Letture per il fine settimana 31-10-2015

31 ottobre 2015 sandro brusco

Questa settimana: meglio dei sondaggi; i dati sul mercato del lavoro e le prossime elezioni; caro Luca Sofri, basta capirsi.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Dopo il collasso di Intrade, gli appassionati di prediction markets si sono trovati un po' orfani. Con le presidenziali USA in arrivo comunque era inevitabile che la domanda stimolasse l'adeguata offerta. Per ora sembra che il sito che se la stia cavando meglio sia betfair.com. Se siete interessati più alle predizioni che all'attività di scommessa, questo è un sito che le riporta in modo facilmente leggibile e continuamente aggiornato.
  • C'è stato qualche movimento positivo nel mercato del lavoro durante l'ultimo anno, anche se siamo completamente d'accordo con Mario Seminerio che i trionfalismi sono decisamente fuori luogo. Il dato rilevante è che l'occupazione nell'ultimo anno è cresciuta di 192 mila unità, e il tasso di occupazione (rapporto tra occupati e popolazione) è cresciuto di 0,6 punti. Bene, anzi benino e certo non spettacolare. La cosa che più preoccupa è che la tendenza sembra essersi fermata, a settembre il numero di occupati è sceso lievemente. La riflessione che volevo fare è questa. È ancora troppo presto per sapere se la decontribuzione delle nuove assunzioni ha giocato un ruolo nella espansione degli occupati dell'ultimo anno. In caso affermativo (che, suppongo, sia quello che dovrebbe piacere ai renziani) allora ci si può attendere un contraccolpo sull'occupazione a partire dal gennaio prossimo, quanto la decontribuzione sui nuovi assunti passerà dal 100% al 40%. Lo stesso, Renzi ha deciso che eliminare le tasse sulla casa è più importante del rifinanziamento della decontribuzione. Il ché, mi pare, può significare solo due cose. O Renzi non crede che la decontribuzione funzioni, oppure Renzi ritiene che comunque si guadagnino più voti eliminando le tasse sulla casa di quanti se ne perdono distruggendo opportunità occupazionali per eccesso di tassazione sul lavoro.
  • Luca Sofri sul Post prende posizione sul polverone alzatosi sul compenso a Varoufakis per la partecipazione a ''Che tempo che fa''. Dice cose abbastanza di buon senso. Endemol, che produce il programma e lo vende alla Rai, decide in autonomia quanto pagare e a chi. Presumibilmente lo fa con l'obiettivo di massimizzare l'audience, e quindi gli introiti pubblicitari, per il committente. La decisione di pagare 24mila euro a Varoufakis può essere giusta o sbagliata, dipendendo da quanta audience addizionale genera, ma è perfettamente legittima, dice Luca. Fin qui tutto bene. Sarebbe bene però aggiungere un'altra cosa. Ossia che questo tipo di comportamento va benissimo ed è legittimo nel campo dell'intrattenimento o della propaganda. Nel campo del giornalismo, quell'attività che ha come obiettivo quello di fornire informazioni non distorte agli utenti, ci sono invece certe regole che uno dovrebbe cercare di rispettare. Una di queste regole è che le interviste non si pagano, e infatti la BBC ha intervistato Varoufakis senza pagarlo. Quindi, perfetto pagare Varoufakis, perfetto puntare all'audience, ma per favore non raccontateci che Fazio o chi per lui sta svolgendo attività di informazione. Sta facendo intrattenimento (attività nobile, ma che è differente dall'informare) oppure propaganda, che nobile non è quando viene fatta in modo mascherato. E propaganda viene fatta a ''Che tempo che fa'', eccome. Tra vari episodi, basti riandare con la mente alle ultime primarie del PD, quelle in cui Fazio (immagino consultandosi con Endemol e con un occhio all'audience, giusto?) decise che Renzi e Cuperlo meritavano di essere intervistati mentre Civati no.

21 commenti (espandi tutti)

Re: Fazio, ci sarebbe da aggiungere che se lo scopo della Rai è attirare inserzionisti e fare soldi con la pubblicità, si sta comportando come un'impresa qualsiasi, e il canone è un vantaggio indebito rispetto alla concorrenza (prescindiamo un attimo da chi costituisca la concorrenza...).

Se poi la Rai mi sta fornendo un servizio commerciale, non vedo perché devo pagarlo come se fosse un servizio pubblico.

Infine, se lo scopo della Rai è far funzionare l'azienda e generare utili, con il mio canone divento più simile ad un azionista, che non un abbonato. Magari mi passano pure qualche dividendo, chissà.

Punto che su questo blog diamo quasi per scontato, ma Francesco ha fatto bene a ricordarlo. Comprare i programmi di intrattenimento da Endemol non è ''servizio pubblico'' in nessun senso e non ha senso pagarlo con le tasse dei cittadini. Lo stesso vale per il festival di Sanremo; non c'è nessuna ragione per cui debba essere fornito dallo stato, mentre ci sono ottime ragioni perché non lo sia (per esempio, per evitare che i nostri ministri perdano tempo discutendo il compenso del conduttore). 

ricorderei che ci fu un referendum che abolì la RAI.

Uno dei tanti referendum il cui esito è stato inutile.

Tanto per ricordare che la classe politica gestisce la cosa pubblica in totale arbitrio.

ho letto

dragonfly 2/11/2015 - 00:21

ma mi è sembrato un minestrone di diversi argomenti.

qual è il punto che ritieni interessante?

Vero,

Guido Cacciari 2/11/2015 - 16:05

sono parecchi gli spunti interessanti.

A mio avviso, soprattutto i seguenti:

- l'interpretazione della limitazione all'uso del contante;

- il valore raggiunto dal tasso di interesse dei BTP biennali.

Il tipo mi sembra estremamente confuso. Il debito pubblico non esiste per remunerare chi presta soldi, ma per finanziare beni pubblici che richiedono investimenti di lungo periodo. Se questo finanziamento viene collocato a tassi negativi, tanto meglio per il pubblico

che si riescano a collocare dei titoli di debito a tassi negativi.

Perché mai qualcuno dovrebbe acquistarli? Non è più conveniente convertire il risparmio in contanti e metterli sotto il materasso?

"Buona sera, vorrei ritirare un milione di euro in contanti. Se possibile banconote di grosso taglio. Si può fare per per giovedì pomeriggio verso le tre, tre e un quarto? Sì, grazie, la scorta blindata la porto io".

la valigia di banconote era una buona scelta per un cittadino greco; se si ritiene che la banca rimarrà aperta, basta lasciare i fondi depositati. il ctz negativo sconvolge, vedo.

è  del tutto lecito  ritirare  ingenti somme in contanti. si verrà segnalati, ma male non fare etc. la presunzione di reddito avviene per i versamenti di contante, anche i più piccoli.

Già

Nasissimo 3/11/2015 - 12:43

Conobbi un tipo che in un anno solare aveva prelevato 25 mln €, in contanti, allo sportello. Senza scorta blindata, evidentemente aveva fiducia nel prossimo o più probabilmente nella sua fama.
Aveva l'elicottero della GdF che lo sorvolava fisso, anche mentre andava al bar, ma nessun procedimento in corso perché ritirare contanti, pure a milionate, è lecito.

Ma a parte questo il mio dubbio resta non fugato. Se non i contanti, allora oro, o diamanti o altro ancora. Perché mai qualcuno dovrebbe acquistare dei titoli di debito a tassi negativi?

Io penso che un minimo effetto emergenti possa esserci,  meglio un btp con rendimenti negativi che 100 yuan in tasca, ad ogni modo credo che ci possa essere un'altro motivo, ma non sono sicuro abbia senso: mettiamo che una banca abbia un eccesso di liquidità, ora questa potrebbe dire piuttosto che depositarli presso la bce al -0.2% li tengo in un btp a -0.11%, per una qualche ragione la banca di turno potrebbe avere questa necessita... Da qui mi vengono in mente un paio di domande: la bce puo' acquistare nell' ambito del QE bond con tassi compresi tra 0% e -0.2% ? come si comporta con i collaterali che hanno rendimenti negativi ?

hanno bisogno di titoli da mettere all'attivo. E poi l'oro è un investimento rischioso. il prezzo  fluttua moltissimo

non capisco

Nasissimo 3/11/2015 - 17:56

Vero che il prezzo dell'oro fluttua molto ma può fluttuare pure verso l'alto, e quindi si può rimettere o guadagnare con uguale probabilità. Rispetto a un "investimento" a tasso negativo, che è rimessa sicura, mi pare comunque preferibile.

Ma a parte questo qui la mia ignoranza si manifesta tutta, perché la cosa mi pare completamente illogica. Ve lo chiedo per pura curiosità: "Hanno bisogno" significa che le banche sono costrette ad acquistare titoli, pure se questi sono a tassi negativi? Da chi, e per quale motivo? Se quella banca che acquista n mln € di titoli non acquistasse proprio nulla, e si tenesse semplicemente i milioni in cassa, violerebbe qualche regola?

si tratta di miliardi e miliardi di euro -decine se non centinaia per le banche maggiori.  Il costo per costruire depositi blindati per le banconote, assumere il personale per proteggerli dai ladri, dell'energia elettrica etc. sarebbe sicuramente superiore all'interesse negativo.

Le banche possono tenere i soldi in conti correnti presso la BCE, ma anche questi hanno rendimenti negativi. Ovviamente, potrebbero comperare titoli che rendono qualcosa, ma allora sarebbero più rischiosi. Inoltre la BCE stabilisce regole sul tipo di titoli accettabili come attivo in quanto le riserve devono servire a rimborsare i depositi e quindi devono essere facilmente liquidabili. L'oro non è adatto (in un regime non di gold standard) perchè acquisti e vendite massicce farebbero impennare o crollare le quotazioni.   

Mi sfugge la comprensione del meccanismo tecnico. Prendo il numero che ha fatto Lei, 10 miliardi di euro: quella banca che ha una riserva di 10 milardi di euro, prima dell'acquisto di titoli o altro, ha 10 milardi di euro in banconote nel caveau!?

Se la riserva deve servire a rimborsare i depositi, significa che la riserva è pari alla somma dei depositi?
Io sapevo che in regime di riserva frazionaria con coefficiente 1% una banca che "ha" 10 milardi di euro di riserve ha "solo" 100 milioni di depositi, e al massimo deve rimborsare quelli. 
Ma se anche dovesse rimborsarli tutti insieme, non dovrebbe mica rimborsarli in contanti. 
Non avrebbe mai bisogno di altri contanti, oltre a quelli di cui ha bisogno per l'usuale erogazione di servizi bancari, e per i quali è già attrezzata in termini di casseforti, personale e assicurazioni.
Per rimborsare il deposito la banca fa un trasferimento bancario, e per fare questo deve solo avere nelle "casse" virtuali la somma richiesta. E come si fa a scassinare una cassa virtuale?
Se ha convertito le riserve in titoli allora deve liquidarli, se invece non lo ha fatto, meglio, può risparmiarsi pure questa fatica.

Non riesco a capire, c'è un elemento che mi manca. Qual'è la forma con cui la banca accumula le riserve prima dell'acquisto di titoli, asset o altra roba?

 

piu o meno funziona così - X deposita 1 euro, la banca ne mette a riserva il 10% (investendolo in titoli) e presta 0.9 a Y (o se non trova a chi prestare lo mette nel proprio conto BCE). Y, imprenditore, paga Z che deposita lo stipendio alla banca. La banca mette a riserva il 10% (0.09) e ripresta il 90% (cioè ora 0.81) a K  che paga V etc. Alla fine la banca accumula un passivo pari alla somma dei depositi di X,Z etc. (che in teoria deve rendere) ed un attivo composto dai prestiti a Y, K etc. e dalle riserve. Queste si accumulano lentamente via via che la banca si espande. Il tutto può avvenire senza che si sposti una banconota attraverso trasferimenti elettronici.  Si chiama moltiplicatore bancario - il totale dei prestiti è pari a 1/% riserva

E non disturbo con ulteriori domande. Per i dubbi che possono esser rimasti cercherò di documentarmi da solo.
Io sapevo per esempio che la riserva obbligatoria era 1%. Ma il mio dubbio principale era nella forma che il deposito ha prima di essere prestato, investito in titoli, o retrocesso alla banca centrale.
Nel suo esempio X deposita 1 euro. La banca ne mette a riserva il 10% (o 1% o quel che è) perché deve farlo, ché la riserva è obbligatoria. Quindi non mi stupisce che lo faccia pure a tassi negativi. Credevo che questa riserva obbligatoria non potesse essere investita in titoli (che è come dire prestata), ma dovesse essere retrocessa alla banca centrale, ma non è qui il mio dubbio. Il dubbio è nello 0,9 rimanente.
Questo 0.9 "lo presta, o se non trova a chi prestare lo mette nel proprio conto BCE".
Non ho capito se nel "prestare" sia incluso l'acquisto di titoli (non è "prestare", acquistare emissioni di debito?) ma a parte questo, per trovare o non trovare a chi prestare la banca deve darsi qualche tempo. Dal momento in cui X ha depositato 1 euro, al momento in cui la banca si rassegna a retrocederlo alla BCE perché non ha trovato a chi prestare, c'è un delta t.
C'è un limite superiore alla durata di questo delta t?
E che forma assume, quell'euro, durante questo delta t? Come dice Lei nessuna banconota è stata spostata: quindi è una registrazione contabile. Una scritta in un registro, 60 anni fa, ora una tupla di un database. In ambo i casi una roba difficilmente trafugabile.
Si potrebbe chiedere chi controlla questi registri (banca centrale, Consob, ministero, altri) ma nemmeno questo era il mio dubbio.
Il dubbio era: e se la banca di quello 0.9 non facesse proprio nulla? Se lo lasciasse li dove sta?
In quel registro o quel database, cioè?
Al di fuori della riserva obbligatoria, è forse obbligata a retrocedere lo 0.9 alla banca centrale, ad acquisitare titoli, o prestare a un imprenditore K, dopo un certo tempo limite delta t?
Se non lo è, nel caso in cui non trovi l'imprenditore cui prestare ed avendo già ottemperato alla riserva obbligatoria, chi glie lo fa fare di acquistare titoli di debito a tassi negativi?

men in black

dragonfly 2/11/2015 - 19:27

 l'agente esperto nella caccia agli alieni, quando voleva notizie autentiche ed interessanti comprava un fascio di giornaletti scandalistici. sarà così anche stavolta?:-)

nessuno obbliga all'acquisto di titoli a tasso negativo, parlare di confisca del risparmio è fuori luogo. peraltro non conosco risparmiatori retail, la mitica zia che possiede anche case e terreni, che lo facciano. gli acquirenti possono essere solo istituzionali che devono mantenere  un benchmark che comprende una quota di titoli di stato, o trader che sperano in ulteriori aumenti di prezzo. tutti fenomeni però transitori, poi rimarrà solo la bce.

il canarino nella miniera di una eventuale confisca traumatica, per me rimane sempre il ripristino di barriere più o meno evidenti alla circolazione dei capitali. sarebbe probabilmente preceduto dalla cosiddetta balcanizzazione del sistema finanziario, cioè banche e debiti dei paesi tuoi. vedremo.

rendimento btp

ottoking 2/11/2015 - 19:27

Sinceramente io tutto questo clamore nei rendimenti negativi non ce lo vedo, in termini reali sono già negativi da un po' di tempo e se il mercato prezza in questo modo è difficile dargli torto, i risparmiatori che si sentono defraudati possono semplicemente A non comprare o B vendere, trovo anche difficile dare torto a quelle persone che hanno comprato btp a 101 per venderli a 108 rispondendo alle proprie aspettative e sembrano pure aspettative corrette, che la questione possa avere implicazioni macroeconomiche non saprei e lascio ai macroeconomisti, ma non mi sembra la morte del risparmio...

della trappola della liquidità di keynesiana memoria, almeno per i tassi nominali.

In ogni caso i rendimenti reali possono essere positivi anche con tassi nominali negativi se i prezzi calano ancora di più

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti