I consumi degli italiani: alcune discrepanze

16 novembre 2007 andrea moro

La relazione di Mario Draghi alla riunione della Società degli Economisti dello scorso mese riportava una figura piuttosto interessante, sulla quale la stampa ha sorvolato, preferendo soffermarsi sui dati rigurdanti i bassi salari degli italiani. Ho trovato i dati riportati nella figura piuttosto sconcertanti, e ho provato a riprodurli, trovando non poche discrepanze.

La figura presentata nella relazione, che ho copiato qui sotto, confronta l'andamento dei consumi e del reddito disponibile
delle famiglie dei quattro maggiori paesi europei.

consumi

L'idea che, per più di 10 anni, le famiglie italiane possano
permettersi uno stile di vita al di sopra delle proprie possibilità
può anche essere credibile, ma in questa misura non lo immaginavo.
C'è da chiedersi se i dati siano attendibili, e c'è da chiedersi in quale misura gli
italiani stiano davvero mangiandosi "il capitale" per sostenere questo
livello di consumi.

Ho così voluto controllare la fonte dei dati, i database di Eurostat, e ho trovato alcune discrepanze che ora descrivo.
Sono riuscito a riprodurre con esattezza, almeno a me sembra, i dati dei consumi di Francia, Italia e Regno Unito, ma non della Germania, i cui consumi, usando la stessa identica variabile estratta per gli altri stati, non sono rimasti costanti, ma sono aumentati di circa il 13 per cento dal 1993, come si vede dal seguente grafico.

consumi_riprod

Non sono riuscito invece a riprodurre esattamente i dati sul reddito disponibile. Il problema è che non è possibile trovare su eurostat dati sul reddito disponibile a prezzi costanti (almeno io non li ho trovati), e occorre deflazionarli scegliendo uno fra molti indici di prezzi. Per esempio, uno dei risultati che si avvicinano di più ai grafici di Draghi è il seguente:

reddito_riprod

I dati non sono identici a quelli del grafico di Draghi, ma sono abbastanza simili per Francia, Regno Unito e Germania (meno per quest'ultima, i cui consumi non crescono proprio nel grafico di Draghi, mentre crescono di un buon 15% nel mio). Il reddito disponibile italiano è però secondo questo grafico aumentato molto di più rispetto ai dati del rapporto. Mi chiedo quindi dove stia la discrepanza.

Il seguente grafico riproduce in base ad i dati da me estratti, il grafico del reddito e dei consumi degli italiani, che riporta certamente un livello di consumi superiore al reddito disponibile, ma non in misura così drammatica come i dati del rapporto sembrerebbero suggerire. Non essendo un esperto in materia di contabilita' nazionale e di dati macro, non posso giurare sui miei dati. Invito chi ci legge, fra gli esperti, a verificare i miei calcoli e se possibile trovare la natura della discrepanza.

italia_0

Concludo riportando i quattro grafici assieme. L'ulteriore discrepanza visibile nel grafico della Gran Bretagna potrebbe essere dovuta ad una diversa considerazione dei dati dell'andamento del cambio con la sterlina.

 

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10 commenti (espandi tutti)

Un paio di considerazioni. Sembra che i dati italiani abbiano fonte Istat e non Eurostat. Ho cercato sul sito Istat le variabili in questione (non ci ho perso troppo tempo, a dir la verita`), ma la navigazione non e` agevole...

Sul sito Eurostat, i dati sul reddito disponibile si trovano sotto National Accounts, e poi Income, Saving and Net Lending/Borrowing. Sono indicati come Disposable Income - Real Terms. Purtroppo, non e` dato sapere che indice di prezzi e` utilizzato. Almeno non e` cosi` evidente. Presumo occorra leggere attentamente la guida ai dati di Eurostat.

Ho certamente provato Disposable income / Real terms, solo che sono non contiene alcun dato (prova a scaricare i dati per credere). La guida ai dati e' piuttosto approssimativa. Per quanto riguarda la fonte, in un esercizio di masochismo l'istat i dati li fa pagare. Poco, ma e' pur sempre una barriera che non ho voglia per ora di superare, anche perche' ci vorrebbe piu' tempo a mandare i soldi che a fare i conti. In ogni caso e' l'Istat a fornire i dati all'Eurostat, quindi non dovrebbe essere questa la fonte della discrepanza. E anche se i dati fossero raccolti da un'istituto separato, una discrepanza di quel tipo sarebbe alquanto sospetta.

Non ho fatto controlli (per mancanza di tempo) ma devo dire che i tuoi grafici mi sembrano complessivamente molto piu'  credibili di quelli di Mario Draghi.  Mi sembra difficile che Draghi habbia voluto manipolare i dati di proposito, tuttavia i suoi dati su reddito e consumi di Italia e Germania non tornano con la mia percezione di come si sono svolti gli ultimi 17 anni.

Ciao Andrea. A okkio direi ke hanno scambiato i dati: quelli ke appaiono come consumi in DE sarebbero quelli italiani, e quelli ke appaiono consumi in Italia sarebbero quelli DE. :)

 

 

A proposito di statistiche ufficiali, italiane e comparate, deflatori, ecc. segnalo questo articolo di Marco Fortis sul Sole di oggi. Come è noto, Marco Fortis è il mio "analista economico" preferito.

RR

Purtroppo non conosco bene l'utilizzo dei deflatori nel calcolo del PIL, ma l'argomento di Fortis mi pare meriti di essere approfondito, anche se non condivido questo timore di "sottovalutazione delle manifattura" che riecheggia sempre più spesso dalle pagine del Sole24ore (chissà perchè). Piuttosto indagherei sui meccanismi di formazione del valore aggiunto, che continua a spostarsi sempre più verso i servizi ed il terziario e rischia spesso di essere scambiato per inflazione o inefficienza.

Riprendo il caso a me caro dei distributori di benzina: l'aumento dei self service non è produttività o efficienza, è diminuzione del servizio (ed il differenziale tra i due prezzi è eccessivamente basso)

Altro esempio: l'aumento dei consumi alimentari fuori casa (evidente e costante in Italia negli ultimi anni) può portare a scambiare per aumento inflattivo dei prezzi un reale incremento di servizio (una coca cola fredda quando avete sete quanto vale più di quella calda impilata negli scaffali di un supermercato? Si tratta di prezzi di due beni / servizi diversi)

una coca cola fredda quando avete sete quanto vale più di quella calda impilata negli scaffali di un supermercato? Si tratta di prezzi di due beni / servizi diversi.

Alla fine dello scorso secolo Douglas Ivester seguì questo suggerimento. Perse il posto.

Ottimo esempio a sostegno del mio ragionamento.

Perse il posto perché Coca Cola - che interpreta spesso la sua leadership come un diritto al controllo di tutta la filiera - ha provato ad imporre il suo sistema di prezzi, non accettando il fatto che è il proprietario della vending o il barista che fa il prezzo ed il prodotto è una commodity

Non ci siamo. Non ho mai visto nessuno perdere il suo posto di lavoro perchè cerca di utilizzare il potere di mercato (nel senso di fare il prezzo che massimizza i profitti dell'impresa in cui lavora). Per Coke la possibilità di imporre il suo pricing dipende dal grado di concorrenza nel mercato delle cole: se lo possiede è ovvio che tenti di utilizzarlo a suo favore, mi stupirei del contrario. Non ha perso il posto perchè intendeva imporre i suo sistema di prezzi: semplicemente quel meccanismo generava cattiva pubblicità per Coke. Il pubblico non era disposto ad accettare un comportamento che era ritenuto violare elementari regole di fairness e in questo caso non ci vuole molto a capire che la probabile reazione dei consumatori avrebbe generato una diminuzione delle vendite ben più ampia dei quattro spiccioli ottenuti facendo pagare di più una Coke quando fuori fa caldo.

se lo possiede è ovvio che tenti di utilizzarlo a suo favore, mi stupirei del contrario. 

Esistono molti modi per farlo, diversi da quello di un produttore che impone un prezzo. Di certo l'esempio che hai proposto non dimostra che sia unfair pagare di più una bibita fredda di una calda. L'esperienza quotidiana dimostra il contrario

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