Lettera aperta a chi la legge

2 maggio 2008 michele boldrin
Ispirato da una conversazione serale con l'amata consorte (che disdegna le tasse quanto e più di me) oltre che dal titolo del post precedente, suggerisco al prossimo governo una semplice riforma della tassazione sui redditi. Sono sette articoli, scritti non in legalese ma per essere intesi.

Articolo 1. I residenti in Italia vengono tassati, per quanto riguarda la tassazione del reddito delle persone fisiche, sui loro redditi mondiali. Questi ultimi sono definiti come i redditi da lavoro, capitale, licenze, concessioni o qualsiasi altra forma di proprietà fisica, intellettuale o finanziaria, detenuta, dal soggetto residente, in qualsiasi paese o territorio del pianeta Terra (e quando andremo sulla Luna, anche lì). Insomma, non più società estere fantasma e conti in Lichtestein.

Articolo 2. Il reddito tassabile è uguale al reddito totale della persona fisica, qualsiasi ne sia l'origine o la causa. Tutte le esenzioni, riduzioni, deduzioni e fregnate varie sono abolite. Il reddito tassabile include anche il reddito generato dalle proprietà immobiliari possedute dal soggetto medesimo, con la sola eccezione della residenza abituale, se di proprietà. Il reddito generato dalle proprietà immobiliari si calcola come di seguito. Nel caso in cui l'immobile a) non venga dato in locazione a terzi e, b) non venga utilizzato per attività commerciali, il reddito
generato dalle quali sia compreso nel reddito totale del soggetto dichiarante, si considera come reddito generato dall'immobile una somma pari al 3% del valore di mercato dell'immobile meno il valore di mercato d'ogni ipoteca esistente sull'immobile. Nei casi di locazione o utilizzazione commerciale diretta si considera il reddito monetario generato dall'attività di locazione o dall'attività commerciale.

Articolo 3. La base imponibile è uguale a [reddito tassabile - quota esente]. La quota esente è pari a [Euro 7mila + Euro 1500 per ogni persona a carico]. L'aliquota d'imposta è uguale al 30% per le basi imponibili comprese nell'intervallo [0,40mila], 35% per le basi imponibili comprese nell'intervallo (40mila, 90mila] e del 40% per valori della base imponibile superiori a 90mila.

Articolo 4. La quota esente e gli scaglioni di reddito di cui all'articolo 3, vengono incrementati annualmente di un valore percentuale pari al tasso di crescita nominale del reddito lordo per capita.

Articolo 5. Sono abolite tutte le altre imposte sul reddito delle persone sia fisiche che giuridiche residenti in Italia. La tassazione separata sul reddito d'impresa è quindi abolita. In particolare, risulta abolita la tassazione separata dei redditi da capitale, qualsiasi forma essi prendano e da qualsiasi fonte provengano: i redditi da capitale vanno tassati come qualsiasi altro reddito. Risulta inoltre abolita l'Imposta Regionale sulle Attività Produttive (IRAP), la cui adozione è demandata alle singole regioni nei modi e nelle forme che esse decideranno di adottare. Risulta ugualmente abolita l'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI), la cui adozione è pure demandata ai singoli comuni
nei modi e nelle forme che essi decideranno di adottare.

Articolo 6. All'eventuale riduzione di gettito fiscale conseguente all'adozione della presente normativa, si fa fronte con le modalità seguenti. Attraverso un'incremento della tassazione indiretta sui consumi (impropriamente chiamata IVA, ma questo è un altro discorso) per una somma pari alla meta del deficit di parte corrente che, a spesa immutata in termini nominali, si potrebbe determinare. Attraverso una riduzione immediata della spesa nominale per l'altra metà del deficit suddetto.

Articolo 7. Le aliquote d'imposta di cui all'articolo 3 vengono ridotte di un punto percentuale all'anno, ogni anno per i prossimi dieci anni consecutivi; sino al raggiungimento, rispettivamente, dei seguenti valori d'imposta: 20%, 25%, 30%. La regola di cui all'articolo 6 si applicherà, anno per anno e sino al 2019, ai deficit di parte corrente che la suddetta riduzione delle aliquote d'imposta possa comportare per il bilancio dello stato.

 

64 commenti (espandi tutti)

non male, toglierei per gli immobili la riduzione di valore derivante da eventuali ipoteche (se ho capito bene) perchè tale la riduzione di valore esiste solo se in caso vendita e per l'importo residuo del mutuo, in alternativa si potrebbe ridurre il valore dell'immobile dell'importo del mutuo, ripartito in rate di numero pari alle annualità, ma in fondo è solo una limatura nell'ambito del complessivo progetto.

E le proprietà non immobiliari? Cosa diciamo delle rendite? Tassiamo il lavoro e non le rendite?

La proposta dell'aliquota unica al 20% era molto sensata, e la sua non attuazione manterra' ancora il Paese zavorrato al collo su questo versante.

Disboscare e semplificare costituiscono un principio direttivo inderogabile, ma metterlo nel c. al lavoratore no.

Renzino l'Europeo 

 

"Il reddito tassabile è uguale al reddito totale della persona fisica, qualsiasi ne sia l'origine o la causa."

 

La risposta credo sia implicita qui! 

"Il reddito tassabile è uguale al reddito totale della persona fisica, qualsiasi ne sia l'origine o la causa."

 La risposta credo sia implicita qui! 

Ah! Se questa e' l'interpretazione, potrei essere d'accordo. MA tutti sanno già le obiezioni: il capitale si muove, ha le gambe. E in definitiva la proposta di tassazione su base mondiale richiede anch'essa un'accordo mondiale. In qualità di federlaista europeo, e diciamo pure anche mondiale, posso essere più che d'accordo anche qui, ma allora - in pratica e non solo in punto di penna - sono certo che questa proposta verrà molto più osteggiata dalla destra mondiale che dalla sinistra. A dirla tutta è già bocciata dai vari Bush del mondo: sappiamo già la risposta.

RR

The United States is unlike other countries in that its citizens are
subject to U.S. tax on their worldwide income no matter where in the
world they reside. U.S. citizens therefore find it difficult to take
advantage of personal tax havens.
Although there are some offshore bank accounts that advertise as tax
havens, U.S. law requires reporting of income from those accounts and
failure to do so constitutes tax evasion.

http://en.wikipedia.org/wiki/Capital_gains_tax_in_the_United_States

Credo che potremmo richiamarci a questo staterello come precedente :) 

Fillippo: ma tu mi leggi nel pensiero?

Meglio (ho appena dato un'occhiata alla tua presentazione sul blog): qualcosa di particolare ti trattiene a Parma? A WUStL non siamo ancora diventati Minnesota, o Princeton, ma non andiamo malissimo ... se vuoi trasferirti, fammi un fischio. This is NOT a joke. 

A parma non si fa solo il crudo.. c'è anche un bel dipartimento di finanza(ovviamente io sono di parte). Una domanda x michele: ma tassare le rendite finanziarie come il reddito da lavoro-anche se in teoria giusto- non implica una "fuga" dei capitali verso paesi con aliquote più basse ? (La mia è ignoranza pura da terzo anno di economia e finanza)

Che fuggano dove vogliono, tanto gliele tassiamo lo stesso all'americana!

Non confondiamo due cose che differenti sono, in un mondo globalizzato. Che il capitale posseduto dal signor X che vive nel paese Y, venga investito in un'impresa italiana, creando reddito in Italia, è una cosa. Che il capitale posseduto da un cittadino italiano, ed investito dove diavolo ad egli conviene, venga tassato in Italia, perché il signore risiede e consuma qui dei beni pubblici, è un'altra cosa.

Per attrarre investimenti esteri o nazionali in Italia si tratta di eliminare la tassazione sul reddito d'impresa, offrire servizi pubblici di qualità, offrire forza lavoro qualificata.

Poiché la letteratura sulla tassazione ottima non riesce a propendere per alcun lato in risposta alla questione "è efficiente tassare K ed L a tassi diversi" (specialmente una volta che si riconosca che L contiene capitale umano ed è pure mobile) io credo sia ragionevole tassare le due fonti di reddito in modo uniforme. Per ogni argomento a favore di una tassazione maggiore di K ce n'è uno che lo distrugge e suggerisce di tassare di più L, quindi ...

Nota che c'è un dettaglio tecnico che non ho sottolineato nel testo del post: in realtà io vorrei tassare i CITTADINI italiani sul loro reddito mondiale, mentre tasserei i RESIDENTI solo sul reddito prodotto in Italia. Insomma, il modello USA. Tra le altre cose, questo ci libererebbe di tutti questi finti cittadini italiani "di recupero", che vivono in Australia, Argentina o USA da tre generazioni, non parlano italiano, non sanno chi è che cosa, non pagano qui le tasse ma poi votano. Volete votare? Okkei, pagate le tasse.  

Che fuggano dove vogliono, tanto gliele tassiamo lo stesso all'americana!

E chi terrebbe piu' la cittadinanza italiana? Io, personalmente, un minuto dopo cancellerei il passaporto e prenderei quello dell'Hong Kong SAR. La situazione USA e' un'aberrazione che persiste solo per motivi molto particolari, come il particolare prestigio internazionale (sempre meno giustificato, IMHO) degli Stati Uniti, e l'esenzione di 83,000 dollari di reddito annuale ai non residenti, che protegge le fasce a minor reddito.

Poiché la letteratura sulla tassazione ottima non riesce a propendere
per alcun lato in risposta alla questione "è efficiente tassare K ed L
a tassi diversi" (specialmente una volta che si riconosca che L
contiene capitale umano ed è pure mobile) io credo sia ragionevole
tassare le due fonti di reddito in modo uniforme.

Il problema e' che la forza lavoro (anche quella qualificata) e' una merce abbondante, che per giunta consuma risorse. Il capitale e' scarso, mobile, non si ammala, non si lamenta, non sporca... Se tratti i due allo stesso modo, ti ritroverai con un relativo eccesso della prima sul secondo. Guardati in giro: succede.

Quello che invece farei io per attirare investimenti e':

1. Adottare l'Imputation System, gia' in vigore in molti paesi: le tasse pagate a livello corporate costituiscono crediti d'imposta per gli azionisti, che dichiarano come redditi individuali i dividendi pre-tax. Questo elimina ogni distorsione derivante dall'uso di societa' di capitale.

2. Detassare completamente i non-residenti, anche perche' questi non usano alcun servizio e non si vede perche' dovrebbero foraggiare la macchina statale. Sotto Imputation, un non-residente otterrebbe un rimborso del 100% della tassa pagata a livello corporate (come gia' accade p.es. per le ritenute d'acconto sugli interessi dei titoli di stato, anche se poi in Italia i rimborsi si perdono spesso nella nebbia per le solite ragioni di inefficienza).

3. Controllare attentamente l'accesso al territorio in modo da distinguere i veri non-residenti dai furbetti alla Pavarotti o Valentino Rossi. In molti paesi, all'entrata e all'uscita dai confini anche i cittadini hanno un timbro sul passaporto, e talora i dettagli del passaggio sono immediatamente immessi nel computer dell'Immigration. In Italia il timbro e' apposto solo ai passaporti degli extracomunitari (e un tempo neppure a loro), cosicche' determinare l'effettiva presenza sul territorio di un cittadino e' piuttosto laborioso.

E chi terrebbe piu' la cittadinanza italiana? Io, personalmente, un minuto dopo cancellerei il passaporto e prenderei quello dell'Hong Kong SAR

Non so negli stati uniti, ma in GB il principio e' che se uno risiede piu' di 91 giorni diventa "residente fiscale" e paga le imposte su tutto il suo reddito, ovunque guadagnato.

la residenza fiscale e' assolutamente iindipendente dal passaporto. puoi avere passaporto cubano, cittadinanza albanese, ma se stai qui 91 giorni sei residente fiscale.

l'imposta per non scoraggiare la mobilita' se uno ha gia' pagato le tasse nel paese in cui i redditi sono prodotti, le tasse pagate (all'estero) sono sottratte dalle tasse dovute in UK (quindi se faccio un corso al dottorato italiano per 5000 euro e l'universita detrae il 30% sul netto di 3500 euro pago 500 euro in UK (la mia aliquota merginale e 40%).

as a footnote: Il concetto di giorni ha suscitato un gran mare di polemiche l'Inland Revenue tipicamente ignorava il giorno d'arrivo e quello di partenza nel computo dei 91 giorni, ma un caso legale ha cambiato la prassi.

I hear you say "What?". molti lavoratori della city, con casa a montecarlo, prendevano l'aereo privato lavoravano a londra da lunedi (viaggio di mattina presto da nizza) a giovedi' (ritorno la sera a montecarlo): cioe' 2 giorni a settimana. con le vacanze potevano soddisfare il requisito dei 91 giorni, lavorando a tempo pieno a londra.

 

 

Non so negli stati uniti, ma in GB il principio e' che se uno risiede
piu' di 91 giorni diventa "residente fiscale" e paga le imposte su
tutto il suo reddito, ovunque guadagnato.

Ma se sei "non-domiciled" paghi le imposte solo sui redditi guadagnati localmente, e sei esentato da capital gain tax (anche se ultimamente ci sono stati maldestri tentativi del governo Brown di cambiare le regole: spero che la batosta di ieri lo abbia dissuaso).

la residenza fiscale e' assolutamente indipendente dal passaporto.
puoi avere passaporto cubano, cittadinanza albanese, ma se stai qui 91
giorni sei residente fiscale.

Infatti, e cio' e' ragionevole. Tassare sulla base del passaporto succede solo nella Land of the Free e, se ben ricordo, in Libia (le Filippine cambiarono le norme anni fa).

Un caso interessante (e che andrebbe seguito) e' quello di Singapore, dove negli ultimi decenni c'e' stata una notevole liberalizzazione economica. Un tempo i guadagni effettuati all'estero da un residente erano tassabili solo "on remittance basis", cioe' quando erano rimessi in patria. Anche li' c'erano vari escamotages: ad esempio, bastava che i soldi fossero tenuti in un conto senza interesse per un anno e il denaro guadagnato passava magicamente in conto capitale, divenendo esentasse. Recentemente il governo ha reso esentasse (per le persone fisiche) tutti i guadagni effettuati all'estero, adeguandosi al principio di territorialita' che vige anche in Hong Kong. Questo ha fatto parte di una generalizzata riduzione dell'imposizione diretta (le aliquote sono state progressivamente abbattute di circa la meta' rispetto ai primi anni '90, cosi' come le tasse sui redditi d'azienda), e la sua sostituzione con una General Sales Tax che attualmente e' del 7% (e ovviamente colpisce solo i residenti).

Ma se sei "non-domiciled" paghi le imposte solo sui redditi guadagnati localmente, e sei esentato da capital gain tax (anche se ultimamente ci sono stati maldestri tentativi del governo Brown di cambiare le regole: spero che la batosta di ieri lo abbia dissuaso).

Purtroppo no, le nuove regole sono già in vigore (vedi qui). Dubito che la batosta elettorale gli avrebbe fatto cambiare idea anche se fosse arrivata prima. La maggior parte dell'elettorato qui probabilmente preferirebbe abolire del tutto lo status di "non dom" e la remittance basis. Però grazie alle nuove regole un bel po' di professionisti stranieri saranno sempre più attratti da posti come Dubai, Hong Kong e Singapore.

Questo ha fatto parte di una generalizzata riduzione dell'imposizione diretta (le aliquote sono state progressivamente abbattute di circa la meta' rispetto ai primi anni '90, cosi' come le tasse sui redditi d'azienda), e la sua sostituzione con una General Sales Tax che attualmente e' del 7% (e ovviamente colpisce solo i residenti).

Mi sembra un'ottima cosa. La sales tax è una forma di tassazione regressiva, quindi secondo me più giusta della tassa sul reddito (i ricchi tendono a usare meno servizi pubblici degli altri, quindi dovrebbero pagare proporzionalmente di meno).

[...] i ricchi tendono a usare meno servizi pubblici degli altri, quindi dovrebbero pagare proporzionalmente di meno.

Dubito vi sia evidenza empirica a favore di questa affermazione, che mi sembra campata in aria. Se hai evidenza faccela avere.

Osservazioni quotidiane e dati statistici suggeriscono che quanto tu dici sia falso, a meno che per "ricchi" non si intenda il top 1% o 0.5% della distribuzione del reddito, il che renderebbe la cosa del tutto irrilevante (ma non necesariamente vera, vedi sotto). Se per "ricchi" intendiamo il 25% (o 50%) superiore della distribuzione del reddito, mi sembra ovvio che quanto dici non possa essere vero.

Anzitutto, i ricchi usano molto di più dei poveri i servizi generali e veramente pubblici: avendo molto di più "at stake" essi ricevono molta più utilità dai servizi di polizia, giudiziale e carcerario, dalla difesa del territorio, dal funzionamento del sistema istituzionale, eccetera. Tutti beni pubblici in senso stretto. Vivendo in luoghi più ameni e belli, oltre che più grandi, essi godono in maggior misura di qualsiasi intervento pubblico di tipo ecologico e per la preservazione dell'ambiente naturale.

Come ampie statistiche note a tutti documentano, i ricchi usano il sistema educativo pubblico (l'università in particolare ma anche le scuole superiori) in quantità enormemente più alta che i poveri, ricevendo quindi grandi sussidi.

Evidenza che ricordo aver visto per vari paesi, e che se necessaria proverò a cercare, suggerisce che lo stesso vale per i servizi sanitari, anche se in misura meno scandalosa che per l'educazione superiore.

L'argomento vale, ovviamente, per gli altri servizi pubblici che pubblici non dovrebbero essere però lo sono: aeroporti, porti, musei, teatri e teatri dell'opera, arte e cultura in generale, parchi pubblici, eccetera. Tutta robaccia sussidiata a colpi di tasse, e tutta robaccia consumata in modo esorbitante dai ricchi ... Potrei continuare ma chiamano al gate.

Attendo, comunque, evidenza contraria.


Per questa ragione, a mio avviso, la tassazione del consumo fa fatta in modo non omogeno, alla faccia delle potenziali (ed a mio avviso quantitativamente irrilevanti) distorsioni.
Ma la lettera è sulla tassazione del reddito, non dei consumi. Quindi svicolo e mi imbarco.

 

Evidenza che ricordo aver visto per vari paesi, e che se necessaria
proverò a cercare, suggerisce che lo stesso vale per i servizi
sanitari, anche se in misura meno scandalosa che per l'educazione
superiore.

Ricorda pero' che alcune di queste tasse sono locali, come la property tax (chiamata in UK "rates"), e sono pagate per lo piu' dagli stessi beneficiari dei servizi che da esse dipendono.

Dubito vi sia evidenza empirica a favore di questa affermazione, che mi sembra campata in aria.

Mi sono espresso male. Intendevo dire che i più ricchi consumano meno servizi pubblici in proporzione al loro reddito, o a quello del loro nucleo familiare. Questo a me sembra ovvio. Se secondo te l'uso dei servizi pubblici tende ad essere proporzionale al reddito, o più che proporzionale, sarei curioso di vedere dei dati in proposito.

Se ci pensi anche con la sales tax i più ricchi tenderebbero a pagare più tasse (perché tendono a consumare di più), ma dubito molto che si tratterebbe di tassazione proporzionale o progressiva. Se poi un miliardario decide di tenere tutti i suoi soldi in banca e vivere in un monolocale, non vedo perché debba pagare le stesse tasse di uno che abita in una villa e ha l'aereo privato.

In ogni caso non penso che la sales tax sia la soluzione ideale, anche se la preferisco all'imposta sul reddito (se fosse per me sostituirei tutte le tasse con "user fees").

Non so negli stati uniti, ma in GB il principio e' che se uno risiede piu' di 91 giorni diventa "residente fiscale" e paga le imposte su tutto il suo reddito, ovunque guadagnato. la residenza fiscale e' assolutamente iindipendente dal passaporto. puoi avere passaporto cubano, cittadinanza albanese, ma se stai qui 91 giorni sei residente fiscale.

Non funziona così. La prassi fisco britannico (HMRC) è di considerare residente chiunque abiti in GB per almeno 183 giorni nell'anno fiscale oppure per almeno 91 giorni in ognuno dei precedenti quattro anni fiscali. Queste non sono regole ferree, e in pratica HMRC può decidere come gli pare. Per esempio, se sei stato in GB per meno di 91 giorni negli ultimi quattro anni ma hai ancora una casa lì, è possibile che decidano di trattarti ugualmente come residente. Oppure se sei stato più di 182 giorni solo a causa di un'emergenza medica possono decidere di non considerarti residente.

Oltre a questo c'è il concetto di residenza ordinaria (ordinary residence) che è diverso da quello di residenza. Puoi essere "non resident" ma "ordinarily resident", e in quel caso devi pagare capital gains tax qui in GB su redditi esteri. Per perdere la residenza ordinaria devi mostrare di aver stabilito una residenza a lungo termine in un altro paese.

Infine c'è il concetto di domicilio (domicile), che ha già menzionato Enzo. In sintesi, se tu o tuo padre siete nati all'estero e se hai intenzione di stabilirti all'estero in futuro, puoi essere trattato come "non-UK domiciled". In quel caso si applica la remittance basis sui redditi esteri. A partire da quest'anno fiscale però per godere della remittance basis bisognerà pagare £30000 l'anno se si è stati residenti qui per sette degli ultimi nove anni fiscali.

in realtà io vorrei tassare i CITTADINI italiani sul loro reddito
mondiale, mentre tasserei i RESIDENTI solo sul reddito prodotto in
Italia.

Una complicazione deriva dal fatto che se il cittadino italiano risiede e produce reddito in un altro paese (come i redattori di nFA ad esempio), allora ci vuole un accordo bilaterale per evitare che il soggetto venga tassato due volte. Questi accordi gia' esistono, come sanno bene i ricercatori italiani all'estero. Mi chiedo se la proposta di Michele comporterebbe la necessita' di negoziare nuovi accordi con paesi terzi, o complicherebbe l'applicazione di trattati gia' esistenti.

The United States is unlike other countries in that its citizens are subject to U.S. tax on their worldwide income no matter where in the world they reside. U.S. citizens therefore find it difficult to take advantage of personal tax havens. Although there are some offshore bank accounts that advertise as tax havens, U.S. law requires reporting of income from those accounts and failure to do so constitutes tax evasion

Uhm... buono a sapersi, anzi ottimo.

Ma se l'amministrazione italiana non e' in grado, per via del comportamento diffuso dei propri cittadini, di conoscere i veri redditi di una parte rilevante di essi, come pensi che si possa mettere a conoscere effettivamente quelli worldwide?

In principio, il discorso è più che sottoscrivibile. In concreto, BS e TG - e i loro elettori (ma anche diversi dall'altra sponda) - lo qualificherebbero come comunista. Questa Stasi che ti rincorre anche oltre i confini, e diamine, e noi pensavamo che non dico il Lichtenstein, ma San Marino, fossero sufficienti...

RR

 

in 7 punti hai fatto tutto (federalismo fiscale compreso). Parlaci più spesso al telefono con tua moglie!

Al telefono? Eravamo a cena, se devo entrare nei dettagli ...

Ah, grazie per il chiarimento sui redditi di natura finanziaria, ovviamente da tassarsi tali e quali gli altri.

Infine, poiché non vi è deducibilità prevista per gli interessi pagati sui mutui ipotecari non vedo ragione di tassare un soggetto per un reddito che non ottiene (in quanto trasferito alla banca finanziatrice via l'interesse ad essa corrisposto). L'unica parte di un immobile che genera o può generare reddito per il possessore è quella di sua proprietà, corrispodente alle "equities". Altra questione, invece, se i comuni dovessero imporre una tassazione sugli immobili per il pagamento dei servizi pubblici locali: per molti di questi e' ragionevole pensare che siano in proporzione alla "dimensione" dell'immobile medesimo. 

...ci ho attaccato un "telefonica" immaginario.

Proposta bella, semplice, e molto condivisibile per lo spirito di neutralità fiscale. Ma vorrei sentire il parere di uno specialista (chessò, Vincenzo Visco) sulle possibilità elusive.

Sull'ultima parte dell'articolo 6 (riduzione immediata della spesa nominale) l'unico commento possibile è: ehm. 

Perchè sono state scelte quelle aliquote ? quali sono le stime delle entrate statali per il 2007 applicando queste regole ? per un reddito di 25000 euro da lavoro dipendente  ( limite entro il quale si trova la stragrande maggioranza degli italiani) come varia la tassazione con le nuove regole ? è maggiore o minore ?

Basta fare i conti, no?

all else being equal (unless I deeply misunderstand)

25,000 € (-7,000 exemption based on a single taxpaying subject)

apply 30% on 25,000-7000,

180-times-30 =5400 €

 

I beg to excuse my ignorance: what is a 25,000 Euroes income earner paying in Italian taxes now?

...vedi, Corrado, il bello della proposta di Michele e' che perfino uno come Palma puo' calcolare la tassa dovuta in tre secondi (e questo non vuol essere un insulto a Palma!). Adesso vediamo quanto ci vuole per calcolare la tassa dovuta da un percettore di 25K euro di reddito secondo il regime fiscale corrente...

Complicatissimo, per questo il nostro lettore vorrebbe che i calcoli glieli facessimo noi ...

Se da lavoro autonomo, la tassa è di circa € 5,500-6,000

Se da lavoro dipendente, la tassa è di circa € 4,000-5,000

La domanda e', comunque, irrilevante. Abolendo la tassazione d'impresa, in tutte le sue forme, sarebber ragionevole aspettarsi una riaggiustamento verso l'alto, piuttosto immediato, dei redditi da lavoro. Di quanto lo sa solo il famoso padreterno ...

Ovviamente il nostro lettore dovrebbe anche chiedersi che cosa pagherebbe il medesimo lavoratore fra cinque anni ... 

Tempo fa mio padre mi fece vedere il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) aggiornato per il 2008. Rimasi a bocca aperta. Mi fece in particolare notare gli articoli 12 e 13, sulle detrazioni. Roba da restarci secchi. Adesso voglio vedere se Palma riesce a calcolare l'ammontare dell'imposta dovuta.

Volevo farci un post, ma mi sembra che questa sia la sede piu' appropriata. 

Perchè sono state scelte quelle aliquote ? quali sono le stime delle
entrate statali per il 2007 applicando queste regole ? per un reddito
di 25000 euro da lavoro dipendente ( limite entro il quale si trova la
stragrande maggioranza degli italiani) come varia la tassazione con le
nuove regole ? è maggiore o minore ?

Secondo i miei calcoli da prestigiatore commercialista, ipotizzando un reddito di 25.000 e nessuna spesa deducibile, in linea di massima questi sarebbero i tributi per la dichiarazione 2008:

Normativa vigente secondo T.U.I.R.:
lavoratore dipendente, solo: 5.146
lav. dipendente + coniuge a carico: 4.456
lav. dipendente con coniuge e 2 figli oltre i tre anni, tutti a carico: 2.856

lavoratore autonomo, solo: 6.150
lav. autonomo + coniuge a carico: 5.460
lav. autonomo con coniuge e 2 figli oltre i tre anni, tutti a carico: 3.860

proposta "Boldrin":
lavoratore solo: 5.400
lavoratore + coniuge a carico: 4.950
lavoratore con coniuge e 2 figli, tutti a carico: 4.050

Questo è quanto se la proposta venisse implementata... domani. :)

Ti ringrazio cordialmente per gli esempi forniti  che non credo che siano irrilevanti ai fini di  una buona riforma fiscale.

A mio avviso per ragionarci sopra concretamente bisognerebbe avere un quadro completo sulle entrate  totali e sulla situazione finale stabilizzata dopo 10 anni.

In prima battuta sulla base degli esempi forniti mi sembra che i lavoratori dipendenti paghino più imposte con il sistema MB e ci sia inoltre un elemento sperequativo a danno di chi ha più figli a carico : perchè queste persone ( la stragrande maggioranza degli italiani) dovrebbero essere convinte di essere in una situazione migliore dell' attuale ? e cosa succederebbe  sempre  per i redditi bassi quando saranno ribaltati i disavanzi pubblici fifty-fifty sugli aumenti dell' iva e sulla riduzione della spesa pubblica ? e se alla fine dei dieci anni, dopo la cura da cavallo, il disavanzo continuasse a crescere ?

 Non riesco bene a capire che cosa si propone l' autore (gli autori) con questa proposta sul fisco : la riduzione della presenza dello stato italiano ? l' aumento della produzione di ricchezza in Italia ?  l' incentivo al lavoro autonomo ?

certamente i numeri concreti andrebbero aggiustati, ma le idee-guida sono

(a) ridurre il peso fiscale su lavoratori e imprese

(b) indurre maggiore crescita economica in Italia (ricorda che al momento e' a zero!): eliminando la tassazione delle persone giuridiche si aumentano automaticamente gli incentivi a creare nuova ricchezza

(c) indurre il federalismo fiscale, permettendo a regioni e comuni di introdurre le proprie forme di tassazione del reddito locale - ovviamente ogni regione/comune deve stare attenta/o a non tassare troppo rispetto ai propri vicini, altrimenti la gente e le attivita' economiche "voteranno con i loro piedi" (modello di Tiebout, Journal of Political Economy 1956) e se ne andranno dove il rapporto qualita'-dei-servizi/tasse-locali e' piu' alto

(d) semplificare la normativa tributaria in modo che anche un bambino possa fare i conti

(e) eliminare loopholes e paradisi fiscali per una tassazione piu' trasparente, certa, ed equa 

Mi pare che attualmente i profitti aziendali vengano tassati una volta sola, in azienda attraverso principalmente IRES e IRAP; con il metodo MB sarebbero tassati ancora una volta sola ma  sul percettore fisico dei redditi da impresa, se residente in Italia o cittadino italiano ( occorre fare in modo che l' aliquota con MB sia più bassa dell' attuale sommatoria di IRES , IRAP ecc. se si vuole raggiungere l' obbiettivo dichiarato); ma al di là delle aliquote, in questo inquadramento  di tassazione solo sulle persone fisiche e non sulle aziende, si crea un elemento di distorsione della concorrenza tra un' azienda posseduta da un italiano e un ' azienda posseduta da uno straniero o società residente all' estero in quanto alla fine quest' ultima non paga imposte.

Cosa succederebbe poi per i guadagni da capitale, attualmente tassati al 12,50 ? con le aliquote marginali del 30% o 40% i fondi di investimento, i bot forse avrebbero un crollo tra i residenti in Italia mentre  i cittadini stranieri  potrebbero avere sostanziali vantaggi rispetto alla situazione attuale.

Non è più semplice mantenere la situazione attuale riducendo semplicemente le aliquote fiscali e disboscando le molteplici  detrazioni  di spirito 'pedagogico' e dirigista che aumentano di anno in anno ?  

In ogni caso rimane il problema delle spese che potrebbero anche non ridursi automaticamente. Mi sembra quindi più importante discutere sulle spese più che sulle tasse ; a mio avviso sarebbe fondamentale aggredire le spese inutili, gli sprechi, i privilegi, i monopoli  anche attraverso forme di iniziativa di cittadinanza consapevole come nFA.

Non ho simpatia per Grillo ma condivido pienamente le sue iniziative referendarie; le ho firmate nonostante la consapevolezza che potrebbero non essere accolte dalla Cassazione: credo che i partiti non siano in grado di autoriformarsi da soli e riformare di conseguenza l'Italia ( il PD è nato con grandi speranze sul coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche di fondo a partire dai candidati, non è andata purtroppo così). Per esempio si dice da tempo da parte di molti che le province sono enti inutili e senza di esse si risparmierebbero circa 10 mdl € annui, ma finora i partiti di fatto fanno a gara  per creare nuove province:  è possibile intervenire con un iniziativa popolare per proporre la loro eliminazione ?

Cosa succederebbe poi per i guadagni da capitale, attualmente tassati
al 12,50 ? con le aliquote marginali del 30% o 40% i fondi di
investimento, i bot forse avrebbero un crollo tra i residenti in Italia
mentre i cittadini stranieri potrebbero avere sostanziali vantaggi
rispetto alla situazione attuale.

Non so se succederebbe quanto anticipi, perche' i normali cittadini avrebbero poche alternative, e gia' ora meta' dei titoli di Stato italiani vengono collocati all'estero: mantenendo l'Euro probabilmente si possono collocare anche tutti. Certamente con quelle aliquote marginali sui redditi finanziari sarebbe incentivata l'esportazione dei capitali e l'evasione fiscale da parte dei piu' abbienti.

Secondo me in ogni caso una tassazione delle rendite finanziarie uguale a quella dei redditi da lavoro e' sbagliata se non si sottrae alla rendita finanziaria l'inflazione, e se non si consente di compensare perdite con guadagni in anni diversi, eventualmente entro certi limiti temporali, o addirittura con i redditi da lavoro. Con i rendimenti attuali dei BOT e l'inflazione attuale, la tassazione al 12.5% corrisponde gia' ad una tassazione sul reddito reale del 25-40%. Certo sottrarre l'inflazione e' un'operazione delicata, visto che si tratta di un numero in certa misura opinabile, al contrario dei redditi e delle aliquote, ma nondimeno sarebbe onesto farlo, almeno per le rendite finanziarie corrispondenti a guadagni comparabili con l'inflazione.

Merci

palma 2/5/2008 - 20:13

Ergo la proposta Boldrin ha (avrebbe) l'effetto di ridurre il vantaggio del lavoro dipendente.

 

Ti ringrazio, davvero, per i calcoli che ci fornisci. Non sai come sia contento il mio "naso" (lo strumento con cui avevo fatto i conti :-)). Me lo diceva sempre mia madre (con aria mesta pensando alla mia scarsa "maritabilità"): hai proprio un naso grosso grosso come i "Bartola", figlio mio ...

Ma ritorniamo a bomba: sospettavo d'aver penalizzato leggermente le famiglie con figli. Sospetto che se facciamo le detrazioni per i figli pari a 2000 Euro circa, siamo più o meno ad una "tassazione costante" rispetto ai numeri attuali per questo gruppo di reddito. Il che mi tranquillizza per quanto riguarda il dato aggregato, che ho pure calcolato a naso. Comunque, quello della tassazione "costante" mi sembra un mito da buttare alle ortiche, visto che una delle ragioni per riformare il codice fiscale è, ovviamente, quello di modificare l'intera struttura ed il livello della tassazione.

Insisto, comunque, che il giudizio si può dare solo sulla base di un serio esercizio di equilibrio economico generale, usando un minimo di modello ben calibrato. Cosa che OVVIAMENTE non ho fatto: mica ho il centro studi della Bd'Italia alle mie dipendenze (se me lo prestassero per qualche mese, però ...). Qualcuno più attrezzato di me potrebbe farlo, no?

Ho solo, letteralmente, fatto due conti a mente ed usato alcuni decenni di familiarità con l'economia italiana, oltre che con l'economia in generale. Non sono affezionato ai dettagli minuti della proposta, ovviamente, ma alla sua impalcatura. A quella sì che è un po' che ci penso ...

Io il dado, comunque, l'ho tirato. Che gli altri facciano la loro parte: critiche benvenute se motivate e tecnicamente trasparenti.

Non credo di aver prodotto il sistema fiscale perfetto (che intanto non esiste) anche perché, fra le altre cose, dovevo portare a pisciare il cane e, da buon teorico, amo i numeri tondi tondi. A qualcosa dovranno pur servire anche gli economisti applicati ed i commercialisti, o no? :-)

 

Condivido le proposte ma secondo me le deduzioni dal reddito prima di applicare l'imposta sono troppo basse, per un single io metterei 10-12 kEuro, per una coppia 15-18 KEuro, piu' a scalare 4k, 3k, 2k per 1,2,3... figli. Secondo me la parte non tassata deve essere paragonabile al budget di una famiglia di reddito medio-basso. Questo poi in Italia ha anche una notevole variabilita' regionale, ma questo comincia ad essere un altro discorso. Conosci dati sulla no-tax area (o diciamo frazione di reddito su cui la tassazione e' <10% del reddito) per paesi comparabili con l'Italia?

Anche adesso inn teoria le attività estere hanno un apposito riquadro della nostra semplicissima denuncia dei redditi. Non a caso molte di queste attività sono in paesi dove vige il segreto bancario. E mi sa che ci sono parecchie multinazionali anche americane con sede in svizzera.

Grazie per la proposta, non chiedevo (nel commento che non so se hai letto) le tasse a zero per le aziende.

Occhio al meccanismo degli "oneri carico azienda" italiano per il quale alla fine fatto cento lo stipendio netto, aggiungendo le tasse del dipendente, gli oneri carico azienda TFR & co il costo è ben oltre 200.
Che succede agli oneri carico azienda?

Se ti riferisci a questo tuo commento, non l'avevo letto. Concordo al 100%, infatti io propongo non il 10% ma lo 0% di tassazione degli utili aziendali AL LIVELLO DELL'AZIENDA. Tali utili, qualsiasi forma prendano (dividendi, guadagni in conto capitale, bonus ai dirigenti/proprietari, eccetera) vanno tassati quando diventano redditi delle persone fisiche che possiedono l'azienda in un modo o nell'altro. La Svizzera, mi rendo conto, esiste e mica possiamo invaderla per cui i conti in Svizzera rimarranno. Ma l'esperienza americana prova che ben pochi cittadini americani fanno molto i furbi usandoli, molto pochi infatti. Che poi le aziende (nota, non gli individui) abbiano sede in svizzera o dove sia dipende, appunto, dal regime di tassazione degli utili aziendali che è lì (o in Irlanda, alle Barbados o dove si voglia) più vantaggioso. Una volta eliminata la tassazione sugli utili AZIENDALI l'incentivo per mettere la sede dell'azienda in Lussemburgo o Svizzera diminuisce. Magari non sparisce, ma diminuisce per certo rispetto alla situazione attuale (che avere la sede sociale all'estero costa, specialmente per piccole aziende come sono molte delle italiane ... ah, è questo riduce anche la domanda per servizi socialmente dannosi di rent seeking offerti da notai e commercialisti!).

L'obiezione la conosco già, e verrà (però è erronea): così i piccoli padroncini evadono tutto trasformando in costi aziendali i loro consumi. La qual cosa si rivolve NON tassando il reddito dell'azienda ma regolamentando il sistema di contabilità e le spese che un'azienda può detrarre come tali, e quelle che non può. In ogni caso, e qui sta l'errore della critica in questione, il sistema attuale già permette questo fenomeno di elusione/evasione, anzi lo incentiva enormemente! Ora gli "utili aziendali" vengono tassati direttamente a livello di azienda quindi ogni azienda ha un forte incentivo a ridurli il più possibile trasformando in costi quelle spese di consumo che costi non sono! Una volta detassati gli utili aziendali (fintanto che rimangono in azienda, ripeto!) almeno QUELL'INCENTIVO all'elusione/evasione scompare. O mi sbaglio? [NB: i punti esclamativi e le maiuscole non sono per te, ma per chi tende a leggere le cose con i filtri pre-fissati.]

Sugli oneri aziendali che menzioni e non sono imposte sul reddito: non ho pensato ai dettagli, ma il criterio mi sembra quello di semplificare e far pagare alle imprese i costi per i servizi pubblici (locali o nazionali) che usano nella loro attività produttiva. Non certo le mille gabelle che ora pagano per ogni tipo di timbro, certificato o autorizzazione che ottengano. La tassazione è tassazione del reddito, gli "user fees" per servizi pubblici ed amministrativi sono un'altra cosa: vanno caricati a costo e solo su chi i servizi li usa ed in proporzione all'uso che se ne fa.  Che ne dici? Di questo sistema (ossia, oneri aziendali) conosco pochissimo i dettagli, quindi qualsiasi delucidazione è benvenuta.

Dell' idea apprezzo soprattutto la semplicità. E non è poco.

Vorrei far notare una cosa scusandomi se il problema è inesistente o è già stato affrontato (non ho potuto leggere nel dettaglio tutti i commenti).

Mi riferisco a questo: se ho un' impresa e reinvesto nella medesima impresa il reddito che da lì traggo, non sono assoggettato ad alcuna imposizione. Ottimo!

Se invece investo in altre imprese vengo tassato (il reddito, una volta prelevato dall' impresa che l' ha prodotto divanta imponibile).

Inoltre, non tutti i redditi che vengono reinvestiti in un' impresa rinviano la tassazione. Basta che la loro origine non sia "di capitale" e per loro la tassazione è certa, anche se sono reinvestiti.

Ovviare a questi inconvenienti è facile: basta trasformare l' imposta sul reddito in un' imposta sui consumi o qualcosa di simile (reddito totale - reddito investito).

Così facendo, oltre ad amplificare l' efficienza, si prende un altro piccione: la giustizia. In fondo mi sembra più coerente abbinare la residenza ai consumi. Naturalmente il gettito cambia (in realtà è un rinvio) e urgono compensazioni, magari attraverso le aliquote. 

@ michele

L'idea che mi "guida" è che l'incentivo a lasciare in azienda i soldini crei sviluppo e aziende più solide.
Avevo già in mente il discorso delle spese "non inerenti" maconcordo con te, a maggiore ragione se ci sono tasse elevate sfrutto ogni cosa anche rischiando) per abbassarle, se le tasse sono basse o inesistenti perché devo rischiare?
Già oggi molto del fisco italiano è impostato così, il telefono e internet lo puoi dedurre all'80%, probabilmente pensando a chi usa anche per le telefonate private (che oltretutto sono un costo doppio per l'azienda, tempo e costo puro) o per organizzarsi le ferie (idem).

Non parliamo poi delle auto che sono malviste da sempre dai legislatori, eppure basterebbe mettere un "tetto" alle auto non assegnate in % sul fatturato. Oggi scarichi al 50% le auto di servizio. O scarichi quasi nulla della berlinona di rappresentanza.
Come se un'azienda di certe dimensioni potesse mandare in giro il Presidente con una utilitaria da 17.500 Euro (una putno, neppure accessoriata.
Certo poi conosciamo tutti le Ferrari e le barche intestate alla immobiliare di famiglia, ma al solito per punire questi estremi si colpiscono tutti.

Gli oneri che ho citato era per dire (a chi ragiona col paraocchi) che le aziende sviluppano già parecchie "tasse" destinate al sistema.
Sono mille piccoli rivoli, quando poi ti metti a fare le somme ti accorgi che non sono poco.

Mi fa piacere che l'idea non sia una gran cazzata. Oggi si fanno i conti nelle PMI se è meglio usare i dividendi (sui quali paghi le tasse due volte) o stipendio o compensi amministratore. E' assurdo.
I miei guadagni dovrebbero essere fiscalmente neutri

 

E va detto e sottolineato, sui guadagni DELL'IMPRESA niente tasse, appena mettono il piedino fuori verso le tasche dell'imprenditore vengono tassati normalmente.

 @ Broncobilly

Non sono d'accordo. Strano, visto il mestiere che faccio.
Se voglio avere fiscalità neutra davvero perché dovrei favorire uno che fa l'imprenditore rispetto a chi fa il dipendente o il dirigente?

Se faccio il dirigente e fondo un'azienda mia lo faccio con soldi sui quali ho pagato le tasse.
Se faccio l'imprenditore e fondo una nuova azienda con soldi miei lo faccio con soldi sui quali ho pagato le tasse.

 

Non sono un grande economista ma ho letto più volte che la tassazione brutale dei consumi e basta colpisce i ceti deboli, che consumano molto e risparmiano poco rispetto a chi guadagna molto che consuma molto ma meno in % sul reddito.

Su alcune cose invece probabilmente sarebbe utile cambiare il tutto. Esempio sono il bollo auto portarlo nel costo carburante porta giustizia tipo uso/pago.

Non dimentichiamo se che non fossimo un paese del piffero come programmazione un business enorme sarebbe il turismo e tassare troppo i consumi lo renderebbe "caro" 

Michele, ma la tua consorte cosa fa nella vita?

Nel leggere la tua proposta mi sono detto: "azz', questa è roba seria". E' vero, ci vorrebbero due conti (di quelli non con i numeri tondi tondi che semplifico questo con quello e ho fatto). Ma questi conti non piacciono a nessuno (gli economisti applicati che fanno questi conti stanno al 90 per cento alla Ragioneria e li fanno perché glieli chiede un Ministro...), d'altra parte se uno manda un paper con questi conti ad una rivista di cui sei editor, Michele, si becca una bella risposta del tipo: "Very interesting, but it is not the focus of our journal".

Se un giorno avrò tempo, mi piacerebbe farli quei conti (ripeto, la proposta è roba seria). Se poi Michele diventa ministro e mi chiedesse di farli...

Torno un attimo sul filosofico (apologies in advance) e guardo all'articolo 6. Due osservazioni:

1) Parte "taglio delle spese". Wait a minute, non stiamo mischiando mele e pere? Torno al via e rileggo lo spirito della proposta di Michele. Riforma del sistema della tassazione, I presume. Ottimo, ma ragioniamo a parità di gettito per favore. I principi di una riforma della tassazione sono l'efficienza, la quantità di redistribuzione, la trasparenza e la semplicità del sistema. La spesa... quella non è così facile da tagliare; magari per tagliarla nel modo giusto potrebbe essere ottimale fare riforme con lungo phase-in. Non puoi mettere il taglio della spesa in una proposta di riforma della tassazione, perde tutta la credibilità (e anche l'appeal teorico-accademico). Consiglio: fai (o fai fare) tutti i conticini scegliendo le aliquote che garantiscano parità di gettito. Poi se la spesa cala davvero, allora tagli le aliquote. Esempio: tagli la spesa imponendo il blocco del turnover nella PA. La CGIL ti fa un mega sciopero di 5 giorni e il turnover salta. Ti bruci la riforma delle tasse?

2) Parte "aumento della consumption tax". Fantastico! Non capisco perché questa parte del tuo post sia stata così poco considerata nella discussione. Parafrasando TPS sarei quasi spinto a dire che "le tasse (sui consumi) sono una cosa bellissima". Il massimo dell'efficienza che ti puoi sognare parlando di tasse. La consumption tax (CT) becca tutto, ricchezza compresa, eredità compresa, redditi finanziari compresi. Non puoi sfuggire (a patto che gli scontrini vengano fatti). Prima o poi quei capitali in lussemburgo li dovrai spendere. Michele, nella tua proposta togli "il taglio di spesa" e lascia solo la CT. Anzi, già che ci sei taglia ancora quelle aliquote e alza la quota CT!

2.1) Tipica obiezione alla CT: è una tassa "cattiva", perché proporzionale o regressiva, danneggia i poveri. Risposta: usa aliquote progressive! Start with C = Y - S. Fai 2 dichiarazioni (dei redditi e del risparmio, i.e. variazione della ricchezza) e tassa progressivamente la differenza.

2.2) Seconda obiezione alla CT: io prendo il capitale in lussemburgo e mangio solo crauti in Germania (assumo sia possibile rinunciare a tutto il ben di Dio che il BelPaese offre). Risposta: again, start with le 2 dichiarazioni. Sei residente all'estero? No VAT for you. Sei residente in Italia? Non m'importa dove vai a mangiare, dichiara solo Y e S e paga quanto devi pagare.

2.3) Terza obiezione alla CT (crauti strike back): se non sono in grado di tracciare i capitali che vanno all'estero, sono fregato e vincono i crauti (così come se non sono in grado di far fare gli scontrini). Risposta: lo so. If so, you win. Ma vale la pena pensarci secondo me.

E' una follia, Michele?

p.s. ma l'incontro di Villa La Pietra è saltato?

La spesa... quella non è così facile da tagliare; magari per tagliarla
nel modo giusto potrebbe essere ottimale fare riforme con lungo
phase-in.

Al contrario: proprio perche' e' difficile, l'unica speranza e' un'operazione "shock and awe". Il PdL avrebbe adesso un'occasione d'oro, con la maggioranza netta che si ritrova, per ripetere la terapia shock di Roger Douglas nella Nuova Zelanda degli anni '80. Ma ci credi che ne fara' uso? Io no.

Terza obiezione alla CT (crauti strike back): se non sono in grado di
tracciare i capitali che vanno all'estero, sono fregato e vincono i
crauti (così come se non sono in grado di far fare gli scontrini).
Risposta: lo so. If so, you win.

E perche' dovrebbe essere un problema?  Se i capitali restano all'estero, non ci sono consumi, e Scrooge McDuck ha consumi da povero in canna (contento lui). Attirare i capitali e' una cosa che si fa creando un clima favorevole agli investimenti: in particolare, spostando la tassazione dal capitale alle persone fisiche.

certo, certo. hai ragione. l'idea era: Scrooge lavora in Italia dove non viene tassato, fa fuggire i capitali e li consuma in un paese a bassa VAT. e' chiaro pero' che alla lunga lo becchiamo.

sulla spesa: comunque non vedo necessariamente il legame tra riforma tasse e taglio spesa. la terapia shock immediato sarebbe la migliore, ma sapresti fare un esempio immediato di una cosa che puoi tagliare subito senza che poi tu sia costretto a tornare indietro per rivolta sociale?

Azzardo un'elenco, rubacchiando un po' da altri post recenti

- municipalizzate e consulenze agli enti locali

- "rimborsi" elettorali ai partiti 

- sussidi ad aziende e sindacati

- provincie

tutta roba politicamente impraticabile per le resistenze della casta, non certo pechè impopolari.

a parte il secondo, gli altri implicano una qualche sorta di ribellione sociale. in più, nel dettaglio:

1) le consulenze degli enti locali sono difficili da tagliare, ovvero difficili per il governo centrale. io la riforma delle tasse non la subordinerei a questo.

2) taglio dei sussidi? certo, con rivoluzione sindacale...

3) scommetto che per chiudere le province ci vorrà un eternità a provincia. a parte il centro di potere politico, parliamo anche di dipendenti che vanno ricollocati o (magari!) licenziati.

a parte questo, concordo al 100 per cento della necessità di tagliare questa roba. spero lo facciano almeno nel medium-term...

Grazie dei commenti, sto pensando di fare una versione riveduta che fa tesoro delle vostre osservazioni. Quindi rispondo solo alle cose che NON condivido.

- Cittadinanza italiana non la vuole più nessuno? Dubito. Suggerisco di fare l'esperimento. Secondo me, ripeto, ci togliamo di mezzo solo i finti cittadini italiani residenti all'estero che eleggono il senator pallaro o come diavolo si chiamava. Ad ogni modo: la gente sceglie la cittadinanza laddove le tasse son più basse degli altri posti che offrono stili di vita comparabili, quindi quello è un gioco che si vince a quel livello, non lasciando che i Benetton di questo mondo nascondano tutti i redditi da capitale alle Barbados mentre io pago la polizia che protegge i loro possedimenti medievali in Italia.

- Negli USA il capitale è tassato come il lavoro, spesso di più. Non mi sembra abbiano scarsità d'investimenti. E gli USA sono solo l'esempio più macroscopico. Mi son guardato in giro, e non ho visto questo effetto che Enzo vede, ma son felice di ricredermi se mi mostra i dati.

- Gettito invariato è un mito della finanza pubblica a fronte del quale non ho alcun interesse ad inginocchiarmi. Io mica suggerisco di riformare le tasse SOLO per renderle più efficienti! Io sto suggerendo ANCHE di tagliarle perché sono troppo alte ed ammazzano il paese. Quindi mi sembra necessario suggerire anche come gestire la caduta di gettito.

- Non è più semplice mantenere la situazione attuale, perché la situazione attuale è folle. Esiste una sola maniera di semplificarla, che consiste nel buttarla. Come lo scambio tecnico fra mario morino e l'imprenditore mostra, la situazione per quanto riguarda le imprese è FOLLE. Buttiamola, così chiudiamo anche con un tot di inutili fiscalisti.

- Non so da dove Axel tragga questa teoria dei lavoratori dipendenti privilegiati ... su quali osservazioni si basa? Ad ogni modo, che lavoro uno fa è "endogeno" (ossia, una scelta). Non vedo perché usare il sistema fiscale per spingere uno a fare un lavoro piuttosto che un altro.

- Tasse sui consumi che crescono e tasse sui redditi e sulle imprese che calano, non vedo perché dovrebbero creare inflazione. Ricorda, Axel, che l'inflazione è sempre e dovunque un fenomeno monetario, ed io non ho suggerito né di aumentare l'offerta di moneta né l'ammontare di debito pubblico (close substitute della precedente).

Ah, mia moglie fa la letterata, e la cosa di Firenze (Villa La Pietra) è confermata. Fra una settimana mettiamo l'annuncio con un programma di base.

Ad ogni modo: la gente sceglie la cittadinanza laddove le tasse son più
basse degli altri posti che offrono stili di vita comparabili

Perche' lo stile di vita dovrebbe contare per la cittadinanza? Conta semmai per la residenza, che determina il posto dove uno passa il proprio tempo.

Gettito invariato è un mito della finanza pubblica a fronte del quale non ho alcun interesse ad inginocchiarmi. Io mica suggerisco di riformare le tasse SOLO per renderle più efficienti! Io sto suggerendo ANCHE di tagliarle perché sono troppo alte ed ammazzano il paese. Quindi mi sembra necessario suggerire anche come gestire la caduta di gettito.

ma anche io sono per tagliarle. magari aumentando il peso relativo della VAT rispetto alle dirette. io guardavo all'implementazione politica della riforma: se la subordini ai tagli di spesa rischi di non far nulla (forse mi calo troppo nella logica politico-tecnica dell'implementazione). e sarebbe un peccato. forse basterebbe aggiungere un comma: "tutti i tagli di spesa eventualmente non realizzati, vengono automaticamente compensati da aumenti di aliquota IVA".

come vedi, nessuno si inginocchia davanti a nulla.  

su quali osservazioni si basa?

Dai Michele, non fare il furbo, lo sai meglio di me che delle tasse si lamenta il poplo delle partite IVA, mica Materazzi e neanche Fiorani (altro manager timorato di dio). Nemmeno io voglio spingere tutt a fare gli imprenditori, ma, mi pare di capire, che, allo stato attuale, in Italia si é decisamente disincentivati dal farlo.

Tasse sui consumi che crescono e tasse sui redditi e sulle imprese che calano, non vedo perché dovrebbero creare inflazione.

La famosa spirale aumento di prezzi, aumento dei salari, aumento dei prezzi aumento dei slari, non esiste piú da quando hanno abolito la scala mobile? É proprio vero che sono rimasto fermo agli anni ´80 (del resto erano i bei tempi in cui elaboravo brillanti teorie economiche e non scrivevo stronzate da leguleio su un blog di monetaristi). Comunque ricorda che, come disse il piú grande economista della storia, l´aumento dell´offerta di moneta non determina necessariamente inflazione "se il cavallo non beve...".

Comunque, mi pare di capire che, con il punto 6 della tua proposta i piccoli percettori di stipendio fisso se la prendono in un posto che non nomino solo per non far arrabbiare magris, per almeno tre volte:

1) non beneficiano della riduzione delle tasse

2) devono pagare di piú i beni e servizi che consumano

3) devono pagare anche per quei servizi che lo stato adesso offre anche se male, ma che deve tagliare per finanziare la detassazione generalizzata (non penserai mica che taglierebbero gli stipendi alla casta vero?).

Ecco, sinceramente e seriamente, io concordo con te su tantissime cose (liberalizzazioni, merito, elevazione immediata dell´etá pensionabile, bastonate ai sindacati ed a tutte le corporazoini, esclusa la magistratura ovviamente), ma troverei questa misura terribilmente e scandalosamente iniqua, tanto piú se si considera che sarebbe calata in Italia, dove il merito conta zero, conta solo appartenere a qualche casta o corporazione che sia.

 

 

> su quali osservazioni si basa?

Dai Michele, non fare il furbo, lo sai meglio di me che delle tasse si
lamenta il poplo delle partite IVA, mica Materazzi e neanche Fiorani
(altro manager timorato di dio). Nemmeno io voglio spingere tutti a fare
gli imprenditori, ma, mi pare di capire, che, allo stato attuale, in
Italia si é decisamente disincentivati dal farlo.

Axel, io non faccio proprio il furbo, almeno non su queste cose. Sei tu che scrivi cose confuse, ossia:

Ho sempre piú la percezione che ormai in Italia non diventa ricco
chi rischia il proprio capitale in un´attivitá di impresa, ma certi
soggetti percettori di reddito fisso tassato alla fonte, come i manager
di grandi aziende, delle banche, i calciatori, i membri della casta, ed
allora, sinceramente, non vedo perché questi soggetti debbano essere
detassati.

La frase precedente sembra voler dire che secondo te il lavoro dipendente a salari alti è fiscalmente privilegiato, ed io te ne ho chiesto l'evidenza, visto che la tassazione marginale e' sostanziale per i salari alti e queste persone non evadono di certo! Ora menzioni partite IVA ed imprenditori arrabbiati: Axel, io ho suggerito di eliminare TUTTA la tassazione d'impresa! Prova a fare due calcoli! Insomma, cosa vuoi dire? Le tue affermazioni, in entrambi i casi, sono sia confuse che potenzialmente contradittorie. Se vuoi le ignoro, ma se non vuoi che siano ignorate forse è il caso tu chiarisca.

Tralascio i (miei) commenti ironici sulla famosa spirale ed i cavalli, davvero Axel ... davvero. Non è raccomandabile dire cose a caso, anche se si è "keynesiani", whatever that means.

Infine, sul fatto che i dipendenti a salari "fissi" come li chiami tu (niente è fisso, in economie di mercato Axel, niente ... ma lasciamo stare) ti rimando a questo puntuale calcolo di Alberto Lusiani in risposta al tuo commento precedente. Mi sembra chiaro che questo risolve, almeno, la parte 1) delle tue rimostranze.

Rispondere alla parte 2) richiede varie e serie lezioni di economia, per cui rimandiamo ad agosto: tu inviti a cena ed io ti spiego l'economia, e la determinazione dei prezzi in un sistema di mercato in particolare. Insomma, cerco di farti capire perché, in realtà, tu continui a pensare con il modello superfisso anche se non lo sai.

La parte 3), la parte 3) Axel, cosa vuoi che ti dica: rifletti sulla logica che la sottiene. Con una logica così, non è da stupirsi se poi la magistratura ed il sistema giudiziario sono nella situazione che tu denunci, no?

 

 

La frase precedente sembra voler dire che secondo te il lavoro dipendente a salari alti è fiscalmente privilegiato

nemmeno un keynesiano come me direbbe una castroneria del genere. Evidentemente mi sono espresso male. Io voglio dire questo. Per un lavoratore dipendente tassato alla fonte, l´IRPEF non costituisce un gran problema o comunque, un problema non percepito. Prendiamo il mio caso. Garantisco che non sono un Robin Hood, che non sono per l´eguaglianza sociale per cui il magistrato deve guadgnare quanto l´operaio, ecc., ecc. Sono moderatamente corporativo ed egoista. Ció detto, l´altro giorno ho compilato il mio modello 730, indicando quanto avevo pagato di imposte. Oggi sono dovuto andarmelo a rivedere, perché non avevo in mente l´ammontare. In sostanza si tratta, per me, di una mera voce contabile, nulla piú. Io ho pagato circa 25900 euro ed appartengo ad una classe sociale che benficierebbe grandemente della riforma quale quella da te proposta. Ciononostante se tu la mettessi su di un programma elettorale non mi farebbe né caldo né freddo. Ripeto, la troverei iniqua. Io potrei permettermi una vacanza in piú, il contbaile della dittarella di Marcon un caffé al giorno, e Materazzi una Ferrari. Non ho nessun problema a pagare quelle tasse e se il vampiro mi avesse chiesto 100 euro in piú al mese, la cosa non mi avrebbe dannato l´anima. Ció che mi provoca un vero e proprio fastidio, di tipo quasi fisico, é il modo in cui quei soldi vengono spesi, aumentando gli stipendi della casta, mandando tanta gente in etá lavorativa a rincretinire giocando a carte nelle bocciofile, gettando al vento centinaia di milioni di euro in compagnie di bandiera in bancarotta e via discorrendo.

tu continui a pensare con il modello superfisso anche se non lo sai.

nooooo, non dire questo. Sei terribile, un cuore di monetarista. Come faccio a dormire io adesso. Giá prendo il prozac per via del coma della giustiza e adesso devo raddoppiare la dose...

tu inviti a cena ed io ti spiego l'economia

ok, facciamo cosí: se io ti converto alla dottrina keynesiana paghi tu, se tu mi convinci dell´equitá della tua proposta, pago io. So giá che il conto finirá a me, ma al Siriola non possiamo andare, perché il mio stipendio (fisso) se lo succhia il vampiro (al massimo, in val Badia, posso permettermi una pizzeria al taglio)...

 

Cittadinanza italiana non la vuole più nessuno? Dubito. Suggerisco di
fare l'esperimento. Secondo me, ripeto, ci togliamo di mezzo solo i
finti cittadini italiani residenti all'estero che eleggono il senator
pallaro o come diavolo si chiamava.

Anch'io rinuncerei alla cittadinanza italiana, anche se diventasse un atto irrevocabile come la rinuncia alla cittadinanza USA (così com'è ora si tratta di una sospensione più che di una rinuncia).

In ogni caso dubito che molti italiani all'estero pagherebbero queste tasse, a parte i multimilionari che sanno di essere nel mirino del fisco. Già adesso molti italiani che lavorano all'estero non sono iscritti all'AIRE e in teoria dovrebbero pagare le tasse in Italia.

Infatti, risiedi all'estero! Anche io farei lo stesso (ma forse no: essendo pure cittadino USA, la cosa richiederebbe un trattato fra i due, in seguito al quale sceglierei (potendolo) quello che mi tassa meno).

Il punto, comunque, è di smetterla con l'ingiusta situazione attuale in cui i Benetton ed i Debenedetti, gli Agnelli ed i Berlusconi non pagano un piffero perché tutti pezzi d'Italia che possiedono sono "posseduti" all'estero, mentre godono di privilegi e sussidi dalla loro sempre amica casta. 

Certamente, l'obiettivo della misura sono, al più, 5000 famiglie, a farla enorme; 1000 più probabilmente.

Il punto, comunque, è di smetterla con l'ingiusta situazione attuale in
cui i Benetton ed i Debenedetti, gli Agnelli ed i Berlusconi non pagano
un piffero perché tutti pezzi d'Italia che possiedono sono "posseduti"
all'estero, mentre godono di privilegi e sussidi dalla loro sempre
amica casta.

Scusa, ma mi spieghi come fanno (a meno che non víolino la legge gia' adesso)? Innanzitutto loro attualmente sono residenti in Italia, e quindi cambiare il criterio della tassazione dalla residenza alla cittadinanza non cambierebbe di un centesimo le loro tax liabilities. In secondo luogo, se sono i soci di finanziarie estere devono comunque gia' adesso, in quanto residenti in Italia, denunciare gli introiti da esse derivanti e pagarci le tasse in Italia (magari alleggerite da trattati contro la doppia tassazione, ma solo perche' hanno gia' pagato all'estero la parte che non pagano in Italia). E neppure usare common law trusts li scherma legalmente, dato che se capisco bene esserne beneficiari e' stato recentemente (Art 73 TUIR della Finanziaria per il 2007, 296/2006) reso fiscalmente equivalente a essere soci di societa' a responsabilita' limitata.

Domande

axel bisignano 4/5/2008 - 22:18

Nemmeno io parlo di tasse con mia moglie. La nostra organizzazione familiare funziona ancora secondo il vecchio schema ante riforma Bassanini per cui io sono il ministro delle finanze e mia moglie il ministro del tesoro. Da buon ministro del tesoro italiano, lei delibera capitoli di spesa a prescindere dalle entrate, in base al discorso “è necessario”. Fortunatamente abbiamo il patto di stabilitá (matrimoniale)… 

Ció detto, avrei una serie di domande che possono tranquillamente essere bollate come di un ignorantone che non si intende di sistemi fiscali (io, come keynesiano, mi intendo solo di domanda).  

Personalmente sono giunto anch´io alla conclusione che bisogna assolutamente trovare il modo di detassare il reddito di impresa, per il semplice fatto che ne vá della competitivitá del paese (oh yes! Ma non ditelo al mio professore…). L´altro giorno sono andato a bere un caffè con un mio amico titolare di una piccola srl, il quale era in preda allo sconforto piú totale, dovendo pagare 50.000,00 euro di tasse su di un utile di 75.000,00 euro… 

C´è, tuttavia, una categoria di persone per le quali le imposte sul reddito costituiscono un fattore relativo e questa è quella dei percettori a reddito fisso, tassati alla fonte (come me, ad esempio). L´aumento delle tasse con la prima finanziaria del governo Prodi non la sentii quasi, cosí come ho trovato assolutamente ingiusta, oltre che populista e, di fatto, oltremodo stupida, la detassazione voluta da BS con la finanziaria 2005 o 2006, non ricordo esattaemente. A me vennero in tasca circa 50,00 euro in piú, di cui non avevo la necessitá, mentre all´autista della procura, fedele elettore di BS, ne vennero in tasca solo 10,00, somma per lui perfettamente inutile…

Ho sempre piú la percezione che ormai in Italia non diventa ricco chi rischia il proprio capitale in un´attivitá di impresa, ma certi soggetti percettori di reddito fisso tassato alla fonte, come i manager di grandi aziende, delle banche, i calciatori, i membri della casta, ed allora, sinceramente, non vedo perché questi soggetti debbano essere detassati.  Di conseguenza, prima domanda, non sarebbe molto piú opportuno fare una politica di detassazione selettiva in favore di chi produce beni e servizi, visto che sono questi soggetti a fare il prodotto interno lordo e, quindi, in ultima analisi, la ricchezza del paese? 

In relazione al punto 6 (aumento della tassazione indiretta), mi chiedo: l´IVA la paga il consumatore finale ed allora un suo aumento non determinerebbe un aumento dei prezzi e quindi inflazione? E poi non sarebbe una misura tutto sommato ingiusta, visto che, se l´aliquota è unica, il povero operaio che non beneficia di alcuna riduzione delle tasse perché ne paga giá poche, dovrebbe pagare piú per beni e servizi di cui deve necessariamente usufruire?

Altra domanda sul punto 6: non sarebbe possibile ed eventualmente utile tassare indirettamente con aliquote maggiorate beni di lusso (mia moglie mi ha costretto a comprarle la solita borsa di Louis Vuitton. Si tratta di un prodotto che ha un prezzo scandalosamente alto, oltre ad essere francese L, che un percettore di reddito medio non potrebbe mai permettersi, ed allora, visto che si tratta di un prodotto perfettamente inutile, di un mero status symbol per mogli borghesi, che fa ribollire il mio sangue di sinistroide, ritengo che sarebbe giusto tassarlo con la vecchia aliquota del 36% anzi del 50% anzi del 100%!)? 

Quanto al taglio delle spese, da keynesiano, sono perfettamente d´accordo su di un immediato innalzamento dell´etá pensionabile a 65 anni (perché non incide sulla domanda J).

C´è, tuttavia, una categoria di persone per le quali le imposte
sul reddito costituiscono un fattore relativo e questa è quella dei
percettori a reddito fisso, tassati alla fonte (come me, ad esempio).
L´aumento delle tasse con la prima finanziaria del governo Prodi non la
sentii quasi, cosí come ho trovato assolutamente ingiusta, oltre che
populista e, di fatto, oltremodo stupida, la detassazione voluta da BS
con la finanziaria 2005 o 2006, non ricordo esattaemente. A me vennero
in tasca circa 50,00 euro in piú, di cui non avevo la necessitá, mentre
all´autista della procura, fedele elettore di BS, ne vennero in tasca
solo 10,00, somma per lui perfettamente inutile…

Caro Axel, credo che l'effetto del fisco italiano sul tuo reddito non sia esemplificativo di quanto succede al cittadino italiano medio. Giusto riguardo all'ultima "riforma" dell'IRPEF ad opera di Visto, la scheda del Corriere della Sera prevede un aggravio di tasse pari da 400 a 800 Euro/anno per un reddito di 40k Euro/ anno con moglie e figlio a carico, corrispondente ad un salario netto intorno ai 2k Euro al mese con tredicesima (usualmente decurtata rispetto allo stipendio medio). Non mi sembra che sia per nulla un aggravio trascurabile. Ma non è solo l'ultima "riforma" a complicare la vita del cittadino medio italiano, piuttosto è il risultato dell'accumulo di una politica demenziale fatta di mancato recupero del fiscal-drag, detrazioni/deduzioni ridicole per i carichi familiari, aliquote combinate con detrazioni decrescenti col reddito che producono aliquote marginali perfino oltre il 40% a partire da 28k Euro di reddito lordo annuo.

Come il resto dello Stato italiano, anche sull'IRPEF tutto è basato sulla disinformazione e l'imbroglio, oltre che su una feroce tassazione. Per fare un esempio dell'imbroglio, le nuove aliquote di Visco prevedono una italica rigorosa progressività: 38% da 28k a 55k Euro, 41% da 55k a 75k, 43% oltre 75k. Ma se si aggiunge l'effetto delle detrazioni decrescenti, otteniamo la pressione fiscale marginale reale per scaglione (dipendente senza carichi): da 28k 41.35%, da 34k 39%, da 55k 41%, oltre 75k 43%, ovvero di fatto una flat tax al 40% a partire dal fantasmagorico reddito lordo di 28k euro/anno. E Tremonti non ha fatto meglio di Visco, anche se le sue deduzioni erano meglio perché rendevano esente il reddito dedotto dall'imposizione locale, tale reddito ritorna ad essere tassato al 100% con Visco. Per altri esempi di questi calcoli vedi anche tuttotrading.it.

Vorrei fare alcune precisazioni perchè qualsiasi ragionamento sulle tasse, secondo me, deve partire dai numeri e se parte dai numeri, i numeri devono essere 'giusti'.

L' articolo citato del 'Corriere della Sera' per convalidare il dato sul reddito da 40.000 euro mi sembra vecchio (ott. 2006) e dichiaratamente basato su stime o previsioni da verificare nel 2007.

Come riportato invece dalla stampa successivamente, vedi per esempio  lo studio della CGIA di  Mestre su Repubblica del 1 marzo 2008,  i redditi dei contribuenti con reddito pari a  40000 euro annui  con coniuge e figlio a carico  hanno  sostanzialmente avuto le stesse tasse  con Visco rispetto a Tremonti. Questo dato  tiene conto di tutto ( contributi previdenziali, Irpef, assegni famigliari, addizionali regionali ,  addizionali comunali ) eccetto ICI, TARSU .  Ovviamente il risultato varia  tra  comune e comune, ma  per esempio facendo un esercizio per un contribuente  abitante a Torino con 40.000 annui lordi ( al lordo dei contributi previdenziali)  e coniuge e figlio a carico abbiamo nel 2007 un risparmio di imposte pari a 150 euro all' anno rispetto al 2006.

Infine vorrei ribadire che il cittadino medio italiano (?)  purtroppo guadagna molto meno di 40.000 euro all' anno : come ormai possiamo verificare facilmente su Internet grazie a Visco, il 90% dei contribuenti dichiara meno di 35.000 euro all' anno; nel restante 10 % solo il 2% degli italiani guadagna da 35.000 a 40.000; il 50% dei contribuenti dichiara da 0 fino a  15.000 euro; il reddito medio è intorno ai 25.000 euro.

 

Ovviamente il risultato varia tra comune e comune, ma per esempio
facendo un esercizio per un contribuente abitante a Torino con 40.000
annui lordi ( al lordo dei contributi previdenziali) e coniuge e
figlio a carico abbiamo nel 2007 un risparmio di imposte pari a 150
euro all' anno rispetto al 2006.

Puo' essere che il Corriere della Sera nel 2006 abbia sbagliato i conti, ma io interpreto i redditi indicati dal CDS come imponibile IRPEF, quindi al netto dei contributi previdenziali, sicuramente quelli pagati dal datore di lavoro e ritengo anche quelli pagati dal dipendente. Cosa intendi esattamente con "al lordo dei contributi previdenziali"? Se intenti il costo del lavoro per il datore di lavoro, allora il 33% circa di quella cifra va sottratto per corrispondere ai redditi pubblicati dal Corriere, per esempio 40k Euro corrisponderebbero a 26.6k Euro/ anno.

Riguardo poi all'inclusione degli assegni familiari, va detto che si tratta di una richiesta che il suddito deve fare e che viene corrisposta solo se i suoi redditi, incluse le rendite finanziarie soggette a tassazione separata, sono al di sotto di soglie che dipendono dalla composizione delle famiglie. Da quello che capisco nelle simulazioni pubblicate sui giornali si assume sempre che questi extra-redditi siano zero o ininfuenti.

Ho riportato un esempio coerente con  i dati presenti sulla stampa, vedi articolo citato di Repubblica, dove giustamente vengono tenuti in conto tutti i prelievi fiscali/contributivi presenti sulla busta paga di un lavoratore.

Stiamo parlando ovviamente di un lavoratore dipendente con 40.000 euro di lordo annuo comprensivo dei contributi a suo carico pari al 9,49% ( il dato è penalizzante per il lavoratore perchè nel 2007  sono aumentati dello  0,3%); il suo imponibile lordo è quindi pari a circa 36.500 euro annui; se invece di questo importo prendiamo in considerazione un reddito imponibile di 40.000 euro al netto dei contributi previdenziali abbiamo una sostanziale parità tra il reddito 2006 e il reddito 2007 (+ 20 € per il 2007).

In sostanza con le regole fiscali 2007 i lavoratori dipendenti con famigliari a carico e redditi inferiori a 40.000 € hanno avuto più soldi rispetto al 2006, con più benefici man mano che i redditi decrescono da 40.000 €. Hanno avuto più soldi nel 2007 rispetto al 2006 anche i contribuenti dipendenti/pensionati senza famigliari a carico fino ad una soglia di circa 35.000 € annui.

 Gli assegni famigliari come le detrazioni per carichi di famiglia devono essere sempre richieste al datore di lavoro e il conto nell' esempio è stato fatto sempre con riferimento ai 40.000 euro di reddito complessivo, senza altri redditi tranne l'eventuale casa di proprietà che non dà luogo però a incrementi di reddito. Le eventuali rendite finanziarie non devono essere dichiarate se inferiori a 1000 euro ;  gli assegni famigliari, anche se assolutamente inadeguati allo scopo di aiutare le famiglie, anche dopo l' intervento del governo Prodi, sono percepibili, per un figlio, fino ad un reddito complessivo di circa 60.000 euro.

Infine vorrei ribadire che il cittadino medio italiano (?)  purtroppo
guadagna molto meno di 40.000 euro all' anno : come ormai possiamo
verificare facilmente su Internet grazie a Visco, il 90% dei
contribuenti dichiara meno di 35.000 euro all' anno; nel restante 10 %
solo il 2% degli italiani guadagna da 35.000 a 40.000; il 50% dei
contribuenti dichiara da 0 fino a  15.000 euro; il reddito medio è
intorno ai 25.000 euro.

Se anche il 90% dei contribuenti individuali guadagna meno di  35.000 Euro l'anno, molte famiglie cumulano 2 redditi intorno ai 30k Euro per esempio e sono al limite per fruire (se dipendenti) degli assegni familiari con cui Visco sovra-compensa l'aumento dell'IRPEF entro certi limiti di reddito. Secondo uno studio dettagliato dell'ISAE di gennnaio 2007, che ho trovato su irpef.info, alla fine di tutto il 28.7% delle famiglie sono svantaggiate dalla riforma, il 9.5% non vedono variazioni, il resto guadagna. La penalizzazione media delle famiglie svantaggiate e' 400-500 Euro/anno. Non si tratta di percentuali e cifre trascurabili. In ogni caso tra Visco e Tremonti non ci sono grandi differenze: lo Stato si prende aliquote marginali reali sul 40% a partire da 28k Euro/anno, e se avessi il tempo e la perseveranza di aggiungere al calcolo anche gli assegni familiari, per i redditi medio bassi mi aspetto di trovare aliquote marginali che sono probabilmente superiori al 50%. Segnalo anche a chi fosse interessato che nel PDF dell'ISAE indicato sopra c'e' la formula matematica per calcolare le aliquote marginali dopo l'ultima riforma di Visco, peccato che non abbiano prodotto anche qualche tavola o grafico.

Mi sembra che il documento dell' ISAE sia molto interessante e completo nelle sue articolazioni : si può dire che mette un punto fermo a qualsiasi discussione sugli effetti della riforma dell' Irpef del 2007.

In particolare si vede che tale riforma è complessivamente a costo zero con effetti ridistributivi dal 30% più agiato al 60% più  povero.

Se inoltre, come emerge dalla ricerca, la riforma IRPEF non ha incrementato le imposte degli italiani  è ragionevole pensare che l' incremento delle entrate erariali dello stato registrato nel 2007 sia legato oltre che all' incremento del PIL alla lotta all' evasione fiscale.

Mi sembra che il documento dell' ISAE sia molto interessante e completo
nelle sue articolazioni : si può dire che mette un punto fermo a
qualsiasi discussione sugli effetti della riforma dell' Irpef del 2007.

In particolare si vede che tale riforma è complessivamente a costo
zero con effetti ridistributivi dal 30% più agiato al 60% più povero.

Dal punto di vista dello Stato e della sua Casta la riforma e' "a costo zero" perche' non riduce il totale delle tasse riscosse. Dal punto di vista del cittadino contribuente, medianod su tutti, la riforma e' "a risparmio zero" e ad oppressione statale costante, anche se redistributiva. Inoltre, considero personalmente scorretto includere gli assegni familiari nel computo dell'IRPEF e in generale della pressione fisco-contributiva sui cittadini, come se gli assegni familiari fossero detrazioni o deduzioni. Gli assegni familiari sono piu' propriamente un sussidio statale che nell'Italia delle corporazioni non e' universale ma erogato solo a determinate categorie, sostanzialmente i lavoratori dipendenti, e tra questi prevalentemente alle famiglie monoreddito con reddito medio e soprattutto basso. La "bottom line" che si puo' semmai scrivere letto lo studio ISAE e' che il governo Prodi ha aumentato la pressione fiscale e anche contributiva sui cittadini, per usare poi il maggior gettito riscosso per aumentare i sussidi (assegni familiari) verso una categoria specifica, che la sinistra predilige. Il classico tassa e spendi o tassa e redistribuisci tipico della politica di sinistra.

E' utile notare anche che la manovra sopra descritta su IRPEF, contributi e assegni familiari e' parte della promessa riduzione del cuneo fiscale pari al 5% del costo del lavoro, pari a circa 10 miliardi di Euro. Questa "riduzione" e' stata realizzata interamente a costo zero, cioe' a risparmio zero per i contribuenti italiani, in questo modo:

  • alle imprese, il governo Prodi ha diminuito l'IRAP, ma allargando la base imponibile ha fatto il modo che il totale delle tasse riscosse rimanga invariato. Questa manovra di apparenza ma non di sostanza ha redistribuito circa 4 miliardi di tasse (a regime, a partire dal 2008) tra imprese e tra voci di tasse all'interno della medesima impresa vedi lavoce.info qui e qui) a parita' di gettito;
  • ai cittadini, il governo Prodi ha alzato complessivamente l'IRPEF e anche i contributi previdenziali, spendendo poi il maggior gettito per erogare assegni familiari ai lavoratori dipendenti.

Quindi la "riduzione del cuneo fiscale" si e' risolta in un aumento delle tasse, un aumento dei contributi, compensato da un aumento dei sussidi ad una categoria di cittadini, in generale un aumento dell'intrusione dello Stato nell'economia.

L'idea della riforma fiscale semplificatrice e risolutoria ha sempre avuto un grande fascino ma non mi sembra concretamente praticabile. Il problema di fondo - ineliminabile - è che per aliquote fiscali sufficientemente elevate (e 20 % di tassazione dei redditi personali è già sufficientemente elevato, soprattutto se si somma ad una pari aliquota per l'IVA) la propensione all'autoriduzione del carico fiscale è un fattore che non si può ignorare. La stratificazione e la complicazione delle norme diventa così la normalità di un sistema in cui fiscalisti e contribuenti sono impegnati a scoprire i punti deboli delle nuove regole e lo Stato cerca di turare le falle e di rincorrere le perdite di gettito. A ciò si deve aggiungere che le norme tributarie finiscono spesso nei famosi "collegati" alla legge finanziaria e sono il frutto di emendamenti vari che non hanno sicuramente come obiettivo principale quello della chiarezza e della semplicità. Abbandonando il terreno delle riforme risolutive un obiettivo più concreto potrebbe essere quello di eliminare le norme cervellotiche che aggravano la vita dei contribuenti senza apprezzabili vantaggi per lo Stato. Un lavoro di cesello piuttosto che d'accetta.

Articolo 3. La base imponibile è uguale a [reddito
tassabile - quota esente]. La quota esente è pari a [Euro 7mila + Euro
1500 per ogni persona a carico]. L'aliquota d'imposta è uguale al 30%
per le basi imponibili comprese nell'intervallo [0,40mila], 35% per le
basi imponibili comprese nell'intervallo (40mila, 90mila] e del 40% per
valori della base imponibile superiori a 90mila.

Curiosamente questa semi-flat tax corrisponde abbastanza alle aliquote marginali reali in vigore in Italia. Ho fatto un piccolo studio della tassazione IRPEF italiana di un lavoratore dipendente senza carichi familiari, dopo la riforma Tremonti e dopo la riforma Visco, e di un lavoratore con moglie e due figli a carico sotto Tremonti. Combinando aliquote nominali modeste con detrazioni che si riducono col reddito, l'aliquota marginale reale e' circa 30% da 8kEuro a 28k Euro e circa 40% oltre 28k Euro fino all'infinito.

 

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