La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

13 giugno 2010 marco esposito

È di queste ore l'annuncio che la FIOM-CGIL rifiuta la proposta Fiat per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, vicino Napoli, per “divergenze sulla parte che riguarda le richieste anti-assenteismo”.

In perfetto stile italico si parla solo di "FIOM sì/no", non si parla di cosa la Fiat propone, e su cosa la CGIL si sia impuntata. Per chi ha voglia di leggere qui c'è la proposta Fiat, che vi riassumo per sommi capi, saltando gli aspetti più tecnici, che trovate negli allegati.

  1. Al punto uno c'è sicuramente la nuova turnazione. La Fiat, per ottimizzare gli impianti (che costano), vuole 6 giorni lavorativi a settimana, divisi su 18 turni,. Il primo turno partirebbe la Domenica alle ore 22, si concludono il sabato alle ore 22. Cambia anche il sistema, per cui mentre prima si faceva una settimana turno notte, poi si cambiava, adesso si introduce un sistema per cui, ad esempio, il riposo settimanale è, per tutti, la Domenica, una settimana ogni tre si ha una settimana corta di 4 giorni con due giorni di riposo in più.

  2. La proposta Fiat continua con una richiesta di adeguamenti delle ore di straordinario su richiesta dell'azienda, con una diversa organizzazione delle pause (fino ad adesso 2 di venti minuti ogni turno, con la nuova organizzazione tre di dieci minuti, 10 minuti soppressi saranno pagati a parte), la pausa pranzo (retribuita) è posta sempre a fine turno.

Fino a questo punto nulla di “cinese” (anche se il nostro amico Phastidio ci trova qualcosa di "polacco") nessun operaio è incatenato al luogo di lavoro, c'è solo una diversa organizzazione della turnazione per sfruttare al meglio gli impianti (che costano...). Questo implica anche uno “sfruttamento” diverso della forza-lavoro: posso dire che non è piacevole lavorare “sulla linea”. Il lavoro è molto ripetitivo, anche se le “unità” cambiano mansione proprio per evitare fenomeni di noia dovuta alla routine. Ma, per quanto molti lavori siano altamente automatizzati, occorre ancora un operaio per passare, ad esempio, i cavi nella centralina; fatto n volte al giorno non è piacevole, ma non tutti possono fare i notai (dai Sabino, non ti offendere, dicevo per dire).

Con la nuova organizzazione non è che hai più cavi da montare, anzi se ti vuoi “ammazzare” di fatica puoi anche fare due turni semi consecutivi e poi avere un giorno e passa di riposo, anche a metà settimana, o, se sei bravo e hai culo, attaccarteli nel week-end. Nessuno “lavorerà di più per gli stessi soldi", eccetto per quei dieci minuti al giorno, che saranno comunque pagati. Difatti, fino a questo punto i sindacati avevano unanimemente fatto la faccia feroce, ma avevano abbozzato: se si vuol competere senza abbassare i salari (cosa che Fiat non ha proposto) e magari aumentarli un po' (cosa a cui Fiat ha lasciato la porta aperta) si deve aumentare la produttività, produrre di più a parità di costo orario, altrimenti la Cina (ma anche la Germania, la Svezia, la Slovenia) ci mangia(no). Insomma, i cambi negli orari e nei metodi di produzione, con le implicazioni appena descritte per al turnazione dei lavoratori dell'impianto, erano stati accettati da tutti i sindacati, FIOM-CGIL inclusa.

Il sindacato CGIL si è bloccato su ben altro...

Leggiamo dal documento Fiat: “occorre definire le modalità per contrastare forme anomale di assenteismo, non riconducibili a forme epidemiologiche”; più avanti: “ad esempio 471 certificati medici presentati per il 16.11.2007 in concomitanza con lo sciopero nazionale ...”; oppure i casi di assenza per “permessi elettorali”, come ad esempio i “1.578 permessi dell'aprile 2008 su un organico di 4.544 lavoratori...” In parole povere: c'è uno sciopero, per cui i partecipenti allo sciopero non hanno diritto alla retribuzione (statuto dei lavoratori...) ed i partecipanti allo sciopero presentano un bel certificato medico, per cui lo sciopero glielo paga l'azienda, quindi tutti noi. Idem per i “permessi elettorali”. Cosa chiede la Fiat ? Di recuperare le produzioni perse a causa di questi comportamenti che io definirei "anti sociali" ma che, magari, a molti sembrano solo metodi astuti per condurre la "lotta di classe". Mandare in malora le aziende facendone pagare i costi alla collettività, ottima lotta di "classe".

Ecco, comunque, l'invalicabile muro della FIOM-CGIL, altro che Cina e cinesizzazione dell'Italia! Qui si vuole solo difendere o “privilegi sindacali” (i permessi elettorali) o vere e proprie prese in giro (i certificati medici per non saltare la retribuzione nel giorno di sciopero).

Vorrei concludere con parole di speranza, ma non ne ho, con questi sindacati, difensori dell'indifendibile, non andremo da nessuna parte, anzi da una parte ci andremo: a picco.

205 commenti (espandi tutti)

Sbalorditivo.

L'unica via e' rendere pubblica la notizia in modo che tutti sappiano, sperando in un barlume di buon senso della gente.

A proposito di FIAT, mi si diceva che la FIAT ha dovuto richiamate qualcosa come 15000 Punto (tutte prodotte a Termini Imerese) per un problema di montaggio errato. Sono dovute tornare tutte a Torino. Confermate?

Hai perfettamente ragione, Marco, e vedi ...... poi qualcuno si stupisce che Epifani & Co. non li si voglia al governo nemmeno dipinti ......

Io ho lavorato per diversi anni in uno stabilimento di una delle ditte leader mondiali di elettrodomestici, nel laborioso e civilissimo nord Italia...

Era e probabilmente e` ancora uno stabilimento molto produttivo ma ora si parla di chiuderlo... per molti problemi, ovviamente... ma uno mi ha sempre colpito parecchio: provate a mandare avanti uno stabilimento con una media dell'assenteismo superiore al 15%...

Provo a darvi dei numeri ipotetici ma non troppo distanti dalla realta'... con 1000 operai ogni giorno mancano 150 persone. Se una linea e` di 70 persone e` facile capire cosa succede. Avete mai incontrato un uomo con meno di 100 giorni lavorati all'anno? Per numerosi anni di seguito?! Io ne ho visti alcuni!! Tutti con certificato medico tatuato sul petto...

Il problema era anche una dirigenza non molto disponibile a venire incontro alle esigenze degli operai (le mamme avevano vita difficile... sapete come e` ritenuto il part-time in Italia... alle richieste di un kindergarten in ditta seguivano solo grasse risate etc...), tuttavia un assenteismo del 15% e` un punto di partenza pesantissimo per gestire una attivita`!

E se i lavoratori ed i sindacati non lo capiscono... e` grama per tutti :(

E

Marco, giusto delle domandine premettendo che in materia non ne so un tubo. Tu metti in evidenza un comportamento censurabile dei sindacati, non voglio entrare su questo, al massimo sulla sua marginalità. Banalmente:

1) se dei "permessi elettorali" mandano a picco la baracca, mi è difficile credere che la baracca non andrà a picco già di suo. sbaglio?

2) quanta della maggiore produttività deve venir fuori dalla turnazione ottima per non andare a picco? quanta da nuovi investimenti in ricerca, tecnologia e quant altro? gli imprenditori investono? e nel farlo sono i migliori al mondo? no, perchè se non è così siamo già a picco o mi sbaglio?

3) la soluzione è davvero nell'abbassare il costo unitario orario o è altrove? no perchè magari da ignorante io sopravvaluto la sofisticazione del mercato automobilistico...

Non è questo che mi interessa discutere però in fondo: se la baracca va comunque a picco, quale dovrebbe essere l'atteggiamento dei sindacati se non quello di arraffare il più possibile? anche qui, probabilmente, mi sbaglierò.

Ma sei sicuro che si possa mischiare discorsi su R&D e discorsi industriali?

Dall'articolo mi era sembrato di capire che il punto era di ridurre il peso dei costi fissi incrementando la produttività degli operai, cosa abbastanza logica.

Tra l'altro, anche dal commento di Enrico, Marco traccia un punto molto serio: l'assenteismo. Sembra poco, ma, per dire, io so molto bene che tale problema c'è anche nelle piccole fabbriche (tipo 15 operai) ed è di difficile soluzione per i capi reparto: 1) perché, di solito, i "manager" aziendali non stanno a sentire la produzione; 2) perché le leggi in materia lavorativa italiane pare incentivino questo tipo di comportamenti.

Sugli investimenti in ricerca... dovremmo capire che tipo di ricerca prima, se sul prodotto (allora hai ragione) o sui processi industriali (allora non so fino a che punto hai ragione, perché quel tipo di ricerca non è tanto della Fiat, ma di chi produce i macchinari industriali per la Fiat). 

E ultimo, non credo che i sindacati siano così abili da capire che la situazione è grave. Credo che i sindacati siano rimasti agli anni '70 e '80 e continuino a ragionare come se le cose non fossero mai cambiate.

Ti rispondo ai punti:

1. I permessi elettorali non mandano a fondo la baracca (oddio..), ma fanno perdere obiettivi di produzione, difatti la FIAT non chiede di non darli, ma di recuperare i turni persi senza aggravio di costi. Mi spiego: è un tuo diritto farti i giri elettorali fra i clientes per ricordardrgli di votare secondo indicazioni, ma non puoi pretendere che paghi io i tuoi giri elettorali. Questo affonda la baracca, e quindi, secondo l'accordo, non si potrà più fare.

2. La turnazione è concepita per l'utilizzo degli impianti, gli impianti sono nuovi di pacca, per cui l'imprenditore ci mette i soldi degli impianti (800 milioni di euro), nel momento in cui si hanno nuovi impianti si hanno anche nuovi modelli, per cui l'investimento in R&D è già stato fatto.

3. La soluzione è nell'aumentare la produttività, ovvero a fronte di x speso in salari devo produrre y auto, altrimenti finisco fuori mercato, o ci rimetto: Termini Imerese chiude perchè la produttività è talmente bassa che per ogni auto prodotta la FIAT ci rimette 500 euro.

L'atteggiamento dei sindacati (FIOM in particolare) è del tipo: il lavoratore ha sempre ragione, ti fa un favore a venire da te, ringraziaci, perchè se vincessimo noi le elezioni ti avremmo già nazionalizzato, così chi se ne fotte se l'azienda ci perde, tanto pagano gli altri..

Secondo me lo scontro e' sul punto 14 del documento da te riportato, in cui si dice che eventuali comportamenti da parte dei sindacati o dei singoli volti a violare l'accordo fanno perdere ai sindacati permessi e contributi.

Sì, esatto, ma non voglio pensare (ripeto: NON VOGLIO) che qualcuno firmi un accordo per poi rimangiarselo, specialmente se uno dei due sta tirando fuori 800 milioni di euro, che poi devono rientrare...

specialmente se uno dei due sta tirando fuori 800 milioni di euro, che poi devono rientrare...

con gli interessi proporzionali al rischio ...

Oltre alle argomentazioni di Marco andrebbe aggiunto altro. E so quel che dico. L'assenteismo e la furbata dei certificati medici sono sempre stati tollerati dai sindacati. Mi assumo la responsabilità di affermare che per molti il lavoro in fabbrica è stato una integrazione del lavoro nel proprio terreno e per altri un risarcimento del destino cinico e baro. I capibastone politici e sindacali non hanno mai cessato di tentare di infilare in FIAT i propri clienti tutti autosensibilizzati a rispondere alcapobastone e non al direttore di stabilimento. In un certo periodo c'era un'atmosfera nello stabilimento terrificante per disordine, assenteismo, raffazzonamento, lavoro malfatto come credo non esiste l'eguale. In alcune zone dell'impianto era igienico non andare. Si svolgevano traffici di ogni tipo.

Capisco di essere confuso e generico. Ma la rabbia di quanto è accaduto ed i danni all'azienda derivanti da una produttività ridicola e prodotto di pessina qualità; l'offesa recata a chi onestamente lavorava o avrebbe voluto sono indimenticabili. E non era colpa solo della FIOM. §Tutti uguali.

per ampliare la discussione e per completezza di informazione, aggiungo anche il riferimento alle note FIOM:

<http://www.fiom.cgil.it/stampa/2010/c_10_06_11.htm>

Avevo già letto quel documento della FIOM, e non volevo farci riferimento, tanto è falso e tendenzioso, valga per tutti l'ultimo capoverso:

facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.

Laddove la FIAT non parla mai di questo, ma semplicemente di non pagare l'indennità di malattia per un giorno, laddove i certificati medici non siano in contemporaneità con periodi di malattie stagionali, ma invece in contemporaneità di eventi "sociali" , come ad esempio lo sciopero nazionale. Se poi 471 certificati medici il giorno dello sciopero, su 1514 lavoratori è una cosa normale ...

Quella della FIOM è una bugia bella e buona, come anche il resto del documento, e con le bugie non si va da nessuna parte!

Ciao Marco,

credo che i punti del contendere siano 2

 

* sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento;

* facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell'impresa.

 

Il primo lede il diritto di sciopero, che magari sara' anche abusato ma  e' un diritto costituzionalmente garantito. Il secondo distrugge il Contratto Nazionale e a mio parere introduce qualcosa di barbaro, cioe' il non pagamento della malattia.

NOn c'è niente di ciò nel documento FIAT, niente di niente.

Sul punto 2 ho risposto sotto a un altro commento, sul punto 1 non so che dire: ho letto e riletto il documento FIAT, ma non ne trovo traccia, forse la FIOM si riferisce al fatto che una volta sottoscritto l'accordo è vincolante e non può essere oggetto di scioperi (cioè la FIAT si preoccupa che le OO. SS: sottoscrivano l'accordo adesso, e poi, italicamente, se lo rimangino), e che nel caso ci siano scioperi o manifestazioni CONTRO l'accordo, DOPO l'accordo, ci siano sanzioni verso i sindacati (punto 14) e verso chi aderisce allo sciopero. Mi sembra addirittura assurdo che un'azienda debba fare minacce del genere, vuol dire che i sindacati firmano e rimangiano accordi (lo fanno, lo fanno), ed onestamente credo che un atteggiamento del genere da parte della FIAT sia anche troppo generoso: io li prenderei a calci.

Scusa se insisto, ma dire che non vi e' traccia di questo non e' corretto. Il punto 13 dice proprio questo: non si puo' scioperare contro questo accordo, i.e. e' una limitazione del diritto di sciopero. 

Ora io capisco benissimo il tuo punto che "passata la festa, gabbato lo santo" cioe' io prima firmo e poi ti sciopero contro non e' il massimo della vita, tuttavia come anche tu riconosci nell'accordo non c'e' scritto tutto.

Se ad esempio io con la mia sosta di 10 minuti ne perdo 5 per raggiungere la macchinetta del caffe' e 5 per tornare indietro non faccio nessuna sosta. E quindi chiedo all'azienda di mettermi la macchinetta (o i bagni) vicino alla linea. L'azienda rifiuta e io non posso scioperare perche' andrei contro l'accordo.

Insmma una cosa e' l'accordo, un'altra la sua attuazione.

Fermo restando tutte le nefandezze sindacali elencate e i certificati medici strani, che chi li fa a calci in kulo si, ma dalle loro RSU, mica dall'azienda.

 

 

 

 

In fondo ai commenti c'è un mio intervento (cosa avrei fatto al posto dei sindacati) in cui parlo anche della tematica "sosta" compresa la macchinetta del caffè -)....

Per il resto : non è sospeso il diritto di sciopero (sarebbe incostituzionale), ma se c'è uno sciopero la Fiat non darà più nè permessi sindacali, nè soldi ai sindacati (e questo li fa rabbrividire: un sindacalista che lavora, anzichè mettersi in perenne permesso sindacale..).

Purtroppo è la storia delle relazioni sindacali a Pomigliano che ha reso la Fiat "dura", personalmente sono perfino rimasto stupito che vogliano ancora investire a Pomigliano. Ma questa è un'altra storia..

Infatti io a quel tuo commento mi riferivo. Il problema sussiste ed e' inutile minimizzarlo. Stai dicendo che la Fiat non limita il diritto di sciopera ma minaccia "solo" ritorsioni contro il sindacato che lo organizza? Dalle mie parti questo si chiama intimidazione (peraltro gratuita)

Converrai anche tu che un "accordo" come quello della Fiat puo' essere ,non interpretato, ma applicato in maniere diverse. 

Fermo restando che nessuno fa beneficenza, a me da lavoratore dipendente fa paura una azienda si arroghi il diritto di cambiare accordi liberamente firmati, stiamo parlando del CCNL mica di una scirttura privata, sotto la minaccia della chiusura di un impianto.

 

Ha sorpreso molto la decisione di investire a Pomigliano. Ma non è affatto garantito che, se oggi l'accordo si chiude, FIAT non se ne penta. Purtroppo

Scusa se insisto, ma dire che non vi e' traccia di questo non e' corretto. Il punto 13 dice proprio questo: non si puo' scioperare contro questo accordo, i.e. e' una limitazione del diritto di sciopero.

No, dice che in caso di scioperi contro l'accordo firmato, vengono annullati i permessi sindacali, senza altre sanzioni per chi sciopera.

E' una limitazione dei privilegi sindacali e proprio per questo la FIOM non vuole accettare.

 

marco altrove dice che "pacta sunt servanda" e per me il CCNL e l'accordo integrativo aziendale sono patti, tali e quali il nuovo accordo che vi piace tanto.

 

La Fiat propone il seguente patto del diavolo: se tu "liberamente" non rinunci a esercitare un tuo diritto inalienabile (quello di sciopero), io mi rimangio tutti gli accordi presi con te in precedenza. 

 

Per me mandare 451 certificati medici per non pagare di tasca propria lo sciopero è una violazione del CCNL, è inutile piangere lacrime di coccodrillo se poi uno si incavola e vuole modificare il CCNL.

Se poi vuoi un elenco degli accordi sottoscritti dal sindacato, e poi completamente disattesi l'elenco è talmente lungo che non basterebbe un libro.

E' inutile continuare con questa storia dei "diritti lesi": i diritti si conquistano, ma poi si mantengono senza abusarne, perchè dall'altra parte ci si stanca anche di prenderle, e quando si può poi si picchia.

A Napoli si dice "quanno si martiell vatt', quann si incudine statt'" (trad. "quando sei martello batti, quando sei incudine statti", in questo momento Fiat si sente martello, sta al sindacato capire che è incudine e limitare i danni che i suoi abusi (quelli del sindacato) hanno provocato.

Non sei il solo a parlare di "diritti lesi", CCNL negato e così via, ma non ho sentito uno di voi dire "effettivamente, però, 451 certificati sono una beffa anche per chi ha scioperato e ci ha rimesso di tasca sua", oppure dire "effettivamente 1500 permessi elettorali (concessi solo ai sindacalisti!!) sono un pò tanti, e mandare avanti uno stabilimento diventa impossibile" . Nessuno ! Solo diritto lesi, e i doveri ? Dove sono i doveri ? Adesso  a piangere perchè uno dice " adesso questa è la minestra, oppure quella è la finestra". Eh no, troppo comodo parlare di "diritti inalienabili" quando dietro quei diritti si nascondono degli abusi !

sai se la FIAT a Pomigliano , a sciopero proclamato , concede ferie il giorno dello sciopero?

sai se i 451 "ammalati" la FIAT uando comunica i dati dello sciopero , li include fra gli scioperanti?

è un 8,3%

scusami Marco, ma se rileggi i miei interventi, dico chiaramente che chi fa certificati falsi dovrebbe essere preso a calci in kulo, non dall'azienda, ma dai sindacati.

 

E comunque non digerisco questa idea per cui io debba rinunciare ad esercitare un mio diritto perche' qualcuno fa il furbo e l'azienda non e' in grado di smascherarlo. 

 

L'articolo 13 dell'accordo a me pare doppiamente inutile perche' da un lato vessatorio (i "pacta sunt servanda" si applica non solo all'acordo corrente ma anche ai passati, CCNL massime) e dall'altro inefficace a raggiungere lo scopo, i.e. l'asserita pace sociale in fabbrica: se io voglio scioperare contro la Fiat perche' mi mette le macchinette del caffe' a un km dalla mia linea lo posso fare e dubito che un qualunque tribunale del lavoro possa avallare il mio licenziamento solo perche' ho scioperato contro un accordo, magari siglato da sindacati cui io non appartengo.

 

Quanto alle malattie, se si vuole stronacare l'assenteismo, si dispone la visita del medico fiscale ipso facto all'arrivo del certificato medico, come mi pare gia' succeda in altre fabbriche.

Anche sui "permessi elettorali" puoi rigirartela come ti pare. Ammetto che sia un malcostume, un abuso di un istituto, tal quale le stratosferiche indennita' parlamentari, nato per uno scopo ben preciso (e nobile) del quale tutti abusano. Ma non e' che il cattivo uso che se ne fa, infici il principio (giusto). E ribadisco, dubito che un qualsiasi tribunale del lavoro possa dare ragione alla fiat

Per cui a me sembra che tutto sommato l'articolo 13 esuli dalla situazione contingente Pomigliano, ma sia un messaggio a tutto l'apparato industriale industriale, destinato a cambiare i rapporti di forza tra imprenditoria e sindacato, come candidamente ammette Angeletti, ormai a capo di un sindacato "giallo"

E questo credo sia ben chiaro a Cgil e Fiom, che giustamente su turnazioni e organizzazione del lavoro hanno un atteggiamento realista e li accettano, ma sulla questione dell'articolo 13, che e' simbolica si sono impuntati.

E guarda che io vorrei che l'accordo su Pomigliano si chiudesse, ma da lavoratore dipendente (in ben altro contesto) le condizioni cui Fiat vuole che si chiuda, mi inquietano

E guarda che io vorrei che l'accordo su Pomigliano si chiudesse, ma da lavoratore dipendente (in ben altro contesto) le condizioni cui Fiat vuole che si chiuda, mi inquietano

E fai bene ad inquietarti.

RR

 

 

E comunque non digerisco questa idea per cui io debba rinunciare ad esercitare un mio diritto perche' qualcuno fa il furbo e l'azienda non e' in grado di smascherarlo.

Poichè molto spesso i cd "diritti" generano dei comportamenti opportunistici e distorsivi (free riding) sarebbe importante per la credibilità e la sostenibilità del sistema che i sostenitori e i beneficiari dei diritti medesimi propongano dei meccanismi effettivi per ridurre tali distorsioni. Anche perchè, non va mai dimenticato, che alla fine (prima o dopo) i comportamenti opportunistici danneggiano anche coloro che avrebbero dovuto essere i primi beneficiari dei diritti medesimi. Il "controllo" non può essere sempre demandato ad altri, piuttosto ci devono essere dei meccanismi di autocontrollo interno. Ad esempio: la CGIL ha sempre utilizzato un proprio servizio d'ordine per garantire lo svolgimento pacifico delle proprie manifestazioni, perchè ?. Detto in altri termini: se si fa saltare il banco non c'è più trippa per alcuno.

ma io mica nego che debbano esserci meccanismi di (auto)controllo. Contesto l'idea che la soluzione del problema sia negare quei diritti

 @ Eugenio

E questo credo sia ben chiaro a Cgil e Fiom, che giustamente su turnazioni e organizzazione del lavoro hanno un atteggiamento realista e li accettano, ma sulla questione dell'articolo 13, che e' simbolica si sono impuntati.

Quando si verificano abusi, ed a Pomigliano ne sono accaduti e ne accadono, le violazioni devono e possono essere scoperte e sanzionate anche dal sindacato e non solo dall'azienda. Se di cointratto si parla e ci sono due contraenti, la funzionalità dell'accordo passa attraverso comportamenti attivi da parte di entrambi. A Pomigliano da questo punto di vista, la storia brilla per la mancanza di ogni precedente al riguardo anche quando in fabbrica accadeva di tutto e di più. L'azienda ha il dovere di salvaguardarsi anche in considerazione del delicato equilibrio organizzativo che la nuova tipologia di impianti richiede.

Il primo lede il diritto di sciopero, che magari sara' anche abusato ma  e' un diritto costituzionalmente garantito. Il secondo distrugge il Contratto Nazionale e a mio parere introduce qualcosa di barbaro, cioe' il non pagamento della malattia.

Non mi sembra ci sia alcunché di barbaro. La Fiat vorrebbe solo eliminare i comportamenti opportunistici. In realtà l'eliminazione, o quanto meno la riduzione, di tali comportamenti dovrebbe essere un interesse primario del sindacato che potrebbe così aumentare la propria autorevolezza nelle trattative. Il sospetto che ne deriva è che molti opportunisti si nascondano proprio nelle file del sindacato altrimenti non si spiega un simile comportamento. Comunque, così facendo, la FIOM si è messa con le spalle al muro da sola commettendo un grave errore nella conduzione della trattativa. A questo punto se la FIOM non cede si accolla la responsabilità della chiusura di Pomigliano, mentre se cede il cedimento verrà considerato un segnale di debolezza e la FIAT cercherà sicuramente di sfruttarlo nella gestione futura dello stabilimento. 

Secondo me se l'azienda mi dice che se mi scioperi contro l'accordo io mi sento libera di non rispettare accordi precedentemente e liberamente da me firmati, cioe' l'accordo aziendale (e passi...) e il contratto nazionale  e' da farabutti, e oltretutto credo anche nullo, che gli accordi "privati" son sempre soggetti comunque alle leggi e alla costituzione.

 

Sul non pagamento della malattia, ribadisco e' a mio parere una barbarie. Vuoi diminuire i falsi ammalati? Benissimo, aumenta i controlli, e io sindacato (serio) ti do' una mano. Le rivalse son sempre cose stupide, chiunque le faccia, e per qualsiasi motivo

 

Avevo seguito solo a livello di titoli la vicenda ed ora ciò che mi fa conoscere Marco Esposito mi fa rabbrividire.

Mi fanno rabbrividire le richieste della FIAT nell’anno di grazia 2010.

---Turnazione

Nell’azienda in cui lavoravo ( microelettronica circa 100000 dipendenti in Italia) i 21turni settimanali ( non 18 ) erano una realtà da metà anni 80.

Non si lavorava il I Maggio e Natale .

E poichè la forza lavoro era per lo più femminile si dovette derogare una legge che vietava il lavoro notturno alle donne.

E non poteva essere altrimenti : l’incidenza degli ammortamenti sul costo finale era ( con 21 turni ) il 30% con 10 turni ( 2 da lunedi’ a venerdi’ ) sarebbe stato del 47 % ( considerando un ammortamento lineare su 6 anni ) ed il costo sarebbe aumentato del 33%.E il phasing out delle attrezzature non era dovuto ad usura ma a obsolescenza tecnologica. Con il turno continuo venivano inoltre recuperate tutte le diseconomie derivanti dagli acicli di spegnimento riaccensione.

Questo risultato fu raggiunto gradualmente attraverso passaggi intermedi NEGOZIATI con i sindacati con cui si condividevano numeri e conti : mai fu posto un ricatto.

E non è che i sindacati negli anni 80 fossero più teneri : c’erano allora Trentin , Cofferati per la CGIL , Carniti , Marini per la CISL .

---Assenteismo

----- per "malattia"

Nella stessa azienda era intorno al 3-4%.Ancora l’Azienda , in accordo con i Sindacati , provvedeva fin dal primo giorno a disporre la visita fiscale ed eventualmente ripeterla.

-----elettorale

1500 persone in permesso elettorale a norma di legge alimentano il personale ( rappresentanti di lista inclusi ) di 100 sezioni , 100000 elettori .Pomigliano ha 30000 elettori.

Certamente gli operai provengono anche da altri Comuni ma questo livello di permessi elettorali mi fa pensare che la FIAT a suo tempo abbia assunto a piene mani raccomandati politici.Avrà avuto qualche tornaconto?

In una unità operativa al Sud dovevamo assumere 30 periti industriali , il ras locale ( sindacalista e politico) ci passò una lista con una ventina di geometri ed una decina di ragionieri : non fu facile ma sapemmo resistere ed assumemmo 30 periti.

----- da sciopero

Sempre nell’azienda in cui lavoravo , per accordo sindacale , non erano concesse ferie e permessi non rtetribuiti non richiesti prima della proclamazione dello sciopero.Se per dimostrare il fallimento dello sciopero si concedono ferie e permessi non retribuiti i più furbi il permesso se lo prendono retribuito con un certificato medico.

Ora in questo disastro la FIAT improvvisamente si sveglia e vuole recuperare in qualche mese una gestione fallimentare di anni.

E si badi bene : non facendo un minimo di autocritica ma ponendo un AUT-AUT.

Io penso che una situazione così disastrata , anche con l’accordo , sia irrecuperabile per cui non sono convinto che la FIAT si auguri il sì della CGIL ( Marchionne ha detto ieri che il SI’ deve essre unanime ) e per questo ha scelto il ricatto plateale.

La CGIL che è contro la FIAT se dirà NO non avrà capito niente.

CISL e UIL , benevoli con la FIAT , dicendo SI’ forse la stanno mettendi in difficoltà.

Bastano 700 milioni di investimento di FIAT come garanzia della sua serietà ne voler utilizzare profittevolmente Pomigliano? No perchè a questi soldini, ne andrebbero aggiunti altri di precedenti ristrutturazioni, formazioni e aggiornamenti andati regolarmente nello sciacquone. E se ci mettiamo anche la rinuncia a soldi pubblici almeno procvlamata, credo possa bastare.

Marco ho letto gli articoli ed i commenti ed ero indeciso se:

1) farti i complimenti (perchè tu, e nfa in generale, dai informazioni che sui giornali/notiziari non sanno o non vogliono dare)

2) mandarti a quel paese perchè la notizia mi hai fatto andare di traverso il caffé

Alla fine ho deciso di farti i complimenti sono io che quando vedo un "avvelenata" che comincia con FIOM- CGIL devo aspettare a bere il caffé!

Non l'ho messo nel post, perchè ero in altre faccende affaccendato, ma non posso non dire la mia su cosa avrei detto e fatto.

1. Un sindacato che difende i lavoratori avrebbe capito già da tempo che questa è "The last call" per Pomigliano, o Fiat raggiunge i livelli di produttività ritenuti "decenti" o chiude. Pomigliano è nata con un criterio di privilegio pazzesco (furono assunti come metalmeccanici i carpentieri che avevano costruito lo stabilimento... vabbè lasciamo stare quanto ci è costata questa follia), ha continuato come se fosse l'ITALSIDER di Bagnoli (altro buco nero della memoria), e solo da quando è diventato FIAT ha raggiunto un minimo di decenza produttiva, ancora di poco superiore a Termini Imerese, ma lontano anni luce da Melfi, ad esempio. Quindi avrebbe firmato di corsa l'accordo, facendo un'assemblea con gli operai e dicendo: la festa è finita, ma se avete un minimo di orgoglio da domani mostrate a tutti cosa siete capaci di fare con gli stimoli giusti!

2. Lo stimolo giusto è chiedere un premio di produttività per UL (Unità di Linea) che raggiunga standards di produzione e qualità predefiniti, giocare di "sponda" con il Governo dicendo: questi premi devono essere esentasse (altro che no tax area..)

3. Avrebbe detto OK alla turnazione con il criterio di sostituibilità (io e DoktorFranz ci accordiamo che io faccio la notte al posto suo e poi lui mi rende il favore), mentre FIAT non la vuole (questo è sì sciocco e punitivo..)

4. Avrebbe chiesto di introdurre dei piccoli miglioramenti per rendere la fabbrica un luogo di lavoro migliore, adesso non conosco bene lo stabilimento di Pomigliano, ma prevedere macchinette distribuisci bevande e altro vicino a ogni UL, invece che, come ho visto tempo fa, lontane ed accentrate (ma all'epoca si avevano venti minuti, adesso sono dieci: sveglia FIOM!).

Insomma avrei detto OK entusiasta in cambio di qualcosa, questi sanno solo difendere non dei diritti acquisiti, ma degli intollerabili privilegi.

P.s. La turnazione si applica anche ai quadri ed agli impiegati, non crediate che in Fiat l'operaio lavora e il resto sta a guardare..

Su questa strategia concordo completamente. Ma pare che CISL e UIL in questo momento sappiano solo "calare le brache" e stop, mentre la FIOM sa solo dire dei NO un po' patetici. Sbagliano gli uni e gli altri, purtroppo...

E aggiungo un punto 5:

5. Accettare il taglio delle malattie o dei permessi elettorali, ma chiedere di concordare dei criteri piu' obiettivi, invece di affidarsi a criteri troppo "qualitativi" (sono "troppi"), proprio per evitare alla FIAT in futuro di marciarci...

Ma allora Luciano Gallino ha torto?

 

http://www.controlacrisi.org/joomla/index.phpoption=com_content&view=article&id=6547&catid=36&Itemid=68

 

poi,

e che nel caso ci siano scioperi o manifestazioni CONTRO l'accordo, DOPO l'accordo, ci siano sanzioni verso i sindacati (punto 14) e verso chi aderisce allo sciopero

ammettiamo che i sindacati che hanno firmato non esprimano il reale punto di vista dei lavoratori, questi ultimi non avrebbero il diritto di protestare? Il diritto di sciopero è un diritto dei lavoratori in quando individui o è riservato ai sindacati? E non sono domande retoriche, basti pensare all'impatto di un eventuale ricorso in tribunale per una sanzione contro chi aderisce a tale sciopero.

Ovviamente, sono d'accordo a sanzionare i comportamenti opportunisti... ma il management perché non ha fatto niente prima, v. post di lallo? perché tanto l'esecrato stato ripianava i buchi?

 

 

Ultima replica della mattina, poi torno al mio lavoro...

Ovviamente, sono d'accordo a sanzionare i comportamenti opportunisti... ma il management perché non ha fatto niente prima, v. post di lallo? perché tanto l'esecrato stato ripianava i buchi?

Esatto. Pomigliano (come Termini Imerese) lo pagavamo tutti noi, nel momento in cui Fiat ha cambiato strategia (meno regali dallo stato, più impresa) il sindacato si è fatto trovare impreparato.

Il diritto di sciopero è un diritto dei lavoratori in quando individui o è riservato ai sindacati?

Entrambi, ed entrambi sarebbero sanzionati se scioperassero contro l'accordo, i sindacati con le sanzioni di cui al punto 14, i lavoratori individualmente potrebbero arrivare al licenziamento. E' la storia di Pomigliano, che induce la Fiat  a fare la faccia feroce, nient'altro.

Stupisce, lo ribadisco ancora, il fatto che un'azienda debba mettere nero su bianco che pacta sunt servanda e poi mettere le sanzioni, che è una cosa, per me, inconcepibile: vuol dire che la misura è colma.

Su questo, Marco, è impossibile, assolutamente impossibile concordare. Un diritto è un diritto, punto e stop. O c'è il diritto di sciopero, senza condizioni, o non c'è. Un accordo vale finché le parti lo ritengono valido, mica può essere eterno. Chi garantisce che i lavoratori non vogliano scioperare per altro - non per denunciare l'accordo - e FIAT furbescamente lo consideri uno sciopero "sanzionabile"? 

Comunque, abbiate pazienza e - per fortuna di tutti - gli operai cinesi penseranno loro a scioperare davvero, come stanno già facendo qua e làò., e sarà finita questa pacchia globalizzatrice basata sul dumping sociale....

Comunque, abbiate pazienza e - per fortuna di tutti - gli operai cinesi penseranno loro a scioperare davvero, come stanno già facendo qua e làò., e sarà finita questa pacchia globalizzatrice basata sul dumping sociale....

Scherzi? I Cinesi si stanno arricchendo, altro che dumping sociale!E costeranno comunque meno di noi per decenni, mettiti pure il cuore in pace.

Noi stiamo andando sempre peggio perchè anzichè studiare e rimboccarci le maniche ci ostiniamo a cercare scorciatoie ed allevare parassiti.

Ma magari hai ragione tu, e la FIOM ci trarrà dalle secche! Tutti ad Arese a produrre auto elettriche sussidiati dallo stato!

Bhe, non mettetemi in bocca cose che non ho detto (come usa spesso qui, ahimè). Il fatto che ci siano molti operai cinesi supersfruttati che lavorano 12 ore al giorno e che si suicidano pure perché non ce la fanno a reggere i ritmi è un dato di fatto, ed è un dato di fatto che parte di loro si sta ribellando (sono notiziole di questi giorni peraltro). 

Ma questo non impedisce affatto che la Cina si stia arricchendo, anche grazie a questo supersfruttamento, come abbiamo fatto noi negli anni '50, mi sembra. E non impedisce il fatto che il governo cinese stia pilotando sapientemente - con molto governo, molta politica e molta programmazione, cose che qui fanno venire l'orticaria a molti - questo passaggio, investendo in conoscenza, formazione, ricerca e anche nel progressivo ed inevitabile aumento di redditi e diritti per i lavoratori - insomma aumento della domanda interna. Fanno dumping sociale, ma sanno che non potranno farlo in eterno.

Noi qui, piuttosto che rimboccarci le maniche, mi sembra che crediamo che basti fare il passo del gambero a spese dei lavoratori, senza provarci nemmeno a studiare.

E - su questo concordo davvero - non sarà certo la miope, ultramiope FIOM a levarci le castagne dal fuoco...

(anche se le auto elettriche magari sarebbero meglio di quelle a benzina, ma questa è un'altra storia...)

Bhe, non mettetemi in bocca cose che non ho detto (come usa spesso qui, ahimè). Il fatto che ci siano molti operai cinesi supersfruttati che lavorano 12 ore al giorno e che si suicidano pure perché non ce la fanno a reggere i ritmi è un dato di fatto, ed è un dato di fatto che parte di loro si sta ribellando (sono notiziole di questi giorni peraltro).

Il caso dei suicidi in Foxconn e' stato molto pubblicizzato, ma non dimentichiamoci che si tratta di una ditta con seicentomila dipendenti (!), quindi una dozzina di suicidi non e' una cifra cosi' straordinaria (cosi' come non lo e' quella di France Telecom, checche' ne dicano i sindacati francesi).

Fanno dumping sociale, ma sanno che non potranno farlo in eterno.

Che roba e' il "dumping sociale"? La definizione formale di "dumping" e' praticare sui mercati esteri prezzi inferiori a quelli praticati nel proprio paese, e non vedo cosa c'entri con le retribuzioni al lavoro dipendente. Se intendi che i costi della manodopera sono destinati a salire, questo e' verissimo, ma non a causa di agitazioni sindacali: dipende dalla progressiva riduzione dell'eccesso di manodopera rispetto alla domanda, man mano che il processo di urbanizzazione delle masse contadine comincia a erodere la disponibilita' di nuovi lavoratori disposti ad accettare salari particolarmente bassi dato che sarebbero in ogni caso ben superiori a quelli rurali. Questo e' uno sviluppo positivo per tutti, dato che tendera' a riequilibrare le bilance commerciali di tutti i paesi.

Mah, cose che succedono ma un po' dappertutto. In una mia precedente vita come international trader, attorno all'inizio degli anni '90 mi capito' di ricevere una richiesta d'aiuto da dei miei fornitori Taiwanesi di schede madri: questi erano stati convinti da un venditore ad ordinare una partita di DRAM aprendo lettera di credito che specificava il dettagliato part number del chip. Purtroppo scoprirono poi che il part number in questione non corrispondeva a DRAM ma a "dummies", cioe' a contenitori identici ma vuoti da usare per la taratura delle macchine di montagio automatico... Inutile dire che la perfetta corrispondenza tra part number e merce ordinata (nonostante il prezzo pagato fosse centinaia di volte superiore al valore di mercato) escludeva qualsiasi possibilita' di azione legale. In quel caso la fregatura era stata data da una ditta non cinese ma italiana, per la precisione di Roma, a me sconosciuta e probabilmente fittizia.

Cio' detto, la legalita' in Cina ha i suoi "rough edges", specialmente in boomtowns come Shenzhen. Come dicevano i Latini, caveat emptor.

fra l'altro pare che Pomigliano ora produca meno di 50000 vetture con 5000 dipendenti

3000 euro di lavoro / auto

ma come si fa ?

Certo che finora abbiamo pagato noi.

Comunque tranquilli : un plant in queste condizioni accordo o non accordi non si raddrizza!

 

E' la storia di Pomigliano

Perchè questi di Pomigliano sono così conflittuali? L'ultimo baluardo di bolscevismo in Italia o dna campano?

penso perchè dopo anni che tolleri tutto tanto l'inefficienza la paga pantalone è difficile in un mese cambiare le cose.

anche se alcuni contenuti dell'accordo sembrano scritti per farlo rigettare ed avere l'alibi di andarsene.

Se la FIOM fosse furba firmerebbe per vedere l'effetto che fa : ma sono troppo ideologizzati per capire certe cose.

 

ammettiamo che i sindacati che hanno firmato non esprimano il reale punto di vista dei lavoratori, questi ultimi non avrebbero il diritto di protestare? Il diritto di sciopero è un diritto dei lavoratori in quando individui o è riservato ai sindacati? E non sono domande retoriche, basti pensare all'impatto di un eventuale ricorso in tribunale per una sanzione contro chi aderisce a tale sciopero.

Mi risulta che l'accordo prevedacome precondizione la sua approvazione mediante referendum tra i lavoratori, proprio per "disinnescare" questo genere di contestazione.

Per rispondere, poi, alla tua domanda su chi sia titolare del diritto di sciopero, ecco la mia opinione: sia il diritto di firmare contratti collettivi sia quello di proclamare uno sciopero dovrebbe spettare alla "collettivita'" dei lavoratori, che decidono sia l'una sia l'altra cosa tramite un regolare processo democratico, sia esso tramite decisioni assembleari o tramite dei rappresentati eletti; ogni altra soluzione o affida ad enti autoreferenziali come i sindacati di decidere, o consente a ciascuno di decidere per se (il che mi andrebbe pure bene: ogni mia assenza dal lavoro sarebbe uno sciopero individuale, e quindi incensurabille, a quel punto :) ), rendendo di fatto impossibile ogni forma di organizzazione del lavoro da parte del datore di lavoro.

sia il diritto di firmare contratti collettivi sia quello di proclamare uno sciopero dovrebbe spettare alla "collettivita'" dei lavoratori, che decidono sia l'una sia l'altra cosa tramite un regolare processo democratico, sia esso tramite decisioni assembleari o tramite dei rappresentati eletti

Non per fare il difensore a priori della FIOM/CGIL, ma è solo la CGIL a chiedere da anni e anni la famosa e sempre mancante legge sulle rappresentanze sindacali, che dovrebbe regolare finalmente la effettiva rappresentatività sindacale. CISL, UIL, Cobas, UGL e compagnia hanno invece sistematicamente fatto lobby in parlamento per non far approvare nulla del genere e restare felicemente "autorefereziali"

Non per fare il difensore a priori della FIOM/CGIL, ma è solo la CGIL a chiedere da anni e anni la famosa e sempre mancante legge sulle rappresentanze sindacali, che dovrebbe regolare finalmente la effettiva rappresentatività sindacale.

Giusto per la cronaca, io sono iscritto alla FIOM (anche perchè nella mia realtà le alternative sono tanto evanescenti che è come se non ci fossero), quindi non ho problemi a riconoscerle questa posizione; tuttavia, continuo a non condividerne le battaglie di retroguardia o di semplice difesa di noi "anziani a t.i." (come questa di Pomigliano o quella sull'art. 18).

 

Ma allora Luciano Gallino ha torto?

Si'. Che novità c'è?

Parlo da profano, premesso questo non riesco a spiegarmi quale sia il contendere.Nell'accordo pare che si dica che se firmi il contratto non puoi, dopo, scioperare se il motivo dello sciopero è il contratto stesso. Quello che mi pare di aver capito è che, secondo alcuni, questo nasconderebbe il divieto assoluto di sciopero da parte dei lavoratori per qualsivoglia motivo, visto che unico arbitro sulla giustezza dello sciopero è l'azienda.Quindi il presupposto della critica parebbe essere:  l'azienda è cattiva e avrà carta bianca sul nostro diritto di sciopero.Il che mi sembra quantomeno pretestuoso come argomento. Avessi dovuto decidere io se restare a pomigliano, non ci avrei pensato su molto. Avrei fatto le valigie.

Guarda che anche nel caso che l'azienda non sia "cattiva" ma semplicemente faccia i suoi interessi, potrebbe interpretare a suo favore una simile clausola. Insomma, è come firmare un contratto con clausole vessatorie, non mi sembra così difficile da capire il problema....

Guarda che anche nel caso che l'azienda non sia "cattiva" ma semplicemente faccia i suoi interessi, potrebbe interpretare a suo favore una simile clausola. Insomma, è come firmare un contratto con clausole vessatorie, non mi sembra così difficile da capire il problema....

Le ipotesi che attribisci a FIAT sono state la realtà del comportamento dei sindacati a Pomigliano. Si tratta quindi di prevenire la reiterazione di quanto per lunghi periodi è stata la regola che ha vessato chi voleva lavorare, la FIAT, i clienti ed i contribuenti i cui soldi finivano a FIAT.

Guarda che anche nel caso che l'azienda non sia "cattiva" ma semplicemente faccia i suoi interessi, potrebbe interpretare a suo favore una simile clausola. Insomma, è come firmare un contratto con clausole vessatorie, non mi sembra così difficile da capire il problema...

Il problema non e' difficile da capire, ma non si risolve rischiando di far licenziare i lavoratori che dovresti difendere: come si dice qui a Napoli (traduco dal vernacolare) "per far dispetto a mia moglie, mi taglio gli attributi"

Invece, la FIOM avrebbe dovuto accettare il principio ma discuterne l'applicazione: CHI decide che lo sciopero e' contro l'accordo? In base a quali criteri? Insomma, agire in modo da disinnescare i pericoli nascosti dietro le legittime richieste dell'azienda.

Ma che analisi è? Ma siete completamente impazziti?

La FIAT sta dicendo ai lavoratori che l'alternativa alla disoccupazione ("ce ne andiamo in Polonia...") è accettare:

1. la sostanziale abolizione del diritto di sciopero e la facoltà per l'azienda di sanzionare (anche col licenziamento) chi si oppone alla sua volontà, punto e basta

2. la riduzione della pausa da 40 a 30 minuti

3. la possibilità per l'azienda di comandare lo straordinario anche in pausa mensa

4. di non pagare la malattia se si supera una soglia "media" di assenze tra i lavoratori

5. di derogare alla norma che sancisce che un lavoratore debba potersi riposare tra un turno e l'altro

6. 120 ore di straordinario obbligatorio contro le 40 previste dal contratto

7. la possibilità di recuperare i ritardi di produzioneanche se le cause niente hanno a che vedere con la produttività dei lavoratoi (ad esempio perché i fornitori sono in ritardo)

E dove starebbe il conservatorismo della Fiom e la grande modernità a cui ci chiedete di aderire? a che schifo di posizione è quella che state prendendo contro la Fiom? Ma non vi vergognate?

Ma non vi vergognate?

Simili domande vanno bene sui siti in cui si strilla, qui si discute, mi farebbe piacere dicutessi, altrimenti non sei obbligato a rimanere. Chi ha scritto il post (cioè io) lavora con e per Fiat, la conosco molto bene, e come ho scritto, e ripeto senza vergogna, fossi stata in Fiat avrei chiuso Pomigliano e basta.

Veniamo ai punti:

1. Non sta scritto da nessuna parte che è abolito il diritto di sciopero, non si può scioperare contro l'accordo (ricordo a tutti che non si sciopera "contro qualcosa" ma per qualcosa, che nell'indire lo sciopero le OO.SS sono tenute a indicare i motivi dello sciopero, che quindi Fiat non ha alcuna arbitrarietà nel dire "questo è contro l'accordo) e basta. La volontà aziendale è di produrre 300.000 vetture/anno.

2. le pause non saranno più due da venti minuti, ma tre da dieci (i dieci minuti soppressi saranno pagati): fatti due giorni di linea e poi vedi se non è meglio fare pause più piccole, ma ripetute, piuttosto che due più lunghe.

3. La mensa è stata posta a fine turno: dimmi tu dove andrebbe bene lo straordinario (oppure fallo dire ai sindacati, che su questo punto nulla hanno detto, poichè già oggi è così)

4. No, la Fiat chiede di applicare la norma ove non ci siano presupposti epidemiologici, a meno che in pieno aprile è normale che 471 su 1.500 si ammalino il giorno dello sciopero generale. Ma stai scherzando, vero?

5. Non è la Fiat che farebbe lavorare due turni consecutivi, ma sono molti gli operai che potrebbero fare due turni non consecutivi (questo non è assolutamente previsto, nè possibile) nella stesso arco temporale delle 24 ore e poi avere due giorni liberi consecutivi. Scusa, ma questo è richiesto dagli stessi operai, impiegati e quadri.

6. 120 ore di straordinario laddove le esigenze produttive lo richiedano. Non 120 ore di straordinario e basta.

7. Appunto, le 120 ore servirebbero per tamponare eventuali vuoti produttivi, per cause non attinenti alla Fiat.

Questi ultimi due punti sono talmente self evident per chi ha un minimamente vissuto una linea produttiva, che mi stupisco anche di rimarcarli. Vediamo, spendo 800 mln di euro, più quello che ho speso in R&D, sperando che la nuova Panda sia come la nuova 500 e dico: in Polonia gli operai si sono fatti un mazzo così per soddisfare la domanda (ed hanno avuto più soldi), metti il caso succeda lo stesso con la Panda: che faccio ? Anzichè star lì a menare la rava e la fava faccio un accordo preventivo che mi mette al riparo da ogni problema.

La FIOM su tutti i tuoi punti ha avuto da ridire solo sui "permessi elettorali": libertà di non fare un piffero per i sindacalisti, senza alcun rispetto per chi a lavorare ci va davvero. Ma per favore...

Dopo aver dato una rapida lettura alla proposta FIAT, ed incrociando tale informazione con la storia non proprio eccelsa dello stabilimento di Pomigliano (una lunga tradizione di scarsa produttività, incuria e sabotaggi) la mia personale valutazione è che l'azienda stia tutto sommato facendo un tentativo coraggioso.

Cionondimeno, mi pare che non manchi anche di una certa arroganza; arroganza che viene senz'altro naturale a chi conosce la situazione internazionale ed ha una visione a largo raggio dell'evoluzione della produzione industriale nel mondo, ma è comunque offensiva ed incomprensibile per quei dipendenti che fanno onestamente il proprio lavoro senza sapere un gran ché di quel che succede al di fuori del loro stabilimento.

Marchionne ha recentemente paragonato le reazioni "entusiastiche" degli operai Chrysler a quelle molto più fredde degli operai FIAT: il problema è che i primi avevano finalmente realizzato di essere alla canna del gas... chi si è preso la briga di chiarire le idee ai secondi?

Forse il fatto di vivere in una bolla di ottimismo Berlusconiano contribuisce a rendere difficile fare certe scelte almeno quanto l'atteggiamento ideologico della FIOM.

Domanda un poco OT:

con che diritto la CGIL mette in pericolo il benessere di tutti coloro che lavorano per Pomigliano senza esserne dipendenti diretti ?

Se vogliono  far del male ai propri iscritti o simpatizzanti : bene, peggio per loro! Ma gli altri che non hanno una tribuna da cui far sentire le proprie opinioni ?

In un'economia moderna dove la terziarizzazione di processi, servizi e la sub fornitura sono diventati prepondernati forse la rappresentanza sindacale dovrebbe essere ripensata.

 

con che diritto la CGIL mette in pericolo il benessere di tutti coloro che lavorano per Pomigliano senza esserne dipendenti diretti ?

Non è la FIOM che si attribuisce questo potere decisionale, piuttosto è la FIAT che abilmente glielo consegna. Probabilmente sperando, come afferma M. Esposito, che la FIOM rifiuti, evitando così alla FIAT una scommessa piuttosto rischiosa quale è l'investimento di 800 mln in un ambiente chiaramente "ostile". Alla CGIL sembra che lo abbiano capito, ma non ancora alla FIOM, che la FIAT gli ha lasciato il cerino acceso in mano.

Probabilmente sperando, come afferma M. Esposito, che la FIOM rifiuti, evitando così alla FIAT una scommessa piuttosto rischiosa quale è l'investimento di 800 mln in un ambiente chiaramente "ostile"

Non ho affermato niente del genere, ho detto che io non avrei mai investito a Pomigliano d'Arco  (e comunque non 800 milioni di euro e per un modello "di punta").

Non faccio dietrologie su FIOM sì/no, colgo solo che si è incartata su qualcosa di indefendibile.

Non faccio dietrologie su FIOM sì/no, colgo solo che si è incartata su qualcosa di indefendibile.

FIOM non ha firmato; ha però indetto un referendum, dove porterà la propria posizione contraria, ma il cui esito si è impegnata a rispettare. il che fa una gran bella differenza: se i lavoratori di Pomigliano che voteranno al referendum sono favorevoli all'accordo metteranno FIOM in un angolo, allora sì sarà isolata.

se l'indizione di un referendum non basta, vuol dire che non importano i contenuti dell'accordo ma si chiede al sindacato solo di fare il pompiere, la cinghia di trasmissione delle decisioni aziendali.

 

 

 

 

Non ho affermato niente del genere, ho detto che io non avrei mai investito a Pomigliano d'Arco  (e comunque non 800 milioni di euro e per un modello "di punta").

Visto che ho interpretato male (in realtà cercavo solo di rispettare il diritto di "primogenitura") esprimo il mio punto di vista: anche alle condizioni che ha dettato, la FIAT dal punto di vista esclusivamente economico preferirebbe rinunciare all'investimento, tuttavia portare a casa una vittoria sulla FIOM avrebbe una ricaduta positiva che allevierebbe in parte l'onere di una scelta subottimale. Ovviamente anche la chiusura sarebbe tutt'altro che indolore per FIAT per i costi politici e la nuova conflittualità con il sindacato.

in questo caso mi colpisce la stupidità della FIOM.

Adesso come adesso deve firmare tutto. Non ha potere di negoziato.

Una volta che la FIAT abbia investito i milioni promessi, la FIOM comincerà ad avere potere di negoziato. Allora sollevi i problemi che le stanno a cuore. Allora, non adesso.

P.S. Anch'io, a dire il vero, pur simpatizzando a sinistra, non vedo le ragioni del gran rifiuto, se non nelle condizioni di lavoro che invece la FIOM pareva disposta ad accettare. La FIAT a mio parere ha tutto il diritto di pretendere che se i metalmeccanici fanno sciopero, che lo facciano, pagando in proprio, non dichiarandosi malati e facendo pagare alla collettività.

Per quanto leggo il documento, la FIAT non sta negando ai suoi operai il diritto di sciopero, ma il diritto di fare finta di scioperare.

Mi sono letto l'Unità, cosa che non faccio spesso, appunto per capire la ragioni della FIOM e francamente non ci trovo niente, a parte stracciamento di vesti. Se le ragioni ci sono, avanti.

in questo caso mi colpisce la stupidità della FIOM.

Oggi è il giorno: questa è come quella di Gallino. Dov'è la novità?

Che poi, a ben pensarci, è la stessa notizia: son disposto a giocarmi qualcosa che uno di quelli che danno i consigli alla FIOM su come fare la lotta di (con?) "classe" sia proprio Luciano Gallino.

Tout se tient ...

Sono in buona compagnia. Da Repubblica:

Sulla vicenda l'Italia dei Valori ha diffuso una dura nota. ''I lavoratori della Fiat di Pomigliano sono sottoposti a un vero e proprio ricatto: o accettano di ridurre tutti i loro diritti, peggiorando le loro condizioni di libertà fino a non poter esercitare un diritto costituzionale quale lo sciopero oppure vengono licenziati. Subiscono una prepotenza inaccettabile da parte della Fiat. Il tutto si svolge con la totale e criminogena assenza del governo. Non è accettabile che gli operai vengano trasformati in schiavi''.

Adesso come adesso deve firmare tutto. Non ha potere di negoziato.

non capisco: se una parte non ha potere di negoziato, perchè allora viene interpellata e riceve un proposta dalla controparte?

quando vado in edicola mi servo e pago, non interpello nessuno, e se con l'edicolante non ci piaciamo faccio che andare nell'edicola di fronte.

Adesso come adesso deve firmare tutto. Non ha potere di negoziato.

Io non credo che sia questa la situazione. Certo, se insiste a difende i 400 e passa scioperanti malati o i 1000 e rotti rappresentanti di lista (o era il contrario?) non ha potere negoziale, come non ce l'hanno FIM E UILM (che ormai, per vox populi dicon sempre di si a prescindere...).

Se, invece, i sindacati facessero il lavoro che ci si aspetta da loro, ovvero dare ma in cambio chiedere, e in generale difendere sul campo gli interessi  dei dipendenti (e se magari avessero cominciato anni fa...), avrebbero più appeal presso i lavoratori (e non solo presso gli operai, come oggi) e pertanto maggior peso negoziale.

E questo vale per tutti i sindacati in tutti i settori: ho sentito persino di sindacati aziendali nel commercio contestare i turni aziendali perchè non rispettavano il contratto: peccato che le presunte "violazioni" erano state chieste dalle dipendenti, per poter andare a prendere i figli all'asilo...

Hanno scelto altrimenti, peggio per loro noi.

Marco, solo per precisare che il mio riferimento è all'impianto Fiat operante in Polonia, che ha indici di produttività multipli rispetto a quelli di Pomigliano, e che viene sempre più assunto come benchmark per le produzioni italiane.

Scusa l'ignoranza, ma davvero i permessi malattia sono a carico delle aziende? Pensavo fossero a carico del sistema previdenziale. Come fa un'azienda con 5 dipendenti a pagare una gravidanza?

per operai e salariati sono a carico INPS fino a 180 gg

solo i primi 3 giorni sono a carico del datore di lavoro

per impiegati e dirigenti sono a carico del datore di lavoro

Forse tutto sommato è meglio investire in Polonia...

Secondo me qui la frittata l'ha fatta la Fiat. Vogliono garanzie prima di investire, ma come fanno ad averle? Se anche la Fiom accetta di non ridiscutere  il contratto - come fanno alla Fiat a garantirsi? E se poi lo ridiscutono, dopo che la Fiat abbia investito gli 800 testoni? Cosa fa la Fiat, va a piangere dalla mamma? Possono anche farli giurare sulla testa di beppone, se la Fiom cambia idea tra un anno, ... 

A me pare folle. Sperano che gli operai spaventati di perdere il lavoro  spiazzino la Fiom; ma anche se fosse, una volta cacciati gli investimenti .....

Non so veramente chi ha fatto la frittata, perchè il vero interesse della Fiat è l'accettazione della turnazione e la valutazione secondo gli standards WCM e Ergo-UAS che indicano i carichi di lavoro secondo standards predefiniti.

La parte su cui FIOM si è impuntata è quella sull'anti-assenteismo (certificati di malattia nei giorni di sciopero..) e sul fatto che la FIAT chiede che una volta firmato l'accordo non si scioperi contro lo stesso.

Mettiti nei panni dei dirigenti FIAT: ogni volta che c'è un ponte, uno sciopero, delle festività soppresse, ma magari molto sentite (non ridete: San Gennaro) si vedono piovere sul tavolo centinaia di certificati medici (centinaia!) e si blocca la produzione auto, si incasina uno stabilimento ben oltre la semplice giornata lavorativa: ti sembra normale? E dove li prende la Fiat centinaia di medici per la visita fiscale in poco tempo (oltre che pagarne i costi: le visite fiscali costano un occhio)?

E sull'inattendibilità dei sindacati si potrebbero scriverne romanzi, tanti sono stati gli episodi, non mi sembra irragionevole chiedere delle sanzioni se non rispetti i patti.

Se la FIOM fra un anno si rimangia i patti (cosa che vorrebbe fare, altrimenti non strepiterebbe) perde i permessi sindacali, i soldi che la Fiat versa al sindacato (e sono tanti) per il tramite della buste paga dei dipendenti, più qualche altro benefit (leggi: privilegio), ovvero la Fiat li colpisce nell'unico punto che fa male: la tasca.

Poi Marchionne non è tipo da perdersi in chiacchere, ho già scritto che questa è "the last call" per Pomigliano, le linee produttive si spostano (Termini Imerese docet), gli 800 testoni sono essenzialmente in macchinari, hai fatto 100, arrivi a 101 e li porti in Serbia (dove sarebbero ben felici di accoglierli). Poi voglio vedere la FIOM dare da mangiare a 4.500 famiglie più l'indotto...

I tempi sono cambiati, ho scritto sopra cosa avrebbe dovuto fare il sindacato, ma questi pensano ancora al Sol dell'avvenire, che, guarda caso, è rimasto solo sulla bandiera cinese...

allora è perchè i tempi sono cambiati che a 2010 inoltrato la Fiat si accorge che :

--- 10 turni / settimana per una produzione automatizzata sono da medioevo

--- 3000 euro di lavoro per il montaggio di una vettura media sono fuori dal mondo

--- che il 30% dei dipendenti ( 1500 ) assunti per compiacere i politici poi in caso di elezioni prendono permessi elettorali

--- che il 15% di assenteismo non esiste da alcuna altra parte e che le visite fiscali possono essere mirate

Oppure e' cambiato che finora , con soddisfazione della FIAT , queste diseconomie le pagava pantalone

Quale delle due?

 

Direi la seconda: notoriamente Marchionne, pur continuando ad arraffare ogni euro di sussidio che può, ha deciso di far soldi costruendo macchine.In ogni caso, che te ne frega? Non mi pare che cambi significativamente i termini della questione. Vuoi proporre a Pantalone di continuare a pagare?

Sinceramente l' unica misura discutibile mi pare quella sui certificati di malattia: a mio parere ampiamente giustificata, ma effettivamente tocca un diritto fondamentale.Sul resto discutiamo pure, ma non vedo proprio nessun taboo.

Io penso che per quella che è la mia esperienza industriale, le difficoltà di gestire in Italia una fabbrica con più di 500 addetti sono enormi con tutti i costi indotti che cecità del sindacato, garantismo della legislazione del lavoro, opportunismo di singoli addetti (i "furbi") comportano.

Piuttosto fai 4 fabbriche da 100 addetti che una da 500, che fa come 4 da 100 perchè nell'aumento della dimensione perdi anche in efficienza e ti aumentano i costi. (gli economisti non mi dicano che questo non ha senso - lo so bene in teoria, ma poi c'è la pratica italiana).   

Non sarà un caso che l'industria italiana è votata al nanismo e di investimenti esteri in Italia non se ne vedano tanti arrivare...

Per quanto riguarda la FIOM, nella mia personale e diretta esperienza non bisogna stupirsi di nulla: provare per credere! Questi sono ancora come il soldato giapponese disperso nell'isola del Pacifico dopo 20 anni dalla fine della guerra: imprese ed imprenditori sono nemici da torturare, un vero danno per la società. Si sopportano solo come male necessario in attesa di tempi migliori.   


 

E' basilare far conoscere al numero più elevato di persone questa notizia. Se per caso a Pomigliano non si produrranno più automobili, sarà curioso vedere a chi daranno la colpa, cosa inventeranno coloro che adesso hanno messo i bastoni tra le ruote.

1) Se un'azienda ha problemi con i permessi elettorali, forse ha problemi ben più grossi.

Vuol dire anche che gli operai sono fortemente politicizzati e questo non mi sembra un male. La politica, *fatta secondo le regole*, è un bene sociale o no? Si fanno di campagne di "marketting" sulla responsabilità sociale d'impresa e non si riesce a garantire la passione politica dei propri lavoratori? Se ci sono furbi in questo campo non ci sono strumenti per stanarli? Non si possono chiedere? (v. punto 2)

2) Ma oggi non ci sono già gli strumenti per distinguere i furbetti del certificato medico dai veri malati? Se questi strumenti non ci sono, perché la Fiat non fa in modo di averli? (Gli incentivi statali riesce eccome ad averli!) Perché per pochi furbi devono rimetterci i malati veri? Non credo che creando ingiustizia di segno opposto si possa combattare l'ingiustizia. Le ingiustizie si sommano sempre, non si sottraggono né si dividono.

3) E perché non è stato proposto anche un abbassamento diffuso, ma contenuto, dei salari? (Magari cominciando dai mega dirigenti che un loro 10% equivale a enne stipendi *interi* di operaio...)

"2) Ma oggi non ci sono già gli strumenti per distinguere i furbetti del certificato medico dai veri malati? Se questi strumenti non ci sono, perché la Fiat non fa in modo di averli? (Gli incentivi statali riesce eccome ad averli!) Perché per pochi furbi devono rimetterci i malati veri? Non credo che creando ingiustizia di segno opposto si possa combattare l'ingiustizia. Le ingiustizie si sommano sempre, non si sottraggono né si dividono."

Per quanto ne so (manco da tanto dall'Italia) gli strumenti non ci sono, almeno nel caso del certificato medico nel giorno di sciopero. Se ho un certificato diciamo per lombosciatalgia, e il medico mi sorprende mantre partecipo al campionato provinciale di boxe allora sono nei guai, ma se mi trova sul divano che guardo una telenovela brasiliana e gli dico "Ahi, che dolor!" non è che possa fare molto. Mi chiederà se sto prendendo un antinfiammatorio e mi inviterà a tornare al lavoro il giorno dopo. Purtroppo anche in questo caso "paga il giusto per il peccatore".

Se i medici visitassero questi furbetti avrebbero vita molto più difficile. Forse potrebbe aiutare dare maggior mandato "investigativo" al medico del controllo fiscale, aumentare le sanzioni ai medici compiacenti o magari, molto semplicemente, annullare la malattia pagata nel giorno di sciopero.

In ogni caso continuo a credere che il metodo "paga il giusto x il peccatore" sia un ottimo incentivo al peccatore.

1. Ovvio che sia uno stabilimento molto politicizzato. L'unico motivo per cui venne aperto uno stabilimento a Pomigliano D'arco fu la politica (Desio ed Arese ringraziano ancora).

2. Ti ha risposto Massimo, io aggiungo la matematica: se hai 471 dipendenti in malattia e te ne servono almeno altrettanti per controllare se sia vero o meno. Considerando che hai 4000 dipendenti di cui gran parte in sciopero e di questi comunque solo una minima parte è addetta al controllo delle "malattie" perchè li avevi assunti per costruire automobili: come si può fare? Per la soluzione potete usare la calcolatrice :-)

3. Secondo quale logica un problema di produttività si risolverebbe abbassando gli stipendi ? Allora si potrebbe andare in Serbia gli stipendi sono parecchio più bassi (anche quelli dei dirigenti)

Sarà per il fatto che in questo Paese non piacciono i controlli che poi dicono che per i padroni vogliono far bastare l'autocertificazione?

RR 

Scusami Renzino, di cosa stiamo discutendo? Tu parli di controlli, di autocertificazione, qui abbiamo 471 dipendenti su 4000 che si ammalano il giorno dello sciopero ! Chi stiamo prendendo in giro ? Anzi: chi vulimme fa fesso ?

Come fai a controllarli e soprattutto cosa c'è da controllare ? E soprattutto: perchè un imprenditore dovrebbe investire in una situazione del genere se non per motivi politici?

PS

Per comprendere il tono di questo commento immaginami tipo Mario Brega ;-)

Chi stiamo prendendo in giro ? Anzi: chi vulimme fa fesso ?

Nessuno, proprio per questo esistono delle (altre) regole e delle procedure per indagare, giudicare, sanzionare, come tu stesso scrivi in un altro messaggio. Pensavo che questa fosse l'essenza dei rapporti civili e giuridici.

RR

 

 

Nessuno, proprio per questo esistono delle (altre) regole e delle procedure per indagare, giudicare, sanzionare, come tu stesso scrivi in un altro messaggio. Pensavo che questa fosse l'essenza dei rapporti civili e giuridici.

Non voglio negare che quanto dici sia corretto, ma questa è una situazione di evidente anomalia e le regole esistenti non sono state sufficienti ad evitarla e, soprattutto, è ovvio che la FIOM-CGIL non trovi niente da ridire nella situazione tanto da non proporre nessuna soluzione, quindi? 

Non dico che la proposta Fiat sia corretta, ma quale alternativa viene proposta? Applicare le procedure esistenti ? Ma, se finora non hanno funzionato! Fra di noi possiamo anche ignorare la situazione reale e credere di vivere in un mondo perfetto dove il medico fiscale fa il suo lavoro senza prendere mazzette o ricevere minacce, dove il giudice giudica senza pregiudizi ed in tempi brevi, ma la realtà è un'altra.

La realtà è che la Fiat potrebbe produrre altrove, ha scelto Pomigliano per gli aiuti politici ora questi non bastano più e chiede che vi siano dei cambiamenti altrimenti lo stabilimento non è produttivo. E' sbagliato? Magari sì ma: quali alternative hanno i lavoratori di Pomigliano? Quali alternative ha invece la FIAT?

1) Fu politica vera o qualcosa d'altro travestito da politica?

2) Un medico in una giornata *non* visita 1 paziente. Quindi di medici ne servono molti di meno. Inoltre non so come funziona la cosa, ma dubito che debbano essere tutti assunti dalla Fiat. Ci sono anche liberi professionisti, nel caso, assunti a giornata. Se poi si volesse usare la calcolatrice e fare un poco di statistica, a naso penso che i controlli potrebbero essere mirati al 10% dei 471. Non c'è bisogno di colpire *tutti* i furbi per far capire che il vento cambia.

3) Scusa, forse non ho letto attentamente la vicenda. Mi stai dicendo che devono produrre di più (e immagino guadagnare di più) e non riescono a farlo assumendo operai italiani? (o forse qualcuno dovrebbe guadagnare un po' meno con gli operai italiani?) ok, trasportiamo tutto in Cina, poi non so chi le comprerà le auto italiane. Non noi di certo. Forse i cinesi.

1) Fu politica (anche il voto di scambio è politica) non certo una scelta imprenditoriale

2) I tempi dei controlli sono ristretti: il medico fiscale ti deve trovare in casa dalle 10 alle 12 o dalle 17 alle 19. Dopodichè parte la trafila: perchè il lavoratore non era a casa? Può giustificare l'assenza ? Infine parte il richiamo. Al terzo richiamo (credo) parte la causa di licenziamento... con le tempistiche italiane. Non è facile come pensi licenziare un dipendente che simuli la malattia (soprattutto se protetto dal sindacato).***

3) Non hai letto bene la cosa però hai suggerito la soluzione di diminuirsi gli stipendi ? Spero tu non faccia il medico :-)

 

***Detto fuori dai denti è anche il motivo per cui diverse aziende brianzole tendevano (anche se non ufficialmente) a non assumere meridionali. Alcuni appena avevano il contratto a tempo indeterminato si mettevano in malattia fissi e consci di non poter essere licenziati (senza costosi processi) chiedevano una buonuscita per dimettersi. Sia chiaro che condanno questo atteggiamento come razzista, ma tanto per spiegare la cosa come funziona (funzionava spero)

"2) I tempi dei controlli sono ristretti: il medico fiscale ti deve trovare in casa dalle 10 alle 12 o dalle 17 alle 19. Dopodichè parte la trafila: perchè il lavoratore non era a casa? Può giustificare l'assenza ? Infine parte il richiamo. Al terzo richiamo (credo) parte la causa di licenziamento... con le tempistiche italiane. Non è facile come pensi licenziare un dipendente che simuli la malattia (soprattutto se protetto dal sindacato).***  "

Supponiamo invece che il medico fiscale (che è un medico della ASL, non della Fiat) ti trovi in casa e che tu gli dica: "ho l'emicrania", "ho mal di schiena", "mi gira la testa", "ho attacchi di panico".

In che modo potrebbe stabilire se simuli o sei malato veramente? Intendo una diagnosi che regga il contraddittorio in una eventuale causa di lavoro.

1) Ho un'altra idea di politica.

2) Si potrebbe dedicare un poco di tempo anche per trovare idee alternative?

3) Scusami, pensavo fosse la solita cosa della "crisi".

 

1 Non sei il solo, ma ...è politica anche quello.

2 Certo, forse bisognerebbe prima riconoscere che esiste un problema. Questo commento di Marco Esposito mi sembra interessante al riguardo.

 

Ma oggi non ci sono già gli strumenti per distinguere i furbetti del certificato medico dai veri malati? Se questi strumenti non ci sono, perché la Fiat non fa in modo di averli? (Gli incentivi statali riesce eccome ad averli!) Perché per pochi furbi devono rimetterci i malati veri? Non credo che creando ingiustizia di segno opposto si possa combattare l'ingiustizia. Le ingiustizie si sommano sempre, non si sottraggono né si dividono.

Ottimo. Nel resto del mondo sarebbe un ragionamento normale, ma in Italia pare che serva un coraggio supplementare per sostenere questa posizione.

Ed è uno schema generale: per svuotare ancor di più il concetto e la pratica dello Stato di diritto. Come quelli che - per dire -, discutendo dei certificati di laurea, ne chiedono la riduzione della validità perchè da qualche parte dei furbetti accademici abbassano i livelli e adulterano le prassi in tema di progettazione curriculare, insegnamento, accertamento del profitto...

RR

quello che scrive l'estensore del post è innegabile, ma francamente le due "clausole" richieste da Marchionne, sembrano tanto il rimedio di Tremonti contro i falsi invalidi.

Mi rifiuto di credere che non sia possibile trovare meccanismi che contrastino il malcostume senza andare a ledere diritti fondamentali (veramente assurdo vietare lo sciopero contro l'accordo pena il licenziamento. Il diritto di sciopero è individuale non delgato alle organizzazioni sindacali).

Il fatto che Marchionne sia ricorso a questa scorciatoia non mi meraviglia. La sua è una situazione win win  e la sfrutta fino in fondo.

Stava alla FIOM proporre alternative per risolvere il problema, visto che è l'incudine della situazione. Che io sappia non l'ha fatto. Miopia? non vogliono ammettere le proprie colpe? Non lo so, fatto sta che le vere vittime di questa storia sono i tanti lavoratori onesti che non vanno in malattia e che probabilmente perderanno il lavoro.

Approfitto del commento di spike (nome e cognome no?) per stigmatizzare alcuni punti: i metodi alternativi che comunque faranno parte dell'accordo (senno che accordo sarebbe ?).

Sulla "malattia anomala": dovrebbe essere una commissione paritetica azienda-sindacati a sancire quali siano "le anomalie non riferibili a fenomeni epidemiologici", per cui la Fiat sarebbe esonerata dal pagare l'indennità di malattia, non sarebbe mai la Fiat da sola a dire: non c'è l'influenza in giro e 600 ammalati il giorno della festa dei gigli (nola, di fianco a Pomigliano) mi sembran troppi, ma anche i sindacati dovrebbero dire "sì, effettivamente..", quindi nessun aribitrio sulla malattia.

Sui "permessi sindacali per motivi elettorali" la Fiat, alla fine chiede due cose: di recuperare le ore/lavoro e, pare, che comunque tale soglia non superi mai il 10% della forza/lavoro, insomma le posizioni non sono così distanti come qualcuno vuole far credere, è che la FIOM il "privilegio" non lo vuole neanche discutere.

E, come si dice a Napoli, si rischia che si vada a finire che "'o bbuono pava p'o malamente".

Forse sarebbe stato meglio linkare anche le motivazioni della FIOM.

Lo faccio qui per completezza, credendo che sia stata un semplice dimenticanza.

http://www.fiom.cgil.it/cc/cc_10_06_14-fiat.pdf

Ora tutti possono farsi una idea completa.

 

 

L'articolo è stato ultimato sabato, ed è uscito domenica notte, il tuo link è di ieri e la sfera di cristallo mi mancava.

Comunque già l'utente "Mago Fabian" aveva linkato il comunicato e già li trovi le mie considerazioni.

Solo un appunto, che mi fa ulteriormente incazzare (ogni tanto si devono usare i termini giusti), leggi pag. 2 quarto capoverso:

Rivendichiamo (sì, sta proprio scritto rivendichiamo, sembra di leggere le BR..) la definizione, frutto di un confronto fra tutte le parti di un piano di intervento pubblico sul terreno della mobilità sostenibile e dello sviluppo della tecnologia alternativa (e se sono più di una ?), compresa la mobilità elettrica (allora sono più di una ! e il plurale?) e di un reale coordinamento fra le varie istituzioni

Allora, poichè mi sono stancato, traduco:

1. Non abbiamo mai fatto un cazzo e non capiamo perchè proprio oggi vorreste che noi andassimo a lavorare, visto che fra finte malattie e finti permessi sindacali stavamo a casa tutto il tempo a spese vostre e di quei quattro fessi che vanno a lavorare e pagano le tasse.

2. E' da anni che la Fiat mantiene uno stabilimento (anzi due) a spese dello Stato, è ora di cessare questa assurda commedia: la Fiat vorrebbe fare l'azienda, noi vogliamo fare gli statali, e lo rivendichiamo.

Per tutto il resto muoia sansone con tutti i filistei, che a noi la pagnotta è garantita lo stesso.

Il punto della mobilità sostenibile è cruciale, nel senso che le scelte pubbliche influenzano l'industria, il continuo sostegno al mercato delle auto (incentivi, rottamazioni etc...) alimenta, ad esempio, la produzione di autoveicoli. Questi interventi fatti in nome dell'ambiente nei fatti configurano sia un aiuto indiretto all'impresa che un costo per la società (in termini di innovazione etc...)

Se le politiche fossero rivolte ad esempio al trasposrto pubblico ed alla sua incentivazione ad esempio la FIAT potrebbe produrre mezzi pubblici elettrici creando nuovi rami produttivi, più innovativi soggetti a minor concorrenza. Purtroppo questa non fu una scelta praticata negli anni 70 quando si decise di privilegiare l'auto piuttosto che il trasporto pubblico.

(a Londra dal prossimo anno, partiranno i nuovi bus, che avranno un nuovo restailing e saranno ecologici)

Walter Tocci fu assessore alla mobilità nella prima giunta Rutelli e dopo aver studiato la situaizone traffico a Roma disse che qualsiasi riforma del sistema dei trasporti pubblici non sarebbe stata risolutiva per la circolazione se il modello urbanistico non fosse cambiato. Il tempo gli ha dato ragione.

La pianificazione della politica è necessaria e deve essere concertata, salvare il carozzone fiat con interventi spot serve a poco.

 

Secondo punto, la FIAT assorbe risorse pubbliche (e sull'opportunità o meno si può discutere) ma allora non può, credo, fare il bello e cattivo tempo, aprendo e chiudendo stabilimenti, mettendo in cig e cigs i lavoratori nei momenti bassi di ciclo (ma qua sembrano sempre bassi), spostando fuori le produzioni pretendendo deroghe ai contratti nazionali e ponendo in essere ritorsioni come quella di questi giorni. La cosa divertente è che usa, per far bere all'opinione pubblica quanto sono lassisti i lavoratori, la storiella dei permessi politici in periodo elettorali (sabato/domenica/lunedì)...la cosa è suggestiva perchè cavalca l'antipolitica del momento ma i rappresentanti di lista ed i componenti di seggio servono per la democrazia quindi poche storie, non anche in altre aziende, quali ad esempio quelle dei trasposrti locali avvengono cose del genere (all'ATAC di Roma) ma nessuno fallisce dal momento che è una pratica regolamentata con preavvisi che danno all'azienda la possibilità di organizzarsi. Il fatto che la FIAT utilizzi questo argomento fa ridere soprattutto perchè questo è un dovere del cittadino (è una legge) e non un diritto dei lavoratori (non sta nel cnl) e pertanto usare strumenti come questo nei confronti per sensibilizzare l'opinione pubblica maschera secondo me un attacco ai diritti dei lavoratori.

Per concludere, credo che lo sviluppo di una società vada di pari passo con i diritti ma qui, come in molti casi, pare si stia andando altrove.

Quello di oggi mi pare tanto un ricatto, non c'è un accordo sul quale trattare ma un piatto da mangiare o meno dove le responsabilità sono totalmente trasferite sull'organizzazione sindacale.

Cmq qui ho trovato una sinossi delle proposte con relative conseguenze

http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_14-PuntoFiom.pdf

 

p.s.: chi scrive non ha nulla a che fare col sindacato

anche in altre aziende, quali ad esempio quelle dei trasposrti locali avvengono cose del genere (all'ATAC di Roma) ma nessuno fallisce dal momento che è una pratica regolamentata con preavvisi che danno all'azienda la possibilità di organizzarsi.

Scusa e come esempio di aziende in cui avvengono cose del genere ma non si fallisce non abbiamo niente di meglio che l'ATAC di Roma? Azienda degnissima, per carità, ma mi risulta in buco perenne, oltre al fatto che è una controllata pubblica e un monopolista; non esattamente il paradigma di azienda che sta sul mercato.

Secondo punto, la FIAT assorbe risorse pubbliche (e sull'opportunità o meno si può discutere) ma allora non può, credo, fare il bello e cattivo tempo, aprendo e chiudendo stabilimenti, mettendo in cig e cigs i lavoratori nei momenti bassi di ciclo (ma qua sembrano sempre bassi)

Infatti non dovrebbe prendere "risorse pubbliche" nel senso di trasferimenti diretti. Pero' se si parla di CIG e CIGS, quelli sono ammortizzatori sociali quindi si tratta di benefici per i lavoratori. Quanto all'aprire e chiudere stabilimenti, si tratta di un soggetto privato quindi scelte loro, a meno che lo Stato non dica a Marchionne "ecco 800 milioni di EUR, investiteli a Pomigliano ma non chiudete"; il che pero' credo non sia possibile all'interno dei Regolamenti europei.

mi sorge un dubbio, e forse sono paranoico (ma Ronald Laing ed Henry Kissinger erano d'accordo che "anche i paranoici hanno nemici reali"), ma non è che la Fiat abbia proposto proprio un piano irricevibile a prescindere, per fare un piacere al governo e guadagnarsi delle benemerenze isolando CGIL e FIOM? Cioè, e se la FIOM avesse (periodo molto ipotetico) ragione e la proposta di accordo avesse profili di incostituzionalità, la Fiat va a rischiare 800 testoni per vedersi il piano industriale colpito e affondato da una sentenza? A me mi sa tanto di piano B (e lato B...), dove il piano A è che hanno già deciso di andare in Serbia o in Polonia e per evitare il contraccolpo politico e lo vogliono bilanciare facendo un favore politico al governo.

In quanto alla mobilità sostenibile e alla qualità del management Fiat, vorrei suggerire questa geniale botta di spirito imprenditoriale, pari alla chiusura della divisione computer della Olivetti, quella di ELEA  e di Mario Tchou

La Matiz è il risultato finale del progetto Italdesign Lucciola[1], sviluppato nel 1992 dagli studi della Italdesign di Giorgetto Giugiaro e presentato al Salone dell'automobile di Ginevra nel 1993. La Lucciola venne proposta al Gruppo Fiat come una ipotetica erede della Cinquecento, dotata di una motorizzazione ibridarealizzata abbinando due motori elettrici da 7 kw ciascuno ad un propulsore diesel due cilindri da 0,49 litri capace di 8 cavalli di potenza massima, carrozzeria tre porte e una grande versatilità di carico. La carrozzeria era realizzata con materiali riciclabili. A causa delle soluzioni fin troppo costose per l'epoca il progetto venne bocciato dalla Fiat e venne ceduto a Who Woo Choonga, all'epoca presidente della Daewoo, il quale era intenzionato a produrre un piccola city car con carrozzeria monovolume e cinque porte.

cioè, nel '93 la Fiat ha buttato a mare la possibilità di essere all'avanguardia nell'ibrido, mentre intanto continuava a produrre la mitica 126 (che se andavi troppo forte si formavano le bolle di vapore nel tubo d'alimentazione, been there, done that... e poi parlano male della Trabant)

Lo so, sono fazioso e veteromarxista, però ci vedo un pò troppo livore contro gli operai in genere. Che poi quegli episodi di malcostume che si citano vadano repressi...d'accordo. 

 

 

 

 

forse l'affaire COMMON RAIL brevettato da FIAT ( centro ricerca Elasis di Bari ) e il cui brevetto è stato ceduto a BOSCH ( 1994 ) è ancora più emblematico della lungimiranza

Dimentichi la ciliegina sulla torta:

3.quei polentoni di Arese è 20 anni che son pagati per [non] produrre auto elettriche standosene a casa. E noi????

Bhe, sono anche 20 che si domandano perchè la sera Prodi comunicò l'accordo con la Ford e la mattina erano di proprietà Fiat e anche che fine abbiano fatto i soldi che FIAT doveva versare al governo. Premesso questo: lo stabilimento di Arese è un altro scandalo, ma si parla oramai di 345 persone!

Poi l'auto elettrica è esistita solo nella fantasia di Formigoni (pare ci fossero problemi con le prolunghe). Lo stabilimento è stato chiuso (tranne il Museo) e i lavoratori dovevano trasferirli a Mirafiori lo scorso Gennaio. Quest'ultima parte non sono se siano riusciti a farla ma, dato che nessuno ha occupato l'autostrada dei laghi ultimamente, penso di sì.

Il punto della mobilità sostenibile è cruciale, nel senso che le scelte pubbliche influenzano l'industria, il continuo sostegno al mercato delle auto (incentivi, rottamazioni etc...) alimenta, ad esempio, la produzione di autoveicoli. Questi interventi fatti in nome dell'ambiente nei fatti configurano sia un aiuto indiretto all'impresa che un costo per la società (in termini di innovazione etc...)

Se le politiche fossero rivolte ad esempio al trasposrto pubblico ed alla sua incentivazione ad esempio la FIAT potrebbe produrre mezzi pubblici elettrici creando nuovi rami produttivi, più innovativi soggetti a minor concorrenza. Purtroppo questa non fu una scelta praticata negli anni 70 quando si decise di privilegiare l'auto piuttosto che il trasporto pubblico.

(a Londra dal prossimo anno, partiranno i nuovi bus, che avranno un nuovo restailing e saranno ecologici)

Walter Tocci fu assessore alla mobilità nella prima giunta Rutelli e dopo aver studiato la situaizone traffico a Roma disse che qualsiasi riforma del sistema dei trasporti pubblici non sarebbe stata risolutiva per la circolazione se il modello urbanistico non fosse cambiato. Il tempo gli ha dato ragione.

La pianificazione della politica è necessaria e deve essere concertata, salvare il carozzone fiat con interventi spot serve a poco.

 

Secondo punto, la FIAT assorbe risorse pubbliche (e sull'opportunità o meno si può discutere) ma allora non può, credo, fare il bello e cattivo tempo, aprendo e chiudendo stabilimenti, mettendo in cig e cigs i lavoratori nei momenti bassi di ciclo (ma qua sembrano sempre bassi), spostando fuori le produzioni pretendendo deroghe ai contratti nazionali e ponendo in essere ritorsioni come quella di questi giorni. La cosa divertente è che usa, per far bere all'opinione pubblica quanto sono lassisti i lavoratori, la storiella dei permessi politici in periodo elettorali (sabato/domenica/lunedì)...la cosa è suggestiva perchè cavalca l'antipolitica del momento ma i rappresentanti di lista ed i componenti di seggio servono per la democrazia quindi poche storie, non anche in altre aziende, quali ad esempio quelle dei trasposrti locali avvengono cose del genere (all'ATAC di Roma) ma nessuno fallisce dal momento che è una pratica regolamentata con preavvisi che danno all'azienda la possibilità di organizzarsi. Il fatto che la FIAT utilizzi questo argomento fa ridere soprattutto perchè questo è un dovere del cittadino (è una legge) e non un diritto dei lavoratori (non sta nel cnl) e pertanto usare strumenti come questo nei confronti per sensibilizzare l'opinione pubblica maschera secondo me un attacco ai diritti dei lavoratori.

Per concludere, credo che lo sviluppo di una società vada di pari passo con i diritti ma qui, come in molti casi, pare si stia andando altrove.

Quello di oggi mi pare tanto un ricatto, non c'è un accordo sul quale trattare ma un piatto da mangiare o meno dove le responsabilità sono totalmente trasferite sull'organizzazione sindacale.

Cmq qui ho trovato una sinossi delle proposte con relative conseguenze

http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_14-PuntoFiom.pdf

 

p.s.: chi scrive non ha nulla a che fare col sindacato

questo è un commento a

Re(1): Le motivazioni della FIOM: come incazzarsi 


E io che pensavo che il problema fosse tutto nelle deroghe al contratto collettivo nazionale e nelle sanzioni per chi sciopera. Meno male che c'è qualcuno che mi spiega che il problema sono i lavativi di Brunetta finiti alla Fiat e pronti a mandare in malora l'Italia.

Molto sommessamente volevo chiedere: se sono previste delle sanzioni per il sindacato e per i lavoratori nel caso non si ottemperi a quanto previsto dall'accordo (vedi sciopero), cosa è previsto per l'azienda nel caso non attui pezzi dello stesso accordo?

I doveri e le sanzioni sono tutte da una parte o ne è prevista un'equa distribuzione?

Ma negli altri paesi europei, comparabili con l'Italia, si cerca di raggingere gli stessi obbiettivi con la medesima macelleria (parola molto in voga ultimamente) sociale?

 

A me pare che non sia possibile al non addetto ai lavori dare un giudizio tecnico, di merito, sulle singole clausole in relazione alla dinamica negoziale tipica del settore, della legge, etc.

Emerge tuttavia, con chiara evidenza, la necessità per FIAT di ripristinare le condizioni basilari di disciplina a Pomigliano, eliminando le sacche di privilegio alimentate da anni di sindacalismo che ha agito pensando di poter alleviare la durezza del lavoro di fabbrica consentendo il costante aumento dell'aliquota di furbetti, imbroglioni e scansafatiche, proteggendoli con una eccessiva indiscriminata e cieca tutela; mentre il lavoratori perbene vengono penalizzati perchè lo stabilimento non gira ed alla fine si perde il posto! E' chiaro infatti che il problema non è di "regalare" N ore-uomo a K assenteisti, è che le assenze bloccano tutta la catena logistica ed i costi sono un multiplo del salario sprecato...

E' ovvio anche come, per avere le altre OOSS firmato l'accordo, esso non possa contenere clausole suicide, illegali o incostituzionali.

La conclusione a me pare che la FIOM abbia avuto un rolo di specioso antagonismo, di retroguardia, obsoleto e perdente - come in altre recenti vicende, cfr Alitalia.

Bisogna capire che per andare avanti è necessario cambiare il clima e la cultura in azienda, ed all'interno di un clima di maggiore equilibrio e legalità poi sarà più facile inserire migliorie che potranno andare a beneficio di tutti, magari basate su una maggiore meritocrazia?

La battaglia FIAT mi pare incentrata sull'affermazione di questi principi, e quindi in larga misura simbolica, come lo fu la famosa marcia dei 40.000 a suo tempo...

Comunque,  alla fine firmerà anche la CGIL, secondo me.

 

 

 

Nessuno “lavorerà di più per gli stessi soldi", eccetto per quei dieci minuti al giorno, che saranno comunque pagati

Sbaglio o nel documento diffuso mi par di leggere :

I 10 minuti di incremento delle prestazione lavorativa nell'arco della giornata [...] saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata "indennità di prestazione collegata alla presenza".
L'importo forfettario è [...] per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa in misura di 0,1813 Euro ora.

Mi sfugge qualcosa...

 

Segnalo un interessante (e coraggioso, a mio modesto avviso) articolo di Stefano Feltri sul Fatto. Non escluderei che si a passato di  qui nell' ultimo periodo...

Molto interessante - l'amara lezione a me sembra chiara: dobbiamo competere a livello planetario con chi lavora di più, meglio ed a costi inferiori; la conclusione è che se non sale la nostra produttività di sistema, il nostro tenore di vita dovrà abbassarsi, e rapidamente convergere verso una qualche media tra il nostro e quello dei paesi emergenti (equalizzazione a tendere del costo dei fattori, grazie al trade globale). Mi pare questo il significato della frase "il finimondo è già successo".

In questo posso trovare una ragione nell'argomento che, nelle scarpe della FIOM, userei io: non è che aumentiamo la produttività cronometrando Cipputi e Frisgazzi, questo della FIAT mi pare un approccio altrettanto di retroguardia come quello di proteggere i furbetti. La disciplina ed i tempi standard saranno una condizione necessaria (quindi firmo), ma non sufficiente: dobbiamo investire per creare nuovi prodotti, le Panda facciamole fare ai polacchi ed agli indiani perchè non possiamo competere con loro, noi dobbiamo inventare le nuove auto tecnologiche-ecocompatibili etc etc che costeranno sul mercato come 10 Panda, ma le sapremo fare solo noi... 

 

"...dobbiamo investire per creare nuovi prodotti, le Panda facciamole fare ai polacchi ed agli indiani perchè non possiamo competere con loro, noi dobbiamo inventare le nuove auto tecnologiche-ecocompatibili etc etc che costeranno sul mercato come 10 Panda, ma le sapremo fare solo noi... "

E cosa ti fa pensare che i polacchi e gli indiani siano più fessi di noi? La Tata Nano è una vettura molto più innovativa della Panda, e i politecnici indiani sfornano fior d'ingegneri, che si sono laureati studiando in inglese per di più.

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E cosa ti fa pensare che i polacchi e gli indiani siano più fessi di noi

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Mi scusi, ma dove trova questo concetto (o un ragionamento che lo implica) nel mio messaggio?

Non sono certo più fessi, ma sono molto meno ricchi: un ingegegnere indiano costa 30k$ all'anno contro i 150k$ del nostro (e spesso è anche migliore). Dunque, a me pare che per noi sia perdente competere contro la Tata producendo Panda, ed anche se metto Stakanov alla linea di montaggio e sopprimo tutte le centrali sindacali d'Italia non posso che perdere. Il problema non può essere di ridurre i costi al livello Tata, ma a che prezzo riesco a vendere un bene che mi costa di più rispetto ai concorrenti? se il maggior costo non crea valore per il consumatore (qualità, tecnologia, design, etc.) non ho speranza, sarebbe come che so realizzare l'impianto elettrico usando l'oro al posto del rame: è vero che conduce un po' meglio, ma di fatto resta solo un mio costo che non posso trasferire.

L'argomento quindi è, se anche si facesse l'accordo , siamo sicuri che la Panda made in Italy non ricada strutturalmente in questa fattispecie, per cui fra 3 anni ci vorrà un altro accordo in cui i salari devono calare, sennò si chiude e tutti a casa? Questa è la domanda che io mi porrei se fossi un lavoratore della FIAT a PdA, e la risposta che esigerei come condizione del consenso alla proposta aziendale.

 

Credo che il punto di Massimo sia:

"polacchi e indiani sono già in grado di costruire macchine tecnologicamente migliori delle nostre ad un costo minore"

Insomma:

I loro igegneri sono bravi (come o più dei nostri) e costano meno.

I cinesi non fanno Ferrari perché non è conveniente non perché non siano in grado.

Ovviamente: stiamo parlando di economia quindi di "realizzare economicamente" qualcosa, cioè "utlizzare risorse scarse applicabili ad usi altrnativi", dunque appunto di "convenienza" e non di capacità tecnologiche pure. Del resto è ben noto che gli ingegneri indiani o cinesi realizzano da anni testate nucleari, missile, satelliti e quant'altro di tecnologico. Non è questo il punto.

PS La Ferrari scondo me non è un buon esempio, quella i Cinesi non la fanno proprio perchè non sono capaci, non perchè Cinesi o altro, ma perchè la Ferrari dispone di un forte patrimonio AZIENDALE (stile, immagine, storia, marchio, artigiani e tecnici di altissimo valore, etc) che è per definizione inimitabile e nemmeno delocalizzabile.

 

Credo che Massimo si riferisca al fatto che nel tuo commento è quasi implicito che "noi" saremo in grado di creare un prodotto per tecnologia o design superiore a quello Cinese o Indiano, ma la cosa non è affatto scontata. Potrebbe benissimo essere che loro siano in grado di produrre prodotti di maggior design e tecnologia dei nostri con in più il vantggio dei costi ridotti.

Credo inoltre (ma qui ci vorrebbero quelli che capiscono di economia) che ci siano altri limiti alla soluzione: la Ferrari (per fare il primo nome che mi viene in mente) non risentirà della concorrenza cinese ma quanto indotto/occupazione genera?  Inoltre il fatto di sviluppare prodotti di maggior design/tecnologia non ci mette al riparo da un futuro spostamento della produzione all'estero, basta guardare il settore dell'abbigliamento o degli organi meccanici di trasmissione. 

 

Sostiene Marchionne che la qualità del lavoro degli operai polacchi è pari, o anzi superiore a quella degli operai Italiani.

Quella di mantenere i salari (lordi) degli operai italiani significativamente più elevati di quelli degli operai polacchi mi sembra una posizione debole, che puó essere mantenuta per qualche anno o anche un poco di più, ma non per un tempo estremamente lungo.

Quanto ai salari netti occorrerebbe sapere se la "casta" polacca è più o meno vorace di quella italiana.

A quando capannelli di badanti italiane che portano a spasso i vecchini nei giardinetti di Cracovia?

http://www.repubblica.it/economia/2010/06/18/news/pomigliano-sciopero-4945927/?ref=HREA-1

" ... L'ad della Fiat è critico anche nei confronti degli stabilimenti italiani. Parla del livello di qualità con cui viene lavorata la Panda in Polonia, "perché è elevato più che nei nostri stabilimenti", ha detto Marchionne. "La Panda la producono in Polonia, l'hanno prodotta bene con un livello di qualità che non è mai stato raggiunto in uno stabilimento italiano. Mai. Quindi - ha concluso - attenzione a criticare gli altri". ... "

Una domanda agli esperti: un amico mi ha mandato questo link. Cosa ne pensate?

"mani bancarie private, come le banche centrali."

Non sono un economista e di economia ne capisco molto poco, ma che questo parli di un argomento che non conosce appare evidente pure a me. La bufala del signoraggio ha molti "believers", ma non per questo acquista valore.

 

Oltre a questo, da una scorsa veloce mi pare si stracci le vesti sui mali della globalizzazione, l' erosione dei "diritti dei lavoratori" (metto le virgolette perchè la locuzione comprende diritti fondamentali, piccoli privilegi ed altre questioni tranquillamente rinegoziabili), ecc.

Come a molti altri, mi pare gli sfugga un dettaglio: i diritti dei lavoratori hanno un costo.Se in media non produciamo abbastanza valore per pagarli l' erosione è inevitabile.Come è inevitabile che i nostri salari resteranno superiori a quelli cinesi solo finchè produrremo più valore aggiunto pro capite di loro.

Secondo questo signore certe questioni non sono negoziabili: opinione legittima, ma se non ci rimbocchiamo le maniche (sia riconvertendoci a produzioni a più alto valore aggiunto, sia semplicemente lavorando di più e meglio), ci costerà cara.Come a quei ferrovieri di frontiera che rinunciarono ad un raddoppio di stipendio per tenersi il diritto di sciopero.

Come a molti altri, mi pare gli sfugga un dettaglio: i diritti dei lavoratori hanno un costo.Se in media non produciamo abbastanza valore per pagarli l' erosione è inevitabile.Come è inevitabile che i nostri salari resteranno superiori a quelli cinesi solo finchè produrremo più valore aggiunto pro capite di loro.

Marcello, mi pare che tu dica una cosa molto importante...mi colpisce perché in genere in filosofia politica (o del diritto) si fa l'operazione inversa e si assume che certi diritti (quelli sociali in specie) siano diritti che una volta sanciti sono indisponibili a una loro revoca o rimodulazione, quasi che appunto come dici tu, non avessero un costo. Ma ti immagini tutto il danno concreto che si produce quando si afferma che certi diritti sono indiscutibili e si ignorano le condizione materiali del loro esercizio? Alla fine quei diritti li difende di più chi ricorda la loro origine piuttosto che chi li difenda come fossero un elemento sacro degli ordinamenti esistenti.

Non ho bisogno di immaginarlo, lo vedo.Il declino italiano sta in gran parte li.

Non capisco nulla di filosofia politica o di economia, ma quando sento teorie che cozzano col buonsenso divento sospettoso: a volte a torto, ma per cambiare idea pretendo mi si spieghi il perchè.

Ma cosa leggete? Questo è un deficiente e basta.

E che quindi la Cina, diversamente da noi, può finanziare lo sviluppo senza debito.

E lo sviluppo senza debito è anche senza inflazione, [...]

Dev'essere perché non c'è inflazione che i prezzi delle case crescono al 30% annuo e negli ultimi mesi la Cina ha visto aumenti salariali dal 20% al 100%.

Un classico esempio di quello che commentavo altrove l'altro giorno: il mondo pullula di minus habens che confondono l'economia con la loro religione personale e le loro seghe mentali. Ignorateli, per favore. Sono come i guaritori alla padre pio: falsi, ignoranti e dannosi.

 Inoltre il fatto di sviluppare prodotti di maggior design/tecnologia non ci mette al riparo da un futuro spostamento della produzione all'estero, basta guardare il settore dell'abbigliamento o degli organi meccanici di trasmissione

Ferrari a parte,  il mercato dell'auto è quello che dimostra come dalla bassa tecnologia e del modesto livello tecnico, dall'imitazione nel design si possa passare ad essere leader nel mercato. Lo hanno fatto i giapponesi prima, i coreani ancora oggi. Lo faranno anche i cinesi che ai loro ritmi impiegheranno meno tempo che gli altri asiatici. Tenere il mercato sarà un affare serio per tutti e per FIAT, soprattutto se non viene seguita la cura Marchionne per gli impianti e se non si scala la montagna della qualità, tecnologia ed innovazione e del branding.

dove un ingegnere italiano costerebbe IN MEDIA 150 k$/anno?

Diciamo largo circa 150k$=120kE di costo azienda=100kE stipendio lordo, non ho dati precisi ma mi pare ragionevole per un senior, cioè non il ragazzo che tira linee col tecnigrafo. Perchè Le sembra tanto o poco? 

Diciamo largo circa 150k$=120kE di costo azienda=100kE stipendio lordo, non ho dati precisi ma mi pare ragionevole per un senior, cioè non il ragazzo che tira linee col tecnigrafo. Perchè Le sembra tanto o poco?

Capisco che al Sud gli stipendi sono più bassi, ma ti assicuro che 100'000 € lordi sono un sogno, per l'ingegnere lavoratore dipendente "tipo" con 15/20 anni di esperienza. (poi, certo, per i lavoratori autonomi, professionisti e ministri alla Lunardi-style le cose sono diverse... ma non si parla di stipendi, a quel punto)

Tanto per darti qualche dato(qui) il contratto collettivo metalmeccanico prevedeva nel 2008 stipendi lordi massimi (escludendo aumenti individuali, aziendali ) di circa 26'000€ (pari a circa 40'000€ di costo del lavoro complessivo), cui si deve sommare un massimo di circa 2'600 € lordi per gli scatti di anzianità dopo 10 anni(che saranno altri 4/5'000 € di costo del lavoro, presumo)

Si, alcuni diventano dirigenti a salgono a cifre superiori, ma non posso credere che riescano ad alzare tanto la media.

P.S.: se conosci qualcuno che paga 100'000€, mi manderesti un riferimento che preparo il CV? Sai, mi accontento di 80'000...e possiamo anche chiudere a 70'000!! ^_^

anche al nord non è molto diverso per la maggior parte degli ingegneri che quasi sempre sono anche sottoqualificati e demotivati.

Bell'articolo, bravo Stefano Feltri per portare nel dibattito quelli tra 24 e 30 anni!

Generalmente le "barricate" della Fiom non mi trovano per niente favorevole, ma su alcuni punti dell'accordo, credo che la Fiom abbia ragione:

Anche secondo me, un accordo sindacale non può derogare alla Legge, per nessuna ragione.
Su alcuni punti, sarà così: ad esempio, per l'utilizzo della CIGS senza rotazione ("obbligatoria" per legge, salvo situazioni oggettive riscontrabili in sede di esame congiunto) e per la formazione durante la CIGS senza integrazione da parte dell'azienda (in deroga a quanto stabilito dalla recente legge 102/2009).

Guarda caso, due argomenti che riguardano come "scaricare" parte dei costi della ristrutturazione sulla collettività.

 

La FIOM ha corretto il tiro (difatti quel documento è del 14, successivo alla rottura),mentre a "caldo" i punti inderogabili sono stati quelli da me evidenziati: permessi sindacali e malattia. Puri privilegi.

Ci sono tante cose che le OO.SS. dovevano discutere prima di firmare, alcuni punti sono anche in un mio commento sopra, effettivamente c'è la CIGS e la formazione non retribuita (ma il governo lo sa ? O il nostro Ministro dello Sviluppo Economico dorme?), lo straordinario a fine turno, la possibilità dello switching fra lavoratori (cosa che le direzioni RSU odiano, perchè amano i loro tabulatini del piffero e odiano l'elasticità, anche quella mentale), insomma c'era la possibilità di una trattativa nel merito delle questioni poste da Fiat, invece ci si è fermati alla difesa del privilegio.

Quello che viene dopo è excusatio non petita, il capoverso a pag.2 del documento FIOM sui contributi pubblici per un auto elettrica sono da schiaffi a quattro mani.

Infine una nota: è vero che sarebbe un contratto che in alcuni punti deroga alle leggi vigenti, ma è anche vero che la volontà contrattuale dovrebbe essere libera, difatti quando noi firmiamo, ad esempio, una polizza di assicurazione, sottoscriviamo una marea di clausole in deroga alle leggi vigenti. Sta a noi fare in modo che non siano veri e propri abusi.

Secondo me invece sono proprio gli unici punti su cui non si può transigere e su cui darei ragione alla FIOM. Alzare barricate su diritti sindacali e malattie è invece sbagliato.

In effetti sulla stampa è apparso solo quello; di CIGS e formazione non si è parlato.
Non so se per colpa della stampa.. o della stessa FIOM che ha puntato su quelle questioni successivamente.

difatti quando noi firmiamo, ad esempio, una polizza di assicurazione, sottoscriviamo una marea di clausole in deroga alle leggi vigenti

Di questo, sinceramente, non mi sono mai accorto.

Comunque la questione che pongo io è di Diritto: diritto del lavoro, non sindacale.
Mettiamo che i lavoratori che verranno impiegati in attività di formazione, senza integrazione salariale da parte della FIAT, facessero causa portando la questione davanti ad un giudice del lavoro. A chi darebbe ragione?

Per quel che ne so, la prassi giurisprudenziale ammette deroghe ad accordi sulla base di altri accordi, ma non deroghe a norme di legge.

Come spiega Pietro Ichino si può derogare al CCNL purchè tutte le OO.SS. firmino l'accordo. Sul discorso formazione, CIGS, etc., non sono un giuslavorista, e il punto mi sembra criptico: la Fiat dice che ci sarà un notevole sforzo nella formazione, ma che non vuole cacciare un euro: lo sforzo solo per i docenti? E quanto dura questo "sforzo"?

Anche io qui ho dei dubbi, ma i sindacati non hanno espresso un parere su ciò, si è espressa solo la FIOM dopo, comunque questo è un punto strano.Ribadisco che le OO.SS. hanno sbagliato nel non chiarire anche altri punti, o comunque pretendere risposte chiare. Per me fondamentale è la pausa: se in dieci minuti non ho il tempo di prendere un caffè, whatever, perchè logisticamente è impossibile, la pausa è una beffa, se non posso gestirla a livello di UL (Unità di Linea) ancora peggio, anche le "norme WCM-UAS" sono una gabbia, ma si possono anche ottimizzare delle ulteriori micro-pause, insomma si doveva fare una trattativa seria da Aprile in poi (data del documento FIAT) ad oggi, senza arrivare agli aut-aut e poi impuntarsi sui privilegi.

Sono questi sindacati ad essere il problema, non la Fiat.

Ok alla deroga del CCNL ma qui si parla di deroga a norme di legge, è altra cosa.

Mah, guarda mi ci sono arrovellato su questa cosa e l'unica cosa che mi sento di dire è che l'estensore del capoverso (che conosce anche male l'italiano, poichè ha saltato una preposizione articolata..) deve aver interpretato la L. 102/2009 art. 1 nel senso di una "legge a termine".

Difatti l'art. 1 , che riguarda la formazione e la cigs, comincia così:

Al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese, in via sperimentale per gli anni 2009 e 2010

Poichè l'attività di formazione partirebbe (nella migliore delle ipotesi) nel 2011 l'estensore avrà pensato che la legge non si possa applicare nel 2011, poichè riguarderebbe solo gli anni 2009 e 2010.

Solo così si spiegherebbe questo capoverso, perchè non c'è dubbio che sarebbe un patto nullo, ma se ci legge un giurista sarebbe interessante capirci di più.

l'estensore del capoverso

scusa, ma non ho capito a quale testo ti riferisci.

Alla proposta Fiat, dove parla di cigs e formazione, pag. 5 del documento linkato nel post, e che recita:

Le Organizzazioni Sindacali e le RSU confermano che non sarà richiesto a carico Azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito, sotto qualsiaisi forma diretta o indiretta, per i lavoratori in cigs che partecipino ai corsi di formazione.

Grazie. Sinceramente non so come interpretarlo, ma il fatto che il testo insista proprio su questo punto farebbe pensare proprio a quella legge (e visto che poi la FIOM ha tirato fuori la questione..)

Guarda, fino a questa mattina ero daccordo con te. Ma dopo aver ascoltato questa mattina a La7 De Michelis, si quel De Michelis ministro dei governi Craxi, parlare di come fosse necessario per gli operai accettare l'accordo per diminuire il rapporto deficit PIL, aumentando il PIL del paese, dico che l'unico accordo che gli operai devono accettare è la cassa integrazione a vita a carico di De Michelis e di tutti i partecipanti ai governi Craxi. Niente di più niente di meno.

 

Ciao!

 

Due interventi che reputo interessanti

Tito Boeri su Repubblica

http://www.repubblica.it/economia/2010/06/16/news/l_anomalia_del_lodo_ma...

e Pietro Ichino

http://www.pietroichino.it/?p=8895

che chiarisce (almeno per me) il punto sul pagamento della malattia: non e' una bella cosa ma ci si muove entro la legge. 

Altro punto che non sapevo e' che si possa derogare al CCNL se c'e' l'accordo di tutti i firmatari del suddetto, e questo e' convalidato da giurisprudenza in materia

Per me rimane "aperto" solo il punto sullo sciopero

 

Grazie per l'indicazione del post di Ichino, Nfa è grande per questo: una coscienza multiforme che consente di risponedere ai quesiti più incredibili!

Faccio una domanda agli economisti, senza alcuna polemica, ma per capire.

Perchè la FIAT avrebbe convenienza ad investire a Pomigliano per costruire la Panda nuova, ricostruendo uno stabilimento sapendo, facendo conti a spanna, che il costo del lavoro in quello stabilimento è attualmente circa, arrotondando di 1300 €/mese (paga netta, non costo del lavoro globale) per operaio quando in Cina lo stesso operaio costa 130 €/mese.

Come si fa ad essere competitivi, per la FIAT?

Ci sono conti, barriere doganali, ecc. che non conosco o non riesco a conteggiare per pareggiare i costi (non mi dite i costi di trasporto via mare).

Non mi dite che la discriminante sono i certificati di malattia durante gli scioperi, seppure gravemente riprovevoli!

Con stima

Perchè la FIAT avrebbe convenienza ad investire a Pomigliano per costruire la Panda nuova, ricostruendo uno stabilimento sapendo, facendo conti a spanna, che il costo del lavoro in quello stabilimento è attualmente circa, arrotondando di 1300 €/mese (paga netta, non costo del lavoro globale) per operaio quando in Cina lo stesso operaio costa 130 €/mese.

Due motivi, uno nobile ed uno meno:

  1. Delocalizzare costa: o produci TUTTO in casa, o trovi fornitori locali affidabili (non è solo questione di prezzo e qualità, ma anche di tempi di consegna, affidabilità, facilità di comunicazione);i tuoi manager non parlan cinese e non capiscono le questioni e cultura (*) locali ;con tutta probabilità l' operaio cinese richiede più formazione di quello italiano; i tecnici locali mediamente son meno preparati dei nostri,...Non è sempre scontato che questi costi siano compensati da quello della manodopera.
  2. a Pomigliano se va male ti fai sussidiare, a Shenzen chiudi

Non mi dite che la discriminante sono i certificati di malattia durante gli scioperi

Chi se ne frega se è discriminante? Non ti pare già abbastanza difficile competere coi cinesi senza proteggere quattro scansafatiche disonesti? FIAT si dice disposta ad investire solo se i lavoratori cambian registro, ed il discorso non fa una piega.

(*) amici miei hanno avuto esperienze terribili di comunicazione con gli indiani: per loro dire che un lavoro richiede più di quanto richiesto equivale a dichiararsi incompetenti.Un incubo per i capiprogetto.

se tutti andassero a costruire nelle aree low cost riducendo a zero la produzione da noi chi comprerebbe i prodotti?

ammeso che il costo del lavoro di montaggio sia il 10% ( esagero ) del costo totale basterebbe abbassare i listini del 10% perchè i lavoratori delle aree low cost possano acquistare automobili?

Esatto, questa è la questione che ho cercato di affrontare col mio post precedente: se anche fossimo efficientissimi e ad assenteismo zero, a quali condizioni siamo competitivi a fare Panda a Pomigliano vs India per esempio? 

Ciò per dire: il sindacato invece che accanirsi sulle cluasole dovrebbe semai portare l'azienda a fornire loro rassicurazioni strategiche, che tra 3 anni non stiamo di nuovo alla frutta perchè nonostante i misuratori col cronometro, etc. siamo sempre fuori mercato.

Anche perchè come giustamente sollevato dal post di "lallo" il labor peserà il 10% sul costo totale, se anche lo dimezzo ho un margine del 5% sul totale: quindi devo guardare a tutta la struttura di costi: energia, real estate, compliance ambientale, overheads, etc per valutare la competitività complessiva...

 

 

 

 

Anche perchè come giustamente sollevato dal post di "lallo" il labor peserà il 10% sul costo totale, se anche lo dimezzo ho un margine del 5% sul totale: quindi devo guardare a tutta la struttura di costi: energia, real estate, compliance ambientale, overheads, etc per valutare la competitività complessiva...

Mi si vuol far credere che gli operai a Pomigliano contano come la tapezzeria in termini di costi.

Anche se il costo del lavoro è 10 (-dieci-) volte meno? Mi risulta che in Cina la Fiat già produce con altri marchi locali con le quale è consorziata, quindi devo presumere che conosca il "cinese" già per esperienza.

Oppure che la Fiat produce in Italia solo per farsi comperare le automobili dai propri dipendenti (fornisce stipendi  a sua volta da spendere solo per far girare il commercio).

E' chiaro che ci sono costi di... energia (che prezzerà ai costi cinesi se produce in Cina) componenti (stesso ragionamento di prima se acquista in Cina) eccetera...

Non capisco dove vuoi arrivare, ma non è sempre conveniente delocalizzare nei Paesi in via di sviluppo, né si delocalizza solo per abbassare i costi.

Per dire: http://www.novozymes.com/en/MainStructure/AboutUs/Locations/China+-+Beijing/Research.htm

Ci sono imprese che vanno in Cina e investono in R&D.

 

Volevo condividere questa risposta che mi ha dato Cristiana Alicata a una mia domanda su Pomigliano:

 

La situazione di Pomigliano e Termini è molto complessa. Sono stabilimenti con il più alto tasso di malattia ed assenteismo d’Europa. Non un caso che siano ubicate nelle terre della criminalità organizzata. Forse il sindacato dovrebbe studiare di più. Forse dovremmo riflettere di più davanti al primo caso di azienda che invece di chiudere e delocalizzare chiede di avere delle garanzie per restare in Italia. Questa è una rivoluzione al contrario e nemmeno ce ne siamo accorti. Non abbiamo capito che quando difendere un diritto è divenuto difendere un privilegio abbiamo trasformato l’Italia in una nazione da cui le aziende fuggono ed in cui gli stranieri non fanno investimenti industriali. Meglio poco lavoro privilegiato o molto lavoro in cui ci siano delle regole chiare? Una nazione dove difendiamo i vecchi con contratti a tempo indeterminato e nessuno assume più un giovane operaio se non a tempo determinato o peggio? Chi stiamo difendendo?
E’ chiaro che deve esistere un rapporto di reciproca fiducia. Questo deve fare il sindacato. Dire che quando un operaio sarà davvero malato ritroverà il suo lavoro al ritorno. Dire che se un operaio un giorno dovesse scioperare per un diritto davvero leso, troverà il suo lavoro. Questa è la battaglia che deve fare il sindacato. Chi imbroglia è fuori. Chi si assenta è fuori. Chi frega è fuori. Anche quella è una forma di evasione e prima capiamo che va combattuta prima faremo il bene dell’Italia, ma anche di quell’Internazionale tanto cara.

Io spero solo che abbia ragione, ma è dai tempi del referendum sulla scala mobile che sento parlare di "privilegi degli operai" e di "costo del lavoro", poi penso allo yacht di Piersilvio, ai capitali scudati, ai morti sul lavoro e mi viene un filo di diffidenza. PS: magari coi permessi elettorali eccedono, ma le elezioni mica si tengono ogni mese. Capisco la rabbia per i picchi di malattia in occasione delle  partite (io il calcio lo odio), però allora: 

http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2010/06/15/il-tricolore-no-ma-lazzurro/

Ieri sera, all’ora della partita, erano presenti nell’aula di Montecitorio solo un pugno di deputati. Che via via sono diventati sempre meno. Tanto che quando De Rossi ha segnato il gol del pareggio gli onorevoli presenti erano quattro di numero: Roberto Giachetti (Pd), Donato Bruno (Pdl), Amedeo Ciccanti (Udc) e Roberto Calderoli.

Il provvedimento sotto esame era il Codice delle autonomie, definito dalla Lega “uno dei pilastri del federalismo”. E in Transatlantico, a metà seduta, il deputato del Carroccio Volpi si è sfogato. “Non è possibile che questo tema sia in calendario serale, e il fatto che coincida con la partita è una follia”.

Tanto più che giocava l’Italia, mica la Padania.

questi dove li mandiamo a rieducarsi? Vorkuta, Karaganda, la Kolyma?

 

e dobbiamo aspettarci che il sindacato risolva il problema della criminalità organizzata?

perfettamente d'accordo, pur  non avendo ancora approfondito ancora i dettagli (di fabbriche auto me ne intendevo e ne ho anche viste, oltre che studiate: ma non so che ODL e tecnologia ci sarà a Pomigliano, sempre che Fiat ci riesca - non è detto). Per ora solo 2  punti "POLITICI" di cntesto e contorno:

a) non sono usabili come sinonimi FIOM-CGIL e CGIL: perché su linee politiche sempre contrapposte, anche in questo caso; al di là delle cose confuse ma moderate dette, Epifani certo che avrebbe firmato, se solo avesse avito il potere di farlo. Dopo che la FIOM non ha firmato, allora anche Epifani fa grancassa e ci marcia, perché gli fa comodo un po' di elettrizzazione delle masse per i suoi kafkiani scioperi generali - BARZELLETTA;

b) tra capitale e lavoro, c'è un terzo fattore  tipo "TERRA" che a Pomigliano vuol dire "CAMORRA": la fabbrica è nata come Alfasud (IRI) della camorra. Checché ne dicesse l'allora capo dell'Alfa-IRI (intervista 1986 a G. Bocca: 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/05/24/quella-fabbrica-senza-speranza-imposta-da-un.html ),

in realtà lo studio di fattibilità allora aveva detto di non farla lì l'Alfasud, perhé sarebbe diventata in breve giungla metropolitana.

Poi diventò peggio: pure territorio in mano alla camorra (quello lo sarebbe diventato anche in una localizzazione ottimale e meno metropolitana, se in Campania centrale). Ma i "rilanci" tra Sinistra e Camorra a Napoli, fenomeno in cui secondo me rientra pure questa RIGIDITA' FIOM, sono un vizio ben noto (la parola chiave è "terremoto").

se si vuol competere senza abbassare i salari (cosa che Fiat non ha proposto) e magari aumentarli un po' (cosa a cui Fiat ha lasciato la porta aperta) si deve aumentare la produttività, produrre di più a parità di costo orario, altrimenti la Cina (ma anche la Germania, la Svezia, la Slovenia) ci mangia(no).

A questo proposito vorrei ricordare che nell'ultimo decennio i costi del lavoro per unita' di prodotto in Italia (e, guarda caso, in Grecia e Spagna, due altri paesi che al momento non se la passano bene) sono saliti del 30%, ma solo del  20% in Francia e di meno del 10% in Germania:

       

(grafico tratto da quest'articolo del Financial Times del 23 marzo scorso). Ovviamente tra i costi non va contato solo il salario netto, ma anche contributi a quel black hole chiamato INPS, e a quella "cosa bellissima" che sono le tasse sul lavoro.

Penso sia rilevante anche cosa significa  100 nel 2000 L'Italia con un aumento del 31% rimane pur sotto di un buon 20% a Francia e Germania dove mi pare l'industria automobilistica regga. E' poi chiaro che per restare con i paesi di testa le produzioni devono avere basso contenuto di lavoro ed alto contenuto di "brain" ( progettazione , engineering , production control , marketing ) che in Italia costerebbe veramente poco. (ho usato il condizionale perchè purtroppo si "usa" poco ) A Pomigliano con il piano FIAT il lavoro inciderebbe per circa 500 € / vettura. Gli ammortamenti incideranno almeno il doppio e se invece di 18 la FIAT chiedesse 21 turni potrebbe ridurne il costo di 150 € ( 30% del costo del lavoro ) Purtroppo di tutti i componenti dei costi i nostri sembrano conoscere solo il costo del lavoro il che denuncia l'implicita scelta di volere abbandonare i paesi più evoluti. Germany (includin...  27.60 +8% = 29,8
France  24.98 +20% = 30,00
Italy  18.28   +31% = 23,95
TIME 2000
GEO  
Euro area (13 cou... 22.05
Germany (includin... 27.60
Greece 10.38
Spain 15.12
France 24.98
Italy 18.28
NACE: Manufacturing
CURRENCY: Euro (from 1.1.1999)/ECU (up to 31.12.1998)
TIME  2000 
http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/setupModifyTableLayout.do

Non son certo di aver capito.

Domande chiarificatrici:

- i costi del lavoro per unità di prodotto che riporti sono quelli FIAT di Pomigliano, quelli FIAT, quelli de settore automobilistico, mettalmeccanico, totale manifatturiero ...?

- Puoi indicare la fonte del calcolo 500 euro di costo del lavoro per Panda?

- Esistono informazioni che possano farci capire se FIAT ha una produttività del capitale (o, a rovescio, costo del capitale per unità di prodotto) inferiore (superiore) a quello dei suoi concorrenti?

 

e' il costo del lavoro di montaggio , quello che si farebbe a Pomigliano implementato il "piano Marchionne" ( non so se possa definirsi costo lavoro / unità di prodotto perchè anche i componenti , fatti altrove , contengono un costo di lavoro ). 

300000 mila auto anno con 5000 dipendenti = 60 auto/dipendente

assumendo un costo di 30000 euro / dipendente fa 500

30000 euro è il costo di operaio/impiegato di V categoria metalmeccanici e puo essere una media alta per uno stabilimento di montaggio con mix corretto di mansioni. 

http://www.professionisti24.ilsole24ore.com/art/AreaProfessionisti/Lavoro/Dossier/Metalmeccanici/Costo.pdf

Oggi a Pomigliano si montano 45000 auto / anno ( Alfa Romeo ) con più di 5000 operai;senza CIG , cioè tutti noi , il costo di lavoro di montaggio sarebbe di oltre 3300 € / auto.

In effetti lavorano si e no 1 settimana / 4.

La Cassa integrazione è un eccellente ammortizzatore e non solo per i lavoratori.Con linee automatiche che risultassero saturate come il lavoro disponibile per FIAT sarebbe un disastro. 

 

Per l'ultima domanda non ho nè fonti nè dati : credo sia però uno dei dati cruciali per la produzione automobilistica.

La durata di un modello è limitata.

Gli impianti vengono dimensionati in base a previsioni di vendita e se queste alla fine risultano ottimistiche sono guai ( marketing , planning strategico , design )

e la FIAT di previsioni ne ha cannato parecchie ( low end per difetto , vedi 500 , medium per eccesso )

Se però gli 800 milioni di investimento fossero tutti ed i soli per automatizzare il montaggio della PANDA e servissero per 6 anni ( 1,8 di vetture ) il capitale / vettura sarebbe solo 450 € e non i 1000 da me ipotizzati.

Bisognerebbe avere tutti i dati : ciò che volevo dire ad Enzo Michelangeli è che il costo del lavoro è uno dei costi e che spesso è sopravvalutato.

 

 

 

Bisognerebbe avere tutti i dati : ciò che volevo dire ad Enzo Michelangeli è che il costo del lavoro è uno dei costi e che spesso è sopravvalutato.

Avevo inteso questo, e perciò chiedevo.

Il problema è che ogni impresa minimizza i costi sino a dove può minimizzare. Se ha già ottimizzato al massimo possibile il rendimento dal capitale per se ma non lo ha fatto con il costo del lavoro ed i prodotti intermedi, lavorerà per minimizzare quest'ultimi.

Detto altrimenti, uno massimizza i profitti ma li massimizza dati i vincoli tecnologici.

P.S. Sulla base dei numeri che tu hai, sembrerebbe che, per ogni Panda, il costo del lavoro più quello del capitale sommino a 1000 euro per macchina. Tutto il resto sono beni intermedi, trasporto e commercializzazione? Mi sembra tanto, no?

--- è così anche se il trade off dipende da dove è il plant

La stessa produzione non sarà per esempio fatta con lo stesso livello di automazione in una low cost area o in una high cost area.

I parametri più importanti sono : costo e flessibilità del lavoro diretto , costo della manutenzione dell'automazione ( engineering )

Già a livello design bisogna aver deciso come e dove produrre ( design to cost ) 

 

--- i mille euro sono solo per il montaggio ed oltre al nuovo investimento FIAT ne usa di già esistenti.

il costo dei componenti / beni intermedi ( motore ,cambio , freni ( non facciamo incazzare Bombassei che è tosto ), frizione , fari , selleria , pneumatici , climatizzatore , elettronica e gaugeria varia , vetri , lubrificanti , eccetera ) penso sia il più alto , poi c'è l'R&D di prodotto e processo , power & gas , materiali indiretti , lubrificanti

vi sono scaricati quote di G&A e , magari , di profitto.

mi piacerebbe avere una analisi costo ma lavoro in altro settore.

Fino al 30 giugno puoi acquistare una Panda con climatizzatore a 7500 euro ( IVA inclusa )

 

E' lungo spiegare come è fatta un auto, e i costi relativi, comunque la distinta base per un veicolo come la Panda è di circa 5.000 pezzi.

Lallo ha ragione quando dice che il costo del lavoro su una Panda è di circa 500 euro, sbaglia, ma è lungo, molto lungo, spiegare perchè, indicare in € 500/unità il costo/opportunità del rifacimento delle linee di produzione.

Non c'è solo un problema di produttività, e quindi output di prodotto per Unità di Lavoro ,ma anche di domanda di mercato, dietro le richieste della Fiat.

A Firenze posso dire di più. Peggio per chi non viene.

Da segnalare (di certo non per l'analisi lucida della situazione) l'editoriale di E.Scalfari di oggi:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/zitti-che-i-cinesi-costano-meno/2129212

L'evento è quello di Pomigliano. Marchionne riporta la Panda in Patria, cinquemila operai italiani, ma in cambio niente più orari, niente più riposi, lavoro flessibile, prendere o lasciare. Hanno accettato felici. Bonanni: "Non è un ricatto". E chi l'ha mai pensato? 

Questa si che è informazione, ah beh sì beh.

 

La sinistra italiana è "liderata" da minus habens, аппара́тчикч, pagliacci, pidocchi rifatti e vecchi rincitrulliti.

Eugenio Scalfari riesce ad essere le 5 cose assieme.

P.S. Questa storia della FIAT-FIOM è veramente penosa. Marchionne ha ragione da vendere, da vendere. È proprio vero che gli dei accecano chi vogliono perdere.

Eugenio Scalfari! E lui era pure tra i liberali del Mondo di Pannunzio.

Siamo a un tale livello che tocca iniziare dalle parole...

Eugenio Scalfari è stato fascista, liberale, comunista, socialista e ora (?) giustizialista dipietrista girotondero.

Diciamo che ha "passed his prime"...

Il problema è che quando Scalfari predica la nostra sinistra pavloviana risponde. Finchè le cose stanno cosí il circo volante di Berlusconi & Co. è più solido della rocca di Gibilterra.

Ne riparliamo fra una quarantina d'anni? Tanti ce ne vollero a Mosè perchè il suo "popol dalla dura cervice" abbandonasse la mentalità da schiavi della servitù d'Egitto.

Mi potete spiegare una cosa per favore? io non ci arrivo...

Marchionne dice che vuole riportare la panda in Italia e questi, i sindacati, sono pure capaci di mettergli i bastoni tra le ruote.

Io penso che siano più interessanti le ruote dei bastoni, visto che per andare avanti devono pur girar da sole. Sulla base del post di Marco E. e di quasi tutti i commenti che son seguiti sembra che l'unica variabile determinante è la produttività intesa come il costo unitario orario. Prendo atto. Ma spontanea sorge la domanda: ma se così stan le cose perchè mai la Fiat le panda non se le fa in Polonia et similia? Perchè Marchionne ci fa la grazia di voler riportare la panda in Italia? Non è un controsenso?

Marchionne vuole fare il bene di chi? dell'Italia? nessuno gliel'ha chiesto nè è credibile. Della Fiat? direi di sì, è pagato per questo. Ma è pagato per produrre dividendi o anche per produrre supposti benefici politici? Voglio dire questo paventato piano industriale italiano (non vivo in Italia ma mi pare che in tv siano passati pure degli spot stile mulino bianco...) è un piano industriale o è la solita melma cotta a politica oltre la quale i capitani coraggiosi d'industra nostrana non sanno andare?

Ma davvero abbiamo bisogno della nuova panda? dico, la panda? a me sembra un incubo... il nuovo apple, il nuovo google non sarebbe meglio??

Probabilmente mi sbaglierò, grazie in anticipo.

Ma davvero abbiamo bisogno della nuova panda? dico, la panda? a me sembra un incubo... il nuovo apple, il nuovo google non sarebbe meglio??

Fino a quando l'auto, comunque declinata avrà un futuro, qualcuno dovrà produrla. Ma l'insistenza su Pomigliano credo abbia molte motivazioni una delle quali è che essendo molto un prodotto da mercato Italiano, la Panda prodotta a Pomigliano con produttività e costi almeno prossimi a quelli polacchi produrrebbero un vantaggio economico. Un secondo motivo è che eliminando Termini Imerese, spostare la nuova Lancia Y in Polonia, vuol dire conseguire un risultato di miglior qualità di prodotto (molto alta negli impianti polacchi) e risduzione nei costi per un prodotto che nel suo segmento è di gamma alta. Quindi maggior profitto. Non escludo poi una certa valenza politica: fare la battaglia per Pomigliano per FIAT implica la potenzialità di riportare a realtà le relazioni industriali la cui controparte sinacale  si è dimenticata che il mondo corre. E comunque se ne frega. L'americanità di Marchionne ed il suo punto di osservazione con il panorama dei calcoili economici connessi agli impianti sparsi nel mondo gli fa apparire folle quanto accade in Italia e pregiudiziavole per gli interessi di FIAT e degli azionisti. A piena ragione.

In ultimo. Che sia meglio o peggio avere google o apple in Italia non dipende da Marchionne che fa il suo mestiere. A meno di non volere lo stato che si inventa investimenti per rifare google o apple, bisogna chiedersi dovce stanno gli imprenditori e come mai non investoo in settori innovativi. Ma il problema non se lo deve porre certo Marchionne.

Marchionne vuole fare il bene di chi? dell'Italia? nessuno gliel'ha chiesto nè è credibile. Della Fiat? direi di sì, è pagato per questo. Ma è pagato per produrre dividendi o anche per produrre supposti benefici politici?

Il sospetto è legittimo, ma la disponibilità ad investire e l' insistenza sulle condizioni di lavoro meritano una certa credibilità.

Comunque il problema sono i politici che leccano il culo alla fiat ed il pubblico che applaude, non Marchionne che accetta (o sollecita) i regali.Se i politici di ogni colore promettessero oggi di fare seppuku piuttosto di scucire un cent di aiuti per Pomigliano & c. farei la ola.

Voglio dire questo paventato piano industriale italiano (non vivo in Italia ma mi pare che in tv siano passati pure degli spot stile mulino bianco...) è un piano industriale o è la solita melma cotta a politica oltre la quale i capitani coraggiosi d'industra nostrana non sanno andare?

I "capitani coraggiosi" non hanno investito un cent nelle aziende, solo comprato azioni con leve proibitive e finanziamenti garantiti per vie politiche (ossia coi nostri soldi).FIAT è un'altra storia: seppur sussidiata le macchine le produce, e qui parla di investimenti significativi.

Ma davvero abbiamo bisogno della nuova panda? dico, la panda? a me sembra un incubo... il nuovo apple, il nuovo google non sarebbe meglio??

Certo, e non sarebbe male nemmeno trovare ingenti giacimenti di petrolio, rame e litio.

Se Fiat è in grado di fare profitti vendendo automobili senza sussidi dallo stato (a quanto mi risulta il gioco le riesce con bus, camion e trattori, e pure l' auto non è poi così malandata) ben venga.

Vogliamo incentivare startup tecnologiche, insegnare agli ingegneri a fare i business plan e sguinzagliare i venture capitalist nelle università? Io ci sto, ma non è facile, di silicon valley ce n'è una.E pure negli USA il settore high tech da lavoro ad una frazione minuscola dei lavoratori, il grosso fa altro.

Tra pedofilia, politicizzazione della curia, mercimoni con chiunque pur di salvaguardare i 10 denari e sodalizi con cricche più meno gelatinose, si può davvero dire che ormai la Città del Vaticano sia un sifone intasato che riversa liquami sul Tevere.

Tra i dettagli di questa sentina traboccante che continua a proporsi come guida morale una speciale MINZIONE va al Cardinale di Napoli Sepe che a buon diritto potrebbe figurare fra le prossime emergenze della città partenopea dopo quella risorgente dell'immondezza. Il cardinale Sepe dispone del passaporto vaticano e se la procura di Firenze vorrà sentirlo si dovrà procedere ad una rogatoria internazionale. Se questi miserabili personaggi dovessero davvero farsi scudo della doppia cittadinanza sapremo ancora una volta che avere la cittadinanza vaticana è un modo molto efficiente per garantirsi impunità e arroganza all'ombra di quella croce sulla quale certa gente andrebbe appesa. Nihil sub sole novi..

Però il prelato è su facebook.... e del resto con questa faccia, ci doveva andare di diritto.

Vabbè, male che vada potranno sempre farlo ministro, del resto lui è già ministro di Dio...

A proposito. Sepe è capo di Propaganda Fide, che cura l'amministrazione dei denari per le missioni...."con la firma all'Otto per Mille alla Chiesa Cattolica avete fatto molto per  Sepe".

Io se fossi in San Gennaro mi rifiuterei di sciogliermi nelle mani di quello lì.

Il tipo è pretenzioso, ma del resto uno che moltiplica immobili può aspirare a tanto (e ho paura che riuscirà anche a camminare sopra le accuse):

<em>Sepe: "Dopo calvario c'è resurrezione"

<em>

Ma se la redazione di Panorama vuole pubblicare filmini osé o foto conturbanti di lascive signorine, in ossequio alla linea editoriale del capo, non può fare come l'Espresso che alcuni anni fa allegava al giornale i "Classici Proibiti" del cinema con il nobile compito di ridare lustro a capolavori censurati dal potere? 

Ma poi non ho capito: in un club privato uno non si può spogliare e simulare atti sessuali? Certo se il tutto fosse avvenuto nel lettone di Putin non ne avrebbero fatto una questione di stato...

Bello bello questo puritanesimo wahhabita: è tutto un fumare di macerie politico-istituzionali di deputati puttanieri, cocainomani; di cricche gelatinose e porporati in odore di corruzione epperò arrestano una che si guadagna il pane senza fare finta di essere suora, ministra o onorevole. Mah... 

Non riesco a capire tutto il casino intorno ai 18 turni settimanali. Mio padre lavora nello stabilimento Marazzi di Teramo, che fu acquisito dal gruppo modenese nei primi anni 90, dopo il fallimento della SPEA, società che controllava il medesimo stabilimento. La Marazzi pose ovviamente condizioni più stringenti rispetto alla vecchia gestione, a partire dall'organizzazione della produzione in 21 (si, ventuno) turni settimanali, dato che spegnere i forni e riaccenderli il Lunedì costa un sacco di soldi e una volta che sono accesi tanto vale tenere aperte le altre linee, come lo spugnaggio, la rettifica dei pezzi e la modellazione. Nessuno, dopo due anni di cassa integrazione e lo stabilimento in mano al curatore fallimentare ebbe niente a che dire e non ricordo nessuno borbottare di Cina, Polonia e Romania (ai tempi era evidentemente poco di moda). I ventuno turni furono (e sono ancora) coperti secondo un sistema di turnazione 2-1 o 3-1 (ovvero si lavora due/tre giorni e poi se ne ha uno libero), i turni di notte e di domenica sono pagati di più e gli operai hanno una certa libertà nello scambiarsi i turni, nel caso in cui qualcuno non possa recarsi a lavoro in un determinato giorno. Lo stabilimento è finalmente produttivo, ci si sente molto meno precari (a parte la cassa-integrazione a rotazione dell'ultimo anno mio padre non ha mai dovuto occupare tetti di edifici o sequestrare dirigenti del gruppo per evitare la chiusura della fabbrica), a nessuno son venuti gli occhi a mandorla e possono ancora scioperare, trattare con il gruppo dirigente, avere riunioni sindacali e lavorare non più di 20-22 giorni al mese (gli straordinari sono ovviamente retribuiti, e bene). Dov'è il problema a Pomigliano?

Dov'è il problema a Pomigliano?

A Pomigliano (NA).

non nei turni

la Fiat ne chiede 18 ma si accontenta di 17

nessuno nel campo fa meno di 21 turni che garantiscono per esempio la qualità della verniciatura ed anticorrosione.

le carozzerie decappate vengono subito verniciate e così si possono garantire anche 20 anni contro la corrosione.

La FIOM accetterebbe i 21 turni ; non accetta alcune norme inerenti malattia e diritto di sciopero. 

Visto che a quanto pare la bassa produttività dovuta all'assenteismo è uno dei noccioli principali del contendere, volevo chiedere a Marco Esposito se ha a disposizione dei dati precisi in merito: in particolare volevo sapere se le dichiarazioni di Landini (segret. Fiom) (link1 link2) fossero verosimili o meno, e se ci sono dati recenti al riguardo.  

Landini sostiene che i dati recenti (successivi al 2004) farebbero emergere Pomigliano come lo stabilimento con l'assenteismo più basso del gruppo (?!). 

qualcuno ne sa qualcosa? grazie, ciao

giovanni

Landini confonde le assenze con l'assenteismo, le assenze dovute a permessi, malattie, etc. sono fra le più basse del gruppo perchè a Pomigliano sono anni che c'è la CIG a rotazione, quindi se aumenti il denominatore falsi il risultato, perchè assumi che i lavoratori in CIG facciano parte dello stesso, mentre non è così.

Comunque FIAT parla di assenteismo anomalo, lo sanno pure i ciucci che se in un reparto uno prende l'nfluenza (tranne la A, perchè di quella abbiamo vaccino a morire..) è facile che dopo un pò ho mezzo reparto a letto con l'influenza, ma sono eventi facilmente prevedibili e rimediabili, un pò meno il numero di permessi sindacali in un mese.

In parole povere: Landini falsa i numeri pro domo sua, la FIAT parla comunque di altro.

P.s.

I tuoi link non portano ad alcun numero...

P.s.

I tuoi link non portano ad alcun numero...

sì lo so. ho trovato sul web quelle dichiarazioni, che mi sembravano quantomeno sospette vista l'entità del fenomeno dell'assenteismo descritto qui e altrove. dal momento che non riuscivo a trovare cifre che confermassero (o smentissero) quanto affermato dalla Fiom, ho pensato di chiedere lumi..

grazie per il chiarimento comunque. 

:ciao:

 

Sembra che il referendum abbia avuto un esito controverso:

http://www.corriere.it/economia/10_giugno_23/pomigliano-fiat-decisione_5...

Circa il 36% degli operai votanti (il 97% del totale) ha votato contro l'accordo. Questo potrebbe portare la FIAT a rinunciare agli investimenti a Pomigliano di cui avete parlato e di conseguenza a chiudere lo stabilimento nel 2012.

I patti dell'accordo erano chiari: con un 36% di contrari c'è la seria possibilità che lo stabilimento chiuda e un sacco di gente resti disoccupata. La mia impressione è che chi ha votato non sia stato molto lungimirante, ma magari mi sbaglio

No, la Fiat vuole sotto l'accordo la firma di tutti i sindacati, la FIOM si è rifiutata, il referendum serviva solo a vedere se FIOM aveva un seguito su questa sua linea oppure no.

A giudicare dai risultati (FIOM ha il 25%-30% dei tesserati a Pomigliano) il no di FIOM è condiviso dai suoi tesserati.

La palla torna nel campo Fiat, che, proprio in base alle sue premesse: o tutti o nessuno, è assolutamente libera di fare quel che meglio ritiene opportuno, così come la FIOM ha ritenuto opportuno difendere i permessi sindacali all'infinito e le finte malattie.

Non so niente sulla lungimiranza di chi vota, visti comunque gli esiti elettorali dell'Italia in generale.

La mia impressione è che la FIOM e i suoi tesserati pensino che FIAT non chiuderà veramente Pomigliano. Forse si aspettano che lo Stato ci metta una pezza e finanzi una parte dell'inefficienza che la FIOM difende dando qualche sussidio alla FIAT.
Tuttavia Marchionne ci ha messo la faccia e ha mandato segnali abbastanza coerenti per dire che la festa è finita. Quindi sarebbe strano se adesso facesse marcia indietro e dicesse "no, veramente stavamo scherzando..."

La mia impressione è che la FIOM e i suoi tesserati pensino che FIAT non chiuderà veramente Pomigliano. Forse si aspettano che lo Stato ci metta una pezza e finanzi una parte dell'inefficienza che la FIOM difende dando qualche sussidio alla FIAT.

Probabilmente sì. Anche guardando a quanto in passato è sempre avvenuto. Ed anche se una parte degli attivisti sindacali - non saprei dire quanto importante - potrebbe non ritenere la chiusura dello stabilimento un male in assoluto, volendo far prevalere la difesa di un principio (o di un privilegio, fate voi ...)


Tuttavia Marchionne ci ha messo la faccia e ha mandato segnali abbastanza coerenti per dire che la festa è finita. Quindi sarebbe strano se adesso facesse marcia indietro e dicesse "no, veramente stavamo scherzando..."

E qui sta il vero punto della questione. Non tanto nella faccia di Marchionne, in verità, ma nella necessità - per il Paese, più che per FIAT - di un vero cambiamento di registro. Per una serie di motivi storici e per responsabilità diffuse - non ultime quelle della stessa impresa torinese, in passato, e di conseguenza della mia stessa associazione - questa landa desolata ha visto l'affermarsi di un forte potere sindacale, che è via via divenuto sempre più politico. Chi ritiene che tale situazione abbia prodotto danni gravi e sia sempre più insostenibile, spera che FIAT non ceda, e che ciò avvii una nuova stagione.

A scanso di equivoci - ed a proposito di metterci la faccia .... - io sono tra questi.

Il Tg3 delle 14,00 edizione campania ha dedicato un lungo servizio su Pomigliano. Sullo sfondo si vede, a un certo punto, un agit-prop Fiom con una maglietta celeste con su scritto : "Pomigliano non si tocca".

E' Ciccio (di soprannome e di fatto), uno che, per il solo fatto di essere un sindacalista, non ha mai fatto un giorno di linea, anzi non ha mai fatto un giorno di lavoro.

Ho fatto questa strana introduzione per dire che non solo Fiat deve vincere, ma deve stravincere, perchè questi rottami del passato definiti sindacati (una casta inferiore solo a quella politica) devono sparire, non difendono i lavoratori, ma solo se stessi.

Non sono Marchionne, ma solo lui può avere la capacità di spezzare il circolo vizioso Stato-Sindacati-PseudoImprenditoriConiSoldidelContribuente.

Anche io (non so se si è capito-)) sono con la Fiat e con Marchionne in questa vicenda, per il bene di tutti. E sono convinto che se i sindacati avessero fatto i sindacati, chiedendo un minimo aumento salariale, possibilmente da non versare a Tremonti, Marchionne avrebbe detto "va bene".

Quindi, Franco,per quel che vale, la mia faccia è insieme alla tua.

Ragazzi, siamo in 3!

Se ci siete, a Firenze facciamo una foto insieme... :-)

La mia camera, anzi quella di mia moglie, ha l'autoscatto ...

Anch'io. QUi ci vorrà un grandangolo

L'importante è fare la foto PRIMA di assaggiare il liquido che ora riposa nella mia cantina: dopo potrebbe essere difficile inquadrare tutti .........

Nel 2004 a Melfi ci furono svariati giorni consecutivi di sciopero, inizialmente promossi dalla Fiom ma poi condivisi dalla maggior parte dei lavoratori, di qualsiasi organizzazione sindacale. Protestavano contro i turni massacranti (soprattutto la 'doppia battuta') associati a un regime di sanzioni asfissianti. Alla fine la Fiat si è un po' piegata. Non so ora, ma prima della 'rivolta' la fabbrica di Melfi aveva un rapporto costo del lavoro/valore della produzione più basso d'Italia e paragonabile (se non sbaglio) ai livelli est-europei.

Ora tocca a Pomigliano: 18 turni settimanali dal lunedì alla domenica mattina, 80 ore minime di straordinario, pause ridotte. Sono proprio curioso di vedere se i ritmi di lavoro verranno 'digeriti' oppure se anche qui ci sarà una qualche forma di protesta spontanea dei non-fiom. Io mi auguro di sì: ma la Fiat sembra essersi premunita, rispetto all'esperienza melfitana, con alcune clausole (tipo la 14) e con l'istituzione della commissione paritetica (per dirimere cosa? e perché mai?)

 

Marco o qualcun altro, sa se ci sono aggiornamenti sulla questione di Pomigliano? Se non sbaglio la FIAT ha deciso di produrre a Pomigliano, ma come e a che condizioni? E chi ha vinto e chi ha perso da questa situazione?

Sono seduti a un tavolo, FIAT ha detto che farà l'operazione Panda a Pomigliano (io, personalmente, escludo che siano 700 i milioni che Fiat investirà a Pomigliano), ma i tasselli non sono ancora a posto.

Temo che ne vedremo ancora delle belle, per il momento è cominciata la guerra alla FIOM, anche da parte degli altri sindacati. In ogni caso tempi lunghi (due anni almeno). Lo stabilimento è praticamente fermo (produceva l'Alfa 159).

Se vuoi la mia opinione personale il vincitore, al momento, è l'AD di Fiat, che ha spaccato il sindacato su una cosa pratica (e non l'aria fritta del governo) e si è fatto dare altri 4 miliardi di euro dalle banche.

Un genio.

Giusto il giorno dopo è arrivata la notizia che la FIAT va in Serbia.

Sembra che la FIAT faccia sul serio. I politici hanno tutti fatto dichiarazioni contro questa mossa, ed è normale, per far vedere che difendono l'Italia. Vediamo cosa faranno seguire alle parole.

Al TG ho sentito che FIAT riceverebbe un trattamento di favore dal governo Serbo (e.g. trattamento fiscale agevolato per 10 anni, e, pare, persino 10mila euro per ogni Serbo assunto). Gli stipendi lì sono di 400 euro al mese, e non sono previsti aumenti. Se le cose stanno così, capisco che alla FIAT convenga delocalizzare.

La maggiore partita adesso è coi sindacati. Bisogna vedere quanto tempo ci metteranno a capire che siamo nel 2010 e non nel 1970. La ricchezza non viene dal cielo e se uno tira troppo la corda, questa poi si spezza. Vediamo se il fronte sindacale sarà compatto oppure gli operai (e.g. quelli di Mirafiori) si ribelleranno contro i loro sindacalisti per la situazione che hanno davanti.

Il post è vecchio, ma mi fa piacere leggere le parole di Marchionne di oggi (anche se è andato da Comunione e Fatturazione, ma qualcuno dimentica che gli interinali FIAT provengono da Obiettivo Lavoro che è una società di.....), che ribadiscono quello che ho già detto: Marchionne parla di mercato e impresa e gli altri (sindacati e politici in primis) di altro. Due mondi inconciliabili (in Italia).

Non conosco i dettagli della vicenda Melfi, per cui corro il rischio di scrivere una fesseria (una più, una meno..), ma è veramente difficile che un carrello robotizzato (quelli li conosco molto bene, ho anche partecipato alla progettazione ed esecuzione di alcuni in altre fabbriche) deragli bloccando la linea (che è quello sembra sia successo a melfi), mentre il deragliamento mi ricorda molto i boicottaggi dell'Italsider di bagnoli. Sbaglierò, ma a naso qualcuno l'ha fatta grossa, e adesso cerca di buttarla in politica. Personalmente mi dispiace per quello dei tre che non è un sindacalista, non so perchè, ma a naso (quello di prima..) è estraneo alla vicenda, e il suo coinvolgimento ha salvato (per il momento) gli altri due. Adesso vado a ricontrollarmi il naso...

Domanda

marcospx 28/12/2010 - 10:29

Ok, d'accordo su tutto quanto di male si può dire sul/i sindacato/i. Però chiedo all'autore dell'articolo e a tutti voi di spiegarmi perchè è sbagliata la mia impressione che adesso si stia un po' esagerando e che questa storia possa prendere una deriva pericolosa. La posizione della FIOM, almeno per quanto riguarda il tema della cancellazione delle RSU non mi pare campata in aria.

Addirittura, per una volta mi pare non abbia del tutto torto nemmeno Bersani quando dice, in buona sostanza, che l'accordo di Pomigliano sarebbe buona cosa nella misura in cui sollecitasse una riforma "dei meccanismi di partecipazione e di rappresentanza del mondo del lavoro". (Non parla purtroppo, di riforma del mercato del lavoro e in particolare della contrattazione nazionale, che sarebbe, mi pare, il vero tema... senza affrontare il quale è inutile parlare di rappresentanza sindacale... per non parlare, vabbe', della questione fiscale).

(Certo... chi la fa la riforma, adesso?)

Ok, fatemi nero, vi voglio bene per questo!

Ho letto e riletto il testo dell'accordo su Mirafiori (78 pagine, compresi gli allegati), ma non ho trovato niente di dirompente, anzi. Quello su Pomigliano è diverso, questo su Mirafiori non intacca minimamente il potere del sindacato, è genericamente sfavorevole al lavoratore (quello di Pomigliano economicamente è meglio), mi sembra un pessimo accordo per i lavoratori, un eccellente accordo per il sindacato.

FIOM non firma perchè perderebbe comunque del potere, non perchè è sfavorevole al lavoratore (mentre, secondo me, lo è). Come mai, come mai, sempre in c..o agli operai...

Forse ci scrivo un post, ma la materia del contendere è poca cosa, nulla di veramente innovativo, anzi.

Re(1): Domanda

marcospx 28/12/2010 - 12:07

Grazie Marco, ma non capisco bene ciò che dici (ok, io le 78 pagine non le ho lette). O, meglio, mi pare che ciò che dici vada in controtendenza con quanto si scrive in giro.

Il fatto che ha diritto alla rappresentanza sindacale solo chi firma l'accordo non è qualcosa che fa pedere potere al sindacato (a livello aziendale)? Così come l'andare al di fuori del contratto nazionale non fa perdrere potere al sindacato (al livello di contrattazione nazionale)?

Non so, probabilmente faccio domande un po' naive - non è il mio campo, per cui mi interessa capirne di più.

Beh... magari scrivilo, questo post! ;-)

Non c'è una pagina di quell'accordo che non faccia riferimento alla L.300 del 1970 (statuto dei lavoratori) , e mai in deroga, ma sempre con articoli favorevoli al sindacato (purchè firmatario).

Invece non c'è alcuna monetizzazione (quindi favorevole al lavoratore) del fatto che il contratto con l'azienda dovrà essere firmato dal singolo lavoratore, per cui si presuppone un accordo basato sulle capacità del lavoratore stesso, e non per "favori". Pomigliano era una vera rottura, questo è un passo indietro per tutti, eccetto che per il sindacato.

Marco, anche a me piacerebbe capirne di più di questa storia. Oscar Giannino pensa che l'accordo sia storico (anzi, addirittura sto-ri-co). Ma da suo articolo non ho ben capito perché.

Io della materia non so quasi nulla e non ho voglia di occuparmente. I dettagli di come la Fiat gestisce le sue relazioni industriali non mi paiono molto appassionanti. Mi interessa di più capire qual è il quadro normativo italiano e come viene determinata la rappresentanza dei lavoratori.

Da questo punto di vista mi pare che siamo già adesso messi molto male, e lo siamo stati per lungo tempo. Di fatto i sindacati nazionali abilitati a firmare contratti nazionali sono quelli che decide il governo, mentre i lavoratori hanno poca o nulla voce in capitolo; la novità degli ultimi tempi è stata la volontà del governo di accettare accordi che escludevano la cgil.

Quindi la mia domanda è: quali sono le conseguenze dell'accordo mirafiori sulle modalità di rappresentanza sindacale? Ho solo letto alcuni titoli; mi par di capire che da un lato l'accordo dovrà essere sottoposto a referendum tra i lavoratori (che sarebbe una buona notizia se fosse una regola generale, non una scelta ad hoc di fare referendum solo quando si pensa che i lavoratori approvino) e dal'altro che ci saranno cambiamenti nelle rappresentanze sindacali, ma non ho capito come.

Ho capito qualcosa di più dopo aver letto Pietro Ichino. Però un bel post sul tema non ci starebbe male.

ho letto anch'io l'articolo, ma vorrei notare che non esiste una "coalizione sindacale maggioritaria", e un Cobas con potere di veto sproporzionato alla sua entità, ma tre sindacati (noti peraltro per i loro comportamenti, vedi la CISL all'ATAC a Roma) ciascuno dei quali è minoritario, che si sono alleati con la controparte per tener fuori quello maggioritario... come se in politica una coalizione di partitini facesse apposta una legge elettorale per escludere il maggior partito dell'opposizione.

Poi, che si indica il referendum quando si spera di vincerlo grazie alla pistola carica sul tavolo ("o dite di sì o me ne vado e c... vostri", "my way or the highway"...) la dice lunga. Si accettano scommesse su

#1: gli investimenti NON ci saranno, una scusa si trova sempre (e un bel bonus al megadirettore galattico non si nega mai, rain or shine);

#2: Marchionne si sta preparando un golden parachute per una carriera politica in Italia

#3: che su una cosa Gallino ha ragione, la Fiat avrà grossi problemi con le aziende subfornitrici dove la Fiom è maggioritaria... qualche giorno fa leggevo su un blog di un caso USA dove una vertenza in una piccola fabbrica di componentistica elettronica aveva bloccato una delle Big Three, senza quel componente per l'iniezione elettronica non si potevano assemblare i motori e quindi le vetture.

sarò ideologico, ma ho la fortuna di fare un lavoro d'ufficio con ampia autonomia personale (compreso andare a pisciare quando voglio), e venti minuti di pausa pranzo quando magari ce ne metti dieci per arrivare alla mensa e un'ora di straordinario dopo un turno di dieci posso augurarlo solo a Bondi e Berlusconi.  

Questa cosa dei referendum a discrezione è in effetti la parte più odiosa. Quando ci fu l'accordo separato sul contratto nazionale CISL e UIL rifiutarono di sottoporre l'accordo a referendum. Anche qui però il problema sta all'origine. Queste sono pratiche sindacali che si sono sedimentate nel tempo. Su Marchionne, non lo so. In Amerika (e Canada) tendenzialmente la gente come lui considera la politica un impiego inferiore rispetto a quello di dirigere una grossa azienda. Non credo abbia voglia di un downgrading. In Italia si tende a pensare il contrario, nulla sembra essere meglio di comandare in politica.

E post sia...in parte era già pronto, finisco di scriverlo e lo mando.

Altre letture

marcospx 30/12/2010 - 11:49

Per gli amerikani che disdegnano i giornali italici segnalo tre pezzi il cui confronto, imho, è interessante e istruttivo. Anche perchè vorrei che il dibattito su un tema che mi interessa continuasse su nFA.

Ancora Pietro Ichino sul Corsera (personalmente continuo a trovarlo il più lucido, con il limite che neppure stavolta entra nel merito dell'accordo dal punto di vista delle condizioni di lavoro, soffermandosi invece solo sulle questioni della contrattazione e della rappresentatività sindacale).

Al contrario di quanto fa - not surprising - Massimo Giannini su Repubblica.

Il secondo dato: questo accordo è obiettivamente peggiorativo della condizione di lavoro degli operai e della funzione di diritto del sindacato. Si può anche sostenere che non c'erano alternative, e che firmare era la sola opzione consentita, per evitare che la Fiat smobilitasse. Tuttavia chi oggi parla di "svolta storica" abbia il buon senso di riconoscere che si è trattato di una firma su un accordo-capestro basato su un ricatto. Legittimo, per un'impresa privata. Ma pur sempre ricatto.

Al di là della sua posizione, chiedo lumi ai professori su affermazioni quali:

Si dice che Marchionne punti a un modello di relazioni industriali all'americana, dove il parametro è Detroit e non più Torino. Probabilmente è così. Ma questo tradisce una volta di più i contenuti veri del Lodo Fiat-Chrysler. Non è la prima che ha comprato la seconda, com'è sembrato all'inizio. Ma in prospettiva sarà la seconda ad aver comprato la prima, nello schema classico del "reverse take-over".

Oscar Giannino sul Messaggero sostiene l'esatto contrario:

Ma sbaglia moltissimo chi, credendo così di dar manforte a Sergio Marchionne, parla di “svolta americana”. Non lo è affatto. [...]

La verità è che a questi accordi “dal basso”, proposti con forza dalla Fiat di Marchionne battendo la strada delle deroghe ai contratti nazionali che Confindustria di suo da due anni aveva aperto col consenso degli stessi sindacati che condividono la nuova impostazione a Pomigliano e Mirafiori, sono finalmente la reazione italiana a limiti e storture del tutto italiane.

 

Il dibattito ponilo nel nuovo post su Mirafiori, che è appena uscito.

I will!

Porc... che sfiga, abbiamo postato praticamente in contemporanea...! :-)

magari sono forzature giornalistiche e nelle 78 pagg non ve n'è traccia,ma francamentete il fatto che non si eleggano più gli RSU ma si nominino (dai sindacati di minoranza poi) e che chi sciopera contro il contratto venga automaticamente licenziato, mi sembrano cose fuori dal mondo. La parte degli orari e delle pause invece, mi sembra che possa esser tranquillamente accettata, con la consapevolezza che parliamo di un settore decotto.

Re(3): Domanda

valerio 28/12/2010 - 14:56

Mi scusi per l'ignoranza, ma...

Mi sembra ovvio che quell'accordo non vada in deroga allo statuto dei lavoratori: non può farlo, essendo lo statuto dei lavoratori una legge dello Stato.

Ciò a cui va in deroga, ed è ciò che contesta la FIOM, è l'accordo quadro tra sindacati e Confindustria che istituisce le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU).

Da quel che ho capito FIAT ha approfittato del fatto che l'accordo di Confindustria e sindacati sulle RSU concedeva dei "privilegi elettorali" ad alcuni sindacati (quelli che avevano firmato l'accordo, compresa la FIOM). Ora esce da Confindustria e concede i medesimi privilegi solo ad alcuni sindacati (quelli che firmano il nuovo accordo), tralasciando la FIOM. La FIOM potrà tornare a godere di questi privilegi solo se aderisce all'accordo.

Scusi per le imprecisioni tecniche.

 

 

 

 

 

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