Chi siamo? Dove andiamo? Cosa facciamo?

14 settembre 2011 marco esposito

Anno 2020, commissariato di polizia di .... , il commissario Lo Gatto rilegge la denuncia, poi guarda il suo interlocutore e dice: "quindi lo hanno rifatto ancora?"

"Sì commissario, stavolta sono stati definiti "progressisti di destra-sinistra", e sono arrivate le querele della fondazione "Karl Marx per il progresso" per la parola "progressisti", della fondazione "Joseph De Maistre per la destra" per la parola "destra", della fondazione "Proudhon per la sinistra" per la parola "sinistra", e dell'Accademia della Crusca per la preposizione "di".

"Questi americani.." sospirò il commissario, ".. non imparano mai... Ah a proposito come è finita la querela per aver usato la parola "Amerika" nel loro blog?"
"Niente commissario, sembra proprio che nessuno abbia usata la K prima, abbiamo chiesto ad Autonomia Operaia per via di quel Kossiga che usavano loro, ma dicono che non hanno una fondazione, purtroppo".

"sì, ma insomma" disse il commissario" come li dobbiamo definire? Per quel Poldrini abbiamo già detto che sarà definito "orecchino", perchè nessuna fondazione lo ha reclamato, quel Bigin abbiamo detto "grasso timoniere" dopo il permesso della fondazione Marinai d'Italia, poi abbiamo El Crusco detto "il bello", Andrea Scuro detto Stefano Cancelli, quel Zannella, che è in galera perchè è l'unico che vive in Italia, e quel toscano irrintracciabile.

Da quando il sommo Strizzetti, grande docente delle fondamentali  Politiche Globali in un Contesto Minimalista, con Deriva Sino-Coreana e Scappellamento a Destra/Sinistra , li denunciò per abuso del termine "liberisti", non sappiamo più dove metterli. Sta cominciando a diventare un problema, dovremo chiedere all'oracolo delle TreColline...

 

38 commenti (espandi tutti)

liberalidelcazzo e sedicenti docenti di liberalismo del cazzo. Tutto si tiene. Possiamo chiamarlo berlusconismo di sinistra?

Che cos'è questa democrazia? E diciamocelo: è l'anticamera del socialismo. Io, per esempio, voto socialista.

Visto che siete "amerikani" forse vi sarete accorti del progressivo diffondersi del termine "liberali" come calco del termine "liberal" americano.

Peccato che in italiano abbia una accezione praticamente contraria.

Peccato che in italiano abbia una accezione praticamente contraria.

Parla per te.

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Pellizzetti dovrebbe provare a fare qualcosa di nuovo, quando ha così tanto tempo libero da non saper cosa fare.

Potrebbe provare a lavorare, ad esempio.

 

Molto difficile, ad una certa età. E comunque da l'idea di uno che potrebbe fare parecchi danni; a conti fatti meglio così.

Due osservazioni.

1) Il sito internet Noise From Amerika non risulta avere portavoce.

2) Non appaiono esistere economisti che rispondono al nome di Ferdinando ''Targhetti''. Esiste un Ferdinando Targetti, ex parlamentare del centrosinistra, purtroppo deceduto nel luglio scorso. Se a lui è diretta la denuncia, essa appare quantomeno indelicata. Ignoro però cosa abbia mai scritto Targetti per scatenare le ire del Pellizzetti.

Due domande.

1) Ma Bruno Manghi che ha detto/fatto per meritarsi la reprimenda? Me lo ricordavo come un sindacalista cislino abbastanza mild. Qualcuno ha idea di cosa lo accomuni ai terribili amerikani?

2) Se Boeri si becca la denuncia per aver approvato un accordo (non ho capito quale) tra la Camusso e la Marcegaglia, non dovrebbe la Camusso, che dopotutto tale accordo ha firmato, essere inclusa nella lista?

Mah, il tipo deve avere seri problemi esistenziali con Michele, perché vedo che lo cita spesso. Sembra ossessionato. Basta cercare "patavin fuggiasco" con google e pare che sto grande docente delle fondamentali Politiche Globali altro non faccia in questi mesi che scrivere degli amerikani e di Michele. Divertente, in fondo l'Italia provinciale è purtroppo anche questa. Si personalizza lo scontro, in mancanza di idee serie, e si attaccano le persone sperando che questo in qualche modo porti notorietà. Speriamo che qualcuno faccia per lui una pagina di wikipedia, come quella di Michele.
Sono curioso di conoscerne i titoli, il curriculum.

Ma che giornalista e giornalista!

E' un clarissimo professore di politiche globali all'università di Genova!

Ma se Strizzetti ha ragione, e il termine "liberista" è usurpato, io chi sono ? Che faccio ? Domani penserò come Capezzone (che si definiva liberale), e quindi avrò un calo di neuroni ? E' questo il messaggio: sarete tutti come Capezzone ?

E il commissario Lo Gatto inquisirà anche me ? E voi come vi sentite ?

Chi di "liberalidelcazzo" ferisce di "liberalidelcazzo" perisce!

Mah, può darsi che un giorno periremo ma ci vorranno armi ben più pesanti dei deliri di Pellizzetti. In ogni caso devo dire che questa ossessione italiana con le sigle e gli aggettivi ci ha sempre fatto un po' ridere. Il primo episodio di notorietà di nFA fu l'attacco apparso sul Sole 24 Ore nel febbraio 2008 a firma di un tal Magris, che ci accusava (oltre che di dire parolacce) di essere poco liberali per le nostre continue critiche al governo Prodi. Nella nostra risposta dicemmo tra le altre cose:  

Siamo poco liberali? Forse si, se per liberale si intende un qualche signorotto impomatato che discetta di Croce. In questo senso, liberali non lo siamo affatto. Chiamateci in altro modo, liberisti, libertari, liberioti, quello che vi pare. Non ci interessa particolarmente. Le etichette, a cui così tanti in Italia assegnano importanza ultraterrena, non ci appassionano per nulla.

Direi che dopo tre anni e passa le cose non sono cambiate. Compresa l'ossessione nazionale per le etichette.

Penso di essere uno dei pochi esseri viventi che conosce il gruppo di Critica Liberale sin dalla piu' tenera eta' senza averne mai fatto parte. Sulla loro rivista c'erano sempre dei contenuti piu' o meno interessanti che di certo non si trovavano da nessuna altra parte nell'Italia provinciale in cui il massimo della provocazione intellettuale era citare Proudhon.

Da dove scaturisca tutta questa acrimonia condita di sindacalismo anni 70 e inni al Bene Comune (Bene scritto in maiuscolo come nei libri di catechismo) e' difficle dire. Forse, banalmente, da un po' di confusione.

IL punto di vista di questa gente è più o meno il seguente. Non esistono vie di mezzo, esistono solo due gruppi di esseri umani.

Socialisti=comunisti=Keynesiani=Krugmaniani=Obamiani=paladini dei deboli,degli oppressi dei diritti civili,etc.

Nazisti=Fascisti=camorristi=clericali=Craxiani=Berlusconiani=liberisti=schiavisti spietati privi di scrupoli assetati del sangue della povera gente che desidera solo un misero posto fisso.

Ovviamente questi due gruppi sono immutabili e le ideologie non cambiano da almeno i tempi di Rousseau per essere fedeli al modello superfisso.

Ovviamente è liberale democratico equo e giusto tappare la bocca a chiunque non appartiene al primo gruppo (e per forza di cose appartiene al secondo)e deve essere anche scritto da qualche parte nella costituzione,forse dovere parla di libertà d'espressione o di eguaglianza fra gli esseri umani(che appartengono al primo gruppo).

Mi chiedo se questo Pellizzetti abbia letto nFA veramente o abbia fatto finta.

Sul primo e il quarto punto, noise è sempre stata contro le cricche del potere e non ha mai sostenuto dei monopoli privati, vedi la posizione sulla vendita di Alitalia;

Sul punto due, nei commenti e negli articoli Ex-Kathedra si trovano sempre dati che dimostrano la teoria.

Poi in realtà l'assurdità di questa lettera sta solo nell'incipit quando denuncia Treu (questo Treu?) per essere NeoLib (!!!), per cui penso che già queste poche righe siano sprecate.

Siccome Treu è stato tra i primi promotori di flessibilità nei rapporti di lavoro, è ovvio che lo si accomuni con i neoliberisti da parte di chi si proclama liberale di sinistra (dove il secondo termine connota il primo). 

Peraltro Treu è chiaramente schierato a sinistra, credo che militi nel PD. La sua critica all'art. 8, però, mi sembra più tecnica che politica, come quella di Ichino.

Non credo che legga NfA. O almeno non con assiduita'. Altrimenti qualcun altro sarebbe incappato nella denuncia. Ora che anche LaVoce ha un blog sul FQ mi aspetto un'altra tirata. Del resto Boeri era gia' nella lista.

Credo che il Sig. Pellizzetti non sia interessato nè a leggere, nè a querelare altri in giro, per il semplice motivo che non sono noti. Con questo intendo dire che il Sig. Pellizzetti sa benissimo che la sua querela non sarà mai presa in considerazione, se non per riderci sopra, ma gli serve per acquisire quella visibilità "riflessa" di cui a una nota tecnica pubbliitaria: denuncia qualcuno noto, fallo su un giornale ed hai un pò di visibilità, e pubblicità gratuita.

I tacchini "grossi" della denuncia sono Alesina,Boeri,Giavazzi e Boldrin per via di Ballarò.

Credo che tutti abbiano capito che nessun magistrato darà seguito alla cosiddetta querela, dato che i fatti posti in luce non costituiscono reato ... a prescindere dal fatto che i cosiddetti querelanti non hanno mai incaricato Pellizzetti di agire per loro.  

... a prescindere dal fatto che i cosiddetti querelanti non hanno mai incaricato Pellizzetti di agire per loro.

Anche perché Antonio De Viti de Marco, Luigi Einaudi, Maffeo Pantaleoni e Ernesto Rossi sono incidentalmente morti...

E' chiaro che non è una vera querela, ma solo una provocazione "intellettuale". Se veramente avesse presentato una denuncia farlocca del genere si dovrebbe procedere con un TSO. Mi sembra troppo anche per lui.

 

Credo che tutti abbiano capito che nessun magistrato darà seguito alla cosiddetta querela,

Non porre limiti alla fantasia dei magistrati italiani.

Alcuni hanno fantasia, non tutti. Ma qui non si tratta di formulare ipotesi accusatorie, bensì di inventarsi un reato che non esiste.

chissà che non sia meglio ignorare costui e le sue farneticazioni da politico globale

Non lo so. Ignorare non mi pare utile. Magari da parte dei piu' ci si dedica ad altro, ci si concentra sulle cose serie. Il paese ne ha bisogno. Ma se ogni tanto qualcuno si imbatte nelle esternazioni di costui, vale la pena di leggerle insieme, magari per rilassarsi e farsi due risate, sotto comiKnoise.

E a proposito, rieccolo:

Tra l'altro, qui è la trasmissione "incriminata" con Martino.

 

Commento grandioso! Quest'uomo supererà a sinistra Nicki Vendola, forse anche Paolo Ferrero ... però è un po' cattivo con don Gallo, lo tratta da minus habens dopo avere preso la sua difesa ... non c'è più rispetto per un povero prete altermondialista!

Però, per le difinizioni di Porro come " un perfido finto pacioso molto jet-set del Salento, berlusconiano mordi e fuggi di scuola Il Giornale" e di Martino come il " Milton Friedman de’ noantri ", occorre concedergli onore al merito.

Ma sì, .... l'Italia è inflazionata da giornalisti/comici che strappano la risata il sorrisino con battutine, storpiando nomi e cognomi, inventando sopranomi, pennellando personaggi in modo ridicolo. Ed hanno di che attingere in quantità, dal serraglio italico. Tre le due categorie, pensiamo a Pansa e Grillo. Che fatica che fa chi vuole entrare nel mercato per prenderne il posto.

senilita'

palma 19/9/2011 - 14:20

ho visto un po' della trasmissione da voi indicata, francamente mi sembra una esibizione di senilita', forse rispetto e silenzio restano reazioni adeguate

 

 

Già su nFA apparve un post sulla necessità, tutta italiana, di dare delle etichette, all'epoca era un articolo de "Il Sole 24 Ore", Pellizzetti riesce solo ad aggiungergli il ridicolo, nel senso che la sua denuncia/qurela, vera o falsa che sia, è ridicola, e da sola valeva un post, nel senso che io ho solo scritto quattro fesserie per riderci utleriormente, ma che solo a leggerla era da sbellicarsi dalle risate.

Per il resto ritengo che Pellizzetti abbia un posto d'onore per comiknoise, visto che continua così. 

Ognuno raggiunge il suo livello d'incompetenza, sono solo stupito che l'Università italiana senta il bisogno di insegnare "strategie globali", ma evidentemente una superscazzola non si nega a nessuno.

P.s.

Ho dimenticato la menzione d'onore per Marco Boninu, che è quello che ho segnalato l'articolo.

No no...io non c'entro nulla e non so chi sia lei, signor Esposito...io non voglio querele ;)

Io apprezzo, e ho molto apprezzato in passato:  la consueta chiarezza espositiva e la profondità analitica globale del Pellizzetti, come era da aspettarsi dato il nome della cattedra che ricopre; nonché il tentativo lodevole di discutere delle cose, invece che delle persone, oltre allo sforzo di mantenere la discussione proposta (sul liberalismo italiano) entro il doveroso limite della mera discussione delle idee.

Scherzo ovviamente, Marco E.

Tornando alle cose serie. L'articolo del quale abbiamo riso discusso richiama alcuni vizietti tipici dell'intellettuale italiano, specie se impegnato in politica. Da un lato l'ossessivo tentativo di riportare la discussione di scelte di politica economica pratiche a grandi questioni teoriche di tipo quasi filosofico, quale i termini entro i quali definirsi liberali. Su questo bisogna rompere l'incantesimo: stabilire quale tipo di disciplina giuridica dare al rapporto di lavoro dipendente, e alla modalità della sua eventuale risoluzione per decisione di una delle due parti, è una questione pratica che nulla ha a che vedere con la discussione circa le radici teoriche del liberalismo, le sue varianti e le sue manifestazioni in blog, giornali e così via. Ovviamente, parlare di una questione di fatto, ossia stabilire cosa sia meglio per i lavoratori in termini di opportunità di scegliere e cambiare lavoro, richiede termini di discussione un po' più sofisticati dei soliti cocci filati e sbrecciati con i quali certo giro intellettuale pretende di compilare liste di proscrizione dei nemici del popolo. Per essere molto più chiaro: l'insieme di metafore e considerazioni ironiche della querela non entrano nel merito di quanto intendono discutere, semplicemente dicono che x e y dicono certe cose, che gli stessi x e y hanno molto potere (?) mediatico e non si occupano del bene comune come facevano i liberali "veri". E anche qui entra in scena l'altro vizietto. Stabilire genealogie intellettuali, dalla distanza delle quali derivare patenti di integrità o lealtà intellettuale è l'altro, intramontabile gioco di certi intellettuali. Anche qui non contano i fatti, ma solo il riferimento a certe tradizioni e alla loro preservazione ai nostri giorni. Sinceramente, a me vedere problemi pratici di politica economica affrontati a colpi di citazioni di padri fondatori, testi sacri e dichiarazioni di conformità a questi fa più pensare a roba tipo esegesi biblica (nel migliore dei casi) o (nel peggiore di quelli) alle assemble di qualche sezione comunistà balcanica dove si valuta se le affermazioni del dissidente collimano con quanto trasmesso dalla trazione vera e giusta. Che questo modo di "ragionare" sia ancora diffuso, specie in questioni di tipo pratico, chiarisce bene perché anche laddove si senta l'impellenza di risolvere certi problemi questi siano trattati con la solita solfa moral-solidaristica che in ultima istanza risolve tutta la questione a dire:  quelli sono liberisti che vogliono licenziarvi io invece, nel solco della grande tradizione del VERO liberalismo, sono solidale e lotto assieme a voi. 

Poi, infine, l'ultimo vizietto. Quello delle etichette. Perché anche i giornali  hanno bisogno di accompagnare gli articoli con infografiche dove gli intellettuali sono catalogati ed etichettati? Forse è solo un vezzo giornalistico, ma forse è anche un altro retaggio dell'atteggiamento di schieramento per fazioni e parrocchie nel quale certo intellettualismo italico, e di sicuro quello più impegnato politicamente, ha sempre dato grande prova di sé portando acqua a qualche progetto politico e legando le proprie posizioni all'organicità con una certa parte politica. E qui poi la funzione dell'etichetta sembra quella di consentire al latore di quella di non dover più giustificare perché è liberista o comunista. Prendete il caso di Martino, qualunque cosa dica o faccia lui è sempre "il liberista" della coalizione di centro-destra. Come da bambini: "facciamo che io sono....e tu....".

Comunque credo che non ci sia molto da fare. Molto culturame, specie a sinistra, imposta la discussione dei problemi esattamente con l'approccio che ho richiamato e credo pertanto che questo genere di scritti siano così popolari perché l'intellettuale medio di sinistra questo vuole leggere.

Ps: la grande discussione, ovviamente continua...

 

Giusto per dire...venerdì a Cagliari c'era Latouche, invitato a un festival letterario (Marina Cafe noir), che dinnanzi a una platea di cagliaritani parlava di decrescita. Voglio dire: più decrescita di così che stanno chiudendo anche quei pochissimi sgabuzzini ancora aperti mantenuti in piedi da aiuti di stato e regimi tariffari speciali? Decrescita di cosa se la metà di quelli che applaudivano festanti, Ichnusa alla mano, erano e sono (e siamo) destinati al deserto perché non c'è crescita? Ma come si fa a invitare qualcuno che parla di decrescità in un posto sottosviluppato come la Sardegna? Ma cosa vogliamo decrescere? Ma come si fa? E nessuno che gridasse che il re è nudo...vabbè qualcuno c'era.

Ma da quando, ditemi voi, chi fa letteratura spera che la sua narrativa diventi l'agenda di politica economica di un paese? Da quando? Forse da quando quell'affabulatore di Tremonti si è stufato di fare il commercialista e si è messo a fare lo scrittore si è del tutto sdoganato questo modo di fare i governanti o l'aspirazione ad esserlo...

Latouche è un genio sa che la Sardegna è una regione avvantaggiata in quanto potrà decrescere in maniera molto più rapida !!!

Io aspetto ancora che mi spieghi come ci si fa a nutrire tutti "biologico e a km zero", come consigliava tempo fa su Rai Radio 3. Dato che siamo entrambi di Milano sono curioso di sapere i campi di pomodori bio per la popolazione di 1500 abitanti dove li mettiamo per le mozzarelle bio ho già pensato io: bufale allo stato brado in parco sempione e Arena riattata a centro di mungitura poi si va tutti di caprese! 

Ma no, basta che applichi la decrescita anche alla popolazione.

Che poi puoi pure togliere i semafori e farti monza-duomo in 10 minuti

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