Cosa manca nella legge finanziaria. Un esempietto.

15 ottobre 2006 gian luca clementi
Girovagando in rete, mi sono imbattuto in uno dei tanti enti corporativi, molti dei quali creati nell'immediato dopoguerra, che nell'immaginario della mia generazione sono associati all'Italia in bianco e nero cantata nei primi film neo-realistico-popolari di Fantozzi. L'ente in questione si chiama ENAM. Cio' che manca in finanziaria e' la sua abolizione.

Mentre sprecavo tempo girovagando nel sito del Governo, mi sono imbattuto in una delle tante istituzioni previdenziali istituite nel dopoguerra. Di questa, come di tante altre, ignoravo l'esistenza. Immagino che sia lo stesso per molti di voi. Si tratta dell'ENAM, o Ente Nazionale di Assistenza Magistrale. Dal sito www.enam.it, si evince che l'ENAM e' un Ente pubblico non economico con personalita' giuridica di diritto pubblico, ed e' posto sotto la vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione. Sono iscritti d'ufficio all'Ente gli insegnanti e i direttori didattici a tempo indeterminato nelle scuole elementari e materne statali. In un primo tempo, l'ENAM era stato inserito nella celeberrima lista degli enti inutili, ma nel 1991 qualche santo in parlamento ha provveduto a sottrarlo alla fine che indubbiamente si merita.

L'ENAM ha finalita' assistenziali e previdenziali a favore degli iscritti e dei loro familiari, orfani, vedove, e vedovi. Le attivita' includono: 1) l'assistenza climatico-termale, da realizzarsi attraverso l'utilizzo di case di soggiorno di proprieta' dell'Ente (site a Fano (PU), Farra di Soligo (TV), Fiuggi (FR), Lorica (CS), San Cristoforo al Lago (TN), Silvi Marina (PE) ) e convenzioni con strutture alberghiere, 2) l'assistenza sanitaria, 3) l'assistenza agli orfani, 4) contributi alle spese di formazione degli iscritti e alle spese scolastiche dei loro figli, 5) l'erogazione di prestiti agevolati, 6) l'assegnazione di assegni di solidarieta' a favore dei superstiti degli iscritti deceduti in attivita' di servizio e 7) l'integrazione del trattamento pensionistico.

Cio' che non si apprende dal sito e' che nel 2002 (le cifre provengono dal bilancio preventivo per quell'anno, riportato su www.camera.it), a fronte di 29,2 milioni di Euro impiegati in prestazioni istituzionali, l'Ente prevedeva di spendere 13,9 milioni in salari ed altri costi di gestione! Quindi l'overhead ammonterebbe ad un allucinante 47% delle elargizioni!!! Secondo il sindacato autonomo Gilda , (questi dati sono dal bilancio preventivo 2004) l'ente ha 82 dipendenti nella sede centrale romana, di cui due sono dirigenti a 104.000 Euro lordi. Ogni provincia ha il suo comitato, ovviamente dotato di personale. Il bilancio di previsione 2004 iscriveva 350.000 Euro alla voce spese postali, telegrafiche e telefoniche, 30.000 per spese di trasporto e facchinaggio, 75.000 per compensi ai tre revisori dei conti, 150.000 per l'organizzazione di incontri dei comitati provinciali, 14.000 Euro per l'acquisto di giornali!!!!!

Le entrate sono constituite per la quasi totalita' da contributi obbligatori pari allo 0.8% degli stipendi lordi degli iscritti. Secondo il Gilda, in media cio' si sostanzierebbe in 120 Euro l'anno.

Non ho mai compreso quale fosse la ratio di istituzioni di carattere corporativo quali l'ENAM. Mi pare che i fini (i fini dichiarati, non quelli reali) di questo come di tanti altri enti si possano ricondurre all'assicurazione di alcuni rischi (principalmente morte e malattia) e alla redistribuzione di risorse tra i membri della categoria. Per quanto riguarda l'assicurazione, non pare efficiente formare un pool di soggetti che, avendo preso decisioni simili, e' probabile affrontino eventi aleatori maggiormente correlati. Per quanto concerne la redistribuzione, non capisco perche' i maestri debbano essere trattati in maniera diversa da altre categorie. Inoltre e' chiaro che assoggettare il reddito da lavoro degli insegnanti ad un'addizionale dello 0.8% non va nella direzione di incentivare i giovani laureati ad intraprendere una carriera nella scuola elementare.

La conclusione pertanto deve essere che la vera finalita' dell'ente sta nella creazione di un'ulteriore opportunita' per i politici di sviluppare relazioni clientelari, attraverso l'assunzione di personale, l'attribuzione di appalti, l'affidamento di consulenze, e l'acquisto di altri beni e servizi. L'inefficienza dell'Ente e' clamorosa, per quanto certamente non sorprendente. E' ovvio che, se per una qualche ragione, lo Stato considera meritorio sussidiare le vacanze estive dei maestri in pensione, dovrebbe farlo fornendo agli stessi dei buoni spesa da spendere presso strutture private. Com'e' possibile che nel 2006 vi sia un ente pubblico che gestisce attivita' alberghiere?

Mantenere realta' come questa in attivita' e' criminale. Anche a questo proposito, la finanziaria 2007 e' un'altra occasione persa.

26 commenti (espandi tutti)

L'osservazione che Gian Luca fa mi sembra cogliere nel segno: visto che siamo cosi' alla frutta che aumentate le tasse a chiunque guadagni piu' di 55,000 Euro all'anno (e sia costretto a dichiararlo) vuol dire che ulteriori tagli alla spesa ed agli sprechi chiaramente non erano possibili. Giusto? Sbagliato. Gian Luca ci ha dato un esempio, io ne aggiungo un altro.

Il comune di Roma, che alla testa dei comuni d'Italia e' riuscito a far ridurre i tagli alla finanza locale per un ordine di grandezza vicino al miliardo di Euro, sponsorizza con grandi fasti e grandi spese una "Festa del Cinema", di cui sono ospiti geni e benefattori dell'umanita' del calibro del signorino Di Capra (ambientalista convinto, secondo le balle che il suo press agent gli ha detto di dire al popolino, di sinistra, osannante), la signorina Belloccia (la grande attrice ha finalmente incontrato la parte che alla sua personalita' s'addice, parole sue), il signor Scorese (ho appena visto il suo nuovo capolavoro comico: specialmente verso la fine vi sbellicate dalle risate per i colpi di scena, altro che Buster Keaton, Scorese e' chiaramente un genio) e via enumerando grandi artisti (se pensate che costoro vengano gratis in vacanza a Roma, perche' sono sinistri e ci piacciono Veltroni e la Melandri, ecco ripensateci). Il tutto, ovviamente, per la gioia dei proletari che pagano le tasse. Non so quanti milioni di Euro la festicciola per i ministri finti intellettuali di sinistra sia costata, ma di sicuro reddito per Roma o l'Italia non ne produce: ne trasferisce invece, via tasse dei lavoratori italiani, alle gia' gonfie tasche di dive e divetti oltre che a quelle dell'hotel Hassler (mai stati? neanche io ...).

Invito i lettori ad aggiungere esempi di altre spese tagliabili ma non tagliate. Siate generosi, non andate con le solite Alitalia, Poste e Telegrafi, eccetera: li' ci sono dei lavoratori che tengono famiglia che vanno difesi. Concentriamoci, come dire, sul non ovvio, sul celato. Il sito del Sole 24 Ore, e' un ottimo punto di partenza. Solo con la lettera "A" ho calcolato 687 milioni di spese inutili AGGIUNTIVE ...

Infatti, se il Timoniere ha un attimo di tempo, forse possiamo testare "La Fabbrica del Rumore" in questa occasione (e' la nostra arma segreta in costruzione). Facciamo l'elenco delle spese tagliabili prima di tassare chi lavora, ma non tagliate perche' utili agli amici o alle amiche di qualche politicante romano. Suono come Bossi vecchia maniera? Peccato per lui che ha smesso di esserlo.

Bossi vecchia maniera non era quello che voleva  - con l'aiuto di un disegno di legge ideato da Tremonti - far mettere le mani ai partiti (mediante i loro rappresenanti negli enti locali) sulle fondazioni bancarie per poter assegnare i loro fondi a progetti scelti discrezionalmente dai partiti stessi? Mi sembra che costui si proponesse il contrario di quello che ti proponi tu. O forse quello era il nuovo Bossi?

Trovare altri esempi? Forse si fa prima ad escludere cosa non sarebbe da tagliare. In ogni caso, rimando a tre dossier:

1) Partecipazioni azionarie dei comuni. Uno studio dell'Istituto Bruno Leoni di alcuni mesi fa stimava in circa dieci miliardi (a valore di libro, non di mercato) le partecipazioni dei comuni di Torino, Roma, Milano, Brescia, Bologna, Siena, Genova. Solo vendendo tutta quella porcheria, again, a valore di libro, si fanno due finanziarie (considerando anche i comuni non analizzati nello studio).

2) Politica estera di comuni, regioni, paeselli, amici e parenti. Tutte le regioni aprono desk in giro per il mondo. Per incentivare il turismo nelle loro aree e per far conoscere la loro cultura. L'idea e' questa: uno parte da Los Angeles per andare a visitare l'Umbria. D'altronde tutti noi italiani andiamo in America per andare a visitare un solo paesello sperduto nel Kentucky. Uffici, trasferte, pasti, rappresentanze, stipendi, amministrazione. Moltiplicate venti regioni per il numero di stati (o regioni) in giro per il mondo e vi vengono i brividi. Poi le regioni piangono per i tagli in Finanziaria.

3) Istituti di Cultura: I PIU' GRANDI BARACCONI DELLA STORIA PATRIA. Questi istituti non fanno il loro lavoro semplicemente perche' il loro stesso fine e' tanto nobile quanto ambiguo. Cosa significa "promuovere la cultura italiana"? Tutto e niente. Fate un salto al piu' vicino istituto di cultura. Troverete un sacco di gente che ci lavora, strutture moderne e costose. E soprattutto mostre dal dubbio valore artistico. Ma cosa stupisce, e giustifica la mia asserzione, e' un altro dato: alla presentazione di queste mostre, semplicemente, non ci sono stranieri. Andate e verificate. Trovate il giornalista italiano in ciabatte che si crede ganzo, il manager alla ricerca di donnette, l'attore fallito alla ricerca di qualche bicchiere di vino gratis, piu' tutta la presunta elite italiana che si crede tale perche' partecipa agli eventi degli IIC. Insomma: gli italiani pagano perche' un gruppo di "prescelti" possa sentirsi tale quanto e' all'estero. Notevole.

In qualunque evento degli IIC ci sono due comuni denominatori: una bassissima partecipazione, e una ancor piu' ridotta partecipazione di stranieri (se in media ad un evento IIC partecipano 30 persone, gli stranieri sono due o tre). Insomma: gli IIC promuovono la cultura italiana agli italiani all'estero. Non c'e' che dire: ne sentivamo veramente il bisogno.

Poiche' l'uso delle armi atomiche e' proibito, io proporrei con la demolizione controllata di questi centri. Oppure con la loro dismissione qualora l'edificio sia stato acquistato dalla Repubblica italiana.

saluti, AG.

Lavoratore dipendente single con Euro 40,000 lorde annue: l'aggravio annuo di tasse dovuto alla finanziaria è di Euro 28. Altro che Euro 55,000!! A detta di TPS, un single italiano lavoratore dipendente a Euro 40,000 lordi è ricco, di conseguenza gli aumentano le tasse....

Altra chicca: la finanziaria aumenta di 3 punti percentuali i contribuiti INPS (devoluti ad una fantasiosa gestione detta separata, ma da che non si sa....) che le Università italiane devono versare sulle borse di studio degli studenti di dottorato. Lo studente ungherese che fa il PhD da noi, e che poi andrà a lavorare, diciamo, ad Alicante, ne trarrà molto beneficio... 

Fuori tema, entrambi.

Riproviamoci, anche se mi sa che non funziona.

 

Mia madre è un' insegnante, sono orfana di padre e grazie all'Enam ho potuto laurearmi....grazie al posto alloggio presso la Casa dello Studente a Roma (che accoglie tanti ragazzi del nord e del sud) . L'Ente non è inutile, ha svolto e per fortuna continua a svolgere assistenza e previdenza agli iscrittti e ai figli degli iscritti, con un occhio di riguardo agli orfani. Borse di studio, prestiti,  riborso di spese mediche  e tanto altro. Sicuramente è un'anomalia che non sia stato chiuso con gli altri enti pubblici, ma forse il avoro che svolge non può essere etichettato come, semplice,  attività alberghiera......

Concordo con Artemisia, pur non avendo mai usufruito dei benefici dell'ENAM. Spesso a conoscere troppo a fondo le teorie economiche si finisce per giudicare in modo troppo superficiale le situazioni concrete che sfuggono alle derivate quarte di equazioni alle differenze.


Non conosco l'ENAM, ne quali siano le regole secondo cui funziona. Ho la sensazione che vi possano essere anche li profonde sacche di inefficienza come in tanti comparti del settore pubblico. Ma chiuderlo tout court solo perché "non ci colloca sulla frontiera efficiente" non è corretto. E non lo è semplicemente perché quella frontiera efficiente nessuno può dire quanto sia veritiera della frontiera efficiente che realmente vogliamo. Specie in un Paese in cui i programmi di welfare mancano del tutto.

"Per quanto concerne la redistribuzione, non capisco perche' i maestri debbano essere trattati in maniera diversa da altre categorie"


Giusto che non si capisca. Concordo. Ma concordo perché non si capisce e basta quale sia il sistema di redistribuzione migliore da adottare in uno specifico contesto. Trattare tutti i cittadini allo stesso modo attraverso l'intervento dello Stato oppure optare per un sistema decentrato di assicurazione per categorie e/o gruppi di natura privata? Non è chiaro e, forse, non è vero in tutti i casi esistenti.


L'ENAM è un ibrido. Forse sarebbe il caso di approfondire di più la conoscenza della materia per decidere in quale direzione muoversi. Tenendo presente che forse quelle borse di studio a chi non può permettersi i costi dell'Università bisognerebbe continuare a darle.

scusami, non ho capito. Il posto alla casa dello studente a Roma l'hai trovato in quanto orfana e figlia di insegnante iscritta all'Enam? Intendo dire: alla casa dello studente di Roma ci sono posti riservati agli orfani di padre o madre con genitore insegnante?


Per quanto riguarda l'onerosità dell'ente: dato che spende metà dei fondi pubblici per la sua autoconservazione, se ne deduce che tu hai avuto una borsa di studio decurtata della metà o, alternativamente, che una metà di quelli che potevano avere una borsa di studio non l'hanno potuta avere.

Quella di artemisia mi sembrava una risposta a questa frase del post:


"Mantenere realta' come questa in attivita' e' criminale. Anche a questo proposito, la finanziaria 2007 e' un'altra occasione persa"


Nessuno discute l'inefficienza dell'Ente. Ma chi ha dimostrato che gli sprechi debbano essere risolti con la chiusura dell'Ente?

Beh, magari con la chiusura di meta' dell'ente, quella che fa gli sprechi? Tu in cambio cosa proponi? Il raddoppio dell'ente cosi' la parte nuova controlla che la vecchia non sprechi?

Battute a parte, vi rendete conto di quanto dite? Questo scambio, dal commento di "artemisia" in poi sembra una fotografia di perche' l'Italia e' un paese ingiusto ed in decadenza. 

Una privilegiata (riceve benefici riservati solo ad una sparuta minoranza della popolazione) per ragioni di casta (professione di un genitore) spiega che a lei quei benefici han fatto comodo. Niente da sorprendersi in tutto questo. Da questo si comincia ad inferire che sono soldi ben spesi, sulla base di non si capisce quale ragionamento (la parola "orfana" solleva immagini da Les Miserables, suppongo) senza rendersi conto che stiamo semplicemente commuovendoci perche' anche nella ristretta casta dei privilegiati arrivano colpi di sfortuna. Cosa c'entra tutto questo con la spesa pubblica e lo stato del benessere?

Una volta determinato quanti soldi si possono spendere per assicurare gli orfani indigenti, tutti gli orfani indigenti non solo quelli che avevano la mamma o il papa' che facevano il/la maestro/a, si distribuiscono quei soldi 1/N a tutti gli orfani italiani. Fine della fiera, fine dei privilegi di casta e fine delle inefficienze (inviare un assegno mensile non dovrebbe richiedere troppo personale, si spera.) 

Bravo Michele. Si tratta di un argomento che mi sta a cuore. Mia padre e' deceduto un paio di anni fa. Ai tempi del decesso, mio fratello era ancora minore d'eta', ragion per cui mia madre ricevava l'80% della pensione di mio padre. Quest'anno mia fratello ha compiuto 18 anni e tale percentuale si e' automaticamente ridotta al 60% (i.e. mio fratello non ha piu' alcun diritto a ricevere i soldi di mio padre). Se da un lato mi sembra giusto non mantenere in eterno ragazzi come mio fratello, mi sembra che ci siano troppo differenze di trattamento. Una persona puo' ricevere alloggi gratis e borse di studio e l'altra neanche i soldi della pensione del padre, per esempio, fino al termine dell'universita' posto che non si finisca fuori corso.

QED.

QUESTA e' la cosa che gli italiani capiscono di meno, specialmente quelli di "sinistra". Il cosidetto "stato sociale", creato dai regimi fascio-democristian-social-sindacali del XX secolo, e' in realta' enormemente INGIUSTO.

Distribuisce prebende a seconda dell'appartenenza a gruppi professionali, politici e territoriali privilegiati, prebende che finanzia estraendo tasse altissime ad altri gruppi svantaggiati. L'unica logica che spiega queste ingiustizie e' quella del mantenimento delle medesime a mezzo del supporto elettorale alla casta. Nient'altro.

Quello che ho chiesto è semplicemente questo: hai dimostrato da qualche parte che chiudere l'Ente sia meglio che, ad esempio, licenziare 1/3 dei suoi dipendenti oppure meglio che accorparlo con altri Enti simili? Se si, mi piacerebbe davvero leggerlo, è non è polemica questa ma reale curiosità. Vorrei capire che funzione di utilità sociale hai utilizzato, e quali ipotesi hai fatto. Il punto dei miei interventi è solo questo. Basta rileggerli.


Non ho studiato il problema. Quindi una mia eventuale proposta non vale di più di quella di chiudere l'Ente tout court. Sono interessato a conoscere studi fatti in materia. Avevo buttato lì l'idea di un sistema di welfare decentrato per categorie. Magari come per gli ospedali si potrebbe parlare di servizi minimi che ogni ente categoriale deve fornire. (Enti ovviamente gestiti in modo efficiente: a differenza di altri, io credo che si possa raggiungere l'efficienza nel pubblico: questione di incentivi...). Per il resto, il welfare di categoria rientrerebbe nella contrattazione sul mercato del lavoro.


Ero partito riconoscendo l'inefficienza del sistema attuale. Ho detto (però) che non capivo come si potesse essere certi che la chiusura dell'Ente fosse l'unica soluzione praticabile. Ho chiesto spiegazioni per giungere ad argomentazioni fondate su dati e ragionamenti. A me, ad esempio, sembrava che quella borsa di studio ad artemisia andasse data. Mi scopro fonte della decadenza e dell'ingiustizia presenti in Italia. Mi sfugge qualcosa in questa catena di eventi?

Scusa ma che adesso anche gli insegnanti  configli a carico e  stipendi da 1300 euro sono diventati una casta????

Artemisia, mi trovo a disagio a discutere di casi personali, ma ci provo lo stesso. Capisco che tu hai ricevuto la borsa, ne sei ovviamente contenta, e soprattutto che ti ha permesso di andare all'universita', cosa buona e giusta, ci mancherebbe. E no, "gli insegnanti  con figli a carico e  stipendi da 1300 euro" non sono diventati proprio una casta; ma capirai che i metalmeccanici con figli a carico e  stipendi da 1300 euro (o meno) che nemmeno hanno la borsa per l'universita' dei figli possano pensarlo? Gli insegnanti non sono forse una casta, ma hanno molti privilegi. Il fatto che tu ne abbia usato bene uno non vuol dire che non sia un privilegio. E il fatto che ci siano categorie con molti piu' privilegi (o piu' ricche) non vuol dire che quelli degli insegnanti non lo siano.

Purtroppo il tuo ragionamento non porta lontano, perche' a questo modo, tutte le categorie possono difendere i propri privilegi citando un paio di casi in cui tali privilegi hanno generato cose buone e giuste come la tua universita'.

Da economista: I privilegi di categoria sono modi inefficienti di distribuire prebende, dovrebbero essere eliminati. Tutti. 

Non capisco. Quindi secondo il tuo punto di vista le categorie professionali non dovrebbero avere privilegi. Ma già il solo appartenere ad una categoria professionale non comporta inevitabilmente a beneficiare di vantaggi che una professione senza categoria non ha? Appartenere ad una categoria non determina automaticamente l'appartenenza ad un gruppo che pensa ed agisce secondo gli interessi comuni al gruppo stesso?  

Ci provo io. Qui stiamo confondendo *fringe benefits* con *welfare*. I fringe benefits sono una forma di remunerazione non monetaria come la disponibilità dell'automobile aziendale, il cellulare, etc.... Nessuno discute che una categoria possa contrattare con il proprio datore di lavoro di avere il panettone più buono a natale piuttosto che il calendario gratis. Il tuo caso però è diverso e speciale perche:

1. Il diritto allo studio è garantito (o dovrebbe esserlo) ai "meritevoli ma privi di mezzi" addirittura dalla costituzione. Non si può trattarlo alla stregua di un semplice fringe benefit, anche perché:

2. Il settore in cui lavora tua madre è pubblico, ed i soldi con cui viene pagata e vengono pagati questi fringe benefits sono pubblici

Quindi appare strano che lo stato elargisca ad alcuni (manco tutti) i suoi lavoratori diritti che comunque dovrebbero spettare a tutti i cittadini. Il fatto che per elargirli poi debba spendere circa metà delle somme destinate, dovrebbe far sobbalzare dalla cattedra più di un maestrino. Ma lasciamo perdere questa forma di spreco.

Per il diritto allo studio esistono gia degli enti preposti, su base regionale, che stabiliscono vari criteri per elargire somme monetarie, esenzione dalle tasse universitarie, pasti e alloggi sussidiati. Nel veneto l'ente si chiama ESU (Ente Per il Diritto allo Studio Universitario). Per usufruirne dei vantaggi occorrono requisiti di reddito e requisiti di merito. Sul tema sono particolarmente sensibile perché a suo tempo ne usufruii anch'io. Mi ricordo anche che i requisiti di merito erano molto blandi: 2 esami superati entro l'inizio del secondo anno; 5 il terzo, 9 il quarto, e si aveva diritto alla borsa anche se si andava 1 anno fuori corso. Questo per dire che l'interpretazione del dettato costituzionale metteva l'accento sul "privi di mezzi" piuttosto che sul "meritevoli", ma in ogni caso i requisiti massimi di reddito erano ben oltre la soglia di povertà. Certo, i figli dei direttori d'azienda non ne usufruivono. 

Quindi, siccome esistono vari enti preposti all'elargizione dei soldi pubblici destinati al diritto allo studio, non si capisce perché occorra creare un duplicato solo per una categoria di dipendenti pubblici.

Infatti io sono pienamente d'accordo sul fatto che l'Ente dovrebbe cambiare la sua natura giuridica da ente pubblico a privato, in questo modo si potrebbe togliere l'obbligatorietà del versamento. Ma  questo non toglie  la leggittimità di una categoria professionale, anche statale,  a versare un contributo ad un ente per averne dei privilegi.  La forte anomalia di questo ente e che non è stata chiusa perchè sostenuta politicamente negli anni 90, ed ora come ho già detto dovrebbe cambiare il suo stato giuridico. Per quanto riguarda gli sprechi mi trovi completamente d'accordo. Ho iniziato a scrivere sul blog perchè mi ha dato fastidio il dire "attività alberghiera" e "criminale".

Sono perfettamente d'accordo con Pietro.

Con cosa? Scusa, ma a causa dell'effetto grafico creato dalla replica della replica della replica ... non si capisce con quale commento precedente tu sia d'accordo. Difetto nostro, ma forse in questo caso e meglio mettere un commento "fresco" indicando la frase che si condivide (o meno). Grazie.

Credo di capire che io e Artemisia concordiamo sul fatto che l'impostazione iniziale del post era completamente fuori bersaglio: data l'inefficienza dell'Ente chiudiamolo del tutto. perchè? perché chiudere l'Ente è first best rispetto a licenziare metà dei dipendenti? perché l'obiettivo che persegue l'Ente (tra mille inefficienze) non è degno di considerazione?

ci sono una serie di considerazioni, inoltre, che proprio non capisco. si dice: "non si può ridurre il diritto allo studio ad un semplice fringe benefits". si aggiunge: "lo Stato da un privilegio ad alcuni suoi dipendenti quando dovrebbe darlo a tutti".

la prima mi sembra errata in quanto non si tratta di "ridurlo" ad un fringe benefits. Si tratta di una integrazione. Se il nostro welfare è così scadente da non fornire le borse di studio, non si può CRIMINALIZZARE (parola che giustamente fa arrabbiare Artemisia) un Ente che garantisce un diritto costituzionale aggiungendosi (o addirittura supplendo) allo Stato.

nella seconda si argomento che lo Stato è Stato e non deve fare discriminazioni. La discriminazione nasce dal fatto che il nostro welfare non funziona. Come dice Boldrin, lo stato sociale italiano di stampo fascista-cattolico è proprio sbagliato. Ma quando il Ministero dell'Istruzione negozia con i propri lavoratori, ci può stare benissimo che offra loro "servizi (sociali) aggiuntivi" ad integrazione della loro remunerazione. Potrebbe essere una strategia per attirare lavoratori altrimenti mal pagati. Sulla contrattazione datore di lavoro lavoratore non mi metterei a fare considerazioni etiche e moraliste, anche quando il datore è un Ministero.

Si vorrebbe che l'amministrazione pubblica fosse efficiente, ma poi si pretende che non segua regole di mercato nella contrattazione salariale col dipendente? non capisco bene.

Si, i posti sono riservati ai figli degli iscritti all'Ente, se orfani hanno un punteggio maggiore in graduatoria. La borsa di studio per i figli degli iscritti non è compatibile con il posto alloggio. Inoltre ed ovviamente la permanenza all'interno della casa è vincolata a requisisti di merito.

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_04/metronotte_montecitorio_dc7f2ac6-a24b-11dc-9440-0003ba99c53b.shtml

Leggete le conseguenze disastrose per i metronotte, nel caso in cui passi la liberalizzazione. E cose ne direste di chiudere anche l'associazione combattenti e reduci, visto che l'unico combattente mi sa che era quello che ha lanciato la bomba carta?

Pietro, non capisco perche' si vogliano fare analisi su l'opportunita' di "welfare decentrati per categoria", quando gli sprechi e le ingiustizie dell'attuale sistema di distribuzione posso facilmente essere ridotti semplicemnte mettendo a disposizione borse di studio sulla base del reddito familiare (probabilmente senza neache discriminare tra orfani o non orfani) o meglio ancora in base al reddito ed ai meriti dello studente. Non credo ci sia bisogno di una macchina burocratica di decine di enti per fare questo. Ben vengano altre proposte piu' sofisticate ma, visto la situazione italiana, possiamo accontentarci di misure basiche.

certo, concordo sulle misure basiche. ma sulla loro realizzabilità ho qualche dubbio.


chi le eroga? in modo automatico o per concorso?


l'INPS? come fa un unico ente centralizzato a seguire le pratiche di tutti gli Italiani in modo efficiente, senza ritardi e senza imbrogli?


Oppure enti regionali o provinciali o comunali? il rischio del voto di scambio è troppo alto.


enti locali ad hoc? visto il fallimento delle ASL sulle pensioni di invalidità continuo ad avere dubbi.


diciamo che visto il fallimento del sistema pubblico di welfare, ho provocatoriamente lanciato l'idea di un sistema di welfare privato e decentrato in cui lo Stato fissi solo i criteri minimi e l'obbligatorietà (i LEA della sanità). non è detto che funzioni.


 

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