Letture per il fine settimana, 18-12-2010

18 dicembre 2010 sandro brusco

Questa settimana: un simposio su behavioral law and economics; e se la Scala chiudesse?; la crescente disuguaglianza del reddito negli USA e i suoi possibili effetti; disuguaglianza e crisi finanziarie; federalismo fiscale e meccanismi premiali; Peter Orszag va a Citigroup.

Buona lettura e buon fine settimana.

22 commenti (espandi tutti)

Ma sopratutto: chi ci va alla Scala? I soldi pubblici che lì si spendono/investono che beneficiano? E perché si  ritiene che certe forme di cultura siano così meritorie di tutela che il loro costo deve gravare su tutti noi? Perché io ho il sospetto che alla fin fine la Scala, e i suoi riti penosi di uova, animalisti e ribelli vari (che qualche anno dopo si scambiano le parti in concerto: da contestatori a contestati) sia un po' come il golf: dobbiamo pagare perché ci siano campi da golf in ogni capoluogo di provincia?

Comunque Ceronetti, da quello che avevo letto, è una specie di Massimo Fini in versi...insomma handle with care...

Io -- leggendo i suoi interventi sulla Stampa e sul Corriere, e avendolo visto a teatro -- ho sempre considerato Ceronetti un genio, con tutte le accezioni del termine. (Molto più meritevole del Nobel per la letteratura di quel conformista di Fo.)

 

 

Ci sono alcune similitudini: sono artisti, sono italiani, credono a cose che non esistono nella realtà (uno alla patafisica l'altro al comunismo) :-)

PS

è solo una battuta

 

è solo una battuta

Però è buona!

Ho il sospetto, essendo megalomane, che a Ceronetti la vena dissacrante in merito al teatrino dell'Opera si sia risvegliata leggendo questo articoletto uscito il giorno prima nella blogosfera...

http://www.giornalettismo.com/archives/103659/meno-arie-caro-lissner/

Mi sa che l'articoletto citato non ha molti punti in contatto, Ceronetti dissacra un instituzione, il signor Zamax nel suo scritto invece difende con l'ardore del militante di partito la sacralità e intoccabilità di un insignificante fondamentalmente inutile burocrate, perchè mi si dovrebbe far capire in che modo il ministro Bondi abbia una sia pur minima utilità o sia degno per le sue opere e per le sue competenze di particolare rispetto.

Da certi commenti che si leggono sullo scritto di Zamax si nota una grande irritazione nei confronti della pura e semplice libera espressione di un opinione personale:

"Che Paese siamo, in cui anche i direttori d’orchestra si permettono, lavori in principiando, di pontificare sull’operato di un Governo – e in cui nessuno osa fare la cosa giusta: dire a quei direttori, o sovrintendenti che siano “State zitti per amor di decenza!”, se non proprio assestar loro un legittimo calcio nel culo."

 

questo articolo de lavoce.info mostra l'andamento del fondo unico per lo spettacolo negli ultimi 20 anni. Mentre in termini nominali non ci sono stati grosse variazioni, in termini reali e' calato del 50%.

non so bene come si finanzino i teatri d'opera in altri paesi, tuttavia questo articolo dice che per la san francisco opera, una delle migliori negli states, i proventi dei biglietti sono circa il 35% del budget, mentre le donazioni individuali (di privati e business) rappresentano circa il 50% delle entrate.

qualcuno conosce i bilanci dei teatri italiani e quanto gli aiuti incidano nelle entrate? per la scala ho trovato questo, ma credo che sia solo l'associazione che raccoglie donazioni per la scala, non l'effettivo bilancio del teatro. (in ogni caso, se effettivamente quello da me linkato descrive le donazioni private alla scala, le differenza con le donazioni private alla sfopera sono enormi: parliamo di 600mila euro contro 34milioni di USdollars)

i nostri ricchi privilegiano le squadre di calcio

quindi, se la cultura non venisse più finanziata dallo Stato, potrebbe diventare più meritevole per un ricco (come acquirente di merit goods) pagare una stagione lirica, che altrimenti non potrebbe svolgersi, piuttosto che una calcistica. Di conseguenza, le squadre di calcio, con finanziamenti ridotti, non potrebbero pagare gli stessi stipendi ai calciatori...la cosa buffa è che di solito le stesse persone che inveiscono contro i tagli alla cultura inorridiscono nel vedere i salari milionari dei calciatori!

non ho trovato il bilancio della scala online, ma da questi due articoli (qui e qui) si deriva che la scale ha un budget annuale di circa 120 milioni di euro, coperto all'incirca al 55% da biglietti e donazioni private. Il resto immagino sia dato dallo stato o da altri enti pubblici (regione, comune).

Facendo dei ragionamenti un po' a spanne e supponendo che il budget non sia diverso nei due anni di cui i due articoli parlano, le entrate da biglietti sono circa 28 milnoni, e 38 quella da donazioni private, quindi rispettivamente il 23% ed il 32% del budget annuale. I contributi pubblici sono quindi la base fondamentale che consente alla scala di operare ogni anno.

mi sorprende che un quinto degli spettatori alla scala hanno meno di 30anni... (in Italia le persone comprese tra 15 e 30anni sono circa un sesto della popolazione)

Riguardo al calcio, be' anche li' gli aiuti statali sono enormi (gli stadi sono pubblici, no?, e tutta la polizia messa presidiarli ogni domenica non e' certo cheap)

Beneficiano registi, allestitori, costumisti, cantanti, orchestrali, coristi, direttori d'orchestra, maschere. 

Conosco l'ambiente indirettamente, perché mio padre ha lavorato alla Scala - come contante solista - dal dopoguerra fino al pensionamento negli anni 70. Mi parlava spesso degli sprechi in sceneggiature milionarie, perdite di tempo innescate ad arte (è il caso di dirlo) per poter accedere al lavoro straordinario. 

Insomma la pioggia di soldi fa male, piu' della carenza. Alimenta una casta arrogante dove il favoritismo la fa da padrone e dove i meriti sono messi da parte. 

Devo dire che l'intervento di Ceronetti spinge a mio avviso verso un esame del rapporto tra cultura e potere, tra elite intellettuali (registi in primis) ed il mondo della politica. Quasi un mese fa scrivevo in un altro forum queste parole, sul tema del rapporto cultura potere:

"Gli intellettuali sono una lobby molto forte ed il loro parere sempre ben espresso in modo forbito e completo, come si conviene ad uno che ha studiato, trova tutti i canali per essere comunicato ai 4 venti. Se qualche cosa non va un regista non deve salire con gli attori sul tetto o su una gru, come fanno invece precari e clandestini. Contemporaneamente il potere è sempre molto attento a cio' che dice il mondo della cultura. Il legame è doppio: Il potere ha bisogno di essere sostenuto dalla cultura (soprattuto nei regimi) e il mondo della cultura ovviamente vuole essere pagato per il sostegno che dà. Il sostegno dello Stato, inoltre (e questa è a seconda ipotesi che faccio) il sostegno non è basato sul merito. Bene o male il mercato determina il successo o meno di un artista (e sistemi come youtube stano a dimostrare che nel campo audiovisivo ci si puo' affermare nel mondo anche senza soldi dello stato, basta essere bravi anche se si è sconosciuti) e con le nuove tecnologie si possono fare ottime cose anche con pochissimi fondi. Ho come il sospetto che allora i finanziamenti dello stato vadano, invece che a salvare pompei e costruire strutture museali nuove, ad alimentare una pletora di questuanti di dubbia qualità ma appartenenti ad una lobby piu' forte di altre. In fondo quelli bravi i soldi li trovano oggi, come li trovavano nel rinascimento, quando Bondi ancora non c'era. 

Noi invece siamo riusciti, per finanziare la cultura, ad inventare una tassa su un gioco d'azzardo (tra l'altro di tipo "non equo") come il superenalotto. In pratica si tassa l'ignoranza per finanziare la cultura. Grottesco."

Francesco 

La cosa per me più inspiegabile del finanziamento pubblico all'opera lirica è l'ammontare di certi emolumenti nel settore. Abbiamo avuto direttori di orchestra che percepivano diversi milioni di euro di compenso o pretendevano opere pubbliche per dirigere l'orchestra del teatro lirico "più famoso" del mondo. A che titolo sono dovuti quegli emolumenti ? Dove è il ritorno economico ?

Se l' NBA dovesse venir finanziata pubblicamente perchè è "qultuva" dubito che Gallinari o LeBron percepirebbero gli stessi stipendi, perchè i direttori di orchestra no ?

Interessante l'obbligo di inventario di fine legislatura regionale e giusta l'osservazione che sarebbe necessario un'inventario di inizio legislatura (anche se probabilmente gli uffici tecnici non avrebbero molta voglia di fare le stesse cose ad un mese di didstanza...).

Le mie obiezioni al "federalismo fiscale" alla Calderoli permangono:

- Come si può pensare che il meccanismo di premi e punizioni possa funzionare finché viene assegnato in responsabilità all'Esecutivo Nazionale, cioé la causa maggiore degli attuali squilibri clientelari dell'Italia

- Perché a maggiori vincoli finanziari imposti alle regioni (a cui si spera si associ una maggior capaicità finanziaria in entrata ed in uscita), non si associano maggiori vincoli anche all'Esecutivo Nazionale. Una norma che preveda vincoli da rispettare solo per gli enti locali e non per il governo centrale non può definirsi federalista.

Sinceramente troverei molto interessante questa norma applicata non alle giunte regionali, ma al governo nazionale:

"Il presidente della giunta regionale rimosso dal suo incarico è da ritenersi, ex lege (comma 3), conseguentemente interdetto da qualsiasi carica pubblica per un periodo di dieci anni, con contemporanea riduzione del 30% del rimborso delle spese elettorali spettante alla lista
ovvero alla coalizione che lo ha candidato."

Sinceramente queste norme mi sembrano un modo per la Lega Nord per "punire" (attraverso gli strumenti dello Stato Centrale) le Regioni del Sud, più che norme di uno Stato federale, dove, stante l'autonomia finanziaria di entrata e spesa delle Regioni, le Regioni inefficienti si puniscono da sole in seguito alla propria inefficienza.

Il fatto poi che il Governo Centrale mantiene il controllo e la discrezione di come applicare sanzioni e premi, implica che i politici ed i dirigenti di Regioni sprecone, ma dal colore politico giusto, potranno continuare a dormire sonni tranquilli.

P.S. Magari ho letto male, forse non ho capito bene il documento, mi piacerebbe un commento di qualcuno che ne capisce qualcosa di finanza pubblica di alto livello.

P.S. 2 E' oramai enorme il fastidio di molti amministratori comunali riguardo al fatto di essere obbligati a vincoli fortissimi di spesa ed entrata, mentre l'amministione dello stato continua a spendere e spandere irresposabilmente (talvolta aiutando en passant amministrazioni locali fallimentari).
E' un sondaggio, questo fastidio con tali norme è destinato ad aumentare oppure no?

Le mie obiezioni al "federalismo fiscale" alla Calderoli permangono:

- Come si può pensare che il meccanismo di premi e punizioni possa funzionare finché viene assegnato in responsabilità all'Esecutivo Nazionale, cioé la causa maggiore degli attuali squilibri clientelari dell'Italia

Osservazioni condivisibili.  Secondo me bisogna distinguere due piani:

  1. I decreti sul federalismo fiscale non hanno praticamente nulla a che fare con con un vero federalismo come si e' realizzato nei Paesi federali conosciuti, come ad esempio Svizzera e USA. In un contesto di federalismo genuino e sano, che sarebbe utile anche in Italia, gli enti federati hanno alcune competenze esclusive ben definite sia sulla spesa pubblica sia sull'imposizione fiscale, e su tali materie, che secondo Costituzione rimangono fuori dall'autorita' federale, rispondono esclusivamente di fronte agli elettori locali. E' evidente che predisporre controlli e sanzioni sull'operato degli amministratori locali e' uno strumento, anche utile e positivo, ma corrispondente ad un'impostazione statal-centralista e non federalista. E' un'osservazione che avevo gia' fatto diverso tempo fa commentando la bozza Calderoli: una versione scadente e statalista di federalismo, molto "italiana", per quanto contenente anche buone intenzioni e norme utili e positive. Le attenuanti che si possono concedere a Calderoli sono le limitazioni culturali diffuse nel Belpaese, dove la netta maggioranza e' incapace di vedere oltre l'usuale statal-centralismo, e gli ingombranti vincoli imposti dalla verbosa e scadente costituzione federale approvata dall'Ulivo nel 2001, che incorpora i principi dello statal-centralismo all'italiana riservando allo Stato centrale competenza esclusiva o concorrente su praticamente ogni aspetto dell'azione pubblica.
  2. preso atto che rimaniamo dentro lo statal-centralismo, le sanzioni sugli amministratori locali responsabili di dissento finanziario sono positive.

- Perché a maggiori vincoli finanziari imposti alle regioni (a cui si spera si associ una maggior capaicità finanziaria in entrata ed in uscita), non si associano maggiori vincoli anche all'Esecutivo Nazionale. Una norma che preveda vincoli da rispettare solo per gli enti locali e non per il governo centrale non può definirsi federalista.

Avrebbe poco senso imporre vincoli allo Stato centrale, specie in decreti attuativi del federalismo fiscale. Non credo si possa fare questa critica ai decreti di cui si parla, questa critica puo' essere semmai indirizzata a chi ha scritto e approvato la Costituzione vigente.

 

Sinceramente queste norme mi sembrano un modo per la Lega Nord per "punire" (attraverso gli strumenti dello Stato Centrale) le Regioni del Sud, più che norme di uno Stato federale, dove, stante l'autonomia finanziaria di entrata e spesa delle Regioni, le Regioni inefficienti si puniscono da sole in seguito alla propria inefficienza.

Non condivido l'affermazione: le norme sono neutre rispetto a Nord e Sud, e lo Stato centrale da' di fatto (e continuera' a dare secondo i decreti in preparazione) a tutte le Regioni risorse comparabili, con uno sbilancio ed una preferenza a favore del Sud finora, generalmente, che forse questi decreti attenueranno.

Il fatto poi che il Governo Centrale mantiene il controllo e la discrezione di come applicare sanzioni e premi, implica che i politici ed i dirigenti di Regioni sprecone, ma dal colore politico giusto, potranno continuare a dormire sonni tranquilli.

Questo rischio e' effettivamente presente, si tratta dell'usuale applicazione delle norme secondo le tradizioni italiane, e anche questo governo ha dato prova di rimanere nella tradizione.  Preso atto pero' che anche per limitazioni culturali italiane un federalismo decentemente onesto non e' possibile, e' sempre meglio che norme del genere esistano piuttosto che no.

 

  1. preso atto che rimaniamo dentro lo statal-centralismo, le sanzioni sugli amministratori locali responsabili di dissento finanziario sono positive.

Le sanzioni sono positive, di per sé. Il problema è chi le commina, le sanzioni. Cioé il potere politico centrale, che ultimamente ha premiato i dissestatori e se ne è fregato degli altri.

Avrebbe poco senso imporre vincoli allo Stato centrale, specie in decreti attuativi del federalismo fiscale

E' vero, ma se imponi nuovi vincoli agli enti locali, e non allo stato, da che parte si sbilancia (ancora di più) la bilancia?

Non condivido l'affermazione: le norme sono neutre rispetto a Nord e Sud, e lo Stato centrale da' di fatto (e continuera' a dare secondo i decreti in preparazione) a tutte le Regioni risorse comparabili, con uno sbilancio ed una preferenza a favore del Sud finora, generalmente, che forse questi decreti attenueranno.

Intendo dire questo: un sistema di autonomismo fiscale dovrebbe prevedere che ogni ente incamera e spende, e poi viene giudicato dal proprio elettorato sull'efficienza dello scambio tasse/servizi. In questo sistema invece l'efficienza viene valutata e premiata/punita dal governo centrale.

Se ci volesse un vero autonomismo si lascerebbe l'incombenza di premiare e punire agli elettori,  invece questa incomebnza viene centralizzata a livello di governo statale, di cui fa parte integrante la Lega Nord. La quale assume su di sé il diritto di punire gli inefficienti (secondo il proprio credo politico: a quanto pare il sindaco di catania non è un incompetente ladro), invece di lasciare questo diritto a chi in quelle regioni ci vive.

e gli ingombranti vincoli imposti dalla verbosa e scadente costituzione federale approvata dall'Ulivo nel 2001, che incorpora i principi dello statal-centralismo all'italiana riservando allo Stato centrale competenza esclusiva o concorrente su praticamente ogni aspetto dell'azione pubblica.

Non capisco questa sua avveristà alla Costituzione del 2001. Innanzi tutto hanno avuto almeno la decenza di non chiamarla "federale". Credo infatti che prima di giudicare siano da valutare quali sarebbero state le altenriativa.

Con quella precedente il cosidetto (questo sì) "federalismo" fiscale non sarebbe stato possibile, inoltre anche per la Costituzione del 1948/1971 TUTTE le materie assegnate alle Regioni erano in realtà materie "concorrenti". Il tentativo di Costituzione del 2006, sebbene assegnasse in via esclusiva alcune (poche) materie alle Regioni, conteneva il diritto del Governo a intervenire in nome "dell'interesse nazionale", e sinceramente, l'obbrobrio di voler creare quattro diverse fonti legislative (Camera, Camera+Senato, Senato, Regioni) rovinava ampiamente tutto il resto...

 

 

 

 

 

 

 

Non capisco questa sua avveristà alla Costituzione del 2001. Innanzi tutto hanno avuto almeno la decenza di non chiamarla "federale". Credo infatti che prima di giudicare siano da valutare quali sarebbero state le altenriativa.

Con quella precedente il cosidetto (questo sì) "federalismo" fiscale non sarebbe stato possibile, inoltre anche per la Costituzione del 1948/1971 TUTTE le materie assegnate alle Regioni erano in realtà materie "concorrenti". Il tentativo di Costituzione del 2006, sebbene assegnasse in via esclusiva alcune (poche) materie alle Regioni, conteneva il diritto del Governo a intervenire in nome "dell'interesse nazionale", e sinceramente, l'obbrobrio di voler creare quattro diverse fonti legislative (Camera, Camera+Senato, Senato, Regioni) rovinava ampiamente tutto il resto...

La Costituzione del 2006 per quanto riguarda il federalismo e' anche essa complessivamente scadente.  I pregi maggiori erano l'eliminazione del bicameralismo perfetto e altre norme riguardanti governo, maggioranze parlamentari, sfiducia.  La costituzione del 2006 risulta da un lavoro di collaborazione tra Forza Italia, AN e LN, dove la LN aveva solo il 3.9% del consenso.  La LN ha inserito, correttamente, nella costituzione del 2006 l'attribuzione esclusiva alle Regioni di alcune poche materie (piu' non era possibile, dato il peso modesto della LN). Quella attribuzione esclusiva e' il massimo di federalismo autentico che si e' riusciti a formalizzare in Italia. I punti negativi, per il federalismo, sono il numero limitato di materie e competenze di spesa devolute, e le norme sull'interesse nazionale. Ma per ottenere quel poco la LN ha dovuto ingoiare tutte le norme statal-centraliste ispirate da AN, come quelle su Roma capitale e l'interesse nazionale.

Se confronti la costituzione del 2001 con quella del 1947 a me sembra che l'unico punto positivo sia il concetto che le materie non esplicitamente devolute allo Stato centrale sono di competenza regionale, peccato pero' che subito dopo, con tipico poco onesto stravolgimento all'italiana, si elencano nella Costituzione stessa praticamente tutte le materie che hanno un minimo di spesa pubblica collegata e le si assegnano o esclusivamente allo Stato o concorrentemente allo Stato centrale.  La sanita' era regionale ne 1947 e rimane regionale nel 2001, i cambiamenti sono irrisori. E per finire il lavoro a favore dello statal-centralismo, nel 2001 viene "costituzionalizzato" perfino il fondo perequativo con alcune indicazioni sul suo funzionamento.  Solo in Italia si arriva a questi livelli di ridicolo nella redazione di una costituzione.  Una costituzione seria dovrebbe includere principi come "lo Stato promuove la convergenza economica delle sue regioni", non i dettagli pratici su come tale convergenza debba essere promossa o, secondo la ridicola attitudine mentale prevalente in Italia, "garantita" costituzionalmente dallo Stato.

Più precisamente la maggioranza di governo (PDL e LN) vogliono avere un'arma contro Vendola (Puglia) e Lombardo (Sicilia): il primo sta diventando troppo "popolare" mentre il secondo ha "tradito". Quindi vogliono tagliare i fondi destinati a queste due regioni per peggiorare la loro reputazione, o meglio per ricattare gli elettori e costringerli a votare uno dei candidati del PDL alle elezioni regionali.

Questa, scusa, a me pare una sciocchezza figlia del consueto approccio alla "che cosa c'è dietro" che finisce per generare anche autentiche perle di complottismo. A parte il fatto che non sarei così certo di ua simile capacità di pensare ed attuare una concreta strategia - i cui effetti, anche collaterali, andrebbero ben ponderati - mi sembra tutto molto piú semplice: la LN ha il suo elettorato in un territorio ben definito, e quello cerca di blandire per mantenere il potere. Né più né meno degli altri.

Il PdL oppone resistenze legate ad un interesse in parte contrapposto, ma qualche cosa deve cedere all'alleato. Dall'altra parte, peraltro, nessun rimarchervole afflato di giustizia ed equità: anche in quel caso si cerca di acquisire consenso mostrandosi a favore del proprio possibile elettorato, che si dichiara penalizzato dalle proposte alle quali ci si oppone. Poi, che a guadagnarci sia, in realtà, una casta corrotta ed incapace anziché i cittadini-sudditi è un altro paio di maniche.

Sono con Franco. Fatemi aggiungere un paio di cose.

1) Indubbiamente per mia colpa, io non ho ben capito come tutto l'ambaradan della riforma federalista si applichi alle regioni a statuto speciale. Avevo l'impressione che su di loro l'impatto fosse abbbastanza ridotto. Mi sbaglio? Se è ridotto dubito che a Lombardo la riforma possa fare un gran ché.

2) Da quel che ho visto dal decreto sulla spesa sanitaria di inizio ottobre e da questo decreto sui meccanismi premiali e sanzionatori, sono arrivato alla conclusione che i cambiamenti di qualunque tipo saranno molto limitati e marginali. Sono certo ovviamente che gli uni inneggeranno alla manna dal cielo che risolve tutti i problemi e gli altri urleranno contro l'orrenda macelleria sociale in atto. Però nella pratica io mi aspetto la continuazione dell'andazzo passato con scarse modifiche.

Perdonatemi, sono stato piuttosto precipitoso, in realtà quello che volevo esprimere non è tanto un commento su questa legge in particolare (come dici tu Sandro non cambierà niente), ma piuttosto una riflessione sull'idea di federalismo.

Mi spiego meglio (forse): le regioni del Nord, virtuose o meno, subiscono un grave danno dalla uscita di denaro pubblico, indipendentemente da come questo venga utilizzato nelle altre regioni, perciò la "questione settentrionale" (come mi pare sia stata chiamata su questo sito) non deriva direttamente dalla malapolitica, ma semplicemente dal fatto che nelle regioni settentrionali, accanto ad una pressione fiscale molto alta, ci sono pochi investimenti pubblici (poche balle, in Danimarca e affini la ricerca tecnologica è sostenuta dallo stato), avendo come risultato globale la ristagnazione dell'economia.

L'idea del federalismo dovrebbe essere semplicemente quella di trattenere all'interno delle regioni una percentuale maggiore delle tasse versate, ma ecco che con questo governo è successa una piccola "magia" che ha messo d'accordo LN e PDL il quale deve acchiappare i voti del Sud.

La magia in questione è che il concetto di federalismo è shiftato verso il concetto di sanzionamento delle regioni in cui si spende "troppo" o "male". Vi faccio subito un esempio della gravità della situazione: in Veneto sono comparsi dei manifesti pagati dal PD che denunciano la cattiva gestione diella sanità da parte di Zaia con la magica frase "Un buco da un miliardo nella sanità". Capita la magia? Il PD sta usando l'idea popolana di federalismo per mettere in cattiva luce la LN in Veneto, mentre al Sud verosimilmente il PDL si scaglierà contro Vendola e Lombardo.

Come vedete non esprimo una particolare preferenza politica: è un tutti contro tutti dei partiti, e noi ne facciamo le spese.

ceronettide

palma 19/12/2010 - 12:35

In verita', in verita', l'idea e' ottima. Al sottoscritto che venera(va) tebaldi e/o callas (dipende molto da come mi sveglio al mattino) l'idea di chiudere appare eccellente, checche' ne dicano valeria marini e letizia moratti.

Il sunto e' lapidario (essendo sia breve che scolpibile su lapide funeraria): un gusto di pochissimi deve venir pagato da moltissimi per dar adito a otto/nove/ottantanove stronzette che esisbiscono il vestitino acquistato da ZARA/plus. Il resto son chiacchere. 

Una volta chiuse queste baracche (le fenice/scale/petruzzelli di bayreuth) la musica (che e' una cosa seria) il canto (che e' una cosa serissima) fiorisce a modo suo, esempi son molti, i miglior dei quali sono le perfettamente riproducibili.

Un recente studio (si noti non proprio delle  ali estreme del partito comunista palestinese, ma di a. Enterprise inst) lo potete osservar qui 

http://www.american.com/archive/2007/july-august-magazine-contents/america2019s-opera-boom

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti