L’effetto Galliani, ovvero perché ha funzionato il richiamo all’italianità

5 settembre 2008 ne'elam
Dove si continua a disquisire sulla questione Alitalia per trarne una legge più generale

Il principale argomento utilizzato da Berlusconi per convincere la pubblica opinione che era buona cosa silurare la proposta di Air France fu quello di sostenere che Alitalia doveva rimanere saldamente in mani italiane. Durante la campagna elettorale dichiarò che si sarebbe impegnato in prima persona per favorire la soluzione patriottica. Egli è uomo d’onore e, diamogliene atto, ha mantenuto la sua promessa. Ma perché quest’argomento fa così tanta presa? Perché lo sventolio del tricolore (quello bianco rosso e verde) su Alitalia ottiene adesioni generali e anche trasversali?

Propongo la seguente spiegazione, che più tecnicamente può essere denominata “effetto Galliani”. Tutto risale al maggio del 1999. In quell’anno Berlusconi era presidente del Milan – oggi non più perché l’articolo 2 della sciagurata norma sul conflitto di interessi gli impedisce di rivestire tale carica – e la squadra ottenne la definitiva certezza della conquista del suo sedicesimo scudetto sul campo di Perugia. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, in quell’occasione l’allora vicepresidente Galliani

Al primo gol si trasforma in un mostro urlante: scatta in piedi, agita le braccia, spalanca la bocca. Nell'intervallo lo chiama Berlusconi e gli raccomanda contegno, ma alla fine il mostro ritorna: Galliani ha gli occhi di un pazzo e si aggrappa al figlio e a Braida. Nell'esultanza gli hanno rubato il portafoglio.

Berlusconi è un profondo osservatore e conoscitore della natura umana in generale, degli italiani in particolare, e della loro passione calcistica ancora di più. Dal calcio ha tratto ispirazione anche per la produzione dei marchi dei suoi prodotti (Forza Italia). Dall’episodio di Perugia, di cui fu vittima il suo vice, trasse l’insegnamento poi sagacemente applicato alle nuove incombenze che il destino aveva in serbo per lui. Basta convincere la pubblica opinione che mantenere la proprietà di Alitalia in mani italiane è come vincere uno scudetto. Così, mentre esulta in un crescente fervore patriottico, sarà uno scherzo da ragazzi mettergli le mani in tasca.

12 commenti (espandi tutti)

Sicuramente il ricorso a simboli contraddistingue molto le tecniche di persuasione berlusconiane.

Non solo, mi pare che lui non si tiri mai indietro quando si tratta di fare di sè stesso un simbolo, neanche quando rischia di diventare un simbolo negativo: gioca, rilancia e vince.

Questa tecnica funziona, sembra quasi che la potenza dei simboli travolga tutti i ragionamenti avversari: ci pensano poi gli intellettuali organici a mettere in piedi spiegazioni più o meno razionali per le sue prese di posizione. Non vediamo fior di economisti difendere ogni giorno l'indifendibile?

Be', come scriveva il cinico Ambrose Bierce, correggendo l'aforisma di Samuel Johnson?

Patriottismo.
Rifiuto combustibile pronto per la torcia di ogni ambizioso che
voglia mettere in luce il suo nome. Nel famoso dizionario del dottor
Johnson, il patriottismo è definito come l’ultima risorsa delle
canaglie. Con tutto il rispetto per un collega lessicografo illuminato
(ancorché minore), vorrei suggerire che è la prima.

mah... devo dire che i parallelismi di questa "avvelenata" mi sembrano un pò forzati. non credo affatto che la vicenda Alitalia si possa ridurre a fumo negli occhi per rubare un portafoglio. comunque la tesi anti-patriottica la condivido in pieno anche io. Ma ancora più che venderla a qualche straniero, io l'avrei fatta proprio fallire. non ci sarebbe stato nulla di male...

Chi teme di fallire limita le sue attività. Il fallimento è solo l'opportunità più intelligente per ricominciare.

(Henry Ford)

 

Alitalia è fallita. Il tribunale ne ha accertato l'insolvenza ed è stato nominato un commissario. Sembra quasi ci sia una congiura della stampa per non chiamare le cose con il loro nome (unica eccezione lavoce.info); si vede che ''salvataggio'' suona meglio. In realtà quello che è successo è che Alitalia è fallita. Però, i suoi assets non vengono messi in vendita al miglior offerente. Anziché usare le normali procedure di liquidazione si è legiferato per permettere a una società appositamente costituita da imprenditori amici e ''patriottici'' di ottenere gli assets Alitalia in via rapida e senza concorrenza, oltre che in deroga alle norme antitrust.

e infatti io ho scritto che l'avrei fatta fallire. ovvero accertato il fallimento (in tribunale), non avrei cambiato le regole del gioco in corsa. 

"il patriottismo è la virtù dei perversi"  Oscar Wilde

 Io credo, come in parte è già stato detto, che Berlusconi sia un "vincente" perchè incarna alla perfezione il modello dell'italiano furbo (e dell'italianismo), quello che vince ad ogni costo e non importa come. Nonostante tutti i suoi difetti fisici (che tenta di mascherare), le cadute di stile (si vedano le sue frasi celebri) e i continui problemi con la giustizia egli continua a far breccia sugli italiani perchè si presenta come il simbolo dell' "italian dream", il self made man che è venuto dal nulla, l'homo novus arrivato a spezzare i vecchi legami politici e le connivenze logore e superate (pensate al suo discorso della "discesa in campo"). E poco importa cosa ci sia dietro a questa ascesa e che il suo successo (nei modi in cui egli lo dipinge) sia in fin dei conti un enorme mistificazione anche piuttosto manifesta. In italia (ma non solo qui!) chi "arriva" ha vinto e non importa altro.

In questi ultimi 15 anni il Paese è cambiato molto (non che prima fosse tutto rose e fiori) soprattutto nel modo di intendere politica e nel modo di veicolare al pubblico i messaggi (vedi esempio Aliitalia). l'artefice di tutto questo è stato in misura preponderante Berlusconi. E' per questo motivo che se il richiamo all'"italianità" lo fa lui avrà sempre successo; di qualunque richiamo si tratti.

Lui è l' "italianità"

Non dimenticate che ci viene raccontata ogni giorno la seguente fiaba: il tursimo italiano andrebbe in malora qualora l'Italia perdesse la sua compagnia di bandiera. In questa fiaba si aggiunge anche: Air France e' la peggiore delle ipotesi perche' loro (=i mangiatori di lumache) sono i nostri principali concorrenti nel settore turistico.

Io sarei proprio curioso di sapere quanti turisti stranieri decidono di volare Alitalia per venire in Italia. Secondo me scelgono compagnie un po' piu' serie/moderne e con un servizio a bordo di qualita' migliore (nemmeno gli italiani scelgono Alitalia, perche' dovrebbero farlo i giapponesi). Ma soprattutto se un giapponese vuole visitare Roma, siete cosi' sicuri che lo si possa convincere ad andare a vedere Parigi?

mah, io sono 5 anni che volo dall'Italia a New York e ho spesso volato Alitalia perche'  aveva i prezzi piu' bassi ( anche, e a volte soprattutto, sui biglietti comprati dagli Stati Uniti ). Il servizio faceva schifo, ma ad esempio ho trovato che  il servizio Delta (mi pare alleata Alitalia) facesse parimenti schifo. Ammetto la osservazione da "law of small numbers" , ma la correlazione prezzo/qualita' del servizio mi e' sempre sembrata piuttosto bassa.

Piuttosto, qualcuno ha un'idea precisa ( non le solite cose sulle aziende pubbliche etc.) del motivo economico per cui l'Alitalia e' fallita? Costi alti? Ricavi bassi? 

All'università il mio professore di Economia Aziendale disse: "non conosco aziende fallite per mancanza di ricavi, conosco solo aziende fallite per aumento dei costi" Più chiaro di così...

Ma e' un teorema di impossibilita' o solo una regolarita' empirica?

"non conosco aziende fallite per mancanza di ricavi, conosco solo aziende fallite per aumento dei costi"

Questo non mi convince.  Secondo lei l'Olivetti & Co. e' fallita per aumento dei costi? O non aveva prodotti competitivi e percio' non aveva prospettive di ricavi? (a parte il mercato dei pezzi di ricambio).

Direi che nel settore tecnologico o quando i prodotti cambiano rapidamente (informatica, elettronica, etc.) le imprese falliscono proprio per mancanza di ricavi.  In settori piu tradizionali e stabili (scarpe, acciaio) falliscono per aumento dei costi.

A me hanno insegnato che una nuova impresa di Silicon Valley deve sopratutto aumentare rapidamente le vendite.  Se il nuovo "chip" trova un mercato si pensera' in un secondo tempo a diminuire i costi; altrimenti l'azienda chiudera per mancanza di ricavi e i costi poco importano.

Naturalmente le linee aeree sono un caso diverso. Proprio perche i beni capitali (gli aeromobili) sono cosi mobili e le  barriere all'ingresso sono relativamente basse e il prodotto cosi simile i costi sono molto importanti.

Tra l'altro vale la pena di notare che  tutte le linee aere del mondo hanno avuto (e stanno avendo) difficolta'. La maggior parte delle linee aeree transatlantiche su cui ho viaggiato da quando ero ragazzo sono fallite (Eastern Airlines, TWA, Pan American e ora Alitalia).
Secondo me e' un settore in cui troppa gente cerca di entrare, sottovalutando le difficolta'. Forse se ne pentiranno anche i "capitani coraggiosi", a meno che non abbiano gia' programmato una via di uscita.

Dubito che i paraculi ci possano perdere: se Alitalia è troppo marcia per essere recuperata anche senza zavorre (cosa che ritengo probabile) e non riescono a scappare in tempo, Silvio li ricompenserà in altro modo, ovviamente sempre a spese nostre.

E se BS non sarà in condizione di farlo ci penserà la concorrenza: in queste cose la politica Italiana è perfettamente bipartisan.

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