Il grimaldello

15 luglio 2009 ne'elam

Dove si parla di reti e del loro uso da parte dei campioni nazionali.

In occasione della presentazione della relazione annuale sull'attività svolta nel 2008 dall'Autorità per l’energia elettrica e il gas, il suo presidente, Alessandro Ortis, ha dichiarato a proposito dalla posizione dell'ENI sul mercato del gas

Più in generale giova ricordare che i pur legittimi interessi degli azionisti non sono esattamente quelli dei consumatori. I ritardi e le insufficienze sono razionalmente spiegabili solo sulla base di comprensibili interessi dell’operatore dominante a limitare l’accesso di nuovi operatori sul mercato interno: un interesse che può prevalere, economicamente, su ogni ragionevole ritorno tariffario per strutture e servizi naturalmente monopolistici ed il cui potenziamento faciliti anche i concorrenti. Perciò resta sempre urgente l’attuazione della legge del 2003 e modifiche successive, che prevedono la separazione proprietaria di Snam Rete Gas per risolvere veramente, come già fatto nel settore elettrico, un conflitto di interessi non eliminabile nemmeno con muraglie cinesi costruite da regolazioni troppo invasive.

Un'affermazione di assoluto buonsenso, e ben documentata. La commissione europea, quattro mesi fa, aveva messo sotto accusa ENI per i suoi comportamenti strategici nell'uso della rete per ostacolare l'ingresso dei concorrenti nel mercato del gas. Anche l'antitrust nazionale aveva descritto questa prassi, vedi qui, appioppando al campione nazionale per lo stesso tipo di comportamento, una multa di 290 milioni di euro. Un vizietto dal quale ENI non riesce a sottrarsi, a quanto pare.

Tuttavia, qualche responsabilità, il buon Ortis sa di avercela. Con franchezza e disappunto ammette

L’Autorità ha garantito, fin dal 2005, extra remunerazioni (per periodi fino a 15-16 anni) a tutti gli investimenti mirati ad un incremento dell’offerta di gas e alla diversificazione delle sue fonti di approvvigionamento. Per i nuovi investimenti in trasporto, stoccaggio e rigassificazione, è infatti assicurata una remunerazione media di oltre il 10%, in termini reali e pre-tasse (9,7% per il trasporto, 10,6% per i rigassificatori e 11,1% per lo stoccaggio). Si tratta di remunerazioni certe ed incentivanti, che non possono costituire alcun alibi per i ritardi accumulati nello sviluppo infrastrutturale (basti pensare agli stoccaggi), né giustificare generose politiche di distribuzione dividendi (ordinari o straordinari) talvolta finanziate anche con un aumento dell’indebitamento.

La frustrazione del presidente é palpabile: ma come, vi assicuro un rendimento del 10% in termini reali per 15 anni, e voi, screanzati che non siete altro, siete rimasti con le mani in mano, continuando a fare come vi pare, cioé nulla? Adesso basta, che diamine: libera rete, in libero mercato.

Se nonostante queste generose concessioni ENI non ha fatto un tubo (è proprio il caso di dirlo), non sarà forse perché impiegando i quattrini altrove guadagna di più? E nel regno dell'altrove, siamo propri sicuri che non c'é qualche piccolo territorio regolato dall'Autorità per l’energia elettrica e il gas? Tipo, ad esempio, le regole di accesso alla rete?

Le reazioni non si sono fatte attendere. Scajola, che pur di disertare la presentazione di Ortis ha preferito una gita premio offerta dall'Enel per visitare una centrale nucleare slovacca (e già questa preferenza rivelata del ministro é, a dir poco, inquietante), gli ha detto, senza mezzi termini, di stare al suo posto. Gelida la risposta dell'ENI, che attraverso il suo presidente ha dichiarato

Il problema della separazione della rete è un tema già sentito negli anni scorsi: il Parlamento e il governo sono già intervenuti in senso difforme, non c'è niente da aggiungere anche per rispetto alle istituzioni

Per chi si fosse perso i passaggi precedenti, la più articolata posizione dell'ENI sulla questione fu formulata dal suo attuale amministratore delegato, Scaroni, nell'oramai lontano 2007. Nell'ingiustamente dimenticato convegno organizzato da Rifondazione Comunista, dal seducente titolo Capitalismo: locuste o formiche?, Scaroni affermò che la separazione proprietaria di Snam Rete Gas da ENI era inutile, dannosa e pericolosa.

C'è chi si incaponisce nell'obbligare ENI a cedere il controllo di Snam chiamandola non so bene perché una liberalizzazione. La realtà è che questa cessione è inutile perché il trasporto del gas è un'attività regolata (da Ortis ndr)

Inoltre la terzietà della rete sarebbe

dannosa perché riduce il ruolo di Eni come grande operatore integrato nel mercato del gas dominato da colossi stranieri come Gazprom e Sonatrach

ed infine l'eventuale cessione sarebbe

pericolosa, perché non è chiaro dove finirebbe la proprietà di questa infrastruttura unica, strategica e essenziale per l'approvvigionamento del gas.

In fondo Scaroni lo capisco: chiedergli di cedere la rete é come chiedere ad uno scassinatore di consegnare il grimaldello.

4 commenti (espandi tutti)

Ah, ne'elam, tu rigiri il coltello nella piaga, ch'è purulenta assai ..... :-)

.... ed io non posso fare a meno di rimarcare la reazione dell'ineffabile Scajola - la prima che ho notato, iersera - che molto mi indispettisce, ma per nulla mi stupisce. Le connessioni tra le (pseudo)aziende a capitale pubblico, semipubblico o di tale derivazione ed il potere politico son sempre lì, a stringere il nodo scorsoio intorno al collo della nostra libera (?) economia. Cambiano gli esecutivi, non le regole che consentono agli stramaledetti "boiardi" comportamenti perfettamente degni della Russia putiniana, fulgido esempio di libero mercato .....

Non solo, è bene anche ricordare che gli ambienti governativi stanno appoggiando il tentativo, ormai alquanto scoperto, di acquisire posizioni di controllo in Confindustria, che Scaroni & Co. stanno mettendo in atto contro l'attuale vertice che ne vuole limitare l'influenza. Si sussurra anche di mezzucci un tantinello censurabili, che costoro utilizzerebbero prendendo le mosse da posizioni grande rilievo economico ("Tu vuoi ancora lavorare, don't you?"....) nel corso della scalata. Il fine politico è chiaro: perché tenersi una voce critica e noiosamente insistente, quando sarebbe così comodo un interlocutore che fornisse l'appoggio incondizionato ad ogni nequizia, con reciproca soddisfazione?

 

 

Ho sentito anche io di cose simili, ma a Napoli è sempre stato così, lo stesso Lettieri è considerato un "bassoliniano". Comunque il tentativo esiste e deve essere contrastato, perchè una cosa è la "contiguità" con la politica, un'altra la dipendenza.

Mah, io in un momento di follia passai da Enel Energia a Eni Energia, dietro le (solite) mirabolanti promesse di un minor costo e un miglior servizio. Ho avuto un maggior costo (circa il 12% in più) e un peggior servizio.

Difatti dopo l'estate cambierò ancora (Edison o Utilità), ma il costo della bolletta è salito soprattutto nelle voci:
Dispacciamento

Utilizzo delle reti

Potenza impegnata e non utilizzata (questa è comica, se non fosse vera, pago per non usufruire..).

Quel grimaldello, al momento, lo sento in un posticino non proprio delizioso. Ma siamo in Italia..

In realtà, contrariamente a quello che dice Poli e che pensa (ma non dice) Scajola, la legge già adesso obbliga Eni a scendere nel capitale di Snam Rete Gas. Solo che la scadenza per tale obbligo viene rimandata di anno in anno, col risultato che si tratta di un obbligo virtuale. Teoricamente, Piazzale Mattei avrebbe dovuto scendere sotto il 30% già per l'estate 2007, ma campa cavallo. Oggi, tutto è reso più complicato dalla mossa (intelligente, dal suo punto di vista) di Scaroni di fondere tutte le attività regolate di Eni (in sostanza, Snam e Stogit) col risultato di aumentare l'opacità e ridurre l'incisività della regolazione. In effetti, il passaggio forse più bello (e meno compreso) della relazione di Ortis è proprio quello in cui dice che l'ownership unbundling è necessario, tra l'altro, a rendere la regolazione meno invasiva e discrezionale, grazie alla rottura del conflitto di interessi tra il management di reti e stoccaggi (il cui incentivo dovrebbe essere aumentare la capacità in senso pro-concorrenziale) e l'azionista, che ha ovviamente un interesse opposto in quanto la perdita di quote di mercato è più significativa del maggior reddito derivante dalla remunerazione degli investimenti infrastrutturali.

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