Contro la moratoria dell'aborto: una segnalazione

20 gennaio 2008 michele boldrin

Segnalo un lucido articolo di Carmelo Palma, su Epistemes. Spiega con chiarezza perché un po' di logica e di statistica sbugiardino gli argomenti strumentali di Ferrara ed affiliati.

34 commenti (espandi tutti)

Ottima segnalazione. Le affermazioni di Ferrara assomigliano a quelle
di chi sostiene che lo spinello è sempre l'anticamera delle droghe
pesanti.

L'obiettivo (http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=5239) di Ferrara è ancora più ambizioso: modificando
opportunamente la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,
vorrebbe inserirvi il concetto che la vita umana inizia ed titolare
degli stessi diritti del nato fin dal concepimento. Un'operazione che
salterebbe a piè pari tutto il dibattito e la ricerca biologica degli
ultimi decenni per far prevalere un'impostazione di tipo confessionale,
paragonabile per per pericolosità alla promozione del "disegno
intelligente" che imperversa da tempo negli USA.

Aggiungo soltanto che quando si usa il richiamo irrazionale a miti ed
emozioni, la logica e la statistica perdono di mordente. E' una
limitazione delle nostre professionalità. Per capire l'emergere di
certi inquietanti fenomeni ci vuole il sociologo, lo psicologo (o -
ahimè - l'esorcista). Se poi ci riferiamo ad un paese strutturalmente
allergico ai numeri come l'Italia, allora contrastare Giuliano Ferrara
- fuori da un forum di lettori fortemente autoselezionati - con la sola
forza della logica quantitativa diventa semplicemente inane.

Rincaro la dose. Dopo che gli italiani hanno digerito la legge 40 e
disertato il successivo referendum, per poi recarsi all'estero per le
necessarie pratiche fecondative, non è del tutto escluso che gli stessi
italiani accettino nuove limitazioni alla legge sull'aborto per poi,
contestualmente, rimettersi nelle mani di cucchiai d'oro e cliniche
private.

Quando un intero popolo è in crisi terminale di autostima, tutto può succedere.

L'obiettivo (http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=5239) di Ferrara è ancora più ambizioso: modificando opportunamente la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, vorrebbe inserirvi il concetto che la vita umana inizia ed titolare degli stessi diritti del nato fin dal concepimento. Un'operazione che salterebbe a piè pari tutto il dibattito e la ricerca biologica degli ultimi decenni...

Avrei due domande:

a) quando incomincia (non solo la vita umana) ma la vita - in senso biologico - di qualsiasi specie animale?

b) che cosa ha stabilito la "ricerca biologica" degli ultimi decenni, in relazione a quando inizia la vita umana?

Questo perché se le risposte - trovate non solo da Ferrara ma da molti altri, laici compresi - portano al " prevalere (di) un'impostazione di tipo confessionale (?), paragonabile per per pericolosità alla promozione del "disegno intelligente" che imperversa da tempo negli USA", allora chiaramente bisogna esseri certi che scienza - e coscienza - siano univoci al riguardo.

Non so se esista un consenso fra i biologi su "quando comincia la vita di una qualsiasi specie animale". Da quel poco che capisco di biologia genetica e di teoria dell'evoluzione, temo che il problema sia irrisolvibile con metodi puramente scientifici. Tutto dipende da cosa intendi quando dici "vita umana", "vita canina", "vita suina", eccetera. Ti riferisci alla specie, ad ogni singolo individuo, a quelli potenziali, a quelli che non portano con se alcuna mutazione genetica "sostanziale", eccetera. Complicatissimo, anzi indecidibile direi.

Se, a "vita", ci aggiungi il criterio dell'auto-sostentamento, allora per gli umani comincia tardissimo e quanto tardi dipende dall'ambiente in cui si nasce. Nella giungla occorre far prima che a NYCity. Se richiedi solo che esista qualcosa di simile al cervello, seppur embrionale, allora credo questo avvenga tra la 20esima e la 25esima settimana di gravidanza. Ovviamente non so se "quel cervello" è umano, nel senso che potrebbe avere le stesse capacità cognitive di quello d'un topo o d'un istrice. Se richiedi che l'entità in questione reagisca a stimoli esterni, dipende dagli stimoli esterni che hai in mente: anche gli spermatozoi nel liquido seminale reagiscono a stimoli esterni ... Se richiedi che provi sentimenti simili a quelli che riconosciamo come umani, finiamo nel buio più pesto: anche i gatti ed i cani sono "contenti" o "provano paura" ... Pensa al tipico argomento degli animalisti: a me sembra tanto logico quanto quello degli antiabortisti di principio.

Insomma, non credo sia questa la strada per risolvere la questione. Non vedo altra soluzione che ricorrere ancora una volta a quel comodo artificio su cui si reggono le società liberali ed aperte: l'esitenza del libero arbitrio, ossia del free will individuale. Seppure si possa argomentare che, in effetti, non esiste nessun "libero arbitrio" nel senso letterale del termine, sembra ovvio che è molto utile assumere che esista e che noi (come collettivo di individui) se ne possa definire limiti e caratteristiche, anche se quest'ultime variano, nella loro definizione, da un periodo storico all'altro. Senza questo accordo preliminare non v'è società civile di tipo liberale. Non che io creda al "contratto sociale" come teoria positiva delle istituzioni che oggi esistono o che sono mai esistite, ma persino il contratto sociale richiede l'accettazione comune di una qualche nozione di "libero arbitrio personale" al fine di poter determinare CHI entra nel contratto sociale. Senza libero arbitrio non esistono nemmeno le persone che partecipano al contratto sociale e l'adesione dei medesimi non si può definire né libera né volontaria. Il libero arbitrio individuale, quindi, FONDA le società liberali qua liberali. Se la visione naturalista dei principi del diritto su cui si fondano le societa' liberali ha un qualche senso dev'essere perche' riconosce l'ipostasi chiamata "libero arbitrio individuale" (credo Plotino avesse opinioni simili, ma lui aveva in mente Iddio e ci metteva di mezzo anche l'anima ed io l'anima mia non l'ho ancora trovata, quindi, siccome il ragionamento fila lo stesso anche senza l'ipostasi dell'anima seguiamo l'Isacco e non fingiamo ipotesi di cui non v'e' necessita').

Partiamo quindi da lì, dall'individuo e dal suo libero arbitrio che si estende, anzitutto e perlomeno, su se stesso in quanto persona separata da altre persone e quindi sulla propria identità mentale e corporale (credo che, di nuovo, un Plotino ateo concorderebbe: la persona fisica precede sia logicamente che materialmente il proprio libero arbitrio, o intelletto).

Per paradossale che possa essere io ho sempre trovato la sostanza della decisione USA (ossia che si tratta di una questione di "privacy" della donna, almeno finché il feto è dentro alla signora medesima) la soluzione più ragionevole. Ciò che non è ragionevole ed è puramente dovuto ad ipocrisia nazionale ed equilibri politici complicati è che non siano riusciti a legiferare a livello federale sulla questione, ma questa è un'altra storia.

Nelle società liberali attribuiamo ad ogni individuo adulto (anche qui: la nozione di adulto è andata cambiando e cambierà) il pieno diritto di fare ciò che ritiene più opportuno del proprio corpo e della propria vita (il suicidio sarà peccato per i cattolici, ma non è reato) a meno che gli atti in questione non creino danni su altri individui il valore dei cui danni riteniamo (molte volte erroneamente) essere superiore al vantaggio che l'individuo ne potrebbe ricavare. Il problema, quindi, non e' se il feto e' vivo o meno ma se possiamo considerarlo come un individuo nel senso legale del termine. Se richiediamo che, per essere individuo, si sia dotati anche di libero arbitrio, allora di certo il feto non soddisfa a tale requisito.

Nondimeno, la richiesta di possedere libero arbitrio e' esagerata: i bambini chiaramente non lo possiedono (e la ricerca neurologica sembra supportarlo, visto che le funzioni cognitive non sono tutte pronte al parto ma si sviluppano organicamente, ed anche i seguito a stimoli esterni, durante gli anni della crescita). Non possiedono libero arbitrio completamente neanche gli scemi ed altri tipi di minus habens, nondimeno i loro tutori non hanno il diritto di farli fuori, almeno non direttamente. Quindi, magari, il feto potrebbe essere un individuo con diritti propri, separati da quelli dell'individuo (madre) in cui alberga. E qui, fara' sorridere, mi aiuta da un lato il mio Plotino ateo e dall'altro l'analogia con gli animalisti introdotta precedentemente.

Plotino suggerisce che, per aversi intelletto (che io qui chiamo libero arbitrio) debbe almeno esserci l'uno (che per lui e' trascendente e tutto il resto, mentre per me e' la persona nella sua pura fisicita' animale indipendente dalle altre). Mi sembra fuori d'alcun dubbio che, all'atto del concepimento, esiste solo l'uno (il corpo) della madre e che l'ammasso di cellule che s'agglutinano all'atto della fertilizzazione dell'ovulo NON e' un "uno" separato ed indipendente dall'altro "uno" che lo contiene (questo a meno che non si creda nel Dio cristiano e nell'anima, questione a cui vengo dopo). Il feto, sia ad un minuto dal concepimento che a sei mesi dal medesimo, esiste perché la madre lo fa esistere, se vuole farlo esistere. Altrimenti inaridisce e muore. Non esistendo come uno non ha di certo intelletto ne' lo sviluppera' se la donna in cui alberga non decide di coadiuvarlo in questo. Che sia un individuo "potenziale", non ne dubito. Ma mia moglie ed io abbiamo sprecato milioni di "potenziali" figli miei e varie decine di "potenziali" figli suoi durante la nostra vita coniugale, e non ci sentiamo particolarmente delinquenti. 

Gli animalisti pure mi aiutano. L'ovulo fecondato probabilmente reagisce a stimoli esterni; siccome sviluppa terminazioni nervose e, ad un certo punto, un cervello (per piccolo che sia, e lo deve essere perche' se lo svilupasse interamente prima di uscire ... non uscirebbe piu' o spaccherebbe tutto!) avra' anche sensazioni del tipo paura, piacere, freddo-caldo (?) e forse qualcos'altro. Il problema e' che anche i cani, i gatti, le mucche ed i miei adorati (in tegame con rosmarino, sale ed aglio) conigli provano sensazioni simili e forse anche piu' complesse. Pero' per loro non mi commuovo e molti di noi riteniamo "assurdi" gli animalisti che s'incazzano perche' vorrebbero diventassimo erbivori. Questo mi fa pensare che la "sensazione" che il feto sia o non sia un individuo e' totalmente soggettiva, come soggettiva e' la nostra ritrosia a uccidere/mangiare animali: se servi un coniglio ad un americano medio ti guarda come se tu fossi un aguzzino. Insomma, per alcuni i conigli sono come noi, per altri sono come i meloni o i biscotti. Finche' non si tenta di far mangiare cardellini crudi agli animalisti o di mettere Sandro Brusco ad una dieta di sprouts e mais, secondo me questi milioni di differenti sensibilita' verso il mondo animale sono perfettamente legittime.

In sostanza, da un lato il Plotino ateo mi suggerisce che non vi e' "uno" nel feto, quindi non vi e' di certo "intelletto" e quindi non un individuo dotato o dotabile di libero arbitrio. Dall'altro l'analisi delle nostre reazioni a fronte della propaganda animalista mi fa ritenere che vedere o non vedere "qualcosa di simile a me" nel feto e' questione del tutto soggettiva e perfettamente irrisolvibile sul piano logico o dell'evidenza scientifica. Letteralmente, usando il linguaggio dell'economista, e' questione di "gusti" o di "preferenze innate", di sensibilità del tutto soggettive, dovute a meccanismi profondi non facilmente razionalizzabili e probabilmente non trasmittibili ad altri se non empaticamente. Ciò che a me sembra puramente un accidente (l'incontro involontario e non desiderato fra uno spermatozoo ed un ovulo) ad altri appare un atto magico o divino, carico di significati. Hanno tutto il diritto di ritenerlo tale, e di mantenere nel proprio grembo, partorire (e, spero, accudire civilmente) tutti i figli che vogliono tutte le volte che lo spermatozoo dell'uno incontra un'ovulo dell'altra. Ci mancherebbe! Ma io, e mia moglie, abbiamo il diritto di vedere il tutto come un accidente indistinguibile da altre accidentali mescole dei nostri liquidi corporei. Mescole avvenute le quali, se non intenzionali e non gradite, ci si lava con il sapone, con il dentifricio, con lo shampoo, o con altri detergenti e strumenti. 

E qui veniamo alla questione dell'anima e dei credenti. In una societa' libera, credere o non credere in dio (con l'iniziale maiuscola, cosi' da includere tutti i suoi possibili nomi inclusi quelli dei politeisti) e' questione di sensibilita' personale, di fede appunto. Il credere in dio, in quanto scelta/preferenza/sensibilita' personale permette a chi ci crede d'attribuire significati distinti dai miei a certi atti, eventi, cose e persone. Perfetto. Lo facciano pure. E, se vogliono vivere in una societa' libera dove ci sono tanti liberi individui ognuno con il proprio libero arbitrio, mi lascino attribuire a quei medesimi eventi una valenza diversa basata sulla mia sensibilita' personale. Almeno finche' gli eventi in questione avvengono nel mio corpo, o in quello di mia moglie.

Per questo, credo, la soluzione USA e' teoricamente quella giusta: trattasi del diritto fondamentale della persona umana (donna) alla privatezza del proprio corpo.

Che ogni donna faccia con il proprio corpo quanto ritiene individualmente opportuno: santa o puttana non sta agli altri deciderlo. 

Insomma, non credo sia questa la strada per risolvere la questione. Non
vedo altra soluzione che ricorrere ancora una volta a quel comodo
artificio su cui si reggono le società liberali ed aperte: l'esitenza
del libero arbitrio, ossia del free will individuale. Seppure si possa
argomentare che, in effetti, non esiste nessun "libero arbitrio" nel
senso letterale del termine, sembra ovvio che è molto utile assumere
che esista e che noi (come collettivo di individui) se ne possa
definire limiti e caratteristiche, anche se quest'ultime variano, nella
loro definizione, da un periodo storico all'altro. Senza questo accordo
preliminare non v'è società civile di tipo liberale. Non che io creda
al "contratto sociale" come teoria positiva delle istituzioni che oggi
esistono o che sono mai esistite, ma persino il contratto sociale
richiede l'accettazione comune di una qualche nozione di "libero
arbitrio personale" al fine di poter determinare CHI entra nel
contratto sociale. Senza libero arbitrio non esistono nemmeno le
persone che partecipano al contratto sociale e l'adesione dei medesimi
non si può definire né libera né volontaria. Il libero arbitrio
individuale, quindi, FONDA le società liberali qua liberali.

Perche' mai? Una scelta operata da un individuo e' definita come libera quando non e' determinata da costrizioni operate da altri individui: cosa succeda all'interno del cervello di chi decide e' irrilevante.

Come gia' sostenni qui, a me pare che il valore del liberalismo sia logicamente indipendente dal libero arbitrio (concetto su cui sarebbe saggio rinviare ogni discussione fino a quando la scienza avra' gettato luce su cosa sia l'autocoscienza). Il liberalismo a me piace perche' mi pare che migliori la qualita' della vita, sia in termini materiali che psicologici, che e questo gli fornisce tutte la giustificazioni di cui un sistema filosofico e politico possa mai aver bisogno.

Ho come l'impressione che Michele intenda 'free will' nel senso di 'free to choose without (undue) constraint' che indichi tu. Che in fin dei conti il libero arbitrio e' una concezione metafisica e gia' quell'uomo molto avanti di sant'agostino ci era arrivato, quindici secoli fa . In fondo se la questione filosofica fosse posta in questi semplicistici termini sarebbe gia' risolta: per chi crede l'aborto rientra nel concetto cristiano di peccato, come tale permesso e accettato da dio, con la bland threat della non salvezza dell'anima, da cui segue che la legge umana dovrebbe, idealmente, essere libera di legalizzare cio' che dio permette. Il resto e' costrinzioni. Nota: sant'agostino di hippo sosteneva che l'aborto dei primi mesi di gravidanza non era omicidio, ma non perche' fosse peccato, semplicemente perche' riprendeva il concetto aristotelico che l'anima umana ha bisogno di tempo per manifestarsi e un feto non autonomo e privo di quello che oggi chiamiamo sistema nervoso centrale (e quindi centri motori) ha solo uno spirito animale o vegetativo. Nei vari secoli successivi c'e' stato una sorta di eterno ritorno tra questa posizione e quella che qualunque aborto sia omicidio, ma non divaghiamo.

Innanzitutto: l'aborto, giuridicamente, non e' un omicidio. Il diritto alla vita della Dichiarazione del 1948 si riferisce all'individuo, e l'individuo non viene a esistenza prima della nascita. Per il resto si possono fare le considerazioni etiche che si vogliono, ma una cosa resta irrinunciabile: il diritto privato di scelta della donna. Se qualcuno, ipocriticamente, vuole porre costrinzioni a questo diritto, rendendolo un dovere di portare a termine la gravidanza, che se ne prenda la responsabilita', e paghi per il mantenimento e l'assistenza a detta donna.

mi scusi ma lei si è fumato il cervello.

 Che ogni donna faccia con il proprio corpo quanto ritiene individualmente opportuno: santa o puttana non sta agli altri deciderlo.  ?????????????

ma siamo impazziti?!io direi che ogni donna si prenda le responsabilità di quello che ha fatto quando è rimasta in cinta e non se ne liberi abortendo e uccidendo una persona.

piuttosto ringrazi dio perchè sua madre è stata più intelligente di molte altre persone e di chi, come lei, appoggia l'aborto.

Maschio, cattolico, leggermente illetterato, insofferente delle altrui opinioni, incapace di articolare razionalmente le proprie, delle quali vi è ragione di dubitare che ne sia in possesso. Tout se tient. Un'altra delle tante pecore che il pastore tedesco pascola ed accudisce, severamente ma giustamente. Ad ognuno il suo ovile.

Pregasi notare come l'uso del "lei" (anche in assenza di appropriata maiuscola) attenui, in parrocchia, l'insulto gratuito.

 

nemmeno io quando difendevo Moggi ero arrivato così basso... tutta la mia solidarietà a Boldrin.

Non se la prendeva con me, ma con Ja, credo. Ma fa lo stesso e ti ringrazio. Io, cosa vuoi, ho la pelle sul duretto oramai ... con il miglior amico juventino da quando avevo dieci anni, non c'è stato scampo!

P.S. Oops, ha ragione Sandro! Sono io che mi son fumato il cervello. Ed io che pensavo invece d'essermelo bevuto in compagnia del mio amico Tim Kehoe. 

Beh, dai anche gli insultatori catto-coerenti svolgono una funzione utile: al prezzo d'un complimento a quella grande (non santa, ma grande sì) donna ch'è stata mia madre ho ricevuto la solidarietà d'un juventino. Fossero tutti così i giorni!

 

No, no, sei proprio tu Michele. Rileggiti l'ultimissima riga del tuo pizzosissimo commento. Le sante e le puttane le hai tirate in ballo tu. Che fare con il commento di questo sedicente Gabriele? Dato il tono e la qualità dell'intervento io francamente lascerei perdere. Non val la pena di consumare tempo ed energie con simili individui.

anche io mi ero accorto che l'attacco era contro Michele.

dopo ieri sera, juventini e interisti hanno davvero poca solidarietà con cui sorreggersi a vicenda...

Da genetista sconsiglio caldamente di addentrarsi in una selva di definizioni. L'aborto non e' un problema scientifico ma etico e come tale andrebbe affrontato. La definzione di vita in biologia e' molto semplice e molto lassa: una zanzara e' viva, e' vivo il lievito di birra. Vi posso confermare che non esiste un consenso scientifico su quando inizi la vita umana semplicemente perche' la domanda non ha molto senso. Dal punto di vista dello sviluppo ci sono "tappe" che vanno dal momento in cui l'ovulo fecondato aderisce alla parete uterina alla formazione di un sistema nervoso completo etc. Ma tutto cio' serve soltanto a distogliere l'attenzione dal fatto che l'interruzione volontaria di gravidanza e' innanzitutto una questione sociale.

Se si vuole tornare a discutere della legge 194 lo si puo' fare, secondo me. E' legittimo chiedersi dopo anni dall'introduzione come stiano andando le cose e il cittadino dovrebbe porsi certe domande. La legge 194 venne introdotta con due obiettivi: ridurre i casi di aborto in toto e ovviamente ridurre i casi di aborto clandestino. Sarebbe ipocrita pensare che l'alternativa all'aborto legale sia una societa' senza aborti. L'alternativa all'aborto legale sono i ferri da calza, purtroppo.

Secondo i dati raccolti dall'ISTAT la legge 194 e' stato un successo sotto entrambi i punti di vista. L'aborto in Italia e' diminuito notevolmente cosi' come si e' azzerato il rischio legato alla pratica clandestina. E' vero pero' che il mondo e' cambiato e infatti i numeri associati all'IVG non sono costanti ma riflettono i cambiamenti della societa'. Ad esempio, se e' vero che per tutte le categorie prese in esame i casi di IVG sono diminuti nel tempo, ci sono due categorie per le quali il trend e' stato leggermente crescente negli ultimi anni: le donne particolarmente giovani (soprattutto 14-20 e in parte 20-24) e le donne nubili. Imparare da questi numeri si puo' e probabilmente si deve. Non vorrei entrare nel merito del perche' le adolescenti ricorrano piu' ora all'aborto che negli anni passati: e' un dato mondiale che ha a che fare con le mutazioni nei costumi e che andrebbe combattuto probabilmente con una maggiore diffusione di educazione sessuale e con l'apertura di un dibattito meno puritano nella societa' civile (vedi, per l'ennesima volta, l'esempio spagnolo). In Inghilterra, ad esempio, nelle scuole tempo fa si invitava ad un tipo particolare di castita' sessuale spiegando ai giovanotti che esistono anche alternative divertenti alla penetrazione; non so se sia un atteggiamento che paga: sicuramente aumenta il divertimento quindi ben venga ma forse gli anticoncezionali sono piu' utili per i nostri scopi.

Anche il fatto che le donne non coniugate ricorrano all'IVG piu' delle donne sposate (guardate fig 2 nel documento linkato, e' abbastanza impressionante) secondo me potrebbe spingere ad alcune riflessioni interessanti che pero' affronterei a parte.

In linea di massima direi che nuovamente come nel 1978 se si vuole provare a ridurre il numero di aborti e a salvare vite bisogna prendere una strada liberale non proibizionista.

 

Anche se capisco che il tema scatena ire inenarrabili alcune cose le capiamo.

1. i feti sono esseri umani in stato fetale (diceva l'illustre scienziato M. de la Palisse), nessuna donna in cinta partori mai mosche, facoceri, fave di fuca, o cerbiatti

2. per un periodo assai lungo (viene stimato tra le due e le quattro settimane) l'embrione umano e' tale da non essere un individuo affatto (il motivo principale e' che e' perfettamente possibile che venga abortito dalla natura, che si cloni in fino a quattro individui diversi, e si potrebbe continuare) si noti che scrissi individuo, non persona che e' concetto giuridico e quindi siamo perfettamente liberi di nominare persona la Ferrari (non Isabella, ma la fabbrica di veicoli), il parlamento, me stesso, e/o il cane della signora Pia.

 

3. Per questo mi sembra assai sensato il ricorso a forti ingredienti confessionali, in mancanza di dati scientifici che dicano che al concepimento vi e;' un individuo umano che dovrebbe accedere allo status giuridio di "persona', e' molto melgio dire che sappiamo perfettamente che e' una persona, in quanto dio gli diede un anima. Il tutto risente dell'usuale problema dell'anima (nessuno sa cosa sia) ma risolve il dilemma: alla domanda "quale anima?" la risposta e' la stessa che vedete in azione nella persona adulta, o persino post mortem quando assuunta nell'alto dei cieli.

Dopo tutto l'anima di Giovanni Paolo secondo sta in paradiso, assieme all'anima di San Tommaso. Piu' controversa la collocazione presente dell'anima di Lutero o di Mussolini. 

Il problema è che qualsiasi ricerca seria si faccia non potrà trovare un punto preciso in cui inizia la vita o in cui si può dire che l'embrione diventi un essere umano a tutti gli effetti.

La vita è un processo molto complesso che si sviluppa attraverso una miriade di stadi elementari, solo un impostazione " confessionale" basata sulla fede cieca a dogmi religiosi o ideologici può imporre un limite preciso.

Un limite si può trovare ma deve essere frutto dell'incontro, della discussione e del rispetto reciproco.

E questo è ciò che manca ai talebani e agli ipocriti "atei devoti".

Il problema inoltre è come ha fatto giustamente notare Palma nel suo articolo l'uso di argomenti falsi o non documentati per imporre le proprie scelte etiche.

Il problema è che qualsiasi ricerca seria si faccia non potrà trovare un punto preciso in cui inizia la vita o in cui si può dire che l'embrione diventi un essere umano a tutti gli effetti.

Dissento. E' chiarissimo quando incomincia la vita di una specie animale, fra cui l'uomo: nel momento in cui un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo. E la "vita" è un processo evolutivo, che incomincia con la fecondazione, e che termina con un evento che definiamo "morte".

Dopo la fecondazione, ciò che in realtà diventa "problema" è il definire "quando" un embrione diventi un "essere umano a tutti gli effetti". Ed è, a mio avviso, un falso problema, perché "essere umano" è solo una categoria mentale. E definire tale un feto di 3 mesi, o di 6, o di 3 settimane, è puramente arbitrario.

 Anche dire "E' chiarissimo quando incomincia la vita di una specie animale, fra cui
l'uomo: nel momento in cui un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo" è puramente arbitrario.

Questo forse significa che quell' 80% di ovuli fecondati che non arrivano naturalmente fino alla fine della gravidanza sono da considerare esseri umani deceduti? (ancora adesso nonostante i progressi della medicina gran parte degli ovuli fecondati non riesce ad impiantarsi nel'utero)

Quello che mi spaventa è l'idea si possa considerare l' "essere umano" solo una categoria mentale. 

Anche dire "E' chiarissimo quando incomincia la vita di una specie animale, fra cui l'uomo: nel momento in cui un ovulo viene fecondato da uno spermatozoo" è puramente arbitrario.

Non è arbitrario. Il processo evolutivo che chiamiamo vita degli esseri umani incomincia proprio con la fecondazione. Niente fecondazione, niente processo. Dov'è l'arbitrarietà della definizione?

Questo forse significa che quell' 80% di ovuli fecondati che non arrivano naturalmente fino alla fine della gravidanza sono da considerare esseri umani deceduti? (ancora adesso nonostante i progressi della medicina gran parte degli ovuli fecondati non riesce ad impiantarsi nel'utero).

Significa che per cause naturali il processo può interrompersi quasi immediatamente. A volte non incomincia neppure. Io non so, francamente, se si debba oppure no parlare di esseri umani. Quello che so è che in natura non esistono le discontinuità, cioè che è impossibile, per esempio, definire il momento esatto in cui un organismo può essere considerato adulto, o vecchio.

Per lo stesso motivo, io non so quando posso parlare di essere umano visto che in tutte queste discussioni spesso si omette la definizione, e dunque manca la base stessa per la discussione. So, invece, che il processo naturale incomincia, ad un certo punto (fecondazione),  e si evolve continuamente: l’organismo cresce, si organizza, diventa più complesso.

So che fra la 5° e la 6° settimana dopo l’ultima mestruazione iniziano a formarsi il cuore (iniziano le prime pulsazioni cardiache), gli occhi, le prime strutture cerebrali, il fegato, gli abbozzi dell'orecchio esterno, dell'esofago, dello stomaco, dei genitali esterni e della tiroide. L'embrione misura tra i 3 mm (a 5 settimane) e i 6 mm (a 6 settimane). Se la trovate, guardate una foto a questo stadio e poi rifletteteci sopra.

So che nel feto di 12 settimane (e si può ancora abortire, si è nell’ambito della legge) il processo di crescita è andato avanti. Ora,  nei genitali maschili si sviluppa il glande. Nei genitali femminili è presente l'abbozzo dell'utero. Nell'estremità cefalica le gemme dentali si trasformano nei primi abbozzi dei denti. Nel pancreas si formano le "isole di Langherans" ovvero le strutture preposte alla produzione di insulina.

So che se guardate un'ecografia tridimensionale a colori si vedono gambe, testa, un cuore che pulsa (ho visto mio figlio a 10 settimane, era lungo 67 mm ed appariva come lo descrivo).

Allora, se in un processo di continua  evoluzione come questo si introduce il concetto che fino a 3 mesi il feto non è essere umano e dopo sì, quali sono le basi per far ciò?

Non appare, tutto ciò, un processo arbitrario, cioè l’introduzione arbitraria di una semplice categoria mentale?

Quello che mi spaventa è l'idea si possa considerare l' "essere umano" solo una categoria mentale. 

Anch’io sono spaventato. Ma per il ragionamento che ho fatto sopra, credo che si debba smettere di parlare di “esseri umani” e si debba invece parlare di vita umana. Il vero unico problema etico, per me, è il seguente: ci sono ragioni sufficienti per consentire, in taluni casi, di interrompere il processo, cioè provocare la morte dell’organismo oppure no? E chi, eventualmente, deve prendere la decisione? E ancora: ci si rende sufficientemente conto del fatto che tale decisione coinvolge per certo terze persone (quelle chiamate a praticare l’aborto, se parliamo di aborto) ed ha, la medesima decisione, un effetto importante sulla società intera?

 

Caos concettuale

palma 24/2/2008 - 00:48

L'osservazione di Pietro è affatto fondata. Non solo una grande percentuale di ovuli fecondati muore di morte naturale, ma, indicavo sopra, è impossibile ab ovo distinguere persino quello che Doctor Angelicus (Tommaso, dottore della chiesa) chiamava identità numerica.

Tradotto senza latino: non è possibile dire se ci stia un individuo, due o tre e così via.

È d'altra parte affatto chiaro che quella è la vita umana, non canina, non suina, nulla d'altro.

La domanda, più complessa, è se quella vita umana debba avere

a) dei diritti

b) dei diritti che hanno peso preponderante sui diritti della madre gravida, o dei genitori, o di chi vi pare a voi.

L' equivalenza tra aborto ed omicidio è uno dei pochi temi etici su cui non ho cambiato l'opinione di quando ero credente: non vedo grandi differenze etiche tra aborto ed infanticidio.

Nonostante questo, visto che la vera alternativa all' aborto legale è quello clandestino, non mi sembra una buona idea vietarlo per legge.

@Michele:

Gli uccellini sempre ben cotti! L' idea di mangiarne crudi mi fa ribrezzo quanto quella di mettere il nesquik nel vino.

L' equivalenza tra aborto ed omicidio è uno dei pochi temi etici su cui non ho cambiato l'opinione di quando ero credente: non vedo grandi differenze etiche tra aborto ed infanticidio.

Nonostante questo, visto che la vera alternativa all' aborto legale è quello clandestino, non mi sembra una buona idea vietarlo per legge.

Intanto, c'è aborto e aborto. Nel senso che in molti casi si tratta di puro e semplice post-contraccettivo, la qual cosa è indegna, almeno nel 2008. In altri, di scarsi mezzi finanziari. In altri ancora di mancanza di informazione ed anche di strutture: per lo meno in Italia.

 Io non sono un economista, ma ho fatto una volta il conto della serva. Ho messo insieme tutti gli aborti praticati in Italia negli ultimi 25 anni (circa 4 milioni). Ho immaginato una organizzazione che si prendesse cura di tutti questi bambini e giovani e che spendesse per ciascuno, all'anno, 6000 €

Viene fuori una spesa complessiva, oggi, pari al 1,7 % del PIL. Se la spesa fosse diciamo di 9000 €/anno, allora staremmo intorno al 2,5 % del PIL. A me, francamente, non sembrano troppi. Credo che manchi, obbiettivamente, anche di generosità, questa nostra società che a prima vista appare così premurosa nei confronti dei singoli individui. Stranamente, tale premurosità si applica ai vivi, ma non ai nascituri.

Se non sbaglio anche da noi una donna può disconoscere il figlio ed affidarlo ai servizi sociali. A quanto mi risulta poche lo fanno per vari motivi: costo sociale, necessità di portare a termine la gravidanza, ricadute psicologiche.A differenza dei costi economici questi ricadono per forza sulla partoriente.

Mi piace essere molto terso su questa questione dell'"inizio della vita umana", perche' la certezza e' che sia solo un veicolo per qualcos'altro...

Faccio allora solo due domande retoricissime:

(a) Si e' mai visto un prete battezzare il pancione di una donna incinta?

(b) In quanti Paesi dove l'aborto e' legalmente proibito, esiste un Movimento per la Vita? 

Mi scusi Maurizio ma non credo di avre capito se voleva dire qualcosa con questo suo intervento... sarà perchè sono stanco io oppure perchè lei è stato un po' troppo "terso" su quest'argomento...

Ho invece molto apprezzato, come biologo, gli interventi di Mario Giardini e Giorgio Gilestro che hanno puntualizzato veramente bene il nocciolo della questione, per cui non aggiungo altro...

Voglio dire che fino a che non c'e' la legalizzazione dell'aborto, la Chiesa e in genere gli antiabortisti latitano sul problema dell'aborto stesso.

E che tutti questi discorsi su quando comincia la vita umana sono successivi alla discussione sulla legalizzazione, ed eminentemente strumentali: perche' se il feto fosse stato davvero considerato "vivo" anche prima, allora il battesimo sarebbe stato fatto subito dopo il concepimento.

Anche perche' fino a poco tempo fa i bambini morti non battezzati finivano per dottrina nel Limbo...

E se sono gia' "persone" appena concepiti, perche' aspettare, e rischiare? 

Ho invece molto apprezzato, come biologo, gli interventi di Mario Giardini e Giorgio Gilestro che hanno puntualizzato veramente bene il nocciolo della questione, per cui non aggiungo altro...

Sono un ingegnere elettronico, e mi occupo di telecomunicazioni cellulari... e, tanto per completare il quadro, sono un laico tendente all'ateismo...tuttavia l'argomento è assolutamente importante, dal punto di vista etico, e quindi non possiamo non confrontarci sullo stesso.

Trovo, e l'ho detto, mal posto il problema perché si cerca di definire che cos'è l'essere umano, e quando un feto lo diventa.

Dal mio punto di vista, cosa difficile se non impossibile, e comunque certamente non il nocciolo della questione. 

Ho trovato, d'altronde, mal posto il problema anche Carmelo Palma su Epistemes: la discussione sull'aborto non può ridursi a un problema di statistiche. E neppure mi convince l'argomento, riascoltato in questa sede, che la 194 ha risolto il problema degli aborti clandestini. Dal punto di vista etico, se uno giudica l'aborto un omicidio, dovrebbe trattarlo come tale: regolamentando, come si fa con l'omicidio, i casi di non punibilità.

Uno di essi, per me, è certamente il caso in cui la gravidanza mette a rischio la vita della gestante: non si può per legge imporre di sacrificare la propria vita al nascituro.

Ma la 194 (articolo 4) è assai più larga di manica stabilisce testualmente quanto segue:

"Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 (2), o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia (2/cost)".

Trovo alcune di queste "circostanze" per lo meno generiche. Quali sono le "condizioni sociali o familiari" che comporterebbero un "serio pericolo per la sua salute fisica o psichica"?

Da laico quasi ateo, ma rispettoso della vita umana, trovo che il legislatore italiano ha legiferato molto male. Condivido in parte l'articolo 6:

"L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna."

Concordo in pieno col punto a). Su quello b) sarei d'accordo nel consentire di abortire il feto solo se le "rilevanti anomalie o malformazioni" mettono in grave pericolo la salute fisica della donna, mentre troverei assai più problematico parlare (e stabilire) di danno fisico. 

Intendevo appunto dire che ha puntualizzato bene e ha centrato il nocciolo della questione proprio sostenendo che:

il problema è mal posto e il definire che cos'è l'essere umano e quando un feto lo diventa non sono ... il nocciolo della questione

L'ipocrisia perbenista a volte costa cara, molto cara. Il suicidio di quest'uomo rattrista, ma dovrebbe far riflettere. O forse crediamo che il ginecologo in questione, l'ospedale dove lavorava, la città di Genova (sia quella bene, che andava da lui, sia quella meno bene che userà degli altri) siano delle eccezioni in un paese altrimenti alieno a tali comportamenti? 

 

visto che ne parli, Michele... perché??? non sono ancora riuscito a capire perché tante donne avessero bisogno di abortire "al di fuori della legge". io ho sentito parlare di UN SOLO aborto praticato fuori dai termini temporali prescritti (ovvero "in ritardo"). Le altre, perché? Questione di privacy, come ai bei vecchi tempi? Questione di efficienza? Sono perplesso...

Chi lo sa? Davvero, non lo so. Faccio solo congetture, basate su quello che dicono il giornali e su una conoscenza (ahimé, oramai pluridecennale!) della società italiana.

Il perbenismo, come sai, domina sovrano. Tutti santi, tutti per bene, tutti onesti, tutti baciapile, tutti educatissimi (infatti, a noi che scriviamo "cazzo" sul blog ci guardano e trattano come appestati, anche i colleghi: siamo gente volgare, probabilmente pecchiamo anche). L'aborto, poi, è un mostruoso crimine, l'han detto i papi, i vescovi, i cardinali, il parroco, la TV, Giuliano Ferrara, madre Teresa, tutte le autorità morali concordano, anche il coiffeur in centro è contro e la migliore amica ha dichiarato che lei con chi abortisce non va più a far shopping. Le signore in questione vanno regolarmente in chiesa, magari per fare l'occhiolino all'amante, magari per lucire il nuovo tailleurs di Chanel o per dire male dei Medio che non si son fatti la mercedes nuova, però ci vanno. E fanno la comunione, il battesimo, la cresima, eccetera. In un mondo del genere far sapere che hai abortito è uno scandalo, finisci fra i paria, o comunque parleranno di te ... "cosa dirà la gente, figlia mia", ti dice la sessantenne ed impomatata mamma/suocera.

Se segui le procedure previste dalla 194 passi per un mare di carte, interrogatori, richieste di consenso, visite dalla psicologa che ti consiglia di darlo in adozione e ti fa sentire Himmler, ritorni alla struttura pubblica (che puzza, che è sporca, dove bisogna far la coda, dove ci sono le etiopi che vogliono abortire anche loro perché son tutte puttane ...). Per non parlare del fatto che nelle strutture ospedaliere ci sono le suore (e.g. quella dove lavorava il suicida) o comunque l'ospedale è controllato dalla chiesa e probabilmente 4/5 dei ginecologi sono obiettori di coscienza (non mi stupirei di scoprire che anche il signore in questione lo era).

Non solo, credo che per le signore sposate sia necessario anche il consenso del padre, che in questo caso è supposto essere il marito. E qui, altri casini. Il maschio medio italiano pensa che la cretina è rimasta incinta perché non ha fatto attenzione lei, ovviamente. O, peggio ancora: il marito in questione con la signora non scopa o scopa pochissimo (lo fa con la segretaria, però, e con le "hostesses" quando va a Milano in Fiera a comprar bulloni) ma la signora in compenso ha l'amante. Nella borghesia bene di ogni città italiana, questa dell'amante giovane e fighetto stile telenovela per la signora borghese tra i 30 ed i 50 è lo sport nazionale, il must di tutte quelle che possono permettersi sia le borse che le scarpe di Gucci (altre, sfigate, devono optare fra la borsa e le scarpe). Basta leggere le inchieste di Espresso e Panorama, o dare un'occhiata in giro quando si passa per il paese, o chiedere agli amici che vivono lì ed han fatto due lire. È consistente con le statistiche sulla fertilità e la partecipazione al mercato lavorativo: le donne italiane (quelle "bene" in particolare) lavorano poco e non fan figli. Che altro faranno?

Il medico in questione voleva 500 euro, un'inezia. Esci da casa, dici che vai a fare shopping e poi ti fermi a prendere un caffé con Sandrina, l'amica del liceo linguistico. Vai nello studio, tre ore dopo sei fuori, bella come una rosa. Riservatezza totale, nessun scandalo, nessuno "dirà nulla". Ecco tutto. In fin dei conti il signore sembra essere stato "accusato" d'aver praticato qualche decina di aborti, non migliaia. E Genova sarà in decadenza, ma qualche centinaio di migliaia di abitanti ce li ha ancora.

Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so se fai più schifo, rabbia, pena o tanta tanta, tanta malinconia ... ecco: queste poverette ed il loro ginecologo suicida forse fanno solo malinconia.

P.S. Tempo fa El Pais pubblicava i risultati d'una vasta inchiesta sulla religiosità spagnola e sulle pratiche religiose degli spagnoli. Più della metà dei nati non vengono battezzati, idem per matrimoni, la cresima non si ricordano più cosa sia, eccetera. Canizares può incazzarsi finché vuole, più lo fa più ZP guadagna voti rispondendogli educatamente di farsi le messe sue. Da noi, invece, il pastore tedesco regna sovrano e la CEI spiega ai partiti che leggi devono passare, che salari aumentare e quanto, che grandi convergenze fare ... ed i ginecologi si suicidano per aver fatto una ventina d'aborti clandestini. La decadenza di un paese si vede anche in queste cose.

P.P.S. Vedo ora il link che checcot ha messo. QED: potere previsivo della teoria sociale! :-) 

Precisazione

andrea moro 16/3/2008 - 18:10

Una precisazione: per legge, non è necessario il consenso del padre, anzi, non è necessario nemmeno informarlo.

LuigiP, ulteriore risposta qui. La follia statalista italiana non ha limiti: si può abortire SOLO nelle strutture pubbliche! Perché? Non è dato sapere ed ovviamente non c'è altra ragione che quella di vessare le donne che vogliono abortire. Per cui la gente è costretta a fare i trucchi, tipo quelli di cui parla l'articolo. L'analogia con l'evasione fiscale viene spontanea: a fronte di uno stato folle, vessatore ed intrusivo, gli individui si difendono praticando l'illegalità.

«Ero al di sotto dei tre mesi di gravidanza— ha detto la madre
di due figli — mi sono rivolta al mio medico di fiducia e il dottor
Rossi mi ha detto che potevo farlo con lui. Perché andare da un
estraneo? Era già brutto così».

Ed intanto preti, poliziotti e giudici condannano, indagano, sentenziano. Come ai "bei tempi", loro. 

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