Ebola e liberismo, risposta alla Presidente della Camera

20 novembre 2014 Luciano Capone

Nei giorni scorsi avevo ironizzato sul Foglio sull’affermazione della Presidente della Camera secondo cui la diffusione dell’epidemia di ebola è colpa del “liberismo”.  Nel discorso al Programma alimentare mondiale Laura Boldrini aveva detto che “si è giunti alla situazione estremamente allarmante di oggi” a causa “delle drastiche politiche di risanamento finanziario adottate in paesi in difficoltà, con tagli alla spesa pubblica e privatizzazione dei servizi”. Avevamo fatto notare che, ancor prima di poter dimostrare un nesso di causalità tra “politiche liberiste” e diffusione dell’ebola, era la correlazione a essere sballata: secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) la spesa sanitaria nei paesi colpiti dal virus - come GuineaSierra LeoneLiberia e Nigeria - è costantemente aumentata. Non si trattava di una difesa del sistema sanitario guineano o del presunto liberismo liberiano (ammesso che esista qualcosa definibile in tal modo), ma si faceva notare che in base a quei dati è azzardato tirare conclusioni e nessi di causalità, soprattutto su un tema così delicato come l’ebola.

La Presidente della Camera ha risposto a questa osservazione con una lettera al Foglio, ribadendo la sua posizione: “Confermo la tesi parola per parola – dice Boldrini - Non vale a smontarla, infatti, l’argomento che il Foglio mi oppone, quando ricorda che “i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Banca Mondiale dicono che nei paesi maggiormente colpiti dall’epidemia la spesa sanitaria è costantemente cresciuta”. Questa obiezione trascura di specificare se la spesa è destinata al pubblico o al privato. Infatti il costo complessivo della sanità non è mai, da solo, un indicatore sufficiente di efficienza e di qualità”. La Presidente della Camera dice che a essere rilevante non è l’aumento della spesa sanitaria, ma la quota di spesa pubblica sul totale: “Secondo i dati Oms e Bm, dove la sanità è prevalentemente pubblica – come in Svezia o in Francia – i risultati sono migliori, ad esempio nell’aspettativa di vita e nella mortalità infantile, di quelli degli Stati Uniti, che pure spendono di più ma destinano al pubblico meno risorse. Nei paesi più colpiti da Ebola, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica è di gran lunga inferiore rispetto a quella privata. In questa spinta verso il privato c’entrano non poco le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale”. Boldrini inoltre ricorda, citando l’Economist, che quei paesi hanno sottovalutato il problema, non si interessano ai problemi della sanità e sono tra i peggio governati al mondo e chiude con una domanda “non sarebbe meglio discutere di un tema così serio come la diffusione di Ebola senza inforcare le lenti dell’ideologia, e guardare in faccia con realismo gli esiti di determinate politiche?”, intendendo che gli occhiali dell’ideologia siano inforcati da chi ha opposto dubbi sulla sua ricostruzione.

Se la Presidente della Camera conferma la sua tesi “parola per parola”, sbaglia. Non perché dia una diversa interpretazione dei fatti, ma perché dà un’errata lettura dei dati: la spesa pubblica, tralasciando quella privata, è in questi paesi costantemente aumentata. Non ci sono stati tagli brutali alla spesa pubblica sanitaria per il semplice fatto che era impossibile farlo in paesi in cui questa spesa era pressoché nulla fino a pochi anni fa. Valga come esempio la Liberia, che esce da una lunga e sanguinosa guerra civile che ha distrutto oltre il 90% delle strutture sanitarie. Parliamo di uno dei paesi più poveri al mondo, con un’aspettativa di vita tra le più basse, dove mancano medici, infermieri e professionisti sanitari, dove si stanno faticosamente costruendo strutture che però coprono solo alcune aree, a cui si sommano nell’affrontare un problema così grande come l’epidemia di ebola anche grossi limiti di tipo culturale: molte popolazioni per tradizione e convinzioni religiose sono contrarie alla cremazione dei cadaveri e la gran parte dei contagi è avvenuta proprio durante le tradizionali cerimonie di sepoltura in cui si toccano e baciano le salme, molti si rivolgono ai santoni piuttosto che al personale sanitario, i parenti spesso continuano ad assistere i familiari colpiti dal virus esponendosi al contagio e altri non si fidano dei medici stranieri, ritenuti degli untori piuttosto che dei guaritori. Trascurare il contesto economico (circa il 90% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno), politico (paesi dilaniati da guerre civili e con governi incompetenti quando non corrotti), culturale (tradizioni che agevolano la diffusione del virus) e di competenze (i paesi e il personale medico non sapevano come limitare il contagio perché per loro è la prima epidemia d’ebola) per trarre nessi di causalità da un’unica variabile come la percentuale di spesa sanitaria privata in rapporto a quella pubblica, è quantomeno imprudente.

Tanto più che l'incidenza della spesa sanitaria pubblica rispetto a quella privata è un indicatore difficile da interpretare. Non ci risulta infatti che esso sia utilizzato nel mondo scientifico per analisi di causazione, come fatto da Boldrini. Il  motivo è  semplice: sono talmente tante le variabili in gioco quando si confrontano paesi molto diversi che sarebbe quantomeno azzardato imputare le differenza a questo rapporto. Stesso discorso quando la Presidente della Camera dice che “dove la sanità è prevalentemente pubblica come in Svezia o in Francia” ci sono risultati migliori nell’aspettativa di vita e nella mortalità infantile “di quelli degli Stati Uniti, che pure spendono di più ma destinano al pubblico meno risorse”. Questo nesso, senza considerare tantissime altre variabili, non dimostra alcunché. Anzi, quest’affermazione è un evidente caso di quello che gli anglo-sassoni chiamano cherry-picking, ovvero l’errore logico di chi tenta di dimostrare una tesi pescando solo i dati che confermano la propria posizione. Sicuramente in questo caso non si tratta di una manipolazione volontaria, più probabilmente di una distorsione visiva causata da quelle “lenti dell’ideologia” di cui sopra. Per smentire la tesi della Presidente basta vedere i dati sulla composizione della spesa sanitaria dei paesi Ocse, che sono assimilabili per caratteristiche socio-economiche. Tralasciando il fatto che negli Stati Uniti la spesa pubblica sanitaria pro-capite è più alta che in Svezia e in Francia, basta prendere un paese come la Svizzera, dove la quota di spesa sanitaria privata è più alta che in Francia e Svezia, per notare che lì c’è un’aspettativa di vita più alta, la più alta del mondo per la precisione. Stesso discorso per la mortalità infantile. In Danimarca e Olanda, dove la quota di spesa pubblica è molto alta c’è una mortalità infantile superiore a quella di Spagna, Portogallo, Corea del Sud e tanti altri paesi dove c’è una quota di spesa privata più elevata. Questi dati suggeriscono che stiamo parlando di una questione molto complessa, che non può essere ridotta al gioco di una sola variabile e al ruolo delle “politiche liberiste” e che pertanto è ardito, soprattutto da parte di rappresentanti della Repubblica italiana, accusare istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale di avere responsabilità per la diffusione dell’ebola sulla base di correlazioni scivolose.

Per il resto, è condivisibile l’idea della Presidente della Camera che il sistema sanitario svedese sia preferibile a quello liberiano, ma parliamo del risultato e dell’approdo di un lungo percorso di sviluppo sociale, istituzionale ed economico e non di un modello trapiantabile ad altre latitudini e in contesti completamente diversi. Se Monrovia avesse gli ospedali svedesi sarebbe una piccola Stoccolma. Ma se così non è, la causa è da ricercarsi in povertà, guerre e miseria, non in presunte “politiche liberiste”.

14 commenti (espandi tutti)

'sta cosa mi fa venire in mente uno studio di Max Weber, "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", dove in qualche modo mette in relazione il calvinismo e il capitalismo. Non ovviamente nel senso che la fede protestante sia stata il motore del capitalismo, ma uno dei suoi (possibili) volani. Forse anche nel senso che mentre i protestanti promuovevano la lettura della Bibbia, cosa che di fatto includeva direttamente la capacità di leggere e di commentare acriticamente (o criticamente? bah!) e quindi di dare un nuovo senso al lavoro, al suo sviluppo, all'onestà, alla moralità e finanche al tempo "misurato", la fede cattolica quasi censurava la lettura diretta di quel testo sacro che veniva invece commentato e "liberamente" interpretato dall'ordine sacerdotale. E mentre i protestanti, più o meno involontariamente, davano una nuova interpretazione al concetto di lavoro (per questo forse in senso liberista e capitalista), i cattolici continuavano a teorizzare un lavoro concettualmente basato sulla fatica in senso anche conservativo.
E un po' la Boldrini fa un'operazione invece inversa. Mentre Weber propone il capitalismo come funzione del calvinismo, la Presidente della Camera teorizza l'ebola come una funzione del capitalismo.
E siccome al peggio non c'è mai fine, domani qualche illustre parlamentare (magari Paolo bernini del m5s) si affretterà a ipotizzare la spinosa questione di una "funzione di funzione" dove l'ebola è il prodotto della fede protestante.

abbiamo già discusso in maniera accanita sulla tesi di Max Weber qualche settimana fa, preferirei evitare un bis.

e quindi?

ivan_zatarra 21/11/2014 - 00:06

pensi che io tenga la contabilità di quello che tu e altri commentatori avete sciorinato nelle settimane scorse? E che quindi sia diventato argomento da non trattare più? Lo hai deciso semplicemente tu, sei stato folgorato sulla via di Damasco, ti senti incensato del particolare dono di decidere cosa va trattato o detto o cos'altro?

Preferiresti evitare il bis dici? Lo stai dicendo a quale titolo di grazia?

Dove?

Martino Piccinato 21/11/2014 - 10:40

è possibile avere un link a questa discussione o non è online?

Grazie

Quanto alla simpatica risposta del signor Zatarra: il riferimento a Max Weber in questo thread è, ovviamente, OT - come, forse, lo era anche nella discussione precedente. In ogni caso, mi sorprende che esprimere un legittimo desiderio di prevenire un bis in idem debba essere giustificato con particolari ragioni: semplicemente non me lo auguro. Poi, il signor Zatarra faccia come vuole e ci intrattenga ad libitum sull'argomento. 

Quindi per Lei un argomento, citato o meno che sia, da quel momento in poi diventa magicamente off topic, non pertinente o da escludere a priori. Un po' come dire (o pretendere) che ogni successivo riferimento a ebola e al capitalismo, dovrà essere necessariamente bandito o cassato da ogni altra discussione pubblica o da ogni altro commento trattato su o da nfa.

E sommessamente, senza spocchia e senza scomodare il latino latinorum che in tali questioni lascia il tempo che trova (Manzoni ha ragione), è un po' come pretendere che nella sua professione forense ogni citazione o riferimento a fatti precedenti, non trova diritto di "esistenza" in quelli presenti.

Con infinità e umile presenza in questo mondo fatto di bit e scorie informatiche, pongo i miei più cordiali saluti.
Zatarra

:-)

Nasissimo 21/11/2014 - 17:54

L'argomento era OT, ed è OT qui, se preso nel suo senso stretto, quello che lega "etica protestante" e "capitalismo".
Non lo era nell'altro thread, e non lo è qui, se preso nel suo senso lato, quello che si cerca sempre di schivare con mille capriole, pure ragliando come muli e facendo finta di non capire.

L'argomento "weberiano" in senso lato è quello che afferma che le etiche (e le religioni che le contengono) non sono "sovrastrutture" costruite a posteriori per giustificare i rapporti di forze determinati dalle lotte di classe, come le intendeva Marx.

Sono forze storiche attive.

E quindi nelle analisi sociologiche tutte, comprese ovviamente le analisi economiche che ne sono un sottoinsieme, le etiche, i sistemi di Valori, e le tradizioni come quella liberiana che impedisce di cremare i cadaveri (Nietzsche avrebbe detto le mentalità) in qualche modo vanno tenute da conto. 
E non per eser "moralisti", ma perché esse sono forze prime, sono cause efficienti delle le dinamiche sociali, e quindi vanno messe pure dentro i modelli e dentro le equazioni, se si vuole che questi siano consistenti. Se ci si riesce. Vedo bene che è complicato, ma rifiutarsi di farlo a priori è pura ottusità.

nessuno vi impedisce di discuterne e, se direte qualcosa che mi stimoli, magari mi unirò alla disputa. Sempre che si svolga nel rispetto degli interlocutori, cosa che i toni impiegati non garantiscono.
Buona serata.

refuso

Salvatore Ladu 20/11/2014 - 21:54

scusate il quasi off-topic, però i primi due capoversi sono uguali.

eliminato il paragrafo duplicato

Concordo con l'articolo ma ci terrei a precisare che la distinzione tra spesa pubblica e spesa privata ha senso solo nei sistemi in cui il rimborso "statale" (o previsto dalle leggi dello stato) riguarda solo le prestazioni pubbliche, mentre quelle private restano a carico del singolo cittadino, il quale poi puo' essere assicurato o meno. Questa è una condizione che puo' capitare nei cosiddetti sistemi beveridge. Qui la fonte principale del finanziamento della sanità è fiscale e le assicurazioni sono sussidiarie e facoltative.

Nei sistemi prevalmentemente bismark (assicurazioni obbligatorie e stato sussidiario) invece qualsiasi cura, privata o pubblica, viene rimborsata da assicurazioni obligatorie, il che depotenzia molto la possibilità dello stato di operare risparmi solo su un lato (pubblico o privato). Al massimo lo stato decide che una certa cosa (es: denti) non è rimborsabile ma questo tocca tutti i fornitori di prestazione, pubblici o privati che siano.

Ne consegue che in un sistema bismark (e la Francia mi risulta che lo sia) in cui nessuna delle due tipologie di fornitura di prestazioni (pubblico o privato) puo' essere agevolata o penalizzata, le loro dimensioni dipendono solo dalle scelte dei "consumatori" sulla qualità delle prestazioni e non dalle politiche statali, liberiste o meno che siano.

Condivido. Il ragionamento della Boldrini è malato, non ha nessuna base non dico scientifica ma neppure logica. Secondo lei ciò che conta non è la spesa sanitaria complessiva assoluta o in rapporto al pil, né la spesa pubblica in rapporto al pil, né la spesa sanitaria pubblica assoluta. Nell'articolo accennavo al fatto che ad esempio gli Usa spendono più di tutti in sanità, ma anche come spesa sanitaria pubblica sono terzi al mondo, cioè spendono più di Svezia e Francia (gli esempi citati dalla Boldrini). E' ovvio che il livello di spesa (pubblica o privata) non ci dice molto, se non si tengono conto di tantissime altre variabili (geografiche, culturali, genetiche, economiche, efficienza della spesa). Invece per lei ciò che conta è il rapporto tra spesa pubblica e spesa privata: se, indipendentemente anche dal livello totale della spesa "l'incidenza della spesa pubblica è maggiore di quella privata" tutto inizia ad andare per il meglio e si sconfiggono le malattie. In Corea del Nord campano 250 anni. 

Lodo il coraggio di chi ha la forza di leggere un comunicato della Boldrini, figuriamoci analizzarlo.

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