Giornate nfa live, 1-7-2010

1 luglio 2010 redattori noiseFromAmeriKa

Fra pochi minuti inizieranno le giornate nfa con la "tenzone". Il programma e' qui. Kuva comunicazioni sta curando il web streaming. A lato della pagina potete contribuire inviando commenti via facebook e twitter (si prega di iniziare ogni commento con l'hashtag #gnfa1). Qui sotto la registrazione della sessione e le slides.

Slides di Pagano

La tenzone, prima parte

La tenzone, conclusione

 

37 commenti (espandi tutti)

Appare abissale la differenza di formazione ed approccio tra B6B ed il Prof. Pagano. Comunque è apparso evidente il dirottamento del discorso lettera degli economisti tentato da Pagano.

La sensazione - de visu - era che Pagano fosse in grave difficoltà, sentendosi in qualche modo investito dell'improbabile compito di difensore d'ufficio di una serie di affermazioni che non condivide realmente sino in fondo.

Ecco, dunque, il cambiar discorso ed il focalizzarsi su aspetti marginali della famigerata "lettera", magari pure poco coerenti con lo spirito della medesima - quello caro all'estensore del testo base, Brancaccio - ed ecco le proteste da "show televisivo" - ..... allora mi alzo e me ne vado ..... - per un presunto spostamento della critica di Michele sul piano personale di altri, non presenti.

Dico presunto, giacché la considerazione era solo relativa al fatto che il documento si pone come azione politica, non di discussione accademica, nell'ottica di indicare linee d'azione che una mitizzata "sinistra" dovrebbe portare avanti.

In sintesi, davvero non si è capito il motivo della sua firma: in sala, questo era il commento di gran lunga più diffuso.

Infine, una nota. A me continua ad apparire stucchevole quella sorta di bon ton che taluni vorrebbero fosse mantenuto, quasi si trattasse di un minuetto - ma la prego .... ma le pare ... ma si figuri .... - quando, invece, occorre dire con forza, certamente sempre argomentando, che una cosa è incoerente od un'altra magari pure una vera stronzata .....

Inatti. La scuola americana di comportamento implica essere decisamente più asciutti, diretti e senza tanti giri di parole. Poi la polemica dura va benissimo.

In sintesi, davvero non si è capito il motivo della sua firma: in sala, questo era il commento di gran lunga più diffuso.

Anche guardandolo in streaming si ha la stessa perplessità.

Riguardo al "minuetto" forse è un po' stucchevole, ma lo preferisco alla cafonaggine da bar sport che abbiamo visto a Ballarò; purtroppo sembra mancare l'abitudine al dibattito in Italia o troppi salamelecchi o attacchi personali invece che nel merito.

Non sono d'accordo con quasi nulla di quel che dice il Pagano, ma non posso non simpatizzare con lui: avere quell'energumeno del Boldrin come avversario non dev'essere facile!

Anch' io non sono molto d' accordo con Pagano, secondo me però c' è da congratularsi con lui per il coraggio di avere difeso le sue idee in un dibattito aperto, al contrario dei restanti 99+x non pervenuti.

le sue idee si sarebbero difese meglio da sole, almeno ci saremmo potuti godere il privilegio del dubbio.

adesso invece...

un po' deluso

SCHIARA 1/7/2010 - 19:12

ho seguito in webstreaming al mattino.

All'inizio ero molto deluso. Toni da bar, una gratuita aggressività, pochi argomenti compiuti , molte discussioni sulla sintassi, la parola logica usata come un randello senza alcuna inferenza a supporto.  Non condividevo molte delle affermazioni della lettera, poi ho capito che non condividevo neppure l'approccio e le cosidette " logiche" di chi la lettera voleva processarla.

Pochi , ma buoni, alcuni spunti originali, alcune battute dall'una e dall'altra parte ( molto meno invero quelle di Pagano di cui l'audio pessimo forse ne ha oscurate alcune oltre al fatto che era solo) se non altro qualche concetto nuovo, non le solite,noiose, "scuole" economiche a confronto.

Quindi comunque utile e fortunata occasione di dare una occhiata nella caverna degli economisti... ma felice di starne fuori.

ps. piaciuto molto un intervento, a metà mattinata , tra il pubblico, non ho capito il nome ma mi sembra che si riferissero a lui come Aldo , potrei sbagliare completamente ... pacato, chiaro... non ha avuto seguito...è sembrato che parlasse di una terza squadra per cui le due tifoserie sembra che neanche abbiano sentito cosa diceva... ma per un po' c'è stato un gelo di intensa attenzione, come quando ringhia una tigre, non capisci cosa dice, ma stai molto attento.

Aldo Rustichini. Per la cronaca, invitava a discutere sul modello logico piu' coerente compatibile con le misure di tipo neo-keynesiano

quando l'uomo con le convinzioni incontra l'uomo con la logica l'uomo con la logica è un uomo morto

tipo Galileo?

Pero' poi la storia si ricorda dell'uomo con la logica.

tipo Galileo.

La presentazione di Pagano è stata molto carina anche se non aveva nulla a che vedere con la lettera. La difesa della lettera, gioco forza, è stata evasiva. Walter Block non avrebbe saputo fare di meglio!!!

Io ho visto un approccio quantitativo alla discussione vs un approccio discorsivo, tipico di certa parte di accademici italiani che fanno proprie tesi ideologiche preconcette per motivi d'appartenenza. Non vedo come possa esserci confronto, dal momento che non c'è un terreno comune sul quale confrontarsi e capisco Boldrin che sbotta: "non c'avete la matematica".

Mah, io forse ho esagerato e l'atmosfera da bar ho cooperato abbondantemente a crearla. Non mi sono riguardato, né credo lo farò, proprio perché so già che poi mi vergogno d'aver alzato la voce.

E Ugo è stato coraggioso e tutto il resto che avete detto.

Però è anche vero che la sua difesa della lettera non teneva e non tiene e m'ha fatto uscire dai gangheri. Perché? Perché Ugo ha preso quelle 4 parole che aveva fatto infilare lui nel testo, le ha trasformate nel tema centrale e (viste le mie posizioni ben note e documentate sul tema monopolio intellettuale (credo d'aver coniato il termine, con David Levine)) ha provato ad argomentare che la lettera era mirata a quel tema e non c'era dietro alcun modello paleo-marxista o cose del genere.

Ora, questo è platealmente non vero, basta leggere la lettera. Colpa mia, quindi, a non aver saputo forzare il dibattito sin dall'inizio sul testo letterale della lettera. Oppure, che era in realtà il piano, parlare della crisi ignorando la lettera, punto.

Per quanto riguarda l'intervento di Aldo, vale la pena chiarire che NON era per niente una posizione mediana, anzi! Non voglio mettergli parole in bocca (fa il redattore del blog, quindi se vuole mi smentisce in un minuto) ma la posizione di Aldo è forse ancor più radicale di quella mia (o, credo, di Alberto Bisin). Aldo ritiene che la cattiva ricerca che va sotto il nome di "behavioral" e che asserisce, fondamentalmente, che gli esseri umani sono pieni di follie, incoerenze, fissazioni ed altre amenità che li rendono incapaci di decidere. Per questo c'è la crisi: all'improvviso si sono depressi tutti, hanno perso confidenza eccetera. Le politiche "keynesiane", dice Aldo, si tenta di giustificarle con questi argomenti, dicendo fondamentalmente: siccome i cittadini sono spaventati, lasciamo fare ai funzionari pubblici. A suo avviso tutto questo è ovviamente pessima politica fondata su ancor più pessima (che non si può dire, lo so) finta ricerca economica. Ecco, quello era il senso del suo intervento. A questo segue tutta una discussione tecnica (astrattamente parlando, questi equilibri sono uguali a quelli di sunspots) che se volete possiamo fare ma che, davvero, è pesantina.

Aldo ritiene che la cattiva ricerca che va sotto il nome di "behavioral" e che asserisce, fondamentalmente, che gli esseri umani sono pieni di follie, incoerenze, fissazioni ed altre amenità che li rendono incapaci di decidere. Per questo c'è la crisi: all'improvviso si sono depressi tutti, hanno perso confidenza eccetera. Le politiche "keynesiane", dice Aldo, si tenta di giustificarle con questi argomenti, dicendo fondamentalmente: siccome i cittadini sono spaventati, lasciamo fare ai funzionari pubblici. A suo avviso tutto questo è ovviamente pessima politica fondata su ancor più pessima (che non si può dire, lo so) finta ricerca economica.

Una domanda per curiosità (ad Aldo, Michele o chi ha voglia di rispondere): questo stato di "spavento" degli agenti all'interno dei citati filoni di ricerca, cosa comporterebbe esattamente? Perché mi sembra, che o: A) la paura frena investimenti e consumi, quindi i consumatori mantengono saldi monetari liquidi in quanto esenti da rischi... la qual cosa mi pare esattamente la vecchia teoria di J.M. Keynes per cui la gente tiene i soldi sotto al materasso, e lo stato può accelerare la ripresa da una stagnazione prelevando tali saldi tramite imposte e trasformandoli in domanda aggregata; oppure si arriva a dire che B) essendo i consumatori degli imbelli incapaci di intendere, il soggetto pubblico deve decidere per loro?

Nel caso sia A), non riesco a scorgere dove sia la novità rispetto a Keynes (a parte affermare che gli agenti, oltre che timorosi, sono pure mezzi matti). Nel caso B), c'è qualche paper che spiega su quali presupposti il soggetto pubblico riesce meglio dei consumatori individuali a valutare ed agire? In Italia sono dieci anni che il governo non azzecca una previsione sull'andamento del PIL e del budget deficit, forse che i behavioral economists presuppongono un governo platonico di sapienti, o il vecchio artificio teorico del dittatore benevolo? Non sono umani e, dunque, mezzi matti, anche i politici ed i loro burocrati?

Dato che questa stessa domanda, nella Tenzone di ieri mattina è stata lanciata nel mucchio ma senza ricevere risposta da Ugo Pagano, magari può essere interessante per chi ha seguito.

I redattori, essendo economisti di professione, risponderanno in maniera più accurata; a me pare che non ci sia alcun serio contributo che sostenga la superiorità dei politici e dei burocrati rispetto ai cittadini comuni: i deficit cognitivi non risparmiano nessuno, neppure gli investitori professionali, che infatti possono finire male (Lehmann).

D'altro canto, sbagliando si potrebbe anche imparare ... certo che se si sbaglia troppe volte, poi si tengono i soldi sotto il materasso o sul con to corrente, ma bisogna capire quante volte uno sbaglia per colpa sua e quante volte è indotto in errore dai pretesi gatekeepers .   

a me pare che non ci sia alcun serio contributo che sostenga la superiorità dei politici e dei burocrati rispetto ai cittadini comuni: i deficit cognitivi non risparmiano nessuno, neppure gli investitori professionali, che infatti possono finire male (Lehmann).

Si, non mi risulta che ci sia nessuna superiorita' di politici e burocrati (lasciami dire "specie i primi" perche' io faccio parte della seconda categoria :), direi che c'e' un diversto set di incentivi). Ma non sono d'accordo sulla seconda parte in cui dici che questo e' dovuto a deficit cognitivi.

In una visione di very very partial equilibrium, tutti gli agenti hanno information set, preferenze, constarints  e incentivi e quello che ex-post e' considerato uno sbaglio non e' necessariamente vero ex-ante, il fatto che  in alcuni stati possibili l'impresa chiuda e vada a casa ci sta, e ci deve essere (se fosse coperta in tutti gli stati possibili probabilmente non guadagnerebbe niente (forse il risk free rate). e come andare a scommettere all'ippodromo e puntare su tutti i cavalli (non ci fai molti soldi....). Non ci vedo nessuna deficienza cognitiva, nel caso specifico di lehman il rischio ha un prezzo (e un ritorno) se sono disposto a pagarlo ex ante poi ci so boni tutti a dire che ex-post c'era stato un mispricing (quando la realizzazione della variabile aleatoria x diventa nota)

A) la paura frena investimenti e consumi, quindi i consumatori mantengono saldi monetari liquidi in quanto esenti da rischi... la qual cosa mi pare esattamente la vecchia teoria di J.M. Keynes per cui la gente tiene i soldi sotto al materasso, e lo stato può accelerare la ripresa da una stagnazione prelevando tali saldi tramite imposte e trasformandoli in domanda aggregata; oppure si arriva a dire che B) essendo i consumatori degli imbelli incapaci di intendere, il soggetto pubblico deve decidere per loro?

A) Ci puo' pure essere che un uncertainty shock influisca negativamente su investment (specie se irreversibile) e su consumo (se household sono credit constraint ad esempio posso decidere domandare piu' liquidita'), ma non capisco perche ' il governo debba tassare e spendere al posto loro (questo forse non aumenterebbe ancora di piu' uncertainty e avrebbe un feedback negativo?), non credo che random government actions possano risolvere il problema (vedi ad esempio il caso lehmam "questo lo salvo, questo no e questo forse")

B) Su quali basi? Se government sa qualcosa in piu' degli altri e questo qualcosa renderebbe "fruttuosi" investimenti e consumo non farebbe prima a dirlo a tutti?

 

B) Su quali basi? Se government sa qualcosa in piu' degli altri e questo qualcosa renderebbe "fruttuosi" investimenti e consumo non farebbe prima a dirlo a tutti?

Se lo chiedi a me: ovviamente si, farebbe bene a rendere pubblica l'informazione e basta.

Ma i behavioral-neokeynesiani cosa dicono? Che gli agenti, acquisita l'informazione prima mancante e ora fornita dal soggetto pubblico, non son capaci ad utilizzarla razionalmente a causa di deficit cognitivi e sobbalzi emotivi di varia natura. Cioè: sbagliano sistematicamente. La domanda che pongo allora è: se il governo agisce al posto degli agenti scegliendo per loro conto come investire (tramite tassazione+spesa pubblica, o anche tramite regulation non neutrale), anche supponendo in barba a tutta la letteratura della Public Choice che il soggetto governativo sia benevolo, perché quest'ultimo non è affetto dalle medesime carenze psicologiche e cognitive dei cittadini che governa?

Se esiste una teoria che tenta di spiegare come il governo, attraverso meccanismi di non so che tipo, riesce ad essere più "razionale", bene: vediamole queste teorie. Se non esiste niente del genere (ed io mai ne ho lette, di teorie del genere, per questo chiedevo lumi nel post precedente...), mi pare che la behavioral economics sotto il profilo macro non offra nulla più della vecchia Teoria Generale di Keynes (con relativi pregi ed errori discussi in 50+ anni di letteratura). Uguale uguale a come uscì dalla tipografia nel 1936 il primo libro stampato.

si tratta di un'ottima analisi.

Sull'idea (folle) che possa esistere il "ministro della produzione" (o qualcosa di simile) credo che un elemento sia risolutivo della questione. La necessaria onnipotenza di un tale soggetto che benchè più competente dovrebbe gestire una quantità di dati enorme e che, inoltre, dovrebbe possedere LA soluzione per raggiungere l'ottimo paretiano. Un ministro del genere dovrebbe, quindi, violare la libertà di tutti per raggiunger LA soluzione. Benchè sia legittimo aspirare al meglio, credo sia folle pensare che esista l'ottimo e che, a maggior ragione, qualcuno sappia di cosa si tratti. Il fallimento di Lehman dimostra che anche l'avido capitalista senza scrupoli sbaglia. Cosa ci potremmo aspettare da un governo che ha come sottosegratario un Cosentino qualunque? (non mi riferisco alle accuse, ma alle possibili competenze dei collaboratori del professorissimo)

 

Una domanda importante sulle politiche keynesiane: qual è il livello che può far superare la sfiducia? e quali effetti conseguenziali si produrebbero in cambio di questa nuova fiducia?

Non ne so nulla di economia per cui onestamente non ho capito molto dal dibattito.

Una cosa pero' ho notato: purtroppo ogni tanto Michele Boldrin e Alberto Bisin si sono pestati un po' i piedi. Ad esempio attorno al minuto 43 della prima parte Michele Boldrin aveva sollevato 2 domande (una logica e una empirica) sui beni prodotti che non vengono venduti. Mi sarebbe piaciuto sentire la replica di Ugo Pagano, ma poi il discorso e` scivolato in altre direzioni (sulla "produzione pubblica di beni collettivi").

pero' devo comunicare assolutamente a michele boldrin la mia stima per aver usato un pc invece di fare come tutti gli altri fighetti (panel compreso, spero non me ne voglia bisin) che arrivano con il mac :)

La cosa che mi ha colpito di piu' e' la tesi (di Pagano, ma molto diffusa) secondo cui (a) esiste un "gap" di domanda aggregata; (b) la domanda aggregata va stimolata usando spesa pubblica; (c) in particolare la Germania, che sta meglio degli altri, deve "fare la sua parte" e spendere per trainare il resto dell'Europa fuori dalla crisi.

Riguardo ad (a), questa deriva da modelli standard neo-keynesiani con prezzi "appiccicosi". Esiste un dibattito enorme sulla validita' o meno di tali modelli, personalmente non sono certo che i prezzi siano cosi' rigidi e, quindi, diventa poco chiaro il senso in cui esista un gap di domanda aggregata.

Riguardo a (b), conosciamo bene i problemi insiti negli aumenti incondizionati di spesa pubblica, soprattutto in un contesto europeo di alti deficit di bilancio, di elevata pressione fiscale, di inefficienze e rendite di posizione (basti pensare che i salari reali dei dipendenti pubblici sono cresciuti molto di piu' negli ultimi anni di quelli dei lavoratori nel settore privato, un po' in tutta Europa).

Riguardo a (c), questa e' follia. Non si capisce perche', dopo aver consumato a credito e aver raggiunto livelli di debito insostenibili, la Grecia debba essere bailed out dalla Germania che ha, essa stessa, problemi di debito.

In generale poi c'e' un'opinione diffusa anche in cerchie di "policy" secondo cui i vari patti di stabilita' andrebbero rivisti ponendo dei vincoli non solo sui deficit, ma anche sugli avanzi pubblici. Ovvero, non puoi avere un deficit superiore al 3% del PIL, ma neanche un avanzo superiore al X% del PIL. Cioe' se hai un avanzo di bilancio pubblico devi spenderlo.

Vorrei davvero capire quale modello giustifica questo tipo di policy. Non sono polemico, semplicemente non capisco quale sia l'argomentazione logica da cui derivi questa prescrizione.

 

Ho seguito la tenzone in streaming sono d'accordo con B&B su tutto, ma rendo onore a Ugo per il coraggio dimostrato.

Vorrei pero' sollevare una questione riguardo il tanto famigerato Monopolio Intellettuale, probabilmente mi sono sfuggiti dei passaggi e vorrei fare un po' di chiarezza sull'argomento (correggetemi pure se dico boiate).

Mi e' sembrato che tutti siano d'accordo che brevetti e copyright siano il male assoluto in quanto limitano la concorrenza e aumentano il potere di mercato delle imprese che li possiedono. Personalmente credo che il sistema attraverso il quale questi brevetti sono assegnati vada rivisto e riformato, ma non sarei assolutamente d'accordo con la loro scomparsa. Non sono un accademico, ma mi occupo da tempo di Competition Policy e ho avuto la possibilita' di venire a contatto con tante imprese (vedi Microsoft) che possiedono brevetti e fanno un sacco di soldi grazie alle rendite da copyright. Ho imparato due cose:

1) Alcuni brevetti non avrebbero motivo di esistere, non hanno nulla a che fare con l'innovazione, sono solo barriere all'entrata (legali) che andrebbero cancellate.

2) Altri brevetti sono invece molto importanti e forniscono un incentivo vero per investire in ricerca e sviluppo. Le imprese che operano in mercati dove c'e' tanta incertezza non investirebbero senza avere in cambio una ricompensa futura in termini di rendita monopolistica.

(correggetemi pure se dico boiate)

Non ti correggo, ma ti do un consiglio: leggi il libro di Boldrin e Levine. Lo trovi disponibile in PDF sul sito di Michele (linkato a nFA). Smontano sistematicamente - tanto con la teoria quanto con casi empirici - una serie di argomentazioni standard a riguardo. Poi si puo' non concordare (quello e' lecito, sempre), ma viste le cose di cui ti occupi dovresti proprio.

Buona lettura!

Mi interessa eccome, grazie.

Non ti correggo, ma ti do un consiglio: leggi il libro di Boldrin e Levine. Lo trovi disponibile in PDF sul sito di Michele (linkato a nFA).

Si può anche acquistare, sia paperback che Kindle version, su Amazon.

Saremo anche liberal-libertari e tutto quello che volete voi, David ed io, ma i dinderi piacciono anche a noi!

Si può anche acquistare [...] i dinderi piacciono anche a noi!

non lo sapevo! viene giusto a proposito che' devo fare un regalo a un amico (e un libro e' meglio di un file pdf)

Un gentile lettore ci ha fatto arrivare l'URL della versione inglese della lettera.

Come dicono in Spagna, sin comentarios.

For a small fee, one can join our program in English for academic purposes. It would help to defeat the "liberalist" _sic_ attacks.

please join the linguistic program at ukzn

Questa storia della Lettera ha permesso ai beneventani di Economiaepolitica di indirizzare il dibattito sulla crisi sui temi cari ai neokeynesiani in salsa (rigorosamente san marzano) italiana. Ci manca solo di vedere Brancaccio a Porta a Porta. So sick.

Ma nessuno ha notato la ******** boiata di Pagano? ad un certo punto gli si chiede come possa dire che ci sia sotto-consumo. Risposta: "io la assumo". Ma questo signore ha mai studiato un minimo, ma proprio un minimo, di metodologia, di metodi scientifici, di logica? Non parlo di fisica quantistica, parlo di mera logica.

Il sotto-consumo, secondo la sua singolare teoria, è il prodotto del divario crescente tra salari e produttività (X). Dunque, X produrrebbe Y (il sotto-consumo). Y è la variabile dipendente. Normalmente uno fa degli assunti per "ripulire" la propria teoria degli elementi meno importanti e specificare così il ruolo della propria variabile indipendente. Pagano invece assume il risultato: AVETE CAPITO BENE!?!?!?!?! Anzichè testare la teoria e vedere se è accurata nella predizione delle sue conclusioni, Pagano le assume. Il suo contributo (e quello degli altri cento ******** fenomeni) è dunque quello di dare consiglio di policy. Qui siamo proprio al bar dello sport all'ennesima potenza.

Tradotto: è come se un medico dicesse di aver trovato la cura al cancro. "Come ha fatto professore?" Risposta: "assumo che il cancro non sia una malattia, dunque le morti che osserviamo non possono che essere causate da qualche altro fattore". Inizia a questo punto la competizione più importante della sagra del peperone: "Chi la spara più grossa".

 

Ho letto su lavoce.info un articolo di Gilberto Muraro, dal titolo "Federalismo: Avanti Piano" , nel quale si dice, tra l'altro: "Il fatto che negli enti periferici al Sud lo spreco si accompagni a una spesa complessiva non più elevata rispetto al Nord, fa capire che non c’è grasso che coli e che le inefficienze sono oggi pagate soprattutto dai cittadini del Sud sotto forma di minori servizi.".

Come si concilia questa affermazione con i "calcoli" di Luca Ricolfi (Il Sacco del Nord, Guerini e Associati 2010) che parla di 83 miliardi all'anno di spesa pubblica trasferiti da quattro regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) al resto d'Italia, che si riducono a 30 miliardi, cifra comunque considerevole, nel caso che a ciascun cittadino italiano debba essere destinata la stessa spesa? Qualcuno può spiegarmi questa apparente contraddizione?

Mi scuso per la domanda, che è certamente banale se non stupida, ma sono totalmente digiuno di economia e, tuttavia, sono interessato al tema.

 

 

Come si concilia questa affermazione con i "calcoli" di Luca Ricolfi (Il Sacco del Nord, Guerini e Associati 2010) che parla di 83 miliardi all'anno di spesa pubblica trasferiti da quattro regioni del nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna) al resto d'Italia, che si riducono a 30 miliardi, cifra comunque considerevole, nel caso che a ciascun cittadino italiano debba essere destinata la stessa spesa? Qualcuno può spiegarmi questa apparente contraddizione?

I numeri di L.Ricolfi sono in parte diversi:

  • 83 miliardi di trasferimenti dalle Regioni che danno a quelle che prendono
  • 50 miliardi di trasferimenti in eccesso a quelli corrispondenti alla massima solidarieta' seconndo LR, ovvero spesa pubblica pro-capite uguale per tutti e indipendente dai redditi locali, uguale tasso di evasione fiscale, uguale efficienza della spesa pubblica

Quanto scrive Muraro sulla spesa pro-capite e' corretto in prima approssimazione, ma ci sono comunque differenze significative. Per fare un esempio il numero di pensioni di invalidita' in rapporto alla popolazione e' circa doppio nel Sud rispetto a quello delle Regioni attive del Nord. Inoltre i cittadini meridionali gravano in parte, per i servizi non ottenuti nelle loro Regioni, sui servizi pubblici erogati dalle Regioni efficienti.

Detto questo, i dati di Muraro sono comunque consistenti con quelli di Ricolfi. I 50 miliardi di trasferimenti ingiustificati sono composti di tre elementi

  • al Sud si evade il Fisco piu' che al Nord, questo e' il termine piu' grosso
  • al Sud la spesa pubblica pro-capite e' maggiore rispetto al Nord (relativamente piu' piccolo ma c'e')
  • al Sud la spesa pubblica e' piu' inefficiente che al Nord

L'ultimo termine corrisponde a spesa pubblica inutile/ inefficiente descritta da Muraro: se lo si corregge diminuendo i trasferimenti per farli corrispondere ai servizi effettivamente erogati (al costo standard delle Regioni efficienti) allora tale trasferimento viene azzerato, i meridionali continuano a subire minori servizi esattaemente come oggi, ma le Regioni attive non finanziano piu' lo spreco, riducendo parte dei 50 miliardi di trasferimenti ingiustificati.

In questo senso L.Ricolfi lo somma al totale dei trasferimenti ingiustificati.

Secondo Muraro si dovrebbe mantenere la spesa pubblica anche se inefficiente, magari cercando di aumentare l'efficienza di erogazione dei servizi.  Secondo la sensibilita' individuale cio' piu' essere considerato piu' o meno giustificato della prima alternativa.  In ogni caso, il terzo termine conta per circa 10-15 miliardi di Euro su 50 miliardi, quando ho tempo cerco di dare una stima di tutti e tre i termini.

Quindi la risposta veloce e' che l'argomento di Muraro si applica solo su meno di 1/3 dei 50 miliardi di Ricolfi, e trascura sia l'evasione fiscale sia le non gigantesche ma significative differenze di spesa pro-capite.

Trovate qui alcune mie riflessioni post-tenzone. 

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