Letture per il fine settimana 16-1-2010

16 gennaio 2010 sandro brusco e sandro brusco

In questo numero: la performance economica degli europei in Amerika, i movimenti migratori interni in Italia, le immagini ad alta risoluzione da Marte, storia di Haiti.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Crescita economica in America, Europa e degli europei in America. Si sta sviluppando in America una discussione sulla performance comparata di USA ed Europa. Krugman sostiene che l'Europa non è poi malaccio, Mankiw ha segnalato la notevole differenza di reddito pro capite (calcolato usando parità di potere d'acquisto) tra USA ed Europa. Il post segnalato va un po' più a fondo, guardando anche alla performance degli europei in America, il punto 3 del post. Sempre dello stesso autore (Tino Sanandaji, PhD student alla Harris School of Public Policy della University of Chicago) e sullo stesso tema si veda qui e qui. (Grazie ad Alessandro Lizzeri che ha scovato il post).
  • Un nuovo studio della Banca d'Italia sull'immigrazione interna. Anche se gran parte dell'attenzione è oggi sull'immigrazione dall'estero, le disparità regionali in Italia causano ancora un movimento migratorio dal Sud al Nord. Sauro Mocetti e Carmine Porello, entrambi della Banca d'Italia, analizzano il fenomeno nel periodo 1990-2005, che ha caratteristiche assai diverse dal passato: ''l'elemento che nel decennio in corso ha maggiormente contraddistinto il fenomeno è stato l’intensificarsi dell’emigrazione dei giovani meridionali più scolarizzati.'' Dello studio hanno parlato anche Repubblica e il Corriere.
  • Immagini ad alta risoluzione da Marte. HiRISE (High Resoltution Imaging Science Experiment) della Nasa e il Department of Planetary Sciences della University of Arizona) produce le immagini da una macchina fotografica a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter. Cose dell'altro mondo (ha, ha). Meglio della Toscana!
  • Storia di Haiti. Il paese ha in questo momento bisogno del nostro sostegno materiale. E' anche un paese di cui sappiamo molto poco, almeno in Italia, e la sua storia è praticamente sconosciuta. Eppure la sua storia è strettamente connessa con la storia europea e con le rivoluzioni francese e americana. Black Jacobins (che è stato anche tradotto in italiano) è un classico della storiografia marxista sulla rivolta degli schiavi che portò alla creazione del paese. Più recente è Toussaint Louverture: A biography, una biografia del leader della rivoluzione haitiana. Una recensione del libro si trova qui. Se poi volete sapere di più senza legger libri, sapete che con Wikipedia o con Google si trova sempre tutto.

32 commenti (espandi tutti)

A proposito di USA vs. Europa, una domanda da neofita: mi aspetto che la distribuzione della ricchezza sia meno diseguale in Europa (altrimenti, il termine "sociale/socialista" non mi sembra dovrebbe avere senso). Questo si può quantificare in termini di qualità della vita? O, per usare termini tecnici forse a sproposito: se la funzione di utilità del denaro è concava, avere una distribuzione più vicina alla media dovrebbe portare ad un'utilità aggregata più alta. Ci sono metodi per quantificare ciò?

Matteo, la questione che poni e' interessante e (almeno per me) difficile.

L'utilita' e' di norma un concetto ordinale -- rappresenta preferenze -- per cui non puoi comparare le utilita' di individui che hanno posizioni diverse nella distribuzione del reddito o della ricchezza (e quindi del consumo). E anche quando sotto speciali assunzioni possiamo aggregare le preferenze sottostanti e generare un agente rappresentativo, la funzione di utilita' di quest'ultimo e' normalmente definita sulla media del consumo individuale, per cui si perde informazione sulla sua dispersione.

Questo nei modelli standard, per lo meno. Si possono scrivere modelli piu' complicati dove l'utilita' dipende, direttamente o per qualche ragione, dalla disuguaglianza o dal reddito relativo. Non so se sia possibile aggregare preferenze di questo tipo ma se fosse possibile certo la conclusione potrebbe essere diversa.

Magari qualche lettore che fa ricerca su questi temi e ne sa piu' di me potra' esserti di maggiore aiuto.

In a healthy society working and doing something (anything) well, is part of life satisfaction and a purposeful life. Like Marx I believe that alienation is a huge problem, but unlike Marx I don't believe it is the structure of work in a capitalist society that leads to alienation of production workers, it is Marxist ideology itself!

[il grassetto è mio]

Due osservazioni:

1]Chi lo ha stabilito in cosa consiste una vita soddisfacente e piena?

La morale calvinista (che è sottesa dalla affermazione citata) non è assolutamente valida per tutti.  

Ad esempio, io vedo nel lavoro è unicamente il mezzo per procurarmi dindi/soldi/capitali per la mia vita extra-professionale, e non ne ricavo alcun piacere o alcuna soddisfazione...sono malato per questo?

E (per uscire dal mio particulare) dubito che siano molti i minatori che ricavano piacere e soddisfazione dal lavoro in se stesso...

Del resto, se si volesse spingere questo ragionamento al limite, perchè si dovrebbe pagare qualcuno per fare qualcosa che gli piace fare? O,addirittura, perchè andare in vacanza se preferiamo lavorare?

Viceversa, e' evidente che la maggior parte di noi (inclusi insegnanti, ricercatori, vigili del fuoco) NON lavorerebbe gratis: evidentemente la "soddisfazione" che il lavoro (forse) ci da è inferiore al "fastidio" di svegliarsi la mattina, no?

 

E' umano che si tenda a estrapolare dai gusti individuali leggi assolute; è diabolico, però, se a farlo è l'autore di blog di economia... ^_^

 

2] La frase sull'alienazione se la poteva risparmiare: l'alienazione non dipende (almeno in prima istanza) dal capitalismo o dal marxismo ma, banalmente, dal tipo di lavoro che si svolge: un addetto di call center che lavora 12 ore a rispondere al telefono si sentirà (in prima approssimazione) "alienato" in ugual misura indipendentemente dal trovarsi in una società capitalistica, comunista, socialista di mercato o altra.

La morale calvinista (che è sottesa dalla affermazione citata) non è assolutamente valida per tutti.  

Ad esempio, io vedo nel lavoro è unicamente il mezzo per procurarmi dindi/soldi/capitali per la mia vita extra-professionale, e non ne ricavo alcun piacere o alcuna soddisfazione...sono malato per questo?

Il lavoro occupa una parte significativa del tempo in cui non dormiamo, per cui e' probabile che la felicita' generale aumenti se ai lavoratori piace il proprio lavoro.  Certo si puo' essere per principio contrari a questa possibilita', in un mondo libero', ma personalmente considero di successo le societa' dove (magari anche per la diffusione di convinzioni non razionali) i cittadini sono mediamente orgogliosi e soddisfatti del lavoro svolto. E' una preferenza personale non un teorema.

Il lavoro occupa una parte significativa del tempo in cui non dormiamo, per cui e' probabile che la felicita' generale aumenti se ai lavoratori piace il proprio lavoro.

Scusami, ma l'autore dell'articolo non parla della soddisfazione di fare un lavoro che "piace", ma del fatto che generi soddisfazione svolgere "bene" il proprio lavoro, qualunque esso sia.

Sono due concetti assolutamente diversi, e dalle implicazioni assolutamente differenti, quasi opposte.

Seguendo questo schema di ragionamento (preciso che non parlo del tuo), si potrebbe paradossalmente sostenere che anche lo schiavo nelle tenute della Louisiana, quando lavorava bene, provava "piacere" dal suo stato...

Anche un paio di commenti al post sono interessanti. Qui e qui.

Molto interessante il post, anche i due commenti linkati da Sandro. Conosco poco il problema "agricoltura", ma ho letto anche questo e mi sembra un buon punto di vista.

Direi che, finito lo sfruttamento dei povericristi (che si sono dati alla mafia,camorra,'ndrangheta, che rende di più), adesso si sfruttano gli stranieri, senza realmente distinguere fra comunitari, extracomunitari, bianchi o neri.

In edilizia è anche peggio, anche se (sembra) la paga sia lievemente migliore. Mediamente non credo siamo razzisti, semplicemente esistono gli "sfruttatori" e gli sfruttati, i primi sanno di essere praticamente impuniti, i secondi se presi vengono anche rispediti in patria (che non deve essere proprio un bel posto, se se ne vanno). Quando gli sfruttati hanno un gesto di rabbia o insofferenza scatta la reazione degli sfruttatori. Semplice.

E' interessante leggere che anche all'estero si sproloquia di razzismo senza conoscere altro che superficiale e spesso scadente informazione giornalistica, e con cultura storica pressoche' assente. Il c.d. "razzismo" contro i braccianti neri in Calabria non e' molto diverso dallo sfruttamento storico dei braccianti specie meridionali persistente nella storia italiana.

L'Italia e' stata sin dal tempo della sua conquista da parte dei romani un Paese caratterizzato da un'elevata densita' di popolazione in rapporto alle sue risorse naturali, e da una disomogeneita' elevata delle classi dominanti (romani, poi barbari invasori, poi invasori assortiti con Casta locale asservita) rispetto ad una massa di popolazione valutata piu' o meno zero a causa della sua abbondanza rispetto alle capacita' del territorio di sostenerla.

Dagli anni successivi al 1960, e ancora piu' dopo la fine degli anni '80 la denatalita' aveva dato un colpo duro (troppo duro, con la natalita' a 1.3 figlii per donna) ai fondamenti stessi della cultura italiana, da sempre orientata a valutare molto poco l'individuo della massa.  Ma a rimediare questo "problema" e' venuta l'immigrazione di massa che ha portato abbondanza di nuove risorse umane da sfruttare. In Italia si tollerano masse di diseredati ammassati nelle fabbriche dismesse non per razzismo ma perche' solo l'altro ieri quella era la conndizione delle masse povere degli italiani stessi, che non a caso spesso emigravano, e perche' quella e' la cultura italiana delle elites, e del popolo stesso che come sempre imita le elites.

Minnesota is 34.4% richer than Sweden

Mi sembra che con questi numeri questo giovanotto non faccia altra che reinforzare il punto - altrimenti debole, di Krugman - o sono l'unico a pensarla cosi?


Difatti a me sembra che entrambe le posizioni siano deboli e stereotipate.

Da una parte i liberal per cui l'Europa occidentale è una sfilza di belle città con la gente che beve caffè nei tavolini per le strade del centro storico godendo della copertura sanitaria nazionale, e dall'altra un confronto tra indicatori economici grossolani che sinceramente lascia il tempo che trova.

Io non sono un economista ma da quello che leggo esistono campi di studio più promettenti nell'analisi comparata di due modelli come quello europeo e statunitense: indici integrati della qualità della vita, ad es., o la ricerca sulle cause e gli effetti della diseguaglianza... poi si confronta un paese federale sì, sterminato e variegato pure, ma comunque sottostante un'unica costituzione con una unione labile di paesi diversissimi.

Poi io conosco zero gli USA e poco poco l'Europa, per cui non pretendo di dare giudizi informati. Quello che so per certo è che tra trasferirmi in Minnesota o in Svezia avrei pochi dubbi a optare per la seconda.

Poi io conosco zero gli USA e poco poco l'Europa, per cui non pretendo di dare giudizi informati. Quello che so per certo è che tra trasferirmi in Minnesota o in Svezia avrei pochi dubbi a optare per la seconda.

Interessante. Sulla base di quali criteri, visto che per tua stessa ammissione conosci "zero" gli USA (a fortiori, il MN) e "poco poco" l'Europa (a fortiori la Svezia)? Sarei davvero curioso di conoscere i criteri di questa preferenza dichiarata ...

Non sono sicuramente dei criteri socioeconomici stringenti, come si deduce dalle mie premesse. Il senso della mia frase era che la qualità della vita non si misura in PIL pro capite... e che io non abbandonerei subito i lati positivi del modello europeo (sicuramente ben rappresentati in Scandinavia) per il miraggio di stipendi più alti e di un'economia più dinamica.

Era una considerazione personale, poi ammetto che se mi offrissero un lavoro a Minneapolis e uno a Stoccolma magari cercherei informazioni più di prima mano, prima di scegliere comunque Stoccolma per ovvie ragioni climatiche (fa freddo comunque ma almeno non è lontana tipo quindici milioni di chilometri dal mare), estetiche e di ordine pratico (non penso ci siano voli low cost per il Minnesota).

Quindi tu stai confrontando Stoccolma con Minneapolis, che non è la stessa cosa di confrontare Svezia con Minnesota. Voglio dire, non sono sicuro che la Svezia uscirebbe così ovviamente vincente dal confronto se tu paragonassi campagna del Minnesota contro campagna Svedese... ;-)

Dunque, in pratica, esprimi una preferenza "di pelle". Cioé priva di supporto informativo adeguato, forse basata su una sorta di mito - che so, belle donne affascinate dagli italiani ...... :-) - oppure sulla simpatia per il modello "dalla culla alla bara" che abitualmente viene attribuito a quella socialdemocrazia senza, peraltro, averlo sperimentato ......

Non so, mi pare discutibile valutare la qualità della vita in questo modo. Senza polemica, eh ..... :-)

I gusti personali sono ovviamente indiscutibili, ma sui criteri socioeconomici del modello scandinavo mi incuriosisci. A mio avviso fra MN e Svezia la differenza è minima, in quasi tutte le dimensioni. Infatti, la differenza nel livello del reddito (quel +34% che Filippo Rebessi notava) è forse la più eclatante ed anche sorprendente.

In particolare, davvero non saprei intendere in che senso il modello "europeo" sia ben rappresentato in Svezia, a meno di non voler escludere, tanto per dire, Italia e svariati altri paesi dall'Europa medesima. La mia personale impressione è che nei paesi scandinavi vi sia, di fatto, un modello "minnesotiano", o viceversa che in MN vi sia un modello "scandinavo" ....

Se la squadra di Minneapolis nella National Football League si chiama "Minnesota Vikings", una qualche rassomiglianza con la scandinavia ci deve essere ;-)

gli svedesi amano dire che il Minnesota e' l'unica loro colonia :)

gli svedesi emigranti si concentrarono li'.

"In particolare, davvero non saprei intendere in che senso il modello "europeo" sia ben rappresentato in Svezia, a meno di non voler escludere, tanto per dire, Italia e svariati altri paesi dall'Europa medesima. La mia personale impressione è che nei paesi scandinavi vi sia, di fatto, un modello "minnesotiano", o viceversa che in MN vi sia un modello "scandinavo" ...."

Bè se questo fosse vero allora la scelta della Svezia diventa ancora più scontata: a parità di modello economico la Svezia ha delle belle città, è vicina al mare (leggo che il Minnesota è pieno di laghi, ma non è la stessa cosa) e non è in mezzo al nulla.

In ogni caso nella mia esperienza personale (riferita alle varie persone di diversi paesi scandinavi che ho conosciuto) gli abitanti delle famose socialdemocrazie nord-europee sono molto anglosassoni come mentalità (in alcuni casi, come quello eclatante danese, ma vale anche per gli islandesi, anche come cultura essendo praticamente bilingui). Dunque effettivamente il "modello europeo", dove per europeo intendo la vecchia Europa continentale (noi, i francesi, i tedeschi e gli spagnoli fondamentalmente) c'entra poco, semmai si può parlare di un sistema socialdemocratico che in condizioni ottimali funziona piuttosto bene (pur minato da vari problemi incipienti).

Invece i paesi europei "tradizionali", visti dagli americani come l'emblema del socialismo, non sono poi come se li si immagina; la Spagna fa caso a sè, l'Italia è una socialdemocrazia incompiuta a dir poco (su molti aspetti la copertura del welfare è deficitaria rispetto agli USA, come si discuteva nel thread sulla sanità), la Francia è più statalista che socialista (tra l'altro è una società estremamente competitiva e classista). Forse il "modello europeo" inteso nella forma più completa si può applicare alla sola Germania (welfare solido - anche se la sanità ha una forte componente privata -, export di prodotti di qualità, stato ampiamente coinvolto nella produzione industriale, alta produttività su base oraria ma meno ore totali di lavoro e più vacanze, ecc. ecc....). Forse è invece semplicemente un sogno, un ideale speculare all'"american dream"...

Eso es, come direbbero a Madrid.

Il punto a cui volevo arrivare è proprio questo: quel pezzo di Europa che tutti guardano con ammirazione (discutibile a mio avviso, ma dalle mie valutazioni personali volevo e voglio prescindere) è MOLTO più simile (sia nel ruolo dello stato, che nell'organizzazione sociale, che in quella economica, che nel milieu socio-culturale) ad un certo numero di stati USA che non al resto d'Europa. Meglio, è molto più simile a ciò che un certo numero di stati USA (da Washington State a MA, passando per MN) erano sino a qualche anno fa. L'uno due GW Bush - Barack Obama sta rapidamente trasformando gli USA in una variante mal alimentata della Francia invece che della Danimarca ...

per curiosità, quali altri stati? tutti quelli che confinano con il canada?

papagna

Non tutti (e.g. Michigan e North Dakota non direi proprio) e non solo (e.g. CA e svariati stati della costa East mi sembrano da includersi nel gruppo in questione ... infatti, anche NM da quanto ho visto ed appreso in una recente visita!)

Una lettura che ho trovato molto interessante è questo articolo pubblicato sul goodwinbox, il blog degli economisti dell'Università di Siena:

http://www.econ-pol.unisi.it/blog/?p=1940

In coda all'articolo si trova uno scambio tra l'autore Emiliano Brancaccio (http://www.emilianobrancaccio.it) e Giulio Zanella. Discutono delle diverse interpretazioni teoriche della crisi. Decisamente istruttivo.

Sempre per la serie una chiappa ciascuno, ecco la notizia: anche i treni locali ai tempi di Mussolini arrivavano in ritardo, ma il duce impose alla stampa di non parlarne e di alimentare il mito della puntualità. Ecco il link: http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_15/miti-diventano-storia-tort...

Vi ricorda niente?

E la cosa triste e' che per leggerlo sui giornali italiani bisogna passare per una traduzione del Daily Mirror... Al Corriere, ultimamente "giornalismo" sembra significare in misura crescente "cercare notizie da tradurre in Italiano su tabloid esteri"...

Al Corriere, ultimamente "giornalismo" sembra significare in misura crescente "cercare notizie da tradurre in Italiano su tabloid esteri"...

Non solo al Corriere. Mia moglie, che ogni tanto compra l'Espresso, notava nelle scorse settimane che almeno 1/3 degli articoli (e più della metà di quelli contententi notizie vere e non chiacchere) sono traduzioni (spesso fatte male) dalla stampa estera.

Secondo Pat Robertson, il guai di Haiti sono la punizione di Dio agli Haitiani per un patto col diavolo anti-francese...

C'è un interessante articolo al riguardo su 538.org. Buon ripasso di storia antica e recente di Haiti.

Yeah, OK, ma che c'entra il terremoto con la cerimonia del Bois Caiman? (A parte che non credo che il diavolo abbia detto "OK, it's a deal" :-) ). Questa di Robertson mi pare della stessa levatura dell'uscita di Sharon Stone sul terremoto in Szechuan causato dal "bad karma" della repressione in Tibet (un karma piuttosto perverso, dato che in Szechuan vive buona parte di quella meta' circa di tibetani etnici che risiede fuori dal Tibet).

Nulla, nulla, per carità. In effetti secondo me il titolo è abbastanza misleading. L'articolo serve solo a capire da dove arriva la storiella del patto col diavolo che poi i fondamentalisti fanatici come Robertson ripetono. Per me l'articolo è stato un utile ripasso di storia haitiana, materia di cui non so molto.

al mio flatmate che lo avete linkato. a little ego boosting non fa mai male. ;)

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