Concorsi di colpa

3 novembre 2008 michele boldrin e fausto panunzi

Mentre gli americani si mettono in fila per eleggere Obama o Mc Cain, i professori universitari italiani si preparano a votare per eleggere i comissari che dovranno amministrare i 4 mila concorsi banditi dalle Università. Non c'è ragione per pensare che la maggior parte di essi verrà gestita con criteri meritocratici. Che fare?

A novembre si vota. Tutti sanno che si vota per le elezioni americane. Pochi sanno che in Italia si vota per l'elezione delle commissioni per i concorsi per ricercatori e professori (di prima e seconda fascia).

Il Ministro Mussi, prima di passare la mano al Ministro Gelmini, ha consentito che le Università bandissero 2 mila posti da ricercatore (divisi tra il 2007 e il 2008) e 1800 da professore di prima e seconda fascia. Per ciascuno di questi concorsi, i docenti del relativo raggruppamento disciplinare devono votare per eleggere i membri della commissione giudicatrice (per circa 1800 dei 2000 concorsi da ricercatore si è già votato a luglio). Un professore ordinario, uno associato e un ricercatore per i concorsi da ricercatore - 3×2.000 = 6.000 commissari da nominare (o già nominati a luglio). Tre ordinari e due associati per i concorsi da associato e cinque ordinari per un posto da ordinario - 5×1800 = 9.000 commissari da nominare. In ciascuna commissione c'è un membro interno, nominato cioè dall'Università che bandisce il concorso. Gli altri membri sono eletti dai docenti del gruppo disciplinare. Da un concorso per ricercatore esce un vincitore secco che diventa - salvo un giudizio di conferma del tutto formale dopo tre anni - tenured, cioè con un posto a vita. Da ogni concorso per professore escono due idonei, uno dei quali viene chiamato dall'Università che ha bandito il concorso e l'altro può essere chiamato da qualunque università che abbia a disposizione un posto di quella fascia ed in quel raggruppamento disciplinare.

La prima osservazione è che i concorsi banditi sono proprio tanti, dato che l'intero organico dei docenti dell'Università italiana è di circa 62 mila. Perchè così tanti posti banditi? La ragione, almeno per i posti da professore, è che ci si aspetta che questi siano gli ultimi concorsi con la doppia idoneità. Perchè è così importante la doppia idoneità? Perchè consente scambi poco virtuosi. ll professore X, che ha un candidato interno A scarso, chiede al Professor Y, che ha un candidato B bravo (o scarso anch'egli!) di entrare in commissione e promuovere entrambi i candidati. Se tutto va bene, si hanno due nuovi professori, uno bravo e uno no. Se va male, ne abbiamo due scarsi. Ovviamente questo non vale per tutti i concorsi e per tutti i commissari. Ci sono concorsi che sono aperti e ci sono commissari che premiano solo il merito. Ma il rischio che questa tornata di concorsi si tramuti in una massicia immissione di docenti il cui titolo di merito principale è la fedeltà a qualche cordata di potere, esiste. Questi sono posti che bloccheranno per molti anni l'accesso ad altri candidati, magari migliori.

La seconda osservazione è che questi concorsi rivelano la demenzialità del sistema concorsuale: 15mila docenti su un totale di 62mila saranno impegnati come commissari. Facendo l'ipotesi che ad ognuno dei circa 1800 concorsi per associati/ordinari partecipino una media di 5-10 persone occorre aggiungere 9-18mila "concorsanti". Quindi un numero che oscilla fra i 24mila ed i 33mila docenti, su un totale di 62mila, potrebbe, in teoria, essere impegnato, simultaneamente, in attività concorsuali! È vero che una stessa persona potrebbe essere commissario in più concorsi (sino ad un massimo di tre se ordinario, e di due se associato) e che ciascun candidato può partecipare a 5 concorsi, il che ridurrebbe notevolmente il numero totale di persone impegnate ma, ovviamente, aumenterebbero le opportunità di condurre operazioni di "arbitrage" concorsuale ... A questi vanno aggiunti i  candidati al posto da ricercatore: un'orgia di carte bollate, raccomandazioni, esami, esamini, esamoni, graduatorie, telefonate, confronti, strizzatine d'occhio, inviti a cena, offerte implicite o esplicite di favori futuri per favorini presenti, riconoscenze ricordate ed antiche offese rinverdite ... e via elencando.

La terza osservazione è che - alla luce di questo concorso e di quanto è stato documentato (qui e qui, oltre che alla parola università più in generale) in relazione al "promozionismo generalizzato" che ha caratterizzato l'università italiana nell'ultimo decennio - si finisce per rendere meno comprensibili le proteste contro il tanto controverso blocco del turnover previsto dalla legge 133/2008. Certamente, si tratta di una classica manovra "alla disperata" tesa a frenare la valanga quando essa sta già rotolando rumorosamente a valle. Certamente, come sempre avviene in Italia, si legifera e si "riforma" solo in condizioni d'emergenza e per bloccare o limitare dei disastri già fatti, con provvedimenti tampone che mancano di lungimiranza e non risolvono quasi mai il problema. Ma è anche vero che, di fronte alla grande italica abbuffata avvenuta sino ad ora ed il cui mega-dessert consiste nei 4000 concorsi, lagnarsi perché mancano le risorse per il personale appare, come minimo, incoerente.

A fronte di tutto questo, cosa si può fare? Più in generale, cosa ci aspetteremmo dal Ministro Gelmini per una riforma dell'Università, blocco del turnover a parte?

Bloccare i concorsi?

Più facile a dirsi che a farsi. Sia un approccio radicale che un altro, più minimalista, appaiono giustificabili.

Chi sostiene l'approccio radicale pensa che il Ministro debba fermare queste procedure concorsuali (non essendo giuristi non sappiamo, però, se ciò possa essere veramente fatto anche se, cambiando un numero sufficiente di leggi, supponiamo sia possibile ...). All'obiezione che il blocco sarebbe ingiusto, perché ferma la carriera ai candidati bravi che hanno la legittima aspirazione ad essere promossi, risponde che non si tratta di bloccarli per sempre ma solo per sei-dodici mesi: il tempo di cambiare radicalmente le modalità con cui tali concorsi si debbano svolgere. Però non illudiamoci. Trovare modalità alternative per i concorsi in un sistema universitario in cui mancano gli incentivi appropriati non è per niente facile. Il ritorno ai concorsi nazionali, visto da molti come la panacea dei mali dell'università italiana, sarebbe, in larga parte, solo demagogia. Chi lo sostiene sembra non ricordare gli esiti prodotti nel passato. Telefonate di pressione sui commissari, scambi fatti sulla pelle dei candidati meno protetti, capi-cordata nazionali che gestivano svariati posti simultaneamente, tempi biblici per gli inevitabili ricorsi. Vi era poi il fenomeno dei vincitori "metropolitani" che andavano nelle sedi "periferiche" per (almeno) tre anni cercando di starci il meno possibile. Programmavano lezioni a settimane alterne, facendo 20 ore in una settimana per un semestre e poi sparivano per il resto del tempo. Stupisce che questa sia ora ricordata come l'età dell'oro. Insomma, se l'ipotesi di bloccare questi concorsi ha senso, lo ha solo se il ministro intende riformare rapidamente e radicalmente non solo il meccanismo concorsuale ('ché da solo non ne vale la pena) ma anche l'intero sistema di incentivi dell'università italiana. Come? Su questo torniamo alla fine, nella vaga speranza che il ministro tale intenzione ce l'abbia, nel qual caso bloccare i concorsi non sarebbe un'idea folle.

Un approccio più minimalista - basato sull'ipotesi che il ministro non abbia alcuna intenzione di alterare radicalmente il sistema di incentivi interni all'università e che occorra, quindi, "arrangiarsi" - è quello di cercare di minimizzare i danni alzando i requisiti di trasparenza. Due semplici proposte.

La prima è quella di replicare per tutte le discipline l'analisi che Roberto Perotti è andato facendo, nel suo bollettino dei concorsi, per economia. Questo dovrebbe avvenire in due momenti. A novembre, appena note le commissioni, si dovrebbero analizzare e rendere pubblici i titoli scientifici dei commissari, segnalando i casi patologici ed anche quelli dubbiosi. Negli anni passati ci sono state intere commissioni senza pubblicazioni di rilievo su riviste nazionali o internazionali. Per alcuni settori è (relativamente) facile classificare le pubblicazioni secondo la loro qualità. Per altri settori, quelli intrinsecamente meno aperti alla dimensione internazionale (es., Letteratura italiana o Diritto Romano) questo strumento sarà purtroppo poco efficace. Non importa: piuttosto di niente, meglio piuttosto. Non solo, oltre a fare le pulci scientifiche ai commissari sarebbe il caso di chiedere una pubblicazione in rete, sede per sede, dei concorrenti, con relativi CV allegati. In un secondo momento, noti gli esiti dei concorsi, si dovrebbero analizzare le graduatorie per identificare casi di palese violazione dei criteri di meritocrazia, e di competenza. Abbiamo aggiunto anche "competenza" perché, data la situazione in essere, non è improbabile che a molti concorsi si presentino solo candidati "invitati", il che vuol frequentemente dire "incompetenti". Si tratta, quindi, di verificare non solo che vinca il migliore ma anche che il vincitore soddisfi criteri minimi di competenza nell'area di studio in questione. La seconda proposta è quella di chiedere ai presidi ed ai direttori di dipartimento che, una volta terminato il concorso e prima di proporre la chiamata di un associato o ordinario, chiedano, a tre/cinque esperti internazionali delle materia privi di relazioni con l'università in questione, delle lettere di valutazione del prescelto. A tal scopo, organizzazioni come ISSNAF potrebbero risultare molto utili a quei presidi o direttori di dipartimento che volessero impegnarsi nell'operazione trasparenza.

Sappiamo che si tratta di iniziative minimaliste che avranno pochi effetti reali. Sappiamo che, persino queste, sono forse irrealizzabili dato il numero dei concorsi: ci sarebbe bisogno di un paio di migliaia di colleghi distribuiti nelle varie discipline, che passassero vari giorni a lavorarci sopra ... se qualche fondazione convinta che la meritocrazia è buona cosa ci legge, potrebbe pensare di finanziare e coordinare il progetto. Sappiamo che ci sarà sempre il collega di qualche oscura (e a volte anche meno oscura) università straniera disposto a giurare che siamo in presenza di un eccellente ricercatore anche se il soggetto non ha scritto niente che sia degno d'esser letto. Ma almeno in alcuni casi le lettere potranno servire da filtro, seppur grossolano. Insomma, se niente altro può essere fatto, che almeno si renda il più trasparente possibile lo standing scientifico di chi giudica e di chi è giudicato in questi concorsi. Forse l'approccio minimalista sopravvaluta l'efficacia delle sanzioni sociali sui comportamenti dei commissari e dei dipartimenti, ce ne rendiamo conto. Se altri hanno proposte più incisive, questo è il momento per avanzarle.

Non di soli concorsi muore l'università

I concorsi non sono l'unica emergenza sul tappeto. Un'altra priorità è quella di allocare meglio i fondi tra le varie Università. A questo proposito si potrebbe usare la valutazione fatta dal CIVR per allocare ai vari dipartimenti una quota rilevante dei fondi di ricerca (60-70%, forse anche di più visto che i fondi per la didattica fanno comunque la parte del leone e sono allocati sulla base della spesa storica) e, soprattutto, iniziare subito la procedura per una nuova valutazione del CIVR visto che quella esistente è oramai "datata". Le valutazioni vanno fatte frequentemente perchè i Dipartimenti cambiano composizione e cambiano anche le pubblicazioni dei loro membri. Anche in questo caso sarebbe opportuno avvalersi di esperti internazionali scelti in maniera meno "teleguidata" di quanto non sia avvenuto nella tornata precedente. Il problema da risolvere, qui, è quello della selezione internazionale di persone che abbiano sia la capacità che gli incentivi per essere ferreamente obiettivi. Problema non semplice. Un criterio di partenza potrebbe essere quello di coinvolgere direttamente le accademie delle scienze di vari paesi (USA, UK, Francia, Germania, Giappone ...) chiedendo loro di nominare i loro esperti. Occorre poi anche compensare queste persone adeguatamente ...

In secondo luogo: è ora che dal ministero arrivino proposte di modifica dei parametri salariali e dei criteri di promozione, modifiche che permettano di legare il salario al merito. È improrogabile cominciare a legare la remunerazione dei docenti alla loro produttività didattica e scientifica. Magari inizialmente gli incentivi saranno, dati i problemi di bilancio delle Università, di piccola entità. Ma meglio poco che niente. Non vi è altra alternativa, signora Ministro: l'università italiana è piena di ordinari che pubblicano finti articoli su finte riviste scientifiche e percepiscono il medesimo identico stipendio di persone che sono in corsa per il premio Nobel o che lo hanno mancato, giusto quest'anno, d'un soffio. Questo scandalo va affrontato ed eliminato. Altrimenti parlare di meritocrazia è una burla.

Bisogna anche iniziare a programmare lo sfoltimento dei corsi di laurea e di dottorato inutili. Prendiamo i dottorati. Nella maggior parte delle università italiane l'insegnamento nei progammi di dottorato non viene considerato nel monte ore dei docenti e non è prevista una compensazione monetaria per le attività didattiche ad esso collegate. Tutto è lasciato alla buona volontà. Il risultato è che si hanno programmi di dottorato con tanti piccoli moduli di 10-15 ore spesso scollegati tra di loro e quindi del tutto inutili per gli studenti. Meglio sarebbe allora usare i fondi delle misere borse previste per gli studenti di dottorato per creare poche generose borse di studio per finanziare la frequenza di un buon programma di PhD all'estero. Bisognerebbe poi proibire che le sedi che organizzano i programmi di dottorato possano assumere come ricercatori i loro studenti. E, dopo tale provvedimento, analizzare la collocazione professionale degli studenti per arrivare a chiudere i programmi che non portano a nulla. Il dottorato non può essere un parcheggio post-laurea ed uno strumento per creare un "esercito di ricercatori di riserva" che regolarmente preme per farsi assumere con concorsi-mostro come quello che inizia in questi giorni.

Perché l'università viva invece di sopravvivere

Occorre andare oltre i provvedimenti d'emergenza costruiti a pezzi e bocconi, come quelli che anche questo ministro sembra intenzionata ad adottare. Il cerchio-bottismo - ossia: concorsi per 4000 e poi blocco del turn-over; creazione delle fondazioni e poi "perequazione" con i soldi pubblici che vanno agli incapaci; dichiarazioni d'intenti favorevoli alla meritocrazia seguite da nessun atto legislativo che la realizzi - il cerchio-bottismo, dicevamo, non porta lontano e non serve all'università. Ha fatto anche il suo tempo perché non ci crede più nessuno: o si rompe in modo verticale con il passato, o non c'è via d'uscita.

L'università italiana non uscirà dallo stato di coma profondo in cui si trova senza uno shock traumatico; questo shock traumatico può venire solo dall'autorità politica che la regola, e che artificialmente alimenta questo corpo altrimenti comatoso. A nostro avviso la situazione oggi permette e richiede tale shock. Su come il ministro Gelmini potrebbe, se volesse, realizzarlo, ci torniamo la settimana prossima. Dopo le due elezioni, quelle del presidente USA e quelle dei commissari italiani.

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Forse l'approccio minimalista sopravvaluta l'efficacia delle sanzioni
sociali sui comportamenti dei commissari e dei dipartimenti, ce ne
rendiamo conto. Se altri hanno proposte più incisive, questo è il
momento per avanzarle.

Ecco un'idea. Pilotare la composizione delle commissioni, e quindi influenzare l'esito di un concorso secondo criteri arbitrari, e' possibile perche' a occhio e croce non piu' di un quinto degli elettori vota. Entrambi i seguenti meccanismi possono ridurre considerevolmente questo potere: (1) estrarre a sorte i componenti delle commissioni dalle liste degli eleggibili; (2) rendere in qualche modo obbligatorio il voto.

Un'altra priorità è quella di allocare meglio i fondi tra le varie
Università. A questo proposito si potrebbe usare la valutazione fatta
dal CIVR

Se non l'hanno fatto adesso non lo faranno mai. La legge 133 era l'occasione per mandare almeno il seguente segnale: vogliamo tagliare e lo faremo, pero' non tagliamo uniformemente; per dimostrare che veramente crediamo nella meritocrazia applichiamo l'unico criterio di merito scientifico che abbiamo, cioe' le valutazioni CIVR. Si poteva fare senza nessuna difficolta' visto che il governo aveva adottato la linea dura. Questo era il segnale da dare, e avrebbe generato un po' piu' di consenso. Grossa occasione persa. Era quello che si chiedeva nell'appello meritonella133.

Il centro-destra ma anche l'opposizione appare avere encefalogramma piatto sul tema dei concorsi universitari: il massimo che riescono ad escogitare e' il ritorno a concorsi nazionali, come a loro tempo sia L.Moratti che Mussi. I concorsi nazionali non possono funzionare per due motivi: i commissari non hanno incentivi a scegliere correttamente ma solo a massimizzare scambi di favori, inoltre l'Italia non ha ne' sufficiente fibra morale ne' efficiente magistratura per farli funzionare.  L'idea di introdurre responsabilita' e incentivi reali a scegliere correttamente non sfiora quasi nessuno.

Secondo me occorre passare da un sistema di finanziamento a pioggia ad un sistema in cui il finanziamento va ai singoli docenti, e i dipartimenti si finanziano con overhead, questo provvederebbe incentivi a scegliere bene i propri colleghi. Per disarticolare il localismo occorrerebbe vietare le promozioni interne alla stessa provincia almeno per i primi gradi della carriera: per i concorsi di dottorato, post-doc e ricercatore.  Nel periodo di transizione occorrerebbe anche limitare o disincentivare le promozioni interne negli altri casi, in due modi: modulando gli stipendi (chi e' promosso fuori provincia deve trovare una nuova casa ed e' giusto pagarlo di piu') e modulando il finanziamento ordinario penalizzando le promozioni interne e premiando i vincitori esterni.

passare da un sistema di finanziamento a pioggia ad un sistema in cui
il finanziamento va ai singoli docenti, e i dipartimenti si finanziano
con overhead, questo provvederebbe incentivi a scegliere bene i propri
colleghi.

L'idea e' buona ma dubito che possa funzionare: l'incentivo sarebbe non a scegliersi colleghi con maggiore potenziale scientifico, ma colleghi che possono influire sull'allocazione delle risorse. Cioe' saremmo punto e a capo, a meno che -- ad esempio -- le risorse vadano ai singoli in base a qualcosa come le valutazioni CIVR, dove il valutatore non puo' essere "catturato."

L'idea e' buona ma dubito che possa funzionare: l'incentivo sarebbe non
a scegliersi colleghi con maggiore potenziale scientifico, ma colleghi
che possono influire sull'allocazione delle risorse.

Nei sistemi universitari che funzionano, le risorse vengono assegnate dalle agenzie di finanziamento almeno approssimativamente in base al merito scientifico, non in base ad amicizie di partito e parentele. Se non si riesce ad ottenere questo almeno in prima approssimazione in Italia allora il sistema e' destinato ad andare in malora con qualunque normativa. Se hai, come ipotizzi, docenti influenti nell'allocazione delle risorse in misura scorrelata al merito scientifico, ti sfido a trovare delle norme che possano far funzionare il sistema. Le norme attuali (elezione dei commissari di concorso da parte di tutta la comunita' universitaria del relativo settore scientifico) non funzionano.

D'accordo, Alberto, la tua idea funziona con doppia riforma: (1) riforma dei criteri di allocazione su base individuale; (2) riforma dell'allocatore.

Una proposta minimalista. Alcune "monografie", che vengono poi valutate come pubblicazioni, sono stampate dietro pagamento alla casa editrice di una certa somma di denaro da parte dell'autore. Questo è probabilmente un segnale della scarsa qualità del prodotto (se la casa editrice fosse sicura di venderlo bene, non avrebbe necessità di fare coprire all'autore parte delle spese di pubblicazione). Ci sono discipline, come quelle giuridiche, in cui questa prassi mi sembra parecchio diffusa.

Proposta 1: non sono ammesse come pubblicazioni valutabili in un concorso le monografie, o altri prodotti, dati alle stampe con contributi alle spese di pubblicazione da parte degli autori.

Proposta 2: in sede di presentazione delle pubblicazioni, il candidato deve dichiarare se ha provveduto ad un contributo alle spese di pubblicazione (poi la commissione farà le sue valutazioni)

 

 

E abolire i concorsi tout court ? Valutare le pubblicazioni, le commissioni, le sub-commissioni, la commissione che valuta la commissione mi puzza sempre di italico perditempo. Non capisco questo esercito dei 7000 quali vuoti dovrebbe colmare, visto che già oggi molte Università sforano il monte retribuzioni, che è (dovrebbe essere) una percentuale del FFO, e quindi si dovrebbe, tutt'al più, parlare di trasferimenti di docenti da una sede all'altra, per bilanciare.

Insomma, stiamo guardando ad un falso problema, come valutare questi 7000 (e mettere tutto, ma proprio tutto di questi 7000 in rete, magari senza nomi e cognomi, giusto per la privacy mi sembrerebbe proprio il minimo), ma poi non ci è spiegato perchè dovremmo assumerne 7000, stante una riduzione decisa con l'accetta del FFO.

Insomma, a me che non sono un docente, mi spiegate che ce ne facciamo di 7000 posti di lavoro, alcuni ben pagati, se poi non ci servono ? Mentre non mi piace l'accetta della Gelmini sul FFO (se combatti gli sprechi li individui e li cancelli), qua ci vorrebbe l'accetta.

Marco, attenzione a non semplificare troppo. Innanzitutto non sappiamo affatto che tutti i concorsi siano inutili. Non abbiamo alcun dato per provarlo. E non dimenticare che la progressione di carriera, nel nostro lavoro, come in tutti gli altri, è uno schema di incentivo molto potente. E ad oggi i concorsi sono l'unico meccanismo di progressione della carriera in Italia, dato che non c'è un mercato dei docenti universitari. Il problema si pone quando i concorsi non vengono vinti da chi ha più meritato ma da altri candidati.

Ricevuto. Non semplifico, mi farebbe solo piacere capire quanti dei 7000 posti sono in ingegneria biomedica e quanti in filologia romanza, poi, e qui penso di aver capito male, quanti sono "nuovi" e quanti di avanzamento di carriera. Concordo che allo stato attuale i concorsi sono la via scelta per gli avanzamenti di carriera, introdurrei anche un minuscolo grado di valutazione: il gradimento fra gli studenti anche se penso che tale valutazione sia possibile solo per i passaggi a ordinario o associato. Così, giusto per avere un "termometro" sociale che vada al di là della semplice valutazione dei numeri, anche se alle volte sono più gli studenti che i professori a stabilire la validità di una cattedra, penso sempre al mio professore di Scienza delle Finanze, tal Da Empoli, che mi aveva quasi convinto a fare degli esami in soprannumero, tanto era bravo.

Incredibile. Sono d'accordo con tutte le proposte minimaliste. Quando ero presidente dell'unione matematica italiana (UMI), feci di tutto perche' fossero pubblicati dal Notiziario dell'UMI resoconti analitici dei concorsi per  ricercatore (quelli piu' importanti e che si svolgono con meno pubblicita'). Una sola osservazione: il fatto che i concorrenti ad un concorso siano piu' bravi dei commissari è un grande risultato positivo. Vuol dire che qualcuno ha lavorato per migliorare il livello scientifico della disciplina. Ricordiamo che il livello scientifico di Corbino, il fondatore e protettore della scuola di Fermi, era molto inferiore a quello del "gruppo di via Panisperna"., che allora si chiamava "i ragazzi di Corbino". Il merito dello spazio dato ai "ragazzi di Corbino" nella facoltà si SMN di Roma fu anche del matematico Vito Volterra, anche lui di statura scientifica non paragonabile alla modesta statura di Corbino. 

Mi piacerebbe conoscere la fonte del dato sui concorsi banditi: dal sito del Ministero (http://reclutamento.miur.it) risultano i seguenti numeri:

I sessione 2008: conc. ricercatore 248 (posti 252); prof. associato 1143; prof. ordinario 724

II sessione 2008: conc. ricercatore 11; prof. associato 1; prof. ordinario 4

 Mi sfugge qualcosa ?

Peraltro anche nell'eventualità che le cifre su cui si basa l'articolo fossero da verificare, a mio parere questo non inficerebbe le valutazioni e le proposte minimali, che sarebbero egualmente condivisibili.

Un saluto tutti gli nFA da un newcomer e complimenti per l'ottimo livello della discussione

I numeri erano errati e me ne scuso. Nelle sessioni 2008 a me risultano 724 bandi da ordinario (prima sessione) e 1143 da associato. Quindi circa 1800 (3600 erano le idoneità). Per i ricercatori, bisogna guardare l'ultima sessione del 2007 (per cui si è già votato, in realtà, ma i cui concorsi sono ancora in corso, nella maggior parte dei casi) più la prima del 2008 per arrivare a 2000 (ma il numero sottostima i posti da ricercatore banditi perchè la seconda sessione del 2008 non è ancora completa). Ho modificato i numeri nell'articolo.
Grazie ancora per la segnalazione.

Dottorati

fausto panunzi 4/11/2008 - 12:35

Su una possibile riforma dei Dottorati, vi segnalo questo articolo di Franco Peracchi.

 


Al quale ho replicato segnalando il decalogo europeo per i dottorati ("Principi di Salisburgo"), come formulato nel contesto del "Processo di Bologna"; per la realizzazione dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore:
- versione breve
- versione estesa

Numerose altre riflessioni (sempre di respiro europeo) sono poi raccolte in:
- EUA (2005): Doctoral Programmes for the European Knowledge Society,
- EUA (2007): Doctoral Programmes in Europe’s Universities.

Naturalmente vi sarebbero molti altri commenti da fare sulla situazione italiana, ma per il momento mi astengo - e consiglio il confronto europeo e internazionale come base per ogni discussione.

RR


Riporto un appello di difesa parziale dello status quo, e di cui non condivido nemmeno una parola, che andrebbe catalogato, con macabro cinismo, alla voce "tutti i nodi vengono al pettine". Riassumendo, per chi non volesse leggerlo: cambiamo pure tutto ma vi prego, prima fateci fare sto benedetto concorso che ci spetta che sono anni che siamo in fila e teniamo famiglia.

 


"Fermiamo la mano.
Chi lavora da tempo nell'universita' italiana, specie se ha avuto esperienze anche in atenei di altri paesi, sa benissimo quali siano le disfunzioni serie di questo sistema, ma sa anche quali sono i punti di forza, che ci sono: la sua critica e' soprattutto orientata a migliorare il sistema. Ma oggi chi lavora all'universita' si sente oggetto di un attacco coordinato, condotto con la tecnica del branco, come fanno i coyotes o i practors di Jurassic Park o, meno esoticamente, con le tecniche con le quali il potere mafioso ha trattato sempre i suoi nemici oppure ancora con le tecniche delle purghe staliniane. Diffamare, isolare, eliminare.
Alla diffamazione si sono dedicati diversi soggetti, con una frenesia degna di cause più nobili: diffondere falsita' sull'universita' italiana, con cifre fuorvianti snocciolate come un rosario e' diventata una tecnica comune a politici e a docenti che hanno dimenticato che, messa al servizio dell'ideologia, la scienza cessa di essere tale. All'isolamento hanno contribuito i media, sia gli house organs della Famiglia sia i giornali cosiddetti "indipendenti". Ora si passa alle prime fasi della eliminazione. Aldo Schiavone ha scritto su Repubblica del 30 Ottobre che assisteremo al funerale dell'Universita'. Non c'e' funerale senza cadavere e non c'e' morto ammazzato senza mano assassina. Noi vogliamo impedire il delitto prima che venga consumato.
Sui concorsi universitari e' aperta la discussione, molti di noi hanno fatto anche proposte radicali (ma efficienti) sull'argomento. Oggi pero' occorre innanzitutto fermare la mano di chi sta proponendo una azione delinquenziale, prima ancora che irresponsabile e inefficiente. Dopo molti anni di attesa, sono finalmente in corso qualche migliaio di concorsi per professori associati; questo non significa nuovi posti e aumento del corpo docente, ma il giusto riconoscimento del lavoro svolto, a volte per venti anni e piu', da migliaia di ricercatori, talvolta invecchiati in quel ruolo non perché senza merito, ma perché senza posto, con stipendi bassi e sovente con curricoli didattico scientifici, anche internazionali, di tutto rispetto. E lo stesso discorso vale a maggior ragione per i posti di ricercatore cui aspirano migliaia di precari che hanno stipendi minimi e senza i quali l'universita' non potrebbe funzionare.
Oggi una vena di follia si e' introdotta nel dibattito, si vogliono bloccare questi concorsi, sull'imbeccata fornita ai politici dal prof. Giavazzi sul Corriere della sera sulla base di tre affermazioni false (false anche quando contengono nuclei di verita', perche' nella scienza come nel dibattito pubblico non si può dire nero se e' appena appena grigio).
Primo che i concorsi siano tutti truccati, quindi e' inutile farli, ovviamente la conseguenza sarebbe "in galera tutti i commissari" e, vien da chiedere: ma il prof. Giavazzi e gli altri eccellenti colleghi che guidano questa campagna con il piglio di Rummy Rumsfeld, il concorso come l'hanno vinto?
Secondo, che i concorsi siano troppi: falso, non rappresentano neppure un normale turnover. Giavazzi dice 10% ma falsifica gravemente perche' un economista dovrebbe sapere che il turnover non e' una misura assoluta, ma si calcola su un periodo dato, di solito annualmente. Qui il numero di concorsi (regolarmente banditi secondo la legge, sia detto per inciso) va valutato in base agli anni dall'ultima tornata di concorso, almeno tre, quindi sarebbe il 3% non il 10.
Terzo, dice infine Giavazzi per sostenere ideologicamente l'urgenza del provvedimento ("fate in fretta, fate in fretta"), che se questi concorsi passeranno si blocchera' tutto il sistema per anni. Falso: oltre all'esiguita' dei numeri, nei prossimi anni si libereranno migliaia di posti di ordinari e associati per l'invecchiamento del corpo docente. L'universita' avra' ancora meno docenti di quelli, gia' ora insufficienti, che ha.
E poi non dovrebbe sfuggire all'economista Giavazzi, a proposito di blocchi, che se non vengono promossi, i ricercatori attuali bloccheranno essi davvero il sistema, impedendo che si liberino i posti per i piu' giovani. E in più saranno cosi' legittimamente infuriati che, anche se non bruceranno qualcosa, e' dubbio che riprenderanno a lavorare molto rapidamente. Pero' la parola, anche se asinina, passa rapidamente perche' anche nel mercato delle idee esiste la legge di Gresham che dice che la moneta cattiva scaccia quella buona.
Per dare una idea delle assurdita' che la stampa diffonde, leggiamo il modo in cui anticipa La Stampa (30 Ottobre p. 5) il provvedimento "Blocco automatico dei concorsi, si rischia di fermare il turn-over (attenzione, facendoli, non bloccando il turnover in corso, ndr!!) si tratta di "7 mila posti, di cui 4mila per ordinari e associati e 3 mila in due tranches per ricercatori he verrebbero assunti a vita" (capite?? "a vita", cioè non precari come ormai devono essere tutti, e come alcuni dei candidati sono da anni e anni).
Ma, ancora: "Se il concorso passasse verrebbe ingolfato per anni il sistema di reclutamento e i giovani di talento potrebbero dire addio alle loro aspirazioni" (perche' quelle migliaia che adesso da precari sperano di diventare ricercatori le aspirazioni non le hanno? La logica, la logica!!.ndr). Ma ora viene il bello! "Tuttavia [sospendere] questo concorso significa inimicarsi tutta la baronia che aveva gia' deciso chi e come sistemare. Al provvedimento dovrebbe seguire poi una nuova normativa sui concorsi". (Dopo aver violato la legge vigente se ne fa un'altra. ndr).
Capite? Il problema non sono i poveracci che hanno lavorato per anni e che ora si vedono sottrarre la possibilita' di partecipare a concorsi, che non si fanno da quattro anni. No! Il problema sono i "baroni" frustrati nelle loro trame. Ha ragione Diamanti (La Repubblica.it 1 Novembre) basta con questa sciocchezza dei baroni. Quel che vere baronie e governanti stanno tentando di fare e' solo, banalmente, mettere da parte qualche risorsa. Per chi? E il rispetto per chi lavora dove sta in tutto questo mondo, e mezzomondo, di politici e loro consigliori? Ma quando si fa branco l'ideologia obnubila: "el sueño de la razon produce monstruos". E una vera mostruosita' e' appunto la proposta di bloccare i concorsi. Firmate con noi per fermare la mano.
Guido Martinotti 
Roberto Moscati 
Franco Rositi"

Nessuna parola sull'esigenza che occorra garantire che il merito prevalga, vedo.

Ah, io nella mia fresca ignoranza pensavo che i tre firmatari fossero tre poveri ricercatori e questo fatto faceva si' che il mio cuore di burro sotto sotto empatizzasse per loro. In realta' google mi dice che sono tre professori e uno e' pure vice-rettore. Forse questo commento allora andrebbe spostato nel thread di michele sul gioco delle tre chiappe.

Assolutamente, hai sbagliato thread!

Un collega più riservato di me ha osservato:

Non posso fare a meno di notare che in Jurassic Park c'erano i
''raptors'', non i ''practors''. Poi, se vogliono fare i fighi e citare
Goya in lingua originale, dovrebbero scrivere ''razón'' e non
''razon''. Oh well, forse faccio troppo caso a queste cose. But
still...

Io sottoscrivo ... ah, gli intellettuali cosmopoliti italiani!

volendo spaccare il capello in quattro, possiamo anche aggiungere che i coyotes tendono a cacciare  in coppia non in branco. Se avessero usato un animale più italico (ad es. il lupo) avrebbero evitato l'imprecisione, evidentemente il coyote fa più figo.

Voci lontane. Il sottoscritto che beve il caffe' (per altro ottimo di immigrati biellesi in Kzn nel dopoguerra.)

Incontra per caso ottima persona che si scopre essere (dato l'accento catastrofico in una qualsiasi delle locali lingue [nel paese in cui vivo sono undici quelle ufficiali, molte di piu' quella parlate]) sia un eccellente allenatore del club di Pellegrini (Bejing o8, per chi segue le piscine competitive.)

Enfin, bref la persona in questione sta addottorandosi (in un soggetto che ha che fare con i rapporti tra autorita' tradizionale e governo democratico) e s'interroga, a richiesta del sottoscritto, su come fare l'universitario in Italia. Risposta (sua): dei concorsi e dei posti a concorso il 95% e' deciso da ora.

Una cosa utile da fare per NOISEFROMAMERIKA: collezionare tutta l'intelligence possibile su chi ha vinto prima del concorso e confrontare il prima e il dopo. Se coincidono e' virtualmente impossibile credere alla buona fede di chiunque continui a starnazzare, di vari baroni e baronetti che sostengono di essere dei duri lavoratori, mal ingiuriati dai malpensanti ignoranti ai commentatori politici che gridono all'urlo del "neo-liberalismo" che avanza (o arretra, visto il nuovo comandante in capo, anche se prima di avere un quarantenne presidente della repubblica in Italia.. passera' abbastanza tempo per aver D'Alema come uomo nuovo...)

 

 

palma, ukzn 

Caro Palma, la tua idea è già stata realizzata da qualcun altro, ma, come puoi vedere, senza grossi risultati. Comunque ora con le commissioni sorteggiate si rimescola tutto, almeno nelle discipline più grandi (in quelle piccole mi sa che cambierà poco). Però il testo del decreto non riesco ancora a trovarlo, perché sarei curioso di sapere se rimane la figura del membro interno designato, ovvero colui che è in grado di trasmettere ai colleghi della commissione le, diciamo, ehm ehm, come dire..., ecco: le "esigenze" della facoltà che ha bandito il concorso.

sei sicuro che la regola del sorteggio, ammesso sia in vigore sin d'ora, sia applicata all'attuale tornata di concorsi? Io mica tanto.

Anche se il testo non e' ancora disponibile, dalla conferenza stampa e' chiaro che si applica ai concorsi attuali che verranno solo posticipati di qualche settimana - per questo il decreto e' d'urgenza (pure quelli di mussi era d'urgenza).

Si applica a tutti i concorsi (quindi 1800 professori (3700 idoneita) e 320 ricercatori)

Elezione di 12 e sorteggio di 4; il membro interno rimane fisso.

Non servira' a nulla.

Elezione di 12 e sorteggio di 4; il membro interno rimane fisso.

Non servira' a nulla.

Questo importante dettaglio mi era sfuggito. C'e' una probabilita' positiva che la maggioranza di una data commissione sia sostanzialmente random, ma l'equilibrio e' inesorabile:

(1) Fatto il decreto trovato l'inganno: se la posta e' alta basta diluire su 12 i voti precedentemente concentrati su 4. Piu' difficile di prima ma non impossibile. Diverso sarebbe stato estrarre tra tutti gli eleggibili.

(2) E' sempre possibile esercitare moral suasion (lo scambio di favori e' affare intertemporale) ex-post, e questo e' tanto piu' facile quanto piu' ristretto il pool dal quale si estrae.

Insomma, qualche effetto potrebbe esserci ma e' davvero poca roba rispetto a quello che trapelava dalle prime agenzie.

Elezione di 12 e sorteggio di 4; il membro interno rimane fisso

Se le cose stanno così (ma il testo del decreto dov'è???), allora il discorso precedente si ribalta.

L'effetto può essere maggiore sulle piccole discipline (se sono p.e. spaccate in due cordate contrapposte, di cui una maggioritaria) che sulle grandi.

Esempio (puramente inventato, non penserete mica che...;-). Una disciplina con una ventina di ordinari, divisi in due cordate, una di 14 ed una di 6, è una disciplina dominata dal primo gruppo (che può sempre eleggere almeno due ordinari in commissione con 7 voti cadauno e blindare la maggioranza concorsuale con il membro interno) con le regole attuali, ma può diventare anyone's game in caso di sorteggio.

 Addendum: dal sito del Sole24Ore leggo che:

Trasparenza nei concorsi. Sarà eletto un pool molto ampio di professori all'interno del quale saranno estratti a sorte coloro che faranno parte della commissione. Lo scopo è quello di evitare il rischio di predeterminare l'esito dei concorsi. In pratica le commissioni saranno composte su base nazionale da 5 professori sorteggiati da una lista di 15 commissari eletti tra i professori ordinari del settore disciplinare del bando. Se il settore è costituito da un numero di docenti pari o inferiore a 15, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore e viene integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero 15, da docenti di settori affini.

In pratica le commissioni saranno composte su base nazionale da 5 professori sorteggiati da una lista di 15 commissari

se guardi la conferenza stampa che ho linkato sopra (min 14) vedrai che non e'  cosi': msg prima parla di 15/3=5 poi si corregge e spiega 12/3=4+1=5

Ecco qui il testo (provvisorio) del decreto. L'articolo 1 (punto 4) parla di 15. Ma 15 o 12 pari sono.

Grazie Giulio per il testo del decreto (sul sito del governo ancora non c'è; vergogna!).

Segnalo a tutti l'importante comma 6 relativo ai criteri di valutazione. Si parla di "parametri riconosciuti in sede internazionale", da individuare a cura del Ministero, sentito il CUN.

Dato che c'è solo un mese di tempo per elaborare tali criteri, due osservazioni: 1) prevedo pasticci e/o errori clamorosi; 2) se qualcuno può in qualche modo consigliare a dovere la ministra... lo faccia ORA o, come si dice, taccia per sempre!

se qualcuno può in qualche modo consigliare a dovere la ministra... lo faccia ORA o, come si dice, taccia per sempre!

Ho ben tre consigli: (1) impact factor, (2) impact factor, e (3) impact factor.

sara' mica che la ministra gelmini ci legge? :-)  date un'occhiata qui, in particolare le ultime due righe. l'estrazione a sorte sarebbe un netto miglioramento.

l'estrazione a sorte sarebbe un netto miglioramento.

Sarebbe un miglioramento senza dubbio ma non risolverebbe per nulla il problema degli incentivi e della responsabilizzazione delle scelte. Se non erro e' stata anche gia' sperimentata.  La riforma corretta dovrebbe andare nella direzione di valutare con efficacia tutti e rendere responsabili gli Atenei e i Dipartimenti delle loro scelte di reclutamento.  A mio parere un sistema nazional-statale di reclutamento e promozione micro-regolato dalla legge non potra' mai funzionare bene in Italia perche' mancano i requisiti minimi di onesta' intellettuale delle elites culturali, che sarebbero quindi fatalmente deboli rispetto ad ogni genere di pressione, specie non esistendo contro-incentivi contro scelte arbitrarie sub-ottimali.  Solo meccanismi di mercato o paragonabili potrebbero favorire un miglioramento significativo.

Concorsi di colpa

Lea 6/11/2008 - 20:36

A proposito di concorsi… Sul Corriere della Sera di oggi leggo quanto segue (COMMENTI A CALDO IN MAIUSOLO).

[OMISSIS]Gli atenei spendaccioni, con i bilanci in rosso (20 su 75)-questi i punti del decreto - non potranno bandire concorsi. Deroga parziale al blocco del turnover previsto dalla legge 133 dello scorso 6 agosto per l'assunzione dei giovani ricercatori.

Distribuzione del fondo statale di finanziamento in ragione non solo del numero degli iscritti - criterio che induce gli atenei ad attirare quanti più studenti anche con una moltiplicazione di corsi e diminuendo il rigore-ma in base a criteri di produttività. (COSA S'INTENDE PER PRODUTTIVITA'??? NUMERO DI LAUREATI/NUMERO DI ISCRITTI??? O QUALITA' DELLA PRODUZIONE SCIENTIFICA????)

Previsto anche un intervento sui concorsi per docenti, forse anche per quelli già banditi. Tra le ipotesi una modifica nei meccanismi della selezione per i professori associati e ordinari: si introdurrebbe un solo vincitore eliminando la doppia idoneità, ritenuta fonte di possibili accordi sottobanco. Un provvedimento che non dovrebbe dispiacere all'opposizione. (OTTIMO NELLE INTENZIONI! MA LA DOPPIA IDONEITA' NON ERA STATA REINSERITA NEL FAMOSO "MILLE PROROGHE" CON COMPLICITA' BIPARTISAN? QUINDI A VINCERE SARANNO SOLO I CANDIDATI INTERNI….AGLI ESTERNI BRAVI FARANNO PESARE IL FATTO CHE MOLTI DEI LORO LAVORI SONO IN "COLLABORAZIONE" E CHE QUINDI "L'APPORTO DEL CANDIDATO NON E' DESUMIBILE"… DI FATTO C'E' IL RISCHIO CHE SE PUBBLICHI SUL JME CON UN COAUTORE TI VALE DI MENO DI UNA MONOGRAFIA EDITA DA "PINCOPALLO" CON TIRATURA GARANTITA DALL'AUTORE STESSO UTILIZZANDO FONDI DI RICERCA* )

L'altra ipotesi, più complicata, prevede la sospensione delle procedure in attesa di approvare una riforma con un ddl. (DI FATTO E' TUTTO FERMO DA DIVERSI ANNI. E' DA TEMPO CHE ASPETTIAMO UNA RIFORMA CHE RIFORMI E NON UNA CHE PERPETUI IL BARONATO)

Resterebbero i concorsi per i ricercatori, utili per lo svecchiamento dell'università. (PER AUMENTARE LA SCHIERA DI SCHIAVETTI ALLA MERCE' DEI BARONI… L'ETA' MEDIA DEI RICERCATORI E' COMUNQUE ALTA…. O SBAGLIO?)

E potrebbero essere stanziati anche fondi per alloggi e borse di studio per gli studenti più meritevoli. (NEL PAESE DI PULCINELLA MI CHIEDO CHI VINCERA' GLI APPALTI PER LA REALIZZAZIONE DELLE RESIDENZE UNIVERSITARIE ) [OMISSIS]

*A PROPOSITO DI FONDI DI RICERCA: QUALCUNO SI E' MAI POSTO IL PROBLEMA DI MONITORARE COME VENGONO SPESI I FONDI DI RICERCA NELLE UNIVERSITA' ITALIANE?

Potete leggere l'articolo completo qui.

Ti consiglio di leggere l'articolo del Sole24Ore del commento precedente al tuo di G.Zanella, che spiega molto meglio. La "produttivita'" deve essere quella misurata dall'impact factor delle pubblicazioni nelle valutazioni CIVR (imperfetta e migliorabile, ma tuttavia la migliore approssimazione che abbiamo).

grazie mille! me l'ero perso!

OK, almeno si riparla del CIVR!!

 

 

[premetto che mi sento un po' a disagio a intervenire: leggo da tempo il blog, con costanza, ma da modestissimo studente di filosofia qui mi sento un po' un cavolo a merenda. Inoltre perdònino il nickname, ma oramai è quello "ufficiale" in rete...]

 Non riuscendo a individuare a quale dei commenti rispondere, mi permetto di aggiungere un'altra ramificazione. Più che altro per chiedere lumi su una quantità di argomenti, a partire dalle proposte minimaliste avanzate e dalla conferenza stampa tenuta ieri da Gèlmini (che è tutto quello che sappiamo su questo DL).

1. Non ho capito com'è che 1867 bandi (del solo 2008) e 3734 idoneità per ordinari e associati contro meno di duemila posti (e idoneità) a ricercatore tra 2007 e 2008 contribuiscano allo svecchiamento e favoriscano l'ingresso dei giovani. Al massimo favoriscono qualche carriera fulminea.

2. E' o no possibile mettere in relazione concorsi e parametri salariali? Ovvero: se i commissari promuovono un ricercatore/una ricercatrice in gamba, questo dovrebbe avere dei riflessi positivi sui loro stipendi. Viceversa se passa un(')incapace pagano. Ché, a proposito di baronie, lo strambo ed equivoco statuto giuridico dei docenti e gli automatismi negli scatti stipendiali sono sì odioso privilegio. Dite che come proposta non è tanto minimale? Voglio dire: per me se il preside di facoltà "fa promuovere" la figlia e la figlia è un genio e ha conseguito la laurea, svolto il dottorato e fatto l'assegnista nello stesso ateneo non c'è alcun problema: è un genio. Anzi, l'ateneo che se l'è cullata e cresciuta dovrebbe avere tutto il diritto di tenersi 'sto genio. Se invece è una capra perché devono pagare gli iscritti e le iscritte al Corso di Laurea? Paghi la commissione che l'ha promossa: a noi studenti tocca già "pagare" sorbendocela magari a lezione...

 3. Ma per stroncare i bandi "ad personam" non avrebbe senso sopprimere i concorsi a cui si presentano meno di n candidat_? (dove n è un numero che esprime sensatamente il numero, sul totale delle persone afferenti ad un ambito disciplinare, di quante probabilmente si occupano dei temi d'interesse del dipartimento che bandisce il posto).

4. Si riesce in qualche modo a stimare le possibilità combinatorie date dal sistema del sorteggio a 12? Mi pare infatti che gli esempi fatti finora (le 2 cordate che si fronteggiano etc...) sottovalutino i sistemi di alleanze, conflitti e parentele del mondo accademico. L'economia dello scambio di favori e il differimento "al prossimo concorso" della restituzione del favore ricevuto è prassi così invalsa (perché, come ha scritto Perotti, se penso che un collega farà pressioni per far passare la capra che lui copre, inevitabilmente farò pressioni a mia volta per far passare il giovane promettente che ho seguito sin dalla tesi di laurea) che scegliere per interesse 12 persone ed estrarne 4 è una cosa che, ad un numero crescente di concorsi (numero per forza crescente, perché i concorsi si accumulano) prima o poi si avrà occasione di restituire il favore o vedersi ripagato il debito.[forse non mi sono spiegato bene... ma sono appunto confuso]

5. Invito, nel limiti di senso che un tale invito rivolto da me a NFa può avere, a prendere in considerazione il "problema" di noi umanisti sfigati. Di noi che abbiamo sempre dottorati con 2+2 o 3+3 idonei (con + senza borsa), e quindi che strutturi a fare? Di noi che ci vuole una cordata di dipartimenti per bandire un concorso. Di noi che il problema non è che al dottorato non ti seguono o che non è strutturato (tanto scrivi 5 paper l'anno, che anche se sono splendidi non li pubblica nessuno perché manca l'editoria non-baronale, e poi studi su altro in un rapporto con il tutor e i docenti che è sempre da inventare) ma che dopo che l'hai conseguito non ha alcun senso: perché non tutt_ quell_ che si addottorano poi diverranno ricercatori/trici. E allora che cavolo ho passato il mio tempo a studiare le classificazioni politetiche in Wittgenstein, Vygotsky e Needham? Di noi che studiamo cose "inutili" (filologia armena), spesso irrilevanti (epigrafia semitica), così scarsamente redditizie (ermeneutica e retorica), che ci vorrebbe un dipartimento di economisti, psicologi e mistici per capire com'è che la gente continua a fare 'sta roba... Di noi che il merito passa dalla capacità di ciascuno di individuare o creare un percorso formativo sensato nella giungla della riforma e che per essere spendibili dobbiamo anticipare le mode intellettuali (altro che nottola di Minerva!). E dopo sforzi titanici la cosa migliore che ti può capitare è fare le SSIS, anche se hai fatto una tesi di dottorato in epistemologia della fisica o matematizzazione delle proprietà secondarie (colore, odore...) dei fenomeni. Ve lo rivolgo, l'appello, perché in un mondo dove vigono le categorie dell'utile, lo spendibile, l'efficiente e il vendibile noi abbiamo crescenti difficoltà di collocazione. E, da soli, non solo non riusciamo a dare risposta a questa difficoltà, ma non la visualizziamo neppure tanto bene - visto che di fronte a noi siedono per lo più serafici ordinari e, in qualche caso, precari sull'orlo di una crisi di nervi che incarnano il fantasma di quello che non vogliamo diventare.

Ora che il bubbone dei concorsi addomesticati sta per scoppiare, sento da più parti invocare l'impact factor come soluzione a tutti i mali del mondo.
Certo, un numerino sintetico ha il fascino dell'oggettività.
Peccato che bisognerebbe ricordarsi quali ipotesi ci stanno dietro la formazione di quel numerino. E quel numerino, nato per classificare riviste (per lo più americane) a fini commerciali, è diventato uno strumento per classificare persone.

Si è bravi solo se si pubblica su una rivista con un alto impact factor? E' come pensare seriamente che Cristian Zaccardo sia campione del mondo.

(ah, sono scettico anche sui sorteggi delle commissioni, visto che gli scambi di favori si possono fare a rotazione...)

Vedere il sistema universitario italiano che critica l'impact factor e' come vedere un paese in dittatura che critica la democrazia. Certo, anche la democrazia ha un sacco di problemi ma al momento e' il sistema migliore a disposizione.

Inoltre: certamente il sistema basato su IF cambiera' in futuro -anzi sta gia' cambiando. Ma lo fa semplicemente in una direzione tale per cui l'IF cessa di essere associato alla rivista e invece viene attribuito al singolo lavoro all'interno della stessa.

Concordo che fa ridere che mentre nel resto del mondo si inizia a parlare di come migliorare il sistema di valutazione basato su IF, in Italia stiamo ancora a chiederci se e' il caso di adottarlo. Siamo in ritardo di 50 anni almeno.

Tutto vero, cari Giorgio e Giulio, però è indubbio che l'IF abbia molteplici difetti. La letteratura a riguardo è sterminata ed il "nostro" sandroft potrebbe dar lezione a tutti su questo. 

Trascurate poi un elemento: ci sono discipline per le quali l'IF è oggettivamente inapplicabile (pensate a tutta l'area giuridica o letteraria). Queste sono spesso anche le discipline dove si compiono le peggiori porcherie concorsuali (ok, dopo medicina, dove l'IF peraltro esiste...). E' vero che "piuttosto che niente, è meglio piuttosto", ma attenti, perché concentrarsi sull'IF e basta significa dare carta libera a queste aree scientifiche per continuare come prima, peggio di prima.

Eppure basterebbe poco per non buttare il bambino (IF) con l'acqua sporca (il suo uso "talebano"). Per esempio (la butto lì, solo per stimolare il dibattito, ai dettagli non ho francamente pensato), si potrebbe pensare a "sfidare" le discipline dove non si applica, o non esiste proprio, l'IF a stilare loro stesse a priori e pubblicamente (sul web) la lista pesata delle riviste top e/o delle case editrici "serie", nazionali ed internazionali, in quella specifica materia, indicando anche nome e cognome dei responsabili di tale selezione (per dire, il direttivo delle rispettive associazioni scientifiche). La lista, che sostituirebbe o integrerebbe a tutti gli effetti l'IF, potrebbe poi essere sottoposta ad una vaglio esterno (se possibile internazionale) e andrebbe poi rivista periodicamente, per tenere conto dei progressi della materia.  

Non è ovviamente un sistema perfetto, ma è chiaro che se la disciplina X mette al top della sua lista la casa editrice di Sgurgula Marsicana o la rivistina locale ed in fondo alla lista Oxford UP e la rivista di Harvard non è impossibile pensare di trovare somewhere un referee who can blow the whistle e "sputtanare" pubblicamente sia la disciplina che chi ha stilato la lista (e se lo sputtanamento non basta, si proceda pure con la scure sui fondi di ricerca pubblici per tale disciplina o con l'estromissione dalle commissioni concorsuali o altra sanzione a piacere).   

Sgurgola è un paese della Ciociaria, Scurcola Marsicana è un paese della Marsica (Abruzzi), famoso per essere il  vero luogo della battaglia di Tagliacozzo (fine secolo XIII tra Carlo d'Angiò e Corradino di Svevia).

Inoltre: certamente il sistema basato su IF cambiera' in futuro -anzi sta gia' cambiando. Ma lo fa semplicemente in una direzione tale per cui l'IF cessa di essere associato alla rivista e invece viene attribuito al singolo lavoro all'interno della stessa.

bene, così la solita compagnia di giro inizierà a citarsi ad minchiam i propri stessi lavori in modo da fare salire l'IF (tra l'altro questa moda c'è già)

Indice h

fausto panunzi 8/11/2008 - 16:00

Qualcuno propone in alternativa all'impact factor l'h index ma ogni indicatore ha ovviamente i suoi limiti.

Fausto mi ha anticipato, approfitto per approfondire. Con l'h-index la "solita compagnia di giro" e' meno efficace, perche' l'indice dipende dal numero di pubblicazioni e di citazioni in modo tale che se n lavori di un individuo viengono citati, ad minchiam o no, piu' di n volte il suo h-index non aumenta.

L'h-index e' certamente meglio del crudo impact factor, perche' e' un indice individuale e in principio e' indipendente dalla qualita' della rivista: questo va nella direzione indicata da Giorgio.


Certo, ha i suoi difetti (in particolare penalizza i junior, anche quelli bravissimi) e come ogni indicatore sintentico e' soggetto a "gaming", ma se in Italia lo usassimo per promuovere anche solo in alcune discipline e anche solo al ruolo di ordinario sarebbe un miglioramento enorme.

Utilizzare un indice per valutare gli individui non implica usare solo quell'indice. Dire che non si puo' valutare una persona con un "numerino" e' ideologico (o religioso, se preferisci) quanto dire che quel numerino e' l'unico modo legittimo di valutare.

Nel contesto delle promozioni accademiche in Italia e alla luce di come queste sono avvenute almeno negli ultimi 30 anni, meglio un numero con tutti i suoi difetti che la discrezione con tutti i suoi pregi.

O no?

...ma se in Italia lo usassimo per promuovere anche solo in alcune discipline e anche solo al ruolo di ordinario sarebbe un miglioramento enorme

Scusa Giulio, ma è qui che sbagli. Le "poche discipline" dove puoi usare l'IF o l'indice H o altri criteri docimologici sono quelle stesse poche discipline dove già ora i concorsi sono molto più seri che nelle altre (ma hai idea di cosa accade nei concorsi, che so, di diritto? o di lettere?), perché sono proprio quelle dove un minimo di contatto con, e di riferimento al, mondo scientifico internazionale esiste. E quindi sono anche quelle dove imporre un indice del genere costituirebbe un elemento di inutile rigidità, che andrebbe a scapito della "buona" discrezionalità. E che la discrezionalità possa a volte essere "buona" mi pare lo creda anche te. Comunque, leggiti il libro di Perotti, Cap.4 (dove parla dell'inutilità delle "regole"), per convincertene.

Il vero problema, Giulio, è casomai trovare qualcosa di analogo all'IF per le discipline dove le cose sono davvero scandalose, dove vige l'arbitrio massimo, dove la discrezionalità è "cattiva" sempre e comunque. E queste sono le discipline prive di contatti internazionali, chiuse nella parrocchietta italiana, e per le quali, scusami, ma è semplicemente ridicolo parlare di indici, numero di citazioni, ecc. quando i concorsi si vincono anche a botte di ciclostili "stampati in proprio ex regio decreto 1 agosto 1945". Qui sì che, contrariamente a quel che dice Perotti, un pochino di rigidità docimologica sarebbe benvenuta, ma il punto è proprio come instillarne qualche goccia in ambienti oltremodo ostili.

Io ho fatto in un post precedente una piccola proposta operativa e "moderata" (ok, lo so, questa è parola poco gradita su nFA ;-) per questi settori sventurati. Qualcuno ha da proporre qualcos'altro? Di concreto però...

Le "poche discipline" dove puoi
usare l'IF o l'indice H o altri criteri docimologici sono quelle stesse
poche discipline dove già ora i concorsi sono molto più seri che nelle
altre (ma hai idea di cosa accade nei concorsi, che so, di diritto? o
di lettere?), perché sono proprio quelle dove un minimo di contatto
con, e di riferimento al, mondo scientifico internazionale esiste. E
quindi sono anche quelle dove imporre un indice del genere
costituirebbe un elemento di inutile rigidità, che andrebbe a scapito
della "buona" discrezionalità. E che la discrezionalità possa a volte
essere "buona" mi pare lo creda anche te.

Non sono d'accordo, Nicola. La discrezionalita' produce risultati buoni nel reclutamento quando ci sono incentivi appropriati. Questi incentivi in Italia sono in generale troppo deboli -- esistono naturalmente eccezioni -- anche nelle discipline (come la nostra) dove i concorsi sono relativamente piu' seri.

E comunque, utilizzare anche criteri oggettivi in queste discipline non puo' far male (cioe' la rigidita' sarebbe neutra, non potrebbe andare a scapito di niente) se e' vero, come dici, che sono piu' serie perche' ci sono effetti derivanti dall'ambito internazionale ecc.

Questa e' la mia opinione prima di aver letto il capitolo 4 di Perotti. Ti faro' sapere se cambio idea (ammetto di essere facilmente convicibile quando un argomento e' ragionevole...)

Caro Giulio, grazie per le osservazioni. Ti sottopongo tre possibili criteri:

1) disciplina A, dotata di IF. Si selezionano i candidati imponendo come requisito minimo aver pubblicato un certo numero di articoli su riviste dotate di un certo IF, pena l'esclusione dal concorso.

2) disciplina B, non dotata di IF. Si selezionano i candidati imponendo come requisito minimo l'aver pubblicato x articoli e y monografie (come, dove e perché non conta: basta averle pubblicate ai sensi del famoso regio decreto del 1945), pena l'esclusione dal concorso.

3) disciplina C, non dotata di IF. Si selezionano i candidati imponendo come requisito minimo l'aver pubblicato x' articoli e y' monografie su riviste e presso case editrici riconosciute come "di elevato rilievo internazionale" dalla comunità scientifica della disciplina C, pena l'esclusione dal concorso.

Quali sono i difetti dei tre criteri?

Nel caso di A, il voler imporre un rigido limite minimo di IF in una disciplina dove il fatto stesso dell'esistenza dell'IF indica che trattasi di disciplina "seria" e "aperta" al confronto internazionale. Si tratta di una rigidità inutile, perché comunque in una disciplina simile il problema, come dici giustamente (e come sottolinea Perotti nel libro) è solo di incentivi adeguati ai commissari, perché poi gli strumenti per selezionare i migliori esistono già.

Nel caso di B, si tratta di un criterio ridicolo e non aggiungo altro. 

Nel caso di C, si tratta dell'unico correttivo secondo me possibile per una disciplina priva di IF. In sostanza, si tratta di costruire una specie di indicatore di impatto "fatto in casa", sotto la responsabilità delle singole comunità scientifica. E' un criterio aperto ad abusi, e chi lo nega?, però, seguendo anche il suggerimento di Giavazzi sul Corriere di oggi, non sarebbe difficile monitorare e, se è il caso, denunciare pubblicamente che cosa una certa disciplina considera "di elevato rilievo internazionale".

Dirai: ma perché parlo di requisiti minimi, da soddisfare a pena di esclusione dal concorso? Perché di questo, mentre noi stiamo a discettare di IF, si sta concretamente parlando in questi giorni nelle varie aree scientifiche presso il CUN. Per cui, caro Giulio, se vuoi partecipare ai prossimi concorsi e non hai già pubblicato una o più monografie, vai subito in copisteria a ciclostilare quel pacco di appunti che usi abitualmente per far lezione e poi corri in Prefettura e Pretura per depositare il tutto ai sensi del Regio Decreto di cui sopra! 

Nicola, se nel caso (A) sostituisci IF oppure h-index a "case editrici riconosciute come 'di elevato rilievo internazionale' dalla comunità scientifica della disciplina C" i casi (A) e (C) sono equivalenti.

Quindi se nella disciplina (A) esistono criteri oggettivi che economizzano su incentivi costosi (in Italia, in questo momento) ai commissari, il tuo argomento a sostegno del caso (C) implica che si devono usare.

Quanto alle monografie da depositare... le cose piu' vicine di cui mi intendo sono fotografie e monogamie. Contano al concorso? :-) Ora che ci penso, il fatto che sia gente che corre a fare quello che dici in discipline dove la ricerca e' valutabile con criteri oggettivi non fa che portare evidenza dalla mia parte.

 

Ma io non sto dicendo che IF non si deve usare. Sto dicendo che se viene imposto, dalla legge o dal ministro, come unico criterio, anzi come "condizione necessaria" per partecipare ad un concorso della disciplina A, si fa più male che bene ad una disciplina già presumibilmente "seria" per il fatto stesso di avere l'IF. Ovvio che l'errore è nell'imposizione, non nell'IF in sé. Ma l'imposizione scaturisce dalla fiducia cieca ed assoluta nell'oggettività bibliometrica. 

Quanto al caso C, il ragionamento si ribalta: se anche qui la legge o il ministro impongono di individuare una condizione necessaria di partecipazione al concorso, piuttosto che l'assoluto arbitrio dei criteri della discipina B, meglio comunque il minimo di oggettività assicurato da una "lista predefinita" di riviste e case editrici.

Comunque, don't worry about C. L'andazzo è di far approvare criteri minimi di partecipazione ai concorsi o di tipo A (IF come unico parametro di ammissione, per le discipline che ce l'hanno) o di tipo B. E siccome le scienze sociali non hanno per tutte le loro branche l'IF... reitero l'invito a correre in copisteria per adeguarti ai criteri B!  

Comunque, leggiti il libro di Perotti, Cap.4 (dove parla dell'inutilità delle "regole"), per convincertene.

Nicola, sono finalmente riuscito a leggere il libro di Perotti. Il capitolo 4 secondo me si puo' riassumere cosi': ogni regola che non genera incentivi sara' aggirata e quindi e' inutile.

Ora, una regola che pone al centro (assieme ad altre cose di contorno, naturalmente) della valutazione (almeno di un senior) qualche indicatore bibliometrico (si puo' discutere sul piu' appropriato) laddove sia disponibile e' incentivante perche' incoraggia chi vuol far carriera a fare ricerca e non "political academy".

Per inesperienza diretta non so dire quale sia l'incentivo che si genererebbe per i valutatori. Forse una migliore autoselezione? Cioe' quelli che vorrebbero assumere i migliori ma pensano di andare a perdere tempo in commissioni dove non c'e' nulla da decidere avrebbero un motivo per non tirarsi indietro.

Mi chiedo solo una cosa, anzi due. Le pubblicazioni scientifiche sono vermente al di fuori della logica che regola l'andamento dei concorsi? Sarebbe così impossibile, visto che si parla di qualità, verificare effettivamente la qualità del lavoro che uno svolge? Carte alla mano, si forniscono i lavori e si valuta. Il problema non è confermare quello che già esiste ma aprire. In fondo tutto sta a dare un'opportunità di essere valutato in modo trasparente a chi attualmente non ce l'ha. Inoltre: aumentare il numero dei membri delle commissioni come può, di per sè stesso, risolvere i problemi di addomesticamento? Non è mica una questione di quantità nè di sorteggi.

Le pubblicazioni scientifiche sono vermente al di fuori della logica
che regola l'andamento dei concorsi? Sarebbe così impossibile, visto
che si parla di qualità, verificare effettivamente la qualità del
lavoro che uno svolge? Carte alla mano, si forniscono i lavori e si
valuta.

In principio hai ragione. E' la discrezionalita' che frega. In Italia una commissione puo' valutare un working paper dell'Universita' degli Studi di Fritttole al pari di una pubblicazione in un top journal. No numerino, no criterio oggettivo.

aumentare il numero dei membri delle commissioni come può, di per sè
stesso, risolvere i problemi di addomesticamento? Non è mica una
questione di quantità nè di sorteggi.

L'ultimo decreto del governo non aumenta il numero di membri delle commissioni, dice solo che i 4 membri "aggiuntivi" (cioe' oltre il membro interno, che e' il quinto) verranno estratti tra i 12 che hanno ricevuto piu' voti. Questo, come giustamente dici, non risolve i problemi di addomesticamento ma rende l'addomesticamento un po' piu' oneroso. Ma concordo che l'effetto finale oscilla tra il marginale e il nullo.

Teniamo conto che il pool dei candidati in ciascun concorso non varia. Chi ha fatto domanda nella sede X, nota per avere concorsi opachi? Non certo quelli che avevano come unico asset delle buone pubblicazioni. Questi si sono andati a iscrivere in massa al concorso bandito dalla sede Y, che si sapeva aperto. Cosa accadrà con il sorteggio, dunque? Qualche commissario "meritocratico" andrà nella sede X (ammesso che non si dimetta) dove si troverà  a scegliere tra candidati di bassa qualità e in compenso qualche commissario che è fuori dalla ricerca andrà ad aggiungere noise nella sede Y. Io all'ingegneria concorsuale non ho mai creduto e anche questa soluzione mi lascia scettico.

Se non ho capito male i dodici eleggibili non saranno appartenenti al medesimo ateneo. O si?! Anche nel caso migliore, ovvero che siano di provenienza varia, questa logica ignora di fatto la semplice constatazione che gli addomesticamenti non avvengono ovviamente "in" facoltà, bensì "tra" facoltà. Il meccanicismo del ragionamento mi pare quanto meno ingenuo.

Mi chiedo solo una cosa, anzi due. Le pubblicazioni scientifiche sono
vermente al di fuori della logica che regola l'andamento dei concorsi?
Sarebbe così impossibile, visto che si parla di qualità, verificare
effettivamente la qualità del lavoro che uno svolge?

Non so se ci sia una situazione simile in altre discipline, ma in quelle che conosco io esistono delle "scuole" di pensiero sull'interpretazione di fenomeni e dati, tali che i rappresentanti di una "scuola" danno pochissimo "credito" alle ricerche tese a sminuire l'importanza delle teorie che contrastano con quanto stabilisce la propria scuola.

E non sto parlando di situazione italiana, ma so di articoli rifiutati da "Nature" perche' in contrasto con alcune teorie ora vincenti, che sono poi stati pubblicati su riviste scientifiche di altissimo livello del settore.

Se cio' accade con le riviste internazionali, non oso pensare cosa potrebbe succedere in Italia, dove le "guerre per bande" sono all'ordine del giorno.

 

 

Nella definizione di questi criteri oggettivi mi preoccupa come verranno trattati i lavori con più autori (i cosiddetti "lavori in collaborazione") e di quanto questi saranno penalizzati. La decisione di come trattarli è di fatto sempre stata nelle mani dei commissari, che di volta in volta hanno deciso il livello di penalizzazione in funzione del candidato da sponsorizzare.

Inoltre, come ben sapete, tutti i bandi prevedono un numero massimo di pubblicazioni che possono essere presentate ai fini della "valutazione comparativa". Per i concorsi in atto questa scelta è stata già effettuata in base al buon senso ed alle preferenze di ciascuno. Sono certa che alla luce dei nuovi criteri (sempre che ne vengano stabiliti di chiari!) molti avrebbero selezionato diversamente le pubblicazioni da presentare oltre alle sedi alle quali fare domanda, come giustamente Fausto Panunzi ha fatto appena notare.

Ma è possibile cambiare le regole del gioco? (OK, voi mi direte che in Italia si fa anche di peggio). Non ci sono gli estremi per revocare i concorsi già banditi? Non sono un'esperta. So solo che all'inizio di quest'anno quando è stata reintrodotta la "doppia idoneità", in seguito ad una comunicazione del MIUR tutti i concorsi banditi con decreto rettorale antecedente a quella dell'emendamento al decreto "milleproroghe" sono stati revocati per essere di nuovo banditi con le nuove regole.


 

 

 

 


 

Da quello che ho capito, togliere la doppia idoneità avrebbe comportato valanghe di ricorsi al TAR e, quindi, di fatto, il blocco dei concorsi per anni. Ma io non sono un esperto di diritto amministrativo e quindi non so dire se sia vero.

Il quadro complessivo è deprimente ma non quanto i dettagli.

A parte ogni considerazione più generale sulla 'nuova' procedura per i concorsi e sull'impatto del sorteggio in termini di innalzamento del costo di coordinamento tra gli agenti (del tutto trascurabile), si è pensato bene di applicare le stesse procedure anche alle posizioni di ricercatore a tempo determinato.  
Si prevede infatti che anche le commissioni per posizioni di Ricercatore a Tempo Determinato ex Legge 230/05 ("legge Moratti") siano composte attraverso una commissione formata da un membro interno e da due prof ordinari "appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione". Di fatto,  si 'normalizza' anche l'ultimo spiraglio che era rimasto per poter inserire all'interno del nostro sistema universitario ricercatori selezionati sui job market internazionali. 
Si costringe chi vuol andare sui job market internazionali a 'fuoriuscire dal sistema', offrendo ai ricercatori posizioni di collaboratore a progetto 'non riconosciute' nè per l'istituzione (valutazioni ministeriali della ricerca) nè per l'individuo (il quale può anche essere felice di star fuori dal sistema universitario italiano ma forse, in alcuni casi, vorrebbe vedere il proprio status adeguatamente riconosciuto anche in Italia...). A prescindere dagli escamotages dalle strategie di sopravvivenza che ciascuno di noi potrà e saprà inventarsi, questo è un altro, deciso, passo nella direzione sbagliata.  
Un passo per certi versi più grave di altri, perchè interviene nell'unico ambito rimasto in cui si potevano fare selezioni 'riconosciute dal sistema' con piena assunzione di responsabilità da parte dell'istituzione. Certamente, ci si potrà concentrare sul rilascio di titoli di studio privi di valore legale. Ma per favore almeno si abbia la decenza di non parlare di merito. 
 
Allego di seguito il passaggio del decreto.
 
5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all'articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n.210 e all'articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n.230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L'elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all'università che ha richiesto il bando. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

Purtroppo sembra esserci un corto-circuito nel ragiionamento dei politici italiani, sia di destra che di sinistra:

  1. si rendono conto che il sistema di programmazione sovietica centralista statalista nel reclutamento e promozione accademica non funziona, anche perche' in assenza di incentivi reali a fare buone scelte, le commissioni (elette o sorteggiate non conta) saranno fatalmente condizionate dalla logica dello scambio di favori
  2. riformano il sistema attribuendo maggiore responsabilita' distribuita agli Atenei (concorsi locali, chiamata a discrezione dei consigli locali)
  3. nel far questo, per incompetenza, "dimenticano" di bilanciare l'accresciuta autonomia con accresciuta responsabilita' concreta, sia nella forma di incentivi / disincentivi dovuti all'iniziativa statale, sia attraverso il mercato
  4. sempre per incompetenza e incapacita' di prevedere le conseguenze delle loro riforme, lasciano cadere banali precauzioni che pure a qualcuno erano venute in mente, come la proibizione delle promozioni interne
resisi conto che il sistema funziona se possibile peggio di prima, e avendo dimenticato quanto avvenuto 10 anni prima, non trovano di meglio che tornare alla programmazione sovietica centralista statalista precedente (Moratti come Mussi come Gelmini oggi), e qui ci riconduciamo alla situazione iniziale

Fabio ha colto uno degli aspetti peggiori della riforma Gelmini. La possibilità di assumere sul JM è stata seriamente colpita dato che occorre andare fuori dal sistema universitario, cioè a offrire posizioni non riconosciute.  Non so dire come le università reagiranno a questo vincolo, ma a occhio non c'è da aspettarsi niente di buono.

Una cosa non mi e' chiara, vi ringrazio in anticipo se potete spiegare: com'e' che si poteva in precedenza andare sul job market internazionale dall'interno 'del sistema'? E cioe' quale "spiraglio" c'e' adesso che viene tolto da questa norma?

Dal regolamento per il reclutamento dei ricercatori a tempo determinato (pdf):

5 - Costituzione Commissioni giudicatrici
Per ogni valutazione comparativa è nominata, con Decreto del Rettore, la Commissione giudicatrice composta da:
un docente o un ricercatore dello stesso settore o, in mancanza, di settore affine, in servizio presso l’Ateneo;
un membro della comunità scientifica nazionale

Al contrario dei posti a tempo indeterminato, il reclutamento era sotto il completo controllo dell'Ateneo che bandisce il posto. Dopo l'ultimo decreto la commissione sara' di tre ordinari, di cui due sorteggiati dai primi eletti, quindi sara' espressione del gruppo disciplinare piuttosto che dell'Ateneo.  Ovviamente rimane possibile reclutare ugualmente dall'offerta internazionale di aspiranti ricercatori, ma sara' piu' difficile se la comunita' scientifica italiana non e' d'accordo, come potrebbe essere visto che - ragionando secondo il modello superfisso - un posto sarebbe sottratto alla comunita' nazionale degli aspiranti ricercatori...


Editorial<em>

Nature 456, 142 (13 November 2008) | doi:10.1038/456142a; Published online 12 November 2008

 

Situations vacant<em>
Topof page
Abstract<em>

Italy's universities should be free to hire who they want — and should be accountable for the result.

It took violent street demonstrations to force the Italian government to backtrack on its proposal to enact — hot on the heels of a hefty budget cut — a major reform of the nation's universities through decree. Last week, education and research minister Mariastella Gelmini agreed instead to put her planned reform through normal legislative procedures, which, unlike a decree, will involve parliamentary debates and, hopefully, consultation with the universities.

But on 6 November, Gelmini rushed through part of the reform in a decree anyway. With a round of concorsi — the national competitions to select academic staff — due to start within days, Gelmini introduced a relatively minor change in the procedures of the committees that select the staff. The not-so-minor result is that those concorsi, for 1,800 professorships, will be delayed by at least three months. And if the change is challenged in court, as it may well be, the delay could stretch beyond a year — at a time when Italian universities have already been unable to recruit new professors for more than four years.

The cumbersome concorso system does not need such tinkering, it needs to be abandoned. Imagine if the Massachusetts Institute of Technology (MIT) in Cambridge had to tell Washington whenever it had an vacancy; then wait for the administration to collate enough empty posts nationwide to warrant opening a competition; and then allow academics from all universities to elect a national, discipline-related committee to choose the candidate — a committee on which only one MIT representative could sit.

Such centralized recruitment has been a feature of Italian universities for the best part of a century. It wasn't until the 1990s that universities gained sufficient control of their budgets to decide how many professors they wanted to recruit, even if they couldn't choose the successful candidates. The government refuses to grant them that last authority partly because politicians fear that, left to themselves, some universities would appoint professors on the basis of their local political and personal connections rather than their scientific merit. There is good reason for this worry: it happens even within the concorso system.

Nonetheless, Italy's universities should be allowed to recruit whomever and however they want — with the all-important proviso that they also be evaluated on their academic performance. If the best-performing universities received more state support, and the underperformers received less, the incentive to play politics when hiring would plummet.

Italy's previous, centre-left government paved the way for such a system just before it fell in April, when it passed a law to create ANVUR, an agency to evaluate university and academic performance. Gelmini simply needs to complete the establishment of ANVUR, get it working and put an end to the concorsosystem. Her predecessor had recognized that it would take a while to establish the new institution and so had set in motion the current, now frozen, round ofconcorsi to allow university life to go on. Gelmini was wrong to interfere with it.

A level of reform is clearly needed. Because Italian universities don't have to take responsibility for any recruitment decisions, some have become lax, bloated and lazy. But reforms need to be done with a strong, knowledgeable and clever hand — something that Gelmini has so far failed to provide.

Deus sive Nature!

A level of reform is clearly needed. Because Italian universities don't have to take responsibility for any recruitment decisions, some have become lax, bloated and lazy. But reforms need to be done with a strong, knowledgeable and clever hand — something that Gelmini has so far failed to provide.

Prontamente attaccato da Paola Potestio su Libero di mercoledì !!!  Nature accusata di "uso scientifico della disinformazione" !!! Leggere per credere !!!

Alcune perle dall'incredibile articolo della Potestio:

Il primo esercizio di valutazione della ricerca, effettuato in Italia, è stato commissionato nel 2003 dall'ex Ministro Moratti al Civr [...], un organismo creato nel 1997 e mai divenuto realmente operativo fino al 2003.

Il CIVR è stato istituito nel 1998 (vds. D.Lgs. 5 giugno 1998, n. 204) e la sua prima composizione determinata nel 1999 (D.P.C.M. 26 marzo 1999). Tuttavia la valutazione della ricerca, così come la valutazione dell'istruzione, non deve necessariamente portare ad una valutazione comparativa. Nel decreto legislativo di istituzione non si fa menzione di alcun esercizio del tipo VTR - ed in effetti questa attività fu intrapresa solo con la nomina della seconda composizione (2003-2007, ora prorogata) (D.P.C.M. 9 maggio 2003). Come si può leggere nel sito web, nei resoconti delle riunioni, durante il primo periodo il CIVR si è dedicato alla definizione in via generale di criteri per la valutazione della ricerca e per la costituzione dei Comitati di Valutazione "interna" di ciascun Ente di Ricerca. Sono state effettuate numerose sedute con all'O.d.G. l'audizione dei presidenti degli Enti, e sono redatte delle Note di commento, diciamo delle "relazioni esterne" ai Rapporti di Valutazione "interna" dei vari Enti. Si è posto poi il problema della valutazione della ricerca effettuata all'interno dei vari Ministeri. 

Risulta poi utile constatare che il lavoro sulle Linee Guida di Valutazione della Ricerca che avrebbe poi dato luogo al primo VTR è stato in effetti cominciato nel 2002, allorquando si è posta all'attenzione la revisione dei criteri di valutazione già adottati in precedenza e il collegamento con la ricerca universitaria, prima non considerata.

Quindi lo sviluppo del primo VTR è stato un processo "continuo" che - pur avendo poi avuto senz'altro il supporto del Ministro Moratti - va accreditato in maggiore misura allo stesso CIVR.

L'attitudine tutta italiana a recidere ogni continuità con l'operato di Governi di diverso schieramento, e ad affrontare ex novo gli stessi problemi ha bloccato l'attività del Civr e ha condotto alla creazione di un nuovo organismo, l'Anvur.

L'ANVUR è stata creata per dotare l'Italia di un organismo di valutazione della ricerca e della didattica che fosse dotato di personalità giuridica (cioè NON fosse un Comitato consultivo del Ministero) e si mettesse in regola con i requisiti per le agenzie di valutazione della qualità (dell'istruzione superiore) che il resto d'Europa ha già creato.

Per colpa di una insipienza collettiva e di freni burocratico-ministeriali siamo invece ancora al palo, e saremo giustamente cacciati fuori dall'Europa nel 2010.

Nel frattempo il Civr non è stato affatto bloccato anzi è stato prorogato dallo stesso Mussi. L'uso dei risultati del primo VTR non è affatto banale e "scontato", atteso il modo in cui sono state prodotte le classifiche.

Il decreto milleproproghe del 2007 ha riaperto i concorsi per il 2008, ripristinando però il meccanismo delle doppie idoneità.

Ricordo che fu un emendamento parlamentare a rimettere le doppie idoneità, mentre lo sblocco dei concorsi fu in effetti richiesto a gran voce dal mondo universitario, laddove il blocco seguito alla norma della Moratti, mai tradotta in regolamento attuativo, era strumentale a dare una precedenza a concorsi per ricercatore (che lo stesso Mussi volle anche promuovere con finanziamenti aggiuntivi) e in attesa di una revisione di tutti i concorsi il cui primo tassello, quello per i ricercatori, appunto, fu poi bloccato dalla Corte dei Conti.

RR

Quello che io trovo incredibile è che nessuno dica che la vera pazzia odierna è bandire migliaia di posti da ricercatore. Con uno stipendio di circa 1500 euro al mese, il problema di selezione avversa è enorme. Chi ha appena ottenuto un PhD è tipicamente giovane, con bassi costi di mobilità. Perchè mai dovrebbe accettare un posto da ricercatore a quello stipendio se ha un'outside option ragionevole? E se non ha outside option, è sensato dargli/darle un posto a vita? Certo, ci sono i casi speciali, di persone che hanno pressanti ragioni familiari, ma rispetto ai 2000 posti già banditi e a quelli della seconda sessione 2008 sono una frazione trascurabile. E invece è proprio per i ricercatori che si farà l'infornata maggiore.

Chi ha appena ottenuto un PhD è tipicamente giovane, con bassi costi di
mobilità. Perchè mai dovrebbe accettare un posto da ricercatore a
quello stipendio

Ti posso testimoniare che nel settore della fisica sperimentale c'e' la fila fino a 40 anni per un posto del genere, e una buona parte sono persone valide, direi anzi che abbandonano molto piu' facilmente le persone meno valide.. La vita reale e' diversa da un mercato ideale, evidentemente.

E' sbagliato focalizzare l'attenzione sul miserabile stipendio iniziale: il candidato ricercatore non basa la sua scelta su quello ma sulla carriera complessiva, per come la vede vissuta dai ricercatori e docenti piu' anziani coi quali collabora a partire dalla laurea.  Quindi nelle aspettative sono interiorizzati gli aumenti per anzianita', il superamento dei concorsi ad eta' analoghe a quelle constatate per i colleghi anziani, la quasi assoluta liberta' di fare quel che si vuole in cambio di uno stipendio sicuro. Ho visto persone rinunciare a posizioni estremamente piu' redditizie ma stressanti nel settore privato per fare e vincere un posto di ricercatore. Ho visto persone lasciare posizioni sicure (ma magari sottoposte ad un minimo di valutazione) e pagate il doppio all'estero per una posizione di ricercatore in Italia nella citta' dove lavora la moglie e vanno a scuola i bambini. Riguardo ad alternative piu' redditizie, il mercato del lavoro in Italia non e' per nulla trasparente, ed e' particolarmente opaco riguardo le aspettative di retribuzione.

Dopo la laurea sono stato contattato da un'impresa manifatturiera del nord-italia: le loro proposte di salario d'ingresso non erano particolarmente promettenti rispetto allo stipendio di ricercatore. Inoltre la stessa ditta mi ha chiarito che se - come intendevo fare - avessi conseguito il dottorato in ricerca, me lo avrebbero al piu' valutato un anno di anzianita'. Chi consegue un titolo di dottorato in ricerca in Italia ha gia' "perso" due anni rispetto alle aspettative delle imprese italiane. Apparentemente, quasi ogni attivita' di ricerca nell'accademia italiana viene valutata zero (o meno di zero) dalle imprese italiane. Certo all'estero e' possibile essere pagati 3-4 volte lo stipendio iniziale di ricercatore, a partire dalla Svizzera, ma non sono molti i giovani che hanno informazioni attendibili su questo e sono anche disposti ad abbandonare l'Italia.

Mah, in Italia il ruolo di ricercatore ormai corrisponde de facto a quello di lecturer. Bandire concorsi da ricercatore significa nè più nè meno che consentire che persone che non sono nemmeno lavoratori dipendenti, come gli assegnisti di ricerca, dispongano di una possiblità di entrata in ruolo con tenure.

Fosse per me bandirei posizioni di Professore Incaricato (= Assistant Professor) con possibilità di tenure caricata su un orologio di 5 anni, come avviene negli USA, e conseguente immissione nel ruolo di Professore Associato con tenure - oppure dispensa dal servizio.

RR

...un bel concorso alla Facolta' di Economia: Almeno trasparente fu...

Un posto, un candidato, un vincitore...figlio di un professore locale ovviamente il quale dice tra le altre chicche: "Ma i figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una «forma
mentis» che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori"...

Boh credo che mio papa' nella sua tomba sara' un po' scontento di questo...era un agricoltore e suo figlio e' diventato professore...forse non avevo la "forma mentis" da agricoltore...

Nonostante non si tratti di concorso universitario, credo sia istruttivo leggere come si e' svolto il recente concorso nazionale per magistrati, secondo la relazione immagino gia' molto edulcorata del presidente della commissione. Dal Corriere della Sera Il presidente dell' 1/12/2008: «Ecco come è andato il concorso per magistrati»

Segnalo una lettura interessante e a quanto pare ben documentata, anche se si tratta solo di un'anticipazione, da cui emerge che lo stato del nostro sistema universitario non è poi così drammatico come ormai tutti dicono. Mi pare di capire che vi sia anche un intento polemico contro la linea Perotti-Giavazzi

http://www.unimi.it/news/34640.htm

Buona lettura

AT

Ah, il compagno Regini colpisce ancora! Leggeremo con attenzione, quando il volume verrà reso disponibile.

Intanto abbiamo letto l'introduzione, dove spicca (fra le molte chicche) questo circolare - inintenzionalmente circolare, infatti credo loro nemmeno se ne accorgano che circolare è - passaggio

Facciamo un esempio per chiarire. A un Associate professor di Harvard o Stanford che ambisca a una promozione a Professor viene chiesta dal suo Dean, o dal Chair of the Evaluation Committee, una rosa di nomi degli scienziati più illustri nel suo campo di studi, ai quali richiedere lettere di referenze molto circostanziate. E, tipicamente, quell’Associate professor indicherà, in questa rosa di nomi, studiosi che sono sì illustri ma anche amici, con i quali in passato ha fatto ricerca se non una vacanza, o ha condiretto una rivista, ecc. Dunque, le condizioni potenziali per una “quasi-parentopoli” esistono persino nelle università migliori del mondo. Che cosa impedisce a questi studiosi di agire come un clan e li porta invece, almeno di solito, a esprimere un giudizio di merito il più possibile oggettivo e spassionato? Non il mercato, ma l’importanza che per loro ha la propria reputazione di studioso serio e onesto nella propria comunità scientifica. I richiami all’etica e alla professionalità sono dunque tutt’altro che infondati: finché le varie comunità scientifiche non riusciranno a punire con una perdita di reputazione i componenti di una procedura di reclutamento o di promozione – quali che siano la normativa che la regola e il meccanismo secondo cui si svolge - che facciano prevalere criteri personali sui criteri oggettivi di merito, il “mercato” non potrà operare o si rivelerà un meccanismo allocativo ancora più inefficiente dell’attuale.

Insomma, se legisliamo "etica e professionalità" è fatta, possiamo risparmiarci tutto il resto, soprattutto il maledetto mercato e la sua figlia baldracca, la competizione ... Say it again?

In realtà noi Europei sappiamo bene che gli argomenti che si sentono e si leggono in queste settimana sull'Università tagliana sono quasi sempre "sballati", e comunque assolutamente non in linea con i ragionamenti che "sarebbero necessari" per promuovere un serio dibattito pubblico.

Se dovessi far sganasciare dalle risate una platea di addetti ai lavori Europei con una presentazione sulla situazione italiana, potrei inserire, con eguale risultato, sia le statistiche di Parentopoli, e gli altri resoconti su Concorsopoli, sia una collezione di excerpts da articoli della stampa e di "insigni commentatori" che arrovellano le loro invettive e intorcolano le loro proposte "genialoidi". In entrambi i casi la gente si rotolerebbe per terra tenendosi la pancia per le risate.

Sara' allora opportuno ricordare che nemmeno Giavazzi e Perotti hanno mai pubblicato un rigo su riviste internazionali peer-reviewed che si occupano di questioni universitarie, ne' li abbiamo mai visti ai convegni su questi temi in giro per l'Europa. Zero. Nada de nada.

Possono bensi' scrivere e farsi ascoltare (in lingua italiana, al riparo dagli occhi degli altri) nella Repubblica delle banane ponendo argomenti che per una parte sono anche necessari, ma che per un'altra parte cospicua (diciamo almeno un terzo) sono proprio "sballati" - non trovo un termine migliore per descriverli, perche' mischiamo sia gravi inesattezze di fatto, sia giudizi e idee che non hanno corso alcuno nella comunita' internazionale.

Insomma, un bel casino, per concludere - siamo presi con le bombe.

RR

 

Confesso la mia ignoranza. Potresti dirmi quali sono le riviste peer-reviewed che si occupano di università, per cortesia? E chi sono gli esperti italiani sul tema?

Ne consiglio alcuni:

- Higher Education
http://www.springer.com/education/higher+education/journal/10734

- Tertiary Education and Management
http://www.tandf.co.uk/journals/titles/13583883.asp

- the Journal of Higher Education
http://www.ohiostatepress.org/Journals/JHE/jhemain.htm

- Journal of Higher Education Policy and Management
http://www.tandf.co.uk/journals/titles/1360080X.asp

- International Journal of Educational Management
http://www.emeraldinsight.com/Insight/viewContainer.do?containerType=Journal&containerId=10743

- Quality Assurance in Education
http://www.emeraldinsight.com/Insight/viewContainer.do?containerType=Journal&containerId=10951

- Quality in Higher Education
http://www.tandf.co.uk/journals/carfax/13538322.html

che sono una buona rappresentanza dei luoghi dove si discutono le cose rilevanti - e ove ci sono piu' meno tutti gli autori che contano, specie per le cose che ogni tanto piace leggiucchiare a me, di Quality Assurance.

Beninteso io sono un fisico teorico ma da anni mi aggiro per l'Europa per le politiche dell'istruzione e della ricerca, e percio' quando leggo o vedo che si strologa di queste cose io posso senz'altro alzare la mano e dire "eccomi qua sono anch'io 'colpevole'" !! Beh una ventina di speeches le ho fatte qua e la' in convegni internazionali in questi anni, avendo presieduto la federazione europea dei dottorandi (Eurodoc), comunque non e' questo il punto: sono le linee di ragionamento che divergono alla grande fra Italia e il resto del mondo.

Poi bisognerebbe andare a fondo ma ci vuole veramente tempo e spazio !

RR

 

Sara' allora opportuno ricordare che nemmeno Giavazzi e Perotti hanno mai pubblicato un rigo su riviste internazionali peer-reviewed che si occupano di questioni universitarie, ne' li abbiamo mai visti ai convegni su questi temi in giro per l'Europa. Zero. Nada de nada.

Possono bensi' scrivere e farsi ascoltare (in lingua italiana, al riparo dagli occhi degli altri) nella Repubblica delle banane ponendo argomenti che per una parte sono anche necessari, ma che per un'altra parte cospicua (diciamo almeno un terzo) sono proprio "sballati" - non trovo un termine migliore per descriverli, perche' mischiamo sia gravi inesattezze di fatto, sia giudizi e idee che non hanno corso alcuno nella comunita' internazionale.

Alcuni interventi di F.Giavazzi, come ad.es. quelli sui concorsi gia' in corso, sono abbastanza in linea con il modus operandi delle Repubbliche delle Banane, tuttavia quello che ha pubblicato R.Perotti sull'universita' mi sembra valido, non credo che ci sia bisogno di far parte di alcun circolo per fare un'analisi attendibile dei costi e dei risultati dei sistemi universitari nazionali.  Per la precisione parlo di "lo splendido isolamento dell'universita' italiana" perche' "l'universita' truccata" non l'ho ancora letto.

Dimentichi di ricordare l'ormai immortale:

E’ in particolare l’ingenua fiducia nel mercato e nella sua capacità di produrre automaticamente soluzioni ottimali se lo si lasciasse libero di operare – proprio in una fase storica in cui le market failures sono al centro dell’attenzione in tutto il mondo.. – quella che lascia più perplessi in molte delle “ricette” che circolano nel discorso pubblico.

E' evidente ormai che dovremo spupparci un riferimento goduto alla crisi in ogni testo/discorso/articolo prodotto in Italia.

E' evidente ormai che dovremo spupparci un riferimento goduto alla crisi in ogni testo/discorso/articolo prodotto in Italia.

Ovvio - comunque mi sembra un metodo molto anglosassone, per dirla tutta. E sul contenuto in oggetto non ha neanche torto.

RR

Alcuni interventi di F.Giavazzi, come ad.es. quelli sui concorsi gia' in corso, sono abbastanza in linea con il modus operandi delle Repubbliche delle Banane, tuttavia quello che ha pubblicato R.Perotti sull'universita' mi sembra valido, non credo che ci sia bisogno di far parte di alcun circolo per fare un'analisi attendibile dei costi e dei risultati dei sistemi universitari nazionali.  Per la precisione parlo di "lo splendido isolamento dell'universita' italiana" perche' "l'universita' truccata" non l'ho ancora letto. 

Infatti non ho mai detto che si debbano criticare gli argomenti di Giavazzi e Perotti in quanto essi non fanno parte di qaulche circolo - per carità, non sarebbe scientifico.

Piuttosto la lettura dei loro argomenti (quelli che ho definito "sballati", cioe') ci conferma che per "stare" su un argomento con solidità bisogna studiare e mangiare tanta polenta...

Circa Perotti, ora non ho qui a Bruxelles il suo libro che ho comprato e letto in 2 giorni l'ultima volta che sono tornato in Italia altrimenti mi prenderei la briga di essere piu' puntuale e dettagliato - cosa che a questo devo comunque fare prima o poi per correttezza: ma no preocupe, indipendentemente dal libro ho quasi pronta una Nota informativa per i Professori della Bocconi (e i direttori di giornale).

RR

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