Certo che con un giornalismo così...

6 novembre 2009 giorgio topa

Titolone su repubblica.it di oggi: "OCSE vede ripresa, Italia al top". E subito sotto: "USA, disoccupazione record".

Analoghi titoli sugli altri quotidiani italiani.

Insomma, giornalismo della serie: non solo l'Italia va meglio di tutti, ma guardate cosa succede a quei cattivoni capitalisti-imperialisti-egemonisti; la logica esasperata del mercato a tutti i costi che poi si autodistrugge e collassa sotto il peso delle proprie contraddizioni interne, ecc. ecc.

Poi sono andato a guardare l'articolo. Ho trovato le seguenti frasi:

L'economia dei paesi Ocse continua a mostrare forti segnali di ripresa e dall'Italia arrivano le indicazioni più positive.

Primi! Siamo primi!

La notizia è accolta con molta soddisfazione dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "C'è un diffuso ottimismo. C'è effettivamente una sensazione, anzi segnali concreti di una ripresa con il peggio della crisi ormai alle spalle, basta guardare i dati dell'Ocse. Anche per quanto riguarda i contatti con il mondo delle imprese c'è ottimismo". Il premier sottolinea inoltre il dato secondo il quale "L'Italia sta meglio di altri Paesi. Abbiamo superato anche l'Inghilterra. Siamo sesti contributori alle spese delle Nazioni Unite, terzi per quelle dell'Europa".

Ah, l'Inghilterra! La perfida Albione! L'ossessione del sorpasso, e il riferimento - assolutamente esilarante - ai contributi alle Nazioni Unite! Non li paga più nessuno, i contributi all'ONU. Più seriamente, essi sono legati al PIL totale, mentre per fare confronti fra paesi di solito si usa il PIL pro capite. Capita così che la Spagna nel 2009 paghi solo $80.7 milioni di contributi ONU contro i $138.1 dell'Italia, nonostante che la Spagna abbia superato l'Italia come reddito pro-capite già nel 2006 (dati OCSE [cliccate sul tab "Comparison with other OECD countries" per la riga "GDP per capita" sotto "macroeconomic trends - Gross Domestic Product (GDP) - size of GDP"]: nel 2007 il GDP per capita della Spagna era $31,586 (PPP) contro $30,381 per l'Italia). Nel 2008 il risultato finale darà una distanza ancor maggiore perché il PIL spagnolo è diminuito meno dell'italiano (anche se, per il momento, la loro disoccupazione è aumentata ben di più). Comunque BS, nella fretta di gioire, si è sbagliato: non è vero che abbiamo superato la perfida Albione nella specialissima classifica dei contributi all'ONU: nel 2009 il Regno Unito paga $180.6 milioni!

Ma veniamo alla parte sugosa dell'articolo, ossia all'indice che è aumentato, al ranking in cui siamo primi, finalmente, primi nel nostro posto al sole delle classifiche mondiali, come da sempre ci spetta grazie al fattivo operare del nostro magnifico governo.

Per l'Italia è avanzato di 1,3 punti dal mese precedente, mentre la crescita su base annua, pari a 10,8 punti, è la più consistente tra i paesi considerati. Secondo l'organizzazione in Italia l'economia è orientata su "espansione".

...Ma che cosa, cosa è cresciuto del 10.8% su base annua? Quando si parla di crescita economica ci si riferisce alla crescita del PIL reale (totale o pro capite), e una crescita del 10.8% fa effettivamente colpo. Poi però leggi più attentamente e scopri che a crescere del 10.8% è stato "il superindice". Si, proprio così, il superindice OCSE per l'Italia è cresciuto questo mese del 10.8% su base annua! Ma cos'è?? Non si sa, il giornalista di Repubblica non lo dice, si limita a menzionarlo ben quattro volte nel corso del breve trafiletto. Idem per i giornalisti degli altri quotidiani italiani. Evidentemente lo conoscono tutti così bene che non c'è bisogno di spiegarlo.

Una veloce occhiata ai dati OCSE [a sinistra, cliccate su "General Statistics" - Key Short Term Economic Indicators - Quarterly National Accounts (GDP constant prices)] rivela che come crescita del PIL reale, nel secondo trimestre 2009 (l'ultimo per il quale i dati sono disponibili) l'Italia è messa meglio di Spagna e Islanda, ma peggio di Francia, Germania, Irlanda, Giappone, Corea e USA. Era messa peggio in quelli precedenti, ed essendo la variazione totale la somma delle trimestrali, non credo proprio che sia messa meglio della media. Ad occhio e croce è messa peggio, ma non ho fatto la somma. Ma non dovrei deviare.

Andiamo quindi a cercare questo superindice OCSE. A naso, si tratta di un indice di "leading indicators" ovvero indicatori congiunturali che in teoria dovrebbero essere correlati con crescita futura. Ho trovato infatti questo news release dell'OCSE, che sembra essere la fonte dell'articolo di Repubblica.

Orbene, questi "composite leading indicators" sono un po' come una salsiccia: si prendono un bel po' di serie storiche, le si massaggia un po', le si butta in un calderone, le si cucina per bene, et voilà, ecco il superindice.

...Detto in modo più tecnico, si fanno i seguenti steps (p.4 del documento): si preselezionano le serie storiche (Reference series, Components series), si filtrano (Periodicity, Seasonal adjustment, Outlier detection, Cycle identification, Normalisation), si valutano (Length of the lead, Cyclical conformity, Extra/missing cycles, Performance), si aggregano (Weighting, Lag shifting & inversion, Aggregation), e si presentano (Amplitude adjusted, Trend restored, 12-month rate of change).

Una vera salsiccia d'alta qualità. Anzi, forse, una stupenda mortadellona da fare a fette, o cubetti ... Il problema qual è? Il problema è che non c'è ancora nulla da mangiare. È una mortadella-annuncio, una salsiccia-della-speranza, come i treni per Lourdes. Di lavori in più e di maggiori soldi in tasca per gli italiani, al momento, non ce n'è manco mezzo! C'è solo una bella torta volante in cielo, da usarsi come scusa per continuare a non far niente, per non riformare nulla, per lasciare tutto come sta: tanto funziona, visto?

Non solo, almeno ultimamente, pare che la performance previsiva del superindice si sia deteriorata (ottimo il pezzo di Mario, di cui mi son accorto solo ora purtroppo). Ma al giornalista di Repubblica, e al lettore mediano, queste cose non interessano. L'importante è avere ottimismo e pensare di essere primi senza aver fatto nulla di concreto. Tutto merito dello stellone, visto che lo stellone sempre ci assiste?

Forse che anche a Repubblica cominciano ad essere preoccupati per quello che potrebbe succedere alle "fabbriche di odio e di fango" a cui si riferisce Michele?

63 commenti (espandi tutti)

Grazie Giorgio :)

Aggiungiamo anche che il CLI si ottiene con serie storiche Istat e Bankitalia, quelle stesse istitutuzioni a cui i nostri eroi volevano dar fuoco per manifesto disfattismo, e il cerchio è chiuso.

Giorgio,

ottima riflessione chiarificatrice: la lettura di nfa è roba da educazione civica ormai. Certo, non c'è tempo a spigolare fra le messi di idiozie, incomprensioni e travisamenti che grondano dal giornalismo nostrano, ma a farlo si rende un bel servizio alla verità.

Aggiungo. Quanto è pagato il giornalista di Repubblica che ha scritto la tr...ta qui discussa? Ecco, Giorgio l'ha fatto gratis (ok ok,  a parte il costo opportunità del tempo di Giorgio). Alla redazione di Repubblica, se ci legge: vi prego, uno scatto di reni! Preparate meglio i vostri giornalisti, se proprio non ce la fate, avanti con un bel copia e incolla, basta che diciate da dove copiate.

Repubblica dovrebbe essere fra i botoli più rabbiosi e agguerriti del cosiddetto quarto  potere...e invece anche loro abbaiano alla luna senza costrutto...loro! Che fanno sempre le pagelline a tutti gli altri. A quest'ora magari Scalfari è già a nanna, o forse, chissà, è già al quinto foglio dell'esasperante editoriale che inonderà Repubblica domenica prossima...chissà che smetta di vergare il prossimo mattutino domenicale e legga nfa.

A proposito di giornalisti di "opposizione"...ma c'è qualcuno che la mattina, intorno alle 7, guarda la all-news della Rai, RaiNews 24? La BBC de noartri...Anche quella è robaccia: il suo direttore, Corradino Mineo, stamattina parlava di privatizzazioni con una parlantina, era insopportabile! Tra l'altro continuava a interrompere la giornalista seduta al suo fianco, spandendo le sue considerazioni su pericoli del mercato e quant'altro...allora ho guardato il suo profilo su wikipedia è ho capito: era un giornalista del Manifesto.

Il giornalista, si fa per dire, di Repubblica è pagato quanto quelli di CorSera e La Stampa o quelli delle TV. Nessuno di loro si è preso il fastidio di provare a capire.

Non se lo sarà giustamente letto nessuno, ma un paio di mesi fa avevo scritto questo editorialino non firmato sul Riformista, il mio ex giornale (ora sto al Fatto Quotidiano), perché la cosa puzzava anche a me...

Saluti a tutti

Venerdì l’Ocse ha pubblicato il suo “superindice” (CLI, Composite leading indicators) che prevede per l’Italia una fase di «possible expansion».

Come è successo sempre in questi mesi, tra i dati che quotidianamente produce l’organizzazione parigina alcuni vengono isolati e amplificati, diventano una sentenza sullo stato della crisi. «Ripresa, cinque segnali positivi», era il titolo di apertura del Corriere della Sera di ieri. Ancora più esplicito il Sole 24 Ore: «La produzione si risveglia». ll messaggio che arriva al lettore è chiaro: come dice da mesi Berlusconi, la crisi è solo psicologica, anche i numeri lo dimostrano. Però basta leggere dietro le sigle e dentro le tabelle per capire che ci vuole un po’ più di prudenza.

 Intanto il superindice indica «un’informazione qualitativa più che quantitativa», cioè serve a individuare il momento di svolta del ciclo economico (per esempio da recessione a ripresa), non l’ampiezza della correzione. E l’inversione di tendenza non è immediata, ma si verifica nel giro di qualche mese. Osservando le tabelle che indicano l’affidabilità statistica del CLI si nota anche che la deviazione standard di quello italiano (il parametro che misura la dispersione dei valori intorno alla media, più è alto meno affidabile è il dato) è da sempre la più elevata tra tutti i paesi coinvolti nella rilevazione. E ancora: tra gli indicatori italiani scelti per costruire il superindice non ve n’è alcuno direttamente legato all’occupazione. Mentre sappiamo che sarà proprio questo il problema dell’autunno, nonostante il mercato del credito sia migliorato e la produzione industriale stia gradualmente riprendendo almeno per reagire all’esaurimento delle scorte. Come ha avvertito più volte il Fondo monetario internazionale, anche quando l’economia ripartirà ci sarà un gap di almeno sei mesi o un anno prima che gli effetti si sentano sull’occupazione. Quindi la ripresa prevista dal superindice potrebbe essere percepita dai cassintegrati italiani, se va bene, nel 2011.

Tecnicismi, certo, ma che non vengono mai esplicitati, preferendo affidare i messaggi di ottimismo a pochi numeri di immediata – anche se illusoria – comprensione. Altre cifre, invece, raggiungono la prima pagina meno di frequente, come le revisioni al ribasso dell’Istat sull’andamento del Pil: non è ancora sicuro che quest’anno riusciremo a evitare un tracollo di sei punti percentuali, dipende da come andrà l’ultima parte dell’anno. Ma dirlo, e scriverlo, rischia di rovinare il clima.

Nella determinazione del Pil bisogna anche tener conto della componente statale molto rilevante per l'Italia che, tenuto conto del metodo di calcolo, contribuisce a far media con la componente privata che quindi cade più della media.

E' appunto tale componente che storicamente fa si che in fase di recessione in Italia la sua caduta (o minor crescita) risulti meno rilevante che negli altri paesi industruializzati.

Inoltre bisogna altresi' considerare che la quota di Pil relativa agli immigrati è aumentata notevolmente negli ultimi anni e quindi, visto che il PIL è praticammente stabile da una decina di anni gli Italiani si sono impoveriti e stanno utilizzando il capitale accumulato per mantenere costante il livello di reddito   

Eppure nel rapporto OCSE qui linkato c'è la pagina Methodological Notes che al paragrao iniziale Purpose conclude: Altough the CLIs attempt to predict movements in the output gap, they should not be interpreted as providing exact forecasts.Non penso neppure a marchette mediatiche. E' solo superficialità, tanto per essere generosi.

 

 

Non è solo un problema di giornalismo, un giornalista non è tenuto ad avere un PhD. Purtroppo certi indicatori aggregati sono frutto di un pessimo modo di "fare economia". Si guarda ai dati perché si vuole dare una parvenza di scientificità ai propri argomenti, ma alla fine ci si comporta da maghi-santoni che mescolano i numeri in uno strano calderone, spesso serie molto correlate fra loro, senza capire bene cosa si vuole ottenere da questi numeri, e con la pretesa più o meno velata che abbiano valore previsivo. 

Purtroppo questi personaggi sono ascoltati, sono presenti nelle banche centrali, nelle istituzioni di ricerca, e sono pertanto ripresi anche dai giornalisti che credono nella reputazione di queste istituzioni. 

Suvvia, i leading index non sono cosi pessimi. Vi sono ricerche econometriche serie su di essi, per esempio i lavori di Stock e Watson.

Solo che i giornalisti devono dire chiaramente che si tratta di previsioni, non di crescita economica avvenuta. E che la disoccupazione e' un lagging index che migliorera dopo, non prima, di altri indici.

Il problema è che hanno un che di approccio n. 3 di questo articolo di alberto. Peggio, aggregano le righe di quella tabella con pesi che non ci è dato di conoscere, che variano nel tempo, per il beneficio di chi non ha tempo di guardare 5 numeri ma 1 sì. Non so, a me l'approccio lascia piuttosto scettico.

Sante parole, Andrea, e' proprio l'approccio n.3 di Alberto (possiamo farci qualche soldo? Chanel n.5, approccio n.3 ... Non si sa mai, magari funziona).

Tutti questi leading indices cercano di massimizzare la propria capacita' previsiva, usando qualche criterio statistico di performance. Come si valuta la performance? Semplice: si prendono i dati per un periodo di tempo gia' trascorso, diciamo da 0 a T, e si suddivide questo campione in due parti, da 0 a t < T, e da t a T. Poi si prende il leading index da 0 a t e si vede quanto e' in grado di predire i dati economici da t a T. Infine si itera su questa procedura per massimizzare il fit, buttando dentro alcune serie storiche, togliendone altre, e impiegando tecniche sofisticatissime di pesi, filtri, ecc (l'arte della salsiccia).

Il problema pero' e' che questo esercizio viene svolto su dati passati, e quindi si tratta di una (sofisticatissima) ma alla fin fine banale estrapolazione dal passato. Non c'e' modello, non c'e' ragionamento sul quale si fondano le previsioni.

Riguardo a stock e watson, mi pareva di aver capito che proprio loro avevano sollevato dei dubbi sull'uso previsivo di questi leading indicators, e messo in guardia contro il loro uso indiscriminato. Ma magari mi sbaglio.

 

Il problema pero' e' che questo esercizio viene svolto su dati passati, e quindi si tratta di una (sofisticatissima) ma alla fin fine banale estrapolazione dal passato. Non c'e' modello, non c'e' ragionamento sul quale si fondano le previsioni.

Ma alla fine sti superindici ci prendono o no? Se andiamo a vedere le previsioni degli ultimi 15 anni, come si discostano dall'effettivo andamento? Sono tutte esternazioni ufficiali OCSE, no? Qualcuno avra' controllato. Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

 

Ma alla fine sti superindici ci prendono o no? Se andiamo a vedere le previsioni degli ultimi 15 anni, come si discostano dall'effettivo andamento? Sono tutte esternazioni ufficiali OCSE, no? Qualcuno avra' controllato. Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

 

Credo che questo debba essere il nocciolo della discussione.

Le previsioni economiche (superindice o altro) hanno una attendibilità verificata a posteriori ?

Se si - con tutte le ovvie cautele dovute alla impossibilità di pretendere previsioni esatte al 100% - allora vale la pena parlarne, altrimenti tanto vale discutere dell'oroscopo per il prossimo anno.

D'altra parte, mi chiedo (non provocatoriamente, ma proprio da ignorante), se il superindice è così aleatorio e sostanzialmente ininfluente, perchè all'OCSE perdono tempo a calcolarlo ? Cui prodest ?

 

Ogni modello, come sottolineavano Andrea e Giorgio (eleganza formale e martellamenti assortiti) prima o poi cade vittima di obsolescenza a causa del mutare delle condizioni ambientali. Sono i famigerati "break strutturali". Figuriamoci se questa contingenza, nel mezzo di una debt deflation che non si verificava da un'ottantina di anni, non è e sarà causa di break strutturali. Vale lo stra-citato lavoro di Rogoff e Reinhart, che ha prodotto il libro "This time is different". Ma l'Ocse ha segnalato molto chiaramente il rischio di alterazioni dei valori di lungo termine nei parametri del modello. Il problema è che, prima di arrivare a questo, i giornalisti avrebbero dovuto capire (come diceva Antonio) che trattasi di forecast.

L'operazione più sporca e/o ignorante l'ha fatta il Tg1 delle 20 di ieri, che ha usato una bella infografica che mostrava il +1,3 mensile e +10,8 annuale del CLI, instillando il suggerimento subliminale che fosse qualcosa di confrontabile col GDP...

Grazie, Mario. Quello che avevo in mente quando parlavo di estrapolazione dal passato vs. uso di modelli, e' proprio questo: quando si verificano eventi inusuali ( a frequenza piu' bassa di quella ciclica), o dei mutamenti "strutturali", le estrapolazioni dal passato ci azzeccano poco.

La nota tecnica dell'OCSE che avevo riportato nell'articolo, a p.3 contiene un grafico che confronta l'andamento del loro indice con quello dell'attivita' economica nell'area OCSE. A parte il fatto che non si sa quale sia la misura utilizzata per descrivere il livello di attivita' economica, e a parte il fatto che la figura si riferisce all'insieme delle economie OCSE e non a singoli paesi, una cosa salta subito all'occhio: il superindice sembra precedere abbastanza regolarmente (a occhio) i turning points dell'attivita' economica (ovvero, le inversioni di tendenza), ma non l'ampiezza di queste oscillazioni: basta guardare gli anni 91-92, e i picchi del 1994, 1998, 2000 e 2004 per esempio.

Questo vuol dire (di nuovo, molto a spanne) che del superindice possono essere utili i punti dove la derivata prima cambia segno, ma non l'ampiezza delle sue variazioni in un dato periodo di tempo - proprio quello che invece strombazzavano i giornali, confrontando il 10.8 italiano con la variazione dell'indice in altri paesi.

Tutto questo a occhio e a spanne, quando ho piu' tempo guardo delle analisi piu' rigorose.

Perche' se ci azzeccano 9/10, sinceramente chissene se non hanno il modello elegante con le lettere greche.

Secondo me questa è la classica fallacia dello scienziato naturale (senza offesa, Giorgio): in economia non é importante solo riuscire a descrivere statisticamente i dati, ma é fondamentale capire come queste proprietà statistiche sono generate per poter fare previsione (con tutti i limiti del caso, io sono tra quelli che diffida delle previsioni puntuali). Le persone non sono pendoli che seguono una equazione differenziale di secondo grado, in cui solo il passato conta. Per le persone, contano pure le aspettative sul futuro, per esempio. Una previsione economica si basa sul COME la gente si comporta, sul COME la gente reagisce agli stimoli, su COME la gente forma aspettative sul futuro, su COME la gente commette errori, sulla forma istituzionale che incanala le decisioni individuali in prezzi e transazioni, ecc. Se questi dettagli non sono tenuti in conto, il rischio è di fare la figura della Romer sulla previsione del tasso di disoccupazione US.

Non ho capito dove sta la fallacia in tutto questo, Antonio.

Data una previsione con superindice i casi sono due: o ci azzecca o non ci azzecca. GT dice che il superindice aggregato sembra fare un buon lavoro a trovare inversioni di segno, non molto altro. Mi piacerebbe vedere i dati per paese pero', se qualcuno li trova please share here.

Detto questo, quali sono i motivi sottostanti che regolano l'andamento di una economia ci interessa fino ad un certo punto. Tra l'altro non sono d'accordo che per modellare sia necessario avere una piena comprensione dei fenomeni che elenchi qui sopra: mi sembra di capire che alcuni modelli funzionano abbastanza bene pur essendo estremanente semplici. Penso a tassi di intereste -> inflazione, ad esempio. In biologia, per ricollegarmi a cio' che dici, si possono (e si devono) fare modelli su come funzionano certe proteine, diciamo, senza conoscere le proprieta chimico fisiche delle molecole che le compongono (infatti si possono fare modelli senza nemmeno conoscerne la sequenza).

Se davvero sostieni che "capire come la gente commette errori e come la gente crea prospettive sul futuro" sia indispensabile per formulare qualsiasi previsione economica, stai consigliando di abbandonare per un po' l'economia e spostarsi sulla psicologia. (bait: lo so che qui c'e' chi guarda a behavioral economics storcendo un po' il naso).

Grazie Giorgio per l'intervento: appena ho letto la notizia sul corriere della sera mi prudevano le dita. Se trovo il tempo preparo un grafico con l'evoluzione del PIL pro-capite PPP di Italia, Spagna, Francia, Germania e UK negli ultimi anni, per mostrare un quadro piu' corretto della situazione. Il CDS scrive:

L'Organizzazione: forti segnali di crescita
Ocse: c'è ripresa, Italia al top
«Noi il sesto Paese più ricco»
Berlusconi: «Superata la Gran Bretagna, siamo i sesti più ricchi al mondo».
Tremonti: «Tempo galantuomo»

[...] L'Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per prodotto interno lordo (Pil) e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i Paesi industrializzati dal mondo. [...]

Vale la pena di notare il linguaggio falso, superficiale e tendenzioso di questo pezzo di disinformazione, che eredita peraltro una lunga tradizione in materia.

L'Italia viene definita 6o Stato "piu' ricco" del mondo, ma questa affermazione e' fuorviante, per diversi motivi.

Per prima cosa il giornalista ha omesso di indicare nel titolo per quale parametro gli Stati sono stati confrontati: il PIL nominale complessivo.  Inoltre solo nel testo si aggiunge "tra i Paesi industrializzati", altrimenti la Cina e forse altri Stati come l'India supererebbero l'Italia.  Perche' la Cina non rientri tra i Paesi industrializzati nel 2009 rimane poi discutibile.

Ora, se l'Italia ha un grande PIL in termini nominali significa che la sua economia e' produttiva, in termini nominali, semplificando si puo' scrivere che la sua economia e' grande. Se si volesse informare correttamente e in maniera comprensibile bisognerebbe scrivere "in termini di PIL nominale, l'Italia e' la 6a economia al mondo tra gli Stati di antica industrializzazione". 

L'aggettivo "ricco" e' sbagliato anche perche' nel linguaggio corrente si applica a persone fisiche e significa "dotato di ampie risorse" presumibilmente poi anche accumulate o ereditate nel tempo, non necerssariamente prodotte nell'ultimo anno. Se si vuole usare l'aggettivo "ricco" per uno Stato, sarebbe onesto e corretto definire "ricco" uno Stato dove il cittadino medio e' ricco, o al limite produttivo nell'ultimo anno (come accade per USA, Svizzera, Norvegia). Uno Stato come l'Italia dove il cittadino medio sia in termini nominali sia in termini reali e' povero rispetto agli Stati di piu' antica industrializzazione dovebbe essere definito "povero".  Personalmente rtitengo che i politici e i giornalisti che definiscono l'Italia un Paese ricco sulla base del PIL totale, specie nominale, sono ignoranti, incapaci di comprendere la realta' e/o disonesti.

del pezzo di Repubblica e' la frase "Secondo l'organizzazione in Italia l'economia è orientata su "espansione"."

Mi ricorda quel film con John Belushi, 1941, dove un generale spiega i vari livelli di allarme per una presunta invasione giapponese a Hollywood, e ad ogni livello di allarme si vede un vecchio semaforo che passa da blu a giallo a rosso. Assolutamente da spisciarsi.

Non so se questo mio commento e' una difesa della stampa italiana o una chiamata a correo per tutta la stampa internazionale. Anzi non commento e riporto pari pari.
Il Financial Times scrive:

OECD data point to strong signs of recovery

All the world’s big economies are seeing strong signs of recovery from the worst global recession since the Great Depression, according to data from the Organisation for Economic Co-operation and Development.
A measure of future economic activity by the Paris-based international organisation points to “expansion” across OECD developed economies as well as six big emerging markets in September for the first month since early 2007.
The strongest recovery is forecast to be in China, France, Italy and the UK, with Canada and Germany also showing tentative signs of expansion.

E Le Figaro scrive con maggiore entusiasmo:

L'OCDE voit des «forts signaux» de reprise
 
L'Organisation de coopération et de développement économiques voit des signes tangibles de croissance en France, en Italie et au Royaume-Uni. La reprise s'amorce également aux Etats-Unis et au Canada.

…. L'indicateur composite avancé pour la zone OCDE a augmenté de 1,3 point en septembre, à 100,6 contre 99,3 en août (révisé de 99,2) et est désormais supérieur de 3,4 points à son niveau d'un an auparavant.

Il Wall Street Journal idem. Il FT non doveva nemmeno tradurre, eppure scambia sistematicamente expansion con recovery, rispetto al significato originario dato dall'OECD per questo indice composite leading indicators

Rispetto alle menate della stampa italiana che titola Italia 6o paese piu' ricco al mondo, mi sembra che la qualita' della stampa estera, rispetto al livello miserevole di quella italiana, sia assolutamente decente.

le dichiarazioni erano virgolettate e chiaramente attribuibili a superman. comunque in questo caso c'hai ragione assai...non ci sono scuse...

e' la parolina inglese "FORECAST" che fa la differenza, non credi?

se "forecast" di FT e' sufficiente, allora anche "presaging" puo' bastare per scagionare il WSJ , mentre "atteso" per la repubblica dovrebbero essere solo un'attenuante, vista l'aggravante del mix confuso di dichiarazioni politiche nello stesso pezzo, mentre per le figaro niente attenuanti, ma neanche aggravanti. In ogni caso, nessuno che segua le guidelines del buon giornalista della BBC 

Ma esattamente mi sai spiegare di quale "recovery" avrebbe bisogno la Cina che non è mai andata in recessione?

Ogni volta che leggo questi svarioni dei "grandi" media mi chiedo quanti devono essere i "danni da disinformazione" che il cattivo giornalismo fa alla opinione pubblica. Soprattutto in economia.

Un sorriso esterrefatto

C.

Ho dei dubbi sul soprattutto: in informatica sono almeno altrettanto sballati. E non c'è manco la scusa di far favori a chichessia: semplicemente ne scrive gente che non ne capisce un' h. E in fisica è pure peggio (non ne capisco molto ma basta per dare un giudizio).

Immagino la cosa si possa estendere ad ogni disciplina.

Stanno dando grande sfoggio della loro competenza or ora al TG3 - Linea Notte

si, perche' dopo i due brunetta ora ci sono anche i due tremonti! cosi' esultava GT ieri, come riportato dal corriere:

TREMONTI - «Sono tanti anni che stavamo indietro, sembrava che altri fossero pecore bianche e noi quella nera», è stato il commento Tremonti sui dati Ocse. «Stiamo andando nella media dei grandi Paesi, nella media dell'Europa. Noi l'avevamo detto prima della crisi. Altri avevano le economie drogate dalle carte di credito e dalle bolle finanziarie, noi andavamo avanti con la manifattura. Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere. Occorre evitare che arrivi un'altra crisi. Altri devono controllare di più: in Italia lo abbiamo fatto abbastanza bene».

ma qualcuno gliel'avra' spiegato che tirare fuori un tasso di crescita dai composite leading indicators vuol dire fare una PREVISIONE CONGIUNTURALE?

no, perche' mi pare che un po' di tempo fa il nostro ministrone indossasse la tunica del profeta geremia e andasse in giro dicendo che le previsioni di breve periodo non si possono e non si devono fare.

 

 

 

no, perche' mi pare che un po' di tempo fa il nostro ministrone indossasse la tunica del profeta geremia e andasse in giro dicendo che le previsioni di breve periodo non si possono e non si devono fare.

Appunto: ma gli economisti non dovevano tacere?

Ora tirano fuori un superindice (che altro non è che un crogiuolo di previsioni buttate lì a caso e prive di reale sostanza) che pone l'Italia in testa: ergo il buon Tremonti può dire che siamo il migliore paese al mondo, governato dal miglior presidente del consiglio della storia dell'umanità coaudiuvato dal più grande esperto di economia (non economista, sia chiaro) al mondo. Urge che qualcuno spiega al buon Tremonti cosa sia questo superindice (qualcuno che non sia un economista, sia ben inteso).

E questo pezzo indimenticabile?

La Russa, che ancora una volta prende le mosse dell'aspirante premio Nobel Brunetta, e dinnanzi alla questione del crocefisso invita i fautori della rimozione dello stesso a "morire", parla "di organismi internazionali che non contano nulla" (perchè egli non è d'accordo con quanto essi dicono), e infine insulta gli ospiti della stessa trasmissione che lo hanno preceduto sostenendo tesi contrarie alle sue.

Poi c'è Sposini, che lascia La Russa liberissimo di sbraitare la sua foga...e notate la postura dei due: Sposini intimidito, che replica a smozzichi di parole con il busto proteso in avanti in un inchino irriflesso; dall'altra parte La Russa, sicuro di sè, che fa battute e si incazza, grida e si guarda intorno imponendo tempi e contenuti della discussione, manco fosse il padrone di casa.

Anche da questi episodi si capisce chi è il padrone della baracca RAI: i politicanti al potere al momento, che vanno nei salotti televisivi a sciacquarsi la bocca e a pulirsi le suole su zerbini pavidi e ignoranti.

Questo articolo mi ha fatto tornare in mente un indice prematuramente scomparso. Fece la sua comparsa nel 2006, ebbe vasta eco sui media, durò un paio d'anni e poi morì, improvvisamente, senza dare preavviso. Nessuno ne parlò più, nessuno ne sa più nulla.

A quanto pare sono l'unico a sentirne la mancanza o, quanto meno, a volerne avere notizie: ho provato anche su "Chi l'ha visto?", ma pare l'argomento non interessi.

In questi giorni ho avuto la conferma dei miei timori: l'indice non è fuggito all'estero ma è probabilmente rimasto vittima di oscuri intrighi di palazzo. Quello stesso palazzo che dice ignorare quanto dice l'OCSE quanto porta dati reali sul PIL o l'ISTAT quando rilascia dati veri sull'occupazione per poi affermare che "il tempo è galantuomo" quando la stessa OCSE tira fuori dati a caso puramente previsionali.

Avete capito di cosa sto parlando? Un indizio: l'indice era fornito dall'ISTAT.

Cavolo, ci sei andato vicino: io parlavo di un "indice", un indicatore economico, insomma.

Alle osservazioni avanzate da Giorgio e dai lettori, che condivido ampiamente, vorrei anche aggiungere la seguente, che potremmo battezzare come la regola del "chi fa dei grandi scendi-sali  ... rimane indietro".

Considerate, a titolo di esempio, due paesi che abbiano un reddito iniziale di 100.

- Paese A, scende del 5% e risale poi del 4%: risultato finale è 98.6.

- Paese B, scende del 10% e risale poi dell'8%: risultato finale è 97.2.

Vorrei ricordare che la discesa percentuale del PIL italiano, integrata sul tempo trascorso da inizio crisi ad ora, è stata seconda solo a quelle di Germania ed Irlanda. Quindi anche ammesso, e certamente non concesso, che la previsione del "superindice" risultasse per caso azzeccata ....

Stamani sul Corriere on line titolone sull'approvazione della riforma sanitaria "di Obanma" da parte della Camera dei rappresentanti, che dovrebbe ora passare al Senato per l'approvazione definitiva. Come in Italia. Secondo l'Economist, in realtà Obama ha chiesto a Camera e Senato di formulare due piani di riforma, indicando solo alcune linee guida. Una volta approvati i due piani, i rappresentanti delle due assemblee dovrebbero trovare un compromesso che, presumo sarebbe poi votato di nuovo  dalla due assemblee. Chi ha ragione? Io direi a naso l'Economist, sulla base della reputazione. Aspetto lumi dagli amerikani in loco. In ogni caso uno dei due giornali dice una sciocchezza

 

E' il "di Obama" che ti da fastidio? Mi sembra un peccato veniale. La camera ha certamente inserito diverse norme che non piacciono ad Obama, ma se una legge passera' sara' certamente considerata la riforma "di Obama". La legge comunque verra' certamente cambiata al senato.

Credo che gli dia fastidio anche la descrizione della procedura. In altri termini, non e' vero che il testo della Camera adesso passa al Senato che magari lo modifica e lo ripassa alla Camera, ecc (che credo sia quanto accade in Italia, right?).

Invece, Camera e Senato hanno scritto due testi distinti, tenendo conto delle diverse sensibilita' dei propri membri. La Camera ha appena passato il suo, ma con delle norme (come la public option) che il Senato ha gia' detto di non volere. Quando anche il Senato avra' approvato il suo testo, si svolgera' un processo di riconciliazione fra i due testi fino all'approvazione definitiva.

Quindi direi che ha ragione l'Economist.

Quando anche il Senato avrà approvato il suo testo, si svolgerà un processo di riconciliazione fra i due testi fino all'approvazione definitiva.

E, siccome entrambi i testi fanno abbastanza schifo ed in queste operazioni di conciliazione si scelgono sempre i pezzi peggiori delle due parti, ne verrà fuori uno schifo.

Ma questa affermazione, lo so, richiederebbe un lungo post per essere spiegata. Comunque la metto lo stesso. La cosidetta "riforma" sanitaria di Obama è un'ulteriore pietra miliare sulla strada della decadenza di questo paese, asfissiato da special interests e monopoli  d'ogni tipo. Come s'era purtroppo previsto, il signor Obama, vero "democratico di razza" è tutto fuorché "change". È solo il grand commiss di una nuova coalizione di gruppi d'interesse monopolistici, banche, medici, hollywood e wall street, prime fra tutte, seguite a ruota da quelle più tradizionali (insegnanti, sindacati ...).

Non ci siamo capiti. Io non entro nel merito della riforma. Seguivo un post sull'incompetenza dei giornalisti italiani, che non sono in grado di spiegare il funzionamento del sistema USA. Un lettore ignaro potrebbe pensare che la riforma sia approvata per il 90%

(PS il Sole è più corretto)

mi permetto di rompere la vostra monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani dicendo che siamo in buona compagnia.

Il sorpasso è stato accettato e annunciato dalla stessa Inghilterra come riportava in prima pagina il dailytelegraph il 23 ottobre scorso. Un fatto ripreso da molti giornali, anche italiani, il giorno dopo.

ecco il link dell'articolo 
http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/recession/6418344/UK-economy-overtaken-by-Italy.html

Ora, come nel caso del sorpasso spagnolo ai nostri danni di qualche anno fa, sono classifiche di scarso valore. Anche il Telegraph, notoriamente vicino ai conservatori le ha dato risalto solo per colpire il governo Brown. Rimane il fatto che due convinzioni emerse nei vostri articoli e commenti sono false

1) Berlusconi si è inventato una panzana propagandista e i giornali se la sono bevuta senza capirla. La fonte era autorevole (l'istat inglese) e lui si è limitato a sfruttarla. A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

2) L'affermazione  è sbagliata e impresentabile, perché pur nella sua contestabilità ha una base economica e statistica.

Alla fine dei giornalisti italiani si può dire solo che non sono peggio di quelli inglesi

Il Telegraph scrive "The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession." Nell'articolo di Repubblica, la spiegazione relativa al tasso di cambio non mi sembrava ci fosse. I giornali italiani non potevano non riportare la dichiarazione di Berlusconi, ok. Avrebbero pero' potuto spiegarla. Non lo hanno fatto.

A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

Il problema vostro e' che qualcuno vi ha fatto credere che il lavoro del giornalista sia semplicemente quello di riportarle, le notizie. Errore. Il giornalista dovrebbe avere un ruolo sociale ben piu' profondo ed importante, che vada ben oltre quello di semplice gira-parole. Per quello al limite ci sono le agenzie.

Sono d'accordo con te che il cattivo giornalismo esista anche nei paesi anglosassoni ma la nostra qualita', mi spiace dirlo, e' ben piu' bassa.

Certo, Giorgio, dovrebbero aiutarci a capire...ma poveretti se nemmeno loro capiscono, a chi si devono rivolgere? In Italia il vero, profondo, rigoroso lavoro di indagine del giornalista medio si svolge intorno a questa domanda: l'editore cosa ne pensa? Tutto il resto scorre più o meno placidamente. Vedi, fosse stata un'Ansa di VL su BS; o un filmino porno amateur con politici e trans...o anche l'ultima polemichetta autarchica sui simboli di quel Dio che "crucia gli uomini e di tristizia l'aer contamina", beh allora in quel caso si che si sarebbero documentati!

Del resto nelle scuole di giornalismo si impara ad abbinare tailleur e fard, cerone e scarpette...e a costruire notizie accattivanti...diciamo che lavorano molto sulla sintassi della notizia: come porgerla, come renderla gradita...e guai a contestare le presunte regole del giornalismo, chè subito qualcuno ti spiega che il giornalismo ha "regole" che non si possono capire dal di fuori.

 

In Italia il vero, profondo, rigoroso lavoro di indagine del giornalista medio si svolge intorno a questa domanda: l'editore cosa ne pensa?

Ma nemmeno, Marco, nemmeno ....

L'approccio di "Repubblica" - il peggiore di tutti per carenza informativa, come ha notato Giorgio - paradossalmente va contro alla quotidiana linea del giornale, costantemente impegnato a combattere il governo in carica con qualunque mezzo a disposizione, quasi fosse - e probabilmente è - anche una questione personale oltre che politica: perché mai, dunque, non sfruttare l'occasione di ridicolizzare affermazioni tanto puerili?

E più ci penso, più mi convinco che sia semplicemente idiota la banale schematizzazione - ancora una volta, tutta politica - che da una parte stiano i "servi" per definizione e dall'altra gli "incompetenti" per evidenza fattuale. Forse - e solo forse - una possibile spiegazione può derivare da quast'altro concetto che esprimi:

fosse stata un'Ansa di VL su BS; o un filmino porno amateur con politici e trans...o anche l'ultima polemichetta autarchica sui simboli di quel Dio che "crucia gli uomini e di tristizia l'aer contamina", beh allora in quel caso si che si sarebbero documentati!

Ci sono, a mio avviso, due possibilità. La prima, che definirei statisticamente improbabile, è che siano tutti imbecilli. Non mi resta, allora, che la deprimente seconda ipotesi: non vale la pena di sprecare preziose energie su argomenti che servono poco all'unico vero fine dei media italioti, la lotta politica, dal momento che il lettore (ed elettore) medio non comprende e non s'appassiona a qualcosa che non abbia a che fare con lo scandalo sessuale. Oppure, che non si presti al furente scontro verbale tra fazioni di qualunque tipo. Si dà in pasto all'opinione pubblica, dunque, esattamente ciò che questa vuole, e tale attività assorbe tutto il lavoro d'indagine.

 

Caro Luca,

a dir la verità l'articolo del Telegraph lo abbiamo discusso in un altro commento, che mi permetto di segnalarti. In sintesi, se leggi l'articolo troverai affermazioni come le seguenti:

The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession. The UK dropped behind France last year largely thanks to the weakness of the pound.

Quindi i giornalisti inglesi hanno ben presente, a differenza di buona parte di quelli italiani, il ruolo che ha giocato il tasso di cambio nel ''sorpasso''.

Quando sostieni essere falsa la seguente ''ricostruzione'':

1) Berlusconi si è inventato una panzana propagandista e i giornali se la sono bevuta senza capirla. La fonte era autorevole (l'istat inglese) e lui si è limitato a sfruttarla. A quel punto i giornali, di qualsiasi colore, non potevano non riportarla

devi fare un po' più di sforzo. Certo che era dovere dei giornali inglesi e italiani riportare la notizia, questo nessuno lo contesta.

Era però anche dovere dei giornali fornire un po' di contesto esplicativo spiegando (come minimo) che il risultato era in buona parte dovuto alla svalutazione della sterlina. I giornali inglesi lo hanno fatto, sia quelli di simpatia Tory sia quelli di simpatia Labour.  I giornali italiani no, per cui si sono attirati l'accusa di incompetenza.

Guarda Luca, non c'è niente di male a fare una cappellata, succede; le facciamo tutti. La cosa importante è cercare di capire che si è sbagliato e cercare di fare meglio la prossima volta. Le reazioni stizzite tipo ''non siamo peggio degli inglesi'', quando in questo caso è abbastanza ovvio che non è vero, non portano invece da nessuna parte e in particolare a nessun miglioramento della qualità dell'informazione.

Il modo di evitare queste che Sandro definisce 'cappellate' c'e' ed e' molto semplice. Il giornalista dovrebbe semplicemente chiedere delucidazioni ai chi di queste cose si occupa professionalmente.

Visto che ci siamo... al contrario di quanto affermi, le "classifiche" non sono di scarso valore. Il punto e' che per commentarle bisogna avere un'idea di come si costruiscono le statistiche ivi riportate.

La "classifica" che riportava il sorpasso della Spagna e' costruita secondo le modalita' spiegate da Sandro nel suo ultimo pezzo. Le cifre sono PPP adjusted.  Nel 2007 (stima OECD (OCSE)) il PIL pro-capite spagnolo era circa il 13% piu' alto di quello italiano.

mi permetto di rompere la vostra monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani dicendo che siamo in buona compagnia.

Il sorpasso è stato accettato e annunciato dalla stessa Inghilterra come riportava in prima pagina il dailytelegraph il 23 ottobre scorso.

Certamente l'incompetenza e la disonesta' sono diffuse in tutto il mondo e sembra che ovunque sia giornalisti che politici si distinguono in entrambe. Tuttavia confrontando l'articolo citato del Daily Telegraph con quello del Corriere della Sera risulta confermata aneddoticamente la tesi generale che i giornalisti italiani sono piu' incompetenti e piu' disonesti di quelli oltre le Alpi, nel caso particolare di quelli inglesi.

Infatti il Daily Telegraph almeno nel testo dell'articolo informa correttamente i lettori che "The fall in Britain’s comparative size since then has been due partly to the devaluation of the pound by almost a third and partly to the severity of the recession."  Cio' e' gia' stato sottolineato da Sandro Brusco ma repetita iuvant. Invece nel Corriere della Sera questa utile informazione viene omessa, e lo stesso accade (per quanto so quasi ovunque) negli altri mezzi di informazione italiana.

Inoltre la scelta dei vocaboli da parte dei giornalisti italiani conferma la loro peggiore qualita' rispetto a quelli inglesi, in questo caso. Infatti il Corriere della Sera, come diversi altri giornali scrive che "l'Italia e' il sesto paese piu' ricco" (poi aggiunge, tra quelli industrializzati) cercando di far passare l'idea che anche gli italiani sarebbero, mediamente, i sesti piu' ricchi al mondo.  Invece il giornale inglese scrive molto piu' correttamente "UK economy overtaken by Italy". Il confronto in cui l'Italia ha superato l'Inghilterra e' il totale dei beni prodotti in un anno nei due Paesi in termini nominali delle due monete usate e messe in relazione col cambio sterlina - euro. Quindi il confronto e' tra economie, in termini nominali.

In termini economici la misura piu' vicina al concetto abituale di ricchezza e' il PIL pro-capite a parita' di potere d'acquisto (visto che quanto viene prodotto viene consumato, prevalentemente, nello stesso Stato e consiste primariamente in servizi).  Un Paese puo' avere un PIL elevato ma i suoi cittadini possono essere ad un livello miserabile di poverta', se sono tanti. Il PIL di uno Stato come l'Italia e' grande solo perche' pur essendo gli italiani immagino intorno al 15o posto nel mondo come PIL PPP pro-capite, essi sono 60 milioni e quindi molti di piu' dei veri Paesi ricchi come Svizzera, Irlanda, Norvegia, Svezia: solo moltiplicando un piccolo numero del PIL per un grande numero di persone l'economia italiana risulta tra le maggiori dei Paesi industrializzati.

Nel confronto tra politici, fermandoci solo ai due articoli citati, devo invece concludere che lo Shadow Chancellor George Osborne e' sullo stesso livello di Berlusconi e Tremonti: nessuno dei tre accenna al fattore del cambio sterlina - euro, che nella variazione del PIL nominale negli anni recenti e' il fattore di gran lunga dominante. E se i giornalisti di entrambi i Paesi avessero voluto fare vera e corretta informazione avrebbero dovuto dare le definizioni di PIL nominale e PPP e possibilmente includere due grafici degli ultimi 10 anni di entrambe le quantita' per i due Stati e pro-capite.

Per concludere, sempre in base ai due articoli citati, devo rilevare che fanno una figura migliore i due politici italiani citati (Berlusconi e Tremonti) che correttamente parlano di economia italiana che ha superato quella inglese, pur omettendo "in termini nominali" rispetto ai giornalisti italiani del Corriere della Sera che disinformano probabilmente per incompetenza o comunque seguendo una insulsa tradizione di informazione manipolata e scorretta, scrivendo di Italia Paese "ricco" invece che Paese "con una grande economia".

Mi accodo qui, per proseguire nel thread. I punti salienti sono stati gia' fatti dai commentatori precedenti. Cioe', riassumendo: (1) occorre fare paragoni, per quanto possibile, mantenendo comparabile il potere d'acquisto, per evitare proprio che rapidi cambiamenti nei tassi di cambio facciano credere che un'economia abbia superato un'altra. (2) Se proprio si vogliono fare paragoni fra paesi, occorre guardare al reddito pro-capite, o PIL pro-capite, di nuovo in PPP (purchasing power parity).

Ma devo aggiungere alcune puntualizzazioni, che purtroppo riguardano nello specifico i giornalisti italiani.

1. In realta' il Corriere della Sera aveva inzialmente riportato la notizia abbastanza correttamente: il 25 ottobre il giornalista Paolo Lepri parla del sorpasso ma dice esplicitamente (gia' nel titolo) che la cosa e' dovuta in gran parte al tasso di cambio:

Questa piccola rivoluzione nella gerarchia economica è stata provocata in primo luogo dal rafforzamento dell' euro rispetto alla sterlina: in realtà il Pil italiano è calato del 5% e quello britannico di poco meno.

Certo, anche Lepri avrebbe potuto spiegare che la cosa ha scarso significato sostanziale, che si deve guardare a dati PPP, che bisogna guardare a reddito pro-capite, ecc. Ma diciamo che sostanzialmente pareggia col Daily Telegraph.

2. Il secondo pezzo del Corriere, questa volta non firmato, invece fa una confusione tremenda. Apre ricordando il sorpasso in termini di PIL, prosegue citando Berlusconi, e passa subito a parlare del superindice OCSE, facendo credere che questo superindice riguardi anch'esso il PIL, mentre invece si tratta di una salsiccia immonda come abbiamo cercato di spiegare. Vale la pena citarlo:

ROMA - L'Italia ha ormai sorpassato la Gran Bretagna per prodotto interno lordo (Pil) e quindi è ormai la sesta nazione più ricca tra i Paesi industrializzati dal mondo. Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, interviene al Consiglio dei ministri per fare alcune considerazioni sullo stato di salute dell'economia nazionale. «Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere», ha commentato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

L'OCSE E LA RIPRESA - Ad avvalorare le dichiarazioni del premier sulla situazione economica italiana ci sono i dati che riguardano l'area Ocse. Secondo l'Organizzazione parigina infatti, non solo il superindice registra un nuovo rialzo a settembre (di 1,3 punti rispetto ad agosto, e di 3,4 punti su settembre 2008), ma, in questo quadro, l'Italia è il Paese che mostra l'incremento maggiore su base annua (+10,8 punti), con un'economia giudicata «in espansione», mentre su base mensile si registra un +1,3.

...Ma almeno fra di loro,  i giornalisti del Corriere si parlano??

3. L'articolo di Repubblica da cui sono partito io, mi spiace, ma e' il peggiore di tutti. Parla del sorpasso senza neanche spiegare di cosa si tratti. Fa credere che il sorpasso sia avvenuto in termini di contributi all'ONU. Poi passa anch'esso al superindice OCSE, senza spiegare minimanente che cosa sia, o che abbia valenza solo previsiva, o che non abbia niente a che vedere col PIL, ecc.

Mi spiace, ma gli standard di buon giornalismo dovrebbero essere molto piu' alti.

Alla fine dei giornalisti italiani si può dire solo che non sono peggio di quelli inglesi

No no, sono peggio...e lo sa perchè? Perchè non solo ci ammanniscono robetta come quella che qui viene impietosamente sbugiardata, ma lo fanno pure con il rimborso a pie di lista dei contributi pubblici. E questa sarebbe la qualità dell'informazione che i contributi di stato dovrebbero tutelare? Questa sarebbe la stampa libera che ancora regge i colpi del regime italiano? Ma per favore...

Infine, un passo in avanti lo possiamo ancora fare: possiamo dire che i giornalisti italiani non sono peggio di nessuno, basta non fare confronti. Del resto come si dice: nemo miser, nisi comparatus.

Però a parte tutto non capisco questo voler cercare compagnia: cosa cambierebbe se anche gli inglesi avessero detto le stesse castronerie (cosa che comunque non è)? Cos'è: tutti insieme è mezza festa?

Il post di Luca.i è molto interessante. L'obiettivo è difendere la categoria cui appartiene (giornalisti italiani). Tre commenti

1) La difesa è semplice: l'hanno fatto anche gli inglesi. Adesso, come vari hanno notato, gli inglesi l'hanno fatto, ma non l'hanno fatto così male - almeno capiscono che il sorpasso è dovuto alla svalutazione della sterlina. E poi, si converrà, anche fosse vera la difesa è un po' deboluccia. Non ho sentito molti giornalisti difendere i banchieri che buttavano soldi perché così facevan tutti (perché in quel caso, lo facevan proprio tutti). E comunque, quale provincialismo... oh l'hanno detto gli inglesi, di loro ci si può fidare...

2) Poi si passa a dar sfoggio di competenza, riportando con nonchalance il caso del sorpasso degli spagnoli. E qui invece fa sfoggio di incompetenza, ancora una volta, perché in questo caso il confronto vale a parità di potere d'acquisto.

3) Ma c'è anche la parte in attacco. Prima riferisce con ironia alla nostra

monolitica certezza sull'incompetenza di noi giornalisti italiani

Si parla di "monolitica certezza" di fronte a critiche non sostanziate. Non è questo il caso, mi pare. Abbiamo chiare ragioni, chiaramente espresse. Potremmo aver sbagliato, ma abbiato argomentato.

Per quanto riguarda le nostre

convinzioni [.... che] sono false

mi spiace ma non ha capito proprio nulla. Innanzitutto non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione. (Il riferimento all'Istat inglese è una chicca da ricordare).

La panzana di Berlusconi sta nell'interpretazione. E si badi bene, non è che una interpretazione vale l'altra: una ha senso e l'altra no. Se lei oggi dichiara che la Roma ha vinto, perché ha fatto 1-1 con l'Inter, ha i dati corretti ma l'interpretazione errata. La base statistica di cui parla non esiste.

Con questo post, mi spiace dirlo, ha aggiunto arroganza a incompetenza. A questo modo vi berrete anche la prossima di panzana.

una dozzina di risposte! mai più commentare la domenica sera ^__^;;

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

nel merito rispondo a Bisin, l'ultimo e più polemico

1) la difesa era diversa: Berlusconi ha citato notizie vere e verificate, le sue parole andavano riportate. Obiezione:"dovevate spiegare". Giusto, però stavolta più che raccontare come "Berlusconi mischia pere con mele (sorpasso del pil e contributi onu, ricchezza pro capite e potenzialità di ripresa) per fare uno spot a se stesso"; ci siamo concentrati su una novità: alcuni indicatori sottolineano la resistenza dell'economia italiana. Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

2) la Spagna è citata per ricordare che queste classifiche non raccontano la realtà. Abbiamo preso il il pil a parità di potere d'acquisto come "certificazione" del sorpasso di un paese dinamico ad uno seduto. Le argomentazioni rimangono valide anche se nel 2009 il ppp ci dovesse essere di nuovo favorevole.

3) l'ironia sulla monolitica certezza vale lo stesso visto che siete caduti in una banale generalizzazione: "tutti i giornalisti" o almeno "tutti i giornalisti che hanno scritto dell'argomento" o sono servi o imbecilli. Non difendo la categoria (le categorie non si difendono mai, di certo non la mia).

obiezione "non abbiamo contestato i dati, ma la loro interpretazione".

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

 

cito dall'articolo del Telegraph

Professor Peter Spencer of the University of York said: “I’m sad to say this fall in the rankings is unlikely to be a temporary one. Economies like our own and the US have to adjust to problems in our credit markets – something far more difficult than what faces the Italian economy, which has some good export sector.

“They will probably recover faster than us. We have been living on credit for too long, and have to adjust to the fact that we’ve got to get out there and start exporting. The world does not owe us a living, and we cannot hide the fact that we can’t keep borrowing off it forever.”

Anche questa è un'interpretazione, contestabile ma plausibile. Alla fine la vostra irritazione si riduce al fatto che anche sui giornali "anti berlusconi" è finita un'interpretazione diversa dalla vostra

Luca, dai, non è veramente il caso di arrampicarsi sugli specchi in questo modo.

Se Tizio e Caio fanno un incontro di pugilato e a Caio vengono legate le mani, non si può solo riportare la notizia che l'incontro è stato vinto da Tizio. Il fatto che Caio avesse le mani legate è ovviamente rilevante e va riportato. Non è una interpretazione.

Dopo che si sono riportati in modo completo i fatti, uno se vuole interpreta. Forse Caio avrebbe perso lo stesso l'incontro. Forse le mani legate favoriranno Caio nel lungo periodo, perché sarà costretto a imparare a giocare bene con le gambe e quando non sarà più legato diverrà fortissimo. E così via.

Nell'esempio di cui si parla la situazione è analoga. Riportare che il pil nominale italiano supera il pil nominale inglese senza menzionare l'andamento del tasso di cambio è equivalente a dire che Tizio ha vinto l'incontro di pugilato contro Caio omettendo di menzionare che Caio era legato.

Poi, sulla situazione della economia inglese vs. quella italiana, su perché la sterlina sia debole, e su quali sono le conseguenze di medio e lungo periodo di questo fatto si può discutere e si può interpretare quanto si vuole (cercando di evitare sciocchezze, perché anche quando si interpreta mica si può dire qualunque cosa).

Ripeto, si fa prima a dire che Repubblica ha fatto una cappellata e che in futuro si farà meglio. Mica è obbligatorio fare gli incompetenti a vita. D'altra parte adesso sono sicuro che se gli estensori dell'articolo su Repubblica si troveranno nel futuro a scrivere un pezzo sul pil nominale di due paesi, un'occhiatina all'andamento del tasso di cambio la daranno.

D'altra parte con soli 200 milioni di euro all'anno non si può pretendere la luna.

Le interpretazioni sono varie: ad esempio voi date per scontato che l'effetto cambio non debba essere considerato. Ma quanto della caduta della sterlina nasce da una maggiore debolezza del sistema economico (troppo debito privato, banche nazionalizzate per evitarne la bancarotta)? Quanto minerà le capacità di sviluppo del suo sistema economico?

Le interpretazioni non sono varie. Non c'è nulla da interpretare, nulla.

C'è solo da capire che i metri servono per misurare la lunghezza, i kili per misurare il peso, i Km/H la velocità, e così via. Una volta capita questa elementare banalità si riportano le notizie giuste, fine. Cosa ti/vi costa ammetterlo? Cosa ci trovi di piacevole a fare ulteriormente la figura di quello che non vuole proprio capire? Vuoi convincerci che vorresti ma non ci riesci?

Tutto il resto, sulla debole pound che mina questo e quello, non c'entra un beato piffero. Un arrampicarsi sugli specchi, con le unghie che grattano, degno di miglior causa (sempre che arrampicarsi sugli specchi serva ad una qualunque causa ...).

Ho lavorato, tanto per fare il gradasso, con giornalisti di almeno una trentina di paesi, in 4 continenti diversi. Mai trovata tanta resistenza all'apprendere ed all'ammettere inesatezze. Davvero, voi giornalisti italiani fate impressione: non sembrate in grado di fare mezza autocritica mezza e di imparare alcunché.

Un po' triste tutta questa arroganza accompagnata da così poca conoscenza specifica, un po' triste.

200  milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti.

Le dimensioni non contano, in questo caso: conta il principio e cioé che se i giornali ricevono finanziamenti statali, allora possono essere influenzati dalla politica. Inoltre, a ben vedere, bisognerebbe confrontare l'entità dei finanziamenti rispetto al conto economico di un giornale, prima di paragonarli ai finanziamenti all'auto, all'energia, etc.

Tutti gli indicatori sono fallaci, ma raramente sono generosi con noi, questa era una notizia.

Questo lo capisco. Anche a me piacerebbe leggere finalmente del cambio di tendenza e di come sia l'Italia a guidare finalmente, invece che a seguire, nelle classifiche internazionali. Tuttavia prima di dirlo, bisogna essere sicuri che sia vero!

la replica per tutti è che difficile apparire autorevoli se poi si scade in considerazioni "da bar" come quella sulle scuole di giornalismo o sul fatto che i giornali sono sussidiati dallo Stato. I 200 milioni (ridotti del 60% in tre anni) per l'editoria sfigurano di fronte alle somme per i settori dell'energia, dell'auto, delle tlc, le banche, la scuola, l'agricoltura, il volontariato e quant'altro. Da persone con una formazione economica mi aspetto che sappiano distinguere il "peso specifico" dei vari aiuti

Sono io che ho fatto le considerazioni "da bar" riportate. Intanto il tono "da bar", nei termini di scarsa o nessuno autorevolezza, lo propagano servizi come quello di Repubblica qui discusso. Lo so che voi giornalisti siete abituati a non sentirvi mai criticare, ma si adegui, se intende leggere spesso questo blog: qui le fesserie le chiamiamo per quello che sono ... alle volte i toni possono ricordare il bar? Forse sì, ma sappia che alla fine le consumazioni ce le paghiamo noi, senza sussidi di stato e in genere ordiniamo roba buona da leggere e commentare.

Se non sono le scuole di giornalismo responsabili dello sfascio del giornalismo italiano, mi dica, cosa è che produce la situazione che è sotto gli occhi di tutti? Non passano per le scuole di giornalismo, gli aspiranti giornalisti? No??? E come si selezionano? Sono i politici che comandano?

La storia dei contributi all'editoria, che sono modici e dunque accettabili, poi non si discute nemmeno...non stiamo parlando di droga per uso personale in modica quantità.

Ps: Comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Ps: comunque guardi, io almeno apprezzo che lei venga qui e cerchi di rispondere.

Sottoscrivo, anche a nome degli altri redattori. Anzi, rilancio: se luca volesse iniziare ad approfondire la questione dello stato del giornalismo, noi siamo pronti a discuterne

Credo che sarebbe indispensabile, a questo punto, spiegare la metodologia per ottenere i PPP, i suoi pregi ed i suoi difetti.

Credo che sarebbe indispensabile, a questo punto, spiegare la metodologia per ottenere i PPP, i suoi pregi ed i suoi difetti.

Ecco fatto: Wikipedia: Inglese ed Italiano.

Nota, comunque, che pregi e difetti dei calcoli a prezzi costanti o a PPP (che son due cose diverse) sono del tutto secondari rispetto al dibattito in corso. Il problema non è "cosa è meglio", il problema è "cosa vogliono dire certi numeri".

racconto di un simpatico siparietto sul Corriere che dimostra come i titoli della sua sezioni online sono alcune volte scritte da ex-redattori di novella2000

DSK e la cameriera, take 1, ore 7:48

DSK e la cameriera, take 2, ore 8:14

 

beh, quanto meno hanno aggiustato il tiro subito :)

(per completezza, la stampa metteva "la cameriera ha mentito" tra virgolette, repubblica non ho controllato)

 

Fra l'altro, nella confusione giornalistica che regna nei quotidiani online italiani c'è un'altra cosa che mi lascia estereffatto. Molti articoli vengono editati senza che venga fatta menzione di cosa sia stato cambiato e perché. Questo è secondo me molto grave, perché si possono fare dei resoconti palesemente sbagliati e poi correggerli senza che ne rimanga traccia (a parte nella cache di google per breve periodo). Facile essere nel giusto così: accountability vorrebbe che questo comportamento sia cambiato. Normal practice su NYT, FT, etc è indicare cosa è stato cambiato nell'articolo e perché (Slate.com arriva sino a fornire un link alla precedente versione). Ma forse sto chiedendo troppo al momento ai giornali italiani :)

Fra l'altro, nella confusione giornalistica che regna nei quotidiani online italiani c'è un'altra cosa che mi lascia estereffatto. Molti articoli vengono editati senza che venga fatta menzione di cosa sia stato cambiato e perché. Questo è secondo me molto grave, perché si possono fare dei resoconti palesemente sbagliati e poi correggerli senza che ne rimanga traccia (a parte nella cache di google per breve periodo). Facile essere nel giusto così: accountability vorrebbe che questo comportamento sia cambiato. Normal practice su NYT, FT, etc è indicare cosa è stato cambiato nell'articolo e perché (Slate.com arriva sino a fornire un link alla precedente versione).

Nei Paesi civili i mezzi di comunicazione competono per dare informazioni utili e fruibili e quindi essere scelti da lettori istruiti interessati ad avere informazioni, in Italia i mezzi di comunicazione fanno propaganda e disinformazione per gli interessi dei loro proprietari, e lettori poco istruiti e creduloni li comperano per leggere la propaganda della propria fazione.

Nei Paesi civili le leggi vengono elaborate ed applicate con l'obiettivo del bene comune, in Italia le leggi vengono elaborate per il vantaggio di chi legifera e poi vengono applicate ai nemici e interpretate per gli amici. Sono tutti aspetti coerenti della cultura italiana che si compenetrano e tengono insieme l'uno con  l'altro...

mi piacerebbe poterti ribattere che non è così, ma so che non sarebbe vero... :)

tuttavia sono convinto che tutto è endogeno nella società (anche se per alcune cose su orizzonti temporali abbastanza lunghi, vedi la tua diatriba con michele e giovanni riguardo al capitale sociale) quindi nel mio piccolo continuo a cercare di spingere la gente attorno a me per richiedere un'informazione migliore, uno stato migliore etc..

poi ogni tanto leggo i commenti dei lettori del fattoquotidiano o del corriere, li paragono ai commenti del nytimes, e mi cadono un po' le braccia: la mancanza di domanda per un'informazione seria ed un'analisi logica delle cose è impressionante...

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti