Per i lettori in vacanza ...

12 luglio 2006 michele boldrin

Con una certa invidia (minore di quelle francese e spagnola) riporto alcuni titoli che, se potessi, leggerei seduto in terrazzo guardando il mare, o, meglio ancora, le montagne.

M'ero programmato delle vacanze da coppa del mondo: mare in luglio, viaggetto di lavoro a inizio agosto e poi dolomite sino a settembre. Invece, niente di niente: si lavora e basta. Guardo quindi con frustrazione la mia piletta di libri estivi accumulata negli ultimi mesi e che non potro' gustarmi se non di fretta e malamente. Nella speranza che possano allietare il tempo a chi ce l'ha, ecco i titoli con l'aggiunta di perche' li avevo comprati.

Molti, sospetto, hanno gia' letto On Bullshit di Harry Frankfurt - potenza dei titoli, credo nessuno nemmeno sapesse chi era Frankfurt prima di questo libretto: ora e' quasi tanto noto quanto il pagliaccio del codice da vinci. Io non l'ho letto, quindi me lo son comprato, tanto son poche pagine davvero: 67 ma micro, diciamo 30 normali. Frankfurt, al contrario di Brown, non e' banale per nulla, anche se sa scrivere in maniera straordinariamente semplice per uno che si occupa di filosofia morale ed insegna a Princeton. Lo dico perche', prima che diventasse popolare con il mini-libro (tradotto, ovviamente) avevo letto The Importance of What We Care About (non credo sia tradotto) e The Reasons of Love (Le ragioni dell'amore). Per chi si occupa di "neuro-qualcosa" il punto filosofico di Frankfurt e' coerente con quanto sostiene D'Amasio su basi puramente clinico-neurologiche. Ossia che senza "preferenze irrazionali" e non riducibili siamo incapaci di prendere decisioni razionali, di fare programmi stabili, di esprimere opinioni coerenti, di fare scelte che poi portiamo a compimento. Insomma, siamo incapaci di vivere. Pero' Frankfurt lo articola meglio di D'Amasio. "Our goals are not important to us exclusively because we value the states of affairs that they envisage. It is not important to us only to attain our final ends. It is also important to us to have final ends." [p. 58] Utilizzando questo punto di vista, Frankfurt deriva alcune considerazioni convincenti, e molte altre non convincenti, di filosofia morale, sul "libero arbitrio", sul valore degli "altri", sul ruolo della self-esteem e dell'amore per noi stessi, e via andando (e rieccoci con il gerundio, scusa Timoniere!)

Sulla stessa linea di bullshit, meno corto e brillante forse ma ugualmente incisivo mi pare sia (ho solo dato un'occhiata) Jamie Whyte, Crimes Against Logic. Anche perche' se la prende, giustamente, con lo straparlare incoerente e ripieno di fregnacce che praticano politicanti, giornalisti e prelati vari, ossia quelli con cui anche noi ce la prendiamo spesso e volentieri. Insomma, e' un editor associato di NfA, peccato scriva in inglese!

Romanzi, ovviamente. Il piano era d'imparare qualcosa di letteratura ceca e polacca del novecento, di cui non conosco un beato niente, fatta eccezione per i soliti Kundera e Milosz. Di letteratura "cechia" - come la chiamiamo in casa da quando han divorziato dagli slovacchi: "ceca" se solo sgarri un poco sulla sillaba iniziale suona nazione piu' sfigata ancora di quanto gia' non sia di suo - ho preso Ivan Klima, Love and Garbage (Amore e spazzatura, tradotto anche in italiano) e My Merry Mornings (non credo sia tradotto); Karel Capek, Tales from Two Pockets e Apocryphal Tales (Racconti dall'una e dall'altra tasca, e Il libro degli apocrifi, ma temo siano introvabili); Bohumil Hrabal, The Little Town Where Time Stood Still, (quello di Ho servito il Re d'Inghilterra e Treni strettamente sorvegliati, per capirci). Perche' ho preso questi? Fatta eccezione per l'ultimo, la ragione per gli altri e' da vergognarsi: questo e' cio' che ho trovato di ceco (a parte Kundera) su Amazon o Labyrinthbooks (raccomando quest'ultimo: sconti frequenti su ottimi titoli). Hrabal, invece, e' della serie "a la tercera va la vencida": a me gli altri due son sembrati noiosetti invece che geniali, pero' siccome quelli che ne sanno piu' di me insistono che e' "grande", io che ci ho i complessi d'ignoranza ci provo per l'ultima volta. Magari e' quella buona e ci incontro tutto il fantastico di cui dicono, visto che a me sembrano magistrali ma tristi descrizioni di vite squallide, piuttosto che magiche. Aspetta, ora che ci penso, Too Loud a Solitude, e' assolutamente deprimente, e' vero, ma me lo son letto d'un fiato (e' cortino) ed alla fine gli volevo anche quasi bene a 'sto Hanra che accumula libri in continuazione, invece di distruggerli come dovrebbe (lavora ad una specie di riciclaggio di carta.) Mannaggia, sono gia' al quarto libro, allora! Vuoi vedere che in realta' Hrabal mi piace ed io voglio solo fare lo snob non ammettendolo?

Anni fa un amico turco m'aveva detto di Orhan Pamuk, che e' ovviamente famosissimo da vent'anni ma che io nemmeno sapevo esistesse ... siccome le uniche cose che ho trovato tradotte in italiano (ero in Italia quando m'e' tornato in mente) sono Il mio nome e' Rosso e La nuova vita (credo sia tradotto quasi tutto, pero') ho cominciato a leggere il primo. Ho letto sessanta pagine, e mi piace assai. Lo raccomando a chi ha voglia di leggere cose musulmane non stereotipate e piene di misteri ed ambiguita' che, da buoni mediterranei, forse possiamo apprezzare piu' di, diciamo, i miei concittadini attuali. L'atmosfera e' molto la Istanbul vecchia che ho vagamente visto un po' di anni fa, con un tot di contorsioni che a me sembrano molto occidentali, ma che lui maschera per turche. Ma forse sono anche turche, chissa'. Comunque, l'impressione e' che costui sa ben far finta d'essere un turco (o turca) d'una volta con il linguaggio e la logica da uno/una di noi. Quindi ti da' l'illusione di "capire" costoro (ha tanti personaggi che si raccontano, e la "storia" nasce nell'intreccio ambiguo e per nulla lineare dei loro racconti e delle loro storie individuali), anche se costoro sono parecchio diversi da te (cioe', me) e non li capisci proprio per nulla a pensarci bene. Voglio dire, a me che me ne frega di un'ombra di donna che mi guarda (forse) dalla finestra mentre esco dalla citta' a cavallo?

Siccome non ho tempo di strutturare le ragioni logico/morali per cui credo di essere liberale (m'accontento di quelle pragmatico-economiche) lo lascio fare ad altri che poi scrivono libri per spiegarmi le mie idee e, contraddicendo Jannacci, farmele capire. Alcuni ci riescono sostenendo l'opposto di quel che a me sembra logico, ma va bene lo stesso. Richard Epstein, Skepticism and Freedom. A Modern Case for Classical Liberalism, temo sia uno di quest'ultimi, vista la sua passione a trasformare le posizioni libertarie in idiozie da robots iper-razionalisti per poi distruggerle, pero' non ho avuto tempo di guardare oltre le prime dieci pagine. In ogni caso, letture precedenti m'hanno insegnato che d'acuto cervello si tratta, per cui son certo che qualcosa ci ricavo, fosse anche solo un'incazzatura intellettuale.

Ci son altre cose nella pila (per esempio: i polacchi menzionati sopra) ma, visto che il Timoniere mi censura per essere prolisso, oltre che gerundiofilo, m'arresto qui, almeno per stasera.

P.S. Dopo aver suggerito agli altri di leggere libri che io non ho ancora letto, mi permetto tre titoli che invece ho letto. Alla faccia dei soliti innominabili che vogliono tornare ai tempi dell'indice, Sandro Veronesi, Caos calmo e' un bel libro anche se gli hanno appena dato un premio letterario che Alberto m'aveva convinto avessero dato alla Costituzione della Repubblica Italiana ... Non e'un capolavoro, ma merita leggerlo (sempre che non siate molto impressionabili e non vi troviate al mare con la vostra donna ed una figlia che va alle elementari). Dove poi questi segaioli inveterati che scrivono sull'Osservatore Romano abbiano trovato tutto il sesso di cui sparlano, io proprio non lo so. Ce n'e' di piu', ma per davvero, nei loro testi sacri.

Al contrario, Saturday di Ian Mac Ewan e' una pizza scontatissima che fa venire il latte laddove non bisogna averlo. Io ci ho trovato solo un'infinita sequenza di luoghi comuni e prosa finto-sofisticata-ma-tutta-uguale. "Oblivion doesn't come to Henry Perowne quite yet - he may have reached the point at which tiredness itself prevents sleep." A me e' successo, per fortuna, il contrario.

Dulcis in fundo, nonostante l'antipatia che sempre m'hanno generato i suoi insulsi quaquaraqua politico-sociali, Antontio Tabucchi, Racconti, e' forse la cosa piu' bella che abbia letto in italiano da due o tre anni a questa parte. Che Tabucchi sia (in piccolo) il Garcia Marquez italico? Anche quest'ultimo mi provoca l'iterizia socio-politica, ma scrive come nessun altro sa fare in spagnolo.

12 commenti (espandi tutti)

Alberto non aveva sbagliato. Ha vinto Veronesi, ma un premio speciale è andato alla Costituzione (a ritirarlo Scalfaro)

grazie per la difesa. michele non perde occasione di fare il furbetto.

Furbetti

michele boldrin 13/7/2006 - 10:06

Non volevo fare zidane, per una volta, lo giuro. Semplicemente, non avevo letto le notizie sui giornali ed Alberto non menzionava che lo Strega alla costituzione era SPECIALE per il sessantesimo. Hence, mi sono chiesto, due vincitori dello Strega lo stesso anno? Tutto li. Anyhow, almeno anche Alberto, come Matterazzi, ha il costato duro e muscoloso. Ci vediamo ai rigori! Baci.

Michele, ma come fai a leggere tutti questi libri se non vai neanche in vacanza? Dove lo trovi il tempo? Io credevo di essere un lettore veloce, ma rispetto a te devo essere una vera tartaruga.

Fausto, niente a che fare con la velocita'. Semplicemente, molti libri non fanno altro che ripetersi. Se uno capisce il punto dopo le prime 50 pagine, perche' perdere tempo con le altre 350 (esempio classico: Rawls, A Theory of Justice, dovrebbe essere un libro di 70 pagine al piu'!) Questo non vale con i romanzi, ma il 90% dei romanzi che si scrivono in questi tempi son patetici, quindi si possono buttare senza fatica dopo 19 pagine! Beh, c'e' anche il fatto che, vivendo a Mpls, molte cose piu' interessanti del leggere libri non e' che siano disponibili :-)

Per rompere il ghiaccio, visto che mi sono appena registrato, invio una breve pagellina su "Germania 2006" dopo essere appena tornato da Berlino.
Buon giorno e buon lavoro a tutti...e un saluto particolare a Baysound...:-)
robdinz -

- Piccola pagella personale di "Germania 2006" -

Organizzazione tedesca: 9.
Davvero sorprendente l'efficenza della "macchina" dei mondiali, un'efficenza normalmente molto più "leggendaria" che reale. Stavolta no. Hanno azzeccato tutto.

Italia (Staff): 5.
Al solito molto presentuoso e vagamente "imperiale" infarcito di "addetti", contro-addetti, dirigenti, funzionari, cuochi, barbieri, uffici stampa, segretarie...Tutti sempre molto (inutilmente) "diligenti" e senza parlare una sola parola che non fosse l'italiano (beh, si fa per dire...)...Insomma dei rompicoglioni. E sempre in prima fila davanti ai ricchi buffet di "Casa Italia". Ma a mangiare, non a fare gli "onori di casa".

Italia (squadra): 9.
Ha fatto il suo lavoro (nonostante lo staff) e ha portato alla ribalta giocatori (perchè sempre di "gioco" si tratta) come Grosso, Barone, Zaccardo, Amelia...dei quali sentiremo parlare a lungo...Straordinario Marco Materazzi. Sontuoso, immenso, il nostro vero asso nella manica...(un capovaloro assoluto l'insulto a Zizou, un atto di pura, perfida, genialità...)

Rai Sport: 8.
Se si escludono Marco Mazzocchi e GPiero Galeazzi (ormai degli imbarazzanti showman e non più - da un pezzo - giornalisti, per non dire cronisti...) la Rai ha espresso la solita "teutonica" professionalità. Anche grazie alla inarrivabile capacità (questa sì davvero leggendaria) dei suoi tecnici.

Sky Sport: 9.
Caressa il Peter Sellers dei telecronisti. Caressa su tutti. La "voce" di questi mondiali, telecronache asciutte e emotive al tempo stesso, ha avuto il merito di far apparie "umano" persino "zio" Beppe Bergomi. Un compito sovrumano quest'ultimo che Caressa ha portato a termine nonostante l'espressione àtona di Bergomi (fissa e stralunata) che respingerebbe chiunque.

Autostrade tedesche: 10.
Una roba dell'altro mondo! Ci sentivamo come Peppino e Totò a Milano...Con il naso all'insù (illuminate di notte) e il naso all'ingiù (un asfalto che sembrava di correre su un biliardo...)

Locali tedeschi: 10.
Ristoranti, bar, caffetterie, pub...aperti praticamente sempre e con l'accoglienza che ti aspetti. In più si può fumare dentro: sigari, sigarette, pipa...Un atto di civiltà assoluto che ci ha commosso e ci ha fatto dimenticare per 54 ore l'intollerante terrorismo igenista-salutista che ha pericolosamente preso piede da noi.

La poliziotta tedesca che l'altra sera era di pattuglia sotto il nostro albergo: 10 e lode.
(E non dico di più...essendo un gentiluomo...)
robdinz

ma

palma 14/7/2006 - 04:26

tabucchi vale la candela?
domanda non truccata visto che mai lo ho letto
il sottoscritto si dedica a kafka in notti caldissime rotte da tempeste (usa is partially subtropical, weatherwise)

frankfurt, che non so se sia letto dagli economisti, e' un pilastro di un dibattito (a dir poco secolare)
al di la delle sue idee positive che si posson benissimo trovare aliene, e' l'autore di un pezzo di filosofia assai strabiliante che ha determinato il corso del dibattito sulla libera volonta' ( che non e' il p[roblema del libero arbitrio di Augustino & associati nella letteratur ateologica).
trattasi dell'articolo breve e chiaro sul principio delle possibilita' alternative, che, suggerisco, fara' non male anche all'economia, visto che molto dipende, come notano molti dei partecipanti, dall'assumer una grande varieta' di controfattuali.

Beh, visto che e' estate, perche' non ce lo riassumi? Sospetto ti riferisca ad "Alternate Possibilities and Moral Responsibility", che sta fra i saggi raccolti in uno dei libri che menziono (The Importance etc). Son certo che, se ti ricordi e fai lo sforzetto di mettere punti, virgole, apostrofi, maiuscole, punti e virgola e tutte quelle noiose cosette che permettono a cervelli normali di capire qual'e' il soggeto e quale il complemento, potrebbe diventare comprensibile anche ai piu' e generare un dibattito estivo non malaccio. Alla fin fine, come sempre sostengo, occorre e fa bene anche parlare "d'altro" ... aiuta la mente ed allieta la vita.

glad to.

tradizionalmente e spesso con il consenso della maggioranza il problema della liberta' della volonta' e' stato posto in termini di una tenzione non sopportabile.
la tensione sta tra due poli
(i) (quasi) tutti i soggetti umani introspettivamente sono coscienti di una gamma di azioni da essi compiute che sembrano o sono libere. "Liebro' qui significa controfattualmente cambiabile, vale a dire "io mi sono lavato i denti al mattino, potrei anche non averlo fatto -se non avevo voglai o tempo o...-- ma lo ho fatto "di mia l;ibera volonta'" almeno el senso minimale che nulla mi ha costretto a farlo che non fossero scelte, o preferenze che seguo, eccetera a seconda dell evesrioni che uno preferisce
(ii) ammesso e non concesso che (i) sia una descrizione adeguata del comportamento (p.es di adriano che si lava i denti) il tutto cozza violentemente contro una forma di determinismo fisico
(ogni evento ha una causa, che io o chiunque altro la sappia identificare o meno ha nessuna importanza) e la constataione che il
lavarsi i denti di adriano e' un evento fisico, qunato le maree o i passaggi delle comete.
come penso tutti sappiano, il dibattito e' praticamente interminabile ( vi sono, che io sappia, sei posizini principali e varianti relative a tutte a sei etc.) ma la cosa qui non e' centrale, a menoc he non vi interessi la metafisica delle azioni.
quel che HF ha contribuito e' "sfatare" un mito. Il mito e' il seguente: *se* vi sono ragioni serie per pensare che la volonta' non sia libera [e ve ne sono, almeno secondo alcuni IN TUTTE le situazioni, secondo altri sono nei casi di azioni di "psico-dipendenti"]
ALLORA [questa e' l'inferenza principale]
dobbiamo abbandonare le nozioni, strettamente apparentate di "essere responsabile di" "essere colpevole di" "aver di propria volonta' fatto in modo che" etc. [quasi tette le nozioni legali di "mens rea" sono questo genere.
Quella che ho chiamato inferenza principale e' insostenibile per molti (forse la maggioranza): pragmaticamente non sappiamo nemmeno come ragionare se eliminiamo nozioni come responsabilita' nei dominii, ad esempio, della moralita' e della legalita'.
HF ha generato una serie di esempi (noti adesso come "esempi di Frankfurt") in cui le due nozioni si disinnescano reciprocamente.
ne riproduco uno a memoria (non sono in ufficio e scrivo senza il beneficio delle citazioni dotte).
il principio, propone Frankfurt, che sta sotto l'inferenza e' che una persona e' responsabile dell'atto X
SSE la persona confronta (considera, valuta, sceglie[questo e' il termine piu' contestato))
tra diverse possibilta' alternnative una all'altra e che mutualmente si escludono.
Se decido di uccidere Paris Hilton, considero un mondo con Paris Hilton, senza Paris Hilton, un mondo in cui Paris Hilton mai nacque (posso cercare di uccidere la signora Hilton Sr. gravida, etc.) e se *scelgo* il mondo senza Ms. Hilton, sono responsabile di questa scelta.
La proposta e' di prendere questa come la line di base delle congiunzione tra libera volonta' e responsabilita' E' essenzialmente connessa, indistricabilmente connessa, alle possibilita' alternative. Che io 'attualizzi" una delel possibilita' e' al tempo stesso mia scelta e mia responsabilita'.
Gli esempi di Frankfurt su cui temo di aver annoiato l'universo intero mostrano che
si puo' essere *sia* la persona responsabile per o "di" X e non avere *alcuna" alternativa (mancando appunto le possibilita' alternative.
Ne riproduco uno qui sott per dare a chi interessato il "sapore" di un assaggio.
per la cronaca, il saggio e' vecchio di decenni, e credo Michele sia corretto, e' di certo ristampato in uno dei volumi di Frankfurt, come in innumervelo antologie. a presto e spero state freschi (in senso letterale: almeno in NC il caldo mi sfonda il cervello) ma prometto un corto esempio che rendera' la cosa, leggibile e dotata di virgole, due punti e il macchinario cosi' caro tutti noi.

un esempio

palma 14/7/2006 - 22:25

ricapitolo.
Posizione di alcuni (i filosofi chiamano l'argomento trascendentale)
*se* non avessimo la libera volonta', nulla e nessuno e' responsbaile-
sappiamo che siamo responsabili, *ergo* esiste la libera volonta'.e la libera volonta' implica, logicaMENTE, l'esistenza di alternative condizioni (stati) del mondo che sono equi-possibili (uno dei quali e' scelto dal soggetto, appunto "di sua libera volonta'.
Domanda (di H. Frankfurt): se questo fosse corretto e sapessimo che vi sono casi in cui
S(oggetto) e' responsabile di A(zione)
*&*
sappiamo che NON esistono possibilita' alternative, casca il palco, per cosi' dire. Le due nozioni di liberta' e responsabilita' NON vanno assieme ne' per ragioni logiche ne per ragioni metafisiche.
Mi auguro sia chiaro abbastanza.
Esempio:

Robertino e' un bambino assai sgarbato che rompe l'anima ai genitori e non vuole seguire i loro comandi e non vuole portar a spasso il cane.
Maria, madre di Robertino, sa tutto questo, e gli fa mettere nel cervello un Motorola chip che ogni volta che Robertino decide di non portare a spasso il cane entra in un "modo di agire coatto" e lo spinge in modo coercitivo a portare a spasso il cane.
Oggi Robertino considera se seguire la natura birbacchiona e obbedire all'ordine di Maria "PORTA FUORI IL CANE".
[per il lettore i due stati del mondo sono uno CON passeggiata del cane e uno senza, queste sono le due "alternative" possibili}
Oggi Robertino e' buono e decide di portare fuori il cane. La chip fa ssolutamnente nulla, non si attiva per cosi' dire, visto che c'e' nessuno motivo di attivarsi.
Domanda (qui sta il bandolo della matassa)
Ha ragione Maria a premiare, lodare etc. (a considerare Robertino *responsabile*) il comportamento?

se rispondete di si (come sembra di buon senso a quasi tutti, Frankfurt incluso) ALLORA la liberta', la volonta', etc. non si connettono alla responsabilita' per mezzo di "scelte" tra alternative possibili.
Perche'? per la ragione che NON esiste nessuna alternativa.
Per ripercorrere il ragionamento controfattuale: SE Robertino persino concepiva di disobbedire, il MOTOROLA chip entrava in azioen subiot e lo costringeva "neuralmente" a portare a spasso BUB.
I.e. in qualsiasi maniera volete considerare il caso NON esiste uno stato, una possibilita', una condizione dle mondo senza BUBU che passeggia quel giorno.
ERGO non vi sono possibilita' alternative.
ERGO se il nostro giudizio intuitivo e' che Robertino sia responsabile, lodabile, etc. il tutto ha nulla a che fare con una concezione della libera volonta' che implica possibilita' alternative.
Essendo il 14, voila mes amis.
vive la france, vive la republique

Tradizionalmente e spesso con il consenso della maggioranza il problema della liberta'
della volonta' e' stato posto in termini di una tensione non sopportabile.
La tensione sta tra due poli
(i) (quasi) tutti i soggetti umani introspettivamente sono coscienti di una gamma di azioni da
essi compiute che sembrano o sono libere. "Libero” qui significa controfattualmente
cambiabile, vale a dire "io mi sono lavato i denti al mattino, potrei anche non averlo fatto -se
non avevo voglia o tempo o...-- ma lo ho fatto "di mia libera volonta'" almeno el senso
minimale che nulla mi ha costretto a farlo che non fossero scelte, o preferenze che seguo,
eccetera a seconda delle versioni che uno preferisce
(ii) ammesso e non concesso che (i) sia una descrizione adeguata del comportamento (p.es. di
adriano che si lava i denti) il tutto cozza violentemente contro una forma di determinismo fisico
(ogni evento ha una causa, che io o chiunque altro la sappia identificare o meno ha nessuna
importanza) e la constatazione che il lavarsi i denti di adriano e' un evento fisico, quanto le
maree o i passaggi delle comete.
Come penso tutti sappiano, il dibattito e' praticamente interminabile (vi sono, che io sappia, sei
posizioni principali e varianti relative a tutte e sei etc.) ma la cosa qui non e' centrale, a meno
che non vi interessi la metafisica delle azioni.
Quel che HF ha contribuito a "sfatare" e' un mito. Il mito e' il seguente: *se* vi sono ragioni
serie per pensare che la volonta' non sia libera [e ve ne sono, almeno secondo alcuni IN
TUTTE le situazioni, secondo altri sono nei casi di azioni di "psico-dipendenti", compiute da
persone sottoposte allavaggio del cervello, tossicodipendenti, ossessivi, etc.)]
ALLORA [questa e' l'inferenza principale]
dobbiamo abbandonare le nozioni, strettamente apparentate di "essere responsabile di" "essere
colpevole di" "aver di propria volonta' fatto in modo che" etc. [quasi tutte le nozioni legali di
"mens rea" sono questo genere.]
L'idea informale e' che il soggetto sia responsabile di azioni liberamente scelte tra alternative al
soggetto accessibili.
Quella che ho chiamato inferenza principale e' insostenibile per molti (forse la maggioranza):
pragmaticamente non sappiamo nemmeno come ragionare se eliminiamo nozioni come
responsabilita' nei dominii, ad esempio, della moralita' e della legalita'.
Riassunto: una nozione fortemente intuitiva ci induce a pensare che vi sia una gamma di azioni
da noi compiute che sono libere, almeno nel senso minimale che sono vere e proprie scelte tra
aternative possibili. L'intuizione indica pure che non siamo in grado di utilizzare le nozioni di
responsabilita' o perfino di libera scelta se non vi sono vere e prorie possibilita' alternative. E' il
soggetto che “mette in essere” una delle possibilita', attualizzandola, appunto di sua spontanea
volonta', come si dice in Italiano.
HF ha generato una serie di esempi (noti adesso come "esempi di Frankfurt") in cui le due
nozioni si disinnescano reciprocamente.
ne riproduco uno a memoria .
il principio, propone Frankfurt, che sta sotto l'inferenza e' che
una persona e' responsabile dell'atto X
SSE la persona confronta (considera, valuta, preferisce, sceglie [questo e' il termine piu'
contestato])
diverse possibilta' alternative una all'altra e che mutualmente si escludono.
Se decido di uccidere Paris Hilton, considero un mondo con Paris Hilton, senza Paris Hilton, un
mondo in cui Paris Hilton mai nacque (posso cercare di uccidere la signora Hilton Sr. gravida,
etc.) e se *scelgo* il mondo senza Ms. Hilton, sono responsabile di questa scelta.
La proposta e' di prendere questa come la linea di base della congiunzione tra libera volonta' e
responsabilita' E' essenzialmente connessa, indistricabilmente connessa, alle possibilita'
alternative. Che io attualizzi una delle possibilita' e' al tempo stesso mia scelta e mia
responsabilita'.
Gli esempi di Frankfurt su cui temo di aver annoiato l'universo intero mostrano che si puo'
essere *sia* la persona responsabile per o "di" X e non avere alcuna alternativa (mancando
appunto le possibilita' alternative.)
Ne riproduco uno qui sotto per dare a chi interessato il "sapore" di un assaggio.
Per la cronaca, il saggio e' vecchio di decenni, fu pubblicato nel 1969, e credo Michele sia
corretto, e' di certo ristampato in uno dei volumi di Frankfurt, come in innumerevoli antologie.
A presto e spero stiate freschi (in senso letterale: almeno in NC il caldo mi sfonda il cervello)
ma prometto un corto esempio che rendera' la cosa, leggibile e dotata di virgole, due punti e il
macchinario cosi' caro tutti noi.
ESEMPIO
ricapitolo. Posizione di alcuni (i filosofi chiamano questo l'argomento trascendentale)
*se* non avessimo la libera volonta', nulla e nessuno e' responsbaile- Sappiamo che siamo responsabili,
*ergo* esiste la libera volonta'.e la libera volonta' implica, logicaMENTE, l'esistenza di alternative
condizioni (stati) del mondo che sono equi-possibili (uno dei quali e' scelto dal soggetto, appunto "di
sua libera volonta'.)
Domanda (di H. Frankfurt): se questo fosse corretto e sapessimo che vi sono casi in cui S(oggetto) e'
responsabile di A(zione) *&* sappiamo che NON esistono possibilita' alternative, casca il palco, per
cosi' dire. S e' responsabile di A in assenza di alternative ad A.
Le due nozioni di liberta' e responsabilita' NON vanno assieme ne' per ragioni logiche ne per ragioni
metafisiche. Mi auguro sia chiaro abbastanza.
Esempio: Robertino e' un bambino assai sgarbato che rompe l'anima ai genitori e non vuole obbedire i
loro comandi e non vuole portar a spasso BUBU il cane.
.Maria, madre di Robertino, sa tutto questo, e gli fa mettere nel cervello un Motorola chip che ogni
volta che Robertino decide di non portare BUBU a spasso entra in un "modo di agire coatto" e lo
spinge in modo coercitivo a portare BUBU a spasso.
Oggi Robertino considera se seguire la natura birbacchiona e disobbedire, oppure (la sua alternativa)
se obbedire all'ordine di Maria "PORTA FUORI IL CANE". [per il lettore i due stati del mondo sono
uno CON passeggiata di BUBU e uno senza, queste sono le due "alternative" possibili}
Oggi Robertino e' buono e decide di portare fuori il cane. Il Motorola chip fa assolutamnente nulla, non
si attiva per cosi' dire, visto che c'e' nessuno motivo di attivarsi.
Domanda (qui sta il bandolo della matassa) Ha ragione Maria a premiare, lodare etc. (a considerare
Robertino *responsabile*) per il suo comportamento? se rispondete di si (come sembra di buon senso a
quasi tutti, Frankfurt incluso) ALLORA la liberta', la volonta', etc. non si connettono alla
responsabilita' per mezzo di "scelte" tra alternative possibili. Perche'? per la ragione che NON esiste
nessuna alternativa. Per ripercorrere il ragionamento controfattuale: SE Robertino persino concepiva di
disobbedire, il MOTOROLA chip entrava in azione subitaneamente e lo costringeva "neuralmente" a
portare a spasso BUBU. I.e. in qualsiasi maniera volete considerare il caso NON esiste uno stato, una
possibilita', una condizione del mondo senza BUBU che passeggia quel giorno.
ERGO non vi sono possibilita' alternative. ERGO se il nostro giudizio intuitivo e' che Robertino sia
responsabile, lodabile, etc. e che il tutto abbia nulla a che fare con una concezione della libera volonta'
che implica possibilita' alternative.
Essendo il 14, voila mes amis. vive la france, vive la republique
Per generalizzare il caso, e' sufficiente individuare due percorsi causali con ridondanza. Vale a dire due
cause indipendenti e ognuna da sola sufficiente a generare, a porre in essere, uno ed uno solo stato del
mondo. Robertino ha due percorsi causali per portare fuori BUBU
a) di sua spontanea volonta'
b) costretto neuralemnte dal chip che ha nel cranio
se a e' il caso e il nostro giudizio e' che Robertino sia reponsabili, lodabile, etc., ne segue che diamo
attribuzioni di responsabilita', in assenza di qualsiasi possibilita' alternativa.
Solo a chi interessa, HF continua con una sua specifica posizione su che cosa sia in realta' quel che
chiamiamo liberta' della volonta'. Per il momento il punto da acquisire e' semplicemente che qualsiasia
sia la votra concezione, essa non ha, logicamente a che fare con le possibilita' alternative. Ergo perfino
se Adriano avesse nel cranio un chip che ogni volta che pensa di non lavarsi i denti, glieli fa lavare,
sarebbe ancora un soggetto che liberamente si lavo' i denti.
Coda satirica, solo per chi segue fino a qui.
Ma han davvero tradotto un libro che si chiama 'merda di toro'?

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