Chiacchierata aeroportuale fra il Dottor Balanzone e Doctor Boldrin

19 maggio 2010 dottor balanzone e michele boldrin

L'altro giorno ci siam ritrovati nel futuristico aeroporto d'un paese sperduto. Non ci vedevamo da tempo e, dopo i soliti convenevoli, abbiam fatto, Bin&Bone, due chiacchiere sulle nostre esperienze recenti. Risulta che Balanzone, per la prima volta in vita sua, ha provato a fare il comissario in un concorso italiano a cattedra. Ne è uscita un'intervista stuzzicante.

Boldrin: Dunque, tu hai fatto il commissario ad un concorso

Balanzone: Si' – ad un concorso di prima fascia, da ordinario.

Boldrin: Non mi sembri molto interessato ai giochi accademici in Italia. Come mai sei finito in una commissione di concorso?

Balanzone: E’ un brutto scherzo dell’ultima leggina, che ha imposto il sorteggio dei commissari fra tutti i professori ordinari. Sono stato sorteggiato e mi è andata anche bene. I concorsi a prima fascia sono solo per titoli – quelli per seconda fascia (associati) prevedono anche una lezione ed un colloquio e quelli per ricercatore due prove scritte – tutte da tenere nella sede che ha bandito il concorso. Un bella scocciatura. Almeno ho potuto lavorare a casetta mia.

Boldrin: Non potevi rinunciare? Inventarti, tanto per dire, una gotta?

Balanzone: Mi hanno spiegato che è impossibile. Avrei dovuto trovare un medico disposto a dichiarare falsamente che ho problemi di salute gravissimi ed avrei fatto ritardare il concorso di mesi – se non anni - per sostituirmi. I candidati ed i loro protettori mi avrebbero odiato ed alla fine il risultato sarebbe stato lo stesso. Ho pensato che avrei potuto comunque rendermi utile per favorire i migliori.

Boldrin: Oh mio eroe: e ti sei reso utile? Hai combattuto per far passare quelli bravi?

Balanzone: Purtroppo no. Non c’erano.

Boldrin: Come sarebbe a dire che non c'erano? Ma se l'Italia, lo leggo ovunque, è piena di eccellenze?

Balanzone: Diciamo che non si sono presentati, meglio così? Francamente: il mio è un settore piccolo e non di moda. I geni fanno altro e ci sono pochissimi cervelli in fuga da riportare in Italia. Ma anche in Italia ci sono due o tre studiosi bravi, con pubblicazioni molto migliori della stragrande maggioranza degli ordinari in servizio, che avrebbero meritato di vincere.

Boldrin: E perché non si sono presentati quei due o tre? Era all'università di Lampedusa il concorso?

Balanzone: Perché nel mio settore vince solo chi ha il posto chiamato.

Boldrin: Cioè? Cosa vuol dire “posto chiamato”?

Balanzone: I concorsi funzionano così, secondo la legge Berlinguer modificata (il DDL Gelmini cambierà le procedure). In teoria, l’Università di Roccacannuccia scopre di aver bisogno assoluto di un ordinario di Sociologia della ricerca dei funghi nel settore scientifico disciplinare Sociologie dell’agricoltura. In pratica l'associato locale spinge disperatamente per avere il posto, vantando tutti i suoi meriti scientifici, organizzativi didattici etc. e promettendo eterna fedeltà ai potenti locali. L'università trova i fondi (impresa non facile di questi tempi) e comunica al ministero la sua intenzione. Due o tre volte all’anno, il ministero raccoglie le domande e organizza una tornata concorsuale. La commissione è di cinque membri – uno interno, nominato dalla facoltà per rappresentare i suoi interessi e quattro esterni, cioè di altre università italiane. Tutti ordinari. Un tempo associati e ricercatori potevano essere in commissione ma il ministro attuale, nella sua infinita saggezza, si è reso conto che esseri accademicamente imperfetti non potevano officiare il supremo rito dell’accademia italiana, il concorso.

Boldrin: Giusto, giusto. Santa donna, ha capito tutto. E i commissari si sorteggiano?

Balanzone: Non proprio – si possono anche eleggere e poi sorteggiare. Dipende dal numero di concorsi della tornata, dal numero di professori nel raggruppamento e in quelli affini….

Boldrin: Non voglio sapere altro. Troppo complicato. Ritorniamo al punto. Dicevi che bisogna avere il posto "chiamato" ... che se mi sbaglio di consonante combiniamo un pasticcio.

Balanzone: E questo è il punto. Un ordinario costa all'università parecchio – oltre 100000 euro l’anno

Boldrin: Ma all’inizio della carriera quanto prendono? Mica 100000 euro lordi.

Balanzone: Ma no, sono compresi i contributi etc e poi si considera la media sull’intera carriera. All’inizio sono circa 2500-2700 euro netti al mese per gli ordinari, che con gli scatti di anzianità arrivano a circa 4000 dopo venti anni di ruolo. In ogni caso, il trucco è semplice: se si chiama un esterno, il costo è intero. Se si chiama l’associato interno, il costo aggiuntivo è pari alla differenza fra i due stipendi, relativamente piccolo. Già i casi di doppio salto (da ricercatore ad ordinario) sono rari, perché la differenza di stipendio è maggiore. Le chiamate di esterni sono rarissime. In genere vincono gli associati interni. Aggiungi che l’associato interno può manovrare in dipartimento ed in facoltà per avere un posto nel settore, mentre l’esterno di genio no. Ultimo punto se si assume un esterno l’associato interno rimane in servizio e quindi ti trovi due professori di Sociologia della raccolta dei funghi

Boldrin: In Amerika mica succede così. Se cerchiamo uno nuovo ... è perché non ce l'abbiamo. Se ce l'avessimo, lo promuovessimo ...

Balanzone: Non cominciare con La Merika ... Come ti dicevo, vincono quasi sempre gli interni. Ciascuna commissione può nominare due idonei.

Boldrin: Ah, questa la so. Mi ricordo di un concorso a Udine un po' di anni fa. Un tal Medio voleva mettere in cattedra [Bzzh ...bzzh ... siamo andati a farci un giro lontano dal registratore ...] E perché due? Se c’è un posto solo...

Balanzone: Il numero di due è un geniale compromesso italico. La legge Berlinguer stabiliva tre vincitori – ma poi qualcuno si accorse che era troppo facile organizzare una maggioranza di tre in commissione (ciascuno col proprio candidato) e chiese a gran voce che ci fosse un solo vincitore. In questo caso, però avrebbe vinto sempre l’interno e nessuno avrebbe voluto farsi eleggere commissario (allora si eleggeva ancora e la gente si disse: cosa cavolo vado a perder tempo se non posso aiutare un figlioccio mio?). Quindi si decise di farne due. Così i commissari esterni potevano mettersi d’accordo per far vincere un loro candidato e non sprecavano troppo tempo

Boldrin: E perché si chiamano “idonei”?

Balanzone: La commissione teoricamente attesta solo che Michele Boldrin ha i titoli per fare il professore ordinario di economia. Poi la facoltà può decidere se assumerlo (“chiamarlo”). In tal modo, se l’interno perde la facoltà può non assumere nessuno e rimettere a concorso la cattedra la volta successiva.

Boldrin: Ah, questo mi ricorda ancora quel famoso concorso di Udine, credo fosse il 2005 ... non chiamarono mai nessuno dei due" idonei", perché non erano quellA "predestinata" ... chissà se l'hanno poi "chiamata" la [bzzzzh ... bzzzh ... vedi sopra ...] ed occhio alle consonanti anche qui, mi raccomando! Anyhow, che io spikko inglisc, ed il secondo “idoneo”?

Balanzone: Quello si fa chiamare dalla propria facoltà. Ufficialmente sorpresa e deliziata da avere nelle sue fila tanto genio. Qualche ipocrita sostiene che i secondi idonei sono quelli veramente bravi, mentre gli interni, si sa sono poveracci locali (per la cronaca, io sono un idoneo esterno).

Boldrin: Solito presuntuoso, guarda che io qui ci ho l'esclusiva ...

Balanzone: Ebbene si me lo dice anche mia moglie che sono insopportabilmente presuntuoso. In realtà, almeno nel mio settore, anche il secondo idoneo vince solo dietro garanzia della facoltà che sarà chiamato e quindi non disturberà l’ordine naturale delle cose. In altri settori mi si dice che il sistema è meno ferreo e che idonei disperati vagano per il mondo alla ricerca di un posto. Si mormora anche di idoneità scadute.

Boldrin: Scadute, come le mozzarelle? Cazzarola, ora che lo dici, ed io menziono le mozzarelle, mi sovviene che uno degli idonei di quel famoso concorso di Udine credo gli sia scaduta la roba, quella lì, insomma il certificato che è intelligente ...

Balanzone: Si durano cinque anni – cioè Boldrin ha i titoli per fare il professore nel 2005, ma se non viene chiamato entro il 2010 deve ricominciare da capo. Ma è un caso molto raro. Nei settori seri e ben organizzati la facoltà è d’accordo sin dall’inizio. Negli altri si impietosisce e chiama comunque, magari l’anno successivo, a meno che non sia veramente alla canna del gas con i soldi. Nessuno lascia un idoneo a spasso – peggio di abbandonare un cane in autostrada. Il cane non lo vedi più, l’idoneo è sempre li a ricordarti lo sgarbo.

Boldrin: Vabbeh, non mi a-can-isco, vah ...Allora, in pratica vincono solo gli insiders

Balanzone: Appunto! Vedi che un po' alla volta ci arrivi pure tu? La regola è la carriera interna Uno si laurea con un barone, che poi gli fa vincere una borsa di dottorato, poi un assegno di ricerca che lo fa sopravvivere qualche anno. Se il barone è convinto, si sforza di trovare al suo allievo un posto da ricercatore, possibilmente nella stessa università. Se ci riesce, l'allievo vince, da candidato interno, e diventa ricercatore. È un posto di ruolo che porta fino alla pensione. Ma quasi tutti voglio fare carriera. Si fanno chiamare un posto da associato, sempre nello stesso posto, poi il grande salto ad ordinario (nel frattempo s'è speso la tredicesima di due anni per pubblicare un "libro") [Errata Corrige: Balanzone mi ha fatto sapere che "... mi hai fatto dire una sciocchezza. Nessuno "usa due tredicesime per pubblicare un libro" - usano tutti i fondi di ricerca pagati dal contribuente."  NdMB]. Senza muoversi mai. Questo meccanismo produce di tutto. Produce parecchi casi scandalosi, di vittorie di parenti o di amanti (sperabilmente giovani ed avvenenti), che ogni tanto finiscono sui giornali, Nel complesso gli scandali sono però (ancora) una minoranza e comunque sono compensati da casi di vincitori meritevoli, anche secondo gli standards internazionali. La maggioranza è però composta da brave persone mediocri, che sono in buona fede convinte di meritarsi il posto da ricercatore dopo gli anni di borsa e poi le promozioni successive dopo tanti anni di servizio come ricercatore o associato. E tale convinzione è condivisa dagli altri membri della facoltà (“tanto una brava persona, che ha fatto tanto per la facoltà”) e dalla “disciplina”.

Boldrin: Disciplina? Ma che lingua parli? Cosa siete, S&M?

Balanzone: Sono i professori ordinari del settore. Prendi il caso del mio concorso.

Boldrin: Già raccontami. Quanti erano i candidati? Ti piacciono i dim sum? Dai che li ordiniamo ... questa cosa è affassssinante!

Balanzone: Sei, di età variabile fra 40 e 57 anni, tutti associati. Tutti rigorosamente con carriera locale, dalla culla alla cattedra. Solo uno ha preso il dottorato in altra università, ma poi è tornato subito all’ovile.

Boldrin: Ma su sei potevi scegliere. Come erano?

Balanzone: Uno bravo, con pubblicazioni non trascendentali ma comunque interessanti, una buona apertura internazionale – insomma uno che, per gli standards italiani nel mio settore, la cattedra se la meritava ampiamente. Un altro tragico, al di sotto della sufficienza anche per un concorso da ricercatore. Gli altri più o meno dello stesso livello – nessuna apertura internazionale, un sacco di pubblicazioni mediocri e quasi inutili, ma comunque prova di operosità. Gente che sulle proprie carte ha sudato – magari senza cavare granchè.

Boldrin: Quindi ti sei battuto per quello bravo!

Balanzone: E invece no. Si è ritirato, perché ha vinto da esterno in un altro concorso (era già tutto previsto). Anche un altro, mediocrissimo, si è ritirato per lo stesso motivo ed un terzo perchè gli era stato gentilmente comunicato che non avrebbe vinto. Sono rimasti in tre, quello impresentabile ed altri due. Avrei potuto fare il beau geste – scrivere giudizi sinceri. Ciascun commissario deve scrivere una cartella sulle pubblicazioni di ciascun candidato. Fra l’altro i candidati devono presentare solo un numero massimo di pubblicazioni (nel mio caso 10), uscite prima della data di chiusura del bando di concorso. Il mio concorso era stato bandito nel 2008 con scadenza del bando luglio 2008

Boldrin: 2008??? Ma se una facoltà ha bisogno di un professore mica può aspettare due anni! Beh, no, ora che ci penso: nel mio unico concorso (fallito) feci la domanda nel 1988 e lo aggiudicarono nel 1990 ... i conti tornano.

Balanzone: Si 2008 – la Gelmini aveva sospeso i concorsi per fare approvare la modifica della legge di formazione delle commissione. E poi la facoltà non aspetta nulla. Il professore associato fa beatamente lezione, studia, pubblica in attesa dell’immancabile vittoria.

Boldrin: Ma se un candidato “sbaglia” e non presenta le sue pubblicazioni migliori? O se dopo la chiusura del bando scrive un articolo geniale?

Balanzone: In teoria non se ne può tener conto. In pratica è tutto falso. Prima si decide informalmente chi deve vincere, e poi si scrivono i giudizi per dimostrare che Tizio e Caio sono i migliori. Tutti riescono ad presentare 10 pubblicazioni, magari con qualche acrobazia. I commissari possono facilmente giustificare qualsiasi ranking. Presenta un articolo in una rivista internazionale di serie C e 9 liste della spesa? E’ uno studioso che ha aperto una nuova prospettiva alla ricerca mondiale col suo fondamentale lavoro su Small-holders and mushroom gathering in Val di Faitu. Non pubblicato sulla rivista leader mondiale del settore. Presenta dieci libri pubblicati dalla locale cassa di risparmio sulla raccolta dei funghi in dieci colline della zona (uno per collina) e nessuno lo conosce fuori dal natio borgo? Produzione ampia e diversificata che dimostra grande conoscenza del territorio e dei suoi problemi, che ora va anche di moda. Ciascuno scrive un giudizio e poi si scrive un giudizio collettivo ed il verbale finale. Tutto in tre copie, firmato da tutti i commissari e siglato in ogni pagina etc. (una faticaccia).

Boldrin: Ma se i candidati sono impresentabili ed il commissario (non parlo di te, per carità!) ha qualche brandello di dignità?

Balanzone: Può dire che nessuno ha i titoli. Ci sono stati concorsi con un idoneo solo (non so se con zero). Ma è difficile ed inutile. Tanto basta che tre commissari siano d’accordo. E poi un comportamento così antisociale può danneggiare te ed i tuoi allievi (se ne hai). Molto meglio far buon viso a cattivo gioco.

Boldrin: Dai non t'incazzare e non mi ficcare il dim sum nel taschino. Era una battuta ... E lo hai fatto?

Balanzone: In sostanza sì. Ho fatto dei giudizi molto duri, per gli standards italiani – mettendo in luce le insufficienze dei lavori più che i loro pregi (da cercare col lanternino), ma alla fine ho accettato il giudizio collettivo. Ha vinto l’interno (ca va sans dire) e l'unico esterno sovravvissuto presentabile. In sostanza un tipico concorso italiano, che si è concluso “bene” – tempi rapidi, nessun litigio, risultati ragionevoli (nei limiti dei candidati). Anche accettabile, turandosi un po’ il naso. Ma un disastro nel lungo periodo, perchè conferma le regole e ha messo in cattedra due mediocri che riprodurranno altri mediocri. Sarebbe necessario un radicale cambiamento di regole.

Boldrin: Si può sperare qualcosa dal DDL Gelmini? Andiamo sul serio, dai, che il mio avion parte ...

Balanzone: No. Prevede regole complicate per decidere quanti concorsi e di quale tipo si possono bandire, in rapporto al personale già in servizio, I ricercatori si stanno battendo per ampliare la loro riserva indiana. Ma dal punto di vista della qualità dei vincitori non cambia nulla. In pratica il concorso locale come quello che ho descritto (due posti a Roccacannuccia di Sotto) viene sostituito da un giudizio di idoneità a numero aperto. Una commissione di ordinari (sorteggiati) dichiara l’idoneità scientifica degli studiosi di Sociologie dell'agricoltura che fanno domanda. Poi ciascuna università fa un concorso locale con membri scelti dalle facoltà. Lo vendono come un progresso perché ci sarebbe un filtro scientifico preliminare.

Boldrin: E tu ci credi?

Balanzone: Ma mi faccia il piacere Doctor Bullshit! Passeranno tutti gli insiders – come si farà a negare una idoneità ad un associato con un protettore alle spalle? Rimarranno fuori gli outsiders e forse non tutti. Magari la commissione nazionale non avrà il coraggio di dichiarare che Boldrini non è un economista degno della cattedra. Solo che Boldrin dovrà trovare una università disposta a spendere 120000 euro [120mila? Cosa mi vuoi, affamare?NdB] per chiamarlo, pari ai soldi per tre promozioni interne. Auguri. Con i chiari di luna attuali…

Boldrin: Ma si vocifera di un nuovo sistema all'americana di tenure track.

Balanzone: Si chiameranno "ricercatore a tempo determinato" o a TD (per distinguerli da quelli attuali, a tempo indeterminato o TI). Il contratto, è di sei anni e prevede un insegnamento, a differenza degli assegnisti di ricerca attuali. Apparentemente simile all'assistant professor in AmeriKa. Ma c'è una differenza. ln AmeriKa, uno è sicuro che alla fine del periodo sarà giudicato in base alle pubblicazioni ed alla sua attività didattica. Se passa, ha il posto assicurato (tenure). In Italia il ricercatore a tempo determinato può sostenere un concorso da associato - ma la facoltà non ha nessun obbligo di chiamarlo se passa. Non ha neppure l'obbligo di stanziare uno stipendio di associato alla fine del periodo: in teoria può bandire 100 posti di ricercatore a TD senza avere una lira per assumere un associato dopo sei anni.. Quindi può dire tranquillamente al neo-associato "mi dispiace non ci sono i soldi" - e ricominciare daccapo con un nuovo bando per ricercatore a TD.

Boldrin: E secondo te, questo avverrà?

Balanzone: Potrebbe. È quasi sicuro se il ricercatore litiga col suo barone. È possibile se il protettore del ricercatore litiga con altri baroni o se la facoltà (o il dipartimento) si fa prendere dall'entusiasmo e crea troppi ricercatori a TD per mettere a posto gli allievi di tutti i baroni potenti. Insomma (okkio, che perdi l'avion) plus sa change, plus c'est la meme chose ... vai, corri, che perdi l'avion per l'AmeriKa. Salutamela, quando ci landi.

115 commenti (espandi tutti)

nulla di nuovo sotto il sole, ulteriore esempio delle problematiche

   Il post è divertente, ed illustra alla perfezione il “dietro le quinte” dei  concorsi a cattedra nelle università italiane. Ed ha perfettamente ragione il dott. Balanzone quando non attribuisce una particolare nequizia al fatto che sarà favorito il candidato “locale”: da un lato esiste l’obbiettiva necessità di risparmiare e dall’altro chi aspetta di essere “promosso” ha tutto il tempo di tessere quella rete di amicizie che lo faranno avanzare nella carriera. Si svolge così senza traumi l’avanzamento (per anzianità) di mediocri, incapaci, e talvolta consanguinei. Il guaio è che la riforma in discussione peggiorerà (se possibile) l’attuale situazione. Attraverso complicate liturgie (terrificanti quelle prescritte nel testo originale), la scelta sarà sempre “locale”, con l’aggravante di una foglia di fico, rappresentata dalla “idoneità nazionale” che, prevedibilmente, non verrà negata a nessuno. 

Ma bravi B&B! Avete dipinto un quadretto allo stesso tempo divertente, chiaro e accurato! Il contenuto chi è dentro al sistema lo conoce benissimo, è una storia che si ripete continuamente, con poche varianti insignificanti.

 

Vi ringrazio per come in poche righe avete spiegato chiaramente l'errore di fondo nell'idea Gelmini del ricercatore a TD. Aggiungo che poche o nessuna università italiana saranno nelle condizioni economiche di prendere ricercatori in "tenure track".

 

Siccome il diavolo sta nei dettagli, aggiungo un dettaglio al quadretto, cioè la situazione degli attuali ricercatori a tempo indeterminato. Il loro (nostro, dovrei dire) ruolo va ad esaurimento, l'unica via per fare carriera sarà fare concorrenza ai poveri TD in quei concorsi che nella testa del ministro sarebbero dedicati a loro. Non sto a tirarla lunga, ma diciamo che da dentro appare ovvio che la nostra carriera è finita.

 

Ora, fino a oggi i ricercatori hanno in media insegnato ben oltre il dovuto, per (la faccio breve) mantenere buoni rapporti nell'ambiente dal quale dovrebbe arrivare la loro promozione. Ora che per legge i Dipartimenti non potranno garantire ai ricercatori TI alcuna carriera, che succederà? Molti corsi di laurea, ricordiamo, stanno in piedi grazie alla didattica gratis dei ricercatori.

 

Per quel che capisco, succederà che ai ricercatori TI sarà assegnato un obbligo di insegnamento superiore per legge. Lo stesso degli associati. Ma per uno stipendio più basso. Dove porterebbe una situazione del genere - gente che lavora uguale per stipendi diversi - non lo so dire. Ma mi pare di stare nel prudente dicendo che non ne verrà nulla di buono per nessuno.

vero.. ci sono ipotesi che prevedono una specie di "ope legis" (cosa che all'estero e' di difficile comprensione...), di passaggio semi-automatico dei ricercatori nella seconda fascia. Ma questo rappresenterebbe un "tappo" alle generazioni future, una mancanza di selezione del merito, ed in definitiva un impoverimento della capacita' di ricerca delle universita'.

I ricercatori minacciano di far saltare l'offerta formativa dell'anno accademico in arrivo. Quali sono gli strumenti di protresta alternativi?

gente che lavora uguale per stipendi diversi

Beh, questo e' da augurarselo! Se Tizio e' un ricercatore piu' bravo di Caio, o e' piu' bravo nella didattica, bisogna pagarlo di piu'!

In Italia questa e' fantascienza purtroppo. Tempo fa mi e' stato offerto un lavoro da dirigente di banca ed ho scoperto che persino i dirigenti di banca hanno un contratto nazionale! Qui (Londra) non esiste il concetto di due contratti uguali, almeno in lavori qualificati. E se prendo piu' (o meno) di un collega e' perche' sono piu' (o meno) bravo.

A me pare che il bellissimo dialogo tra B&B non sia che un altro sintomo del corporativismo imperante in Italia da sempre (solito discorso che in Italia non esiste una destra liberale, eccetera). E' chiaro che la classe universitaria tende a difendere i propri interessi terra terra invece di migliorarsi. Ma - chiedo ingenuamente - ci sono esempi rilevanti di istituzioni italiane che si comportano in modo diverso?

gente che lavora uguale per stipendi diversi

Beh, questo e' da augurarselo! Se Tizio e' un ricercatore piu' bravo di Caio, o e' piu' bravo nella didattica, bisogna pagarlo di piu'!

 

Federico, certo, me lo auguro anch'io a dire il vero! E forse mi converrebbe pure. Ma non è di merito che stavo parlando.

 

Se le cose andranno come suggerivo, la situazione sarà questa:

(1) I professori associati avranno doveri di ricerca e didattica fino a 120 ore/anno per uno stipendio base di 2200 circa più scatti di anzianità

(2) I ricercatori a tempo indeterminato avranno doveri di ricerca e didattica fino a 120 ore/anno per uno stipendio base di 1200 circa più scatti di anzianità

La discriminante tra (1) e (2) sarà se il soggetto era stato o meno chiamato come professore associato prima della riforma Gelmini, avendo ottenuto l'idoneità in un concorso nei cinque anni precedenti. Come il post di B&B spiega molto bene, superare un concorso e venire chiamati ha poco a che vedere col merito.

 

Per chiarire, al momento i ricercatori hanno un obbligo per 30 ore di didattica di assistenza, il che giustifica uno stipendio diverso (ma molti ricercatori insegnano volontariamente tanto quanto gli associati e ordinari del proprio settore).

Per chiarire ulteriormente, ritengo che questi numeri (30 e 120 ore) siano bassi, dovremmo tutti insegnare di più. E poi essere pagati in ragione non di quanto siamo vecchi, ma di quanto produciamo (ore di insegnamento, pubblicazioni internazionali) e di quanto bene lo facciamo (parametri bibliometrici della nostra ricerca, giudizio degli studenti, valutazione ex-post della capacità di inserire in posizioni lavorative prestigiose i ns studenti). Questa, come dici tu, in Italia è ovviamente fantascienza.

Solo una piccola puntualizzazione.

La Legge 382/80 non pone nessun limite inferiore agli obblighi didattici dei Ricercatori, ma lo lascia alla determinazione delle singole facoltà. Neppure per i Professori  esiste un determinazione esatta del numero di ore di didattica frontale, il numero di 120 ore è il limite oltre il quale la didattica può essere retribuita.

In alcuni atenei ad esempio il carico "istituzionale" (=non retribuito e pseudo-obbligatorio) per i ricercatori è 90 ore: leggermente meno delle 120 dei Professori.

Il limite inferiore che dovrebbe introdurre la nuova legge non è così chiaro ed è soggetto ad emendamenti: attendiamo di vedere in che forma esce dal Senato.

 

Precisazione errata: la legge 382/80 impediva ai ricercatori di avere la titolarità di corsi di insegnamento. Il diritto a tenere corsi, come supplenze, fu concesso nel 1990. Il numero di ore (crediti) è ora fissato dai singoli atenei (e quindi facoltà) a seconda delle esigenze didattiche, sentiti i ricercatori. Questi, in teoria, potrebbero anche rifiutarsi

Mi sfugge l'errore. Titolarità, o meglio affidamento, di corsi e numero di ore sono due concetti in parte ortogonali (provate a chiedere a quei ricercatori con fresca presa di servizio che vengono "spalmati" come esercitatori su 3, 4 o più corsi).

Comunque il punto è proprio quello: non esiste un obbligo per legge. Questa è la base su cui si poggia la protesta dei ricercatori che hanno deciso di astenersi dalle attività didattiche non obbligatorie.

 

Purtroppo corrisponde alla verita', anche se alcune situazioni/realta' differesicono (e parecchio) da SSD a SSD (Settore Scientifico Disciplinare), e da Universita' a Universita'.

I tagli del FFO previsti (1.2 miliardi di euro oltre a quelli gia' inflitti fino ad ora, che porteranno alla bancarotta) non faranno che acuire questa situazione. In genere, la mobilita' del lavoro in italia e' scarsissima e difficile. Nel DDL Gelmini ci sono alcuni punti condivisibili e che tentano di porre rimedio alla situazione attuale, ma e' tutto l'insieme che non funziona. In primis il taglio dei fondi, che portera' inevitabilmente a favorire i passaggi di carriera interni.

Ho sentito alcune opinioni sul DDL Gelmini:

1) E' un semplice taglio di fondi. Mancano i soldi al governo. Ovvio che qualcosa di simile ai piani "Stimuls" gia' operativi negli USA qui da noi sono utopia...

2) E' in atto un progetto di discredito dell'Universita' pubblica. Qualcosa di simile al discorso di  Piero Calamandrei del 1950 (consiglio di leggerlo a chi non lo conosce: http://osservatoriodeilaici.com/?p=637). Lo scopo ultimo sarebbe impoverire il livello culturale del Paese per poter instaurare un "regime". L'ipotesi e' un po' fantascientifica, ma e' certo che certi governi si reggono meglio senza opposizone intelligente...

 Aggiungo questo link, che ho test'e' scoperto: "Atenei pubblici verso il disastro. E crescono i numeri delle private"

 

Scusa ma quando leggo osservazioni di questo tipo rimango sempre un po' con l'amaro in bocca. Possibile che il primo riflesso sia sempre "più soldi"? Io, se la situazione è quella descritta, cercherei di risparmiarmeli, dato che non mi pare sarebbero un investimento nella qualità dell'istruzione universitaria; servirebbero a perpetuare il sistema.

Quanto al discredito, io lo noto nei fatti quando devo spiegare alla stagiaire fresca di studi in Economia all'Università di Palermo cosa sia un rateo. Ok anche io ero abbastanza clueless al termine degli studi ma almeno un bilancio avevo idea di cosa contenesse!

Dall'articolo di Repubblica l'unica reazione che mi viene è "che lle privatizzassero tutte (le università)"! Non perché mitizzi il privato, ma perché a meno quando falliranno non potranno venire a chiedere soldi alla collettività.

Il discorso non e' cosi' semplice. Soldi: quelli che arrivano servono a mala pena per pagare gli stipendi. Per la ricerca non ce n'e' piu', ma questo potrebbe essere alleviato con la capacita' di trovare fondi esterni (europei, per es., perche' di italiani nazionali non se ne parla...). Per la didattica, pure, vi sono difficolta' ora (certi laboratori sperimentali scientifici costano...), figuriamo se si tagliano 1.2 miliardi di euro. Il numero di dottorati ministeriali e' calato del 50% nel 2009. I prossimi sono  a rischio. Si puo' discutere come minimizzare gli sperperi (che ci sono)...

Non ostante questo quadro, al momento, il prodotto della ricerca italiana arriva dalle universita' pubbliche, ed e' (ancora per poco, credo) abbastanza competitivo con la comunita' internazionale. Quelle private (con rarissime eccezioni, Bocconi, per es.) in genere producono poco. Sicuramente cio' e' vero nel campo delle scienze naturali, dove la ricerca costa (e parecchio). La qualita' del laureato "pubblico" e' in genere superiore a quello "privato" (a parte rare eccezioni), analogamente ai "privatisti" delle superiori, in cui "papi" paga per il pezzo di carta che sancisce l'istruzione del figlio...estremizzato, ma mica tanto...

Poi ci sono anche delle realta' di eccellenza, o comunque di "normalita' scientifica". Non vorrei affossare queste.

Non sono contro all'esistenza delle private, purche' "spillino" allo stato una quota decisamente inferiore a quelle delle statali di adesso... La realta' e' che ora come ora, come ho gia' detto, le private (almeno nel campo scientifico) non sono nemmeno lontanamente paragonabili come qualita' a quelle pubbliche.

In definitiva, se il governo dicesse: "signori, i soldi son finiti, dobbiamo tagliare e l'universita' e la ricerca sono fra i primi ad essere penalizzari", allora sarei disposto ad accettare le conseguenze. Ma in realta' si continua a dire che "l'universita' e la ricerca sono l'investimento del futuro per l'italia ed e' il modo per uscire dalla crisi, e diamo soldi alla ricerca e all'universita'", mentre poi i fatti parlano da soli... insomma, basta prendere per le mele...

Soldi

giovanni federico 19/5/2010 - 22:30

 

Soldi: quelli che arrivano servono a mala pena per pagare gli stipendi.

I soldi sono finiti perchè hanno aumentato il numero dei professori ed i loro stipendi medi, come facilmente dimostrabile

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1704

E dato il sistema, qualsiasi finanziamento aggiuntivo sarebbe utilizzato per aumentare il numero dei professori e/o i loro stipendi.

Il discorso non è così semplice.

Vero, infatti è ancora più brutale di come lo aveva, per grandi linee, sintetizzato VincenzoP.

- Soldi. Già ha chiarito Giovanni Federico, indicando dati precisi. Aggiungo io che l'università italiana, per ciò che produce, è al 75% uno sperpero. Nella mia area (economia) direi che il 70% dei professori non fa alcuna ricerca non perché manchino i fondi ma perché non la sa fare. Da quel non poco che conosco di altre aree lo stesso vale per percentuali comprese fra il 50 e l'80 per cento. Altro che sperperi: in un sistema aperto e competitivo si potrebbe ottenere lo stesso mix di prodotti (insegnamento e ricerca) con 2/3, al più 3/4 della spesa attuale.

- Le università private in Italia praticamente non esistono (Bocconi e poche altre a parte, ma guarda caso la Bocconi è sostanzialmente meglio di qualsiasi altro concorrente pubblico nella stessa area) e sono relegate a nicchie di quarto livello. Il confronto è inappropriato, oltre che irrilevante. Questo del pubblico-privato è un problema di falsa lana caprina. A me basterebbe trattassero le università di Venezia e di Salerno come trattano una qualsiasi università pubblica in questo paese, dove sono la stragrande maggioranza!

- Il problema non sono i soldi, ma gli incentivi. Il DDL Gelmini li lascia inalterati, dandola così vinta ancora una volta alle pressioni esercitate dalla casta dei professori universitari italiani, sia di destra che di sinistra. Tutti uniti dalla comune mediocrità e dalle grandi chiacchere con cui si riempiono la bocca. Per chiedere più soldi e poi scappare nel loro studio privato.

Grazie per il reply. Cio' che scrivi e' vero. Sono perfettamente a conoscenza che alcuni "baroni" in certe aree (giurisprudenza? economia? lettere?) sono presenti inufficio 4 ore alla settimana... questo perche' evidentemente lo stipendio universitario e' solo una piccola parte del loro introito. E' altrettanto vero che in certe aree la capacita' di fare ricerca e' scarsa o nulla. Ma nella mia area (scienze MFN) le cose non stanno cosi'. Ne sono abbastanza convinto, anche se, e' ovvio, ci sono esempi di "fancazzismo" pure da noi.

Penso che questa grossa disomogeneita' fra le Facolta', e la sua non comprensione, sia una delle ragioni che ha portato il Senatore Valditara (di Torino, e uno dei relatori della legge Gelmini) non conoscendo la realta' al di fuori dell'area umanistica, a non tenerne conto. La lettera del Rettore di Torino (ho postato il link un po' sopra) cerca di sintetizzare la situazione. Il Rettore e' uno degli scienziati italiani piu' citati internazionalmente, non e' uno stupido.

Fra le cose che dice vi e' la consapevolezza che il sistema universitario e' in parte marcio, ma non tutto. Chiede pertanto al Ministro di considerare azioni che possano salvaguardare la parte buona, favorendone il rilancio.

Sugli incentivi e sui finanziamenti in campo scientifico avrei molto da dire (niente di bello), ma qui andremmo OT...

Ma come facciamo a tagliare sui soldi? Beh, potremmo licenziare tutti quei docenti che hanno pubblicato poco o nulla negli ultimi 5 anni... peccato che Tremonti e Brunetta sarebbero i primi...

Ma come facciamo a tagliare sui soldi? Beh, potremmo licenziare tutti quei docenti che hanno pubblicato poco o nulla negli ultimi 5 anni... peccato che Tremonti e Brunetta sarebbero i primi...

Vedi? Basta aguzzare l'ingegno e le idee vengono rapide!

E la prendo seriamente: perché i rettori italiani non chiedono ufficialmente a tutti i politici di professione che possiedono una cattedra universitaria e se la tengono "in fresca" per il caso che qualche scandalo faccia loro perdere la poltrona, di rinunciarci? Ossia, di dimettersi, liberando così posti e risorse?

Qui la leave of absence, non pagata, dura al più due anni. Poi, anche se sei il ministro del tesoro ti dimetti, fine. Perché mai non possono farlo le centinaia di "accademici si fa per dire" italiani che fanno gli onorevoli, i senatori, gli amministratori locali, eccetera?

Perche' nessuno stende un bel elenco e lo chiede esplicitamente?

Perche' nessuno stende un bel elenco e lo chiede esplicitamente?

Eh, sarebbe bello... Quanto al "se la tengono al fresco", e' gia' successo: De Michelis.... Quasi quasi mi vien di proporlo, ma sono certo che verrei deriso...

Invece qui succedono delle cose dell'altro mondo (sabbatici che si concatenano, consulenze stratosfericamente pagate, ecc...).

Lunedi' c'e' stato un incontro con Meloni, un rappresentante del PD che pare abbia intenzione di proporre il pensionamento a 65 anni dei docenti per liberare risorse. Mi pare se ne sia parlato in un altro thread di nFA. Potrebbe essere anch'essa un'idea che potrebbe aprire qualche spiraglio. A me non piace tanto perche' non entra nel "merito del merito", ma... se venisse applicata anche ai politici non mi dispiacerebbe :-)

Appunto Michele!

Mi vengono in mente i nomi di Amato Giuliano (che tra una consultazione per formare il governo e un'intervista alla stampa) si presentava in facoltà a fare esami, ovviamente con codazzo di giornalisti interessati a dare conto del fatto curioso del presidente del consiglio in pectore che interrogava (con quale concentrazione?) e non dello scandalo di un posto di lavoro pubblico che viene trattato con una sorta di diritto di prelazione da chi ha "vinto" un concorso.

Oppure mi viene in mente Diliberto Oliviero, che ministro della giustizia del governo D'Alema, si conservava la cattedra a Cagliari. Ma ci sono anche Tremonti, Domenico Siniscalco.

Giusto per dare un idea, e permettere un termine di comparazione, ricordo che uno studioso di Teoria Politica, Ignatieff lasciò i suoi impegni (mi pare ad Harvard) quando si candidò per le elezioni politiche in Canada. Insomma, i modelli ci sono, però chissà perchè questa casta di eletti, e peraltro educatori, si puliscono il cosiddetto di ogni etica quando si tratta di valutare le loro condotte.

Poi ci sono tutta un'altra serie di cosucce. La prima che mi viene in mente è che se i docenti universitari scioperano, sospendendo le lezioni, magari per partecipare all'ennesimo sciopero contro BS, non si vedono decurtato lo stipendio per il giorno di sciopero, perchè se non danno comunicazione della loro protesta alla segreteria amministrativa risultano regolarmente al lavoro...anche se poi sono in piazza a gridare per l'università gratuita per tutti...anzi: per tutte e tutti...

A bocce ferme, m'è venuto in mente che vi sono due tipologie di aspettative. La prima è un sabbatico (per ragioni di ricerca, ed in genere è al max 1 anno. Salvo poi che qualcuno usa il sabbatico per farsi delle vacanze pagate di 1 anno...), mentre la seconda dovrebbe essere una vera aspettativa, in cui lo stipendio è congelato e non erogato. Almeno penso sia cosi'. In questo secondo caso dovrebbero rientrare i politici. Ma se è cosi' non dovrebbero gravare sulle finanze delle università, o no?

M'è venuta in mente anche un altra cosa.  Uno dei problemi universitari è la difficoltà alla mobilità verticale dei docenti fra università diverse. Qui non basta un meccanismo incentivo "di produzione", ma servirebbe anche qualcos'altro, che provo a sottoporre al vostro giudizio:

e se il passaggio di carriera (ricercatore --> associato --> ordinario), e solo questo, fosse a carico dell'università presso la quale uno vince il posto? Supponiamo che Tizio prenda servizio come ricercatore nell'Università X. Lo stipendio di Tizio da RU è pagato da X. Se ora Tizio vince un posto da associato nell'Università Y, non sarebbe possibile far pagare lo stipendio di RU da X e quello che manca per arrivare allo stipendio di PA (più gli scatti di carriera) da Y? Insomma, se X sceglie di prendere un ricercatore se lo paga fino alla pensione...

Sarebbe un meccanismo da aggiustare, con coefficienti opportuni, e soprattutto con incentivi sulla produzione scientifica (che andrebbero a favore di Tizio e dellUniversità Y) ma potrebbe essere un'idea per favorire la mobilità e la scelta dei migliori?

Visto che fai un singling out specifico, il caso di Delbono e' interessante. Va segnalato che al di la' dello scandalo Delbono era pur sempre uno che ai tempi d'oro aveva fatto ricerca ad alto livello (ricordo un paper early 90's sul QJE su incentivi oligopolistici all' innovazione - anche se, mi affretto ad aggiungere, ovviamente non penetrante come altri papers sugli incentivi competitivi ;)), e sicuramente di gran lunga superiore alla media italiana in Italia.

La responsabilita' di quel che e' successo e' sua e solo sua, ma non posso fare a meno di pensare che in un sistema che premiasse la ricerca molti Delbono rimarrebbero accademici invece che farsi tentare dalla politica. Recentemente mi e' arrivata una telefonata di un professore italiano in Italia che diceva: 'senti, io ho appena pubblicato su [top journal] ma qui non conta assolutamente niente, anzi conta negativo perche' alcuni colleghi invidiosetti hanno cominciato a fare ironia: com'e' il mercato negli UK per il mio field?'. In un ambiente cosi', chi fa ricerca seria e' eroico.

[Aggiungo come nota di colore che se molli l'amante con cui hai viaggiato, allegedly, con soldi pubblici prudenza suggerirebbe almeno di non 'degradarla' professionalmente ('hell hath no fury like a woman scorned',  leggere un po' di letteratura gli sarebbe servito...) ma  ho la sensazione che Delbono non sia l'esempio peggiore di sperpero di denaro pubblico. Ho la sensazione che ci siano altri ben piu' furbi di Delbono, che le amanti invece le promuovono. Ma e' solo una sensazione.]

Ma questo e' un altro discorso. Sono ovviamente molto d'accordo con la tua proposta (utopica) di non tenere in caldo il posto ai professori assenti.

Disclaimer: conosco Flavio Delbono personalmente abbastanza bene (mi sembra anche di averci scritto un very very forgettable paper nella notte dei tempi).

Matter of fact conosce(vo) anche io Delbono, vent'anni fa quando ha fatto un po' di ricerca. Poi ha smesso e si è scelto un'altra carriera: legittimo, però che c'entra ora l'università?

Non l'ho, quindi, preso a caso: a mio avviso avrebbe fatto meglio a trovarsi un altro lavoro. Non serve essere i "peggiori" per diventare un esempio, si diventa esempi (positivi o negativi) per una varietà spesso aleatoria di circostanze. A volte sarebbe gradevole vedere che alcune persone riescono ad essere all'altezza delle circostanze alle quali si affrontano. Un minimo di coerenza e di "stile" (non quello dell'intonazione giacca-cravatta-calzino) non guasta, specialmente quando si appartiene ad una parte politica che fa della moralità pubblica una delle sue bandiere e tende ad impartire pubbliche lezioni su come la medesima moralità debba essere esercitata.

Massi' Michele siamo d'accordo. Chiunque di noi vive all'estero ha rivelato le proprie preferenze e vorrebbe che ci fosse piu' coerenza e piu' stile in Italia da parte di tutti. Da parte di chi fa della moralita' pubblica la propria bandiera, cosi' come di che la fa della famiglia, del liberalismo, eccetera. Se ne salvano pochi.   

Volevo solo mettere in un minimo di contesto FDB visto che lo hai tirato, mi pareva un po' sloganisticamente, in ballo. Ma e' un punto marginale. 

Aggiungo il link della lettera che il Rettore di Torino ha inviato al ministro:

http://www.unito.it/unitoWAR/ShowBinary/FSRepo/Area_Portale_Pubblico/Documenti/L/lettera_rettore_ministro_gelmini.pdf

e che condivido...

La chiacchierata da' una fedele rappresentazione di quello che succede e quello che accadra'. Detto cio' va detto che l'avere tutti i commissari ordinari e' un miglioramento perche' sono piu' difficilmente manovrabili.

L'unica vera rivoluzione di cui la Gelmini parla ...parla ...e' la valutazione ma come si dice dalle mie parti she talks the talk but she doesn't walk the walk. A questo peraltro andrebbe associato il fatto che una universita' in dissesto finanziario possa fallire. Questo in Italia non lo vedo proprio ...vi lascio sbizzarrire la fantasia con tutta la demagogia etc che verrebbe fuori.

Leggendo ste cose son contento di non aver cominciato la carriera universitaria (pur avendone avuta l'opportunita')

 

 

Leggendo ste cose son contento di non aver cominciato la carriera universitaria (pur avendone avuta l'opportunita')

A me spiace quando un talento non trova le giuste opportunità. Voglio però spezzare una lancia in favore dell'università dicendo che accanto a del "marcio" c'è anche del buono, e quel buono è tuttavia competitivo a livello internazionale. Molti lavorano con passione, competenza (e con risultati apprezzabili) all'interno delle università italiane, spesso con mezzi e strumentazioni quasi "di fortuna". La corruzione (così come ricordava Boldrin per l'evasione fiscale) non è completamente sradicabile. Sono convinto che anche negli USA ci sia un certo meccanismo "di conoscenze personali" che facilitano le pubblicazioni, le assunzioni, l'assegnazione di finanziamenti, etc... ma il limite è diverso. Un po' perchè le torte USA sono decisamente più grandi, un po' per la questione etica, un po' perchè vi è sana competizione non ostacolata da "classi" protettive..

Ma io lo so benissimo che nell'Universita' italiana ci lavora gente valida. Il punto e' che, quand'anche si riuscisse per puro miracolo a vincere un concorso non da predestinato (ne conosco uno solo che ci e' riuscito) poi per far carriera ti devi accodare alla baronia (piu' o meno definita, perche' poi anche li' ci sono gruppi di potere o semplici gruppi di persone che crescono professionalmente e scientificamente naturaliter insieme) 

Il punto e' anche un altro. Conosco amici/che che dopo un certo numero di anni in una universita' straniera ne sono usciti e lavorano tranquillamente in aziende private, magari neanche vicine al loro settore di ricerca. In Italia a quarant'anni, se perdi l'assegno di ricerca e il concorso da ricercatore perche' hai litigato con il tuo "capo", che fai? Vai ad insegnare in una scuola (magari privata)?

 

 

 

 

Ma non si potrebbe fare un'università privata (magari piccola, inizialmente) dove

 

  1. I prof sono assunti solo per merito e a tempo determinato o con contratto rescindibile (finchè producono bene, se non lo fanno a casa)
  2. Focus su materie produttive così che investire nella retta risulta conveniente
  3. Se il meccanismo ingrana si potrebbe anche timidamente fare ricerca...

 

La immagino privata in modo che chi mette i soldi ha tutto l'interesse a mantenere alta la qualità dell'insegnamento. Secondo me per insegnamento di qualità c'è domanda e se la cosa è costruita bene potrebbero esserci anche sponsorizzazioni dalle aziende.

Secondo me per insegnamento di qualità c'è domanda

Ecco, di questo non sarei così sicuro. In questo l'Italia è ben diversa dal resto del mondo. L'abolizione del valore legale del titolo aiuterebbe, e ancora di più una seria valutazione della didattica a livello nazionale, pubblica e consultabile da tutti - studenti che vogliono scegliere e imprenditori che vogliono assumere.

potrebbero esserci anche sponsorizzazioni dalle aziende

Certo! Ma perché non alla università pubblica allora? Allo sponsor interessa solo la qualità, mica se il soggetto è pubblico o privato... intendo dire, i (sacrosanti) principi che proponi li potrebbe pretendere lo stato.

Secondo me per insegnamento di qualità c'è domanda

Non mi pare. Quello che si chiede e' di laureare in fretta gli studenti. E di fare tanti laureati, a prescindere dalla qualita'. Le classifiche che ho visto utilizzare per assegnare le risorse nonerano basate sulla qualita', ma sulla quantita'.

Il sogno di ogni rettore e' stipulare un accordo con gli istituti privati di preparazione agli esami: portano molti studenti che non frequentano, non hanno bisogno di servizi, non "pesano" sull'universita'. L'unica cosa che chiedono e' un voto senza troppa fatica. Stante l'attuale (dis)valore delle lauree, non vale la pena di sbattersi per avere una laurea "piu' pesante", ma e' piu' vantaggioso fare la minor fatica per avere un pezzo di carta.

ps Senza pudore, con il concorso ancora in svolgimento

 

Le classifiche che ho visto utilizzare per assegnare le risorse non erano basate sulla qualita', ma sulla quantita'.

Per forza, sono state suggerite dagli economisti di lingua italiana, e da altri commentatori che scrivono su giornali di lingua italiana, ben al riparo dal dibattito e dalla scrutinio internazionale.

Per essere più precisi, il braccio armato armato è stato quello degli statistici - ricordiamo che Luigi Biggeri, il Presidente del CNVSU, è stato anche Presidente dell'ISTAT fino a poco tempo fa. Riporto per Vs. comodità un giudizio di Matteo Turri, tratto da "La valutazione dell'Università", che condivido in larga parte:

«Affrontando il tema della valutazione nelle università occorre innanzitutto chiarire cosa si intende con il termine valutazione. […] Nella pratica quotidiana accade che tale lacuna sia sanata mediante l’applicazione, da parte dei diversi attori dell’organizzazione universitaria, dei concetti di valutazione che sono loro più familiari. Il risultato è una situazione variegata, priva di un’identità univoca, spesso contraddittoria, dove abbondano le contrapposizioni. Imporre il proprio concetto di valutazione corrisponde, infatti, a imporre i propri riferimenti culturali e dunque ad acquisire un vantaggio competitivo nei confronti di colleghi di discipline differenti. Oltretutto, se la valutazione assume i principi di una disciplina, proprio gli esperti di questa disciplina saranno chiamati ad assumere il ruolo di valutatori. A questo proposito il panorama universitario italiano presenta almeno due testimonianze di “usurpazione” del concetto di valutazione:

Per la precisione, concordo con Matteo in pieno sul ruolo (nefasto) degli statistici, mentre ho un'opinione lievemente migliore sugli ingegneri, e della CRUI - intendo non come collegio dei Rettori, ma come esperienze promosse attraverso Campus, e la propria attività in-house di valutazione, curiosamente poco propagandata, e che va ascritta, come meriti interni, al lavoro della Direttrice Emanuela Stefani.

Comunque Matteo, che è uno dei pochissimi esperti italiani nel settore (ha fatto la tesi di dottorato con soggiorni a Trento e ad Amsterdam, e il libro di cui sopra si basa largamente sulla tesi), aveva colto nel segno, e peraltro su questo giudizio dovrebbero meditare ben altri. Mi fa piacere ricordare che si è laureato e dottorato all'Università di Castellanza (pur essendo adesso ricercatore a Milano) dove esiste un gruppo di ricerca attrezzato al confronto internazionale (Gianfranco Rebora, Eliana Minelli) - in effetti si tratta di economisti, ma "buoni"...

RR

 

 

 

ma c'è qualcosa che funziona in questo disgraziato paese?

All'estero nelle università (e in politica?), semplicemente si cerca di prendere i migliori. Qui si trovano e si cercano criteri assurdi per giustificare delle scelte più o meno legittime. Uno spreco enorme di risorse. Tantovale delegare completamente ai "baroni" salvo poi chiederne il conto.

Oppure questo è il caso in cui dei criteri assurdi (imposti con quale scopo e per quale ragione?) sono la causa di deviazioni cui ci si deve (in qualche modo) adeguare?

M'è capitato di assistere alla presentazione di dati "statistici" in cui si giudicava la qualità delle università sul  numero di laureati... di questo passo diamo il 30 a tutti...

[Edit]: Aggiungo or ora un link: Il dovere di difendere la libertà di stampa di Ezio Mauro, giusto per sottolineare come la legalità si stia allontando. Ezio Mauro lo definisce come un test per la democrazia.

All'estero nelle università (e in politica?), semplicemente si cerca di prendere i migliori.

Questo accade semplicemente perche' il meccanismo fornisce gli incentivi giusti. Ci sono tanti meccanismi, da quello semipubblico con peer review negli UK a quello di mercato negli US. Tanti meccanismi che hanno in comune l'aspetto di fare il mazzo ai dipartimenti che non cercano di prendere  i migliori, e di questi tanti pare non ce ne sia uno che va bene per l'Italia. '(Estero' e' pero' forse una categoria un po' troppo vasta...).

Sì, è vero, "estero" è un po' vago. Diciamo stati che dovrebbero essere superiori o almeno paragonabili all'italia come importanza (in genere). Qui non si è mai voluto trovare un meccanismo meritocratico che fornisca i giusti incentivi. Se poi aggiungiamo la recentissima notizia che ho inserito nel post precedente....

Sbaglierò, ma continuo a pensare che fino a quando la classe dirigente "superiore" che dovrebbe guidare anche e soprattutto moralmente il paese dimostra che l'unico interesse è quello di protezione della casta (la legge approvata oggi avrebbe impedito le inchieste su Scajola, G8, Protezione civile e sarebbero saltate le prove che a marzo hanno consentito l'arresto a Milano di sette persone sospettate di traffico d'armi con l'Iran), non vedo come i "baroni" possano far diversamente. Il meccanismo è quello della giungla. O ti adegui, o muori.

In parte quel che dici senz'altro vero tuttavia c'e' anche una questione di etica. Per esempio in Australia non c'e' un incentivo privato e stanno mettendo a punto adesso un sistema di valutazione (ERA) eppure l'Australia ha delle ottime Universita' e vige comunque il sistema meritocratico semplicemente per considerazioni etiche.

C'e' anche da dire che non mi e' chiaro perche' non si debba prendere il migliore ...sinceramnete se domani volessi e potessi fare il barone in Italia preferirei circondarmi di geni che pubblicano articoli su Econometrica con il mio nome piuttosto che di schiappe che mi costringono a fare i tripli salti mortali per fargli avere una promozione. In parole spicciole salvo casi personali di figli, amanti etc, il comportamento etico di scegliere il migliore tornerebbe pure utile.

Mi sfugge qualcosa?

 

C'e' anche da dire che non mi e' chiaro perche' non si debba prendere il migliore ...sinceramnete se domani volessi e potessi fare il barone in Italia preferirei circondarmi di geni che pubblicano articoli su Econometrica con il mio nome piuttosto che di schiappe che mi costringono a fare i tripli salti mortali per fargli avere una promozione. In parole spicciole salvo casi personali di figli, amanti etc, il comportamento etico di scegliere il migliore tornerebbe pure utile.

Mi sfugge qualcosa?

Si la natura umana. I geni che pubblicano su Econometrica tendono a considerare gli altri esseri umani dei minus habentes - e non tutti i baroni amano essere trattati da minus habentes, anche in cambio del proprio nome su Econometrica. Molto meglio una schiappa che ti lecca da mattina a sera. Inoltre, come recita un ben noto proverbio accademico

"Tutti sono capaci di far vincere uno bravo. Il vero potere è far vincere un cretino"

 

Anticipato di qualche minuto il mio post, ma essenzialmente mi pare che concordiamo....

Mi sfugge qualcosa?

Sfugge anche a me, eppure in genere è così: gente valida cerca gente valida, schiappe cercano schiappe. Forse perchè sono più facilmente "controllabili", forse perchè esiste un egocentrismo al quale certuni tendono (della serie io sono sempre più in alto di te...). O forse perchè "se oggi faccio un favore a te" domani tu "farai un favore a me", nella logica del "Padrino" e del clienterismo, che è radicata nel sistema italia... doppio sigh!

C'e' anche da dire che non mi e' chiaro perche' non si debba prendere il migliore ...sinceramnete se domani volessi e potessi fare il barone in Italia preferirei circondarmi di geni che pubblicano articoli su Econometrica con il mio nome piuttosto che di schiappe che mi costringono a fare i tripli salti mortali per fargli avere una promozione. In parole spicciole salvo casi personali di figli, amanti etc, il comportamento etico di scegliere il migliore tornerebbe pure utile.

Mi sfugge qualcosa?

Nell'anti-meritocratico sistema italiano, imposto dallo Stato, il barone universitario non riceve nessuna ricompensa per fare buona ricerca e per cooptare studiosi di alto livello.  Il massimo guadagno che ottiene dal sistema, per la perversita' e la stupidita' degli incentivi presenti, e' quello di considerare la cattedra come sinecura per massimizzare altri guadagni professionali privati, in molteplici settori (medicina, legge, ingegneria) oppure nell'acquisire potere sulle persone cui puo' discrezionalmente assegnare soldi pubblici reclutando e promuovendo.

Se un barone recluta un valido studioso, questo correttamente potra' ritenere di essere stato scelto per la sua bravura e di non dovere alcuna servitu' feudale al barone.  Se il barone recluta una schiappa, questa gli dovra' servitu' feudale come riconoscenza, e il barone potra' utilizzarlo come portaborse, per farsi sostituire a lezione, in Calabria anche per fare il limoncello artigianale.

Il problema primario e' che in Italia ne' la societa' civile ne' lo Stato punisccono lo sperpero di risorse pubbliche assegnate non in base al merito.  Ma e' tutto lo Stato italiano che e' organizzato cosi', in particolare il potere centrale basa il suo stesso consenso su questo genere di uso della spesa pubblica, quando non ruba direttamente.

Ma la spiegazione più banale - inettitudine - non viene mai presa in considerazione? Soprattutto nelle "soft" sciences, in cui (credo) l'incompetenza viene mascherata più facilmente. Qualche giorno fa si parlava di un Preside di economia che ha organizzato (ed apprezzato) una conferenza di Latouche sulla decrescita; siete cosi' sicuri che uno "scienziato" di questo tipo sia capace di capire un paper di Econometrica?

l'Australia ha delle ottime Universita' e vige comunque il sistema meritocratico semplicemente per considerazioni etiche

Caro Reale, grazie per l'onesta informazione. Mi perito di affermare che vale in molte altre parti del mondo. Per essere più precisi, l'etica o deontologia professionale in oggetto va vista in connessione con gli obblighi connessi alla responsabilità contrattuale, già stipendiata dall'istituzione (o anche pro bono se si trattasse di partecipare a valutazione di progetti, o peer-review, ma comunque concepiti come parte della propria professione già stipendiata altrove). Non serve mettere un gettone ogni volta, per far funzionare il meccanismo, così come non serve mettere mano al portafoglio ogni volta che il sommelier assaggia un vino. O giustificare l'indennità che alcuni ministeri greci pagano ai dipendenti per premiarli del fatto di arrivare in orario in ufficio.

In parole spicciole salvo casi personali di figli, amanti etc, il comportamento etico di scegliere il migliore tornerebbe pure utile. Mi sfugge qualcosa?

Quello che il dottor balanzone e doctor Boldrin non raccontano è il motivo fondamentale che spinge i Baroni italiani a comportarsi nel modo in cui si comportano: avere persone che si occupino dei loro stessi argomenti di ricerca, in modo che essi approvino, propagandino e proseguano le loro stesse idee. E naturalmente che scrivano, o aiutino a scrivere, dei lavori su cui essi stessi (Baroni) potranno fungere da co-autore, e continuare a calcare la scena accademica con più comodità, e.g. anche oltre i 65 anni. Quindi non hanno interesse a prendere gente che non sappia fare queste cose, ma ovviamente avranno interesse a prendere chi le sa fare meglio e sicuramente continuerà a fare quello, cioè i propri allievi. A scapito di altri, seppur eventualmente di maggiore profilo scientifico - per la qual cosa devono ovviamente organizzare in forma stabile ciò che organizzano (per ciascun concorso).

Beninteso questo motivo di base va poi visto in un contesto di motivazioni e interessi più elaborati, ma comunque sempre giustificati da quello, tematizzabile in definitiva come la privatizzazione e lottizzazione di un common good, il progresso scientifico (nel senso più ampio del termine).

RR

 

 

Quindi non hanno interesse a prendere gente che non sappia fare queste cose, ma ovviamente avranno interesse a prendere chi le sa fare meglio e sicuramente continuerà a fare quello, cioè i propri allievi.

Mi permetto di aggiungere che se uno è riuscito a creare "una scuola", un bagaglio di competenze specifiche in certi settori, delle peculiarità che magari spiccano anche a livello internazionale, secondo me non è sbagliato cercare di continuare la propria "scuola" tramite gli allievi. Ciò che è senz'altro sbagliato è il non saper o il non voler scegliere fra i migliori allievi, o fra i migliori del campo.

Ciò che è sbagliato nel nostro sistema è che ufficialmente "si bandiscono posti per coprire una certa carenza didattica", mentre si dovrebbero "bandire dei posti per dare impulso alla ricerca di un determinato settore". Se vogliamo, è una miopia di governance universitaria figlia di una governance a più alto livello eufemisticamente non proprio oculata....

Mi permetto di aggiungere che se uno è riuscito a creare "una scuola", un bagaglio di competenze specifiche in certi settori, delle peculiarità che magari spiccano anche a livello internazionale, secondo me non è sbagliato cercare di continuare la propria "scuola" tramite gli allievi.

 

Secondo me è proprio qui l'errore. Uno studioso che non uccide (metaforicamente) il proprio padre scientifico sarà sempre un mediocre riproduttore di idee altrui. Non a caso, in Italia la stessa figura è chiamata in Italia "maestro" - colui che trasmette il proprio sapere (dato a priori) ed nei paesi anglosassoni "supervisor" - colui che controlla lo sviluppo autonomo degli allievi. E non a caso, negli USA è prassi non iniziare MAI la carriera nella propria università  - proprio perchè i professori non potrebbero essere influenzati nel loro giudizio scientifico dai legami personali e scientifici

Quanto poi a

"bandire dei posti per dare impulso alla ricerca di un determinato settore".

mi sembra un delicato eufemismo. 

 

 

Secondo me è proprio qui l'errore. Uno studioso che non uccide (metaforicamente) il proprio padre scientifico sarà sempre un mediocre riproduttore di idee altrui. Non a caso, in Italia la stessa figura è chiamata in Italia "maestro" - colui che trasmette il proprio sapere (dato a priori) ed nei paesi anglosassoni "supervisor" - colui che controlla lo sviluppo autonomo degli allievi. E non a caso, negli USA è prassi non iniziare MAI la carriera nella propria università - proprio perchè i professori non potrebbero essere influenzati nel loro giudizio scientifico dai legami personali e scientifici

Concordo che manca una mobilita' fra le universita'. Invece io non concordo sul discorso degli allievi. Forse dobbiamo intenderci sui termini. Forse cio' che afferma e' valido nel suo campo, ma non in quello scientifico-naturale. La costruzione delle conoscenze e' un processo lungo e difficile. Non si tratta di uccidere il proprio padre scientifico, ma sfruttare come base di partenza le conoscenze e le esperienze del padre scientifico. Queste conoscenze di base nel campo scientifico sono vastissime, molto piu' di quanto non erano pochi decenni fa. E queste le si acquisiscono velocemente (e forse in maniera competente) solo dal gruppo di ricerca. Oggigiorno una buona ricerca scientifica non la si fa autonomamente. E' semplicemente impossibile. In campo scientifico paga il lavoro di squadra. Questo non vuol dire fossilizzarsi sulla ricerca del "padre scientifico", perche' la ricerca stessa evolve nel giro di pochissimi mesi, e si puo' trasformare rapidamente in qualcosa di non riconoscibile anche solo un anno prima...

Le faccio un altro esempio. In ambito scientifico servono strumentazioni che non raramente costano 1-2 milioni di euro (il singolo strumento), e ve ne sono 1-2 in tutta italia. In campo Fisico (che conosco meno) vi sono strumentazioni (acceleratori di particelle, reattori nucleari, etc..) che sono uniche in ambito europeo. In questi casi la ricerca e' forzatamente legata alla sede dello strumento. Ma questo lascia comunque uno spazio enorme alla varieta' possibile di ricerca.

Forse questo rappresenta uno dei punti di incomprensione fra mondi diversi dell'universita', come il mio ed il suo. Probabilmente nel suo campo e' facile trovare pubblicazioni a singolo autore. Non nel mio. Mentre 20 anni fa non era impossibile trovare un singolo autore per paper, oggigiorno sono rarissimi, ed in genere sono review alla quali, comunque, contribuisce tutto il gruppo di ricerca.

Spero di aver spiegato le mie ragioni senza essere stato troppo prolisso...

Caro dott Rubele

come al solito lei dimostra di avere una visione molto schematica e lontana dalla realtà. E' evidente che la sua esperienza dell'università italiana, oltre ad essere datata, è limitata dalla sua precedente posizione personale e probabilmente anche dalla sua antica specializzazione in fisica. A quanto mi dicono (ed è confermato da interventi su questa lista, specie a cura del prof Figà Talamanca), la situazione di alcuni settori scientifici è migliore della media. E' comunque sicuro che essere stati dottori di ricerca, dieci anni fa, non è la stessa cosa di essere docenti oggi, e (e questo lo dico con un certo dispiacere) essere ricercatori o associati non è la stessa cosa di essere ordinari. Lei, oltre ad essere insopportabilmente arrogante, non ha proprio idea dei meccanismi interni  dell'università e della psicologia dei professori italiani. Analogamente, è chiaro che lei non ha idea dei meccanismi di funzionamento delle università top nel mondo - su cui sicuramente i redattori di nfA  sono più esperti del sottoscritto.

Saluti

 

 

Lei, oltre ad essere insopportabilmente arrogante, non ha proprio idea dei meccanismi interni  dell'università e della psicologia dei professori italiani. Analogamente, è chiaro che lei non ha idea dei meccanismi di funzionamento delle università top nel mondo - su cui sicuramente i redattori di nfA  sono più esperti del sottoscritto.

Non si inquieti, io porgo delle informazioni e delle riflessioni - quindi qualche idea ce l'ho. Mi è chiaro da tempo che le Sue idee sono diverse, e questo è certamente il motivo del Suo fastidio. Ma anche se io indico riferimenti, descrizioni precise e dati vedo che Lei si inquieta sempre - forse vorrebbe che la realtà fosse quella delle Sue idee anche quando non è proprio così.

Ci dispiace che il settore economico sia messo così male in Italia, è vero che c'è una differenza con matematica e fisica. La situazione descritta in questo post è impensabile per un concorso da Ordinario in un qualsiasi settore della fisica (e ritengo anche della matematica, ma su questo lascio senz'altro al Prof. Figà Talamanca ogni parola). Ci dispiace, e vorremmo fare qualcosa (per tutti), ma quello che intanto io riesco a fare - si parva licet - è informare gli attenti lettori di nFA delle politiche e delle pratiche Europee e internazionali di cui sono a conoscenza, e che purtroppo non sono sovente ben descritte proprio da esponenti del settore economico (forse c'è una correlazione con la situazione scientifica del settore che anche Lei lamenta).

RR

 

 

 

No, Lei cita documenti ufficiali, senza capire che la prassi è diversa sia in Italia che all'estero. Se ci si limitasse ai documenti ufficiali (leggi, regolamenti etc.) l'università italiana funzionerebbe benissimo. La sua arroganza consiste proprio nell'incapacità di capire che, in un campo dove la valutazione della qualità è inevitabilmente affidata al giudizio personale, nessun regolamento e/o appello alla deontologia professionale possono impedire la selezione di vincitori incapaci.

Volevo anche rassicurarla. Non si tratta solo dell'economia e discipline affini. Per motivi personali conosco bene anche la situazione dei concorsi nelle discipline letterarie, mentre le vicende di (alcuni? molti? tutti?) i concorsi di Medicina sono ampiamente note dalle cronache giudiziarie. Lo stesso vale per Giurisprudenza. Rimangono solo, forse, le discipline scientifiche più hard, che infatti ho esplicitamente escluso dal mio commento

No, Lei cita documenti ufficiali, senza capire che la prassi è diversa sia in Italia che all'estero. Se ci si limitasse ai documenti ufficiali (leggi, regolamenti etc.) l'università italiana funzionerebbe benissimo. La sua arroganza consiste proprio nell'incapacità di capire che, in un campo dove la valutazione della qualità è inevitabilmente affidata al giudizio personale, nessun regolamento e/o appello alla deontologia professionale possono impedire la selezione di vincitori incapaci.

Non si inquieti. L'incipit di quest'ultima serie di interventi è stato dato dal collega che ha asserito che «l'Australia ha delle ottime Universita' e vige comunque il sistema meritocratico semplicemente per considerazioni etiche». Lei è libero di pensare come vuole, ma difficilmente riuscirà a cancellare le secolari analisi sul moralismo protestante e sul ruolo ivi giocato dall'atteggiamento delle persone, che si manifesta in comportamenti, giudizi, decisioni assai diverse rispetto alla nostra società, e altrove, in simili condizioni. Se non fosse così, si dovrebbe concludere pure che il Popolo Tedesco e il Popolo Greco sono del tutto simili. Sensato?

Tanto per cambiare un po' il discorso e sparigliare ancora i concetti, segnalo l'Office for Independent Adjudicator britannico, incaricato di risolvere i conflitti sorti fra studenti ed Università, e purtuttavia, come affermato dallo stesso sitoWe have no regulatory powers over universities and cannot punish or fine them. Tutto un imbroglio allora? No value for money?

RR

 

 

Visto che sono chiamato in causa da questo commento, vorrei precisare di non aver mai detto che i "concorsi" in matematica vanno meglio che nelle altre discipline. Piuttosto il mio punto di vista è stato che per migliorare l'esito dei concorsi è più importante cercare di migliorare la qualità dei concorrenti, esattamente come per migliorare le condizioni dei più poveri in un paese povero è più importante lo sviluppo economico generale dei tentativi di distribuire meglio la poca  ricchezza esistente. Come migliorare la qualità dei concorrenti? Borse di studio per l'estero, occasioni per i neolaureati di farsi conoscere da studiosi stranieri ai fini dell'accesso a programmi di PhD,  reclutamento attivo di studiosi stranieri, eliminazione delle barriere di cittadinanza e "scala stipendiale" (vedi un mio precedente commento) per reclutare persone esterne al sistema, ecc. ecc. Ma anche gli economisti hanno fatto qualcosa in questo senso: attraverso i programmi di dottorato italiani hanno finanziato in realtà la formazione dottorale negli SU di molti laureati. Se questo non fosse avvenuto non ci sarebbero tante polemiche sui concorsi come non ci sono polemiche sui concorsi dei settori più depressi. Vorrei aggiungere che non sempre capisco (o sono d'accordo con) i commenti del dott. Rubele. Mi meraviglia però che contro le sue argomentazioni si usino così spesso  argomenti "ad hominem".

Infattti che i concorsi a Fisica siano meglio l'ho detto io, visto che mi è stato confermato da più parti.  Il miglioramento dei candidati è sicuramente il benvenuto - ma non sembra la soluzione se i "baroni" decidono di ignorare i brillanti candidati esterni e promuovere i propri fedeli allievi. In sostanza, lei si affida al buon cuore dei commissari. Io non ci credo.

Per quanto riguarda il dott Rubele, è lui  che non perde occasione per criticare gli economisti

Ricordo almeno tre casi in cui la mancata ammissione da parte del Ministero di candidati stranieri è risultata nella protesta della commissione che ha lasciato deliberatamente scoperto il posto. Per poter reclutare candidati esterni al sistema è prima di tutto necessario che questi candidati esistano. Superato il problema della cittadinanza (a trenta anni dalla prima proposta di modifica della legge che su sollecitazione dei matematici è avvenuta nel 1973, purtroppo con l'idiotica richiesta di "reciprocità") resta il problema della scala stipendiale, che mette in difficoltà anche gli "oriundi" che non sono ricchi di famiglia.

Mi sfugge qualcosa?

Aggiungo una nota politica alle osservazioni sulla natura umana: se passa l' idea di promuovere i bravi potrebbe benissimo succedere che il nuovo venuto si ritagli la sua piccola baronia o addirittura finisca per rilevare quella di appartenenza.

Questo vale sempre, indipendentemente dalla bravura. I baroni vanno in pensione e, nella maggior parte dei casi, i figli (accademici)  li ignorano bellamente.

Appunto: non credo gradiscano la prospettiva di perdere la baronia prima della pensione :)

La storiella che mi raccontavano quando ero piccolo per farmi addormentare senza fare brutti sogni era che effettivamente un leader di second'ordine si circonda di gregari di terz'ordine e questi a loro volta di elementi di quart'ordine e cosí via ma il trend ad un certo punto si interrompe.

Quando il potere è in mano ad un capo sufficientemente cretino nel gruppo si infiltra un giovane brillante, che per non destare sospetti si finge più cretino del capo e ne carpisce la fiducia. Una volta introdottosi nella cittadella, siccome novello cavallo (asino?) di Troia si disvela e spalanca le porte ai suoi compagni, che rapidamente prendono il controllo dell'istituzione.

Puó succedere davvero?

Non sono mica cretini, sono imboscati disonesti...

del tutto OT,

ma Mauro, quando dice "Nessuna notizia potrà infatti essere pubblicata d'ora in poi su qualsiasi atto, nominativo, verbale che abbia a che fare con un'inchiesta in corso. L'obbligo al silenzio per i giornali dura fino alla chiusura delle indagini preliminari, cioè per un periodo di tempo che nella media va in Italia dai quattro ai sei anni e che in qualche caso patologico arriva fino ai dieci" vuol dire che finire sputtanato sui giornali per un periodo di tempo che nella media va in Italia dai quattro ai sei anni e che in qualche caso patologico arriva fino ai dieci, va benissimo?

I comunicati stampa con i quali la procura di NY informa la stampa delle indagini, si concludono con la seguente dicitura  “The charges contained in the Complaint are merely accusations and the defendants are presumed innocent unless and until proven guilty”, affermazione che i nostri difensori della Costituzione dovrebbero conoscere...

Probabilmente mi sono espresso male: intendevo domanda da parte degli studenti.

Secondo me c'è gente disposta a pagare per avere un insegnamento di qualità, al momento chi può lo va a comprare all'estero, se fosse disponibile anche in Italia si risparmierebbero almeno i costi di trasferimento.

Avevo in mente una roba, piccola, focalizzata su materie utili.

ps Senza pudore, con il concorso ancora in svolgimento

Stupito? Capita tutti i giorni, a me è capitato almeno quattro volte. E' la norma, non l'eccezione.

Grandissimi. Soprattutto due punti:

1. chi è dentro il sistema non lo cambierà mai, inclusi i ricercatori, perché tutti si sentono di avere diritto al posto fisso, soprattutto se sono stati dei politici accorti e hanno contattato quella famosa casa editrice di libri a pagamento, per cui alla fine i c..occi rimangono agli studenti.

2. eccomi qua, uno che ha litigato con il suo barone, e che adesso da postdoc in germania guadagna come un associato italiano.

No hope, no fear.

Il Boldrin style è da manuale.

 

 

Negli anni '70 ho svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Critica operativa della facoltà di Architettura "Valle Giulia" di Roma, fondato e diretto dal prof. Bruno Zevi, dal quale ero stato cooptato.

Gli scantinati della facoltà abbondavano di pubblicazioni di docenti ad uso e consumo di ratti, infiltrazioni d'acqua e capitoni. Si trattava, per lo più, di pubblicazioni ad hoc a cura di illustri editori sconosciuti fatte al solo scopo di ottenere titoli per i concorsi. Per contro, validissimi architetti che si erano distinti con ottime realizzazioni e/o pubblicazioni e vincendo prestigiosi concorsi di progettazione nazionali ed internazionali, venivano regolarmente trombati nei concorsi a cattedra perché esercitavano la professione. Con le debite eccezioni, resta per me tuttora un mistero cosa avessero da insegnare dei teorici che non avevano mai messo piede in un cantiere, se non trastulli mentali su Gramsci piuttosto che sul III libro de "Il Capitale" o sugli archetipi junghiani.

La situazione non pare migliorata: anzi! Un caro amico, docente di Storia dell'Architettura contemporanea, mi raccontava che, avendo un giorno citato di striscio Claude Levy-Strauss, colto dal dubbio chiese "Naturalmente sapete chi è Levy-Strauss ... " . Silenzio. Poi uno studente timidamente alzò la mano e rispose "Ma non è l'inventore dei jeans?". E' arcinota, del resto,  la storiella verissima di quell'assistente che, sentendo citare Mies van der Rohe, commentò "Mai sentita, questa signorina van der Rohe"

Benedetto Croce e Lewis Mumford, solo per fare due esempi, hanno svolto una validissima e libera azione culturale a livello internazionale senza  aver mai avuto nulla a che fare col mondo accademico e istituzionale "ufficiale".

Come sia, mi sembra necessario ricordare un fatto assai importante: l'8 Agosto 1979 Bruno Zevi  si dimise dall'Università (in realtà si pensionò con 14 anni di anticipo) e sulla stampa e i media italiani successe il pandemonio. La sua diagnosi fu impietosa e le sue proposte, a mio parere, estremamente centrate ed attuali: non bisogna riformare ma rivoluzionare l'Università italiana. Invece di moltiplicare demenzialmente cattedre e insegnamenti inutili, prendere spunto simultaneamente dal modello della Open University britannica e delle Unità pedagogiche francesi.   

Per non intasare troppo il vostro, ho appena pubblicato sul mio blog l'intervista che Zevi, tra le tante, rilasciò il 26 Agosto 1979 a "L'Espresso". Esorcizzato e rimosso dall'accademismo italiano di destra e soprattutto di sinistra, naturalmente. A che punto siamo? Ai pannicelli caldi.

Ecco un pezzo apparso all'epoca sul CorSera:

 a

 

molto interessante anche l'intervista, grazie della segnalazione

Dalla chiacchierata viene fuori una stortura che il DDL Gelmini sembra voler correggere: la incredibile differenza di stipendio tra un professore ordinario appena nominato ed un suo collega con trenta anni di anzianità nel ruolo. In realtà lo stipendio del professore appena nominato lo prendono solo gli esterni al sistema, per gli altri c'è la conservazione dello stipendio che avevano nel ruolo precedente e la "ricostruzione della carriera" che riconosce fino a otto anni di anzianità per dodici anni passati nel ruolo precedente. In pratica il sistema paga di meno chi non è già nei ruoli di professore associato. Una discriminazione che ha effetti devastanti nelle discipline dove si vorrebbero reclutare (principalmente dall'estero) studiosi affermati che non appartengono al sistema. A leggere bene il DDL Gelmini vi si riconosce l'intenzione di correggere questa stortura. Dico l'intenzione perché tutto dipenderà dai decreti delegati e dalla sensibilità del Ministro (i tempi saranno così lunghi che è ben possibile che nel frattempo cambi il Ministro).

A leggere bene il DDL Gelmini vi si riconosce l'intenzione di correggere questa stortura. 

A me pare che questa stortura si accentui. Nel DDL Gelmini c'è esplicitamente scritto che nei passaggi di carriera si CANCELLA la ricostruzione di carriera. Quindi, semmai, anzichè elevare gli esterni si abbassano gli interni... o mi sbaglio?

Non dimentichiamoci che un ricercatore all'inizio di carriera percepisce meno di 1200 euro/mese, che non mi sembrano stratosferici (visto che un dottorando ne ottiene 1000)...

A me sembra chiaro che la cancellazione della ricostruzione della carriera potrà avvenire solo attribuendo a tutti il massimo della ricostruzione della carriera, attraverso la prevista revisione della scala stipendiale. In effetti questa modifica non costerebbe quasi nulla perché la quasi totalità dei vincitori di concorso proviene dai ruoli di associato ed ha una notevole anzianità pregressa. La modifica darebbe semplicemente gli stessi vantaggi anche ai vincitori esterni. Il costo (modesto) potrebbe essere recuperato bloccando gli scatti di anzianità agli ordinari con oltre trenta anni di anzianità di servizio (o ricostruita), cioè limando gli stipendi futuri dei "nonni". Può essere che questa mia lettura del DDL dipenda anche da voci di corridoio ministeriali che sono stato in grado di captare. Mi sembra però molto coerente con quanto scritto nel DDL. 

Se fosse così sarebbe un gran bel passo avanti. Infatti ho visto degli emendamenti che parlano in maniera più esplicita della rimozione dei limiti sulla ricostruzione di carriera, addirittura consideranti tutti gli anni di anzianità, e che quindi vanno verso l'interpretazione data da lei. Tuttavia non è per nulla chiaro nel testo originale del DDL Gelmini. Anzi, pare esattamente l'opposto. Come al solito il legislatore invece di descrivere chiaramente l'applicazione della legge, introduce elementi di interpretazione variabile che possono essere utilizzati per stravolgere completamente il senso della legge.

Per come l'ho letta io ho inteso semplicemente l'eliminazione della ricostruzione di carriera, che se applicata ha conseguenze drammatiche per lo stipendio e la pensione...

La rimozione del limite di otto anni per la ricostruzione della carriera non andrebbe nella direzione che io attribuisco al DDL, perché aumenterebbe la differenza tra lo stipendio di un vincitore di concorso di prima fascia anziano e proveniente dai ruoli universitari e lo stipendio di un vincitore che non proviene dai ruoli universitari. L'ipotesi che io attribuisco al DDL è che il primo stipendio di tutti sia fissato uguale all'attuale stipendio di chi ha otto (o addirittura dieci) anni di anzianità, e contemporaneamente sia abolita la ricostruzione della carriera, infine che lo stipendio non aumenti più per anzianità dopo aver   raggiunto l'attuale stipendio del professore con trenta anni di anzianità (che con il nuovo regime si raggiungerebbe dopo 20 o 22 anni). Questa operazione sarebbe probabilmente finanziariamente neutrale, cioè non comporterebbe aumenti di spesa. Essa metterebbe sullo stesso piano il vincitore di concorso che è già nei ruoli universitari e quello che non lo è.

questa storia rappresenta il nostro paese, purtroppo! Il paese dei furbi, delle scorciatoie, delle lauree prese a vattalapesca, dei diplomi di laurea, dei baroni universitari, dell'attuale ministro o ministra dell'università...... e dei suoi predecessori. Non possiamo pretendere di più.

L'università e la scuola esistono sulla carta, sono parole in un paese di parolai, amici degli amici, sodali, faccendieri e, per finire ..... di una classe politica che non cambia mai: inossidabile a tutto!

 

Dormi povero paese!!

La prossima volta che vedo un AmeriKano col c... che gli racconto i fatti miei. Oltretutto abbellisce col suo

Il Boldrin style è da manuale

 e mi fa dire brutalità che nessun barone bennato direbbe. Per esempio

Sarebbe necessario un radicale cambiamento di regole.

 Si dice

 E' opportuno riconsiderare le procedure di reclutamento e di avanzamento di carriera dei docenti, tenendo conto sia delle loro legittime aspirazioni di carriera sia dell'esigenza valorizzare opportunamente il merito acquisito lavorando in condizioni difficili e con finanziamenti inadeguati (cf. lo splendido libro a cura dell'esimio collega Regini su Malata e denigrata, ed. Donzelli).

 

Il primo post del dottor balanzone sul thread!

La mia impressione e' che dall'interno non riusciremo mai ad autoregolamentarci e cambiare le regole... di tempo ne abbiamo avuto, ma i risultati sono decisamente insoddisfacenti...

Speravo che questo mio momento di debolezza aereoportuale passasse inosservato... Ero stanco, e poi a me il dim sum piace molto, e Boldrin mi ha anche pagato due birre. Altrimenti non mi sarei mai espresso in maniera così inelegante.

Guarda che io ho dovuto lavorare ore per aggiustare il bolognese appesantito dalle birre (pagate da me) ed i whisky scozzesi (pagati da te) con cui ti sei espresso in quel lontano aero-porto!

Baroni italiani, sempre uguali: li prendi in parola, li traduci per il volgo, gli fai acquisire un pelo di fama mediatica e loro ti scorreggiano subito!

Come volevasi dimostrare. Me lo dicono sempre i miei amici e colleghi di facoltà che di concorsi non bisogna mai parlare ad estranei. Sapevo che dovevo guardarmi dai giornalisti ma mi sono fidato di un vecchio conoscente. E ho fatto male. Questo linguaggio brutale (Dott Bullshit), questo disprezzo per i professori italiani (gli idonei paragonati a cani abbandonati in autostrada), questa semplificazione di problemi complessi, come il rapporto fra i ricercatori in servizio e la nuova figura dei ricercatori a tempo determinato. Io gli segnalo delicatamente un possibile problema del testo attuale del DDL Gelmini, che sicuramente le facoltà, nella loro infinita saggezza, risolveranno brillantemente, e lui lo interpreta come un conflitto epocale. E così via. Mai fidarsi degli economisti ameriKani

Estanei? Ma se siamo stati ... okkei, sto zitto.

Anche perché, ora che s'è infilato nella nostra chiacchera anche il dottor Balanzone vero, meglio andarci cauti.

Ti mando delucidazioni per vie private, comunque ...

Stammi bene, gola profonda, alla prossima transoceanica!

Estanei? Ma se siamo stati ... okkei, sto zitto.

Michele non nego che tanti anni fa siamo stati amici. Ma proprio per questo non avresti dovuto...

 

Vedi, io in questi giorni ho letto i commenti sul vostro sito a proposito di università. Molti sono interessanti - p.es. quello di Giovanni Federico sui finanziamenti- ed alcune proposte sono anche condivisibili, almeno nello spirito (più valutazione, più apertura internazionale), se non nella lettera. Quello che mi disturba è il tono- questa arroganza, questo disprezzo per i professori italiani, questo sentimento di superiorità. In fondo, come ti dissi (prima dei whisky), siamo brave persone, oneste, che seguono delle regole, diverse da quelle ameriKane, ma non moralmente disprezzabili. In fondo cosa c'è di male nel voler promuovere un proprio allievo? Ci sono  delle mele marce che promuovono il proprio figlio o nipote, o magari la propria amante, ma sono pochi. Gli allievi sono come i tuoi figli, perpetuano il tuo  nome (scientifico), ti danno soddisfazione, ti fanno sentire importante. Mica tutti possono pubblicare su Nature e solo pochi possono arricchirsi con la professione o usare la cattedra per una carriera politica. Per gli altri, cosa rimane?

Se posso intervenire, credo che ci siano delle realta' penose in ambito universitario, ma non per questo un malato debba essere terminato. Per la maggior parte, concordo, sono delle brave persone e non tutti da nobel, ma che danno il loro contributo. Per esempio (mi pare) la professionalita' e le capacita' personali sono molto maggiori della media dei nostri politici.

seguono delle regole, diverse da quelle ameriKane, ma non moralmente disprezzabili. In fondo cosa c'è di male nel voler promuovere un proprio allievo? Ci sono  delle mele marce che promuovono il proprio figlio o nipote, o magari la propria amante, ma sono pochi. Gli allievi sono come i tuoi figli, perpetuano il tuo  nome (scientifico), ti danno soddisfazione, ti fanno sentire importante. Mica tutti possono pubblicare su Nature e solo pochi possono arricchirsi con la professione o usare la cattedra per una carriera politica. Per gli altri, cosa rimane?

Come sarebbe dire "cosa rimane"?  Un docente universitario riceve dallo Stato italiano una remunerazione nettamente superiore alla bassa media italiana, e paragonabile nel lordo alla remunerazione media dei docenti universitari di uno Stato, gli USA, che in termini reali ha un PIL pro-capite maggiore a spanne del 50% rispetto all'Italia. In cambio di questa sontuosa remunerazione lo Stato italiano (e i docenti stessi che di fatto si auto-amministrano) chiedono molto molto poco, quasi nulla in molti casi. In altri sistemi universitari si chiede molto di piu', piu' ore di lezione, oppure risultati scientifici validi, altrimenti quantomeno non aumenta lo stipendio o cala.

Ritengo che i docenti italiani dovrebbero materialmente e sul serio ritornare alla societa' italiana che li paga sontuosamente un'istruzione superiore di maggiore qualita' di quella esistente e soprattutto meno negligente nel rapporto con gli studenti rispetto agli altri Paesi.  Considerato che i docenti universitari non hanno problemi economici e hanno anche una totale sicurezza del posto, mi sembra il minimo richiedere che facciano con la massima integrita' e ricercando la migliore efficienza per la spesa pubblica il lavoro di selezionare docenti e ricercatori.  Quando un docente universitario fa parte di una commissione di concorso, lo Stato gli ha affidato il compito di scegliere a chi assegnare nei prossimi 10-40 anni un totale dell'ordine di 0.5 - 4 milioni di euro del 2010 di tasse pagate dai contribuenti italiani.  Assegnare queste risorse per auto-gratificarsi scegliendo i propri allievi rispetto a candidati piu' meritevoli e' radicalmente sbagliato, ed e' radicamente sbagliato che lo Stato italiano e la comunita' dei docenti italiani abbiano disegnato un sistema (che continuano a difendere) dove i docenti universitari possano decidere di assegnare spesa pubblica per la propria gratificazione personale piuttosto che per il miglior ritorno per la societa' che garantisce loro un ottimo e totalmente sicuro stipendio, specie in rapporto alla bassa media italiana.

Un docente universitario riceve dallo Stato italiano una remunerazione nettamente superiore alla bassa media italiana, e paragonabile nel lordo alla remunerazione media dei docenti universitari di uno Stato, gli USA, che in termini reali ha un PIL pro-capite maggiore a spanne del 50% rispetto all'Italia.

A questo proposito segnalo che la Manovra di Tremonti si muoverà nella giusta direzione, con le seguenti misure:

- per il 2011, 2012, 2013 non si applica l'adeguamento all'inflazione
- per il 2011, 2012, 2013 non si applicano gli scatti biennali.

Inoltre per la parte dello stipendio eccedente i 75.000 Euro lordi, vi tagliamo il 10%.

Non è tutto quello che bisogna fare in termini di retribuzione, ovviamente (intendo e.g. rimodulazione globale, e riequilibrio per i giovani) ma almeno ci si muove.

RR

 

- per il 2011, 2012, 2013 non si applica l'adeguamento all'inflazione

 Questa, mi pare una cretinata. Posso capire un taglio, ma se si prevede l'inflazione... Spero si applichi anche ai politici.

 Inoltre per la parte dello stipendio eccedente i 75.000 Euro lordi, vi tagliamo il 10%.

Questo mi pare piu' sensato. Pure in questo caso spero che si applichi ai politici in primis, ed anche a tutti i dirigenti pubblici. Non come Cota e Zaia (link per Zaia) che annunciano riduzione del 5% sugli stipendi, si', ma a base volontaria!!!, salvo poi dare un "Maxipremio da 15mila euro ai 13 superdirigenti della Regione".

Per favore, non so se lei e' nel governo (dato che scrive "vi tagliamo"), ma, per favore (lo ripeto), cerchiamo ALMENO di non introdurre ingiustizie palesi. Se tagli ci devono essere, che ci siano a partire da certe caste che a) succhiano molto di piu' b) producono molto di meno. Un bell'esempio potrebbe essere ADEGUARE LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI ITALIANI ALLA MEDIA EUROPEA

 Per gli scatti: mi sta bene se qualche ordinario allla quattordicesima classe stipendiale non percepisse alcun scatto. Ma per un ricercatore all'inizio di carriera che prende 1500 euro al mese gli scatti sono importanti, soprattutto all'inizio...

Non è tutto quello che bisogna fare in termini di retribuzione, ovviamente (intendo e.g. rimodulazione globale, e riequilibrio per i giovani) ma almeno ci si muove.

eccerto, tagliamo dove e' piu' facile, non dove dovrebbe essere piu' giusto. A me non spaventano i tagli. Ma mi da' enormemente fastidio l'ingiustizia e la disparita' di trattamento. Come al solito e' piu' facile andare a multare fiscalmente il pasticcere del Nord che lunedi' mattina regala i pasticcini non venduti alla casa di riposo e non fa scontrino (cosa realmente accaduta), piuttosto che multare chi va in giro in due su un motorino senza casco a Napoli....

Credo che il problema non sia di singole persone o singoli docenti, ma -tanto per cambiare- prima di tutto di sistema e delle falle che sembra presentare da antica data. Ho riportato qui una clamorosa denuncia, rimasta inascoltata, che risale al lontano  1979, che fece enorme scalpore su giornali e tv, e qui un'intervista assai significativa, secondo me, proprio per documentare un malessere di lungo periodo. Ognuno può, ovviamente, giudicare male o bene l'accaduto, ma a me parve allora, e pare oggi, significativo. E, allora come oggi, le osservazioni e le proposte fatte non sembrano peregrine.

Come sarebbe dire "cosa rimane"? Un docente universitario riceve dallo Stato italiano una remunerazione nettamente superiore alla bassa media italiana, e paragonabile nel lordo alla remunerazione media dei docenti universitari di uno Stato, gli USA, che in termini reali ha un PIL pro-capite maggiore a spanne del 50% rispetto all'Italia. 

Sara', ma a me non risulta. Un PhD negli USA prende quasi il doppio di un ricercatore di primo pelo in Italia. Quando m'e' stato offerto di rimanere negli USA, e me lo ricordo bene, lo stipendio era quasi il triplo di quello che prendevo in italia. Un collega ed amico in UK mi dice "guarda, c'e' un bando per un tempo determinato (5 anni). Conosci qualche giovane interessato?". Certo, gli rispondo, gli comunico l'opportunita'. Guardo il bando e mi accorgo che lo stipendio e' piu' del doppio del mio... senza contare i fondi per la ricerca... e quasi quasi m'e' venuta la voglia di far domanda... In Svizzera gli stipendi sono stratorsferici. In Germania e Francia sono quasi il doppio. Probabilmente non c'e' l'equivalente dell'anzianita' italiana, e questa e' pesante solo per gli ordinari, ma prima di arrivare c'e' un mare di gavetta a stipendi non proprio competitivi.

Semmai manca lo stimolo di avere subito, all'inizio di carriera, un salario buono e, soprattutto, la possibilita' di accedere a fondi per la ricerca che non siano "pilotati"..

Come sarebbe dire "cosa rimane"? Un docente universitario riceve dallo Stato italiano una remunerazione nettamente superiore alla bassa media italiana, e paragonabile nel lordo alla remunerazione media dei docenti universitari di uno Stato, gli USA, che in termini reali ha un PIL pro-capite maggiore a spanne del 50% rispetto all'Italia. 

Sara', ma a me non risulta. Un PhD negli USA prende quasi il doppio di un ricercatore di primo pelo in Italia.

Ho scritto "docenti universitari" non PHD qualunque cosa questo significhi. Non usare dati fuori tema, un PHD non e' un docente, un docente italiano corrisponde agli associate e full professor USA. Informati, controlla i compensi medi per associate e full professor USA e vedrai che ho ragione.

Gli USA e in generale gli Stati avanzati e civili non sono come l'Italia, che da' salari miserabili ai giovani post-doc (oltre che agli operai) e poi paga gli ordinari 72enni con elevata anzianita' di servizio il doppio dei full professor USA (mediati su discipline e universita', ho l'impressione che Michele Boldrin prenda ben di piu' della media, per fare un esempio).

Mi fa specie che non conosca il significato di PhD. E' il dottorando. E non sono fuori tema. Sto dicendo che un dottorando USA prende di piu' (quasi il doppio) di un ricercatore italiano. Il ricercatore italiano e' a tutti gli effetti un docente. E' solo durante questa protesta contro il DDL Gelmini che i ricercatori si stanno rifiutando di tener corsi...

Se dobbiamo parlare dell'universita', e' bene parlare di tutte le sue componenti, dato che sia in Itali ache negli USA (almeno nel mio campo), il lavoro materiale in laboratorio lo fanno i PhD ed i post-doc. Ah, i post-doc europei hanno uno stipendio che e' paragonabile ad un prof. associato alla prima classe stipendiale.

Ho scritto anche che probabilmente gli scatti di anzianita' fanno la differenza. E sul fatto che un ordinario con elevata anzianita' prenda troppo sono d'accordo. Soprattutto perche' non vi e' un controllo se lavora oppure no.

Aggiungo che so esattamente quando prende un full professor USA, chair (collega ed amico)...

Aggiungo che so esattamente quando prende un full professor USA, chair (collega ed amico)...

 

Tu puoi sapere quanto quel professore prende - che può essere diverso da quello che prende il suo collega full professor della stanza accanto. Invece in Italia tutti prendono lo stesso stipendio, a parità di livello e di anzianità

Tu puoi sapere quanto quel professore prende - che può essere diverso da quello che prende il suo collega full professor della stanza accanto. Invece in Italia tutti prendono lo stesso stipendio, a parità di livello e di anzianità

I  completely agree.

Aggiungo: ho l'impressione che per molte cose stiamo dicendo (sia con lei che con altri su questo forum) piu' o meno la stessa cosa, che cioe' il concetto e le idee di fondo non siano in contrasto. Solo che le stiamo formulando da punti di vista ed esperienze diverse, per cui non sempre ci si riesce a comprendere a fondo. Molto probabilmente non riesco a spiegarmi bene, o il modo con il quale lo faccio risente di una certa impostazione...

Devo dire che da questo forum traggo beneficio nel confrontarmi con persone che ritengo intelligenti, ma che hanno esperienze lavorative diversissime dalle mie, pur rimanendo in ambito universitario.

In Repubblica Ceca un mio carissimo amico e collega di assoluto valore scientifico internazionale (un chimico che parla 8 lingue) ha percepito per moltissimi anni uno stipendio da fame. Ora e' un fuori ruolo, e lo stato gli paga solo meta' dello stipendio. L'altra meta' la ricava da contratti di collaborazione e/o fondi di ricerca che lui personalmente ottiene. Trovo questo un buon modo che potrebbe essere applicato anche da noi per chi volesse continuare ad essere attivo oltre un certo limite d'eta'.

Trovo che le idee ci sono, ci potrebbero essere e potrebbero essere vagliate per la loro applicabilita'. Ma possibile che i nostri amministratori/governanti non si domandino cosa avviene negli altri stati europei? Basta copiare.

Per gli altri, cosa rimane?

Tutti gli altri lavori nell'economia italiana, direi. Se non sono in grado di competere nella ricerca o nella docenza, che facciano altro.

Scusate se mi intrometto, ma io non condivido assolutamente questa impostazione da "italiani brava gente".

Sul mercato internazionale, ogni docente promuove i suoi allievi, e lo fa scrivendo lettere di presentazione ai colleghi. Dopodiche', l'intervento del docente sul processo che determina assunzione o promozione degli allievi finisce. Non si trama alle spalle con cose del tipo: assumi il mio allievo a Chicago che io assumo il tuo a MIT, come avviene tipicamente in ogni concorso italiano. I professori italiani ci tengono ai loro allievi piu' di quelli americani? Il maneggio sotterraneo e' fatto con tutte le buone intenzioni del mondo? Magari, non lo so, puo' darsi. Ma chi se ne frega delle intenzioni, quando il risultato e' quello che abbiamo sotto gli occhi. In particolare, le regole che i professori italiani seguono SONO MORALMENTE DISPREZZABILI, esaltano il leccaculismo e il servilismo come mezzi di promozione lavorativa, escludono tutti coloro che non hanno un padrino dalla competizione a prescindere dai loro meriti, incentivano comportamenti collusivi tra cordate di baroni per la gestione sotterranea delle assunzioni, promozioni e finanziamenti, e mi fermo qui per carita' di patria.

Anzi aggiungerei una cosina. Scommetto che la gran parte dei docenti italiani e' d'accordo che la prassi concorsuale sia moralmente disprezzabile. E' che una volta dentro, o ti adegui o ti fotti. Allora ti adegui, fai compromessi e cerchi nel tuo piccolo, con le tue piccole forze, di migliorare marginalmente l'esistente, promuovendo gente brava al margine, penalizzando quelli scadenti al margine. Che tutto cio' sia un comportamento riprovevole messo in atto da persone con ottime intenzioni non c'e' dubbio. Ma dii nuovo, le regole e i meccanismi sono moralmente diprezzabili oltre che estremamente inefficienti.

Balanzò! Quanto magni!! C'hai la panza grossa come un cuscino!!!

Scommetto c'hai votato Dionigi come Rettore! E pure Delbono come Sindaco visto che c'eri!!

RR

Secondo me Boldrin e Balanzone sono come Bruce Wayne e Batman... :-D

S

Errato. Secondo le mie ultime informazioni, io esisto e comunque Michele Boldrin, non essendo professore di prima fascia in Italia, non può essere commissario in un concorso

 

Confermo le affermazioni del Dottor Balanzone. Esiste, eccome. Il colloquio è letterale, le vicende descritte son avvenute ... immaginavo avreste sospettato ma quanto sospettate non è.

Per quanto riguarda il dibattito di cui sopra sugli stipendi dei docenti universitari italiani, l'abbiamo già fatto tre volte, credo. Basta cliccare "università" nella nuvola di parole e cercare gli articoli giusti.

Per quanto riguarda il dibattito di cui sopra sugli stipendi dei docenti universitari italiani, l'abbiamo già fatto tre volte, credo. Basta cliccare "università" nella nuvola di parole e cercare gli articoli giusti.

E' un po' lo scotto da pagare quando uno nuovo entra a far parte della discussione... Io sarei contento se il numero e gli stipendi dei parlamentari  e dei docenti universitari (includendo i ricercatori che sono a tutti gli effetti docenti universitari) fossero riportati al numero e agli stipendi di paesi come FR, UK, DE,...

ossero riportati al numero e agli stipendi di paesi come FR, UK, DE,...

Bisognerebbe, anzitutto, avere il reddito per capita e la pubblica amministrazione di quei paesi, PRIMA di eguagliarne i salari universitari. Rimane poi da discutere l'ipotesi secondo cui la struttura salariale in Francia e Germania sia quella adeguata. L'inglese la trovo gia' convincente.

Approfitto della virata della discussione sull'argomento ricerca per fare una considerazione fuori tema che però in parte si lega alla fossilizzazione degli ambienti accademici tout court. Un'altra pecca del sistema universitario italiano è l'assoluta mancanza di interdisciplinarietà, e in alcuni settori essa è invece determinante per l'innovazione. Un esempio concreto: negli anni 90 si gettavano le basi per un salto tecnologico cruciale in una disciplina che allora era oscura ma che oggi ha acquisito il suo peso: la linguistica computazionale. Nei dipartimenti di alcune università italiane era chiaro che dalla realizzazione di software in grado di indicizzare testi senza alcuna intelligenza si doveva passare a software in grado di capire il contenuto dei testi. Ora questi prodotti sono indispensabili per esempio per monitorare il Web, e la ricerca ha ancora tanto da fare: i traduttori automatici sono per esempio ancora lontani anni luce dall'essere qualcosa di decente. Sarebbe stato utilissimo allora avere un team di ricerca composto da informatici, ingegneri, linguisti, semiologi. E lo sarebbe anche oggi. La capacità di attrarre cervelli eterogenei e metterli in comunicazione tra di loro, mi sembra sia limitata a un ristretto gruppo di aziende illuminate. Quindici anni fa in ambito accademico era fantascienza costituire gruppi di ricerca misti. E' cambiato qualcosa?

E' cambiato qualcosa?

Credo, ancora una volta, che molto dipenda da quale settore si consideri. L'interdisciplinarieta' si presta bene per certe scienze (come chimica, una scienza definita "centrale") e forse poco per altre discipline...

La capacità di attrarre cervelli eterogenei e metterli in comunicazione tra di loro, mi sembra sia limitata a un ristretto gruppo di aziende illuminate. Quindici anni fa in ambito accademico era fantascienza costituire gruppi di ricerca misti. E' cambiato qualcosa?

No. Col tempo che passa a lu convento, l'interdisciplinarietà è quasi un reato. David Cameron ha studiato PPE (Philosophy, Politics and Economics)? Non ditelo alla Corte dei Conti italiana, per loro è uno spreco di denaro, e d'altra parte per il CNVSU il fenomeno sarebbe ridotto a mera "moltiplicazione di cattedre". Le Università britanniche offrono Physics and Philosophy, Equine Science, Italian A and Management? Pezzi di carta senza valore, fatti per servire l'interesse della Casta Accademica inglese. Del resto in Italia non si saprebbe neanche dove piazzarli, con le classi di studio disciplinari. E non dite alla Gelmini, poverina, che nella perfida Albione ci sono 80.000 Corsi di Studio di livello universitario, che senno' si agita troppo.

RR

Se la maledetta nuvola islandica non mi avesse costretto a terra per la seconda volta in un mese, chissa', forse vi avrei incontrato in questo o quello scalo, e mi sarei certamente unito alla piacevole conversazione.

Prima facendo finta di ascoltarvi per scroccarvi il dim sum, la birra e il whisky ('mazza come ci andate pesanti). Poi a cestini e bicchieri vuoti vi avrei raccontato la mia storia. Con nome e cognome, non c'e' problema.

Dopo la laurea non avevo alcuna voglia di lavorare e feci domanda per un dottorato, a Siena dove mi ero laureato. Il dottorato sotto casa, anche se era ed e' di tutto rispetto nel panorama nazionale. Il mio supervisore undergraduate non lo sapeva neppure e rimase stupito quando gli dissi che ero arrivato quinto. C'erano dieci posti e 15-20 domande. Bene, ero dentro, ero riuscito a evitare un lavoro con un capoufficio per altri quattro anni.

Be', meno romanzescamente, mi piaceva studiare e mi piaceva l'idea di fare ricerca. Alla fine del secondo anno scrissi un email a Steve Durlauf, che mi piacevano soprattutto le cose di social interactions su cui lavorava (e lavora). Io ero un perfetto sconosciuto e gli chiesi molto ingenuamente se potevo andare a Wisconsin a fare un visiting, a seguire il suo corso su queste cose, a interagire un po' con lui, magare fare li' la mia tesi. Certo, perche' no, mi rispose dopo 5 minuti. Scrivi alla tale che prepara tutte le scartoffie e vieni. In Amerika le porte si aprono spesso e volentieri cosi'. Arrivo a ottobre 2002, i miei amici italiani che trovai li' mi prendono ancora per il culo: arrivai col giacchettino a trapuntina e la borsetta di pelle. (Alberto Bisin non se lo ricordera' ma io scrissi anche a lui nella primavera del 2002 per chiedere la stessa cosa, che anche lui era della social interactions tribe. Fu anche lui gentilissimo e mi rispose che gli dispiaceva ma l'anno dopo sarebbe stato on-leave a Milano).

Faccio la tesi li' e prendo il mio dottorato qua. Siccome stando li' due anni (anzi, sono bastati i primi sei mesi) avevo capito che ero un ignorantaccio cieco come una talpa e che in Italia avevo imparato solo la minima parte di quello che mi serviva per fare ricerca (e enfatizzo che era colpa mia perche' altri miei colleghi che in Amerika non ci sono mai andati o ci sono stati poco hanno fatto cose egregie in Italia, molto meglio di me e di tanti altri che son finiti all'estero) avevo cercato e ottenuto l'ammissione al PhD a Wisconsin per fare almeno i primi due anni con tutti i corsi fatti bene ecc. Ma intanto, che l'intenzione era tornare in Italia (a volte me ne pento ma ormai e' troppo tardi e va bene anche cosi'), avevo inviato da Madison domande per concorsi da ricercatore. Non chiedevo permessi a nessuno (anche perche' non ero il valvassino di nessuno) ne' mi chiedevo se era il caso o no. Ogni martedi' e venerdi' sfogliavo online la gazzetta ufficiale concorsi e quando trovavo posti dove non ci sarebbe spiaciuto vivere mandavo le domande. Per me erano normali openings sul job market: Trento, Como, Siena, Genova, Verona, Pisa, Aosta, Firenze, Roma Tre, Teramo, Forli' (no, non li ricordo tutti, ho ancora tutte le cartelle con le domande sul computer :-)).

A fine 2004 iniziano i concorsi, e in Italia bisogna andare in sequenza, ne fai uno alla volta fino a esaurimento o fino a che ne vinci uno. A Trento eravamo in due. Me la giocai molto bene ma, vabbe', non ce la feci. Peccato, mi piaceva l'idea di vivere a due passi dalle Dolomiti. A Como in tre. Niente da fare, ma meglio cosi': d'estate non mi piace la puzza di lago. A Siena eravamo in quattro, e vinsi. Sara' castigo, sara' misericordia, disse quello.

Ah, eccolo li' l'interno! Avrebbe gridato Doctor Boldrin strozzandosi col dumpling a questo punto: eri un maledetto interno! Sei piazzato bello preciso sulla linea di regressione! Indeed, formalmente ero interno, uno che aveva preso il dottorato in quel posto (credo sia pratica saggia non assumere i tuoi studenti al primo lavoro, ma se ti offrono il posto che fai ci sputi sopra?), ma non ho mai saputo (ne' chiesto) per chi e per come fosse stato bandito quel concorso. So che non tutti tra i miei futuri colleghi furono felici dell'esito. Se volete sapere come ando' e' tutto scritto qui, i verbali sono pubblici. Congelai l'inizio del lavoro per oltre un anno che volevo appunto farmi i miei corsi e tutto il resto a Madison. Iniziai il mio lavoro da ricercatore nel 2006. Quando mi chiedevano "e con chi lavori a Siena?" io dicevo: con Cohen-Cole e Ioannides. Non capivo la domanda, insomma, e loro non capivano la risposta.

Nel 2009 da Bologna (dove non conoscevo nessuno se non un paio di giovani ricercatori che hanno interessi di ricerca simili ai miei) mi hanno chiesto (cosi' come ad altri, contestualmente) se fossi stato interessato a un trasferimento. Li' i trasferimenti si fanno cosi', non si guarda a chi sei ne' di chi sei, se sei di qualcuno, si guarda al tuo cv e al tuo lavoro (si, ok, venendo da un'universita' in quasi-bancarotta a loro costavo pochissimo, ma questa e' un'altra storia). Perche' no, dico io. E' un ottimo dipartimento e Siena purtroppo naviga in pessime acque. E adesso sono a Bologna, sempre senza avere un barone.

E come me ce ne sono tanti altri in giro per l'Italia, almeno tra gli economisti. Non faccio nomi, non voglio tirare in mezzo chi potrebbe non volere, ma siamo in tanti. Tutti trovatelli, senza barone, tutti a credere che ce la possiamo fare lavorando seriamente e cercando di produrre ricerca di qualita' internazionale.

Adesso, nelle prossime settimane, andiamo a fare i concorsi da associato (anzi, qualcuno ha gia' iniziato), con la stessa filosofia. Vediamo come va. Io non sono ancora pronto, questi concorsi arrivano troppo presto per me: quattro anni dall'inizio come ricercatore quando lo standard internazionale sulla tenure track, con diverse eccezioni, sono sei anni, piu' 'sta cosa che quello che e' successo da dopo che hai fatto domanda, nel 2008, a quando si svolgono i concorsi, adesso, formalmente non puo' contare. Ma ci provo come gli altri. Il rimescolamento delle commissioni e' ottima cosa per gli outsider. Cio' detto, resto dell'idea che i concorsi siano pratica ridicola, vanno aboliti rendendo le universita' libere di assumere e promuovere chi vogliono subendo tutte le conseguenze positive e negative in termini di finanziamenti pubblici risultanti dalla valutazione della ricerca. Non si puo' sperare che il sistema si regga sulla serieta' professionale dei commissari di concorso seri, che ci sono ma sono di certo la minoranza.

Se poi noi trovatelli idealisti e testardamente meritocratici sbatteremo la testa sulle mura che delimitano i feudi dell'accademia italiana, be', faremo le valigie e andremo dove ci aprono le porte e non ci sono muri. Non c'e' problema.

Il messaggio per chi vuol iniziare a fare ricerca in Italia e': provaci, non chiedere permessi, non cercare protezioni, non prostituirti, fatti apprezzare per il tuo lavoro e non per il tuo servilismo. Se poi non funziona il mondo e', appunto, pieno di posti dove si puo' andare.

Ecco, mi sono dilungato, dottori. Tanto il mio volo era cancellato.

Scusa Giulio, posso chiederti da dove e per dove non ti hanno fatto partire? Questa nuvola sta diventando il mio incubo...

Caro Giulio

mi fa molto piacere che tu abbia datto carriera per i tuoi meriti, e ti auguro di tutto cuore di continuare. Il tuo caso non è però un valido controesempio, a mio avviso. Infatti, nel sistema italiano, decisioni sulle assunzioni sono prese da persone (professori ordinari, nell'ultima versione) che NON sono penalizzati in caso di scelte dannose per gli interessi dell'istituzione.  Il danno può essere più o meno involontario- si va dal barone che mette in cattedra l'amante sapendo benissimo che è inadeguata al professore che si innamora (scientificamente parlando) di uno sconosciuto  che poi si rivela un pazzo. Il caso più comune è quello del maestro profondamente convinto che il  suo allievo è bravo, mentre è solo un ripetitore delle sue idee ("la scuola"). Data questa situazione, non escludo che una percentuale di concorsi si concluda con la vittoria dei più bravi. La percentuale è probabilmente diversa per settori - più alta a scienze, più bassa altrove. Il problema è che il sistema non incentiva questi comportamenti corretti e, viceversa non impedisce porcate a chi le vuole fare. E quindi il sistema è da cambiare. Bisogna introdurre un sistema di valutazione efficace, con penalizzazioni per le università che reclutano i peggiori. I meccanismi del DDL Gelmini ed il CIVR sono un timido inizio, ma siamo ancora lontanissimi. Temo la maggioranza professori italiani non voglia alcuna valutazione. Quelli bravi la sentono come un'offesa personale, e gli altri come una minaccia. Quindi faranno di tutto per renderli inefficaci.

Aggiungo un altro punto: se non si cambiano i meccanismi in modo plateale (e magari si aumentano gli stipendi di ingresso), non si può cambiare la reputazione del reclutamento nell'università italiana. Quindi non si può migliorare la qualità dei candidati come giustamente suggerito da Figà-Talamanca. Se i candidati sono mediocri anche i vincitori lo saranno- come  nel caso del concorso descritto dal Dottor Balanzone.

 

E quindi il sistema è da cambiare. Bisogna introdurre un sistema di valutazione efficace, con penalizzazioni per le università che reclutano i peggiori.[...] Temo la maggioranza professori italiani non voglia alcuna valutazione.

Queste cose ormai, almeno in certi network come questo, si dicono e ripetono fino alla noia, pur essendo giustissime e personalmente condivisibili al 101%. Ho ascoltato nei giorni scorsi un'assemblea dei ricercatori italiani in "mobilitazione" contro il DDL Gelmini da cui ho tratto l'ennesima conferma di quello che tu dici.

La domanda che mi pongo e a cui non ho trovato risposta è: come si fa POLITICAMENTE a cambiare questo sistema marcio che dal di dentro non si può cambiare? Chi ha/avrà l'ardire e il potere di cambiare, riuscendoci veramente, il sistema di incentivi?

La domanda che mi pongo e a cui non ho trovato risposta è: come si fa POLITICAMENTE a cambiare questo sistema marcio che dal di dentro non si può cambiare? Chi ha/avrà l'ardire e il potere di cambiare, riuscendoci veramente, il sistema di incentivi?

 

Non lo so. Chi mai riuscirà a riformare l'Italia?

Non è una questione che si potrebbe generalizzare?

Mi pare che l'università come l'Italia (in peggio) e il sud Italia (in molto peggio) siano sistemi in cui le cose vanno male e non esiste la volontà di cambiamento e non si creano incentivi per comportamenti virtuosi.

Può servire uno shock esterno? Es concorrenza di università private fondate da illuminati (che mantengono la qualità per guadagnare rette corpose, non per idealismo)? Magari non c'è neanche bisogno che eroghino un titolo legalmente valido in Italia.

Se i candidati sono mediocri anche i vincitori lo saranno- come  nel caso del concorso descritto dal Dottor Balanzone.

 

 Ma come si permettono questi AmeriKani (questo è anche falso, visto che vive in Italia) di fare simili affermazioni? Stiamo parlando di esimi colleghi, che sono stati giudicati idonei dalla commissione  e che saranno sicuramente chiamati ad un prestigioso posto di professore di  prima fascia

Certo, Giovanni, non intendevo certo dire che siccome alcuni concorsi sono concorsi veri allora il sistema non e' da cambiare. E sappiamo esattamente come va cambiato: piu' o meno come descrive Perotti ne "l'universita' truccata": abolizione dei concorsi, valutazione, finanziamenti in base alla valutazione. Fine. Semplicissimo. In Inghilterra e' cosi' che le universita' sono rifiorite. O no? Se ha funzionato li' puo' funzionare qui. Non c'e' dubbio.

Intendevo dire il processo di cambiamento e' endogeno. Inizia con un cambio di aspettative. Se mi aspetto che il concorso lo vincera' il solito interno non faccio manco domanda. Questo conferma l'aspettativa. Se invece mi aspetto che si puo' competere vado. E se andiamo in tanti l'equilibrio e' diverso perche' un'universita' non puo' far vincere sistematicamente uno palesemente inferiore senza pagarne le conseguenze. Ma se non ci sono altri concorrenti questo e' un gioco da ragazzi. Facilissimo far vincere un mediocre in mezzo ad altri mediocri.

Scopo del mio commento era cercare di cambiare le aspettative dei lettori piu' giovani (cosi' Soru e' contento che non diamo solo cattivo esempio ai giovani :-D). 

Infatti, nel sistema italiano, decisioni sulle assunzioni sono prese da persone (professori ordinari, nell'ultima versione) che NON sono penalizzati in caso di scelte dannose per gli interessi dell'istituzione. 

Ci sono posti dove non e' cosi', ed e' interessante capire perche'. Dove ci sono persone che fanno ricerca seriamente c'e' un'ovvia penalita' ad assumere un mediocre. Se fai ricerca vuoi essere circondato da gente brava perche' in questo mestiere le esternalita' sociali sono assai importanti. Poi c'e' anche un'altra penalita' che percepisci se hai un po' di lungimiranza. Quando le risorse scarseggeranno le pressioni per allocarle secondo criteri di merito misurabili saranno molto forti. Assumere gente brava per un dipartimento italiano e' un'assicurazione contro i tempi di vacche magre che inevitabilmente arriveranno. Ci saranno quelli che si salveranno perche' hanno assunto gli ammanicati, certo. Ma tra tutti gli altri contera' molto la reputazione scientifica.

Cosi' almeno voglio credere. E cio' non toglie che il sistema vada urgentemente riformato per far partire immediatamente questo meccanismo.

 Spero che tu abbia ragione ma ho due dubbi

a) le regole non sono fatte per le isole spontaneamente felici. Apprezzo molto che ci siano Dipartimento dove i potenti  amano far ricerca e assumono quindi solo persone di valore per aumentare la qualità della ricerca. Il problema è cosa si fa per gli altri, la maggioranza del totale, dove ciò non succede

b) E sopratutto tu assumi

Quando le risorse scarseggeranno le pressioni per allocarle secondo criteri di merito misurabili saranno molto forti. Assumere gente brava per un dipartimento italiano e' un'assicurazione contro i tempi di vacche magre che inevitabilmente arriveranno

Questo è equivalente a dire che in Italia sono possibili riforme liberali e modernizzatrici. Ne sei sicuro?  Io mica tanto - forse perchè sono vecchio :-)

 

Ecco un esempio concreto della buona politica che è stata adottata fin dagli anni ottanta dagli economisti italiani: usare il dottorato italiano per consentire ed incoraggiare gli studi dottorali negli SU. Questa politica, resasi necessaria perché gli economisti, al contrario dei matematici, non disponevano di altre fonti per finanziare un programma di borse di studio per l'estero, è stata portata avanti stiracchiando (o interpretando coraggiosamente) leggi e regolamenti, per iniziativa, o con il consenso, di coordinatori di dottorato sufficientemente "illuminati". Di questa politica degli economisti avevo già parlato in un mio commento del 20 maggio (ore 16,52, mi pare).

Premetto di non avere esperienza di carriera universitaria, ma il discordo di Giulio mi suona familiare. Nel mondo del lavoro, anche fuori dai concorsi, le selezioni spesso non si basano esattamente su criteri meritocratici.1

Tuttavia, riuscire ad affermarsi solo per i propri meriti, laddove il merito non è il requisito principale per competere, mi sembra l'eccezione (vincono anche i bravi)  che conferma la regola (in genere chi vince non lo fa perchè è bravo).

 Se poi noi trovatelli idealisti e testardamente meritocratici sbatteremo la testa sulle mura che delimitano i feudi dell'accademia italiana, be', faremo le valigie e andremo dove ci aprono le porte e non ci sono muri. Non c'e' problema.

Secondo me il problema c'è.Va bene essere idealisti, ma se il sistema non funziona, vale la pena veramente sostenere l'extra-costo per affermarsi ugualmente? (OT  le sede di concorso menzionata più a Sud era Roma, se l'università funziona come tutto il resto, non so se l'happy end ci sarebbe stato concorrendo solo a sud del garigliano).

Il messaggio per chi vuol iniziare a fare ricerca in Italia e': provaci, non chiedere permessi, non cercare protezioni, non prostituirti, fatti apprezzare per il tuo lavoro e non per il tuo servilismo. Se poi non funziona il mondo e', appunto, pieno di posti dove si puo' andare.

Non sarebbe più onesto dire: sappi che dovrai sostenere degli sforzi extra rispetto a quelli che faresti un ambiente in cui la concorrenza è sana e che l'esito è incerto? Che se fai le valige ci sono posti dove ti pesano per quello che vali, mentre da noi talvolta devi faticare(e deve pure andarti bene che non ci siano candidati a cui il posto spetta di diritto) per farti prendere in considerazione?

1Se la cosa sembra strana, perchè le imprese competono tra loro e non dovrebbero avere incentivi ad assumere con criteri differenti dal merito, potremmo parlare per giorni. Mi limito ad pescare qualche osservazione a caso:

 

  1. Non sempre le imprese competono
  2. I soggetti che si occupano delle selezioni possono avere interessi divergenti rispetto al 'bene' dell'azienda
  3. A meno casi in cui sono richieste competenze molto particolari, nella maggioranza delle mansioni lavorative scegliere un candidato sufficiente, rispetto a uno ottimo, non causa danni apprezzabili al datore di lavoro (almeno non visibili nell'immediato)

 

Visto che ogni tanto i concorsi sono veri, val la pena provare a renderli veri sempre più spesso.

Faccio perciò un appello ai professori ordinari che bazzicano per nFA, affinchè vadano a votare (entro domani, 25 maggio) per la costituzione delle commissioni dei concorsi che si svolgeranno a breve.

Personalmente sarei molto contento se a giudicare il mio (e di tutti gli altri esaminandi) lavoro di ricerca sia gente competente e preparata, e "voi" insider avete in mano l'unica arma, ancorchè spuntata, per facilitare questa situazione. Votando ordinari di qualità (e non mi dilungo a definire qui cosa si intende per "qualità": pagine e pagine sono state scritte...), le liste dalle quali verranno estratte le commissioni saranno certamente migliori rispetto allo "status quo". 

Mi rendo conto che l'incentivo diretto ad andare a votare è pari a zero, però se si guarda in aggregato forse un pizzico di "spirito di servizio" farà stare tutti meglio.

 

L'Université française : irréformable ou malade de la réforme ?

 

 

Solo l'anno scorso.

Comincio a pensare che l'Italia sia nella medesima condizione.

Scusate, a questo link: http://www.rete29aprile.it/ leggo delle notizie estremamente preoccupanti, che, se fossero vere, introdurrebbero (di nuovo) delle ingiustizie.

Premetto che sarà sicuramente necessario aspettare la versione definitiva, ma secondo il vostro parere è vero quanto scritto qui sotto?

 

Il drammatico impatto della manovra finanziaria sulle Università. Il taglio retributivo per i ricercatori universitari all’inizio della carriera è maggiore del taglio alle retribuzioni dei parlamentari, dei ministri e dei sotto-segretari di stato e dei manager pubblici. È quanto risulta dalla bozza della manovra finanziaria correttiva pubblicata dal Corriere della Sera online, con misure che vanno a colpire tutto il sistema universitario nel suo complesso e in particolare i giovani ricercatori. a) Viene confermato il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni nella pubblica amministrazione fino a tutto il 2014. Per l’università, nella prospettiva dell’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità nei prossimi cinque anni, sarà semplicemente impossibile garantire gli stessi livelli di servizio e di offerta formativa. b) I tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro (art. 94 del testo provvisorio) c) Le progressioni stipendiali dei ricercatori, compresi quelli assunti da poco e ancora in "periodo di conferma" (periodo di prova che dura tre anni), vengono congelate dalla manovra per tre anni (art. 14). Il ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui, i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui. Al confronto, la decurtazione del 10% delle retribuzioni superiori a 75.000 euro annui lordi ha effetti assai più lievi, in quanto si applica solo alla parte eccedente questa soglia. Quindi, le retribuzioni di un ricercatore neoassunto e di un dirigente con uno stipendio di 91.000 euro verranno decurtate allo stesso modo, nonostante il primo guadagni meno di un terzo del secondo. Allo stesso modo, il taglio subito da un ricercatore con nove anni di anzianità è identico a quello subito da un dirigente che guadagna 122.500 euro all’anno, ovvero quasi quattro volte di più. d) Come se non bastasse, in questo quadro di incertezza e di depauperamento - e a dispetto della necessità di "internazionalizzare" il sistema universitario italiano - viene imposto un drastico taglio alle spese per missioni all’estero, rischiando di bloccare del tutto le collaborazioni, i progetti internazionali, la partecipazione a conferenze e a riunioni essenziali per una ricerca che non voglia limitarsi al vicolo sotto casa. Se questo scenario dovesse essere confermato dal testo definitivo della manovra, il giudizio da parte del mondo dell’università e della ricerca, e in particolare dei giovani ricercatori, non potrà che essere assolutamente negativo. Sicuramente ne rafforzerà la determinazione a mantenere l’indisponibilità a svolgere attività didattica, già annunciata nelle scorse settimane; iniziativa che provocherà il sostanziale blocco del prossimo anno accademico in pressoché tutti gli Atenei italiani. 24 maggio 2010

 

Monti non ha scritto molto, anzi solo un articolo importante nel 1972. Ma, se guardi questo link, vedi che quell'articolo non è proprio senza citazioni. 

Ottimo, questo conferma, tra l'altro, l'inadeguatezza del WoS.

Del resto, colgo l'occasione per dire che anche tra i fisici, una volta, c'era maggiore abitudine a pubblicare in italiano, e anche in meste "pubblicazioni del laboratorio" o dell'istituto di ricerca. Questo spiega, tra l'altro, il famoso "caso" di Fabio Pistella, già Presidente del CNR (e Prof. Associato), preso di mira dai critici.

E' proprio un fatto sociologico, una cosa da vedere da vicino, insomma.

Andrà meglio con Tabellini (vice-Ministro?) :-)

RR 

Tabellini ha un numero di citazioni che fa paura. Ma non sarà vice Ministro.

Tabellini ha un numero di citazioni che fa paura. Ma non sarà vice Ministro.

Peccato, stamattina alla radio lo davano nella rosa dei 4 che verranno nominati (con Grilli, De Ioanna e Befera).

Comunque, meglio per voi, troppa esposizione fa male.

RR

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