L'iniquo compenso SIAE e le tasse occulte della legge di stabilità

16 dicembre 2013 andrea moro

Il furbo legislatore non perde occasione per introdurre anche tasse occulte che gravano sui i soliti cittadini onesti. Un emendamento alla legge di stabilità presentato da quattro parlamentari PD lo dimostra in modo esemplare. 

Qualche remoto angolo della mia mente conosceva l'esistenza di una "tassa" speciale sull'acquisto di cd e videocassette, ma il tarlo era stato rimosso, fortunatamente per il mio umore. La consultazione della relativa pagina di Wikipedia rivela che il balzello esiste da tempo. Si chiama, ironicamente, "equo compenso"  e viene applicato all'acquisto di ogni supporto e apparecchio teoricamente in grado di riprodurre e conservare opere per le quali esiste il diritto d'autore: CD, DVD, masterizzatori, dischi fissi, chiavette di memoria, smartphones, e così via. Come cercherò di spiegare, non vi è nulla di "equo" in questo "compenso".

Con un blitz legislativo, un'emendamento introdotto la settimana scorsa prevede di aumentare il compenso per attestarlo ad un livello almeno uguale al minimo della media europea calcolata scartando i paesi in cui questo compenso non esiste. Un bel colpo di genio, la cui logica (perversa) non ci sfugge. Il genio in questo caso è di tre giovani e belli membri del PD, più uno meno giovane, a giudicare dalle foto: Magda Culotta, Antonino Moscatt, Lilliana Ventricelli, e Franco Ribaudo. L'età anagrafica del parlamentare non è garanzia di novità nelle pratiche in spregio al consumatore onesto.

Secondo il presidente della SIAE Gino Paoli, non si tratta di una tassa, ma del "giusto compenso di lavoratori, gli autori appunto, e, spesso, la loro unica fonte di reddito. Voglio anche chiarire che la SIAE, anche in considerazione della situazione economica del Paese, è fermamente contraria all'introduzione di nuove tasse o di tasse di scopo, come si sente raccontare in questi giorni". Che si tratti di tassa o meno pare o me questione semantica. È una somma prelevata ai consumatori dallo stato, e automaticamente trasferita ad un ente formalmente di natura pubblica, ma che di fatto è una lobby che persegue interessi privati. Chiamatela come volete. 

Tralasciamo la questione della equità ed efficienza del sistema di copyright, e di quale sia il giusto compenso per gli autori, in gran parte comunque trasferito ad intermediari che, ansiosi di mantenere il proprio potere monopolistico, frenano l'innovazione nel settore. L'esistenza della tassa, presumo, nasce dal contrastare gli abusi di copiatura e riproduzione di opere da parte dei consumatori, abusi che il sistema giuridico non riesce a controllare. E qui nasce il primo aspetto di iniquità: si colpiscono persone oneste a causa dell'esistenza di altre (quante?) disoneste. Penalizzare, riducendoli, gli usi legali di una tecnologia (perché questo succede quando si aumenta il suo prezzo), invece di colpire con gli strumenti appropriati eventuali e comprovati usi illegali

Seconda ingiustizia: come viene determinato l'ammontare? Il ministero, in una relazione del 2009, rivela di aver "richiesto, in sede di consulenza tecnica, alla Siae, una documentata relazione tecnica sullo stato dei mercati, sui più recenti comportamenti dei consumatori in ordine alla realizzazione di copie private, ed una rilevazione delle tariffe medie europee". Il conflitto di interesse è palese, come rivela giustamente Massimo Sideri sul Corriere. Ai consumatori non resta che prendere o ... prendere.

Ma c'è di più (e siamo a tre). Attraverso l'adeguamento alla media europea (non proprio media, se mi cancellate gli zero, ma tralasciamo), la SIAE si rende conto di poter aver chiesto troppo, così l'emendamento propone un contentino: il 50% dell'eventuale aumento può essere destinato a "finanziamenti, borse di studio e altri benefici al fine di promuovere meritevoli iniziative nei settori musica, cinema, opere drammatiche e radiotelevisive, opere letterarie e delle arti visive e lirica". Il tutto ovviamente predisposto in accordo col ministro - giusto per non negare alla casta un surplus di potere discrezionale. Lasciare al libero arbitrio dei cittadini la scelta di come e a chi fare beneficienza è roba da ultraliberisti - è così che nascono le crisi, come continuano a gridare politici e pseudo-economisti in tutti i talk show.

Quarta ingiustizia: a conoscere un po' la materia, si scopre che la SIAE rastrella compensi da tutte le parti. Per esempio, ho scoperto recentemente che nel bilancio delle università italiane esiste un compenso forfettario a favore della SIAE calcolato sulla base del numero degli studenti. Decine di migliaia di euro per ciascuna università.  Si dà per scontato che gli studenti, quando vedono un libro, si affrettano a copiarlo. Invece di punire il copiatore, si arruola l'università al compito di poliziotto-esattore, a svantaggio ovviamente di chi i libri li compra di tasca propria. Insomma, si arriva in alcuni casi a tassare anche tre (forse più) volte lo stesso atto di copiatura: lo smartphone, la sua scheda SD, lo studente che copia... e anche quello che non copia e usa smartphone e memoria per gli atti legali che preferisce.

Ma c'è anche la ciliegina sulla torta. Il balzello, che - sia ben chiaro - tassa non è, è soggetto ad IVA, ragion per cui su ogni aumento previsto dall'emendamento va computato un ulteriore incremento del 22% a carico del popolo bue. Il perfido anelito tassatore dell'emendatore PD non finisce mai di stupire.

Ebbene sì, la tassa c'era davvero. 

 

19 commenti (espandi tutti)

SIAE

Alberto Chilosi 16/12/2013 - 10:40

Teoricamente una giustificazione della tassa c' è. Un prodotto intellettuale che circola liberamente sulla rete è un bene pubblico per la cui produzione si propongono tutti i problemi relativi di efficienza (in particolare la sottoproduzione). Ma la tassa della SIAE poi a chi va? Sarebbe in qualche modo equa e relativamente efficiente se i proventi andassero a coloro le cui opere sono gettonate di  più sulla rete rimanendo di libero accesso (come ad esempio il blog di NoisefromAmerika). Ma in pratica cosa succede?

Non mi sembra tu abbia ben chiaro il concetto di bene pubblico. Se il bene pubblico è la circolazione (mi pare che la giustificazione sia: ricavo piu' piacere dall'ascoltare una canzone se lo fa anche il mio amico, cosi' poi ne discutiamo ricavandone ulteriore piacere - una specie di network externality, in gergo), allora si deve fare il contrario: sussidiare la circolazione, magari  diminuendo la tassazione dei prodotti che la facilitano.

Ma credo tu intenda che sia la produzione a dover essere sussidiata. Qui il dibattito è notevole (ma ti consiglio di leggere il libro di Boldrin e Levine per dettagli), non e' chiaro che il mondo non abbia prodotto musica e arte nei periodi in cui non c'era copyright. Accettando comunque questa tesi, esistono vari modi di farlo (e che si fanno, pensa agli enti lirici) che non colpisono l'uso della tecnologia da parte di persone oneste. 

"Non mi sembra tu abbia ben chiaro il concetto di bene pubblico. Se il bene pubblico è la circolazione " No è il prodotto intellettuale che circola in quanto messo liberamente a disposizione sulla rete. Tanto per fare un esempio: la mia lettura in questo momento del tuo intervento sul sito di NoisefromAmerika non impedisce a chiunque altro di leggerselo e di fruirne contemporaneamente: in altri termini non c' è rivalità nel consumo.

No è il prodotto intellettuale che circola in quanto messo liberamente a disposizione sulla rete.

Non circola liberamente, ma illegalmente. Qualcuno potrebbe squinzagliare la music police per verificare non vi siano canzoni scaricate illegalmente.  Quindi se ci rifacciamo alla definizione di Samuelson, il bene sarebbe "escludibile". Il bene invece circolerebbe liberamente se fosse sottoposto a licenza d'uso libero, ma ciò non è il caso nella gran parte dei prodotti di cui la SIAE si occupa. Quindi il bene non è pubblico.

Ma anche se fosse stato pubblico questa condizione da sola non basta a richiedere l'intervento dello stato per finanziare il bene pubblico, ma un meccanismo tra i beneficiari per fronteggiare il fatto che un meccanismo di mercato (o di determinazione del valore di scambio per il singolo) non funziona e quindi vi è undersupply. Se lo stato ritiene che i beneficiari sono meritevoli per qualche ragione, allora lo stato avrebbe motivi per intervenire.

I commenti ancora non sono tassati, vero?

Mi sembra che però l'accordo forfettario non serva a proteggere gli autori dalla pirateria degli studenti.

Il contributo forfettario non serve a risarcire il danno, ma a pagare i diritti d'autore dovuti per le copie effettuate legittimamente, entro il margine del 15%. Altrimenti bisognerebbe registrare tutte le copie fatte per ogni singolo volume.

http://www.siae.it/UtilizzaOpere.asp?click_level=0600.0300.0300.0500.0400&link_page=olaf_lett_reprografia_universit%E0.htm

 

E a questo punto meriterebbe una osservazione anche quell'abominio che è il diritto di prestito a pagamento  (cioè io biblioteca devo pagare perché presto un libro che ho comprato e di cui sono proprietario http://www.nopago.org/documenti/leggiprestito.pdf

(Io ci ho fatto una ricerca: in Inghilterra, dove il sistema è a regime, la prima beneficiaria, la Rowlings si prende sulle novemila sterline all'anno, che rispetto ai diritti cinematografici e agli anticipi degli editori sono spicci per i saldi da Harrod's)

Poi  è vero che gli studenti hanno una coazione a fotocopiare, se mi avessero dato un euro per ogni volta che ho fatto queste scenette, sarei ricco: 

Io: "Il libro è escluso dal prestito, è testo d'esame e ne abbiamo solo una copia*, può consultarlo in sala di lettura"
Studente: "Posso portarlo fuori un attimo?" 
io: "complimenti, mi ha appena annunciato che vuole commettere un reato". Lo studente s'incazza.

*con 6600 euro di bilancio all'anno per gli acquisti già è tanto che ne ho una. 

 

Oppure: "Ecco il libro, il prestito dura un mese"
"Non c'è problema, glielo riporto domani"
  "complimenti, mi ha appena annunciato che vuole commettere un reato" .  Lo studente s'incazza.

oppure: "nel programma ci sono quattro capitoli del libro, è più del 15%"
Studente: "Posso fotocopiare un capitolo oggi , un altro domani..."
io: "Può anche rapinare centomila euro alla banca in unica soluzione oppure rapinarne venticinquemila per quattro volte ". Lo studente s'incazza.

Poi, che SIAE, PRA ed altre strutture private investite di funzioni pubbliche di riscossione siano in conflitto d'interesse e costituiscano uno spreco non ci piove, che le tasse siano troppe e intricate, pure.

Grazie

andrea moro 16/12/2013 - 13:00

grazie della precisazione. L'illiceita' della copiatura limitata di un opera mi pare un'aberrazione, e certamente frutto dell'attivita' di lobbying da parte della SIAE e risultato di una tragedy of the commons che impedisce ai molti danneggiati di organizzarsi per contrastrarla. Il cerchiobottismo italico ha preferito alzare il limite copiabile al 15%, che sembra altino, in cambio dell'estrazione di risorse dalle masse. Rimane poi il fatto che in questo modo si colpisce anche chi copia opere che sono nel public domain, o appunti, dispense dei professori, etc... copiabili legalmente.

Nei paesi civili esiste una dottrina giuridica denominata "fair use" che permette, entro certi limiti, la riproduzione di opere, senza penali. Dettagli sul link. Questo un riassunto della dottrinaper quanto riguarda la copiatura da parte di studenti che ho tratto dal sito linkato sotto:

For students, a single photocopy of part of a copyrighted work, such as a copy of an article from a scientific journal made for research, would likely be considered fair use. Yet there are limits, even for students. For example, photocopying all the assignments from a book recommended for purchase by the instructor, making multiple copies of articles or book chapters for distribution to classmates, or copying material from workbooks, would most likely not be considered fair use under a reasonable application of the four fair use factors.

http://www.copyright.com/Services/copyrightoncampus/content/

Mi pare di ricordare che Boldrin e Levine nel loro libro abbiano scritto e siano favorevoli al fatto che se un'opera viene acquistata, questa diventa automaticamente di proprietà di colui o coloro che l'hanno comprata e possono quindi vendere la stessa o farne delle copie purché non venga modificato il contenuto di essa, o venga specificato nel caso. Il problema sorge quando si tratta di formati digitali di opere di vario tipo (musica, film, videogiochi, ecc.), che possono essere copiati e distribuiti molto più facilmente rispetto alle stesse incluse in un formato fisico come può essere un CD, una custodia, un libro, ecc.
Qual è la vostra posizione su nFA? Concordate con il pensiero di Boldrin-Levine? 

Non c'e' una "posizione di nFA" su quasi niente. 

Personalmente penso che la protezione del copyright sia eccessiva e vada drasticamente limitata. Curiosamente, una delle proposte transitorie di B&L e' di applicare una fee sui supporti e permettere la libera copiatura, il che non corrisponde alla soluzione SIAE: la fee esiste, ma non corrisponde al diritto di copiare liberamente. 

E' quel che venivo a chiedere. Se alla Siae ho pagato il famoso "equo compenso", nessuno può sostenere che la mia musica copiata e scaricata sia illegale: ho pagato gli Autori per averla!

O no? Oddio, mi rendo conto che in tutto questo non c'è nessuna logica...

Equo compenso

Marco 18/12/2013 - 12:00

Ho sempre pensato che pagando una tassa apposita su qualsiasi supporto multimediale fosse un mio diritto usarlo per fare copie; da consumatore ho pagato di più un prodotto, devo rendere "economicamente utile" il sovraprezzo. Una specie di "istigazione fiscale a delinquere".
Un po' come le assicurazioni che, a causa delle truffe, sono tra le più care del mondo.
Perfetto, così ho un incentivo economico a truffarle anch'io che normalmente non lo farei.
Quello che non capisco è come il concetto di "incentivo economico" non si affacci mai nella mente del legislatore.

Il furbo legislatore non perde occasione ...

In effetti recentemente c'è una sorta di gara nel PD a chi propone le leggi piu' astruse. Sembra di rivedere il finale di Bananas. Scusa Andrea se allargo un po' la discussione ma a proposito della irrefrenabile fantasia che caratterizza il legislatore italiano ci sono perle come la web-tax (inizialmente detta google-tax). Qui i pro (De Benendetti) ed i contro (IBL). Poi non si potranno piu' pagare gli affitti in contanti. Ma la regola vale solo per i contratti con privati, non per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (perché è notorio che nel settore pubblico non c'è corruzione e malversazione).

Estrazione di rendite e rent-seekers vari.

Grazie per l'editoriale. Davvero molto incisivo. Mi scuso/spiace per i toni, ma personalmente non riesco a commentare simili...boutades.

Poi ci sono i trasferimenti intertemporali di tasse, la taser paralizzante (: esegesi talmudica per decifrare nomi, soggetti d'imposta ed aliquote) ed altro... 

Speriamo bene

Quarta ingiustizia: a conoscere un po' la materia, si scopre che la SIAE rastrella compensi da tutte le parti

Ma proprio tutte. Oltre a quelle che dici, ci sono, tra le altre, anche queste:

1. Se diffondi musica nel tuo negozio, bar, ecc., via radio o altro devi pagare. Mi dicono che non sono noccioline.

  1. 2. Idem se fai la festa di compleanno di tua figlia in luogo pubblico e la rallegri con la musica
  2. 3. Le emittente radio pagano x per ogni canzone che passano

In questi casi si tratta di royalties, come per le universita'.  Loro, come tutti i cartelli privati, sono liberi di chiederle. La parte assurda e' che lo stato conceda a questo soggetto privato potere coercitivo. 


Fosse solo quello! Se iniziamo con gli aneddoti  ci si rende conto di come la SIAE sia un delirio kafkiano.

Ho degli amici che avevano una band, al locale dove suonavano fu chiesto di pagare la SIAE per il concerto... la band suonava le sue proprie canzoni e non era iscritta alla SIAE, era tutto materiale "inedito"!

Ancora più folle: negli anni 60 chi faceva la "cover" italiana di un pezzo straniero prendeva i diritti come co-autore anche sulle vendite (in Italia) del pezzo originale! I vari "non chiamatemi paroliere sono un poeta" avevano praticamente un accordo , più o meno tacito, in cui si spartivano i pezzi di Beatles, Rolling Stones, Paul Anka ecc. Non era importante che la "cover" vendesse, l'importante era che fosse depositata e si intascavano i soldi del lavoro altrui.

Comunque la cosa veramente grave è quella che si domanda Andrea Moro nell'articolo: perchè lo stato preleva ai consumatori per dare ad una lobby? Chi controlla la lobby? Dove vanno realmente i soldi ?

Ad esempio:  (uno a caso...) Svizzera , il cui settore finanziario gestisce 2.2 trillion off-shore,  secondo BCG ( http://www.ft.com/intl/cms/s/b4553680-34da-11e3-a13a-00144feab7de,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2Fb4553680-34da-11e3-a13a-00144feab7de.html%3Fsiteedition%3Dintl&siteedition=intl&_i_referer=#axzz2np7hfvbl),  uno dei principali centri di transazione a livello mondiale per il settore petrolifero , del gas e minerario , che in molti paesi in via di sviluppo domina Production/exports.

Secondo stime ampiamente citate (http://www.africaprogresspanel.org/wp-content/uploads/2013/08/2013_APR_Equity_in_Extractives_25062013_ENG_HR.pdf), i paesi africani ogni anno vedrebbero volatilizzarsi 38 miliardi dollari sotto forma di abusive transfer pricing. . Per inserire tale cifra nel contesto, supera di poco il flusso di aiuti allo sviluppo del Continente . Altre stime suggeriscono per le perdite annuali sotto forma di tax dodging  un range da $ 98bn pa(http://www.gfintegrity.org/storage/gfip/documents/reports/implied%20tax%20revenue%20loss%20report_final.pdf) a $ 160bn (http://www.christianaid.org.uk/images/deathandtaxes.pdf).

thin capitalization, + transfer pricing + strumenti di regolazione (arbitraggi vari, normativi on top) ed azzardi morali vari...


trading

Francesco Forti 19/12/2013 - 11:48

... uno dei principali centri di transazione a livello mondiale per il settore petrolifero , del gas e minerario ...

Questo è ovvio e risaputo, per chi fa trading. Hai bisogno di essere a stretto contatto con banche di primissima qualità, altrimenti il trading non lo fai. Non è quindi un problema di fatturare dove la tassazione è più bassa (cosa che naturalmente nessuno disprezza) ma di avere a disposizione servizi bancari efficenti e rapidi. Questi servizi per ora li trovi nei paesi occidentali avanzati e quanto a servizi bancari ovviamente la Svizzera ha un posto di prim'ordine.

Vorrei aggiungere un dettaglio: non si tratta di "equo compenso" ma "compenso per copia privata". Ovvero per tutte le copie personali che potremmo decidere di fare su contenuti che tuttavia possediamo legalmente. Non si tratta di un risarcimento, tantomeno una sanatoria, nei confronti della pirateria.

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