Letture per il fine settimana, 3-10-2015

3 ottobre 2015 andrea moro e sandro brusco

Questa settimana: scienze comportali al governo USA ; Jeremy Corbyn come bene di lusso; elezioni in Catalogna; Alberto su europeismo.

Buona lettura e buon fine settimana

  • Il governo USA ha emanato un paio di settimane fa un decreto che istruisce le agenzie governative ad usare, dove possibile, i risultati delle scienze comportamentali (psicologia ed economia comportamentale) per la progettazione e implementazione delle loro politiche. In questo approccio, si enfatizzano alcuni tratti caratteriali (abitudine, pigrizia, etc...) che portano molte persone a non fare la scelta "giusta". Per esempio, molte persone non si iscrivono a fondi pensione anche quando è molto conveniente farlo (per esempio perché questo attiva un contributo del datore di lavoro di pari entità). L'approccio comportamentale suggerisce di iscrivere automaticamente i lavoratori al fondo fondo pensione quando ne hanno il diritto, lasciando loro l'opzione di ritirarsi se veramente lo desiderano. John Cochrane ne presenta una lettura critica.
  • Un interessante articolo di Janan Ganesh sul Financial Times cerca di gettare qualche luce sul fenomeno Corbyn. Non so se l'interpretazione sia giusta, ma direi più sì che no. In sostanza: Corbyn non è una scelta seria, non andrà da nessuna parte e più o meno tutti lo sanno. Ma allora perché sostenerlo? Beh, perché è divertente sostenere uno che dice quello che pensa e non un politico che cerca di arrivare al potere. Ma, qui sta la cosa ancora più divertente, se ti puoi permettere di perdere il tuo tempo dietro a uno che non concluderà niente vuol dire che, alla fine, ottenere risultati politici è per te meno importante che riaffermare la tua identità. Ma questo è possibile solo se le cose non stanno andando così male. Cito Ganesh: ''When a Corbynite says there is more to politics than winning elections, they tacitly concede that Britain is tolerable as it is, at least for them. If it were not, the acquisition of power would be the alpha and omega of their cause.''. In sostanza, Corbyn se lo possono permettere i membri della middle class in cerca di purezza ideologica. È, paradossalmente, un bene di lusso.
  • Faraci su thefielder ci presenta una buona analisi del successo degli indipendentisti alle ultime elezioni in Catalogna.Interessante anche un commento sul blog di Matt Shugart sulla disproporzionalità del sistema elettorale per la Generalitat catalana, che è simile a quello usato in Spagna per il parlamento. La ridotta dimensione dei distretti elettorali ha fatto sì che il primo partito ha ottenuto quasi il 50% dei seggi con il 40% dei voti.        
  • Un'intervista ad ampio raggio di Alberto sul futuro dell'europeismo su stradeonline, dove ripropone la sua idea di usare la la leva fiscale come collateral per il debito sovrano.

16 commenti (espandi tutti)

Interessante l'intervista al prof. Bisin, ma si vede che vive in Amerika e non (più) in Europa. I "burocrati europei" non contano niente: le decisioni oggetto dell'articolo si prendono nell'Eurogruppo, al quale partecipano ministri; il ruolo dei burocrati europei è poco più che portare il caffè e fare fotocopie. Le decisioni sono prese da ministri, dei quali si può pensare bene o male, ma che certamente non sono burocrati; questi, come tutti i burocrati del mondo fanno ciò che gli viene detto di fare.

Prendo spunto da questo per mettere a fuoco il mutamento del ruolo delle istituzioni europee sviluppatosi gradualmente negli ultimi 15-20 anni. In pratica quando qualche governo deve prendere un provvedimento necessario ma impopolare, e non vuole assumersene la responsabilità politica si oganizza un'iniziativa europea in tal senso, e poi quando finalmente il provvedimento viene adottato il governo si giustifica "ce lo impone l'Europa".  A questo punto verrebbe la pena di estendere la possibilità di utilizzare questo comodo strumento anche ai comuni cittadini: la UE potrebbe erogare apposite normative che regolino la gestione delle camere degli adolescenti e gli orari di uscita e riento: "rimetti in ordina la tua camera, te lo impone l'Europa"; "devi rientrare alle 22, te lo impone l'Europa" e perchè non un regolamento sulle modalità di spremitura dei tubetti di dentifricio.

Ora devo scappare, a minuti comincia una conferenza: "il problema della calvizie e il ruolo delle istituzioni europee".

Bisogna distinguere i livelli di competenza: è ovvio che ci sono questioni nelle quali l'ultima parola spetta ai governi degli Stati Membri, ma nell'ambito delle sue attribuzioni - quelle previste dai trattati - l'UE conserva il potere d'iniziativa in campo legislativo e tutti i poteri di natura amministrativa. Poi non dimentichiamo la Corte di Giustizia, per molti versi motore dell'integrazione.

Sul fatto che i burocrati facciano quel che gli viene detto di fare io sono meno ottimista, almeno in Italia. Questa nota di Ichino descrive uno stato di cose che non solo è inquietante, ma mi sembra susciti anche poche reazioni:

http://www.pietroichino.it/?p=36112

Mah, accetto la frecciata, ma il problema non e' che non sto in Europa ma che penso da economista per giunta un po' teorico: che le decisioni siano prese da burocrati europei o a da governi che si nascondono dietro il partavento dell'Europa, nulla cambia ai fini del mio discorso/argomento. 

Francamente trovo molto squilibrato il commento. In una elezione tutta sull'indipendenza (in parte strumentalmente, per far passare in secondo piano i problemi del precedente governo catalano) la maggioranza si è espressa contro i partiti indipendentisti. Questo è un fatto.  L'articolista sostiene che molti, pur essendo favorevoli all'indipendenza, hanno votato altri partiti. Questa è una sua opinione. Si potrebbe anche sostenere, con la stessa probabilità, che molti hanno votato i partiti indipendentisti perchè apprezzavano il governo catalano pur essendo contrari all'indipendenza.

PS l'articolo su Corbyn è riservato ai sottoscrittori del FT.

La questione dei voti contrari all'indipendenza è complicata dalla presenza di Catalunya Si que es Pot, la coalizione di Podemos e Iniciativa per Catalunya - Verds (ICV). ICV l'anno scorso appoggió la celebrazione della consulta del 9 novembre 2014. In generale, molte delle persone che formano la coalizione hanno una posizione più o meno pro-indipendentista (o comunque in favore di una più ampia autonomia) e hanno votato accordingly (SI-SI, SI-NO) proprio nella consulta del 9N.

Rabell, che era il capolista di CSQP in queste elezioni, ha chiesto di contare il voto per CSQP nè come un si all'indipendenza, nè come un no: e però questo lo ha detto solo dopo il risultato elettorale, mentre durante la campagna CSQP si è concentrata molto di più su questioni sociali (però sempre ribadendo il dret a decidir e la necessità quantomeno di una consulta ufficiale). Era chiaro il discorso anti-indipendenza (però non si sa bene in favore di che cosa) di Pablo Iglesias quando è venuto a parlare qui a Barcelona. Paga in questo caso quella che per me (che magari non ci piglio, però è quello che mi sembra di vedere) l'indefinizione (indefinibilità?) di Podemos, che non si capisce bene cosa voglia fare davvero. IMHO, se uno avesse voluto dare un voto sociale (whatever that means) e pro-indipendenza, poteva tranquillamente scegliere CUP (che infatti hanno raggiunto un risultato storico, 8.20%) e se ha scelto CSQP è perchè qualche remora (sul processo indipendentista in generale o quantomeno su come lo vogliono portare avanti Mas, Junqueres e compagnia) ce l'aveva...

Quindi il conto dei voti è cosí: 47.9% chiaramente per il SI, 41.7% chiaramente per il NO, 9.0% per CSQP. Dipendendo da dove si mette CSQP gana uno o el otro bando, anche se rimane vero il fatto che il voto pro-indipendenza non raggiunge il necessario 50%. 

Sono i catalani a favore dell'indipendenza? La situazione è e rimane abbastanza divisa (broadly 50-50, secondo le inchieste, l'ultima a luglio del Centre d'Estudis d'Opinió dice 42% a favore, 50% contro--il resto non sa o indecisi) e solo un referendum (come quello fatto in Scozia) potrebbe risolvere la questione. Speriamo che la batosta del PP faccia riflettere Madrid--e che chiunque vinca il voto a dicembre faccia qualcosa (fare il referendum, more devolution, riformare il sistema federale, qualsiasi cosa...) per affrontare il problema...

facciano un referendum subito, facciano un accordo con Madrid, facciano una riforma costituzionale, whatever.  Io sono uno spettatore, anche se temo che un eventuale processo di indipendenza aggiunga ulteriori problemi ad un'Europa che non ne ha certo bisogno.

Il mio commento si riferiva al post - l'ho trovato molto squilibrato, in linea con l'orientamento di molti giornali italiani, favorevoli a priori, chissà perchè all'indipendenza. Penso in particolare al titolo di repubblica il giorno successivo - 'Ha vinto l'indipendenza'.

Sul tono dell'articolo linkato sono d'accordo con lei. Rimane la questione che il risultato possa essere letto in più maniere. Gli indipendentisti facevano la competizione sui seggi (i.e. se vinciamo i seggi iniziamo il processo di disconessione, come lo chiamano loro, dalla Spagna) e quella l'hanno vinta; però il voto non è in maggioranza a favore dell'indipendenza (o si? dipende da come si leggono i risultati elettorali, che era quello a cui facevo riferimento nel commento).

A me si apre che è una bellezza. Siccome non ho mai dato un ghello al FT, ci sono due possibilità: a) l'articolo lo puoi leggere se ti registri gratuitamente, come ho fatto io nel passato b) l'articolo si può leggere dagli USA ma non dall'Europa. Nel secondo caso non so bene che fare.

un tempo ci si poteva registrare liberamente per un numero limitato di articoli anche da qui, ma ora vogliono comunque soldi

PS riaffermare la propria identità anche a costo di essere ineleggibili è lo sport preferito della sinistra anche in Italia

Già

sandro brusco 4/10/2015 - 19:55

Vero quello che dici sulla sinistra italiana. Per cui si applica lo stesso commento: se possono permettersi il lusso di scegliere l'¡dentità a scapito delle politiche che si applicano concretamente vuol dire che le cose per loro non vanno così male e che non vedono alcuna urgenza di cambiamento. In effetti parecchie battaglie che fanno (vedi i referendum falliti di Civati) sono di conservazione più che di innovazione.

Nudging

Giuseppe 4/10/2015 - 08:02

Non mi pare però che Cochrane critichi l'utilizzo delle opzioni di default.

La sua critica si concentra sull'uso della messaggistica per stimolare certi comportamenti (con quelle che a tutti gli effetti sembrerebbero operazioni di marketing, di efficacia peraltro limitata).

Giuso

andrea moro 5/10/2015 - 15:24

Vero, il punto e' infatti che i suggerimenti dei behavioralists non si limitano alle opzioni di default. 

USA 2016

ottoking 5/10/2015 - 18:46

Sarebbe bello avere da voi qualche "noise from amerika" relativamente alla campagna elettorale è vero siamo agli inizi, ma mi chiedevo se Trump venisse preso sul serio come possibile contendente ad un democratico alle presidenziale o se  pensate che il consenso andrà diminuendo mano mano svelerà il suo piano nei dettagli(vedere 0-15-25)? l' outsider Carly Fiorina ha qualche possibilità ? Per i democratici sarà una semplice passerella Clinton o Biden ha chance ?

Per quanto riguarda l' Italia segnalo qui il deposito da parte di 10 regioni dei referendum "anti-trivelle" in pratica contro il governo, segno evidente che l' astensione è un problema per il governo e in qualche modo devono trattarla , mi pare che Boldrin avesse individuato questa problematica tempo fa dopo le regionali e credo che il problema continuerà a palesarsi... 

Parleremo sicuramente della campagna presidenziale USA, ma non ho capito in che senso il referendum ''anti-trivelle'' proposto dalle regioni è un segno che l'astensione è un problema per il governo.

Se ho capito bene il referendum è su una norma che permette alle autorità nazionali (il governo) di semplificare e accelerare la concessione di sfruttamento di riserve di idrocarburi (le ''trivelle''), in vari casi superando la possibile opposizione delle autorità locali. Ovvio che i governatori regionali non siano contenti, incide direttamente sulle loro competenze.  Come tutti i referendum, se ammesso dalla Corte Costituzionale si celebrerà e sarà soggetto a quorum. Mi pare quindi che in questo caso l'astensionismo favorisca il governo.

Si scusatemi ho scritto super-velocemente, intendevo dire che queste iniziative se pur apparentemente innocue, rischiano di trasformarsi in qualcosa di molto più complicato(anche se ancora non lo sono) ho paura che sarà abbastanza facile per le autorità locali visto l' argomento fare leva sul bacino di astenuti per bloccare l' attività di governo in modo sostanziale, questo indipendentemente dal fatto che la norma sia buona o cattiva sarebbe un segnale di scarsissima autorevolezza da parte del governo, oggi sono le trivelle ma domani potrà essere qualcos'altro ecc... Cmq corro troppo...

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