Continuavano a chiamarlo Voltremont...

31 gennaio 2011 redattori noiseFromAmeriKa

È in uscita la seconda edizione di ''Tremonti, istruzioni per il disuso'', con una nuova e sostanziale post-fazione a cui ha collaborato anche Aldo Rustichini.

La prima edizione del libro uscì circa un anno fa, alla fine del gennaio 2010. Ex post possiamo dire che quello fu il punto più alto della bolla tremontiana. La stampa nazionale continuava a cantare serenamente, incurante dei numeri e dei fatti, le odi del ministro che aveva salvato l'Italia dalla crisi, aveva messo i conti pubblici in sicurezza e, a differenza ''degli economisti'', aveva previsto tutto con grande anticipo. I Mangiamorte si aggiravano indisturbati per la stampa italiana e Gianni Riotta aveva appena finito di mostrare tutta la sua gelatinosa spina dorsale nominando l'oscuro signore nientepopodimenoche ''uomo dell'anno''.

Il libro andava violentemente controcorrente. La molla del progetto fu il fastidio verso le teorie stralunate e raffazzonate che il nostro esponeva continuamente, senza contraddittorio,  a stuoli di adoranti giornalisti e varia umanità. Decidemmo quindi di andare alla radice e passare al pettine le principali opere teoriche di cotanto genio. Pur partendo da aspettative basse, la lettura di quelle opere rivelò un quadro anche peggiore del previsto. Il suddetto genio, risulta, ha problemi perfino a calcolar le percentuali e non se la cava nemmeno tanto bene con l'inglese.

Di lì a poco ci pensò la crisi greca, con i suoi riflessi sul debito dei paesi europei, a mostrare quanto Lord Voltremont da Sondrio fosse bravo nelle previsioni e quanto ''in sicurezza'' fossero i conti italiani.

Oggi che perfino la sciura Marcegaglia sembra essersi accorta di quanto nefasto sia stato l'operato di questo governo (ma solo negli ultimi sei mesi, per carità, che prima facevano faville -- a pensarci bene, anche nelle ultime settimane gli ha strizzato l'occhiolino dicendo che "Tremonti premier? Se po' ffa", misteri del consociativismo in salsa italica); oggi che nessuno ma proprio nessuno è convinto che quella roba che chiamano impropriamente riforma federalista porterà a una riduzione delle tasse; oggi che si odono continuamente da destra e da sinistra richiami alla necessità di tasse straordinarie per frenare la spirale del debito; oggi che più di una persona si azzarda ad osservare che, beh, sì, insomma, se guardiamo il tasso di crescita del PIL e l'occupazione, sembra proprio che l'Italia in realtà abbia fatto peggio degli altri; bene, oggi si può dire che la bolla, se non completamente sparita, è almeno assai più contenuta.

Non abbastanza, purtroppo. La verità è che il tremontismo, inteso come scelta a favore della sciatteria, dell'imprecisione, dell'ignoranza e del linguaggio oracolare, e contro l'approccio scientifico all'analisi dei problemi economici e sociali, è una metastasi che è ormai penetrata molto profondamente nel corpo del paese. È un problema di lunga durata, che in verità pre-esisteva a Tremonti e che è il portato naturale di un atteggiamento anti-scientifico che da tempo caratterizza buona parte delle elites italiane. Il tremontismo ha dunque trovato terreno fertile ed ha prosperato. A noi non resta altro che combatterlo con le armi della ragione e con il testardo richiamo alla realtà e ai fatti.

Lo facciamo tutti i giorni su questo blog e lo facciamo ripronendo il libro pubblicato un anno fa. Dato che Tremonti continua a far danni dal suo scranno di Via XX settembre e dato che purtroppo c'è perfino chi lo propone come primo ministro il libro non ha perso nulla della sua attualità.

Al libro abbiamo aggiunto una post-fazione, cui ha collaborato anche Aldo Rustichini (in aggiunta al Collettivo originario) in cui esponiamo il nostro punto di vista su ciò che è successo nell'ultimo anno, quello intercorso tra la prima uscita del libro e la sua ristampa. Non fosse stato (l'ennesimo) anno tragico per l'economia e, ci azzardiamo a dire, la società italiana, questo è stato quasi un anno divertente. Vedersi sgretolare, neanche tanto lentamente, la sicumera di Colui Che Tutto Ha Previsto sotto i colpi di un debito pubblico sempre più alto e di una economia sempre più incapace di crescere, qualche soddisfazione la procura. E vedere il ritardo con cui media, politici e potentati vari (buona ultima la Marcegaglia) hanno reagito a questa caduta degli dei ha pure procurato qualche soddisfazione.

121 commenti (espandi tutti)

Fate la Kindle-format anche di questo, vero? 

Certo, certo ... ci teniamo a quel centinaio di affezionati amici della prima ora che non vivono in Italia!

ePub please! Il formato del Kindle di Amazon (mobi) è proprietario, se protetto da DRM è anche complicato convertirlo.

Spero che almeno per gli ebook si sviluppi spontaneamente la convergenza su un formato comune libero.

Mi fa piacere che siete alla seconda edizione del libro, vuol dire che la prima è esaurita. Purtroppo mi sembra che Voltremont, rimanendo in disparte come silenzioso custode dell'economia, mentre il suo amico e signore si diverte, abbia ulteriormente rafforzato la sua posizione.

Il formato di Kindle non solo e' proprietario, ma fa anche schifo. Mi sai dire dove possiamo mettere una versione epub (per venderla, intendo) cosi' vedo le condizioni e i requirements?

L'iBookstore di Apple.

Mi sembra che una società seria per l'edizione e la distribuzione dell'editoria digitale sia questa, vedo che hanno anche messo a punto una piattaforma per la distribuzione presso i principali bookstore digitali (BOL ecc.).

ma il numero di parole del post (666 parole) è una "diabolica" coincidenza? ;-)

Potete fornire dei dati sulle vendite del libro? non per farvi i conti in tasca (che credo siano abbastanza miseri) ma solo per avere un'idea della penetrazione che ha avuto un libro del genere. Io l'ho comprato ed ho cercato di farlo comprare, ma mi piacerebbe avere una visione generale.

Queste le informazioni che abbiamo ricevuto un paio di settimane fa dall'editore:

La tiratura della prima edizione è stata di 3190 copie. In totale abbiamo messo in libreria 2800 copie. Risultano: 1500 copie vendute, 800 in libreria (da contabilizzare se vendute o possibili resi) e il resto in magazzino come resi o giacenza.

leggendo i numeri sulla tiratura media di libri in italia data qui, mi sembra che il libro sia stato abbastanza letto. Nel link si da' un valore medio di tiratura su tutti i libri in Italia di 4800 copie nel 2003, best-sellers inclusi. Certo, avere anche la mediana e dati per tipologia sarebbe stato meglio.

In ogni caso, supponendo che la saggistica venda molto di meno della narrativa, diciamo il 30% in meno sulla media generale, e che ci sia in media un reso del 30%, si arriva ad un venduto di circa 2300 copie.

Secondo me dovreste (dovremmo?) essere contenti. Bisognerebbe poi stimare quanto un libro "passa di mano" (penso ci sia un termine preciso per questo, ma non mi viene in mente, in sostanza voglio dire che il numero di lettori è di solito sempre più alto del numero di copie vendute), penso ci siano stime del genere, ma non le ho trovate.

in ogni caso, il libro è stato letto, e si spera abbia instillato non solamente un dubbio su quello che dice Voltremont, ma abbia fatto riflettere sul valore di sottoporre ad analisi critica ogni cosa ci venga detta.

Certo che confrontare questi dati con gli onirismi di Severgnini 

Quanti italiani entrano regolarmente in libreria? Più o meno cinque milioni. 

fa sorgere più di qualche perplessità (e fa cadere gli zebedei sotto i tacchi: non muovetevi! potreste farvi del male)

Per cominciare, si potrebbe ribattezzarlo the Five Hundred Club, FHC (pronuncia? fuck)

Severgnini mi è anche simpatico, ma questo articolo "trasuda snobismo":

tutta la sicumera con cui si stabilisce che i 5 milioni di italiani che leggono un libro sono anche gli stessi "illuminati" che votano a sinistra (tutti nessuno escluso), mentre a destra votano solo gli ottenebrati che guardano la tv!

Domandarsi invece che libri leggano questi 5 milioni ? Magari andando a vedere quali "svettano" tra i best seller del bel paese, prima di dare la patente di intellettuale illuminato a chiunque varchi la soglia di una libreria.

A proposito: spero tanto che, tra i lettori del Libro, oltre a noi aficionados vi siano anche molti membri delle nostre (cosidette) elites. In questo caso è importante non solo la quantità, ma anche la "qualità" di chi vi legge.

PS

NFA: "Bossi, volevamo regalarti un libro" Bossi: "grazie, ma ne ho gia uno a casa" (è una ca**ta ma mi fa ridere)

...stabilisce che i 5 milioni di italiani che leggono un libro sono anche gli stessi "illuminati" che votano a sinistra

??? Mi sa che ti sei fermato troppo presto:

Chi scenderà in piazza sabato per la libertà d'informazione è iscritto all'FMC. Legge i giornali, conosce i crucci di Michele Santoro, chiederà (giustamente) che a Report venga mantenuta la tutela legale. Anche chi contesterà quella piazza appartiene all'FMC

Ok per lo snobismo, ma è abbastanza ironico da non infastidirmi, forse anche perchè concordo :)

No, l'ho letto tutto, ma effettivamente quella frase non l'avevo affatto colta.

Rimango fondamentalmente non d'accordo:

l' FMC con la sua supposta "cultura" esiste solo nei suoi pii desideri. Non sono i libri a far scendere in piazza ma i programmi tv (come lo stesso Severgnini dice) e quotidiani "italiani" cioè (spesso) schierati come fanzine ultrà (che si leggono non per capire, ma per esser confermati nei propri pregiudizi).

E' per questo che abbiamo rivolte "ignoranti" come quella degli studenti universitari che protestavano a favore dello status quo senza nemmeno saperlo.

Ma 3190 copie sono pochissime! Scusate, ma se aggiungevate all'edizione cartacea un'edizione PDF ad offerta libera avevate molta più visibilità e forse anche molti più soldi. Secondo me.

Per la statistica: x la mia copia potete considerare 4 lettori.

Vedersi sgretolare, neanche tanto lentamente, la sicumera di Colui Che Tutto Ha Previsto sotto i colpi di un debito pubblico sempre più alto e di una economia sempre più incapace di crescere, qualche soddisfazione la procura. E vedere il ritardo con cui media, politici e potentati vari (buona ultima la Marcegaglia) hanno reagito a questa caduta degli dei ha pure procurato qualche soddisfazione.

Bah... certo, vi accontentate di poco.

Io, mi tocca ammettere, questo sgretolamento proprio non lo vedo. Anzi, tutto nello scacchiere politico (mioddio cosa ho scritto!!!) sembra collocare GT in ottima posizione per la corsa a palazzo Chigi sotto qualunque ipotesi di coalizione pensabile, con o senza elezioni. Il PD lo ha pompato per mesi (meno male almeno che Tremonti c'è...), insieme a Casini & Co continuano a proporre responsabilissime alleanze (e chi meglio di lui...), la Lega, immagino, non potrebbe trovare migliore alternativa a Berlusconi...

Dopo mesi di frizzi e lazzi, più prende piede l'idea che le cose vanno male, più gli italiani saranno disposti a fidarsi di un tecnico serio e responsabile come lui...

Ripeto. è OT, ma mi sembra indicativo di un atteggiamento verso i dati empirici piuttosto comune.

Sull'edizione cartacea della Repubblica di oggi c'è uno specchietto in cui si confrontano, tra le altre cose, il numero di addetti della Fiat e quelli della Volkswagen, e il numero di auto prodotte.

Allora, Fiat, 5.500 addetti, 120.000 vetture prodotte (dice lo specchietto);
Volkswagen, 55.000 addetti, 740.000 vetture prodotte.

Visto che 120.000 è poco più di un sesto di 740.000, la Volkswagen dovrebbe poter produrre 740.000 vetture con circa 35.000 dipendenti, quindi la Fiat dovrebbe essere più produttiva della Volkswagen, i cui organici sarebbero evidentemente(!) gonfiati...
(secondo me hanno conteggiato solo i dipendenti di Mirafiori accreditandogli tutta la produzione del gruppo)

 

Sarebbe opportuno che l'editore suggerisse/spingesse il giusto posizionamento in libreria.

Alla Feltrinelli il libro era sullo scaffale dei testi di economia, anzichè su quello assia più affollato, ma molto più visibile, di polemica politica.

In pratica il posizionamento scelto ha tagliato fuori gil acquirenti occasionali, lasciando che ad acquistare fossero, per la maggior parte, solo le persone già motivate dal blog o dal passaparola

Infatti. Gia' e' difficile vendere libri, se poi li nascondono...

Devo dire che io sono abbastanza scoraggiato. Noi abbiamo 4000 lettori al giorno quando va male. Per quanto l'edizione cartacea faccia contente le mamme e i fan del blog, io non sono certo che valga lo sbattimento del fare il libro. Allora meglio regalarlo alle suddette mamme e ai fan. Il libro aveva l'obiettivo di arrivare a gente che non legge il blog. Mi par ovvio che su questo abbiamo fallito miserabilmente. Ma abbiamo imparato: o distribuisce qualcuno serio e potente o niente.

per vendere occorre passare in TV

Provate a contattare Augias o Lerner 

 

E non scoraggiatevi :

sotto natale nella classifica dei libri più venduti di Repubblica a Milano c'erano al primo e quinto posto due libri di cucina della Parodi , al sesto uno della Littizzeto ed al nono uno di cucina della Clerici. 

Sono gli italiani che sono quaquaraquà!

 

 

E chi si scoraggia? E poi la cucina è importante :-)

specialmente se proposta "tramite" personaggi tv

Parodi 5 giorni / settimana

Clerici e Lettizzetto almeno una

Provate a contattare Augias o Lerner 

Mi mandi i cellulari via email? Grazie.

:-)

Alberto,

io penso dipenda moltissimo, o tutto, dalla distribuzione. 

La casa editrice è piccola, ergo ha meno potere di distribuzione...o non è così?

Anche la scelta delle esposizioni non è casuale...insomma non c'è da scoraggiarsi.

Sul consiglio di andare in Tv. Ho sentito che i libri che passano da Fazio vendono sicura una percentuale in più per il solo passaggio...ma ne vale la pena di andare lì?

Sul consiglio di andare in Tv. Ho sentito che i libri che passano da Fazio vendono sicura una percentuale in più per il solo passaggio...ma ne vale la pena di andare lì?

Beh, forse sì. Ok, Fazio può piacere o meno. Ma, scusate... se vi capita l'occasione davvero non ci andate?

Scusate, ma cosa vi fa pensare che noi possiamo chiamare Fazio e che lui voglia averci? Se non sbaglio, qualche mese fa su un "programma di approfondimento", che non ricordo, trattarono proprio il tema di tremonti e dei suoi critici ed indovinate chi NON invitarono!

La trasmissione era ''Report''. E per rispondere a marcospx: chiaro che se ci invitano ci andiamo di corsa, e chiaro che abbiamo segnalato questa nostra volontà in lungo e in largo. Lo sappiamo anche noi che la tivù ha più odiens dei blog. Però la realtà è che alla fine gli inviti non sono arrivati. Speriamo vada meglio nella seconda tornata.

Non vi illudete. Tremonti è la faccia presentabile di SB (tutto in proporzione :-)) e Fazio lo sa.

PS: si conferma che SB porta sfortuna: diventa primo ministro nel 2001 - attentato alle Torri- di nuovo nel 2008 - crisi finanziaria globale. Difende la nipote di Mubarak e quello  viene deposto...

Scusate, ma cosa vi fa pensare che noi possiamo chiamare Fazio e che lui voglia averci?

Eh, nulla, in verità. La risposta di Sandro, del resto, comferma. Il mio commento ("se vi capita l'occasione") era appunto un po' ironico sul "mi chiedo se ne valga la pena" di Marco Boninu... senza cattiveria, ben inteso!

Mi scuso se non sono stato chiaro!

Fazio chiama solo certe persone ,è nazionalpopolare , la presentazione del libro è una parte a volte minima dell'intervista

Meglio Augias ( LE STORIE RAI3 ore 13 ) che recensisce solo saggi politici , economici , sociologici anche di autori non noti al grande pubblico

L'orario è infelice ma la trasmissione è una delle più riviste su RAI REPLAY.

La domenica, alle 18, su RAI3 c'e' "per un pugno di libri". NOn l-ho mai visto, ma penso possiate provare a conttarli.

io lo vedo ; è la gara fra due scolaresche su libri classici di narrativa

non è indicato

E' una trasmissione per ragazzi con giochi a premi ( in libri) basati sostanzialmente sulla conoscenza dei classici dell' adolescenza...

No, è un gioco sui classici tra due scolaresche. E' anche divertente, ma non è adatto e, anche fosse, credo che il presentatore sia più della scuola dei 100 economisti che dei nostri rangers liberisti.

A quel che ne so la trasmissione più adatta è proprio quella di Augias.

A questo proposito mi sono permesso di scrivere loro una e-mail, segnalando il Libro come adatto alla loro trasmissione. Spero ci diano un'occhiata!

augias è perfetto, è seguito anche dalle signore anziane perchè è distinto e tranquillizzante.almeno questo risulta dal mio test domestico

Qui i contatti della trasmissione di Augias.

Se fossimo noi lettori del blog a segnalare il libro?

A titolo personale l'ho già fatto.

 

Noi lettori possiamo fare qualcosa di utile a parte comprarlo e parlarne con gli amici? Possiamo ad esempio influire in qualche modo sul posizionamento nelle librerie? (chessò, tipo concentrando gli acquisti sulla libreria principale della città ...)

Certo che raggiungere i risultati di un passaggio in televisione è impossibile...

 

Quando compro la nuova versione mi sa che la vecchia la lascio alla biblioteca comunale, tanto mi son scordato di farla autografare....

My two cents...

marcio 31/1/2011 - 23:55

 

Oltre a distribuzione e passate in televisione, ci sono altre cose che secondo me influenzano la diffusione di un libro. Io rimango del parere che i dati sulle copie vendute sono buoni, visto i dati generali in italia, ma visto che si sta facendo critica costruttiva... Secono me il libro era un pochino off-mark per intended audience e packaging.

Il libro è scritto per essere capito da tutti, tuttavia era chiaro che la casalinga di Voghera non l'avrebbe comprato sostituendolo a Danielle Steel (non me ne vogliano). Chi compra libri di saggistica politico-economica ha delle caratteristiche in media molto precise: alto tasso di istruzione, spiccato interesse per l'attualità. Questo è il vostro intended audience, e questo è stato secondo me spiazzato dal packaging del libro.

Il vostro è un libro serio scritto in maniera piacevole, ma secondo me è stato preso per un divertissement, uno scherzo senza troppa sostanza. La copertina, il titolo, e la definizione di "collettivo" sono stati a mio avviso elementi che hanno fuorviato il lettore sul reale valore di quello che c'è dento. Anche se la quarta copertina cercava di spiegare meglio le cose, il riferimento al "serio-ma-non-troppo" ed al "piglio satirico" ha mantenuto la prima impressione "giocosa" del libro.

A questo va aggiunto un altro fatto. Se non ricordo male, in Italia si trovano sempre nelle librerie dei libri "scherzo": testi che trattano temi d'attualità da un punto di vista satirico, comico e leggero, ed in generale forniscono pochi spunti di riflessione. Questi testi hanno di solito una grafica meno compassata e piu' accattivante.

Immaginate quindi un lettore di quelli che voi volevate convincere che entra in libreria, e pur vedendo il testo bell'e esposto si trova davanti ad un dubbio: è questo un testo che m'istruisce su qualche cosa o meno? vale la pena leggerlo o meno?

Cosa sa questo potenziale lettore? che di solito tutte le copertine dei libri di saggistica che ha letto nel passato e che valeva la pena leggere erano piu' sobrie, avevano una grafica meno fantasiosa (io direi piu' pallosa, ma tant'è...). Mentre nel passato si è trovato davanti a libri divertissement che non dicevano nulla e che avevano piu' o meno una grafica piu' catchy, come il vostro libro. Date le sue conoscenze, e non avendo tempo di leggere oltre la quarta copertina, a meno che non abbia ricevuto giudizio positivo da qualcun altro, passa oltre.

Secondo me molti potenziali lettori sono andati persi in questo modo, e quindi in un certo modo c'è stato secondo me un mismatch fra quello che doveva essere il vostro target ed il prodotto. Don't get me wrong, a me piace tantissimo l'ironia che c'è dietro ad ogni elemento della copertina, ma io vi conoscevo ed avevo modo di sapere il valore di quello che ci sarebbe stato nelle pagine, per cui la copertiva per me era un semplicissimo spazio da riempire. Fosse stata bianca, il testo l'avrei preso lo stesso. Ma tutti gli altri che non vi conoscevano, che erano esattamente quelli che dovevate convincere, sono stati secondo me fuorviati.

In questo secondo me un grande distributore sarebbe stato d'aiuto: non tanto per spingere di piu' il titolo, quanto per posizionarlo in maniera piu' precisa nel mercato dei libri italiano.

Salve a tutti, mi intrometto con l'incompetenza dell'uomo medio e la passione di chi legge il blog gonfio stronfio come una mongolfiera delle scemenze dei politicalmedia nazionali...ai fini statistici io ho conosciuto blog e libro dopo l'impallinamento di castelli ad opera dell'amerikan-tiratore boldrin. Sicuramente l'esposizione in tivvù fa la sua parte. Non sono molto daccordo sul packaging. Può sicuramente essere che lo studio di un messaggio diverso da inviare porti ad una decodifica diversa da parte della casalinga di voghera o del professionista di bolzano e si arrivi ad un feedback tanto maggiore da incrementare le vendite. Ma staremo parlando io credo di un qualche punto percentuale e vista la tiratura...

Personalmente le provo tutte nel lavoro per aumentare la visibilità di un'azienda, un servizio, un prodotto. Vivo praticamente con il marketing nella coscienza e devo dire che i migliori risultati si ottengono con fenomenali strategie tra le quali:

1. Entusiasmo nella promozione one-to-one

2. Passaparola

3. Necessità in quel momento da parte dell'acquirente di quel prodotto e/o servizio

4. Affiancamento del prodotto/servizio ad altri prodotti/servizi riconosciuti e fruibili

E' molto triste ma non c'è altro. Sarò io limitato nel commerciale ma non trovo altro. Il problema fondamentale è, secondo me, che nel momento in cui un membro del collettivo ha esposizione mediatica (articolo, invito a convention, tv etc) non parla del libro perchè è prima di tutto un tecnico invitato a scrivere o partecipare per la sua competenza, il suo curricula, le sue attività. Non perchè è (anche) coautore del gioco-Voltremont o magari proprio per quello, ma ufficialmente l'invito non è quello. Forse praticabile sarebbe la strada di richiedere visibilità del libro in ogni esposizione mediatica (scusate la poca accuratezza del lessico ma son son di fretta) durante le presentazioni, recensioni sui quotidiani/riviste in cui si scrive, magari come forma di contrattazione etc.

Spero di non aver parlato troppo dell'ovvio o di esser incorso in errori di interpretazione. Non mollate siete fantastici!

ciao a tutti, volevo confermare le impressioni di alberto e di michele. 

lavoro in una libreria medio-grande, e confermo che senza una "spinta" dall'editore, è molto difficile che un libro come il vostro colpisca il cliente medio, che non conosce già il libro e che non entra chiedendolo specificamente.

absit iniuria verbis ovviamente, non c'entra nulla la qualità del libro, che ho letto e consigliato quanto più ho potuto nel mio piccolo.

il punto è che un libro che arriva in libreria in 2o 3 copie, come è stato il caso del vostro, finisce (quasi) automaticamente a scaffale, che è il posto più indicato per renderlo sostanzialmente invisibile. da lì è molto difficile che un cliente random, che non conosca già il libro, lo trovi spulciando a caso, gli dia un'occhiata e lo compri.

per colpire il cliente casuale, il libro deve essere posizionato in modo da dargli visibilità, vuoi sui banconi, vuoi sugli scaffali ma "di faccia" (con la copertina in vista). 

il punto è che questa cosa non la si fa con i libri che arrivano in meno di 4-5 copie: e di solito è l'editore attraverso il suo rappresentante (o attraverso il rappresentante del distributore) che concorda con la libreria quante copie ordinare di ogni titolo. 

per la maggior parte dei titoli, la quantità di copie "suggerite" dal rappresentante dipende in modo direttamente proporzionale da 2 fattori:

-tiratura

-pubblicità (capacità e impegno degli uffici stampa dell'editore)

quando un editore investe in tiratura e in pubblicità (vuoi con recensioni, vuoi con passaggi tv) di solito spinge anche (attraverso il rappresentante) affinché siano presenti molte copie in libreria. se il rappresentante insiste, di solito riesce a piazzare in libreria le copie che vuole di un dato titolo (ovviamente a scapito di altri, visto che c'è un limite fisico allo spazio utilizzabile...)

per esempio, se un libro passa da augias, l'editore di solito si premura di farlo sapere in largo anticipo alle librerie, così che al momento del passaggio televisivo siano già state ordinate copie in numero adeguato.

confermo per esperienza quanto hanno già detto altri: se l'obiettivo è colpire il lettore medio, casuale, che non conosce il blog, l'unico modo veramente efficace (duole dirlo) è la televisione: un passaggio da augias o fazio, come ha già detto qualcuno, vale più di 20 recensioni sulla carta stampata, in termini di lettori "medi" che incuriositi vengono a chiederti il libro.

se vi interessa, cercate di passare attraverso questi canali, perché sono quelli in assoluto più efficaci per raggiungere il pubblico a cui mirate..

:ciao:

 

lavoro in una libreria medio-grande, e confermo che senza una "spinta" dall'editore, è molto difficile che un libro come il vostro colpisca il cliente medio

io ne avevo sentito parlare dal blog, a sua volta conosciuto tramite il blogroll di un'altra persona, l'ho cercato in libreria (un paio di Feltrinelli) e non sono riuscito a trovarlo... ma da bibliotecario sul lavoro e da appassionato di fantascienza americana nel privato ci ho messo poco a ordinarlo online, però appunto, non sono un cliente medio.

PS, la nuova edizione non compare sul sito di Amazon.it, ma su quelli di Deastore, Licosa e IBS invece sì, però bisogna cercarlo, non è tra le novità in prima pagina, su Wuz non è segnalato tra i libri in uscita né in economia né in attualità politica.

 

l'editoriale di michele sul fatto di oggi é semplicemente da applausi.uno dei migliori che abbia letto sulla situazione attuale

Ho letto or ora l'articolo, strepitoso... pensate se l'avessero scritto o concepito Bersani, Veltroni, MiniLetta o D'Alema. Professor Boldrin, una preghiera: perchè non si presenta alle primarie del PD per diventare premier? L'orecchino ce l'ha già...

Marco

Ma un bel riquadro nel sito in cui si segnala quando parlate in giro/pubblicate qualcosa?

Io l'ultima volta che siete venuti a Roma l'ho saputo quasi per caso.

Così non va: dovete avere maggiore cura dei vostri fan ;)

si trova online? non sono riuscito a trovarlo

Di solito gli articoli di nFA li mettono qui nel pomeriggio o alla sera, quando ormai il cartaceo ha già venduto quel che doveva.

Edit delle 11:45: é arrivato

non sul sito del fatto, ma "Google is our friend":

eccolo qua:

http://idv-voghera.blogspot.com/

Condivido. Stending ovescion dal punto di vista della polemica...

 

però: tagliare i costi della politica è cosa buona e giusta, ma è possibile farlo così rapidamente e globalmente? Ognuno di quegli emolumenti discende da una diversa normativa, non so se una legge del tipo "la retribuzione massima nel settore pubblico non può essere superiore a X mila euro" sia possibile, 

e

sicuro che l'articolo 41 Cost. legittimi il monopolio Mediaset? Non c'è nessun interesse pubblico che viene tutelato e anzi quel monopolio danneggia una serie di diritti costituzionalmente protetti, dalla libertà d'impresa alla libertà di stampa.

Marino

mi associo a Marino_bib: non ho ben capito neanche io il nesso fra art.41 terzo paragrafo e duopolio rai-mediaset.

Il duopolio vive grazie ad una legislazione "consenziente".

Il terzo paragrafo dell'art.41 giustifica l'intervento statale e la creazione di suddetta legislazione (nelle intenzioni non di certo per aiutare un Berlusconi qualsiasi).

Questo almeno è come l'ho capita io.

Il terzo paragrafo dell'art.41 giustifica l'intervento statale

 

allora:

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. 

il comma prevede intanto una riserva di legge e non ad es. decreti amministrativi, cioè cerca di stabilire che i "programmi e controlli" siano definiti con la massima garanzia del dibattito: Berlusconi si invece è creato una posizione dominante grazie a decreti ad hoc e addirittura contra legem, vedi Rete Quattro e le sue frequenze; i "fini sociali" andrebbero identificati in primo luogo nella realizzazione effettiva dei diritti costituzionali (vedi art. 3), il duopolio ottiene l'effetto contrario. Oltretutto, tra i programmi e controlli ci starebbe anche la legislazione antitrust, la rendita monopolistica non può essere un "fine sociale". Insomma, è come accusare i piani regolatori per l'abusivismo edilizio e il codice penale per la commissione dei reati.

Io infatti l'art.41 lo lascerei così come è, magari se ne può discutere in futuro ma già lasciandolo fuori ci sono tonnellate di cose da "riformare" in questo paese.

Penso che l'art.41 sia stato abusato in questo caso. D'altra parte lo stesso Boldrin nell'articolo dice che eliminando il 3° paragrafo oltre a eliminare il duopolio si rischia altro.

Sempre se ho capito bene, il che è tutto dire :D

Ottimo articolo, data la mia ignoranza, vorrei capire meglio il no alla patrimoniale, anche perché la proposta di Veltroni è accompagnata alla contemporanea riduzione della spesa pubblica, e quindi in linea con quanto affermato nello stesso editoriale. Quale potrebbe essere un giusto equilibrio tra tasse sul patrimonio e tasse sul lavoro? Non è meglio incentivare il lavoro rispetto alla rendita? grazie

 

L'articolo di Boldrin, in maniera molto più autorevole e precisa, conferma la mia opinione in materia: in sintesi, pareggio di bilancio e riforme per la crescita.

Provo a rispondere a Tommaso, pur non essendo un esperto. Della proposta di patrimoniale avanzata da Amato e Capaldo (et similia), si è già parlato su nFA anche nei post Ahi serva Italia e in quello su Fassina. Inoltre ne hanno parlato abbondantemente vari economisti e opinionisti sul Foglio.

Intanto, la patrimoniale sarebbe l'ennesima misura straordinaria in Italia (condoni, sanatorie, regolarizzazioni ecc ...): non risolve i problemi, anzi, consentendo una temporanea boccata di ossigeno, li aggrava perché incentiva a seguire il cattivo andazzo di prima.

Inoltre la pressione fiscale in Italia è già altissima, e non vedo molto spazio per aumentarla ulteriormente (considerando anche che deprime l'economia).

La patrimoniale è poi una tassa che colpisce il risparmio e l'investimento (ad es. case e capannoni), quando questi sono due motori della crescita economica. Anche Sandro Brusco in un commento nel post Ahi serva Italia ne faceva menzione.

Come detto, la strada maestra è il pareggio di bilancio per lasciare invariato il valore assoluto del debito, unito alle riforme per stimolare la crescita.

Il pareggio di bilancio, allo stato attuale, si ottiene principalmente tagliando la spesa (come in Germania, Spagna, UK, Irlanda ecc ...). Poi certo si potrebbe anche pensare di reintrodurre l'ICI (ma non una tantum) o aumentare qualche altra tassa ma, come detto, vista l'alta pressione fiscale i margini sono pochi. Invece le tasse una tantum (come la patrimoniale) sono, secondo me, abbastanza deprecabili in generale: tutt'al più si potrebbero pensare legate ad uno scopo specifico (ad es. finanziare in parte un'opera pubblica).

Tu poi forse hai confuso un po' patrimonio e rendita: se ti riferisci alle rendite finanziarie e alle varie proposte di aumentarne la tassazione, questo è già stato dibattuto -e demolito- dai redattori di nFA.

Lascio comunque a chi è più competente di me darti una risposta più completa e precisa.

Il pareggio di bilancio, allo stato attuale, si ottiene principalmente tagliando la spesa

quale? A parte l'ovvio discorso su sprechi e corruzione: la spesa sanitaria massacra i bilanci delle regioni, ma comunque è nella media europea, la spesa militare non si capisce se è troppo alta o troppo bassa (si comprano nuovi sistemi d'arma ma poi pare che non ci siano i soldi per addestramento e manutenzione), la spesa per l'istruzione è composta in gran parte di stipendi, e già bassi del loro, i comuni non hanno fondi per l'ordinaria amministrazione (a Roma hanno trasferito la manutenzione di ponti, sottopassi e cavalcavia ai municipi perché il comune non ha soldi... come se invece i municipi ce li avessero). Realisticamente, il taglio della spesa non libera reddito perché la pressione fiscale rimarrà alta, proprio per abbattere il debito, se i cittadini dovranno pagare di più per i servizi si riduce la capacità di spesa, il taglio del personale pubblico lo puoi fare solo bloccando il turnover, ma poi hai personale anziano e demotivato, eventuali licenziamenti in massa non mi sembrano utili (cioè, licenzi il precario della scuola quarantenne che non sa fare altro e poi ?)

Insomma, patrimoniale o pareggio del bilancio, IMHO sempre di lacrime e sangue si tratta. A questo punto, quantifichiamo bene di che si tratta. Per dirla con Marx, "meglio una fine con spavento che uno spavento senza fine". Almeno poter sapere se si tratta di toglierci un dente con l'anestesia o farci tagliare una gamba senza anestesia.

 

 

 

Nessuno ha mai detto che il pareggio di bilancio sia indolore. Anzi, comporta maggior rigore e maggiori sacrifici di una patrimoniale una tantum. Perché il punto è che, patrimoniale o no, bisogna spendere quanto si incassa ordinariamente (anno per anno). Per portare il bilancio in pareggio, si possono o alzare le tasse o tagliare la spesa, o entrambe le cose. Purtroppo la pressione fiscale è già molto alta, e non si può trascurare l'impatto negativo sulla crescita economica di un suo ulteriore innalzamento. Ciò non toglie che si possa fare (ad es. reintroduzione dell'ici). Ma occorre anche tagliare la spesa. Sul come, mi pare che proposte sono già state fatte su questo sito e altrove, ma vi sono esempi anche in altri paesi (Spagna, Germania, UK ecc ...). I settori sui quali intervenire sono tanti: politica, pensioni, servizi, pubblica amministrazione, sanità (approvvigionamento del materiale sanitario ad es.) ecc ...

Magari per il primo anno di pareggio di bilancio si può anche ipotizzare un limitato ricorso a misure una tantum (tipo tassa per l'euro + qualche limitata dismissione del patrimonio pubblico, ad es. rai e poste), per aiutare a mandare giù l'amaro boccone, nella consapevolezza che una volta impostato un rigoroso pareggio di bilancio la strada sarà -gradualmente- in discesa (meno spese per interessi, amministrazione più efficiente ecc ...).

Poi non dimentichiamo l'altra gamba della proposta: le riforme per la crescita economica (quello che nel bilancio di una famiglia o di un'azienda sarebbe lavorare di più e meglio). Se fatte bene queste permetterebbero di ridurre gli anni di dura medicina.

Certo ciò implica comunque sacrifici. Purtroppo non credo che esista una via indolore.

Anche a me l'articolo è piaciuto molto: però....ci sono alcune cose che mi permetto di dire al prof Boldrin e agli altri redattori di NfA: non me ne vogliate, condivido quasi tutto nel merito, ma mi permetto un paio di osservazioni sul metodo.

1) L'anno scorso, circa a febbraio-marzo, quando vi ho conosciuto, grazie al libro, quando ho visto il titolo e prima di frequentare il blog, ho pensato a voi come a  una congrega di buontemponi veneti (in particolare vicentini) che si dilettavano a prendere in giro Tremonti (cosa buona e giusta, a mio avviso). Dopo cinque minuti, quando ho cominciato a leggere il blog, mi sono reso conto, invece, che dietro al libro c'erano degli economisti veri, che con argomentazioni più che serie,  contestavano le idee balzane del nostro ministro della (fanta)economia. Ecco: questo lo so io ed i frequentatori del blog. Boldrin (che ho scoperto non essere vicentino e gli chiedo scusa per questa mancanza) è un serio (nel senso di bravo) professore di economia che lavora negli Stati Uniti, così come altri redattori di questo blog. Non lo sanno gli italiani che invece ascoltano gli economisti da strapazzo (o asserviti ai vari poteri, non tutti per fortuna) che insegnano (?) economia in Italia. Questo passaggio, dal fatto di essere sconosciuti ad una certa notorietà non è ancora stato fatto. Se chiedi in giro chi sono Boldrin o Bisin o Brusco, difficilmente viene in mente all'italiano (anche medio-alto) che si parla di economisti con le palle (passatemi il francesismo). E questo è fondamentale. Non serve avere argomentazioni buon, anche ottime, se si ha poca notorietà.

2) La notorietà è abbastanza facile da ottenere, basta ammazzare qualcuno e buttarlo in un pozzo, ma la credibilità è un'altra cosa. L'articolo sul Fatto Quotidiano è bellissimo, ma è troppo intriso di ironia e di vis polemica per un personaggio poco noto come il Boldrin. E prima di potersi permettere questi toni bisogna avere maggiore credibilità presso l'opinione pubblica. E questa si conquista con la pacatezza, i numeri,  la giacca e la cravatta. Perfino Vendola l'ha capito. Le argomentazioni, per quanto forti e razionali fanno leva su chi ha voglia di azionare i neuroni e quelli sono qui nel blog. La gran parte della gente crede a Voltremont perché è pacato, snocciola numeri (del piffero e voi lo dimostrate), fa argomentazioni apodittiche ma comprensibili anche (solo?) ai più cretini e soprattutto facilmente ripetibili al bar sport e, infine, si mette la giacca e la cravatta (non serve togliersi l'orecchino, Michele, quello no, non posso chiedertelo).

Tutto qua, non entro in altre questioni. Ma, per favore, siete bravi, avete ottimi argomenti: non bruciatevi l'immagine con la (purtroppo) facile ironia nei confronti dei nostri governanti. E' come sparare sulla croce rossa, ma ne va della vostra credibilità.

Secondo me chi non legge l'italiano ha un'idea molto pallida dei livelli raggiunti da Voltremont e dai sui mangiamorte ed ha il diritto di sapere. Scommetterei che la moda del Bunga-Bunga-BS-Italietta è una buona leva di marketing, ma bisogna fare in fretta per cavalcarne l'onda.

Sarei pronto a scommettere (una birra alle prossime giornate nfA) che:

 

  1. La versione inglese avrebbe più successo di quella italiana 

  2. Il successo all'estero potrebbe retroagire in patria portando il testo all'attenzione dei più

  3. Un editore (probabilmente sinistrorso) forte  DOPO il successo all'estero si farebbe avanti per fare una nuova edizione del testo

PS se avete bisogno di un po' di manovali della traduzione non dubito che tra i fedelissimi del sito ci sarà uno stuolo di volontari (nei limiti del tempo libero su di me potete contare)

Direi che vale la pena tentare o no?

 

anche secondo me sarebbe una buona idea.

una versione inglese permetterebbe anche di ottenere delle peerreviewate intenrazionali del libro, magari da parte di qualche economista ameriCano (con la C, stavolta) o di altre parti del globo terracqueo (che non siano l'Italia)

Non so se avete già sentito questo canale, ma secondo me la vendita in abbinamento con un quotidiano è un veicolo formidabile.

Considerato il contenuto, credo che potrebbero essere interessati oltre al Fatto Quotidiano, sia Repubblica che il Corriere. Ok,ok mi ricordo che nel libro non siete tenerissimi con i giornalisti italiani, però la critica principale è contro Voltremont e non credo che le frecciate ai mangiamorte siano tali da giustificare un ostracismo.

Al limite, se costa troppo distribuirlo in blocco, si potrebbe allegare un capitolo a settimana ad un prezzo molto basso (tipo 1€) non so se è economicamente fattibile, ma vista la ricaduta potenziale ci si potrebbe farci un pensierino (al limite si potrebbe investire una parte dei soldi raccolti dalla fondazione in una parziale copertura dei costi di lancio).

My 2 cents

Credo che sia una buona idea, ma non a puntate.

In quest'ultimo modo in realtà:

A) i costi di distribuzione crescono (gestione di NxP pezzi anziché N pezzi "interi")

B) C'è un'alta probabilità che solo una percentuale minima di chi ha comprato la prima puntata le compri davvero tutte.

Premesso che non ho un'idea chiarissima dei le mie ipotesi erano:

 

  • Costi marginale di distribuzione irrisori i fascicoli vengono consegnati e ritirati dalle edicole insieme al quotidiano
  • Se l'edizione da edicola costasse qualcosa tipo 5-7€, spezzarla (ammesso che si possa senza costi aggiuntivi) in 5-7 fascicoli da 99 cent potrebbe essere attraente per il lettore medio. 

Augias

Corrado Ruggeri 1/2/2011 - 12:55

Oggi Augias ha come ospite l'esimio Rampini. Magari ha messo una buona parola XD

Secondo me, fermo restando il prezzo di vendita del cartaceo e la sperimentazione di nuovi canali distributivi potreste consentire il download del pdf a fronte di un'offerta facoltativa.

A spanne direi che con le offerte si incassa più o meno lo stesso (forse di più) di quanto si ottiene vendendo il formato elettronico con una circolazione molto maggiore e con considerevoli effetti di marketing per la vendita del formato cartaceo. In fine per "succhiare la crema" si potrebbe usare il print-on-demand (che agli autori riconosce in genere di più) per chi vuole comprare il cartaceo on line.

Riepilogando:

  1. PDF da scaricare gratis - prima del download si chiede l'offerta e nel testo (in calce a ogni pagina) ci sono gli estremi per fare donazioni o acquistare il cartaceo on line
  2. Print on demand per chi compra on line - è pubblicizzato sul blog e nel file pdf e garantisce diritti maggiori della circolazione in libreria 
  3. Distribuzione tradizionale è la scelta di non legge in elettronico e non vuole comprare on line
  4. Bundle con periodici serve a dare un push a chi magari neanche naviga o conosce il blog, ma può essere interessato ai temi trattati

E chi non compra il libro nonostante i 4 canali distributivi Voltremont e la Minetti tutto sommato un po' se li merita ;)

Regalatene qualche copia alle biblioteche pubbliche (quelle comunali di pubblica lettura) e a quelle universitarie. Faccio notare che secondo il catalogo SBN in Italia ce l'hanno solo queste biblioteche qui

BG0366 [LO104] - Sistema bibliotecario urbano di Bergamo - Bergamo - BG

BO0098 [UBOBU] - Biblioteca universitaria di Bologna - Bologna - BO

MO0170 [MODUE] - Biblioteca della Facolta' di economia dell'Universita' degli studi di Modenae Reggio Emilia - Modena - MO

NO0054 [TO008] - Biblioteca comunale Carlo Negroni - Novara - NO

RA0030 [RAVOR] - Biblioteca di storia contemporanea - Ravenna - RA

RM0210 [IEIFB] - Biblioteca della Fondazione Lelio e Lisli Basso - Roma - RM

RM1121 [RMSE9] - Biblioteca comunale - Anguillara Sabazia - RM

RN0013 [RAVRI] - Biblioteca civica Gambalunga - Rimini - RN

per dire, non ce l'ha nessuno a sud di Roma, non ce l'ha il sistema bibliotecario di Roma città o le biblioteche della Sapienza, non ce l'ha la Bocconi, non ce l'ha la LUISS...

 

 

 

Come mai avete pubblicato ancora con questa casa editrice? 

Cosa hai contro una coraggiosa casa editrice napoletana ? -)

Io non capisco molto la discussione, nè la delusione di Bisin, cui però sono sicuro che è già passata.

Bisognerebbe capire innanzitutto libri simili come vengono venduti e quante copie in effetti vendono. Non è che possiamo confrontare le mele con le pere, come diremmo alla prima lezione di Micro. In altri termini, il competitor qui non è Eco, ma forse Tremonti stesso (o Floris o Brancaccio o Pincopalla, per dire i primi nomi che mi vengono in mente. Ichino ne ha scritti diversi: quanto ha venduto "I nullafacenti"?).

Poi il libro è dedicato. Anzi, è una specie di virus. Se Tremonti (stra) parla poco, c'è anche meno voglia da parte degli (e)lettori di cercare controargomenti. Credo che il libro sia uscito al momento giusto ma che potrà essere rilanciato (come vendite) solo quando Tremonti ricomincerà a essere sempre sulle prime pagine. Come sono distribuite le vendite nel tempo? Quasi tutte all'inizio immagino.

Per andare in TV, vedi sopra. Il libro è (ok, sembra) di parte, perchè attacca Tremonti. Al massimo ve lo può presentare la Dandini... Chi poi lo legge davvero, si accorge che attacca (secondo me la parte migliore del libro) anche i giornalisti economici. Necessario e lodevole, ma non il massimo per una review favorevole.

Poi verrebbe anche da dire che "E' il mercato, bellezza" e così è. La gente è pigra, vuole Ruby in copertina, and so on. Ma forse l'esperienza aiuta a capire anche di più chi in questo Paese ci resta, non solo perchè la mamma cucina bene (una vecchia battuta di Sandro, mi pare), si fa il mazzo per cambiare le cose ma, alla fine, non riesce a ottenere nulla. Non solo per demerito proprio.

 

 

 

Non faccio l'editore, ma effettivamente più grande sei, più hai possibilità di "piazzare" il libro ben in vista, FNAC a Napoli ha uno scaffalone all'ingresso, ove si fermano praticamente tutti, e non c'è mai arrivato lì, nonostante io abbia acquistato un bel pò di copie.

Quindi il primo problema da affrontare sarebbe "la produzione", andare da un produttore più grosso aiuterebbe, poi c'è il discorso della "contaminazione", sempre e ovunque andiate (ma so che l'avete già fatto) una copia del libro bene in vista aiuta molto, andare in televisione sarebbe il massimo, ma resta il fatto che il libro non è per la casalinga di Voghera, e si rivolge a un pubblico ristretto (ma non tanto, Il Sole 24 Ore ha una tiratura giornaliera di oltre 300.000 copie, ovvero ci sono almeno 300.000 persona che quotidianamente leggono di economia, in Italia), per cui le tirature non saranno da urlo. Comunque, stimando che il mercato potenziale è dato dal  numero di lettori de "Il Sole 24Ore" siamo all' 1% del mercato potenziale, non è male per un primo libro.

E' sul fatto di aver battuto il tasto su Tremonti nel secondo che mi fa nascere le perplessità, anche se la scritta "II Edizione con integrazioni" fa figo e colpisce l'utente in maniera diversa.

Ecco un altro ammiratore di Voltremont. Il libro è stato tradotto in inglese?

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/a20a1094078ea86402abe858f9...

Salve, e complimenti a tutti per il lavoro "Tremonti istruzioni per il disuso...e continuavano a chiamarlo Voltremont", che a mio modestissimo parere, è risultato un ottimo mix tra rigore scientifico e pamphet pungente e ironico.

Avrei dei chiarimenti (o meglio dei dubbi che mi sono sorti) da chiedervi in merito ad alcuni passaggi del libro (paragrafo "voltremont e la crisi, ovvero i primi saranno gli ultimi" da pag.181 a pag. 193). In particolare i miei dubbi riguardano i dati presentati da pag.187 a pag. 189 relativi all'avanzo primario dell'Italia. Nel grafico a pag. 188 viene presentato l'andamento dell'avanzo primario in % del PIL in Italia. Giustamente voi fate una distinzione tra gli anni in cui Tremonti è stato ministro dell'economia e gli anni in cui non lo è stato. Infatti, il 1994, 2001,2002,2003,2005,2008,2009,2010 sono gli anni in cui Tremonti è stato ministro. Però leggendo il grafico e i dati mi sono sorti dei dubbi:

  1. poiché i saldi di bilancio di un certo anno x dipendono dalle politiche economiche approvate nell'anno precedente (se non faccio confusione la finanziaria approvata entro dicembre di un certo anno x modifica i saldi di bilancio dell'anno x+1), non sarebbe più opportuno e forse corretto analizzare i dati relativi all'anno x+1 per valutare l'operato di un ministro nell'anno x? Cerco di spiegarmi meglio con un esempio: Tremonti è stato ministro nel 2001, ma le sue scelte hanno influenzato i saldi di bilancio del 2002. I saldi di bilancio del 2001, invece, hanno risentito delle scelte compiute nel 2000 dal governo precedente Amato. E' un ragionamento corretto, oppure mi sbaglio? Il grafico a pag. 188, forse, potrebbe trarre in inganno. Non sarebbe più corretto traslare tutte le "posizioni" (cioè i "punti neri" del grafico a pag.188) di Tremonti di un anno?
  2. Poi mi sono chiesto (sempre relativamente al grafico di pag.188): per valutare al meglio la gestione della finanza pubblica da parte di un governo non sarebbe meglio considerare solo l'andamento dell'avanzo primario al netto dell'inflazione [tenendo conto ovviamente del fatto che il gettito è prociclico, mentre alcuni stabilizzatori automatici sul lato della spesa pubblica sono anticiclici (penso alla cassa integrazione oppure ai ticket sanitari, ecc.)] senza rapportarlo al PIL? Perché rapportare tutto al PIL? Il valore del PIL influenzando il rapporto avanzo primario/PIL non può trarci in errore nel valutare l'operato di un governo su spesa pubblica e tasse? Il rapporto avanzo primario/PIL, essendo influenzato anche dal valore del denominatore, non può farci trarre delle valutazioni parzialmente sbagliate? Non so se sono stato chiaro, ma credo che abbiate capito il punto. Comunque provo ad essere più preciso con un esempio:
Supponiamo che nell'anno x le entrate al netto degli interessi sul debito siano pari a 10 e che le uscite siano pari a 8. Dunque saldo primario uguale a 2. Supponiamo che il PIL sia pari a 100. Di conseguenza il rapporto avanzo primario/PIL si attesta a quota 2%. Immaginiamo che nell'anno x+1 il PIL reale aumenti a 101. Ipotizziamo che le entrate in termini reali salgano a 10,5 (per effetto del solo aumento del PIL) e che la spesa reale aumenti a 8,4802. Allora anche nell'anno x+1 il rapporto avanzo primario/PIL sarà pari al 2%. Guardando, però, solo a quest'ultimo dato siamo portati a dire che il governo si è comportato bene visto che il rapporto si è mantenuto costante al 2%. In realtà nell'esempio considerato, il governo ha aumentato la spesa pubblica di circa il 6% (spesa che potrebbe essere, come spesso succede in italia, spesa corrente improduttiva). Per questo motivo mi domando: perché considerare il rapporto avanzo primario/PIL? Guardando solo questo dato non è facile cadere in conclusioni parzialmente sbagliate? Ho provato a guardare (sul sito dell'ISTAT) i dati relativi ai conti pubblici italiani e devo dire che se considerassimo l'andamento della spesa e delle entrate non in percentuale del PIL, Voltremont ne uscirebbe peggio!!! Il mio obiettivo (come il vostro) non è di criticare pregiudizialmente Voltremont, ma di analizzare le sue scelte sulla base dei dati. E devo dire che, se si osserva solo il rapporto avanzo primario/PIL, il giudizio negativo su Tremonti viene sottostimato!!! Vi pongo questo quesito poiché spesso questi indici economici espressi come % del PIL (come ad esempio il rapporto debito/PIL) vengono spesso strumentalizzati dai politicanti che, per far apparire le loro politiche corrette, non spiegano all'opinione pubblica che il miglioramento di alcuni indici economici (espressi come percentuali del PIL) può dipendere anche dal miglioramento del solo denominatore, cioè il PIL. Mi piacerebbe sapere la vostra su questi miei dubbi, e capire se ho commesso degli errori. Saluti a tutti.

poiché i saldi di bilancio di un certo anno x dipendono dalle politiche economiche approvate nell'anno precedente (se non faccio confusione la finanziaria approvata entro dicembre di un certo anno x modifica i saldi di bilancio dell'anno x+1), non sarebbe più opportuno e forse corretto analizzare i dati relativi all'anno x+1 per valutare l'operato di un ministro nell'anno x? 

mio parere

sarebbe giusto se nell'anno y+1 i risultati fossero quelli programmati ( tendenziale corretto da manovra )

questo , specialmente negli anni 2001 2005 purtroppo non è stato vero come documentato dal grafico seguente

Infatti al MEF , oltre a concepire una manovra , è richiesto il follow up della stessa consistente nel controllo continuo delle entrate preventivate  e sopratutto della spesa.

 

come puoi vedere

a novembre 2001 Voltremont prevedeva per il 2002 un deficit -0,5% realizzato -2,9%

a novembre 2002 Voltremont prevedeva per il 2003 un deficit -1,5% realizzato -3,5%

 

a novembre 2003 Voltremont prevedeva per il 2004 un deficit -2,2% realizzato -3,5%

a novembre 2004 Voltremont prevedeva per il 2005 un deficit -2,7% realizzato -4,2%

il buco totale fra programmato e realizzato in questi quattro anni è stato di 97,3 miliardi di cui 33,2per minore crescita ( dove la responsabilità di Voltremont è solo di eccessivo ottimismo ) e quindi minori entrate , il resto ( 64,1 mld ) per spesa fuori controllo ( come calcolato nella tabella seguente ).

Notare che tutte le previsioni considerate sono state fatte dopo il nineeleven.

Per essere precisi finanziaria e previsione per il 2005 sono responsabilità di Siniscalco ( ministro da 16-07-2004 al 22-09-2005 ) cosi' come metà del follow up 2004 e 3/4 di quello del 2005 : ma Siniscalco era il "discepolo prediletto" 

 

Bisogna riconoscere che nel 2010 ha invece superato le previsioni del DFP ( Documento di Finanza Pubblica )

 

INDICE

DOCUMENTO

DATA

2001

2002

2003

2004

2005

 

 

EMISSIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIL ( prezzi mercato - mld € ))

 

 

1248,6

1295,2

1335,4

1391,5

1428,4

 

 

 

 

 

 

 

 

crescita

PROG.STABILITA'

nov 2001

2,0%

2,3%

 

3,0%

3,0%

3,1%

crescita

PROG.STABILITA'

nov 2002

1,8%

0,6%

2,3%

 

2,9%

3,0%

crescita

PROG.STABILITA'

nov 2003

 

0,4%

0,5%

1,9%

 

2,2%

crescita

PROG.STABILITA'

nov 2004

 

 

0,3%

1,2%

2,1%

 

crescita

PROG.STABILITA'

dec 2005

 

 

 

1,2%

0,0%

crescita

PROG.STABILITA'

dec 2006

 

 

 

 

0,0%

crescita

PROG.STABILITA'

dec 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

crescita

RGSE ANNO

ANNO + 1

1,8%

0,4%

0,3%

1,2%

 

crescita

EUROSTAT

01-giu-08

1,8%

0,5%

0,0%

1,5%

0,6%

 

 

 

 

 

 

 

 

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

nov 2001

-1,1%

-0,5%

 

0,0%

0,0%

0,2%

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

nov 2002

-2,2%

-2,1%

-1,5%

 

-0,6%

-0,2%

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

nov 2003

 

-2,3%

-2,5%

-2,2%

 

-1,5%

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

nov 2004

 

 

-2,4%

-2,9%

-2,7%

 

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

dec 2005

 

 

 

-3,2%

-4,3%

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

dec 2006

 

 

 

 

-4,1%

indebitamento netta PA

PROG.STABILITA'

dec 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indebitamento netto PA

EUROSTAT

01-giu-08

-3,1%

-2,9%

-3,5%

-3,5%

-4,2%

 

 

 

 

 

 

 

 

buco totale

calcolo

 

 

-31,1

-26,7

-18,1

-21,4

buco mancata crescita

calcolo 41% P.F.

 

 

-9,6

-12,6

-2,3

-8,8

buco spesa

differenza

 

 

-21,5

-14,1

-15,8

-12,6

     

 

 

 

 

 

 

 

Ti ringrazio per la spiegazione. Invece per quanto riguarda la seconda domanda (proposta nel post precedente) che mi sapresti dire? Grazie

Invece per quanto riguarda la seconda domanda (proposta nel post precedente) che mi sapresti dire?

Rapportare al PIL e' appropriato per due motivi. Primo, bisogna valutare il deficit in relazione alla dimensione dell'economia. Per esempio, un disavanzo pubblico di 7 miliardi di euro e' tanto se lo fa il governo italiano, ma e' nulla se lo fa il governo cinese. Secondo, bisogna valutare il deficit in relazione alla capacita' del governo di ripagare i propri debiti. Se, come nel tuo esempio, il PIL cresce in un certo anno a parita' di disavanzo pubblico, allora le finanze pubbliche stanno migliorando perche' corrispondentemente alla crescita del PIL aumenteranno le entrate fiscali e questo permettera' di indebitarsi di meno in quell'anno.

Grazie prof., ma forse non mi sono spiegato correttamente nel post precedente. Il mio dubbio è: il rapporto deficit/PIL è un indicatore che ci permette di valutare correttamente l'operato di un governo? Lei mi suggeriva, facendo riferimento al mio esempio:

"Se, come nel tuo esempio, il PIL cresce in un certo anno a parita' di disavanzo pubblico, allora le finanze pubbliche stanno migliorando perche' corrispondentemente alla crescita del PIL aumenteranno le entrate fiscali e questo permettera' di indebitarsi di meno in quell'anno"

Quello che lei mi dice lo comprendo bene. Nel mio esempio, però, nell'anno x+1 ho ipotizzato che l'aumento dell'entrate dal valore 10 al valore 10,5 sia da attribuire proprio alla crescita del PIL (ho considerato che il 50% del reddito aggiuntivo se ne vada in imposte). Sul lato della spesa, invece, ho considerato nell'anno x+1 un valore pari a 8,4802, in modo da ottenere un rapporto avanzo primario/PIL nell'anno x+1 pari al valore dell'anno x (cioè il 2%). Dato che il rapporto avanzo primario/PIL è rimasto costante possiamo dire che il governo ha operato bene? Secondo me no, in quanto il governo è riuscito a mantenere costante il rapporto avanzo primario/PIL non attraverso le proprie politiche (infatti la spesa è passata da 8 a 8,4802) ma solo grazie all'aumento del gettito determinato dalla crescita del PIL. Da un punto di vista macroeconomico capisco che la costanza del rapporto avanzo primario/PIL lascia inalterato lo stato della finanze pubbliche (nel nostro caso l'avanzo primario in termini assoluti aumenta addirittura), però volendo valutare le scelte del governo dovremmo dire che il Ministro di turno non ha ben operato visto che ha provocato una crescita della spesa pubblica improduttiva (l'unico merito da ascrivere al governo sarebbe quello di non aver superato la "soglia" della spesa pubblica (nel nostro esempio pari a 8,4802)  al di sopra della quale si sarebbe determinata una riduzione del rapporto avanzo primario/PIL).

Mi sbaglio?

 

Tremonti ha appena annunciato di "aver trovato il tempo" di scrivere un nuovo "volume" che uscirà in Gennaio. "Ovviamente i diritti andranno in beneficienza".

Continuavano a ch

palma 18/12/2011 - 18:26

che ne pensate dell'idea (di Tremonti) di dar due voti ai giovani (intende due voti "a testa" non senatori e deputati)

L'uomo é tornato nel cono d'ombra e pur di riuscire ad attirare l'attenzione se ne esce con una scemenza che spiazza le labili menti dei suoi tradizionali e affezionati ascoltatori. Scemenza per scemenza direi ok ma solo a condizione che i "ggiovani" (40-50 anni?) leggano questo. Il voto sarà sprecato, singolo o doppio, ma almeno avranno fatto una lettura utile.

oggi era a 1/2ora dell'Annunziata. Domani forse si potrà rivedere su rai.it

Uffa:

Scemenza per scemenza

certo che voi granata siete proprio conservatori :)

Fto: Un gobbo a cui l'idea invece piace

Vista la consapevolezza politica e sociale di mia figlia (17 anni) sono a favore di concedere il diritto di voto al compimento dei 30 anni.

Vedo che da quando i pigiami sono primi in classifica si palesano di nuovo dopo anni di silenzio.

...però con la stessa logica potremmo ancher toglierlo dopo una certa età, il diritto di voto no? Il punto è che se tua figlia vota alla cavolo, sarà lei stessa a subirne le conseguenze nel tempo (lei e i suoi coetanei).

Quella dei pigiami non l'ho capita ma penso che ci dormirò sopra!

Sbaglierò, ma non mi sembra una priorità nazionale.

Comunque è un idea che stanno portando avanti in Austria, dando il voto ai 16enni. L' entusiasmo perchè avrebbero "svecchiato" la politica è stato mitigato dal fatto che hanno votato principalmente partiti xenofobi e di estrema destra.

Quella dei pigiami non l'ho capita ma penso che ci dormirò sopra!

Io personalmente tifo Juventus perchè mia cugina (di primo grado) mi convinse a tifare Argentina (dicendomi che quella squadra si chiamasse Juventus) durante Italia-Argentina ai mondiali del 1978, l'Argentina perse ed io mi misi a piangere, non capivo che avevano tutti da festeggiare, il trauma mi ha fatto innamorare delle squadre con le magliette a strisce bianco nere (merito delle televisioni dell'epoca), oltre l'Ascoli e l'Udinese mi piace anche il Beşiktaş (faccio un'eccezione solo per il Fenerbahçe, ma giusto perchè ogni volta che andavo allo stadio a Istanbul mi beccavo partite storiche). 

certo che voi granata siete proprio conservatori :).

Per la verità conservatore lo divenni in ragione dell'età e non della sciarpetta che indosso il dì di festa. Sul punto credo che la regola può essere utile per decidere le regole di ammissione in un club di scambisti: i partiti, sotto questo aspetto, negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante.

Io dico che mi piace!

Non è un'idea nuova (quindi non è certo "di" Tremonti): io non ne rivendico certo la paternità, però ne ho ragionato con Alessandro Rosina su lavoce (qui).

Per chi non volesse leggere l'articolo:

L'idea è di collegare il valore del voto all'aspettativa di vita, un po' come succede per le pensioni. Il voto resterebbe "uguale in senso atteso" nel senso che, a meno di eventuali aggiustamenti periodici, il valore aggregato dei voti nel corso della vita sarebbe identico per tutti (tutti a 18 o 16 anni hanno lo stesso capitale elettoralel a disposizione).

Per garantire la segretezza del voto, in attesa del voto elettronico, si potrebbero aggregare classi di età, ognuna con una scheda diversa.

La finalità mi pare evidente. L'85enne ha di fronte a sé pochi anni di vita, il 18enne molti: scelte sbagliate di oggi ricadranno sulle spalle del 18enne e non dell'85enne; quindi perchè dare a entrambi lo stesso potere? Se poi il 18enne votasse coi piedi (non nel senso di Tiebout :) ), peggio per lui: ma almeno sarà lui stesso il responsabile del suo destino. Necessità enfatizzata ovviamente dall'invecchiamento della popolazione.

Non ho la pretesa che il Paese sperimenti subito la proposta: mi accontenterei, al momento, di qualche partito con gli attributi che organizzi le primarie per le proprie cariche elettive e che utilizzi per questo il voto ponderato.

E' un'idea che in varie forme fa capolino nel dibattito da tempo, e a me è sempre sembrata intelligente.

Tempo fa Campiglio aveva scritto un libro proponendo di dare il voto ai minorenni, tramite "voto di delega" ai genitori. Vedi: http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=09867

A quando la soppressione del diritto di voto per gli anziani?

A mai, ovviamente, queste sono tutte polemiche di lana caprina. Invece da sempre si sopprime il voto giovanile per il senato. Mi accontenterei se almeno eliminassimo quella discriminazione, insieme ai limiti di età per ricoprire cariche pubbliche di ogni ordine e grado. Il voto pesato per età è un divertente esercizio teorico e basta.

Sandro, però ammetti tu stesso che il voto è già pesato per età: vale 0 prima dei 18 e 1 dopo i 18 (o 0 prima dei 25 e 1 dopo i 25 per il senato).

Il voto è già ponderato: basterebbe rendere la ponderazione più smooth.

Sull'abolizione dei vincoli di età, comunque, pienamente d'accordo.

Senato da senex; ovvio che i giovani non votassero per eleggerlo ... poi "il vento è cambiato". 

 

Senato da senex; ovvio che i giovani non votassero per eleggerlo ... poi "il vento è cambiato". 

 

Suppongo che quel senex si riferisse agli eletti e non agli elettori (soprattutto se si tiene conto che nelle monarchie dell'800 la carica non era elettiva).

 

Comunque, perchè non abbassare contemporaneamente anche l'età di conseguimento della patente di guida, magari a 14 anni? In fondo è nell'interesse di chi guida non far incidenti, si responsabilizzerebbero i giovani! 
Questa cosa di considerare l'età avanzata necessariamente un handicap e ritenere che i giovani operino sempre le proprie scelte in un'ottica di lungo periodo mi pare una sciocchezza.

Se si riformasse il sistema elettorale su tale pregiudizio si rischierebbe solo di aggravare il già notevole scontro intergenerazionale che vive questo Paese.

Questa cosa di considerare l'età avanzata necessariamente un handicap e ritenere che i giovani operino sempre le proprie scelte in un'ottica di lungo periodo mi pare una sciocchezza.

In realtà a me sembra proprio il contrario. Il "vecchio" pensa alla famiglia ai figli, a cosa faranno quando non ci sarà, il giovane vive il momento (forse a causa degli ormoni).

Almeno per me era così, oggi più invecchio più mi preoccupo: come farete senza di me?

PS

Io sono per dare il voto agli stranieri, quelli che fan le vacanze in Italia. Almeno i problemi relativi ai trasporti ed al turismo li risolveremmo :-)

 

In realtà a me sembra proprio il contrario. Il "vecchio" pensa alla famiglia ai figli, a cosa faranno quando non ci sarà, il giovane vive il momento (forse a causa degli ormoni).

Concordo pienamente. Poi, se è vero che l'esperienza non ci rende necessariamente tutti savi, è anche vero che il suo contrario non è una dote.

Io sono per dare il voto agli stranieri, quelli che fan le vacanze in Italia. Almeno i problemi relativi ai trasporti ed al turismo li risolveremmo :-)

Figurati! Io farei votare il parlamento italiano direttamente ai tedeschi! :-D

E che ci troveremmo Bud Spencer premier, Al Bano presidente e "Dunebuggy" come inno nazionale, poi smantellerebbero la nazionale di calcio :-)

Purtroppo al futuro del nostro paese dovremmo (avremmo dovuto?) pensarci noi, non sperare che lo facciano altri per noi.

PS

Io trovo molto divertenti gli articoli di opinionisti italiani (su blog e quotidiani nazionali) che spiegano alla Germania cosa dovrebbe fare per farci uscire dalla crisi.

Mi sembrano un mio compagno delle superiori che ti chiedeva 50mila lire in prestito e, alla risposta negativa, ti apostrofava: "non hai 50mila da prestarmi? Ma che morto di fame!"

E che ci troveremmo Bud Spencer premier, Al Bano presidente e "Dunebuggy" come inno nazionale, poi smantellerebbero la nazionale di calcio :-)

Sarebbe già un passo avanti.

Magari non rispetto a MM, ma rispetto a quelli che eleggiamo noi si.

notevole scontro intergenerazionale che vive questo Paese

Onestamente  io non lo vedo questo scontro in atto... e mi piacerebe tanto vederlo: vedo giovani precari alleati ai sindacati a difesa delle pensioni dei poveri tartassati del'52.

Inoltre la questione generazionale, quando viene posta, viene posta non come la necessità di modificare le regole del gioco, ma come un problema di ricambio negli stessi posti e con gli stessi meccanismi di cui ha goduto la gerontocrazia attuale.

considerare l'età avanzata necessariamente un handicap e ritenere che i giovani operino sempre le proprie scelte in un'ottica di lungo periodo

L'idea del voto ponderato - anche per me più che altro un esercizio teorico molto divertente - non è che i vecchi siano più o meno lungimiranti dei giovani, ma che debbano compiere le scelte  coloro che ne subiranno le conseguenze.                       

ma che debbano compiere le scelte coloro che ne subiranno le conseguenze.

Quindi chi mi vota a 16 anni mi firma una bella carta con cui si impegna a non lasciare il paese in futuro!

Gioco teorico per gioco teorico e applicando la stessa idea (chi ne "subisce" le conseguenze) mi sembra più logico:

ponderare il voto sull' imponibile generato, oppure un voto "a quoziente familiare" (il voto della famiglia più numerosa pesa di più); oppure il voto di chi abita la regione che crea più PIL conta di più di quello della regione che brucia più imponibile.

Veramente, lasciamo stare...son giochi pericolosi

I sistemi che suggerisci danno un peso elettorale atteso nel corso della vita diverso a persone diverse, la ponderazione per età pretende di no (anche se non è proprio vero). Questo li renderebbe sostanzialmente diversi soprattutto per quanto riguarda la "pericolosità".

In ogni caso, hai ragione: possiamo occuparci più proficuamente d'altro. ciao

 

Mi spiace che la proposta sia liquidata come esercizio teorico o gioco pericoloso.

Forse è davvero solo un esercizio teorico: lo è perchè si sconta già l'impossibilità che qualcuno prenda sul serio la proposta. Ma allora il 90% dei post qui è assimilabile ad esercizio teorico.

Sui giochi pericolosi, invece, sono abbastanza stupito: la proposta non toglie voti a nessuno, varia solo, in maniera peraltro molto limitata, il peso del voto di generazioni diverse. Le proposte di Ruggeri, che lui presenta a mo' di provocazioni per dimostare che quella del voto ponderato per età è gioco pericoloso, sono invece abbastanza ragionevoli. A me non piace il voto ai famigliari per i figli, perché non c'è nessuna garanzia che le preferenze dei figli vangano rispettate. Ma sul voto per reddito, la nazione da cui arriva il noise è stata proprio costruita a partire da una protesta per cui il reddito tassato non dava diritto ad esprimere un voto: in altre parole, si chiedeva il passaggio da ponderazione 0 a ponderazione 1. E infatti, secondo me bisognerebbe abbassare l'età al voto all'età in cui è legale lavorare. In Italia, quindi, 16 anni. Non capisco perchè attribuire un diritto è una battaglia di civiltà e modularlo invece è un gioco pericoloso.

Sulle priorità, vabbè, mettetevi in fila. Secondo me vincono "dare cibo agli affamati" e "eliminare guerre e malattie". Ora, c'è qualcuno che adesso trova più proficuo parlare di liberalizzazioni e di IMU?

Comunque, vabbè, lasciamo perdere, se non se ne vuole discutere seriamente mica posso obbligare nessuno.

PS:

Fausto, ho capito poi quella dei pigiami. Ci ho messo tanto perchè il pigiama lo usano sempre meno, in effetti.

Paolo, visto che di mestiere scrivo papers di economia teorica, per me il termine ''esercizio teorico'' non è affatto peggiorativo :-). Facciamo pure tutte gli esercizi teorici e analizziamo le welfare properties di un sistema di voto pesato per l'età. Io lo trovo particolarmente interessante perché può aiutare a risolvere alcuni problemi di incoerenza temporale delle scelte pubbliche, in particolare il fatto che i vecchi hanno sempre interesse a fare più debito dato che non lo pagheranno per intero (assumendo che assegnino all'utilità dei figli un peso inferiore alla propria). Poi però non illudiamoci che nella realtà politica corrente si possano effettivamente mettere in atto simili proposte. Le mettiamo agli atti e aspettiamo momenti migliori.

Sul fatto che siano giochi pericolosi, rifletti su questo: il principio one person-one vote è uno dei pochi punti focali di tutte le democrazie. Se si accetta di rompere il principio, allora i pesi delle classi di età (o dei generi, o delle professioni, o di qualunque altro modo di segmentare la popolazione) non verranno determinati seguendo i consigli di qualche teorico illuminato, ma nel vivo delle battaglia per il potere tra vari gruppi di interesse. Visti gli equilibri di potere nell'Italia attuale, mi aspetto che una deviazione dal principio one person-one vote porti inevitabilmente verso un aumento del potere della parte più anziana della popolazione. Francamente, non se ne sente proprio il bisogno.

Paolo, ho letto il post su la voce; l'ho commentato lì difendendolo da chi se ne scandalizzava; l'ho circolato e ne ho discusso su FB; ci sono tornato qui: non l'ho proprio liquidato...

L'attributo di esercizio teorico, per me, dovrebbe servire prima di tutto a superare il taboo, a frenare i bollori. per parlarne in un certo modo, non per non parlarne!

Poi se la questione diventa inevitabilmente: "ma allora perchè non per censo (capacità riproduttiva, intelligenza etc)", allora, sì, preferisco parlare d'altro.

 

in tutte queste polemiche giovani vecchi nessuno pensa che i settantenni di oggi erano giovani 50 anni fa (secondo la definizione di allora) 30 econdo l'attuale (ufficiali 34 secondo lo stato).

qualcuno sa poi che il potere dei vecchi di allora sui giovani di allora era ben più opprimente.

Nonostante questo qualcosa hanno costruito: certo non hanno perso tempo a rincorrere mode culturali di breve durata, griffe e quanto altro. Certo, la scuola era meritocratica: allora non c'erano decine di tipi di ingenieri (civile, meccanico, elettrotecnico, elettronico, chimico, aereonautico, navale) e c'era veramente poco tempo da perdere e sopratutto per lamentarsi.

E infatti, secondo me bisognerebbe abbassare l'età al voto all'età in cui è legale lavorare. In Italia, quindi, 16 anni. Non capisco perchè attribuire un diritto è una battaglia di civiltà e modularlo invece è un gioco pericoloso.

Non è per la coiuventinità, ma sono d'accordo, chiunque lavori deve poter esprimere il voto.

Un'altra politica in questo senso, sarebbe quella di richiedere la reciprocità per il voto alle politiche dei residenti all'estero, come fa il Regno Unito con diversi paesi del Commonwealth (e che permette a Bengalesi o Camerunesi di votare alle elezioni politiche nel RU, o agli Inglesi o agli Scozzesi di votare alle elezioni politiche in Bangladesh o Camerun).

Paolo sul perchè ritengo sia un gioco pericoloso ha detto tutto meglio di me Sandro Brusco

Sul fatto che siano giochi pericolosi, rifletti su questo: il principio one person-one vote è uno dei pochi punti focali di tutte le democrazie. Se si accetta di rompere il principio, allora i pesi delle classi di età (o dei generi, o delle professioni, o di qualunque altro modo di segmentare la popolazione) non verranno determinati seguendo i consigli di qualche teorico illuminato, ma nel vivo delle battaglia per il potere tra vari gruppi di interesse. Visti gli equilibri di potere nell'Italia attuale, mi aspetto che una deviazione dal principio one person-one vote porti inevitabilmente verso un aumento del potere della parte più anziana della popolazione. Francamente, non se ne sente proprio il bisogno.

Sul fatto delle priorità...avresti anche ragione e che, avendo visto le derive che prendono questi "esercizi teorici" (e successo anche su questo sito), ho messo le mani avanti.

Io suggerivo di evitare sia per la sudetta pericolosità, sia perchè non mi sembrano argomenti su cui si possa argomentare senza profonda conoscenza di cosa si vuole ottenere, della società in cui si vuole ottenerlo e di come, si finisce subito al bar sport (e in effetti la Juve ed il Toro son già stati evocati)

Però non volevo risultare censorio, se altri vogliono discuterne che lo facciano, ci mancherebbe!

Right, ok (Sandro, Corrado e Marco): ho fatto la figura del parroco che se la prende con chi va in Chiesa...

Che dire: ci sono temi che mi appassionano!

A napoli già festeggiano la possibilità di vendersi due voti invece di uno. A me sembra una gran fesseria, il sistema di voto più efficace mai inventato è questo.

Proprio il contrario di quanto avviene in Italia dove nel Parlamento c'è una percentuale di 'imboscati' (che non hanno fatto il servizio militare) assai più alta che nel resto della popolazione. I quali naturalmente sostengono sempre di vivere la politica come 'servizio al paese'.

Agreed. Io pero' lo combinerei con un bel sorteggio.

il sistema di voto più efficace mai inventato è questo.

 

direi di no, visti i risultati nella selezione dei dirigenti: non si accorgono del meteorite dei Bugs che distrugge Buenos Aires e lo sbarco su Klendathu era roba da corte marziale _preceduta_ da esecuzione pubblica, cfr. la Regina Rossa di Carroll, per manifesta e totale incompetenza above and beyond the call of stupid

(il riferimento è alla mai abbastanza deplorata versione filmica, non al libro. E poi per il parlamento italiano col Porcellum e certi voti sulla nipote di Mubarak, è più esplicativo questo libro di RAH)

Visto che abbiamo riesumato questo post che parla del libro.

Oggi da Augias è ospite Rampini. Io capisco che non vogliano invitare voi di nfA, ma perchè sempre Rampini?

Non possiamo fare che ogni 3 ospitate di Rampini invita uno di voi (o Scacciavillani)?

Oppure: non potreste pubblicare in inglese? Così Rampini vi traduce e, venendo invitato, porta avanti le vostre proposte? :-)

Scacciavillani no,per piacere :D

Vabbé questa la so persino io... Rampini ha appena pubblicato un nuovo libro, ovvio che stia facendo il giro delle trasmissioni.

e cosa c'entra? Ho visto anch'io che stava presentando il suo nuovo libro. La mia tv ha l'audio e io capisco l'italiano avendolo imparato da piccolo dai miei genitori.

Il punto è che quando persone serie (come secondo me sono i redattori di nfa) finiscono il nuovo libro non li invita nessuno in tv. Quando su argomenti affini pubblica il traduttore non ufficiale del FT/WSJ ce lo troviamo in tutte le trasmissioni di Rai 3. Almeno Repubblica versasse qualcosa all'emittente.

Permalosetto! Non ho visto la trasmissione, rispondevo alla tua domanda "perché sempre Rampini?". Nella consorteria dei giornalisti italiani (tutti amici) funziona cosi' da sempre, non è una grossa novità, soprattutto tra i sinceri democratici. Quelli di NfA non li inviteranno mai, dicono cose troppo scomode per il socialisteggiume (comunista e post-fascista) imperante.

"perchè sempre Rampini" era una domanda retorica e lo stesso "Rampini" era inteso non come giornalista ma come sinedocche del trombonismo italiano

Permalosetto

Per carità, magari "stonzetto" perchè ti prendevo in giro ma "permalosetto" non si può sentire ;-)

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