La grande macedonia, ovvero come spiegare la crisi ai professori universitari di lettere

28 maggio 2009 giovanni federico

Molti autori di opere divulgative dichiarano di aver iniziato a scrivere con l’idea di spiegare qualcosa di complesso ai loro figli. Mio figlio (dodici anni) non è per nulla interessato alla crisi, come, sospetto, tutti i figli dei professori di fisica delle particelle o di neurobiologia alle dotte spiegazioni dei relativi genitori. In compenso, molti amici anziani (quasi tutti professori di lettere) mi chiedono lumi. Per tacitarli, ho elaborato una sofisticata analogia fra mercato finanziario e consumo di frutta.

Un tempo, la frutta si mangiava intera – e quindi era facile distinguere quella buona da quella marcia. Poi qualcuno si inventò la macedonia : invece di mangiare la frutta intera, si iniziò a tagliarla a pezzi ed a mischiarla, aggiungendo zucchero, limone, liquori etc. Il pubblico gradì, le macedonie divennero sempre più ricche e fantasiose e tutti vissero felici e contenti mangiandosele allegramente.

Fin quando qualcuno si accorse che alcuni produttori di macedonia avevano iniziato a metterci della frutta marcia. La notizia provocò il panico. La frutta (inizialmente) marcia era una percentuale molto ridotta di ciascuna coppa di macedonia, e quindi probabilmente non avrebbe fatto troppo male (solo un retrogusto spiacevole nei casi peggiori). Purtroppo, a furia di aggiungere ingredienti e mescolare, nessuno poteva escludere che nella coppa di fronte a lui ci fosse una quantità pericolosa di frutta marcia. Quindi tutti smisero di mangiare, col risultato che la frutta nelle coppe di macedonia abbandonate al sole iniziò a marcire, peggiorando la situazione e diffondendo ulteriormente il panico.

Ora tutti sono d’accordo nel fare cose orrende ai confezionatori di macedonia, dimenticandosi di averla gustata a lungo. Ma una volta impiccati agli alberi i reprobi, cosa si fa?

a) Alcuni sostengono che bisogna proibire le macedonie e tornare alla frutta intera, o stabilire regole severissime per la confezione (solo frutta freschissima, non più del 20% di zucchero e solo di canna etc.), creando una polizia molto efficiente per farle rispettare.

b) Altri sostengono che lo stato dovrebbe requisire tutta la macedonia, controllarla per bene, coppa per coppa, e poi recuperare quella mangiabile. Nel frattempo dovrebbe anche raccogliere e distribuire frutta fresca e magari biscotti alla popolazione affamata.

c) Altri ancora sostengono che lo stato deve promettere cure mediche gratuite ed efficientissime a tutti coloro che mangiassero macedonia avariata, nella speranza che questa promessa convinca il popolo a ricominciare a mangiare.

L’opzione a) è molto lenta: anche se fosse possibile mettersi d’accordo sulle regole e convincere tutti a rispettarle, ci vorrebbero anni prima di organizzare la polizia della frutta. Inoltre, non affronta il problema della macedonia già confezionata. L’opzione b) è difficile perché lo stato non ha le celle frigorifere per mettere la macedonia e, comunque, neanche lui sa come distinguere fra coppe da buttare e quelle da recuperare. L’opzione c) sarebbe la migliore, se il popolo si fidasse, ma non sembra fidarsi. Risultato: nessuno sa cosa fare (a parte urlare alla crisi epocale…)

5 commenti (espandi tutti)

La terza opzione sarebbe senza dubbio la più ragionevole, anche in rapporto ai costi da affrontare per realizzarla.

Temo, però, che la prima (costosa e recessiva) sia la più gradita ai governi, che ritengono di poter accrescere, così, il loro potere.

La scelta di aumentare le regole e di renderle più stringenti, però, potrebbe essere influenzata anche da una cultura poco incline allo studio razionale dei fenomeni e più orientata al tentativo di controllarli in ogni caso, a prescindere dalla comprensione degli stessi. Talvolta, ciò si sposa magnificamente con la potenza espressiva legata a sacri testi ed utile ad incantare i gonzi. Ogni riferimento a ministri dell'economia viventi è da considerarsi rigorosamente casuale, benché possa apparire diversamente ... :-)

Per conservare un linguaggio evidentemente gradito ad un possibile allievo riottoso non meglio identificabile (?), dovremmo comunque augurarci - con modeste speranze, peraltro - di aver la fortuna che la tua breve spiegazione possa provocare una sorta di "folgorazione sulla via di Damasco" .........

Si invididua il motivo per cui PRIMA non c'era frutta marcia e POI invece è stato introdotta. A quel punto si propone la cura.

Variazione sul tema: si invididua il motivo per cui PRIMA non c'era frutta marcia e POI invece è stato introdotta, si appendono agli alberi i produttori di macedonia che per aumentare gli utili hanno iniziato a usare consapevolmente frutta marcia, si appendono agli alberi i venditori di macedonia che sapevano che questa conteneva frutta marcia ma hanno preferito mentire agli ingenui acquirenti e si stabilisce che sulla confezione vada chiaramente specificato se si tratta di frutta intera o di macedonia. A questo punto si iniza a pensare ad una possibile cura.

Carino davvero come esempio, ma mi mancano alcuni pezzi.

Tipo la spinta dello stato affinché anche i produttori di frutta marcia potessero vendere la loro macedonia (con lo slogan "macedonia per tutti"); gli operatori statali che acquistavano la maggior parte della frutta di "prime" qualità approfittando di una disponibilita' finanziaria sostanzialmente illimitata; la proliferazione di biglietti da un dollaro, che ha fatto aumentare i prezzi della macedonia e di conseguenza i prezzi della frutta, sia fresca che marcia; le agenzie per la qualità della macedonia, che davano il bollino di freschezza anche a macedonie ottenute con formule decisamente esotiche. Eccetera eccetera eccetera.

Oddio, è vero che già cosi' spiegarla ad un professore di lettere deve essere un'impresa :)

Carino.

Il primo commento che mi viene in mente è che la macedonia io me la faccio in casa e non la mangio mai fuori.
È una di quelle cose come le polpette, che si mangiano solo in casa.

Squisite se fatte in casa, pericolose al ristorante.

Voce del verbo, diffidare dei prodotti strutturati che non sai cosa contengono.

Lo sapeva mio padre, classe 1919. Che anni fa mi mise in guardia sulle polpette al ristorante.
Strano che non lo sappia un professore di lettere.

Il secondo è che non mi pare determinante che il mercato debba per forza proporre macedonia.
Se i consumatori non si fidano, fanno bene. Che mangino altro. Banane, salami, pane, fragole, uova.
Non tutto insieme. :-) Non sto proponendo una ricetta esoterica, sia chiaro. :-)

Mi pare pero' che l'attuale crisi vada ben oltre il problema della macedonia e dei confezionatori.
La crisi ora è molto piu' ampia. Non ci si fida piu' di alcune pietanze strutturate e questo ha comportato un crollo dei prezzi (del valore) delle nostre scorte.

Quindi con scorte dimezzate uno sta attento a cosa compra.

Quindi questo comporta un cambiamento del rapporto tra offerta e domanda anche delle cose buone (gli ingredienti sani della macedonia o della polpetta).

Come uscirne?
In termini culinari "non si puo' non mangiare" quindi provando qualche pietanza (per fame, curiosità, o altro) qualcuno riuscirà a fidarsi e sopravvivere.

Che problema c'è?
Il mercato vince. Per forza.

Francesco

 

 

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