Cosa ha veramente detto Visco?

24 ottobre 2007 sandro brusco
Mi sono letto il rapporto al parlamento di Visco sull'evasione fiscale e ho cercato di separare il grano dal loglio.

Seguendo prassi consolidata, i maggiori media hanno dato notizia della relazione Visco ripetendo il sommario preparato dalla fonte. Sole 24 Ore, Corriere, Repubblica e pure Il Giornale ripetono più o meno le stesse cose, che risultano poi essere i punti riassuntivi proposti all'inizio della relazione stessa (che potete scaricare dal sito del Sole 24 ore). Succede purtroppo molto spesso, sia in ambito politico sia in ambito industriale e finanziario; non è necessariamente indice di un atteggiamento collusivo e cospiratorio (infatti Il Giornale si comporta come gli altri), sono convinto che il più delle volte sia semplicemente dovuto al fatto che per il giornalista è più importante dare la notizia in modo tempestivo che in modo accurato.

Però questo è un blog di professori di economia, quindi magari non siamo tempestivi ma cerchiamo di guardare i documenti un pelino più a fondo. Mi sono quindi letto per intero la relazione di Visco e riporto qui i punti che a me paiono più importanti. In modo un po' poco rituale inizierò da quello che non c'è nella relazione. 

Quello che non c'è: l'evasione a livello regionale. A pagina 4, paragrafo 11 della relazione si afferma, e molti quotidiani ripetono,

A livello geografico, le differenze tra nord e sud del Paese sono spesso minime. I dati dell’evaso IRAP sono, in termini assoluti, simili in Campania e Lombardia, come simili sono in Veneto e in Puglia e per città come Napoli e Torino. In termini relativi, l’evasione risulta tuttavi maggiore in alcune regioni del sud del paese, sebbene a livello provinciale tanto nel nord come nel sud d’Italia ci sono province in cui la base imponibile evasa supera addirittura la base imponibile dichiarata.

Alcuni di noi hanno già fatto notare che la comparazione dei livelli assoluti dell'evasione stimata è decisamente fuori luogo, data la diversità di popolazione e di Pil pro-capite tra le regioni menzionate. Qui mi preme sottolineare che la relazione non riporta alcun dato nuovo riguardo al riparto regionale dell'evasione. Non ci sono tabelle né grafici. I dati su cui si basano le affermazioni sono apparemente quelli relativi al periodo 1998-2002 contenuti in questo documento di lavoro di Pisani e Polito, e di cui ha già parlato Alberto Lusiani su questo sito. Vengono invece presentati dati sull'evasione nei diversi settori, in formato pie-chart. I dati sono a pagina 4 sono stati ampiamenti ripresi, ma si tratta in realtà di dati vecchi tratti dal documento appena menzionato. Nessuna vera notizia su questo fronte, quindi.

L'unico dato contenuto nella relazione che presenta una disaggregazione territoriale è la tabella di pagina 22 sui provvedimenti di sospensione dell'attività attuati nel 2007.

Numero provvedimenti di sospensione/chiusura notificati dall’Agenzia delle
entrate sulla base della nuova normativa 565
di cui Nord Italia 275
di cui Centro Italia 134
di cui Sud e Isole 156

Sono ovviamente dati molto limitati ma che sembrano indicare una maggiore attività repressiva al Nord. Se c'era una notizia da riportare era questa.

L'efficacia della lotta all'evasione. Il rapporto fa uno sforzo per valutare gli effetti della lotta all'evasione. Il Sole 24 ore riporta, così come altri quotidiani

23 miliardi di euro di maggiori entrate non pagate recuperate fra il
2006 e il 2007, legate al miglioramento della tax compliance dei
cittadini e all'aumento del 20% delle entrate da ruoli e riscossioni.

La terminologia è ambigua. 'Fra il 2006 e il 2007' va inteso come 'Nel 2006 e 2007', ossia i 23 miliardi sono da spalmare su due anni. Leggendo la relazione risulta che i miliardi recuperati sono 11,2 nel 2006 (tabella pag. 13) e 12,1 nel 2007 (tabella pag. 18).

Come si calcolano questi numeri? Essenzialmente si utilizza il 'modello di previsione delle entrate in uso presso il Dipartimento per le Politiche Fiscali (MEF, 2006)' (non sono riuscito a trovarlo sul sito dell'Agenzia delle Entrate, se qualcuno lo trova per favore lo metta nei commenti) per stimare l'incremento di entrate dovuto alla crescita economica. Secondo tale modello, dei €35,8 miliardi di nuove entrate 2006 rispetto all’anno precedente, circa €11 miliardi sono puramente dovute alla crescita. A questi si aggiungono 8,7 miliardi di entrate straordinarie e una tantum (si veda pag. 12 per una descrizione) e 5 miliardi dovuti alle nuove tasse. Il residuo, afferma Visco, è dovuto a minore evasione fiscale e da lì si ricavano gli 11,2 miliardi. Personalmente non conosco il modello di previsione delle entrate usato, e mi sarebbe piaciuto vedere qualche dato in più sull'affidabilità statistica delle stime. Per esempio, quanto si è discostata la previsione dal gettito effettivo negli anni passati? Però a naso direi che l'effetto sembra esserci.

Evidenza addizionale sulla riduzione dell'evasione si trova a pagina 12, dove si presentano stime dell'elasticità del gettito tributario rispetto al PIL (ossia di quanto crescono in percentuale le entrate se il PIL aumenta dell'1%). Il dato 2006 si discosta enormemente  dai dati anteriori, è 2,5 contro una media inferiore a 1. Il dato è abnorme e non so se ci possono essere altre spiegazioni o problemi di stima, ma credo fornisca supporto alla tesi di una diminuzione dell'evasione.

Il resto del documento. Non c'è molto. Ci sono altri dati che cercano in vario modo di dimostrare un aumento della tax compliance, e c'è una bella lista di buone intenzioni per il futuro. Vediamo se il governo regge, e se regge cosa combina.

 

35 commenti (espandi tutti)

dimenticanze

Marco Boleo 24/10/2007 - 11:36

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Malgrado lo sforzo, anch'io non sono riuscito a trovare "il modello di previsione delle entrate in uso presso il Dipartimento per le politiche fiscali" se non un risibile documento in ppt di 3 pag. di Sabatino Alimenti. I primi documenti da mettere nel sito del Ministero dovrebbero essere le strutture dei modelli usati per le previsioni ed i risultati in dettaglio delle medesime per consentire agli addetti ai lavori di valutarne la bontà. Poi per quanto riguarda le pagine economiche dei quotidiani; aumenta l'approssimazione delle analisi visto che i giornalisti sono costretti ad occuparsi di tutti gli argomenti e le uniche cose decenti restano le analisi degli opinionisti ospitati. Due punti presenti nel documento che hanno attirato la mia attenzione: punto 18) il livello di evasione di un paese (sic!) dipende anche da variabili quali la complessità delle norme fiscali ed il grado di regolamentazione dell'economia (lamentela simile a quella di colui che dopo aver ucciso i genitori si prostra alla clemenza della corte affermando: "abbiate pietà di me sono un orfano"); -)"Le piccole e medie imprese occultano al fisco quasi il 55% in più della base imponibile di quanto facciano le imprese di maggiori dimensioni (dimendicando di dire che le piccole imprese sono assoggettate ad un aliquota reale di molto superiore)

 P.S. La stima dell'elasticità del gettito rispetto al PIL del 2,5% mi sembra eccessiva; neanche con i condoni l'abbiamo raggiunta: è stata sempre intorno ad 1 come ci dice la media.  



"Nel 2006 e 2007', ossia i 23 miliardi sono da spalmare su due anni. Leggendo la relazione risulta che i miliardi recuperati sono 11,2 nel 2006  e 12,1 nel 2007"


Molto chiaro. Sandro mette tra l'altro bene in luce che il tanto sbandierato "effetto Visco" sull'evasione sempre che ci sia è di dimensioni risibili. Il cambiamento dall'era Tremonti (2006) e quella Visco (2007) è di fatto inesistente. A meno che si pensi che già il solo insediarsi a giugno 2006 abbia portato il cambiamento terrorizzando gli evasori che si sono precipitati a tempo di record...


E' evidente che gli eventuali successi di Visco si potranno forse vedere a partire dal 2008. Il resto era già nella pipeline....

Per quanto sia scettico sull'effetto Visco, c'è da dire che alcuni provvedimenti attuati appena insediato hanno effetto retroattivo.Un esempio per tutti è la norma per cui una percentuale degli ammortamenti di investimenti immobiliari (mi pare il 20%) non è più detraibile. Tipico esempio delle tecniche di "recupero della base imponibile" di VV.

Sembra che si consideri "evasione recuperata" anche l' adeguamento agli studi di settore in sede di DR. Ma queste somme hanno natura ben diversa. Non so dove se ne parli nel documento. La cosa è però specificata nei messaggi intranet che collegano i vari uffici dell' Agenzia delle Entrate.


D' altronde sappiamo bene quale sia da 3/4 anni il modo politicamente corretto per alzare l' imposizione alle piccole/medie imprese: basta manovrare una qualche oscura variabile statistica nella funzione dei ricavi minimi pretesi. Dall' anno scorso lo si puo' fare (leggina ad hoc) anche senza nemmeno più consultare le categorie.

Se la lotta all'evasione effettivamente ha prodotto maggiore gettito per 11 mld nel 2006 e 12 mld nel 2007, non mi azzarderei a chiamare i risultati risibili. In fondo la cifra di cui si parla per la finanziaria 2008 è intorno ai 18 mld. Il problema è l'affidabilità della stima. Quanto è buono il modello usato per predire gli effetti della crescita? Quanto è buona la stima degli effetti una tantum? Io, semplicemente, non lo so.

È ovvio che una piena analisi degli effetti richiede più tempo e dati migliori, che probabilmente non verranno mai perché il governo cadrà in tempi brevi. I dati presentati nella relazione sono parziali, e può darsi che per qualche ragione strana il dato 2006 sull'elasticità delle tasse al PIL sia un outlier. Però, in assenza di spiegazioni migliori, direi che al momento il successo nella lotta all'evasione rimane il miglior candidato per una spiegazione. Ci possono essere altre spiegazioni, come quelle proposte da Marcello e Broncobilly. Il rapporto sostiene di aver tenuto conto degli effetti di nuove tasse e di entrate una tantum derivanti da legislazione precedente, ma non ho le conoscenze sufficienti per dire se questa 'depurazione' è stata ben fatta.

Il rapporto non dice invece quasi nulla su dove si sta svolgendo la lotta all'evasione. I dati che ho riportato nell'articolo, gli unici presentati con un minimo di disaggregazione territoriale, sembrano indicare maggiore attività repressiva al Nord, ma si riferiscono solo a provvedimenti estremi (chiusura dell'attività) che comunque sono in numero molto piccolo. Nel rapporto non c'è alcun dato che permetta, per esempio, di vedere se l'elasticità del gettito tributario al PIL è cambiata in modo diverso nelle diverse regioni. Questi si che sarebbero dati interessanti.

Il rapporto non dice invece quasi nulla su dove si sta svolgendo la lotta all'evasione. I dati che ho riportato nell'articolo, gli unici presentati con un minimo di disaggregazione territoriale, sembrano indicare maggiore attività repressiva al Nord, ma si riferiscono solo a provvedimenti estremi (chiusura dell'attività) che comunque sono in numero molto piccolo.


Personalmente non lo trovo così strano che l'attività anti-evasione sia oggi maggiore al centro-nord che al sud.


In questo momento, oltre che per ragioni di equità, il recupero di evasione serve anche a far cassa, dato che sia nella finanziaria 2007 che in quella in fase di approvazione (forse), una bella fetta delle nuove entrate deriva da "lotta anti-evasione".


Stando così le cose, l'amministrazione deve concentrare le risorse, ergo deve andare lì dove ci sono i soldi, vale a dire prevalentemente centro-nord.


Detto in altri termini, se è vero che controllando 100 imprese calabresi probabilmente ne troverei 80 non in regola, è anche vero che, dato il livello medio di fatturato/ricchezza di tali imprese porterei a casa pochino, molto meglio allora "accertare" 100 imprese venete o marchigiane, sicuramente più ricche, trovarne forse 30/40 non in regola, ma recuperare molto di più che non dalle 80 calabresi.


Va poi ricordato che gli imprenditori del sud (quanto meno la triade Campania-Calabria-Sicilia) pagano tasse occulte che, contrariamente a qulle statali, è per loro meglio pagare subito http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2007-10-25_125118410.html rimandando a dopo i dibatti sulla tax compliance.


 

In questo momento, oltre che per ragioni di equità, il recupero di
evasione serve anche a far cassa, dato che sia nella finanziaria 2007
che in quella in fase di approvazione (forse), una bella fetta delle
nuove entrate deriva da "lotta anti-evasione".
Stando così le cose, l'amministrazione deve concentrare le risorse,
ergo deve andare lì dove ci sono i soldi, vale a dire prevalentemente
centro-nord.

Come ho gia' scritto, sono di parere opposto. Prendendo per comodita' i dati pubblicati su Repubblica del 2 giugno 1997, che possono tranquillamente essere riscalati del 24% per l'aumento nominale del PIL, visto che nulla e' cambiato, le imposte evase sono:

nord 49.686 miliardi di reddito evaso 37.6% popolazione
centro 47.962 miliardi di reddito evaso 31.2% popolazione (include l'Emilia Romagna)
sud 58.612 miliardi di reddito evaso 31.2% popolazione

Questi sono i risultati di stime statali compiute sotto il governo Prodi 1.
Tuttavia il sommerso sul PIL e' a spanne (faro' in futuro delle stime piu' accurate):

15-16% del PIL al Nord, come in Francia e Germania
20-30% del PIL al Centro, 5-15% piu' di Francia e Germania
30-40% del PIL al Sud, 15-25% piu' di Francia e Germania

Solo la parte di imposte evase oltre le percentuali di Francia e Germania e' realisticamente recuperabile, oltre a corrispondere ad una politica socialmente equa. Questo corrisponde a:

0 miliardi di lire al Nord, cioe' 0.0 GEuro ai prezzi di oggi
19.200 miliardi di lire al Centro, cioe' 12.3 GEuro ai prezzi di oggi
33.500 miliardi di lire al Sud, cioe' 21.5 GEuro ai prezzi di oggi

Pertanto ritengo che se veramente Visco e TPS vogliono ridurre l'evasione fiscale in Italia con una politica equa ed economicamente sensata, devono bussare a Sud per ricavare 21.5 GEuro di maggiori imposte, e al Centro per ricavare 12.3 GEuro di maggiori imposte, lasciando in pace il Nord che gia' paga piu' tasse della Svezia in rapporto al PIL, ha minore sommerso della Svezia stessa (che ha 19% del PIL in nero) e pari invece a quello di paesi meno tassati come Francia e Germania, e infine paga le tasse per ottenere in cambio servizi statali che l'Economist definisce a ragione "miserabili".

Sabino, tu capisci che - ammesso e non concesso che con questa super lotta all'evasione davvero facciano cassa, cosa che mi permetto di dubitare visti i numeri del rapporto di VV ed alla luce della osservazione di Carlo Pinardi - anche in quelle circostanze non e' razionale concentrare la caccia all'evasore fiscale al Nord. Al contrario, dovrebbero farla tutta al Sud.

Mi spiego: facciamo l'ipotesi che il costo di un'ispezione sia proporzionale alla dimensione/complessita economica dell'entita' che viene ispezionata. Non mi sembra un'ipotesi particolarmente irrealista: se ispezioni un ciabattino ci son ben poche cose da controllare, invece se ispezioni un'azienda di scarpe che occupa 100 ciabattini e' possibile che la complessita' dell'ispezione cresca piu' che proporzionalmente, ossia piu' di 100 volte. Questo perche' nascondere il fatturato e' un'attivita' "relazionale", che fanno le persone connettandosi fra loro; in una rete le connessioni crescono piu' che proporzionalmente al crescere dei nodi.

Se cosi' e', allora vi sono costi altamente crescenti ad ispezionare aziende particolarmente grandi e ad alta complessita' mentre, euro per euro, e' relativamente meno costoso ispezionare aziende piccole. La matematica dice che, in tali circostanze, la soluzione d'un banale problema di ottimizzazione raccomanda di concentrare TUTTI gli sforzi nella regione in cui l'evasione e' maggiore in percentuale del reddito, ossia in Basilicata. Sino a saturazione della stessa e riduzione dell'evasione ai livelli della seconda peggior regione. Lo stesso argomento suggerisce di dedicarsi alla seconda solo quando l'evasione in Basilicata, in percentuale del reddito, e' scesa ai livelli di questa. Poi alla terza, alla quarta e cosi' via, sino ad arrivare alla Lombardia quando anche il resto d'Italia avra' un tasso d'evasione del 10% circa.

Questo, ripeto, se davvero si vuole "far cassa". Se invece si vogliono fare altre cose, allora e' un'altra storia.

Infine, non posso non sottolineare questo incredibile e continuo vittimismo meridionale sulla criminalita' organizzata che, se leggo fra le righe del tuo scritto, giustifica l'evasione. Poverini devono pagare doppio: beh, che la smettano di pagare amici e parenti mafiosi e camorristi. Che io sappia, ne' mafia, ne' camorra sono un'imposizione veneto-lombarda all'altrimenti civilissima economia e societa' meridionali.

Anche perche', essendo mafia e camorra un "transfer interno", ossia una partita di giro, a cui corrispondono solamente "servizi negativi" (ossia, atti criminali) il tutto e' doppiamente dannoso. Mentre il meridione trasferisce denaro da una parte all'altra del proprio corpo sociale, o del gruppo amicale o addirittura familiare, a botte di estorsioni finanziate dall'evasione fiscale, il settentrione paga le loro strade, universita' e ponti, sopportando un carico fiscale altissimo ed altamente dirtorcente.

Michele, nulla di più complicato di valutare l'evasione fiscale e  il relativo contrasto in assenza di dati disaggregati e chiaramente comparabili tra loro, tuttavia alcune considerazioni "a spanne e a pelle" concedimele.


- maggiore repressione al nord


Concordo con Sandro. Non mi pare che al momento, al di là dell'anedottica, vi siano dati concreti che giustificano la tesi della repressione a danno del nord. L'unico dato disponibile è quello della chiusura degli esercizi e questo dato ci dà 275 chiusure al nord su 565, vale a dire il 48,67% del totale, il che non mi pare un numero scandalaosamente elevato, considerato che il nord ha il 41% circa della popolazione ed un incidenza sul pil (con conseguente numero di esercizi commerciali) ben maggiore rispetto alle altre aree.


- ottimizzazione delle risorse


tu suggerisci che un "banale problema di ottimizzazione raccomanda di concentrare TUTTI gli sforzi nella regione in cui l'evasione e' maggiore in percentuale del reddito, ossia in Basilicata". Il tuo ragionamento sarebbe corretto se i livelli di reddito tra le regioni fossero omogenei e quindi se Basilicata = 100 e Lombardia = 100 allora è evidente che devo concentrarmi sulla Basilicata che evade l'80% e lasciare da parte la Lombardia che si ferma al 20%.


Se però Pil Basilicata = 8.810 e Pil Lombardia = 257.000 (valori assoluti e dati istat 2005 http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070123_00/testointegrale.pdf)  allora concentrare tutta la mia lotta all'evasione sulla Basilicata diventa uno spreco di risorse, perchè andrei a rincorrere valori marginali.


anche il raffronto coi 100 ciabattini non mi convince. Ipotizziamo da un lato di avere 100 ciabattini con un reddito ciascuno di 100 ed evasione al 70% ed una evasione complessiva di 700 e dall'altra parte una grossa fabbrica di scarpe con un fatturato di 100.000 ed evasione al 20%. Secondo te bisognerebbe lasciare da parte l'indagine sulla grossa fabbrica, da cui potenzialmente recuperare 20.000 per concentrarci sui piccoli evasori e potenzialmente recuperare 700 ? Vero è che l'indagine sarebbe più complessa, ma pur ipotizzando i costi di indagine al 50% del recuperato, il calcolo costi benefici pende sempre verso il grande evasore.


- mafia e co.


Lungi da me fare del vittimismo sul "bovero sud sfruttato" e non volevo dire che la mafia giustifica l'evasione. E' però vero che della criminalità organizzata occorre tenerne conto e non la si può considerare una variabile indipendente. Mafia 'ndrangheta e camorra in primo luogo inquinano l'economia e quindi contribuiscono ad aumetare l'area illecita di cui anche l'evasione fa parte (sperio siano questi i parenti e amici a cui ti riferisci) e poi incidono sulla libertà di impresa, per cui il barista di Pozzuoli ha costi aggiuntivi (il caffè imposto) rispetto al barista di Udine. E' probabile che il barista di Pozzuoli dovendo scegliere come far quadrare i conti dopo aver pagato il pizzo, non si porrà molto il problema della regolarità fiscale della sua contabilità. E' un tipico caso di serpente che si morde la coda: se dallo stato non riesce a imporre il rispetto della legalità diventa difficile pretenderlo dai cittadini.


 

Sabino l'affermazione

Se però Pil Basilicata = 8.810 e Pil Lombardia = 257.000 (valori assoluti e dati istat 2005 [...] ) allora concentrare tutta la mia lotta all'evasione sulla Basilicata
diventa uno spreco di risorse, perchè andrei a rincorrere valori
marginali.

non e' giustificata dalla logica, e nemmeno dai fatti a dire il vero. Provo a spiegare in un post lungo alcune implicazioni di questi ragionamenti, ma ecco la versione corta.

Nel cercare evasori in Basilicata o in Lombardia non si tratta di controllare due scatole contenenti una 8.810 e l'altra 257.000! Bensi' si tratta di controllare, in un caso circa 600.000 persone ognuna delle quali guadagna in media circa 17.000 Euro, e nell'altro piu' di 9 milioni ognuna delle quali guadagna circa 31.000 Euro [il lettore attento notera' che le moltiplicazioni non tornano: misteri ISTAT, visto che i dati del reddito per capita vengono dalla stessa fonte di Sabino, mentre quelli sui residenti sono pure ISTAT, http://demo.istat.it/pop2006/index1.html]

Ora, a controllare 9.6M di persone ci vogliono, direi, 16 volte piu' risorse che per controllarne .6M, o no? Non solo, mi sembra ovvio che chi evade molto faccia molti piu' sforzi per nasconderlo di chi evade poco. Fra le altre cose, essendo la tassazione sul reddito altamente progressiva, conviene investire piu' che proporzionalmente nell'evasione quando si guadagna molto, come tutti sappiamo. Chiunque faccia il commercialista in Italia, o professione affine alla medesima, queste cose le sa; vero cari commercialisti? Sotto una certa soglia, nessuno va dal commercialista per apprendere i trucchi, o no? Quindi, inferisco io, ogni euro di evasione scoperto in Basilicata costa tanto quanto, o forse meno, dell'analogo Euro di evasione scoperto in Lombardia. Nota che fai lo stesso errore logico quando dici, parlando dei ciabattini, che

[...] Vero è che l'indagine sarebbe più complessa, ma pur ipotizzando i costi
di indagine al 50% del recuperato, il calcolo costi benefici pende
sempre verso il grande evasore.

La conclusione da te desiderata NON segue dalla tua ipotesi, ne segue invece una opposta. Se il rapporto fra costi e ricavi e' sempre 50%, come tu assumi, il rendimento e' IDENTICO! Un euro speso in Basilicata per investigare un evasore rende come un euro speso in Lombardia per investigare un evasore, tale e quale. Questo implica che, sempre a seguito della tua ipotesi, la decisione di DOVE cercare l'evasore dipendera' dalla sua frequenza nella popolazione. Se, condizionale sul fatto che l'entita' indagata evada, vale quanto tu dici converra' pescare dove gli evasori sono piu' frequenti nella popolazione da cui si pesca. Ossia, in Basilicata e nel Sud in genere. La mia affermazione originale segue, logicamente, dalle TUE ipotesi. QED.

Michele, se tu fossi il consulente della Fisco spa - vecchia e un po' ingessata società di servizi alle imprese, con una appena sufficiente penetrazione commerciale il Lombardia (faturati medi delle aziende servite €. 31.000,00), dove raggiunge diciamo il 60% delle medio-grandi imprese (molte) e il 40% delle piccole (pure molte)ed una mediocre penetrazione commerciale in Basilicata (fatturati medi €. 16.000), dove raggiunge il 50% delle grandi imprese (pochine) e il 30% delle piccole (poche), consiglieresti di concentrare tutta la sua politica commerciale sulla Basilicata, terreno più vergine e dove è relativamente più facile trovare nuovi clienti o invece consiglieresti di concentrarsi sulla Lombardia, terreno più difficile, dove ogni cliente, pur costando di più in termini di acquisizione (pubblicità - incontri - pranzi di lavoro - benefit al direttore commerciale ecc.), è però sicuramente più redditizio ?


Consiglieresti di disperdere i migliori funzionari di vendita sul vasto territorio della Basilicata (con i costi fissi connessi) a rincorrere piccoli fatturati o consiglieresti di concentrarsi su Milano (comunque con minori costi fissi) e andare lì dove ci sono i buoni clienti ?


In sostanza consiglieresti di fare numeri (nuovi clienti) o di cercare la redditività (buoni clienti) ?

mi devo esser perso qualcosa.

Perché date tutti per scontato che la lotta all'evasione si stia facendo solo o soprattutto al nord? L'argomento teorico di Alberto Lusiani è solido, ogni governo tende a sfruttare fiscalmente categorie sociali e territoriali poco amiche ed è perfettamente possibile che anche questo lo stia facendo. Ma a parte l'argomento teorico, ci sono dati empirici che supportano la tesi? L'evidenza esistente ci dice che nel sud si evade parecchio più che al nord, almeno da quando ci si è messi a cercare di stimare l'evasione, ma questa è una cosa di lungo periodo.

Cosa è successo negli ultimi due anni? La relazione di Visco non ha dati disaggregati, né a livello territoriale né per settore, a parte quello sulle chiusure di attività che come ho detto non mi pare troppo significativo. Voi avete evidenza più chiara o vi basata su una combinazione di aneddoti+theoretical plausibility? Notate che se l'ipotesi teorica è che il governo reprime fiscalmente le zone che non l'hanno votato allora anche la Sicilia dovrebbe subire repressione fiscale, mentre il Trentino dovrebbe passarla liscia.

La risposta a puro rigor di logica, Sandro e' che non ti sei perso niente. In base ai dati a nostra disposizione, ed a meno che il ragionamento esposto nel mio commento precedente sia erroneo, tutta l'attivita' di repressione dovrebbe concentrarsi nelle regioni del Sud sino a che non si raggiunga uguaglianza nei tassi percentuali di evasione. Appare evidente, anche solo dai dati sulle chiusure o dalle dichiarazioni del governo, che e' in corso anche attivita' di repressione al Nord dove invece al momento dovrebbe essere nulla. Ne consegue, dunque, che l'Agenzia delle Entrate ed il vice Ministro perseguono un obiettivo politico e non di ottimizzazione della riscossione fiscale. Questo se vogliamo attenerci alla logica pura e dura.

Altrimenti possiamo usare il buon senso, gli aneddoti, quanto dice la stampa, le dichiarazioni di VV ed anche quell'unico dato disaggregato territorialmente che il signor vice Ministro ci concede e che tu hai riportato: da tutto questo si deduce abbastanza credibilmente che l'attivita' repressiva si sta concentrando nelle regioni del Nord. Anzi, a giudicare dagli anedotti, dalle reazioni della gente e da cosine allegramente partigiane come questa, sembra che l'attivita' repressiva si concentri sul maledetto e schifoso Nord Est. Da cui le varie inferenze.

Infine, un'osservazione sulla significativita' del numero di chiusure di attivita'. E' un dato solo, quindi vale quel che vale. Pero', guarda caso, va sempre dallo stesso lato. E lo fa in modo plateale. Gli abitanti del Nord sono circa 24M, quelli del resto quasi 36M, un 50% in piu'. Pero' il numero delle chiusure e' praticamente uguale. Ma non basta: come sappiamo la percentuale evasa nel Nord e' circa meta' di quella del Sud, la qual cosa implica che, ceteris paribus, ogni volta che controlli un cittadino del Nord hai una probabilita' di beccare l'evasore che e' meta' della stessa probabilita' se controlli un cittadino del Centro+Sud+Isole. Non solo, sappiamo anche che nel Nord la presenza delle grandi aziende e' maggiore, la qual cosa riduce ulteriormente la probabilita' di successo, ma lasciamo stare. In sostanza, il numero di chiusure dovrebbe essere in un rapporto 1/3 tra Nord e Centro+Sud+Isole. Invece e' di 1-1. Questo fa sospettare che, delle due, almeno una e' vera: quei polentoni del Nord si fanno beccare piu' facilmente e/o la Guardia di Finanza ci mette uno sforzetto extra. 

 

Magari un po' è anche la GDF che, come un po' tutto il resto, è relativamente più efficiente al nord.

Perché date tutti per scontato che la lotta all'evasione si stia facendo solo o soprattutto al nord?

Come ho scritto, ritengo che l'evasione andrebbe contrastata proporzionalmente a quanto si discosta dall'evasione media europea in paesi comparabili e tassati in misura comparabile.  Se si analizzano onestamente i dati, risulta che l'evasione fiscale va combattuta al Sud con la massima energia, al Centro con energia, e per nulla al Nord, rispetto al passato. Invece tutti i dati disponibili, ma soprattutto tutte le fandonie plateali raccontate da VV e TPS a giustificazione del loro operato sono indizi concordanti che il governo sta reprimendo l'evasione con eguale intensita' ovunque, secondo criteri socialmente iniqui ed economicamente insensati.

Quando VV e TPS affermano che l'evasione e' uguale ovunque, contrariamente ai dati in loro possesso, giustificano una uguale repressione a Nord, Centro e Sud, contrariamente a quanto sarebbe invece corretto e sensato fare.

Quando VV e TPS affermano che il sommerso italiano e' doppio rispetto a Francia e Germania e quadruplo rispetto a Austria e altri paesi, omettendo di riconoscere che il sommerso al Nord e' uguale a quello di Francia e Germania, il sommerso al Centro significativamente superiore, e il sommerso a Sud enormemente superiore, di nuovo giustificano un'azione statale iniqua d economicamente insensata contro il Nord. Anche il fattore quattro citato sia da VV che da TPS rispetto all'Austria e altri paesi, e' sostanzialmente una balla puramente funzionale a giustificare una repressione ingiustificata, come e' evidente dalle statistiche internazionali ad es. sul sito della World Bank.

Quando VV e TPS omettono di rapportare l'evasione fiscale alla pressione fiscale sia teorica che effettiva, omettendo per esempio di riconoscere che il Nord a fronte di tassazione pari o superiore evade meno di Belgio e Svezia (pur ricevendo in cambio servizi statali che l'Economist definisce a ragione "miserabili"), non riconoscono che al Nord sarebbe opportuno abbassare le tasse piuttosto che aumentare la repressione.

Quando TPS afferma che l'evasione zero e "a portata di mano" (balla colossale) giustifica una maggiore repressione fiscale al Nord, non riconoscendo invece che almeno in quest'area l'evasione fiscale e' invece inferiore a quella di paesi europei civili similmente tassati.

In conclusione, osservo che VV e TPS  propagandano una descrizione distorta della realta' che appare persistentemente orientata a danno del Nord e in particolare ad aumentare in maniera socialmente iniqua ed economicamente insensata l'oppressione fiscale dell'Italia settentrionale.

Due piccole postille.

Qualcuno potrebbe pensare che TPS e VV lasciano correre l'evasione fiscale al Sud perche' li' c'e' minore reddito pro-capite, insomma perche' sono poveri. Questa motivazione e' semplicemente inaccettabile, perche' lo Stato italiano ha imposte dirette enormemente progressive che danno formidabili vantaggi ai redditi bassi. Chi ha redditi bassi sia a Nord che a Sud paga molte meno tasse dirette di chi ha redditi medi e alti. Basta pensare che l'aliquota marginale passa dal 27% al 38% oltre i 28mila euro. E non e' tutto, perche' non solo le aliquote marginali salgono impetuosamente per i redditi medi (medio-bassi per standard europei) ma scompaiono anche le detrazioni.

Secondo, lo Stato italiano dopo la contro-riforma di Visco del 2006 impone un'aliquota marginale del 38% sul reddito lordo oltre i 28mila euro all'anno. Io ritengo che questa particolare aliquota e in generale il livello teorico della tassazione dello Stato italiano, anche prima della contro-riforma di VV, sia la ragione prima dell'evasione fiscale nel Centro-Nord Italia. Nel Sud probabilmente gioca un ruolo rilevante anche la criminalita' organizzata e la minore efficienza e maggiore corruzione degli apparati statali.

lo Stato italiano ha imposte indirette enormemente progressive

Suppongo sia un errore di battitura; a essere progressive sono le imposte dirette, come è chiaro dal resto del ragionamento. 

Perchè non diciamo anche che pensioni di invalidità, assunzione indiscriminata nella pubblica amministrazione ed economia sommersa tollerata sono state l' unico modo che la politica è riuscita ad escogitare per costruire il nostro welfare al Sud?


Se allora si tratta di smantellare un welfare, e non semplicemente di reprimere un illecito, si capisce quanto si proceda con i piedi di piombo.

Hai ragione, sono le imposte dirette ad essere progressive.

E' scaricabile qui l' analisi di Francesco Forte, il quale opina sul recupero dovuto a tax compliance.

Le sue obiezioni sono due: 1) il povero Bersani è stato messo all' angolo, considerata nulla l' eventuale emersione dovuta alle sue liberalizzazioni; 2) il coefficiente di elasticita delle entrate sul PIL è stato stimato dal ministero pari a 0.96. Il che non rispecchia la progressività del nostro sistema.

Ringrazio per il riassunto della relazione di Visco che ho scorso velocemente anche io.

Per quanto Visco, TPS e questo governo non abbiano la mia simpatia, mi sembra che l'evidenza presentata sul recupero di evasione sia ragionevole per il momento, e corroborata anche da diversi aneddoti circolati anche su questo sito.

Stando ai numeri di Visco, il sommerso italiano e' su livelli "quasi doppi a quelli registrati in Francia, Germania e Regno Unito", e corrisponde a 100 GEuro di imposte evase. Lasciando perdere le evidenti fandonie di TPS sull'evasione zero "a portata di mano", Visco dovrebbe porsi come obiettivo di ridurre l'evasione ai livelli dei paesi sopra elencati, quindi a passare da 100 a 50GEuro ai prezzi di ora, e quindi recuperare altri 40GEuro di imposte, al netto di inflazione, crescita del PIL, e aumento delle aliquote. Su questo obiettivo dovra' essere misurato il suo lavoro di questi anni a mio parere.

La mia impressione e previsione sul futuro e' che non ci sara' ulteriore recupero di evasione, perche' Visco e TPS stanno martellando il bersaglio sbagliato, il Nord, dove l'evasione fiscale e' gia' uguale o minore di quella europea, e non c'e' molto altro da recuperare tenendo conto del livello della pressione fiscale sia teorica sia effettiva, e dell'efficienza degli apparati statali italiani. Se Visco e TPS volessero veramente combattere l'evasione fiscale in Italia, dovrebbero porsi come obiettivo di ridurla ai livelli europei regione per regione. Credo invece che i loro obiettivi siano di fatto diversi e meno nobili: trovare denaro per il bilancio statale dove questo e' fattibile e dove questo a loro giudizio danneggia meno il consenso elettorale della propria maggioranza, indipendentemente da considerazioni di equita', giustizia sociale, convenienza economica e interesse generale.

Prima di fare altri commenti tuttavia voglio dare un'occhiata alle referenze citate da Visco, in particolare sui livelli di evasione degli altri paesi europei, che lo portano a mio parere a sovrastimare le differenze tra l'economia sommersa italiana e quella di altri paesi.

Visco è un grande bugiardo al Parlamento il 25 luglio dice che l'evasione è il 18% del pil, circa 230/245 miliardi, dice che in Italia evadono tutti grandi e piccoli, dice che non ha catastizzato il reddito delle piccole imprese, dice che non ha reintrodotto la minim tax


sono tutte affermazioni necessarie per rimanere al Governo, perchè per far fronte alle spese e visto che in Italia la tassazione è la più alta dell'Europa, non avendo quindi consensi per l'aumento delle tasse, deve colpire l'evasione, su tali discorsi trova tutti d'accordo, però occorre fare una riflessione l'evasione in Italia ha diverse origini:


- vi sono chi specula per utili illeciti con l'inefficienza del fisco ( vedi le frodi carosello, le importazioni di auto  ecc)


- vi sono i lavoratori dipendenti che fanno il doppio lavoro in nero perchè è stato provato che in Italia non si può vivere con 1000 euro mese


- vi sono i lavoratori autonomi che non possono chiudere il bilancio in perdita perchè gli studi di settore dicono che devono minimo dichiarare una somma pari alla  media del settore


- vi sono le grandi imprese che non evadono ma con la globalizzazione possono spostare i redditi dove voglio


quindi per una efficace lotta all'evasione  si deve trovare  frenare gli illeciti prima denunciati, permettere al lavoratore dipendente di tassare il secondo lavoro forfettariamente, eliminare gli studi di settore a  livello di tassazione possono rimanere a livello di accertamento in presenza di irregolarità, rendere  la tassazione del nostro paese uguale ai nostri prtner europei così forse possiamo attrarre anche noi i grandi richhi come fa l'Inghilterra con la tassazione per i cittadini non residenti (vedi Valentino Rossi)


 

E' sui giornali di oggi la notizia che è stato pubblicato il "rapporto eures sull'evasione fiscale in Italia" http://www.asca.it/ascanew/modfocus.php?idfocus=1597


Occorre tenere presente che l'indagine non utilizza dati oggettivi, ma è il frutto di una serie di interviste ad un campione di cittadini e misura la virtuosità dei comportamenti fiscali  in rapporto a pubblici esercizi, piccoli artigiani e liberi professionisti percepiti attraverso il rilascio o meno dei documenti fiscali (scontrino, fattura, ricevute) dopo aver usufruito della prestazione o aver acquistato il bene.


Siamo cioè una spanna sopra l'aneddoto personale e una spanna sotto la precisione scientifica, tuttavia, per l'omogeneità delle risposte e per la qualità del metodo usato, mi sembra un dato tutto sommato attendibile.


In particolar modo ci consente di valutare l'evasione quotidiana, quella cioè con la quale tutti noi abbiamo a che fare, dal muratore che fa il lavoro in nero, all'architetto che sottofattura, anzichè quella - ben più corposa, ma  da noi più distante - rappresentata dall'evasione dell'industria manifatturiera.


A mio parere il rapporto è interessante, perchè ci consente di valutare anche i dati disaggregati per macroregioni e getta un po' di luce sul dibattito nord/sud ed vasione.


Sostenevo  in un commento ad un altro articolo su Padoa Schioppa e l'evasione fiscale che "è comune esperienza che l'evasione ha un'incidenza molto maggiore tra le piccole imprese, attive soprattutto in  servizi, agricoltura e commercio, rispetto alle grandi imprese manifatturiere ed alle utilities, che magari hanno altri mezzi più sofisticati e sfuggenti di elusione (holding lussemburghesi, trusts, triangolazioni estero-su-estero ecc.) che non la banale non emissione della fattura.


Nell'economia settentrionale il peso della impresa medio-grande  è prevalente così come comincia ad essere prevalente, nel mondo delle libere professioni, il fenomeno dei grossi studi internazionali, sicchè l'associato di Clifford Chance avrà un grado di evasione infinitesimale rispetto al piccolo avvocato di Poggibonsi o di Canicattì.


E' quindi ovvio che in termini assoluti, determinati sul volume d'affari, prevalgano comportamenti apparentemente virtuosi, dato che è alquanto improbabile che la Telecom o la Edison, il cui fatturato totale è forse pari all'intera economia della Calabria, possano mettersi a sottofatturare. Ciò che andrebbe  verificato è se il popolo delle piccole partite IVA settentrionali, comparabile con la dimensione di gran parte del mondo economico meridionale ha comportamenti virtuosi (con evasione quindi al 20/25%) oppure a soglie di evasione più alte."


Ora, non sono riuscito a trovare in rete il rapporto 2007, mentre è possibile invece leggersi quello del 2005, riferito al 2004 http://www.eures.it/ricerche_sv/EVASIONE_FISCALE_DEFINITIVO.pdf. vero è che sono passati due anni, tuttavia mi pare improbabile che siano avvenuti mutamenti epocali


Leggendo il rapporto è agevole rilevare che c'è una sostanziale omogeneità di comportamenti evasivi tra tutti i piccoli imprenditori/professionisti/commercianti, senza apprezzabili differenza, tra nord, centro e sud (fatti salvi ovviamente singoli casi specifici)

Leggendo il rapporto è agevole rilevare che c'è una sostanziale
omogeneità di comportamenti evasivi tra tutti i piccoli
imprenditori/professionisti/commercianti, senza apprezzabili
differenza, tra nord, centro e sud

Ho scorso velocemente il rapporto, e ti ringrazio per l'utile contributo di informazione. Devo dire tuttavia che leggendolo attentamente si deve concludere che le differenze geografiche esistono e sono significative. Cito alcuni brani:

Osservando infine l’area geografica degli intervistati, appare evidente la tendenza della maggior parte delle categorie artigiane considerate a porre in essere comportamenti contrari alla normativa sulla emissione di fattura o ricevuta, principalmente nelle regioni del Centro- Sud.


E ancora:

Anche il fattore territoriale influisce significativamente sul rispetto dell’obbligo di fatturazione da parte dei professionisti; in generale è possibile affermare che al Sud la mancata fatturazione delle prestazioni è decisamente più elevata che nelle regioni del Nord,


Per i commercianti, l'area piu' virtuosa e' il Centro ma il Sud si conferma l'area con piu' propensione all'evasione fiscale:

I commercianti più virtuosi, secondo l’esperienza degli intervistati, si trovano dunque nelle regioni del Centro, dove per 13 delle 19 categorie considerate, ... Complessivamente è il campione delle regioni del Sud a segnalare per 15 delle 19 categorie oggetto della ricerca, la frequenza più elevata di un mancato rilascio dello scontrino o ricevuta;


Le percentuali di evasori stimati dal sondaggio sono, nel testo:

Nord Centro Sud

55,5% 72.6% 64,1% falegnami
46,6% 69,6% 66,0% idraulici
47,3% 67,1% 60,1% elettricisti
24,1% 39,9% 43,4% barbieri
21,2% ------- 44,0% veterinari
22,7% ------- 41,1% avvocati
14,9% ------- 29,7% commercialisti
26,7% 65,2% 46,7% architetti

Riguardo alle tue considerazioni sul fatto che al Nord vi siano piu' grandi imprese, e che queste eludano il fisco invece di evadere, confermo che condivido l'osservazione, tuttavia va tenuto presente anche che la frazione degli occupati privati impiegati nelle grandi imprese e' piccola (circa l'11% in tutta Italia), e che gli occupati nella pubblica amministrazione (che non possono evadere) sono, in rapporto alla popolazione, circa il doppio al Sud rispetto al Nord. Inoltre e' piu' elevata al Nord rispetto al Sud la propensione al lavoro autonomo e alla piccola impresa, come sottolinea anche il rapporto Eures:

nelle regioni del Nord [...] la struttura produttiva è costituita in misura maggiore da lavoratori autonomi e piccoli imprenditori,

In conclusione, vi sono effetti contrastanti che in parte si compensano. Ma proprio questo rapporto Eures mostra che anche anche nell'ambito della stessa attivita' economica (artigiani, liberi professionisti, commercianti) il tasso di evasione stimato e' significativamente superiore al Centro rispetto al Nord, e al Sud rispetto al Centro e al Nord.


Bè se proprio vogliamo confrontre dei dati allora:


bar 11,5 nord 9,5 sud


alberghi 11,7 nord 9,9 sud


rosticcerie 8,8 nord 7,9 sud


gelaterie 5,6 nord 5,0 sud


muratori 67,3 nord 66,5 sud


ma non è questo il punto.


Quello che mi sembra rilevante è che questi dati (ripeto da prendere con le molle perchè si tratta di dati percepiti e non pienamente oggettivi) ci mostrano che la fascia di piccoli artigiani, commercianti e professionisti - se possono - evadono in maniera omogenea (con scarti massimi di circa 10 punti) e non esiste un nord di piccoli imprenditori/artigiani/professionisti virtuoso con evasione europea al 20% a fronte di un sud mafioso e  mediterraneo con evasione all'80%.  - come pure è stato detto in qualche commento.


Vero è invece, a mio parere, che la struttura dell'economia settentrionale, dove esiste un tessuto di imprese di dimensioni certamente maggiori rispetto a quella medie del sud, genera un complesso di comportamente forzatamente virtuosi, che giustifica anche le differenze percentuali di evasione tra, per esempio, un geometra del nord (28,8) ed uno del sud (40).


Cerco di spegarmi. Diceva michele Boldrin in un commento qui sopra, che "nascondere il fatturato e' un'attivita' "relazionale", che fanno le persone connettandosi fra loro; in una rete le connessioni crescono piu' che proporzionalmente al crescere dei nodi". L'osservazione è sacrosanta, ma oltre che i comportamenti viziosi vale anche per quelli virtuosi.


Quanto più un artigiano o un professionista entrano in contatto con altre imprese che hanno ncessità di "scaricare" e per le quali l'iva è solo una partita di giro, tanto più queste connessioni virtuose generano a cascata comportamenti virtuosi, "costringendo" per esempio il geometra a fatturare e riducendo, per lui l'area di evasione possibile (dato che il fatturato incide anche sui parametri per gli studi di settore).


Se invece quello stesso geometra entra in contatto prevalentemente con soggetti privati, non interessati a "scaricare" e per i quali l'iva è un costo, evidentemente sarà molto più portato a evadere.


Secondo me la differenza dell'evasione tra nord e sud sta tutta qui, non certo in ragioni antropologiche legate al senso civico od all'amore di patria. Laddove possono (ossia clientela privata) i piccoli imprenditori evadono in pari misura, laddove non possono (clientela imprenditoriale) i margini di evasione si riducono.

Sabino, mai sentito parlare di "differenze campionarie statisticamente significative"? Quelle che riporta Alberto, verosimilmente, lo sono vista la grande differenza fra medie campionarie in rapporto ai loro valori, mentre quelle che riporti tu non sembrano esserlo perche' la differenza e' piccola in relazione alle medie. In sostanza, baristi, muratori, eccetera, sono percepiti come ugualmente evasori al Nord come al Sud. In tutte le altre categorie menzionate, invece, sembrano esserci piu' evasori "percepiti" al Sud. 

Siamo al punto di partenza.

Sul resto del ragionamento, invece, provo a scrivere un articolo perche' mi suggerisce alcune considerazioni che risulterebbe troppo lungo infilare in un commento e che, comunque, interagiscono con cose che andavo pensando da tempo. Spero di farlo per Lunedi' prossimo. 

 

Michele, sulle differenze campionarie significative ci arrivo anche io, ma non è questo il punto (come scrivevo in grassetto)


Quello che mi sembrava, e mi sembra, significativo è che i dati percepiti ci mostrano comunque livelli di evasione nordisti tutt'altro che "europei" e tutto sommato omogenei con le altre parti di Italia, laddove le differenze significative (ma non immense) trovano origine prevalenentemente nella struttura diversa che le economie di nord e sud hanno, come nel seguito del mio post (sia pure confusamente) ho cercato di dimostrare.


In sostanza non mi soffermerei sui dieci punti di differenza di evasione tra un falegname del sud e uno del nord, ma sul fatto che stiamo comunque parlando, in entrambi i casi, di soglie di evasione oltre il 50%.


Comunque attendo il tuo articolo, che leggerò con piacere, come sempre-

i dati percepiti ci mostrano comunque livelli di evasione nordisti
tutt'altro che "europei" e tutto sommato omogenei con le altre parti di
Italia [per artigiani, commercianti, liberi professionisti, ripetizioni private, micro-imprese, eccetera)

Contesto che, per il Nord Italia almeno, questi dati siano tutt'altro che europei. Come scritto, il sommerso del Nord Italia si puo' stimare complessivamente al 15-16% del PIL, come Francia e Germania e meno di Belgio e Svezia. Rispetto ai paesi menzionati il Nord Italia ha una componente superiore di lavoro autonomo e di piccole imprese, che e' corretto stimare siano piu' inclini ad evadere, sia nel Nord Italia sia nei paesi menzionati. Il fatto che nel Nord Italia complessivamente l'evasione sia minore o uguale al resto d'Europa implica (fino a prova contraria) che i livelli di evasione degli autonomi e delle piccole imprese del Nord sono addirittura minori di quelli dei paesi europei menzionati.

Rimane il dato numerico solido e significativo che invece complessivamente il Centro evade piu' di Francia e Germania, e il Sud Italia evade enormemente di piu'.

Aggiungo che l'evasione stimata nel Sud Italia supera anche l'evasione stimata in Grecia (28%) e Portogallo (22%), paesi con PIL pro-capite e struttura economica paragonabile. A mio parere non e' possibile spiegare i livelli di evasione fiscali nel Sud italia con le sole caratteristiche della struttura economica, ma e' necessario considerare anche altri fattori come la diffusione della criminalita' organizzata e la gestione clientelare del consenso elettorale e del potere politico, che e' amplificata dalla struttura centralistica dello Stato italiano.

Un grosso grazie a Nicola Giocoli che mi ha segnalato il documento del Ministero dove c'è almeno una spiegazione del modello delle entrate. Lo trovate qui. La parte sulle entrate è da pag. 170.

Buona lettura a tutti. 

Visco ha recuperato davvero 23 miliardi di evasione? La cosa puo' essere verificata con un lavoro di ricostruzione e valutazione dei modelli da cui uscirebbe questa cifra. Lavoro duro, anche per l' oscurità delle fonti.


In alternativa c' è un "meccanismo" più semplice.


Siccome premettiamo che la risposta alla domanda iniziale sia un' informazione privata in suo possesso, gli si chieda in modo semplice di adempiere alle sue promesse. Ovvero di restituire, tramite sgravi fiscali, la medesima somma ai cittadini onesti. Dal comportamento che seguirà sapremo qualcosa in più su tutta faccenda.

Non che mi sorprenda, ma vale la pena ricordare il costo dello stato clericale per i cittadini italiani.

La piu' grande multinazionale con sede in territorio italiano (piu' grande per un paio di ordini di grandezza, credo) non paga le tasse perche' la grande maggioranza dei parlamentari e' da essa controllata. Poi, pero', vescovi e papi predicano spiegando agli italiani che pagare le tasse e' un dovere e che chi evade fa peccato. Ma e' santa ipocrisia, neanche quella e' peccato.

Sull' argomento mi era stato segnalato un dibattito tra Repubblica ed Avvenire: mi ero ripromesso di dargli un' occhiata per un' eventuale passaparola ma non ne ho trovato il tempo.

Ecco il successo della lotta all'evasione, 7 negozi su 10 non in regola nell'emissione di scontrini! Complimenti.

http://www.corriere.it/economia/08_gennaio_12/scontrini_negozi_violazioni_44742c24-c107-11dc-91df-0003ba99c667.shtml 

Parentesi: il titolo é riportato molto in piccolo sulla home page del corriere... 

Sinceramente non mi convince.Vabbè che l' esperienza personale non è significativa e che sono relativamente abitudinario, ma negli ultimi 2/3 anni sarò uscito da un bar o negozio senza scontrino al massimo una decina di volte, senza sollecitarlo (vivo tra la provincia di Brescia e Milano).

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