che non ci facciamo soverchie illusioni...del resto c'è una bella differenza tra il Pensiero della Libertà e la la Libertà di Pensiero... ;-)

Le componenti del PD hanno dimostrato più volte di avere una mentalità statalista.

Il PdL è formato da ex-fascisti (detto senza connotazioni polemiche) cioè ancora statalisti e dal partito di Berlusconi che, pur grande imprenditore, ha dimostrato di gradire molto la concorrenza a parole ed il monopolio nei fatti.

Incredibilmente ha fatto, o meglio tentato di fare, più cose "liberali" il governo Prodi che non quello Berlusconi (es."portabilità" del mutuo, ricariche telefoniche, medicine al supermercato, licenze taxi) anzi Berlusconi non mi sembra ne abbia fatta ancora nessuna.

Comunque nessuno dei due schieramenti (PdL; PD) può rappresentare la componente "liberale" mi sembra evidente.

Soprattutto nessuno dei due sembra tenerci particolarmente (a differenza di quanto tengano all'elettorato cattolico ad esempio).

Il perchè è evidente: non siamo tanti, anzi siamo proprio pochini in questo paese.

Ora il dilemma amletico se sia più nobile schierarsi rischiando di fare la foglia di fico o non schierarsi per non rischiare di fare la foglia di fico e presto risolto:

che speranze hanno i libertari di fare sentire la propria voce? Cioè papale papale quanti voti possono portare ?

Questo è il punto. Non si crederà che Mastella sia ascoltato per le sottili analisi politiche ?

Può Libertiamo contare su una base di elettori consistente o può sperare di avere eletti solo in grazia di "un'elemosina" elettorale del PdL ?

Nel primo caso si può sperare di far sentire la propria voce nel secondo saranno una foglia di fico.

PS

La domanda è intesa retoricamente in quanto personalmente credo che saranno una foglia di fico però... spero tanto che qualcuno mi dimostri che sto sbagliando

 

 

 

 

Domanda per Mario.

23/3/2009 - 11:43

C'e' una cosa che non mi ha convinto nell'analisi di Mario e Michele, o forse sono io che non ho colto il punto. L'analisi si basa sulla situazione attuale dei due principali partiti, mentre tralascia completamente i discorsi sulla base di riferimento. Ora, se sbattessi forte la testa su uno stipite e decidessi all'improvviso di voler diffondere i principi del liberalismo al popolo italico, che opzioni avrei?

1. Fondare un nuovo partito. Vista la situazione italiana, le leggi sui finanziamenti ed altre barriere all'ingresso, mi pare un'opzione piuttosto accademica. Ma magari mi sbaglio.

2. Entro nel partito A, molto radicato nel mondo cooperativo, nel settore pubblico, nel sindacato, con sponsor forti nel mondo bancario e della grande industria. Non mi sembra proprio la clientela ideale, relativamente alla parte politica economica. Va detto pero' che nel ramo diritti civili sono il partito di massa di riferimento, nonostante alcuni elementi telecomandati dal Vaticano, e hanno una struttura molto piu' "scalabile", per quanto e' tutto da vedere se la base voterebbe qualcuno che si presenta con una piattaforma basata su liber* - a titolo esemplificativo in molti usano parole di radice liber* come insulto definitivo.

3. Entro nel partito B, radicato nel mondo della piccola/media impresa, con una rilevanza crescente nel settore pubblico, non troppo vicino al mondo sindacale. Questo clientela forse potrebbe comprarsi piu' facilmente il gelato al gusto liberale, ma e' tutta da testare sul tema dei diritti civili: a naso ho l'impressione che siano molto meno conservatori dei loro attuali leader (anche loro con delle belle antenne in direzione S. Pietro), un po' come gli elettori DC che votarono per i referendum su divorzio e aborto. Altro ostacolo: la struttura e' pero' di tipo nipponico-feudale, con il Tenno che decide sulla vita e la morte dei suoi sudditi. Fattore positvo: il Tenno e' anziano, e la lotta di successione potrebbe premiare un outsider, anche se e' probabile che il partito se lo pappi la parte piu' statalista e clericofascista.

In mancanza di altre opzioni io proverei comunque la 3, in caso di organizzazione democratica del partito B ho qualche epsilon di probabilita' in piu' di poter rimediare qualche voto con una piattaforma di tipo liber*.  Se poi fossi very affluent il partito B diverrebbe ancora piu' interessante visto che, con la scomparsa del Tenno sparira' un grosso canale di finanziamento e una buona meta' degli ufficiali del partito B si dovrebbero portare a casa con poco (diciamo che con 500k ci si puo' gia' comprare la propria correntina).

...500k da recuperarsi piazzando i "nostri" in qualche municipalizzata?

Non so quanto sia realistico tentare il cambio di paradigma, ma se per conquistare il partito i liberali devon fare i democristiani non mi sembra un gran passo avanti.

Ma no marcello a fondo perduto! Abbiamo fatto l'ipotesi di essere very affluent, 500k per una buona causa sarano mica tanti... :)

...e dell'IdV che dite? A me sembra un partito con molti voti (non esecrabile IMHO) che deve ancora decidere gran parte della propria linea politica: in pratica parlano solo di legalità.

...e dell'IdV che dite? A me sembra un partito con molti voti (non esecrabile IMHO) che deve ancora decidere gran parte della propria linea politica: in pratica parlano solo di legalità.

Se ne e' discusso in diverse occasioni, p.es. qui.

Mario, con tutta franchezza mi pare che tu abbia risposto alle obiezioni di Michele con qualcosa che definirei decisamente 'aria fritta'. Cosa c'e' di liberale in un partito che e' annunciato, guidato, comandato da una persona??? Tutto il resto e' arrampicarsi sugli specchi, e dire cosi' fan tutti. Potrete ad esempio criticare Berlusconi in persona? Buona fortuna...

Mah che dire, ... io mi trovo piu' in accordo con Michele!

Se vediamo la storia di queste ultime legislature e guardiamo ai governi (lo faccio perché guardare ai partiti ed ai loro "progammi al vento" dice poco, guardare all'opera effettiva dei governi è piu' concreto) allora noto che le politiche piu' effettivamente liberali e liberiste sono state messe in atto da Prodi, con il rigore finanziario che hanno riportato l'Italia nei binari di Maastricht, una prima ed una seconda volta. Per contro i governi berlusconi sono stati quelli della spesa pubblica fuori controllo, dei condoni, dell'incremento dell'evasione. Non una volta ma due volte. Questo perché il bilanciamento tra controllo della spesa e spesa sociale con Berlusconi (con AN che faceva da partito della spesa pubblica) è stato peggiore di quanto era riuscito ad ottenere Prodi nei confronti della varie sinistre.

Che poi a parte il controllo della spesa e del bilancio, entrambi non siano riusciti a fare nulla è a mio avviso legato al fatto che l'Italia senza federalismo è ingovernabile, chiunque governi.

Solo nel livello monetario e "macro" l'Italia risulta gestibile a livello nazionale e qui mi pare chiaro che Prodi ha fatto piu' di Berlusconi, grazie anche a Bassanini prima e Bersani poi su PA, privatizzazioni e liberalizzazioni. Qui Brunetta è solo un pallido ricordo, piu' bastone e carota che vero riformatore.

Quando Bersani liberalizzava, AN incitava i tassisti fascisti nelle piazze.
Non parliamo poi della Lega  e delle quote latte.

Comunque tra i due (PDL e PD) siamo messi veramente male ma a dover scegliere il "meno peggio" (cosi' pare oggi e non solo oggi doversi destreggiare un cittadino italico) scarterei il peggio, quello dei condni, delle leggi ad personam, vera antitesi di ogni concezione liberale e liberista.

Ciao,
Francesco

noto che le politiche piu' effettivamente liberali e liberiste sono state messe in atto da Prodi, con il rigore finanziario che hanno riportato l'Italia nei binari di Maastricht,

Ritengo errato e fuorviante mettere in relazione liberalismo e liberismo con il rigore finanziario nei conti dello Stato (ottenuto poi aumentando le tasse). L'aumento della quota di PIL sequestrata dallo Stato costituisce semmai un arretramento delle liberta' economiche dei cittadini.

Per contro i governi berlusconi sono stati quelli della spesa pubblica fuori controllo, dei condoni, dell'incremento dell'evasione.

Riguardo l'evasione fiscale la tua affermazione, pur coerente con la propaganda di centro-sinistra (Bersani sul Corriere, 2008), non mi sembra trovi conferma dagli studi indipendenti come Schneider Klinglmair 2004, riportati anche nella tavola in fondo al mio intervento su alcune indifendibili affermazioni di Padoa Schioppa. I dati esistenti indicano piuttosto evasione fiscale stimata in Italia approssimativamente costante negli ultimi anni e non correlata col colore politico della maggioranza di governo.

Riguardo la spesa pubblica fuori controllo, Berlusconi ha fatto peggio di Prodi ma Berlusconi ha avuto lo svantaggio di governare in fasi di crisi economica mondiale (2001 e 2008) mentre Prodi ha governato in fasi economicamente migliori, tanto da montarsi la testa col tesoretto del 2006-2007, dilapidato demagogicamente mentre la pressione fiscale sul PIL raggiungeva i massimi del 43% circa.

Solo nel livello monetario e "macro" l'Italia risulta gestibile a livello nazionale e qui mi pare chiaro che Prodi ha fatto piu' di Berlusconi, grazie anche a Bassanini prima e Bersani poi su PA, privatizzazioni e liberalizzazioni. Qui Brunetta è solo un pallido ricordo, piu' bastone e carota che vero riformatore.

Le liberalizzazioni di Bersani sono state molto modeste, come e' stato gia' osservato non sono le estetiste il collo di bottiglia alla crescita economica italiana. E' vero peraltro che Berlusconi e' riuscito a fare peggio anche rispetto ai miseri risultati di Bersani. Quanto a Brunetta, non credo vada confrontato con Bersani ma semmai con chi si occupava della funzione pubblica nel governo Prodi, Luigi Nicolais, col quale secondo G.A.Stella fannulloni e corrotti stanno al sicuro. Personalmente ritengo Brunetta molto migliore, ma aspetto risultati consolidati prima di dare un giudizio definitivo.

Aggiungo queste considerazioni di Alberto Lusiani alle mie.

Personalmente ritengo Brunetta molto migliore, ma aspetto risultati consolidati prima di dare un giudizio definitivo.

Sulla base di cosa, esattamente? Del suo continuo apparire ovunque? Del suo agitarsi? Del suo improbabile decreto sui permessi medici? Del suo disegno di legge per dare rilevanza ai fannulloni del CNEL e creare un'altra commissione di consulenti? Del fatto che è veneto?

Sulla base di cosa, esattamente?

Da questo servizio di Exit risulta che qualche minimo risultato Brunetta lo ha ottenuto. La maggior parte dei suoi opponenti fa una figura semplicemente penosa, e mi spiace che parte della trasmissione non e' reperibile sul sito web. Tra Brunetta e chi gli si oppone fin dove ho visto ora scelgo Brunetta.

 

?

Alberto, questa la chiami "evidenza"? Di che? Del fatto che passa la vita in TV? Del fatto che ci mente spudoratamente invitando gli altri ad andare a studiare perché lui è "professore"? Ma di che cosa? Del fatto che in Italia fanno finta di fare le giornaliste delle ragazzine lecca-lecca con le gambe al vento, che non sanno neanche fare domande minimamente degne d'essere chiamate tali ma sanno perfettamente "papagallare" i potenti di turno? Che lo mettono a discutere con un sociologo incompetente ed un giornalista dell'Espresso? Fa meglio di costoro? Sarebbe come dire che io sono un grande atleta perché corro più veloce di un paraplegico! Ma lo mettessero a discutere con chi ha un minimo di cervello e conoscenze, poi vediamo. Questa la chiami evidenza?

Dov'è l'evidenza? Se capisco l'unica misura VERA è sempre e solo la stessa: che ha proibito essere ammalati, anche se lo si è. Mica male come "sottile gestione politico-manageriale" degli incentivi, veramente sofisticato ... Dopodiché, che "parli bene" (anche se mai va al grano) non c'è dubbio alcuno: i sound bites sono (quasi) esattamente quelli che emetterei io o emetteresti tu. Però manca sia la sostanza politico-amministrativa, sia l'esempio personale. Ma lui, secondo te, perché non si è mai dimesso dal suo posto di professore universitario? Quanto ha insegnato negli ultimi 15 anni? Quanti articoli degni di quel nome ha pubblicato?

Ma dai! Lasciamo stare va ...

Ripeto, ho evidenza che Brunetta sta operando meglio di chi lo ha preceduto e in particolare di Luigi Nicolais, ministro della precedente governo Prodi.

Ci sono una serie di fatti aneddotici, servizi televisivi, confronti in TV che lo confermano. Dal servizio di Exit risulta che in diversi casi gli stessi impiegati pubblici che entravano ed uscivano dai Ministeri per fare la spesa e prendere il caffe' sotto il governo Prodi, ora sono semi-reclusi ai loro posti di lavoro dai tornelli talvolta perfino presidiati dai carabinieri. Considerato che siamo in Italia, c'e' evidenza aneddotica ma concordante che Brunetta ha ottenuto un minimo di risultati su queste situazioni tanto scandalose quanto tipiche del Belpaese.

Inoltre e' estremamente positiva, nel contesto italiano, la campagna di Brunetta sul fatto che i dipendenti pubblici sono dei privilegiati, sul fatto che l'assenteismo nel settore pubblico e' troppo elevato (4 volte superiore ai minatori e' arrivato a documentare Livadiotti dell'Espresso), sul fatto che occorre introdurre elementi di valutazione sulla qualita' dei servizi pubblici forniti e da parte del pubblico che devono mettere sotto pressione dirigenti e dipendenti pubblici.  E' vero che si tratta solo di comunicazione, non di provvedimenti e di risultati, ma un ministro deve fare anche comunicazione efficace e utile. Altri ministri, come Padoa Schioppa, hanno fatto invece comunicazione disonesta e nociva, per esempio affermando che le tasse sono belle e che l'evasione fiscale sarebbe diffusa a Nord come a Sud.

Sembra che proprio dalle proteste dei cittadini sulla penosa qualita' dei servizi pubblici sia nata l'inchiesta che dopo aver monitorato l'assenteismo truffaldino dei dipendenti comunali di Portici ne ha inquisiti il 15% circa del totale di 400 e arrestati addirittura il 9% circa, come ha documentato anche Exit. Per la cronaca, il monitoraggio della Procura ha riguardato 70 dipendenti comunali di una sede distaccata e ha mostrato che solo 12 rispettavano l'orario di lavoro, mentre 58 si assentavano regolarmente (ora sono inquisiti). Dei 58 inquisiti ne sono stati arrestati 36, probabilmente per la maggiore gravita' della condotta.

Nota a margine: andrebbe messa su youtube la performance dell'ordinario di sociologia del lavoro durante la trasmissione di Exit del 18/3/2009. Costui, replicando all'affermazione che la percentuale di assenteismo dei pubblici dipendenti e' quattro volte superiore a quella dei minatori, cerca di intorbidare le acque sottolineando che i dipendenti pubblici sono tanti e i minatori sono pochi ("si sta confrontando un elefante con un topolino" dice fra l'altro).  Per fortuna anche in Italia c'e' qualcuno come Livadiotti dell'Espresso che ha un minimo di basi matematiche per liquidare sbrigativamente certe obiezioni che sarebbero piu' appropriate in un film di Toto'.

Altri piccolissimi elementi (aneddoti?) per convincerci che il ministro Brunetta sta lavorando meglio di tutti i precedenti ministri.

 

Roma, 22 marzo – Il piano casa che il governo varerà la prossima settimana sarà anche una risposta “all’architettura di stampo comunista” che ha pervaso l’urbanistica italiana nei decenni scorsi. Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta. Rispondendo ad una domanda sui possibili rischi di abusi edilizi che potrebbero derivare dal piano messo in cantiere dal governo, Brunetta ha ricordato che “gran parte di questi architetti e urbanisti erano comunisti, di sinistra, ideologicamente orientati. Architetti che avevano una visione evidentemente deviante, fuori della tradizione italiana”.

Dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”, 23 marzo 2009, pagina 5.

 

Sul Sole 24 ore del 3 febbraio aveva sostenuto che bisogna puntare sulla manutenzione del ricco patrimonio pubblico italiano. Non so se nel cosiddetto piano casa le sue proposte siano state accolte. Immagino di no. Ma lui ha scritto ed ha avuto i suoi applausi.

Sono un dipendente pubblico. I miei amici e parenti sono pronti ad accorrere per affibbiarmi mille faccine positive. Poi distribuirò loro una parte del ricchissimo premio incentivante che mi sarò guadagnato.

Nel frattempo, oltre a svolgere il lavoro che mi viene richiesto, ed anche qualcosa in più, mi premuro in modo ossessivo di spegnere le luci e le macchine inutili e di conservare sotto il mouse un pacco di fotocopie inutili per gli appunti.

Oggi accanto a me un collega con la febbre ha dormicchiato tutta la mattina. Ma era presente, grazie a Dio.

“Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga”, scriveva il pensatore conservatore Nicolas Gomez Davila (In margine a un testo implicito, Adelphi 2005).

 

 

Nel frattempo, oltre a svolgere il lavoro che mi viene richiesto, ed anche qualcosa in più, mi premuro in modo ossessivo di spegnere le luci e le macchine inutili e di conservare sotto il mouse un pacco di fotocopie inutili per gli appunti.

 

Sei un caso molto raro, per la mia esperienza. Frequento abitualmente uffici di dipendenti pubblic e vedo che si usa abitualmente stare col riscaldamento acceso e le finestre aperte, sia quelle degli spazi pubblici sia quelle degli uffici. Chi cerca di limitare gli sprechi e' malvisto perche' piantagrane. Mi spiace molto dirlo ma e' cosi'. Praticamente nessuno si cura di spegnere le luci. Stando ai servizi di Striscia la notizia ci sono edifici pubblici disabitati da anni con le luci perennemente accese, e tutto cio' torna con la mia esperienza personale. Gli italiani semplicemente non hanno - nella grandissima maggioranza - alcuna sensibilita' e decenza per il servizio pubblico.

In ogni caso dovrebbe essere interesse di ogni dipendente pubblico onesto e lavoratore che qualcuno si occupi degli assenteisti truffatori di Portici e di ogni altro fannullone e/o assenteista nel pubblico impiego.

Per quanto riguarda la decurtazione del salario accessorio a chi non viene al lavoro - per qualunque motivo - se come capisco e' valida per i dipendenti privati non vedo proprio perche' non debba valere per i dipendenti pubblici, tantopiu' se e' vero che si assentano 4 volte piu' dei minatori come afferma Livadiotti dell'Espresso ad Exit del 18/3/2009.

Sei un caso molto raro, per la mia esperienza. Frequento abitualmente uffici di dipendenti pubblic e vedo che si usa abitualmente stare col riscaldamento acceso e le finestre aperte, sia quelle degli spazi pubblici sia quelle degli uffici. Chi cerca di limitare gli sprechi e' malvisto perche' piantagrane. Mi spiace molto dirlo ma e' cosi'. Praticamente nessuno si cura di spegnere le luci. Stando ai servizi di Striscia la notizia ci sono edifici pubblici disabitati da anni con le luci perennemente accese, e tutto cio' torna con la mia esperienza personale. Gli italiani semplicemente non hanno - nella grandissima maggioranza - alcuna sensibilita' e decenza per il servizio pubblico.

Forse solo i casi rari tra i dipendenti pubblici scrivono qui.

Sono anch'io una pubblica dipendente, con un'aggravante clamorosa: sono una bibliotecaria, il che vuol dire che mi pagano per stare in mezzo ai libri, parlare di libri, consigliare libri, aiutare bambini e ragazzi nel loro rapporto spesso conflittuale con libri e cultura in generale, eccetera.

Sai quanta gente si meraviglia che mi paghino per questo? Sono anni che temo che qualcuno si accorga che anche nei piccoli comuni si spendono soldi (pochi davvero) per le biblioteche di pubblica lettura e soprattutto per dare uno stipendio a noi qua dentro.Già una collega di un comune vicino l'hanno trasferita in anagrafe, dando la biblioteca in gestione ad una cooperativa di servizi che ci manda degli analfabeti di ritorno.

Ciò non mi impedisce di correre a spegnere luci e stand-by, di controllare il riscaldamento etc., nonché di continuare ad incazzarmi perché tutto viene fatto via carta anziché via mail, ma se il Sindaco o l'Assessore chiedono copia cartacea di tutto non è colpa dei dipendenti, credo.

Certo che è complicato pensare di valutare i servizi di questo genere con le faccine: se non posso comprare libri perché mi han tagliato i fondi e quindi non ho quello che l'utente mi chede, prenderò una faccina che sorride o cos'altro? E posso far venire amici e parenti più volte al giorno a darmi belle faccine? Così, visto che da anni non mi pagano straordinari, potrò avere almeno le gratifiche: quanto fa a faccina?

Per non parlare delle malattie: ma davvero ci credete quando vi raccontano che sono calate? Certo, gli assenteisti gravi possono essersi un po' spaventati, ma solo un po', aspettano che l'attenzione si allenti. Le visite fiscali costano moltissimo, nelle scuole dei miei figli dalla fine del primo quadrimestre non ci sono più supplenze perché i soldi rimasti servono alle visite fiscali (oggi la Gelmini diceva di imparare a risparmiare: io comincerei dalle visite fiscali, però). In compenso, dall'inizio del ginnasio mia figlia deve convivere con un professore di latino e greco (materie mica secondarie) che sta facendo il dottorato e quindi manca ogni due per tre, perfettamente e legalmente giustificato nonostante più volte si sia modificato l'orario della classe per cercare di favorirlo.

Certo, adesso ci sono colleghi che vengono a lavorare con la febbre: a parte il rischio epidemico, ti raccomando la produttività. Va tutto alla grandissima.

Frequento abitualmente uffici di dipendenti pubblic e vedo che si usa abitualmente stare col riscaldamento acceso e le finestre aperte, sia quelle degli spazi pubblici sia quelle degli uffici

 

Questo è dovuto al fatto che il singolo dipendente non ha alcun potere decisionale su quando il riscaldamento possa essere acceso o spento. Qui all'università dove faccio il post-doc i termosifoni sono centralizzati e non è raro trovarsi a maggio (quando fa già un gran caldo) con tutto quanto acceso. Aprire le finestre in questi casi è pura e semplice sopravvivenza.

Chi potrebbe decidere (funzionari, assessori ecc) non sono chiamati a rispondere (anche perché spesso sono di nomina politica).

Vorrei anche far notare che quando si parla male dei dipendenti pubblici andrebbero inclusi nel novero anche i professori universitari ;-)

Ritengo errato e fuorviante mettere in relazione liberalismo e liberismo con il rigore finanziario nei conti dello Stato (ottenuto poi aumentando le tasse). L'aumento della quota di PIL sequestrata dallo Stato costituisce semmai un arretramento delle liberta' economiche dei cittadini.

Di fatto le politiche di rigore finanziario sono tipiche della destra economica, meglio gestite dai liberali, mentre la spesa pazza e libera della sinistra. poi eccezioni sono sempre possibili e l'Italia, nella sua anormalità, è una di queste.

Quanto all'evasione, conosco gli studi di Schneider (che tra l'altro ho anche conosciuto personalmente anni fa ad una conferenza qui dalle mie parti) che pero' sono un po' fermi a molti anni fa (anche nel link indicato) ma mi riferisco piuttosto al calo di gettito che si assiste nei tempi Berlusconiani (per le aspettative di condono) ed all'aumento di gettito in quelli del CS (per la certezza della assenza di condoni).

Non so cosa ne pensano gli amici di NFA ma la politica dei condoni non è mai stata intesa come una politica liberale classica. È una misura estrema che ha senso solo a fronte di una notevole riforma tributaria (quando quindi ha senso chiudere i conti col passato tramite un condono) e non certo per fare cassa un anno si' ed un altro pure.

Ciao,

Francesco

Francesco, ma il centro sinistra in due anni ha aumentato pressione fiscale e spesa, ricordi? Che poi fosse frutto del potere di ricatto della sinistra antagonista su quella riformista (o sedicente tale) non rileva molto sul risultato finale. Io in effetti rimarcherei che il governo Prodi si è trovato a gestire un picco storico di crescita economica, quello in cui anche i relitti come l'Italia galleggiavano, e non ha trovato di meglio che buttare nello sciacquone 10 miliardi di euro correnti (su dieci anni) per dare la pensione a circa centomila cinquantottenni, oltre a liberalizzare estetiste e panettieri (ma non i servizi pubblic locali). A me non risulta che la sinistra, quando è stata al governo, abbia mai fatto nulla per incidere strutturalmente sui meccanismi di spesa. Io distinguerei tra alcune fasi storiche (si fa per dire). Il precedente governo Berlusconi, non riuscendo a sua volta ad incidere sui meccanismi di spesa, e non volendo aumentare la pressione fiscale agendo sulle aliquote, ha pensato ai condoni. L'attuale governo Berlusconi, per bocca dell'uomo che aveva sempre e comunque capito tutto, ha detto "mai più condoni". Il precedente governo Berlusconi voleva abrogare l'articolo 18, è finito contro un muro. L'attuale governo Berlusconi, sempre per bocca dell'uomo che aveva capito tutto, non intende toccare nulla. Ripeto, io vedo differenze significative nelle condotte, anche facendo la tara per la differente congiuntura. Non so bene che animale sia l'attuale governo, ma mi pare piuttosto differente dal governo BS (in ogni senso), del 2001-2006. In entrambi i casi, BS si è trovato a gestire congiunture internazionali orride. Si potrebbe inferire che è lui che porta sfiga, ma me ne asterrò.

Su Brunetta, voglio vedere un po' di hard data, poi capiremo meglio se è populismo che mira a tenere incatenati alla scrivania dei travet comunque nullafacenti, o se c'è anche dell'arrosto.

Di fatto le politiche di rigore finanziario sono tipiche della destra economica, meglio gestite dai liberali, mentre la spesa pazza e libera della sinistra. poi eccezioni sono sempre possibili e l'Italia, nella sua anormalità, è una di queste.

Continua a non essere evidente da quanto scrivi il legame tra liberalismo e rigore economico nei conti pubblici. Ti faccio presente che alcuni noti economisti liberali di casa nostra, per es. F.Giavazzi, sono oggi grandi sostenitori di massiva spesa statale in deficit, mentre Berlusconi, Tremonti e Sacconi in questa legislatura stanno difendendo proprio il rigore economico contro gli sbracamenti invocati da alcuni liberali con grandi spazi sulla stampa nazionale oltre che, ovviamente, dalla sinistra. Dovrei per caso associare il dichiarato (e finora praticato) rigore economico di Berlusconi 2008 come prova di liberalismo? Io non lo farei.

Il legame tra liberalismo e contenimento della tassazione statale (concetto ben diverso dal rigore nei conti pubblici) viene dall'esperienza storica del liberalismo in Inghilterra, dove nasce come reazione dei nobili al potere assoluto di esazione fiscale del Re, e negli USA, dove nasce similmente come rivolta fiscale rispetto alla potenza coloniale.  Questi sono due paesi fortunati, dove il liberalismo si e' affermato contro l'arbitrarieta' e la pesantezza della tassazione e ha vinto definitivamente.  In questi due Paesi essere conservatori (destra) non significa riproporre la tassazione arbitraria ed esosa precedente alla rivoluzione liberale in nome della potenza della Nazione, ma significa piuttosto richiamarsi ai padri fondatori e ai principi della rivoluzione liberale, che ha vinto definitivamente nel lontano passato. Qualcosa di simile esiste in Olanda, ma questa associazione radicata tra destra, liberalismo e contenimento della tassazione non va sostanzialmente oltre a questi tre Paesi.

Tra parentesi il resto del mondo e' diverso, semplicemente non ha le esperienze storiche descritte, ne' esperienze equivalenti. Per esempio nell'Europa continentale specie mediterranea non c'e' stata mai una reale rivoluzione liberale, e i conservatori sono piuttosto eredi dei principi della tassazione arbitraria ed eccessiva, e senza rappresentanza, in nome del Re e/o della Nazione (nazionalisti e fascisti).

Concludendo, non esiste un reale legame tra liberalismo e rigore nei conti pubblici (anche se entrambi sono concetti positivi). Il vero legame che esiste per tradizione storica e' quello tra liberalismo e contenimento della tassazione, coerente con la preservazione delle liberta' economiche dei cittadini di fronte alle pretese dello Stato. Il rigore sui conti pubblici della varieta' Prodi - Padoa Schioppa - Visco non ha nulla a che fare col liberalismo, si tratta invece della usuale politica di sinistra "tassa e spendi", come la vicenda del tesoretto 2006 ben dimostra.  Questi signori tassano non tanto per mettere in pari i conti pubblici, ma per poter se possibile spendere ancora di piu'. Una destra liberale di stampo anglosassone dovrebbe avere come principio guida il contenimento della tassazione, solo poi sia per onesta' sia per coerenza dovrebbe anche tenere a conti pubblici in pareggio (esattamente come la sinistra spendereccia, peraltro) e quindi anche il contenimento della spesa pubblica. Pero' di fatto come l'esperienza di Reagan e Bush dimostra, la destra moderna negli USA continua a praticare il contenimento della tassazione ma non il rigore nei conti pubblici e nemmeno il coontenimento della spesa pubblica.

Quanto all'evasione, conosco gli studi di Schneider (che tra l'altro ho anche conosciuto personalmente anni fa ad una conferenza qui dalle mie parti) che pero' sono un po' fermi a molti anni fa (anche nel link indicato) ma mi riferisco piuttosto al calo di gettito che si assiste nei tempi Berlusconiani (per le aspettative di condono) ed all'aumento di gettito in quelli del CS (per la certezza della assenza di condoni).

L'articolo e' del 2004 e copre bene il primo governo Prodi (nessuna diminuzione dell'evasione) e i primi anni del governo Berlusconi 2001 (nessun aumento dell'evasione).  La propaganda della sinistra sui favori di Berlusconi agli evasori era simile a quella di oggi (ad es. polemiche sui condoni e sul fatto che implicitamente autorizzavano ad evadere ancora).

Sono certo che quando saranno disponibili i dati al periodo 2004-2008 si vedra' con chiarezza che non c'e' stata alcuna riduzione di evasione fiscale con Visco e Padoa Schioppa nel Prodi 2006.  Me lo aspetto perche' i due signori elencati hanno parlato a vanvera degli evasori del Nord Italia (dove l'evasione fiscale e' gia' inferiore a quella di Francia e Germania pur con una maggiore pressione fiscale) nascondendo il fatto evidenziato da tutti gli studi, perfino quelli dei loro uffici e ministeri, che l'abnorme evasione fiscale italiana viene dall'evasione del 60-80% delle attivita' private nel Sud e da livelli elevati di evasione fiscale, nettamente superiori a Francia e Germania, nelle regioni rosse dell'Italia centrale (eccettuata l'Emilia Romagna, che sta fiscalmente col Nord), regioni rosse dove le attivita' private sono in nero per il 35-40%. Nemmeno Mandrake potrebbe spremere i contribuenti del Nord Italia significativamente piu' di quanto accade ora, anche se le intenzioni fossero sincere e la propaganda e disinformazione fossero frutto dell'ignoranza invece che della disonesta': il piano di recuperare evasione nel Nord Italia e' destinato comunque all'insuccesso, e' solo fumo negli occhi per il parco buoi elettorale.

Riguardo l'andamento del gettito fiscale, l'evasione fiscale c'entra poco a parte qualche molto modesto ed evanescente effetto transitorio nei momenti in cui le maggioranze cambiano. L'aumento di gettito del 2006 si spiega a mio parere principalmente combinando la crescita economica che si verifica (ed e' ben misurata) e l'ultima finanziaria di Tremonti in cui erano contenute norme efficaci di riduzione del deficit, ormai divenuto eccessivo a fine legislatura. La crescita del gettito all'epoca dell'entrata nell'Euro non viene dal recupero di evasione ma dall'euro-tassa e da trucchi contabili che hanno spostato all'anno giusto entrate di pertinenza dell'anno precedente (basta controllare il deficit certificato dall'Eurostat nell'anno precedente a quello valido per entrare nell'Euro). Il calo di gettito con Berlusconi 2001 si spiega facilmente con la crisi economica. E gli studi di Schneider, ripeto, confermano che l'evasione fiscale rimane costante, e prevedo lo confermeranno in futuro anche per gli anni recenti.

Riguardo infine alla politica dei condoni, buona parte della popolazione italiana dovrebbe andare in galera, piu' o meno come i dipendenti comunali di Portici, se solo fossero applicate le leggi draconiane che vigono in molte aree. Chiunque volesse riformare seriamente l'Italia dovrebbe cambiare drasticamente le leggi, tra cui le aliquote nominali dei prelievi fiscali, e condonare con procedure ragionevoli il passato, e infine far rispettare leggi piu' decenti di quelle esistenti. Credo che i condoni di Tremonti abbiamo poco a che fare con una politica saggia di questo tipo ma non conosco abbastanza i dettagli.

Non posso esprimere un parere dal punto di vista delle politiche economiche. Trovo pero' piuttosto deprimente il confronto fra  il PDL e molti dei partiti di centrodestra europei (in particolare del nord europa) sui temi della bioetica.
Come molti altri commentatori intervenuti in questa pagina sono molto curioso di vedere come il gruppo di questi coraggiosi liberali (perchè per aderire a questa destra di coraggio ce ne vuole, e parecchio) si regolerà nel momento in cui i nodi etici e morali verranno al pettine, dal momento che la destra (salvo qualche rara eccezione) è sempre stata passiva di fronte ai dettami di Oltretevere.

Premetto di essere molto giovane e perciò di avere scarsa memoria storico-politica del "nostro" Paese. Tuttavia credo di potermi decisamente schierare. In FI prima e nel PdL poi, credo non possa e non potrà mai sussistere nulla di liberale o liberista. Il (nascente) PdL è chiaramente un partito fondato sul berlusconismo. Il berlusconismo si fonda sul primato della "relazione" (da intendersi come do ut des), come universale criterio di selezione.  Esso è diametralmente opposto ad ogni criterio basato su efficienza e meritocrazia e produce forti distorsioni in campo socio-economico. Si deduce quindi che non potrà mai valere l'identità "liberali" = PdL, e mai neache i "liberali" troveranno posto in esso.
Un cordiale saluto a tutti.

Giovane sì ma con un'idea chiara.

Per fortuna. E per quanto mi riguarda, da non più giovane, pienamente condivisibile,

specie se con  "identità liberale" s'intende, al di là di "efficienza e meritocrazia",

dare il nome al prerequisito fondametale di ogni democazia moderna.

Gli italiani, spesso anche a prescindere dalla collocazione politica,

a destra o a sinistra,

contano molto più sulla relazione del do ut des

e molto scarsamente sull'estensione delle garanzie "liberali".

Gli italiani non conoscono le idee liberali.

Eppure voglio sperare qualcuno, di Libertiamo o no,

possa in quel campo (PdL) seminare principi liberali.

E' sempre un bene. 

E l'eterogenesi dei fini  è sempre in agguato.

O no?

hai interpratato correttamente quello che intendevo dire.

Concordo con te: le garanzie liberali (latu sensu) sono condizioni imprescindibili per il progredire di una democrazia moderna.

Tuttavia pare che solo un circoscritto gruppo di persone lo rammenti (credo che NfA abbia il merito di fungere da catalizzatore affinchè questo gruppo si espanda).

Nel post ho citato "meritocazia ed efficienza" perchè son le garanzie che più mi rigurdano, essendo io attualmente uno studente universitario(*) che vede da vicino quanto esse (tali garanzie intendo) producano benefici tangibili. Mi fermo qui non voglio ricadere nell'annosa questione universitaria.....

Un caro saluto

 

(*)che sta cercando di fuggire all'estero.

Proviamo a dare un contributo alla discussione, cercando di mantenerla su un piano pragmatico e scevro, per quanto possibile, dalla componente emozionale.

Credo di non aver lesinato critiche, talvolta anche feroci, all'azione dell'attuale esecutivo. Tuttavia, se ci s'impone di giudicare la realtà a prescindere dalle proprie simpatie politiche, i miglioramenti d'approccio ai temi economici – dei quali mi interesso, non solo per deformazione professionale, ma soprattutto giacché in questo momento mi appaiono i più rilevanti - rispetto al precedente governo Prodi sono evidenti. L'indole anti-imprenditoriale che guidava quella compagine (conferimento del TFR all'INPS, Testo Unico per la sicurezza sul lavoro sbilanciato dal versante sanzionatorio, normativa sulle dimissioni dal posto di lavoro burocratizzata, imposizione di procedure costose e complesse ai fini fiscali, limite alla deducibilità degli interessi passivi ....... solo per citare alcuni esempi, in un tempo tanto breve) non può essere discussa. Pur tra tradizionali favori agli amici ed impostazioni filosofiche quasi altrettanto stataliste – oltre ad un odioso e deprimente appiattimento su posizioni confessionali in tema di diritti civili, peraltro non estranee nemmeno ad un'importante componente della controparte – questo governo ha, invece, operato anche alcune scelte in senso opposto (detassazione dei premi di risultato, agevolazione dei conferimenti di immobili strumentali ai fini della capitalizzazione, semplificazione di talune procedure, sempre per limitare le citazioni). E non si può non tener conto delle due diverse situazioni economiche generali. È certo poco, ma la posizione di gran lunga prevalente nel mondo produttivo è netta nella scelta tra i due mali: l'attuale è il minore.

Si potrebbe dire che quell'anno e mezzo sia stato fortemente influenzato dalla presenza in maggioranza di elementi insostituibili appartenenti alla sinistra estrema, ma le proposte che oggi provengono dalla parte moderata – il PD – ricalcano gli stessi schemi e “l'altra minoranza”, quella dipietrista, non mostra di avere idee chiare e coerenti in tema di economia (si ricordi l'appoggio alle proteste dei dipendenti Alitalia, ad esempio), limitandosi alla focalizzazione sui temi della legalità, peraltro declinati sempre e solo in funzione dell'idea che uno ed uno solo sia il nemico.

Operata, dunque, la distinzione necessaria, da cui consegue la considerazione di una migliore (meglio, meno peggiore) prospettiva sul versante del centro-destra, bisogna capire se Libertiamo ha una possibilità di incidere e quale può essere l'alternativa. Confesso che anche in me prevale il pessimismo della ragione (meglio, dell'esperienza), eppure qualunque modesta influenza sarà sempre meglio che nessuna e, del resto, mi pare più efficace un lavoro all'interno della parte politica che governa, rispetto a quello - pur non inutile - svolto nella pancia dell'opposizione od anche da un'ipotetica torre eburnea.

Auguri - sinceri - Mario.

Vorrei cercare di sintetizzare la discussione: l'Italia, si sa, è una repubblica con abbondanti banane ed abbondante stato.

Si parla del posto migliore per chi vorrebbe meno stato e meno banane. Mi sembra quanto segue sia abbastanza condiviso: il Parlamento è grossomodo conservatore su questo punto di vista:

  • il PD vuole ancora più stato e, forse, un po' meno banane;
  • il PdL vuole ancora più banane e, forse, un po' meno stato;
  • l'UDC, da buon partito di centro, vuole mantenere stato e banane ai livelli attuali;
  • i "maverick" sono quelli dell'IdV, che se ne infischiano di quanto stato ed hanno dichiarato guerra aperta alle banane.

Ora, mi sembra solo una questione di priorità: chi ritiene che il problema principale di questo paese siano le tasse troverà un po' meglio il PdL; chi pensa che sia più urgente recuperare un po' di serietà troverà leggermente meglio il PD o, addirittura, l'IdV.

Io non ho dubbi: lavoro in Francia, che -- correggetemi se sbaglio -- è un paese con più o meno tanto stato quanto l'Italia, ma molte banane in meno. Non mi sembra che sia così male. Ma di economia non ci capisco una mazza, quindi magari mi sbaglio.

Io non ho dubbi: lavoro in Francia, che -- correggetemi se sbaglio -- è un paese con più o meno tanto stato quanto l'Italia, ma molte banane in meno. Non mi sembra che sia così male. Ma di economia non ci capisco una mazza, quindi magari mi sbaglio.

Dovresti chiarire meglio cosa intendi con banane. La Francia intermedia a livello statale una percentuale del PIL analoga a quella italiana, pero' spende molto molto meglio le risorse incassate: ha sussidi di disoccupazione ragionevoli, ha un ragionevole sistema educativo che non produce i 15enni meno alfabetizzati d'Europa come l'Italia, ha una sistema giudiziario decente e non lento, malfunzionante ed inefficiente come quello italiano, finanzia e fa ricerca a livello dignitoso, riesce a far pagare le tasse con efficienza paragonabile a quella tedesca e degli altri Paesi civili, invece che ai livelli nordafricani tipici di vaste aree del sistema italiano.

Quindi il punto di partenza per ogni proposta politica dovrebbe essere:

  • manteniamo lo stesso livello di prelievo sul PIL che abbiamo ora, analogo a quello francese e leggermente superiore a quello tedesco
  • rimoduliamo la spesa statale sul modello dei paesi civili (meno pensioni ai 50enni, piu' ricerca, piu' sussidi di disoccupazione, riduzione degli appannaggi a politici e boiardi oltre le medie europee)
  • riformiamo le attivita' statali per portarle al livello di Paesi civili come Francia e Germania
  • facciamo pagare le tasse a tutti con uguale rigore, piuttosto che consentire evasione al 60-80% delle attivita' private in alcune aree - in cambio di voti - mentre in altre aree si intensifica l'apparato repressivo per comprimerla sotto il 13%.

Sembra che tu sostenga che il CS sarebbe propositore di questa politica. Ebbene, io ritengo che tu sia in grave errore. Il CS non sostiene che le tasse incassate siano sufficienti ma vadano spese meglio, il CS piuttosto invece sostiene che "mancano" 100-200 miliardi di Euro all'anno a causa degli evasori e che recuperando quei soldi, piu' o meno per magia, tutto si aggiusterebbe, e si potrebbe aggiungere alla spesa pubblica corrente di oggi altra spesa per i sussidi, per la ricerca e per la giustizia. Non sembrano consci che recuperando l'evasione fiscale l'intermediazione fiscale sul PIL salirebbe a 5-10% oltre il gia' elevato livello francese. Non appaiono capire che non potranno mai recuperare significativa evasione in Regioni dove l'evasione e' gia' uguale o inferiore a quella francese e tedesca pur a fronte di una maggiore pressione fiscale.

Certo ogni tanto affermano che desiderano recuperare l'evasione "solo" per diminuire le tasse. Ma cosa hanno fatto appena 2 anni fa non appena hanno raccolto il "tesoretto" proprio grazie (secondo la loro versione) al recupero dell'evasione? Lo hanno immediatamente dilapidato in spesa pubblica aggiuntiva per le proprie clientele elettorali.

Piaccia o non piaccia la politica di riorganizzare la spesa pubblica a budget costante la stanno facendo Brunetta e Gelmini. Ho scritto "riorganizzare" che non significa necessariamente "migliorare". Poi beninteso, questo si combina con sprechi clientelari come la creazione di un'area metropolitana a Reggio Calabria. Ma quello che mi pare assodato e' che - tradendo peraltro certa propaganda sensazionalistica come quella di Berlusconi ad es. sull'ICI - il CD non sta assolutamente riducendo la pressione fiscale. Detto questo, mi e' ovvio che i risultati del CD nel periodo 2001-2006, pur muovendosi su questi binari, sono stati insignificanti e/o negativi. Ed e' del tutto presumibile che continueranno ad essere insignificanti e/o negativi anche nei prossimi anni.  Quello che pero' rilevo e' che il CD piu' o meno segue la politica di mantenimento del budget statale assieme a vani o forse solo propagandistici tentativi di migliorare la qualita' della spesa, come mi sembra tu proporresti.

Dovresti chiarire meglio cosa intendi con banane. La Francia intermedia a livello statale una percentuale del PIL analoga a quella italiana, pero' spende molto molto meglio le risorse incassate: ha sussidi di disoccupazione ragionevoli, ha un ragionevole sistema educativo che non produce i 15enni meno alfabetizzati d'Europa come l'Italia, ha una sistema giudiziario decente e non lento, malfunzionante ed inefficiente come quello italiano, finanzia e fa ricerca a livello dignitoso, riesce a far pagare le tasse con efficienza paragonabile a quella tedesca e degli altri Paesi civili, invece che ai livelli nordafricani tipici di vaste aree del sistema italiano.

Queste sono indubbiamente banane. Altre banane sono, tra le altre: la mancanza di un'etica di rispetto per le regole, l'abbondanza di regole stupide, l'impunità ampiamente garantita, il potere mafioso nel meridione, la quasi totale assenza di meritoctrazia, la corruzione diffusa, monopoli e oligopoli in genere e più in particolare quello sull'informazione, la gerontocrazia, le discriminazioni verso le minoranze, quelle verso le donne, la mancanza di laicità, la scarsa cultura democratica.

Entrambi gli schieramenti ne hanno in abbondanza, e il giudizio su chi ne possieda di più è irrimediabilmente soggettivo. Mi sembra però che più o meno le discussioni viste qui seguano il pattern "il PdL [banane]" "sì, ma comunque [banane] anche il PD che in più [stato]" "perché, il PDL [stato] no?". Ne traspare una maggior vocazione del PdL in campo banane, e del PD in campo stato.

Non voglio proporre la Francia come modello: non ho la più pallida idea di quale paese sia preferibile come modello economico. Io leggo questo blog perché voglio cominciare a capire l'economia, e scrivo belinate nei commenti proprio perché voglio che qualcuno mi spieghi dove sbaglio. Fatto sta, percepisco i problemi di cui sopra come più urgenti delle questioni di politica economica. Detto in altro modo, prima di discutere su quali siano le regole penso sia necessario prima accordarsi sul fatto che le regole vadano rispettate. L'esempio della Francia era solo per citare il fatto che si può avere alta qualità della vita anche con tasse alte.

(e, btw, non ho assolutamente detto che il centrosinistra propone di mantenere la pressione fiscale inalterata. se vai a rileggere, ho anzi scritto esattamente il contrario).

(e, btw, non ho assolutamente detto che il centrosinistra propone di mantenere la pressione fiscale inalterata. se vai a rileggere, ho anzi scritto esattamente il contrario).

Hai ragione.

 

Ma perchè Noise non si impegna, come dire, seriamente (ovvero formulando veri e propri disegni di legge), a stendere 10 punti di un programma liberale chiedendo a tutti i lettori un contributo attingendo dalle varie (e qualificate) competenze specifiche?

E perchè poi non organizzare un seminario pubblico (come gli scorsi anni a Firenze) su questo programma dopo aver contattato anche i liberali sparsi nei vari partiti?

 

Perché siamo in 5, quando ci siamo tutti (che succede di solito il 29 di Febbraio), perché abbiamo tutti e 5 un lavoro altro da nFA, perché stiamo in 'merika ...

Comunque, la nostra particina la facciamo, e le giornate ci saranno anche quest'anno (sono in via di organizzazione). Siamo però alquanto scettici sulla possibilità che la grande maggioranza di coloro che si autoproclamano liberali siano interessati e/o intenzionati a fare qualcosa autonomamente.

La mia personale - cinicissima come sempre - opinione è che una percentuale sostanziale di chi si autodefinisce "liberale" in Italia lo faccia per pure ragioni di marketing dentro al ragruppamento politico dove intende risiedere comunque. Si ricava in questa maniera una nicchia, sa di offrire un utile servizio (i capi, siano essi uno dei tanti bonzi del PD o Mr. BS, possono dire "siamo aperti a tutto, visto? Abbiamo persino i liberali ...), sa di non richiedere nulla (siamo qui per testimoniare, è una battaglia culturale di medio-lungo periodo, bisogna essere costruttivi ed aver pazienza ...), e costa alla fine relativamente poco (qualche seggio in parlamento, qualche posto in qualche regione, due o tre lire per fare giornaletti ...). Insomma, un investimento molto conveniente, per entrambe le parti.

Mario, ti rispondo a titolo personale. D'altra parte nFA non è un partito e non vuole diventarlo.

Per quel che mi riguarda, non mi metto a scrivere disegni di legge perché non ho tempo per farlo, anche solo il poco che faccio per nFA mi succhia via più tempo di quello che vorrei. Se fossi convinto di poter apportare contributi migliorativi a un progetto di legge lo farei, ma l'impressione generale che ho del processo politico è che le competenze tecniche siano sempre in secondo piano e in ogni caso nessuno si è mai neppure lontanamente sognato di chiedermelo.

Francamente non credo che il problema sia saltar fuori con belle idee. In Italia manca in entrambi gli schieramenti la voglia di attuare soluzioni liberali, e a dir la verità molto spesso anche solo soluzioni sensate. È una illusione pensare che basti enunciare buone idee perché queste vengano accettate. La battaglia culturale va combattuta e le buone idee vanno fatte circolare, per questo scrivo su questo blog, ma quando si passa all'azione politica concreta ci sono un sacco di altre variabili che entrano in gioco. Io a far politica non sono capace, quindi mi limito a quello che so fare.

Grazie Michele e Sandro per le risposte, ma insisto.

E' vero, siete in 5, ma sono molti altri che scrivono e partecipano al dibattito. Si potrebbe organizzare, come dire, delle primarie per individuare i 5 / 10 punti più "gettonati" (magari su una rosa più ampia) e fare una specie di Wikipedia dove ognuno, sulla bozza di proposta (non occorre arrivare proprio al  "disegno di legge") aggiunge quello che sa, lasciando a voi redattori la armonizzazione della proposta.

Giovanni Guzzetta, che conoscete visto che l'avete invitato a Firenze, l'ha fatto con il referendum sulla legge elettorale ed il referendum è partito senza alcun sostegno iniziale dei partiti.

Mario,

posto che il mio parere è del tutto superfluo (non era agli ospiti di nfa, come me, che ti rivolgevi, e comunque non sono nessuno per dire cosa fare o non fare...) io non credo una cosa come nFA possa proporsi come un luogo dove si fanno proposte delle legge. La ragione del sito è prevalentemente fare analisi economiche di ispirazione liberale e libertaria, se poi chi ha il potere politico e si professa liberale vuole anche dare seguito alle idee che dice di sostenere, allora si avvarrà degli uffici e degli strumenti di cui dispone per trasformare una riflessione più o meno accademica in policies dettagliate. Di sicuro non credo assolutamente che il problema delle mancate  riforme in Italia sia da imputarsi al fatto che non ci sono in giro "proposte di legge". Quello che manca è la volontà politica delle elites, governo e opposizione, e quella volontà penso che si possa costruire non a colpi di disegni di legge ma creando quell'attitudine all'analisi dei problemi economici e politici tipica di questo sito. Poi, insomma, le vie del Signore sono infinite: pensa alla vicenda Alitalia e al contributo che nfa ha saputo dare...

Ci sono state una serie di delusioni. Ma il punto cruciale è uno: c'è una contraddizione, una incompatibilità, tra la democrazia di massa, la democrazia mediatica che stiamo vivendo, e il liberalismo. Lo dico sulla base dell'esperienza storica. Il liberalismo è tante cose, ma è prevalentemente cultura della responsabilità individuale o, se vuole, dell'individualismo responsabile. Insomma: valori individuali permeati di responsabilità sociale, diritti e doveri.

Dall'intervista a Giuliano Urbani sul Sole 24 Ore di oggi. Secondo Urbani (ma l'osservazione è assolutamente condivisibile) l'ideologia liberale è stata molto importante al momento della nascita di Forza Italia, ma oggi i tempi sono cambiati e nel PdL occupa un posto secondario. Traduzione proposta: il liberalismo non era il fine ma un mezzo (Boldrin 1, Seminerio 0).

Mah, forse sono veramente troppo cattivo ma certi signori (un altro come Urbani è Martino) sembrano accorgersi della mancanza di liberalismo nel cdx solo quando privati della poltrona ministeriale.

Mah, forse sono veramente troppo cattivo ma certi signori (un altro come Urbani è Martino) sembrano accorgersi della mancanza di liberalismo nel cdx solo quando privati della poltrona ministeriale.

Altri due buoni ... Urbani e Martino ... il secondo si autodefinisce "economista" addirittura ...

A buon ragione "cattivo". 

Urbani e Martino (e la gran parte della classe politica italiana: un servizio di Report, domenica scorsa, sulla vicenda di Rete4/Europa7 è stato sul punto illuminante) hanno dimostrato  di non avere la tempra dei "combattenti" liberali, forse perché in Italia, paese di costume e educazione fondamentalmente non liberale, anche questi "liberali" colti, quando si trovano, grazie a un leader politico,  ad assaporare vantaggi d'ogni tipo, dimenticano, in leggerezza, i principi liberali, e spesso sono pron(t)i a prestare l'intelligenza (si fa per dire, in questo caso!) al servizio del proprio leader. E più assordante appare questo servizio, se questi "liberali" colti sono giornalisti.  E se poi, per caso, costretti dalla durezza dei fatti e delle analisi,  questi "liberali" colti si trovano nella situazione di dover difendere, senza timori e sudditanze, la legalità liberale,  riescono spesso a blaterare un "tengo famiglia".
Per quanto mi riguarda, ad esclusione dei molti dispersi, rassegnati e muti, i liberali colti, sempre senza tempo ma "liberi", scossa di dosso l'italianità, forse sono solo 5 (ogni riferimento è puramente dato).
E da persona di sinistra (si può dire?), coltivo da sempre, nel mio stretto campo,  l'idea di un'estensione diffusa della cultura liberale, e non solo per le scelte di economia, ma anche perché finalmente in Italia si possa costruire un terreno comune di condivisione di valori liberali, terreno a partire dal quale sia legittimo schierarsi, con responsabilità "liberale ", a destra o a sinistra, e confrontarsi, ad esempio,  sull'abolizione del sistema pensionistico o sull'estensione della pensione a tutti a 55 anni.
Continui dunque nFA a svolgere il suo ruolo culturale, di critica e di analisi.
Almeno per due motivi:
1. perché "la battaglia culturale va combattuta e le buone idee vanno fatte circolare, .. ma quando si passa all'azione politica concreta ci sono un sacco di altre variabili che entrano in gioco";
2. perché "la mia personale - ... - opinione è che una percentuale sostanziale di chi si autodefinisce "liberale" in Italia lo faccia per pure ragioni di marketing dentro al ragruppamento politico dove intende risiedere comunque. Si ricava in questa maniera una nicchia, sa di offrire un utile servizio (...), sa di non richiedere nulla (...) e costa alla fine relativamente poco (...). Insomma, un investimento molto conveniente, per entrambe le parti".

Tanto per la politica c'è sempre tempo, specie se necessario.
O no?

Personalmente ritengo che tra PDL e PD (attenzione, PD senza alleati, escludendo quindi anche l'IDV, quindi un partito che non debba alcuna concessione a partiti minori) il partito MENO lontano dall'idealtipo del partito liberale sia il PD.

Ovviamente già definire in negativo il grado di liberalismo dei partiti è significativo: indica che nessuno soddisfa i requisiti minimi per dirsi liberale e quindi lascia aperta sostanzialmente la scelta tra una o l'altra delle sponde in modo abbastanza arbitrario.

Nonostante ciò, credo che il PD, senza alleati, sia quello meno lontano dall'idealtipo. Schematicamente, come già accennato, si può dividere la libertà secondo due direzioni: libertà civili (diritti individuali, diritti "borghesi", usando una vecchia definizione comunistra, garantismo sul fronte giudiziario, rapporti Stato-confessioni religiose) ed economiche. Riguardo alle libertà civili il PD è il partito italiano che si spinge più verso i territori liberali. Gli unici partiti che possono in qualche maniera essere alla sua altezza sono quelli alla sua sinistra (alcune parti dei quali, però, scontano secondo me un giustizialismo di segno uguale e contrario a quello del PDL: gli uni giustizialisti coi forti e garantisti coi deboli, gli altri viceversa. E il giustizialismo è assai poco liberale...). Riguardo alle libertà economiche il PD è quantomeno allo stesso livello del PDL (e di IDV e UDC), di certo più avanti rispetto a quelli di sinistra radicale.

Il PDL paga il prezzo innanzitutto il prezzo che deve concedere all'alleanza con la Lega Nord e a quella con il Vaticano e la sua emissaria italiana, la CEI (specularmente, grosso modo, a quanto fece il PD ante litteram durante l'ultimo governo Prodi con l'estrema sinistra). A livello di libertà economiche poi oscilla tra la tirannide illuminata (concediamoglielo, dai, in fondo non è l'ultimo dei cretini...) del sapientino Tremonti e quel misto di casino (dis)organizzato dell'economia sommersa a cui strizza l'occhio in alcune zone d'Italia... 

Ribadendo che quanto detto è comunque opinabile e potremmo discuterne all'infinito (soprattutto in un Paese come l'Italia in cui il familismo amorale passa sovente per libertà personale... Detto altrimenti, attenti a quanto diceva Platone, filosofo che non amo, ma che ogni tanto ci prendeva pure: una libertà eccessiva rischia di degenerare in casino e aprire le porte alla tirannide), aggiungo due parole riguardo all'impegno politico.

E' benvenuto, secondo me, su entrambi i lati dello schieramento, ma a una condizione: che non sia, come è stato sottolineato, una foglia di fico per i partiti nè una maschera nobile dietro cui nascondere la faccia che brama la poltrona. Insomma, sebbene sia difficile segnarne il punto esatto, a un certo momento dovrebbe esserci una linea da non sorpassare, se si vuole ancora dirsi liberali. E in conseguenza dimettersi o comunque votare contro.

Ultima nota: mi sembra ci si sia dimenticati del Partito Radicale. Sarà folklore sotto tanti aspetti, sarà un partito non partito (ora esiste da solo ora è nella Rosa nel Pugno ora nel PD con diritto di tribuna, ora al bar per riprendersi da uno sciopero della fame...): comunque sia, nelle sue giornate migliori, il partito più liberale che abbiamo... E forse questo, per altri versi, dovrebbe far riflettere molto sulle magnifiche sorti e liberali del nostro Paese...

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