Democrazia in America

14 agosto 2009 aldo rustichini

Come i cittadini americani partecipano al dibattito sulle scelte fondamentali

In una serie di incontri di citta’ (town hall meetings, reali e virtuali) i cittadini statunitensi hanno espresso con toni a volte vivaci la loro opinione sul piano di riforma del sistema di assistenza medica. Il risultato di questo movimento informale e’ che la proposta originale e’ probabilmente morta, e che sara’ trasformata profondamente. L’ esperienza e’ importante perche’ dimostra che lo spirito dell’ America di Tocqueville e’ vivo e vegeto: si elegge un uomo nuovo, ma non ci si sogna nemmeno di lasciare le redini del comando al leader carismatico.

Siamo piu’ precisi, perche’ c’e’ sempre tempo per imparare come fare.

Primo: su una questione di vitale importanza, in pieno agosto, un gran numero di persone ha fatto lo sforzo di informarsi abbastanza da formarsi una opinione, esprimere posizioni coerenti, e di andarle a riferire in pubblico.

Secondo: Questo e’ lo stesso elettorato che aveva eletto, con una maggioranza ampia, un presidente nero con una piattaforma che diceva chiaramente che il sistema sanitario sarebbe stato riformato. Quindi e’ un elettorato che non era avverso al cambiamento, e che aveva abbastaza altruismo e lungimiranza da essere disposto a considerare un cambiamento che andava a vantaggio di altri (ci sono al massimo 48 milioni di persone che non hanno assistenza medica, una minoranza). Certo che poi magari, appunto leggendo per informarsi, hanno capito che per esempio proprio 48 milioni non sono, e che la cifra è più vicina ai 12 milioni, e che quindi il piano forse non è quello che si dice che sia..

Terzo: La classe politica americana (questa volta sono i democratici) reagisce male a queste manifestazioni, perché sa bene che impediscono di fare di soppiatto grandi manovre. La casta dunque non e’ un privilegio dell’ Italia: la tentazione di gestire i soldi degli altri e’ troppo forte per non manifestarsi ovunque. Noi abbiamo Berlusconi, loro hanno la Pelosi. Quello che e’ diverso e’ lo spirito del pubblico. Per fare town hall meetings non ci vuole molto: forse le discussioni sulla "casta'' rischiano di mettere in secondo piano che la casta fa quello che vuole se la si lascia fare.

Morale: Proviamo a immaginare. Se sulla questione che ha una importanza simile in italia si cominciasse a fare lo stesso? Per esempio, i dibattiti recenti sul partito del sud, sulle gabbie salariali, sono  in realtà discussioni sul federalismo. Perché non fare di una di tali questioni il centro di un dibattito? Avvicinandosi il centocinquantenario dell’ unità, sarebbe un modo per celebrarlo adeguadamente. Avremmo cosi’ finalmente fatto gli italiani.

 

20 commenti (espandi tutti)

Ho qualche dubbio.

In comparative politics, l'america viene solitamente classificata come strong society/weak state. La Francia, per capirci, è strong state/weak society. Non so dove sia l'italia, perchè oltre al lavoro di Putnam, nessuno la ha mai studiata. Di sicuro, se la Germania è strong state/strong society, l'Italia è probabilmente all'opposto weak state/weak society. 

Dico questo perchè l'associazionismo americano, e la vivacità della partecipazione individuale alla cosa pubblica, non sono altro che il prodotto del rapporto tra stato e società che esiste in America. Specularmente, l'evasione fiscale, il mancato rispetto della legge, la politica affaristica, e lo scarso interesse per la res publica che constatiamo in Italia, sono il prodotto dello sbilenco rapporto che si è sviluppato tra la formazione del nostro Stato e la nostra società.

Con il tuo ragionamento, noi dovremmo cercare di partire dall'effetto (dibattito pubblico), per ottenere la causa (stato e politica efficiente). Non credo che funzioni. E ad essere sincero, ho proprio qualche dubbio sul fatto che, in tempi brevi e senza schock/minacce esterne, il rapporto tra il nostro stato e la nostra società possa essere riformato in maniera efficace.

 

La francia è weak society?

Questa è la classificazione che le è stata data. Ricorda che sono ideal-tipi, non descrizioni perfette. Se non erro, Thomas Risse-Kappen ha scritto su queste cose in merito alla politica estera comparata dei tre Paesi (US, F, D).

Non conosco così bene la Francia, ma se Tocqueville ci è di qualche aiuto, nel suo La Democrazia in America raccontava proprio la sua ammirazione per questo associazionismo di base che caratterizza(va) l'America. Associazionismo che invece non esisteva in Francia e che non ha ancora le dimensioni americane.

Conta, inoltre, che per weak society si intende un Paese nel quale la società civile non ha un ruolo primario nel campo sociale/politico del Paese. In altri termini, in America, le associazioni gestiscono asili, organotrofi, scuole, danno borse di studio, promuovono attività culturali, musei. Tutto ciò, a questi livelli, non esiste da nessun'altra parte al mondo. In Francia (e in Italia e in Germania), questi compiti sono svolti dallo Stato. E dove sono svolti da privati, si tratta di appalti.

Io sono meno pessimista.

 

Intanto per shock esterni la situazione puo' cambiare. Basta pensare a quello che e' successo nel mondo del calcio, che e' stato ripulito da ingiustizie e manovre losche qualche anno fa.

 

Gli USA sono strong society/weak state in transizione verso strong society/strong state, se ci riescono. 

 

Ma forse io volevo fare un punto diverso: io ho l'impressione che in Italia ci si aspetti dalla casta non solo il posto di lavoro e l' indennita' di disoccupazione, ma anche che la casta stessa si riformi da se'. L' associazionismo ce l'abbiamo anche noi, Putnam mi pare che sia d'accordo. E' che non sappiamo come rivolgere questa forza verso la riforma delle istituzioni centrali.

 

Intanto per shock esterni la situazione puo' cambiare. Basta pensare a quello che e' successo nel mondo del calcio, che e' stato ripulito da ingiustizie e manovre losche qualche anno fa.

LOL. Potrei fare delle battute sul risultato della partita di due giorni fa, ma non mi sembra cortese.

Ma forse io volevo fare un punto diverso: io ho l'impressione che in Italia ci si aspetti dalla casta non solo il posto di lavoro e l' indennita' di disoccupazione, ma anche che la casta stessa si riformi da se'. L' associazionismo ce l'abbiamo anche noi, Putnam mi pare che sia d'accordo. E' che non sappiamo come rivolgere questa forza verso la riforma delle istituzioni centrali.

Hai ragione su questo punto. Però, guarda la diversa natura delle associazioni tra i due Paesi. In America vai dalla Carnegie Foundation all'associazione di quartiere che guarda i bambini delle ragazze-madri. In Italia, spazi dalla GCIL alle varie associazioni dei consumatori che chiedono l'intervento dello Stato per calmierare i prezzi. Tutte organizzazione, inoltre, che danno un servizio non per dare qualcosa alla comunità, ma per rivendicare iscritti e tesserati, così da poter poi chiedere più soldi a Roma (l'esempio migliore sono i patronati).

In altri termini, in America, le associazioni, parafrasando Kennedy, si chiedono cosa possono fare per il Paese. In Italia, si chiedono cosa il Paese può fare per loro. E secondo me la cosa non è estranea alla natura del rapporto stato-società dei due Paesi. 

Non è un caso, infatti, che gran parte delle associazioni più grandi che abbiano in Italia siano espressione non della società civile ma della politica (pensa alle fondazioni e think tank italiani, sono tutti fondati, composti o diretti da politici: Aspen Institute, Magna Carta, Italiani-Europei, Formiche, FareFuturo). L'unica eccezione sono probabilmente l'IBL e La Voce. Tu ti immagini, in america, la Brookings Institutions o la Rand Corporation che tra i loro fondatori/membri/fellow/e BoD members hanno solo politici o affini? E che come unico scopo non hanno quello di elaborare proposte innovative ma piuttosto di riaffermare il valore delle attuali politiche? 

Aldo, mi sa molto di deliberative democracy, con forme di implementations alla Acherman Fishkin.

Esiste una mole di roba in inglese, anche empirica, sul funzionamento di questi fori deliberativi, il cui funzionamento solleva problemi di teoria della democrazia molto interessanti: chi prende parte ai fori (problema della rappresentazione); che "verità" si raggiunge dopo la discussione e quale tipo di informazione è da discutere (questione del livello epistemico della discussione)...a parte le cose filosofiche, ci sono già stati esperimenti deliberative proprio in Oregon e proprio sulla riforma sanitaria.

Io confido in questo modo di intendere la partecipazione, ma per essere fruttuosa bisogna avere attitudini alla discussione che privilegino i fatti, il rispetto reciproco e la capacità di rivedere le proprie posizioni...nn so se nel paese dei guelfi e ghibellini funzionerebbe.

Luigi Bobbio in Italia mi pare abbia provato cose del genere.

(ci sono al massimo 48 milioni di persone che non hanno assistenza medica, una minoranza).

 

Qui un breve articolo sull'argomento. Non lo condivido parola per parola, ma il punto fondamentale mi pare chiaro: guardare al numero di persone prive di assicurazione medica in un dato momento è un esercizio poco utile.

 

The point of insurance is to protect you against unlikely but damaging events. You are generally happy to pay premiums in all the years that nothing goes wrong (your house doesn’t burn down), because in exchange your insurer promises to be there in the one year that things do go wrong (your house burns down). That’s why, when shopping for insurance, you are supposed to look for a company that is financially sound – so they will be there when you need them.

If, like most people, your health coverage is through your employer or your spouse’s employer, that is not what you have. At some point in the future, you will get sick and need expensive health care.
[...] you can’t count on your health insurer being there when you need it. That’s not insurance; that’s employer-subsidized health care for the duration of your employment.

Once you lose your employer-based coverage, for whatever reason, you’re in the individual market, where, you may be surprised to find, you have no right to affordable health insurance.

 

non mi pare. Da quello che leggo sulla stampa liberale americana, questi townhall meetings sono stati dirottati da lobbies che si mimetizzano da organizzazioni grassroots o che ne pagano -- il nome americano e' astroturf -- per non far passare una riforma -- modestissima  a dire di Bill Moyers e degli esperti invitati al suo programma -- del sistema sanitario americano che ne ridurrebbe i profitti. Per riderne, basta ascoltare John Stewart, e per saperne di piu' Huffington Post. Mi pare che ne abbia scritto anche il NYT, ma non sono sicuro e non ho voglia di verificare, a meno che non me lo si chieda.

Se, come mi pare, questa stampa in questo caso  non mente, non si tratta di un esempio di democrazia diretta, ma di un uso magistrale dei mezzi di comunicazione di massa,e degli strumenti di mobilitazione della base piu' tradizionalmente "di sinistra" per impedire l'efficace funzionamento della democrazia.

 

A conferma dei tuoi sospetti ecco una discussione sul forum di dawkins e qualche articolo sparso su internet. Ne parla Keith Olbermann msnbc.

Ma come, non lo sai che la stampa leftist usa è intossicata dal socialismo e dal nazismo gassatore di vecchiette? Com'è possibile che Rustichini non rilevi nulla di quello che dici tu? Forse il sole batte forte a ferragosto, così forte da far definire uno scambio "vivace" di pareri l'andare ai town hall con le pistole in tasca (legalissimo in certi stati) a urlare come ossessi per interrompere la discussione. Poi ci sarebbe anche da discutere il funzionamento di queste town hall dove, alla fine e tranne casi rari, prevale l'applauso alla Maria De Filippi e la retorica fine a sè stessa e ideologizzata fino alla morte (per eutanasia imposta dal cyborg socialista Obama, certo). E gli spot tv pagati dagli stessi gruppi di potere che affossarono la riforma Clinton? E i cartelli con Obama nazista o marxista che vuole socializzare e uccidere gli americani pagati da quei poveri spiriti dei birthers e da altri folli di destra? Questo si chiama dibattito partecipato e responsabile, tra l'altro portato avanti solo da bianchi. E' lo stesso dibattito che The Nation trova caratterizzato da deepening madness. Ma si sa, quelli di The Nation sono amici della Pelosi e quindi della Casta. Evviva lo spirito di Toqueville. Evviva Rustichini.

Condivido i dubbi di Bergamo. Non riesco a capire se si tratta di un meraviglioso funzionamento della democrazia o se, piu semplicemente, le compagnie di assicurazione, i medici ed altre lobbies fanno il bello ed il cattivo tempo per dire la loro e presentarla come la volonta' del popolo.  (E certi gruppi mi ricordano vagamente quella meravigliosa associazione toquevilliana di liberi cittadini reduci dai motoscafi del Vietnam che spiegava come erano veramente andate le cose nel '69).

Nel dubbio, preferisco non entusiasmarmi troppo e mantenere lo scetticismo meridionale italico almeno per il momento. D'altronde anche la BBC non si sbilancia troppo.

La prova migliore che c'era qualcosa di vero nelle proteste secondo me l'ha data Obama quando e' sceso in campo, e ci e' rimasto, per difendere la sua proposta, segno di una difficolta' che molti commentatori anche di parte democratica avevano notato.

 

Ma anche io sono molto sospettoso, figuriamoci, quindi sono pronto ad assumere che ci sia lobbying da parte, per esempio, delle assicurazioni. Anche se una fonte non sospetta, il Wall Street Journal su questo punto dice che le assicurazioni sono ``per la maggior parte'' con il piano di riforma. Gli assicuratori hanno da perdere dalla riforma perche' un competitore ``pubblico'' sarebbe un grosso problema. Ma hanno anche da guadagnare se il mercato degli assicurati si ingrandisce. In questo caso chi e' molto sospettoso (come me) si aspetta che cercheranno di giocare su due tavoli, per una riforma con un grosso mercato e un piccolo competitore pubblico.

 

C'e' pero' di sicuro lobbying da parte di big business per l'altra parte. Per dimostrarlo, cito fonte non sospetta (per questo punto), New York Times (ma la notizia e' disponibile ovunque), che l'industria farmaceutica ha investito 150 milioni di dollari per pagare pubblicita' in favore della riforma del sistema sanitario.

 

Sul perche' l'industrai farmaceutica voglia appoggiare la riforma, andiamo di nuovo a una fontenon sospetta (sempre la vecchia signora in grigio). La merce di scambio in questo caso e' questa: se sara' permesso sotto il nuovo regime al governo di contrattare bassi prezzi di prodotti farmaceutici sotto Medicare.

 

Per quanto riguarda Keith Olberman e Rachel Maddow e quello che dicono sul ``movimento''. Io non riesco a prendere sul serio NBC e MSNBC. Non ci riesco. Questa e' una catena di proprieta' di General Electric. Il CEO di GE, Jeff Immelt, e' uno dei sostenitori piu' accesi del nuovo presidente, lo e' stato da sempre, e ha scelto a proposito un gruppo di liberali estremi per propagandare la causa. Immelt non e' un generosa idealista. Ha due cose da guadagnare da essere in buoni rapporti con la presidenza.

 

Primo, i soldi per i programmi ``verdi'' che saranno finanziati dalla nuova amministrazione. GE ha speso quasi 19 milioni di dollari nel 2008 per fare lobbying sui quattro programmi verdi principali, per esempio Cap and Trade.

 

Secondo, molto piu' direttamente, GE ha avuto in garanzia fino a 139 miliardi dal governo americano (fonte non sospetta: Bloomberg) per assicurare la sua finanziaria. Sono stati salvati dal govervo e dipendono dalla loro buona volonta' per continuare a sopravvivere, quindi sono in una situazione di ricatto permanente.

 

Quindi a me quello che strilla Rachel o che abbaia Keith non mi impressiona. Li chiamerei servi dei padroni se fossi piu' giovane.

 

Non metto in dubbio che vi siano pressioni contrastanti su questa decisione che impattera' un mercato che ora occupa tra il 15% e il 20% del PIL americano.

Mi sono visto pero' un po' di clips sulle proteste. Mi chiedo cosa accadrebbe e che commenti feremmo se al posto di "rispettabili" possessori di SUV ci fossero tizi coi capelli lunghi a protestare. Queste proteste sono spesso accompagnate da violenza verbale, minacce di morte, e talvolta violenza fisica. A St. Louis 5 persone sono state arrestate per resistenza a pubblico ufficiale; In Alabama un tizio si e' presentato a uno di questi incontri con un'arma da guerra ed e' stato lasciato passeggiare minacciosamente senza che nessuno sia intervernuto per allontanarlo; Un altro si e' presentato al Town Hall meeting di Obama a Portsmouth con una pistola e un cartello che recitava: it's time to water the tree of liberty; molti deputati e senatori democratici hanno ricevuto minacce di morte; il SEIU (un sindacato che conta circa 2 milioni di iscritti) ha ricevuto telefonate minatorie; il livello di isteria che questa protesta sta raggiungendo e' incredibile. La gente paragona la riforma di Obama all'Olocausto degli ebrei durante il nazismo, e lo fanno seriamente, intento non come provocazione: sono assolutamente convinti che il piano di Obama li mettera' in pasto a burocrati che decideranno se/quando/come/chi dovra' essere fatto morire (la chiamano forced euthanasia).

Ecco io questo tipo di partecipazione non la invidio affatto.

anche se poi si vedono anche queste cose :

http://www.youtube.com/watch?v=ivu7R8o_r2k

potete saltare tranquillamente fino a 19' 30" e poi comincia il dibattito con il pubblico..ma quando mai vedremo il nostro presidente del consiglio rispondere alle domande degli elettori in diretta ?

Trovo interessante lo spirito dell'articolo ma difficile realizzarlo nelle realtà europee ed in Italia. Troppo diverso il ruolo degli stati e delle società come si è andato storicamente stutturando.

Senza voler approfondire troppo, credo che siano quanto mai attuali le parole di Indro Montanelli o di Leonardo Sciascia i quali in maniera diversa concordavano sul fatto che gli italioti sono alla perenne ricerca dell'uomo del destino. E' un modo di deresponsabilizzarsi, è farsi male da soli ma è così.

luigi zoppoli

Di fori di discussione italiani sugli argomenti piu' vari ce ne sono gia' molti, in rete. E a parte qualche eccezione come NfA, di solito quello che ci si trova e' la solita guerra di strilli rossi-neri, o lo sfogo di qualche esperienza personale. In particolare i forum sui siti dei quotidiani italiani fanno piangere. Comment is Free del Guardian, per dirne una, e' pieno anche lui di ossessivo-compulsivi e casi umani vari, ma ci sono anche punti di vista che spesso mi spiazzano, o persone che riportano dati/informazioni di prima mano. O almeno qualche battuta spiritosa, perche' da noi non c'e' nemmeno quella.

Anche secondo me non e' che mancano le sedi di discussione. Mancano i partecipanti.

Giustissimo, manca la cultura della partecipazione e la coscienza civile. In America te la inculcano fin dalla scuola (almeno, me lo immagino così), in Italia, banalmente, l'insegnamento scolastico di educazione civica praticamente è morto. Basti pensare a cosa accade con l'affluenza nei referendum abrogativi.

 

Un'altra questione è, invece, il fatto che il "popolo" non è che abbia sempre ragione, o sia sempre più "buono", almeno da un punto di vista ideale. Ad esempio, se in Italia (e a maggior ragione negli USA) si facesse un referendum per l'introduzione della pena di morte, vincerebbero i sì. Invece, nella nostra casta, con tutti i suoi difetti, a quanto pare nessuno è a favore della pena di morte.

Lasciamo stare la pena di morte. Prendiamo i piccoli diritti e doveri quotidiani. Per esperienza personale oserei affermare che, ad esempio, se si facesse un referendum tra gli studenti universitari per l'introduzione del 30 politico, vincerebbero i sì (il professore che boccia e mette voti differenti dal 30 è, notoriamente, un professore cattivo).

Blog e forum non sono una 'sala' dove si svolge un dibattito intorno ad un tema. Ed infatti negli USA il fenomeno web con blog e forum è notoriamente assai più sviluppoato senza incidere più di tanto sulle forme partecipative classiche dei cittadini alla politica.

Fino a che ci sono stati, i partiti classici hanno timidamente funzionato  come luoghi di partecipazione. Sostituiti da nulla se non dal leaderismo carismatico che porta con sé la faziosità e la contrapposizione elementare e deresponsabilizzante del 'con me o contro di me'. Senza alcuna connessione con il merito di alcuna questione. Ed infatti, oggi la politica si fa in TV e solo in TV neppure nelle sedi istituzionali.

Si è innescato un processo che vede la società sempre meno incidente nelle scelte politiche e sempre più lontana da possibilità di controllo attraverso il voto. Si veda la legge elettorale vigente che è un potente strumento di nomina centralizzata di chiunque piaccia al principe alla facia dei cittadini. Comunque parecchio, troppo inerti.

luigi zoppoli

Dati...

bossone 14/8/2009 - 16:22

Non ho capito questa tua frase:

"Certo che poi magari, appunto leggendo per informarsi, hanno capito che per esempio proprio 48 milioni non sono, e che la cifra è più vicina ai 12 milioni, e che quindi il piano forse non è quello che si dice che sia.."

Ho aperto il link del US census bureau che hai fornito e leggo a pagina 20:

"In 2005, 46.6 million people were without health insurance coverage, up from 45.3 million people in
2004 (Table 8)."

Sono andato a vedermi table 8.

Tu dove hai trovato che sono 12 milioni?

 

 

> Tu dove hai trovato che sono 12 milioni?

46.6 milioni sono tutti coloro che non hanno assicurazione, per qualunque motivo. Non sono quelli che vorrebbero avere una assicurazione ma non possono averla, per una qualche ragione. Per esempio, 6 milioni dfi quei 46.6 sono quelli potrebbero avere una assicurazione pagato dal datore di lavoro ma non la prendono. 9 milioni sono quelli cha guadagnano piu' di 75 mila dollari l'anno. 9.7 milioni quelli che potrebbero avere una assicurazione pagata dal governo.

12 milioni sono quelli che restano classificati come persone che non hanno una opzione che si possono permettere. Ci sono molti casi tragici. Ci sono anche molti giovani che decidono razionalmente ( io lo facevo a mio tempo) di non pagarla.E che vanno all' Emergency Room quando hanno una emergenza.

Il punto e' se si vuole trasformare completamente un sistema o no. $46.6 milioni da questo punto di vista fanno molto piu' effetto di 12 milioni.

 

Spero che sia piu' chiaro, e' un punto importante anche se non e' direttamente collegato a quello che voglio dire nel pezzo.

 

Nota: Marcello Urbani nota (per email) che fra quelli che vengono esclusi ci sono anche quelli che non sono cittadini americani. Giusto. Questi sono 9.5 milioni. Naturalmente non e' chiaro quanti di questi riceveranno o riceverebbero assicurazione sotto la riforma, quindi non so se sia giusto metterli con i dodici milioni o fuori del tutto.

 

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