Il dibattito sulla finanziaria 2007

30 settembre 2006 michele boldrin
Un po' di autocritica, un po' di metodologia e, soprattutto, le domande da rispondere per poter dare un giudizio economico-politico sulla Finanziaria 2007.

Il post di Giorgio, che se la prendeva con le patetiche dichiarazioni dell'onorevole Ferrero, Ministro di Rifondazione Comunista, di
tassare i redditi superiori ai 70.000 Euro con una marginale del 45% perche' cosi "pagano
i ricchi", ha scatenato un'interessante disputa, non solo nel paese ma
anche in questo sito.

L'oggetto del contendere, al momento, e' il seguente: e' vero
che un reddito al di sopra dei 70.000 Euro corrisponde in Italia a
quello di un "ricco" e che quindi, seguendo la proposta Ferrero (o la variante VV-TPS, ora ufficiale) si tasserebbero
pochissime persone con redditi molto superiori alla media? VV ed il Governo tutto sostengono che cosi' e', alcuni di noi, io in primis, sosteniamo di no.

I dati su cui si basa il governo, che sembra d'aver quindi deciso che la linea di Rifondazione e di Ferrero e' quella giusta, sono a disposizione sul sito del medesimo (grazie Rabbi per la segnalazione) ed il messaggio e' chiarissimo: i percettori d'imponibili al di sotto dei 40.000 Euro annui sono il 75% del totale delle dichiarazioni, quindi riduciamo il carico fiscale su costoro e lasciamo invariato o alziamo il carico fiscale sui redditi superiori ai 40.000 Euro. Di fatto, come si evince dai materiali li' posti, ora l'obiettivo si e' spostato: si riducono le imposte sui redditi inferiori ai 55.000 Euro annui, si aumentano "leggermente" le imposte sugli imponibili tra 55.000 e 75.000 e sostanzialmente (senza virgolette) le imposte su imponibili superiori ai 75.000 Euro annuali.

Questo avviene attraverso la riduzione da 33% a 27% e da 39% a 38% delle aliquote che tassano gli imponibili sino a 55.000, l'introduzione d'una novella aliquota del 41% per redditi tra i 55.000 ed i 75.000 e l'applicazione dell'aliquota del 43% ai "nuovi ricchi" da 75.000 Euro in avanti (prima era riservata ai "vecchi ricchi" con 100.000 Euro e piu'; sarebbe scesa al 39% nel 2007). Sembra questo governo abbia deciso la propria politica fiscale: la Riforma Tremonti - che prevedeva il raggiungimento in alcuni anni di due trami di tassazione: 23% sino a 100.000 e 33% al di sopra, con esenzioni d'imposta per redditi bassi, e che teneva previste ulteriori riduzioni d'aliquota nel 2007 - va tirata alla spazzatura. Si ritorna alla tassazione alta e fortemente "progressiva"; si ritorna insomma al modello scandinavo con alta spesa pubblica ed alta tassazione, in particolare sui redditi piu' alti. Bene, questa mi sembra la vera e fondamentale decisione di politica economica di questo governo, altro che "bersani" di prima estate per liberalizzare tassisti ed avvocati! Di questo, a questo punto, mi sembra il caso di discutere.

Come? Anzitutto le autocritiche, poi la metodologia.

Autocritica No. 1: Ho preso fischi per fiaschi, e mi son messo a parlare di reddito familiare invece che personale, sul quale avviene la tassazione, confondendo quindi il dibattito. Le affermazioni di VV, Ferrero&Co non si riferiscono alle famiglie ma ai singoli individui, quindi il dibattito va fatto sul reddito individuale e non su quello delle famiglie. Chiedo venia.

Autocritica No. 2: Lasciare che il dibattito si centri su chi e' ricco e chi e' povero, prendendo per scontatamente assiomatico che "e' giusto tassare i ricchi" e "non e' giusto tassare i poveri", e' stato anch'esso un errore. Per due ragioni, una etica e l'altra economica.

- La ragione etica e' che il reddito individuale dichiarato al fisco, ossia l'imponibile, ha poco a che fare, in un paese come l'Italia, con "ricco e povero". Non solo per l'enorme e, da quel che appare, sempre sottostimata evasione ed elusione fiscale, ma anche per il fatto che vi e' molta "endogeneita'" nell'essere ricco o povero, aldila' dell'evasione che pure e' endogena. Tanto per essere brutale: le centinaia di migliaia di invalidi ufficiali che percepiscono pensioni inferiori ai 1.000 Euro al mese, sembrano in questa classificazione dei "poveri". Ma, come ci viene regolarmente ricordato, una percentuale enorme di essi e' tanto invalida quanto lo sono io ed ha scelto di prendere vantaggio d'una legislazione folle che le permette di vivere facendo pochissimo guadagnando poco (di tassabile). Lo stesso vale per chi, d'eta' abbondantemente inferiore ai 65 o persino ai 60 anni e perfettamente in grado di lavorare e produrre, concorda il pensionamento con la propria azienda, o semplicemente lo richiede sulla base dell'egualmente folle legislazione vigente (niente link per questa, tanto tutti sanno dov'e'), e poi passa venticinque anni da pensionato, arrotondando con un po' di lavoro nero per i primi dieci.

Ora: non tutti gli invalidi son finti, non tutti i pensionati hanno 60 anni e non tutti i poveri sono invalidi o pensionati. Appunto per questo occorre guardare i dati per separare gli uni dagli altri, e lo stiamo facendo (seminari ed altre cose permettendo, che non permettono molto). Il fatto, ed il problema, rimangono: in Italia tassare gli imponibili alti per trasferire agli imponibili bassi non corrisponde, se non molto parzialmente, ad una attivita' redistributiva/assicurativa che cerca di proteggere chi ha avuto sfortuna tassando chi invece ha avuto fortuna. Fare "giustizia sociale" (un concetto che io trovo ogni giorno meno adeguato nella bocca di pasdaran come Ferrero) a base di tassazione del reddito sembra un proposito disperato e con risultati opposti ai desiderata, quindi potenzialmente folle. Il populismo becero del signor Ferrero e dei suoi accoliti, quindi, va stigmatizzato, specialmente alla luce dei redditi (parzialmente non imponibili) che costoro, in quanto parlamentari, si auto-erogano. E cha la Finanziaria 2007 non decurta (leggete con attenzione la lista dei provvedimenti previsti: solo l'indennita' addizionale dei ministri che sono anche parlamentari viene ridotta del 25%).

- La ragione economica e' che un atto di politica economica va giudicato anzitutto per gli effetti che ha sull'efficienza del sistema economico nel suo complesso e sul benessere globale che genera attraverso quei canali. Occorre quindi chiedersi non tanto e non solo se e' "giusto o sbagliato" aumentare le tasse sui "ricchi" (e mantenerle, riducendole un poco sui "meno ricchi" che lavorano) ma a cosa servono quei soldi, dove vanno spesi e che effetto avranno quelle spese sul benessere di tutti o di alcuni. Occorre chiedersi se l'attuale struttura della spesa pubblica e' giusta o sbagliata dal punto di vista dell'efficienza del sistema economico, oltre che dei principi etici che si intende seguire. Occorre chiedersi quali effetti sulla produttivita', gli investimenti, l'accumulazione di capitale umano, le decisioni di vita e di lavoro degli individui, avranno le misure di tassazione e spesa che si prospettano. In altre parole, e facendo riferimento ad una cosa che ho cominciato ma non finito, occorre guardare dentro al meccanismo che VV&TPS stanno mettendo in piedi con la Finanziaria 2007 e capire che incentivi e disincentivi a fare che cosa tale meccanismo produrra'.

Il che mi conduce alla metodologia ed alle domande che, almeno io, intendo perseguire.

Metodo, 1): che faranno esattamente. La lista dei provvedimenti in cantiere, secondo il Corriere della Sera dell'altro giorno, la trovate alla fine del post. I dettagli della riforma fiscale li abbiamo visti. Meglio esser certi che "that's all folks", prima di dare giudizi. In particolare, che ne e' dei tagli di spesa che, trapelati alcuni giorni fa, vennero sommersi di critiche da sindacati e sindacatini? Morti e sepolti grazie a qualche patto fra le parti?

Metodo, 2): chi sono i soggetti affetti. Si modifica radicalmente il sistema fiscale ed anche quello dei contributi sociali. Chi sono e cosa fanno gli individui che ne vengono affetti? Che decisioni prenderanno? Lavoreranno di piu', di meno, uguale? Faranno lavori diversi da quelli che fanno ora? Andranno prima o dopo in pensione? Chi ha la capacita' d'investire investira' di piu' o di meno in Italia, ed in che cosa? I giovani che devono scegliere un cammino professionale, che scelte faranno?

Metodo 3): impatto sul debito pubblico. Come abbiamo appreso da Alberto e Sandro, creare/ridurre deficit oggi determina incentivi per tassare/spendere di meno o di piu' in futuro. Questa finanziaria fara' aumentare o diminuire il debito pubblico italiano nei prossimi anni?

Metodo 4): impatto sulla crescita. Alla fine, tutto finisce li': all'equilibrio economico generale ed al "nuovo", se nuovo sara', sentiero di crescita ed accumulazione che l'adozione d'un differente meccanismo fiscale induce. Questa operazione di politica fiscale ed economica favorira' maggiori investimenti, maggior occupazione, crescente produttivita', maggiori incentivi ed opportunita' di lavorare duro e guadagnare bene per chi ne ha voglia, o no?

Zat is de cuestion, ma frends ...

 

==================================dal Corriere della Sera: principali misure previste====================================

3 commenti (espandi tutti)

Assumendo che gli obiettivi principali della legge finanziaria del governo Prodi siano: 1) redistribuzione del reddito, 2) recupero di base imponibile e 3) maggiore crescita economica, occorre argomentare con chiarezza che 1) gli strumenti adottati non saranno efficaci (nessuno degli obiettivi sara' raggiunto) e 2) ci sono strumenti alternativi, inutilizzati, che avrebbero una molto maggiore chance di successo. Michele ha gia' identificato i motivi per cui la manovra, nelle modalita' in cui si pone ora, sara' inefficace. La maggiorazione dell'aliquota marginale Ire per il primo scaglione avra' l'effetto di aumentare evasione ed elusione, di incrementare la fuga di soggetti qualificati verso altri Paesi, e infine di diminuire gli gia' scarsi investimenti esteri in Italia. D'altro canto, la riduzione maggiore dell'aliquota IRE (dal 33 al 27%) avviene per una parte della popolazione che, congetturo, e' composta principalmente da lavoratori dipendenti la cui remunerazione non varia ne' con le ore lavorate, ne' con i risultati. Quindi l'effetto incentivo di questa riduzione saranno minimi (non ne sortira' un incremento del reddito prodotto). Infine occorre rilevare che ogni qualvolta un politico scompone la destinazione delle maggiori entrate previste dalla finanziaria, lo fa tra 'riduzione del deficit' e 'sviluppo'. Per 'sviluppo', intendono spesa pubblica. Per questi signori, almeno a parole, la riduzione del deficit non avrebbe effetto sulla crescita, mentre la spesa pubblica avrebbe effetti taumaturgici. Letteralmente allucinante!

Lo strumento che avrebbe sortito effetti positivi nei tre fronti di cui sopra, ma di cui non v'e' traccia nel disegno di legge, e' la tanto agognata liberalizzazione di interi settori produttivi. E' ovvio che l'apertura alla concorrenza di settori quali energia e trasporti avrebbe l'effetto di diminuire i prezzi di servizi essenziali per tutta popolazione, ma che hanno una peso percentuale maggiore sul budget di spesa dei cittadini meno abbienti. La diminuizione dei prezzi causerebbe un incremento della domanda dei servizi stessi, il che condurrebbe ad un incremento della base imponibile. Ci sarebbero piu' posti di lavoro. E, per lo meno, un level effect sul reddito nazionale. Se poi accettiamo che la concorrenza genera incentivi all'innovazione, si potrebbero avere anche growth effects (cioe' un incremento del tasso di crescita dell'economia).

Non ho parlato degli incentivi che hanno indotto Prodi e compagnia bella a venirsene fuori con una manovra cosi' abominevole. Tuttavia voglio segnalare che la mancata introduzione delle liberalizzazioni nella legge finanziaria mi sconcerta. Se effettivamente a questo governo tali liberalizzazioni interessano, da un punto di vista di political economy, non inserirle nel pacchetto finanziaria e' un suicidio. I sindacati e i sinistrorsi radicali che, per ignoranza o per malafede, si oppongono a parte delle riforme, sono stati ampiamente ricompensati per il loro sostegno con la manovra sull'IRE. Quindi questo era il momento giusto per far loro ingoiare le liberalizzazioni. La mia congettura e' che il sacrificio delle riforme e' parte di un accordo tra il governo e coloro che beneficiano (in misura diversa) delle rendite monopolistiche che lo Stato concede loro: "aumentando la vostra aliquota marginale IRE, non vi facciamo gran danno (dato che le tasse non le pagate comunque) e accontentiamo Rifondazione - come ricompensa, vi lasciamo intatte le rendite (quelle si' vi interessano)".

Michele dal tuo intervento ne traggo un personalissimo pensiero. E’ una Finanziaria conforme con quanto mi aspettavo, ma non con quanto mi auguravo. Era chiaro in sostanza che il governo non sarebbe riuscito a perpetuare una politica di liberalizzazioni, lo si vedeva già quest’estate, lobbies troppo forti, da scalfire al massimo nel medio periodo. Forse è quello che ha capito Bersani in questi mesi…troppo complesso sperare di ricavarne qualcosa da tassisti e farmacisti, notai etc… è un processo lungo! Figuriamoci se si volessero toccare i servizi quali elettricità autostrade e via discorrendo. Ergo…a questo punto buttiamoci sulla politica fiscale, non fosse altro per il "forte" effetto annuncio che se ne ricava…”un governo di sinistra che alza le tasse ai ricchi e le riduce ai poveri” che c'è di male, un segnale immediato…ecco lo so che è una cosa che non sta in piedi ma a mio avviso lo sanno benissimo anche TPS, RP e relativa combriccola, ma il messaggio seppur viziato nella sua forma passa passa! Nessuno di loro pensa (appunto...quelli che pensano) alla possibilità di rendere più equo il sistema fiscale. Il mo ragionamento ritorna se si pensa che in questi giorni non si è assolutamente parlato di incentivi (se non velatamente quando si discuteva dell’abbassamento del cuneo fiscale) e ciò è un vero orrore …sarebbe stato adeguato ma non lo si è fatto…perché? Perché non è un interesse stringente. E quale sarebbe un interesse stringente? Ritornare nei parametri UE…ecco la mia tesi, ecco secondo me è l’unico vero obiettivo dell’accoppiata TPS/RP. Che a questo corrisponda crescita e sviluppo pare non sia calcolato. Mi pare davvero assurdo che TPS creda davvero alla redistribuzione del reddito…molto più facile pensare che lo voglia far credere agli italiani. Penso che questa finanziaria rispecchi con forza il problema del modo con cui si fa politica in Italia…una visione blindata al breve termine e le istituzioni non danno alcuna mano in questo senso.

Entro nel dibattito sulla Finanziaria sollecitato dall'articolo di Michele per alcune osservazioni.

Che in Italia ci sia un problema di equità, collegato ai vari esempi che fa Michele ed alla pesantissima evasione fiscale è un dato di fatto. Che questa situazione possa essere corretta radicalmente da questo governo, debole almeno numericamente, sarà difficile (vaste programme, direbbe De Gualle)

Non di meno qualcosa bisognerà pur fare: la modifica degli studi di settore mi pare un segnale incoraggiante, ridurre le aliquote sui redditi sotto i 40.000 euro ed aumentare quelle sopra i 75.000 (categoria alla quale appartengo) non mi pare poi cosi grave. L'aliquota sui redditi sopra i 135 milioni di lire (che inflazionati valgono circa gli attuali 75.000 euro) era nel 2000 del 45,5%. Il governo di centro destra l'ha portata al 39%, quello di centro sinistra al 43%: mi pare faccia parte dell'ordine "naturale" delle cose.

 L'indice di Gini, nato dalle mie parti, a Motta di Livenza in provincia di Treviso nel 1884, (ma vedo che è citato su uno degli ultimi numeri dell'Economist), indica l'Italia (dopo la Gran Bretagna) come il Paese europeo con la maggior disuguaglianza (2005: 36%) contro il 24,7% della Danimarca o, se volete, il 59% del Brasile ed il 40,8% degli Stati Uniti.

La manovra sulle aliquote non sarà sufficiente, gli studi di settore neanche, ma almeno mi paiono provvedimenti che vanno nella direzione giusta.

Cordiali saluti,

Mario Morino

 

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