Errare è umano, perseverare diabolico

19 marzo 2009 francesco billari

Le parole possono fare male, molto male. Penso proprio questo quando leggo le dichiarazioni di Papa Benedetto XVI sui preservativi che “aumentano i problemi” nel combattere l’epidemia di HIV-AIDS.

Le dichiarazioni sono state rilasciate durante il volo su un Boeing 777 dell’Alitalia (!) diretto a Yaoundé, capitale di un paese, il Camerun, dove la prevalenza stimata dell’HIV è del 5.1% della popolazione adulta (15-49 anni). La visione papale è stata confermata successivamente da fonti vaticane (il Papa non è Berlusconi). Per fortuna, leggo in rete, qualcuno reagisce (non certo in Italia, mi pare, forse non si può...).

Con l’attacco reiterato ai preservativi ci si oppone a uno (non il solo!) dei principali mezzi per combattere la diffusione di HIV-AIDS. Il Vaticano sembra far credere che cospargere l’Africa di profilattici sia l’unica strategia che hanno “gli altri” che organizzano il contrasto alla pandemia (i quali punterebbero “essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi”). Non è così: per fortuna c’è un minimo di approccio scientifico e scientifico-sociale, probabilmente danneggiato da un eccessivo focus su HIV-AIDS rispetto ad altre malattie. L’agenzia apposita dell’ONU, lo UNAIDS dice in modo quasi ecumenico e persino troppo vago:

Effective HIV prevention programming focuses on the critical relationships between the epidemiology of HIV infection, the risk behaviours that expose to HIV transmission, and also addresses the collective social and institutional factors, such as sexual norms, gender inequality, and HIV related stigma, that will otherwise continue to fuel HIV epidemic.

Traduzione. Una programmazione efficace della prevenzione dell'HIV si incentra sulle relazioni critiche tra l'epidemiologia dell'infezione HIV, i compartmenti a rischio che espongono alla trasmissione dell'HIV e tiene anche conto di fattori collettivi sociali e istituzionali, quali norme sul comportamento sessuale, diseguaglianza tra i sessi, e lo stigma associato all'HIV, che possono altrimenti continuare as alimentare l'epidemia di HIV.

Inoltre, con l’ennesima critica ai mezzi di contraccezione moderna si ignora che l’uso del condom riduce la probabilità di avere gravidanze indesiderate e di contrarre altre malattie sessualmente trasmissibili, abbassando anche il numero di aborti, come mostrato almeno a livello cross-country.

Perché si può far finta di niente, non guardando a dati e ricerche? È morale fornire, in zone disastrate, una sanità sessuale e riproduttiva incompleta? Come forse piacerebbe al Vaticano, e piaceva a George W. Bush, con medici e ostetriche che aiutino le donne a partorire ma non le assistano nelle scelte contraccettive con informazione completa, oppure girino la testa quando avvengono aborti clandestini? Penso proprio di no.

31 commenti (espandi tutti)

William Easterly ieri ha scritto un breve, interessante post sull'argomento.

Grazie per il link, Luigi. Parlare di 'Condom mafia' come fa Easterly è una semplificazione banalissima, e sbagliata--mi sembra che dia l'idea che vi e' una sola ricetta. Certo che la riduzione del numero di partner concorrenti riduce la trasmissione. Ciò non toglie che l'uso dei preservativi lo riduce molto di più, e non si può affermare che i preservativi peggiorano HIV-AIDS. E bisogna poterlo insegnare a scuola (anche in Italia!).

A me non pare che Easterly dica cose in contrasto con quello che dici tu, Francesco:

Where the Pope got into trouble was with the last phrase, that condoms make AIDS worse. From the standpoint of the individual, this is obvious nonsense, you are much less likely to get AIDS if you use a condom. The reason that mass condom distribution has not worked is that far too many people don’t use the condoms. One among the many possible reasons that people don’t use condoms is that religious leaders like the Pope tell them not to, or they believe unscientific statements like the Pope’s that “condoms aggravate the problem.” So it is tragically circular for the Pope to condemn the condom campaigns for not working, when one reason they don’t work is that the Pope has previously condemned condoms.

Certo su questa parte sono d'accordo. Il problema sta nelle frasi precedenti, dove sembra che sia un problema la "Condom Mafia" (alla quale non penso di appartenere, tra l'altro ho quattro figli...) e non il Papa. Che bisogno c'è di difendere il Papa, che non mi pare proprio debole?

Indeed the Condom Mafia, who are going through orgies of ritual abuse of the Pope today after this statement, have much to answer for themselves for obsessively pushing the Give Everyone a Condom model long after it became clear that it wasn’t working in Africa.

Premesso che Easterly scrive in USA, dove fortunatamente il papa non è particolarmente forte o popolare, credo che in realtà auspichi la sua collaborazione.Se papa & C. smettessero di parlare di preservativi e insistessero di più sulla limitazione del numero di partner potrebbero dare un buon contributo al contenimento di queste epidemie.

Tra la gente poco istruita spesso il consiglio del prete/mullah/sciamano conta più di qualsiasi considerazione scentifica.

La Condom Mafia come la chiama Easterly È una parte del problema, almeno parte dei soldi spesi per regalare i condoms sarebbero spesi meglio forse in campagne di sensibilizzazione per il suo uso, o per modificare comportamenti sessuali a rischio, proprio perchè una parte del problema è il tasso di utilizzazione del preservativo (e qui i leader religiosi e politici hanno enormi resposabilità, ovviamente). A me ricordano un po' i fans del fiscal stimulus che ritengono che il problema del credit crunch si possa risolvere inondando l'economia di soldi pubblici. In quale modo questa inondazione dovrebbe rendere le banche più keen a prestare soldi? Allo stesso modo, che senso ha regalare tonnellate di condoms se sono in pochi ad usarli? magari parte dei soldi sarebbero meglio spesi a cercare di trovare un meccanismo che ne aumenti l'uso.

One among the many possible reasons that people don’t use condoms is that religious leaders like the Pope tell them not to, or they believe unscientific statements like the Pope’s that “condoms aggravate the problem.”

Be', dopotutto la fede ha bisogno di martiri, no? Io sono piu' preoccupato quando a mettere a repentaglio vite umane sono certe scelte dei governi, i quali hanno la possibilita' di imporle con la forza anche a chi di per se' avrebbe abbastanza cervello da seguire indicazioni sensate. Vedi ad esempio il rifiuto di Thabo Mbeki e della sua orribile ministra della Sanita' Manto Tshabalala-Msimang di distribuire farmaci anti-retrovirali, con la motivazione che l'HIV non esiste e che comunque l'AIDS si puo' curare con aglio, rape e succo di limone.

La cosa sconvolgente di queste enunciazioni è che: a) assumono che vi sia un livello più "profondo" e decisivo di impostare la risoluzione dei problemi (il vero problema sono di volta in volta le multinazionali del farmaco, il capitalismo e la distribuzione della ricchezza e così via); e b) sembrano suggerire che la sola fedeltà al principio relativo alla liceità morale di uno strumento esoneri dalla valutazione delle conseguenze di quell'enunciazione. Se a) è solo una forma di ignoranza, in linea di massima sanabile, b) è una delle tante forme di fondamentalismo del Papa.

E poi, a parte tutto, c'è un problema molto concreto e molto semplice, ma mai abbastanza ribadito: cosa fare se il tuo coniuge, magari tuo primo e unico partner sessuale, è già sieropositivo (ad esempio, perché lo è dalla nascita, come capita spesso in Africa)? Ma come si può affermare che in questo caso il preservativo non risolve il problema?

ogni anno nel mondo ci sono circa 330 milioni di nuovi casi colpiti da malattie sessualmente trasmissibili, senza contare i casi di aids. I nuovi casi di aids sono annualmente circa 2.7 milioni e non tutti sono dovuti ad un contagio per via sessuale, anche se questa causa è la principale.
Il preservativo quindi serve comunque, per aids, sifilide, gonorrea ....

Che esista un livello piu' profondo di soluzione del problema è innegabile ma per l'africa esso si chiama "alimentazione".
Occorre considerare che in Africa la sotto alimentazione endemica e le malattie infettive ricorrenti producono uno stato di indebolimento del sistema immunitario ed una quantità enorme di falsi positivi.
Per questo motivo, oltre al costo eccessivo dei test, in Africa non si usano i soliti kit come ELISA ma si fa una diagnosi siintomatologica: febbre, diarrea, dimagrimento .... che sono effetti anche di centinaia di altre cose. Ecco perché le cifre dell'Aids in Africa appaiono cosi' elevate.
La migliore cura è una sana alimentazione. Se cercate con Google "aids alimentazione" troverete molte pagine a riguardo. Anche una copia di missionari uso' questo sistema, mi pare in un orfanotrofio, scoprendo che dopo un mese di normale alimentazione tutti i sintomi erano spariti.
Erano stati attribuiti all'AIDS ma le cause erano ben altre.
Ed il preservativo poi limiterà tante altre malattie.

Ciao,

Francesco

on the other hand, ad harvard, certo non tra i centri piu' papisti in circolazione, la ricerca dice:

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"We have found no consistent associations between condom use and lower HIV-infection rates, which, 25 years into the pandemic, we should be seeing if this intervention was working.”

So notes Edward C. Green, director of the AIDS Prevention Research Project at the Harvard Center for Population and Development Studies, in response to papal press comments en route to Africa this week.

“The pope is correct,” Green told National Review Online Wednesday, “or put it a better way, the best evidence we have supports the pope’s comments. He stresses that “condoms have been proven to not be effective at the ‘level of population.’”

“There is,” Green adds, “a consistent association shown by our best studies, including the U.S.-funded ‘Demographic Health Surveys,’ between greater availability and use of condoms and higher (not lower) HIV-infection rates. This may be due in part to a phenomenon known as risk compensation, meaning that when one uses a risk-reduction ‘technology’ such as condoms, one often loses the benefit (reduction in risk) by ‘compensating’ or taking greater chances than one would take without the risk-reduction technology.”

Green added: “I also noticed that the pope said ‘monogamy’ was the best single answer to African AIDS, rather than ‘abstinence.’ The best and latest empirical evidence indeed shows that reduction in multiple and concurrent sexual partners is the most important single behavior change associated with reduction in HIV-infection rates (the other major factor is male circumcision).”

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just saying...

Il Papa ha detto che letteralmente i preservativi "aumentano il problema", non che gli interventi basati su distribuzione preservativi non hanno funzionato. Vedere e sentire con le vostre orecchie.L'evidenza DHS e' cross-country, e vi sono stati molti programmi diversi. A livello individuale i preservativi _diminuiscono_ il problema ed e' questo che bisogna insegnare agli individui.. o sbaglio? Certamente e' stato mostrato come la circoncisione maschile serve (piu' facile si fa una volta sola) e la riduzione dei partner pure (meglio ancora, la famosa _astinenza_ al 100%. Chi ha detto che il Papa non e' ascoltato negli USA???). La chiave qui e' l'attacco 1) all'educazione sessuale e all'accessibilita' (se non alla legalita') dei mezzi contraccettivi ed in particolare dei profilattici; 2) alla fornitura di servizi di salute sessuale e riproduttiva a tutto tondo.

Oggi segue ovviamente l'aborto. Qui invece, guarda caso, le indagini cross-country DHS vanno al contrario di quello che dice il Papa. Anche a livello della popolazione (il livello individuale e' ovvio a tutti anche qui).

Ispirati, inutile rifarsi ad Harvard per suffragare le proprie tesi. Voglio dire, con la tua citazione tu puntelli le affermazioni di chi non è, per definizione, aperto a discutere a partire da evidenze empiriche e conoscenza scientifica. Siccome il papa non intende argomentare a partire da analisi epidemiologiche delle politiche sanitarie, non serve a nulla invocarle quando fa comodo, o meglio serve, ma è poco credibile... se si vuole essere credibili bisogna sempre impostare il proprio approccio ai problemi con quell'attitudine...ovviamente lo dico senza riferimenti a te, ma a quel modo di ragionare per cui "Bellarmino aveva ragione contro alcune tesi di Galileo"; "la scoperta dell'energia atomica è in qualche modo l'idea dell'eucarestia"...queste cose le scrive Vittorio Messori, dal quale vi esorto a stare alla larga.

La proibizione per i preservativi è invocata anche in Europa e in USA, dove i sintomi collegati all'Aids non sono associabili alla diffusa denutrizione, al contrario di quanto avverrebbe in Africa. Dunque l'opposizione ai preservativi di questo pontefice non mi sembra un clamoroso caso di  semeiotica medica ambigua (cioè si deve evitare di prendere cazzi per palazzi quando si visitano i pazienti). E siccome non è appunto un problema di corretta lettura dei sintomi, la proibizione dei serbatoi di lattice nasconde qualcosa di ancora più profondo dell'alimentazione. Ci chiediamo tutti cosa sia. In genere questa ossessione per i falli è davvero indice di qualcosa di profondo, Freud permettendo ovviamente...

Inoltre, come notato qualche tempo fa su Marginal Revolution, la riduzione dei casi di AIDS passa anche attraverso un aumento della liberta' sessuale: in Thailandia il cambiamento di parter dei giovani scapoli da sex worker nei bordelli a fidanzatina ha efficacemente complementato il maggior uso di condom nell'abbattere le infezioni. Impara, Benede'.

Credo si debbano fare delle precisazioni. Il preservativo E' EFFICACE per ridurre la trasmissione del virus dell'HIV. Vi e' totale accordo  sul fatto che il virus non possa passare la barriera del preservativo. Quindi quando usato correttamente, lo strumento e' efficace. Se poi la gente non lo usa o lo usa in modo inappropriato (ad esempio solo per una parte del rapporto e non per la sua intera durata) e' un altro discorso. Sarebbe come dire che gli antibiotici o i farmaci antiretrovirali non funzionano perche' i pazienti non li prendono o li prendono agli orari che vogliono loro (che e' poi una delle ragioni per cui si sviluppano le resistenze, ma nessuno si sogna di far la guerra agli antibiotici o ai farmaci antiretrovirali).

<< There is,” Green adds, “a consistent association shown by our best studies, including the U.S.-funded ‘Demographic Health Surveys,’ between greater availability and use of condoms and higher (not lower) HIV-infection rates. This may be due in part to a phenomenon known as risk compensation, meaning that when one uses a risk-reduction ‘technology’ such as condoms, one often loses the benefit (reduction in risk) by ‘compensating’ or taking greater chances than one would take without the risk-reduction technology.>>

Il signor Green su questa affermazione si e' giocato un bel pezzo di credibilita' scientifica. Vorrei proprio vedere questi studi fantomatici che cita....anche perche' Questa revisione sistematica sul tema che utilizza studi longitudinali in cui un partner e' sieropositivo e l'altro no...dice esattamente il contrario. E in questa non risulta che il risk compensation possa giustificare un aumento del rischio di trasmissione.

Mr Green poi avrebbe dovuto riconoscere che questi studi di popolazione sono ancora oggi di scarsa qualita' e sono profondamente influenzati da errori sistematici per cui il dato che deve guidare le politiche e' che il preservativo, se usato correttamente, previene la trasmissione del virus come dimostrato da una serie smisurata di esperimenti in laboratorio. Mr Green dimentica che

A- Tutti questi studi osservazionali sono fondati sul self-report. Poiche' vi e' un forte stigma sociale per coloro che hanno HIV e questo stigma e' ancora piu' forte se hanno rapporti non protetti con partner non sieropositivi, il tasso di uso del preservativo e' molto probabilmente sovrastimato. Questo comporta un errore di clasisficazione che sottostima l'efficacia del preservativo.

B- Quando si fanno studi usando dati aggregati (prevalenza dell'uso in una data regione e prevalenza della malattia) usando per giunta un disegno trasversale, il selection bias e' molto probabile. Cosa nasce prima, la diffusione del preservativo o i comportamenti a rischio? Ad esempio la diffusione del preservativo potrebbe essere influenzata da campagne di sanita' pubblica in aree in cui i comportamenti a rischio sono endemicamente piu' prevalenti. In questo caso l'efficacia del preservativo verrebbe grandemente sottostimata poiche' e' difficile controllare per questi fattori.

C- non si puo' randomizzare l'uso del preservativo. Chi lo usa volontariamente di solito ha un profilo di rischio piu' favorevole di coloro che volontariamente non lo usano (questo bias tende a sovrastimare l'associazione tra uso del preservativo e riduzione della trasmissione)

D- Un ulteriore problema di classificazione sta nel fatto che la gente non si ricorda esattamente quello che ha fatto. Se il tasso di misclassificazione chi usa il preservativo e' identico a quello di chi non lo usa, ancora una volta l'efficacia del preservativo e' sottostimata.

E- E' difficile se non impossibile avere informazioni adeguate sulla correttezza dell'uso del preservativo. Se usi il preservativo tutte le volte male (il piu' delle volte l'errore consiste nel cominciare il rapporto penetrativo, fermarsi, mettersi il preservativo e ricominciare)...e' come non usarlo...ma sei classificato nel gruppo di quelli che lo usano...

In tutti questi casi (a parte il punto C) l'errore sistematico porta ad una sottostima dell'efficacia del preservativo nel prevenire la trasmissione dell'HIV.

A causa di questi limiti gli studi osservazionali non possono essere usati per provare la non efficacia del preservativo (se il virus non attraversa il lattice, non attraversa il lattice, eh! checche' ne dicano Green e il Papa) ma solo per studiare la diffusione del corretto e persistente uso del preservativo durante i rapporti sessuali.

Semmai e' legittimo chiedersi se le politiche sanitarie adottate finora siano cost-effective. Ma mi si dovrebbe spiegare perche' le campagne di educazione sessuale volte a diffondere l'astinenza sessuale dovrebbero essere piu' efficaci di quelle volte a diffondere il corretto uso del preservativo. Qualche dato, persino africano, a me suggerisce il contrario... 

That's why I like this place: because I actually learn stuff che prima non conoscevo!

Qualche dato, persino africano, a me suggerisce il contrario...

Questa mi piace particolarmente perché, per metterla giù banalotta, sembra 100% in linea con quello che la teoria (economica) pura predirebbe, no?

Almeno sotto l'ipotesi, debole, che il sesso piace quasi a tutti ... poi, si sa, ci sono delle benedette eccezioni che dicono che loro no ...

:-)

luca premetto tre cose. 1. non conosco la letteratura in questione. ho riportato il link di sopra perche' nei commenti che leggevo pareva che ci fosse consensus sulla vicenda mentre leggevo da altre parti che consensus non ce ne e'. volevo allargare il dibattito e ti ringrazio per aver colto il mio assist. 2. non e' mia intenzione difendere il papa. io sono dalla parte della scienza non del dogma, di qualunque parte esso sia. 3. sono d'accordo con la maggior parte di quello che dici.

in particolare, sono sicuro che il preservativo se usato correttamente, e' molto efficace. quello che mi pare di capire e' che green suggerisca che for whatever reason le politiche di diffusione del preservativo non siano efficaci (e tu mi pare questioni la bonta' scientifica di questa conclusione; io non so per cui leggo interessato le cose che riporti). mi sembra che si ricade nell'ultimo punto da te sollevato: cost-effectiveness. l'argomento di cui dovremmo discutere e': se devo spendere 100 li spendo il distribuzione di preservativi, educazione sessuale o una combinazione lineare delle due? a me pare che green suggerisca che l'educazione sessuale sia una policy piu' efficace e cost-effective della distribuzione dei preservativi. tu immagino avrai da argomentare il contrario. altrimenti la discussione diventa un mortorio.

Ispirati, neache io sono un esperto di HIV, ma poiche' lavoro con dati epidemiologici, le affermazioni di Green mi sono sembrate subito starate e mi sono andato a leggere un po' di letteratura. Non penso che Green si riferisse alla cost-effectiveness, quanto alla efficacia. In Africa i tassi di utilizzo del preservativo sono molto bassi. Sembra essere molto difficile diffondere sufficientemente l'uso.

Quello che contesto a Green e' di aver utilizzato espressioni general-generiche, selezionando solo pezzi di evidenza nel suo commento e ignorandone altri. In questo modo ha contribuito a distorcere  le conclusioni che una persona ragionevole ma non esperta trarrebbe dalle sue dichiarazioni. Ovvero si poteva erroneamente desumere che il Papa, in fondo in fondo, aveva ragione: distribuire il preservativo e' inutile se non controproducente.

Per quanto ho capito, la conclusione che si dovrebbe trarre dall'evidenza e che Green avrebbe dovuto divulgare e' che: "Nonostante il preservativo sia una barriera efficace alla trasmissione dell'invezione da HIV, non esiste un'unica strategia preventiva che da sola possa combattere la diffusione del virus. Difficolta' nell'implentazione delle politche sanitarie in Africa e lo scarso livello di consapevolezza dei comportamenti a rishio da parte della poplazione riducono gli effetti positivi della distribuzione del preservativo, specialmente nelle aree in cui il suo uso e' poco diffuso. Le campagne di prevenzione dell'HIV in Africa non dovrebbero limitarsi alla distribuzione del preservativo ma dovrebbero essere accompagnate da politche di informazione e sensibilizzazione volte ad aumentare la consapevolezza dei comportamenti a rischio e ridurre il numero di partner sessuali concorrenti. Anche la circoncisione maschile sembra essere una strategia preventiva promettente."

Tutte gli articoli che ho letto (tra cui questo su The Lancet) enfatizzano l'importanza di offrire molte opzioni preventive perche' strategie fondate su interventi singoli non sembrano efficaci. Ne cito una parte:

...the evidence is clear that several behavioural changes are essential for epidemic control. It would be useful if the abstinence-only controversy could be laid to rest. Although some moral systems encourage abstinence for ethical or religious reasons (and that is their right), public health in a pluralistic world needs to follow scientific findings. There have also been discussions, which are not particularly useful, as to whether condom use, partner reduction, abstinence, or delay in onset of intercourse reduced HIV prevalence in Uganda. A combination of all these approaches is essential for immediate and sustained reductions in HIV transmission. 

Cost-effectiveness. Qui l'argomento e' piuttosto complicato. L'uso del preservativo e' considerato efficace di per se', il suo corretto e continuo uso e' spesso usato come misura di outcome per diversi interventi.. Inoltre le analisi vanno fatte stato per stato, forse regione per regione perche' i costi dipendono anche dal livello di copertura e organizzazione dei servizi sanitari. La regione meridionale del Sud Africa vicino a Cape Town potrebbe non essere come l'Uganda o come Zululand.

In Africa poi le economie di scala possono essere importanti. http://www.biomedcentral.com/1472-6963/7/108".

In una review sistematica uscita su The Lancet (Andrew Creese, Lancet 2002; 359: 1635–42) il costo di 1 infezione evitata con programmi di distribuzione di preservativi variava tra $11 e $2000, un bel range ampio... La review pero' avverte che la quantita' e la qualita' degli studi in Africa non consente di trarre conclusioni definitive. C'e' da dire che il costo internazionale del preservativo e' molto piccolo, piu' o meno 2.5 centesimi l'uno. Penso, ma non ne sono sicuro, che il principale determinate dei costi sia la rete di servizi necessaria alla distribuzione e couseling. Quello che voglio dire e' che aggiungere la distribuzione del preservativo a servizi di educazione alla riduzione del rischio non puo' a mio avviso aumentare significativamente i costi e quindi ogni contrapposizione tra queste due strategie mi sembra artificioso.

 

I vescovi attaccano: "Il preservativo? Leviamocelo dalla testa!"

E verrebbe voglia di dire: "eh, ma levatevelo davvero".

Ad alcuni giorni dalla vicenda del condom e a diverse settimane dalla vicenda Englaro, Bagnasco non ha dubbi: rispetto alle polemiche pretestuose contro il suo principale, deve esserci una regia, più o meno occulta e comunque...quelle offese sono inaccettabili.

Sta a vedere che ormai, per questi pastori di anime, anche rispondere e dissentire è un'offesa; o avanzare dubbi è segno di essere al soldo di chissà chi.

E' che il Papa, in questo periodo ce le offre proprio sul vassoio d'argento. Prendete l'ultima filippica contro stregoni e spiritismo: come non facciamo a pensare a un caso smaccato di difesa del proprio monopolio su certe questioni?

Son finito qui. Volevo mettere un commento, ma la procedura d'iscrizione è complicata. Visto che 29Settembre ci legge, magari legge anche questo. L'argomento di Steve L. è erroneo, banalmente erroneo. Come, devo dire, almeno il 50% delle cose che Steve infila nei suoi libri per attirare l'attenzione delle masse sorprendendole. Niente di sorprendente, dunque.

Per capire che è erroneo basta prendere il caso che studi tu ed assumere sia sempre vero che il 20% delle donne non monogame abbia malattie veneree, no matter how many women are fucking around. Questa ipotesi non è esclusa dall'ipotesi che ci siano più donne disposte a fuck around, quindi è compatibile logicamente. Lo è anche empiricamente.

Lo è, particolarmente, se immagini che la transizione dallo stato corrente, in cui solo il 5% delle donne fuck around, a quello futuro, in cui (tanto per mettere un numero) il 50% delle donne fuck around, avvenga a partire dalla situazione attuale. Allora, del 45% di donne che cominciano a darsi da fare una certa percentuale avrà già l'HIV ed un'altra non ce l'avrà. Quella che ce l'ha scoperà o con uomini che ce l'hanno già o con uomini che non ce l'hanno e che, fino ad allora, o avevano avuto culo o erano andati a letto solo con la loro, clean, partner. Poiché il match "nuova signora infetta fucking with man who's not infected" ha probabilità positiva, ne segue immediatamente il risultato. Se poi consideri gli altri casi, vedi che ci sono altri eventi a probabilità positiva che fanno trasmettere l'HIV a uomini che prima non ce l'avevano. In particolare, l'unico match che non fa crescere l'infezione è quello fra nuova signora non infetta fucking con signore non infetto ...

Il punto è che hai sempre una probabilità su 5 di andare a letto con una infetta, quindi non cambia nulla. E lei ha la stessa probabilità di prima di andare a letto con uno infetto, o non. Se a questa osservazione, che implica costanza, aggiungi il fatto banale che il numero di persone per unità di tempo che una signora può scoparsi ha un upper bound fisico e che, quindi, quando poche donne fuck around there is excess demand by men (quindi ci sono le code in attesa, che limita la diffusione dell'HIV) ne segue che (se si mantiene costante la percentuale di uomini che fuck around) le code diminuiranno. Quindi i signori scoperanno di più, eccetera ...

Poi c'è anche l'effetto "induced demand", che corrisponde all'osservazione secondo cui se tutte la danno a tutti allora scopano anche i peggiori sfigati, che fino a prima erano privi di sesso extraconiugale ma, in compenso, erano almeno esenti da HIV ... ora non più.

Faccio un po' fatica a capire quindi ho cercato di metterlo su carta. Diciamo che in tizero ci sono 95 donne fedeli e 5 infedeli, 50 uomini infedeli e 50 fedeli. Questi dati sono fissi. Per semplicità ho immaginato poi che in tizero le 5 donne infedeli e 10 di quelle fedeli siano infette, e che ci siano 10 uomini infedeli infetti e 5 uomini fedeli infetti. L'ultima ipotesi di partenza e' che se in t vieni infettato, nello stesso t passi la malattia al tuo congiunto, che significa che le 5 donne infedeli sono sposate coi 5 uomini fedeli infetti e i 10 uomini infedeli infetti siano sposati con le 10 donne fedeli infette. 

In ogni periodo i 50 uomini infedeli cercano una partner occasionale ma la trovano solo nel 5% dei casi; alla fine di tiuno si ammalano 2 uomini infedeli ((50infedeli -10infetti)*5/100) e 2 donne fedeli a causa del marito fedifrago; in tidue si ammalano ((50infedeli - 12infetti)*5/100) 1.9 uomini e di nuovo 1.9 donne. Generalizzando, It+1 = 2*(50-Uomini infedeli infetti in t)*5/100+It. Dopo sufficienti periodi, tutta la popolazione e' infetta.

Credo che l'ipotesi di fondo sia che la proporzione tra donne fedeli e infedeli e tra uomini fedeli e infedeli rimanga uguale, mentre tu se non ho capito male fai variare questo dato.

Vincenzo, ma se una donna fedele non infetta è sposata a un uomo fedele non infetto, questi non dovrebbero mai contrarre l'infezione, giusto? Come è possibile che tutta la popolazione si ammmali, eventually?

hai ragione, asintoticamente mi si ammalano 100 persone ma la popolazione totale e' di 200 elementi (100 uomini e 100 donne). grazie di avermi fatto notare la svista, ecco cosa non mi tornava! Vabbe' alla fine ho ciarlato tanto per capire che su un tempo infinito si ammalano solamente tutti i maschi infedeli e le loro consorti... :(

Vabbé alla fine ho ciarlato tanto per capire che su un tempo infinito si ammalano solamente tutti i maschi infedeli e le loro consorti... :(

Ma no! Hai provato il risultato di nuovo, infatti. Riflettici.

Se si ammalano tutti gli infedeli (non solo i maschi, anche le donne) ed i loro consorti, questo implica che rimangono non infetti solo i membri di coppie in cui entrambi siano fedeli (e non infetti al momento di partenza). QUINDI al crescere del numero di infedeli, siano essi maschi o femmine, cresce asintoticamente il numero di infetti. More sex is not safer sex. QED.

Landsburg si confonde banalmente perché non pensa oltre il primo periodo. Un'analogia sempre sessuale fa capire l'errore. Se domani apriamo i conventi e tutte le suorelline vergini ivi contenute (oramai pochissime, ma facciamo finta siano milioni) si rendono "disponibili", il random male sex-seeker avrà, domani, una probabilità più alta di andare a letto con una vergine (safe sex). Giusto, per un periodo more sex is safer sex. Ma la perdita della verginità, come essere infettati da HIV, è una condizione irreversibile (mi dicono, io che so?), quindi il giorno dopo il giorno dopo ci sono meno vergini e più "non vergini". Asintoticamente non c'è più mezza vergine, quindi il numero di "non  vergini" è aumentato. Fine della storia.

D'accordo. In piu' c'e' l'eta' che funziona (generazioni sovrapposte): servirebbe la monogamia assoluta e non la fedelta' entro il matrimonio. Un modo classico di trasmissione in Africa SubSahariana e' da maschio piu' anziano, non sposato ma non vergine, a ragazza giovane, che non ha avuto rapporti. Se anche sono fedeli entro il matrimonio, cio' non basta. Solo la monogamia assoluta per sempre assicura la non trasmissione, in aggiunta a tenere senza sesso chi contrae HIV non da contatti sessuali (dai genitori principalmente).

Yup.

La cosa che mi sorprese di più, quando lessi del libretto di Landsburg, è che Steve da giovane voleva fare il matematico (ha scritto anche qualche paper serio) ed il risultato matematico è banale, veramente elementare. Essere infetto è un absorbing state, quindi asintoticamente chiunque sia connesso ad un infetto attraverso un numero finito di step sarà infetto ... a meno che non muoia prima! Che è infatti l'unica ragione per cui (se si seguissero i consigli del pastore tedesco) tutti non finirebbero infetti in paesi dove l'HIV è diffuso fra eterosessuali: non potendo scopare un numero infinito di volte in un tempo finito, qualcuno morirebbe prima di passarlo o di prenderlo!

Good, we fixed another myth. E vedo che il "poet in residence" ci ha già messo la chiosa ...

Essere infetto è un absorbing state, quindi asintoticamente chiunque sia connesso ad un infetto attraverso un numero finito di step sarà infetto ... a meno che non muoia prima!

Eh, non esageriamo: la probabilita' di infettarsi di HIV non e' cosi' vicina a 1. Tempo fa leggevo che per rapporti vaginali non protetti il suo ordine di grandezza e' stimato attorno a 1/100 per il passaggio donna -> uomo e attorno a 1/10 per quello uomo -> donna (data la maggiore concentrazione virale nel liquido spermatico che nel muco vaginale). Le cifre sono anche minori se non ci sono lesioni da altre infezioni (tipo ulcere, herpes etc). Quindi, se la connessione e' rappresentata da un "one night stand" puo' benissimo non essere esiziale.

Inoltre, resta valida l'osservazione sul caso della Thailandia: maggiore liberta' sessuale puo' rappresentare una riduzione effettiva della promiscuita', se evita che molti uomini condividano poche prostitute.

E vedo che il "poet in residence" ci ha già messo la chiosa ...

Sono solo un umile cronista di antica altrui sapienza ;-)

Vincenzo, ma se una donna fedele non infetta è sposata a un uomo fedele non infetto, questi non dovrebbero mai contrarre l'infezione, giusto?

Hypotheses non fingo, diceva Newton.

O, nelle parole di Pietro Mestastasio:

E' la fede degli amanti
come l'araba fenice
che ci sia, ciascun lo dice
dove sia, nessun lo sa.

Whether the Pope's error was due to ignorance or a deliberate attempt to manipulate science to support Catholic ideology is unclear. But the comment still stands and the Vatican's attempts to tweak the Pope's words, further tampering with the truth, is not the way forward. When any influential person, be it a religious or political leader, makes a false scientific statement that could be devastating to the health of millions of people, they should retract or correct the public record.

così Lancet sulla faccenda.

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