Il federalismo regionale. On the road to nowhere.

21 marzo 2011 sandro brusco

Insieme al federalismo municipale, il decreto attuativo sul finanziamento delle regioni è l'altro piatto forte della supposta riforma federalista. Il decreto è  ancora in discussione, ma quanto è stato elaborato finora mostra che il nuovo modello di finanziamento delle regioni seguirà la stessa strada del nuovo modello di finanziamento dei comuni. Ossia, poche novità, poche reali responsabilità per gli enti locali e nessuna riduzione della pressione fiscale. Ancora una volta, non stiamo andando da nessuna parte.

Introduzione

Anche in questo caso voglio iniziare in modo pedante, ricordando alcuni principi di economia pubblica su cui vi è largo consenso tra gli studiosi ma che hanno trovato scarsissima eco nel dibattito politico. Nel pezzo sul federalismo municipale ho enunciato alcuni di questi principi e ho fatto la seguente affermazione, senza svilupparla ulteriormente:

... si può aggiungere un principio di carattere generale, che riguarda sia il governo centrale sia quelli locali: servizi pubblici che offrono benefici individuali (come ad esempio sanità e istruzione) dovrebbero essere il più possibile finanziati mediante tasse pagate dagli utilizzatori di tali servizi. Ovviamente interventi di carattere distributivo per favorire l'accesso a tali servizi di persone a basso reddito sono sempre possibili, ma come principio generale è bene che la redistribuzione avvenga a livello centrale.

Questo è ciò che viene normalmente chiamato, in scienza delle finanze, il "principio del beneficio". La logica è semplice. Nei casi in cui è possibile mettere in relazione un bene prodotto dal settore pubblico al consumo di un particolare individuo, allora a tale individuo dovrebbe essere richiesto di coprire il costo di produzione. Ciò evita sprechi di risorse, ossia situazioni in cui il bene prodotto costa di più del valore ottenuto dal beneficiario. Non sempre è possibile applicare questo principio, e anche quando è possibile può non essere semplice. Ciò non toglie che dovrebbe essere applicato quando possibile. Se si teme che certi beni fondamentali (sanità e istruzione sono i due esempi più ovvi) potrebbero essere preclusi a chi non ha reddito sufficiente, allora il modo giusto di intervenire è mediante redistribuzione del reddito, che può prendere la forma di accesso a prezzi più bassi ai servizi.

Va anche chiarito perché vale il criterio generale per cui è bene che le politiche redistributive, tra cui il livello di progressività della tassazione, è meglio che vengano decise a livello centrale. Vi sono due ragioni. Primo, le differenze di progressività delle aliquote tra vari enti locali (che è cosa diversa dal livello generale delle tasse) rischiano di generare fenomeni distorsivi nell'allocazione del capitale umano. In soldoni, questo significa che se un territorio sceglie un'¡imposta più progressiva per fini redistributivi rischia di vedersi scappare i contribuenti a più alto reddito. Un simile rischio lo corre anche lo stato nazionale, i cittadini ad alto reddito possono emigrare, ma in forma più attenuata: dopotutto, cambiare paese è ancora più difficile che cambiare regione. Questo rischio è probabilmente limitato nel contesto italiano, soprattutto per le regioni più grosse e per i livelli di cambiamento delle aliquote contemplati nel progetto di decreto, ma è tuttavia presente. La seconda ragione per cui le politiche redistributive è meglio vengano decise centralmente è che questo garantisce maggiori potenzialità redistributive. Dopotutto, se tutti i poveri sono nella regione A mentre tutti i ricchi sono nella regione B allora le uniche politiche redistributive possibili sono di tipo inter-regionale. Si noti che qua non si sta discutendo dell'opportunità o meno di attuare politiche redistributive. Si sta semplicemente dicendo che se si decide di farle, allora è meglio farle a livello centrale, piuttosto che a livello locale.

Vi è un ulteriore punto che vorrei aggiungere, dato che penso sia cruciale nel contesto italiano, e che riguarda l'adozione di regole rigide rispetto a regole flessibili. Anche in questo caso vi è ampio accordo tra gli studiosi sui costi e benefici dell'una e dell'altra soluzione. Le regole flessibili hanno il vantaggio di offrire maggiore spazio di manovra in caso di eventi imprevisti, mentre hanno lo svantaggio di incentivare comportamenti che causano proprio questi eventi "imprevisti". Per le regole rigide vale ovviamente l'esatto contrario.

L'applicazione al finanziamento degli enti locali è come segue. Se il finanziamento viene determinato ex post mediante negoziazione, indubbiamente ci sarà maggiore elasticità nel venire incontro a esigenze improvvise, ma si daranno incentivi agli enti locali a creare buchi di bilancio per poi reclamare il loro ripianamento. In assenza di un potere centrale forte in grado di punire con efficacia gli enti locali che si comportano in questo modo, la conseguenza inevitabile è quella di incentivare l'indebitamento degli enti locali. Regole rigide, che prevedono finanziamenti determinati ex ante e procedure automatiche e sottratte alla discrezionalità politica (questo è un punto fondamentale) per punire gli enti locali che non rispettano i vincoli di bilancio, possono evitare il problema.

Credo che vi sia abbastanza consenso sul fatto che in Italia l'incapacità di punire con sufficiente durezza gli enti pubblici che non rispettano il pareggio di bilancio sia sempre stato un problema, che a dir la verità si è sempre accompagnato al problema gemello di avere uno stato centrale incapace di determinare con sufficiente anticipo le risorse a disposizione degli enti locali. Un movimento verso regole rigide e chiare appare dunque desiderabile almeno nel contesto italiano.

Il decreto attuativo sul federalismo regionale

Cerchiamo quindi ora di valutare lo schema di decreto per il finanziamento di regioni e province (oltre che per la "determinazione di costi e fabbisogni standard nel settore sanitario"; le spese sanitarie fanno la parte del leone nei bilanci regionali, essendo pari a circa l'80% della spesa), alla luce dei principi esposti in precedenza.

A differenza del decreto sul federalismo municipale, quello sul federalismo regionale è ancora in divenire. L'ottobre scorso venne licenziata una bozza. La conferenza Stato-Regioni ha prodotto una serie di osservazioni e il consiglio dei ministri ha approvato la settimana scorsa una bozza aggiornata. Non posso fornire un link alla bozza aggiornata, anche se ne ho preso visione. Potete trovare una sua esposizione in questo articolo del Sole 24 Ore. Un commento più approfondito, sempre sul Sole, viene fatto da Massimo Bordignon. Al di là delle modifiche dell'ultima ora e delle schermaglie politiche che determineranno chi voterà o meno la versione finale del decreto, le linee principali sembrano però abbastanza chiare e scarsamente suscettibili di modifica.

Una buona base di partenza per comprendere l'impianto del decreto è data dall'audizione di Luca Antonini, presidente della Copaff, del 2 marzo scorso, che offre il seguente riassunto del provvedimento.

La fiscalizzazione dei trasferimenti statali, l'abrogazione dell'addizionale sull'energia elettrica, la nuova dimensione dell'addizione regionale all'Irpef e la conseguente eliminazione dell'aspettativa dei ripiani statali, la possibilità di ridurre fino ad azzerarla l'Irap, l'applicazione del principio della territorialità, sono soluzioni che, senza sconvolgere il quadro esistente, lo correggono e lo razionalizzano in profondità, garantendo una maggiore tracciabilità della spesa e della imposizione regionale, favorendo quindi un maggiore controllo da parte degli elettori sulle dinamiche di spesa.

La frase chiave è "senza sconvolgere il quadro esistente". Questo è un problema, perchè il quadro esistente è pessimo e andava sconvolto. Questo provvedimento offre invece correzioni al margine, che in buona misura mettono semplicemente una pezza ai provvedimenti contro le autonomie (in particolare, il blocco delle addizionali IRPEF) che hanno caratterizzato l'azione dell'attuale governo. Che poi venga favorito "un maggiore controllo da parte degli elettori sulle dinamiche di spesa" mi pare più una pia speranza che una conclusione cui si possa giungere con un'analisi spassionata del decreto, come argomenterò più in dettaglio in seguito.

Ma andiamo per ordine, e vediamo con maggiore esattezza i contenuti del decreto. In sostanza, ci sono 4 fonti principali di finanziamento delle regioni: la compartecipazione all'IVA, le addizionali IRPEF, l'IRAP e infine una serie di tasse minori regionali.

La compartecipazione IVA

Sul meccanismo di compartecipazione IVA, che viene anche usato per finanziare i comuni, vale quanto detto nel post sul al federalismo municipale: si tratta di un pessimo meccanismo, che unisce gli aspetti negativi del finanziamento decentralizzato (variabilità del gettito ed esposizione a fattori di rischio locali) agli aspetti negativi del finanziamento centralizzato (mancanza di autonomia decisionale e deresponsabilizzazione degli enti locali). Per non farsi mancare nulla, comunque, permane il regime di decisione ex post mediante negoziazione delle aliquote di compartecipazione. L'aliquota di compartecipazione infatti è regolata dall'art. 11, comma 3, che è rimasto invariato rispetto alle ultime modifiche e che afferma quanto segue:

La percentuale di compartecipazione all'IVA è stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano al livello minimo assoluto sufficiente ad assicurare il pieno finanziamento del fabbisogno corrispondente ai livelli essenziali delle prestazioni in una sola regione. Per il finanziamento integrale dei livelli essenziali delle prestazioni nelle regioni ove il gettito tributario è insufficiente, concorrono le quote del fondo perequativo di cui al comma 5 del presente articolo.

Come si vede facilmente, una bella supercazzola per dire che ci si mette d'accordo dopo, anno per anno. Ossia, si continuerà a fare come si è fatto fino ad adesso. La principale differenza, dal punto di vista retorico, sarà che si inquadrerà il discorso in termini di "soddisfacimento dei livelli essenziali delle prestazioni", un termine su cui i nostri politici mettono un gran peso ma che non può voler dire nulla di serio.

Vale la pena di guardare anche al comma 5 dell'articolo 11, che è quello che regola il fondo perequativo. Anche questo è rimasto invariato nell'ultima versione (a parte l'anticipo di un anno, al 2013, dell'inizio del fondo), e afferma quanto segue:

E' istituito, dall'anno 2013, un fondo perequativo alimentato dal gettito prodotto da una compartecipazione al gettito dell'IVA determinata in modo tale da garantire in ogni regione il finanziamento integrale delle spese di cui al comma 1 dell'art. 10 del presente decreto. Nel primo anno di funzionamento del fondo perequativo le suddette spese sono computate anche in base ai valori di spesa storica; nei successivi quattro anni devono gradualmente convergere verso i costi standard. Le modalità della convergenza sono stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per Ì rapporti con le Regioni, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Ai fini del presente comma, per il settore sanitario, la spesa coincide con il fabbisogno sanitario standard come definito ai sensi dell'articolo 21.

Il fondo perequativo in sostanza servirà ad evitare eccessive disparità nelle entrate; ciò rende la compartecipazione IVA in tutto e per tutto simile a un trasferimento operato dallo stato centrale, e così in effetti è stata usata finora. Il presunto superamento del criterio della spesa storica e la convergenza verso i costi standard appare come come una sonora presa in giro. Come si vede infatti i criteri di convergenza verranno determinati in futuro con decreto di questo, sentito quell'altro etc. etc. In sostanza, ci sarà ricontrattazione continua, anno per anno, che andrà peraltro nel calderone generale della ricontrattazoine sull'aliquota di compartecipazione. Che poi, visto come stanno le cose, è semplicemente ricontrattazione continua sui livelli dei trasferimenti centrali.

Ciò che rende tutto questo particolarmente triste e patetico è che si tratta di un film già visto. Il Dlgs. 56/2000, la legge sul finanziamento degli enti locali fatta dal centro-sinistra, conteneva già norme per il superamento del criterio della spesa storica. Andate a guardare l'art. 7 della legge, ma fatelo solo se avete un'alta tolleranza per il burocratese. Per tutti gli altri, consiglio questo rapporto della Regione Veneto del 2005, in particolare la tabella di pagina 4 che mostra la gradualità del superamento della spesa storica prevista dalla legge. In sostanza, se la legge fosse stata attuata ci dovremmo quasi essere, dato che entro il 2013 la spesa storica doveva sparire come criterio di assegnazione dei fondi. E invece siamo qua, a riproporre un'altra legge molto simile alla precedente, con un altro piano graduale che andrà incontro agli stessi fallimenti. È una previsione facile, date le norme dell'attuale decreto attuativo che, ancora una volta, rimandano le decisioni e prevedono a ogni punto rilevante ricontrattazione e decisioni politiche discrezionali. A quanto pare il fallimento della 56/2000 non ha insegnato assolutamente nulla.

Le addizionali IRPEF e l'IRAP

Anche le addizionali regionali IRPEF non sono cosa nuova, vennero introdotte nel 1997 insieme all'IRAP (art. 50 della legge 446/97). Tra i primi atti del nuovo governo (legge 93 del 27 maggio 2008) vi è stato il blocco delle addizionali, sia regionali sia comunali. Tale provvedimento, insieme all'eliminazione dell'ICI sulla prima casa, ha posto notevole pressione sulle finanze locali.

Il decreto attuativo elimina il blocco delle addizionali, permettendo in certo qual modo di tornare alla situazione precedente. L'ultima versione accoglie la richiesta delle regioni di permettere l'uso delle addizionale già dal 2011, così garantendo un immediato aumento della pressione fiscale (inevitabile, dato il modo in cui Tremonti ha gestito le finanze locali da quando si è reinsediato al ministero). Nulla di particolarmente nuovo quindi, anche se il decreto prevede, per il futuro, maggior margine di manovra per le regioni. Il decreto attuativo però contiene alcune caratteristiche che rendono questo strumento particolarmente mal disegnato. Ma andiamo per ordine.

Il livello delle addizionali IRPEF è dato dal comma 1 dell'art. 5:

A decorrere dall'anno 2011 ciascuna Regione a Statuto ordinario può, con propria legge, aumentare o diminuire l'aliquota dell'addizionale regionale all'IRPEF di base. La predetta aliquota di base è pari allo 0,9% sino alla rideterminazione effettuata ai sensi dell'articolo 2, comma 1, primo periodo. La maggiorazione non può essere superiore:
a)   allo 0,5 per cento, sino all'anno 2013;
b)   all' 1,1 per cento, per l'anno 2014;
c)   al 2,1 per cento, a decorrere dall'anno 2015.

L'aliquota di base (che sarà dello 0,9% fino al 2013 e poi sarà ricontrattata di anno in anno; si veda l'art. 2 del decreto) può in principio essere ridotta, ma di fatto questo sarà molto difficile. Svolge di fatto un ruolo sostitutivo ai trasferimenti statali e concorre anche al fondo perequativo. La vera autonomia regionale si eserciterà pertanto sulle maggiorazioni, il cui importo massimo crescerà nel tempo (non è chiaro perché). Ma anche qui si tratta di un'autonomia falsa, e per capire perché bisogna guardare al secondo comma dell'art. 5.

Resta fermo il limite della maggiorazione dello 0,5 per cento, se la Regione abbia disposto la riduzione dell'IRAP. La maggiorazione oltre lo 0,5 per cento non trova applicazione con riferimento ai titolari di redditi complessivi rientranti nei primi due scaglioni

Cominciamo dalla prima frase. L'art. 4 del decreto prevede la possibilità, ma solo a partire dal 2013, di ridurre (ma non aumentare) le aliquote IRAP ''fino ad azzerarle''. La riduzione, peraltro, non solleva le regioni dall'obbligo di contribuire al fondo perequativo di cui l'Irap è una fonte, e quindi risulterà assai improbabile. Ma ad ogni buon conto,  con una pesante ingerenza centralista, la legge impedisce alle regioni di scegliere il mix preferito tra imposizione delle persone e imposizione delle imprese: se si aumenta l'Irpef oltre lo 0,5% non si può ridurre l'Irap. Una simile misura mostra chiaramente che il governo o non capisce cosa è un federalismo serio, o lo capisce ma non ha alcuna intenzione di attuarlo.  È anche una misura inutile e stupida. La sua ratio è quella di evitare che le regioni possano abbassare le tasse sulle imprese mediante aumento delle tasse sulle persone fisiche. Ma a parte il fatto che questa decisione andrebbe lasciata alle regioni, se veramente i governatori regionali vogliono tassare i propri cittadini per favorire le imprese possono sempre farlo erogando sussidi. La differenza ovviamente è che un taglio delle tasse è chiaro, trasparente e va a beneficio di tutte le imprese, mentre i sussidi sono tipicamente opachi e decisi discrezionalmente dai politici.  È interessante leggere a questo proposito il seguente pezzo tratto dal documento che contiene le proposte di modifica del decreto dei deputati PD:

La facoltà attribuita alle Regioni di ridurre l’IRAP fino ad azzerarla è semplice propaganda, poichè non ne esistono né le condizioni né i presupposti. Altra cosa è prospettare interventi mirati per determinati settori produttivi.

È probabilmente vero che le regioni potranno far ben poco in termini di riduzione dell'Irap. Ma è veramente inquietante la successiva precisazione sugli ''interventi mirati per determinati settori produttivi''.

E veniamo alla seconda parte del comma, quella che esclude i primi due scaglioni di reddito dalla maggiorazione Irpef oltre lo 0,5%. Nell'introduzione a questo pezzo ho ricordato che esiste largo consenso tra gli studiosi sul fatto che le politiche redistributive è meglio farle a livello centrale. Questo decreto viola in modo palese tale principio, dato che permette alle regioni di isitituire maggiorazioni sopra lo 0,5% unicamente per gli scaglioni di reddito superiori ai primi due, ossia solo su chi guadagna più di 28.000 euro. L'idea è più o meno la stessa di quella che ha indotto, nel decreto sul federalismo municipale, a esentare la prima casa dall'imposizione sugli immobili: mettere al riparo gli amministratori inefficienti dall'ira che un aumento delle tasse può generare tra gli elettori, facendo in modo che la tassazione aggiuntiva ricada solo su una piccola parte dei votanti.

Per capire meglio in quale quadro quantitativo si inserisce questa normativa è utile dare un'occhiata ai dati elaborati dal ministero dell'economia sul gettito IRPEF nel 2009. Riassumo nella seguente tabella dei dati che potete trovare in modo più completo a pagina 15 della relazione linkata.

Classi di reddito Percentuale dichiaranti Percentuale del gettito
Oltre 70.000 2,98% 26,52%
35.000-70.000 10,08% 25,26%
26.000-35.000 14,24% 14,54%
meno di 26.000 72,69% 33,69%

In sostanza, esentando dalla maggiorazione i primi due scaglioni di reddito si finisce per escludere circa tre quarti dell'elettorato. Tale frazione però paga solo circa un terzo dell'imposta netta. Quindi le regioni hanno la possibilità di raccogliere comunque un gettito cospicuo imponendo le addizionali e limitando al tempo stesso l'effetto negativo sull'elettorato. Il problema sarà particolarmente accentuato nelle regioni meridionali, dove i redditi medi sono più bassi. Notare inoltre che i commi 4 e 5 permettono anche l'istituzione di detrazioni a livello regionale, accentuando quindi ulteriormente il carattere redistributivo del fisco regionale.

Su questo bisogna dare atto al PD di aver preso una posizione chiara e corretta, affermando che ''vanno cancellate le possibilità di introdurre detrazioni o differenziazioni di aliquota per scaglioni'' (pag. 5 del documento). La sciocchezza è tutta farina del sacco della Lega e del PdL. Va segnalato peraltro che la versione iniziale del decreto prevedeva che l'esclusione dei primi due scaglioni valesse solo per lavoratori dipendenti e pensionati. La mannaia dell'addizionale si abbatteva dunque inesorabile sugli artigiani e lavoratori autonomi con reddito inferiore ai 28.000 euro. Questa parte è ora sparita, ma deve aver generato qualche divertente serata di discussione nelle sezioni della Lega.

Conclusione

Ci sono tante altre cose nel decreto: finanziamento delle province, ulteriori tributi regionali e loro gestione, fabbisogni standard nel settore sanitario e varie cose ancora. Credo però che una analisi dettagliata a questo punto non sia necessaria. Da un lato questo pezzo è già fin troppo lungo e dall'altro il quadro generale non cambia gran ché. Mi limiterò quindi ad alcune considerazioni conclusive.

È ormai chiaro che il federalismo fiscale non porterà a nessun cambiamento rilevante. Il problema centrale che andava risolto era duplice: da un lato occorreva garantire agli enti locali risorse certe e stabilite con anticipo, in termini di trasferimenti e di basi imponibili; dall'altro era necessario porre fine al sistema di ricontrattazione endemica che ormai da tempo caratterizza la finanza locale, prevedendo misure drastiche ed efficaci contro gli enti locali incapaci di pareggiare i propri bilanci.

Nulla del genere appare nei decreti attuativi. Viene mantenuto il sistema della determinazione discrezionale ed ex post delle variabili chiave per la determinazione delle risorse: questo vale per la compartecipazione all'IVA, per l'aliquota base dell'addizionale IRPEF e varrà ancor di più per la determinazione di costi e fabbisogni standard. A questo punto infatti credo si sia capito che le procedure di determinazione dei costi e fabbisogni standard, indipendentemente dalla professionalità con cui verranno eseguite, saranno poi soggette alle opportune ''interpretazioni politiche''. E se questo non bastasse sono previsti interventi discrezionali sul (lunghissimo) percorso di convergenza tra spese storiche e spese standard.

Il dibattito avvenuto nei due anni che ormai ci separano dall'approvazione della legge 42/2009 è stato abbastanza scoraggiante. Gli enti locali hanno prevalentemente giocato sulla difensiva, guardando soprattutto al breve periodo e cercando di garantirsi le risorse per operare. Atteggiamento miope ma tutto sommato comprensibile, dato che il governo è più di una volta intervenuto in modo irrazionale e con tagli indiscriminati. Da parte delle forze governative è mancata qualunque leadership e qualunque visione d'insieme sulla riforma. In tal modo l'unica cosa che si è stati in grado di produrre è uno scadente compromesso al ribasso che fa poco più che riproporre le pratiche passate.

Due anni buttati via. Forse un giorno qualcuno rimetterà mano in modo sensato a questa materia cercando soluzioni che vadano al di là del populismo spicciolo e della difesa della casta. Ma al momento tale giorno appare molto, molto lontano.

78 commenti (espandi tutti)

Molto interessante. Non mi aspettavo nulla di diverso dalla nostra classe politica. Un possible typo

 

La mannaia dell'addizionale si abbatteva dunque inesorabile sugli artigiani e lavoratori autonomi con reddito inferiore ai 28.000 euro

Inferiore o superiore?

La mannaia dell'addizionale si abbatteva dunque inesorabile sugli artigiani e lavoratori autonomi con reddito inferiore ai 28.000 euro

Inferiore o superiore?

E' giusto "inferiore" come scritto, la frase va letta nel contesto.  Una prima versione delle norme sul federalismo fiscale regionale avrebbe escluso dagli aumenti del contributo IRPEF regionale i redditi imponibili dei primi due scaglioni, ma solo se dipendenti e pensionati.  Quindi avrebbero pagato tutti i redditi imponibili superiori ai due scaglioni _e_ tutti gli autonomi con redditi imponibili entro i due primi scaglioni.

I regimi delle aliquote comunali e regionali sono comulabili a piacimento? Ovvero anche se una regione ha il massimo delle aliquote/accise/addizionali i singoli comuni potranno comunque applicare la massima % anche loro?

Per es. l'IRPEF potrebbe arrivare a quasi +4% nel 2014?

I regimi delle aliquote comunali e regionali sono comulabili a piacimento? Ovvero anche se una regione ha il massimo delle aliquote/accise/addizionali i singoli comuni potranno comunque applicare la massima % anche loro?

Per es. l'IRPEF potrebbe arrivare a quasi +4% nel 2014?

Non conosco nessun limite di cumulabilita' tra IRPEF regionale e comunale.  Alla tassazione la Costituzione italiana non pone limiti. Sta agli elettori votare correttamente, altrimenti hanno quanto meritano...

Arrampicandosi sui vetri, si può sperare che l'incremento dell'IRPEF locale comporti una riduzione equivalente, o più, dell'IRPEF centrale?

Nel breve periodo sicuramente no. Il decreto sul federalismo municipale consente ai comuni di imporre un'addizionale dello 0,4% con effetto retroattivo dal 2010. Il decreto sul federalismo regionale, se approvato nella presente forma, consentirà alle regioni di imporre l'addizionale dello 0,5% dal 2011. Dato che non è stato preso alcun provvedimento di riduzione dell'Irpef statale, il risultato netto per quest'anno è sicuramente un aumento dell'imposizione.

Cosa succederà nel più lungo periodo, o più concretamente a partire dal 2013, dipende dall'evoluzione della spesa. Io non vedo alcun elemento in questa riforma che possa favorire una riduzione della spesa pubblica. L'enfasi posta su costi standard, superamento dei costi storici etc. è la stessa che si ritrovava nel Dlgs 56/2000, che è fallito miseramente. Dato che i meccanismi son rimasti gli stessi, prevedo che le conseguenze saranno le stesse. Ossia, un altro fallimento.

Cambiare quasi nulla per peggiorare tutto.

Sandro, intanto grazie come al solito per la limpidezza della tua analisi.

Ti chiedo però  l'opinione su una questione che mi pare centrale per comprendere le ragioni di una scelta di federalismo "fasullo". Sia nel caso del federalismo municipale che di quello regionale, tu e altri commentatori (su La Voce, ad esempio), spiegate come 'sto federalismo in salsa verde-azzurra non raggiunga l'obiettivo dichiarato di responsabilizzare e dare i giusti incentivi agli enti di governo territoriale.

Vi è, tuttavia, un secondo obiettivo dichiarato della lega (magari non in parlamento o nei documenti ufficiali, ma nei loro comizi padani, altrochè!): "le tasse del nord devono restare al nord". Mi pare che questo secondo obiettivo, invece, possa benissimo essere perseguito con gli strumenti che si stanno affinando. Sbaglio? Che poi ciò avvenga attraverso meccanismi stabiliti a livello centrale, a questi in fondo può anche importare poco.

Certo, in che misura il "federalismo" porterà a modifiche sostanziali dei flussi di risorse nord-sud non è lecito prevederlo, dato che pochino si sa sull'entità e sulle modalità di gestione di fondi perequativi e roba del genere. Come puntualizzi benissimo, la cosa sarà affidata a successive negoziazioni. Btw, questa mi pare una soluzione strategicamente "intelligente" per tranquillizzare gli amici berlusconiani che governano al sud o, comunque, in regioni più povere: mentre al nord rimarranno più soldi ("le tasse del nord", appunto), al sud redistribuiranno di più a chi vorranno loro, facendo pagare di più la redistribuzione, again, a chi vorranno loro.

 

Certo, in che misura il "federalismo" porterà a modifiche sostanziali dei flussi di risorse nord-sud non è lecito prevederlo, dato che pochino si sa sull'entità e sulle modalità di gestione di fondi perequativi e roba del genere. Come puntualizzi benissimo, la cosa sarà affidata a successive negoziazioni. Btw, questa mi pare una soluzione strategicamente "intelligente" per tranquillizzare gli amici berlusconiani che governano al sud o, comunque, in regioni più povere: mentre al nord rimarranno più soldi ("le tasse del nord", appunto), al sud redistribuiranno di più a chi vorranno loro, facendo pagare di più la redistribuzione, again, a chi vorranno loro.

Però questo mi sembra un "desiderata", non c'è nulla che lasci pensare che le cose andranno effettivamente così. Inoltre, e qui chiedo lumi a superSandro, al momento non direi che le "tasse del nord" rimangono al nord; ma che le "nuove" tasse introdotte rimarrano al Nord. Non è proprio la stessa cosa e, soprattutto, non credo susciterà lo stesso entusiasmo in chi, quelle tasse, le dovrà pagare.

al momento non direi che le "tasse del nord" rimangono al nord; ma che le "nuove" tasse introdotte rimarrano al Nord

E' proprio di questo che non sono convinto: al lordo di redistribuzioni "perequative" e in misura ancora non chiara, le regioni saranno in parte finanziate col gettito prodotto nelle regioni stesse (IVA etc.)

Mah a leggere quel che ha scritto Sandro sulla redistribuzione IVA sembrerebbe che faccia parte dei "desiderata":

Come si vede facilmente, una bella supercazzola per dire che ci si mette d'accordo dopo, anno per anno. Ossia, si continuerà a fare come si è fatto fino ad adesso. La principale differenza, dal punto di vista retorico, sarà che si inquadrerà il discorso in termini di "soddisfacimento dei livelli essenziali delle prestazioni", un termine su cui i nostri politici mettono un gran peso ma che non può voler dire nulla di serio.

Certo, ma il mio punto era un altro. Sandro, giustamente, analizza la proposta di riforma dal punto di vista dei diversi incentivi che essa (non) fornirebbe a chi governa. E da questo punto di vista, sostiene lui, nulla o, quantomeno, nulla di sostanziale cambia.

Io, invece, mi chiedo se il gioco "fiscalizzazione dei trasferimenti statali" + negoziazione + perequazione non sia stato appositamente disegnato per favorire/consentire "dal centro" modifiche rilevanti all'allocazione delle risorse tra diverse regioni.

Ciao Marco. In realtà non ho una risposta molto migliore di quella che tu già prefiguri: i meccanismi effettivi di redistribuzione dipenderanno dai fondi perequativi e dalle negoziazioni successive, per cui al momento è difficile dire alcunché. Fammi aggiungere un paio di cose però.

1) In tutta franchezza non vedo niente di strano o drammatico nel fatto che la Lega cerchi di portare più soldi nei territori in cui raccoglie voti. Fa parte della normale dialettica politica, in Italia e altrove. La CiU cerca di portare i soldi in Catalunya, il senatore del Nebraska cerca di portare i soldi in Nebraska, i politici del meridione italiano cercano di portare i soldi al sud. Ci sta benissimo che la Lega provi a portare soldi al Nord.

La Lega però sembra avere un drammatico problema di cultura economica, che in questa vicenda della riforma federalista è emerso con violenza. Questa mancanza di cultura, oltre a generare occasionalmente buon umore, ha portato la Lega a delegare le decisioni in questa area, comprese quelle sui decreti attuativi del federalismo, a Voltremont. Questo è un problema, perché la cultura (o forse meglio ''visione del mondo'', perché cultura è eccessivo) di Voltremont è quella di un craxiano dirigista e accentratore profondamente e nettamente contrario non solo all'autonomia delle regioni e degli enti locali ma all'autonomia della società civile dalla politica in generale. E questo si vede e si manifesta concretamente nelle pessime norme di cui è infarcita la legge. A chi, se non a un centralista incallito, può venire in mente di dare alle regioni addizionale irpef e irap ma poi mettere vincoli del tipo ''se abbassi una non puoi alzare l'altra''? A chi, se non a un centralista incallito, viene in mente di usare regioni e comuni come terminali delle politiche redistributive decise a livello centrale, come nel caso dell'esenzione della prima casa dalle tasse comunali e dei primi due scaglioni di reddito per le addizionali regionali? Se nella Lega ci fosse qualcuno che, oltre a preoccuparsi (giustamente, ripeto) di portare soldi a casa propria capisse anche qualcosa di federalismo queste cazzate non sarebbero state scritte. Possibile che debbano farselo dire dal PD che il finanziamento degli enti locali non è l'ambito giusto per attuare politiche redistributive?

2) Nelle discussioni relative a questa legge, così come a tante altre, credo che sia inteso abbastanza bene tra i politici italiani che le uniche cose che contano son quelle per il breve periodo, e che tanto poi si riduscuterà tutto. Se guardi alle cose di cui si è concretamente discusso, e di cui si continua a discutere per raggiungere compromessi, l'enfasi è sempre sui finanziamenti che arriveranno nel 2011 (o 2010, come è stato il caso dell'addizionale irpef dei comuni). Poche volte si parla del 2012, nessuno litiga sul lungo periodo. Logico, dato che tutti sanno che quello che verrà scritto sui finanziamenti che dovrebbero convergere ai  costi standard tra sette anni circa è irrilevante e non varrà la carta su cui è scritto. Quindi starsi ad arrovellare tanto su quello che succederà nel più lungo periodo è inutile. Sarà determinato dagli equilibri politici futuri; non può che essere così, quando i politici son così codardi da far iniziare gli effetti della riforma solo ... nella prossima legislatura.

La conclusione è che la Lega ha fallito anche nell'obiettivo limitato di portare più soldi al nord. Per il 2011 si ripeterà più o meno quando si è fatto nel passato. Tra l'altro, il fabbisogno sanitario verrà determinato ancora guardando ai costi storici. Nel futuro, chi vivrà vedrà, ma questa legge sarà largamente irrilevante.

Nel futuro, chi vivrà vedrà, ma questa legge sarà largamente irrilevante.

Al fine del federalismo ok è chiaro, ma anche per quanto riguarda la pressione fiscale sarà irrilevante?

Direi di sì. Nel lungo periodo la pressione fiscale sarà determinata dalla spesa primaria e dai tassi d'interesse sul debito. Questa legge non incide sulla spesa primaria. Teoricamente dovrebbe farlo attraverso i costi standard, ma è abbastanza evidente a questo punto che non verrà fatto nulla di serio e che è tutto demandato alle negoziazioni future; si ripeterà l'esperienza del Dgls. 56/2000.

Giusto per essere chiari, l'aumento della pressione fiscale che questi provvedimenti inducono nell'immediato non è altro che il logico effetto del blocco di addizionali e trasferimenti avvenuti tra il 2008 e il 2010, in assenza di alcun provvedimento di taglio della spesa. Come fa quasi sempre, Voltremont ha messo una pezza ridicola nel breve periodo creando un più grosso problema nel lungo; stessa storia dello scudo fiscale, se vogliamo. Il fatto è che ormai il lungo periodo arriva sempre più rapidamente. In questo caso son bastati un paio d'anni.

Come fa quasi sempre, Voltremont ha messo una pezza ridicola nel breve periodo creando un più grosso problema nel lungo; stessa storia dello scudo fiscale, se vogliamo

o dei  i condoni, reiterati a ogni legislatura.

A chi, se non a un centralista incallito, può venire in mente di dare alle regioni addizionale irpef e irap ma poi mettere vincoli del tipo ''se abbassi una non puoi alzare l'altra''?

Tra Tremonti e Calderoli e centro-sinistra pero' e' una bella gara.

Dalla bozza di decreto attuativo di federalismo fiscale elaborata sotto l'alto magistero dei sottomenzionati noti figuri del centro-sinistra:

SULLA INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (PRODI)
SULLA PROPOSTA DEL MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (PADOA SCHIOPPA)
DI CONCERTO CON IL MINISTRO PER GLI AFFARI REGIONALI E LE AUTONOMIE LOCALI (LANZILLOTTA)
CON IL MINISTRO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO E LE RIFORME ISTITUZIONALI (CHITI)
E CON IL MINISTRO DELL’INTERNO (AMATO)
Delega al Governo in materia di federalismo fiscale Presentato il 29 settembre 2007

puoi leggere:

In armonia con il dettato costituzio-
nale, il sistema di finanziamento degli enti
decentrati individua nei tributi regionali e
locali e nelle compartecipazioni ai tributi
erariali
la fonte primaria di finanziamento
delle funzioni ad essi attribuite.

Quindi l'idea doppiamente sbagliata di attribuire agli enti locali compartecipazioni di tributi statali viene dal centro-sinistra, che per essere sicuro di far danni l'ha anche scolpita nel "dettato costituzionale".

Il presente
disegno di legge di delega definisce il
quadro istituzionale dei rapporti finanziari
tra i vari livelli di governo e fissa i criteri
generali per l’avvio di un percorso gra-
duale che restituisca razionalita alla di-
stribuzione delle risorse, rendendola coe-
rente con le misure oggettive dei fabbiso-
gni e con il costo standard delle presta-
zioni erogate. Affinche le potenzialita

da cui si legge che il "costo standard" e' un elemento proposto in primo luogo dal centrosinistra

Le norme della manovra di bilan-
cio aventi ricadute sulla finanza regionale
e locale, che oggi confluiscono nel disegno
di legge finanziaria, troveranno in futuro
collocazione in un disegno di legge pre-
sentato nel mese di giugno, previa una fase
di confronto e di valutazione congiunta
con le regioni, le province e i comuni. Esso

da qui si vede che e' stato il centro-sinistra, e non Tremonti, a stabilire per primo che ci debba essere concertazione tra Stato centrale ed enti locali per la ripartizione / assegnazione delle risorse degli enti locali.

   5.6. Per le regioni le fonti di finanzia-
mento, oltre ai tributi propri attuali e alla
compartecipazione al gettito dell’imposta
sul valore aggiunto (IVA), comprendono
una compartecipazione al gettito dell’im-
posta sul reddito delle persone fisiche
(IRPEF), insieme o alternativamente a
un’addizionale regionale alla medesima
IRPEF.

Does it ring a bell?  Tutto opera del centro-sinistra.

     5.7. Per le regioni si garantisce il fi-
nanziamento integrale
(sulla base di costi
standard
o di indicatori di fabbisogno
finanziario) delle prestazioni essenziali
concernenti i diritti civili e sociali (sanita
e assistenza), del trasporto pubblico di
competenza regionale e delle spese ricon-
ducibili a funzioni fondamentali dei co-
muni di dimensioni demografiche minori.
Il finanziamento dei fabbisogni standard
per tutte le regioni e garantito da un
Fondo perequativo alimentato dalla fisca-
lita generale
.

Anche qui il centro-sinistra ha spianato la strada, lasciando pochi margini a Tremonti e Calderoli di aggiungere ulteriori stupidaggini, se non in dettagli minori.

Notare che il centro-sinistra ha preventivamente indicato che praticamente tutta la spesa locale, quindi sanita', istruzione e anche trasporto locale, rientra nei "livelli essenziali", e come chiaramente scritto sopra, tutte le risorse per i livelli essenziali sono 100% perequate.  Questo e' il federalismo del centro-sinistra, prima ancora che di Tremonti e Calderoli.

   5.8. Per la parte residua delle spese
regionali
, la perequazione e' basata in
modo trasparente sulla capacita fiscale. Il
Fondo perequativo, per questa compo-
nente, e alimentato da una parte del
gettito della compartecipazione all’IRPEF
di competenza delle regioni con maggiore
capacita' fiscale.

Qualcuno avrebbe potuto pensare, OK i livelli essenziali ovvero il 95% della spesa, e' 100% perequato, ma per il restante 5% verra' data autonomia e responsabilita' alle  regioni?  No, siamo in Italia, uno dei Paesi piu' stupidi del mondo, e questi sono i campioni del centro-sinistra italiano, una delle formazioni politiche piu' stupide, incompetenti e disoneste del mondo, per cui, ovvio, anche "la parte residua" non essenziale va perequata il piu' possibile, che diamine, vuoi che manchino i soldi per la pelle umana delle poltroncine del Parlamento della Basilicata? No, da Roma arrivano i soldi anche per quello, perequati, cosi' sia a Bolzano che a Potenza si possono pagare i parrucchieri del parlamento provinciale con salari principeschi all'italiana.

     5.10. Riguardo alle fonti di finanzia-
mento degli enti locali, per i comuni viene
rafforzata la compartecipazione dinamica
all’IRPEF gia introdotta dalla legge 27
dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria
2007). Per le province e prevista la pos-
sibilita di un’analoga compartecipazione,
unitamente o in alternativa alla trasfor-
mazione dell’imposta sui premi delle as-
sicurazioni obbligatorie della responsabi-
lita civile per i danni causati dalla circo-
lazione dei veicoli e dei natanti in tributo
proprio.

Anche per Comuni e Province compartecipazione a tutto spiano da tributi statali, "dinamica" cosi' si puo' aggiustare con concertazione massimizzando gli effetti negativi e l'azzeramento di ogni principio virtuoso del federalismo.  Invenzione di Tremonti e Calderoli?  Per niente: tutto inventato, scritto (e costituzionalizzato, a momenti), dal centro-sinistra.

     c) il coordinamento dinamico delle
fonti di copertura
che consentono di fi-
nanziare integralmente
le funzioni pubbli-
che attribuite alle regioni, alle citta me-
tropolitane, alle province e ai comuni
viene disciplinato con legge dello Stato;

Altra invenzione del centro-sinistra: autonomia finanziaria degli enti locali sostanzialmente azzerata a favore della discrezionalita' dello Stato centrale.  Anche qui hanno lasciato pochi margini a Tremonti e Calderoli per fare peggio, molto pochi.

Altra perla, originale contributo del centro-sinistra e' questa:

     c) una quota del Fondo perequativo e  `
ripartita tra le regioni di minore dimen-
sione demografica; tale quota e ripartita in
funzione inversa rispetto alla dimensione
demografica stessa.

Si sa che in Italia le Regioni piu' sprecone e inefficienti sono quelle piu' piccole.  Cosa fa il centro-sinistra? Gli da' piu' soldi per legge, incentivando la frammentazione fra l'altro.

Alberto, io non penso e non ho mai detto che il centrosinistra abbia offerto buone idee in termini di federalismo. Detto questo, il giochino di dare la colpa al centrosinistra di quello che fanno Tremonti e Calderoli mi pare un po' puerile. Non esiste nulla, nulla, che obblighi il centrodestra a replicare le cazzate del centrosinistra, sia esso in tema di compartecipazioni o altro. Anche il dettato costituzionale del 2001 è più inutile e confuso che dannoso. Era ed è ancora, se solo lo si vuole, perfettamente possibile fare una buona legge sul federalismo fiscale, anche a costituzione vigente. Se non la si fa la colpa è interamente dell'attuale governo e maggioranza parlamentare, inutile girarci intorno e cercar scuse.

il giochino di dare la colpa al centrosinistra di quello che fanno Tremonti e Calderoli mi pare un po' puerile. Non esiste nulla, nulla, che obblighi il centrodestra a replicare le cazzate del centrosinistra

Non ho scritto che il CS ha colpa delle gesta di Tremonti e Calderoli, ho scritto che il CS ha per primo elaborato e scritto praticamente tutte le stupidaggini presenti nei decreti di Calderoli che tu scrivi sono poi opera di Tremonti.

Hai ragione che il CD non e' obbligato a seguire le stupidaggini del CS, tuttavia ti ricordo che Calderoli ha cercato di elaborare norme condivise da tutti, tanto che in una prima fase IDV ha votato a favore e il PD si e' astenuto.  Calderoli ha scelto, dopo la bruciatura fel 2006, di ricercare col massimo sforzo il consenso di tutti, delle opposizioni come degli Enti locali.

Non si puo' - come fai tu - affermare che Tremonti e Calderoli hanno ideato in prima persona questa congerie di norme ridicole, viziose e statal-centraliste (eccettuati i pochi punti positivi sebbene statal-centralisti che ho elencato diverse volte).  La congerie di norme stupide e' stata messa per iscritto in primo luogo dal PD, che ne aveva fissato in precedenza il "dettato costituzionale", e costituisce il distillato che sgorga dalla parte maggioritaria della classe politica italiana, incluso il CS e gli enti locali.  Quelli che ne sono rimasti fuori, ad esempio l'UDC, sono se possibile ancora peggio.

Anche il dettato costituzionale del 2001 è più inutile e confuso che dannoso. Era ed è ancora, se solo lo si vuole, perfettamente possibile fare una buona legge sul federalismo fiscale, anche a costituzione vigente.

Non sono per nulla d'accordo.  Ci sono stati dei buontemponi (ma con titoli accademici se ricordo bene) che hanno argomentato per iscritto che con la Costituzione dell'Ulivo non e' costituzionamelmente possibile alcuna forma di federalismo o autonomia, ma solo il centralismo perfetto ed assoluto.  Ma anche lasciando perdere i buontemponi, che se non erro hanno lasciato le loro opere su lavoce.info, la costituzione dell'Ulivo dice:

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.

Come leggi, la "fissa" della compartecipazione al gettito di tributi erariali l'hanno costituzionalizzata!  Se tu non la realizzi, avrai lagne per secoli da politici, sindacalisti e tromboni assortiti che "la costituzione non e' attuata".  Sommando tributi propri e fondo perequativo gli enti locali devono per Costituzione aver finanziate "integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite". Chi stabilisce le funzioni pubbliche attribuite? Lo Stato centrale (art. 117, comma m, determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;).

Quindi il "federalismo" dell'Ulivo, scolpito nella Costituzione, prevede

  1. lo Stato centrale fissa i livelli essenziali delle prestazioni pubbliche
  2. lo Stato centrale con fondo perequativo assicura i soldi necessari a tutti

Come si e' visto nella bozza dell'Ulivo, i livelli essenziali corrispondono praticamente a tutta la spesa pubblica.  Rimane fuori, per decenza, probabilmente solo lo stipendio del parrucchiere dei parlamenti locali, ma come hai letto anche i fondi per le funzioni non essenziali vanno comunque perequati per assicurare il barbiere provinciale iperpagato da Bolzano a Trapani.  Federalismo totalmente azzerato, con beffa.  Il dettato costituzionale e' praticamente incompatibile con un federalismo virtuoso e responsabile, non ci sono storie.

 

Resto della mia opinione. L'art. 119 è inutile e confuso, ma in nessun modo impedisce di fare una buona legge. Le compartecipazioni si possono ridurre al minimo, il fondo perequativo si può fare in modo assai più rigido ed evitando la ricontrattazione continua, etc. etc. E in nessun modo il dettato costituzionale implica cose come l'esclusione della prima casa, dei primi due scaglioni, o il legame tra Irpef e Irap. Sono tutte pessime scelte che si potevano tranquillamente evitare. Non cerchiamo scuse, per favore.

Resto della mia opinione. L'art. 119 è inutile e confuso, ma in nessun modo impedisce di fare una buona legge. Le compartecipazioni si possono ridurre al minimo, il fondo perequativo si può fare in modo assai più rigido ed evitando la ricontrattazione continua, etc. etc.

Certo, i politici italiani poi sono maestri nel fare strage dello spirito delle leggi, anche costituzionali (pensiamo all'obbligo di copertura delle leggi di spesa pubblica).  Rimane che poi, pero', devi anche convincere una larga maggioranza ... in Italia.

E in nessun modo il dettato costituzionale implica cose come l'esclusione della prima casa, dei primi due scaglioni, o il legame tra Irpef e Irap. Sono tutte pessime scelte che si potevano tranquillamente evitare. Non cerchiamo scuse, per favore.

Questi sono, e' vero, alcuni dei contributi originali del CD, non cerco scuse, ci mancherebbe.  Mi sembrano trascurabili nel contesto dell'impianto complessivo delineato dalla costituzione e dalla bozza di decreti attuativi del CS.  Pensa alla "compartecipazione dei tributi erariali" messa in Costituzione!  Credo non esista al mondo un Paese piu' stupido dell'Italia, stupidaggini del genere credo sarebbero capaci di evitarle anche dove vivono in media con un dollaro al giorno.

A dir la verità credo che il meccanismo della compartecipazione sia stato copiato dalla Germania, dove pure è in costituzione. Ho trovato solo questo con una veloce ricerca ma dovrebbero esserci fonti più autorevoli. Giusto per essere chiari, questo non la rende una buona idea.

Sono in disaccordo sul fatto che siano cose minori. Se la tassazione locale esclude una maggioranza degli elettori il meccanismo di controllo mediante voto va a farsi benedire.

A dir la verità credo che il meccanismo della compartecipazione sia stato copiato dalla Germania, dove pure è in costituzione. Ho trovato solo questo con una veloce ricerca ma dovrebbero esserci fonti più autorevoli. Giusto per essere chiari, questo non la rende una buona idea.

Bisogna dare atto ai politicanti di sinistra che sono riusciti a trovare la norma piu' stupida della Costituzione tedesca e a importarla in Italia. Ci vuole del talento. Non potevano importare la sfiducia costruttiva, non potevano importare in Italia la norma costituzionale tedesca che limita al 50% del reddito il prelievo fiscale complessivo, altrimenti rischiava lo stipendio di 150mila euro all'anno il parrucchiere di Montecitorio, non gli e' venuto in mente che sarebbe una buona cosa, come in Germania, richiedere la maggioranza del 75% degli iscrittti ai sindacati per proclamare lo sciopero, altrimenti Bertinotti non gode, non hanno mica preso atto che i salari pubblici nella Germania dell'Est sono piu' bassi che nell'Ovest, ci mancherebbe.  L'incompetenza e la dannosita' del centrosinistra italiano hanno trovato l'ennesima conferma, e costituzionale perdipiu'.

Scusa Alberto ma non penso tu sia leghista o federalista : tu sei , legittimamente , solo contro il csx.

Tutto il male che c'è in Italia è colpa del csx : gli altri che hanno governato , con maggioranze più solide , più coese , più omogenee almeno un anno in più invece di governare si sono applicati solo a far emergere i misfatti del csx.

Di questo passo non c'è nulla da fare o sperare.

Ed io , ingenuo , che pensavo che l'alternanza servisse a correggere gli errori della maggioranza precedete

Scusa Alberto ma non penso tu sia leghista o federalista : tu sei , legittimamente , solo contro il csx.

Essere contro il centro-sinistra e' ortogonale rispetto ad essere federalista o centralista, un fatto non esclude l'altro.

Tutto il male che c'è in Italia è colpa del csx : gli altri che hanno governato , con maggioranze più solide , più coese , più omogenee almeno un anno in più invece di governare si sono applicati solo a far emergere i misfatti del csx.

Ma questo lo scrivi tu, probabilmente perche' non hai altri argomenti per criticare le mie posizioni.  Dove avrei scritto una cosa del genere?  Invece di fare polemichette inconcludenti, non molto tempo fa ho preso i dati Eurostat, ho calcolato la differenza di crescita dell' Italia rispetto a Francia e Germania, e ho trovato che con buona approssimazione CS e CD hanno compiuto danni simili almeno alla crescita economica dell'Italia.  Il grafico lo trovi anche su questo blog.

Di questo passo non c'è nulla da fare o sperare.

Le mie speranze e aspettative sono vicinissime allo zero assoluto, per limitare l'entita' delle future sicure delusioni.  Invidio gli italiani che non hanno capito nulla del loro Paese e che si illudono che eliminato Berlusconi e messo Prodi al suo posto possa cambiare qualcosa in meglio. E' molto piu' complicato di cosi'.

In più la Costituzione parla di compartecipazioni e tributi propri.Sia una legge in cui la compartecipazione rappresenti il 5% degli introiti ed i tributi propri il 95% sia una che inverta le due percentuali sono diversissime ma entrambe coerenti con la Costituzione.

E' invece un fatto che il primo atto di Tremonti sia stato proprio cancellare il 70% di un tributo proprio esistente ( ICI )

 

 5.6. Per le regioni le fonti di finanzia-
mento, oltre ai tributi propri attuali e alla
compartecipazione al gettito dell’imposta
sul valore aggiunto (IVA), comprendono
una compartecipazione al gettito dell’im-
posta sul reddito delle persone fisiche
(IRPEF), insieme o alternativamente a
un’addizionale regionale alla medesima
IRPEF.

In tutta franchezza non vedo niente di strano o drammatico nel fatto che la Lega cerchi di portare più soldi nei territori in cui raccoglie voti. Fa parte della normale dialettica politica, in Italia e altrove.

Concordo, mai detto il contrario. Se l'ho lasciato intendere, me ne scuso. Ero semplicemente alla ricerca di un razionale di questa riforma che andasse al di là del mero marketing politico: non solo "abbiamo fatto il federalismo", ma anche "abbiamo reso possibile che le tasse del nord restino [almeno in misura un po' magiore di quanto avviene adesso] al nord".

Ehi, almeno c'ho provato! :p

La conclusione è che la Lega ha fallito anche nell'obiettivo limitato di portare più soldi al nord. Per il 2011 si ripeterà più o meno quando si è fatto nel passato. Tra l'altro, il fabbisogno sanitario verrà determinato ancora guardando ai costi storici. Nel futuro, chi vivrà vedrà, ma questa legge sarà largamente irrilevante.

L'obiettivo "limitato" temo sia tale solo per noi... non per loro. Vedremo comunque cosa succederà - se questo governo sarà ancora in piedi - per il bargaining  2012. Continuo a sospettare (senza voler dire che ciò sia un male a priori) che nel gioco della redistribuzione ci sarà qualcuno che ci guadagna un po' e quialcuno che un po' ci perde.

(Thanks, as usual!)

Cosa succederà nel più lungo periodo, o più concretamente a partire dal 2013, dipende dall'evoluzione della spesa. Io non vedo alcun elemento in questa riforma che possa favorire una riduzione della spesa pubblica. L'enfasi posta su costi standard, superamento dei costi storici etc. è la stessa che si ritrovava nel Dlgs 56/2000, che è fallito miseramente. Dato che i meccanismi son rimasti gli stessi, prevedo che le conseguenze saranno le stesse. Ossia, un altro fallimento.

Concordo che tutto l'impianto normativo della riforma segue la ridicola tradizione statal-centralista italiana, codificata anche nella pessima costituzione sedicente federale dell'Ulivo/2001, e proprio non vedo come le norme - di per se' stesse - possano incentivare l'efficienza della spesa pubblica, salvo dettagli che mi sembrano marginali. Del resto non c'era da star tranquilli nemmeno se, per assurdo, le norme fossero state ben congegnate, perche' e' nella cultura e nella tradizione italiana fregarsene delle leggi e quantomeno del loro spirito, al fine di applicarle in maniera distorta ai nemici ed interpretarle al meglio per gli amici, come e' accaduto ad esempio per il principio costuzionale che per ogni legge di spesa deve esserci indicata appropriata copertura finanziaria, che ha portato ad uno dei maggiori debiti pubblici del mondo, nel sostanziale disinteresse della magistratura sia costituzionale che ordinaria, per non parlare degli elettori.

L'enfasi posta su costi standard, superamento dei costi storici etc. è la stessa che si ritrovava nel Dlgs 56/2000, che è fallito miseramente.

Sul fatto che l'enfasi sia la stessa, sono in netto disaccordo.  L'enfasi e' molto maggiore oggi, sia per merito della LN sia per merito di L.Antonini, che con una buona determinazione ha anche cercato di esaminare e quantificare i bilanci degli enti locali. Parlo soprattutto di enfasi nei mezzi di comunicazione: dei costi standard si sono occupati i giornali di opposizione e di maggioranza, si sono occupati i politici meridionali preoccupati di preservare i trasferimenti statali, si sono occupati esperti di opposizione come quelli de lavoce.info. Non ricordo alcuna enfasi comparabile nel 2000.

Inoltre le norme approvate prevedono sanzioni serie contro gli amministratori locali responsabili di dissesti finanziari che ugualmente non ricordo nel 2000.  Si tratta di una norma statal-centralista, ma in assenza di elettori alfabetizzati che siano capaci di votare decentemente, e' meglio di nulla.

Infine e' stato fatto del lavoro, di cui mi riservo di vedere i risultati in futuro, per obbligare gli enti locali a redigere bilanci secondo schemi uniformi e quindi confrontabili.  Anche su questo tema non ricordo nulla nel 2000.

Quindi ci sono degli elementi positivi, pur complessivamente di mediocre qualita' e tutti dipendenti da un'improbabile saggezza di chi governa dal centro.  Quale sara' il risultato?  Fare peggio di come e' stata amministrata l'Italia finora e' difficile, ma sono sicuro che la Casta ci provera'.  In ogni caso gli elementi un minimo seri e onesti del personale politico italiano almeno ora possono parlare e agire perche':

  • i costi della spesa pubblica locale siano quantificati in maniera trasparente e i trasferimenti statali tendano a coprire qualcosa di simile ai costi standard piuttosto che gli sprechi e le ruberie storiche
  • gli amministratori locali che mandano in rovina le finanze locali per garantirsi consenso vengano espulsi dalla politica, se possibile con uno scarpone chiodato

Non ho dubbi invece sul fatto che gli elementi piu' stupidi e disonesti del personale politico italiano agiranno per rimuovere dalle norme approvate e in approvazione i pochi elementi positivi, per non applicarli, e per abusare quanto piu' possibile delle norme e soprattutto della incompetenza e disonesta' del governo centrale per continuare ad usare la spesa pubblica per comperare consenso e per arricchimento personale. Tutto ovviamente senza nemmeno pensare, anzi senza nemmeno essere capaci di pensare a norme che realizzino un assetto di federalismo competitivo e virtuoso che sarebbe utile (pur essendo anticostituzionale, perche' la Costituzione dell'Ulivo secondo me non lo permette).

noltre le norme approvate prevedono sanzioni serie contro gli amministratori locali responsabili di dissesti finanziari che ugualmente non ricordo nel 2000.  Si tratta di una norma statal-centralista, ma in assenza di elettori alfabetizzati che siano capaci di votare decentemente, e' meglio di nulla.

 

e' nella cultura e nella tradizione italiana fregarsene delle leggi e quantomeno del loro spirito, al fine di applicarle in maniera distorta ai nemici ed interpretarle al meglio per gli amici

inoltre le norme approvate prevedono sanzioni serie contro gli amministratori locali responsabili di dissesti finanziari che ugualmente non ricordo nel 2000.  Si tratta di una norma statal-centralista, ma in assenza di elettori alfabetizzati che siano capaci di votare decentemente, e' meglio di nulla.

e' nella cultura e nella tradizione italiana fregarsene delle leggi e quantomeno del loro spirito, al fine di applicarle in maniera distorta ai nemici ed interpretarle al meglio per gli amici

Mi sembra una replica un po' puerile e piu' adatta ad un talk show all'italiana piuttosto che ad un blog dove qualcuno cerca di discutere seriamente.

Assolutamente no

Tu hai , a ragione , la massima sfiducia nella capacità della classe politica italiana  di attenersi alle regole che essa stessa ha prodotto.

Confidi invece in un comportamento diverso verso quelle regole che a te farebbe piacere fossero rispettate.

Tu hai , a ragione , la massima sfiducia nella capacità della classe politica italiana  di attenersi alle regole che essa stessa ha prodotto.

Confidi invece in un comportamento diverso verso quelle regole che a te farebbe piacere fossero rispettate.

Non confido per nulla.  Come ho gia' spiegato piu' volte ritengo che non ci siano realistiche possibilita' di soluzione "centralista" del problema della spesa pubblica al Sud in cambio di consenso politico, l'unica diga verso questa pratica incentivata dalla struttura centralista e invasiva dello Stato italiano in un Paese diseguale puo' essere una secessione o una minaccia di secessione da parte di elettori del Nord Italia che riescano a vedere oltre il mondo delle favole in cui ora vivono.

Siccome la perspicacia e l'istruzione di elites e masse del nord sono piuttosto carenti, mi aspetto anche che un tale risveglio potra' solo avvenire come conseguenza di un significativo peggioramento delle loro condizioni materiali. La crisi ha contribuito ad avvicinare quel momento, ma non so quando ci arriveremo.  E' anche possibile che il declino continui indefinitamante, una delle ipotesi sul futuro dell'Italia da parte di L.Ricolfi se ricordo bene.  In ogni caso il risveglio dal mondo delle favole sara' parecchio confuso e non e' detto che produca solo conseguenze positive.  Il mondo e' pieno di Stati falliti che continuano a ripetere i propri errori, anzi sintomo tipico degli Stati falliti e' un culto ottuso e ingiustificato delle proprie tradizioni e della propria presunta grandezza.

Sandro, un punto che mi viene in mente leggendo il post. Tutto questo peso sulla contrattazione ex-post ha ovviamente gli effetti aggregati negativi di cui parli - ma ha un altro effetto ovvio: espande enormemente il ruolo della politca - lega gli amministratori locali a quelli centrali - favorisce insomma l'ulteriore sviluppo di quel sottobosco di amministratori locali che sono votati in virtu' dei loro rapporti con quelli centrali. Bassolino, Moratti docent.

Hai ragione.

Ironicamente, porta l'Italia indietro agli anni '80 (diciamo, pre elezione diretta dei Sindaci), quando la carriera di questi era legata al saper contratatre (i trasferimenti) col centro. Esattamente il periodo che per reazione ha visto nascere la Lega lombarda. La chiusura di un cerchio?

Ironicamente, porta l'Italia indietro agli anni '80 (diciamo, pre elezione diretta dei Sindaci), quando la carriera di questi era legata al saper contratatre (i trasferimenti) col centro. Esattamente il periodo che per reazione ha visto nascere la Lega lombarda. La chiusura di un cerchio?

Potresti spiegare dove la riforma riduce l'autonomia o la responsabilita' dei sindaci oppure dove aumenta la discrezionalita' del potere centrale nel trasferire risorse agli enti locali sulla base della contrattazione rispetto a quanto avviene prima della riforma stessa?

Devo dire che a prima vista il tuo commento mi sembra incompetente e disonesto, ma forse c'e' qualcosa che mi sfugge e sono interessato a conoscerlo e a rivedere la mia prima impressione.

Eddai, Alberto, calmati. Paolo ha chiaramente fatto una battuta, mica c'è bisogno di mettere tutte le volte le faccine.

Giusta osservazione: rafforza il potere centrale, anziché ridurlo.

Ora, siccome le riforme in Italia non si fanno mai per il lungo periodo ma sempre con un orizzonte di qualche anno al massimo, vale la pena di riflettere sulla persona che occupa ed occuperà nel prossimo futuro il posto di Ministro dell'Economia (o di Primo Ministro, che in questo caso fa lo stesso). Ed è Giulio Tremonti. Lo stesso uomo che ha scritto e fatto scrivere questi testi di legge.

In altre parole, tutto il federalismo leghista si riduce ad un trasferimento di potere nelle mani di Giulio Tremonti che oggi controlla sia la finanza centrale che quella periferica dello stato e delle sue molteplici articolazioni. Altro che federalismo del Nord ed altre cazzate di cui si riempiono la bocca i leghisti (e che il nostro amico Alberto Lusiani incredibilmente ripete), qui siamo ad un peronismo compiuto e realizzato ed il peron non è BS ma GT.

Non avevamo poi sbagliato tanto, poco meno di due anni fa, nell'argomentare che la LN era diventata il suo partito che egli utilizzava a proprio piacere. Ora ne abbiamo conferma e non diventa più così strano che su di noi la censura sia totale quando lo critichiamo. L'uomo è diventato, anche grazie alla LN e forse soprattutto grazie alla LN, il padrone del paese.

 

L'uomo è diventato, anche grazie alla LN e forse soprattutto grazie alla LN, il padrone del paese.

 Forse, ma per interposta persona. Per fare il gran salto ha due problemi

i) SB non ha nessuna voglia di mollare - e controlla ancora le televisioni ed i giornali

ii) GT ha una voce orrenda

Per i) GT può sperare nel tempo galantuomo. Per ii) non può fare niente (non so se sia tecnicamente possibile, ma anche se lo fosse è troppo tardi).

Sei un inguaribile "ottimista", nel tuo cinismo mattutino!

Secondo me BS verrà convinto: niente galera, niente espropri della ricchezza, niente esili. Ma le tue TV continuano a lavorare per noi. Un altro anno e mezzo o due, io direi, e poi siamo pronti al passaggio delle consegne.

La voce, verissimo, è un handicap. Ma tutto è relativo.

Siccome Tremonti avrà Vendola come suo avversario, in rappresentanza della sinistra, la sua sgradevole voce passerà in secondo piano e la battaglia sarà alla pari, in tutti i sensi. Due apprendisti del più completo nonsense postmoderno, scarsamente acculturati ma verbalmente sfacciati, d'intelligenza appena passabile ma senz'altro astuta, dotati d'una loquela oracolar/populistica capace d'imperlare parole vuote ed arroganti al contempo, promettendo sicurezza e speranza al popolo intimorito ... che scontro di titani!

Gli italiani, perdippiù, celebreranno l'aver provato al mondo di non essere il popolo di omofobi che tutti li accusano di essere. Il Vaticano assentirà, sorridendo: chiunque vinca sarà uno dei loro, alla fin fine.

Secondo me BS verrà convinto: niente galera, niente espropri della ricchezza, niente esili. Ma le tue TV continuano a lavorare per noi. Un altro anno e mezzo o due, io direi, e poi siamo pronti al passaggio delle consegne.

 

Michele, come una volta lessi in una battuta di Ghirighiz del compianto Lunari, "il tuo cinismo è inferiore al minimo vitale" :-).

Secondo te SB si fida di GT e se ne va, lasciando le sue palle (pardon televisioni) in balia di GT? E  GT gli lascia le televisioni con cui può continuare a ricattare il governo se vuole?

Lo scenario è plausibile ma, per convincerlo, o ci si trova nella situazione in cui BS non è più presentabile (nemmeno per i bassi standard italiani) e lui stesso se ne rende conto o la vedo veramente difficile. A mio avviso BS, negli ultimi anni, ha dato segnali di gravi problemi di megalomania. Se inizialmente avrebbe potuto fare da lobbysta, (e, si dice, che con LaMalfa ci abbia pure provato) ora gli sarebbe intollerabile non essere al centro della scena.

PS

Compianto Lunari perchè? Sarà mica morto?

 

E se invece va avanti così ancora per un'altra legislatura, fino al 2018?

In effetti, cercare l'oscuro obiettivo di GT nelle manovre attuali è molto più complicato di valutare l'effettivo operato della clicca SB-GT-UB: cioè, ditemi voi.

A parte i provedimenti epocali di cui i cittadini hanno tutti provato l'insopportabile bisogno, il DDL "salvachiappe" del nome in codice Betty, onestamente non vedo. Sicuramente è dovuto al fatto che non abbia una sufficiente conoscenza dell'italiano (la lingua, non il popolo...).

 

Siccome Tremonti avrà Vendola come suo avversario, in rappresentanza della sinistra, la sua sgradevole voce passerà in secondo piano e la battaglia sarà alla pari, in tutti i sensi.

Mah, che Berlusconi "nun je la faccia più" e difficilmente potrà ricandidarsi, pare evidente anche a me ( e la riforma della giustizia che stanno approntando, serve proprio a depotenziare la magistratura per quando lui sarà costretto ad abbandonare le sue cariche governative). Mi sembra però un po' azzardato ritenere che questi due siano i prossimi candidati Premier dei rispettivi schieramenti.
sebbene Tremonti sia il più accreditato nel centrodestra, mi pare che sia stia facendo largo a spallate, spinto sopratutto dallo stesso berlusconi, Il ministro Alfano, che dovrà portare avanti lo scontro con la Magistratura per conto del suo "assistito". inoltre Voltremont, quando non gli cuciono addosso le trasmissioni, come la recente di AnnoZero, è televisivamente disastroso, raggiungendo spesso delle punte di ridicolo. Alcuni esempi.
a sinistra, invece, l'umo della SEL, avrà pure un potenziale 9%, ma non mi pare l'uomo giusto per aggregare la sinistra e provare stringere alleanze con terzo polo

inoltre Voltremont, quando non gli cuciono addosso le trasmissioni, come la recente di AnnoZero, è televisivamente disastroso, raggiungendo spesso delle punte di ridicolo

ma guarda che a quello si pone rimedio. Basta non andare alle trasmissioni non cucite, come fa Silvio con ottimi risultati da vent'anni. Anche lui è disastroso quando ha contraddittorio eppure è noto come il grande comunicatore

 

 

"Noto come grande comunicatore" è proprio la balla che sento da sempre a proposito delle sue presunte doti di showman. Ha sicuramente un pò di carisma. Ma grande comunicatore non è.

è un adetto del muro di fumogeni pur di scombussolare le comunicazioni: per me è un adetto della guerilla di comunicazione, che, in certi contesti, potrebbe anche andare bene. Ma quando sei il capo del paese, almeno una volta devi comunicare diversamente della tua solita scomposta maniera: negare qualsiasi cosa, anche inutilmente, non è sufficiente e può essere semplicemente controproducente.

 Ultimo esempio : negare che l'Italia abbia sparato in Libia, mentre i militari riconoscono, assieme al ministro degli esteri (che sta facendo progressi !!!), che gli obiettivi radar sono stati messi fuori uso dagli aerei italiani mandati in Libia. Che si siano limitati a schiacciare l'interruttore dell'impianto radar in questione senza sparare un colpo?

Dico inutile perchè tutti gli altri capi degli stati coinvolti hanno spiegato che la forza militare è o sarebbe stata usata in Lybia. Quindi a che pro dire il contrario? 

 

 

 

Basta non andare alle trasmissioni non cucite, come fa Silvio con ottimi risultati da vent'anni. Anche lui è disastroso quando ha contraddittorio eppure è noto come il grande comunicatore

Berlusconi ha evitato il contraddittorio fin quando ha potuto, e quando è stato inevitabiile si è scelto le tribune che preferiva. La storia del "grande comunicatore" è una balla pazesca che utilizziamo da sempre, pur di non ammmetere che in realtà vince perchè ad un sacco di italiani piacerebbe essere come lui ( e capite cosa intendo), e che dall'altra parte non c'è nessuno di credibile. E allora escono fuori i sostenitori che lo ritraggono come un grande comunicatore, e gli oppositori che additano la sconfitta della sinistra al suo monopolio televisivo: fregnacce.

per chi invece si troverà a dover prendere il suo posto alla guida del centrodestra e a dover affrontare la prossima campagna elettorale, il confronto diretto sarà inevitabile. In questo caso un Tremonti che  sbeffeggiato da un Dalema - che in diretta lo definisce "macchietta d'uomo"- risponde con un balbettio, non mi pare che possa essere un personaggio credibile (una cosa che con il tempo hanno imparato anche quelli del Pdl, tanto che mentre nella legislatura passata stava più a ballarò che al ministero, adesso non si presenta più ).

-FINE OT-

Berlusconi ha evitato il contraddittorio fin quando ha potuto, e quando è stato inevitabiile si è scelto le tribune che preferiva. La storia del "grande comunicatore" è una balla pazesca che utilizziamo da sempre, pur di non ammmetere che in realtà vince perchè ad un sacco di italiani piacerebbe essere come lui ( e capite cosa intendo), e che dall'altra parte non c'è nessuno di credibile. E allora escono fuori i sostenitori che lo ritraggono come un grande comunicatore, e gli oppositori che additano la sconfitta della sinistra al suo monopolio televisivo: fregnacce.

No ferma, guarda che c'è un sacco di persone convinte delle 1000 cavolate che si sentono ai TG. Che le sinistre sono la causa delle mancate riforme del governo, che i comunisti sono il potere occulto dietro gli eventuali fallimenti (o congiure contro) di SB, che L'Aquila è stata ricostruita e via dicendo.

Non sopravvalutare l'elettorato italiano, crede anche a Babbo Natale (se lo dice la TV). E non sottovalutare il Popolo italiano non c'è affatto un sacco di gente che vuole essere come lui, piuttosto c'è un sacco di gente che vuol credere nella telenovela messa in piedi dai suoi media.

Ti consiglio di leggere qualche numero di Chi o guardare le trasmissioni televisive del pomeriggio per capire quanta propaganda subisce l'elettorato femminile.

PS. con l'attuale sistema elettorale ricorda che servono pochi voti spostati da una parte all'altra per vincere.

ok, dai: avrei douto dire "la maggior parte degli italiani". So che di creduloni il mondo ne è pieno. Ricordiamoci che comunque BS ha vinto anche con altre leggi elettorali, e non certo con margini risicati.

comunque il tema della discussione è un altro e non voglio dirottarla. Ciao

Su questo pero' Michele non so se concordo. L'omosessualita' di Vendola e' accettata a sinistra, ma non so se la destra sia pronta ... ammesso che le voci siano corrette.

Almeno tu sai ancora notare dove sia la parte importante d'un commento.

La destra italiana è da sempre pronta a tutto; mi sembra evidente visto ciò che elegge da circa 17 anni a questa parte.

Altro che federalismo del Nord ed altre cazzate di cui si riempiono la bocca i leghisti (e che il nostro amico Alberto Lusiani incredibilmente ripete)

Scusa Michele, ti devo altre due risposte ma prima precisiamo che non ho mai definito questi provvedimenti "federalismo del Nord" e nemmeno "federalismo".  Il federalismo e' un'altra cosa, che esiste in Svizzera, USA, per certi aspetti Germania.  In Italia sembra che sia al di fuori delle possibilita' di comprensione dei politici, e anche della maggioranza degli accademici. Le norme denominate "federalismo fiscale" sono norme attuative statal-centraliste (sempre chiamate da me cosi' da quando ho recensito la bozza Calderoli) di una scadente Costituzione statal-centralista ma sedicente federale approvata dall'Ulivo nel 2001. L'unica cosa che dico a favore e' che contengono alcuni elementi positivi sebbene statal-centralisti, elencati e spiegati piu' volte.

una scadente Costituzione statal-centralista ma sedicente federale

sedicente federale? Toh, mi trovi qui dentro: http://it.wikisource.org/wiki/Italia,_Repubblica_-_Costituzione anche un solo passaggio in cui la Costituzione si autodefinisce federale. Buona ricerca. In questo caso il parolaio "sedicente federale" è Calderoli. Si sarebbe potuto ancora parlare di federalismo in modo serio, ma adesso non si può più, perchè ormai "federalismo" vuol dire la bozza presentata da Calderoli.

una scadente Costituzione statal-centralista ma sedicente federale

sedicente federale? Toh, mi trovi qui dentro: http://it.wikisource.org/wiki/Italia,_Repubblica_-_Costituzione anche un solo passaggio in cui la Costituzione si autodefinisce federale.

La costituzione del 2001 non si auto-definisce federale nel suo testo, ma sia i politici del centro-sinistra sia i mezzi di comunicazione di centro-sinistra come Corriere della Sera e Repubblica usano molto frequentemente se non sempre i termini "federale" e "federalismo" per denominarla e descriverla.  Solo pochissimi politici pensanti con un minimo di pudore e onesta' hanno correttamente ammesso che di federalismo nella costituzione del 2001 non c'e' praticamente nulla.

http://www.repubblica.it/online/politica/refefede/dati/dati.html

La voce più autorevole è quella di Francesco Rutelli: "Ottimo il risultato del referendum, una prova di maturità e di serietà. Nonostante la grave situazione internazionale e la scarsa informazione, gli italiani hanno deciso di convalidare la modifica della Costituzione voluta dall'Ulivo". "Né secessione né centralismo - sottolinea Rutelli - ma un federalismo equilibrato: da stasera il proposito distruttivo e confuso di Bossi non ha più ragion d'essere".

http://www.repubblica.it/online/politica/berluriforme/accolto/accolto.html

Leopoldo Elia, ex presidente della Corte costituzionale, intervistato questa mattina da Radio 24 spiega cosa potrebbe accadere: "Vincerà il referendum sul federalismo chi otterrà più voti validi.

http://www.repubblica.it/online/politica/berluriforme/approvato/approvato.html

Federalismo, sì del Senato ma si va verso il referendum
ROMA - La legge sul federalismo ha finito il suo iter in Parlamento.

http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/06/Federalismo...

Non c'e' alcuna forzatura istituzionale sul federalismo - spiega il leader dei Ds Walter Veltroni

http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/13/

Quelli del centrosinistra - parole dell' emiliano Vasco Errani, ds - vogliono invece «confermare un progetto federalista già concretamente avviato»

Mi spiego rapidamente: esistono materie in cui è preferibile che la competenza sia locale ed esclusiva del territorio, a dimensione regionale e non comunale o provinciale, invece che centrale? Voglio dire, sulla base di confronti empirici tra vari modelli, confronti di efficienza ed efficacia, ecc. E sono quelli che sono stati trasferiti alle regioni a legislazione vigente?

Soprattutto, esistono meccanismi di selezione e/o sanzione della classe politica per ottenere che

i governanti  che mandano in rovina le finanze locali o nazionali per garantirsi consenso vengano espulsi dalla politica, se possibile con uno scarpone chiodato

(parafraso AL) e che possano essere applicati solo al livello "federale" (nel nostro caso regionale) ma non di quello centrale? Oppure c'è un serio motivo (verificato con basi empiriche) per ritenere che sia più facile applicare e  implementare questi meccanismi a livello locale piuttosto che centrale, anche se funzionerebbero bene a tutti i livelli? 

Infine, due osservazioni: 

  • Negli USA, vedi California, il federalismo non ha evitato la politica del "tax like a libertarian, spend like a socialist": prima si crea consenso con le basse tasse, poi si spende a debito, sia per creare consenso che per offrire i servizi necessari. Oppure, se ho capito bene il caso del Winsconsin, prima si crea una crisi fiscale tagliando le tasse, poi si addita il pubblico impiego e i suoi sindacati come capro espiatorio. E in entrambe i casi la questione diventa comunque nazionale, nonostante la teoria del federalismo come "containment vessel" per confinare il meltdown locali
  • Ad essere ancora più cinico, la minaccia della secessione del Nord è servita a dare potere a un partito che poi si è radicato nel potere locale e centrale riproducendo esattamente le stesse dinamiche (il bibliotecario romano ricorda sommessamente che con tre-quattro stipendi del Trota ci manda avanti la sua biblioteca per un anno... orario nine to five e qualcosa in più, buona copertura delle discipline specifiche, prestiti interbibliotecari a tante biblioteche del Nord che i libri li fanno comprare a noi ladroni ecc. ecc. Probabilmente con un decimo delle quote latte avreste finanziato la Biblioteca Europea di Milano. Appunto, europea, non celtica o padana...)

 


Ciao Marino. Allora, per punti:

  • Sì, esiste in economia una ricca letteratura sia teorica sia empirica sulla dimensione territroriale adeguata per la produzione di beni pubblici. Ho cercato di richiamarne alcuni elementi nelle ''introduzioni pedanti'' a questo pezzo e al precedente sul federalismo municipale. Trovi esposizioni introduttive in molti manuali di scienza delle finanze. Qui trovi qualcosa di più approfondito, ma veramente la letteratura è sterminata. In buona misura comunque questa discussione va oltre il punto di questa legge sul federalismo fiscale, che non discude l'assegnazione di nuove competenze agli enti locali ma solo il modo di finanziarli.
  • C'è una differenza fondamentale tra l'amministrazione degli enti locali e quella dello stato centrale, ed è che gli enti locali hanno un livello superiore. Se un comune viene infiltrato dalla mafia o si indebita fino al fallimento lo stato centrale può, appunto, dare un calcione agli amministratori. Questo si può stabilire per lgge ordinaria e non contrasta per nulla con un ordinamento federalista. Nulla del genere può avvenire per lo stato centrale, a meno di invocare l'intervento armato della comunità intenazionale che, converrai, è decisamente più complicato. Stabilire che un ente locale che non pareggia il bilancio venga immediatamente commissariato è perfettamente possibile. Non è stato fatto e non verrà fatto, ma questa è una scelta politica. 
  • La democrazia non è garanzia di buon governo, né in un sistema federale né in un sistema centrale. Sì, gli elettori fanno cose stupide e incoerenti, come appare evidente nel caso californiano (uno stato che, comunque, non se la passa così male). Ma anche restando in Italia, non è che la maggiore autonomia della regione Sicilia fino ad adesso abbia prodotto grandi risultati. Non è questo il punto. Il punto è che a) almeno se i californiani fanno cazzate non le dovrò pagare io che non vivo in California b) non esiste incentivo a ''fare come la California'' sperando che poi arrivi in soccorso il denaro dello stato centrale. Poi, federalismo o non federalismo, gli elettori possono sempre appoggiare politiche assurde e incoerenti e i politici cialtroni che le promuovono. Non ci si può far nulla (a parte cercare di educare), e tutte le alternative sono peggiori. 

bravo, uno stoogie anche a te. io necessito di chiari riassuntini dei fondamentali. altri no, ma non gli fa bene.

Eccellente Marino,

La parabola della biblioteca è ancora più efficace di qualasiasi altro concetto per spiegare i limiti fondamentali del LN pensiero: non è neanche legitimato dal linguaggio, ricordiamo per i nuovi entrati la "scoperta" della difficile omogenizzazione del dialetto LN: quale riferimento per i cosi tanti polpoli leghisti? quello veneto, bergamsco, milanese? ecc...

A livello della biblioteca, acquisisce ancora più forza secondo me: in effetti, una biblioteca padana, cosa dovrebbe contemplare come area di sapere e conoscenze?

Aprirsi al mondo e "accettare" lezioni di sapere  solo da parte di padani certificati o estendere tale possibilità a professori in base alla bravura e non alla sola provenienza?

I frequententori della detta biblioteca che profilo devono avere per accedervi? Riservata ai soli padani?

Adesso smettiamola di sghignazzare e cerchiamo di misurare la potenziale conseguenza di tale ideologia.

 

L'elemento che in questa parte della riforma manca, come nel federalismo municipale è il meccanismo che collega il prelievo fiscale e la spesa con la responsabilità degli amministratori comunali e regionali verso i cittadini. Questa lacuna è piuttosto evidente. Sarei curioso di sapere se gli estensori della riforma se ne rendono conto ovvero se  i meccanismi centralisti di determinazone ex post dell'etità delle risorse è un obiettivo consapevolmente conseguito per accentrare potere.

Luzo fai benissimo a parlare di responsabilità, mentre è evidentissimo che le responsabilità non se le vogliono assumere i politici, che siano locali, provinciali, regionali, nazionali, europei o fancazzisti bipartisan (a dire il vero unico modo di essere su cui sono d'accordo tutti i partiti).

Mi allaccio alla facenda responsabilità dei giudici di cui non abbiamo fatto in tempo a parlare, visto che la cronaca internazionale incombe.

Permettetemi: ma come potrebbe essere giusto un tale provedimento? Allora se vogliamo capire meglio, facciamo una trasposizione nel mondo del calcio. Allora cosa succede quando un arbitro, in pienissima buona fede, con tutta la sua esperienza insospettabile prima della gara, durante la gara, rifiutando un gol, succesivamente giudicato validissimo alla moviola, lascia eliminare una squadra dalla semi-finale di champions? Embè? proseguiamo: non accededendo al turno successivo, tale società, la cui squadra è stata danneggiata, dai minori introitti percepiti l'anno dopo (attorno ai 20 Milioni di € in meno), decide di rifarsi contro l'inconsapevole arbitro facendoli causa. E te pareva: se uno cambia le carte in tavola, allora dopo questo arbitro "inchiappettato" a dovere, la champions deve finire perchè non si trovano più arbitri cosi disposti a rischiarsi una vita di guadagni su una sola partita. Non avendo poi la forza contrattuale sufficiente nei confronti delle federazioni e delle assicurazioni, preferiscono abbandonare del tutto la professione. Fine della febbre del pallone: morte del calcio.

 

 

D'accordo, siamo off-topic. Però, scusa, credo che nessuno intenda far pagare in solido al magistrato ogni errore. Penso, invece, che la carriera debba dipendere dall'efficaca dimostrata - che è misurabile, ad esempio con il rapporto conferme/sconfessioni in secondo grado per i magistrati giudicanti o per quello vittorie/sconfitte in giudizio per i PM - fino ad arrivare anche al licenziamento ed alla rivalsa dei danni. Tanto per fare un caso concreto del secondo ambito - quello che viene in mente con maggiore facilità - se un PM continua a portare avanti inchieste tanto mediaticamente visibili quanto inconsistenti, non sarebbe male fargli rimborsare le spese legali sostenute dalle sue "vittime" - e magari anche pensare ad una penale - in particolare se la celebrità ingiustamente acquisita gli ha consentito di accedere ad un nuovo lavoro esageratamente retribuito ..... :-)

Update

sandro brusco 24/3/2011 - 20:22

Oggi il decreto attuativo sul federalismo regionale è stato approvato in commissione bicamerale. Non ho ancora visto l'ultima bozza, qua ci sono i riassunti di Repubblica, Corriere e Stampa. Rispetto alla bozza che ho discusso nell'articolo non mi pare ci siano grossi cambiamenti, ma qualcosa di diverso c'è:

1) Si ritarda dal 2011 al 2013 l'applicazione delle addizionali Irpef, in cambio di un più alto trasferimento da parte dello stato centrale.

2) Solo su Repubblica ho trovato la notizia che l'esenzione dei primi due scaglioni Irpef è diventata l'esenzione del solo primo scaglione Irpef, ossia dei redditi sotto 15.000 euro. Questo fa una qualche differenza. Se si guarda ai dati 2009 (andate a pag. 15) si vede che la percentuale di contribuenti con redditi inferiori a 15.000 è di circa un terzo; circa il 40% dei contribuenti ha redditi tra 15.000 e 26.000, per cui la norma allarga parecchio la platea dei colpiti dall'addizionale. Però aspettiamo di vedere la bozza del decreto, questa cosa che la notizia la riporti solo Repubblica mi lascia qualche dubbio.

Re: Update

sandro brusco 24/3/2011 - 20:50

Anche Il Sole 24 Ore dice che l'esenzione si applica solo al primo scaglione.

Sandro, l'impressione è che il grosso della contrattazione le Regioni (oggi) e i Comuni (ieri) la facciano su atri elementi rispetto al contenuto dei DLgs. In altre parole, gli enti accettano i decreti se ottengono anche variazioni marginali nei decreti stessi ma variazioni sensibili nei trasferimenti (o meglio, nei tagli ai trasferimenti, ex DL 78/2010).

Sbaglio o confermi?

Se fosse vero e fossimo anche ottimisti sulla capacità di forward looking del governo, potremmo anche pensare che la scure del DL 78 (il 50% del risanamento imputato agli enti locali) fosse opportunamente esagerata per avere margini di contrattazione ampi sui successivi decreti.

 

Ho avuto la tua stessa impressione. I fondi promessi alle regioni e ai comuni, che in vari casi sono semplicemente il reintegro di fondi precedentemente tagliati,  sono comunque di carattere temporaneo e straordinario, come d'altra parte erano di carattere straordinario e temporaneo i tagli precedenti. Le norme di lungo periodo dei decreti attuativi sono state discusse molto meno. Mi pare ragionevole, dal momento che in realtà le regole non ci sono ed è tutto demandato a contrattazione future. In sostanza, si continuerà a trattare la finanza locale in modo permanentemente emergenziale, per ossimorica che possa risultare l'espressione.

È possibile che i tagli di luglio agli enti locali, che erano già stati parzialmente rimangiati a novembre fossero strategici e puntassero semplicemente a strappare il sì dei governatori. Però mi pare una pura vittoria simbolica. In sostanza i governatori sono stati tranquillizzati facendo loro capire che si continua come nel passato, e nel breve periodo viene loro restituito parte del maltolto. In sostanza, tutto un manovrare per mantenere le cose come stanno.

Pubblicato oggi, si trova sul Sole 24 Ore. In grassetto le parti cambiate, tra cui l'esenzione solo del primo scaglione.

OT,

Questa sera ho avuto modo di ascolatare Cacciari, a Otto e mezzo, interloquire con tale Sechi e accennare anche al federalismo. Premesso che non mi risulta che Cacciari sia particolarmente stimato come filosofo e mi risulta che faccia politica da decenni senza brillare particolarmente, devo dire che mi è piacuto. Io sarò un tonno e lui è certamente pieno di rogne (come tutti) ma mi è piaciuto. Appoggiato bene ...

Cacciari quello che per cui i cittadini sono un "esercito di infanti incapaci"? Che nel dibattito su Ratzinger (all'inaugurazione dell'anno accademico) ha raffinatamente partecipato al dibattito dando "del gruppo di cretini" a chi era contrario? Quello che quando le Iene gli fanno vedere le truffe degli "scafisti" veneziani (in seguito indagati per associazione a delinquere) risponde "eh dovete farvi furbi"? Quello che si battè contro gli spettacoli erotici a Venezia? Colui che ha educato alla filosofia la nuova fidanzata di Pato?

Per carità, c'è di peggio, però scusami se non mi strappo i capelli.
Comunque ha affermato:

 «Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita? Trent’anni fa speravo con altri di poter imprimere una svolta al Pci. Poi ci ho provato con Occhetto, quindi con il partito dei sindaci, con l’Asinello di Prodi, con la Margherita e infine con il Pd. Quel che ora dice Rutelli io l’avevo detto molto tempo prima. A chi dovrei continuare a predicare?»

Insomma si ritira...come Veltroni.

«Basta. ... Quel che ora dice Rutelli io l’avevo detto molto tempo prima. A chi dovrei continuare a predicare?»

E se ne vanta pure??

Prendiamo nota anche di questa e ricordiamocene (assieme a tutte le altre) la prossima volta che diranno che almeno loro non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani.

La scusa sarà che le tasse sono "tasse locali", loro del governo hanno lasciato la pressione invariata

Che proveranno a usare questa scusa è indubbio, ma questa è in tutto e per tutto un'imposta centrale, la cui base imponibile e aliquota viene centralmente determinata senza alcuna possibilità di intervento da parte degli enti locali (province, in questo caso). Il fatto che i proventi delle imposte vengano nominalmente usati per finanziare le province è abbastanza irrilevante. È un aumento delle tasse centrali puro e duro, oltre che un'altra dimostrazione di quanto poco federalista sia la riforma ''federalista'' della Lega.

 

"Piccoli" aumenti in vista per quel che riguarda l'IPT, l'imposta provinciale sull'immatricolazione delle auto (ma non si dovevano abolire le provincie?)

http://www.alvolante.it/news/ipt_aumento_federalismo_fiscale-452151044

persone con cultura, capacità critica ed interesse per i fatti politici ed economici di sicuro sopra la media. Costoro erano convinti che, tutto sommato, la lega nord stesse mantenendo le promesse, in particolare sul tema del federalismo.

Ho provato ad argomentare a voce sulla base di quanto letto nei post di Sandro, ma i tempi e i modi di una pausa caffè  uniti con il mio non altissimo interesse per la questione non hanno consentito un chiarimento efficace. Allora ho pensato di mandargli via email il link ai due post di sandro più i due di Michele sulla lega (da cura a cancro e il male del nord).

Non so se i miei amici avranno la pazienza di leggere. Credo però che noi tutti dovremmo avere la pazienza di combattere la disinformazione, spesso basta condividere un link.

persone con cultura, capacità critica ed interesse per i fatti politici ed economici di sicuro sopra la media. Costoro erano convinti che, tutto sommato, la lega nord stesse mantenendo le promesse, in particolare sul tema del federalismo.

Io ritengo che con le dovute precisazioni i tuoi amici abbiano ragione.  La LN ha fatto qualcosa, che i suoi dirigenti chiamano "federalismo fiscale", che purtroppo corrisponde piuttosto bene all'idea di federalismo nel pensiero politico dominante in Italia, il pensiero catto-comunista che ha ispirato la costituzione del 2001 oggi vigente. Oltre a questo, come ho scritto piu' volte, la LN ha favorito l'approvazione di norme abbastanza condivise anche dagli altri partiti (almeno a livello centrale) sulla "morte politica" degli amministratori locali responsabili di dissesti finanziari, norme molto statal-centraliste e assolutamente non federaliste che pero' nel disastrato contesto italiano appare valida e utile.

Fare qualcosa in tema di riforme di lungo termine, in Italia, e' difficile: il Parlamento lavora a tempo quasi pieno a micro-decidere la spesa pubblica a brevissimo termine e provvedimenti assortiti contro o a favore di corporazioni amiche o  nemiche per comperare consenso elettorale, e come novita' portata alla ribalta dai problemi di Berlusconi, passa anche moltissimo tempo ad occuparsi dei problemi giudiziari dei politici.

Corrisponde poi anche al vero che Berlusconi ha sostanzialmente mantenuto le promesse in materia di federalismo fatte alla LN, sia nel 2001-2006, sia dal 2008: i voti da lui controllati non sono mai mancati.

Il fatto che le norme approvate siano scadenti, molto statal-centraliste e poco federaliste e' un fatto che secondo me pochi possono comprendere in Italia, per limitazioni culturali. Non deve ingannare che certe critiche contro la LN vengono prese come oro colato e condivise dai moltissimi anti-leghisti italiani: questo dipende dal loro spirito di fazione politica e non corrisponde ad una comprensione nel merito dei difetti denunciati.

La mia esperienza, in Veneto, è simile. Vale a dire che i giudizi pro e contro la LN - ed, in particolare, relativamente ai provvedimenti spacciati per "federalismo" - sembrano quasi sempre dati senza conoscenza approfondita dei fatti, ma sulla base di personali simpatie ed antipatie. Quando ho provato a chiarire alcuni punti - e non i più complessi, impresa disperata .... - ho sempre trovato pochissima disponibilità a capire, sia da parte dei sostenitori che degli oppositori. Del resto, non è strano: questi approcci valgono, normalmente, ogni volta che si parla di qualcosa che si scontra con il senso di appartenenza o con preconcetti assortiti. Non solo per quanto riguarda la politica.

Edit: mi rendo conto di aver scritto "in Veneto", ma la stessa cosa avviene - magari con percentuali differenti tra favorevoli e contrari - anche quando mi capita di parlarne in altre zone d'Italia, in particolare a Roma ma con persone provenienti da varie zone del Paese. Per la precisione.

In definitiva direi che la battaglia dell'evidenza contro il preconcetto è sempre dura. Soprattutto quando dall'altra parte hai persone troppo faziose o non sufficientemente interessate per approfondire.

Motivo in più per diffondere, quando possibile, le analisi obbiettive.

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti